Borgo di Arquà Petrarca: itinerario tra poesia e giuggiole

Borgo di Arquà Petrarca: itinerario tra poesia e giuggiole

Ingresso in città

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Uno dei borghi più belli d’Italia, il borgo di Arquà Petrarca, si nasconde fra i colli euganei in provincia di Padova, in una cornice dall’impronta medievale e tinteggiata di verde. In questo luogo il poeta Francesco Petrarca ha scelto di lasciare le sue spoglie, restituendo alla città tutto l’amore che qui aveva trovato.

Situato nei pressi di Monselice e le famose cittadine termali di Abano e Montegrotto, il borgo ha un prodotto tipico di eccezione: la giuggiola. Non l’hai mai sentita nominare? Eppure secondo me anche tu nella vita sei andata “in brodo di giuggiole”…



Borgo di Arquà Petrarca

Il nome deriva probabilmente da Arquata Montium una parola latina che significa “chiostra dei monti”, data forse dalla sua posizione ai piedi del Monte Piccolo e del Monte Ventolone. Mentre Petrarca è stata aggiunta in onore del poeta di origini toscane.

Le origini conosciute risalgono all’età del bronzo grazie al ritrovamento di una residenza preistorica nei pressi del vicino laghetto della Costa che le ha fatto guadagnare anche il riconoscimento dell’Unesco come uno dei siti palafitticoli delle Alpi.

Ma non è l’unica onoreficenza conseguita. Il comune infatti è stato inserito tra i borghi più belli d’Italia posizionandosi al secondo posto dopo Venzone in Friuli Venezia Giulia.

Ai piedi della cittadina e all’interno si trovano i parcheggi a pagamento dove puoi tranquillamente lasciare la macchina: 4 € per mezza giornata, 6 € per la giornata intera.

Salendo le viette acciottolate noterai da subito il rigore e la compostezza del comune dove ogni dettaglio è curato nei minimi particolari per presentarsi al meglio al visitatore.

 

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Monumenti ed edifici storici

Se arrivi da Monselice ti avvicinerai al borgo da via Fontana, alla tua destra noterai svettare il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta dove riposano, all’esterno dell’edificio, le spoglie di Francesco Petrarca. Più in basso in piazza Fontana, l’antico abbeveratoio e lavatoio pubblico e la fontana del Petrarca.

Io ci sono andata con la mia amica di scampagnate Lisa e siccome era mezzogiorno passato quando siamo arrivate ci siamo subito fermate a mangiare qualcosa.

Abbiamo trovato l’Enoteca di Arquà che proponeva una gustosa zuppa di fagioli e uno spritz inventato dal proprietario con l’aggiunta di giuggiola. Una volta riempita la pancia abbiamo proseguito a visitare il Monumento ai Caduti da dove si gode di un ottimo panorama sulla campagna circostante.

Poi abbiamo attraversato l’Oratorio di Santa Trinità e la Loggia dei Vicari, edifici di importanza storica per la città. In via Valleselle si trova l’ultimo domicilio del poeta ora riconvertito a museo che espone un video introduttivo, una mostra fotografica riservata alle tappe principali della vita del Petrarca e i suoi itinerari.

La casa è suddivisa in due piani: il pianoterra dove viveva il Petrarca e il piano superiore riservato alla servitù. Un particolare che subito noterai è il corpo mummificato di un gatto.

Si narra che sia l’amata gatta del Petrarca, la compagna fedele dei suoi studi. Ma si pensa anche che sia una leggenda inventata per scherzo da uno degli inquilini successivi dell’edificio.

 

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Il museo è aperto dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00 da marzo ad ottobre,
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 da novembre a febbraio.
Il costo del biglietto è di € 4,00 a persona.

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Abbiamo continuato a camminare lungo le stradine del borgo e fare foto del sole che oramai scendeva lentamente dietro le colline. Prima di andartene però ti consiglio di provare il famoso “brodo di giuggiole” ma solo l’originale prodotto dall’Azienda Agricola Scarpon, che puoi assaggiare sempre all’Enoteca di Arquà.

Se ti viene voglia di visitare il borgo potresti farlo durante il fine settimana in occasione della “Festa dell’Olio Novello” che si svolge in una domenica di metà novembre dalle 10 alle 18. Mentre la “Festa delle Giuggiole” si svolge ogni anno nelle prime due domeniche di ottobre.

Non mancare!

 




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