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Parchi nazionali, riserve e safari in Kenya sono una delle esperienze più esaltanti da visitare nella vita di un viaggiatore. Non solo per l’impatto ambientale che travolge e stravolge ma anche per l’emozionante incontro con le creature più selvagge del mondo.

Le persone che prenotano una vacanza qui sognano di vedere i big five ossia le cinque specie di animali che sono considerati i re della savana africana, nonché i più pericolosi: gli elefanti, i leopardi, i rinoceronti, i leoni e i bufali.

Io ho avuto la fortuna di vacanzeggiare due volte in Kenya e di poter visitare tre parchi nazionali facendo altrettanti safari ma soprattutto sono riuscita a vedere i big five oltre a tantissimi altri animali.

È un’esperienza che consiglio a tutti perché ci si approccia agli animali nel loro ambiente naturale, venendo così a scoprire l’importanza di proteggerlo e preservarlo.

Informazioni generali

 

La prima domanda che ci si pone è: “come mi devo vestire?” Il tragitto dalle località turistiche di mare come Mombasa, Diani, Watamu o da Nairobi richiedono qualche ora di viaggio nel ventre dei territori kenyoti.

La terra ha un colore rossastro che si fatica a dimenticare e anche a togliere di dosso! Quanto ho fatto il safari di tre giorni sono salita a bordo di una jeep che aveva il finestrino che non si chiudeva completamente.

Morale della favola, ogni volta che arrivavo in hotel dovevo sciacquarmi la faccia perché ero di colore aranciato. La terra, infatti, è piuttosto fina e insidiosa, meglio indossare occhiali da sole anche in macchina e vestiti non troppo chiari. Mettere in valigia un cappello per ripararsi dal sole, un binocolo per vedere da lontano e maglie pesanti per la sera.

 

visita a una scuola masai

 

I safari si possono prenotare in loco se si viaggia in solitaria tramite:

  • i beach boys, dei ragazzi solerti a caccia di turisti a cui vendere i tour;
  • i tour proposti dagli hotel o dai villaggi turistici;
  • il noleggio di un automobile;
  • l’agenzia viaggio in fase di prenotazione del viaggio.

Qualora si scegliessero i beach boys è meglio informarsi in anticipo con delle ricerche su internet sui più affidabili e più quotati della zona onde evitare di incappare in promotori inesperti.

Se invece si preferisce il viaggio in auto bisogna fare molta attenzione al terreno accidentato, a non avvicinarsi troppo agli animali e a fare scorte di benzina.

Infine, fare una buona scorta di pomata o spray antizanzara. Sebbene la notte sia fresca è possibile trovarne sia in prossimità del mare che in aperta savana.

 

cartina kenya

 

Parchi nazionali, riserve e safari in Kenya

 

Il Kenya è suddiviso in otto aree geografiche:

  • Kenya settentrionale e Kenya occidentale;
  • costa settentrionale e costa meridionale;
  • altopiani centrali;
  • Rift Valley e Masai Mara;
  • Nairobi;
  • savane sud-orientali.

I parchi nazionali, le riserve e safari si concentrano nella metà meridionale del Kenya mentre nel Kenya settentrionale si concentrano i visitatori che vogliono fare tappa al lago Turkana. Gli animali visitabili in questo lago sono gli uccelli acquatici, i coccodrilli, zebre, leoni, ghepardi e iene maculate.

Possiamo suddividere i parchi più vicini a Mombasa e quelli più vicini a Nairobi dato che sono le città dove fanno scalo con maggior frequenza gli aerei internazionali.

Vicino a Mombasa troviamo:

  • Taita Hills Wildlife Sanctuary: famosa per il Salt Lick logde che permette di soggiornare delle palafitte edificate appositamente per un incontro ravvicinato con gli elefanti;
  • Tsavo East e Tsavo West National Park: il parco più esteso del Kenya e il più vicino a Watamu e Malindi e di fatto il più pubblicizzato dai tour perché permette un tour in soli due giorni (una notte nella savana). È possibile avvistare i big five se accompagnati da una buona dose di fortuna;
  • Shimba Hills National Reserve: l’unica a ospitare le antilopi nere oltre a tutte le altre specie di animali ed è preferita da chi soggiorna a Mombasa o Diani.

A metà strada fra Mombasa e Nairobi si trova l’Amboseli National Park con la sua vista sulla cima del Kilimangiaro. Il territorio è attraversato da tutti gli animali selvaggi africani e anche da diverse specie acquatiche grazie alla presenza di acquitrini e paludi.

 

Amboseli National Park

 

Le riserve vicino a Nairobi sono più numerose:

  • Nairobi National Park: si trova in prossimità della capitale e da qui si può ammirare la natura più selvaggia in contrasto con la modernità di una città urbana ed è facilmente visitabile in giornata;
  • Hell’s Gate National Park: è l’unico che si può visitare a piedi o in bicicletta senza l’ausilio di una guida o di un tour organizzato. Ovviamente ci si trova in un luogo selvaggio e la prudenza non deve essere mai sottovalutata;
  • Aberdare National Park: qui si può incontrare il bongo, un’antilope zebrata molto timida e i big five contornati da un panorama variegato con montagne, torrenti e foreste di bambù;
  • Samburu, Buffalo Springs e Shaba: sono tre riserve aride a nord del monte Kenya dove si concentrano gli animali nel tratto del fiume Ewaso Nyiro per abbeverarsi;
  • Meru National Park: è dalla parte opposta del monte Kenya rispetto ai parchi sopracitati ed è poco pubblicizzato e quindi frequentato sebbene ci sia un’altissima presenza di animali;
  • Masai Mara Game Reserve: è, al contrario, il parco più famoso che continua con il Serengeti in Tanzania e dove si aggira il raro rinoceronte bianco. Da giugno a settembre oltre due milioni di gnù attraversano il fiume Masai Grande per arrivare nel Sarengeti e viceversa;
  • Lake Nakuru National Park: nel mezzo della Rift Valley ospita anch’esso degli esemplari di rinoceronte bianco, fenicotteri rosa, il babbuino verde e oltre 400 specie di uccelli.

 

cucciolo di leone (riserve e safari in kenya)

 

Le altre riserve e i safari in Kenya più distanti dai due centri urbani principali sono:

  • Kakamega Forest National Park: una foresta pluviale dove vivono diverse specie di primati tra cui il potto, pipistrelli, il turaco azzurro gigante e oltre 400 specie di farfalle;
  • Saiwa Swamp National Park: una foresta paludosa che ospita all’interno gli animali tipici più del vicino Uganda che del Kenya come lo scoiattolo gigante, il colobo nero, la lontra dal collo maculato. Si possono fare anche dei percorsi a piedi in quanto non si registrano passaggi dei big five;
  • Ruma National Park: in prossimità del lago Vittoria offre rifugio alle antilopi roane e alle rare rondini blu. Facile da percorrere anche in autonomia tranne nel periodo delle piogge.

 

La mia esperienza con il safari

 

Come già ti anticipavo sono stata due volte in Kenya e ho avuto la fortuna di fare due safari: il primo allo Tsavo East, il secondo sempre allo Tsavo East e ho aggiunto lo Tsavo West e l’Amboseli.

Sono riuscita a vedere i big five e molti altri animali nel loro habitat naturale e ciò che mi ha colpito di più è stata la loro serenità nel non sentirsi minacciati.

Gli animali, infatti, sono abituati a vedere jeep nei loro territori e a parte qualche occhiata di controllo tendono a continuare a fare gli affari loro, perfettamente rilassati.

Ovviamente bisogna mantenere le distanze di sicurezza perché gli elefanti, come anche gli altri animali, se si sentono minacciati passano al contrattacco. In linea generale, però, mantengono inalterato il loro atteggiamento pacato.

 

terra rossa africana

 

Il ricordo che mantengo con più affetto è stata la sera al lodge prima di cena quando mi sono seduta ad ammirare il panorama sulla terrazza. Ad un certo punto ho sentito un rumore lontano e soffocato.

Con il passare del tempo il rumore cresceva sempre di più, assomigliava al suono pum-pum-pum dei tamburi masai e la polvere si alzava nel cielo. Tendendo occhi e orecchie ho finalmente capito da dove provenisse quel rumore: era una fila ordinata di bufali che si stava avvicinando alla pozza d’acqua nei pressi del lodge.

Saranno stati un migliaio e più si avvicinavano e più il rumore si faceva assordante. Penso di essere rimasta almeno dieci minuti con la bocca aperta a osservarli.

Una scena incredibile dai contorni surreali: loro bevevano l’acqua del pozzo come se non ci fossero turisti a immortalarli con le loro fotocamere.

Mai nella mia vita avrei pensato di immergermi in modo così diretto nei processi della natura. Mi sono sentita fuori luogo, come se non meritassi di stare nello stesso posto in compagnia di esseri così maestosi. E invece ero lì smossa da sentimenti di giubilo di fronte alla meraviglia di una sorpresa inaspettata.

Spero che questa lista di riserve e safari in Kenya possa essere di buon auspicio a tutti i viaggiatori per diventare più consapevoli e meno ingombranti in terre che non ci spettano di diritto.

 

Approfondisci la conoscenza del Kenya con i libri di Kuky Gallmann un’ambientalista italiana che ha fondato il Laikipia nature conservancy al limitare della Rift valley,

Tre ingredienti quali riso, pomodoro e pesce per creare una gustosissima specialità senegalese conosciuta con il nome di Thiebou Dieune. La ricetta è famosissima perché molto amata da chi visita il paese africano per la prima volta.

E siccome non si può raggiungere il Senegal tutti i giorni per lo meno lo possiamo fare attraverso i sapori della sua cucina tradizionale. La pietanza va consumata, secondo la consuetudine, senza posate.

Per mangiare si usano le mani che raccolgono gli ingredienti posizionati al centro del tavolo all’interno di una pirofila. Un modo per rendere la tavola più intima e conviviale.


Ingredienti

 

  • un chilo di riso basmati;
  • 3 carote;
  • 4 zucchine media grandezza;
  • una cipolla;
  • 3 peperoni: uno giallo, uno verde e uno rosso;
  • mezzo cavolo cappuccio viola;
  • 2 patate di media grandezza (se si trova la manioca usare questa);
  • succo di un limone fresco;
  • una bottiglia di passata di pomodoro;
  • un chilo di pesce fresco a scelta;
  • 2 dadi vegetali;
  • spezie: cumino, curcuma, paprika dolce o forte in base ai gusti, aglio e pepe;
  • coriandolo, se non si trova prezzemolo;
  • sale quanto basta;
  • olio di arachidi.

 

ricetta senegalese thiebou dieune

Procedimento

 

Pulire il pesce scelto e tagliarlo a dadini con uno spessore di media grandezza. Procedere pulendo e tagliando a dadini le zucchine e le patate o la manioca mentre il cavolo cappuccio va tagliato finemente.

Preparare il nokos ovvero uno speciale condimento che da sapore al piatto. Per realizzarlo basta sgusciare l’aglio, tritare il prezzemolo, tagliare a fettine sottili la cipolla e a dadini i peperoni, aggiungere un pizzico di sale, di pepe e innaffiare con il succo di limone.

Lasciare a macerare il composto per alcuni minuti e nel frattempo lessare il pesce in abbondante acqua. Mentre il pesce si cucina cuocere in una padella il pomodoro con le verdure tagliate. Per insaporirle aggiungere fino a completa copertura l’acqua di cottura del pesce.

Quando il pesce sarà quasi cotto toglierlo dall’acqua e aggiungerlo alla padella con il pomodoro. Aggiustare di sale e inserire il resto delle spezie. Continuare la cottura aggiungendo l’acqua, se necessario, per altri cinque minuti prima di inserire il nokos.

Ultimare la cottura e servire il composto ben caldo in un piatto di portata grande. Accompagnare con del pane e, se si desidera fare un miscuglio di sapori diversi, scegliere il bretzel tedesco.

 

Un modo originale per preparare il classico riso, pomodoro e pesce scegliendo sapori e spezie particolari della tradizione africana. Il pesce e le verdure possono essere lasciate intere al fine di rendere più scenografico il piatto.

Un documentario africano che ti voglio consigliare è From Zero to Kilimangiaro” che racconta l’avventura dell’atleta Nico Valsesia. L’ho visto ieri sera su Prime Video di Amazon, l’abbonamento video compreso per chi è iscritto al programma Prime. Volendo puoi provarlo gratuitamente per 30 giorni anche tu cliccando a questo link: Programma Prime.

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Kilimangiaro sullo sfondo

Il Kilimangiaro visto dal Parco Nazionale dell’Amboseli in Kenya

 

FROM ZERO TO KILIMANGIARO (documentario africano)

 

Nico Valsesia è un atleta visionario, un po’ folle, che completa dei percorsi impegnativi in bicicletta e a piedi. Il documentario africano racconta proprio una delle sue avventure.

L’impresa è stata quella di conquistare la vetta del Kilimangiaro in poco più di un giorno. Ti sembrerà impossibile eppure ci è riuscito nonostante le disavventure.

Con un gruppo di supporter e amici è giunto alla città costiera di Tanga in Tanzania a zero metri sul livello del mare. Qui ha trascorso alcuni giorni per acclimatarsi dal caldo africano di giugno.

Il giorno prestabilito è partito in macchina per arrivare a Moshi. Ci sono volute all’incirca 6/7 ore e quindi ha trascorso il resto della giornata a completare i preparativi ed espletare le ultime formalità.

Il pomeriggio successivo è partito da Moshi fino ad arrivare all’entrata Umbwe Gate del Parco Nazionale del Kilimangiaro. Lungo la strada ha sofferto mal di pancia, ha forato la gomma e ha rischiato di venire investito più volte.

Ma alla fine, intorno alle 5 di mattina, ha finalmente raggiunto la meta prefissata. Ad attenderlo c’era l’atleta Gaudence Phesto, esperto scalatore e recordman di salita e di discesa della montagna.

 

bufalo al parco dell'amboseli

Bufalo solitario

 

Il problema principale riscontrato nell’organizzare l’impresa fu proprio riguardo le leggi tanzanesi che prevedono l’entrata al parco solo accompagnati da una guida e nel rispetto dell’orario di apertura e chiusura che combacia con l’orario solare: dalle 6 di mattina alle 6 di sera.

Una guida qualsiasi non sarebbe stata in grado di tenere il ritmo di Nico ma la fortuna volle che Gaudence fosse, oltre che un’atleta, anche una guida certificata.

La fortuna aiuta gli audaci

 

Dopo le 17 ore di bici e aver consumato circa 400 chilometri, senza neppure dormire, Nico doveva affrontare un ulteriore tragitto di 24 chilometri per arrivare alla vetta dell’Uhuru Peak.

Non so come (e non ci proverò neanche mai!) ma ci riuscì: seguendo un percorso prima pianeggiante poi in salita, alternando corsa e camminata, fino a raggiungere la vetta che si trova sui 5.895 metri.

Un documentario africano entusiasmante che insegna l’attitudine alla volontà, al sacrificio e alla fatica. Ognuno di noi nel suo piccolo può realizzare degli atti eroici seguendo le proprie inclinazioni e capacità. Le sfide ci mantengono vivi e ci mettono alla prova rendendo il tessuto quotidiano maggiormente stimolante.

Il documentario ci sprona nel porci degli obiettivi sempre più ambiziosi e distanti da noi per ritrovare la soddisfazione, una volta raggiunti, di esserci pienamente riusciti.

Se parli del Marocco i viaggiatori consigliano di visitare Fes e i suoi suk perché sono l’essenza dell’antica tradizione marocchina. La città è divisa in due parti, una più moderna e l’altra ancora legata al passato, tanto da considerarsi la capitale spirituale del Marocco.

Fes e i suoi suk

 

Entrando a Bab Guissa (bab significa porta) ti ritroverai al Palais Jamai Hotel. Lo vedrai immerso in un parco di aranceti, fontane e fiori in una cornice fiabesca. Se la tua visita coinciderà con la stagione della fioritura, sarai sopraffatto dal profumo di arancio che si sprigiona dalle piante in contrapposizione con l’odore pungente delle piante del pepe.

Di fianco al parco scoprirai la moschea Kairaouine e più distanti le moschee di Er-Rsif, Andalusa e Es-Sahrij. Le altre porte d’ingresso alla città sono: Bab Shemsa, Bab Chorfa, Bab Mahrouk e Bab Jamai.

Nell’ultima si scorge un cimitero. Si tratta del cimitero dei merinidi destinato agli ultimi sultani della dinastia. Le porte di Fes portano ai mercati chiamati suk, ognuno differenziato in base alle merci.

Fes e i suoi suk

 

I suk sono i mercati, come ti dicevo, suddivisi in corporazioni distinti in base alle merci. I più amati sono suk el Attarine dove si acquistano profumi e spezie, il suk el Henna, come puoi dedurre dal nome, dedicato alle radici e alle foglie tintoree e il Place Nejjarine con il suk dedicato ai falegnami. A Fes troviamo anche un mercato coperto, Kissaria, dove vengono venduti ricami, sete e broccati.

Ma la zona più famosa è quella della conceria Chouaras, nel quartiere dei tintori. Se vorrai visitarla ti verranno consegnate delle foglie di menta che serviranno a stemperare il fastidioso odore di guano.

 

foto delle concerie di fes

Shot sulla conceria di Fes

 

La tecnica di lavorazione è tipica del medioevo: fu in quel periodo, infatti, che vennero costruite delle vasche per trattare le pelli. All’interno veniva inserito un miscuglio di acqua e guano dove gli artigiani si immergevano fino alla cintola per togliere le impurità e renderle più lisce. Tutt’ora i lavoratori seguono questo processo, lavorando senza sosta quasi tutti i giorni.

Vicino alla conceria si trovano i negozi in cui vengono venduti i prodotti finiti, ricamati e imbellettati in base alla creatività dell’arte marocchina.

Affiancati a questi hanno trovato spazio i negozi più commerciali con articoli decisamente meno artigianali o prodotti tecnologici. Non manca nemmeno l’abbigliamento firmato “made in China” o le finte marche di moda, segno che qualche traccia di modernità è riuscita a entrare nella città antica.

L’alternanza tra vetusto e moderno si sta facendo sempre più marcata ed è nostro compito preservarne la tradizione, il passato e le radici di una comunità. Come? Acquistando solo prodotti originali e non i cloni di ciò che possiamo trovare anche nel negozio vicino a casa.

La sera scende anche nella medina, le luci si accendono regalando dei bizzarri effetti di chiaro-scuro e il muezzin intona il suo canto di preghiera che si propaga in tutta la città. Almeno questo non sarà intaccato dal passaggio dei turisti, felici di ascoltare queste litanie incomprensibili ma pregne di significato.

 


*** SENTORI ESPERIENZIALI ***

 

A Fes dovrai stare molto attento a fare la flânerie perché la medina è un dedalo di vie che si intersecano l’una nell’altra ed è facilissimo perdersi, in più il il wi-fi o il gps non sempre funzionano a dovere.

Prendiamo ora in considerazione il Genius Loci di Fes: da quello che ho potuto sentire io Fes è una città chiusa, ermetica e introversa. Difficile da decifrare perché l’anima si nasconde dietro la ricerca di buoni affari e di conseguenza non rivela la sua vera identità. Mutevole e diffidente come il vento che cambia in base alla direzione da seguire.

Cosa richiamano i sensi? La vista attiva la scoperta dei colori più vivaci, l’udito il rumore di qualche antico strumento artigiano che lavora incessantemente, l’odorato è un miscuglio di carne fresca, spezie, miele e un tanfo insopportabile nella zona delle concerie, frammentato da un rametto di menta piperita, il gusto è un’esplosione di sapori fra i quali spicca in modo preponderante il cumino e infine il tatto richiama la ruvidezza dei tessuti naturali ricavati dall’agave, la morbidezza dei dolci e dei datteri, la morbidezza delle pelli lavorate.

 

Musica consigliata: musica chaabi

Letture consigliate: 1Q84 libri 1,2 e 3 di Murakami

Fra le colazioni nel mondo moderno più dolci colloco la colazione marocchina: il tuo risveglio in riad sarà deliziato da portate energetiche. Un carico di calorie che ci sosterrà fino a pranzo oppure si potrà spezzare l’attesa con un po’ di frutta. Sei curioso di scoprire come sarà imbandita la tua tavola? Allora leggi l’articolo e prepara gli ingredienti!

 

La colazione marocchina

 

In Marocco la colazione si fa all’aperto. Non importa se ci sono 10 gradi sottozero, bisogna mangiare fuori! Si beve succo di frutta fresca, soprattutto arancia, caffè o tè servito nei tipici bicchierini. Bisogna fare attenzione a ordinare il caffè perché :

  • il caffè nero assomiglia al caffè americano;
  • caffè semplice è un ibrido tra cappuccino e caffellatte;
  • l’espresso è il nostro tipico caffè italiano, più o meno…

 

Si mangia dolce, come ti anticipavo, e quindi via libera alle confetture di arancia, prugne, il miele e anche il burro. Se sei a Essaouira potrebbero proporti anche l’amlou, la Nutella berbera fatta con l’argan.

In tavola potrebbe esserci anche l’olio di argan e un formaggino cremoso. Nel deserto anche la frittata berbera che oltre alle uova all’interno ha pomodori, aglio, spezie, coriandolo o prezzemolo, sale.

Il pane di accompagnamento è una scelta fra msemen e baghrir, una sorta di pancake il primo e una crepe il secondo, su cui spalmare la marmellata.

 

un msemen

Ricetta msemen

Ingredienti:

  • 5 g di lievito di birra;
  • 500 ml di acqua tiepida;
  • 700 grammi di farina 00
  • olio di semi per ungere
  • 1 cucchiaino di sale;
  • 1 cucchiaio di zucchero;

Preparazione:

All’interno di una ciotola dovrai inserire l’acqua tiepida e il lievito affinché si disciolga. Quando ciò sarà avvenuto, incorpora lo zucchero e mescola fino a completo scioglimento.
Adesso è il momento di aggiungere anche la farina a filo precedentemente setacciata con il cucchiaino di sale. L’impasto inizierà a prendere consistenza per cui dovrai lavorarlo ungendolo con l’olio di semi.
Creare delle palline leggermente più piccole di quelle da tennis e spennellarle di olio se non sembrano abbastanza unte. Lasciamole riposare all’interno di una pellicola per almeno mezz’ora affinché lievitino.
Riprendiamole in mano e stendiamole una alla volta fino a che non diventano sottilissime. Spolveriamo con un po’ di farina e pieghiamole seguendo la tecnica originale:
  1. Piegare la sfoglia dall’alto al centro dell’impasto;
  2. La parte sotto al centro dell’impasto;
  3. Il lato destro piegalo fino al centro dell’impasto;
  4. Il lato sinistro direzionalo al centro dell’impasto.

Immagina di piegare un fazzoletto in queste quattro direzioni.

Poi si prende il quadratino e lo si pone con le pieghe verso il basso e si schiacciano affinché non si stacchino. Ungere le mani di olio per fare in modo che non resti attaccato nessun pezzo.

Procedere allo stesso modo con le altre palline e schiacciare nuovamente prima di cucinarle per alcuni minuti, prima su un lato e poi sull’altro, in una padella antiaderente.
Non servirà aggiungere alla padella l’olio in quanto le palline dovranno presentarsi già ben unte. Devono assumere un colorito giallo e non si dovranno scottare.
Se non vuoi cucinarle tutte potrai sempre conservarle in freezer e cuocerle all’occorrenza. In questo caso lasciale prima decongelarle e poi lavora l’impasto aggiungendoci dell’olio di semi.
baghrir

Ecco come si presenta la consistenza di un baghrir, spugnosa e ottima per farci attaccare il miele o la marmellata!

Ricetta baghrir:

Ingredienti:

  • il quantitativo di un bicchiere di farina 00;
  • 500 grammi di farina di semola;
  • un cucchiaino di sale;
  • una bustina di 16 grammi di lievito chimico non vanigliato e un cucchiaino di lievito di birra;
  • circa un litro d’acqua.

Preparazione:

Il procedimento per fare i baghrir per la colazione marocchina è più semplice rispetto a quello per fare i msemen. Ti basterà aggiungere all’acqua tutti gli ingredienti, tra cui la farina precedentemente setacciata, tranne il lievito chimico.
Solo quando gli ingredienti saranno ben amalgamati assieme potrai aggiungere la bustina di lievito chimico e dovrai mescolare fino a che non si sarà completamente assorbita all’interno.
Lasciali riposare per un quarto d’ora e poi in una padella antiaderente, senza ungerla, versaci dentro un mestolo del composto. La padella dovrà essere già calda quindi falla riscaldare per alcuni minuti.
Il bahrir dovrà rimanere leggermente giallo tendente al bianco quindi quando vedi che acquista troppo colore giralo dall’altra parte.
La consistenza è molto particolare in quanto gonfiandosi crea una sorta di alveoli spugnosi che serviranno a trattenere le marmellate. Procedere fino a esaurimento dell’impasto e si conservano in frigo per massimo due o tre giorni.
Metti in cucina un sottofondo di musica gnawa!

Toccata e fuga a Marrakesh in la minore per assaporare la follia di piazza Jemma El Fna e fare un rilassante e tipico hamman. Dirigersi a Essaouira, recuperare le energie e ritornare a immergersi nel caos della frenetica città marocchina: questo l’itinerario del mio viaggio.

Marrakesh è la capitale del turismo mondiale, qui arriva la maggior parte dei visitatori che inizia perdendosi nei suk. si mescola alla popolazione e finisce per assaggiare qualsiasi tipo di cibo o acquistare ogni genere di merce.

L’arrivo

 

Alle 23 esco dall’aeroporto di Marrakesh dopo un viaggio di circa 3 ore e mezzo da Treviso. Poche persone si accalcano, fortunatamente, alle file per fare il visto e in circa dieci minuti riesco a uscire.

Per circolare liberamente in Marocco bisogna essere provvisti di un passaporto in corso di validità e compilare il visto che si trova direttamente in aeroporto. Ricordati quindi di portare con te una penna.

All’esterno dell’aeroporto verremo accolti da una moltitudine di autisti e si dovrà contrattare il prezzo del taxi per raggiungere il centro. Sarà difficile però riuscire a risparmiare perché i tassisti sono molto abili a fare i prezzi che vogliono. Cerca comunque di non superare i 200 dirham (20 euro) per arrivare alla Medina.



Il riad

 

riad con piscina nella mia toccata e fuga a marrakeshI riad più caratteristici si trovano all’interno della Medina anche se non sono semplici da trovare a causa delle vie con le scritte in arabo ma puoi sempre chiedere un aiuto a qualche passante. In questo modo sarai comodo/a a visitare i principali punti turistici tra cui la famosa piazza Jemma El Fna e i colorati suk.

La stazione dei treni e quella degli autobus si trovano nella parte nuova, quella moderna, vicino agli hotel di lusso e internazionali ma se vuoi davvero immergerti nella cultura marocchina ti consiglio di soggiornare in un tipico riad.

Cosa sono i riad? Delle abitazioni con giardino interno, magari una piscina e le stanze in affitto tutte intorno.

riad visto nella mia toccata e fuga a marrakesh

La parte centrale adibita a giardino e dove si fa la colazione, in alternativa si fa in terrazza.

L’importante è mangiare all’esterno anche con 5 gradi, questa è la filosofia! Ti consiglio pertanto di portare dei vestiti pesanti e di non sottovalutare il clima invernale.

 

Piazza Jemma El Fna

 

Eccola qui: una della piazze più famose al mondo dove troverai e mangerai di tutto. Durante il giorno incontrerai incantatori di serpenti, venditori di denti, donne che vorranno farti l’henné o leggerti la mano, eccetera. Saranno talmente insistenti che cercherai di evitare in tutti i modi di incrociare i loro sguardi. Attorno a loro troneggiano bancarelle di succhi freschi, che ti consiglio caldamente di assaggiare, e oggettistica che troverai anche nelle vie dei suk.

La sera la piazza si trasforma in un immenso ristorante all’aperto: cous cous, tajine e street food con le spezie più piccanti ed invitanti che ti faranno brontolare lo stomaco. Dovrai essere abile a destreggiarti fra le varie proposte dato che i venditori saranno pronti a bloccarti per farti sedere al proprio tavolo.

Potresti optare durante la tua toccata e fuga a Marrakesh per un tè caldo che funge da aperitivo in una delle terrazze che si affacciano sulla piazza (l’alcol è vietato). In questo modo potrai gustare la frenesia della città senza esserne direttamente coinvolto.

Inoltre, se la serata lo permette, potrai godere del tramonto del sole che andrà a nascondersi dietro la moschea della Koutubia, una delle più importanti in città e ascoltare il richiamo alla preghiera.


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I souk

 

Se ami fare shopping sei nel posto giusto: i negozi si alternano uno all’altro presentando i migliori prodotti dell’artigianato locale. Spezie, abbigliamento, carne, pelle e articoli per la casa saranno solo un assaggio di ciò che si nasconde all’interno. Ti basta solo avere la voglia di visitare, di osservare e di scovare nel marasma generale l’oggetto dei tuoi desideri. A ogni tua indecisione risponderà lesto il commerciante che saprà sicuramente convincerti a non andartene a mani vuote.

Oltre ai tradizionali suk ti consiglio di visitare anche la Mellah, il quartiere ebraico, in cui puoi notare un repentino cambio di stile architettonico e una piazza dove confluisce il traffico cittadino.

Cosa visitare durante una toccata e fuga a Marrakesh

 

Marrakesh è stata l’antica capitale del Marocco, un punto di congiunzione fra le popolazioni del nord e quelle berbere del deserto: qui si veniva a scambiare i propri prodotti e, in parte, lo si fa ancora oggi.

Dalla piazza Jeema el Fna si diramano vicoli che portano alle principali attrazioni della città. Non dovrai assolutamente perdere:

  • Palazzo Bahia, in cui risiedeva il Gran Visir con le sue mogli e le concubine, un tipico esempio di architettura del ‘900;
  • le Tombe Saadiane in cui riposano le spoglie del sultano e dove si svolge il mercato più famoso al mondo;
  • le rovine del Palazzo El Badi, una dimora che conteneva oltre 250 stanze, voluta dal sultano Ahmed Al-Mansour che si trova nella zona dei suk.

All’esterno della Medina

 

Potrai visitare i famosi Giardini Majorelle, voluti da Yves Saint Laurent, anche se ci sono dei giardini pubblici molto più belli che trovi in direzione dell’aeroporto o verso la stazione dei treni. Considera che ogni attrazione ha un costo di entrata pari a 7 euro quindi ti consiglio di scegliere quelle più importanti.

Il giardino Menara invece fu costruito nel XII secolo dai Almohadi ed è uno degli scorci che fa capolino fra le foto dei turisti che amano fotografarsi dalla piscina rettangolare con sfondo la montagna dell’Atlante, spesso innevata.

La Palmerie è in direzione Casablanca e Fez ed è una zona residenziale e ricreativa in cui vengono proposti numerosi sport acquatici, giri con il quad, a cavallo o con i pattini.

L’hammam nella toccata e fuga a Marrakesh

 

Se ne avrai il tempo ti consiglio di fare un salto in un hammam: si tratta della versione marocchina delle terme romane. Si entra in un salone che ha la temperatura pari a quella di un bagno turco e lo si farà assieme a un’assistente.

Lentamente i pori della pelle si apriranno grazie al calore dell’ambiente. Si verrà cosparsi di sapone nero, una particolare miscela ottenuta dalle olive dal fantastico potere lavante.

L’assistente proseguirà togliendo il sapone con un particolare guanto chiamato kessa che eliminerà qualsiasi impurità dalla pelle. Poi verranno lavati i capelli, con un’altra miscela naturale.

Si proseguirà, volendo, con un massaggio decontratturante con l’olio di argan che scioglierà ogni tensione e ti lascerà completamente rilassato/a. Il trattamento durerà un’ora e avrà un costo di circa 30 euro.

Potresti essere rispedito in hotel con i capelli bagnati, come è successo a me! Quindi ti consiglio di portare un asciugamano in cui avvolgerli o un berretto per ripararti dal freddo se lo farai nei mesi invernali.

Ci sono diverse soluzioni di hamman:

  • tradizionale marocchino, in cui dovrai portarti sapone, guanto e shampoo e dovrai arrangiarti a fare tutto. La pulizia dei locali dipende dal tipo di hammam scelto. Ce ne sono diversi a Marrakesh e in tutto il Marocco. Pagherai l’entrata con pochi euro;
  • tradizionale ricercato, quello che ti ho illustrato sopra ideale per il turista ma apprezzato anche dai marocchini per il servizio e la pulizia;
  • hammam spa in cui viene offerto anche il tè e i biscotti con un costo che si aggira sui 60 euro.

Marrakesh o la ami o la odi

Sarà difficile abituarsi ai motorini che sfrecciano nei stretti vicoli, i venditori che richiamano continuamente la tua attenzione, i tassisti che cercano di fare i furbi. Ma ti lascerà in bocca un sapore di ingegnosità che difficilmente saprai dimenticare, quindi goditi il momento e lasciati trasportare dal pazzo mondo marocchino.

 

lampadario tipica lavorazione marocchina (toccata e fuga a Marrakesh)

 


*** ESPERIENZA SENSORIALE ***

 

Consigliata la flânerie nella toccata e fuga a Marrakesh attraverso le vie che riservano delle sorprese inaspettate. Se riesci a resistere ai motorini, ai carretti e ai richiami dei venditori senza perdere le staffe, sarà un’esperienza unica camminare senza fretta, a ritroso nel tempo.

Il Genius Loci di Marrakesh è un genio piuttosto focoso, fragoroso, inaffidabile, sanguigno. Si può arrivare a detestarlo o a invidiarlo, dipende dal carattere di ognuno.

I sensi saranno portati all’esasperazione per il continuo avvicendarsi di pensieri, sensazioni ed emozioni. Ascoltali tutti senza, però, lasciarti sopraffare. Se serve indossa un paio di cuffie ed estromettiti da tutto. L’ho fatto anch’io!

Musica consigliata: musica di Zouhair Bahaoui

Lettura consigliata: Fight Club di Chuck Palahniuk

Essaouira è una città portuale in Marocco vivace, cosmopolita e variegata raggiunta e amata dai giovani surfisti in cerca dell’onda perfetta. Lambita dall’oceano Atlantico è una meta per sognatori e per i nostalgici della cultura beat.

 

Storia di Essaouira in Marocco

 

La città fu un’antica stazione commerciale berbera fino all’arrivo dei romani che la usarono come punto per l’industria della salagione e la tintura a base di porpora. Nel VII arrivarono gli arabi che la tennero fino alla conquista dei portoghesi facendola diventare un importante scalo marittimo lungo le vie delle carovane.
La chiamarono Mogador e il sultano Muhammad III del Marocco, per ringraziare della rinascita della città, la ridisegnò completamente donandole uno stile europeo. Infatti il moderno nome Essaouira significa proprio «la ben disegnata». Così come crebbe velocemente allo stesso modo perì con l’instaurazione del protettorato francese sul Marocco avvenuto nel 1912 e il conseguente sviluppo di altri porti commerciali più vicini all’Europa.

 


 

Negli anni ’70 ritrovò il suo antico fascino assumendo una nuova connotazione, ossia quella di una città musicale e culturale, grazie al festival della musica Ghnawa che si svolge ancora oggi ogni anno in giugno, un ritmo importato in Marocco dagli schiavi neri.

Grazie alla manifestazione, in quegli anni giunsero numerosi musicisti di fama internazionale come Frank Zappa, Sting, Bob Marley e Jimi Hendrix, accomunati dalla ricerca di nuove sonorità.

 

vietta colorata di blu a essaouira

Essaouira oggi 

 

Se arrivi a Essaouira da Marrakech, come ho fatto io con un pullman della CTM (16 euro andata e ritorno), puoi assaporare il dolce cambiamento di paesaggio. Passerai dalla grande città alla zona residenziale fino ai villaggi più poveri.
Anche il terriccio sarà diverso: la terra rossa lascerà il posto al ruvido acciottolato fino a quando non incontrerai dolci pendii, dalle morbide forme, abitati dalla famosa pianta di argan: sarà un’occasione unica per vedere fino ad Agadir l’unico tratto al mondo a ospitare questa pianta dalle magiche virtù curative.
Essaouira ti apparirà così, all’improvviso, dopo una salita, quando il tuo cuore avrà iniziato a fare “bam” per aver scorto il mare.

La stazione dei pullman dista dal centro storico una quindicina di minuti a piedi. In alternativa puoi prendere un taxi, ma come al solito fa attenzione al prezzo che ti chiedono!

La corsa costa 8 Dirham, circa 80 centesimi. Se ti chiedono di più allontanati dalla stazione verso destra per trovare un altro taxi. Sì fermano alzando il braccio e vedrai che il prezzo sarà più ragionevole.

L’entrata principale e dalla porta chiamata “Bab Marrakech” dove sarai travolto da un miscuglio di odori, parole e colori. Benvenuto/a nella Medina!

 

 

I commercianti non cercano a tutti i costi di venderti qualcosa come a Marrakech e anche gli articoli saranno diversi, noterai una certa creatività e inventiva del tutto originale. Dopo esserti immerso nella vita commerciale di Essaouira sarai pronto per dirigerti al porto e qui sentirai per la seconda volta il tuo cuore fare “bam“.

Vedrai gabbiani volare in cerca di cibo, gattini affamati guardarti con occhi spenti, sarai travolto da un forte odore forte di pesce fresco e sentirai parlare, confabulare, richiamare la tua attenzione, mentre dovrai districarsi fra persone e biciclette.

Vedrai i pescatori muoversi come formichine operose mentre tu, magari, già stanco da tutto questo rumore, butterai l’occhio al di là del mare scorgendo in lontananza la spiaggia. Allora farai il percorso a ritroso e ti ritroverai quasi a correre pur di uscire dal trambusto e recuperare un momento di tranquillità. Eccoti in spiaggia ad ammirare la forza dell’oceano che con le onde riesce a spaventare anche i nuotatori più esperti.

 

tramonto sull'acqua a Essaouira

Cosa fare a Essaouira

 

Essaouira è una città che invita alla calma e quindi dovrai prenderti il tuo tempo per fare ciò che desideri senza fretta. I prezzi sono più abbordabili rispetto a Marrakech, quindi se hai intenzione di fare acquisti falli qui. Ti farò ridere, mai sai qual è il prodotto più interessante che ho visto?

Il pigiama! Ce ne sono di bellissimi qui, di ogni fattura e di ogni colore, adatto a tutti i gusti.

Se lo shopping non ti interessa ma vorresti approfittare per assaggiare del pesce fresco vai verso il porto e dietro ai giardini pubblici vedrai dei ristoranti. Con 100 Dirham, circa 10 euro, potrai scegliere il pesce che vuoi e fartelo preparare al momento sulla griglia. Contratta per avere il pesce migliore. Se sei vegetariano ti consiglio di prendere un buon succo fresco con frutta di stagione al prezzo di 5 o 10 Dirham, 5 o 10 centesimi.

Se ti piace surfare qui sei nel posto giusto. Ci sono scuole di surf e kitesurf, inoltre puoi noleggiare l’attrezzatura a prezzi abbordabili.

Dopo gli stabilimenti balneari vedrai dei cammelli sulla spiaggia. Non sono selvatici ma pronti ad aspettare i turisti per fare una passeggiata lungo la battigia.

Oppure se preferisci, puoi fare come ho fatto io, ossia fare un bel giro a cavallo di due ore al costo di 250 Dirham, 25 euro. Farai un percorso fra spiaggia e zona più boscosa vedendo dei panorami suggestivi e mozzafiato.


Booking.com WW


*** ESPERIENZA SENSORIALE***

 

La flânerie è d’obbligo soprattutto lungo la spiaggia quando si inizia ad andare incontro al nulla! Chilometri di spiaggia assolata dove lasciare andare i pensieri più cupi e farsi cullare dal rumore delle onde del mare.

Il Genius Loci di Essaouira è difficile da determinare essendo stata distrutta e poi ricostruita. C’è un forte influsso straniero di persone che cercano di vivere in modo frugale fuori dal traffico delle città.

Credo che il genio sia racchiuso nella forza del mare e del vento, nella tenacia dei gabbiani e negli sguardi consumati dei pescatori. Il lavoro è pesante ma produttivo, bisogna adattarsi ai capricci del tempo per ottenere qualcosa e sperare che ci sia abbastanza da vendere.

Che dire dei sensi? La vista è attratta dalla potenza delle onde che si infrangono sugli scogli, l’udito dal fischiare del vento che richiama l’attenzione alla sua potenza o alla sua assenza e dalle note psichedeliche della musica gnawa.

Il gusto è strettamente legato al sapore del mare e del sale. L’odorato è un misto di salsedine e odore acre di pesce. Il tatto è collegato ai granelli di sabbia e alla durezza e alla lucentezza dei sassi che ogni tanto si trovano sul bagnasciuga.

 

Musica consigliata: genere gnawa

Letture consigliate: Gibran raccolta

Bobotie è una specialità sudafricana e anche della Namibia che prevede come ingrediente principale la carne di manzo. Vorresti assaggiarlo?

Si tratta di un semplice pasticcio di carne ma avvolto da spezie aromatiche profumate che evocano i rossi tramonti africani grazie anche alla presenza del peperoncino.

 

 

Ingredienti 

 

Spezie, un cucchiaino di:

  • cardamomo;
  • curry;
  • peperoncino in polvere;
  • coriandolo.

Vari ingredienti:

  • Sale e pepe quanto basta;
  • panino morbido al latte;
  • 1 chilo di carne di Manzo di alta qualità;bobotie
  • mezzo spicchio di aglio e una cipolla;
  • 2 uova intere;
  • 250 millilitri di latte parzialmente scremato;
  • Olio di oliva quanto basta;
  • 100 grammi di mandorle.

Frutta:

  • mezza banana o una dipende dalla grandezza;
  • una confezione piccola di uva sultanina secca;
  • 3 cucchiai di succo fresco di limone;
  • 2 cucchiai di marmellata di albicocca o pesca;
  • mezzo mango.

 



 

Bobotie procedimento:

 

La prima operazione da fare per preparare un ottimo Bobotie è quella di tagliare a cubetti la carne nella misura che si preferisce. Successivamente prendere il frullatore e immergerlo per metà nel latte a temperatura ambiente per poi aggiungerlo alla carne. Dovrà essere fatto anch’esso a cubetti rispettando la dimensione del manzo.

Nel frattempo lasciare rosolare con un po’ di olio di oliva all’interno di una padella antiaderente l’aglio e la cipolla. Quando saranno ben dorate aggiungere la carne con il pane e lasciarli friggere per almeno una decina di minuti. Aggiustare di sale e pepe.

Controllare continuamente la cottura aggiustando i fuochi se necessario. La carne deve risultare scura su ogni lato prima di aggiungere le spezie, le mandorle, il succo di limone e la marmellata. Lasciare cucinare per altri 5 minuti.

 



 

Mettere il composto in una teglia da forno e aggiungere la banana tagliata a rondelle e il mango a pezzetti in modo che si distribuiscano uniformemente fra la carne.

In una ciotola sbattere le uova con il latte e aggiungere sopra il composto all’interno della teglia. Mettere la teglia dentro il forno a una temperatura di 180 gradi per almeno 30 minuti fino alla cottura completa.

L’aspetto del bobotie dovrà essere dorato e la frutta dovrà essersi quasi sciolta prima di far uscire la teglia dal forno.

L’accostamento carne e frutta sarà difficile per molti in quanto non si è abituati nella cucina italiana ad avere sapori dolci e salati assieme. Ma ti assicuro che il gusto è piuttosto bilanciato e ottimale anche per chi non è abituato ai piatti etnici. Puoi sostituire le spezie con quelle che più ti piacciono e ti identificano e puoi ridurre le quantità della frutta se risulta troppo fastidiosa.
In ogni caso buon appetito!