Padova antica città d’acqua? Eppure fino a poco tempo fa Padova antica poteva vantare una riviera paragonabile a quella del Brenta. Fu solo negli anni ’50 e con l’incremento sconsiderato del boom edilizio che perse la sua antica identità per acquisire quella nuova di “città del Santo”.

Ma non solo, Padova è conosciuta per l’Università, per la Cappella degli Scrovegni, per il caffè Pedrocchi, per la piazza delle Erbe e molte altre attrattive. Quindi, iniziamo con ordine e scopriamo il passato di Padova antica, quando era considerata una città d’acqua.

 

Le origini della Padova antica

 

Se potessimo andare a ritroso nel tempo, durante il periodo della Serenissima, quando Venezia era una delle potenze marinare più invidiate al mondo, scopriremmo che Padova è stata un punto di snodo commerciale molto importante.

La sua fortuna fu in maggior parte dovuta all’intersezione di due fiumi importanti: il Bacchiglione e il Brenta. Il primo permetteva il trasporto di materiale come roccia e silice dai colli euganei, mentre il secondo favoriva il trasporto del legname direttamente dall’Altopiano dei Sette Comuni.

Le merci attraversavano la Riviera del Brenta, in cui si trovavano le ville dei patrizi veneziani, fino a giungere sul Canal Grande nella Repubblica di Venezia.

Per cui Padova, officiando della presenza dell’acqua, aveva costruito una serie di mulini e di chiuse che creavano dei quartieri ben definiti in cui si alternavano i vari artigiani.

 

Padova antica: mura difensive lungo il Piovego

Mura difensive lungo il Piovego

 

Scoprire Padova

 

LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

Arrivando dalla stazione dei treni si dovrà superare Corso del Popolo per giungere al prezioso lascito del pittore Giotto: la Cappella degli Scrovegni.

Si tratta di una cappella affrescata dal maestro toscano nel ‘300 in cui illustra tre temi principali:

  • gli episodi della vita di Gioacchino e Anna;
  • alcuni episodi della vita di Maria;
  • gli episodi della vita e morte di Cristo.

Sotto a questi riquadri sono esposti degli affreschi che illustrano le allegorie dei Vizi e delle Virtù. La cappella faceva parte di un castello che è stato completamente distrutto dall’antico proprietario. La stessa doveva fare la medesima fine ma grazie all’intervento della città, si salvarono le opere e divenne proprietà del Comune di Padova.

 

MUSEI CIVICI EREMITANI

Un altro sito di notevole importanza storica sono i Musei Civici Eremitani che espongono reperti romani e pre-romanici e opere d’arte risalenti ai secoli XIV fino al XVIII. Vicino si trova la Chiesa degli Eremitani eretta nel 1276 che conserva alcune opere del Mantegna.

I Musei civici Eremitani di Padova raggruppano il Museo archeologico e il Museo d’arte medioevale e moderna. Dal 1985 sono ospitati nei chiostri dell’ex convento dei frati eremitani e custodiscono il preziosissimo crocifisso di Giotto.

Il quale fu costruito fra il 1303 e il 1305 su una tavola di pioppo con oro e tempera, dalla dimensione di 223 X 164 cm e proviene dalla Cappella degli Scrovegni. È una rappresentazione stilistica nuova, in quanto la figura del Cristo risulta con il corpo verso il basso, gravato dal suo stesso peso.

 

caffè pedrocchi

Il retro del Caffé Pedrocchi e le sue varie architetture

 

CAFFÈ PEDROCCHI

Una tappa al salotto della città è d’obbligo! Sto parlando del famoso Caffè Pedrocchi che deve la fama all’abilità del suo fondatore, il bergamasco Francesco Pedrocchi.

La sua idea era quella di creare uno spazio ricreativo culturale e intellettuale nella Padova antica in cui i viaggiatori, i commercianti, i militari, gli studenti e gli accademici potessero incontrarsi.

In quest’ottica diede vita al Caffè Pedrocchi nel 1831 pensato per essere aperto 24 ore su 24, conferendo così a Padova antica la fama di  “città senza porte“.

Ma l’idea rivoluzionaria fu di lasciare il locale aperto a tutti, anche a chi non poteva permettersi una consumazione. A tutti i clienti, infatti, veniva servito il quotidiano e un bicchiere d’acqua, sia che consumassero o meno. Ancora oggi chi prende un caffè al banco può sedersi nella Sala Verde senza che nessun cameriere possa richiedere un supplemento.

Più tardi, il figlio Antonio ereditò il locale e si preoccupò di acquistare tutti i palazzi adiacenti, creando così una specie di isola nella quale l’avventore poteva rinchiudersi e trovare in esso un rifugio sicuro.

I clienti abituali erano soliti consumare la specialità del locale: il caffè Pedrocchi ovvero una gustosa bevanda al caffè arricchita da un dolce strato di menta. Questa usanza è rimasta intatta nel tempo anche se la si accompagna all’aperitivo veneto per eccellenza.

Quasi fosse il richiamo del muezzin, all’ora dell’aperitivo la comunità padovana si riunisce a bere lo Spritz e chi lo preferisce, può sorseggiare l’ultima novità, chiamata P31 Green Spritz. Si tratta di un aperitivo composto da oltre 20 erbe officinali e aromatiche a cui si legano le fresche note dell’Assenzio a cui si aggiungono Prosecco, seltz, ghiaccio e lime.

 

lungo il piovego abitazioni padovane

Padova antica e moderna

 

PALAZZO BO

Da piazza Garibaldi si continua fino a raggiungere Palazzo Bo, sede dell’Università di Padova. Il nome deriva da una locanda aperta da un macellaio, chiamata Hospitium Bovis, con l’insegna di un bucranio, una testa di bue, ancora oggi simbolo dell’Università. Il “bo“, infatti, nel dialetto veneto significa proprio bue, ed era il simbolo della corporazione dei macellai.

Furono un gruppo di studenti dell’antica Università di Bologna a dare vita a questa sede nel 1222 per avere maggiore libertà di azione e di studio. Si trova il più antico Teatro Anatomico al mondo e si può visitare il pulpito da cui insegnava Galileo Galilei nell’Aula Magna.

In questa università si laureò in teologia anche la prima donna al mondo, tale Elena Lucrezia Cornaro, che dovette combattere affinché la Chiesa riconoscesse il suo titolo.

Ancora oggi in questo edificio si tengono le lezioni ed è sede del rettorato. Si possono fare delle visite guidate previa prenotazione a questo sito. Inoltre si possono vedere le immagini in anteprima grazie alla piattaforma di Google Street View a questo link:

 

università di padova

 

 

PALAZZO DELLA RAGIONE

Le piazze principali della città sono due: piazza delle Erbe e piazza dei Frutti. Si può già immaginare dal nome la dislocazione dei vari commercianti che persiste nel tempo.

A dividerle il maestoso Palazzo della Ragione, sede giudiziaria della Padova antica medievale carrarese, realizzato tra il 1238 e il 1239 e che conserva l’imponente cavallo ligneo, capolavoro del Donatello.

Sotto, ancora oggi sopravvive il mercato coperto, in cui si trovano i macellai e i pescivendoli. Al sabato è consuetudine per i padovani consumare una porzione di polpo lesso, cucinato secondo la migliore tradizione padovana.

Opposto al Palazzo della Ragione c’è il quartiere ebraico, dove vennero rinchiusi secondo un decreto della Repubblica della Serenissima, gli ebrei che vivevano in città. La sera veniva chiuso il portone e non potevano né entrare né uscire.

Oggi la zona è frequentata soprattutto nell’ora dello Spritz dagli universitari che si riversano nelle numerose osterie per consumare qualche “cicchetto”.

Vicino alle piazze si possono visitare la Loggia del Consiglio o della Gran Guardia, sede del comando militare austriaco e la piazza dei Signori con la famosa Torre dell’Orologio, in cui sono raffigurati i segni dello zodiaco.

Ma se guardi attentamente, ti accorgerai che manca il segno della Bilancia! Per quale motivo?

Secondo alcune fonti si ipotizza che l’artista non fu pagato dal committente e che abbia deliberatamente “dimenticato” il segno, simbolo tra l’altro di giustizia. La collocazione dello stesso rimane tuttora avvolto dal mistero.

 

stand dei folpi, la folperia

 

 

PRATO DELLA VALLE E DINTORNI

Più spostati rispetto al centro storico si trovano vicini l’uno all’altro Prato della Valle, la Basilica di Sant’Antonio da Padova e l’Orto Botanico.

La geometria della piazza di Prato della Valle è alquanto insolita ed è una fra le più estese in Europa (al primo posto figura la piazza Rossa di Mosca). Risale alla fine del XVIII secolo ed è un’isola ellittica centrale, chiamata isola Memmia.

È circondata da una canaletta artificiale alimentata dal canale Alicorno. Lo stesso è sormontato da un doppio anello di statue di stile rinascimentale, con una circonferenza esterna di 1450 metri.

La sua bellezza è impressionante e l’alternanza di statue, prato e piante, la fanno sembrare viva e in movimento. Da Prato della Valle si scorge sullo sfondo la Basilica di Sant’Antonio da Padova, in cui riposano le spoglie dell’omonimo santo originario del Portogallo.

Ogni anno viene visitata da circa 3,5 milioni di fedeli che arrivano da tutto il mondo per poter pregare da vicino il proprio santo protettore. Nella piazza del Santo, antistante, si trova il monumento equestre Gattamelata, opera di Donatello.

All’interno della Basilica, sull’altare maggiore, il costruttore Camillo Boito ha sistemato sculture bronzee, statue e formelle di varie dimensioni sempre di Donatello.

A qualche centinaio di metri di distanza da Prato della Valle si trova infine il Giardino Botanico, uno dei più antichi al mondo e considerato Patrimonio dell’Unesco.

 

Non puoi andartene da Padova antica senza conoscere le avventure di un personaggio alquanto caratteristico:

 

E, infine se ti va, scopri i dintorni di Padova:

Zaful WW

 

 


*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Caldamente consigliata la flânerie dato il passato mutevole di Padova. Ogni angolo, ogni intersezione offrono dettagli che richiamano un particolare periodo storico. Le strade trasudano storie di vita comune grazie ai murales degli artisti locali che si mescolano con i lasciti antichi della città. 

Il Genius Loci di Padova è un crocevia di popoli che si mescolano ma mantengono uno stretto legame con il territorio. Nell’essenza c’è tenacia, sapienza, curiosità e forza. Padova come città non ha mai raggiunto la fama di Venezia ma allo stesso tempo non è mai stata seconda a nessuno.

Durante un soggiorno a Padova, soprattutto di sabato pomeriggio, il gusto sarà attratto dai prodotti tipici locali. Come già ti accennavo non puoi non consumare un polpo fresco, bere uno spritz o assaggiare il caffè Pedrocchi. Sono l’anima della Padova antica attaccata allo scorrere del tempo. 

Sentirai le grida e gli schiamazzi dei giovani universitari che vengono qui a disegnare il loro futuro. Oppure puoi rinchiuderti nel silenzio dell’orto botanico e ascoltare il sussurro delle piante che hanno potuto incontrare personaggi celebri e ispirare loro pensieri introspettivi. La vista sarà deliziata da canali oramai chiusi che offrono una prospettiva insolita della città.

Profumi di spezie riavvolgeranno il nastro del presente proiettandoti in epoche lontane mentre appoggiando le mani sulle mura o sulle statue, inizierai a pensare in modo più lucido all’autentica consistenza delle cose e non alla sua fugace apparenza.

 

Musica consigliata: “Ma Quando Torno A Padova” di Umberto Marcato

Lettura consigliata: L’italiano più famoso al mondo… di Gaia Servadio

L’autunno sa regalare momenti di profonda introspezione ed è un richiamo che si percepisce passeggiando da Viserba a Rimini centro. La sabbia soffice, il movimento lento delle onde e il sibilo dei gabbiani si intrecciano ai pensieri che vagano liberi seguendo le direttive della mente.

Viserba

 

Viserba è famosa per il parco di divertimento “Italia in Miniatura” ma nelle stagioni fredde, quando il parco è chiuso, si trasforma in una sonnacchiosa cittadina.

L’hotel in cui alloggiavo si trovava in prossimità del mare e per raggiungere il centro di Rimini pensai di fare una lunga e piacevole camminata inspirando lo iodio e osservando le orme sulla spiaggia.

L’acqua conservava un certo tepore tanto da notare alcune persone che ne approfittavano per fare gli ultimi bagni solitari. Io, semplicemente, arrotolai i pantaloni e camminai con i piedi nell’acqua, testandone la temperatura.

Ero immersa nei miei pensieri quando un cagnolino corse vicino, potendo così ammirare un luccichio di felicità nei suoi occhi. Abbozzai un sorriso, riflettendo sul concetto di serenità degli animali quando noi, esseri intellettualmente più dotati, almeno secondo i nostri canoni, fatichiamo pure a sorridere.

Quanto poco riusciamo a godere del tempo presente? Perché siamo incapaci di accontentarci delle cose semplici?

 

Imbocco del fiume sul mare

 

Rivabella e San Giuliano a Mare

 

Giunsi in località Rivabella, dove si incontra il fiume Marecchia ed è necessario abbandonare la battigia per la strada asfaltata. Prima di arrivare al ponte una coppia di anatre attirò la mia attenzione: emanavano una tale raccoglimento impossibile da non rispettare. Parlottavano fittamente fra loro raccontandosi chissà quali avventure, come una vecchia coppia oramai consolidata.

Fu piacevole ascoltare il loro starnazzare sottovoce. Provai quasi una fitta di gelosia per la loro complicità. Ma venni distratta dall’approssimarmi a San Giuliano a Mare.

La cittadina si trova racchiusa fra due canali quasi come fosse un’isola immaginaria e l’ultimo collegamento è il Ponte Tiberio, uno dei più antichi della città, costruito in epoca romana.

Una veduta spettacolare di barche ormeggiate fece sorgere pensieri di vagabondaggio verso terre lontane e sconosciute. Ma distolto lo sguardo, riporta in direzione del centro cittadino di Rimini.

Eppure sono passati solo pochi anni dal mio lungo viaggio in Centro America e che cosa è rimasto di quei momenti di empia spensieratezza? Ricordo ancora quanto la scoperta di luoghi magici si rivelasse così istruttiva per le mie emozioni?

 

porta romana in centro a rimini

 

Rimini centro storico

 

L’antica Ariminum deve la sua fondazione alla vittoria sui Galli e la posizione strategica la trasformarono in un importante centro storico. Nasceranno qui, infatti, due arterie tutt’oggi utilizzate: la via Flaminia, direttamente collegata a Roma e la via Emilia, collegata a Piacenza.

Sorse in un periodo prospero dell’Impero Romano, quando la colonizzazione dei territori era la peculiarità dei governanti. I resti maestosi del Domus del Chirurgo illustrano lo stile e la sfarzosità di un’abitazione tipica della civiltà romana.

È impossibile non ammirarne i contorni e contemporaneamente non pensare a come fosse la vita in quel frangente d’epoca. Più elitario? Più difficoltoso? O la costruzione di una nuova città portava anche maggiore creatività e benessere?

Proseguii verso piazza Cavour facendo un piccolo balzo in avanti che mi proiettò nel ‘500, periodo di costruzione della sua fontana. Poi ritornai nuovamente indietro nel tempo attraversando la vivace piazza Tre Martiri dove troneggia l’antico foro romano in contrapposizione ai più moderni negozi.

Una deviazione sulla destra, all’altezza della stessa piazza, mi portò a visitare il Tempio Malatestiano. La sua facciata rinascimentale, opera di Leon Battista Alberti, nasconde all’interno le spoglie dei Malatesta mentre i muri narrano la storia d’amore tra Sigismondo Pandolfi Malatesta (committente del monumento) e Isotta degli Atti.

Dietro a questo maestoso edificio che trasuda amore sorge il Mercato Coperto, emblema del commercio dei prodotti tipici locali. Mi sedetti ad assaggiare un cassone romagnolo riflettendo sulla complessità dell’anima.

Accanto a pensieri più profondi nascono, quasi a farsi beffe, rimuginamenti più basilari come a dimostrare quanto possiamo essere grandi e piccoli allo stesso tempo.

La visita del centro terminò sotto il magnifico Anfiteatro Romano o meglio ciò che rimane di uno dei più importanti luoghi ricreativi della città, dove venivano a scontrarsi i gladiatori.

Il ritorno lo feci più in sordina attraversando i numerosi parchi cittadini fra cui quello dedicato a Federico Fellini. Mi ricordai delle sue parole: “nulla si sa, tutto si immagina”. E forse è proprio questa l’essenza della flânerie: ricreare attraverso i pensieri la via verso l’intuizione.

Perché l’immaginazione aiuta la mente a superare i blocchi che inconsciamente creiamo, facendoci sentire leggeri e liberi, come quando camminiamo con i piedi in acqua. Sei pesante ma in qualche modo leggero e non hai voglia di fermarti, così continui certo che quel lento incedere ti porterà da qualche parte e che diventerà reale.

Cosa ti posso dire del Genius Loci di Rimini?

I riminesi lo sanno meglio di me ma io ho percepito una certa energia frizzante, una positività volta allo scherzo e alla voglia di vivere. Se dovessi descriverlo sarebbe un essere con un viso ridanciano che indossa un cappello di fiori colorati in testa mentre fra le mani tiene un borsone ricco di ogni leccornia!

 


Musica consigliata: Il mare calmo della sera – Andrea Bocelli

Lettura consigliata: Fare un film di Federico Fellini

L’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia si trova in prossimità del bellissimo Lido ma a pochi verrebbe in mente di visitarla. Per quale motivo? Perché l’isola in realtà è un monastero occupata dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi.

E gli armeni cosa centrano? L’isola è di loro proprietà e il monastero, anche. All’interno vengono formati i discepoli che si occuperanno di risolvere conflitti internazionali, curare i bisognosi e aiutare i concittadini armeni in patria.

Quale tipo di religione professano? Il loro credo è cristiano cattolico e sono riconosciuti dal Vaticano. La loro storia è affascinante e ancora di più i passi che hanno fatto per arrivare a Venezia…

 

L’Armenia

 

Quando ho prenotato il tour per andare a visitare l’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia mi sono subito preoccupata di andare a posizionare l’Armenia sulla cartina.

Si trova a cavallo fra l’Asia e l’Europa, ma ha sempre avuto delle forti risonanze europee. Confina con la Turchia, l’Iran, la Georgia e l’Azerbaijan. È tristemente famosa per il genocidio subito dall’Impero Ottomano compiuto dal 1915 al 1916.

Attualmente la popolazione è stimata intorno ai 3 milioni di abitanti ma gli armeni che vivono al di fuori dei confini nazionali sfiorano la cifra di 8 milioni di persone.

Purtroppo la diaspora, le condizioni economiche, societarie e l’instabilità nazionale hanno convinto la maggior parte della popolazione ad andarsene per far fortuna nel resto del mondo.

Tra l’altro la sua identità nazionale è stata riconosciuta solo da pochi decenni con la liberazione dalla sovranità dell’Unione Sovietica avvenuta il 25 dicembre del 1991.

 

intero della chiesa

 

Mechitar di Sebaste

 

Quando ti ho parlato del monastero dell’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia ti ho accennato che appartiene all’ordine dei mekhitaristi. Mechitar di Sebaste è stato un monaco cristiano armeno.

Nacque nel 1676 in Anatolia, ai tempi terra armena e da subito seguì la via ecclesiastica. Si trasferì a Costantinopoli con l’intenzione di fondare un ordine che diffondesse la cultura armena. Quando il sultano lo scoprì, lo costrinse ad andarsene e si rifugiò a Modon, nel Peloponneso, oggi di nazionalità greca.

Il territorio in quel periodo storico, apparteneva alla Repubblica di Venezia. Ciò diede a Mechitar la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con il doge.

La Repubblica da tempo immemorabile aveva dei strettissimi e ottimi rapporti commerciali con il popolo armeno. Molti prodotti, infatti, sono arrivati proprio grazie a loro: le albicocche (in dialetto veneto si chiamano armellini), i fichi, l’uva passa, la secca ma anche le pellicce di ermellino, il cotone e i tappeti.

Grazie, appunto, a questo solido legame Mechitar ricevette in dono l’isola di San Lazzaro nel 1715. Qui introdusse delle stamperie che dettero alla luce numerosi libri.

L’intenzione del monaco era quella di tradurre in armeno il maggior numero di libri esteri per far conoscere ai suoi concittadini la cultura del mondo.

Parallelamente si prodigava a trascrivere i saggi armeni in tutte le lingue affinché la cultura popolare non sparisse. La Repubblica di Venezia, da sempre sensibile alla diffusione della conoscenza, fu ben lieta di aiutarlo in questo progetto.

Riuscì a salvare l’isola anche dall’invasione napoleonica attraverso una perfetta opera di mediazione che fece prendere atto allo stesso Napoleone del valore intrinseco e unico del progetto.

 

interno dell'isola di san lazzaro degli armeni

 

L’isola di San Lazzaro degli Armeni oggi

 

Per raggiungere l’isola dovrai servirti del vaporetto linea 20 da piazza San Zaccaria. L’isola non è aperta al pubblico in qualsiasi momento ma solo alle 15.25 quando inizia la visita guidata.

Di conseguenza dovrai prendere il vaporetto alle 15.10 e acquistare il biglietto di 6 euro in loco. Ma ti assicuro che ne vale assolutamente la pena. Il monastero è il centro più importante per la diffusione della cultura armena.

All’interno troverai diverse stanze con manufatti regalati da artisti, nobili e religiosi di tutto il mondo. Si tratta di quadri, orpelli, tappeti e ninnoli appartenuti a differenti proprietari.

Un’immensa collezione di libri antichi scritti e rilegati dagli stessi monaci abitanti dell’isola e altri acquistati dai vari ambasciatori armeni ma soprattutto il primo dizionario armeno datato 1749.

Nella stanza egizia si trovano oggetti dell’antica civiltà tra cui la mummia di Nemehket, fra le meglio conservate al mondo. Sopra la porta di questa stanza il ritratto di un improbabile Lord Byron. Il nobile inglese passò 9 mesi sull’isola per studiare la lingua armena e per approfondire lo studio della loro cultura.

Infine si può visitare l’interno della chiesa e il chiostro riccamente abbellito di rose. Ho anche avuto la fortuna di partecipare alla funzione delle 12 e ascoltare la parte finale della liturgia.

Dato che gli armeni sono dislocati in varie parti del mondo e difficilmente riescono a rincontrarsi, per congedarsi hanno inventato questo saluto:

 

Mi auguro che il tuo cammino sia sempre tappezzato da rose

 

E non posso che augurarlo anche a te, con tutto il cuore!

 


 

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*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può andare nell’isola è passeggiare liberamente pertanto la flânerie è interdetta. Si può provare a percepire il Genius Loci dell’isola però, anche se si è irreparabilmente fuso con la cultura armena.

In un certo senso credo che quest’isola sia stata sempre di proprietà armena e che nessuno meglio di loro possa preservarne la bellezza. Una sorta di scambio naturale, da una parte si conserva la cultura dall’altra le radici. 

I manufatti presenti sono incredibili e denotano i numerosi viaggi compiuti dagli armeni. Vedrai orpelli di ogni tipo, ascolterai una storia velata e sentirai il profumo di una cultura viva e prospera.

Assaggerai indirettamente il sapore sconosciuto delle rose: sfuggenti e delicate. Infine toccherai con mano la vivacità di una nazione ricca di cultura e di storia che desidera non essere dimenticata.

Come un borgo abbandonato in cerca di rinascita, la cultura armena prosegue il suo cammino lastricato di rose in attesa di una gloriosa rinascita.

Musica consigliata: musica suonata con il duduk (strumento aerofono ad ancia doppia)

Lettura consigliata: libri sul Genocidio Armeno

L’isola di Procida si trova sul Golfo di Napoli, vicino a Ischia, dove a contrastare il blu scuro del mare ci sono le case in tinte pastello. Teatro di importanti film è anche un luogo in cui riposare la mente e lasciare che la fantasia si prenda il giusto spazio per volteggiare libera.

Come si raggiunge?

 

Se arrivi a Napoli dall’aeroporto Capodichino o dalla stazione centrale ti consiglio per comodità di prendere l’Alibus. Il biglietto si può comprare a bordo è ha un costo pari a 5€. L’ultima fermata è quella del molo Beverello, di fronte l’entrata della stazione marittima.

A questo punto, se non lo hai già fatto, ti consiglio di controllare gli orari dei traghetti o degli aliscafi per raggiungere l’isola di Procida. Sarà lo stesso che avrà la destinazione finale di Ischia.

Questo link ti potrà aiutare a vedere gli orari e ad acquistare in anticipo i titoli di viaggio. I traghetti e gli aliscafi per Procida si trovano in due punti differenti.

Per i traghetti dovrai dirigerti verso destra rispetto l’entrata della stazione marittima e camminare per almeno 5 minuti fino a che troverai gli sportelli e l’attracco. C’è una fermata intermedia con l’Alibus vicina alla stazione dei traghetti, prova a richiedere la fermata al conducente del bus.

Gli aliscafi invece si trovano sulla sinistra, rispetto sempre alla stazione marittima, a circa due minuti di distanza e il viaggio per l’isola ha una durata più breve: solo trenta minuti. Ovviamente il prezzo del biglietto rispetto al traghetto sarà più alto.

 

l'isola vista dalla strada che porta alla sommità

 

Cosa vedere a Procida

 

Non appena scenderai dall’imbarcazione e ti ritroverai nella zona di Marina Grande verrai subito assalito dal profumo piccante della salsedine e i tuoi polmoni richiederanno un respiro più profondo.

Questa necessità non durerà a lungo, però! Non appena salirai, seguendo le indicazioni per il centro storico, ti ritroverai fra strade strette e alti edifici.

E ti renderai presto conto della quantità di auto e moto che circolano sull’isola, lasciandosi dietro una fastidiosa scia di gas di scarico e un rumore insopportabile.

Ma una volta che avrai raggiunto Piazza dei Martiri ti si aprirà davanti agli occhi l’isola di Procida in tutta la sua estensione e bellezza.

Sarà il momento di tirare fuori la macchina fotografica e abbandonarti alle tue emozioni. Cerca gli angoli più suggestivi, scendendo nelle scalinate, per cogliere gli scorci più particolari.

 

via del centro trafficatissima

 

Si continua a salire seguendo un muretto di colore giallo che contrasta con l’azzurro del mare. C’è uno spiazzo con due cannoni che puntano direttamente sull’acqua: sono un omaggio della Repubblica Napoletana, risalenti al 1799. Ci troviamo nella zona della Terra Murata, centro storico medievale.

Salendo ancora si vede ciò che rimane del Palazzo d’Avalos del 1563, divenuto Palazzo Reale e poi cittadella carceraria. La chiesa di Santa Maria delle Grazie appare piuttosto spoglia e non si celebrano le messe perché manca l’altare.

Ma nasconde comunque un piccolo gioiellino: la riproduzione fatta a presepe dell’isola, ideata dagli abitanti stessi. Ti verrà voglia di toccarlo con mano per capire se è reale oppure un’opera di fantasia. È reale, te lo posso assicurare!

Sarà premura delle due simpatiche custodi raccontarti la storia della creazione del presepe, in cambio di un piccolo contributo che varrà tanto quanto la tua stessa gentilezza. Nel punto più alto c’è un Belvedere. Finalmente si può scorgere Capri in lontananza e le coste di Pozzuoli.

 

io nell'isola di procida

 

Cosa fare sull’isola di Procida

 

Se sei un amante del pesce, qui, ogni tuo desiderio sarà realizzato. Puoi scegliere fra i diversi ristoranti, i prezzi sono abbastanza simili. Per la spiaggia dovrai spostarti leggermente fuori dal centro per incontrare la sabbia lavica di colore nero.

Dovrai assaggiare la granita procidana realizzata con il succo di limoni freschi dell’isola e le Lingue Dolci, una specialità gastronomica zuccherina.

In questa località è stato girato il filmIl talento di Mr Ripley” e lo troverai pubblicizzato in vari punti dell’isola.

Il porticciolo di Corricella è stato invece teatro di uno degli ultimi film del compianto regista Massimo Troisi: il Postino. La locanda il Postino ne conserva vari cimeli, fra cui la famosa borsa marrone in pelle.

Sempre qui sono disseminati i vari locali dove ci si può rilassare ascoltando lo sciabordio dell’acqua e seguire i movimenti ondulatori dalle barche dei pescatori.

Hai anche la possibilità di fare un tour in barca dell’isola per scoprirne ogni anfratto e ogni angolo nascosto da una diversa prospettiva.

Oppure scegliere di visitare l’isola di Vivara, un lembo di terra collegata a Procida e considerata area Marina protetta. La zona è meglio conosciuta come “Regno di Nettuno” e si possono avvistare branchi felici di delfini che solcano con maestria le onde insistenti del mare.

Quando sarà ora di rientrare a Napoli cercherai di conservare quella sensazione di benessere donata dall’isola ma tu, invece, fanne dono a qualcuno, non tenerla tutta per te. Io ho scelto di regalarla a te, spero ti sia gradita.

Me l’ha detto il Genius Loci di Procida, un essere votato alla gentilezza, al calore e alla generosità simile all’acqua che prende e dona come un’onda continua. Ecco perché lo devi fare anche tu!

 

veduta sul porticciolo

 

Vuoi sapere di più anche sull’isola di Ischia? Trovi gli articoli collegati qui:

 


Musica consigliata: Louis Bacalov – colonna sonora Il Postino

Lettura consigliata: Penziero e altre poesie di Eduardo di Eduardo de Filippo

Mi sento ancora in brodo di giuggiole al pensiero del mio, appena trascorso, fine settimana di autunno a Lavarone in Trentino Alto Adige.

Immagino di aver avuto la fortuna di trascorrere l’ultimo weekend assolato, a cavallo fra l’estate e l’autunno, prima dell’arrivo del freddo. Perché ho scelto Lavarone?

Lavarone

 

La cittadina di Lavarone si trova ai confini fra Veneto e Trentino alto Adige e più precisamente dopo l’Altopiano dei Sette Comuni e Vezzena. Subito dopo Lavarone c’è la famosa località sciistica di Folgaria.

A differenza di quest’ultima Lavarone è conosciuta per i sentieri di facile e medio livello e i percorsi adatti agli amanti della mountain bike.

Per loro sono stati creati dei percorsi ad hoc che permettono di muoversi attraverso i boschi e di lasciare le strade cittadine unicamente all’uso delle macchine. Inoltre c’è un attrezzato bike park per la gioia dei più piccoli. Aria fresca e belle passeggiate, cosa volere di più?

 

cima rocciosa nei pressi di lavarone

 

Frazioni di Lavarone

 

Lavarone si estende su di un territorio abbastanza vasto e comprende varie frazioni, ognuna diversa dall’altra. Visitarle è possibile seguendo le indicazioni dei sentieri che portano a fare dei giri intorno ad esse.

I dettagli delle case sono curatissimi, in perfetto stile Trentino. Un tripudio di fiori e di colori alle finestre, giardini impeccabili e affreschi di vita montana.

Una delizia per gli occhi. Ogni frazione presenta la sua peculiarità da ammirare e da fotografare. Se hai voglia di fare delle lunghe passeggiate ti consiglio di approfittarne!

Io ho soggiornato in un hotel a Bertoldi, una frazione graziosissima dove passa il Sentiero delle Sorgenti che arriva diritto al museo a cielo aperto de “Il Respiro degli Alberi”.

 

Respiro degli Alberi e altri percorsi

 

Il Respiro degli Alberi è un percorso espositivo all’interno del bosco dove si trovano installazioni permanenti di opere d’arte di artisti della zona e oltre, fatte interamente in legno.

Seguendo una strada forestale ci si imbatte in opere che si amalgamano in modo perfetto alla natura esaltandone addirittura la bellezza. Ho visto anche un camoscio ammirare estasiato le strutture!

A metà percorso si congiunge anche il Sentiero delle Sorgenti: si può scegliere il percorso corto oppure quello lungo. Ma ti consiglio prima di arrivare al termine del Sentiero degli Alberi, perché da lì potrai ammirare una bellissima panoramica dall’alto sul lago di Caldonazzo.

Dalla frazione di Slagenaufi, invece, puoi scegliere un sentiero dedicato alla storia e al conflitto mondiale. Proprio qui, infatti, si trova il cimitero austroungarico occupato da ben 768 salme con altrettante croci.

Una cappella e dei pannelli esplicativi raccontano i momenti della guerra per come la si è vissuta in questi luoghi che, ricordo, faceva parte dell’Impero Austroungarico.

Continuando il percorso si sale alla Baita Belem, una volta adibita a ospedale militare, dove venivano curati i feriti in gravissime condizioni.

Continuando in direzione del percorso che va a Monterovereinvece, si arriva al punto panoramico dal quale si ammirano entrambi i laghi di Caldonazzo e Levico con una visione a 360 gradi della zona. Uno spettacolo imperdibile!

 

cartello del sentiero delle sorgenti

 

Forte Belvedere e lago di Lavarone

 

Il Forte Belvedere fu costruito a strapiombo su uno sperone di roccia calcarea prima della Grande Guerra. Serviva da controllo sulla Val d’Astico che a quei tempi segnava i confini fra il Regno d’Italia e l’Impero Austroungarico.

Oggi la struttura è perfettamente conservata e ospita un museo dedicato alla guerra. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le generazioni future agli orrori commessi durante la Grande Guerra affinché non vengano mai più ripetuti.

La tariffa del biglietto intero è di 7 euro, se sei possessore della Trentino Guest Card invece pagherai solo 3 euro.

Il lago di Lavarone non è molto grande ma le sue acque turchine richiamano turisti da ogni parte del mondo. Anche Sigmund Freud soleva trascorrere qui le sue vacanze per rilassarsi e cercare nuove soluzioni ai suoi quesiti psicoanalitici.

Il lago è attrezzato con due spiagge, spazi liberi e ha ricevuto il riconoscimento di bandiera blu per la purezza delle sue acque. In inverno invece si trasforma in pista di pattinaggio sul ghiaccio. La sua origine è carsica, si tratta infatti di una dolina che improvvisamente si è riempita d’acqua a causa di un cedimento strutturale.

 

Una veduta sulle montagne intorno a lavarone

Leggende di Lavarone

 

Si dice che il lago di Lavarone si sia formato a causa di un litigio tra due fratelli. Entrambi possedevano un bosco rigoglioso ma l’avidità li metteva continuamente l’uno contro l’altro. Finché Dio si infuriò nel vederli sempre litigare e fece sprofondare il bosco. Dal cedimento nacque appunto il lago e ai due fratelli non rimase più nulla su cui baruffare.

 

Lungo il Sentiero delle Sorgenti c’è un bellissimo abete rosso che ha dei poteri particolari. Se ti fermi ad abbracciarlo per alcuni minuti, potrai sentire le sue proprietà balsamiche entrare nelle narici e iniziarai a percepire anche il più nascosto odore selvatico del bosco oltre che i bisbigli degli altri alberi. 

 

Vicino a Lavarone, a Malga Laghetto, viveva un abete bianco dell’età di circa 250 anni. Ne aveva viste passare di persone e aveva ascoltato i loro problemi cercando ogni qual volta di trovare una soluzione. Per questo gli abitanti si affidavano spesso a lui. Ma una notte particolarmente ventosa, la sua scorza dura cedette e si spezzò in due. Tutti gli abitanti della zona ne rimasero colpiti, perché era l’abete più antico d’Europa, il più saggio e il più amato. Il suo nome era Avez de Prinzep  e si trova ancora lì, irreparabilmente ferito ma pronto a dare conforto a chi richieda ancora il suo aiuto.

 

Cosa vedere in Trentino Alto Adige secondo Punto e Viaggio?

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

In un certo senso puoi fare della flânerie anche qui a Lavarone perché i sentieri si intersecano nei piccoli borghi di montagna. Ovviamente non potrai compiere deviazioni a casaccio per non perderti nei boschi ma potrai comunque scegliere varie alternative. 

Il Genius Loci di Lavarone è un tipo rude all’esterno ma tenero all’interno. Una sorta di immagine sfuocata che più ci si avvicina e più ci si accorge di quanta energia e calore contenga. 

I colori di queste montagne sono indimenticabili e ti sazierai solo a guardarli. Il cibo perde quasi sapore di fronte a tanta bellezza. Se assaggerai dei prodotti locali però ci ritroverai ogni sfumatura di colore che i tuoi occhi hanno visto tramutata in gusto.

Il silenzio degli alberi è inframezzato da qualche verso di animale e di uccello che percepirai come in lontananza, come se non avessi lo stesso diritto che hanno loro di trovarti lì.

Per non dimenticare i tuoi momenti qui fa come me: prendi in regalo uno strobilo da un abete rosso e portalo a casa con te. Ogni volta che ne avrai bisogno stringilo fra le mani riscaldandolo e assaporane il profumo selvatico e balsamico. Ti basterà per ritrovare la pace di quei luoghi.

 

Musica consigliata: questa volta rimani in silenzio e ascolta solo la sinfonia della natura

Lettura consigliata: 12 insegnamenti degli alberi di Vincent Karche

Le isole veneziane di san Servolo san Clemente e la sacca Sessola sono diverse fra loro ma ognuna è accompagnata da una storia curiosa. Ti va di conoscerle?

Isola di San Servolo

 

L’isola di San Servolo si trova all’imbocco della porta del Lido di Venezia ed è di proprietà della provincia. Anticamente veniva usata come radar per le imbarcazioni nemiche e come deposito di barche in aggiunta all’arsenale.

Oltre a conservare le barche, le si metteva in mostra per dissuadere eventuali attacchi e mostrare in modo diretto la potenza della Repubblica. Un monito ai nemici.

Fu una delle prime ad essere abitate attorno al VII secolo. All’interno venne costruito un monastero che passò in varie epoche a proprietari diversi: prima ci fu l’ordine di San Cristoforo, poi quello di san Servolo e infine i Benedettini.

Questi ultimi, in particolare, erano dediti allo studio farmacologico e si interessavano alle piante officinali. Inoltre, si prodigavano a dare istruzione ai poveri, prendersi cura di loro e sostenerli.

La Repubblica Veneziana li premiò donando loro altre isole affinché si occupassero delle persone più bisognose. Fu anche grazie al loro contributo se la Serenissima prosperò in modo così edificante.

Dal XII al XVII secolo l’isola passò di proprietà alle monache benedettine. Alle quali si aggiunsero le monache domenicane e agostiniane in fuga da Creta, che a quel tempo apparteneva a Venezia, a causa dell’assalto dei turchi.

Infine nel 1715, dato che il numero delle occupanti era cresciuto in maniera smisurata, furono trasferite nei vari edifici in centro a Venezia.

 

isola di san servolo in lontananza dalla barca

Li vedi i due campanili?

 

L’isola rimase quindi disabitata.

L’idea della Repubblica era quella di adibirla a ospedale psichiatrico, ma il proseguire della guerra la rese di fatto sede di un ospedale militare. Solo nel 1725 fu possibile affiancare un ospedale psichiatrico, unico del genere al mondo.

L’idea fu rivoluzionaria. Il malato era sempre stato visto come una disgrazia, una sfortuna da nascondere. Il più delle volte venivano abbandonati da soli nelle strade, alla mercé di aguzzini che facevano di loro ciò che volevano.

La Repubblica ha sempre avuto un occhio di riguardo per i meno fortunati e per le categorie più deboli. Per questo si prodigava a trovare loro una soluzione. Fu in questo contesto che decise di aprire l’ospedale psichiatrico e di affidare i lavori di restauro a due grandi architetti dell’epoca.

Nel 1797 i francesi di Napoleone invasero la Repubblica e ne dichiararono la fine ma l’isola rimase pressoché inalterata. Con l’avvento degli austriaci invece si insediò un nuovo ordine: i Fate Bene Fratelli.

 

L’ordine nacque attorno il ‘500 da Giovanni di Dio, un portoghese che dopo essere stato ricoverato in manicomio ebbe un’illuminazione e capì che il suo destino era quello di aiutare gli altri. Per questo girava per le strade di Granada urlando “fate bene ai vostri fratelli”. Da lì, il nome dell’ordine. 

 


 

Si occupavano di piante officinali e in particolare curavano le malattie veneree. La maggior parte dei malati, infatti, avevano più necessità di curare un deficit piuttosto che una vera e propria malattia mentale.

Ma la scoperta sensazionale fu quella di vedere miglioramenti solo affidando ai malati dei compiti da svolgere piuttosto che curarli con i metodi tradizionali.

Questo tipo di approccio fu di ispirazione anche a Franco Bisaglia, che di fatto decise nel 1978 di chiudere i manicomi per aprire, appunto, centri di recupero.

Oggi l’ospedale non esiste più ma è rimasta la struttura con i due campanili, cinque ettari di isola e di verde pubblico, atelier creativi e sedi staccate dell’Università.

 

Ancora oggi esiste il detto a Venezia “ma vientu fora da i do campanii?” (vieni dall’isola dei due campanili?) per dire a qualcuno che è un po’ matto.

 

All’interno c’è anche il museo della Follia, patrocinato dalla Fondazione San Servolo, con due visite guidate al giorno solo su prenotazione. Con l’ingresso si può visitare anche l’antica farmacia e la biblioteca.

Il giardino e alcune parti dell’edificio possono essere affittate per feste o eventi privati. Si può raggiungere l’isola con il traghetto della linea 20 da piazzale san Marco.

 

 

griglia sulla finestra a san servolo

 

Isola di San Clemente

 

Si trova in un punto strategico nel quale sfociava una delle diramazioni del fiume Brenta. I nobili che transitavano in quel punto per raggiungere Venezia si fermavano sull’isola facendola diventare un centro di accoglienza.

Verso la seconda metà dell’anno 1100 fu fondato un ospitale, una zona di riposo per chi partiva o andava in Terra Santa. Era gestita dagli agostiniani mentre più tardi subentrarono i Frati della Carità, ordine famoso a Venezia che abitavano nell’edificio che oggi fa parte delle Galleria dell’Accademia.

Accoglievano indifferentemente sia pellegrini che nobili veneziani alla ricerca di un angolo di spiritualità. Era anche conservato nell’isola la reliquia di Sant’Agnano, primo grande discepolo di San Marco, poi trasferita in città.

Nel 1613 passa ai Camaldolesi mentre, successivamente, diventa una sede staccata dell’ospedale psichiatrico di San Servolo. Qui venivano ricoverate le donne mentre a San Servolo gli uomini. Entrambe le isole veneziane erano riconosciute come ospedali psichiatrici.

Oggi è un struttura ricettiva svizzera che lavora per una compagnia Turca. L’hotel a 5 stelle superior si chiama Kempisky e si può raggiungere solo da ospiti oppure se si affitta una parte della chiesa o del giardino.

Non esistono mezzi pubblici che la raggiungono. L’isola si estende in un viale di gelsi con dei belvederi, una piscina, un campo da golf di 9 buche, stagni e ninfee e un centro benessere. Dovrai soggiornare nella struttura per poter entrare e quindi farti portare da un taxi.

 

veduta sull'isola di san clemente

 

Sacca della Sessola

 

La sacca è un’isola artificiale che veniva costruita utilizzando i detriti portati dai fiumi Brenta o Piave. In questo caso furono usati i materiali degli scavi della stazione marittima di Dorsoduro.

La Sessola è il nome in dialetto del mestolo che si usa per raccogliere la farina o altri ingredienti. La sua forma, inoltre, richiama vagamente l’arnese citato.

Si tratta di una delle isole veneziane artificiali più recenti e ricopre una circonferenza di 30 ettari. Metà è costituita da edifici e l’altra metà dal giardino. Scelsero proprio questa posizione per una valida confluenza dei venti che rende l’aria particolarmente salubre.

La sua esistenza iniziò come deposito carburanti ma ben presto si convertì a ospedale, prima militare nel 1914 e poi come sanatorio negli anni ’30.

Con il tempo diventò un’eccellenza internazionale proprio grazie all’aria e alla presenza di certi alberi che ne miglioravano ulteriormente il valore benefico.

Furono introdotti l’acquedotto, 7 orti con piante di ogni tipo, un cinema, la villa del direttore della struttura e le case degli infermieri. Venne edificata anche una chiesa in stile neogotico.

Oggi appartiene alla compagnia Marriott che l’ha trasformata in un hotel a cinque stelle. Non si chiama più sacca sessola ma “Isola delle Rose”.

 

una delle isole veneziane: la sacca sessola

 

Se vuoi conoscere altre isole veneziane ti consiglio di leggere anche questi articoli:

 

 

 


*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Praticamente impossibile lasciarsi andare alla flånerie e anche scoprire il vero Genius Loci nelle isole veneziane perché modificato in modo irreparabile nel corso dei secoli.

Rimane però il sentore di un passato. Quante persone avranno solcato queste isole? Impossibile dirlo ma sicuramente ognuno di loro avrà lasciato la sua impronta.

Ed è per questo che ogni cosa ti apparirà viva, tangibile, quasi si muovesse da sola. Sentirai la salsedine e le voci in lontananza perché queste isole fanno anche da cassa di risonanza per le altre più vicine.

Penserai ai grandi fiumi veneti e alla strada che hanno fatto per portare i loro detriti e magari lasciare germogliare qualche fiore o qualche pianta, nati da un seme che ha deciso di allontanarsi e vivere distante dalla terra ferma, come se volesse allontanarsi da noi uomini, da sempre amici e nemici della natura. Un pomodoro rosso, di consistenza forte, che non sa di essere di Belluno, ma che ha preso il sapore salato del mare. 

 

Musica consigliata: Rondò Veneziano

Lettura consigliata: Morte a Venezia di Thomas Mann

Oggi ti voglio lasciare tutte le informazioni su Arte Sella, un museo a cielo aperto nelle valli del Trentino, dove l’arte è di casa. Salendo da Borgo Valsugana ci si inerpica sulle valli a ridosso dell’Altopiano dei Sette Comuni. L’aria si fa rarefatta e il ronzio delle api si fa sempre più acuto.

Piano piano si iniziano a incontrare le prime abitazioni e il panorama si fa largo fra i boschi. Si sale per raggiungere la Val di Sella, un luogo incantato ricco di meraviglia.

 

percorso verde ad Arte Sella, piccolo giardino

Borgo Valsugana

 

Il paese è famoso per aver ospitato lo statista Alcide de Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana, firmatario della Costituzione Italiana e Primo Ministro della prima Repubblica Italiana. Aveva trasformato val di Sella come suo rifugio personale, riposandosi in una casetta immersa nel verde brillante dei prati che colorano la valle.

Il paese vorrebbe quindi contraccambiare e dedicargli un museo nel quale conservare una delle tre copie della Costituzione italiana con le firme autentiche e oltre 1500 libri di proprietà del politico. Al momento l’unico museo a lui dedicato è la sua casa natale che si trova sempre nella Valsugana ma a Pieve Tesino.

 

installazione in vetro fra gli alberi

 

Val di Sella

 

Si tratta di una superficie di 6000 ettari tra prati e boschi dove scorre il torrente Moggio, uno dei numerosi affluenti del fiume Brenta e si trova a un’altitudine di 900 metri.

Le abitazioni sono molto particolari a causa della forma stretta e allungata con altrettante finestre lunghe e strette. I balconi di colore azzurro gareggiano con il verde brillante dell’erba.

Si racconta che molti animali selvatici vivano da queste parti ma, essendo molto schivi e timidi, difficilmente si lascino incontrare dagli umani.

Per questo sono nate delle installazioni in legno, opere degli artisti di tutto il mondo, che ritraggono le loro presenze mentre si muovono nel silenzio della valle. L’idea è poi cresciuta dando vita ad Arte Sella.

 

 

chiocciola gigante in legno

 

Arte Sella

 

Il nome intero è Arte Sella – The Contemporary Mountain (la montagna contemporanea) ed è una fusione di nomi che si rifà al connubio fra arte e natura.

Un museo a cielo aperto che lascia siano gli agenti atmosferici e la naturale vita del bosco a modellare in modo perpetuo e ininterrotto le installazioni artistiche presenti.

Quando l’uomo e la valle entrano in sintonia si aprono dei scenari fantastici: l’essere umano da l’idea e la natura contribuisce ad abbellire con la sua magia evocativa.

Il percorso si snoda in tre passaggi:

  • Giardino di Villa Strobele
  • Percorso ArteNatura
  • Area di Malga Costa e Cattedrale Vegetale.

 

Villa Strobele è l’inizio del percorso. Si trovano i parcheggi sulla sinistra e vi si accede iniziando da subito per ammirare le esposizioni. Ci sono delle bellissime riproduzioni di cervi che si vedono anche passando in macchina. Tempo di visita 20 minuti.

Si prosegue attraversando il Percorso ArteNatura dove si entra nel bosco per ammirare sia la bellezza naturale che quella umano-artistica. Opere dislocate in vari punti portano il visitatore fino al biotopo in cui vivono molto specie di volatili e anfibi. Durata del percorso circa due ore.

Se si ha la macchina o con una passeggiata di 30 minuti circa si raggiunge l’ultimo spazio espositivo: l’area di Malga Costa e Cattedrale Vegetale. Il percorso di visita dura circa 45 minuti e tra colline, percorsi fra alberi e installazioni si visita la parte più alta della valle.

Il pezzo forte è la Cattedrale Vegetale, un’opera nata nel 2001 e ideata da Giuliano Mauri. Il progetto è quello di creare una vera e propria cattedrale di carpine ed evocare un luogo di culto in un luogo altrettanto suggestivo come a indicare che la sacralità si esprime nella natura e in tutto ciò che ci circonda.

 

campana lungo il percorso

L’entrata è di 8 euro e comprende una riduzione per visitare il Mart – Museo di Arte Contemporanea di Rovereto.

Una volta terminata la visita al museo Arte Sella non ti rimane che fare una piccola pausa. Proprio all’uscita c’è il ristorante dall’Ersilia dove puoi assaggiare il famoso “Stecco del Trentino“.

Si tratta di un semplice gelato al latte delle mucche trentine ricoperto da cioccolata, amaretto o nocciola. Una specialità casalinga con il prodotto principe del territorio.

Se hai alcuni giorni a disposizione ti consiglio di ritornare e fare uno dei numerosi percorsi che si inoltrano nella valle oppure approfittare di qualche evento promosso dall’associazione che gestisce il parco stesso.

 

statue in legno a forma di lupo che sembrano vere

 

Cosa puoi vedere ancora in Trentino Alto Adige?

 

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Puoi fare della flânerie all’esterno del percorso di Arte Sella anche se non sei esattamente in città. La natura a suo modo crea delle geometrie e dell’architettura per organizzare i suoi spazi. 

Il Genius Loci di Arte Sella è la forza del bosco che permette un costante rinnovamento e un continuo senso di rinascita. Crea la vita e la spezza, seguendo un percorso non tracciato che gira intorno a sé stesso. Siamo noi che vorremmo fermare questo processo ma ciò non è possibile e Arte Sella è lì a ricordarcelo.

I sensi sono richiamati dai dettagli, in particolare la vista, l’olfatto, l’udito e il tatto. Mentre il gusto rimane puro ed essenziale. All’interno l’essenza stessa della valle: la fatica, la natura e il ciclo delle stagioni. 

Musica consigliata: Signore delle Cime

Lettura consigliata: Alpi Ribelli di Enrico Camanni

La valle San Martino è un’incantevole valle che si trova a Vignui, una frazione nel comune di Feltre, vicino alla zona della Valbelluna. Ti ho già parlato di valli incantate e bucoliche e anche questa non è da meno.

Si raggiunge attraversando dei piccoli borghi solitari che partono da Foen e si inoltrano su salite fino a sparire completamente in sentieri nascosti dagli alti alberi.

 

chiesa di san martino

La chiesa di San Martino

 

Molti visitatori scelgono questa valle per vedere la chiesetta di San Martino risalente al XVI secolo. L’edificio è dedicato al vescovo di Tours, un soldato che è famoso per aver condiviso il suo mantello con un povero e per essersi convertito al cristianesimo contro il volere dei propri genitori.

La sua festa ricorre l’11 novembre ed è meglio conosciuto come San Martino. È il protettore dei viticoltori e a lui è associato il proverbio “A San Martino ogni mosto diventa vino“.

La chiesa di dimensioni ridotte presenta però una serie di affreschi dedicati sia a San Martino che a Sant’Antonio da Padova e, appesi alla porta, ci sono due preghiere ai due santi.

L’altare ligneo invece è della fine del XVI secolo con all’interno una pala raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovannino, San Martino e Sant’Antonio da Padova, datato 1762. Non si conosce l’autore degli affreschi ma si presuppone siano stati fatti tutti dallo stesso artista.

 

interno della chiesa di san martino

Valle San Martino

 

Quando arrivi a Foen trovi la salita e l’indicazione che ti fa salire all’interno della valle. Passi attraverso il centro abitato di Vignui e poi ti ritrovi in una stradina di sassi.

Qui puoi scegliere se lasciare la macchina e continuare a piedi oppure proseguire con l’auto. Attenzione però che il percorso è piuttosto accidentato e ci sono tante buche. Quindi fallo se sai di avere un assetto alto perché potresti lasciarci lì, com’è successo la settimana scorsa, la pompa dell’olio.

Seguendo il tragitto per due chilometri arriverai alla già citata chiesa di San Martino, se vai avanti incontrerai finalmente il torrente Stien. L’acqua è gelida ma il gusto di bagnarsi è ancora più intenso!

Anche qui come nella Val Canzoi o a Sospirolo avrai la possibilità di accedere a numerosi sentieri più o meno impegnativi oppure trovarti una vasca d’acqua dove prendere il sole e bagnarti ogni tanto. Interessante è vedere, ad un certo punto del percorso, una calchera.

 

corso d'acqua fra le rocce bianche

Cos’è una calchera?

La calchera era una fornace usata per produrre la calce viva. All’interno di un tino, fatto di massi posati a secco, si cuocevano ad altissima temperatura le pietre di dolomia per circa una settimana.

Mentre se seguirai i percorsi che si inerpicano sempre più a monte troverai rustici e case disabitate, memorie di un’attività montana che resisteva nonostante tutte le difficoltà.

 

la trasparenza dell'acqua

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Nella valle puoi fare la flânerie della natura o meglio dello Shinrin Yoku meravigliandoti dei vari percorsi che si apriranno al tuo passaggio. Mentre se verrai qui alla ricerca del Genius Loci lo ritroverai mettendo assieme la terra, legno, l’acqua e i sassi. Elementi che sembrano immobili e stabili ma che in realtà nascondono movimenti determinati e voluti.

Sarai costantemente accompagnato dal suono dell’acqua che scende a valle, percepirai l’odore del muschio fra le rocce e sul legno, vedrai la potenza inarrestabile dell’acqua farsi largo tra mille scorciatoie.

Ti verrà voglia di toccare le piante per sentirne scorrere l’energia, proprio come l’acqua. Il sapore selvatico del bosco si mescolerà al tuo cibo anche se ti porti un panino da casa e potrai assorbire ciò che la valle san Martino emana: un lento fluire di energia, forza e vitalità. 

 

Musica consigliata: Ly O Lay Ale Loye di Sacret Spirits

Lettura consigliata: Il bosco racconta di Mauro Corona

La Val Canzoi si trova nella Valbelluna, a Soranzen, frazione di Cesiomaggiore a Belluno. E’ una delle porte del Parco Dolomiti bellunesi.

Non la conoscevo affatto ed è stata una rivelazione. Ricca di percorsi naturalistici e didattici, di torrenti e di baite, malghe e bivacchi e un bellissimo lago che regala dei panorami mozzafiato e delle vedute suggestive. Sono proprio ansiosa di raccontarti questa valle, sono sicura che anche tu te ne innamorerai!

 

percorso didattico nella val Canzoi

 

Cesiomaggiore, prima della val Canzoi

 

È doveroso iniziare dalla porta di accesso nella Val Canzoi ossia la cittadina di Cesiomaggiore. Si tratta di un comune di quasi 4000 abitanti con un museo dedicato alla bicicletta. Si trova nell’edificio delle scuole elementari nel capoluogo del comune Cesio Maggiore.

Un altro interessante museo si trova nella frazione di Serravella, ed è il Museo Etnografico, che contiene oltre 6000 volumi riguardanti lo sviluppo, la storia e l’antropologia delle zone feltrine e bellunesi.

A Can, invece, altra frazione di Cesiomaggiore, c’è una chiesa in stile barocco dedicata a Santa Lucia risalente al 1668. Ma l’aspetto più caratteristico è il campanile, datato 1720, che si trova giusto di fronte al semaforo, in mezzo alla strada! Dietro alla chiesa un simpatico negozio di frutta e verdura vende i suoi prodotti e offre un aperitivo a chi acquista.

statua del lupo nella val Canzoi

 

Val Canzoi

 

Rapita. Sono stata letteralmente rapita dalla bellezza di questa valle incontaminata. Fortunatamente, nonostante fosse agosto, non era molto frequentata se non nei vari ristoranti e pizzerie.

Ci sono percorsi per tutti i gusti: dai più semplici ai più complessi. Il primo che ti voglio consigliare di fare inizia vicino al ristorante/pizzeria Orsera (lo trovi in questo link su google maps).

Un itinerario breve, ad anello, di soli due chilometri ma molto interessante per le opere scultoree in legno dislocate lungo tutto il percorso. Fanno riferimento alla natura, alla montagna e agli animali che vi abitano.

Attraversa da una parte all’altra il torrente ed è popolata da mucche al pascolo e stagni ricchi di libellule, rane e rospi. Da fare anche con i più piccoli per dare loro un assaggio della natura.

 

statua in legno di un'ape

 

Lago della Stua e i percorsi da trekking nella val Canzoi

 

Salendo si raggiunge il lago della Stua, un luogo magico e suggestivo. Lago di origine artificiale con la centrale che fa da apripista per sentieri itineranti di ogni tipo.

Il percorso ad anello sul lago dura circa 4 ore e regala una panoramica del territorio e della flora locale. Basta seguire i cartelli denominati “percorso natura” per fare il giro completo.

Una digressione verso il torrente, appena superato il primo ponte, permette di raggiungere una spiaggetta dove potersi bagnare i piedi e testare la temperatura dell’acqua. Fredda… gelidamente fredda!

Continuando sulla stradina a sassi invece si possono raggiungere alcuni bivacchi. Si tratta di percorsi più impegnativi che richiedono scarponi da trekking e preparazione fisica.

Il Rifugio dal Boz invece si raggiunge all’inizio del lago, non si fa quindi il giro del lago ma si sale direttamente verso la cima. Anche qui il tempo di percorrenza è intorno alle 5 ore. Ogni escursione è ben segnalata e la cartellonistica indica il tempo e il livello di difficoltà di ciascun percorso. I

Se ti trovi in zona continua verso il comune di Sospirolo e scoprirai il lago del Mis e i suoi celeberrimi Cadini del Brenton e la cascata della Soffia. Trovi tutte le informazioni le trovi qui!

Oppure puoi dirigerti nella Valle San Martino, un’oasi di pace nascosta nel Feltrino

 

la centrale elettrica sul lago

 


*** LIBERA I SENSI ***

 

La flânerie è ammessa se concepita come studio della natura e dei suoi elementi perché qui il Genius Loci è lei. L’uomo ha provato a incanalare l’affluenza dell’acqua e in qualche modo ci è riuscito ma non del tutto.

Durante i periodi di pioggia la zona diventa particolarmente pericolosa perché l’acqua fuoriesce da tutte le parti. Non si adegua, la sua anima è straripante in ogni senso.

Come negli altri luoghi immersi nella natura i sensi sono richiamati all’ordine ma qui c’è una sorta di ritenzione. C’è un bisogno di meditazione e di introspezione.

Per cui tutti e cinque i sensi devono prima essere ampliati per accogliere ogni segnale e poi portati all’interno in una sorta di momento curativo. Abbiamo bisogno della natura per ritemprarci e ricaricare le nostre energie. 

 

Musica consigliata: Moola Mantra – Deva Premal

Lettura consigliata: Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati