George Orwell senza soldi

George Orwell senza soldi a Parigi e a Londra? Ma quando è successo e come faccio io a sapere di questa avventura accorsagli? Ho solamente letto il suo libro e ora te ne lascio la recensione.

È stato narrato dal protagonista stesso fra le pagine del romanzo: “senza un soldo a Parigi e a Londra” dove si ritrovò a svolgere i lavori più umili, a fare accattonaggio e a vendere i propri vestiti per potersi permettere una dimora e del cibo.

La vita di Orwell

 

Orwell è conosciuto per essere il padre dei romanzi distopici inglesi grazie ai titoli “1984” e “la fattoria degli animali“: due testi che non mi hanno fatto dormire per alcune notti.

Le sue avventure nelle metropoli europee, invece, si discostano totalmente dal genere letterario che l’ha reso famoso presentandosi come una sorta di reportage sulla società degli anni ’30.

L’autore nacque in India e si trasferì solo da adolescente in Inghilterra, nell’Oxfordshire. Fu ammesso all’Eton College e lo frequentò per quattro anni dove conobbe come professore Aldous Huxley, un altro autore distopico che probabilmente influenzò i suoi scritti futuri.

A causa delle continue vessazioni che subiva dai compagni di scuola per le sue radici in parte indiane, decise di abbandonare gli studi e di seguire le orme professionali del padre, il quale lavorava nelle file dell’amministrazione britannica in India.

Fu spedito così in Birmania dove si arruolò nella Polizia Imperiale. L’esperienza però durò ben poco: il clima di repressione e di arroganza lo lasciò disgustato dal regime e gli fece decidere di rinunciare alla mansione lo stesso anno.

Ed eccolo comparire in Francia e più precisamente a Parigi dove si presterà a vivere nei sobborghi più poveri della capitale. Alle vicissitudini francesi farà parte anche un breve periodo da disoccupato a Londra che lo farà avvicinare al mondo dei senzatetto.

 

 

 

George Orwell senza soldi a Parigi e a Londra

 

Ho trovato il libro estremamente interessante per conoscere le condizioni sociali in cui vivevano parte dei cittadini delle più popolose capitali europee

Siamo nel periodo a cavallo fra la Prima e la Seconda guerra mondiale e l’economia degli stati europei sta faticosamente cercando un equilibrio. Le città stanno diventando sempre più commerciali e molti hotel ospitano i soggiorni delle personalità altolocate. 

Di contro, la povertà nei bassifondi diventa sempre più impellente e le condizioni di lavoro non garantiscono una vita dignitosa. Cercare lavoro al ristorante o in hotel significa adattarsi a delle condizioni disumane e di saggiare il livello di sporcizia degli ambienti. 

Dopo varie peripezie Orwell trova lavoro come sguattero: coperto dal sudiciume a lavorare per 17 ore al giorno.

La misera paga gli permette appena di mangiare e di pagarsi una stanza e di conoscere la gerarchia delle cucine. Lui appartiene al gradino più basso, al quale seguiranno i magazzinieri, i camerieri, i cuochi, i direttori fino ad arrivare al direttore generale che decide le sorti di tutti.

Resiste circa un mese per poi ritornare a Londra abbagliato da una proposta di lavoro che si volatizza non appena tocca suolo inglese. Si ritrova quindi a vivere da senzatetto per alcune settimane. E anche qui, funge da reporter, osservando il comportamento e studiando le chiavi di lettura di quel particolare microcosmo.

A Londra

Vive le avventure più disparate che interiorizza e che andranno a formare la sua mentalità socialista. Lo scrittore sarà bollato come fervente sostenitore del partito di sinistra.

Un romanzo colorato da esperienze paradossali che fanno sorgere una domanda: quanto si è fatto per aiutare i cittadini che si ritrovano in condizioni disagevoli?

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