Quali sono i musei più visitati in Italia e nel mondo? Scopriamolo assieme all’interno dell’articolo e conta quanti te ne mancano da vedere!

 

CLASSIFICA MUSEI PIÙ VISITATI IN ITALIA

 

Con i suoi 4 milioni e mezzo di visitatori all’anno troviamo al primo posto i Musei Vaticani dove vengono celate le opere dei più grandi artisti italiani e internazionali degli ultimi millenni oltre a giardini, necropoli e i resti della civiltà romana.

Al secondo posto ci spostiamo nell’ex repubblica marinara di Venezia e più precisamente all’interno del suo maestoso Palazzo Ducale che da piazza San Marco richiama l’attenzione di migliaia di visitatori.

Seguono a ruota 3 musei presenti a Firenze nella culla del Rinascimento italiano: Galleria degli Uffizi, museo Nazionale del Bargello e le Gallerie dell’Accademia.

Continua la classifica uno dei miei musei preferiti: il museo Egizio di Torino, visitato due settimane fa in occasione di un tour nell’ex capitale del regno sabaudo.

Nella capitale d’Italia invece il più visitato è la Galleria Borghese dove puoi ammirare sculture, bassorilievi, mosaici antichi, dipinti e sculture dal XV al XVIII secolo.

Continuiamo? 

All’ottavo posto a sorpresa troviamo nella classifica il museo Galata di Genova, chiamato anche il museo del mare, con diverse stanze interattive, fra le più tecnologiche al mondo, e una raccolta di reperti di imbarcazioni che hanno navigato nel mar Mediterraneo.

Segue il museo Archeologico Nazionale di Napoli, considerato uno dei più importanti al mondo, grazie alla sua collezione di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico e il terzo al mondo per la raccolta di opere romane.

Chiudono la classifica le Scuderie del Quirinale, simbolo della politica italiana, di origine settecentesca e oggi adibito a spazio espositivo. Fino al 21 gennaio presenta l’esposizione Picasso fra cubismo e classicismo 1915/1925.

 

le scale nei musei vaticani

 

CLASSIFICA MUSEI PIÙ VISITATI AL MONDO

 

Nei primi dieci posti scopriamo che i musei più visitati si trovano esattamente nelle capitali più visitate in Europa ossia Parigi, Londra e Roma, due negli Stati Uniti come New York e Washington e uno a Taipei in Taiwan. Ma vediamo ora la classifica. 

Sveliamo subito la prima posizione che spetta al Louvre, il museo dalla lunghezza di due chilometri e diviso in tre piani che si trova sulla riva sinistra della Senna e collocato nella famosa rue de Rivoli.

Il Centre Pompidou, il fantasmagorico edificio creato dagli architetti Gianfranco Franchini, Piano e Rogers, si trova al nono posto e ospita opere di arte moderna.

Mentre il terzo museo in classifica di Parigi si trova al decimo posto ed è il Musée de Orsay, uno delle più belle raccolte di quadri dei pittori impressionisti.

 

foto cupola di vetro e museo louvre sullo sfondo di notte

 

Al secondo posto c’è il Metropolitan Museum of Art di New York, presente in numerosissimi film hollywoodiani e uno dei più importanti al mondo con oltre due milioni di opere d’arte presenti.

Di nuovo al terzo posto i Musei Vaticani, mentre al quarto, al quinto e al sesto ci sono tre musei londinesi. Uno è il British Museum, con all’incirca 8 milioni di reperti storici.

E ancora…

Due la Tate Modern, l’ex centrale elettrica lungo il Tamigi, dedicata all’arte moderna internazionale. Tre: la bellissima National Gallery a Trafalgar Square che ospita quasi 2.500 dipinti di varie epoche, che partono dalla metà del XII secolo fino ad arrivare ai giorni nostri.

Al settimo posto c’è il National Palace Museum, il più grande al mondo per la raccolta di arte e manufatti cinesi, mentre all’ottavo a Washington c’è la National Gallery of Art, che comprende sia l’arte europea che quella americana.

Dopo aver letto le classifiche mi sono accorta di doverne visitare ancora molte. Non mi resta che darmi da fare nel nuovo anno!

Nuovi stimoli=nuove avventure! 😉 vale lo stesso per te?

 

Leggi quali sono i propositi dell’anno nuovo validi per qualsiasi momento dell’anno in questo articolo:

Con il tuo Ticket potrai acquistare tour, eventi, manifestazioni e attrazioni comodamente da casa, prenotando i biglietti in anticipo. Vediamo assieme come funziona.

IL TUO TICKET

 

Il tuo Ticket è una nuova piattaforma di prenotazione online dove si possono trovare numerose idee per i tuoi viaggi. In particolare, vengono presentati tour a musei, visite enogastronomiche, sportive, eccetera, per trascorrere una giornata diversa dal solito, non solo in Italia ma anche in Europa e le offerte aumentano continuamente.

Durante il primo anno di attività ha venduto oltre 400.000 biglietti in 50 diverse strutture, diventando in breve tempo il portale di riferimento nel mondo del ticketing, dedicato al tempo libero.

Il sito presenta una grafica colorata e intuitiva. Nel del menu sono presenti le varie proposte da scegliere tra cui:

  • parchi di divertimento e tematici;
  • cinema e teatri;
  • musei e mostre;
  • tour ed eventi;
  • esperienze sportive;
  • zoo e acquari.

Nell’ultima pagina puoi inserire il tuo indirizzo email e avere le proposte più vicine a te, per scegliere in maniera geolocalizzata. Un altro modo per rimanere aggiornato sulle novità è quello di iscriversi alla newsletter: sarai così avvisato non appena entreranno nuove attività.

 

PRENOTAZIONE CON IL TUO TICKET

 

La prenotazione è veloce e funzionale. Una volta che ti sarai iscritto e avrai inserito tutti i dati, basterà scegliere un deal e cliccare su “acquista biglietto”.

Sarai trasferito nella pagina dei pagamenti dove potrai usare le carte di credito Visa, Visa Electron, Mastercard, Paypal, Postepay e Super Flash (carta prepagata di Intesa San Paolo).

Tramite il sito si possono acquistare anche i cofanetti firmati Musement per arte & musei, benessere & relax, vino & degustazioni.

Un regalo di Natale o di compleanno per gli amici più esigenti: un’ampia scelta che non ti lascerà senza idee!

 

Scopri il sito e le numerose offerte che presenta cliccando nel banner qui sotto:


Cosa si riesce a visitare in due giorni a Torino? Forse non ci credi ma più di quanto tu possa sperare: scoprilo assieme a me!

Siamo nell’ex regno sabaudo, dimora dei regnanti d’Italia e la città si presenta in tutto il suo splendore regale. Edifici imponenti e strade ampie fanno pensare all’Europa più che all’Italia.

Una città costruita con l’intento di fare invidia alle capitali europee dove l’opulenza non viene di certo nascosta. Oggi il tessuto sociale è più frenetico che mai e durante il periodo natalizio si veste a festa per accogliere i visitatori.

 


Primo giorno a Torino

 

Forse ti sembreranno pochi due giorni e in effetti lo sono, ma con il giusto impegno puoi vedere più di quanto ti aspetti. Arrivata con il Flixbus in occasione di un tour che poi non si è fatto a causa delle temperature glaciali, sono scesa in corso Vittorio Emanuele.

L’alloggio prenotato tramite Airbnb si è rivelato molto confortevole e comodo alla fermata. Purtroppo sono giunta verso sera con un ritardo di quasi un’ora e mezza sulla tabella di marcia.

Troppo freddo per fare un giretto serale. Ho preferito approfittare del tepore della mia stanzetta in affitto per preparare il programma del giorno dopo.

La parola d’ordine è stata distensione. Ho deciso di visitare slow e di vedere ciò che sarei riuscita senza correre troppo. Per questo la mattina ho aspettato che il sole iniziasse a scaldare l’ambiente, per quanto potesse, e sono uscita verso le 10.

Mi sono diretta al bar. Ho attivato il mio radar interno che scandagliasse il locale più appetibile. Dopo una passeggiata di 10 minuti l’ho trovato e non mi sono sbagliata. Il caffè macinato direttamente dai proprietari era di qualità superiore e la brioche alla nocciola del Piemonte a dir poco sublime.

Determinata nella mia sicurezza ho seguito il tragitto che portava al museo che custodisce la Sacra Sindone ovvero il telo che avvolse Gesù. Ma non sono entrata.

L’obiettivo della giornata era un altro.

 

chiesa visitata durante i due giorni a torino

 

Ho vagato osservando l’architettura curata in ogni minimo dettaglio giungendo in via Garibaldi. Passeggiando nella via riservata ai pedoni ho apprezzato i negozi vestiti a festa e ho visto spuntare in lontananza la sagoma di Palazzo Madama.

L’edificio ospita le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica e si trova nella cornice di una delle più importanti piazze della città ossia piazza Castello.

Un quadrilatero di 40 mila metri quadri pieno di meraviglie: Palazzo Reale al centro, il Teatro Regio, Palazzo Madama e la Real Chiesa di San Lorenzo.

Inoltre l’albero di Natale, il calendario dell’avvento e il mercato natalizio. Inevitabile una sbirciata alle bancarelle per poi continuare scendendo in via Po.

Deviazione sulla sinistra per Montebello fino a raggiungere la maestosa Mole Antonelliana. Ho dovuto rinunciare anche a questa tappa a causa di una fastidiosa foschia che non mi avrebbe permesso di gustarmi il paesaggio.

 

via centrale a Torino

 

Cercasi Museo Egizio

 

Il mio obiettivo mi ordinava di muovermi per cui mi sono diretta dove volevo andare: al museo Egizio. Prima di entrare ho visto una bellissima chiesa e sono entrata.

Ho scoperto essere la Chiesa di San Filippo Neri, considerato l’edificio di culto più grande della città. Una breve sosta per ammirare l’interno per poi dirigermi alle porte del museo.

Tempismo sbagliato. Proprio nel momento in cui stavo per entrare mi ha raggiunto una rumorosa scolaresca e ho cercato di seminarli attivando il turbo!

All’entrata li ho persi e pagato il biglietto ho avuto in dotazione l’audioguida, sono rimasta ad ammirare le opere e i resti di una delle più grandi civiltà della storia.

Dopo circa tre ore di immersione totale nella cultura egizia sono uscita in piazza San Carlo.

Mi sono ritrovata a fotografare l’edificio in cui è nato il conte Camillo Benso di Cavour in via Cavour, appunto, e ammirato le vetrine del centro commerciale la Rinascente.

Prima che arrivasse il buio mi sono diretta, seguendo corso Vittorio Emanuele, verso il parco del Valentino dove si trova il bellissimo Castello di Valentino e luogo di svago dei torinesi.

 

reggia di venaria interno

 

Purtroppo in questo periodo, sommerso dalla neve, non c’è molto da vedere e camminare. Ma sono riuscita a incontrare un simpatico scoiattolo che mi ha lasciato intendere che voleva qualcosa da mangiare. Purtroppo non avevo nulla con me, se non una bottiglietta d’acqua e se n’è andato piuttosto contrariato.

Lo scoiattolo mi ha fatto venire in mente che avrei dovuto acquistare qualcosa da mangiare per la sera e dato che la mia mente non ha fatto altro che pensare ai bretzel venduti al mercato natalizio, ho deciso di ritornare a piazza Castello.

Prima però mi sono fermata ad assaggiare il celeberrimo “Bicerin di Cavour” composto da cioccolata calda, caffè e panna. Delizioso!

Dopo aver svolto le commissioni che mi ero prefissata mi sono incamminata per via Roma ammirando le luminarie e mi sono diretta al mio alloggio.

 

parco del valentino di torino

 

Secondo giorno a Torino

 

Sono uscita seguendo il consueto orario dopo le 10 e ho camminato fino a raggiungere stazione Doria. Lì ho preso un treno per arrivare a Venaria Reale e visitare la Reggia di Venaria.

Una dimora imponente, simbolo della potenza sabauda. Ancora oggi si può percepire l’autorevolezza che trasuda e si rimane a bocca aperta ad ammirare i dettagli di ogni salone del palazzo.

Il giardino deve essere in estate un tripudio di colori ma adesso si vede solo la forma di ciò che sarà. Ho tralasciato le scuderie e mi sono concentrata unicamente sulla Reggia. All’interno vengono fatte delle importanti esposizioni che si possono visitare con una spesa aggiuntiva.

Nella piazza del paese invece viene allestito un piccolo mercato natalizio ma i visitatori sono così pochi in questo periodo di gran freddo che i venditori lanciano sguardi annoiati ai passanti.

Mi fermo a mangiare qualcosa e per riscaldarmi un po’. Poi riprendo a ritroso il treno che mi riporta a Torino. Cambio direzione seguendo corso Regina Margherita per ritrovarmi al Santuario della Consolata dove ci sono alcuni resti romani.

Proseguo a visitare la Porta Palatina, il Campanile del Duomo, la cattedrale di San Giovanni Battista, il museo Diocesano di Torino, Palazzo Reale di Torino, l’Armeria Reale e di nuovo piazza Castello.

Questa volta per tornare verso l’alloggio seguo via Giuseppe Barbaroux, luogo di artigiani della città. Poi mi fermo un’ultima volta a gustare una cioccolata calda.

D’altronde a Torino si deve berla!

Arrivo giusta davanti alla stazione di Porta Susa. Una mastodontica stazione via di snodo per i principali punti della regione. Continuo ad ammirare i monumenti e gli edifici e a pensare a quanto poco assomigli alle città italiane. Mi sembra di essere in qualche moderna capitale europea e quasi mi viene spontaneo conversare in inglese.

Ma sono ancora in Italia, in una città regale, ricca di fascino e di sorprese. Un tassello importante della storia italiana. Un motivo di vanto nelle antiche corti europee.

Nonostante il freddo mi sono accorta che anche viaggiando senza fretta si possono macinare chilometri. E forse questo potrebbe essere il mio nuovo modo di viaggiare nel 2018. Ciao Torino e grazie per questo prezioso insegnamento.

 

 


*** VIAGGIARE CON I SENSI ***

 

In una città come Torino, che a tratti ricorda una bellissima località francese, la flânerie è d’obbligo! Credo sia anche una prerogativa del Genius Loci torinese camminare senza mai fermarsi per osservare ciò che ci circonda. Sono convinta che il moto appartenga ai torinesi, per quello poi si devono concedere dell’energetica cioccolata!

La vista ti farà lo scherzo di pensare di essere fuori dai confini italiani, tanto che ti verrà spontaneo parlare in inglese o in francese. Ti basterà sedere in un tavolino per assaggiare un bicerin per renderti conto, però, che la qualità è nostrana.

La degustazione partirà dal profumo inebriante di nocciola… La consistenza della panna evita la dispersione di gusto e dopo questo assaggio una cioccolata normale non avrà più alcun valore neanche per te! 

Musica consigliata: Ciau Turin di Gipo Farassino

Lettura consigliata: Flâneur di Federico Castigliano

Il Pan Speziato o Pain d’épices è un dolce che avvolge la casa con il suo profumo inebriante e regala subito un’atmosfera natalizia. L’aroma ha qualcosa di magico e colpisce prima prima l’odorato e poi il gusto. I sensi sono così rapiti da questa superba pietanza che piace ai palati più fini ed esigenti.

La ricetta francese per prepararlo è molto semplice e veloce ed è adatto anche alle persone allergiche o intolleranti grazie all’assenza di uova, burro e latte.



Ingredienti

 

  • 250 grammi di farina di segale, in alternativa farina 00 o macinata a pietra;
  • mezza bustina di lievito;
  • 200 grammi di miele millefiori o castagno;
  • 180 grammi di acqua temperatura ambiente;
  • 10 o 12 grammi di spezie tra cui: cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero, anice.

 

Procedimento

 

Inserire il quantitativo d’acqua in un pentolino, portandola ad ebollizione fino a che si sciolga in modo omogeneo il miele. Nel frattempo in un altro contenitore setacciare la farina con le spezie e il lievito in modo che non si formi alcun tipo di grumo.

Una volta terminati entrambi i procedimenti, versare l’acqua e il miele disciolto nella farina setacciata con gli altri ingredienti e creare un impasto che deve raggiungere una consistenza liscia e abbastanza dura.

Questa è la forma che si desidera che si desidera ottenere per avere un impasto come da tradizione.immagini di spezie dentro a dei barattoli

Ora è tempo di inserire l’impasto in una teglia, adagiandolo sopra una carta da forno. Dovrà cuocere per almeno 50 minuti in una temperatura di 150° (forno statico). A cottura ultimata decorare a piacere e lasciare raffreddare.

La ricetta originale del Pan Speziato arriva da Reims, nella regione della Champagne-Ardenne e più precisamente dal dipartimento della Marna.

In ogni via e in ogni negozio francese si può assaggiare il dolce diventato famoso in tutto il mondo per il suo gusto caldo e avvolgente. Ma non serve andarci, almeno per questo Natale, prova a cucinarlo tu!

In questo articolo ti voglio lasciare la recensione del film Wanderlust che parla di una coppia esasperata in cerca di libertà e armonia. Wanderlust è una parola che i viaggiatori conoscono molto bene  e significa desiderio di viaggiare, quasi una necessità.

Il film Wanderlust, in realtà, non racconta questo desiderio impellente, ma è una commedia tipicamente americana che dimostra alcune vie di fuga.

Recensione film Wanderlust

 

Il film uscito nel 2012 ha come protagonisti la bellissima Jennifer Aniston, una creativa alla ricerca del lavoro della sua vita e Paul Rudd che interpreta il marito della Aniston, infelice impiegato in una grande azienda di New York. Proprio quando si decidono ad acquistare un appartamento, Paul perde il lavoro.

I due sono così costretti a trasferirsi ad Atlanta dal fratello di Paul, per lavorare nella sua azienda di noleggio bagni ecologici. Ma la coppia non è molto felice all’idea dato che il fratello non perde occasione di denigrare il povero Paul.

Durante il tragitto decidono di fermarsi una notte in un bed & breakfast che scuoterà le loro coscienze. La struttura infatti è gestita da una comune di spiriti liberi che li metterà, loro malgrado, a valutare le rispettive esistenze.

Ma prima devono recarsi dal fratello. Dopo pochi giorni di lavoro e di vessazione, Paul prende per mano Jennifer e la riporta al B&B. Assieme decidono di provare a vivere questa strana esperienza per due settimane, al termine delle quali prenderanno la decisione se fermarsi o ritornare a New York. Il resto te lo lascio guardare senza raccontarti il finale!

Una commedia a tratti esilarante che esaspera un po’ i rapporti che si vivono all’interno di una comune e descrive in modo divertente quanto sia difficile imparare a condividere i propri averi con degli sconosciuti.


Zaful WW

Al centro del racconto c’è il viaggio che aiuta a vedere la prospettiva della vita in modo differente. Conoscere e sapere che altre vie lavorative sono percorribili può aiutare le persone a trovare una strada che forse differenzia dalle altre. Non sempre, infatti, il percorso che abbiamo scelto è quello più adatto a noi.

Di conseguenza, ogni tanto sarebbe bene fermarsi, prendere un respiro, e capire se stiamo andando nella direzione giusta. Non è detto che quello che va bene agli altri possa andare bene anche a noi. A volte la serenità si trova in mezzo ed è doveroso perseguirla.

Thoureau diceva che la maggior parte della gente vive in una “quieta disperazione” accontentandosi di vivere un’esistenza che non li rende felici.

Credo sia importante apportare dei piccoli cambiamenti per ritrovare la felicità, se sentiamo di non essere soddisfatti di noi stessi. E uscire dagli schemi può essere di aiuto in questo senso. Non fossilizziamoci quindi, ma cerchiamo di esplorare come se, al di fuori, ci fossero sempre nuove terre da scoprire!

 

Il borgo di Montagnana ha diverse riconoscenze, vuoi scoprire quali sono? Leggi l’articolo e vorrai organizzare presto anche tu una visita!

Quest’anno è sfociata in me la passione per i borghi. Forse un desiderio di ritornare alle radici e riscoprire i comuni meno rinomati pertanto più caratteristici.

Grazie all’associazione Visit Montagnana e Murabilia, ho avuto la possibilità di camminare fra le stradine acciottolate e ammirare le mura imponenti che ne difendono la città.

Montagnana: uno dei borghi più belli d’Italia

 

Il borgo di Montagnana è considerato fra i più belli d’Italia secondo l’associazione che si occupa di stilare una classifica nazionale. Crocevia storico e protettorato della Repubblica di Venezia, ha visto l’ingerenza di famiglie provenienti da tutto il Veneto.

Qui infatti hanno dominato, nel corso dei secoli, Ezzelino da Romano, i Carraresi, gli Estensi e molti altri. Lasciando ognuno la traccia del proprio passaggio. Per questo oggi ogni mattone delle mura e ogni sanpietrino del manto stradale nasconde una leggenda.

Sono arrivata un martedì mattina grazie all’ospitalità di Visit Montagnana, un associazione privata che si occupa di valorizzare il borgo attraverso manifestazioni e incontri con vari rappresentanti.

Faceva freddo ma non c’era nebbia perché il territorio è protetto in parte dai colli berici e in parte dai colli euganei, assicurando un clima umido ma comunque ventilato.

Mi sono subito incontrata con Silvia, la preparatissima guida che mi avrebbe accompagnato a scoprire i segreti della cittadina. Silvia è stata la guida che ogni travel blogger sogna: gentile, simpatica ma soprattutto appassionata e competente.

 

Diventa tutto più magico se le esposizioni storiche sono permeate dalla passione.

 

Il primo edificio che abbiamo visitato è stato il duomo di Santa Maria Assunta in piazza Vittorio Emanuele.

L’architettura è di richiamo gotico-rinascimentale e all’interno viene conservata la tela di Paolo Veronese conosciuta come la “trasfigurazione di Cristo“, mentre l’affresco nell’abside dell’altare maggiore, “l‘assunzione di Maria“, è di Giovanni Buonconsiglio, un’artista che lasciò diverse opere al duomo.

Un’altra tela che salta subito agli occhi è quella di Giulio de Rossi che descrive in modo quasi perfetto la battaglia di Lepanto tanto che la scena sembra sia stata vissuta dal pittore stesso.

All’entrata invece, restaurate da tempo, ci sono due tele attribuite probabilmente al Giorgione, raffiguranti Giuditta e David.

 

duomo di montagnana

 

Borgo di Montagnana: bandiera arancione del Touring Club Italiano

 

A Castel San Zeno, si trova invece l’ufficio del turismo, il museo Civico, la biblioteca e il mastio di Ezzelino dal quale si può accedere per visitare dall’alto il territorio circostante.

La vista è sensazionale: da una parte all’altra si può ammirare la campagna e i polmoni verdi costituiti dai colli Berici e Euganei. Sullo sfondo si possono anche vedere le Prealpi, i monti Lessini e con molta fortuna le montagne del Brenta.

Io, purtroppo, non ho avuto questa fortuna perché c’era un po’ di foschia che ha comunque regalato delle immagini suggestive.

Il Museo Civico si divide in tre piani: il piano terra è dedicato alla sezione archeologica e ai ritrovamenti romani fatti nella zona.

Nel piano superiore trova alloggio la sezione medievale e moderna e infine, il secondo piano, comprende i lasciti musicali dei due tenori originari di Montagnana Aureliano Pertile e Giovanni Martinelli.

Oltre al Duomo, nel borgo di Montagnana, c’è un’altra chiesa imponente dedicata a San Francesco; oggi salvaguardata dall’ordine delle monache Clarisse.

All’interno del comune troviamo anche l’antico Ospedale Civile, adibito nei tempi antichi a ricovero, oggi trasformato in banca, simbolo anch’esso della presenza dei templari.

Le forme attuali dell’antico ospedale sono quattrocentesche ma è possibile che sorga su una struttura duecentesca, officiata forse, in origine, dai templari.

 

lungo le mura di montagnana

 

Le mura di Montagnana

 

Le mura di Montagnana sono considerate le meglio conservate al mondo e sono state da tempo inserite nei Luoghi del Cuore dal Fai.

Se è vero che il borgo di Montagnana ha una lunghezza di circa 800 metri è altrettanto vero che la lunghezza delle mura che la circondano è di circa 2 chilometri.

Attorno correva il Fiumicello, un canale derivante dal fiume Frassine, che ostacolava l’avanzata dei nemici. Le mura sono composte da 24 torrette e 4 entrate principali: porta Padova, dove si trova il Castel San Zeno e il Mastio di Ezzelino, porta Vicenza dove scorre ancora una piccola parte del fiume antico, porta Legnago dove si trova la Rocca degli Alberi e porta XX Settembre dove ora si può raggiungere la stazione dei treni.

In particolare, in porta Vicenza, durante la sagra dell’Assunta, si procede all’allagamento di un vallo dell’antico fossato ricreando la figura storica difensiva del borgo.

La Rocca degli Alberi, opera dei Carraresi di Padova, è stata il caposaldo della difesa cittadina, concepita per bloccare qualsiasi possibilità di attacco.

Verso gli anni ’60 venne adibita a ostello mentre oggi è chiusa nell’attesa di diventare proprietà del comune.

Prima della sosta pranzo abbiamo girato ancora scoprendo altre bellezze. Il palazzo Sanmicheli oggi Municipio che spicca rispetto a tutti gli altri edifici adiacenti per dimostrare la sua superiorità.

Palazzo Magnavin-Foratti forse residenza di Giacoma da Leonessa, moglie del condottiero Gattamelata. E, infine, la famosissima Villa Pisani, opera del Palladio ed entrata a far parte del Patrimonio dell’Unesco.

La villa non è visitabile in quanto privata se non tramite un tour organizzato direttamente dall’associazione Murabilia.

 

borgo di montagnana con viole in fiore

 

Osteria Due Draghi

 

All’ora di pranzo mi sono fermata per una sosta all’osteria due Draghi, un ristorante tra i più rinomati della città che propone sia piatti veloci e freschi, sia un servizio ristorativo di tutto rispetto.

Tra i piatti proposti c’erano dei deliziosi maccheroncini con puntarelle, briè e olive taggiasche. Essendo un’amante delle puntarelle l’ho subito ordinato. Una squisitezza che fatico a dimenticare!

Il personale poi è stato di una gentilezza unica e il servizio impeccabile. Con la pancia piena e soddisfatta sono scesa al piano sotterraneo a visitare la peculiarità del ristorante: un’antica cantina con carbonaia del ‘500.

Ma è anche un luogo perfetto per l’aperitivo tanto da essere stato insignito nel 2004 da APEROL come “grande locale spritz del Veneto“. Ti consiglio di dare un’occhiata al menu e al sito del ristorante ti farà venire subito voglia di prenotare un tavolo!

 

taverna con tavoli apparecchiati dell'enoteca due draghi

 

Prosciuttificio Fontana

 

Terminato il pranzo sono andata a visitare il Prosciuttificio Fontana, uno tra i più antichi della città, che produce il prodotto D.O.P. Prosciutto Veneto.

La famiglia Fontana ha fondato la sua azienda nel 1919 e da allora ha continuato a produrre prosciutti di grande qualità.

La loro priorità è di mantenere invariata la lavorazione del prodotto. L’unico ingrediente usato è il sale ed è tassativamente escluso l’uso di nitriti. Il gusto pertanto rimane leggermente dolce e la stagionatura varia fino a raggiungere i 18 mesi.

Il Prosciuttificio Fontana fa parte del consorzio di Tutela del Prosciutto Veneto Berico-Euganeo D.O.P., al quale fanno parte altri 14 comuni oltre a Montagnana: Saletto, Ospedaletto Euganeo, Este, Noventa Vicentina, Sossano, Sarego, Lonigo, Alonte, Orgiano, Pressana, Roveredo di Guà, Pojana Maggiore, Barbarano e Villaga.

Tutti rispettano le stesse regole della produzione regalando un prodotto totalmente genuino e di alta qualità adatto a qualsiasi dieta.

 

fila di prosciutti in stagionatura

 

Una volta uscita dall’azienda mi sono accorta che il sole stava iniziando a tramontare e a portare via con sé gli ultimi bagliori di luce.

Ho fatto un ultimo giro per memorizzare il paesaggio e, facendo gli ultimi passi verso l’auto, mi sono resa conto che le onorificenze conseguite da Montagnana sono tutte meritate.

 

Non è solo un borgo, ma un pezzo di storia che racconta le vicissitudini di un popolo nel corso delle varie epoche.

Forse proprio per questo il Giorgione ha voluto ritrarla in un dipinto a sanguigna, per non scordare la sua importanza.

 

Se hai interesse a visitare il borgo e a conoscerlo più approfonditamente ti consiglio di partecipare agli eventi promossi da Murabilia che propone passeggiate, biciclettate e itinerari particolari.

Puoi seguire gli eventi nella loro pagina Facebook Associazione Murabilia Montagnana.

Per avere maggiori informazioni su come raggiungere il borgo di Montagnana puoi consultare il sito Visit Montagnana e la pagina Facebook abbinata.

 

porta di ingresso al borgo di montagnana

 

Cosa vedere ancora nei dintorni?

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Ti divertirai a fare della flânerie nel borgo di Montagnana, si presta molto bene a questa arte anche se il percorso è circoscritto. Il Genius Loci lo vedi spuntare da qualche anfratto delle mura mentre controlla che nessun nemico arrivi.

Troppe battaglie sono state fatte per conquistare questa fortezza. Nonostante ciò rimane un essere conviviale, fiero e legato ai valori della tradizione.

Sentirai le macchine sfrecciare nella strada principale in lontananza ma tu sarai appena entrato in un’altra dimensione: all’interno di un mondo incantato. I tuoi occhi vagheranno in alto in cerca di qualche soldato che possa ancora camminare in quelle mura, ma il tuo odorato ti farà abbassare lo sguardo attirato dalle bontà locali.

Il gusto, infatti, sarà il senso che maggiormente godrà del soggiorno a Montagnana. Il senso del tatto invece rimarrà incantato nel toccare i mattoni che compongono le mura e la loro resistenza. Sono rimasti intatti, senza alcun segno di cedimento, fino ai giorni nostri. 

Musica consigliata: Senza un perché – Bowland

Lettura consigliata: La secessione leggera di Paolo Rumiz

L’Ansa ha dichiarato che il 2019 sarà l’Anno Nazionale del turismo lento per questo è nato l’Atlante dei Cammini per viaggiare in modo slow.

Gli ultimi anni hanno hanno visto un ritorno alla cultura del viaggio slow dedicando il 2016 ai Cammini, il 2017 ai Borghi e il 2018 al Cibo, come affermazione enogastronomica.


Booking.com WW

Per questo motivo il 4 novembre il Ministero dei Beni Culturali ha messo online il sito Cammini Italiani per incentivare questo stile di viaggio e per far conoscere paesi o borghi poco frequentati dai classici itinerari turistici.

Cammini d’Italia

 

Il progetto è nato nel 2016, con un’idea semplice, quella di mappare e rendere fruibile a tutti i percorsi, gli itinerari e i sentieri più suggestivi d’Italia per promuovere un modo slow di viaggiare all’interno del Belpaese.

Il totale dei chilometri preso in considerazione dal sito risultano 6.600. Ogni cammino deve soddisfare dei criteri per essere inserito in questo immenso “Atlante Digitale”. Al momento solo 41 delle 113 proposte arrivate dai vari comuni ed enti del turismo hanno superato gli standard richiesti.

 

Le finalità del progetto sono:

  • valorizzare i Cammini italiani attraverso interventi per renderli più fruibili;
  • far conoscere ai pellegrini i vari percorsi e indirettamente rilanciare le economie dei paesi coinvolte;
  • creare una rete di informazioni utili ai viaggiatori;
  • contrastare il crescente abbandono di borghi o paesi esclusi dal passaggio turistico nazionale e internazionale;
  • promuovere il patrimonio culturale, enogastronomico e storico grazie alla diffusione di materiale informativo promosso dagli enti del turismo;
  • dare maggiore visibilità alla Pro Loco e alle realtà che parteciperanno al progetto.



I criteri che dovranno invece rispettare i comuni interessati sono:

  • fruibilità dei percorsi;
  • segnaletica orizzontale e verticale;
  • descrizione online della tappa;
  • servizi di alloggio e ristorazione ogni cinque chilometri;
  • manutenzione del Cammino garantita dagli enti promotori locali;
  • georeferenziazione;
  • informazioni ai viaggiatori.

 

passerella in legno

 

Franceschini ha dichiarato che l’Italia potrebbe diventare l’esempio in tutto il mondo del turismo sostenibile. Un esempio potrebbe essere lanciando esperienze di viaggio innovative come l’utilizzo di treni storici ad alta panoramicità, viaggi a cavallo o in bici e a piedi.

Un modo differente per approcciarsi al viaggio facendola diventare un’esperienza di vita e non una vacanza. Nel portale si trovano le mappe con le relative informazioni che riguardano la distanza da percorrere, la segnaletica da seguire, gli snodi da considerare. relative a 41 Cammini.

Una rete interconnessa da punti di ristoro, strutture di pernottamento e assistenza ai camminatori e ciclisti oltre agli spazi dedicati all’artigianato, all’enogastronomia e alla conoscenza culturale e storica.

 

Nei prossimi anni vedremo una crescita nel viaggiare in modo slow, tu sei disposto?

Ho seguito un itinerario del Marocco insolito scendendo verso sud nel deserto per incontrare nomadi, cammelli liberi e stelle cadenti. Sono tornata da pochi giorni e sto raccogliendo tutte le emozioni e le sensazioni che ho provato.

ITINERARIO MAROCCO INSOLITO

 

Da qualche mese l’aeroporto di Treviso ha aperto la linea diretta per Marrakech così, in compagnia di amiche, sono partita una sera, piuttosto fredda e umida, per visitare la città verso le 23. In pochi minuti abbiamo raggiunto il centro città con un taxi, lasciato le valigie in riad e dirette verso piazza Jemma el Fna per mangiare qualcosa.

Era quasi mezzanotte e il locale stava per chiudere ma ci hanno permesso di mangiare una pizza calda e soffice con un retrogusto al cumino che mi ha subito ricordato altri viaggi africani. Poi, ritorno al riad e subito a letto: l’indomani sarebbe iniziata l’avventura.

 

Pizza marocchina

Una margherita con le olive e carote…

Diario di viaggio:

 

PRIMO GIORNO:

Partenza dal Riad di Marrakech alle 6.30. Svegliate dal muezzin alle 5.30. Tè veloce in riad e un succo d’arancia al mercato in attesa delle guide che arrivano felici e sorridenti. Si chiamano Abdul e Adbo e sono due giovani ragazzi marocchini dalla verve contagiosa. Trentuno anni ciascuno come tutti gli altri marocchini che ho conosciuto.

Saliamo sulla Jeep 4X4 e partiamo in direzione deserto attraversando le montagne dell’Atlante. Raggiungiamo un’altitudine di 2260 metri e fa freddo. Ma è solo per poco, ridiscendiamo e il sole inizia a far sentire il calore.

Verso le 9 ci fermiamo a fare colazione in un piccolo locale e approfittiamo della classica colazione marocchina con pane, miele e olio di argan, accompagnata da caffè nero fumante.

Durante il tragitto attraversiamo piccoli e pittoreschi villaggi berberi e paesaggi da cartolina con palmeti, montagne rossastre e aride, fichi d’india e fiumi solitari. Ci fermiamo alcuni minuti in un villaggio per comperare il cibo da cucinare nel deserto. Ripartiamo per fermarci nel deserto.

 

foto del deserto, sabbia e alcune piante

Immagine di un deserto insolito con delle piante

 

Arriviamo in un campo tendato a Zagora e ci prepariamo a pranzare. Ci togliamo il maglione e poi ci sediamo a bere il nostro primo tè caldo nel deserto con la classica foto di rito.

Uno dei modi più usati per servire il tè è quello di versare il liquido in un bicchiere, ributtarlo dentro la teiera e finalmente servire la bevanda ai commensali.

È già ora di pranzo mentre il sole alto nel cielo fa sentire il suo caldo tepore. Ci avviciniamo a una tenda, alziamo i coperchi e meraviglia delle meraviglie!

Ciò che vediamo ci lascia letteralmente a bocca aperta: verdure fresche tagliate a dadini, spiedini di carne e una frittata berbera con pomodori, tajine di verdure e per terminare cous cous.

 

Una gatta rossa richiama continuamente la nostra attenzione in cerca di cibo, come non accontentarla?

 

Al termine del pranzo ci alziamo per camminare un po’. Mi è mancata la sensazione della sabbia a contatto con i piedi e qui appare ancora più sottile tanto da non rimane addosso. Se potessi passerei tutto il pomeriggio a camminare sulle dune ma il tramonto detta legge e dobbiamo raggiungere l’altro campo tendato!

Ci inoltriamo fra le dune con la nostra jeep, la musica  è al massimo del volume mentre ci dimeniamo come Shakira non per volontà ma solo a causa degli sbalzi. Nel frattempo scorgiamo nomadi raccogliere acqua dai pozzi e gruppi solitari di cammelli liberi pascolare sull’arido terreno sabbioso.

Le dune, infatti, si inframezzano al terreno roccioso dando vita a un paesaggio surreale con piccole piante che sfidano l’aridità facendo sfoggio di foglie verdissime.

Circa 40 minuti prima del tramonto arriviamo al campo tendato di Erg Chigaga dove ci aspetta la passeggiata con i dromedari. Non manca il dromedario folle, con gli occhi azzurri, dietro di me che cerca di mangiarmi la coperta sulla quale sono seduta riuscendo anche a pizzicarmi di tanto in tanto la chiappa.

Quasi dimentico dove sono non appena la guida mi segnala un buco scavato dalla volpe del deserto e subito mi viene in mente un passaggio del libro “il piccolo principe“:

 

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo: chiediti che cosa ti rende felice e poi fallo. 

Il mondo ha solo bisogno di persone felici.

 

Al ritorno ci diamo una rinfrescata veloce e ci accomodiamo per bere l’ennesimo tè caldo mentre aspettiamo che venga imbastita la cena. Si avvicinano anche i gatti consapevoli che presto arriverà cibo anche per loro. Il menu è piuttosto frugale: una minestra calda, carne e verdure cotte nel tajine e infine frutta a volontà

È arrivato il momento di ammirare le stelle e la via Lattea mentre un grande fuoco arde e la musica dei bonghi si fa sempre più ritmata e assordante. Cominciano i balli e le lezioni di tamburo. Verso mezzanotte andiamo a dormire nel silenzio più totale e ci svegliamo con il canto degli uccelli. Purtroppo dopo l’alba senza riuscire a vedere la nascita del sole che a causa delle nuvole si teneva nascosto all’orizzonte.

 

due ombre nel deserto

Due berberi che confabulano al calar del sole nel deserto

SECONDO GIORNO:

 

Dopo l’abbondante colazione arriva il triste momento di abbandonare il deserto e il suo silenzio per tornare alla civiltà. Risaliamo sulla Jeep questa volta per fare il percorso inverso e ci muoviamo in direzione Mhamid.

Mhamid è una piccolo borgo berbero, a ridosso del deserto, che accoglie pochi visitatori e infatti non appena scendiamo dall’auto ci sentiamo un po’ osservati. Degli uomini seduti al bar ci inquadrano cercando di capire la nostra nazionalità, fingendo indifferenza e scarso interesse.

Beviamo un caffè veloce e ripartiamo per visitare un’altra località magica: Tamnougalte.

Ma prima facciamo una breve sosta in un piccolo centro berbero, abitato da malesi che dopo aver viaggiato con le carovane lungo il deserto si sono dedicate con passione alla lavorazione della ceramica fermandosi qui. Dai loro forni escono piatti e stoviglie elaborate e colorate. Ci attende una visita per scoprire il processo produttivo e il negozio dove acquistare gli articoli finiti.

 

uomo che lavora la ceramica

 

Questa volta raggiungiamo davvero Tamnougalte. Il ksar (villaggio fortificato) si trova in cima a una collina e per raggiungerlo bisogna attraversare il ponte dove scorre il fiume Draa con palmeti carichi di datteri che adornano la strada da una parte all’altra.

Attraversiamo edifici di terra e sassi che hanno dato origine al villaggio più di 500 anni fa fino ad arrivare al nostro hotel, un’antica kasbah. Il suo nome è Kasbah Des Caids ed è una sorta di residenza, museo e castello. Dall’alto delle sue terrazze si può ammirare il paesaggio circostante e il villaggio di Agdz.

Uno scenario incredibile con le varie costruzioni di terra e i monti dell’Atlante in lontananza. La kasbah è talmente caratteristica da essere stata scelta per girare il film Babel con protagonista Brad Pitt.

 

Cos’è una kasbah?

È essenzialmente una cittadella, una fortezza o una città fortificata di un distretto arabo.

 

Ad attenderci l’immancabile bicchiere di tè, questa volta senza menta e più speziato e una visita all’intera struttura. Alla sera, invece, la cena si è svolta in una delle terrazze osservando il calare del sole e il nascere della mezza luna con davanti un piatto di verdure, pollo e frutta aromatizzata allo sciroppo di datteri e cannella.

 

veduta dal villaggio fortificato ne marocco insolito

TERZO GIORNO:

Il terzo giorno di questo itinerario Marocco insolito è stato anche l’ultimo e abbiamo dovuto svegliarci presto per ritornare direttamente all’aeroporto di Marrakesh.

Abbiamo assaporato gli ultimi strascichi di calore di questo Marocco insolito sapendo che non lo avremmo ritrovato al ritorno. Infatti, a Treviso pioveva e faceva freddo. Ma a me non importava perché mi sentivo comunque riscaldata e felice.

 


RICERCA DEI SENSI

 

Per ovvi motivi non è il caso nel deserto approcciarsi alla flânerie mentre per quanto riguarda il Genius Loci il discorso si fa complicato. Non sono rimasta abbastanza tempo ma quello che ho capito è che la libertà è uno dei valori più importanti per il popolo berbero e per i tuareg. 

La vista è ancora abbagliata dalla luce delle stelle e dalla visione della via Lattea, nell’udito, invece, risuonano ancora le vibrazione dei tamburi mentre il gusto è sopraffatto dalle spezie locali. Il tatto è ancora alla ricerca della sabbia sottile e delle ruvide crine del dromedario. L’odorato in questo itinerario Marocco insolito è fine, poco presente, perché in questo caso gli altri sensi primeggiano.

 

Musica consigliata: Amir Sofi

Lettura consigliata: il Piccolo Principe di Antoine Saint-Exupéry