Il ranuncolo di montagna e la piccola volpe al cospetto del mondo

Immagine volpe disegnata e storia dialogo con ranuncolo di montagna

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Dopo essermi a lungo lamentata terminai il discorso dicendo: “Non vedi quanto è grande il mondo? Come posso farcela da sola?” Ero solo una cucciola di volpe che chiedeva consiglio a un ranuncolo di montagna, l’unico disposto ad ascoltare i lamenti della mia anima.

“E lo chiedi a me?” rispose decisa la pianta “Ho dovuto forare una bottiglia per far sì che il mio gambo crescesse in altezza e nonostante questo non mi sono arresa. Devi coltivare la forza di volontà come hai fatto per diventare un’abile cacciatrice.

La necessità stimola l’apprendimento, la curiosità aumenta la conoscenza e la giustizia indirizza la consapevolezza.

Sei piccola, è vero, forse troppo per questo mondo ma non lo è altrettanto il desiderio di attraversare i sentieri della vita; perciò avanza ora e non ti abbattere, non fino a quando per te non vi sarà alcuna speranza”.

Presi quelle parole come se fossero l’unico appiglio possibile e le cacciai all’interno della mia mente, pronta a servirmene ogni qual volta ne avessi bisogno. Continuai a salire mentre i pensieri vorticavano inarrestabili. “Coltivare la forza di volontà… aumentare la conoscenza… essere consapevole di ciò che è giusto…” pensai: “Come si possono seguire questi insegnamenti?”

Il mondo stava cambiando a un ritmo tale che non si riusciva più a controllare. La devastazione era totale: uragani, maremoti, esplosioni vulcaniche e sconvolgimenti climatici si abbattevano quasi quotidianamente in ogni parte del mondo. L’ impotenza con la quale gli uomini seguivano gli avvenimenti era contagiosa tanto da coinvolgere anche noi animali. Ci sentivamo rattristati dalle perdite subite soprattutto quando ci colpivano direttamente. Capitò anche a me: persi i miei genitori durante la tracimazione del torrente Vemir rimanendo così da sola.

All’inizio fu difficile prendere in mano la situazione ma poi mi feci coraggio, spinta anche dalla fame, decisa a conquistare un posto nel bosco. “Necessità che stimola l’apprendimento” proprio come aveva detto il ranuncolo di montagna.

Le funeste elucubrazioni mi fecero raggiungere la cima. Alzai gli occhi per annusare l’aria, a seguito di un odore selvatico appena percepito, e vidi un tramonto dai colori accesi intercalato da nuvole dalle tonalità pastello. La visione fu talmente surreale da farmi rabbrividire e all’improvviso venni pervasa da un’ondata di consapevolezza simile a una folata di vento freddo.

La meraviglia dell’universo era tale da far sembrare gli accadimenti atmosferici quasi una sorta di obbligo atto a ripagare gli sprazzi di divinità omaggiata. A queste riflessioni si contrapposero le parole della piantina poc’anzi incontrata: “La curiosità aumenta la conoscenza”.

 

Foglie autunnali e sole che fa capolino tra esse

 

L’interesse nei confronti dei contrasti della natura stava in effetti colpendo i miei sensi che nel frattempo si erano acuiti verso ogni rumore, odore, visione, gusto e sensazione tattile. Capii che il Creato non si ferma nemmeno per un attimo di fronte alle avversità ma continua, imperterrito, a mostrare la sua bellezza. L’armonia non si scalfisce con le difficoltà ma si adatta conformandosi al momento presente. Forse ero troppo piccola per questo mondo ma ne facevo parte, ero un piccolo pezzo di un puzzle senza il quale non si sarebbe completato il quadro.

Non mi sentii più inutile perché potevo compartecipare alla salvezza della Terra. Certo, non avrei fatto tutto da sola, l’impegno degli altri era fondamentale, ma comprendere di poter agire era stato un momento rivelatore.

Il mio obiettivo diventò, prepotente, quello di scuotere le menti, risvegliare gli altri animali dall’apatia e far loro capire la stessa deduzione che avevo avuto io. Insieme potevamo farcela, da soli eravamo perduti.

Risuonò la frase “La giustizia indirizza la consapevolezza espressa dal ranuncolo di montagna e confermai il concetto con un convinto movimento del capo. Sarei stata io, ora, a indicare la verità.

Scesi lungo il fianco della montagna e nonostante la fame e la stanchezza mi sentii leggera, ricaricata da una nuova prospettiva. Nessuno è troppo piccolo per essere custode e protettore della nostra Madre Terra, nemmeno io, nonostante l’età e la scarsa fortuna avuta finora.

Un’infelicità non giustifica l’indifferenza, non ci si può nascondere dietro la paura di non saper cosa fare, si deve agire in qualche modo e cercare di fare il meglio. Forse non sarà risolutivo ma andrà a beneficiare una piccola parte del mondo proprio come minuti elementi di un ingranaggio che a volte si inceppa ma che non smette mai di funzionare. Lo stai dando tu, il tuo contributo al mondo?

 

“Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019

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