Seis: una settimana alla scoperta della Mérida yucateca (capitolo 2)

Seis: una settimana alla scoperta della Mérida yucateca (capitolo due)

Casa coloniale a Mérida

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Ero scesa dall’aereo, non potevo più tornare indietro e dovevo prepararmi ad andare alla scoperta della Mérida yucateca. Attraverso l’esplorazione del Messico avrei camminato fra le pieghe della mia anima alla ricerca di ciò che la componeva, ritrovando un tessuto che da tempo avevo perduto.

 


 

<<<<<<<<<<<<<< Se vuoi leggere il primo capitolo lo trovi qui >>>>>>>>>>>>>>>>

 


C’era un caldo insopportabile…

Ero partita in ottobre e avevo lasciato in Italia 17 gradi. Ero arrivata nella Mérida yucateca trovando una temperatura di 40 gradi.

La mattina del primo giorno uscii dall’appartamento accaldata per visitare l’ultima e la più grande città coloniale dello Yucatan. Il colore che risaltava era il bianco e facevo fatica a comprendere la numerazione stradale.

Tutto è diviso in calles, vie, e sono tutte numerate. Faticai un po’ a trovare l’orientamento mentre guardavo i negozi che la popolavano. 

A un certo punto dovetti fermarmi in una specie di supermercato ad acquistare una bottiglietta d’acqua. L’afa era insostenibile. Come aprii il tappo e appoggiai la bocca, la finii. Ero davvero assetata! 

Purtroppo, non avevo placato la sete.

Dovetti cercare un’altro negozio con dell’acqua fresca. Questa volta acquistai una bottiglia da un litro e mezzo.

Continuai a passeggiare, sedendomi ogni tanto a rinfrescarmi sotto l’ombra di una pianta nei parchi pubblici. Quasi mi vergognai… Il Messico, considerato un paese povero, ha dei parchi pubblici da fare invidia alle migliori città europee. 

parco pubblico nella mérida yucateca

Parco pubblico con statua e fontana, wi-fi gratuito e prese per ricaricare gli smartphone

Sono puliti, curati e soprattutto popolati. Vicino ad alcune panchine ci sono addirittura delle prese in cui ricaricare gli smartphone.  E il wi-fi è gratuito per tutti.

Il rovescio della medaglia è che gli anziani osservano la gente che passa o leggono il giornale, mentre i giovani rimangono incollati allo schermo del telefonino.

Fa impressione vedere come le persone siano in grado di estraniarsi pur essendo a contatto l’una con l’altra.

Vicini eppure ancora troppo lontani. 

Trovavo interessante Mérida ma in un certo senso mi annoiava. La città era troppo moderna per trovare quell’essenza che mi aveva spinto a spostarmi in Centro America.

Non avevo neanche fame. Comperai un gelato che sembrava più uno yogurt con sopra una salsa dolciastra. Per qualche strano motivo mi imbarazzava entrare in un locale. Forse avevo paura di sbagliare le parole, non ero molto ferrata con lo spagnolo.

O forse dovevo ancora buttarmi alle spalle quel senso di disagio che mi attanagliava da quando ero partita. Quella paura nascosta di non riuscire a raggiungere il mio intento: vivere con maggior spensieratezza.

Le parole sono sempre state difficili per me da esporre, il fatto che fossero in spagnolo, lo capisco solo ora, era solo una scusa.

Una casa dalle tonalità pastello attirò la mia attenzione. Vibrava di azzurro lucente e i dettagli bianchi in contrasto, richiamavano l’immagine del cielo e delle nuvole. 

Interno di un edificio con colori verde e bianco

Non solo azzurre, le case hanno una tonalità pastello che mette subito buonumore

Le vie dello shopping erano un tripudio di giovani sorridenti e felici.

Continuai a passeggiare a caso fino a che arrivai al mercato. La mia mente si mise subito in moto e i miei occhi furono attraversati da un lampo di gioia.

Questo era ciò che cercavo! Bancarelle di frutta delle quali non sapevo l’esistenza, odori forti e pungenti di carni e di pesce, generi alimentari tipici dei supermercati.

L’età media dei visitatori si era notevolmente alzata. C’erano massaie che giravano con borse stracolme di cibo e chi si aggirava furtivo in cerca di qualche prodotto specifico.

Io ero in estasi, rifeci il giro del mercato per tre volte fino a quando mi decisi di acquistare qualcosa per la cena. Comperai dei frutti dei quali non ricordo il nome, perché la signora a fianco a me mi disse che erano molto “dulces“.

Poi, presi della verdura già tagliata e lavata in sacchetto, pronta per essere consumata. Infine acquistai una crema di fagioli neri, la famosa “frijoles refritos” e delle tortillas.

Pere rosse comperate al mercato a Mérida

Non ero riuscita a resistere neanche di fronte a queste fantastiche pere rosse!

La mia prima cena messicana era pronta per essere preparata. 

Uscendo mi accorsi che il mercato non era finito ma le bancarelle erano cambiate lasciando il posto ad abbigliamento, giocattoli e prodotti per la casa. Mi divertii a osservare la gente mentre barattava o cercava di trovare il prezzo migliore. 

Io sono pessima in questo, ma forse questo viaggio mi avrebbe aiutato a mercanteggiare. All’improvviso vidi un’agenzia viaggi e guardai il cartello che rappresentava i tour in programma.

Avevo già in mente dei luoghi da visitare, dovevo solo farli combaciare con il mio tempo a disposizione. Presi nota dei prezzi e dei giorni, poi tornai a casa e mi preparai la cena.

Burattino inquietante al mercato di Mérida

Fra le bancarelle del mercato ogni tanto vi si trovavano delle sorprese inaspettate!

Prima di tutto avevo bisogno di farmi una doccia. Il bagno era libero così decisi di entrare in doccia. L’acqua era fredda, come la sera precedente, e non aveva nessuna intenzione di diventare calda.

Per fortuna ero talmente accaldata che il freddo non poteva che essere una benedizione. Poi presi i miei acquisti e mi diressi in cucina.

Anche questa era vuota. Sentivo però i ragazzi parlare, probabilmente erano chiusi in camera.

Mi preparai la cena e andai a mangiarla in camera, avevo un tavolino sul quale appoggiare i piatti e il wi-fi grazie al quale potevo connettermi a internet. Mangiai di gusto, una cena leggera ma completa.

Poi, misi un po’ di trucco solo sugli occhi, il caldo era ancora opprimente, e scesi di nuovo in strada.

Chiesa a Mérida

Tipica chiesa a Mérida sempre frequentata da fedeli a qualsiasi ora del giorno

Girovagai alla ricerca dell’agenzia viaggi, avevo i contanti con me e volevo prenotare il prima possibile. Finalmente la trovai e un giovane messicano mi fece accomodare alla sedia.

Gli riferii esattamente cosa volevo visitare e quando, ma lui mi interruppe dicendo che i giorni erano già destinati. Avrei dovuto adattarmi ai loro programmi.

Non c’era nessun problema. Il mio viaggio era nato all’insegna della spensieratezza e me ne stava dando la dimostrazione. Quindi l’indomani sarei andata a visitare Celestun.

L’appuntamento era alle 7 davanti all’agenzia. Non mi restava che ritornare in stanza e preparare lo zaino per il giorno dopo. Mi fermai solo ad acquistare un po’ di biscotti e del caffè solubile.

Finalmente avrei iniziato a visitare i dintorni di questa magnifica e sorprendente penisola…


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