L’azzurro lago Bohinj si trova nel bellissimo Parco Nazionale del Triglav ed è considerato il più esteso lago della Slovenia. Bohinjsko jezero è il nome originale e ha una lunghezza di 4.350 metri e una larghezza massima di 1.250 metri.

È facilmente raggiungibile dal lago di Bled in circa 20 minuti di macchina o 30 minuti di corriera: entrambi i laghi fanno parte del circuito “le Perle delle Alpi” e sono quindi collegati senza dover necessariamente usare l’auto.

L’AZZURRO LAGO BOHINJ

 

Il lago non è molto frequentato dai turisti preferendo il lago di Bled, per cui rimane fortunatamente piuttosto selvaggio. Non esula, però, dal controllo stradale e si è tenuti comunque a pagare il parcheggio. Sono altresì proibiti stazionamenti selvaggi delle vetture o delle moto. A fare da guardia c’è la statua del camoscio Zlatorog, il simbolo del parco, posizionato nel centro cittadino del lago.

 

Zlatorog era un camoscio bianco dai corni dorati che viveva libero nel monte Triglav. A fargli compagnia c’erano tre vergini incaricate a proteggerlo. Molti, infatti, volevano impossessarsi dei suoi corni dato che avevano un valore inestimabile e, a furia di rincorrerlo, un cacciatore riuscì ad ucciderlo.

Il grido di dolore delle vergini fu straziante mentre il sangue di Zlatorog solcava i laghi e le montagne intorno al Triglav. Quel lamento risvegliò lo spirito del bosco che, venuto a sapere dell’omicidio, si adoperò affinché sbocciasse un fiore che donasse nuova vita a Zlatorog. Ora si muove furtivo e invisibile fra i boschi senza che ci sia mai più la possibilità per gli umani di incontrarlo.

 

Al centro del lago si possono noleggiare canoe, sup, barche e nuotare nelle sue splendide acque dai colori cangianti. In certi punti si può usufruire di panche e tavolini, mentre in altri ci si può nascondere in spiaggette riservate, a riparo da occhi indiscreti. Il lago è all’insegna del relax ma anche dello sport, a seconda delle passioni dei visitatori.

È possibile girare il lago in tutta la sua lunghezza, sia in bici che a piedi, attraverso un percorso che attraversa boschi e spiagge su terreni sassosi, muschiati o sdrucciolevoli.

Qualora non si riuscisse a percorrerlo per intero, c’è la possibilità di usufruire di un comodo servizio di barca con motore ecologico, che percorre il tratto dal campeggio Zlatorog Bohinj al centro turistico e viceversa.

 

scritta con cespugli nell'azzurro lago bohinj

 

COSA VEDERE

 

Sulla sponda meridionale del lago è possibile visitare una chiesa in stile romanico datata 1440 a.C, con chiari riferimenti di architettura slovena, dedicata a san Giovanni Battista. La sosta con l’auto nel parcheggio adiacente l’edificio è gratuito per un massimo di 1 ora.

Sempre su questa traiettoria, arrivando da Bled sulla sinistra, sale la strada che porta al monte Vogel (1535 metri) e alla funivia che permette l’ascesa alla cima dove si può ammirare il lago dall’alto e i contorni delle altre vette.

Più avanti, invece, sale la strada che porta alla cascata di Savica: il corso d’acqua che da origine all’azzurro lago Bohinj; mentre sul finire della strada asfaltata, si dirama una strada bianca in salita verso i vari rifugi in quota scelti dagli escursionisti per visitare la valle dei sette laghi.

Nel centro cittadino, infine, trovi supermercati, hotel, parcheggi, gelaterie e locali di ogni tipo. Tutto ciò che possa servirti per trascorrere il soggiorno al meglio.

 


*** VIAGGIO ATTRAVERSO I SENSI ***

 

La flânerie è una pratica che qui non si può fare però si può cercare il Genius Loci del luogo. E chi potrebbe essere se non il protagonista della leggenda? Sto parlando del camoscio Zlatorog il quale incarna lo spirito dei boschi e del lago.

La vista è abbagliata da riflessi dell’acqua che varia in base alla profondità. L’odorato assorbe le essenze benefiche delle piante mentre con il tatto si cercherà di accarezzare un pesce nel lago. Il gusto si accentuerà, cosi pure l’udito e a te non resterà che accontentare entrambi con un lauto pasto immerso nel silenzio del bosco.

 

Musica consigliata: Norah Jones – Sunrise

Lettura consigliata: Il Mistero del Poeta di Antonio Fogazzaro

I momos sono lo street food del Tibet più famosi e conosciuti, si tratta di ravioli cucinati al vapore con un ripieno di carne e verdure. Sono diiffusi anche in Nepal, nel Bhutan e nella parte dell’India che riguarda la regione del Sikkim.

Tradizionalmente sono fatti con la farina d’orzo e vengono cucinati in due varianti: cotti a vapore oppure, al seguito della cottura a vapore, saltati nel burro o nella piastra.

Spesso il ripieno è fatto con la carne ma per chi è vegetariano esiste anche una gustosa variante con tofu e verdure. E sarà proprio questa la farcia che ti presento in questa ricetta.

 



 

INGREDIENTI:

 

 

  • Farina (a scelta se integrale o bianca) 300 grammi
  • Acqua q.b. per la farina
  • Tofu 100 grammi

Le verdure per il ripieno:

  • Cavolfiore 90 grammi
  • Cipolle 150 grammi
  • Carote 40 grammi
  • Piselli 50 grammi
  • Cappuccio 40 grammi
  • Patate 120 grammi

Per insaporire:

  • Kopan Masala
  • paprika
  • peperoncino
  • salsa di soia
  • prezzemolo
  • curcuma

Facoltativo:

Burro 50 grammi (oppure margarina) per insaporire dopo la cottura a vapore.

 

Kopan Masala è un insieme di spezie composto da chiodi di garofano, bastoncini di cannella, semi di cardamomo verde e nero, semi di cumino, semi di coriandolo, grani di pepe nero ed anche della noce moscata.

 

foto dal web dei momos

 

PROCEDIMENTO

 

Preparazione dell’impasto:

Mettere la quantità di farina indicata e aggiungere a filo l’acqua. Impastare e aggiungere l’acqua fino a raggiungere una consistenza abbastanza corposa.

Una volta creata stendere la pasta per farla diventare con uno spessore alto almeno 4 centimetri. Lasciare riposare il composto per i momos 30 minuti circa.

Preparazione delle verdure:

Prendere le verdure e tagliarle a dadini, aggiungere i piselli e lessare tutto in una padella a cui avremmo aggiunto dell’acqua salata.

Una volta terminata la cottura e consumata l’acqua aggiungere il prezzemolo. In contemporanea cucinare le patate facendole lessare. Una volta pronte tagliarle a dadini. Tempo di cottura delle patate e delle verdure 20 minuti circa.

Preparazione del tofu:

Sgranare il tofu, aggiungere peperoncino, la cipolla in una pentola. Lasciare soffriggere il tutto con la salsa di soia, la curcuma e il kopan masala.

Successivamente unire le verdure e le patate al tofu, condire con kopan masala per insaporire e aggiustare con un po’ di salsa di soia se manca di sapidità. Tempo di preparazione 10 minuti circa.

Preparazione finale:

È arrivato il momento di preparare i ravioli. Stendere la pasta con un mattarello e preparare i dischetti. Inserire in ogni dischetto il ripieno, che nel frattempo si sarà raffreddato.

Preparare i momos stendendo con il mattarello i pezzetti di impasto a formare dei dischetti. Per chiuderlo prendere il dischetto con la mano, e premere nella parte più bassa per formare una specie di pacchettino.

Cucinarlo in una vaporiera per circa 10 minuti. Se si preferisce si può mangiarlo aggiungendo qualche tipo di salsa oppure da solo insaporito con un po’ di burro. In questo caso passare il raviolo su una padella con il burro per alcuni minuti.

La gola di Vintgar è un sito naturale che si trova a circa 4 chilometri di distanza dal bellissimo lago di Bled, in Slovenia. Per raggiungerlo ci sono dei comodi collegamenti con gli autobus locali che permettono di arrivare in pochi minuti al villaggio di Gorje.

STORIA DELLA GOLA DI VINTGAR

 

La gola fu scolpita tra le pareti di roccia Hom e Borst dal fiume Radovna.  La vallata stretta è circondata da versanti molto ripidi, coperti dai boschi di faggio.

Per molti anni visse indisturbata dalla presenza umana fino a che non arrivò nel 1891 Jakob Zumer, allora sindaco di Gorje e Benedikt Lergetporer, cartografo e fotografo originario di Bled, e la scoprirono.

Quando la videro i due vennero sopraffatti dalla bellezza misteriosa della natura, mentre alla gente del luogo suscitava timore e rispetto già da tempi remoti. Provavano in cuor loro un profondo rispetto per la supremazia di questo miracolo.

Effettivamente entrando ci si sente degli esseri minuscoli e inutili al cospetto della forza della natura ma si scopre anche che la bellezza è nelle cose semplici e naturali.

La gola è stata aperta al pubblico nel 1893. Il mondo selvaggio della vallata esigeva una sistemazione messa in sicurezza per far transitare i visitatori.

A causa della sua conformazione naturale risultava impraticabile data la verticalità delle pareti di roccia e non si poteva rischiare di creare un percorso pericoloso per i turisti.

Il sito doveva essere a disposizione, infatti, non solo ad escursionisti esperti ma anche alle famiglie. Ognuno avrebbe potuto trascorrere in questo luogo magico un momento di contatto con la natura.

Dopo tanti anni di frequentazione da parte di migliaia di turisti all’anno, la gola di Vintgar è riuscita nel suo intento. Nel tempo è divenuta un passaggio fondamentale per scoprire uno dei più bei patrimoni naturali della Slovenia. Un luogo che tutti reputano incredibile e magico.

 

passerella in legno

 

VISITA ALLA GOLA DI VINTGAR

 

Lungo i sentieri, le gallerie e i ponticelli si sente l’eco ruggente dell’acqua: il fiume si snoda lungo un percorso scavato tra le imponenti pareti verticali formando delle cascate di diverse dimensioni.

Il percorso del fiume Radovna, lungo 1600 metri, diventa più veloce formando rapide vorticose, per poi quietarsi in tratti dove si può ammirare il colore dell’acqua cristallina.

Alla fine della sua corsa trabocca dal margine roccioso creando una cascata pittoresca, chiamata Sum, alta 16 metri, che detiene il primato come la più alta cascata slovena. Il fiume termina nella diga della piccola centrale idroelettrica di Vintgar.

Sopra la gola, a un certo punto del sentiero educativo, si scorge un ponte di pietra dove passa il treno per Bohinj. La tratta fu costruita nel 1906 ad un altezza di 33,5 metri sopra il sentiero.

Volendo puoi scegliere di raggiungere Bled direttamente dalla passeggiata che parte al termine della visita alla gola di Vintgar e, attraverso un percorso nei boschi, arrivare alla città del lago termale dai riflessi turchesi.

Altre gole simili, sempre in Slovenia, hanno preso il loro nome dalla gola di Vintgar ma l’unica rimane lei, la regina delle cascate, un regalo che la natura ci offre per dimostrare la sua superiorità.

Un dono da custodire gelosamente. Una visita alla gola di Vintgar è immancabile in un soggiorno a Bled. Non vedrai più, in nessun’altra parte del mondo, nulla di simile.

Orari e prezzi aggiornati li trovi qui.

 

Percorso obbligato a Vintgar sulla passerella in legno sopra il fiume

A Vintgar è ammesso l’accesso anche ai cani tenuti a guinzaglio

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Si seguirà un percorso lungo un sentiero fatto di pontili in legno che si inerpicano fra le rocce, quasi sfidando la forza di gravità. Niente flânerie, allora. Si potrà, però, assaporare la forza distruttrice e generatrice del Genius Loci rappresentata dall’elemento acqua. 

Toccherai con mano l’umidità delle rocce, ne udirai il rumore roboante e percepirai la fragranza del muschio, da sempre legato al terreno bagnato. La vista ne sarà rinfrancata mentre la gola rimarrà in disparte, in trepidante attesa della sua attenzione. 

 

Musica consigliata: musica con i rumori dell’acqua

Lettura consigliata: Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle

L’isola selvaggia di Lanzarote è una fra le più interessanti delle Canarie, grazie alla sua conformazione geologica che la rende unica. Poca vegetazione, colori astratti e una curiosa architettura impreziosita da uno dei suoi più importanti rappresentanti artistici.

Il suo nome, invece, lo deve al navigatore ligure Lanzerotto Malocello che la scoprì nel 1312 e, innamoratosi, la abitò per un ventennio prima di essere espulso dalla popolazione locale dei Guanci.

 

cartina dell'isola selvaggia di lanzarote

 

L’ISOLA SELVAGGIA DI LANZAROTE

 

Come avrai potuto notare all’interno dell’articolo, un aggettivo continua a ripetersi: “selvaggia”. Per quale motivo?

Perché l’isola è di origine vulcanica e non si preoccupa di nasconderlo ai turisti. Il primo settembre del 1730 il vulcano Timanfaya eruttò e non smise di colare lava per ben 6 anni.

Il quantitativo di lava fuoriuscito è stimato quanto l’intera grandezza dell’isola: ed è ancora lì; ed è quello che il visitatore vede non appena approda nell’entroterra.

Dove prima c’erano coltivazioni, ora rimane, nonostante il tempo trascorso, lava, cenere e crateri aperti in vari punti dell’isola. L’impatto è sconvolgente: difficilmente vedrai in altre parti del mondo un panorama tanto spettrale.

Allontanandoti dall’aeroporto incontrerai solo cumuli e distese di lava da cui nessuna pianta germoglia. Solo sabbia e detriti: un paesaggio lunare paradossale.

 

Quando ho letto dell’eruzione del Timanfaya e della sua durata, avrei voluto fare dietrofront e scappare via.

 

Le Canarie sono conosciute per le raffiche di vento e l’acqua ghiacciata dell’oceano: Lanzarote non ne fa eccezione. Solo che, in questa terra, l’acqua a contatto con la sabbia  regala delle sfumature incredibili.

Quest’isola selvaggia è in grado di riconnetterti con la natura e farti chinare la testa di fronte alla sua potenza: noi piccoli esseri umani, che crediamo di dominare il mondo, lo possiamo fare solo se concesso. Ma quando Madre Natura ci richiama all’ordine, non ci resta che ubbidire.

 

Terra, acqua, fuoco e vento: qui potrai fare il pieno di elementi energetici ed è questo che rende l’isola così speciale.

 

terra lavica di lanzarote

 

COSA VISITARE NELL’ISOLA SELVAGGIA DI LANZAROTE

 

L’aeroporto si trova vicino ad Arrecife, il capoluogo dell’isola, da cui partono anche i traghetti per Tenerife, Gran Canaria e Cadice in Spagna.

Ancora più vicina all’aeroporto si trova la città Puerto del Carmen, una delle località turistiche più amate. Da lì si può facilmente raggiungere il Parco Nazionale del Timanfaya e testarne la sua energia sotterranea.

Nel centro dell’isola si visita la città di La Geria, famosa per la sua coltivazione di vitigni alquanto originale: le piante, infatti, sono nascoste da un muretto a secco in forma circolare che le ripara dal vento. Dall’uva si ricava il Malvasia, un vino dolce e compatto dal grado alcolico piuttosto elevato.

A sud troviamo playa Bianca un luogo incantevole da cui partono i traghetti per Fuerteventura. È famosa per la playa Papagayo di sabbia bianchissima che nasconde i riflessi di un mare azzurro cristallino, intervallato da sfumature verde brillante.

A nord invece possiamo ammirare Costa Teguise e il collegamento per l’arcipelago Chinijo e l’isola La Graciosa. Un’isola dove non girano macchine: si può solo andare a piedi o in bici. Si può ammirare dal Mirador del Rio che permette una vista mozzafiato sull’arcipelago e sul paesaggio circostante.

Tornando al centro dell’isola si incontra la playa de Famara, altra meraviglia incontaminata: tra gli scogli si nasconde Il lago verde, uno specchio d’acqua dai riflessi smeraldini che fronteggia il mare.

Spostandosi di qualche chilometro, invece, si può visitare la Cueva de los Verdes ovvero una grotta di origine lavica all’interno della quale è stato costruito un auditorium, con l’intenzione di ospitare gli eventi musicali.

 

lago verde foto

 

CÉSAR MANRIQUE

 

Se Lanzarote fosse un testo, César Manrique ne sarebbe l’inciso. L’isola deve molto al suo artista, il quale ha voluto e saputo adattare le opere di urbanistica al paesaggio, senza deturparne l’origine lavica.

Grazie a lui, infatti, il soggiorno diventa più interessante e istruttivo, obbligando i vacanzieri ad aggiungere alla lista delle “cose da visitare” anche questi siti:

  • César Manrique Foundation, la casa natale dell’artista eclettica e bianca, ricca di piante autoctone del territorio;
  • Jardin de Cactus, una raccolta di cactus da tutto il mondo e di tutte le dimensioni;
  • Jameos de l’agua, uno squarcio della crosta terreste, un tunnel vulcanico lasciato in eredità dall’ultima eruzione vulcanica.

 

E non solo: a lui si devono anche il Mirador del Rio, la cucina che sfrutta il calore del vulcano nel parco del Timanfaya e il ristorante che si apre con una vetrata per una vista a 360 gradi sul paesaggio, l’hotel Melia Salina a Costa Teguise e tante altre opere artistiche dislocate lungo tutto il perimetro dell’isola.

 

passeggiata in dromedario

 

CONSIGLI PER VISITARE AL MEGLIO L’ISOLA SELVAGGIA DI LANZAROTE

 

  1. Per visitare il Parco Nazionale del Timanfaya è consigliato prenotare la visita tramite un’agenzia viaggi perché in corriera si potranno raggiungere sentieri chiusi ai visitatori provvisti di auto. Dal ristorante, collocato nei pressi del cratere, si può mangiare il pollo cotto direttamente dal calore del vulcano. A Uga si può fare un mini tour in dromedario tra le dune di sabbia nera.

  2. I vini più pregiati si trovano nella cittadina di La Geria mentre i negozi più famosi sono la Bodega La Geria e la Bodegas El Grifo. Qui si possono acquistare le confezioni di vino da gustare in loco oppure da ordinare per farsele recapitare a casa.

  3. Tutte le domeniche a Teguise c’è un mercato di prodotti locali (vino, aloe, sigari, eccetera) e chincaglierie confezionate per i turisti: per questo si dice che il mercato abbia perso la sua impronta originale adattandola a una clientela più  vacanziera.

  4. Per scoprire l’isola in tranquillità è consigliabile prenotare un auto e visitare i vari punti di interesse seguendo i propri tempi. I prezzi non sono eccessivi e le strade sono facilmente percorribili grazie a un manto stradale e una cartellonistica in perfetto stato di salute. Non mancano numerosi distributori di benzina dislocati in tutta l’isola.

 

jameos de el agua nell'isola selvaggia di lanzarote

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Non è molto semplice fare della flânerie a Lanzarote: gli spazi sono immensi e le strade sono pensate più alle auto che alle bici o ai pedoni; inoltre, non c’è moltissimo da vedere se non ammirare la natura selvaggia.

Il Genius Loci di Lanzarote si è salvato dalle numerose eruzioni vulcaniche? Credo proprio di sì, dato che Manrique ha saputo inserirlo all’interno delle sue numerose opere.

Si tratta di un personaggio nero, screpolato, facile agli scoppi d’ira ma visceralmente legato alla sua terra nonostante le notevoli difficoltà. Aperto al turismo ma consapevole che solo chi è nato a Lanzarote sa coglierne la vera bellezza.

Sarà un regalo per i tuoi occhi scorgere le meraviglie di quest’isola. Ti inebrierai tastando la sabbia che passa dal nero intenso al bianco candido. Il vento non cancellerà i profumi di qualche rara pianta di agave o di aloe e dovrai necessariamente bere il Malvasia per cogliere l’essenza della vita in lotta contro il vento. Il suo sibilo, infatti, ti accompagnerà lungo tutto il soggiorno come una guida inattesa ma sensata nella sua presenza.

 

Musica consigliata: Jarabe de Palo – Agua

Lettura consigliata: Don Chisciotte della Mancha di Cervantes

Le meravigliose Perle delle Alpi sono 19 località alpine inserite per la loro attenzione alla mobilità dolce e al rispetto dell’ambiente.

La catena montuosa delle Alpi è considerata la più importante d’Europa, e si divide tra Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Slovenia e Ungheria.

La loro rilevanza non è solo di stampo naturalistico ma anche storico, idrografico, economico e turistico. La più alta cima denominata anche Tetto d’Europa è il Monte Bianco con i suoi 4.810 m.

LE MERAVIGLIOSE PERLE DELLE DOLOMITI

 

Le meravigliose perle delle Alpi sono 19 località alpine dislocate in sei differenti nazioni. Nascono dalla collaborazione di due progetti europei chiamati Alps Mobility (Mobilità nelle Alpi) e Alps Mobility II – Alpine Pearls (Mobilità nelle Alpi II – Perle delle Alpi).

L’obiettivo pone l’accento nell’offrire ai visitatori, in vacanza nell’arco alpino, servizi legati alla mobilità dolce. Ossia offrire la possibilità di arrivare e muoversi nella località all’interno del circuito senza l’uso dell’automobile.

Favorendo l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici e altri veicoli ecologici messi a disposizione in loco, tra cui bici, mountain bike, e-bike e veicoli elettrici.

I criteri di selezione per ottenere il titolo di Perla delle Alpi sono molto rigidi e riguardano prevalentemente la mobilità interregionale, il trasporto pubblico locale, la presenza di una riserva naturale, ove possibile, e la qualità dei servizi.

 

Nello specifico si considerano:

  • disponibilità dei mezzi di trasporto per raggiungere la località
  • qualità degli uffici per il turismo
  • trasporti pubblici non inquinanti
  • servizio di affitto bici
  • capacità nelle prenotazioni di strutture ricettive
  • presenza di una zona pedonale nel centro del comune
  • informazioni chiare e reperibili dei vari punti di interesse turistico.

 

immagine di montagna rocciosa e verde del prato sotto

 

ELENCO DELLE MERAVIGLIOSE PERLE DELLE ALPI

 

Le città che attualmente fanno parte del circuito sono:

 

Austria: Hinterstoder, Mallnitz, Weißensee, Werfenweng.


Germania: Bad Reichenhall, Berchtesgaden.


Italia: Chamois-La Magdeleine, Alpe Cimbra, Cogne, Funes, Moso in Passiria, Racines, Moena, Forni di Sopra, Ceresole Reale, Limone Piemonte.


Slovenia: Bled e lago di Bohjni.


Svizzera: Disentis/Mustér.


 

Sul sito Alpine Pearls si possono prenotare pacchetti vacanza per tutte le località con speciali sconti e offerte stagionali. Inoltre all’interno si trovano tutte le informazioni per scegliere e scoprire le attività da fare e i punti di interesse da vedere.

Una guida utile per chi vuole organizzare il viaggio senza utilizzare la propria automobile, approfittando dell’offerta vantaggiosa di spostarsi con un servizio di collegamento funzionale, efficiente ed ecologico.

Le baleadas con salsa guacamole e altri ingredienti a scelta, sono un cibo da strada molto popolare nello stato caraibico dell’Honduras. Si tratta sostanzialmente di una piadina dallo spessore più grosso, servita con carne, fagioli, pollo, avocado, crema di fagioli rossi a cui spesso si aggiungono del formaggio o altri ingredienti come prosciutto, verdure, salsicce, pollo, platano, maiale, salse o pezzetti di avocado.

Questa versione sarà preparata con riso, salsa guacamole e pomodorini ciliegino freschi. La ricetta richiede un tempo di preparazione pari a 45 minuti.

 


 

BALEADAS DI SALSA GUACAMOLE, POMODORI E RISO

 

Per 4 baleadas di farina:

  • 125 g di farina
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaio d’olio evo
  • 60 ml di acqua a temperatura ambiente
  • 5 g di lievito in polvere

 

Salsa guacamole:

  • 2 o 3 avocadi (dipende la grandezza e la quantità che si desidera)
  • un pizzico di sale
  • olio di oliva
  • 1 pomodorino fresco sminuzzato
  • un po’ di cipolla sminuzzata (a piacere)
  • qualche goccia di succo di limone

 

Altri ingredienti:

  • 40 grammi di riso
  • olio piccante
  • origano
  • sale e pepe

 



 

PREPARAZIONE

 

Iniziamo preparando le baleadas. In una terrina aggiungere farina, lievito, sale e olio evo, infine aggiungere a goccia l’acqua e mescolare con un cucchiaio in modo da non fare grumi.

Una volta che il composto sarà ben amalgamato,  metterlo a riposare in una ciotola di vetro coprendolo con un foglio di plastica trasparente. Assicurarsi di trovare un luogo non troppo caldo per una mezz’ora circa.

Nel frattempo cucinare il riso. Scegliere la qualità di riso che si preferisce, calcolando i tempi di cottura. Una volta messo a sbollentare il riso passare alla preparazione dei contorni.

In una scodella tagliare i pomodorini, aggiungere dell’olio piccante, dell’origano, del sale e del pepe. Lasciare che i pomodori assorbano gli ingredienti.

 

Passare alla preparazione della salsa guacamole

 

Tagliare a metà gli avocado e togliere tutta la polpa. Con un cucchiaio schiacciare la polpa fino ad ottenere una crema. Aggiungere un po’ di sale, olio, succo di limone, i pezzetti di pomodorino e la cipolla fresca se si preferisce. Mescolare per amalgamare bene gli ingredienti.

Una volta passati i 30 minuti di riposo si può prendere la ciotola di vetro con all’interno l’impasto per le baleadas.  Dividere in 4 parti uguali e stendere il composto con l’aiuto di un mattarello.

Deve raggiungere un diametro di circa 15 centimetri. Cuocere ora l’impasto da entrambi i lati facendo attenzione che non si creino delle bolle all’interno. Stendere le baleadas in un canovaccio affinchè non si secchino. Poi ogni commensale ne prenderà una avendo cura di coprirle nuovamente.

Inserire gli altri ingredienti seguendo i propri gusti personali e consumare subito. Le baleadas vengono servite calde al momento e l’impasto può essere già inserito e poi schiacciato ai lati come una specie di calzone. Puoi gustarle con una bibita fresca, una birra o un buon cocktail dallo stile caraibico.

 


E ora ti racconto un aneddoto:

foto della baleadas co carne e avocadoDopo essere stata in Honduras sono ritornata in Guatemala, a Livingston. Lì ho trovato un locale che preparava le baleadas così ho deciso di fermarmi.

Quando ho chiesto alla signora una baleada ha strabuzzato gli occhi. È andata al telefono e si è fatta dettare la ricetta da qualcuno.

Poi non avendo gli ingredienti è dovuta correre dal fruttivendolo a comperare la verdura. Nel frattempo sedute al banco c’erano delle sue amiche che ridevano e la prendevano in giro.

Alla fine mi ha presentato una baleada confessando che era la prima volta che la faceva. Aveva scritto sul menu baleada perché le piaceva il suono ma non aveva la minima idea di cosa fosse!

Ci siamo fatte quattro risate e le ho giurato che la prossima volta le avrei ordinato qualche piatto tipico della cucina creola!

Recensione I Love Tokyo: la guida interattiva della capitale nipponica scritta dalla conduttrice radiofonica di Radio Deejay La Pina. Dalla prima pagina del libro fino all’ultima si percepisce l’amore che La Pina ha per questo paese magico, particolare, originale e creativo.

Il Giappone e in particolare Tokyo, sono un’esperienza di viaggio che colpiscono per la diversità culturale e le leggi non scritte che, per noi occidentali, sono di difficile interpretazione. Proprio per questo c’è La Pina: lei ci prenderà per mano e ci accompagnerà alla visita della capitale asiatica.

LA PINA

 

La Pina è la nota conduttrice radiofonica di Radio Deejay ma è anche rapper e conduttrice televisiva. La sua passione per Tokyo è nata quando lei era ancora piccola. Grazie al lavoro del padre, l’architetto Andrea Branzi, ha avuto la possibilità di scoprire il fascino della città ancora da bambina. Ad oggi è ritornata 43 volte e le ultime assieme al marito Emiliano Pepe, soprannominato Emi.

Il suo libro “I love Tokyo” non è una semplice guida della città ma una dichiarazione di amore per un paese che l’ha completamente conquistata. Ama tutto della città, dallo shopping, alla cultura, al loro rapporto con la natura e alla spiritualità. Ma ciò che più l’attira è l’essenza misteriosa e l’eccentricità della popolazione giapponese.

RECENSIONE I LOVE TOKYO

 

I love Tokyo è una guida interattiva, divisa in sette capitoli nei quali si impara a muoversi in completa autonomia nella caotica capitale.

Ogni capitolo è caratterizzato da un QR code che permette di ascoltare un brano selezionato da Emi e un video con protagonista la scrittrice.copertina libro i love tokyo

È pieno zeppo di consigli per rispettare una cultura così diversa dalla nostra e per non rischiare di fare delle gaffe tremende. E su questo punto La Pina insiste molto, ripetendo spesso di non “fare gli italiani!

Non manca nulla per essere considerata una guida a tutti gli effetti, ma con una grafica molto più accattivante e moderna.

Ma quello che ho maggiormente apprezzato è il tono di scrittura, sembra che La Pina stia naturalmente conversando con un amico, al quale si regalano perle di saggezza apprese viaggiando in un paese estero.

 

IMPRESSIONI FINALI

 

Non ho ancora viaggiato in Giappone e non conosco Tokyo, ma da sempre mi affascina la cultura nipponica. Leggendo il libro mi è sembrato di aver accorciato le distanze da un paese ignoto, imparando a conoscerne qualche aspetto. E ho adorato la grafica.

Sembra un manga con immagini, cornici e simboli che richiamano continuamente il contesto del quale si parla. In una parola, consigliatissimo! Se hai intenzione di partire o semplicemente ti piacciono i libri di viaggi, non puoi non leggerlo.

 

Se ti interessa ma non sei ancora sicuro e vuoi leggerne un estratto su Amazon clicca qui e scarica il primo capitolo del libro.