Racconti di me è la sezione in cui mi presento attraverso le parole, i pensieri e le avventure dei miei viaggi in Italia e all’estero.

Qualche anno fa sono stata selezionata per fare una work experience digitale nella soleggiata Malta della durata di quattro mesi. Fu nello stesso anno in cui ritornai dai miei fantastici sei mesi in Centro America quando qui in Italia stava ritornando l’estate.

Cos’è una work experience?

 

Si tratta essenzialmente di un corso a Fondo Sociale Europeo al termine del quale è previsto un tirocinio in cui si esercitano le conoscenze imparate durante le lezioni.

Le mie, in particolare, si riferivano all’ambito digitale e, più precisamente, al web writing. In quel contesto ebbi l’occasione di studiare il copywriting, la Seo e la piattaforma di WordPress.

Era ciò che desideravo studiare per approcciarmi al mondo internauta applicato alla scrittura. Così trascorsi questi due mesi di lezioni sviluppate di otto ore ciascuna per 5 giorni alla settimana. Le frequentai tutte: persi solo due giorni che trascorsi a Bled in una vacanza precedentemente prenotata.

Il mio destino però non era quello di andare a Malta, nonostante ne avessi fatta richiesta, perché c’erano solo due posti disponibili ed entrambi erano già prenotati. Per cui mi aspettavo di trovare un lavoro nella zona colma di speranza nel mettere in pratica ciò che avevo con forte interesse studiato.

Ma l’ultima settimana di corso ci fu la sorpresa: la ragazza che doveva partire per Malta aveva trovato un lavoro vicino casa e di conseguenza rinunciò al tirocinio. Terza in lista c’ero io, e indovina quale fu il mio destino?

 

serata maltese

 

Work experience a Malta

 

Arrivai a Malta, assieme al mio compagno di corso, in una calda giornata di ottobre. Il sole splendeva sicuro nel cielo come a salutarci e a darci il benvenuto.

Facemmo il primo incontro scioccante con gli autobus di Malta, entrando a suon di gomitate e spintoni. Non trovammo posto a sedere ma non ce ne preoccupammo perché sapevamo che il tragitto sarebbe stato breve. Invece, ci volle un’ora e mezza per raggiungere Gezira, la località in cui si trovava il nostro appartamento.

Non appena espletammo le formalità di ingresso scendemmo in spiaggia felici di fare un bagno ottombrino. La spiaggia distanziava venti minuti a piedi che facemmo volentieri, un po’ per ammirare la nostra nuova prospettiva di vita ma soprattutto per evitare di risalire su un autobus. Avevamo un intero fine settimana a disposizione per ambientarci e sistemarci prima di iniziare il lavoro, che sfruttammo al meglio, senza remore.

Il tirocinio

 

Il lunedì le nostre strade si divisero. Venne a prenderci il responsabile del progetto a Malta e ci portò alle nostre agenzie web di riferimento. La mia si trovava a Msida, non troppo distante da dove soggiornavo, e l’ambiente era rilassato e giovane.

Venni a scoprire che la mia mansione era quella di creare dei quiz online, ovviamente in inglese, e curare i social dell’agenzia. Rimasi interdetta: pensavo di esercitarmi nel web writing, invece dovevo fare tutt’altro; ‘poco male’ pensai ‘tutto fa esperienza’.

E così si avviò la mia esperienza lavorativa maltese scandita da un orario continuato dalle 9 di mattina alle 4 del pomeriggio con una pausa pranzo di mezz’ora. Prima che cambiasse l’ora solare in legale (a fine ottobre) riuscivo a tornare a casa, cambiarmi e subito dopo correre in spiaggia a fare un bagno.

I mesi passarono in fretta e mi ritrovai quasi senza accorgermi a gennaio con il biglietto aereo di ritorno a casa. Da una parte triste di dover abbandonare l’avventura e dall’altra felice per aver visitato ogni più piccolo angolo di Malta e per aver fatto il bagno fino a dicembre.

 

coste maltesi

 

Aspetti positivi e negativi di Malta

 

Come mai non sono rimasta? Ebbene, Malta mi è piaciuta ma a conti fatti non ci vivrei. Ci sono troppi elementi a sfavore che mi hanno fatto decidere di tornare in Italia. Te li elenco di seguito:

 

  • il prezzo degli affitti è vergognoso: per una stanza con un letto si paga a partire da 250 € nelle zone più isolate e si vive in un appartamento con altre due, tre o più persone. Se si vuole affittare un appartamento i prezzi salgono vertiginosamente e si rischia di lavorare per pagarsi l’affitto.
  • le strade e i mezzi pubblici sono spesso intasate, soprattutto nel weekend: mi è capitato più volte di dover raggiungere a piedi La Valletta dopo aver visto sfilare tre o quattro autobus senza fermarsi perché non avevano posto libero. La guida, invece, è a sinistra e l’affitto di un auto è piuttosto costoso.
  • i generi alimentari non sono economici in quanto c’è una rete capillare di piccoli negozi che usano una tariffa elevata. Per fortuna esiste il Lidl dove si può fare la spesa mensile e risparmiare sul costo della vita.
  • ci sono pochi alberi e per me è un problema: la mancanza di alberi mi crea una sensazione di soffocamento e mi dà l’impressione che l’aria non sia benefica. Per fortuna ci troviamo nel bel mezzo del mar Mediterraneo anche se i suoi salubri venti non riescono a sormontare l’inquinamento da gas di scarico nei centri urbani.

 



 

Una work experience a Malta di certo interessante ma poco formativa: in compenso, però, ho avuto la possibilità di soggiornare in una parte d’Europa ancora per me sconosciuta e di migliorare il mio inglese.

Ti è venuta voglia di scoprire Malta? Ho scritto alcuni articoli in merito e se vuoi sfogliarli ti lascio di seguito i link:

Io e l’inverno siamo due entità distinte: scherzando dico sempre agli amici di non cercarmi perché in questa stagione vado in letargo. In parte è proprio così dato che mi rinchiudo in casa, selezionando le uscite e cercando la solitudine con ogni mezzo.

Mal sopporto dovermi vestire e aprire la porta che traccia il confine fra il caldo della stufa e il gelo dell’esterno. Da quando ho Pepe, il mio angelo a quattro zampe, le uscite si sono fatte più frequenti ma non riescono a scrollarmi di dosso quell’astio al freddo.

Sento un’impellente necessità di rinchiudermi fra le mura domestiche, ritirarmi entro le estremità del mio corpo e sedermi a contemplare la mia essenza. È una fase ciclica che si ripete ogni anno: non importa se mi trovo all’equatore o nelle latitudini caserecce, ho bisogno di una fermata.

Qual è il motivo?

 

 Questo rallentare mi permette di interfacciarmi con la stagione: io e l’inverno, facciamo il punto della situazione. Mi immagino seduta impacciata su una sedia di plastica e davanti a me si trova una lunga scrivania.

Sopra al tavolo ci sono due cartellini con scritto i nomi “Tania” e “Inverno”. Ci guardiamo intensamente. Raffiguro l’inverno come un cumulo di neve dallo sguardo severo pronto però ad ascoltare, non a giudicare.

Inizio la mia relazione e racconto come ho trascorso l’anno passato sottolineando i punti a favore e quelli che sono stati capaci di cogliermi impreparata. Ovviamente ce ne sono molti da entrambe le parti ma l’inverno ascolta, annuendo di tanto in tanto.

 

io e l'inverno

 

Gli racconto, confidandomi, quanto la sua stagione mi faccia sentire debole e spaventata in confronto all’autunno dove ho ancora qualche scarica estiva a tenere banco.

Come mi senta in balia delle mie emozioni e come cerchi disperatamente di dirigerle da qualche parte, possibilmente nella direzione giusta. E quante volte sbandi, sebbene cerchi con tutte le mie forze di non perdere la rotta.

Ammetto quanto sia difficile e come, a volte, penso di non farcela. Lui mi guarda dritto negli occhi e con uno sguardo carico di dolcezza mi sussurra: “avevi anche l’anno scorso le stesse sensazioni eppure…”, lo interrompo subito rispondendo “sì, questo vero, però non sto andando da nessuna parte!”.

Sospira, si prende qualche secondo per raccogliere i pensieri e mi guarda con rinnovata dolcezza.

“Sei proiettata nel futuro per questo non vedi i tuoi passi. Se riuscissi a stringerti nel momento presente, vedresti la fatica nell’avanzare e la culleresti come se fosse un bambino da proteggere. Io servo proprio a questo: a fermarti per osservare e a riprendere l’energia per continuare”.

Alle sue parole una parte della mia essenza risuonò: l’avevo già sentito dire l’anno scorso dalla sua stessa voce. Finalmente sorrido e lo ringrazio anche quest’anno. Alla prossima, dolce inverno!

 

Una selezione di libri sull’inverno li trovi qui.

Ci siamo io e l’autunno in questo articolo, rappresentati dai pensieri che vagano liberi e indisciplinati all’interno della mia mente. Non è semplice tradurli perché sono evanescenti, scaltri e subdoli. A volte mi trascinano nella malinconia, altre volte, invece, mi riempiono di inaspettata gioia.

Questi sentimenti altalenanti mi fanno venire in mente i versi del poeta francese Paul Verlaine che a proposito dell’autunno recitava:

 

“Les sanglots longs des violons de l’automne
blessent mon coeur d’une longueur monotone.
Tout suffocant et blème, quand sonne l’heure,

je me souviens des jours anciens
et je pleure, et je m’en vais au vent mauvais
qui m’emporte deçà, delà, pareil à la feuille morte.”

 

Condivido il mio stato d’animo con il vacillare delle foglie a seguito di una sferzata del vento ma questo movimento ondulatorio racchiude in sé anche tanta poesia. E tale bellezza ha una sua definizione specifica: l’impermanenza.

Si tratta di uno dei principi facenti parte dell’estetica giapponese il cui simbolo sono i fiori di ciliegio. Essi durano solo alcuni giorni per poi disperdersi. Nonostante il breve periodo di fulgido splendore, però, la loro immagine rimane impressa nell’immaginario collettivo.

Allo stesso modo si muovono le foglie: prima vibrando nei toni caldi del colore spaziando dal giallo, al rosso, all’arancione fino al marrone, per poi successivamente cadere, danzando in cerchio, a terra.

 

io e l'autunno a gubbio

 

Così, in questo periodo, mi sento anch’io.

 

Consapevole di dover lasciare andare i ricordi estivi attraverso varie fasi di consapevolezza, fino a digerire il passato, per risvegliarmi al presente. Ripesco le foto e le osservo: quell’abbronzatura ritornerà così anche le lunghe giornate piene di luce.

Nel frattempo mi perdo nei contrasti dei colori. Alcune piante, come me, faticano ad abbandonare il fogliame mentre altre sono già proiettate verso l’inverno, decise a non perdere tempo.

Passeggiando fuori casa noto il desiderio di lasciare andare ma anche il fiorire del nespolo giapponese. Un’alternanza di fasi decise solo dalle leggi della natura.

Più avanti, un insieme di cosmea, fiori estivi che resistono alle temperature autunnali. Una tinta rosa abbacinante che sovrasta ogni altra sfumatura. Il nome trae ispirazione dalla parola greca kósmos che a sua volta significa ‘ordine, armonia’.

Mi appare in toto il significato dell’autunno: un dolce mormorio di colori che scende per poi salire, una sottile armonia di sensazioni. E un po’ come facciamo io e l’autunno: due entità diverse che cercano di convivere nonostante le diversità, decise a resistere agli scossoni della vita.

Easy Travel Hosting intervista Punto e Viaggio: per parlare di viaggi, di speranze per il futuro e di rispetto per l’ambiente. 

Non è la prima volta che partecipo a un’intervista, ce ne sono state altre in passato, ma a questa sono particolarmente legata perché conosco personalmente o meglio, digitalmente, uno dei suoi proprietari.

Si tratta di Giorgio, che al momento si trova in viaggio in Guatemala, sua terra natale, luogo che ho amato tantissimo e al quale ho voluto dedicare una guida presente sia in versione cartacea che in formato ebook su Amazon. Alcuni estratti di questa guida li puoi trovare all’interno del blog, come questo:

 

Cosa offre Easy Travel Hosting?

 

Partiamo definendo il suo obiettivo principale: “l’obiettivo di Easy Travel Hosting è di rendere il web più pulito e diffondere la consapevolezza di quanto esso sia esponenzialmente sempre più inquinante”.

In effetti, chi pensa mai all’impatto che il nostro hosting o il semplice navigare nel web ha sull’ambiente? Io, un po’ me ne vergogno a dirlo, non ci avevo mai riflettuto abbastanza.

L’intervista cade giusta in occasione del mio proposito per il 2020, ossia quello di controllare e migliorare il mio senso ecologico nella vita di tutti i giorni e durante i viaggi. 

Easy Travel Hosting, mi spiegava Giorgio, è una piccolissima e neonata compagnia di hosting ecologico per siti webMoltissime persone non sanno, perché non ne sono consapevoli, quanto internet inquini.
 
Lo vediamo sempre come una cosa lontana ed astratta ma, nella realtà dei fatti, Internet inquina enormemente. Se possiamo fare un termine di paragone possiamo dire che inquina come i paesi con più alto tasso di smog del sud est asiatico, come migliaia di aerei messi assieme, come tante centrali nucleari.
 
Internet è quindi sporco e continua a inquinare impunemente sotto una cortina di omertà e di ignoranza. Ecco perché Giorgio e il suo collega hanno deciso di fare qualcosa. 
 
La loro missione è quella di diffondere questa consapevolezza e di tenere la loro fetta di Internet e quella dei loro clienti pulita. I loro server utilizzano  infatti energia pulita, rinnovabile, come quella del vento, ed eco sostenibile.
 
Non è dedicata esclusivamente ai viaggiatori, dunque, ma a tutte quelle persone che hanno a cuore il futuro del nostro amato e dolorante pianeta Terra.
 
 
Logo del sito di hosting

 

Easy Travel Hosting intervista Punto e Viaggio

 
L’intervista, come ti raccontavo all’inizio, è stata molto piacevole perché le domande erano mirate a descrivere il mio modo di viaggiare che non sarà differente da molti altri, ma è sicuramente personale.
 
Il mio desiderio di “conoscere il mondo” nasce in seguito alla lettura del libro “Il Giro del Mondo in 80 Giorni” come ti ho raccontato in un altro articolo. Se vuoi leggere clicca qui.
 
Ero piccola ma avevo grandi sogni e una mente fervida che mi faceva vedere mondi magici e incantati. Quando viaggio cerco ancora quella magia e, a volte la ritrovo, sentendomi a casa e in pace con me stessa.
 
La prima domanda dell’intervista è stata quella di spiegare in quale occasione ho deciso di aprire il blog. Questa la risposta:
 

Ho deciso di aprire il blog Punto e Viaggio dopo aver realizzato il sogno della mia vita: fare un viaggio in solitaria in qualche parte del mondo.

Sono riuscita a farlo solo nel 2016 a seguito della chiusura del negozio dove lavoravo. Ho approfittato dell’occasione per scoprire dei paesi che avevo a lungo sognato: il Messico, il Guatemala, il Belize e l’Honduras.

Sono stata in viaggio per 6 mesi e ho visto luoghi incantati, conosciuto persone meravigliose e affinato la mia capacità di stare da sola. È stata un’esperienza totalizzante che mi ha formata e che consiglio caldamente a tutti.

 

 

Ma se vuoi leggere l’intera intervista ti consiglio di andare sul sito di Easy Travel Hosting. La trovi a questo indirizzo:

E, una volta terminato di leggere, dai un’occhiata ai piani di hosting offerti, hanno dei prezzi veramente vantaggiosi! Li trovi qui:

Dopo essermi a lungo lamentata terminai il discorso dicendo: “Non vedi quanto è grande il mondo? Come posso farcela da sola?” Ero solo una cucciola di volpe che chiedeva consiglio a un ranuncolo di montagna, l’unico disposto ad ascoltare i lamenti della mia anima.

“E lo chiedi a me?” rispose decisa la pianta “Ho dovuto forare una bottiglia per far sì che il mio gambo crescesse in altezza e nonostante questo non mi sono arresa. Devi coltivare la forza di volontà come hai fatto per diventare un’abile cacciatrice.

La necessità stimola l’apprendimento, la curiosità aumenta la conoscenza e la giustizia indirizza la consapevolezza.

Sei piccola, è vero, forse troppo per questo mondo ma non lo è altrettanto il desiderio di attraversare i sentieri della vita; perciò avanza ora e non ti abbattere, non fino a quando per te non vi sarà alcuna speranza”.

Presi quelle parole come se fossero l’unico appiglio possibile e le cacciai all’interno della mia mente, pronta a servirmene ogni qual volta ne avessi bisogno. Continuai a salire mentre i pensieri vorticavano inarrestabili. “Coltivare la forza di volontà… aumentare la conoscenza… essere consapevole di ciò che è giusto…” pensai: “Come si possono seguire questi insegnamenti?”

Il mondo stava cambiando a un ritmo tale che non si riusciva più a controllare. La devastazione era totale: uragani, maremoti, esplosioni vulcaniche e sconvolgimenti climatici si abbattevano quasi quotidianamente in ogni parte del mondo. L’ impotenza con la quale gli uomini seguivano gli avvenimenti era contagiosa tanto da coinvolgere anche noi animali. Ci sentivamo rattristati dalle perdite subite soprattutto quando ci colpivano direttamente. Capitò anche a me: persi i miei genitori durante la tracimazione del torrente Vemir rimanendo così da sola.

All’inizio fu difficile prendere in mano la situazione ma poi mi feci coraggio, spinta anche dalla fame, decisa a conquistare un posto nel bosco. “Necessità che stimola l’apprendimento” proprio come aveva detto il ranuncolo di montagna.

Le funeste elucubrazioni mi fecero raggiungere la cima. Alzai gli occhi per annusare l’aria, a seguito di un odore selvatico appena percepito, e vidi un tramonto dai colori accesi intercalato da nuvole dalle tonalità pastello. La visione fu talmente surreale da farmi rabbrividire e all’improvviso venni pervasa da un’ondata di consapevolezza simile a una folata di vento freddo.

La meraviglia dell’universo era tale da far sembrare gli accadimenti atmosferici quasi una sorta di obbligo atto a ripagare gli sprazzi di divinità omaggiata. A queste riflessioni si contrapposero le parole della piantina poc’anzi incontrata: “La curiosità aumenta la conoscenza”.

 

Foglie autunnali e sole che fa capolino tra esse

 

L’interesse nei confronti dei contrasti della natura stava in effetti colpendo i miei sensi che nel frattempo si erano acuiti verso ogni rumore, odore, visione, gusto e sensazione tattile. Capii che il Creato non si ferma nemmeno per un attimo di fronte alle avversità ma continua, imperterrito, a mostrare la sua bellezza. L’armonia non si scalfisce con le difficoltà ma si adatta conformandosi al momento presente. Forse ero troppo piccola per questo mondo ma ne facevo parte, ero un piccolo pezzo di un puzzle senza il quale non si sarebbe completato il quadro.

Non mi sentii più inutile perché potevo compartecipare alla salvezza della Terra. Certo, non avrei fatto tutto da sola, l’impegno degli altri era fondamentale, ma comprendere di poter agire era stato un momento rivelatore.

Il mio obiettivo diventò, prepotente, quello di scuotere le menti, risvegliare gli altri animali dall’apatia e far loro capire la stessa deduzione che avevo avuto io. Insieme potevamo farcela, da soli eravamo perduti.

Risuonò la frase “La giustizia indirizza la consapevolezza espressa dal ranuncolo di montagna e confermai il concetto con un convinto movimento del capo. Sarei stata io, ora, a indicare la verità.

Scesi lungo il fianco della montagna e nonostante la fame e la stanchezza mi sentii leggera, ricaricata da una nuova prospettiva. Nessuno è troppo piccolo per essere custode e protettore della nostra Madre Terra, nemmeno io, nonostante l’età e la scarsa fortuna avuta finora.

Un’infelicità non giustifica l’indifferenza, non ci si può nascondere dietro la paura di non saper cosa fare, si deve agire in qualche modo e cercare di fare il meglio. Forse non sarà risolutivo ma andrà a beneficiare una piccola parte del mondo proprio come minuti elementi di un ingranaggio che a volte si inceppa ma che non smette mai di funzionare. Lo stai dando tu, il tuo contributo al mondo?

 

“Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019

Ho sognato di diventare una viaggiatrice da quando ho letto il libro romanzo “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne. Avevo circa 10 anni quando compresi ciò che avrei fatto da grande.

Le avventure del protagonista e del suo fidato maggiordomo Passepartout, soddisfacevano i miei più segreti desideri. La conoscenza, la curiosità, il continuo cambiamento e gli imprevisti mi apparvero come dei complementi essenziali per una vita felice.

Dal sogno alla realtà e nuovamente il sogno

 

Terminata la scuola iniziai a lavorare e con la quotidianità svanirono anche i miei sogni. Non pensavo più al mio beniamino ma a seguire la compagnia di amici. I sogni però vengono a disturbarti nel sonno e ti riportano i desideri come se fossero dei vecchi amici dimenticati e abbandonati.

Mi ricordai di loro e assieme riaffiorò prepotente la voglia di viaggiare. Gli amici, però, non si decidevano mai! Decisi così di partire da sola nonostante le mille paure. Feci una scelta un po’ folle perché mollai tutto e andai a lavorare in Germania per 8 mesi senza conoscere una parola di tedesco.

Fu complicato ma elettrizzante. Al primo lavoro che trovai al rientro dall’esperienza tedesca iniziai a programmare le vacanze da sola: Londra, Berlino, Madrid, Cancun, Malindi, Marrakech, eccetera. Scoprii il gusto di organizzare il viaggio seguendo il mio ritmo e i miei gusti personali.

 

immagine della gola di vintgar

 

Io, finalmente, come Phileas Fogg

 

Dopo vari soggiorni arrivò finalmente l’occasione di fare un viaggioimportante, tanto da lasciare ricordi indelebili nella mia mente. Sei mesi in Centro America attraverso il Messico, il Guatemala, il Belize e l’Honduras: un vero itinerario alla Jules Verne.

Fu in quell’occasione che mi resi conto di essere una vera viaggiatrice altrimenti non lo avrei mai fatto. Insomma da sola, senza conoscere nessuno né tanto meno la lingua, ma soprattutto senza un maggiordomo!

Eppure è stata un’esperienza totalizzante che mi ha formata e mi ha fatto comprendere di essere più forte e determinata di quanto pensassi. Potei fare pace con quella bambina pieni di sogni e guardarla negli occhi sussurrandole:

 

Il passaporto è un documento che ti sei guadagnata

perché hai sfidato le tue paure e sei cresciuta.

Diventare una viaggiatrice è stato un sogno ora è la realtà!”

 

 

Sai che c’è chi ha sfidato veramente Phileas Fogg per 80 giorni? Te lo racconto qui

 

Qual è il mio posto nel mondo? Per me solo uno: il villaggio di San Pedro de la Laguna nell’abbacinante lago Atitlan in Guatemala.

La sua atmosfera semplice e naturale mi ha colpita non appena sono scesa dall’imbarcazione che qui viene chiamata lancha. Mi sono ritrovata in un luogo perso nel tempo, esaltato da un fascino magnetico e mi sono sentita subito a casa.

Il lago Atitlán è un gioiello nascosto tra le montagne e i vulcani dove il tempo segue il ritmo della natura e le barche navigano silenziosamente tra le sponde.

Le città principali che si affacciano al lago Atitlán sono:

  • Panajachel;
  • Santa Cruz de la Laguna;
  • Jaibalito;
  • Tzununá;
  • San Marcos la Laguna;
  • San Pablo la Laguna;
  • Santa Clara la Laguna;
  • San Juan la Laguna;
  • San Pedro la Laguna;
  • Santiago Atitlán;
  • San Lucas Tolimán.

Il lago è circondato da piantagioni di caffè di ottima qualità, piante di avocado e da un’agricoltura florida. È possibile salire in tre ore, se si è allenati, alla cima del vulcano San Pedro di 3020 metri. Si può scegliere se partire all’alba o in tarda mattina.

Da Santa Clara si può salire alla Nariz de l’Indio da dove si gode una magnifica veduta sul lago oppure fare un’escursione al Cerro de Oro di 1892 metri nella parte opposta del lago.

 

Da queste cime si gode di un panorama mozzafiato, nuvole permettendo, sui confini tracciati dall’acqua che sembrano lambire dolcemente la terraferma, quasi a volerla accarezzare.

 

Spostarsi da un paese e l’altro è semplice grazie al servizio di traghetti, chiamati lanche come già ti anticipavo, con partenze frequenti. Oppure si può girare a bordo di un Chicken Bus, le ex corriere degli scuolabus americani. Spostarsi in macchina da soli, invece, non è consigliato a meno che non si faccia il pezzo da San Pedro la Laguna a San Juan la Laguna.

 

lago di atitlan

Veduta sul lago Atitlan

 

Le cittadine sul lago Atitlan

 

PANAJACHEL

Panajachel è chiamata Pana o Gringolandia a testimonianza della presenza massiccia di turisti americani. È la città più commerciale di tutta l’isola dove si trovano bancarelle ricche di prodotti tessili artigianali.

Numerosi hotel si affacciano sulla via principale tra ristoranti e negozi. Si trovano supermercati dove poter acquistare cibi americani o europei. Nel resto del lago invece ci sono solo piccoli negozi di alimentari.

SAN MARCOS LA LAGUNA

San Marcos la Laguna è famoso per i centri olistici e spirituali. Persone di tutto il mondo scelgono di vivere seguendo i precetti delle filosofie spirituali, abbandonandosi completamente allo studio dello yoga o rilassandosi con massaggi e meditazioni.

SAN JUAN E SAN PEDRO LA LAGUNA

San Juan la Laguna è un paese piccolo e con poche soluzioni ricettive. È conosciuto per le piantagioni di caffè biologico e per la produzione di cotone e l’uso di tinture naturali.

San Pedro la Laguna è la seconda città più grande dopo Panajachel e centro culturale del lago. Qui si incontrano viaggiatori provenienti dall’Europa, dall’America e dall’Asia che vengono per studiare lo spagnolo in una delle numerose scuole, favoriti dal clima piacevole, i prezzi competitivi e il livello di insegnamento.

SANTIAGO ATITLÁN

Santiago Atitlán è il paese con la più forte connotazione nativa dove si svolgono antichi rituali e l’orgoglio delle tradizioni si fa sentire prepotentemente.

Una volta raggiunto il molo di Santiago si è assaliti da giovani guidatori di tuk tuk che propongono tour della città. Si può così sfrecciare tra le vie cittadine ascoltando le vicissitudini di questa interessante parte del lago. I negozi e le bancarelle hanno i prezzi più bassi della zona.

 

foto di me nel lago atitlan

Sulla cima della Nariz de l’Indio

 

Il mio posto nel mondo

 

Sono rimasta un mese a San Pedro de la Laguna e da subito mi sono sentita a mio agio. Devo ammettere però che l’esperienza non è stata molto semplice.

Avevo affittato una bellissima casa prefabbricata in riva al lago. La mattina mi svegliavo con il canto degli uccellini, lo sbattere delle ali dei colibrì che venivano a succhiare il nettare dei fiori vicino alla finestra della cucina e il rumore delle barche in transito.

Si chiamava “la Casita”, un ninnolo affettuoso decisamente appropriato. Era composta da tre stanze suddivise in soggiorno, camera e cucina. All’esterno un grande giardino con piante di caffè e avocado, fiori profumati e una vista sul lago eccezionale.

La sistemazione era molto basica, non avevo la televisione, né la radio o qualsiasi altra cosa. C’erano solo dei libri sugli scaffali. Ma era perfetto così, era il momento di estraniarmi dal mondo e quel luogo mi permetteva di farlo.

 

Alla mattina andavo a fare yoga e al pomeriggio studiavo spagnolo. Tutto era meraviglioso finché non arrivò lui.

 

Purtroppo scoprii in fretta di non essere l’unica abitante di quella magnifica casa. Assieme a me aveva messo dimora uno scorpione. Il primo incontro fu sulla tenda della vasca, mentre mi lavavo i capelli.

Mentre stavo canticchiando e frizionando i capelli mi accorsi di una presenza sospetta sulla tenda. Era qualcosa di nero ed era anche grosso! Guardai meglio e vidi uno scorpione con la coda alzata in segno di difesa.

Entrai nel panico.

 

la mia casita vista da fuori

L’esterno della casita

 

Ma siccome non potevo scappare così com’ero finii di lavarmi i capelli, trovai il modo di spostare la tenda e corsi fuori dal bagno richiudendo immediatamente la porta dietro di me.

La prima cosa che feci fu controllare su Google se gli scorpioni in Guatemala fossero mortali. Niente di tutto ciò ma non mi tranquillizzai. Passai il resto della serata pensando sul da farsi, sperando se ne andasse il prima possibile.

La mattina dopo dovetti andare in bagno e non lo vidi. Gridai al miracolo fino a che non lo vidi nascosto nell’intercapedine della porta. Presi i libri sugli scaffali e li misi sotto la porta in modo che non uscisse da lì.

foto dello scorpione

La mia “mascota”

Però il soffitto era pieno di buchi e sarebbe potuto uscire in qualsiasi modo.

Speravo lo facesse dalle fessure che davano verso l’esterno. Parlai di questo al mio professore di spagnolo che mi disse di ucciderlo. Io però avevo qualche remora perché pensai che un animale così perfetto fosse in qualche modo sacro.

Per molti giorni non lo vidi e avevo quasi dimenticato la sua presenza quando una sera di vento forte vidi uno scorpione entrare in tutta fretta dalla fessura della porta di entrata.

In un attimo presi la scopa e iniziai a spingerlo verso l’esterno ma rimaneva attaccato alle fibre e tenace, tentava di avanzare. Alla fine ebbi la meglio e riuscii a farlo scappare.

Mi sedetti con il cuore in gola e sul più bello che mi stavo calmando: eccolo ricomparire. Ripetei i gesti un’altra volta fino a farlo sparire. Questa volta chiusi la fessura con dei libri, ciabatte, sacchetti di plastica, tutto quello che mi capitò fra le mani.

Ripetevo quell’operazione ogni volta che uscivo e rientravo di casa. La presenza funesta poteva manifestarsi la sera o quando faceva più freddo del solito.

 

Nuovamente ritornò la calma fino a che, una sera, non sentii dei rumori provenire dalla cucina.

 

Sentii come un fruscio sui sacchetti di pasta che avevo acquistato giorni prima al supermercato. Andai a vedere e vidi lo scorpione che si muoveva agilmente fra il mio cibo. Mi venne un nervoso!

Questa volta afferrai il martello e appena fu sul muro, vicino al frigo, lo colpii con poca forza. In realtà l’attimo prima provai un moto di compassione e quindi il mio colpo finì a vuoto.

Lui, da abile attore, fece finta di essere stato colpito e finì sotto il frigo. Spostai il frigo perché tra la cucina e la camera non c’era la porta e non potevo dormire con l’idea dello scorpione che girava per casa. Si sarebbe sicuramente vendicato!

Spostai con fatica il frigo ma dello scorpione non c’era più traccia. Quella notte dormii con il martello vicino al cuscino.

Quella fu l’ultima volta che vidi il mio coinquilino, la “mascota” come l’aveva chiamata il mio professore di spagnolo, ossia il mio animale domestico. Nonostante la disavventura però quel luogo mi è rimasto nel cuore.

Lì avevo realizzato il sogno della mia vita: vivere vicino alle montagne e all’acqua in modo frugale e senza grande pretese. Prendere la verdura dall’orto del vicino e cibarmi con i prodotti locali cucinati dalle abili casalinghe guatemalteche.

Andare al mercato e comprare ogni sorta di prodotti esotici, dalla frutta al caffè fresco e perfino la cioccolata pura al 100%. Fu difficile riportare le chiavi al legittimo proprietario, ma il mio viaggio doveva continuare. Dovevo visitare ancora l’Honduras e il Belize!

 

Se anche a te interessa fare un viaggio in Guatemala ho scritto una guida completa per organizzare al meglio il tuo viaggio. La trovi in vendita qui:

Il mio tragicomico viaggio in Baviera è avvenuto in occasione di una delle più importanti manifestazioni: la festa della birra a Monaco. Era nato sotto i migliori auspici, o meglio sotto le migliori intenzioni, ma non è andata esattamente come mi aspettavo.

Come mai un viaggio in Baviera?

 

L’occasione era la famosissima Festa della Birra che coincideva con l’acquisto nuovo di zecca dell’Audi della mia amica Dina. L’idea era quella di provare entrambe festeggiando in un unico momento.

La decisione fu presa la settimana prima e di conseguenza non fu semplice trovare un alloggio adeguato. Alla fine, a forza di sfogliare siti di prenotazione hotel, trovammo una stanza privata per tre persone a 150 euro.

Una spesa folle e inappropriata ma non c’erano più stanze libere da nessuna parte e gli hotel erano praticamente prenotati da mesi. Al viaggio last minute si era aggiunto un altro mio amico, pronto a partecipare all’avventura improvvisata.

 

Non fare come me! Nel caso ci siano eventi in programma evita di prenotare un alloggio all’ultimo minuto, rimarranno sul mercato solo quelli peggiori e più costosi. Lo stesso vale per l’auto cerca di noleggiarla per tempo in modo da avere maggiore scelta.

 

Il giorno stabilito partiamo in orario seguendo prima la superstrada e poi l’autostrada. All’improvviso la macchina inizia a lampeggiare l’olio. In pochi istanti sale il panico e una raffica di domande riguardanti i controlli effettuati.

La mia amica, alquanto spaventata, ammette di non essere passata dal meccanico e di non aver fatto quindi un check out completo alla macchina.

Dopo averla fissata con gli occhi sgranati per almeno un minuto decidiamo di fermarci al primo distributore e di controllare velocemente le funzionalità di base.

Per fortuna accorre in aiuto il benzinaio, un meccanico mancato, che da un’occhiata a tutti i serbatoi confermando di aver sistemato e riempito ogni contenitore.

 

Ricordati di fare un check out completo all’auto prima di partire per un viaggio. Se prendi un auto a noleggio, controlla lo stesso i livelli di olio e benzina per non trovare sorprese. Al ritorno dovrai consegnarla esattamente come l’hai presa, con gli stessi livelli di benzina.

 

Mai successo in tutta la mia vita da quando l’Europa si è unita di passare a un controllo documenti. Eppure in quell’occasione non ci siamo fatti mancare neanche quello. Al mio amico era scaduta la carta d’identità e dopo essere sbiancato si è ricordato di avere con sé anche il passaporto. Altri momenti di panico fortunatamente sorpassati con un po’ di risate.

Ci eravamo fermati a prendere la Vignette in Austria e prima di salire in auto la polizia ci ha fermato chiedendoci i documenti. Forse le facce li ha insospettiti?

 

Controlla documenti e date di scadenza prima di uscire dai confini italiani. Anche se sei in Europa e viaggi in macchina potresti essere fermato e controllato. La patente poi deve essere tenuta sotto mano e fa attenzione al tipo di assicurazione stipulata. Non tutte sono efficaci al di fuori dei confini italiani. Lo stesso discorso vale con il noleggio, leggi punto per punto ogni norma scritta.

 

tedeschi coi vestiti tipici e veduta di monaco

 

L’arrivo a Monaco di Baviera

 

Finalmente il nostro viaggio in Baviera ci portò a Monaco! L’auto la lasciammo fuori dall’appartamento in cui avevamo prenotato la stanza. Si trattava di una zona residenziale con parcheggi dedicati. Quindi per arrivare in centro prendemmo la metro.

Non era la prima volta che andavo a Monaco ma stentavo a riconoscerla così vestita a festa. Il flusso di persone era insopportabile e più ci si avvicinava alla zona delimitata dalla manifestazione, più si incontravano personaggi alticci.

Finalmente una folla infinita di persone e la scritta “Willkommen” sopra le nostre teste! Ero proprio curiosa di vedere come si svolgeva questo evento così tanto osannato. E la birra sarebbe stata così buona come dicevano?

Iniziammo a girare la fiera e notammo subito che gli stand con il cibo erano separati da quelli della birra. Pensammo che fosse alquanto scomodo e che non avremmo potuto sedere e consumare un pasto in modo tranquillo.

Decidemmo comunque di fare buon viso a cattivo gioco e ci fiondammo allo stand della Paulaner. Niente da fare, non si entrava. Si rimaneva in fila e vi accedevano solo chi al polso aveva un braccialetto dai colori sgargianti.

Comprendemmo l’esistenza di una via prioritaria e che sarebbe stato impossibile per noi partecipare. Senza rinunciare provammo ad entrare in diversi stand e chiedemmo informazioni, ma le entrate rimanevano comunque sbarrate. Se volevamo mangiare, e ti assicuro avevamo una gran fame, dovevamo uscire da lì.

Così facemmo e trovammo un giardinetto dove poter bere birra e mangiare un panino minuscolo dal prezzo scandaloso. In proporzione costava meno la birra e considera che il taglio più piccolo era da un litro!

Trascorremmo così la serata, a Monaco, ma fuori dalla festa ufficiale della birra. Proprio non era aria. Scegliemmo un pub irlandese in cui festeggiare e tornammo in appartamento verso l’una. Dormimmo in tre in un letto alla francese.

 

Quando partecipi a una manifestazione ancora una volta non fare come me, ma informati prima sulla modalità di accesso, sui parcheggi e sulle possibili difficoltà. Se non dormi in quel luogo devi avere almeno la possibilità di avere l’auto non troppo distante dall’evento, ma soprattutto geocalizzati, in modo da non camminare a vuoto durante la notte per cercare la macchina.

 

birra gigante in uno stand

La ripartenza

 

La mattina salutammo tutti: il nostro viaggio in Baviera era terminato, riprendemmo la macchina e decidemmo di fermarci lungo la via del ritorno. Solo che la mia amica stava decisamente male.

Forse a causa del freddo o delle troppe birre, passò la mattina a dare di stomaco. Lungo la strada, inoltre, trovammo un gran traffico che ci tenne imbottigliati e, ovviamente, ci eravamo scordati di munirci di navigatore satellitare.

 

Prima di metterti in viaggio ti consiglio di scaricare delle applicazioni sul telefono che ti avvisano sul traffico stradale. Le migliori sono: waze, here wego, google maps, via michelin per il mondo e per l’Italia vai anas plus e my way-autostrade. In alternativa puoi acquistare un navigatore satellitare con funzione di segnalazione traffico come questi che trovi su www.Auto-Doc.it

 

Ma è proprio quando non hai mete da seguire che si scopre la bellezza di viaggiare in auto. Ci fermammo a comperare una zucca. Sì, hai capito bene.

Notammo una quarantina di zucche vicino a uno steccato e una cassettina a fianco in cui introdurre i soldi. Un euro a zucca. Pensai a quanto senso civico mancasse in Italia per raggiungere tali livelli di condivisione…

Facemmo una sosta a Garmish Partenkirchen. Qui si trova la vetta più alta in tutta la Germania ed è anche una meta sciistica molto apprezzata. Si trova ai confini con l’Austria e ha ospitato sia i mondiali che i campionati di sci.

La maggior parte dei locali sono pizzerie e gelaterie, la passione dei tedeschi e degli austriaci. Ci fermammo a mangiare una pizza e finalmente la mia amica iniziò a sentirsi meglio.

Ammirammo i paesaggi montani e ti confesso che avrei voluto fermarmi qui alcuni giorni a passeggiare fra i boschi e immergermi nella natura.

Ma non avevamo tempo e dovevamo obbligatoriamente tornare a casa. L’avventura tedesca e il viaggio in Baviera era terminato e anche se non era andata esattamente come pensavamo fu comunque un weekend che ricordammo a lungo. Ancora oggi quando ci incontriamo moriamo dalle risate ricordandolo.

 

Il grande vantaggio di spostarsi con l’auto? Avere il privilegio di scegliere e decidere i tempi, le soste e le partenze. Un viaggio creato su misura per viaggiatori liberi e indipendenti.

Quest’anno le mie vacanze di agosto sono state alquanto particolari perché trascorse in un ritiro yoga in Umbria: un’esperienza unica!

Ero già stata in Umbria a gennaio ma per un motivo totalmente diverso: ho fatto un bellissimo blog tour alla scoperta dei piccoli borghi e delle persone speciali che vi abitano.

In quell’occasione mi ero deliziata con cibi tipici, monumenti e storie che rendono questa regione unica. In particolare avevo conosciuto Città della Pieve e la sua antica produzione di zafferano. Questa volta, invece, ho raggiunto l’Umbria per un motivo totalmente diverso.

Il ritiro yoga in Umbria

 

Sono trascorsi quattro anni dalla mia prima lezione di yoga. Ricordo ancora quella sera in cui mi sono presentata a lezione guardando con sospetto le persone che frequentavano. Mi sembrava strano chiudere gli occhi e ancora di più recitare delle parole per me, senza senso.

La lezione, però, benché strana, mi aveva lasciato qualcosa: una certa curiosità di approfondire e un senso di pace. Da lì ho iniziato a praticare con una certa costanza. Le mie capacità ad affrontare le “asana“, o posizioni, sono cresciute al pari della mia voglia di mettermi in gioco e di lasciarmi andare.

Fintanto che è sbocciato un desiderio di essere maggiormente autonoma e di ricercare un corso che mi permettesse di diventare l’insegnante di me stessa.

Quasi subito ho trovato ciò che cercavo: un corso di hatha e yin yoga. Il primo è l’origine di tutte le pratiche yoga mentre il secondo si occupa di allungare i muscoli in modo dolce basandosi sui principi della Medicina Tradizionale Cinese.

Purtroppo non c’era più posto. Solo che sentivo forte dentro di me la certezza di dover avanzare con la conoscenza e non perdetti la fiducia.

Infatti, dopo circa una settimana, mi richiamò l’insegnante dicendo che si era liberata una stanza. Senza pensarci troppo diedi il mio consenso a partecipare e partii. Domenica 12 agosto raggiunsi Pietralunga.

 

lezione dal ritiro yoga in umbria

Momento durante una lezione di yoga

 

Casa della Pace

 

Il luogo che mi accolse si trova fra Gubbio e Città di Castello, praticamente ai confini fra Umbria e Toscana, nella frazione di Sant’Andrea fra colline dove non si vede nemmeno l’orizzonte. Un’immersione totale nella natura lontano dalla frenesia della città. Il luogo perfetto in cui concentrarsi e ritrovarsi.

La struttura si chiama Casa della Pace ed è gestita da Santi Borgni. Autore, tra l’altro, di un fantastico libro di ricette vegane e vegetariane che ti consiglio caldamente di acquistare.

La sala dove si pratica yoga è una chiesa non ancora sconsacrata, un luogo che richiama un certo rigore di sacralità. Le stanze in cui si dorme sono ben distribuite e immerse nel silenzio ma per chi desidera ancora più solitudine ci sono due yurta nel cortile sotto la struttura. Il pranzo e cena, infine, sono costellate dalle ricette di Santi, dove riesce a esprimere tutta la sua creatività.

L’esperienza yogica

 

La giornata si sviluppava in modo piuttosto sistematico: sveglia alle 7.00, pratica fino alle 9.00, colazione in silenzio, teoria della pratica, pranzo e pausa fino alle 15.00, poi filosofia e di nuovo pratica fino alle 19.00.

Il tempo era completamente assorbito dall’apprendimento e la routine quotidiana totalmente cancellata. La sera era un momento di beatitudine perché sentivo di aver fatto ciò che mi competeva e questo mi faceva sentire rilassata.

Inoltre era un’occasione di aggregazione. Trovai delle compagne di viaggio fantastiche, ognuna con un suo vissuto intenso e a volte complicato, ma anche con una gran voglia di mettersi in gioco. Un’esperienza che mi ha plasmato e colpito per la forte intensità con la quale si è sviluppata.

Al di là del mio ritiro yoga in Umbria, al di là di ciò che si cerca, prendersi un momento per ascoltarsi è una scelta salutare. Aiuta a ripristinare le proprie priorità e a riordinare i pensieri.

Fare il punto della propria vita diventa possibile solo lontano dal quotidiano e dal prevedibile. Nel momento in cui non sei coinvolto nei tuoi problemi e l’unico obiettivo è “vivere la giornata”, lì puoi trovare la calma per osservare con equanimità le tue esigenze.

Rompere gli schemi, immergerti in nuove situazioni, metterti alla prova, sono tutte esperienze che fanno crescere l’anima e la riportano in equilibrio.

Ecco perché ti ho parlato di questa esperienza, perché ognuno di noi merita di ritrovarsi e come vecchi amici, riabbracciarsi.