Praticare yoga a Playa del Carmen è un’esperienza che ti farà entrare in contatto con persone che condividono la tua stessa passione.

Le scuole presenti sono molte e si differenziano in base allo stile di yoga insegnato. Io ho potuto approfittare dell’offerta per un mese, durante il mio soggiorno nella città messicana.  Ero stata l’anno prima in vacanza nella Riviera Maya e mi ero perdutamente innamorata dell’atmosfera rilassata e serena che si respirava.

Così quando ho deciso di fare il mio viaggio di sei mesi in Centro America non ho potuto tralasciare Playa del Carmen. Inoltre ero sorpresa di scoprire che una delle insegnanti che seguivo si trovava proprio lì. Parlo di Sara Bigatti della Scimmia Yoga, che insegna il Vinyasa Yoga.

Che tipo di yoga si tratta?

È uno Hatha Yoga velocizzato, si rimane solo alcuni secondi in una posizione prima di passare alla successiva. Peccato che quando arrivai lei doveva ritornare in Italia, per cui non riuscii a fare la sua conoscenza.

cartina di playa del carmen

Playa del Carmen

 

Si trova a un’ora di macchina dall’aeroporto di Cancun o un’ora e mezza con i mezzi pubblici. Per raggiungerla puoi noleggiare un’auto, affittare un taxi o arrivare con la corriera ADO.

L’urbanistica è alquanto originale: si dividono le vie in calles e avenida numerate sia in orizzontale che in verticale. Se prendiamo a riferimento la spiaggia nella sua lunghezza quella più vicina è la quinta avenida, famosa per i locali notturni, come il Coco Bongo e molti altri. Se vuoi scegliere una struttura ricettiva silenziosa ti sconsiglio di prenderla in questa via.

Quella dopo è la decima avenida ed è dove si passeggia, dove ci sono i negozi, altri locali e i ristoranti. La quindicesima inizia ad avere meno hotel e più case e così via le altre che diventano sempre più residenziali. Le calles sono quelle in verticale quindi quando ti dicono un indirizzo ti indicano prima l’avenida e poi il numero della calle.

La spiaggia più famosa è il Mamita dove la sera arriva il deejay e sale la musica. L’ultima parte di Playa del Carmen prima di Playacar, una zona dove si accentrano ville e hotel di lusso (vedi cartina), c’è il porto per raggiungere l’isola di Cozumel e alla sera nel parco in avenida Benito Juarez ci sono spettacoli scenografici.

 

Per visitare Cozumel evita di acquistare un tour, per risparmiare vai direttamente in porto, compra il biglietto e prima di scendere troverai venditori proporti varie escursioni per fare snorkeling.

 

Se è brutto tempo, e in quella zona capita spesso, c’è anche un multisala, in Plaza las Americas, all’interno di un grande centro commerciale. Se invece vuoi vedere le località vicine come Puerto Aventuras, Akumal, Xelhá, Tulum, i grandi parchi di divertimento o i cenotes dirigiti all’incrocio  tra la 20esima avenida e la calle 2.

Lì si trova la stazione dei minibus, i mezzi pubblici economici usati dai messicani e dai turisti fai da te per spostarsi. Con pochi pesos raggiungi i siti turistici più famosi senza prenotare costosi tour. C’è anche un cenote tra la sabbia e il mare quasi sconosciuta dai turisti e frequentata dai messicani. Dove? Te lo racconto qui!

 

spiaggia bianca messicana con le nuvolette bianche nel cielo

Praticare yoga a Playa del Carmen

 

Oltre alle bellezze naturalistiche che lasciano a bocca aperta, molte persone vengono qui a praticare yoga. Ci sono tantissime scuole che propongono le differenti discipline.

Durante il mio soggiorno le ho provate un po’ tutte prima di scegliere quella definitiva. Non meravigliarti se i prezzi saranno diversi: ci sono le tariffe per i residenti e per i turisti, ovviamente questi ultimi pagheranno un importo maggioritario.

Questa è la lista delle scuole dove praticare yoga a Playa del Carmen:

 


 

Il mio obiettivo nel praticare yoga a Playa del Carmen era quello di provare le discipline che a Bassano ancora non erano presenti. Ti confesserò di aver vissuto un periodo indimenticabile. L’unico proposito che avevo era immergermi nella pratica e progredire nello studio.

Il fatto di essere lontano dalle incombenze domestiche e l’atmosfera rilassata del luogo mi hanno permesso di concentrarmi nei miei propositi e a lasciarmi andare.

Se prima mi sentivo irrigidita dalla nuova situazione con il tempo e potendo seguire le mie passioni ho imparato a essere meno spaventata e più cittadina del mondo.

È un’esperienza che consiglio anche a te, non c’è niente di meglio che fare un regalo a noi stessi! La mia formazione poi è continuata l’estate in Umbria, diventando infine un’insegnante di yoga anche se ancora non insegno!

Esiste una piccola produzione di tè in Europa: l’ho scoperta viaggiando in un’isola dal sapore esotico a metà strada fra Portogallo e USA. Sto parlando di Sao Miguel una delle isole delle Azzorre.

Le isole Azzorre

 

Lambite dall’oceano Atlantico, le isole Azzorre rimangono selvagge e incontaminate grazie alla lontananza dalla terra ferma. La più famosa, la più grande e anche la più vicina si chiama Sao Miguel ed è qui che la maggior parte dei turisti fanno scalo per conoscere questi territori assolati.

Un nutrito numero di nordeuropei, tedeschi e portoghesi partono alla scoperta dell’isola, affrontando i continui cambiamenti di tempo che il territorio propone. In un giorno può piovere fino a dieci volte con grande felicità da parte delle piante che qui crescono rigogliose e in salute.

 

 

 

 

 

Essendo l’isola di origine vulcanica, gode anche di un terriccio ricco di minerali che favorisce ogni tipo di coltivazione. Spesso, infatti, si vedono in aeroporto portoghesi partire con un contenitore carico di ananas.

Il frutto, di dimensioni più ridotte rispetto a quello africano, concentra in compenso un gusto decisamente più dolce e invitante. Un nettare dalle proprietà organolettiche estremamente salutari.

 

Ma la particolare combinazione di terriccio e pioggia permette anche la produzione di una pianta totalmente estranea in Europa: il tè. Possiamo quindi affermare, con una certa sorpresa, che esiste una piccola produzione di tè in Europa.

 

Ciò è possibile solo in una determinata parte dell’isola, nella località Maia, riparata dalla ferocia del vento. In questo terreno il tè ha trovato un habitat ideale nel quale prosperare. La qualità è eccezionale proprio perché inaspettata. 

Si può quindi tornare a casa, a seguito di una piacevole vacanza sull’isola, con una grossa scorta di tè verde e tè nero, entrambe di ottima qualità, che causeranno grande invidia da parte dei tuoi amici. 

 

 

 

 

 

Qual è la differenza?

 

La pianta è sempre la stessa, la Camellia Sinensis, ed è pronta quando i rami sviluppano tre foglie. La differenza fra i tè la fa l’età, a causa delle diverse composizioni chimiche e dell’aroma ma, soprattutto, la lavorazione finale che definisce i tre tipi di tè: tè nero, tè verde e Oolong.

Nel tè nero le foglie raccolte sono sottoposte a fermentazione. Durante il procedimento le catechine si ossidano e perdono il loro potere antiossidante. Il tè verde, invece, non è soggetto a fermentazione conservando così un alto numero di catechine che sono la principale componente delle foglie.

 

I prodotti per il tè verde sono: Hysson, Encosta de Bruma e la varietà Pearl. Per il tè nero trovi invece Moinha, Broken Leaf, Pekoe, Orange Pekoe, Orange Pekoe, Ponta Branca e Oolong.

 

L’azienda produttrice è Gorreana che dal 1883 ha avviato contro ogni pronostico questa fortunata produzione di tè in Europa. Il metodo di coltivazione è organico escludendo pertanto pesticidi e altre sostanze chimiche inquinanti.

Ciò è possibile grazie alla zona che non permette la proliferazione della mosca del tè precludendo pertanto la necessità di utilizzare alcun tipo di fertilizzante.

Le piante furono introdotte nel 1874 da due esperti cinesi e poi curate dalla famiglia proprietaria dell’azienda. Solo nel 1883 dopo vari tentativi e vari successi, la vendita è diventata possibile.

Oggi il prodotto viene venduto in minima parte nell’isola e il resto in Portogallo, Germania, USA, Canada, Austria, Francia, Italia, Brasile, Angola, Giappone e altri stati.

Nel sito dell’azienda puoi anche acquistare i loro prodotti e assaggiare una specialità che può vantare di avere solo l’isola di Sao Miguel.

Qual è il mio posto nel mondo? Per me solo uno: il villaggio di San Pedro de la Laguna nell’abbacinante lago Atitlan in Guatemala.

La sua atmosfera semplice e naturale mi ha colpita non appena sono scesa dall’imbarcazione che qui viene chiamata lancha. Mi sono ritrovata in un luogo perso nel tempo, esaltato da un fascino magnetico e mi sono sentita subito a casa.

Il lago Atitlán è un gioiello nascosto tra le montagne e i vulcani dove il tempo segue il ritmo della natura e le barche navigano silenziosamente tra le sponde.

Le città principali che si affacciano al lago Atitlán sono:

  • Panajachel;
  • Santa Cruz de la Laguna;
  • Jaibalito;
  • Tzununá;
  • San Marcos la Laguna;
  • San Pablo la Laguna;
  • Santa Clara la Laguna;
  • San Juan la Laguna;
  • San Pedro la Laguna;
  • Santiago Atitlán;
  • San Lucas Tolimán.

Il lago è circondato da piantagioni di caffè di ottima qualità, piante di avocado e da un’agricoltura florida. È possibile salire in tre ore, se si è allenati, alla cima del vulcano San Pedro di 3020 metri. Si può scegliere se partire all’alba o in tarda mattina.

Da Santa Clara si può salire alla Nariz de l’Indio da dove si gode una magnifica veduta sul lago oppure fare un’escursione al Cerro de Oro di 1892 metri nella parte opposta del lago.

 

Da queste cime si gode di un panorama mozzafiato, nuvole permettendo, sui confini tracciati dall’acqua che sembrano lambire dolcemente la terraferma, quasi a volerla accarezzare.

 

Spostarsi da un paese e l’altro è semplice grazie al servizio di traghetti, chiamati lanche come già ti anticipavo, con partenze frequenti. Oppure si può girare a bordo di un Chicken Bus, le ex corriere degli scuolabus americani. Spostarsi in macchina da soli, invece, non è consigliato a meno che non si faccia il pezzo da San Pedro la Laguna a San Juan la Laguna.

 

lago di atitlan

Veduta sul lago Atitlan

 

Le cittadine sul lago Atitlan

 

PANAJACHEL

Panajachel è chiamata Pana o Gringolandia a testimonianza della presenza massiccia di turisti americani. È la città più commerciale di tutta l’isola dove si trovano bancarelle ricche di prodotti tessili artigianali.

Numerosi hotel si affacciano sulla via principale tra ristoranti e negozi. Si trovano supermercati dove poter acquistare cibi americani o europei. Nel resto del lago invece ci sono solo piccoli negozi di alimentari.

SAN MARCOS LA LAGUNA

San Marcos la Laguna è famoso per i centri olistici e spirituali. Persone di tutto il mondo scelgono di vivere seguendo i precetti delle filosofie spirituali, abbandonandosi completamente allo studio dello yoga o rilassandosi con massaggi e meditazioni.

SAN JUAN E SAN PEDRO LA LAGUNA

San Juan la Laguna è un paese piccolo e con poche soluzioni ricettive. È conosciuto per le piantagioni di caffè biologico e per la produzione di cotone e l’uso di tinture naturali.

San Pedro la Laguna è la seconda città più grande dopo Panajachel e centro culturale del lago. Qui si incontrano viaggiatori provenienti dall’Europa, dall’America e dall’Asia che vengono per studiare lo spagnolo in una delle numerose scuole, favoriti dal clima piacevole, i prezzi competitivi e il livello di insegnamento.

SANTIAGO ATITLÁN

Santiago Atitlán è il paese con la più forte connotazione nativa dove si svolgono antichi rituali e l’orgoglio delle tradizioni si fa sentire prepotentemente.

Una volta raggiunto il molo di Santiago si è assaliti da giovani guidatori di tuk tuk che propongono tour della città. Si può così sfrecciare tra le vie cittadine ascoltando le vicissitudini di questa interessante parte del lago. I negozi e le bancarelle hanno i prezzi più bassi della zona.

 

foto di me nel lago atitlan

Sulla cima della Nariz de l’Indio

 

Il mio posto nel mondo

 

Sono rimasta un mese a San Pedro de la Laguna e da subito mi sono sentita a mio agio. Devo ammettere però che l’esperienza non è stata molto semplice.

Avevo affittato una bellissima casa prefabbricata in riva al lago. La mattina mi svegliavo con il canto degli uccellini, lo sbattere delle ali dei colibrì che venivano a succhiare il nettare dei fiori vicino alla finestra della cucina e il rumore delle barche in transito.

Si chiamava “la Casita”, un ninnolo affettuoso decisamente appropriato. Era composta da tre stanze suddivise in soggiorno, camera e cucina. All’esterno un grande giardino con piante di caffè e avocado, fiori profumati e una vista sul lago eccezionale.

La sistemazione era molto basica, non avevo la televisione, né la radio o qualsiasi altra cosa. C’erano solo dei libri sugli scaffali. Ma era perfetto così, era il momento di estraniarmi dal mondo e quel luogo mi permetteva di farlo.

 

Alla mattina andavo a fare yoga e al pomeriggio studiavo spagnolo. Tutto era meraviglioso finché non arrivò lui.

 

Purtroppo scoprii in fretta di non essere l’unica abitante di quella magnifica casa. Assieme a me aveva messo dimora uno scorpione. Il primo incontro fu sulla tenda della vasca, mentre mi lavavo i capelli.

Mentre stavo canticchiando e frizionando i capelli mi accorsi di una presenza sospetta sulla tenda. Era qualcosa di nero ed era anche grosso! Guardai meglio e vidi uno scorpione con la coda alzata in segno di difesa.

Entrai nel panico.

 

la mia casita vista da fuori

L’esterno della casita

 

Ma siccome non potevo scappare così com’ero finii di lavarmi i capelli, trovai il modo di spostare la tenda e corsi fuori dal bagno richiudendo immediatamente la porta dietro di me.

La prima cosa che feci fu controllare su Google se gli scorpioni in Guatemala fossero mortali. Niente di tutto ciò ma non mi tranquillizzai. Passai il resto della serata pensando sul da farsi, sperando se ne andasse il prima possibile.

La mattina dopo dovetti andare in bagno e non lo vidi. Gridai al miracolo fino a che non lo vidi nascosto nell’intercapedine della porta. Presi i libri sugli scaffali e li misi sotto la porta in modo che non uscisse da lì.

foto dello scorpione

La mia “mascota”

Però il soffitto era pieno di buchi e sarebbe potuto uscire in qualsiasi modo.

Speravo lo facesse dalle fessure che davano verso l’esterno. Parlai di questo al mio professore di spagnolo che mi disse di ucciderlo. Io però avevo qualche remora perché pensai che un animale così perfetto fosse in qualche modo sacro.

Per molti giorni non lo vidi e avevo quasi dimenticato la sua presenza quando una sera di vento forte vidi uno scorpione entrare in tutta fretta dalla fessura della porta di entrata.

In un attimo presi la scopa e iniziai a spingerlo verso l’esterno ma rimaneva attaccato alle fibre e tenace, tentava di avanzare. Alla fine ebbi la meglio e riuscii a farlo scappare.

Mi sedetti con il cuore in gola e sul più bello che mi stavo calmando: eccolo ricomparire. Ripetei i gesti un’altra volta fino a farlo sparire. Questa volta chiusi la fessura con dei libri, ciabatte, sacchetti di plastica, tutto quello che mi capitò fra le mani.

Ripetevo quell’operazione ogni volta che uscivo e rientravo di casa. La presenza funesta poteva manifestarsi la sera o quando faceva più freddo del solito.

 

Nuovamente ritornò la calma fino a che, una sera, non sentii dei rumori provenire dalla cucina.

 

Sentii come un fruscio sui sacchetti di pasta che avevo acquistato giorni prima al supermercato. Andai a vedere e vidi lo scorpione che si muoveva agilmente fra il mio cibo. Mi venne un nervoso!

Questa volta afferrai il martello e appena fu sul muro, vicino al frigo, lo colpii con poca forza. In realtà l’attimo prima provai un moto di compassione e quindi il mio colpo finì a vuoto.

Lui, da abile attore, fece finta di essere stato colpito e finì sotto il frigo. Spostai il frigo perché tra la cucina e la camera non c’era la porta e non potevo dormire con l’idea dello scorpione che girava per casa. Si sarebbe sicuramente vendicato!

Spostai con fatica il frigo ma dello scorpione non c’era più traccia. Quella notte dormii con il martello vicino al cuscino.

Quella fu l’ultima volta che vidi il mio coinquilino, la “mascota” come l’aveva chiamata il mio professore di spagnolo, ossia il mio animale domestico. Nonostante la disavventura però quel luogo mi è rimasto nel cuore.

Lì avevo realizzato il sogno della mia vita: vivere vicino alle montagne e all’acqua in modo frugale e senza grande pretese. Prendere la verdura dall’orto del vicino e cibarmi con i prodotti locali cucinati dalle abili casalinghe guatemalteche.

Andare al mercato e comprare ogni sorta di prodotti esotici, dalla frutta al caffè fresco e perfino la cioccolata pura al 100%. Fu difficile riportare le chiavi al legittimo proprietario, ma il mio viaggio doveva continuare. Dovevo visitare ancora l’Honduras e il Belize!

 

Se anche a te interessa fare un viaggio in Guatemala ho scritto una guida completa per organizzare al meglio il tuo viaggio. La trovi in vendita qui:

Il mio tragicomico viaggio in Baviera è avvenuto in occasione di una delle più importanti manifestazioni: la festa della birra a Monaco. Era nato sotto i migliori auspici, o meglio sotto le migliori intenzioni, ma non è andata esattamente come mi aspettavo.

Come mai un viaggio in Baviera?

 

L’occasione era la famosissima Festa della Birra che coincideva con l’acquisto nuovo di zecca dell’Audi della mia amica Dina. L’idea era quella di provare entrambe festeggiando in un unico momento.

La decisione fu presa la settimana prima e di conseguenza non fu semplice trovare un alloggio adeguato. Alla fine, a forza di sfogliare siti di prenotazione hotel, trovammo una stanza privata per tre persone a 150 euro.

Una spesa folle e inappropriata ma non c’erano più stanze libere da nessuna parte e gli hotel erano praticamente prenotati da mesi. Al viaggio last minute si era aggiunto un altro mio amico, pronto a partecipare all’avventura improvvisata.

 

Non fare come me! Nel caso ci siano eventi in programma evita di prenotare un alloggio all’ultimo minuto, rimarranno sul mercato solo quelli peggiori e più costosi. Lo stesso vale per l’auto cerca di noleggiarla per tempo in modo da avere maggiore scelta.

 

Il giorno stabilito partiamo in orario seguendo prima la superstrada e poi l’autostrada. All’improvviso la macchina inizia a lampeggiare l’olio. In pochi istanti sale il panico e una raffica di domande riguardanti i controlli effettuati.

La mia amica, alquanto spaventata, ammette di non essere passata dal meccanico e di non aver fatto quindi un check out completo alla macchina.

Dopo averla fissata con gli occhi sgranati per almeno un minuto decidiamo di fermarci al primo distributore e di controllare velocemente le funzionalità di base.

Per fortuna accorre in aiuto il benzinaio, un meccanico mancato, che da un’occhiata a tutti i serbatoi confermando di aver sistemato e riempito ogni contenitore.

 

Ricordati di fare un check out completo all’auto prima di partire per un viaggio. Se prendi un auto a noleggio, controlla lo stesso i livelli di olio e benzina per non trovare sorprese. Al ritorno dovrai consegnarla esattamente come l’hai presa, con gli stessi livelli di benzina.

 

Mai successo in tutta la mia vita da quando l’Europa si è unita di passare a un controllo documenti. Eppure in quell’occasione non ci siamo fatti mancare neanche quello. Al mio amico era scaduta la carta d’identità e dopo essere sbiancato si è ricordato di avere con sé anche il passaporto. Altri momenti di panico fortunatamente sorpassati con un po’ di risate.

Ci eravamo fermati a prendere la Vignette in Austria e prima di salire in auto la polizia ci ha fermato chiedendoci i documenti. Forse le facce li ha insospettiti?

 

Controlla documenti e date di scadenza prima di uscire dai confini italiani. Anche se sei in Europa e viaggi in macchina potresti essere fermato e controllato. La patente poi deve essere tenuta sotto mano e fa attenzione al tipo di assicurazione stipulata. Non tutte sono efficaci al di fuori dei confini italiani. Lo stesso discorso vale con il noleggio, leggi punto per punto ogni norma scritta.

 

tedeschi coi vestiti tipici e veduta di monaco

 

L’arrivo a Monaco di Baviera

 

Finalmente il nostro viaggio in Baviera ci portò a Monaco! L’auto la lasciammo fuori dall’appartamento in cui avevamo prenotato la stanza. Si trattava di una zona residenziale con parcheggi dedicati. Quindi per arrivare in centro prendemmo la metro.

Non era la prima volta che andavo a Monaco ma stentavo a riconoscerla così vestita a festa. Il flusso di persone era insopportabile e più ci si avvicinava alla zona delimitata dalla manifestazione, più si incontravano personaggi alticci.

Finalmente una folla infinita di persone e la scritta “Willkommen” sopra le nostre teste! Ero proprio curiosa di vedere come si svolgeva questo evento così tanto osannato. E la birra sarebbe stata così buona come dicevano?

Iniziammo a girare la fiera e notammo subito che gli stand con il cibo erano separati da quelli della birra. Pensammo che fosse alquanto scomodo e che non avremmo potuto sedere e consumare un pasto in modo tranquillo.

Decidemmo comunque di fare buon viso a cattivo gioco e ci fiondammo allo stand della Paulaner. Niente da fare, non si entrava. Si rimaneva in fila e vi accedevano solo chi al polso aveva un braccialetto dai colori sgargianti.

Comprendemmo l’esistenza di una via prioritaria e che sarebbe stato impossibile per noi partecipare. Senza rinunciare provammo ad entrare in diversi stand e chiedemmo informazioni, ma le entrate rimanevano comunque sbarrate. Se volevamo mangiare, e ti assicuro avevamo una gran fame, dovevamo uscire da lì.

Così facemmo e trovammo un giardinetto dove poter bere birra e mangiare un panino minuscolo dal prezzo scandaloso. In proporzione costava meno la birra e considera che il taglio più piccolo era da un litro!

Trascorremmo così la serata, a Monaco, ma fuori dalla festa ufficiale della birra. Proprio non era aria. Scegliemmo un pub irlandese in cui festeggiare e tornammo in appartamento verso l’una. Dormimmo in tre in un letto alla francese.

 

Quando partecipi a una manifestazione ancora una volta non fare come me, ma informati prima sulla modalità di accesso, sui parcheggi e sulle possibili difficoltà. Se non dormi in quel luogo devi avere almeno la possibilità di avere l’auto non troppo distante dall’evento, ma soprattutto geocalizzati, in modo da non camminare a vuoto durante la notte per cercare la macchina.

 

birra gigante in uno stand

La ripartenza

 

La mattina salutammo tutti: il nostro viaggio in Baviera era terminato, riprendemmo la macchina e decidemmo di fermarci lungo la via del ritorno. Solo che la mia amica stava decisamente male.

Forse a causa del freddo o delle troppe birre, passò la mattina a dare di stomaco. Lungo la strada, inoltre, trovammo un gran traffico che ci tenne imbottigliati e, ovviamente, ci eravamo scordati di munirci di navigatore satellitare.

 

Prima di metterti in viaggio ti consiglio di scaricare delle applicazioni sul telefono che ti avvisano sul traffico stradale. Le migliori sono: waze, here wego, google maps, via michelin per il mondo e per l’Italia vai anas plus e my way-autostrade. In alternativa puoi acquistare un navigatore satellitare con funzione di segnalazione traffico come questi che trovi su www.Auto-Doc.it

 

Ma è proprio quando non hai mete da seguire che si scopre la bellezza di viaggiare in auto. Ci fermammo a comperare una zucca. Sì, hai capito bene.

Notammo una quarantina di zucche vicino a uno steccato e una cassettina a fianco in cui introdurre i soldi. Un euro a zucca. Pensai a quanto senso civico mancasse in Italia per raggiungere tali livelli di condivisione…

Facemmo una sosta a Garmish Partenkirchen. Qui si trova la vetta più alta in tutta la Germania ed è anche una meta sciistica molto apprezzata. Si trova ai confini con l’Austria e ha ospitato sia i mondiali che i campionati di sci.

La maggior parte dei locali sono pizzerie e gelaterie, la passione dei tedeschi e degli austriaci. Ci fermammo a mangiare una pizza e finalmente la mia amica iniziò a sentirsi meglio.

Ammirammo i paesaggi montani e ti confesso che avrei voluto fermarmi qui alcuni giorni a passeggiare fra i boschi e immergermi nella natura.

Ma non avevamo tempo e dovevamo obbligatoriamente tornare a casa. L’avventura tedesca e il viaggio in Baviera era terminato e anche se non era andata esattamente come pensavamo fu comunque un weekend che ricordammo a lungo. Ancora oggi quando ci incontriamo moriamo dalle risate ricordandolo.

 

Il grande vantaggio di spostarsi con l’auto? Avere il privilegio di scegliere e decidere i tempi, le soste e le partenze. Un viaggio creato su misura per viaggiatori liberi e indipendenti.

Invochiamo la ricetta dei biscotti della fortuna per trascorrere un 2021 all’insegna dei viaggi, visitando i luoghi più sognati e desiderati.

Si tratta di un’usanza tipica dei ristoranti cinesi quella di servire, a fine pasto, dei biscottini che racchiudono all’interno dei messaggi profetici. Potresti utilizzare anche tu questo espediente nelle cene con gli amici.

All’interno puoi racchiudere delle frasi relative al mondo dei viaggi e ricordare, quindi, ai tuoi commensali quanto sia bello viaggiare e i benefici che ne ricevi. Al termine della ricetta ti lascio anche qualche aforisma da cui trarre ispirazione. Ti auguro un buon viaggio e che duri tutto l’anno!

 

Ingredienti ricetta dei biscotti della fortuna:

 

  • 75 grammi di farina di riso e altrettanto di farina 00;
  • 20 grammi di amido di mais (maizena);
  • 110 grammi di zucchero semolato;
  • Un cucchiaio di olio di oliva;
  • un cucchiaino di acqua naturale;
  • 75 grammi di albume;
  • Alcune gocce di essenza di cannella o di vaniglia secondo i gusti.

 

Zaful WW

 

Preparazione:

 

Dividere gli albumi dal tuorlo e versarli in una ciotola assieme allo zucchero semolato. Iniziare a sbattere il composto con la frusta e fermarsi prima che questo sia montato a neve.

Mescolare quindi per un minuto e poi aggiungere l’olio di oliva e l’essenza desiderata all’impasto. In un’altra ciotola setacciate la maizena e la farina 00. 

Ora sarà arrivato il momento di aggiungere le farine al composto, che nel frattempo si sarà riposato. Introdurre lentamente e continuando a mescolare gli ingredienti fino a che l’impasto non si sarà perfettamente amalgamato.

A questo punto aggiungere il cucchiaino d’acqua e controllare che l’impasto rimanga comunque denso. La ricetta permetterà di creare all’incirca 12 biscotti.

Accendere il forno e portarlo alla temperatura di 170 gradi. Nel frattempo prepara la teglia che finirà all’interno foderandola con della carta forno oppure utilizza un comodo tappetino in silicone se ne possiedi uno. 

Con attenzione versa il composto in modo omogeneo affinché non si formino dei buchi. L’intenzione è quella di formare un cerchio di circa 10 centimetri. 

foto di due biscotti della fortuna

L’aspetto una volta cotto è questo

Potrebbe essere utile tenere a portata di mano una sac à poche. Continua a formare i cerchietti fino all’esaurimento dell’impasto. Se la teglia o il tappetino sono troppo piccoli, cucinane solo due o tre alla volta.

L’importante è non tenere più di 10 minuti la cottura con un forno statico, 8 con un forno ventilato. Controlla comunque il colore del biscotto che deve risultare dorato il bordo e la superficie giallina.

Quando saranno sfornati e ancora caldi girali dall’altro lato e inserisci il bigliettino al centro. Avvicina i lembi esterni senza romperli e uniscili delicatamente.

Per fare in modo che mantengano la posizione e non si aprano puoi inserirli all’interno di tazzine, contenitori oppure stampi per muffin in silicone. Lascia il tempo che si raffreddino, calcola circa un ora, dipende dalla stagione e servili ai tuoi ospiti. 

 

 

E dopo la ricetta dei biscotti della fortuna alcuni aforismi sui viaggi:

 


La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada.

La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.


Quando si sta bene nella propria pelle,

viaggiare è solo stare altrove,

non è più essere lontani.


Il gesto più difficile del viaggiare 

é il primo che si fa, ossia,

mettere i piedi fuori di casa.


Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento.


Viaggiando alla scoperta dei paesi

troverai il continente in te stesso.


Non andare dove il sentiero ti può portare;

vai invece dove il sentiero non c’è ancora

e lascia dietro di te una traccia.


Il viaggio: un partire da me,

un infinito di distanze infinite

e un arrivare a me.


La vita è ciò che facciamo di essa.

I viaggi sono i viaggiatori.

Ciò che vediamo non è ciò che vediamo,

ma ciò che siamo.


La nostra natura consiste nel movimento,

la calma completa è la morte.


Più i viaggi sono lontani, più si entra nel mondo.


Nei miei viaggi non ho trovato risposte, solo meraviglie.


Vorrei sempre essere altrove,

dove non sono, nel luogo dal quale sono or ora fuggito.

Solo nel tragitto tra il luogo che ho appena lasciato

e quello dove sto andando io sono felice.