carnettista

Il carnettista è un neologismo inserito quest’anno nel dizionario del Nuovo Devoto Oli per indicare il narratore di viaggi. Per farlo utilizza una sorta di diario chiamato in francese carnet de voyage da cui ne ricava il nome.

Differenze fra carnettista e travel blogger

Si tratta quindi di un mio collega travel blogger? Non esattamente, sebbene entrambi amino la scrittura e desiderino raccontare storie lo fanno dissimilmente.

I due narratori si differenziano come prima cosa per lo strumento utilizzato.

È altresì vero che nei racconti di viaggio le due figure si avvicinano nella narrazione ma nonostante questo piccolo affiancamento rimangono comunque delle diverse specificità.

La parola francese da cui deriva il neologismo indica un libretto su cui si possono annotare frasi, idee e dettagli da ricordare o sensazioni che si vogliono catturare.

Bruce Chatwin ed Ernest Hemingway, per esempio, li utilizzavano spesso durante i loro viaggi nei continenti stranieri per tenere traccia degli spostamenti o di qualche nuova scoperta.

Per rendere visibile lo strumento di cui stiamo parlando lo possiamo rappresentare con la moleskine: il taccuino che usiamo ancora oggi per prendere appunti.

taccuino da viaggio

All’interno di questo blocco il carnettista non solo racconta le avventure del suo viaggio ma anche le sensazioni che certi scenari hanno suscitato, i piani per i giorni a venire o ritrae panorami e volti.

Cerca, in qualche modo, di catturare tutte le emozioni e le sensazioni che prova per poterle rileggere una volta tornato a casa e riviverle con rinnovata intensità.

Il travel blogger, invece, scrive prevalentemente su uno schermo del computer e non è detto che durante il viaggio si fermi ad assaporare le emozioni e che ritragga le peculiarità dei paesaggi.

Un’altra differenza fondamentale tra i due personaggi sono proprio le immagini.

Raramente si vedono sui blog i disegni fatti dall’autore ma solo le fotografie scattate con la fotocamera o il cellulare, a meno che non si tratti di un illustratore o di un disegnatore che ami creare le sue personali immagini.

Il carnettista adorna i suoi scritti proprio con i disegni e li usa per marcare il messaggio che vuole lasciare. L’intento è quello di essere il più specifico possibile per non tralasciare importanti dettagli.

L’ultima differenza fra i due è proprio nello stile e nella forma di scrittura.

Il travel blogger scrive per il suo pubblico mentre il carnettista lo fa solo per sé stesso. Poco importa se poi questi scritti, come nel caso degli autori citati sopra, si trasformano in un libro, l’uso primario che viene fatto è quello di prendere appunti.

Riassumendo, quindi, possiamo dire che il carnettista scrive su un taccuino tutto ciò che gli passa per la mente approfondendo gli scritti con l’ausilio di immagini, mentre il travel blogger scrive su terminale i suoi racconti di viaggio ma soprattutto le informazioni che potrebbe essere utili ad altri vacanzieri.

Non dobbiamo fare l’errore, dopo questa differenziazione, di incasellare il carnettista in una figura troppo distinta in quanto ogni narratore di viaggi, sebbene non segua alla lettera questi riferimenti, può serenamente definirsi in tale modo.

Ricordiamo che il vocabolo è stato coniato nel 1934 quando ancora non si utilizzava il computer e l’unico modo per imprimere i ricordi erano il pennino e la carta.

neologismo nuovo devoto oil

Post su Facebook del Nuovo Devoto Oil

Nella mente di un carnettista

Possiamo immaginare lo scrivente avventurarsi con una piccola borsa da viaggio verso una meta lontana raggiungibile solo in nave. Durante il tragitto non trova molte distrazioni a cui dedicarsi pertanto comincia a scrivere i suoi pensieri.

Mi viene in mente l’impresa di Nellie Bly, la giornalista americana che ha voluto sfidare il personaggio di fantasia Mr. Fogg, protagonista del libro del “giro del mondo in 80 giorni“. Avrà sicuramente dovuto tenere traccia dei suoi spostamenti e calcolare gli imprevisti mentre preparava il pezzo da presentare al giornale.

Oppure la viaggiatrice Katharina Von Arx quando decise di scoprire l’India in solitaria, stanca della noiosa vita europea. I suoi scritti, raccolti in un libro, raccontano profonde elucubrazioni smosse da fatti vissuti in un determinato periodo. Segno che ogni pensiero corrispondeva a un appunto.

Non è dunque un semplice resoconto di viaggio ma un fissare il ricordo di un’esperienza. Per farlo è necessario usare strumenti come i disegni che da sempre accompagnano il linguaggio umano, per semplificarlo.

Per concludere possiamo affermare che un carnettista non solo racconta il viaggio ma ne disegna l’alone portando chi legge i suoi scritti, se ne ha la fortuna, a camminargli a fianco.

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