La sveglia è puntata alle otto di mattina per raggiungere le spiagge di Progreso. Il primo bagno autunnale dall’altra parte del globo.

Partenza

Lo zainetto lo carico con un costume da bagno, un flacone di protezione solare 50 completamente biologica, un pareo che funge da telo mare, una bottiglia di acqua, un libro e qualcosa da mangiare.

Attivo l’applicazione Maps Me che mi porta direttamente alla stazione delle corriere ADO. Fortunatamente si trova piuttosto vicino, a circa 10 minuti da casa, per cui mi risparmio una bella sudata.

Le temperature sono sempre alte: oggi si raggiungono i 28 gradi alle 8.30 di mattina. Arrivo in stazione e trovo la biglietteria libera. Compro un biglietto andata e ritorno per Progreso e attendo nella hall il pullman.

Ho un’attesa di venti minuti che spendo acquistando un caffè e guardando i prodotti in vendita in un negozietto. Mi sorprende vedere delle coperte e dei cuscini.

Probabilmente i cuscini servono per i viaggi lunghi ma.. le coperte? Mi viene il dubbio che le temperature all’interno della corriera siano glaciali

Finalmente viene annunciato l’arrivo del mezzo e mi avvio a salire, attorno a me pochi turisti e tanti locali. Mi piace sentire parlare spagnolo, riescono a creare delle melodie facendo un discorso.

Viene trasmetto anche un film, alquanto cruento per la verità, e come ipotizzavo le coperte servivano a ripararsi dal freddo dell’aria condizionata!

la sabbia e il mare di Progreso

Spiagge di Progreso

Le spiagge di Progreso

Una volta usciti dal centro città il panorama cambia drasticamente. Niente più asfalto o cemento ma natura rigogliosa e verde brillante.

Immagino come deve essere stato giungere in questi luoghi quando la civiltà non era ancora al suo culmine: uno spettacolo per gli occhi e per il cuore.

L’asfalto si restringe alla sola strada che percorriamo mentre tutto intorno è un tripudio di alberi dalle foglie più o meno larghe. Dopo circa un’ora e mezza arriviamo alla stazione di Progreso.

Scendiamo e vedo i cartelli che indicano per le spiagge di Progreso.

Seguo il percorso e passo attraverso la cittadina marittima che funge da dimora ai turisti che decidono di trascorrere qui le vacanze.

Le costruzioni sono nuove, segno che la zona ha iniziato ad essere frequentata da poco. In effetti guardandomi attorno non vedo molta confusione.

Arrivo nel lungo mare e mi accorgo che le spiagge sono piuttosto ventose. Fortunatamente però l’acqua è abbastanza calma e si può nuotare.

Il mio primo pensiero è entrare il più velocemente possibile in acqua. Sento proprio l’esigenza crescere in modo spropositato.

Io e il mio rapporto viscerale con l’acqua. Quando nuoto mi sento viva, come se mi riportasse alle origini della nascita. L’acqua mi completa e mi da energia.

Scelgo una sdraio per appoggiare lo zainetto e il telo mare e corro verso la libertà. La temperatura dell’acqua non è particolarmente fredda e quindi riesco a immergermi quasi subito.

Non posso credere di fare il bagno quando in Italia ci sono solo 15 gradi. Posso dire di aver realizzato un altro sogno e credo di non essere mai stata più felice di così.

Ombrelloni di paglia in spiaggia

Palapa e strutture balneari a Progreso

In giro per Progreso

Dopo aver nuotato per circa un’ora esco e mi dirigo verso la sdraio per asciugarmi. Non ci metto molto in realtà perché il vento è talmente forte che asciuga rapidamente il telo e anche me.

Decido di fare un giro attorno per vedere cosa c’è ma mi accorgo che, a parte qualche struttura ricettiva, la vita non è molto movimentata da queste parti.

Però la spiaggia bianca e il mare blu mi fanno dimenticare la poca presenza umana. Ritorno a riposare un po’ e leggo un libro. Verso le cinque mi alzo e mi dirigo verso la stazione delle corriere.

Sento un fastidio alla schiena ma non ci faccio troppo caso. Mentre salgo in autobus mi rendo conto che c’è una presenza nuova. È salito infatti un mariachi che promette musica messicana.

Infatti, non appena si accendo i motori, inizia il suo repertorio di canzoni classiche messicane. Si tratta di brani un po’ malinconici che parlano di amori mancati o perduti.

Così mi lascio trasportare dalle note e dal flusso dei pensieri fino a raggiungere nuovamente Mérida. Le nuotate mi hanno rilassato e forse questa sera riuscirò a dare un ordine al mio sonno scombussolato dai nuovi orari.

 

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Capitolo 1, 2 e 3

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murales nella città di progreso

Murales a Progreso

Il fascino naturale e selvaggio della riserva di Celestun mi ha lasciato senza fiato: un Messico che paralizza gli occhi per la sua bellezza unica.

Mi sveglio alle 6 in un bagno di sudore. La temperatura interna della camera, senza finestre, credo superi abbondantemente i 30 gradi.

 


Leggi il racconto dall’inizio:


 

Corro verso la doccia e l’acqua gelida mi risveglia all’improvviso regalandomi una sferzata di energia. Ritorno in camera, mangio la frutta e preparo il caffè.

Mi vesto e prendo lo zaino, aggiungendo un cambio di costumi, e lentamente mi incammino verso l’agenzia per iniziare una giornata all’insegna della natura.

Controllo i riferimenti che ho appuntato mentalmente per ritrovare la strada giusta: il bar con la porta stile saloon, il negozio di alimentari biologici, l’edificio di colore verde pastello, l’hotel con la porta a vetri e la chiesa con i mattoni rossi.

Finalmente raggiungo la destinazione e trovo la guida ad aspettarmi. Ci presentiamo e mi comunica che prima di andare a destinazione saremmo passati a prendere altri partecipanti nei vari hotel.

Iguana a Celestun

Incontri casuali a Celestun

La strada per raggiungere e finalmente scoprire il fascino naturale e selvaggio della riserva di Celestun è ancora lontana…

Passiamo nei vari hotel e lentamente prendiamo a raccolta i vari compagni di avventura. Si tratta di famiglie: la prima composta da madre e figlio, la seconda composta da madre, figlio, padre e nonna.

Dopo circa un’ora di tragitto arriviamo all’entrata della riserva e veniamo accolti festosamente dal personale. Come prima cosa ci raccomandano di spalmarci della lozione anti zanzare, a quanto pare sono molto agguerrite!

Dopo essersi organizzati ci fanno salire su un’imbarcazione e iniziamo a solcare le acque azzurre del Golfo del Messico. Vediamo le mangrovie affondare decise le radici nell’acqua e gli uccelli riposarsi fra le loro fronde.

Ci allontaniamo sempre di più da riva, ma paradossalmente, l’altezza dell’acqua diminuisce.

Ci avviciniamo alla riserva naturale di Celestun, anzi la Biosfera di Celestun, dichiarata protetta nel 1988 per preservare lo sfruttamento selvaggio che stava portando al declino la zona.

Entriamo nella laguna in cui vengono a nidificare e a trovare riposo i fenicotteri rosa di passaggio nel Messico. Sembra incredibile quando ci avviciniamo ammirare questa distesa rosa di animali pacifici che ci osservano con titubanza.

Per questo motivo manteniamo una certa distanza e spegniamo il motore. La tranquillità è un elemento essenziale affinché i fenicotteri non decidano di abbandonare in massa l’area.

Scatto delle foto ma soprattutto cerco di imprimere nella memoria questo momento magico.

Ogni qualvolta mi trovo a cospetto della natura, nasce in me un sentimento genuino di gratitudine e mi meraviglio della perfezione dell’universo e della sua capacità di far quadrare tutto all’interno di uno specifico progetto.

Per questo prediligo il contatto con la natura: mi insegna l’umiltà e il senso di protezione.

Lasciamo gli animali godersi le loro vacanze in questo ambiente unico e ci spostiamo all’interno della laguna. Entriamo fra le mangrovie e sobbalzo vedendo l’acqua riflettere tonalità rosse.

Si tratta della mangrovia rossa che rilascia il colore all’acqua regalandole dei nutrimenti che impreziosiscono il terreno di proprietà benefiche.

Il comandante ci racconta che una studiosa inglese suole venire in questo luogo a farsi un bagno perché dice che queste proprietà sono benefiche anche per la pelle.

Purtroppo, però, da qualche mese fra queste piante acquatiche ha trovato riparo una femmina di coccodrillo che ha dato alla luce un piccolo.

Pertanto il bagno è precluso almeno che non si voglia capire da vicino, direttamente dalla coccodrillo madre, se siamo ospiti graditi oppure no!

spiaggia dalla sabbia bianca

Tipica spiaggia yucateca

Preferisco rimanere nel dubbio…

Ritorniamo alla base con una leggerezza nel cuore indescrivibile per essere stati in contatto con questi elementi meravigliosi e ripartiamo alla volta del ristorante.

Il locale si trova in riva al mare e la spiaggia è talmente bianca che il riflesso del sole fa lacrimare gli occhi. Ma non c’è tempo per ammirare il mare perché il pranzo è già servito.

Mi sto accomodando al tavolo quando la famiglia numerosa messicana mi chiede di pranzare in loro compagnia. Mi siedo con loro e iniziano a parlarmi della loro famiglia.

Vengono da Veracruz e mi raccontano con molto trasporto le qualità della loro regione. Sono di animo semplice e molto affiatati.

In loro rivedo un po’ della mia famiglia, quando ancora mia nonna con la sua presenza illuminava le giornate di me, bambina, e raccontava le storie della sua giovinezza.

Poi viene il mio turno e racconto loro la mia pazza avventura. Mi guardano un po’ dubbiosi, mi raccomandano attenzione in certe zone mentre la nonna mi osserva con uno strano luccichio negli occhi.

Poi mi racconta di un uomo tedesco conosciuto anni fa e mi continua a ripetere di quanto fosse bello. Noto un certo rimorso nelle sue parole e un invito a vivere la mia esperienza per non accumulare rimpianti.

gabbiano

Simpatico gabbiano in spiaggia

E come se l’universo mi stesse inviando, attraverso di lei, la sua approvazione e il suo invito a proseguire.

Mi regalano delle bellissime conchiglie, che so non potrò portare con me. Alla fine prendo sotto braccio la nonna e l’accompagno in auto sotto un diluvio che non lascia scampo.

Giunti a destinazione ci salutiamo scambiandoci dei baci e degli abbracci calorosi. Scendo anch’io alla loro fermata e vado a fare un giro al mercato.

Ripercorro lo stesso itinerario del giorno prima e acquisto ancora verdura e frutta fresca. Questa volta prendo anche dei fagioli e del riso, come da tradizione messicana.

Ritorno a casa, saluto i ragazzi e mi preparo la cena. Poi mi metto a fare un po’ di yoga perché mi sembra sia il giusto modo per ringraziare il mondo.

La sera mi addormento presto, devo ancora connettermi con l’orario locale e poi domani mi aspetta la spiaggia di Progreso!

Ero scesa dall’aereo, non potevo più tornare indietro e dovevo prepararmi ad andare alla scoperta della Mérida yucateca. Attraverso l’esplorazione del Messico avrei camminato fra le pieghe della mia anima alla ricerca di ciò che la componeva, ritrovando un tessuto che da tempo avevo perduto.

 


 

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C’era un caldo insopportabile…

Ero partita in ottobre e avevo lasciato in Italia 17 gradi. Ero arrivata nella Mérida yucateca trovando una temperatura di 40 gradi.

La mattina del primo giorno uscii dall’appartamento accaldata per visitare l’ultima e la più grande città coloniale dello Yucatan. Il colore che risaltava era il bianco e facevo fatica a comprendere la numerazione stradale.

Tutto è diviso in calles, vie, e sono tutte numerate. Faticai un po’ a trovare l’orientamento mentre guardavo i negozi che la popolavano. 

A un certo punto dovetti fermarmi in una specie di supermercato ad acquistare una bottiglietta d’acqua. L’afa era insostenibile. Come aprii il tappo e appoggiai la bocca, la finii. Ero davvero assetata! 

Purtroppo, non avevo placato la sete.

Dovetti cercare un’altro negozio con dell’acqua fresca. Questa volta acquistai una bottiglia da un litro e mezzo.

Continuai a passeggiare, sedendomi ogni tanto a rinfrescarmi sotto l’ombra di una pianta nei parchi pubblici. Quasi mi vergognai… Il Messico, considerato un paese povero, ha dei parchi pubblici da fare invidia alle migliori città europee. 

parco pubblico nella mérida yucateca

Parco pubblico con statua e fontana, wi-fi gratuito e prese per ricaricare gli smartphone

Sono puliti, curati e soprattutto popolati. Vicino ad alcune panchine ci sono addirittura delle prese in cui ricaricare gli smartphone.  E il wi-fi è gratuito per tutti.

Il rovescio della medaglia è che gli anziani osservano la gente che passa o leggono il giornale, mentre i giovani rimangono incollati allo schermo del telefonino.

Fa impressione vedere come le persone siano in grado di estraniarsi pur essendo a contatto l’una con l’altra.

Vicini eppure ancora troppo lontani. 

Trovavo interessante Mérida ma in un certo senso mi annoiava. La città era troppo moderna per trovare quell’essenza che mi aveva spinto a spostarmi in Centro America.

Non avevo neanche fame. Comperai un gelato che sembrava più uno yogurt con sopra una salsa dolciastra. Per qualche strano motivo mi imbarazzava entrare in un locale. Forse avevo paura di sbagliare le parole, non ero molto ferrata con lo spagnolo.

O forse dovevo ancora buttarmi alle spalle quel senso di disagio che mi attanagliava da quando ero partita. Quella paura nascosta di non riuscire a raggiungere il mio intento: vivere con maggior spensieratezza.

Le parole sono sempre state difficili per me da esporre, il fatto che fossero in spagnolo, lo capisco solo ora, era solo una scusa.

Una casa dalle tonalità pastello attirò la mia attenzione. Vibrava di azzurro lucente e i dettagli bianchi in contrasto, richiamavano l’immagine del cielo e delle nuvole. 

Interno di un edificio con colori verde e bianco

Non solo azzurre, le case hanno una tonalità pastello che mette subito buonumore

Le vie dello shopping erano un tripudio di giovani sorridenti e felici.

Continuai a passeggiare a caso fino a che arrivai al mercato. La mia mente si mise subito in moto e i miei occhi furono attraversati da un lampo di gioia.

Questo era ciò che cercavo! Bancarelle di frutta delle quali non sapevo l’esistenza, odori forti e pungenti di carni e di pesce, generi alimentari tipici dei supermercati.

L’età media dei visitatori si era notevolmente alzata. C’erano massaie che giravano con borse stracolme di cibo e chi si aggirava furtivo in cerca di qualche prodotto specifico.

Io ero in estasi, rifeci il giro del mercato per tre volte fino a quando mi decisi di acquistare qualcosa per la cena. Comperai dei frutti dei quali non ricordo il nome, perché la signora a fianco a me mi disse che erano molto “dulces“.

Poi, presi della verdura già tagliata e lavata in sacchetto, pronta per essere consumata. Infine acquistai una crema di fagioli neri, la famosa “frijoles refritos” e delle tortillas.

Pere rosse comperate al mercato a Mérida

Non ero riuscita a resistere neanche di fronte a queste fantastiche pere rosse!

La mia prima cena messicana era pronta per essere preparata. 

Uscendo mi accorsi che il mercato non era finito ma le bancarelle erano cambiate lasciando il posto ad abbigliamento, giocattoli e prodotti per la casa. Mi divertii a osservare la gente mentre barattava o cercava di trovare il prezzo migliore. 

Io sono pessima in questo, ma forse questo viaggio mi avrebbe aiutato a mercanteggiare. All’improvviso vidi un’agenzia viaggi e guardai il cartello che rappresentava i tour in programma.

Avevo già in mente dei luoghi da visitare, dovevo solo farli combaciare con il mio tempo a disposizione. Presi nota dei prezzi e dei giorni, poi tornai a casa e mi preparai la cena.

Burattino inquietante al mercato di Mérida

Fra le bancarelle del mercato ogni tanto vi si trovavano delle sorprese inaspettate!

Prima di tutto avevo bisogno di farmi una doccia. Il bagno era libero così decisi di entrare in doccia. L’acqua era fredda, come la sera precedente, e non aveva nessuna intenzione di diventare calda.

Per fortuna ero talmente accaldata che il freddo non poteva che essere una benedizione. Poi presi i miei acquisti e mi diressi in cucina.

Anche questa era vuota. Sentivo però i ragazzi parlare, probabilmente erano chiusi in camera.

Mi preparai la cena e andai a mangiarla in camera, avevo un tavolino sul quale appoggiare i piatti e il wi-fi grazie al quale potevo connettermi a internet. Mangiai di gusto, una cena leggera ma completa.

Poi, misi un po’ di trucco solo sugli occhi, il caldo era ancora opprimente, e scesi di nuovo in strada.

Chiesa a Mérida

Tipica chiesa a Mérida sempre frequentata da fedeli a qualsiasi ora del giorno

Girovagai alla ricerca dell’agenzia viaggi, avevo i contanti con me e volevo prenotare il prima possibile. Finalmente la trovai e un giovane messicano mi fece accomodare alla sedia.

Gli riferii esattamente cosa volevo visitare e quando, ma lui mi interruppe dicendo che i giorni erano già destinati. Avrei dovuto adattarmi ai loro programmi.

Non c’era nessun problema. Il mio viaggio era nato all’insegna della spensieratezza e me ne stava dando la dimostrazione. Quindi l’indomani sarei andata a visitare Celestun.

L’appuntamento era alle 7 davanti all’agenzia. Non mi restava che ritornare in stanza e preparare lo zaino per il giorno dopo. Mi fermai solo ad acquistare un po’ di biscotti e del caffè solubile.

Finalmente avrei iniziato a visitare i dintorni di questa magnifica e sorprendente penisola…


Seis sono i mesi che ho viaggiato in Centro America attraversando gli stati del Messico, Guatemala, Belize e Honduras. Sono partita alla ricerca di un’identità che da troppo tempo avevo scordato di curare, lasciando agli altri il potere di dominare e guidare.

Fin da piccola ho sognato di vivere un’avventura alla Monsieur Fog, il personaggio del “Giro del Mondo in 80 giorni” di Jules Verne.

Ho atteso il momento giusto e l’ho fatto. Questo è il resoconto.

Mi ero ritrovata senza lavoro dopo che l’azienda nella quale ero assunta da otto anni, aveva deciso di chiudere i battenti e lasciarci tutti a casa.

Grazie alla mia incrollabile positività però, non avevo visto in questo cambiamento una disfatta, ma un motivo per cambiare e crescere.

Ho subito pensato che fosse giunto il momento di realizzare quel sogno che da troppi anni mi portavo appresso, come se il destino volesse mettermi alla prova.

Sarei stata in grado di farlo?

Prima dovevo terminare il periodo di mobilità alla quale ero stata assegnata. Avevo il tempo di preparare l’itinerario e decidere dove sarei andata.

Immaginai subito il Messico. Avevo soggiornato con una mia amica l’anno precedente e mi era rimasto nel cuore.

La leggerezza della vita, il sorriso spontaneo delle persone e i colori brillanti del mare e della natura rigogliosa, mi avevano colpito profondamente e volevo capire se fossero o meno un’impressione da turista.

Così decisi di ritornare laggiù.

Questa volta avrei aggiunto all’itinerario non solo la Riviera Maya ma anche Mérida, Città del Messico e la regione del Chiapas.

Ho trascorso pomeriggi interi cercando in internet informazioni utili a pianificare un programma.

Quanti giorni sarei stata in Messico?

E negli altri stati?

Cosa non dovevo assolutamente perdere?

Molti quesiti nascevano a mano a mano che preparavo il viaggio. Ma non cercavo la perfezione, solo la libertà.

Spulciando fra le offerte di volo ne avevo trovata una di Blue Panorama con tappa a Mérida. Si trovava a cinque ore di autobus da Playa del Carmen.

Decisi di iniziare lì, la mia avventura. Cercai un alloggio prima su Booking e poi su Airbnb. La più conveniente era una stanza offerta da un ragazzo vicino al centro cittadino.

Costava solo 9 € al giorno e aveva anche un bagno privato a disposizione. Senza pensarci troppo la prenotai per la durata di una settimana.

Era la prima volta che sceglievo una soluzione di pernottamento privata, ma in questo viaggio volevo mettermi alla prova, sperimentare nuove idee e risparmiare un po’!

Volevo partire libera da ogni pensiero, senza un traguardo preciso, per vedere se nella libertà assoluta nasceva qualcosa di inaspettato.

Qualche mese prima della partenza conobbi un ragazzo. L’incontro fece traballare leggermente i miei progetti, non ero più così sicura di partire.

All’improvviso le mie priorità erano cambiate.

Poi però valutai il tempo. Da quanto conoscevo lui e da quanto avevo quel sogno chiuso nel cassetto?

La risposta era plateale e non potevo non considerarla. Galleggiava così chiara davanti ai miei occhi che non potevo evitarla.

Lui mi chiese di non partire, io gli dissi che non potevo. Avevo preso una decisione tempo fa, quando ancora lui non c’era.

Non potevo fermarmi, il viaggio era già cominciato. E se non avessi mai più avuto l’opportunità di realizzare quel sogno?

I sentimenti a volte sono una questione di scelta, di tempo e di coincidenze.

Lui mi disse che mi avrebbe comunque aspettata. Fu difficile salutarlo ma lo feci, guardandolo e abbassando subito gli occhi.

Ero pronta a partire. Non è vero, ero terrorizzata all’idea di partire. 

Il mio aereo decollava nel pomeriggio da Milano e sarei giunta a Mérida la sera tardi.

Avevo le gambe che tremavano e il cuore che batteva a ritmo sostenuto. Quando salii in aereo, e mi accomodai sul sedile, inondai la mente di pensieri confusi.

Forse stavo commettendo una pazzia… Sei mesi da sola in giro per il mondo… Cosa avrei fatto? Con chi avrei parlato? Perché ero salita su quell’aereo?

Più il mezzo si allontanava dalla mia terra e più i pensieri si concentravano sui programmi. Ce l’avrei fatta, lo desideravo da troppo tempo per permettere alla paura di fermarmi.

Quando il pilota annunciò l’arrivo a Mérida ero su di giri. Avevo il cuore in gola. Ero eccitata e spaventata allo stesso tempo. Ero di nuovo in Messico e questa volta avrei potuto viverlo più a lungo.

Al controllo passaporti l’addetto mi salutò con un cordiale “Bienvenidas!”

In quel momento realizzai che avevo fatto la scelta giusta e che dovevo solo alleggerire la mente per essere più libera. 

 

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