Viaggiare in Italia seguendo le orme di Goethe è possibile grazie a un’associazione che ha geolocalizzato i luoghi visti dallo scrittore.

Un progetto incredibile nato dopo i festeggiamenti dei 200 anni dalla pubblicazione del libro/resoconto che portò Goethe alla scoperta del Belpaese.

Un viaggio molto caro all’artista che lo immortalò fra le pagine di un libro, trascrivendo esperienze e sensazioni provate. Un ricordo tangibile di una rinascita, di un momento di libertà e di gioia che lo fece sussultare ricordando quanto la vita valesse la pena di essere pienamente vissuta.

Goethe

 

Il suo viaggio in Italia nacque dopo il grande successo avuto dalla sua precedente opera “I dolori del giovane Werther” che ricevette riconoscimenti da ogni parte del mondo. Si ritrovò famoso, acclamato dal pubblico ma carico di una responsabilità pressante dopo aver scritto un libro di tale levatura letteraria.

Come avrebbe potuto eguagliare quel successo?

Non ne aveva idea. Per questo decise di prendersi una pausa e di partire per un viaggio che gli avrebbe schiarito le idee e dissolto le nubi che offuscavano la sua mente.

Aveva bisogno però di un posto caldo, solare, aperto e gioviale. Scelse l’Italia e fu un’idea vincente. Sarebbe riuscito ad acquietare i pensieri e la calma gli avrebbe dato l’idea per scrivere un altro romanzo che avrebbe eguagliato, se non addirittura superato, il precedente.

Così iniziò a scoprire i paesaggi incantati dell’Italia: dolci pendii fioriti, voluttuosi laghetti, mari caldi, brezze gentili, cieli azzurri cotonati da nuvole candide, sole bruciante che faceva risaltare ogni sfumatura di colore.

All’età di quasi 40 anni tornò a meravigliarsi e a stupirsi di quanto la bellezza possa riscaldare l’anima. Le parole che sgorgavano dal cuore furono di autentica sorpresa e gli occhi si riempirono di incanto. 

Un viaggio che fece vibrare le corde più profonde della sua anima in un modo così impercettibile da trasformarlo completamente. Non solo cambierà l’autore ma anche un’intera comunità, che rimarrà affascinata per sempre dai suoi scritti e che, ancora oggi, sogna di viaggiare seguendo le orme di Goethe e di provare quel medesimo stupore.

In questo link trovi la cartina del viaggio e la descrizione degli spostamenti:

 

foto di colline con piante e casupole in lontananza

 

L’associazione Goethe Italia

 

Il progetto nasce dal promotore Federico Massimo Ceschin con l’intento di rivalorizzare i luoghi attraversati dall’autore tedesco in occasione del suo viaggio.

Non solo, quindi, viaggiare in Italia seguendo le orme di Goethe, ma anche quelle tedesche ed europee, mettendo in luce la grande eredità lasciata ai cittadini del Vecchio Continente.

Sia all’andata che al ritorno Goethe attraversò paesi come l’Austria, la Svizzera, il Liechtenstein e la Repubblica Ceca descrivendo non solo ciò che gli occhi vedevano ma soprattutto ciò che il cuore percepiva.

Fu attraversato da un senso comunitario molto forte che lo portò a stringere amicizia con le persone del posto, guardandole e ammirandone la loro unicità e semplicità.

Un tratto che accomuna tutti i paesi europei, divisi ma pur sempre uniti, oggi più di ieri. Un’anticipazione all’idea di unità e di uguaglianza in questo magico palcoscenico chiamato mondo. 

 

W. Goethe, Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? – 1795

 

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,

Una brezza lieve dal cielo azzurro spira, Il mirto è immobile, alto è l’alloro!

Lo conosci tu? Laggiù! Laggiù! O amato mio, con te vorrei andare!

 

Conosci tu la casa? Sulle colonne il tetto posa, La grande sala splende, scintillano le stanze,

Alte mi guardano le marmoree effigi: Che ti hanno fatto, o mia povera bambina?

La conosci tu? Laggiù! Laggiù! O mio protettore, con te vorrei andare.

 

Conosci tu il monte e l’impervio sentiero? Il mulo nella nebbia cerca la sua strada,

Nelle grotte s’annida l’antica stirpe dei draghi, La roccia precipita e sopra lei l’ondata:

Lo conosci? Laggiù! Laggiù, Porta la nostra strada, andiamo o padre mio!

 

W. Goethe, Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn – 1795

 

Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn, Im dunkeln Laub die Goldorangen glühn,

Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht, Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht?

Kennst du es wohl? Dahin! Dahin möcht’ ich mit dir, O mein Geliebter, ziehn.

 

Kennst du das Haus? Auf Säulen ruht sein Dach, Es glänzt der Saal, es schimmert das Gemach,

Und Marmorbilder stehn und sehn mich an: Was hat man dir, du armes Kind, getan?

Kennst du es wohl? Dahin! Dahin möcht’ ich mit dir, O mein Beschützer, ziehn.

 

Kennst du den Berg und seinen Wolkensteg? Das Maultier such im Nebel seinen Weg,

In Höhlen wohnt der Drachen alte Brut; Es stürzt der Fels und über ihn die Flut.

Kennst du ihn wohl? Dahin! Dahin geht unser Weg! O Vater, laß uns ziehn!

 

AGGIORNAMENTO!!

Il sito non è più disponibile e non conosco i motivi per cui l’abbiano chiuso. Rimane online, però, l’itinerario di viaggio che ti ho linkato sopra e che ti porterà a seguire le orme di Goethe.

Se parli del Marocco i viaggiatori consigliano di visitare Fes e i suoi suk perché sono l’essenza dell’antica tradizione marocchina. La città è divisa in due parti, una più moderna e l’altra ancora legata al passato, tanto da considerarsi la capitale spirituale del Marocco.

Fes e i suoi suk

 

Entrando a Bab Guissa (bab significa porta) ti ritroverai al Palais Jamai Hotel. Lo vedrai immerso in un parco di aranceti, fontane e fiori in una cornice fiabesca. Se la tua visita coinciderà con la stagione della fioritura, sarai sopraffatto dal profumo di arancio che si sprigiona dalle piante in contrapposizione con l’odore pungente delle piante del pepe.

Di fianco al parco scoprirai la moschea Kairaouine e più distanti le moschee di Er-Rsif, Andalusa e Es-Sahrij. Le altre porte d’ingresso alla città sono: Bab Shemsa, Bab Chorfa, Bab Mahrouk e Bab Jamai.

Nell’ultima si scorge un cimitero. Si tratta del cimitero dei merinidi destinato agli ultimi sultani della dinastia. Le porte di Fes portano ai mercati chiamati suk, ognuno differenziato in base alle merci.

Fes e i suoi suk

 

I suk sono i mercati, come ti dicevo, suddivisi in corporazioni distinti in base alle merci. I più amati sono suk el Attarine dove si acquistano profumi e spezie, il suk el Henna, come puoi dedurre dal nome, dedicato alle radici e alle foglie tintoree e il Place Nejjarine con il suk dedicato ai falegnami. A Fes troviamo anche un mercato coperto, Kissaria, dove vengono venduti ricami, sete e broccati.

Ma la zona più famosa è quella della conceria Chouaras, nel quartiere dei tintori. Se vorrai visitarla ti verranno consegnate delle foglie di menta che serviranno a stemperare il fastidioso odore di guano.

 

foto delle concerie di fes

Shot sulla conceria di Fes

 

La tecnica di lavorazione è tipica del medioevo: fu in quel periodo, infatti, che vennero costruite delle vasche per trattare le pelli. All’interno veniva inserito un miscuglio di acqua e guano dove gli artigiani si immergevano fino alla cintola per togliere le impurità e renderle più lisce. Tutt’ora i lavoratori seguono questo processo, lavorando senza sosta quasi tutti i giorni.

Vicino alla conceria si trovano i negozi in cui vengono venduti i prodotti finiti, ricamati e imbellettati in base alla creatività dell’arte marocchina.

Affiancati a questi hanno trovato spazio i negozi più commerciali con articoli decisamente meno artigianali o prodotti tecnologici. Non manca nemmeno l’abbigliamento firmato “made in China” o le finte marche di moda, segno che qualche traccia di modernità è riuscita a entrare nella città antica.

L’alternanza tra vetusto e moderno si sta facendo sempre più marcata ed è nostro compito preservarne la tradizione, il passato e le radici di una comunità. Come? Acquistando solo prodotti originali e non i cloni di ciò che possiamo trovare anche nel negozio vicino a casa.

La sera scende anche nella medina, le luci si accendono regalando dei bizzarri effetti di chiaro-scuro e il muezzin intona il suo canto di preghiera che si propaga in tutta la città. Almeno questo non sarà intaccato dal passaggio dei turisti, felici di ascoltare queste litanie incomprensibili ma pregne di significato.

 


*** SENTORI ESPERIENZIALI ***

 

A Fes dovrai stare molto attento a fare la flânerie perché la medina è un dedalo di vie che si intersecano l’una nell’altra ed è facilissimo perdersi, in più il il wi-fi o il gps non sempre funzionano a dovere.

Prendiamo ora in considerazione il Genius Loci di Fes: da quello che ho potuto sentire io Fes è una città chiusa, ermetica e introversa. Difficile da decifrare perché l’anima si nasconde dietro la ricerca di buoni affari e di conseguenza non rivela la sua vera identità. Mutevole e diffidente come il vento che cambia in base alla direzione da seguire.

Cosa richiamano i sensi? La vista attiva la scoperta dei colori più vivaci, l’udito il rumore di qualche antico strumento artigiano che lavora incessantemente, l’odorato è un miscuglio di carne fresca, spezie, miele e un tanfo insopportabile nella zona delle concerie, frammentato da un rametto di menta piperita, il gusto è un’esplosione di sapori fra i quali spicca in modo preponderante il cumino e infine il tatto richiama la ruvidezza dei tessuti naturali ricavati dall’agave, la morbidezza dei dolci e dei datteri, la morbidezza delle pelli lavorate.

 

Musica consigliata: musica chaabi

Letture consigliate: 1Q84 libri 1,2 e 3 di Murakami

Nella colazione guatemalteca si fa scorta di proteine grazie ai componenti vegetali che donano sazietà per l’intera giornata. Per la verità la stessa colazione può essere consumata anche come pranzo o come cena essendo preparata con prodotti tipici del luogo, sostituendo alcuni ingredienti con carne o pesce. Una delle colazioni nel mondo moderno più proteica e sicuramente la più energizzante per chi ha bisogno di iniziare la giornata carico di energia!

 

Gli ingredienti della colazione guatemalteca sono i seguenti:

 

  • Una tazza di caffè nero
  • Una manciata di riso bianco bollito
  • Salsa guacamole
  • Frijoles refritos
  • Una frittata
  • Pomodori freschi
  • Tortillas a volontà

 

La salsa guacamole non è altro che salsa di avocado molto usata anche nella cucina messicana e in generale in tutto il Centro e Sud America.

 

ciotolina di salsa verde guacamole

 

Ricetta della salsa guacamole

 

La salsa guacamole in Guatemala, come anche in Messico, si consuma all’interno di tacos o come accompagnamento ai piatti o ai nachos. L’elemento principe è l’avocado, qui chiamato aguacate, un frutto alcalinizzante, idratante ed energizzante grazie alla fonte di proteine, acidi grassi essenziali, grassi monoinsaturi e micronutrienti.

L’avocado contiene più proteine del latte vaccino e i nutrizionisti consigliano di mangiarne almeno uno al giorno. Possono anche essere consumati dai diabetici in quanto aiutano ad abbassare il colesterolo.

Di seguito la ricetta che può essere arricchita secondo il proprio gusto personale aggiungendo cipolla, spezie e succo di limone al posto del lime.

 

Ingredienti per due persone:

 

  • 2 avocado maturi
  • Sale q.b.
  • 2 pomodori maturi di piccole dimensioni
  • 2 o 3 cucchiai di olio di oliva
  • Lime succo e scorza (a piacere)
  • Pepe

 

Preparazione:

 

Tagliare gli avocado a metà, toglierli dalla buccia e farli a dadini. Pestare con una forchetta o in un mortaio il frutto. Fare lo stesso procedimento con i pomodori tagliandoli a dadini e pestandoli. 

Successivamente aggiungere i due composti e miscelare con il resto degli ingredienti: l’olio, il lime, il pepe e il sale. Ottimi per la colazione guatemalteca mentre in Messico sono serviti come antipasti nei pasti principali.

Un’altra ricetta con la salsa guacamole la trovi a questo link

 

ciotola di frijoles refritos con coriandolo

 

Ricetta dei Frijoles Refritos

 

Una delle pietanze più popolari in Guatemala e in Messico sono i Frijoles Refritos cioè una purea di fagioli neri che accompagna le tortillas, il riso, la carne o le verdure. Li trovi anche al supermercato già preparati e pronti per essere scaldati e mangiati di solito in confezioni piuttosto abbondanti.

La preparazione è molto semplice ma i fagioli neri devono essere lasciati in ammollo per almeno una notte. Devono poi essere lessati, aggiungendo un cucchiaio di bicarbonato, in questo modo risulteranno più morbidi e sarà più facile macinarli. A piacere, volendo renderli ancora più gustosi, si può aggiungere a fine cottura del formaggio piccante grattugiato.

 

Ingredienti per i Frijoles Refritos per 4 persone:

 

  • 300 grammi di fagioli neri
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio (facoltativo)
  • Pepe e sale quanto basta
  • 2 cucchiai di olio di mais

 

Preparazione:

 

Togliere i fagioli dopo averli lasciati in ammollo e metterli in una padella. Lasciarli lessare a fuoco lento per almeno due ore. Quando si saranno ammorbiditi scolare i fagioli e tenere da una parte il brodo di cottura. Passarli in un tegame aggiungendo sale, pepe e un cucchiaio di olio.

Quando si saranno rosolati nell’olio aggiungere due mestoli di brodo di cottura e lasciare asciugare coprendo il tutto con un coperchio. Terminato il brodo togliere i fagioli dalla pentola e passarli in un passaverdura fino a che non diventano una purea.

Cucinarli per altri cinque minuti per ottenere una consistenza compatta e aggiungere un altro cucchiaio di olio, se necessario, e del brodo di cottura. Lasciare riposare il composto e servire caldo.

 

tortillas (colazione guatemalteca)

 

Ricetta delle Tortillas

 

Le tortillas sono la base della cucina messicana e guatemalteca. Vengono mangiate al posto del nostro pane e consumate durante i principali pasti della giornata.

Si acquistano nei supermercati e in strada dove le donne intente a cucinarle richiameranno la vostra attenzione con un simpatico “Pase adelante” mentre schiacciano tra le mani l’impasto chiamato masa. Dalla tortillas vengono cucinati i piatti più celebri:

 

  • tacos: involtini di tortillas piegati a metà con vari ingredienti dalle verdure alla carne;
  • burrito: le tortillas vengono arrotolate in una sorta di tubicino con gli ingredienti all’interno e una copertura di formaggio;
  • quesadilla: tortilla piegata a metà con ripieno di formaggio;
  • nachos: triangolini fritti di tortillas serviti con salsa guacamole di accompagnamento oppure formaggio fuso e carne;
  • tostadas: sono più piccole delle tortillas ma vengono preparate allo stesso modo e poi fritte. Vengono servite con sopra diversi ingredienti a scelta. Se le trovi in strada puoi decidere gli ingredienti da mettere sopra.

 

Le pietanze appena citate sono consumate più durante il pranzo e la cena e non nella colazione guatemalteca dove si consuma solamente le tortillas da accompagnamento.

 

Ingredienti:

 

  • 200 grammi di farina di mais bianca (in sostituzione farina bianca)
  • 150 millilitri di acqua
  • 2 cucchiai di sale fino
  • 2 cucchiai di olio di oliva extravergine

 

Preparazione:

 

Aggiungere a filo l’acqua alla farina e mescolare con le mani fino a creare un composto morbido. Lasciare riposare in un contenitore a temperatura ambiente per circa mezz’ora.

Riprendere in mano il composto e creare delle palline di circa 4 centimetri. Lasciare riposare altri 10 minuti e poi stendere la pasta fino a ottenere un disco.

Cuocere i dischi formati uno alla volta in una piastra e riporli sotto un tovagliolo in cotone per mantenerli caldi. Farcire le tortillas nel modo in cui si desidera o mangiarli in accompagnamento ad altri piatti. 

 


In sostituzione agli ingredienti sopracitati ci sono i famosi tamales, ossia degli involtini di farina di mais con un ripieno di carne, verdura o in versione dolce. Anche questi sono degli ottimi alimenti da consumare durante la colazione guatemalteca.

Trovi la ricetta completa a questo link


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Disclaimer: le foto sono prese dal web

Da viaggiatori è possibile dare un nostro personale contributo al pianeta? E quanto è deleterio il nostro desiderio di viaggiare?

In questi giorni, grazie alla movimentazione mondiale organizzata da Greta, l’attivista quindicenne svedese, si sta parlando molto dell’attuale condizione climatica.

L’Italia sembra si sia rovesciata provocando freddo, nevicate e gelate al sud, mentre al nord la temperatura rimane mite. Da tempo si discute sul problema dell’effetto serra senza fare alcun passo concreto per arrivare a risolvere il problema.

Molti adducono che la responsabilità sia dei governi e del loro totale disinteresse verso la popolazione mondiale. In parte ciò è vero, ma noi cosa facciamo per dare il nostro contributo al pianeta?

Passeggiando con Pepe, il mio cucciolo misto Breton-Pinscher di due anni, alla mattina nel mio paese, mi rendo conto di quanta immondizia ci sia lungo i bordi della strada.

Quindi mi viene da pensare che non sia poi così giusto puntare il dito contro i governi se i primi a non rispettare l’ambiente siamo noi.

 

onde atlantiche che si infrangono sugli scogli in terra marocchina al tramonto

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

 

Gandhi ci ha lasciato la testimonianza della sua forza d’animo e la frase “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” a testimonianza di quanto ogni singolo atteggiamento possa migliorare la qualità della vita di tutti.

Il rispetto per l’ambiente parte da noi, in primis, e si diffonde attraverso gli altri con il nostro esempio. Se prestiamo attenzione a ciò che acquistiamo, a come ricicliamo i prodotti, se aiutiamo gli altri a conoscere i danni che può causare un’educazione ambientale sbagliata, creiamo attorno a noi un ambiente più salutare.

Molto spesso mi fermo a pensare a quanto impatto possa avere nel mondo il mio desiderio di viaggiare. Purtroppo, devo ammettere, che il prezzo da pagare in termini ambientali è molto alto.

Ma sono consapevole anche del fatto che viaggiare mi ha aperto gli occhi su molti aspetti che prima non avevo mai considerato.

Quando sono stata in Guatemala, a Livingston, ho aperto gli occhi sulla quantità di plastica che viene portata dal mare sulle coste. Persino sul Mar Morto si trovano strati di immondizia lasciate dalle onde sulla riva.

Mentre in questi giorni, passeggiando nei campi, mi accorgo di quanto la terra sia secca e crepata a causa della mancanza di piogge.

Ovviamente non dipende tutto da me! Ma il fatto di non prendere degli accorgimenti in merito non può che andare a sommarsi ad altri problemi che già esistono.

Pertanto, se ognuno di noi facesse anche solo un piccolo passo e cercasse di salvaguardare per quanto gli è possibile l’ambiente, questo si ripercuoterebbe sull’intero pianeta.

 

statua di ape in legno

Gli animali del bosco lungo la Val Canzoi in provincia di Belluno

 

Tu sei pronto?

 

Non sto dicendo di smettere di prendere l’aereo ma di adottare un’abitudine dei popoli indigeni: per ogni cosa che facciamo in sfavore della Terra, dovremmo farne un’altra in suo favore.

Ad esempio, se decido di prendere un aereo e di fare un viaggio di piacere, al mio ritorno potrei acquistare un piccolo albero o un seme e piantarlo.

Se acquisto un articolo non riciclabile in cambio potrei scegliere di consumare per una settimana solo prodotti provenienti dalla terra e poco confezionati, in modo da bilanciare il gesto.

Posso anche decidere di raccogliere, durante la mia passeggiata, l’immondizia che trovo in giro, solo per sopperire al “danno” che ho fatto all’ambiente viaggiando.

Se non sei abituato a questo tipo di atteggiamento potrà suonarti strano o un po’ folle ma sono sicura che, con il tempo ,converrai con me che questo scambio fa bene sia all’ambiente che a noi stessi.

Io credo non ci sia niente di più potente della gratitudine per smuovere le coscienze delle persone. Solo prendendo consapevolezza dell’immensa fortuna che abbiamo nel vivere in questo mondo possiamo capire quanto sia importante salvaguardarlo.

Non solo per noi stessi, che lo viviamo adesso, ma anche per le generazioni future. Bisognerebbe sempre tenere a mente ciò che i nativi americani dicevano, ossia che “la Terra non ci è stata data in regalo da i nostri genitori, ma in prestito dai nostri figli”.

Alla luce di ciò cerca di averne più cura!

 


Altri consigli

 

Un piccolo contributo al pianeta può essere fatto anche informandosi. Di seguito ti lascio alcuni libri che potranno aiutarti a prendere consapevolezza sul problema:

  • Il dono della rabbia: scritto da Arun Gandhi, nipote del Mahatma, in cui racconta tutti gli insegnamenti avuti dal nonno sugli uomini, la vita e l’ambiente;
  • Intelligenza ecologica, di Daniel Goleman, che spiega come diventare dei consumatori più consapevoli e più attenti ai bisogni della natura;
  • Se niente importa di Jonathan Safran Foer, una ricerca durata tre anni all’interno dei cosiddetti “allevamenti intensivi” che ci porta a conoscere come vengono preparate le carni con cui ci nutriamo;

Lo Zarb è una ricetta beduina: il miglior barbecue che ti verrà offerto solo nelle serate fredde del deserto Wadi Rum in Giordania. Semplici ingredienti di una cucina povera ma piena di nutrienti che ti aiuteranno ad affrontare il tuo viaggio nell’ammaliante silenzio del deserto. La preparazione autentica prevede la cottura a terra con del fuoco vivo, mentre noi la prepareremo nel tradizionale barbecue di casa.

 

Ingredienti:

 

  • 500 grammi di pollo (pecora, montone, agnello, maiale a scelta se non amiamo la carne di pollo);
  • Un litro di acqua;
  • 1 o 2 spicchi d’aglio a piacimento;
  • Sale e pepe;
  • Succo fresco di due limoni;
  • 3 patate;
  • 5 carote;
  • Una cipolla;
  • 1 broccolo;
  • Una cipolla;
  • 2 peperoni gialli;
  • Spezie a scelta e olio di oliva da spennellare.

 

beduino che sta cucinando lo zarb

Momento di cottura dello zarb da parte di un beduino del deserto

 

Zarb Preparazione:

 

Nella tradizione beduina lo Zarb è preparato a terra, creando un grande buco sulla sabbia del deserto, mettendo del legno e accendendo il fuoco. Sopra si mette il barbecue in acciaio, formato da tre strati di acciaio a salire. La sabbia arriva fino al primo strato in modo che il calore sia distribuito uniformemente.

Nelle nostre case invece si prende semplicemente una griglia e si cucinano assieme gli ingredienti. Ma vediamo le varie fasi della lavorazione.

Prima di tutto la carne scelta va fatta marinare per circa un’ora con il succo di limone fresco, l’acqua, l’aglio tritato, sale e pepe. Poi la verdura va tagliata a tocchetti lasciando più grandi i pezzi della verdura che si cucina con più velocità.

Si mette la griglia sul fuoco e si appoggia la carne sotto e la verdura sopra, se si hanno più piani, oppure tutto assieme e si aggiungono a piacimento delle spezie, spennellando la carne, se si desidera con dell’olio di oliva. Si lascia cucinare a fuoco vivo.

Il pollo è il tipo di carne che si cucina più in fretta e bisogna fare attenzione alla cottura delle verdure se si preferiscono un po’ al dente. Come accompagnamento, da tradizione, si può preparare del riso bianco, dell’hummus, un’insalata condita con pomodori, cipolla e cetrioli o il mutabal.

Quest’ultimo è una salsa di melanzane grigliate, frullate e poi mischiate con succo di limone fresco, paprika, sale e menta fresca conosciuto anche come Baba Ganoush. Gli ingredienti cambiano in base alla tradizione.

 

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Quali sono le più famose città della street art in Italia, in Europa e nel mondo? Ho voluto cercare nel web per trovare i migliori risultati. Ma soprattutto ho voluto capire come questo fenomeno si sia distribuito nel mondo.

Tutti quanti, credo, conosciamo l’artista Banksy, le sue opere sono talmente sorprendenti da saper catturare l’attenzione di qualsiasi persona anche la più estranea all’arte.

Si tratta di ingegno, stupore e unicità unite a un desiderio di sfidare le etichette sociali, quelle che contraddistinguono la suddivisione fra accettabile e irriverente.

Ma non c’è solo Banksy, molti artisti graffitari vivono nell’ombra e lasciano ricordi del loro estro creativo in diverse parti della città. A volte disegnando delle immagini toccanti, forti, a volte, anzi spesso, solo delle frasi o addirittura degli sfregi a certi edifici storici. 

 

Ma cos’è la street art e come si sviluppa?

 

Murales colorato che ravviva il paesaggio urbano

Le tonalità di colore aiutano a stemperare l’anonimato di un quartiere cittadino

In italiano la possiamo definire come “arte di strada” o “arte urbana” ed è nata con l’intento di abbellire spazi grigi, senza personalità, degli edifici residenziali piuttosto anonimi. 

Non sempre però l’arte può essere definita tale. Il precursore di questa pratica, l’americano John Fekner, la distingue in “tutto quello che sta in strada che non siano graffiti“.

Non basta quindi avere una bomboletta spray o della vernice per definirsi un artista, ma bisogna avere un proprio stile e un’idea chiara sul messaggio che si vuole trasmettere.

Oggi gli street artist più famosi sono Banksy, Sten&Lex, JR e Shepard Fairey, ognuno con il proprio modo di esprimere la vita in modo esclusivamente affascinante. 

Le città della street art in Italia

 

Orgosolo è fra le più rappresentative in quanto i suoi edifici ospitano oltre 150 murales fatti a partire dal 1969 da un gruppo di anarchici milanesi e di creativi locali. Si trova in Sardegna, in provincia di Nuoro e ogni anno attira migliaia di turisti da tutto il mondo.

A Padova puoi trovare invece le opere di Kenny Random, Ead Crew, Alessio B e Tony Gallo. I loro disegni sono nascosti fra le vie del centro storico di Padova e nei dintorni.

Le puoi trovare grazie a un fantastico articolo di una mia collega Travel Blogger Anna Zielo, che ha elaborato un’interessante mappa geolocalizzata.

Il comune di Dozza si trova in provincia di Bologna ed è famoso per le sue pareti dipinte. Non si tratta di veri e propri murales di street artist ma di opere realizzate da artisti contemporanei che esaltano il borgo medievale facendolo diventare un museo a cielo aperto. Per questo motivo è stato insignito come il “Borgo fra i più belli d’Italia“.

La capitale Roma ospita sempre più opere della street art sia di artisti emergenti che quelli già sulla cresta dell’onda come Sten&Lex che usano l’originale tecnica pittorica dello stencil di strada.

Napoli racconta la sua storia attraverso le immagini con suoi personaggi più famosi o le frasi che l’hanno resa celebre. La creatività alla massima potenza. Se decidi di farti una passeggiata fra i suoi vicoli sarà impossibile non imbattersi in un disegno ricco di sfumature e di contrasti.

Anche Milano nasconde dei quartieri ricchi di espressione artistica come la zona di Porta Nuova o la più lontana periferia. Laddove ci siano palazzoni grigi senza identità, si incontrano dipinti a cielo aperto utili a spezzare quell’anonimato di triste urbanità. 

Se vuoi scoprire di più sulla street art in Italia unisciti alla pagina Facebook che si occupa di pubblicare opere scovate in giro per la penisola.

Diamante è una cittadina in provincia di Cosenza ed è definita una tela a cielo aperto per la presenza delle tante opere presenti. Un nome che nasconde appunto il gioiello e l’incanto della vera street art locale.

In Puglia, invece, nella città di Grottaglie, in provincia di Taranto, veniva festeggiato il Fame Festival in cui accorrevano le più grandi personalità del mondo della street art. Per molti anni questo evento ha regalato al paese delle opere dal valore incommensurabile. Purtroppo oggi il Festival non esiste più ma rimane il passaggio di chi ha voluto lasciare la sua testimonianza dell’evento. 

Palermo nasconde le opere di Julieta che realizza per lo più bamboline dai tratti orientali oltre a una lunga serie di murales di artisti locali. Mentre a Firenze si trovano gli originali lasciti dell’artista francese Clet, che non si dedica ai murales, ma a reinventare in chiave ironica i cartelli stradali facendoli diventare delle vere e proprie opere contemporanee. 

Infine non posso non nominare Pisa per una delle ultime opere lasciate dall’eclettico artista Keith Haring all’interno della parete del convento di sant’Antonio. Si tratta di un dipinto di oltre 30 figure in movimento dalle tinte pastello su una parete di 180 metri.

A Campobasso ogni anno prende vita il festival “Draw the Line”, un evento dedicato totalmente al mondo degli writers, i quali collaborano per ridipingere e ridisegnare il tessuto urbano cittadino.

In questo modo gli edifici si animano di colori e di immagini surreali mettendo in evidenza un comune o meglio, una regione, troppo poco considerata in Italia.

Le città della street art in Europa

 

ragazza di schiena con cuore rosso che si dipana in farfalle che volano

Bellissimo murales ad Arquà Petrarca in provincia di Padova

Partiamo subito da Bristol, città natale di Banksy. Qui ha mosso i suoi primi passi da artista lasciando diverse testimonianze del suo immenso genio creativo.

Per questo motivo è diventato luogo di culto di tutti i writers del mondo che qui si ritrovano in estate durante il Festival Up Fest. A seguire le orme di Banksy gli artisti Jody e Nick Walter che hanno imbrattato la Nelson Street di Bristol con le loro personalissime immagini.

A seguire la capitale portoghese Lisbona che ha dedicato due spazi all’arte urbana: il Museo Efémero e il GAU, la galleria di arte urbana, oltre ai vivaci quartieri tra Praca do Comercio e la Mouraria, il Barrio Alto e un palazzo di avenida Fontes.

Londra e Berlino sono altre due capitali europee che hanno una forte connotazione di arte urbana. La prima come desiderio di emergere da una società conservatrice e asfissiante, frequentata da artisti di calibro internazionale soprattutto nel quartiere Camden. La seconda come bisogno di riappropriarsi dell’identità personale dopo l’abbattimento del muro di Berlino in special modo nel quartiere di Kreuzberg. 

Lodz, in Polonia, ha puntato molto sulla valorizzazione dei suoi edifici dando via al progetto denominato “Urban Forms Gallery”.

Si tratta di una fondazione nata con l’intento di portare il turista alla scoperta delle opere graffitare, grazie a una mappa che illustra un vero e proprio itinerario da seguire per non perdersi nemmeno un’opera fatte dagli artisti locali e internazionali all’interno della città.

 

bellissimo murale con due giovani che si guardano negli occhi con affetto

 

Le città della street art nel mondo

 

AFRICA

Parto sempre dal grandissimo Banksy che ha dedicato parte dei suoi lavori in Cisgiordania dedicando opere di speranza e di richiamo alla situazione instabile lungo il confine del muro che suddivide Israele dalla Cisgiordania.

Di ritorno da Amman, posso annoverare anche la capitale giordana alle città da visitare per vedere la street art. Fra le casupole bianche spiccano, inaspettate, opere dai colori sgargianti che sovrastano il candore del tessuto urbano. 

A Città del Capo si incontrano gli artisti Faith7 e opere di celebrità internazionali, soprattutto nel piccolo sobborgo di Woodstock o a Searl street Park dove Freddy Sam ha organizzato un programma di scambio globale dei graffiti chiamato “A world of Art”.

 

CENTRO E SUD AMERICA

In Messico e in Guatemala spiccano disegni di cultura sociale legati al mondo maya e all’arte figurativa artigiana e contadina. Molte le scritte che testimoniano un forte legame con la Terra e il suo culto mistico.

Anche Buenos Aires può essere definita un museo a cielo aperto dell’arte urbana dove i temi maggiormente utilizzati sono il calcio dell’artista Martin Ron ai temi della politica nazionale e internazionale.

A Bogotà, in Colombia, si trovano graffiti di tutti i tipi sia sui muri che sui marciapiedi soprattutto nella zona de La Candelaria, un quartiere storico frequentato da studenti universitari. 

Sao Paolo, in Brasile, racchiude al suo interno l’estro creativo dell’arte locale espressa magnificamente da Os Gemeos e Vlok nel vicolo del  Beco de Batman, e nel quartiere di Vila Madalenastato. Sono stati attirati qui anche gli artisti Urbanhearts e i C215 di Parigi. 

A Santiago, in Cile, i graffiti sono illegali ma seguendo la filosofia “don’t ask, don’t tag“ rimangono relegati nel quartiere di Bellavista, dove i politici fanno finta di non vedere. Qui sono custodite vignette politiche e murales che segnano quasi la superficie di ogni abitazione presente. 

 

USA

La suggestiva e creativa New York non può esimersi dall’essere nominata. Al suo interno un apparato di oltre 18.000 metri quadri di opere esposte a Long Island, il 5Pointz, oltre a numerose altre installazioni dedicate alle sperimentazioni artistiche  tra cui il Bowery Wall di Manhattan inaugurato da Keith Haring. 

Anche Los Angeles è un luogo di culto per i graffittari di tutto il mondo soprattutto per la marcata presenza di opere del solito Banksy che richiama dietro di sé migliaia di artisti. Shepard Fairey, conosciuto come Obey ha disegnato il poster simbolo di Obama “Hope”, prima delle elezioni del 2008.

 

AUSTRALIA

A Melbourne, infine, l’attività di arte urbana è controllata dal governo che ha approvato solo le opere di Anthony Lister e Rone tra Hosier e Caledonia lane, nel centrale distretto degli affari, mentre le altre non riconosciute vengono subito smantellate. 

 

Un’altra interessante pagina Facebook è Street Art Globe che espone l’arte contemporanea e urbana di tutto il mondo

Vuoi organizzare un viaggio in Giordania in solitaria e fai da te? Nell’articolo troverai tutte le informazioni che ti aiuteranno a farlo.

Ho ceduto anch’io al fascino della Giordania, ma ho deciso di farlo in solitaria e utilizzando solo i mezzi pubblici. Queste le intenzioni. Poi la realtà è stata ben diversa, infatti, ho dovuto cedere ai tour organizzati e a diversi taxi a causa di un tempo impietoso e gelido.

Una settimana di vacanza con 5 giorni di pioggia… Considera che sul mar Morto sono previsti all’anno un massimo di 6 giorni di pioggia. Ebbene, io ne ho trovati 2!

Incredibile vero? Eppure ciò non mi ha scoraggiato e sono riuscita a godere appieno delle bellezze paesaggistiche, culturali e storiche di questo fantastico paese. Sei pronto a conoscerle anche tu?

Dall’aeroporto ad Amman centro

 

Dopo aver trascorso la notte in aeroporto a Bologna, sonnecchiando sui sedili dell’area di partenza, giungo finalmente la mattina ad Amman. Un tempo incerto, carico di nuvole, mi sta aspettando.

Esco dall’aeroporto e non avendo prenotato precedentemente con L’hotel un taxi, sono andata alla ricerca dell’autobus che porta alla stazione di Tabarbour, conosciuta come stazione nord.

Si trova all’uscita della sezione partenze dell’aeroporto e bisogna acquistare prima il biglietto. La biglietteria si trova vicino alla fermata ma per sicurezza ho chiesto in giro, specificando la destinazione. Il biglietto costa circa 4 dinari giordani, mentre il viaggio in taxi costa 25 dinari circa. 

Il mezzo arriva dopo circa venti minuti ma rimane fermo fino a quando non ha raggiunto la capienza massima. Attendo quindi un’altra mezz’ora prima di partire. 

Da Tabarbour bisogna raggiungere l’hotel e quindi sarà necessario prendere un taxi. Il prezzo della corsa cambia in base alla posizione ma fatico molto a mantenere un prezzo adeguato.

I tassisti giordani, infatti, giocano al rialzo e a conti fatti mi sarebbe convenuto concordare con l’hotel l’arrivo in taxi, avrei sicuramente risparmiato! 

 

 

particolare della cittadella di Amman

Vista sulla mano e sulla cittadella di Amman

 

Amman

 

Amman ha qualcosa di mistico e un’evanescenza ammantata negli edifici e nell’aria. Mi ha catturata al primo sguardo: le strade brulicano di vita e di voci mentre le dimore sembrano quasi assopite, chiuse in un tempo senza fine. 

In perenne bilico fra presente e passato, antico e moderno, frenesia e calma, street art e moschee. Ogni cosa cela il suo contrario, vivendo in un equilibrio di opposti che si alternano incessantemente. A disegnare i suoi confini le le sette montagne, chiamate Jabal, che formano la capitale: tra queste la Cittadella.

La Cittadella

È considerata tra i più antichi luoghi abitati ininterrottamente al mondo. Le popolazioni che si sono succedute in ordine cronologico sono: romani, bizantini e la civiltà omayyade. 

Puoi ammirare i resti di templi, colonne, mura, palazzi e chiese. Ogni passaggio ha lasciato un ricordo. Alcuni di questi sono conservati al Museo Archeologico che si trova all’interno della Cittadella. Uno spettacolo da non perdere da dove puoi vedere anche il Teatro Romano, guardando in basso, verso la cosiddetta “downtown“.

Teatro Romano

Una grande piazza porta a conoscere il teatro che rimane pressoché intatto nella sua bellezza autentica. Solo alcune parti in calcestruzzo sono state erose dal tempo, mentre permane l’aurea di sacralità e di storia.

All’interno dello stesso trovi anche il Museo del Folklore e delle Tradizioni Popolari con abiti e accessori tipici del diciannovesimo e inizi del ventesimo secolo oltre a una piccola raccolta di mosaici.

Altri musei

Se hai abbastanza tempo per fermarti a visitare la città di Amman ci sono altri musei che dovresti assolutamente vedere per affermare a pieno titolo di aver fatto un viaggio in Giordania in solitaria e fai da te:

  • Jordan National Gallery of Fine Arts, nel quartiere più antico della città il Jabal Al-Weibdeh, con una sezione dedicata alla mostre temporanee e una collezione che vanta 2000 opere di 520 artisti provenienti da 43 paesi arabi e islamici;
  • Darat al Funun, un museo immerso in una cornice particolare sempre nella zona di Jabal Al-Weibdeh che propone le opere contemporanee degli artisti arabi. Suddiviso in diversi edifici che si amalgamano fra piante di pepe e di rosmarino;
  • Museo della Numismatica, solo per veri appassionati con una raccolta di oltre 2200 monete in circolazione nel vicino Oriente nel quarto secolo a.C.;
  • Museo della Giordania che si trova nel polo Ras al-‘Ayn dove è possibile conoscere lo sviluppo della storia giordana attraverso il patrimonio del Regno Hashemita ivi collocato.

 

jerash e le sue colonne romane

Veduta su Jerash

 

Jerash

 

Per arrivare a Jerash si possono scegliere diverse alternative: prenotazione di tour tramite hotel, passaggio con un taxi o con un autobus in partenza dalla stazione di Tabarbour. 

Gerasa, come l’avevano chiamata i romani, è un tripudio di bellezza inaspettata. Quasi un chilometro di strada acciottolata divisa a metà da un’intersezione, con due templi dedicati a Zeus e ad Artemide, due teatri in cui si svolgono ancora manifestazioni, bagni andati quasi completamente perduti e resti di chiese. 

L’emozione di camminare attraverso un percorso fiancheggiato da colonne in marmo trasudanti di storia mentre si immagina la meraviglia che suscitava nei viaggiatori che qui arrivavano, non può essere spiegata a parole. 

Una città completa di ogni comfort, per quell’epoca, con sistemi di condotta dell’acqua e luoghi ricreativi, necessità e diletto, di nuovo ritorna la contrapposizione degli elementi che caratterizza un po’ tutto il territorio giordano. 

 

Io sono andata in taxi tramite il “tour” prenotato in hotel ed è stato tutto perfetto se non che al ritorno, il tassista si è fermato in prossimità di un centro medico, ha chiuso la macchina con me e altre due persone dentro (lasciandoci aperti i finestrini) ed è andato a donare il sangue o a fare un prelievo. È ritornato dopo un quarto d’ora e come se non fosse successo niente si è infilato nel folle traffico di Amman.

 

Nelle vicinanze:

Se acquisterai un tour, assieme a Jerash, ti verrà proposta la visita al Castello di Ajloun. Si tratta di un castello che si trova a quasi 800 metri sopra il livello del mare nel Parco Nazionale di Dibbin. È un esempio di architettura araba circondato da un fossato e da una passerella che va a sostituire un antico ponte levatoio. Si trova a circa 30 minuti da Jerash.

Le Riserve di Azraq e Shawmari nascondono la fauna e la flora che vanno lentamente perdendosi nel resto del territorio giordano. Sono state istituite proprio con l’intento di preservarle.

 

mosaico di uomo in Giordania in solitaria e fai da te

Mosaico a Madaba

 

Madaba

 

Madaba è la città dei mosaici: ne trovi dappertutto, lungo le vie del paese, nascosti in piccoli musei che quasi non si vedono, sotto pavimentazioni moderne.

Tra i più importanti figura la “mappa della Terra Santa” che è visibile all’interno della Chiesa di St. George, in centro città. L’entrata costa un dinaro e non è compresa nel Jordan Pass

Per arrivare a Madaba da Amman si può prendere un taxi (circa 30 dinari), acquistare un tour che di solito comprende anche la visita al Mar Morto e al Monte Nebo, oppure con un minibus dalla stazione di Tabarbour o di Al-Muhajereen. 

Altri mosaici li puoi visitare qui:

  • Parco archeologico di Madaba;
  • Church of the Apostles;
  • Chiesa di san Giovanni Battista
  • Madaba Museum

 

Io l’ho raggiunta in taxi nonostante avessi preventivato di andarci con il bus. Quello che non avevo preventivato era la bufera di acqua abbattutasi in città. Ho fermato il primo taxi che passava e bagnata dalla testa ai piedi, sono salita. 

Ci vuole circa mezz’ora di strada ma se si trova un autista come il mio che a stento riconosce i sensi unici ci si impiega anche di più. Ed è già tanto che non sono rimasta a piedi perché era in riserva di benzina più o meno a metà tragitto.

 

Nelle vicinanze:

I dintorni più visitati sono:

  • Monte Nebo, dove si dice fu sepolto Mosé;
  • Betania, il vero luogo in cui Gesù venne battezzato da Giovanni Battista;
  • Umm Ar-Rasas, un sito che custodisce il mosaico pavimentale datato 718 d.C. e che raffigura 15 grandi città della Terra Santa, su entrambe le sponde del Giordano, citato sia sull’Antico che sul Nuovo Testamento;
  • Mar Morto che si trova nella si trova nella depressione più profonda della Terra ed è il lago più salato al mondo;
  • Hammamat Ma’in, un complesso di sorgenti minerali dalle calde acque terapeutiche. Si trovano all’interno di una struttura ricettiva di alto livello e scendono a cascata da una parete rocciosa.

Per raggiungere il Mar Morto e Hammamat Ma’in si deve per forza utilizzare un auto noleggiata, un taxi o un tour prenotato in quanto non esistono mezzi pubblici che vi arrivano.

E come ci sono arrivata io? Con il taxi di Ahmed che ha voluto prima portarmi al monte Nebo come richiesto ma in un negozio del suo amico. Poi abbiamo attraversato lo saliscendi che porta al mar Morto e ho nuotato illegalmente in una spiaggia privata. 

Per toglierci la salsedine siamo andati da un altro suo amico pakistano che vive in una tenda ma ha una specie di vasca d’acqua termale calda e poi in una grotta dove esce dell’acqua termale questa volta tiepida.

Quindi non chiedetemi come siano le strutture ricettive nel mar Morto perché, in realtà, non le ho viste neanche col cannocchiale!

 

tempio a petra

 

 

Petra

 

Petra oltre che essere stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO il 6 dicembre 1985 è anche considerata una delle sette meraviglie del mondo moderno.

Raggiungerla da Amman è possibile tramite il servizio di Jett Bus in partenza alle 6.30 di mattina dalla Stazione Sud, vicino alla stazione Abdali e in 3 ore e mezzo arriva alla cittadina Wadi Musa, a neanche 5 minuti dall’ingresso di Petra. Riparte alle 17 per tornare ad Amman. 

Il fascino senza tempo di Petra ti farà vivere una favola. La terra rossa che l’avvolge darà un tocco di scenografica illusione di essere proiettati al passato, ma ci penseranno i beduini con il loro fare assillante a i numerosi gatti malnutriti a riportarti presto alla realtà! 

In base al tempo puoi scegliere le varie opzioni per visitare Petra: in un giorno, due giorni e di sera, con l’illuminazione fornita da candele che creano un gioco di luci molto suggestivo.

Non mi dilungo troppo a raccontarti il fascino di Petra perché è un’esperienza da vivere più che da raccontare. Ti basterà sapere che sentirai il tuo cuore fare Bum! e sarà difficile togliere dagli occhi l’immagine di tanta bellezza.

 

 

Io ho addirittura provato l’ebrezza di dormire in una capsula ed è stata un’esperienza particolare. I miei compagni di stanza erano viaggiatori di tutto il mondo con i quali, ahimé, non ho avuto molta possibilità di parlare perché sono crollata dal sonno la sera presto. 

 

roccia nella sabbia rossa del wadi rum

Roccia nel deserto del Wadi Rum

 

 

Il deserto di Wadi Rum in Giordania in solitaria e fai da te

 

A causa del tempo, purtroppo, non sono riuscita a visitarlo. Ti basterà sapere, però, che qui sono state girate le scene del film di Lawrence d’Arabia e l’autore T.E. Lawrence lo definì “echeggiante”, un aggettivo che penso possa illustrare al meglio il territorio.

Il deserto è composto in parte da rocce di arenaria, sparse qua e là, che creano dei paesaggi surreali, spezzando così la monotonia di un ambiente che sembra infinito. Si può visitare con una jeep o con il cammello e sarà facile prenotare un tour tramite la struttura ricettiva che sceglierai in loco.

Puoi raggiungere il deserto di Wadi Rum da Petra con un mini bus in partenza da Wadi Musa la mattina verso le 6, massimo 6.30, oppure con un tour organizzato.

Ti consiglio di trascorrere almeno una notte nel deserto per godere del silenzio e per poter guardare il cielo come non l’hai mai visto, con miliardi di stelle che fanno capolino fra la via Lattea. Il giorno dopo potrai riprendere un taxi o un minibus che ti porterà all’ultima tappa del viaggio: la città di Aqaba.

 

spiaggia con ombrelloni ad aqaba

 

Aqaba

 

Aqaba è una città marittima che segna il confine con l’Egitto e la frontiera di passaggio con Israele. Da qui arrivano i voli da Roma mentre quelli da Bergamo e da Bologna fanno scalo ad Amman.

Se arrivi dall’aeroporto di Aqaba sarai anche esonerato a pagare il Visto (40 dinari), mentre se arrivi ad Amman lo dovrai pagare. Per questo ti consiglio di acquistare il Jordan Pass, che oltre a darti la possibilità di vedere tutte le attrazione della Giordania, ti farà risparmiare sul visto. 

Le uniche attrattive turistiche escluse sono la chiesa di St. George a Madaba e Betania, tutto il resto è compreso. Si acquista online qui e si può stampare o tenere in formato digitale sul proprio telefono.

Ad Aqaba non ci sarà molto da visitare se non l’Aqaba Museum che contiene una serie di importanti reperti trovati nel sito islamico del periodo islamico dell’alba dell’Islam e dei periodi Omayyade, Abbaside e Fatimide, dalla metà del settimo secolo fino all’inizio del XII secolo d.C. Ma ciò che prevalentemente i turisti amano fare ad Aqaba è affittare una barca per fare snorkeling e prendere il sole in spiaggia.

 

Cosa visitare ancora in Giordania:

 

La più grande riserva naturale in Giordania e la Biosfera di Dana, una delle zone biologicamente e storicamente più ricche di tutto il territorio nazionale. Uno dei luoghi più amati dai beduini che qui ritrovano le loro radici e vivono seguendo la saggezza della terra assieme alle pecore, agli asini e ai cani da pastore. 

Il castello di Karak è uno dei più importanti feudi dei crociati costruito su un’altura a circa 900 metri di altezza e lungo più di 220 metri quasi come se fosse intrappolato in una cinta muraria.

La città di Irbid sorge anch’essa su un’altura sovrastante la Valle del Giordano e il Mare di Galilea. Anticamente era conosciuta come la “nuova Atene” perché ospitò molti poeti e filosofi classici, tra cui Teodoro, fondatore della scuola retorica a Roma. Vicino si possono visitare le sorgenti termali di Al-Himma con due stazioni termali distinte.


 

Contatti utili:

 

Se arrivi da Aqaba puoi contattare su facebook Jordan Jordan, una guida/tassista che parla in italiano.

A Wadi Rum puoi dormire e fare il tour del deserto contattando Emad Wadi Rum, trovi il suo profilo su Facebook, parla anche lui italiano.

A Madaba puoi contattare il tassista Ahmed per andare nel mar Morto o in aeroporto. Ti lascio il suo numero di telefono: 0779462879 (parla solo inglese). Grazie a lui sono stata anche da un suo amico pakistano che ha una piscina riempita dalla sorgente termale calda che sgorga in prossimità di una spiaggia libera sul mar Morto.

Al Cliff hotel, lo trovi su booking, puoi prenotare i vari tour a prezzi veramente concorrenziali. Di contro, però, l’ostello è un po’ fatiscente e quindi ti consiglio di sceglierlo solo se non hai particolari esigenze.

 

 

il tassista Ahmed da contattare per il tuo viaggio in Giordania in solitaria e fai da te

Foto di Ahmed il mio tassista per il mar Morto

 


VIAGGIO ESPERIENZIALE IN GIORDANIA IN SOLITARIA E FAI DA TE

 

Consiglio la flânerie nelle città di Amman, Madaba e Aqaba. Le ultime due sono molto piccole e quindi facili da girare. È piacevole perdersi fra le sue vie e ammirare l’architettura arabeggiante, le odorose piante di pepe o i murales fra gli edifici grigi. 

Il Genius Loci della Giordania si diversifica nelle diverse zone. Da una parte la capitale è più aperta al turista e più impostata. Nei piccoli villaggi si respira diffidenza e una sorta di riverenza. Permane forte, soprattutto nei beduini, un’anima commerciale e invadente, con poco rispetto degli spazi altrui. Fa parte del naturale desiderio di interazione e di conoscenza. La Giordania in solitaria e fai da te ti farà godere della massima espressione della libertà personale. 

Il gusto è sopraffatto dall’amaro del fondo di caffè come viene presentato qui. Sembra rappresentare il paradosso della vita: il sapore vira all’amaro se non sappiamo come gustarla. La vista non può che rimanere estasiata dai paesaggi e dalle costruzioni umane

L’udito è forte, fastidioso e disturbante nelle città mentre, come già scritto sopra, echeggiante nel silenzio del deserto. L’odorato è attirato dal cardamomo che viene messo a sorpresa nel caffè, per rapire e intrappolare i sensi.

Il tatto è enfatizzato dagli eccessi: il sale nel mar Morto ti farà provare una sensazione di viscosità fino a quando non scoprirai che non è una percezione ma la realtà

 

Musica consigliata: musica con rababa (strum!ento a corde dei beduini)

Lettura consigliata per la Giordania in solitaria e fai da te: Alif l’invisibile di Willow Wilson

Il borgo di Salci in Umbria è posizionato su di una collina a 343 metri ed è una frazione di Città della Pieve in provincia di Perugia. La sua particolarità è quella di essere diventato un borgo abbandonato i cui edifici stanno lentamente perdendo pezzi.

Molteplici motivi, confusi e poco chiari, hanno privato il borgo dei suoi abitanti che cercano disperatamente di riportare in vita i loro ricordi e la loro identità.

 

UN BORGO DIMENTICATO

 

Francesco Perrini, amministratore della Società proprietaria del Borgo e del Castello di Salci in Umbria, in un’intervista al comune di Città della Pieve nel 2015 ha raccontato le vicissitudini relative al borgo.

Nel 1975 ricevemmo una proposta di acquisto da parte di una società americana e a Salci vivano circa 20 abitanti. Alcuni residenti di Salci fecero una campagna di opposizione e l’affare andò a monte.

Negli anni ‘80 rimasero in dieci tra cui quattro famiglie residenti a Roma. Decisi di dare lo sfratto lasciando tre famiglie. Dopo aver subito otto furti di bestiame e tre furti importanti al Castello, decisi di installare cancelli alle strade vicinali (erano private) e di assumere guardie giurate per vigilare sui beni dell’azienda.

Verso gli anni ‘90 penso a una grande Azienda Turistico – Venatoria, vinco i fondi europei per fare restauri al grezzo e inizio i lavori. Presento la prima domanda, la pratica è approvata, manca la ratifica della Giunta. Sollecito e va in fumo. Decido di vendere tutto ma è difficile trovare dei compratori. Troppi costi ma soprattutto troppi ostacoli”.

MA PUR SEMPRE AMATO

 

Ma chi non dimentica il borgo sono proprio le persone che ci hanno vissuto. Prima con la nomina sostenuta da Carlo Verdone per i “Luoghi del Cuore” della Fai e poi pubblicando l’anno scorso un libro di memorie.

Lo scorso novembre è stato presentato il libro “Salci nel ricordo dei suoi abitanti”, una raccolta di ricordi, pensieri, immagini e non solo patrocinato dalla Regione Umbria.

La realizzazione è merito di un’idea nata anni fa da un gruppo di studenti dell’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali di Città della Pieve e ha trovato subito un grande riscontro dagli amanti di Salci.

La speranza è che l’attenzione rimanga sempre vigile e che la situazione prima o poi si sblocchi in tempo, affinché il declino del borgo non diventi inesorabilmente devastante.

Profetiche sono le tre porte posizionate nel secondo cortile. Presentano la scritta: Paradiso, Purgatorio, Inferno. Da quale porta passerà il destino di Salci in Umbria?

 

Per approfondire l’argomento e vedere il borgo di Salci da una prospettiva diversa Lucia Tremiti ha pubblicato su Amazon l’ebook “Salci, la fata di Vinco e le tre mele magiche”, perché come ha scritto lei stessa: “Esca dal profondo silenzio in cui è caduto e un “principe” lo faccia rivivere.

 

 

Un altro libro su Salci è Pisse di Maria Enrica Baglioni, cresciuta nella casa chiamata appunto “Pisse” e dimora delle vicende familiari semplici e genuine di una volta. Per riscoprire i valori di un tempo, oggi accantonati, che insegnavano alle persone la solidarietà, l’unità e la complicità.

 


*** VIAGGIO SENSORIALE ***

 

In un luogo abbandonato la flânerie diventa superflua perché è proprio il connubio di persone e case che creano l’amalgama perfetto del girovagare.

Il Genius Loci di Salci vive nel cuore di chi vi abitava nelle radici e nella famiglia. Chi penserà alla sua anima una volta che gli abitanti originari non ci saranno più? Il Genius Loci sopravvivrà a loro? 

Più che un incontro dei 5 sensi è una sensazione di mancanza quella che aleggia percorrendo il borgo di Salci. C’è un’elettricità smorzata pronta ad accendersi non appena nasca una fiammella di possibilità. Il borgo resta in trepidante attesa di un qualche avvenimento che possa farlo rinascere dal suo stesso torpore. 

Musica consigliata: Sinfonia n. 6 in Re maggiore di Haydn