Itinerario Marocco insolito: alla scoperta dell'autentico paese dei datteri

Itinerario Marocco insolito: alla scoperta dell’autentico paese dei datteri

deserto di Erg Chigaga

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Sono tornata da pochi giorni dal Marocco e sono pervasa da tutte le emozioni e le sensazioni che ho provato. Ho viaggiato seguendo un itinerario insolito per il Marocco, attraverso le montagne per raggiungere il deserto. Andando alla ricerca dell’autenticità e del vivere quotidiano del fiero popolo marocchino.

 



 

ITINERARIO MAROCCO INSOLITO

Da qualche mese l’aeroporto di Treviso ha aperto la linea diretta per Marrakech. Sono partita una sera piuttosto fredda e umida e sono arrivata verso le 23.

Ad attendermi la mia amica e grande esperta del Marocco Lisa, a bordo dell’aereo viaggiavano altre due sue amiche, Federica e Cristina, delle vere viaggiatrici, tranquille e accomodanti.

foto di aereo a treviso per marrakech

Partenza da Treviso con la Ryanair – direzione Marrakech

Poi abbiamo scelto il taxi, in pochi minuti abbiamo raggiunto il centro città e abbiamo iniziato a conoscerci. Una volta raggiunta la piazza principale dove c’è il mercato folkloristico, siamo andate alla ricerca del riad per lasciare le valigie e ritornare in piazza a mangiare qualcosa.

Ci siamo fermate in un ristorante e ordinato una pizza. Era quasi mezzanotte e il locale stava per chiudere ma non appena ci hanno visto affamate si sono subito disposti a preparare qualcosa.

La pizza era gustosa, con un retrogusto di cumino, che mi ha subito catapultato nell’atmosfera africana. Terminato di mangiare, siamo tornate al riad e subito a letto: il giorno dopo iniziava la vera avventura.

pizza nel ristorante a Marrakech

Pizza a Marrakech con le immancabili olive e il retrogusto di cumino

Programma del viaggio:

1 GIORNO: Partenza dal Riad di Marrakech Dar Marhaba alle 6.30. Svegliate dal muezzin alle 5.30, ci siamo accorte che non era necessario attivare la sveglia. Un tè veloce in riad e un succo d’arancia al mercato aspettando l’arrivo delle nostre guide. Li vediamo arrivare pimpanti e felici.

Si presentano Abdul e Adbo, due giovani ragazzi marocchini dalla verve contagiosa. Saliamo sulla Jeep 4X4 e partiamo alla volta del deserto attraversando le montagne dell’Atlante. Si giunge a un’altitudine di 2260 metri e fa freddo. Ma è solo per poco, poi il sole inizia a far sentire il calore con i suoi raggi incandescenti.

 

Montagne e palme

Le colorate montagne di Atlante con dei palmeti attorno

Ci fermiamo a fare colazione in un piccolo bar e mangiamo pane, miele e olio di argan, accompagnati da un caffè nero fumante. Durante il tragitto attraversiamo piccoli e pittoreschi paesi berberi e paesaggi da cartolina con palmeti, montagne rossastre e aride, fichi d’india e fiumi solitari.

Ci fermiamo alcuni minuti in un villaggio per comperare il cibo da cucinare nel deserto. Abdo ci consiglia un macellaio e un fruttivendolo che propongono solo prodotti del luogo freschi e genuini.

 

villaggio berbero con minareto

Cittadina berbera dove ci siamo fermati per fare scorte di cibo e acqua

Ripartiamo per fermarci nel deserto.

Arriviamo in un campo tendato a Zagora e ci prepariamo a pranzare. Ci togliamo il maglione e poi ci sediamo a bere il nostro primo tè caldo nel deserto.

Il sole ha deciso di scaldare la sabbia e di farci assaporare  un ultimo sprazzo d’estate. Il pranzo lo facciamo dentro una tenda evitando così di prenderci un’insolazione.

Apriamo i piatti e ci aspetta la meraviglia delle meraviglie! Verdura tagliata a dadini fresca, ideale per il caldo esterno, alcuni spiedini di carne e una frittata con pomodori e le loro gustose spezie. Una gatta rossa richiama continuamente la nostra attenzione in cerca di cibo, come non accontentarla?

teiera e té in uscita

Uno dei modi più usati per servire il té è quello di versare il liquido in un bicchiere, ributtarlo dentro la teiera e finalmente servire ai commensaliSoddisfatte dal pranzo ci alziamo per camminare un po’. Mi è mancata in questi mesi la sensazione di sabbia sotto i piedi e qui appare ancora più secca e non rimane addosso, passerei tutto il pomeriggio a camminare sulle dune ma il tramonto detta legge e dobbiamo raggiungere l’altro campo tendato!

 

Tenda nel deserto

Campo tendato a Zagora dove abbiamo pranzato assieme alla gatta rossa

Ci inoltriamo nelle dune con la musica a palla cercando di cantare e dimenandoci come Shakira a causa degli sbalzi. Intanto si vedono nomadi raccogliere acqua dai pozzi e gruppi solitari di cammelli liberi pascolare nell’arido terreno sabbioso. Qui infatti le dune di sabbia si intermezzano al terreno roccioso. Anche le piante sembrano resistere all’alternanza e file compatte di piante del deserto fanno sfoggio delle loro verdissime foglie.

due figure in penombra sulla duna

Il sole se ne sta andando a dormire dietro le dune del deserto

Circa 40 minuti prima che il sole se ne vada a dormire arriviamo al campo tendato di Erg Chigaga e facciamo la consueta passeggiata con i dromedari fra le dune del deserto.

Faccio amicizia con il mio accompagnatore pelosetto e con il dromedario dietro di me che cerca di mangiarmi la coperta. La guida mi spiega che l’animale ha gli occhi azzurri e per questo è un po’ matto.

Per fortuna i miei occhi sono verdi… Vediamo un buco scavato dalla volpe del deserto e subito mi viene in mente “Il Piccolo Principe” così il mio cuore fa un salto di felicità.

 

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo…

chiediti che cosa ti rende felice e poi fallo. 

Il mondo ha solo bisogno di persone felici.

(tratto da il Piccolo Principe)

 

Appena terminato il giro in dromedario arriva il buio e ci sistemiamo nelle nostre tende. Una rinfrescata veloce e ci accomodiamo a bere l’ennesimo tè caldo, con immenso piacere, dato che la temperatura stava drasticamente scendendo.

Assieme bagigi e biscottini. Arrivano le guide e iniziamo a parlare dei nostri paesi che ci deludono sempre un po’. Mi rendo conto che in qualsiasi parte del mondo manca qualcosa ed è uguale per tutti: il rispetto.

 

foto di dromedario

Dromedario che si riposa e attende che scenda la notte

Alle 20 andiamo a cenare all’interno della tenda e qui ci aspetta l’immancabile compagnia dei gatti. Nel menu una minestra calda, carne e verdure cotte nel Tajine e infine frutta a volontà

Una volta terminato ci accostiamo vicino al fuoco a cantare, battere le mani e imparare a suonare i bonghi. Tutto ciò sotto lo sguardo vigile di milioni di stelle.

Si vede la via lattea e qualche stella cadente per cui ogni volta bisogna essere svelti a esprimere un desiderio. Verso mezzanotte andiamo a dormire nel silenzio più totale e ci svegliamo la mattina al canto degli uccelli.

 

immagine del deserto

Deserto di Erg Chigaga e piante del deserto. Sullo sfondo le montagne Atlante.

La seconda notte ha richiesto l’indennizzo della notte precedente e ci siamo svegliate, ahimé, dopo l’alba. Ma d’altronde il tempo era un po’ nuvoloso e non avremmo avuto il piacere di vedere il sole stiracchiarsi e uscire lentamente dal suo riposo.

 

un'altra immagine del deserto

Ultimo pasto nel deserto

SECONDO GIORNO:

Dopo l’abbondante colazione arriva l’ora di salutare il deserto e di ritornare nella civiltà. Si sale un’altra volta sulla Jeep e ci muoviamo in direzione Mhamid.

Un piccolo centro berbero a ridosso del deserto che accoglie pochi visitatori, infatti molti ci osservano incuriositi, cercando di capire da quale parte del mondo arriviamo. Altro caffè e si riparte  per raggiungere una città magica: Tamnougalte.

 

uomo di origine berbera

Berbero che passeggia lungo la strada

Ma prima facciamo una breve sosta in un piccolo centro berbero, abitato da persone originare del Mali che si sono dedicate con passione alla lavorazione della ceramica.

Dai loro forni escono piatti e stoviglie elaborate e colorate. Ci attende una visita per scoprire il processo produttivo e il negozio dove acquistare gli articoli finiti.

 

uomo che lavora la ceramica

Una fase della lavorazione della ceramica

Questa volta raggiungiamo davvero Tamnougalte. Il ksar si trova in cima a una collina e per raggiungerlo bisogna attraversare il ponte dove passa il fiume Draa e i palmeti che adornano la strada da una parte all’altra.

Si passa per le costruzione di terra che hanno dato origine al villaggio più di 500 anni fa. Uno scenario incredibile che è stato scelto anche dal regista di Babel con protagonista Brad Pitt.

 

foto del fiume draa

Il fiume Draa e i palmeti vicini

Il nome arabo del villaggio è Ksar mentre la Kasbah è il nome dell’abitazione. Qui abbiamo soggiornato in un pezzo di storia marocchina, nella Kasbah Des Caids insieme museo e castello. Dall’alto delle sue terrazze si può ammirare il paesaggio circostante e il villaggio di Agdz.

veduta sui monti Atlante dalla kasbah des caids

Veduta da sopra la kasbah des Caids

Immancabile bicchiere di té alle spezie questa volta senza menta e cena di verdure, pollo e frutta aromatizzata allo sciroppo di datteri e cannella.

Serata danzante con musica folkloristica dove tutti si sono lasciati andare in balli frenetici. Ma la nostra serata non è stata lunghissima perché il giorno dopo ci aspettava Marrakesh.

veduta dalla kasbah

Dintorni della kasbah prima che tramonti il sole

Il terzo giorno siamo rientrati direttamente all’aeroporto gustando gli ultimi battiti di vita di un calore che non ci avrebbe accompagnato al ritorno. Infatti pioveva e faceva freddo a Treviso. Ma io mi sentivo comunque riscaldata e felice.

 

foto aeroporto marrakech

Aeroporto Marrakech zona partenze

 

Se anche a te interessa fare lo stesso tour non esitare a contattarmi o a contattare Lisa. Saremo ben liete di aiutarti a organizzare il viaggio con consigli e indirizzi utili. 

È un’esperienza che ti arricchirà proprio come ha fatto con noi. Avrai la possibilità di conoscere un tratto di Marocco più selvaggio e immergerti nella realtà locale.

Sarà il viaggio nel viaggio e ti permetterà di conoscere un popolo che forse non conosciamo abbastanza a fondo.

Come hai visto bastano tre giorni e ritornerai rigenerato e pronto per affrontare la quotidianità con un umore diverso. Te lo meriti! 

 



 

    2 COMMENTS

  • allora questo Marocco ti è piaciuto, eh?! Come non innamorarsene! e’ uno degli stati che mi è veramente rimasto nel cuore e in cui vorrò sicuramente tornare per viverlo a pieno!

    • Tayanita4travel 12/03/2017 Reply

      Mi è piaciuto più dell’altra volta che ci sono stata e poi ho visto tre stelle cadenti!! Buon segno 😉

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