Fernweh nostalgia della lontananza- i vocaboli dei viaggiatori

Fernweh nostalgia della lontananza

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Fernweh nostalgia della lontananza, è un vocabolo di origine tedesca che racchiude in sé l’irrequietezza che contraddistingue i viaggiatori.

Il significato non si riferisce alla nostalgia della propria casa o della propria terra d’origine, ma il senso di movimento che pervade gli spiriti nomadi.

 

fernweh è la nostalgia della lontananza

 

FERNWEH NOSTALGIA DELLA LONTANANZA

Quante volte ti è capitato di non riuscire a spiegare con un semplice vocabolo quella necessità impellente di scappare, fuggire via dalla routine che ti massacra?

Fernweh, nostalgia della mancanza, è il termine coniato in lingua tedesca per sopperire a questa mancanza. Nella lingua italiana non troviamo una corrispondenza esatta, se non a livello emozionale dentro di noi.

La parola ha un determinato scopo: esprimere il vuoto che si prova rimanendo intrappolati nella quotidianità, quando ben si conoscono le infinite alternative che il mondo offre.

Nuovi orizzonti, nuove amicizie, nuovi occhi e nuovo stato d’animo. Si contrappone a Heimweh che significa nostalgia delle proprie origini, casa o patria.

Mentre come sinonimo troviamo Wanderlust, un vocabolo più conosciuto e utilizzato dai viaggiatori, che imprime all’interno della combinazione di lettere la voglia di camminare e di fare escursionismo.

Molti si paragonano al desiderio migratorio di certi tipi di uccelli che con il loro Wandertrieb, istinto di migrazione, vivono nel perenne stato di Zugunruhe, irrequietezza del mondo migratorio.

Un desiderio di continuo moto, di non porre radici e di cercare sempre al di là del proprio passo qualcosa di nuovo e di sconosciuto.

 


C’è un momento in cui il viaggio iniziato non può più essere interrotto,

corriamo verso una frontiera, passiamo attraverso una porta misteriosa

e ci svegliamo dall’altra parte, in una nuova vita. 

ISABELLE ALLENDE – PAULA


 

FERNWEH NOSTALGIA DELLA LONTANANZA

Fernweh nostalgia della lontananza, è un sentimento che accomuna me a tutti quelli che sentono continuamente il bisogno di prenotare un altro volo, di visitare una nuova città, di incontrare nuove culture e di sorridere ad altre stelle nel cielo.

Come se si agitasse lentamente, all’interno del nostro essere, un vento leggero che necessita di uscire, di muoversi, di volare. Un istinto che non riusciamo a tenere sotto controllo e che ci fa vivere nella trepidante attesa di una nuova avventura.

Può diventare debilitante per qualcuno, esaltante per altri. Può essere difficile da gestire o interessante da seguire. Qualunque prospettiva si scelga, una volta percepito, è difficile da evitare e si legge negli occhi bramosi di vita dei viandanti.

I viaggiatori si riconoscono per questo, per il loro essere oltre le regole e il buon senso, per la loro curiosità che li divora e li fa vivere sopra le righe.

Altre spiagge, altre valli, altre montagne, fiumi e laghi li aspettano, guidati dal loro Fernseh, non si fermeranno e continueranno il viaggio indisturbati per inseguire quel vento che li porterà sempre più lontani.

 


Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni,

un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia.

FABRIZIO CARAMAGNA


 

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