Padova antica città d’acqua? Eppure fino a poco tempo fa Padova antica poteva vantare una riviera paragonabile a quella del Brenta. Fu solo negli anni ’50 e con l’incremento sconsiderato del boom edilizio che perse la sua antica identità per acquisire quella nuova di “città del Santo”.

Ma non solo, Padova è conosciuta per l’Università, per la Cappella degli Scrovegni, per il caffè Pedrocchi, per la piazza delle Erbe e molte altre attrattive. Quindi, iniziamo con ordine e scopriamo il passato di Padova antica, quando era considerata una città d’acqua.

 

Le origini della Padova antica

 

Se potessimo andare a ritroso nel tempo, durante il periodo della Serenissima, quando Venezia era una delle potenze marinare più invidiate al mondo, scopriremmo che Padova è stata un punto di snodo commerciale molto importante.

La sua fortuna fu in maggior parte dovuta all’intersezione di due fiumi importanti: il Bacchiglione e il Brenta. Il primo permetteva il trasporto di materiale come roccia e silice dai colli euganei, mentre il secondo favoriva il trasporto del legname direttamente dall’Altopiano dei Sette Comuni.

Le merci attraversavano la Riviera del Brenta, in cui si trovavano le ville dei patrizi veneziani, fino a giungere sul Canal Grande nella Repubblica di Venezia.

Per cui Padova, officiando della presenza dell’acqua, aveva costruito una serie di mulini e di chiuse che creavano dei quartieri ben definiti in cui si alternavano i vari artigiani.

 

Padova antica: mura difensive lungo il Piovego

Mura difensive lungo il Piovego

 

Scoprire Padova

 

LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

Arrivando dalla stazione dei treni si dovrà superare Corso del Popolo per giungere al prezioso lascito del pittore Giotto: la Cappella degli Scrovegni.

Si tratta di una cappella affrescata dal maestro toscano nel ‘300 in cui illustra tre temi principali:

  • gli episodi della vita di Gioacchino e Anna;
  • alcuni episodi della vita di Maria;
  • gli episodi della vita e morte di Cristo.

Sotto a questi riquadri sono esposti degli affreschi che illustrano le allegorie dei Vizi e delle Virtù. La cappella faceva parte di un castello che è stato completamente distrutto dall’antico proprietario. La stessa doveva fare la medesima fine ma grazie all’intervento della città, si salvarono le opere e divenne proprietà del Comune di Padova.

 

MUSEI CIVICI EREMITANI

Un altro sito di notevole importanza storica sono i Musei Civici Eremitani che espongono reperti romani e pre-romanici e opere d’arte risalenti ai secoli XIV fino al XVIII. Vicino si trova la Chiesa degli Eremitani eretta nel 1276 che conserva alcune opere del Mantegna.

I Musei civici Eremitani di Padova raggruppano il Museo archeologico e il Museo d’arte medioevale e moderna. Dal 1985 sono ospitati nei chiostri dell’ex convento dei frati eremitani e custodiscono il preziosissimo crocifisso di Giotto.

Il quale fu costruito fra il 1303 e il 1305 su una tavola di pioppo con oro e tempera, dalla dimensione di 223 X 164 cm e proviene dalla Cappella degli Scrovegni. È una rappresentazione stilistica nuova, in quanto la figura del Cristo risulta con il corpo verso il basso, gravato dal suo stesso peso.

 

caffè pedrocchi

Il retro del Caffé Pedrocchi e le sue varie architetture

 

CAFFÈ PEDROCCHI

Una tappa al salotto della città è d’obbligo! Sto parlando del famoso Caffè Pedrocchi che deve la fama all’abilità del suo fondatore, il bergamasco Francesco Pedrocchi.

La sua idea era quella di creare uno spazio ricreativo culturale e intellettuale nella Padova antica in cui i viaggiatori, i commercianti, i militari, gli studenti e gli accademici potessero incontrarsi.

In quest’ottica diede vita al Caffè Pedrocchi nel 1831 pensato per essere aperto 24 ore su 24, conferendo così a Padova antica la fama di  “città senza porte“.

Ma l’idea rivoluzionaria fu di lasciare il locale aperto a tutti, anche a chi non poteva permettersi una consumazione. A tutti i clienti, infatti, veniva servito il quotidiano e un bicchiere d’acqua, sia che consumassero o meno. Ancora oggi chi prende un caffè al banco può sedersi nella Sala Verde senza che nessun cameriere possa richiedere un supplemento.

Più tardi, il figlio Antonio ereditò il locale e si preoccupò di acquistare tutti i palazzi adiacenti, creando così una specie di isola nella quale l’avventore poteva rinchiudersi e trovare in esso un rifugio sicuro.

I clienti abituali erano soliti consumare la specialità del locale: il caffè Pedrocchi ovvero una gustosa bevanda al caffè arricchita da un dolce strato di menta. Questa usanza è rimasta intatta nel tempo anche se la si accompagna all’aperitivo veneto per eccellenza.

Quasi fosse il richiamo del muezzin, all’ora dell’aperitivo la comunità padovana si riunisce a bere lo Spritz e chi lo preferisce, può sorseggiare l’ultima novità, chiamata P31 Green Spritz. Si tratta di un aperitivo composto da oltre 20 erbe officinali e aromatiche a cui si legano le fresche note dell’Assenzio a cui si aggiungono Prosecco, seltz, ghiaccio e lime.

 

lungo il piovego abitazioni padovane

Padova antica e moderna

 

PALAZZO BO

Da piazza Garibaldi si continua fino a raggiungere Palazzo Bo, sede dell’Università di Padova. Il nome deriva da una locanda aperta da un macellaio, chiamata Hospitium Bovis, con l’insegna di un bucranio, una testa di bue, ancora oggi simbolo dell’Università. Il “bo“, infatti, nel dialetto veneto significa proprio bue, ed era il simbolo della corporazione dei macellai.

Furono un gruppo di studenti dell’antica Università di Bologna a dare vita a questa sede nel 1222 per avere maggiore libertà di azione e di studio. Si trova il più antico Teatro Anatomico al mondo e si può visitare il pulpito da cui insegnava Galileo Galilei nell’Aula Magna.

In questa università si laureò in teologia anche la prima donna al mondo, tale Elena Lucrezia Cornaro, che dovette combattere affinché la Chiesa riconoscesse il suo titolo.

Ancora oggi in questo edificio si tengono le lezioni ed è sede del rettorato. Si possono fare delle visite guidate previa prenotazione a questo sito. Inoltre si possono vedere le immagini in anteprima grazie alla piattaforma di Google Street View a questo link:

 

università di padova

 

 

PALAZZO DELLA RAGIONE

Le piazze principali della città sono due: piazza delle Erbe e piazza dei Frutti. Si può già immaginare dal nome la dislocazione dei vari commercianti che persiste nel tempo.

A dividerle il maestoso Palazzo della Ragione, sede giudiziaria della Padova antica medievale carrarese, realizzato tra il 1238 e il 1239 e che conserva l’imponente cavallo ligneo, capolavoro del Donatello.

Sotto, ancora oggi sopravvive il mercato coperto, in cui si trovano i macellai e i pescivendoli. Al sabato è consuetudine per i padovani consumare una porzione di polpo lesso, cucinato secondo la migliore tradizione padovana.

Opposto al Palazzo della Ragione c’è il quartiere ebraico, dove vennero rinchiusi secondo un decreto della Repubblica della Serenissima, gli ebrei che vivevano in città. La sera veniva chiuso il portone e non potevano né entrare né uscire.

Oggi la zona è frequentata soprattutto nell’ora dello Spritz dagli universitari che si riversano nelle numerose osterie per consumare qualche “cicchetto”.

Vicino alle piazze si possono visitare la Loggia del Consiglio o della Gran Guardia, sede del comando militare austriaco e la piazza dei Signori con la famosa Torre dell’Orologio, in cui sono raffigurati i segni dello zodiaco.

Ma se guardi attentamente, ti accorgerai che manca il segno della Bilancia! Per quale motivo?

Secondo alcune fonti si ipotizza che l’artista non fu pagato dal committente e che abbia deliberatamente “dimenticato” il segno, simbolo tra l’altro di giustizia. La collocazione dello stesso rimane tuttora avvolto dal mistero.

 

stand dei folpi, la folperia

 

 

PRATO DELLA VALLE E DINTORNI

Più spostati rispetto al centro storico si trovano vicini l’uno all’altro Prato della Valle, la Basilica di Sant’Antonio da Padova e l’Orto Botanico.

La geometria della piazza di Prato della Valle è alquanto insolita ed è una fra le più estese in Europa (al primo posto figura la piazza Rossa di Mosca). Risale alla fine del XVIII secolo ed è un’isola ellittica centrale, chiamata isola Memmia.

È circondata da una canaletta artificiale alimentata dal canale Alicorno. Lo stesso è sormontato da un doppio anello di statue di stile rinascimentale, con una circonferenza esterna di 1450 metri.

La sua bellezza è impressionante e l’alternanza di statue, prato e piante, la fanno sembrare viva e in movimento. Da Prato della Valle si scorge sullo sfondo la Basilica di Sant’Antonio da Padova, in cui riposano le spoglie dell’omonimo santo originario del Portogallo.

Ogni anno viene visitata da circa 3,5 milioni di fedeli che arrivano da tutto il mondo per poter pregare da vicino il proprio santo protettore. Nella piazza del Santo, antistante, si trova il monumento equestre Gattamelata, opera di Donatello.

All’interno della Basilica, sull’altare maggiore, il costruttore Camillo Boito ha sistemato sculture bronzee, statue e formelle di varie dimensioni sempre di Donatello.

A qualche centinaio di metri di distanza da Prato della Valle si trova infine il Giardino Botanico, uno dei più antichi al mondo e considerato Patrimonio dell’Unesco.

 

Non puoi andartene da Padova antica senza conoscere le avventure di un personaggio alquanto caratteristico:

 

E, infine se ti va, scopri i dintorni di Padova:

Zaful WW

 

 


*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Caldamente consigliata la flânerie dato il passato mutevole di Padova. Ogni angolo, ogni intersezione offrono dettagli che richiamano un particolare periodo storico. Le strade trasudano storie di vita comune grazie ai murales degli artisti locali che si mescolano con i lasciti antichi della città. 

Il Genius Loci di Padova è un crocevia di popoli che si mescolano ma mantengono uno stretto legame con il territorio. Nell’essenza c’è tenacia, sapienza, curiosità e forza. Padova come città non ha mai raggiunto la fama di Venezia ma allo stesso tempo non è mai stata seconda a nessuno.

Durante un soggiorno a Padova, soprattutto di sabato pomeriggio, il gusto sarà attratto dai prodotti tipici locali. Come già ti accennavo non puoi non consumare un polpo fresco, bere uno spritz o assaggiare il caffè Pedrocchi. Sono l’anima della Padova antica attaccata allo scorrere del tempo. 

Sentirai le grida e gli schiamazzi dei giovani universitari che vengono qui a disegnare il loro futuro. Oppure puoi rinchiuderti nel silenzio dell’orto botanico e ascoltare il sussurro delle piante che hanno potuto incontrare personaggi celebri e ispirare loro pensieri introspettivi. La vista sarà deliziata da canali oramai chiusi che offrono una prospettiva insolita della città.

Profumi di spezie riavvolgeranno il nastro del presente proiettandoti in epoche lontane mentre appoggiando le mani sulle mura o sulle statue, inizierai a pensare in modo più lucido all’autentica consistenza delle cose e non alla sua fugace apparenza.

 

Musica consigliata: “Ma Quando Torno A Padova” di Umberto Marcato

Lettura consigliata: L’italiano più famoso al mondo… di Gaia Servadio

L’autunno sa regalare momenti di profonda introspezione ed è un richiamo che si percepisce passeggiando da Viserba a Rimini centro. La sabbia soffice, il movimento lento delle onde e il sibilo dei gabbiani si intrecciano ai pensieri che vagano liberi seguendo le direttive della mente.

Viserba

 

Viserba è famosa per il parco di divertimento “Italia in Miniatura” ma nelle stagioni fredde, quando il parco è chiuso, si trasforma in una sonnacchiosa cittadina.

L’hotel in cui alloggiavo si trovava in prossimità del mare e per raggiungere il centro di Rimini pensai di fare una lunga e piacevole camminata inspirando lo iodio e osservando le orme sulla spiaggia.

L’acqua conservava un certo tepore tanto da notare alcune persone che ne approfittavano per fare gli ultimi bagni solitari. Io, semplicemente, arrotolai i pantaloni e camminai con i piedi nell’acqua, testandone la temperatura.

Ero immersa nei miei pensieri quando un cagnolino corse vicino, potendo così ammirare un luccichio di felicità nei suoi occhi. Abbozzai un sorriso, riflettendo sul concetto di serenità degli animali quando noi, esseri intellettualmente più dotati, almeno secondo i nostri canoni, fatichiamo pure a sorridere.

Quanto poco riusciamo a godere del tempo presente? Perché siamo incapaci di accontentarci delle cose semplici?

 

Imbocco del fiume sul mare

 

Rivabella e San Giuliano a Mare

 

Giunsi in località Rivabella, dove si incontra il fiume Marecchia ed è necessario abbandonare la battigia per la strada asfaltata. Prima di arrivare al ponte una coppia di anatre attirò la mia attenzione: emanavano una tale raccoglimento impossibile da non rispettare. Parlottavano fittamente fra loro raccontandosi chissà quali avventure, come una vecchia coppia oramai consolidata.

Fu piacevole ascoltare il loro starnazzare sottovoce. Provai quasi una fitta di gelosia per la loro complicità. Ma venni distratta dall’approssimarmi a San Giuliano a Mare.

La cittadina si trova racchiusa fra due canali quasi come fosse un’isola immaginaria e l’ultimo collegamento è il Ponte Tiberio, uno dei più antichi della città, costruito in epoca romana.

Una veduta spettacolare di barche ormeggiate fece sorgere pensieri di vagabondaggio verso terre lontane e sconosciute. Ma distolto lo sguardo, riporta in direzione del centro cittadino di Rimini.

Eppure sono passati solo pochi anni dal mio lungo viaggio in Centro America e che cosa è rimasto di quei momenti di empia spensieratezza? Ricordo ancora quanto la scoperta di luoghi magici si rivelasse così istruttiva per le mie emozioni?

 

porta romana in centro a rimini

 

Rimini centro storico

 

L’antica Ariminum deve la sua fondazione alla vittoria sui Galli e la posizione strategica la trasformarono in un importante centro storico. Nasceranno qui, infatti, due arterie tutt’oggi utilizzate: la via Flaminia, direttamente collegata a Roma e la via Emilia, collegata a Piacenza.

Sorse in un periodo prospero dell’Impero Romano, quando la colonizzazione dei territori era la peculiarità dei governanti. I resti maestosi del Domus del Chirurgo illustrano lo stile e la sfarzosità di un’abitazione tipica della civiltà romana.

È impossibile non ammirarne i contorni e contemporaneamente non pensare a come fosse la vita in quel frangente d’epoca. Più elitario? Più difficoltoso? O la costruzione di una nuova città portava anche maggiore creatività e benessere?

Proseguii verso piazza Cavour facendo un piccolo balzo in avanti che mi proiettò nel ‘500, periodo di costruzione della sua fontana. Poi ritornai nuovamente indietro nel tempo attraversando la vivace piazza Tre Martiri dove troneggia l’antico foro romano in contrapposizione ai più moderni negozi.

Una deviazione sulla destra, all’altezza della stessa piazza, mi portò a visitare il Tempio Malatestiano. La sua facciata rinascimentale, opera di Leon Battista Alberti, nasconde all’interno le spoglie dei Malatesta mentre i muri narrano la storia d’amore tra Sigismondo Pandolfi Malatesta (committente del monumento) e Isotta degli Atti.

Dietro a questo maestoso edificio che trasuda amore sorge il Mercato Coperto, emblema del commercio dei prodotti tipici locali. Mi sedetti ad assaggiare un cassone romagnolo riflettendo sulla complessità dell’anima.

Accanto a pensieri più profondi nascono, quasi a farsi beffe, rimuginamenti più basilari come a dimostrare quanto possiamo essere grandi e piccoli allo stesso tempo.

La visita del centro terminò sotto il magnifico Anfiteatro Romano o meglio ciò che rimane di uno dei più importanti luoghi ricreativi della città, dove venivano a scontrarsi i gladiatori.

Il ritorno lo feci più in sordina attraversando i numerosi parchi cittadini fra cui quello dedicato a Federico Fellini. Mi ricordai delle sue parole: “nulla si sa, tutto si immagina”. E forse è proprio questa l’essenza della flânerie: ricreare attraverso i pensieri la via verso l’intuizione.

Perché l’immaginazione aiuta la mente a superare i blocchi che inconsciamente creiamo, facendoci sentire leggeri e liberi, come quando camminiamo con i piedi in acqua. Sei pesante ma in qualche modo leggero e non hai voglia di fermarti, così continui certo che quel lento incedere ti porterà da qualche parte e che diventerà reale.

Cosa ti posso dire del Genius Loci di Rimini?

I riminesi lo sanno meglio di me ma io ho percepito una certa energia frizzante, una positività volta allo scherzo e alla voglia di vivere. Se dovessi descriverlo sarebbe un essere con un viso ridanciano che indossa un cappello di fiori colorati in testa mentre fra le mani tiene un borsone ricco di ogni leccornia!

 


Musica consigliata: Il mare calmo della sera – Andrea Bocelli

Lettura consigliata: Fare un film di Federico Fellini

Scopri la ricetta facile dei macaron: il biscotto in cui si racchiude la creatività e la maestria dei pasticceri francesi. Ma lo sai che il termine deriva dalla parola italiana maccarone?

Le sue origini si dibattono in due differenti versioni: la prima li vede nascere a Venezia nel XVI secolo e successivamente esportate in Francia da Caterina de’ Medici in occasione del suo matrimonio con il duca d’Orleans, Enrico II di Francia.

La seconda, invece, vede la ricetta facile dei macaron nascere nel 1791 in un convento vicino a Cormery, una cittadina nel dipartimento dell’Indre e della Loira.

I macaron conosciuti oggi, invece, sono stati realizzati all’inizio del XX secolo da Pierre Desfontaines di Ladurée, la famosa pasticceria francese. Rimane il fatto che la loro preparazione è un particolare equilibrio di ingredienti che li rende unici, gustosi e originali.

Gli ingredienti devono essere pesati e bilanciati in modo corretto altrimenti il risultato non sarà soddisfacente. Ti senti pronto ad affrontare questa sfida? Il colore dei macaron saranno viola in perfetto stile Punto e Viaggio, ovviamente!


Zaful WW

INGREDIENTI

 

  • 90 grammi di zucchero semolato;
  • 350 + 60 grammi di zucchero a velo;
  • 190 grammi di albumi d’uovo;
  • 250 grammi di mascarpone;
  • 215 grammi di mandorle in polvere;
  • 30 grammi di farina 00;
  • 250 millilitri di panna fresca;
  • una bacca di vaniglia;
  • coloranti alimentari (a scelta);
  • tre o quattro cucchiai di marmellata di mirtilli.

 

PREPARAZIONE

 

foto di un macaron violaIn una terrina setacciare la farina 00 con 350 grammi di zucchero a velo e le mandorle in polvere. In un altro contenitore montare a neve gli albumi e aggiungere dolcemente lo zucchero semolato.

Ti consiglio di usare una planetaria per praticità. Continuando a mescolare dal basso verso l’alto per non smontare gli albumi aggiungere gli ingredienti precedentemente setacciati e la fialetta di colorante alimentare.

Usare un tappetino in silicone con stampo dei macaron, come quello di Belmalia, per creare dei dischetti tutti uguali. In alternativa puoi usare un pennarello alimentare e delle formine tonde per i biscotti.

Riempire il contenuto del composto all’interno di una tasca per pasticceria e creare i dischetti che verranno poi lasciati a riposare per un’ora.

 

Se si desidera creare i macaron in diversi colori suddividere il composto in tasche differenti 

 

Trascorsa l’ora inserire i dischetti in un forno ventilato per 12 minuti, se forno tradizionale 9/10 minuti controllando continuamente la cottura.

Nel frattempo preparare la farcitura. In un contenitore inserire il mascarpone, la panna, i 60 grammi di zucchero a velo, la bacca di vaniglia e la marmellata di mirtilli, uno alla volta mescolando in modo che gli ingredienti si amalgamino alla perfezione.

Quando avrai tolto dal forno i dischetti lasciali raffreddare per una decina di minuti e poi procedi alla farcitura. Potrai scegliere il tipo di marmellata che meglio preferisci o aggiungere ingredienti seguendo la tua creatività. L’importante è non cambiare il peso corretto per la preparazione dei dischetti. Aspetto con ansia le tue foto, a presto!

L’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia si trova in prossimità del bellissimo Lido ma a pochi verrebbe in mente di visitarla. Per quale motivo? Perché l’isola in realtà è un monastero occupata dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi.

E gli armeni cosa centrano? L’isola è di loro proprietà e il monastero, anche. All’interno vengono formati i discepoli che si occuperanno di risolvere conflitti internazionali, curare i bisognosi e aiutare i concittadini armeni in patria.

Quale tipo di religione professano? Il loro credo è cristiano cattolico e sono riconosciuti dal Vaticano. La loro storia è affascinante e ancora di più i passi che hanno fatto per arrivare a Venezia…

 

L’Armenia

 

Quando ho prenotato il tour per andare a visitare l’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia mi sono subito preoccupata di andare a posizionare l’Armenia sulla cartina.

Si trova a cavallo fra l’Asia e l’Europa, ma ha sempre avuto delle forti risonanze europee. Confina con la Turchia, l’Iran, la Georgia e l’Azerbaijan. È tristemente famosa per il genocidio subito dall’Impero Ottomano compiuto dal 1915 al 1916.

Attualmente la popolazione è stimata intorno ai 3 milioni di abitanti ma gli armeni che vivono al di fuori dei confini nazionali sfiorano la cifra di 8 milioni di persone.

Purtroppo la diaspora, le condizioni economiche, societarie e l’instabilità nazionale hanno convinto la maggior parte della popolazione ad andarsene per far fortuna nel resto del mondo.

Tra l’altro la sua identità nazionale è stata riconosciuta solo da pochi decenni con la liberazione dalla sovranità dell’Unione Sovietica avvenuta il 25 dicembre del 1991.

 

intero della chiesa

 

Mechitar di Sebaste

 

Quando ti ho parlato del monastero dell’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia ti ho accennato che appartiene all’ordine dei mekhitaristi. Mechitar di Sebaste è stato un monaco cristiano armeno.

Nacque nel 1676 in Anatolia, ai tempi terra armena e da subito seguì la via ecclesiastica. Si trasferì a Costantinopoli con l’intenzione di fondare un ordine che diffondesse la cultura armena. Quando il sultano lo scoprì, lo costrinse ad andarsene e si rifugiò a Modon, nel Peloponneso, oggi di nazionalità greca.

Il territorio in quel periodo storico, apparteneva alla Repubblica di Venezia. Ciò diede a Mechitar la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con il doge.

La Repubblica da tempo immemorabile aveva dei strettissimi e ottimi rapporti commerciali con il popolo armeno. Molti prodotti, infatti, sono arrivati proprio grazie a loro: le albicocche (in dialetto veneto si chiamano armellini), i fichi, l’uva passa, la secca ma anche le pellicce di ermellino, il cotone e i tappeti.

Grazie, appunto, a questo solido legame Mechitar ricevette in dono l’isola di San Lazzaro nel 1715. Qui introdusse delle stamperie che dettero alla luce numerosi libri.

L’intenzione del monaco era quella di tradurre in armeno il maggior numero di libri esteri per far conoscere ai suoi concittadini la cultura del mondo.

Parallelamente si prodigava a trascrivere i saggi armeni in tutte le lingue affinché la cultura popolare non sparisse. La Repubblica di Venezia, da sempre sensibile alla diffusione della conoscenza, fu ben lieta di aiutarlo in questo progetto.

Riuscì a salvare l’isola anche dall’invasione napoleonica attraverso una perfetta opera di mediazione che fece prendere atto allo stesso Napoleone del valore intrinseco e unico del progetto.

 

interno dell'isola di san lazzaro degli armeni

 

L’isola di San Lazzaro degli Armeni oggi

 

Per raggiungere l’isola dovrai servirti del vaporetto linea 20 da piazza San Zaccaria. L’isola non è aperta al pubblico in qualsiasi momento ma solo alle 15.25 quando inizia la visita guidata.

Di conseguenza dovrai prendere il vaporetto alle 15.10 e acquistare il biglietto di 6 euro in loco. Ma ti assicuro che ne vale assolutamente la pena. Il monastero è il centro più importante per la diffusione della cultura armena.

All’interno troverai diverse stanze con manufatti regalati da artisti, nobili e religiosi di tutto il mondo. Si tratta di quadri, orpelli, tappeti e ninnoli appartenuti a differenti proprietari.

Un’immensa collezione di libri antichi scritti e rilegati dagli stessi monaci abitanti dell’isola e altri acquistati dai vari ambasciatori armeni ma soprattutto il primo dizionario armeno datato 1749.

Nella stanza egizia si trovano oggetti dell’antica civiltà tra cui la mummia di Nemehket, fra le meglio conservate al mondo. Sopra la porta di questa stanza il ritratto di un improbabile Lord Byron. Il nobile inglese passò 9 mesi sull’isola per studiare la lingua armena e per approfondire lo studio della loro cultura.

Infine si può visitare l’interno della chiesa e il chiostro riccamente abbellito di rose. Ho anche avuto la fortuna di partecipare alla funzione delle 12 e ascoltare la parte finale della liturgia.

Dato che gli armeni sono dislocati in varie parti del mondo e difficilmente riescono a rincontrarsi, per congedarsi hanno inventato questo saluto:

 

Mi auguro che il tuo cammino sia sempre tappezzato da rose

 

E non posso che augurarlo anche a te, con tutto il cuore!

 


 

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*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può andare nell’isola è passeggiare liberamente pertanto la flânerie è interdetta. Si può provare a percepire il Genius Loci dell’isola però, anche se si è irreparabilmente fuso con la cultura armena.

In un certo senso credo che quest’isola sia stata sempre di proprietà armena e che nessuno meglio di loro possa preservarne la bellezza. Una sorta di scambio naturale, da una parte si conserva la cultura dall’altra le radici. 

I manufatti presenti sono incredibili e denotano i numerosi viaggi compiuti dagli armeni. Vedrai orpelli di ogni tipo, ascolterai una storia velata e sentirai il profumo di una cultura viva e prospera.

Assaggerai indirettamente il sapore sconosciuto delle rose: sfuggenti e delicate. Infine toccherai con mano la vivacità di una nazione ricca di cultura e di storia che desidera non essere dimenticata.

Come un borgo abbandonato in cerca di rinascita, la cultura armena prosegue il suo cammino lastricato di rose in attesa di una gloriosa rinascita.

Musica consigliata: musica suonata con il duduk (strumento aerofono ad ancia doppia)

Lettura consigliata: libri sul Genocidio Armeno

Il sito di Airhelp accorre in aiuto di tutti i viaggiatori che hanno avuto problemi con il volo offrendo una soluzione rapida e veloce. Purtroppo non sempre il viaggio tanto desiderato segue le nostre aspettative.

Può succedere infatti di non riuscire a raggiungere la meta tanto sognata a causa di un problema con la compagnia aerea. I motivi principali che possono causare questi intoppi sono essenzialmente quattro:

  1. Cause imputabili a noi
  2. Volo cancellato
  3. Volo in ritardo
  4. Overbooking

Cause imputabili a noi

In questo caso le possibilità di risarcimento sono davvero minime e variano a seconda delle normative interne della compagnia aerea. Forse l’unico caso in cui sono tutte d’accordo nel restituire il costo del biglietto è se sopravviene una morte improvvisa. Ma è meglio non pensare a questa evenienza!

Comunque se ti capita di rinunciare al viaggio ti consiglio di leggere bene le regole relative al tuo volo e di contattare direttamente la compagnia aerea.

 

Volo cancellato

I motivi per cui la compagnia aerea decide di cancellare un volo sono molteplici: avaria del mezzo, condizioni meteorologiche avverse, problemi con il personale di bordo, eccetera.

Non sempre il risarcimento è garantito. Se la cancellazione è dovuta da una circostanza straordinaria, non otterrai nulla.

La valutazione va fatta anche in base al tempo di preavviso e al territorio di competenza, ossia se il volo è all’interno della comunità Europea o internazionale.

In linea di massima i voli compresi nella tratta europea sono più tutelati dal Regolamento CE 261.

 

Volo in ritardo

Districarsi fra le regole che definiscono il risarcimento per un volo in ritardo è come entrare in una giungla con una forchetta al posto del machete!

I parametri di valutazione, infatti, fanno riferimento sia alle regole interne della compagnia aerea che alle normative dello Stato in cui si viaggia.

Generalmente il risarcimento si applica sia ai vettori europei che extraeuropei. E questa è una bella notizia… Ma per quanto riguarda la tempistica?

Solo i voli con ritardo superiore alle 3 ore vengono presi in considerazione. E l’importo sarà calcolato in base alla tratta di percorrenza che non deve essere inferiore ai 1500 chilometri.

Per i voli negli Stati Uniti ci si basa invece sulla regolamentazione delle compagnie aeree che ovviamente tirano acqua al loro mulino, presentando una scarsissima tutela al cliente.

I voli internazionali sono infine regolamentati dalla Convenzione di Montreal che copre solamente i danni da disservizio.

 

Overbooking

Over che? Tutte le compagnie aeree, ma anche gli hotel e altri mezzi pubblici, usano la tecnica dell’overbooking per proteggersi dai posti vuoti. Secondo questa logica prendono più prenotazioni dei posti effettivamente disponibili coscienti del fatto che ci sarà sempre chi non si presenterà.

Se malauguratamente nessuno rinuncia cominciano i problemi. Potresti essere “scelto” come surplus e rimanere in aeroporto.

Fortunatamente hai diritto al risarcimento e all’assistenza in aeroporto. Potresti anche decidere volontariamente di rinunciare al volo ottenendo gli stessi benefici.

 

Il sito di Airhelp suggerisce alcuni accorgimenti da adottare per evitare di essere scelti come “pecora nera” del volo:

  • fare il check in il prima possibile;
  • presentarsi al gate in orario;
  • prenotare in business class o in prima classe;
  • prenotare il posto a sedere;
  • essere iscritti al programma frequent flyer della compagnia;
  • spedire i bagagli in stiva.

 

disegno con scritto help

Come ti aiuta il sito di Airhelp

Se ti capita uno degli inconvenienti elencati, ti conviene affidarti a qualcuno che si occupa di risolvere proprio questo tipo di problematiche come Airhelp.

Tramite il loro sito, infatti, potrai valutare in modo rapido e veloce, grazie a una pratica schermata, se hai diritto o meno a un rimborso. In caso di riscontro positivo ti aiuteranno a ottenere un rimborso il prima possibile.

Non solo.

Dal sito puoi avere interessanti informazioni sulla completa regolamentazione europea, americana ed extraeuropea dei casi visti, consultare la classifica delle compagnie aeree e degli aeroporti migliori, creare una pratica mappa del tuo viaggio e trovare subito una risposta al tuo quesito attraverso la sezione F.A.Q.

La garanzia di professionalità data da Airhelp è garantita dalle numerose recensioni positive lasciate dai clienti soddisfatti sul sito di Trust Pilot.

Mi auguro con tutto il cuore che tu non sia mai costretto a usarlo e che i tuoi viaggi siano sempre lastricati di indimenticabili ricordi, ma nel caso servisse è giusto sapere che puoi trovare un supporto e che non dovrai fare tutto da solo.

L’isola di Procida si trova sul Golfo di Napoli, vicino a Ischia, dove a contrastare il blu scuro del mare ci sono le case in tinte pastello. Teatro di importanti film è anche un luogo in cui riposare la mente e lasciare che la fantasia si prenda il giusto spazio per volteggiare libera.

Come si raggiunge?

 

Se arrivi a Napoli dall’aeroporto Capodichino o dalla stazione centrale ti consiglio per comodità di prendere l’Alibus. Il biglietto si può comprare a bordo è ha un costo pari a 5€. L’ultima fermata è quella del molo Beverello, di fronte l’entrata della stazione marittima.

A questo punto, se non lo hai già fatto, ti consiglio di controllare gli orari dei traghetti o degli aliscafi per raggiungere l’isola di Procida. Sarà lo stesso che avrà la destinazione finale di Ischia.

Questo link ti potrà aiutare a vedere gli orari e ad acquistare in anticipo i titoli di viaggio. I traghetti e gli aliscafi per Procida si trovano in due punti differenti.

Per i traghetti dovrai dirigerti verso destra rispetto l’entrata della stazione marittima e camminare per almeno 5 minuti fino a che troverai gli sportelli e l’attracco. C’è una fermata intermedia con l’Alibus vicina alla stazione dei traghetti, prova a richiedere la fermata al conducente del bus.

Gli aliscafi invece si trovano sulla sinistra, rispetto sempre alla stazione marittima, a circa due minuti di distanza e il viaggio per l’isola ha una durata più breve: solo trenta minuti. Ovviamente il prezzo del biglietto rispetto al traghetto sarà più alto.

 

l'isola vista dalla strada che porta alla sommità

 

Cosa vedere a Procida

 

Non appena scenderai dall’imbarcazione e ti ritroverai nella zona di Marina Grande verrai subito assalito dal profumo piccante della salsedine e i tuoi polmoni richiederanno un respiro più profondo.

Questa necessità non durerà a lungo, però! Non appena salirai, seguendo le indicazioni per il centro storico, ti ritroverai fra strade strette e alti edifici.

E ti renderai presto conto della quantità di auto e moto che circolano sull’isola, lasciandosi dietro una fastidiosa scia di gas di scarico e un rumore insopportabile.

Ma una volta che avrai raggiunto Piazza dei Martiri ti si aprirà davanti agli occhi l’isola di Procida in tutta la sua estensione e bellezza.

Sarà il momento di tirare fuori la macchina fotografica e abbandonarti alle tue emozioni. Cerca gli angoli più suggestivi, scendendo nelle scalinate, per cogliere gli scorci più particolari.

 

via del centro trafficatissima

 

Si continua a salire seguendo un muretto di colore giallo che contrasta con l’azzurro del mare. C’è uno spiazzo con due cannoni che puntano direttamente sull’acqua: sono un omaggio della Repubblica Napoletana, risalenti al 1799. Ci troviamo nella zona della Terra Murata, centro storico medievale.

Salendo ancora si vede ciò che rimane del Palazzo d’Avalos del 1563, divenuto Palazzo Reale e poi cittadella carceraria. La chiesa di Santa Maria delle Grazie appare piuttosto spoglia e non si celebrano le messe perché manca l’altare.

Ma nasconde comunque un piccolo gioiellino: la riproduzione fatta a presepe dell’isola, ideata dagli abitanti stessi. Ti verrà voglia di toccarlo con mano per capire se è reale oppure un’opera di fantasia. È reale, te lo posso assicurare!

Sarà premura delle due simpatiche custodi raccontarti la storia della creazione del presepe, in cambio di un piccolo contributo che varrà tanto quanto la tua stessa gentilezza. Nel punto più alto c’è un Belvedere. Finalmente si può scorgere Capri in lontananza e le coste di Pozzuoli.

 

io nell'isola di procida

 

Cosa fare sull’isola di Procida

 

Se sei un amante del pesce, qui, ogni tuo desiderio sarà realizzato. Puoi scegliere fra i diversi ristoranti, i prezzi sono abbastanza simili. Per la spiaggia dovrai spostarti leggermente fuori dal centro per incontrare la sabbia lavica di colore nero.

Dovrai assaggiare la granita procidana realizzata con il succo di limoni freschi dell’isola e le Lingue Dolci, una specialità gastronomica zuccherina.

In questa località è stato girato il filmIl talento di Mr Ripley” e lo troverai pubblicizzato in vari punti dell’isola.

Il porticciolo di Corricella è stato invece teatro di uno degli ultimi film del compianto regista Massimo Troisi: il Postino. La locanda il Postino ne conserva vari cimeli, fra cui la famosa borsa marrone in pelle.

Sempre qui sono disseminati i vari locali dove ci si può rilassare ascoltando lo sciabordio dell’acqua e seguire i movimenti ondulatori dalle barche dei pescatori.

Hai anche la possibilità di fare un tour in barca dell’isola per scoprirne ogni anfratto e ogni angolo nascosto da una diversa prospettiva.

Oppure scegliere di visitare l’isola di Vivara, un lembo di terra collegata a Procida e considerata area Marina protetta. La zona è meglio conosciuta come “Regno di Nettuno” e si possono avvistare branchi felici di delfini che solcano con maestria le onde insistenti del mare.

Quando sarà ora di rientrare a Napoli cercherai di conservare quella sensazione di benessere donata dall’isola ma tu, invece, fanne dono a qualcuno, non tenerla tutta per te. Io ho scelto di regalarla a te, spero ti sia gradita.

Me l’ha detto il Genius Loci di Procida, un essere votato alla gentilezza, al calore e alla generosità simile all’acqua che prende e dona come un’onda continua. Ecco perché lo devi fare anche tu!

 

veduta sul porticciolo

 

Vuoi sapere di più anche sull’isola di Ischia? Trovi gli articoli collegati qui:

 


Musica consigliata: Louis Bacalov – colonna sonora Il Postino

Lettura consigliata: Penziero e altre poesie di Eduardo di Eduardo de Filippo

La ricetta provenzale della ratatouille permette di entrare in contatto con un territorio dai profumi inebrianti e dai colori particolari. Inoltre si possono scoprire i prodotti di una terra fertile e coltivata sapientemente dai contadini francesi.

La ricetta provenzale della ratatouille è diventata talmente famosa per la sua semplicità e bontà da entrare prepotentemente anche nella nostra cucina. Un film della Disney con protagonista un topolino che cucina piatti gourmet e raffinati ha fatto il resto. Vediamo assieme la gustosa ricetta.

 

INGREDIENTI

 

  • sale e pepe quanto basta
  • sei cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • un cucchiaino di spezie: timo, origano e prezzemolo
  • 200 grammi di cipolle di Tropea
  • 3 spicchi di aglio
  • 600 grammi di pomodori cuore di bue
  • 2 peperoni rossi e uno giallo
  • 1 chilogrammo di zucchine verdi
  • 600 grammi di melanzane
  • 700 gr di pomodori

 

foto della ratatouille

Risultato finale della ratatouille, un insieme di gustose verdure

 

PROCEDIMENTO

 

Prendere tutte le verdure e affettarle a rondelle oppure grossolanamente seguendo la forma desiderata. Fare lo stesso con la cipolla e l’aglio. Mantenere le verdure separate perché seguiranno un metodo di cottura iniziale differente.

Far rosolare in un tegame le cipolle e l’aglio con tre cucchiai di olio di oliva. Quando iniziano a imbrunire aggiungere i pomodori e lasciare cuocere a fiamma bassa per altri 6/7 minuti.

In un’altra pentola antiaderente cucinare le melanzane con tre cucchiai di olio fino a che si ammorbidiscono e lasciarle riposare sopra un piatto a temperatura ambiente.

Con un altro tegame far saltare e insaporire con un po’ di prezzemolo i peperoni e mettere da parte in un altro piatto caldo. Ripetere lo stesso procedimento con i peperoni. La consistenza di entrambe le verdure deve essere morbida.

Ora unire tutti gli ingredienti e aggiungere le spezie, il timo e l’origano, il sale e il pepe all’interno di una pentola abbastanza capiente. Sentiti libero di aggiungere le spezie che più ti piacciono in modo da raggiungere il gusto desiderato.

Lasciare cuocere per un minimo di 30 minuti con un coperchio, assaggiando in prossimità della scadenza per decidere di proseguire la cottura di altri 15 minuti o meno in caso di necessità.

Servire la ricetta provenzale della ratatouille farà felice qualsiasi commensale, un piatto sostanzioso e ricco di nutrienti e vitamine.

Mi sento ancora in brodo di giuggiole al pensiero del mio, appena trascorso, fine settimana di autunno a Lavarone in Trentino Alto Adige.

Immagino di aver avuto la fortuna di trascorrere l’ultimo weekend assolato, a cavallo fra l’estate e l’autunno, prima dell’arrivo del freddo. Perché ho scelto Lavarone?

Lavarone

 

La cittadina di Lavarone si trova ai confini fra Veneto e Trentino alto Adige e più precisamente dopo l’Altopiano dei Sette Comuni e Vezzena. Subito dopo Lavarone c’è la famosa località sciistica di Folgaria.

A differenza di quest’ultima Lavarone è conosciuta per i sentieri di facile e medio livello e i percorsi adatti agli amanti della mountain bike.

Per loro sono stati creati dei percorsi ad hoc che permettono di muoversi attraverso i boschi e di lasciare le strade cittadine unicamente all’uso delle macchine. Inoltre c’è un attrezzato bike park per la gioia dei più piccoli. Aria fresca e belle passeggiate, cosa volere di più?

 

cima rocciosa nei pressi di lavarone

 

Frazioni di Lavarone

 

Lavarone si estende su di un territorio abbastanza vasto e comprende varie frazioni, ognuna diversa dall’altra. Visitarle è possibile seguendo le indicazioni dei sentieri che portano a fare dei giri intorno ad esse.

I dettagli delle case sono curatissimi, in perfetto stile Trentino. Un tripudio di fiori e di colori alle finestre, giardini impeccabili e affreschi di vita montana.

Una delizia per gli occhi. Ogni frazione presenta la sua peculiarità da ammirare e da fotografare. Se hai voglia di fare delle lunghe passeggiate ti consiglio di approfittarne!

Io ho soggiornato in un hotel a Bertoldi, una frazione graziosissima dove passa il Sentiero delle Sorgenti che arriva diritto al museo a cielo aperto de “Il Respiro degli Alberi”.

 

Respiro degli Alberi e altri percorsi

 

Il Respiro degli Alberi è un percorso espositivo all’interno del bosco dove si trovano installazioni permanenti di opere d’arte di artisti della zona e oltre, fatte interamente in legno.

Seguendo una strada forestale ci si imbatte in opere che si amalgamano in modo perfetto alla natura esaltandone addirittura la bellezza. Ho visto anche un camoscio ammirare estasiato le strutture!

A metà percorso si congiunge anche il Sentiero delle Sorgenti: si può scegliere il percorso corto oppure quello lungo. Ma ti consiglio prima di arrivare al termine del Sentiero degli Alberi, perché da lì potrai ammirare una bellissima panoramica dall’alto sul lago di Caldonazzo.

Dalla frazione di Slagenaufi, invece, puoi scegliere un sentiero dedicato alla storia e al conflitto mondiale. Proprio qui, infatti, si trova il cimitero austroungarico occupato da ben 768 salme con altrettante croci.

Una cappella e dei pannelli esplicativi raccontano i momenti della guerra per come la si è vissuta in questi luoghi che, ricordo, faceva parte dell’Impero Austroungarico.

Continuando il percorso si sale alla Baita Belem, una volta adibita a ospedale militare, dove venivano curati i feriti in gravissime condizioni.

Continuando in direzione del percorso che va a Monterovereinvece, si arriva al punto panoramico dal quale si ammirano entrambi i laghi di Caldonazzo e Levico con una visione a 360 gradi della zona. Uno spettacolo imperdibile!

 

cartello del sentiero delle sorgenti

 

Forte Belvedere e lago di Lavarone

 

Il Forte Belvedere fu costruito a strapiombo su uno sperone di roccia calcarea prima della Grande Guerra. Serviva da controllo sulla Val d’Astico che a quei tempi segnava i confini fra il Regno d’Italia e l’Impero Austroungarico.

Oggi la struttura è perfettamente conservata e ospita un museo dedicato alla guerra. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le generazioni future agli orrori commessi durante la Grande Guerra affinché non vengano mai più ripetuti.

La tariffa del biglietto intero è di 7 euro, se sei possessore della Trentino Guest Card invece pagherai solo 3 euro.

Il lago di Lavarone non è molto grande ma le sue acque turchine richiamano turisti da ogni parte del mondo. Anche Sigmund Freud soleva trascorrere qui le sue vacanze per rilassarsi e cercare nuove soluzioni ai suoi quesiti psicoanalitici.

Il lago è attrezzato con due spiagge, spazi liberi e ha ricevuto il riconoscimento di bandiera blu per la purezza delle sue acque. In inverno invece si trasforma in pista di pattinaggio sul ghiaccio. La sua origine è carsica, si tratta infatti di una dolina che improvvisamente si è riempita d’acqua a causa di un cedimento strutturale.

 

Una veduta sulle montagne intorno a lavarone

Leggende di Lavarone

 

Si dice che il lago di Lavarone si sia formato a causa di un litigio tra due fratelli. Entrambi possedevano un bosco rigoglioso ma l’avidità li metteva continuamente l’uno contro l’altro. Finché Dio si infuriò nel vederli sempre litigare e fece sprofondare il bosco. Dal cedimento nacque appunto il lago e ai due fratelli non rimase più nulla su cui baruffare.

 

Lungo il Sentiero delle Sorgenti c’è un bellissimo abete rosso che ha dei poteri particolari. Se ti fermi ad abbracciarlo per alcuni minuti, potrai sentire le sue proprietà balsamiche entrare nelle narici e iniziarai a percepire anche il più nascosto odore selvatico del bosco oltre che i bisbigli degli altri alberi. 

 

Vicino a Lavarone, a Malga Laghetto, viveva un abete bianco dell’età di circa 250 anni. Ne aveva viste passare di persone e aveva ascoltato i loro problemi cercando ogni qual volta di trovare una soluzione. Per questo gli abitanti si affidavano spesso a lui. Ma una notte particolarmente ventosa, la sua scorza dura cedette e si spezzò in due. Tutti gli abitanti della zona ne rimasero colpiti, perché era l’abete più antico d’Europa, il più saggio e il più amato. Il suo nome era Avez de Prinzep  e si trova ancora lì, irreparabilmente ferito ma pronto a dare conforto a chi richieda ancora il suo aiuto.

 

Cosa vedere in Trentino Alto Adige secondo Punto e Viaggio?

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

In un certo senso puoi fare della flânerie anche qui a Lavarone perché i sentieri si intersecano nei piccoli borghi di montagna. Ovviamente non potrai compiere deviazioni a casaccio per non perderti nei boschi ma potrai comunque scegliere varie alternative. 

Il Genius Loci di Lavarone è un tipo rude all’esterno ma tenero all’interno. Una sorta di immagine sfuocata che più ci si avvicina e più ci si accorge di quanta energia e calore contenga. 

I colori di queste montagne sono indimenticabili e ti sazierai solo a guardarli. Il cibo perde quasi sapore di fronte a tanta bellezza. Se assaggerai dei prodotti locali però ci ritroverai ogni sfumatura di colore che i tuoi occhi hanno visto tramutata in gusto.

Il silenzio degli alberi è inframezzato da qualche verso di animale e di uccello che percepirai come in lontananza, come se non avessi lo stesso diritto che hanno loro di trovarti lì.

Per non dimenticare i tuoi momenti qui fa come me: prendi in regalo uno strobilo da un abete rosso e portalo a casa con te. Ogni volta che ne avrai bisogno stringilo fra le mani riscaldandolo e assaporane il profumo selvatico e balsamico. Ti basterà per ritrovare la pace di quei luoghi.

 

Musica consigliata: questa volta rimani in silenzio e ascolta solo la sinfonia della natura

Lettura consigliata: 12 insegnamenti degli alberi di Vincent Karche