Lo sai che puoi inviare la tua cartolina cartacea con Pem Cards? Cos’è e come funziona? Te lo spiego all’interno dell’articolo.

Alla fine del viaggio, quando l’ultima cosa che ti rimaneva da fare era spedire la cartolina ad amici e parenti, diventava un rituale che metteva nostalgia ma donava anche una certa soddisfazione.

Pensare alla frase da scrivere, che non fosse banale ma che esprimesse in poche parole l’esperienza vissuta, faceva ripercorrere i bei momenti trascorsi.

La ricerca dei francobolli e della cartolina, poi, era un momento di condivisione e di ulteriore conoscenza del tessuto sociale. Magari scoprivi di non aver visto certe immagini ritratte nelle cartoline e quindi dovevi correre ai ripari!

Dovevi farti spiegare dove si trovavano quei luoghi e visitarli prima di tornare a casa. A volte, invece, le fotografie ritratte nelle cartoline non ti soddisfacevano perché sembravano artefatte ma non c’era altra scelta.

Però il piacere di ricevere dopo qualche giorno dal rientro della vacanza la cartolina era universale, tanto da spedirsela da soli… Me compresa!

L’innovazione della cartolina cartacea con Pem Cards

 

Una start up italiana ha deciso di ripristinare questa usanza ormai dimenticata a causa dell’avvento dei cellulari e di internet. Ha creato un applicazione davvero interessante chiamata Pem Cards.

Si può scaricare sia per i sistemi operativi Android che per iOS ed è l’evoluzione delle vecchie cartoline cartacee. Non solo ti dà la possibilità di inviare una cartolina ma anche di personalizzarla.

Ma vediamo esattamente come funziona. Innanzitutto dovrai scaricare l’applicazione, la trovi con il nome di Pem Cards. Ti si aprirà la schermata principale che possiede già una nutrita galleria di foto.

Oppure potrai scegliere dalle foto della tua galleria telefonica o scattare una foto al momento in cui la vorrai elaborare. Scelta la foto la potrai ritagliare e fare tutte le modifiche del caso.

Quando sarà pronta potrai scrivere il messaggio o, se ti senti particolarmente creativo, fare un disegno a mano libera. Poi dovrai scrivere l’indirizzo e il nome del destinatario. Se vuoi puoi salvarlo per velocizzare il processo alla prossima spedizione.

 

il retro della cartolina con la frase e l'indirizzo

 

Gli ultimi passaggi…

Il passaggio successivo sarà quello di dare un’ultima controllata alla cartolina fronte/retro per fare gli ultimi aggiustamenti. Puoi salvare come bozza o andare al pagamento.

Se non hai ancora inserito i Pem Coins, ossia il tuo taccuino virtuale nel quale metterai i soldi, clicca su Ottieni PemCoin e invia. Dovrai fare un ulteriore passaggio se non ti sarai ancora registrato ma potrai farlo in modo veloce aggiungendo il tuo profilo Facebook o registrando la tua mail.

A questo punto ti si aprirà la schermata con tre possibilità:

  • Scansiona un codice QR (se ne hai uno)
  • Acquista PemCoins
  • Ho un codice con 100% sconto

Sotto c’è un link dove puoi verificare se c’è un Pem store vicino a te dove acquistare i Pem Coins. I prezzi variano dal numero di cartoline che vuoi spedire e si parte da un prezzo di 2,99 euro. Puoi scegliere di pagare con Paypal o con una carta di credito o debito (bancomat).

Finalmente la tua cartolina cartacea con Pem Cards è pronta per essere spedita!

La cartolina così ordinata verrà processata il mattino seguente alle 7 in punto e verranno fatte le varie verifiche di compatibilità. Una volta in viaggio saranno necessari alcuni giorni per ricevere la stessa.

 

***

 

L’idea è ottima non solo per noi viaggiatori ma anche per chi ha una struttura ricettiva o per chi lavora nel settore turistico. Si può così fare quello che nel gergo del marketing è chiamato “Lead Nurturing“, inviando ai clienti abituali e non solo una cartolina di auguri.

Questo passaggio serve per ricordare i loro momenti di vacanza al fine di invogliarli a tornare, proprio come si faceva una volta. L’effetto sarà sicuramente piaecvole e di grande impatto emotivo. Chi non ha un tuffo al cuore ripensando al caldo sole estivo?

 

Se invece preferisci il “fai da te” in questo articolo ti do un’idea su come fare:

Come creare e inviare un’originale cartolina digitale

Il lago di Corlo, meglio conosciuto come il lago di Arsiè vicino a Feltre, offre divertimento sia per chi cerca relax che per i più sportivi.

Dispone di alcune strutture ricettive e due campeggi frequentati soprattutto da turisti stranieri provenienti dal nord Europa. Forse proprio loro sanno maggiormente apprezzare l’anima selvaggia e incontaminata del lago e per questo lo scelgono.

Vivere il lago all’insegna del relax

 

Un prato curato e accogliente si trova su una sponda del lago provvisto di bagni, barbecue, tavoli, acqua potabile, alberi in cui stare all’ombra e un parcheggio. Il suo nome è Parco della Campagnola e puoi portare con te asciugami o lettini per stare più comodo.

Bar e ristoranti non mancano e se dal lago ci si sposta in centro ad Arsiè le opportunità aumentano, anche se non è necessario. Lo spazio verde è infatti gestito dal “Mondo di Fortunato” che offre servizio di bar e quindi anche stuzzichini. Per questo, se vorrai fare un picnic e usufruire dei tavoli, ti verrà richiesto un pagamento di 5 euro.

Proseguendo la passeggiata verso il campanile vecchio c’è l’Albergo Ristorante al Parigi con una veduta mozzafiato sulle acque luccicanti del lago. Qui potrai pranzare o cenare. Andando ancora avanti c’è un il bar da Anna con un piccolo supermercato annesso.

 

immagine autunnale del lago di corlo

Praticare sport al lago di Arsiè

 

Le proposte per gli sportivi sono diverse: oltre ai classici sport acquatici come la canoa, il pedalò, il sup, la pesca e il nuoto, c’è la possibilità di fare delle interessanti escursioni.

Per la cronaca, ti devo informare, che il lago non è balneabile e dunque sprovvisto di un servizio di salvataggio, mi raccomando dunque, nel caso tu volessi fare un bagno, di fare molta attenzione.

In alternativa potresti decidere di fare un bellissimo giro ad anello del lago. Si tratta di un percorso di circa 20 chilometri, ma non troppo impegnativo.

La strada è prevalentemente in pianura ma essendo circondato da montagne qualche salita ti toccherà farla. In compenso, però, sarai graziato da un paesaggio intercambiabile meraviglioso, cascatelle che si susseguono a sorpresa e borghi dimenticati.

Un vero tour nel mondo incantato del lago, che ripagherà la fatica fatta. Anche qui consiglio la massima attenzione perché il sentiero in molti punti si trova a strapiombo sul lago e bisogna sempre mantenere alta la concentrazione.

Se vorrai bagnarti potrai sfruttare le generose cascate che vedrai scendere e che vanno ad alimentare il lago. L’acqua, bada bene, non è delle più calde ma in compenso è molto pulita.

Una volta scesi a valle si ripercorre il borgo Corlo che da il nome al lago e i due camping, fino a ritornare di nuovo al parco attrezzato o dove si è lasciata l’auto.

L’inizio del sentiero che entra subito nei boschi è dopo il cimitero della Rocca ed è ben segnalato lungo tutto il tragitto. Calcola un tempo di circa 4 ore per compiere il giro completo.

 

Il lago di Arsiè nella storia

 

cascatelle a sorpresa nel tragitto ad anelloIl lago di Corlo prende il nome, come ti dicevo, dal piccolo borgo abitato, diventato ora quasi una sorta di museo a cielo aperto. Tanto da farne  aprire uno vero che si può visitare solo previa prenotazione e che illustra gli antichi mestieri contadini.

Il lago non è di origine naturale bensì artificiale. Fu realizzato nel 1954 per costruire una diga capace di incanalare l’acqua proveniente dal fiume Cismon. Ecco perché non è balneabile e la sua profondità massima raggiunge i 68 metri.

Interessante è anche la storia del campanile vecchio che faceva parte dell’antica chiesa del borgo, la quale venne distrutta nel momento in cui si edificò il bacino.

Gli abitanti erano così affezionati però al suono del loro campanile da costruire una chiesa nuova poco distante, senza campanile, per continuare ad ascoltare i rintocchi di quello vecchio.

Un modo per non dimenticare il proprio passato e le proprie radici come se il Genius Loci di Corlo abitasse proprio all’interno di quelle antiche mura.

E forse è proprio così o meglio è quello che mi piace pensare… 

Il lago di Corlo o lago di Arsiè vicino a Feltre sembra quasi un fiaba ma esiste davvero. Lo trovi seguendo queste coordinate di Google Maps:

 


*** DEI SENSI ***

 

Abbiamo già scoperto dove si nasconde il Genius Loci ma manca una descrizione dello stesso che io ho trovato piuttosto deciso e fermo nelle sue decisioni. Un tipo che non si tira indietro neanche davanti alle difficoltà. Selvaggio, aspro e forte come le montagne che circondano il lago.

Per quanto riguarda l’attivazione dei sensi durante un soggiorno al lago di Corlo o lago di Arsiè, devo dire che è tutto direzionato verso la natura perché genuina e autentica nella sua perfezione. 

Una visuale a 360 gradi durante il tragitto ad anello ti farà scoprire la cornice disegnata dalla montagna, il rintocco del campanile ti riporterà a un tempo in cui il lago non esisteva ma in esso viveva comunque una comunità.

Il gusto del cibo proposto dal ristorante ti farà capire i valori del luogo fatti di sacrificio e buona volontà. L’odore del bosco ti ritemprerà l’anima e ti farà pensare al potere curativo della natura e ai suoi innumerevoli benefici.

Non dovrai essere un semplice spettatore ma immergerti nel momento, toccando i delicati fiori senza rovinarli, diventando consapevole della loro esistenza e fragile impermanenza.

Vivono come noi  cercando di esaltare le proprie potenzialità anche in un terreno avverso e scivoloso, perché è l’unica possibilità che hanno di brillare. E per quanto riguarda la flânerie? Quella la dovrai spostare a Feltre o in qualche altra città bellunese.

Musica consigliata: Lago dei Cigni di Tchaikovsky

Lettura consigliata: Uomini, boschi e api di Mario Rigoni Stern

L’isola di Flores è una località incantevole nel Péten, in Guatemala. Da qui partono le visite per le celeberrime rovine maya di Tikal. Si può visitare in un giorno anche se ti consiglio di fermarti almeno alcuni giorni.

 

ARRIVO A FLORES

 

Prima di arrivare all’isola di Flores si attraversano le cittadine di San Benito e Santa Elena, quest’ultima scelta dai viaggiatori che vogliono stare defilati, lontani dal centro. Si attraversa un lungo ponte all’inizio del quale c’è un centro commerciale (ahimè!) e la stazione dei pullman.

Ti consiglio di fermarti a ritirare con il bancomat a Santa Elena perché nell’isola non ci sono sportelli bancari. Però fai molta attenzione e se ti è possibile fallo con la compagnia di qualcuno perché non è molto sicuro.

Mi immagino già la scena, perché è capitata a me… Una volta trovato l’hotel nel quale soggiornerai ti appresterai a fare un giro dell’isola, camminerai per circa 20 minuti, ammirando ogni dettaglio che si proporrà davanti ai tuoi occhi.

Ammirerai le diverse tonalità di colore delle case prediligendo una rispetto all’altra. Deciderai di lasciare gli edifici centrali per passeggiare nel lungolago.

Ti meraviglierai a scoprire alcuni punti parzialmente sommersi dall’acqua e poi bam! Ti fermerai all’improvviso. “Ma non l’ho già fatta questa strada?” ti domanderai…

 

L’isola di Flores si sviluppa su una superficie di appena 4000 chilometri quadrati e quindi si fa presto a visitarla tutta.

 

Contornata dal lago Peten Itza fu abitata dai Maya originari del Messico, ma quando arrivarono gli spagnoli fecero allontanare gli abitanti e distrussero le abitazioni originali edificando la città secondo lo stile europeo. In effetti camminando ti renderai subito conto che lo stile è coloniale e che  rappresenta ben poco la tradizione guatemalteca.

 

scritta i love peten

 

COSA VISITARE 

 

Non ci sono edifici particolarmente rilevanti da segnalare ma il complesso è interessante. Puoi scegliere di fare un giro in barca attorno all’isola e andare a visitare el Mirador.

Ti basterà contrattare il viaggio con un lanchero, il guidatore delle barche che qui si chiamano lanche, e lasciarti cullare dal dondolio delle onde.

Il Mirador è un’altura che permette un panorama completo dell’isola e anche alcuni momenti di divertimento con il Rope Swing. Si tratta di una corda con la quale ci si tuffa direttamente nell’acqua.

Si possono fare dei giri in barca anche la sera per godere del tramonto e cenare in compagnia degli altri passeggeri. Oppure puoi scegliere dai banchetti di strada i prodotti casalinghi preparati dalle massaie guatemalteche.  I ristoranti propongono la cucina sia tipica che internazionale con prezzi che variano dai 5 ai 15 euro.

Dall’isola di Flores puoi prendere la corriera Fuente del Norte per arrivare a Belize City e da lì visitare le meravigliose isole di Ambergris Caye e Caye Caulkner oppure prenotare un tour completo per le rovine maya di Tikal.

 

camminata lungo lago

Scopri come muoverti in Guatemala in questo articolo:

E se stai cercando un aiuto per visitare il Guatemala “fai da te” ti lascio i link della guida che ho scritto:

 

tipica porta colorata a flores

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

La flânerie in Guatemala è finalmente concessa grazie alla tradizione europea dell’urbanistica dell’isola di Flores. L’unico problema è che non ci sarà molto da passeggiare: in compenso potrai godere dei colorati negozi, insegne e intonaci delle case.

Il Genius Loci di Flores è legato all’afflusso turistico. Molti guatemaltechi aspettano con ansia l’arrivo dei visitatori per proporre i loro averi. L’isola, infatti, è direzionata più al turismo che alla vita classica dei guatemaltechi. Ma un occhio cade sempre sulle radici primarie maya, che difficilmente vengono dimenticate.

Il colore dominerà su tutto e sarà difficile non notarlo. Sarai attratto anche dallo sciabordio dell’acqua che si infrange su scale che non dovrebbero essere sommerse ma, lo sono.

L’odorato sarà attratto dai profumi che provengono dalle cucine tipiche e non, mentre il gusto vorrà saziare il suo desiderio di cibarsi. L’alternativa è adattarsi alla strepitosa cucina di strada, in Guatemala sempre appetitosa.

Avrai desiderio di toccare i muretti che dividono l’acqua dalla terraferma o i recinti in legno e magari di fare un bel bagno che con il caldo è sempre gradito!

Musica consigliata: Edo Fendy – Marimba

Lettura consigliata: Mini guida del Guatemala di Tayanita Travel

La città medievale di Carcassonne nella regione dell’Occitania è una fortezza con una storia affascinante da raccontare… vuoi conoscerla?

Ci troviamo per l’esattezza nel dipartimento dell’Aude, nome che deriva dal fiume omonimo che attraversa la città. Si divide in due parti: la parte fortificata antica e quella moderna.

CITTÀ MEDIEVALE DI CARCASSONE: L’ORIGINE

 

In verità, i primi insediamenti risalgono al 3500 a.C., quindi ben prima del periodo medievale. I Romani iniziarono le prime opere di fortificazione attorno all’anno 100 a.C. edificando le mura settentrionali.

Ne presero possesso successivamente i Visigoti e i Saraceni, ma fu con il visconte Raimond Roger Trencavel che l’acquisì tramite un matrimonio nel 1607, a dare inizio alla sua fama.

Soprattutto durante il periodo della Crociata Albigese Carcassonne si guadagnò la fama di roccaforte a beneficio dei Catari francesi. In questo periodo visse degli anni prosperi e ottenne numerosi ampliamenti.

Ma, come ogni fiaba che si rispetti, arriva il momento in cui la città deve fare i conti con il bruto della situazione. Nel 1209, nel caldo mese di agosto, Simone di Monfort, dopo un assedio piuttosto cruento, riuscì a conquistare la fortezza e fece uccidere il visconte, succedendogli tout court.

Carcassonne divenne così la frontiera fra Aragona e la Francia e assistette a nuove opere di ingrandimento. Luigi IX, re di Francia, la sottomise al suo potere edificando le mura esterne e rendendola di fatto inespugnabile.

Lo constatò Edoardo il Principe Nero nel 1355 quando cercò di conquistare la città medievale di Carcassonne senza riuscirci, sebbene distrusse completamente la parte bassa.

 

entrata al castello comtal

 

Carcassonne si salvò?

Con il passare degli anni la città perse il suo valore militare e fu quasi sul punto di essere demolita se non fosse stata per una campagna fatta a salvaguardia della città da Jean-Pierre Cros-Mayrevielle e Prosper Mérimée che portarono i cittadini quasi in rivolta.

Si decise allora di procedere con un’opera di ristrutturazione sotto la guida dell’architetto Eugène Viollet-le-Duc che vide la rinascita della stessa creando delle aree completamente nuove e avulse all’originalità di un tempo.

Ciò diede vita a diverse critiche ma la città medievale di Carcassonne rifiorì con una doppia cerchia muraria e un totale di 53 torri di estrema bellezza.

Nel 1997 fu aggiunta alla lista dei Patrimoni dell’Umanità promossa dall’Unesco e oggi richiama 3 milioni di turisti ogni anno da tutto il mondo.

 

torre presente nel castello comtal

 

CITTÀ MEDIEVALE DI CARCASSONNE AI GIORNI NOSTRI

 

Oggi è impossibile non rimanere affascinati dalle geometriche alternanze di torri, mura e passerelle in legno. La città fortificata si erge su di una collina con un’altitudine di 111 metri s.l.m. e la si raggiunge attraversando un antico ponte in pietra sopra il fiume Aude.

Lo stesso divide la città medievale di Carcassonne da quella moderna dove vivono la maggior parte degli abitanti. Attorno al fiume è stato creato un parco naturale dove sia gli animali che gli uomini possono godere di una certa tranquillità.

Se si arriva in treno da Tolosa, come ho fatto io, si dovrà attraversare tutto il centro cittadino moderno, ricco di locali di ogni tipo e negozi che richiamano l’anima della Francia del sud, fatta di profumi e prodotti naturali. In alternativa la si può raggiungere anche con il Flixbus.

Dalla stazione si attraverserà il Canal du Midi passando sopra il ponte de Marengo. Da qui si accede al centro città dove si proseguirà dritti fino ad incrociare rue de Verdun.

Ti consiglio di proseguire dritto e di attraversare il Pont Neuf così da avere una visuale sia sul ponte antico che sulla città medievale di Carcassonne. Al ritorno potrai percorrere il Pont Vieux dopo aver fatto un giretto al parco.

 

gobelin nella basilica di Saint Nazaire

 

VISITA ALL’INTERNO DELLA CITTÀ

 

L’ingresso è maestoso. So già che farai come me e che non smetterai un attimo di fare fotografie. La città sembra tirata a lucido ed è perfettamente ristrutturata.

L’unica nota stonata arriverà dai numerosi negozi che toglieranno la sua anima romanzata per dargliene una più commerciale. Va detto, però, che l’atmosfera non viene completamente cancellata ma solo leggermente offuscata.

La visita inizia salendo lentamente lungo le vie che un tempo furono teatro di vita militare e cittadina. All’interno si trovano due musei:

  • il Museo dell’Inquisizione
  • Museo della scuola

Ma l’edificio più visitato è il Castello di Comtal (chateau Comtal) con un prezzo di 9 euro di entrata, 12 euro con l’audioguida. Si inizia il percorso con un video introduttivo che racconta la storia della città in francese con sottotitoli in francese e in inglese.

Poi, si prosegue la visita del castello e in tutte le zone che sono state magnificamente restaurate. All’interno è presente anche un museo con i reperti storici ritrovati nella fortezza e nei dintorni.

Infine, si esce da un torrione per ritornare a immergersi nelle vie cittadine da dove si può ammirare anche l’entrata dell’antico Hotel de la Cité e di fianco la meravigliosa basilica gotica di Saint Nazaire.

Se, nel frattempo, ti è venuta fame ti consiglio di mangiare alla Maison du Cassoulet per assaggiare la specialità tipica della Linguadoca, la cassoulet appunto (trovi la ricetta qui).

 

angolo rustico di carcassonne

 

Leggenda di Carcassonne

 

Il nome Carcassonne ha un’origine ben specifica. Durante la dominanza dei Saraceni l’imperatore Carlo Magno voleva conquistarla. La città faceva gola a tutti per la sua posizione strategica e inoltre, acquisendola, avrebbe dimostrato ulteriormente la sua supremazia.

Pensò bene di assassinare il re Balaad che era l’attuale regnante in modo da condurre gli abitanti alla resa. Ma non aveva fatto i conti con la moglie.

Il marito fece la fine che Carlo Magno si aspettava ma la donna prese in mano le redini decisa a non abbandonare il suo possedimento.

Le battaglie si protrassero per 5 anni fino a quando gli eserciti, entrambi stremati, vollero sferrare il colpo di grazia finale. La donna, con furbizia, decise di lanciare da una torre un maiale ben nutrito sopra le teste dell’esercito avversario, facendo credere di aver ancora molto cibo a disposizione, tanto da poterne buttare.

I nemici, sfiniti, decisero di ritirare l’assedio e la donna, il cui nome era Dama Carcas, fece suonare in segno di vittoria le trombe della città.

Gli avversari, nonostante si stessero allontanando, udirono il suono e gridarono “Carcas sonne, che significa “Carcas suona” e da lì fu deciso definitivamente il nome della città.

Il film leggenda Robin Hood il Principe dei ladri, con Kevin Costner e Morgan Freeman fu girato proprio qui dando l’identità di un’ipotetica Nottingham.

 

particolare del parco sul fiume Aude

 


*** VIAGGIO SENSORIALE ***

 

Qualsiasi città francese si appresta bene alla flânerie e Carcassonne non è da meno. Il Genius Loci,  invece, è di difficile interpretazione essendo stato manipolato da restauri avulsi dal tempo e strettamente legato a vicende dimenticate. Non ho avuto abbastanza tempo per carpire l’anima della meravigliosa città ma ho percepito un forte desiderio di protezione del luogo. 

La vista si è riempita di magnificenza per il lavoro che nei secoli ha dato vita a questa opera dell’uomo. L’udito si è lasciato trasportare dal rigoglio dell’acqua del fiume che scorre vivace fra le verdi sponde.

Il tatto si è dedicato alla scoperta di materiali antichi che hanno sapientemente legato ogni elemento naturale: sassi, acqua, terra e legno, mentre l’odorato ha percepito un forte sentore di umidità dato dalle piogge incombenti.

Infine il gusto si è soffermato sui sapori autentici della terra, dei suoi prodotti come la verdura, la carne e il vino. 

Musica consigliata: Zaz – Je veux

Lettura consigliata: Zazie nel metró di Raymond Queneau

Ho trascorso un weekend a Tolosa per contrastare il grigiore di una primavera in sordina e sono stata accolta da vibranti tonalità pastello.

Un’amante dei colori come me non poteva rimanere indifferente al fascino del capoluogo Occitano e risvegliare sensazioni totalmente avulsi dalle aspettative.

Ho trascorso un weekend a Tolosa ma è come se qualcosa dentro di me si fosse risvegliato, portando un sole che l’inverno aveva sbiadito e offuscato.

 

Tolosa: città viola

 

Il viola è uno dei miei colori preferiti, non a caso il colore dominante del blog è proprio questo. Nell’immaginario collettivo il viola è associato alla spiritualità e all’introspezione.

Non appena ho scoperto che Tolosa ha come simbolo le violette ho subito provato un moto di empatia per questa città. Quando finalmente ho trovato un “bateaux” (tipica imbarcazione francese) ancorata lungo la Garonna che vendeva prodotti fatti con la violetta, ho provato del giubilo.

via ed edifici storici a tolosa

Passeggiando lungo le vie cittadine di Tolosa

Ho attraversato il ponte e sono giunta davanti l’entrata della barca negozio. Appena varcata la soglia sono stata raggiunta dal profumo dolce e delicato di questo fiore e da quel momento non mi ha più abbandonato.

Ovunque andassi percepivo profumo di violetta anche se ero ben conscia fosse solo nella mia mente. Eppure mi bastava pensarci per ravvivare le energie dopo le lunghe passeggiate.

L’imperatrice francese Maria Luigia, nonché consorte di Napoleone I, era follemente attratta da questo fiore determinando il suo prestigio.

Anche lo stesso Napoleone lo usava come segno distintivo tanto da essere soprannominato come “Caporal Violet”. Questo legame indissolubile lega Parma a Tolosa perché è proprio la violetta di Parma a essere diventata simbolo della capitale Occitana.

 

Tolosa: città rosa

 

L’altro colore predominante della città, dopo il viola, è il rosa. Può sembrare quasi una similitudine fra viola e rosa quello che si presenta al tramonto in città quando gli ultimi caldi raggi del sole, al tramonto, si riflettono sugli edifici donando loro una percezione rosata.

È inevitabile non canticchiare un pezzo della canzone più famosa di Édith Piaf “La vie en rose” anche se ciò che la mia anima suggeriva era il brano di Charles Trenet “Boum“.

vista sulla basilica di san sernin

La basilica di Saint Sernin a Tolosa

Soprattutto in Place de Capitole quando la piazza e l’edificio si tingono di rosa in contrasto con il cielo che si fa sempre più scuro. Attorno vibra la vita del mercato, delle persone che si fermano a bere un aperitivo in uno dei tanti bar presenti o di chi semplicemente si ferma ammaliato dalla maestosità del luogo.

Appuntalo come luogo da visitare ma dopo essere uscito dalla metro e aver passeggiato lungo rue d’Alsace Romaine per averne ammirato i negozi.

Potrai così ritornare in questa piazza e assaporare lo spazio, l’apertura fra gli edifici respirando l’atmosfera di Tolosa nella sua vita quotidiana.

 

Poi dirigiti verso le innumerevoli chiese da visitare fra queste ti consiglio:

 

  • Couvent des Jacobins (convento dei giacobini): entrata a pagamento per visitare un’imperdibile chiesa gotica domenicana che contiene le spoglie di san Tommaso d’Aquino;

  • Basilica di Notre-Dame de la Daurade: lungo la Garonna con in basso il parco in cui si ritrovano i ragazzi a chiacchierare e ad ascoltare la musica. Di lato la maestosità del Pont Neuf e dall’altra parte del fiume il Chateau d’Eau, centro esposizione di fotografie;

  • Basilique Saint-Sernin: architettura romanica in pianta ottogonale suddivisa in nicchie dedicate ai vari santi e contenente le reliquie di San Saturnino e della Vera Croce;

  • Chapelle des Carmélites: piccola cappella finemente decorata che raccoglie esposizioni fotografiche;

  • Cattedrale di Tolosa (Cathédrale de Sainte-Étienne): dimensioni maestose ma meno curato l’interno che l’esterno con la sua bellissima facciata e un giardino dove riposarsi con piante e fiori.

 

I musei più interessanti da visitare, invece, sono due:

 

  • Fondazione Bemberg: all’interno dell’Hotel d’Assezat con raccolte di quadri da Canaletto a Picasso. Tre piani di edificio suddiviso in sale, l’entrata costa 9 euro.
  • Museo degli Agostiniani (Musée des Augustins): una raccolta di quadri e sculture dal Medioevo agli anni ’40. Prezzo di entrata 9 euro.

 

Abituati a leggere i nomi degli edifici con i loro nomi in francese perché le scritte in altre lingue non sono molto usate! Sarà l’occasione per rispolverare il francese scolastico ;P

 

ragazza con capelli rossi e corona di fiori fra i capelli

Un dipinto presente alla Fondazione Bemberg

 

Tolosa: città verde

 

Verde? Sì, il verde della Garonna, del riflesso dei platani sul Canal du Midi e ancora il verde fiorito dei parchi. Durante un weekend a Tolosa farai un immersione completa in questo colore e sarà subito primavera.

Quanti e quali sono i parchi da visitare assolutamente?

 

  • Jardin Compans Caffarelli: racchiude al suo interno un giardino botanico e un giardino giapponese con un bellissimo ponte rosso all’ombra di una pianta di ciliegio. Una tappa imperdibile dove ritrovare l’armonia e riassestare le dissonanze della mente.

  • Jardin des Plantes: con la sua lunga via alberata da piante provenienti da tutto il mondo, fiori e panchine sulle quali riposarsi. Attorno l’università, il Museo di Storia Naturale, il Jardin Royal (giardino reale), un centro culturale e una chiesa cattolica.

  • Canal du Midi: lungo tutto il canale trovi una pista ciclabile dove andare in bici, camminare e correre. Affollatissima da turisti e dagli abitanti della città. Ma l’esperienza più bella è seguire il corso del canale sul bateau. Lo puoi fare contattando il sito di Bateaux Toulousains e prenotare una gita di circa 3 ore andata e ritorno su un’imbarcazione coperta e attraversare la città osservandola da un’altro punto di vista.

 

Lo sapevi che il Canal du Midi è nato per collegare l’oceano Atlantico al mar Mediterraneo?

 

 

ponte rosso nel giardino cinese con pianta di ciliegio di fianco

 

Tolosa: città azzurra

 

Il colore fa riferimento alla linea del tram che dall’aeroporto Tolosa-Blagnac ti porta al centro città. Scarica la cartina qui:

Spostarsi con i mezzi pubblici a Tolosa è veramente facile ti basterà una volta uscito dall’aeroporto seguire le indicazioni per il tram.

Potrai acquistare un singolo biglietto (1 deplacement) al costo di 1,70 euro, un biglietto da 3 giorni (trois jours) al costo di 12,20 euro oppure un carnet da 10 biglietti a 13,70 euro. Il biglietto da 3 giorni ti permette l’accesso anche alla metro e ai bus.

Il tram arriva fino a Palais de Justice oppure se ti fermi ad Arénes puoi scendere e prendere la Metro che ti porta in centro città. È suddivisa in due linee: A e B, la prima di colore rosso passa attraverso Capitole e arriva alla stazione dei treni Matabieu (fermata Marengo-SNCF) utile per raggiungere la città di Carcassonne, la B di colore giallo corre lungo il Canal du Midi e arriva rispettivamente a nord e a sud della città.

 

Consulta questo articolo per avere maggiori informazioni su come spostarsi a Tolosa:

 

Altre informazioni: 

 

La città si adatta perfettamente alla  flânerie si può passeggiare senza seguire la mappa e lasciarsi trasportare dai propri pensieri e ammirare i vari dettagli architettonici, fermarsi a gustare una baguette e sorseggiare un caffè o un tè alla violetta. In questo sito trovi infusi, tè e altre specialità alla violetta: https://www.lamaisondelaviolette.com/fr/

simpatiche coppia di anatre su di un muretto

Coppia di anatre su un muretto dopo il Pont Neuf

I sensi non possono che essere coinvolti dai colori, dal profumo di violetta, dal gusto della cassoulet che appartiene alla tradizione della Linguadoca (trovi la ricetta qui) ma è proposta anche qui a Tolosa, e dai rumori degli uccellini che cinguettano sugli alberi.

Nonostante sia una città di notevoli dimensioni, Tolosa può vantarsi di essere a misura di uomo. La presenza di parchi e di spazi verdi, di acqua e di attività fluviali indica la volontà di ricercare la pace e ciò si ripercuote sul carattere degli abitanti.

Li ho trovati gioviali, tranquilli e rilassati, votati al benessere e alla vita all’aria aperta. Amanti dei dettagli e delle piccole cose che assemblate creano una sorta di particolarità tipicamente francese.

Il Genius Loci di Tolosa è uno spirito in pace con gli elementi naturali ma portato verso la comodità del progresso. Una sorta di trait d’union che rafforza la coesione facendo emergere gli aspetti positivi di entrambi a favore del benessere di chi vi dimora.

 

Letture consigliate per un weekend a Tolosa: 

La mia recensione su Volotea la compagnia aerea low cost spagnola sarà positiva o negativa? L’ago della bilancia si ferma a metà. Vuoi sapere perché?

La risposta è molto semplice perché ho viaggiato due volte con questa compagnia: la prima è andata benissimo, la seconda volta è andata di male in peggio e sono tornata dalla vacanza con 3 ore di ritardo.

Recensione su Volotea –  Prima parte

 

La prima volta che ho volato con Volotea mi chiedevo che razza di compagnia fosse. Non avevo mai sentito pronunciare il suo nome così sono andata a vedere in internet se c’erano delle informazioni a riguardo.

Ho scoperto in questo modo che la compagnia batteva bandiera spagnola e che aveva delle ottime recensioni sia dal punto di vista del servizio clienti che per quanto riguardava la comodità, la prenotazione e la gestione del volo in generale.

Effettivamente ho notato un sistema di prenotazione piuttosto facile e intuitivo, un discreto spazio fra i sedili e una certa puntualità.

Il volo del battesimo con loro è stato sull’isola di Pantelleria (trovi l’articolo con tutte le informazioni qui) e ne sono rimasta pienamente soddisfatta.

Addirittura al ritorno ho potuto vantarmi che Volotea fosse stata l’unica compagnia aerea pronta a sfidare il vento di scirocco pur di ritornare a Venezia a differenza di Alitalia che in quel frangente aveva deciso di rimanere a terra.

Quindi ho riguardato spesso altre proposte di Volotea e finalmente ne ho trovata una che faceva al caso mio: un’offerta a 30 euro andata e ritorno per Tolosa.

Recensione Volotea – Seconda parte

 

Pertanto, forte della prima esperienza positiva, ho prenotato il volo per vedere il capoluogo dell’Occitania. Ho subito notato una nuova difficoltà: il check in online.

Per farlo bisogna attendere le ultime 48 ore, a meno che non si acquisti un posto al costo minimo di 7 €, e se ci si trova già all’estero sorge il problema di fare la fotocopia del boarding pass. Subito non ho pensato all’applicazione che in verità c’è e quindi posso eliminare questo aspetto negativo.

Purtroppo però i voli sia di andata che di ritorno sono stati segnati entrambi dai ritardi. Il primo di mezz’ora, il secondo di 3 ore. Tra l’altro Volotea ha fornito un buono di 5 € per risarcire del danno fatto, ma essendo arrivata presto all’aeroporto e avendo già passato il controllo bagagli, non ho potuto accedere all’imbarco dove li consegnavano. La comunicazione del ritardo è infatti avvenuta solo dopo 10 minuti all’apertura dell’imbarco.

 

Quindi, al termine della mia recensione su Volotea, la consiglio oppure no?

 

Ti confesso che le offerte sono piuttosto allettanti e i voli di destinazione interessanti, quindi non penso di cancellare Volotea dalla mia lista dei voli che tengo in considerazione. Spero solo che non si verifichino altri ritardi!

 

immagine di catena che si spezza e diventa uccello che vola

Immagine dal web

Il sito di Volotea

 

Prenotare un volo è semplice: basta inserire la partenza, la destinazione, le date e il numero dei viaggiatori e vengono presentate offerte anche per altre date.

Scegli quelle preferite e procedi inserendo i tuoi dati personali i quali vengono registrati per una successiva prenotazione. Durante questo passaggio ti viene chiesto se vuoi iscriverti al programma MEGAVOLOTEA al costo di 49,99 € all’anno.

 

In cosa consiste?

Ulteriori riduzioni sul prezzo del biglietto, sconti sul bagaglio e sul posto, regalo di compleanno e annunci di promozioni in anticipo rispetto ad altri. A conti fatti ha senso se viaggi spesso con la compagnia, altrimenti è meglio tralasciare.

Si scelgono poi le varie opzioni da inserire come l’assicurazione di viaggio, il posto a sedere prenotato e il bagaglio da stiva. Si passa, infine, al sistema di pagamento che accetta le maggiori carte di credito tra cui Paypal e si acquista il volo.

Nel giro di qualche minuto arriva una comunicazione via mail dell’acquisto e il promemoria all’approssimarsi del check in online. Puoi anche scaricare l’applicazione, come ti dicevo in precedenza, ed evitare di stampare i documenti.

 

Gli aeroporti che non accettano le carte di imbarco digitali li trovi a questo link:

 

Ti consiglio anche di iscriverti alla loro newsletter, in questo modo sarai aggiornato costantemente sulle offerte e potrai trovare anche tu tariffe vantaggiose come ho fatto io nel mio ultimo viaggio. Sperando però di non incappare in qualche ritardo!

 

Scopri altri consigli su come viaggiare low cost in questo articolo:

Psss…. Ti svelo alcuni segreti del viaggiatore low cost

 

Ok, iniziamo con calma. Wanderlust, globetrotter, travelholic, travel addicted… che significano questi vocaboli esattamente? Si tratta di vocaboli che sono entrati nel gergo comune del viaggiatore e che molti usano e abusano in maniera spropositata soprattutto come hashtag su Instagram (me compresa). Ho cercato i significati nel web e nei libri, così come avevo precedentemente fatto in un altro articolo di ricerca su “fernweh”. L’hai letto vero?! Se non l’hai fatto lo trovi cliccando <qui>

In sostanza è una parola di origine tedesca che significa nostalgia della lontananza e si contrappone a Wanderlust, più conosciuto e usato, grazie anche per essersi prestato come titolo in un film con Jennifer Aniston (trovi la recensione qui).

Wanderlust

 

Wanderlust è una parola di origine tedesca che significa “desiderio perenne di viaggiare”.  Un’esigenza che spinge la persona a essere in continuo movimento.

Wander significa appunto camminare, è identifica il moto. La routine è letale, l’unica salvezza è l’idea di avere nuove mete da scoprire. La mente è in perpetuo movimento e necessita di continui stimoli per vivere un’esistenza soddisfacente. Si tratta di un viaggiatore affamato di conoscenza e di libertà. Il suo luogo ideale è il mondo intero, senza nessun confine.

Globetrotter è un altro termine che ha avuto molto seguito negli anni passati ma che ora è caduto in disuso e si sente sempre più raramente riferito ai viaggiatori.

Globetrotter

 

Il globetrotter è un viaggiatore creativo che raramente segue un programma definito. Stabilisce gli itinerari strada facendo, usando mezzi di fortuna. Ha un carattere piuttosto audace e avventuriero. Identifica un luogo e lo raggiunge seguendo l’istinto. Oppure tenta la sorte in un’impresa originale spinto dal suo animo indomito e ribelle.

La parola di origine inglese è stata coniata nel XIX secolo. Identificava quegli avventurieri e avventuriere che tentavano imprese impossibili guadagnando un’importante risonanza mediatica. Si trattava per lo più di aristocratici o di gente facoltosa.

Al giorno d’oggi i due vocaboli vengono usati per esprimere lo stesso concetto: un individuo avventuroso che desidera scoprire nuovi paesi.


 

Travelholic e travel addicted

 

Il primo termine prende vita dalla fusione di travel e il suffisso finale -holic che identifica tutto ciò a cui si è dipendenti. In sostanza, quindi, essere un travelholic significa sentire costantemente l’esigenza di viaggiare, di controllare i voli o di pensare a nuove mete.

Travel addicted è il suo sinonimo e indica quelle persone che hanno come priorità nella vita quella di viaggiare a discapito di qualsiasi altra possibile passione.

Nomade digitale

 

Negli ultimi anni stanno prendendo piede i nomadi digitali. Ma chi sono? Si tratta di quelle persone che lavorano prevalentemente su internet o hanno un’attività digitale e non necessitano di una stazione fisica dove rapportarsi con i clienti.

Questo perché i clienti, spesso, sono anch’essi dei lavoratori digitali. In Italia il riconoscimento della figura va a rilento perché si fa fatica a ragionare da imprenditori digitali in primis, ma soprattutto perché non si è pronti ad accettare di non avere i dipendenti sotto stretta sorveglianza.

Nonostante ciò il fenomeno è in continua crescita e quindi dovremmo abituarci a sentire parlare di persone che lavorano viaggiando! Trovi il gruppo dei nomadi digitali anche su Facebook. Un altro vocabolo molto conosciuto è backpacker e identifica uno specifico modo di viaggiare.

Scultura presente al castel Ivano

 

Backpacker

 

Il backpacker è il classico viaggiatore “zaino in spalla”. Di solito predilige gli itinerari low budget e lo street food rispetto ai ristoranti. La sua parola d’ordine è il risparmio.

Viaggia su mezzi pubblici e preferisce investire i soldi in tour o musei. Ciò che importa è entrare nell’autentico tessuto sociale del paese che visita, avvalendosi di tutti e cinque i sensi.

Backpacker deriva dall’inglese e corrisponde al vocabolo italiano “saccopelista”. In origine il backpacker dormiva in luoghi di fortuna con il sacco a pelo, ora si è evoluto soggiornando in ostelli o in alloggi condivisi. Al viaggiatore a piedi si contrappone quello in van, un’evoluzione rispetto al classico camperista.

Van Life

 

Van Life identifica uno stile di vita più che uno stile di viaggio. Può essere definito come il backpacker motorizzato, perché anch’esso vive in modo frugale e senza troppe pretese.

Chi decidere di intraprendere questo tipo di vita può essere anche il nomade digitale e necessita avere una connessione sempre disponibile e dell’energia elettrica a disposizione.

Ma può essere anche una famiglia che ha deciso di viaggiare in van per cambiare continuamente paesaggi e crescere i figli in modo avventuroso, libero e un po’ più selvaggio.

Si mantengono facendo dei lavori creativi e manuali e sono aperti alla conoscenza di altre culture. Non ricercano la solitudine dalle persone ma dalle città sovraffollate e anonime.

Viaggiano per creare delle esperienze e non si fermano per troppo tempo in un luogo perché sanno che ci sono sempre nuove mete da scoprire.

 

Ora spero ti sia un po’ più chiaro quando sentirai parlare di wanderlust, globetrotter, travelholic, eccetera. Magari è venuta voglia anche a te, leggendo l’articolo, di mollare le redini e partire all’avventura, anche solo per un giorno!

Ecobnb è un sito per viaggiatori consapevoli dove si trovano strutture attente al consumo energetico e all’eco-sostenibilità. Sei interessato all’argomento? Allora conosciamolo nei dettagli.

 

Cos’è Ecobnb?

 

Ecobnb è un portale che offre alloggi in strutture attente all’ambiente e al consumo energetico. Svolge la stessa funzione di Airbnb ma ogni struttura è selezionata seguendo i criteri dell’ecosostenibilità.

Per questo motivo nell’elenco figurano case ecologiche, soggiorni vegan, weekend yoga, alberghi in località certificate, case sull’albero, eccetera.

 

Ogni proposta presente è giudicata per:

  •  Elettricità derivata da fonti rinnovabili al 100%
  •  Cibo Biologico o a Km zero
  •  Accessibilità senza auto
  •  Prodotti per la pulizia ecologici
  •  Raccolta differenziata
  •  Lampadine a basso consumo
  •  Pannelli solari per acqua calda
  •  Orto biologico
  •  Riduttori di flusso per l’acqua
  •  Recupero e riuso delle acque
  •  Itinerari eco-turistici.

 

Come si può prenotare?

 

È necessario inserire i propri dati (nome, cognome, email, numero di telefono) e lasciare un messaggio. Sarà la struttura stessa a richiamarti e a confermati le date richieste.

In questo modo ci sarà un contatto più diretto con l’host e si potranno accorciare le distanze tra ospite e albergatore. Un occasione per stringere un legame con l’oste e avanzare eventuali richieste che con altri siti non è possibile fare.

Sulla home page sono presenti tantissime offerte da pochi giorni ad alcune settimane in tutto il territorio nazionale ed estero. Si tratta di esperienze un po’ fuori dal comune in luoghi ameni e turisticamente meno frequentati ma pur sempre affascinanti.

Per ora le offerte dedicate al mercato estero si fermano al territorio europeo. Per esempio Austria, Francia, Slovenia, Croazia, Spagna, eccetera.

Sopra, nella barra del menu, puoi navigare fra il blog, dove puoi scaricare gratuitamente un ebook, vedere tutte le offerte speciali attuali e nella sezione “scopri”, infine, trovi una serie di suggerimenti di itinerari davvero interessanti e alla portata di tutti.

Se cercavi un sito per viaggiatori consapevoli forse Ecobnb fa al caso tuo, prova a darci un’occhiata e poi mi dici cosa ne pensi, ok?

 

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In prossimità del mio prossimo viaggio in Francia mi è venuto da riflettere sulle tre cose da non fare prima di un viaggio. Secondo le mie esperienze passate ho deciso di scrivere questa lista con la speranza di non fare fare agli altri i miei stessi errori. 


Anche se, è bene ammettere, certe volte le disavventure sanno dare quel pizzico di magia in più a un viaggio. Ma, magari, queste meraviglie lasciamole ai nostri occhi di fronte ai paesaggi ancora inesplorati, che è meglio! 



1. Partire se non ci sentiamo in salute

Durante il mio soggiorno a Marrakech ho provato a fare l’hamman ed è stata un’esperienza fantastica, se non per un piccolo particolare. Alla fine del trattamento sono stata rispedita al Riad senza avere la possibilità di asciugarmi i capelli.

Era fine novembre e faceva un freddo boia. Ho recuperato un phon, mi sono asciugata i capelli, ho mangiato un panino e sono andata a dormire. Mi sono risvegliata qualche ora più tardi e sono corsa in bagno a vomitare. Ho continuato così per tutta la notte e ancora mi spaventa il ricordo. In quel momento non sapevo cosa fare ma soprattutto a chi rivolgermi.

Fortunatamente sono di animo positivo e quindi in poco tempo mi sono ripresa ma se sei una persona facile allo spavento trovarti all’estero non aiuta.Per questo ti consiglio di partire solo se sai che sarai in grado di affrontare un malessere anche nel caso dovesse peggiorare. Se capita durante il viaggio cancella tutte le escursioni e mettiti a riposo. Segui il tuo istinto e vedi ciò che ti suggerisce.

 
io allo specchio

Tutti dovremmo avere in casa uno specchio così!

 

2. Portare un portafoglio vuoto

Nonostante lo studio degli itinerari e i nostri calcoli, possono sopraggiungere delle spese non calcolate che possono minare il budget preventivato.

Vuoi che sia per una tassa applicata ai turisti, vuoi che desideriamo cambiare alloggio, qualsiasi cambiamento arrivi, dobbiamo esserne preparati.

Durante il mio viaggio in Guatemala prenotai la visita al complesso Maya di Tikal tramite agenzia. Portai con me l’equivalente di 5€ giusto per acquistare una bottiglia d’acqua se avessi avuto sete.

Quando arrivai al sito l’autista ci informò che dovevamo pagare la tassa di entrata: panico! Superava abbondantemente le 10€. Dovetti fare una colletta con gli altri partecipanti. Solo una ragazza si offrì di prestarmi i soldi, la ringraziai in tutti i modi ma giuro che sprofondai di vergogna!

 

Se vuoi organizzare anche tu un viaggio in Guatemala senza intoppi ho scritto una guida e la trovi su:

AMAZON: https://amzn.to/2CQ1abQ 

KOBO: https://bit.ly/2UnUtHP

 

3. Non testare i compagni di viaggio

Purtroppo non tutti sono adatti a viaggiare con noi e queste diversità usciranno proprio in quei momenti. Io mi sono pure mollata con il mio ragazzo durante il viaggio! E ho perso altre amicizie.

 È difficile trovare qualcuno che intenda la vacanza come noi, per cui, se lo trovi, non lasciartelo sfuggire! Oppure mettete in preventivo prima i luoghi che si vogliono visitare, le tempistiche necessarie e le proprie abitudini.

 
In ogni caso cerca di fare buon viso a cattivo gioco e non permettere mai a nessuno di rovinarti la vacanza. E se ti trovi con un gruppo? Le regole non cambiano dovrai saperti adattare alle esigenze di tutti e non mettere le tue necessità al primo posto altrimenti l’unica scelta auspicabile è viaggiare in solitaria.

Ovviamente ne potrei scrivere molte altre ma secondo me queste sono le tre regole d’oro che determinano la riuscita di un viaggio. E tu quali consigli suggerisci?