Sei mesi in Centro America fra Messico, Guatemala, Honduras e Belize

Sei mesi in Centro America fra Messico, Guatemala, Honduras e Belize

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Sei mesi in Centro America. Sei mesi di viaggio intenso e di emozioni forti. Per la seconda volta da sola in luoghi extra europei. Questo è il resoconto del mio viaggio.

Se ripenso a quante volte fin da bambina ho sognato di viaggiare da sola in qualche paese esotico e a quando sono riuscita a metterlo in pratica, mi sembra di volare. I desideri devono essere riposti in un cassetto della mente e, non appena arriva l’occasione, metterli in pratica.

Questa è sempre stata la mia filosofia di vita e mi soddisfa sapere che lentamente riesco a fare ogni cosa mi passi per la testa. Un passo dopo l’altro. Un sogno alla volta. Poi si gira pagina e si va avanti.

SEI MESI IN CENTRO AMERICA

Sono partita a ottobre, piena di dubbi e di ripensamenti, chiedendomi se stavo facendo la cosa giusta. Avevo anche conosciuto una persona con la quale stava nascendo qualcosa e l’avrei sicuramente persa lungo il cammino. Ma la fedeltà a me stessa mi ha impedito di fermarmi ed è stata la scelta azzeccata.

Messico 

Mérida

La prima tappa è stata Mérida, nello Yucatan, una settimana ospite in una stanza prenotata su Airbnb con dei ragazzi che abitavano nelle vicinanze del centro. Una camera con un’amaca e un ventilatore. La prima notte insonne, causa fuso orario e adrenalina a mille.

Il primo giorno ho bevuto tre litri di acqua in un’ora, il caldo era insopportabile, ma i colori e la vivacità del Messico mi stavano lentamente rapendo. Quando camminando scoprii il mercato cittadino entrai totalmente in fusione con il luogo. Rimanevo ore nel parco ad ammirare i lineamenti dei messicani e l’intensità dei loro occhi scuri.

I loro ampi sorrisi carichi di gioia e di spensieratezza. Mi sono sorpresa a vedere la domenica ecologica in cui molte strade del centro vengono chiuse al traffico cittadino a favore delle bici e dei pedoni. Canti, danze e manifestazioni a tutte le ore, il ritmo latino e la tradizione musicale.

Ho fatto diversi tour per vedere cenotes, la riserva della biosfera Celestun, le piramidi di Uxmal e la spiaggia di Progreso. Mi sentivo ancora un pesce fuor d’acqua nonostante abbia avuto la possibilità di conoscere nuove persone. Ero ancora sulla difensiva, stavo sondando il terreno per riuscire a lasciarmi andare.

Playa del Carmen

Il motivo per cui avevo scelto il Messico per la seconda volta. La prima c’ero stata con una mia amica e c’ero rimasta una settimana, l’altra l’avevo trascorsa a Cancun. Questa volta mi sarei fermata un mese.

Il leit motiv sarebbe stato lentezza, godimento e conoscenza. Volevo sapere tutto su Playa del Carmen, entrare nel vivo della vita della riviera maya. Anche qui alloggio su Airbnb da una signora alquanto particolare con una cagnetta di nome Agua.

Lei, insegnante di yoga Kundalini, al martedì e al giovedì alle 4 di mattina teneva la sua lezione in casa. Ma vivevo tutto in modo molto tranquillo, d’altronde mi trovavo esattamente dove volevo essere.

Camminavo in lungo e in largo ogni Avenida e ogni spiaggia scoprendo qualsiasi angolo nascosto. Ho visitato tutti i cenotes possibili e immaginabili, tutte le località nella riviera e seguito lezioni di yoga nella scuola vicino a dove abitavo. Ho nuotato con tartarughe e delfini e assaggiato ogni sorta di frutta.

Dopo aver conosciuto tantissime nuove persone, mi sono sciolta come un ghiacciolo, lentamente, lasciando andare strati di difesa e decidendomi di uscire da quella zona comfort che mi faceva allontanare dagli altri. I sorrisi diventavano meno tirati, mentre cuore e mente lasciavano spazio a sentimenti e ricordi.

Città del Messico

Trascorso il mese, sono salita a Città del Messico per una settimana per visitare finalmente la casa di Frida Kahlo e la piramide di Teotihuacan. Il D.F., come lo chiamano i messicani, è culturalmente ricco di fascino ma pur sempre una città coloniale con chiari riferimenti occidentali. Non era questo ciò che cercavo nel viaggio.

Mi mancavano ancora quattro mesi per completare i miei sei mesi in Centro America.

Chiapas

Sono salita per poi scendere di nuovo nel sud del Messico e immergermi in ciò che resta delle vere radici maya. Sono stata a Tuxtla Gutierrez, San Cristobal de las Casas, dove ho sentito anche alcune scosse di terremoto, e Palenque. Ho odiato a morte quelle strade con i dossi artificiali, messi dai nativi per far rallentare le macchine, uno ogni minuto circa.

Ma i paesaggi che ho visto sono stati stupefacenti, incredibili, inimmaginabili. Una natura potente e rigogliosa che solo la volontà dei nativi è riuscita a preservare. I laghi di Montebello, le cascate di Agua Azul, le cascate di El Chiflón, el Cañon del Sumidero e i suoi coccodrilli.

Le città rimaste intatte e autentiche come Chiapa de Corzo, San Juan Chamula, Zinacantan dove ho visto un santone sacrificare una gallina per proteggere una famiglia, oppure la comunità riunita in piazza a giudicare i misfatti di alcune persone. Emozioni indelebili, orologi inesistenti, tempo superfluo.

Guatemala

Lago di Atitlán 

Nel lago di Atitlán e nella cittadina di San Pedro ho trovato un luogo ideale nel quale vivere. Il ritmo di vita è rilassato, gli orari sono un optional e la cosa più importante è imparare a prendersela comoda. La mia vita consisteva in lezioni di spagnolo e di yoga. Questo mi ha aiutato a spogliarmi di altri strati fatti di frenesia e velocità, tipici della cultura occidentale. Un lago per me magico, al quale ripenso con grande nostalgia.

Antigua e Monterrico

L’antica capitale del Guatemala, ferita e distrutta varie volte dai due terribili vulcani che la circondano. Il Volcan de Fuego e il Pacaya. Ogni tremolio mi faceva sussultare, colpa delle crepe che avevo visto passeggiando lungo i viali. Ma dopo essere stata avvolta in un luogo senza tempo, mi è sembrata troppo europea. 

Sono scappata al mare a Monterrico. In una distesa di sabbia nera dove bazzicano cani affamati e senza padrone. Dove si poteva prendere il sole solo al mattino perchè la sabbia diventava incandescente e non si poteva nuotare a causa della forza dell’Oceano Pacifico.

Breve sosta in Honduras e ritorno in Guatemala

San Pedro Sula e Roatan

Mi ero lasciata influenzare dai racconti sull’Honduras e voluto visitare anch’io una delle sue idilliache isole. Prima ho fatto sosta a Copán Ruines per vedere le piramidi maya. Sono partita da Antigua con lo Shuttle e sono arrivata in giornata. Il giorno dopo sarei ripartita alla volta di San Pedro Sula, uno dei paesi più pericolosi al mondo.

Ammetto di aver avuto per la prima volta paura, leggevo timore anche negli sguardi della gente sul mezzo nel quale viaggiavo. Fortunatamente in serata ho raggiunto l’hotel e la mattina dopo sono volata nell’isola di Roatan.

Ho trascorso esattamente metà del viaggio rinchiusa in bungalow a causa della pioggia in compagnia di una gattina di appena sei mesi di nome Princesa.

Quel tempo mi è servito per mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie avventure.

Nei giorni di sole uscivo a fare snorkeling, a passeggiare o a fare tour dell’isola in motorino. Ma c’erano veramente troppi italiani, quasi mi infastidiva sentire parlare il mio idioma dopo tanto tempo rinchiusa in una bolla di vetro maya.



Ritorno in Guatemala

Il funzionario della dogana mi fece osservare, prima di rimettere il timbro, che mi rimanevano 23 giorni da trascorrere in Guatemala. Mi sarebbe piaciuto vedere tanti altri posti ma ho dovuto fare una cernita. Ho scelto Livingston, Coban e Flores. Il primo è il Caraibi del Guatemala dove vivono i “Garifuna” una popolazione di origine africana trapiantata dai coloni. L’africa e il latino, una combinazione che non promette bene. Purtroppo, anche se il luogo è suggestivo, l’immondizia è orrendemente esagerata e deturpa completamente il paesaggio.

Coban invece si trova fra le montagne e fa veramente freddo in inverno. Ma intorno si possono ammirare immense piantagioni di caffè e a sorpresa di cardamomo. Sì perchè qui si trova il caffè al cardamomo, una prelibatezza che continuo a bere ancora oggi. La città è piuttosto affollata ma non di turisti, la maggior parte sono di origine americana o nord europea.

Flores invece è una graziosa isoletta che si trova nel lago Petén Itzá, in uno dei dipartimenti più belli dello stato, il Petén. Da qui partono le escursioni per visitare Tikal, uno dei siti maya più suggestivi perchè immersi in una foresta immacolata, lontana da qualsiasi insediamento umano. Sono rimasta tre giorni, poi ho dovuto salutare il mio amato Guatemaya e dirigermi in Belize.

Belize e Messico

Belize City e Caye Caulkner

Ero giunta all’ultima tappa del mio viaggio, poi sarebbe toccato il tragitto del ritorno. Avevo trascorso cinque mesi e mezzo ma mi credi se ti dico che i miei occhi non erano ancora sazi?

Da Flores parto in corriera per raggiungere Belize City, avevo sentito non fosse molto sicura, quindi ho sorvolato la visita. Mi sono subito diretta ai traghetti per l’isola di Caye Caulkner. Sono arrivata e l’aria era calda, avvolgente e rilassante. Vicino a me l’isola di Ambergris Caye, meglio conosciuta come la Isla Bonita di Madonna. 

Ma Caye Caulkner ha la particolarità che non circolano auto, solo biciclette e golf car e il ritmo era molto più blando. Tanto da rischiare di perdere il traghetto di ritorno in Messico perchè il mio autista aveva fatto festa la sera prima e non si era svegliato in orario!

Non ho mai visto però un’acqua tanto azzurra, sembrava quasi dipinta. Ma le spiagge a disposizione non sono molte e ripararsi dal sole è davvero difficile. Ma non era mia intenzione stare distante perchè dovevo ritornare e volevo catturare ogni singolo raggio.

 

L’ultimo giorno l’ho trascorso nella mia amata Playa del Carmen. Era giusto così, dovevo concludere qui un cerchio che si era aperto a ottobre e si richiudeva ad aprile.

Sei mesi in Centro America mi hanno cambiata. Sono ritornata più leggera e ho capito che la felicità si ottiene spogliandosi di tutte le cose superflue che ci portiamo addosso.

Maschere, pregiudizi, condizionamenti sociali, senso del tempo. La serenità riguarda il togliere più che il costruire.

Ogni tanto riaffiorano i ricordi di quei mesi e mi ricordo degli insegnamenti avuti. Cercherò di non essere mai più la persona che ero prima di partire. Farò in modo che la routine non cancelli ciò che il viaggio mi ha insegnato.

Se mi chiedono se ne è valsa la pena, con un gran sorriso rispondo di sì. Se mi chiedono se mi sono sentita sola rispondo no.

Essere stata finalmente con me stessa, fuori dal mio contesto abituale, mi ha dato una forza e una lucidità che non credevo di avere.

Per questo ti voglio dire che se ti si presentasse l’occasione dovresti provarci anche tu.

Ritrovarti è il dono più grande che tu possa farti. 

    2 COMMENTS

  • Wow che esperienza! Mi mancano un po’ le parole sinceramente. Sei sintetica nel raccontarlo, ma dà l’idea di essere stata una piccola Odissea. Forse hai scelto uno degli itinerari migliori per compiere un viaggio di questo tipo che oltre ad essere un viaggio di scoperta del mondo è stato anche di scoperta di te. Si sa che il Sud America è una terra mistica e spirituale in certi aspetti. Sembra che tu sia stata capace di ascoltare alcune antiche voci che forse sussurrano ancora a chi ha orecchie per sentire. Davvero tanto di cappello. Non so se ci riuscirei 🙂

    • Tayanita4travel 02/12/2018 Reply

      Ciao Stefania! Ti assicuro che una volta partita ti lasci davvero trascinare dall’esperienza e poi, va beh, tu lo sai già benissimo!!! 😉 Una grande viaggiatrice come te non ha bisogno di nessun insegnamento <3

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