Recensione Jungle: il film verità con Daniel Radcliffe

Recensione jungle film

Recensione Jungle: il film che racconta una storia vera vissuta nel 1981 in Bolivia da un gruppo di giovani escursionisti nella giungla. Il protagonista della pellicola è Daniel Radcliffe meglio conosciuto al pubblico come il maghetto Harry Potter.

L’ambientazione non ha nulla a che vedere con le mura sicure del castello di Hogwarts perché qui ci troviamo in Bolivia, una terra affascinante quanto pericolosa, se visitata con una certa ingenuità.

La regia è curata da Greg Mclean e gli altri interpreti presenti sono Lily Sullivan, Thomas Kretschmann, Jacek Koman e Alex Russell. Il film è uscito nei grandi schermi nel 2017.

L’Inizio 

 

Un viaggio avventura che comincia come ‘anno sabbatico’ per Yossi Ghinsberg, un giovane israeliano partito dal suo paese per visitare in lungo e in largo il sud America.

Giunto in Perù fa amicizia con un ragazzo svizzero di nome Markus diretto come lui a La Paz, la capitale boliviana. I due si scambiano aneddoti di viaggio vissuti durante i loro vagabondaggi e decidono di soggiornare assieme nello stesso ostello.

Lì incontrano un altro ragazzo di nome Kevin che Markus aveva già avuto il piacere di conoscere mentre Yossi lo aveva sentito nominare per i suoi innumerevoli viaggi nel mondo. I tre legano subito e trascorrono le giornate visitando la città e facendo festa la notte.

Durante una passeggiata solitaria fra le vie di La Paz, Yossi viene fermato da un geologo austriaco che inizia a parlargli di un tour alla scoperta delle popolazioni indigene che vivono nella foresta amazzonica.

Si tratta di un esplorazione avvincente toccando terre che difficilmente altri uomini hanno veduto. Corre subito a parlarne agli amici che si lasciano contagiare dal suo entusiasmo.

Così partono con la loro guida e uno zaino a testa riempito di cibo acquistato per strada. Programmano un tour di 4/5 giorni nella natura più selvaggia.

 

 

Nella giungla

 

Le idee, si sa, sono sempre più intriganti rispetto la realtà e ben presto se ne accorgono anche i nostri protagonisti. Camminare nella giungla non è affatto facile perché ci sono insetti velenosi, piante urticanti, terreni melmosi e il caldo è insopportabile.

Inoltre, essendo una foresta pluviale è spesso attraversata da fastidiosi, seppur brevi, temporali. Hanno avuto l’accortezza di partire poco prima del periodo delle piogge. 

Markus comincia ad avere problemi di piaghe e vesciche ai piedi formatesi a causa delle lunghe camminate in terreni non proprio agevoli. Questo intoppo fa rallentare il gruppo che deve fare delle soste più lunghe per permettere al ragazzo di riposarsi.

Gli altri due amici iniziano a spazientirsi perché sono a ridosso del periodo delle piogge e sono preoccupati che il tempo possa peggiorare. In più, sono impazienti, com’è normale a 20 anni, nel vedere qualcosa di inesplorato.

Dopo un breve consulto decidono di proporre alla guida di continuare il viaggio navigando il fiume, evitando così di far camminare l’amico e accorciare anche i tempi di percorrenza.

La guida si dimostra poco propensa all’idea ma poi, di buon grado, accetta. Così costruiscono una zattera e si avventurano lungo la corrente alquanto turbolenta.

Dopo qualche ora di navigazione sono obbligati a fermarsi presso una spiaggetta: stavano quasi perdendo l’imbarcazione a causa della forte corrente e dell’incertezza del timoniere.

Kevin e Yossi discutono nuovamente. I ragazzi si sono accorti che la guida ha paura a nuotare e che rischiano di annegare seguendo le sue indicazioni. 

Arriva il colpo di scena perché la guida decide di non continuare il viaggio ma di ritornare a La Paz. I due giovani non ci stanno mentre Markus, stremato dal dolore, decide anch’esso di abbandonare l’avventura. 

Il gruppo così si divide: da una parte fanno ritorno la guida e Markus, dall’altra Kevin e Yossi continuano il viaggio. Questi ultimi, però, saranno ben presto divisi da un’incidente che li farà sbalzare fuori dalla zattera.

 

Daniel Radcliffe nella locandina del film

 

Recensione finale di Jungle

 

Ovviamente non ho nessuna intenzione di rovinarti il finale per fare una recensione di Jungle completa! Sappi solamente che Yossi si ritrova per oltre una settimana nella foresta da solo, mentre Kevin cerca di convincere qualcuno a cercarlo.

Per sapere degli altri due protagonisti della vicenda dovrai vedere il film ma ti posso anticipare che non ci sarà, purtroppo, un lieto fine.

Il film, che ripeto racconta una storia realmente vissuta, mi ha lasciato un po’ turbata. Ho ripensato al mio viaggio in solitaria in Centro America e ho realizzato che il pericolo per un viaggiatore in solitaria è sempre dietro l’angolo.

Soprattutto quando ci si sente troppo sicuri e si iniziano a sottovalutare i messaggi che ci vengono mandati. Se si viaggia da soli bisogna prestare massima attenzione alle amicizie che si instaurano e, in modo particolare, alle situazioni che si vivono. 

Non sempre le persone hanno degli atteggiamenti benevoli e di solito lo capiamo ascoltando le sensazioni che suscitano approcciandoci ad essi. È importante seguire sempre l’istinto anche se questo comporta abbandonare un’idea a lungo sognata o superare l’imbarazzo di apparire fifoni.

Se qualcosa non ci convince non va fatta: punto.

Come si fa a capirlo?

Le sensazioni positive regalano un senso di calore, come se ci sentissimo espandere verso l’esterno, mentre quelle negative ci fanno ripiegare in noi stessi, come per difenderci. 

Prova a testarlo tu stesso: pensa a qualcosa che ti piace e a qualcosa che ti infastidisce. In che cosa si differenziano? Presta attenzione alla decisione in particolare se ti fa nascere qualche obiezione: registra i sentimenti provati e tienili a mente. 

Saprai istintivamente cos’è giusto fare e come vivere il tuo viaggio al meglio per renderlo un ricordo indelebile e un’avventura da raccontare più e più volte. 

 

 

La mia recensione di Jungle, per concludere, è positiva.

Mi è piaciuto vedere l’attore sotto un’altra veste e ho apprezzato il messaggio. Forse la durata poteva essere inferiore e certe scene tagliate ma nel complesso erano attinenti. 

Il regista ha voluto dare anche un tocco onirico grazie a sequenze di flashback e silenzi irritanti per rendere la stroria ancora più avvincente e a mio avviso ci è riuscito in pieno. 

Infine, mi ha lasciato il desiderio di viaggiare, con le dovute accortezze, di esplorare nuovi paesi e di lasciarmi travolgere dal suono di lingue ancora inascoltate. Chissà quando si potrà tornare a farlo!

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