L'isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia

L’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia

Immagine dell'isola del Lazzaretto Nuovo

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L’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia è un salto nel passato e nella scoperta della gestione della sanità durante il periodo della Repubblica di Venezia.

 

  ********** La Vigna Murada *********

 

La laguna nord

Le barene esterne all’isola del Lazzaretto Nuovo

Il primo nome conosciuto dell’isola del Lazzaretto Nuovo è Vigna Murada. Grazie ai reperti archeologici ritrovati è stato possibile ipotizzare presenza umana già nell’età del bronzo.

Ma è un documento ufficiale datato 1015 che ne attesta definitivamente la presenza. D’altronde, la posizione in cui si trova è strategica: soli 3,5 chilometri da Venezia, all’ingresso della laguna e davanti all’isola di Sant’Erasmo.

Dagli arbori ha avuto un ruolo strategico per la protezione dell’entroterra e per il controllo dei canali lagunari. Nel medioevo l’isola del Lazzaretto Nuovo appartenne ai monaci dell’ordine di San Giorgio Maggiore che edificarono una chiesa in onore di San Bartolomeo, il protettore dei pescatori.

Sempre in quel periodo c’era una fervente produzione di sale, un’importante risorsa economica che faceva capo all’isola di Torcello. Tutto il territorio era circondato da saline, che costituivano merce di scambio con il resto del mondo.

 

 


A Venezia, quando c’è la luna, par di passeggiare in una acquaforte. (Carlo Dossi)


******** L’isola del Lazzaretto Nuovo *********

 

Fu nel 1468, con un decreto del Senato della Serenissima, che l’isola divenne lazzaretto. Il nome fu scelto proprio per differenziare il Lazzaretto Vecchio che si trovava di fronte al Lido di Venezia.

Lì, infatti, venivano portate le persone che avevano già contratto il morbo, per le quali non c’era più niente da fare. Nell’isola del Lazzaretto Nuovo, invece, sarebbero state ospitati coloro i quali presentavo alcune manifestazioni, a titolo di prevenzione.

Non solo persone, ma anche le merci venivano portate e messe in quarantena, purificate attraverso l’uso di erbe aromatiche, in particolare rosmarino e ginepro.

 


La parola quarantena fu coniata dai veneziani e indicava quel periodo di quaranta giorni in cui, uomini o merci, dovevano rimanere rinchiusi all’interno del Lazzaretto, quando provenivano da paesi infetti perché avrebbero potuto portare malattie all’interno del paese. Il numero 40 richiamava la simbologia cristiana. 


 

********* La peste *********

 

Anfora ritrovata negli scavi archeologici

Anfora per il trasporto di merce all’interno del museo

Ci furono, durante il periodo della Serenissima, due terribili contagi della peste: il primo nel 1576 e il secondo nel 1630. In queste due occasioni anche l’isola del Lazzaretto Nuovo fu usato come ospedale per gli appestati, come documentato dagli scavi archeologici.

Data l’enorme quantità di merci e di persone che arrivavano nell’isola furono costruiti diversi edifici. La struttura principale, conservato ancora oggi, era il Tezon Grande che raggiungeva la lunghezza di 100 metri. C’erano un centinaio di stanze e da lontano sembrava quasi un castello, perché ogni camera era dotata del suo tipico camino veneziano.

L’opera era il più grande edificio pubblico di Venezia subito dopo le Corderie dell’Arsenale.

In quel periodo la peste imperversava funesta e non si conoscevano ancora le cause che la scatenavano. Solo più tardi si sarebbe scoperto che una pulce che infestava i ratti africani era la portatrice del morbo.

La peste si manifestò in due modi diversi: quella bubbonica, che provocava dei bubboni sotto le ascelle in prossimità dei vasi linfatici, e la peste nera che portava dolori insopportabili fino allo stadio finale di setticemia.

La mortalità era pari al 40% nella prima e il 90% per la seconda. 

L’antibiotico non era ancora stato inventato, né tanto meno la penicillina. L’unico antidoto usato dai veneziani era la Teriaca, un composto di 31 erbe e allucinogeni messo a disposizione per tutta la cittadinanza.

Le persone più abbienti potevano anche fare dei salassi, una pratica medica accreditata che si pensava potesse curare ogni tipo di malessere.

Venezia fu una delle città che riuscì a debellare in modo significativo il morbo. Quale fu la sua fortuna?

La possibilità data anche ai poveri di accedere ai servizi sanitari, l’isolamento del Lazzaretto nella laguna e lontana dal centro cittadino e il periodo di controllo al quale veniva sottoposto la merce in arrivo.

Non solo Venezia era una città votata al benessere dei propri cittadini ma era anche orientata al senso comunitario. Fu proprio qui, all’interno del Lazzaretto Nuovo, che fu costruito il primo cimitero al mondo dedicato ai fedeli di religione musulmana, periti all’esterno delle loro terre. Era riconosciuto come il Campo Tripolino dei musulmani.

 


Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo. (Tiziano Terzani)


********** L’esercito austriaco e francese **********

 

statua morente

Statua che si trova nel viale dei gelsi all’interno del giardino

Sconfitto il terribile periodo delle infestazioni, il Lazzaretto perse parte del suo motivo di esistere. Durante il 1700 l’isola di Lazzaretto Nuovo venne militarizzata dagli austriaci che nel corso dell’800 costruirono una cinta muraria.

Il Tezon Grande, prima aperto da archi per il circolo dell’aria, venne completamente chiuso per contenere la polvere da sparo. L’isola fu collegata alla Testa di Ponte di Sant’Erasmo e alla batteria della Torre Massimiliana che controllava l’ingresso del porto di Lido.


Come raggiungere l’isola del Lazzaretto Nuovo:

Prendere la linea 52 ACTV da Piazzale Roma e scendere a Fondamenta Nove.

Da lì proseguire con il traghetto linea 13 in direzione Cavallino Tre Porti.


 

************ L’isola del Lazzaretto Nuovo oggi *************

 

In lontananza il tezon grande

Il famoso viale dei gelsi secolari

L’isola è stata assegnata all’Esercito Italiano fino al 1975, poi è tornata a risplendere grazie a ristrutturazioni volute dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e dal Magistrato delle Acque.

Oggi è stata data in concessione all’associazione Ekos Club che si occupa di preservare il territorio anche attraverso attività scientifiche e culturali.

Il sito è visitabile i sabati e le domeniche dal 7 aprile al 28 ottobre, con due visite guidate: la mattina alle ore 9.45 e il pomeriggio alle ore 16.30.

Si potrà visitare il giardino interno con i suoi gelsi secolari, il Tezon Grande che oggi ospita un piccolo museo che raccoglie reperti archeologici, suppellettili, anfore e resti umani ritrovanti durante gli scavi archeologici.

Inoltre si può fare il camminamento di ronda lungo un chilometro che costeggia tutta l’isola per ammirare la tipica vegetazione composta da allori, frassini, biancospino, pruni selvatici, eccetera.

E godere della fauna locale composta da aironi, cormorani, gabbiani, garzette, falchi di palude e altri uccelli di passaggio.

Sono previsti anche campi estivi per bambini promossi dall’associazione Archeo club di Venezia.

All’interno dell’isola si trovano anche due tipici “caselli da polvere” edificati attorno al 1550 in tutta la zona lagunare per contenere la polvere da sparo. Erano costruiti con una base di pietre d’Istria, mattoni e un tetto piramidale per contenere le eventuali esplosioni.



 

 

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