Viaggiare e conoscere secondo la maggior parte delle persone è un binomio perfetto che va a braccetto. Ma è veramente così? È vero che basta viaggiare per aprire la mente e diventare delle persone più tolleranti, autentiche, esterofile o patriottiche?

Io ho qualche dubbio a riguardo e all’interno di questo articolo cercherò di spiegarti le ragioni che mi spingono a sostenere queste idee.

Apertura mentale

 

Chi viaggia di solito è abituato a vivere delle avventure fuori dall’ordinario in quanto vengono a mancare le abitudini quotidiane. Ci si ritrova a rimettere in gioco le proprie sicurezze per immergersi nelle consuetudini che spesso non fanno parte del nostro background.

Come può influire nella mente di chi viaggia? Ci sono due atteggiamenti possibili:

  • Barricarsi nelle proprie abitudini
  • Tuffarsi nel momento presente

Non è detto che chi prende tanti voli all’estero sia disposto ad abbandonare i propri preconcetti e le proprie idee per mettersi nei panni dell’altro. Il più delle volte, infatti chi viaggia, lo fa con una pesante personalità addosso che non gli permette di lasciare le sovrastrutture mentali che gli appartengono.

Ciò significa che il cosiddetto “viaggiatore” si sposta solamente con il suo bagaglio invisibile di idee senza assorbire assolutamente nulla dal tessuto sociale visitato.

Chi, invece, desidera ampliare le sue conoscenze non solo da un punto di vista turistico-culturale ma anche a livello esperienziale ritorna arricchito di nuovi punti di vista. Dipende quindi dalla persona e non dal numero dei viaggi che uno fa. Come dice un detto: “Se uno parte stupido, ritorna stupido!”

 



Tolleranza

 

Ho conosciuto persone in viaggio che non hanno la minima educazione basilare e non è che condividendo una camera in un ostello siano migliorati, anzi, sono rimasti uguali o sono addirittura peggiorati.

Saper interagire con il mondo esterno è un’arte che si impara fin da piccoli a meno che non si abbia un ego spropositato che non permette di vedere al di là di sé stessi.

In questi casi diventa veramente difficile imparare a essere tolleranti con chi non è simile a noi o la pensa diversamente perché ci saremmo sempre noi come metro di giudizio.

Anche in questo caso bisognerebbe mettere da parte il proprio “io” per cercare di capire le ragioni che spingono una persona a pensare in modo diverso dal nostro.

A volte può essere una questione di cultura, altre volte di esperienza personale, rimane comunque il fatto che non si può pretendere che il mondo assomigli a noi.

Il passo più difficile da fare però, paradossalmente, è prenderne coscienza e non è detto che una persona ci riesca. Un essere umano può trascorrere un’intera vita senza rendersi conto di questa verità e di conseguenza viaggiare e conoscere si troveranno sempre su due binari differenti.

Esterofilia e patriottismo

 

Esterofilia? Cos’è sta cosa? Non sto parlando di una malattia ma come spiega la Treccani significa: “Esagerata simpatia per le idee, i costumi, i prodotti, i vocaboli stranieri”.

Negli ultimi anni a questa parte è come se si siano formate due differenti fazioni: quelli che criticano tutto ciò che è legato all’Italia e quelli che vogliono solo l’autenticità italiana.

Sembra quasi una barzelletta se pensiamo che abbiamo chiesto a gran voce l’unificazione dell’Europa trovarci in uno degli schieramenti opposti. I media fanno del loro meglio per farci odiare il Belpaese mentre noi li stiamo ad ascoltare, non capendo che in questo modo non facciamo altro che allontanarci e perdere potere decisionale.

L’unico elemento che ancora lega in modo sottile la nazione è lo sport e questo la dice lunga sulla situazione attuale. C’è un desiderio di acquistare e assumere atteggiamenti, soprattutto americani, scimmiottando una cultura che non ci appartiene.

 

Fino a poco tempo fa, invece, ci vantavamo di essere italiani e mostravamo con orgoglio le nostre bellezze e il nostro tessuto sociale. Viaggiare e conoscere era un modo per riportare a casa gli insegnamenti acquisiti.

 



 

Siamo sicuri che tutto quest’odio ci stia aiutando? Oppure ci sta impoverendo di valori fino a dissolverci? La domanda che dobbiamo porci per prima è: “l’estero è veramente meglio di noi?”

Io credo che viaggiare significhi proprio osservare le sottili differenze che ci identificano come popoli, vuoi per una questione di lingua, di storia o di cultura generale.

Non c’è una via sbagliata o una corretta ma l’inseguire della propria coscienza. Alcune regole sociali possono essere assorbite dal nostro pensiero, altre invece rifiutate.

Per cui non è sbagliato ammirare ciò che non appartiene alla nostra cultura, potrebbe risultare un aiuto per migliorare la persona che siamo, basta non volerlo imporre anche agli altri.

 

Allo stesso modo è corretto avere come riferimento l’educazione impartitaci ma se qualcosa dovesse suonare strano dovremmo avere l’onestà di ammettere che quel determinato aspetto non fa per noi.

 

Solo essendo noi stessi possiamo dare il vero contributo al nostro paese e se decidiamo di andarcene per qualsiasi motivo, non possiamo rifiutarlo come se non ci appartenesse.

Il famoso Genius Loci rimane appiccicato addosso anche se ci si sposta, non cambia l’essenza del nostro spirito, pertanto fa in modo che il contenuto non divenga banale. Viaggiare e conoscere dovrebbe andare di pari passo, sarebbe tutto più amplificato a livello emozionale se fosse così, non lo credi anche tu?

La ciclabile San Candido Lienz è una biciclettata di circa 45 chilometri incorniciata dalle vette che contraddistinguono la Val Pusteria. Volendo si può partire da Dobbiaco che si trova a circa 7 chilometri di distanza da San Candido, mentre la destinazione finale rimane invariata.

Era da tempo che sognavo di percorrerla e finalmente un sabato sono partita alla volta della Val Pusteria decisa ad affrontare questa magica avventura. La spinta maggiore l’ho avuta alla notizia che fra quelle valli si trova lo stabilimento della Loacker, incastonato in un paesaggio da cartolina.

Com’è andata? Sono proprio ansiosa di raccontartelo!

 

San Candido

 

Ci troviamo nella Val Pusteria nel cuore dell’Alto Adige dove ogni dettaglio è curato fin nei minimi particolari. Le case sono addobbate da gerani dai colori sgargianti e da fiori che esprimono tutta la loro vitalità.

Nei giardini, opportunamente tagliati, fanno bella vista sculture in legno di stampo artigianale che rivelano tutta la maestria e l’estro dei proprietari. Il centro storico di San Candido (Innichen in tedesco) è pulito, ordinato, regolare e perennemente addobbato a festa.

In questi luoghi nasce il desiderio di sentir suonare campanacci, comperare pantofole in feltro, camicie a quadri e pantaloni in velluto con bretelle, salvo poi tornare a casa e domandarsi il perché di tale scelta…

Eppure, è tutto talmente in armonia, da farti sentire una persona migliore o almeno di provare a esserlo per un giorno. La ciclabile passa per la stazione dei treni e vicino si può trovare un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Se guardiamo di fronte la stazione verso destra si va in direzione Lienz mentre verso sinistra si va a Dobbiaco. Il percorso è ottimamente segnalato sul manto stradale su cui sono disegnate una bici e le frecce a indicare la direzione corretta.

 

Link su google Maps qui: lascia la macchina al parcheggio ovest e tramite una scorciatoia raggiungi la stazione in circa due minuti. Segui l’indicazione per la stazione dal parcheggio segnalata vicino al ponte in legno sulla sinistra.

 

Si prosegue per lo più in discesa con qualche salita inaspettata che infastidisce un po’. Bisogna fare molta attenzione alle altre biciclette che sfrecciano, a volte, a velocità fin troppo elevata.

Percorsi 15 chilometri circa, accompagnati dal gorgoglio del fiume Drava, si inizia a scorgere sulla sinistra una fabbrica dal nome conosciuto e amato: la Loacker.

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Sarà impossibile impedire alla bicicletta di girare verso sinistra fino a trovare l’ingresso dello spaccio. Saranno proprio le tue gambe a chiedertelo dopo che avranno ricevuto l’ordine dalla gola.

Sei pronto a diventare per un attimo bambino? Un tripudio di cioccolata si presenterà sotto forma di biscotti waffle dai gusti variegati ai quali sarà difficile dire di no. Il bar vicino richiamerà la tua fame con continui effluvi di cioccolata calda.

“Chi se ne frega della dieta? Quando mai ci ricapita un’occasione del genere?” suggerirà la tua mente mentre le mani si muoveranno veloci per riempire il sacchettino di succulente prelibatezze.

Come un automa ti dirigerai verso la cassa per paura che qualche pensiero disturbante, con la sua voce zelante, ti faccia cambiare idea. Una volta acquistati i prodotti tirerai un sospiro di sollievo pensando che ora niente e nessuno potrà impedirti di gustare ciò che ti appartiene di diritto.

Tenere in mano una confezione di Loacker sarà una tale soddisfazione che ti farà dimenticare anche il motivo per cui ti trovi da quelle parti, la cioccolata ha questo potere!

Potrai approfittarne per visitare anche il piccolo museo che illustra le varie fasi di lavorazioni. Questo ti darà un nuovo indizio a cui, magari, non avevi fatto caso.

Ti accorgerai che il paesaggio disegnato sulla confezione è lo stesso che ti si parerà davanti agli occhi una volta uscito dal negozio. Sarà un’emozione incredibile e, soddisfatto, potrai continuare il tuo percorso per riprendere i chilometri che mancano alla destinazione finale.

 

Vista sul fiume Drava

 

Lungo la Drava

 

A causa delle condizioni meteo dei mesi scorsi la ciclabile è stata rovinata in più punti ma nonostante il terreno accidentato la gioia di percorrerla non ti abbandonerà.

Se sarai fortunato potrai avvistare uno dei tanti scoiattoli che popolano i boschi e magari riuscire anche ad avvicinarlo. La Drava non smetterà di farti compagnia e ti regalerà una brezza fresca e leggera che asciugherà il sudore provocato dai raggi del sole.

Attraverserai ponti in legno, fabbriche di legnami, alcune baite e tratti che si intersecano con la strada circolata anche da automobili.

Prima di arrivare a Lienz passerai lungo la cittadina di Thall. Perché te la nomino? Perché questa è la città natale di Arnold Schwarznegger e sarà impossibile non numerare con gli amici i film in cui ha recitato. Pochi chilometri ancora per arrivare a Lienz. Lo sai cosa ti aspetta vero? Una bella coppa di gelato, acqua fresca e un giro nel centro storico.

 

Benvenuti a Lienz scritta

 

Finalmente a Lienz

 

Quando si arriva a Lienz è impossibile non fermarsi sulla rotonda con la scritta “Benvenuti a Lienz” e fare una foto di rito. Proseguendo sulla sinistra e attraversando il ponte si arriva scendendo e poi salendo di nuovo, sulla destra, alla stazione dei treni.

Se non hai prenotato la bici a San Candido dovrai salire sul treno con la bici e dovrai acquistare dei biglietti appositi. A meno che tu non sia così sportivo da decidere di ritornare in bici a San Candido: in questo caso meriti i miei applausi.

Il costo del biglietto per un adulto con bici e di quasi 17 euro: un salasso che solo i pezzetti di Loacker sapranno farti dimenticare.

Se hai un po’ di tempo a disposizione ti consiglio di fare un giro nel centro storico della città per ammirare il rigore e il pavimento che sembra luccicare da quanto è pulito. Ma prima ti consiglio di acquistare il biglietto del treno al fine di non dover aspettare il prossimo per mancanza di posto!

Se sei un appassionato del gelato ti consiglio di provare l’Eis Café o l’Eis Shokolade: si tratta di una coppa con una o due palline di gelato (caffé/cioccolato e vaniglia) con caffè o cioccolato freddo liquido e un po’ di panna. Dopo una pedalata del genere te lo meriti, no?

Non dire che hai già comperato la Loacker perché quella si mangia quando torni a casa!

Ti ci vorrà circa un’ora per tornare a San Candido in treno, fai attenzione a presentarti presto perché il treno è fermo in stazione e si riempie con grande facilità, potresti rischiare di non trovare posto.

La mia giornata si è terminata con il rientro a casa ma tu potresti approfittarne per rimanere in queste zone per il weekend, le escursioni da fare sono tantissime, chissà se avrai la fortuna di incontrare anche uno degli gnomi della Loacker, a me non è capitato.

Forse è un segno che devo ritornare? 😉

 

Come avrai capito non si può parlare di flânerie in quanto la gita è dedicata alla bici ma potrai farla nel caso decidessi di visitare qualche piccola cittadina nei dintorni.

I Genius Loci dei luoghi citati sono gli gnomi dal carattere burbero, risoluto ma anche tenero e dolce come la cioccolata. Grandi amici degli scoiattoli tanto da lasciare loro che si avvicinino agli uomini gli gnomi, invece, non ne vogliono sapere!

 

Musica consigliata: 2Cellos – Thunderstruck

Lettura consigliata: Narciso e Boccadoro – Hermann Hesse

Scopri anche la ciclabile del Sile o dedicati ai cioccoviaggi!

L’app di Trenitalia è un pratico aiuto da avere sempre con sé quando si viaggia in treno grazie alle numerose opzioni presenti. Ce ne sono alcune che sono davvero utili, soprattutto per conoscere il numero dei binari e l’orario di arrivo effettivo del treno.

 

Dove trovarla?

 

Puoi trovare l’applicazione negli store per Android e iOS e ti sarà facile identificarla tramite il logo strutturato con la lettera “F” di ferrovie in rosso sullo sfondo bianco della lettera “S” di statali e la scritta Trenitalia.

Per accedere dovrai inserire i dati del tuo account o crearne uno nuovo.  Conclusa l’operazione si aprirà la home page in cui troverai delle sezioni più grandi cliccabili con le offerte del momento e i tuoi viaggi, se ne hai già di prenotati. Sopra a questi la mascherina personalizzata in cui cercare le soluzioni di viaggio o verificare le ultime ricerche e le stazioni ferroviarie preferite.

 

Nel menu principale invece sono presenti cinque sezioni principali:

  • Mobilità
  • Pianifica viaggi
  • Le mie informazioni
  • Comunicazioni
  • Generali

Mobilità

 Qui si trovano le informazioni inerenti ai viaggi e in particolare lo “stato del treno” che indica la situazione attuale del treno che stai cercando, cliccando su Ricerca.

Inserendo il numero del treno ti verrà riferito se il treno è in orario, se è partito e in quale binario si trova o arriverà. Una funzione importantissima per essere aggiornato in tempo reale sul treno che stai per prendere o se cerchi il binario in cui dovrai dirigerti.

C’è la possibilità di consultare anche nella stessa sezione i “treni seguiti” in modo da avere costantemente sotto controllo le linee che preferisci. Su “tabellone” puoi invece sapere quali sono i treni in partenza e in arrivo di una specifica stazione e avere un quadro generale dei vari movimenti.

“Infomobilità” da una panoramica sugli intoppi di varia natura che creano disagio nelle stazioni o durante i viaggi.

 

Pianifica viaggi

 È la sezione più usata dell’app di Trenitalia perché da qui puoi acquistare un biglietto singolo o di gruppo, l’abbonamento e scoprire dove trovare i punti vendita in un determinato territorio.

Su “acquisto biglietti” dovrai indicare la stazione di partenza e di arrivo, se è di sola andata o ci sarà anche il ritorno, il numero di passeggeri e la tipologia di viaggio.

Ti si aprirà una prima pagina con le varie soluzioni proposte, poi la pagina del pagamento che può essere fatto inserendo i dati della carta di credito, le credenziali di Paypal o con la soluzione “one click”.

Quest’ultima ti permette di memorizzare i dati di pagamento in modo da saltare il passaggio di inserimento ogni volta che farai un acquisto. Se acquisti i biglietti anche per altre persone non dimenticarti di consigliare loro di portare un documento d’identità.

I biglietti sono nominativi pertanto dovrai indicare anche il nome del passeggero che viaggerà in tua compagnia. Il pagamento e il processo si equivalgono per l’acquisto di un abbonamento: i dati da inserire saranno solo le stazioni di partenza e di arrivo e la tipologia di abbonamento.



Le mie informazioni

La sezione dell’app di Trenitalia è dedicata all’account personale, ai miei viaggi, le mie promozioni, Cartafreccia e l’accesso alle aziende.

Riguardano i dati personali dove sono inserite le credenziali, gli aggiornamenti dei viaggi, le varie promozioni attive presenti e la raccolta punti con Cartafreccia. L’accesso alle aziende è una funzione business che interessa i dipendenti o i liberi professionisti che viaggiano spesso in treno per lavoro.

 

Comunicazioni e generali

L’ultima sezione affronta le tematiche degli scioperi, dei guasti tecnici, delle possibili interruzioni delle linee e tutte le problematiche legate al trasporto giornaliero dei treni. Si trovano inoltre i contatti e le altre applicazioni di Trenitalia che non sono comprese all’interno della stessa.

Prova la versione web di Trenitalia qui

Hai mai sentito parlare della Grotta Azzurra e il Castello di Zumelle a Mel? Si tratta di un’escursione unica, adatta a grandi e a piccini. Io l’ho fatta alcune settimane fa e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla varietà paesaggistica e dall’inaspettato salto nel passato.

Ho visto alcune foto su Facebook che mi hanno lasciato senza parole. Era mai possibile che a due passi da casa mia ci fosse un sito così bello di cui non avevo mai sentito parlare?

Ho fatto qualche ricerca su internet e ho scoperto che l’escursione si trova a Mel ed è nei pressi del Castello di Zumelle. Dato che avevo visto, sempre su Facebook, la pubblicità del Castello e mi aveva anch’esso incuriosito, ho pensato che avrei potuto prendere due piccioni con una fava.

Così, al termine della mia vacanza sul Parco delle Dolomiti Bellunesi, ho proseguito dal ponte di Busche in direzione Mel. Presto mi sono ritrovata a seguire le indicazioni per il Castello di Zumelle che si trova prima del centro abitato di Mel ed esattamente nella frazione di Villa di Villa.

Prima di arrivare c’è una delle chiese più antiche del Veneto: la Chiesa di San Donato. È aperta solo il sabato e la domenica attorniata da una miriade di fiori dal sentore dolce e dalle api ronzanti che succhiano festosamente il loro nettare.



La Grotta Azzurra

 

A fronte di vari saliscendi in ripidi tornanti fra case montane curate in ogni minimo dettaglio, sono arrivata al parcheggio del Castello. Ho alzato gli occhi al cielo per guardare i profili delle montagne e sulla destra ho notato i merletti che contraddistinguono i castelli medievali.

Mi sono anche accorta che il sentiero per raggiungere la Grotta Azzurra, partiva proprio sulla sinistra della strada che sale all’entrata del Castello.

Niente flânerie quindi, solo immersione nella natura. Ho fatto alcune foto di rito per immortalare quello spaccato di storia antica e assaporare le vestigia di un tempo. Sono dunque scesa seguendo l’itinerario indicato dai cartelli. Ho visto lungo il tragitto alcune opere legate al tema della natura e dell’uomo e attraversato un piccolo pezzo di strada asfaltata.

Un nuovo cartello mi ha segnalato l’inizio del percorso che ho seguito con non poca difficoltà: purtroppo il terreno era piuttosto bagnato e quindi scivoloso.

Alcuni pezzi di sentiero sono stati poi erosi dagli agenti atmosferici e diventa alquanto impegnativo percorrerlo in totale sicurezza.

Superata la parte boschiva si arriva sul letto del torrente che si segue per alcune centinaia di metri. Si sale di nuovo, per poi ridiscendere fra sassi e radici fino a raggiungere la grotta.

Il percorso ha una lunghezza di circa mezz’ora ma bisogna fare molta attenzione ai vari impedimenti naturali ma soprattutto vanno indossati scarponi da trekking.

Lo spettacolo che si apre però ripaga la fatica: l’acqua è di un azzurro talmente cangiante da fare male agli occhi. Le rocce della grotta virano dal bianco candido al marrone, creando delle striature scenografiche davvero particolari. Il rumore dell’acqua che scorre e che scivola fra i sassi è rilassante, a tratti addirittura calmante.

I pochi fortunati che arrivano fino alla fine del percorso sono graziati da uno scorcio inaspettato stupendo che consiglio a tutti di vedere, con la dovuta cautela.

Meglio evitare l’escursione se non c’è bel tempo o se ha piovuto da poco anche per una questione di portata di acqua del torrente.

Secondo la guida che avevo letto l’itinerario era turistico e adatto quindi anche ai bambini. Io ho qualche dubbio a riguardo perché bisogna prestare la massima attenzione per non cadere o scivolare sul terreno sdrucciolevole.

Aggiungerei, quindi, che l’escursione è di difficoltà media, a salire in base alle condizioni meteo.  Per ritornare indietro si segue la strada a ritroso e ci si può rilassare regalandosi una visita al castello.

 

Grotta azzurra e castello di zumelle, immagine del castello con sfondo sulle dolomiti bellunesi

 

Il Castello di Zumelle

 

La leggenda narra che in questo castello nacquero i gemelli Iusprando e Goffredo dall’unione di un confidente della regina degli Ostrogoti con la sua damigella. Una volta morta la regina per omicidio i due amanti si riparano dalle parti di Mel. Il confidente, ritrovatosi senza lavoro, riesce in qualche modo a procurarsi il titolo di Conte. Fa così costruire il castello per ritirarsi in isolamento e vivere in tranquillità la sua storia d’amore, donando ai figli un luogo di pace.

 

Si tratta di una costruzione che risale al I secolo D.C. ottimamente conservata su cui si è stato edificato un villaggio fittizio che richiama l’architettura dell’epoca.

L’entrata è un vero e proprio tuffo nel passato dove si vedono capanne, taverne, tende e una strada acciottolata sale al museo sulle note di una musica medievale.

L’entrata costa 6 € per il biglietto intero, 5 € il ridotto e 3 € per i bambini dai 3 agli 8 anni non compiuti. Il ristorante, invece, propone piatti moderni e medievali per accontentare anche i gusti più esigenti.

Al castello è possibile soggiornare la notte, provando l’ebrezza di trasformarsi in antichi cavalieri senza macchia. Le stanze disponibili sono tre e hanno tutte il letto matrimoniale.

Solo dormendo immagino sia possibile incontrare il Genius Loci che io, ahimè, per mancanza di tempo non ho potuto riconoscere.

Si può portare il nostro amico a quattrozampe per far vivere anche a lui una notte insolita e particolare che farà fatica a dimenticare!

 

Per avere maggiori informazioni sul Castello di Zumelle vai a questo link

 

Immagine dell'interno delle mura del castello con veduta su una delle taverne presenti

 

 


Musica consigliata: Saltarello 

Lettura consigliata: Il Medioevo raccontato da Jacques le Goff – J. Le Goff

Ho deciso di stilare la classifica dei cinque motivi per cui amo viaggiare, quelli che mi fanno riempire una valigia senza troppi pensieri. Credo che conoscere altre nazioni sia uno stimolo alla curiosità e un antidoto alla noia. Se amo viaggiare è perché voglio crescere come individuo e trascorrere la mia vita in un continuo apprendimento.

 

  1. Sete di conoscenza

 

Fin da piccola ho sempre voluto conoscere qualsiasi cosa mi passasse davanti senza preoccuparmi di sapere se mi interessasse veramente o no.

Questo atteggiamento mi porta a studiare, approfondire, informarmi su un numero indescrivibile di argomenti che poi magari abbandono nel giro di poco tempo.

I viaggi sono uno di questi passatempi perché credo ci sia sempre qualcosa di nuovo da conoscere e soprattutto da sperimentare. Rimanendo a casa sarebbe difficile entrare in contatto con le novità per cui non rimane che acquistare un volo e partire.

 

  1. Da cosa nasce cosa

 

L’aspetto più interessante dei viaggi, secondo me, è che la singola esperienza ti porta sempre a qualcos’altro di inaspettato. Ti faccio un semplice esempio: con il soggiorno a Tolosa ho scoperto che la violetta è il fiore che identifica questa bellissima città francese.

Parlando con una signora che vendeva prodotti a base di violetta sono venuta a sapere che la stessa è quella di Parma, importata da Napoleone ai tempi della “Campagna d’Italia”.

Mi sono sorte mille domande fra cui come mai Parma sia diventata una città poco apprezzata da un punto di vista turistico nonostante un passato così glorioso e come mai non sia lei la prima a sponsorizzare i suoi prodotti.

Da questi pensieri è nato il desiderio di visitare una città che prima non avevo considerato proprio per arrivare al cappio del filo che lega le mie perplessità.

 

 

  1. Appassionarmi all’artigianato locale

 

Viviamo in una società in cui i prodotti venduti nella piazzetta sotto casa sono gli stessi che si possono trovare a New York e ciò rovina in qualche modo la magia del viaggio.

La differenza la possiamo trovare nei prodotti dell’artigianato locale che sebbene possano anch’essi essere simili, si identificano per la tradizione del tessuto sociale in cui si trovano.

In questo contesto sono riuscita a trovare la diversità che cerco perché amo viaggiare e credo che la creazione manuale sia l’immagine più esaustiva della sensibilità di una persona o di un insieme di persone e che, in qualche modo, ne identifichi il Genius Loci.

 

  1. Approfondire la lingua

 

La lingua italiana, fortunatamente, non si trova in nessun’altra parte del mondo, per cui viaggiare significa anche doversi cimentare con un idioma differente. La lingua identifica un popolo non solo a livello fonetico ma anche nel temperamento.

Quante volte ti è venuto da sobbalzare di fronte a una domanda in tedesco credendo che ce l’avessero con te? Il modo in cui una persona parla influisce anche sul giudizio che tu dai alla stessa, senza che tu te ne renda conto.

Una volta superato l’impatto iniziale ti puoi dedicare alle sfumature che rappresentano quel tipo di società divertendoti a trovare similitudini con certi tipi di comportamento.

 



  1. Training sull’essenzialità

 

Un altro aspetto che non è legato prettamente al paese che andrai a scoprire è invece quello di assicurarsi un’adeguata preparazione al viaggio.

Non è possibile portarsi appresso l’intero guardaroba. Si dovrà fare una cernita delle cose essenziali: una sorta di allenamento verso il superfluo che aiuta anche nella vita di tutti i giorni.

A me, per esempio, ha aiutato molto riguardo la scelta dei prodotti di bellezza dato che prediligo portare un bagaglio leggero. Ho preso così coscienza del mio impatto ambientale rendendomi conto di quante cose vengono sprecate per semplice vanità o indolenza.

Ora cerco di usare un singolo prodotto per più gesti quotidiani, ad esempio una saponetta per viso, corpo e capelli, limitando anche l’uso di plastica per avere un impatto ambientale minore.

Devi assolutamente scoprire le cascate del Molina e dintorni: ti regaleranno una giornata all’insegna della natura della scoperta. Io le ho conosciute tramite un post su Facebook e mi hanno subito incuriosita, così ho cercato un po’ di informazioni, convinto alcuni amici e sono riuscita a organizzare una visita.

Cascate del Molina e dintorni: come raggiungerle e altre informazioni utili

 

Precisiamo subito che le cascate si trovano all’interno di un Parco Naturale regolamentato, che impedisce il libero accesso a chiunque. Non potrai fare della flânerie quindi ma solo seguire un percorso tracciato. La posizione esatta è nel borgo di Fiumane, una piccola e caratteristica frazione di Molina che ti consiglio di visitare.

Le case sono abbellite da fiori dai colori sgargianti mentre le porte e i balconi delle finestre contrastano il bianco dei calcestruzzi. Sono inoltre decorate in pietra e legno, come le antiche case di montagna, ottimizzate per i rapidi cambiamenti della temperatura esterna. Noterai anche dei mazzetti di lavanda viola che ti faranno venire voglia di testare il loro gradevole ed energizzante profumo.

Si arriva dunque in macchina, salendo su strade strette e pendii scoscesi fino ad arrivare a un parcheggio gratuito. Qui si potrà lasciare l’auto per scendere all’interno del borgo e gustare un piatto caldo o avventurarsi subito all’interno del parco.

Ci sarà una discesa non indifferente da fare e, di conseguenza, una faticosa salita per ritornare! Quando l’ho fatta io, fortunatamente, il sole era nascosto dalle nuvole e quindi non ho sofferto un caldo eccessivo.

All’entrata del parco si dovrà pagare il biglietto che equivale a un importo di 6 € a persona. Troverai subito i bagni, se ne hai necessità e dei tavolini da picnic.

 

Una delle prime cascate che si vedono seguendo il percorso nero

Ti verrà fornita anche un’utile cartina che ti consiglio di consultare per scegliere l’itinerario più adatto a te. Ce n’è uno per ogni tipo di escursionista:
  • Percorso verde: il più facile e si compie in circa mezz’ora. Si vedono alcune cascate tra cui quella con l’altalena dove è concesso ritornare bambini per qualche istante;
  • Percorso rosso: difficoltà media con una lunghezza di 1 ora e mezza circa. Con il secondo itinerario si può visitare metà parco ammirandone gli scorci più belli.
  • Percorso nero: il più impegnativo che richiede due ore di cammino attraverso un saliscendi emozionante dove si può raggiungere un punto panoramico sulla valle e vedere tutte le cascate del parco, oltre alle grotte e alle iscrizioni su roccia.

 

È possibile usufruire anche di una teleferica per la risalita ma quando ci sono stata io non era funzionante e in corso di manodopera. Verrà sicuramente ripristinata al più presto.

 

La grotta con protuberanze rocciose

Quali sono le particolarità delle cascate del Molina e i dintorni?

Il territorio possiede una presenza imponente di acqua che scorre fra torrenti superficiali e sotterranei mentre le rocce hanno seguito una costante erosione da parte del vento e dall’umidità che le hanno così modellate.

I messaggi della natura che individuerai saranno dunque il gorgoglio dell’acqua fredda e il dolce sibilo del vento fra le alte fronde degli alberi.

Una fitta vegetazione riveste i pendii, rendendo il tutto ancora più selvaggio. All’interno del parco sono state poi piantate differenti specie di alberi che regalano un tocco particolare alla già ricca selezione naturale.

I dorsi delle montagne scendono a picco sulla valle esaltando in questo modo il rigore di un territorio non troppo malleabile. L’uomo però è sempre stato pronto ad accettare le sfide dando vita a paesaggi montani vivibili e, soprattutto, caratteristici.

Una fra le cascate del Molina

Grazie all’acqua sono stati creati numerosi mulini, che si possono visitare previa prenotazione, che seguono la lavorazione del ferro e la spremitura dei cereali.

Il mulino dei Veraghi che si trova a Molina è l’unico ancora in funzione dal 1600 ed è attualmente adibito alla macinazione dei cereali su pietra, seguendo i criteri dell’antica lavorazione contadina.

Il nome del borgo Molina deriva proprio da questo tipo di attività che nel tempo ha permesso agli abitanti di vivere in un territorio così difficile e impervio.

Dedica quindi una giornata intera a scoprire le cascate del Molina e dintorni perché potrai spaziare dalla visita culturale a quella naturalistica e se ancora non ti basta puoi avventurarti nelle grotte di Fumane.

Si trovano sulla strada che da Fumane va a Molina e si tratta di un’installazione umana che fu abitata dall’Uomo di Neandertal fino all’Uomo Sapiens. Poi circa 25 mila anni fa la roccia crollò a seguito della glaciazione, si suppone, creando questo tipo di grotte visitabili oggi.

È stato istituito un museo alquanto particolare che fa da tramite al passato facendo conoscere gli stili di vita e la quotidianità dei nostri predecessori.

La scoperta fu opera di Giovanni e Alberto Solinas, rispettivamente padre e figlio, che attirati dai racconti di queste grotte vennero a visitarle nel 1962.

 

La valle che circonda il borgo di Molina

Informazioni pratiche

 

Di seguito ti lascio le indicazioni stradali per raggiungere le Grotte di Fumane e il Parco delle Cascate del Molina. Ti basterà cliccare sopra i nomi per conoscere l’esatta locazione.

Se vuoi avere maggiori informazioni sul parco le trovi al sito parcodellecascate.it

Le grotte di Fumane sono invece visitabili solo su prenotazione per un gruppo minimo di 10 persone. Per maggiori informazioni controlla il sito grottadifumane.eu

 

Veduta del bellissimo borgo di Molina

 

Altre interessanti attività da fare in Veneto secondo Punto e Viaggio le trovi qui:


Musica consigliata: Occidentali’s Karma – Francesco Gabbani

Lettura consigliata: Desmond Morris – La scimmia nuda

A Livingston ci si dimentica per un attimo di essere in Guatemala, i maya Q’eqchi convivono con i Garifuna, un’etnia originaria dell’isola di Saint Vincent.

Spaziano dal Belize, al Guatemala, all’Honduras fino al Nicaragua. La lingua è una mescolanza di idiomi caraibici e africani con qualche influenza francese.

Nel sangue hanno radici africane che si percepiscono al ritmo della musica reggae e nel profumo della cucina creola. La cucina si caratterizza dal tapado, uno stufato di crostacei, pesci e gamberi cotto nel latte di cocco e insaporito con il coriandolo. Ma propone anche piatti tradizionali come riso e fagioli o specialità honduregne e salvadoregne come la baleada e la pupusa.

O meglio… la pupusa la trovi ovunque per la baleada ci sarà da farsi una risata! Camminando per la via principale mi sono fermata in un locale con dei cartelli che segnavano il menu: tra le pietanze proposte c’era proprio la baleada.

La ordino e vedo la donna spalancare gli occhi mentre le sue amiche, sedute a un tavolo lontano dal mio, scoppiano a ridere. Poi mi chiede cosa voglio da bere e ordino una centrifuga ma mi spiega che non può farmela perché non ha la corrente così opto per una limonata fresca.

Quando la donna ritorna in cucina la sento telefonare a qualcuno chiedendo la ricetta della baleada mentre le amiche oramai sono sotto il tavolo e si strozzano dal ridere.

Inizio a sorridere anch’io perché la situazione sta diventando piuttosto comica. A rendere il tutto ancora più divertente è il momento in cui la donna si accorge di non avere gli ingredienti a disposizione e parte con la bici per andare al mercato.

Oramai le sue amiche hanno le lacrime agli occhi e fatico anch’io a trattenere le risa. Prima che parta le spiego di poter cambiare ordinazione senza crearle inutili problemi ma le sue amiche me lo impediscono. Sono proprio curiose di vedere come andrà a finire.

Il morale della storia è che la donna segue la ricetta al telefono e mi porta con enorme soddisfazione una baleada che sembrava tutto fuorché una baleada ma era così orgogliosa di sé stessa  che non potuto che farle un applauso, seguita a ruota dalle sue “perfide” amiche!

 

Casa sul rio Dulce

 

Benvenuto nel mondo dei Garifuna

 

Livingston si trova alla foce del fiume Rio Dulce. Può essere raggiunta da Puerto Barrios o da Rio Dulce città, tramite una lancha, una barca adibita al trasporto di passeggeri.

Il biglietto si può acquistare direttamente al porto e non appena la lancha sarà completa si partirà attraverso Rio Dulce per raggiungere Livingston. Puerto Barrios è una città portuale dove si vedono sfilare numerosi camion della frutta “Del Monte” ma piuttosto sporca e malmessa.

Rio Dulce città invece si presenta con un mercato giornaliero ricco di bancarelle e un porto da cui partono i tour per raggiungere Livingston attraverso il Rio Dulce.

Navigando sul fiume si può ammirare la folta vegetazione che lo circonda, il “Castillo de San Felipe” sulle sponde del lago Izabal e la Finca Tatin. Quest’ultima è un suggestivo b&b con bungalow e costruzioni di legno immerse nella foresta. Molti decidono di fermarsi qui circondati solo dalla vegetazione selvaggia per vivere momenti di vita rallentata e pacifica.

Guarda la cartina qui: https://bit.ly/2UWOKoU

 

Pezzettino di mare a Livingston

 

Livingston e i dintorni

 

Una volta raggiunto Livingston si è accolti da ragazzi che propongono strutture ricettive, tour nelle località vicine o biglietti per Punta Gorda in Belize. Poi si prende la stradina in salita che porta al centro città affiancata da ambo i lati da negozi e ristoranti fino ad arrivare al proprio hotel.

Una volta sistemate le valigie è ora di scegliere cosa visitare. Tramite lancha o con una meravigliosa passeggiata di un’ora e mezza sulla spiaggia si raggiunge “Los sietes altares”, una serie di cascate e laghetti d’acqua dolce immerso nella foresta dove è possibile fare anche il bagno.

Non sempre però è una delizia per gli occhi… dipende dalla quantità di acqua che scende. In certi periodi dell’anno, infatti, le piogge in zona sono talmente scarse da mostrare solamente un triste rigagnolo d’acqua. L’entrata non è libera ma richiede un piccolo contributo al di sotto dei 10€.

Un’altra meta raggiungibile con la lancha è Playa Bianca, una spiaggia di finissima sabbia bianca in un mare cristallino in cui viene voglia di affondarci mani e piedi. Si può acquistare il tour in un’agenzia o i biglietti direttamente al porto.

Nonostante questa zona sia toccata dal mar dei Caraibi non si può certo dire che sia un paradiso. Tutta la città è sommersa dall’immondizia che si dice venga trasportata dal Rio Dulce fino a raggiungere la sua foce.

Lungo il mare, infatti, è praticamente impossibile trovare un posto pulito dove stendere l’asciugamano e prendere un po’ di sole. Comunque è una sosta che vale la pena fare, almeno per due giorni, per respirare un’aria diversa e conoscere anche questo pezzettino particolare del Guatemala.

Ritornando verso il Rio Dulce si attraversa il Biotopo Chocon Machacas all’interno del Golfete, dove si trova ancora qualche rarissimo esemplare di tapiro e lamantino, oltre che diverse specie di uccelli acquatici. Ma i lamantini e anche i tapiri sono veramente difficili da avvistare e dubito possano vivere allegramente in mezzo all’immondizia acquatica.

Divertiti a fare della flânerie per esplorare angoli nascosti che regalano degli scorci indimenticabili. E il Genius Loci? Beh lui è un tipo lento, rilassato, socievole ma se indisposto diventa burbero. Davvero irresistibile, insomma!

 

Musica consigliata: Shakira – Waka Waka

Lettura consigliata: Il delfino – Sergio Bambaren



Altri articoli sul Guatemala li trovi qui:

Veneto e Friuli sono due regioni confinanti e molto simili fra loro, a legarle una tradizione contadina che evoca sapori della terra. Quando Momondo mi ha chiesto di scegliere fra i consigli personali dei suoi Ambassador, io mi sono subito orientata verso Federica, una collega blogger che ho avuto la fortuna di conoscere nel blog tour in Umbria.

La leggenda del filo rosso del destino

 

Un’antica leggenda cinese, diffusasi soprattutto in Giappone racconta di un filo rosso invisibile che ogni persona ha legato al mignolo della mano sinistra.

Per quale motivo?

Per una questione d’amore: un legame indissolubile che ci unisce alla nostra anima gemella e che nessun impedimento di qualsiasi natura potrà mai spezzare.

La storia racconta di Wei, un uomo rimasto orfano in giovane età che fin da piccolo nutre un fortissimo desiderio di matrimonio. Nonostante questo, però, trova difficoltà a incontrare una moglie, pertanto decide di andare a pregare in un tempio.

Lì, incontra un signore, anziano che si presenta come il Dio dei Matrimoni. Ai suoi piedi tiene un sacco contenente dei fili rossi invisibili. Incuriosito dalla faccenda Wei chiede alla divinità chi sarà la ragazza predestinata a lui.

Con modi piuttosto garbati gli descrive una bambina di soli tre anni che al compimento della maggiore età diventerà sua moglie. Wei rimane infastidito dalla risposta perché non ha alcuna intenzione di aspettare così tanto tempo per sposarsi. Da troppo tempo, si ripete, attende di convolare a nozze.

Per risolvere il problema decide di farla uccidere da un suo amico liberandosi in questo modo del legame divino. L’amico compie la sua missione e Wei continua la sua disperata ricerca.

Il destino, però, ci mise lo zampino.

La bambina, infatti, rimase solo ferita dal folle gesto e, a insaputa sia di Wei che dell’amico, proseguì la sua vitaDopo 14 anni, in modo del tutto casuale, i due si incontrarono.

L’uomo, ancora celibe, se ne innamora perdutamente e riconosciuta la cicatrice,  si piega al volere della natura, vivendo un matrimonio che durò fino alla fine dei loro giorni.

 

Tradizioni e sapori in Veneto e in Friuli Venezia-Giulia

 

Ti starai chiedendo, giustamente, cosa c’entra questa leggenda con il Veneto e il Friuli: Il territorio in cui viviamo si impossessa in parte della nostra anima facendoci assumere atteggiamenti condivisi.

Questo succede per colpa del Genius Loci o dello spirito del luogo che non solo ci lega alla terra in cui nasciamo ma ci plasma a sua immagine e somiglianza.

Quando scorgiamo un panorama familiare subito si mobilitano sentimenti di appartenenza che fanno emergere sensazioni di benessere. La campagna friulana e quella veneta hanno un passato contadino molto simile e, tale similitudine, si fa sentire nel momento del contatto.

Se vogliamo rapportare la leggenda alle emozioni suscitate da un territorio, possiamo tranquillamente affermare che Veneto e Friuli Venezia-Giulia sono legate da un filo rosso invisibile.

I panorami e le sensazioni che evocano sono pressoché uguali: le coltivazioni vinicole, la friabilità delle rocce carsiche, l’ampiezza dei fiumi (Piave e Tagliamento) che disegnano tracciati di bianca sabbia e infine le sponde bagnate dal mare Adriatico, si intervallano da una regione all’altra, mettendo in mostra analogie e diversità.

All’interno del blog puoi trovare molti suggerimenti sulle città venete ma per quanto riguarda il Friuli lascio la parola a Federica. La quale, da esperta, ci lascia dei preziosi consigli per visitare Trieste, durante il suo evento più celebre, ossia “La Barcolana”.

 

Diapositiva consigli su Trieste

 

Ma di che cosa si tratta?

“La Barcolana è una competizione internazionale che richiama velisti da tutto il mondo”. Federica consiglia di vederlo direttamente da una barca in mare o, se questo non è possibile, di salire sulla sommità del monte Carso. 

Come si raggiunge la città?

Arrivando dall’aeroporto si può prendere un treno acquistando i biglietti in stazione o nel sito di Trenitalia.

Cosa fare in città?

Federica elenca tre interessanti percorsi:

  • seguire la Strada Napoleonica o la via del Prosecco con un’auto o con il bus nr. 44 che si prende da Piazza Oberdan;
  • raggiungere dalla stazione centrale con il bus 42 il Santuario di Monte Grisa situato a 8 chilometri dal centro città;
  • salire al castello San Giusto situato proprio in centro città.

Come si prenota il bus?

Prenotare il bus è semplicissimo: ti basterà inviare un SMS al 4850850 con la scritta “TST” per il biglietto di corsa valido un’ora o “TSTG” per il biglietto valido la giornata intera. Ti sarà scalato l’importo dal telefono e il messaggio di risposta sarà quello che dovrai mostrare al controllore.

In alternativa puoi scaricare l’applicazione “Trieste Trasporti APP”, sia per Android che per IOS, e cliccare su “Compra biglietto” scegliendo il tipo di pagamento preferito.

Il prezzo è invariato sia per l’SMS che l’acquisto sull’applicazione e corrisponde a 1,30 € per la tariffa di un’ora e di 4,50 € per la giornata intera.

 

Seconda diapositiva consigli su Trieste

 

Gli stuzzichini spagnoli sono meglio conosciuti come tapas e sono dei tipici spezza fame da consumare con uno o più bicchieri di sangria.

L’etimologia di tapa deriva da un’antica usanza che serviva a coprire, ossia tapar, i bicchieri nei locali pubblici con del pane fresco o del prosciutto jambón, onde evitare che vi entrassero insetti molesti, come le mosche o la polvere se il locale si trovava in prossimità di strade densamente trafficate.

Al pezzo di pane si sono poi aggiunte nel corso del tempo altri prodotti dando vita a una consuetudine amata non solo dagli spagnoli ma anche dalla maggior parte dei turisti.

A differenza dell’aperitivo all’italiana dove i locali mettono a disposizione dei clienti una ciotolina di patatine o altri stuzzichini gratis, in Spagna le tapas si acquistano singolarmente o a pezzi.

Durante il weekend gruppi di amici spagnoli si spostano da un locale all’altro per assaggiare le varie proposte di tapas tanto da coniare il termine tapeo o ir de tapas.

Una tradizione simile esiste anche in Italia e più precisamente a Venezia: qui i locali si chiamano Bacari e le tapas cicheti, mentre il giro dei locali a mangiar stuzzichini si chiama il Bacaro Tour.

 


Zaful WW (stuzzichini spagnoli)

 

PATATAS BRAVAS

 

Ingredienti:

  • 4 patate
  • sale e pepe a piacimento
  • 2 cucchiai di aceto di vino
  • 1/2 cucchiaio di paprika dolce e di paprika forte
  • Olio evo per friggere
  • 2 cucchiai di salsa di pomodoro

 

Procedimento:

Sbucciare e lavare le patate facendole asciugare sopra un panno di cotone. Nel frattempo preparare in un piatto l’emulsione di pomodoro, aceto, paprika, un pizzico di sale e pepe.

Inserire in una teglia l’olio e accendere il fuoco a fiamma media. Quando le patate si saranno asciugate tagliarle a pezzetti di medie dimensioni. Una volta terminato il calore dell’olio avrà raggiunto la temperatura giusta per friggere quindi inserire le patate e lasciare rosolare per circa 20 minuti fino a quando si sarà formata una crosticina dorata.

In un’altra padella aggiungere l’emulsione e finire la cottura delle patate per altri 2 o 3 minuti. Raggiunta la cottura desiderata salare e pepare a piacimento e se lo si desidera aggiungere ancora paprika.


stuzzichini spagnoli

 

FRITTATA DI OLIVE

 

Ingredienti:

  • 2 uova
  • 6 pomodorini ciliegino
  • 100 grammi di olive verdi denocciolate
  • 100 grammi di farina
  • 1/2 cipolla
  • Una testa di aglio (a piacimento)
  • Sale e pepe q.b.
  • Spezie: rosmarino, timo e prezzemolo

 

Procedimento:

Forse questa è una dei più semplici stuzzichini spagnoli da preparare. Tagliare le olive, la cipolla e i pomodorini a dadini, a pezzettini o a fettine sottili. Schiacciare la testa di aglio e tenerla da parte. Inserire in una ciotolina i pomodori con un po’ di sale per togliere l’acqua e insaporirli con le spezie.

Setacciare la farina in una terrina aggiungendo il sale e le due uova, quindi mescolare il tutto in modo da ottenere un impasto omogeneo. Successivamente aggiungere uno alla volta gli ingredienti, tranne la cipolla e l’aglio, pepando e salando a piacimento.

Soffriggere in una padella con un po’ di olio di oliva la cipolla e l’aglio e infine aggiungere il composto creato. Cuocere per 7/8 minuti fino a raggiungere una colorazione dorata. Togliere la frittata dalla padella e tagliare a pezzettini oppure tagliare a fette in un tagliere e lasciarlo intero a disposizione degli ospiti. La frittata va servita calda.

 

Le ricette delle tapas

 

FUNGHI CHAMPIGNON E PEPERONI

 

Ingredienti:

  • Una confezione di funghi champignon freschi
  • 1 spicchio d’aglio
  • 2 peperoni verdi
  • Un cucchiaio di aceto di vino
  • Prezzemolo e origano fresco
  • Pepe e sale q.b.
  • Olio extravergine di oliva q.b.

 

Preparazione:

Pulire i funghi freschi e tagliarli a fette sottili prima di metterli a bollire in una pentola a fuoco medio per almeno 5 minuti. Cucinare i peperoni anch’essi per 5 minuti in una teglia tagliati precedentemente a fettine sottili con olio, sale, pepe e un cucchiaio di aceto di vino bianco.

Preparare un’emulsione di aglio tritato, prezzemolo, origano, 3 cucchiai di olio, sale e pepe. Trascorsi i 5 minuti scolare i funghi e aggiungere l’emulsione. Lasciare insaporire per altri 5 minuti e, contemporaneamente, lasciare riposare i peperoni nella teglia coprendoli con un coperchio.

Trascorsi cinque minuti per far insaporire i funghi aggiungere i funghi ai peperoni, cuocere per altri 2/3 minuti a fuoco basso, salare e pepare al punto giusto.  Sia i funghi che i peperoni devono raggiungere una consistenza morbida di cottura.

Gli stuzzichini spagnoli vanno serviti caldi in una ciotola abbinati a delle fette di pane già tagliate su cui adagiare una piccola porzione di funghi e peperoni. Lasciare a disposizione anche l’olio, il sale e il pepe nel caso si volesse aggiungere.

 



 

COZZE GRATINATE

 

Ingredienti:

  • 8 cozze
  • 80 grammi di formaggio pecorino (o similare)
  • 80 grammi di pangrattato
  • 1 Carota, 1 sedano, 1 cipolla
  • Sale e pepe
  • Prezzemolo a piacimento

Preparazione:

Altro giro, altri stuzzichini spagnoli! Mettere l’acqua a bollire in una pentola aggiungendo la carota, il sedano e la cipolla e coprire con un coperchio. Pulire e lavare le cozze facendo particolare attenzione a togliere tutta la sabbia se presente.

Quando l’acqua inizia a bollire aggiungere le cozze e lasciare bollire per altri 5 minuti. Preparare nel frattempo un impasto composto da il formaggio, il pangrattato, il prezzemolo, un pizzico di sale e pepe.

Controllare che si siano aperte tutte le cozze e filtrare l’acqua di cottura in un pentolino. Quest’ultima verrà aggiunta in parte al composto precedentemente preparato facendo attenzione che non si formino grumi.

Dividere le cozze a metà tenendo solo la parte in cui è presente il mollusco per poi metterle all’interno di una pirofila da forno. Aggiungere il composto fino a coprire quasi interamente la valva consumando completamente il prodotto.

Inserire la pirofila nel forno a 180° per circa 15 minuti facendole gratinare. Controllare continuamente la doratura che non deve assumere una tonalità troppo scura. Togliere le cozze dalla pirofila e servire calde in un vassoio.

 


CALAMARES FRITOS

 

Ingredienti:

  • 500 g di calamari
  • 100 grammi di farina
  • 1 uovo
  • Prezzemolo fresco tritato
  • Sale e pepe q.b.
  • Olio extravergine di oliva
  • Un bicchiere di latte
  • Una bustina di lievito
  • Mezzo bicchiere di acqua

Preparazione:

In una terrina setacciare metà farina con la bustina di lievito, aggiungere a goccia l’acqua per non creare grumi, poi inserire anche il tuorlo d’uovo, il sale, il pepe, il prezzemolo tritato e un cucchiaio di olio.

Lasciare riposare per 15 minuti e montare l’albume a neve per unirlo al composto. Pulire e sgusciare i calamari, tagliarli a pezzetti e inserirli in un’altra ciotola con il latte. Tenere in immersione i calamari affinché si ammorbidiscano per almeno 5 minuti.

Scaldare l’olio in una padella per friggere il pesce. Trascorso il tempo di immersione togliere i calamari infarinarli con il resto della farina, passarli nell’altro composto e infine friggerli nell’olio bollente. Salare e pepare a piacimento e servire caldo.

I tapas gli stuzzichini spagnoli sono pronti per essere serviti ai tuoi amici per una serata internazionale all’insegna dei viaggi. Conosci qualche altra ricetta? Lasciami un commento qui sotto!

 

Su Amazon puoi trovare libri interamente dedicati alle tapas come questo!