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I viaggi simbolici sono da sempre stati considerati come delle esperienze per l’anima, utili a rinfrancare lo spirito. Questo tipo di viaggi, in particolare, non sono un semplice spostamento ma un monito che spinge verso la ricerca e il cambiamento. Raffigurano, dal punto di vista spirituale, movimento, fluidità e crescita.

I viaggi simbolici ci conducono attraverso le emozioni, le percezioni e le gradazioni dei sentimenti. Non è una fuga, né un assoggettamento ma un processo di evoluzione. Perché nel cammino troviamo delle prove che dobbiamo affrontare se vogliamo terminare la missione.

Vari viaggi simbolici

 

IL VIAGGIO INIZIATICO

Questo tipo di viaggio si compie al limitare dell’adolescenza quando stiamo per entrare nel regno degli adulti. Dobbiamo dimostrare di esserne altezza perché quella terra è ostile e irta di difficoltà. Mentre attraversiamo le varie prove subiamo una sorta di purificazione.

Nelle tradizioni pagane e, ancora adesso in quelle ‘selvagge’, i giovani dovevano subire delle prove iniziatiche piuttosto dure. Per esempio, dovevano rimanere da soli nella foresta, senza cibo e senza acqua.

Il motivo era quello di far cadere le paure così che il giovane fosse in grado di affrontare le sfide con coraggio e determinazione. Solo passando attraverso le proprie zone d’ombra il giovane sarebbe riuscito a evolversi come individuo.

 

viaggio dell'eroe

VIAGGIO DELL’EROE

Attraverso il viaggio dell’eroe compiamo ciò che la letteratura ha definito come l’archetipo del viaggio. Questa esperienza particolare è ripresa in moltissime opere letterarie, cinematografiche e televisive soprattutto nel genere del fantasy.

Si divide in 12 tappe ben definite e strutturate:

  1. Il mondo ordinario: l’eroe è presentato nell’ambiente in cui vive e nel quale è stato forgiato come persona (zona comfort).
  2. Chiamata all’avventura: succede un fatto che rende necessario l’intervento all’eroe.
  3. Rifiuto alla chiamata: l’eroe è titubante, non vuole lasciare il mondo ordinario perché ha paura.
  4. Il mentore: a questo punto entra in scena un personaggio che lo convince a compiere l’avventura.
  5. La soglia: l’eroe si decide a partire e supera una specie di soglia invisibile ma simbolica.
  6. Alleati, nemici e prove: si trova al centro del viaggio simbolico, nel quale incontrerà amici e nemici e dovrà superare delle prove.
  7. La caverna: un altro punto di passaggio che divide il mondo ordinario da quello magico, in cui ogni cosa è possibile se l’eroe avrà fiducia nelle sue capacità.
  8. Prova centrale: in questo momento dovrà affrontare un pericolo e se ne uscirà vittorioso otterrà una ricompensa.
  9. Ricompensa: l’eroe passa a un livello superiore di conoscenza ed evoluzione.
  10. Il ritorno: dopo aver superato la grande prova l’eroe è pronto a tornare a casa.
  11. Resurrezione: l’eroe non sarà più lo stesso ma una persona rinnovata, più forte e sicura.
  12. Ricompensa: alla fine del viaggio l’eroe viene ricompensato per aver affrontato le sue paure e il premio più grande sarà la consapevolezza di esserci riuscito.

 

DISCESA AGLI INFERI

Da un punto di vista simbolico la discesa agli inferi rappresenta la discesa nello stato più profondo della coscienza, ovvero nell’inconscio. Una presa di coscienza di tutte le possibilità dell’essere sia sul piano cosmico che su quello trascendentale.

Un viaggio importante che sottintende una nuova forma di consapevolezza in cui l’uomo entra finalmente in contatto con la sua parte oscura. Questo è forse uno dei viaggi simbolici più complicati, perché finché non si scende, non si sa mai cosa possano celare gli abissi dentro di noi.

Per Jung è di estrema importanza percorrere questo particolare tipo di viaggio altrimenti non saremo mai degli individui completi ma delle persone alla costante ricerca di qualcosa che non sanno definire.

 

discesa agli inferi

 

IL NOTTURNO PER MARE

L’espressione, usata nella simbologia, deriva dal viaggio che compie il sole durante la notte. Secondo l’antica sapienza, il sole attraverserebbe ogni notte gli abissi sperimentando così la morte e la successiva rinascita.

Per questo motivo tutti gli dèi naviganti erano considerati dei simboli solari e compivano dei viaggi in direzione opposta al cammino giornaliero del sole.

Sempre secondo Jung, il viaggio richiama le opere di Dante e di Virgilio, ed è l’ennesimo richiamo all’inconscio. Solo che in questo caso è un invito alla persona a scendere più in profondità. A saggiare la vita con le emozioni e non solo con l’ausilio della razionalità.

PELLEGRINAGGIO

Un viaggio prettamente mistico, che risale ai pellegrinaggi celtici del cavaliere errante. In questa caso l’uomo parte e ritorna al suo luogo d’origine e compie i suoi passi invocando il divino.

Ha un intrinseco valore religioso e nel simbolismo del pellegrino si ritrovano oggetti quali bastone, pozzo, conchiglia, mantello, eccetera. Questi strumenti vengono trovati lungo il cammino e servono per rendere più agevole il passaggio.

Un altro simbolo legato al pellegrino è il labirinto, che funge da metafora: “Andare in pellegrinaggio significa prendere coscienza del labirinto della vita e affrontarlo per arrivare al proprio centro“.

Oggi il pellegrinaggio ha perso il suo valore religioso ma è rimasto il significato del centro e le persone migrabondano per ritrovare il loro sé autentico.

Viaggiare e conoscere secondo la maggior parte delle persone è un binomio perfetto che va a braccetto. Ma è veramente così? È vero che basta viaggiare per aprire la mente e diventare delle persone più tolleranti, autentiche, esterofile o patriottiche?

Io ho qualche dubbio a riguardo e all’interno di questo articolo cercherò di spiegarti le ragioni che mi spingono a sostenere queste idee.

Apertura mentale

 

Chi viaggia di solito è abituato a vivere delle avventure fuori dall’ordinario in quanto vengono a mancare le abitudini quotidiane. Ci si ritrova a rimettere in gioco le proprie sicurezze per immergersi nelle consuetudini che spesso non fanno parte del nostro background.

Come può influire nella mente di chi viaggia? Ci sono due atteggiamenti possibili:

  • Barricarsi nelle proprie abitudini
  • Tuffarsi nel momento presente

Non è detto che chi prende tanti voli all’estero sia disposto ad abbandonare i propri preconcetti e le proprie idee per mettersi nei panni dell’altro. Il più delle volte, infatti chi viaggia, lo fa con una pesante personalità addosso che non gli permette di lasciare le sovrastrutture mentali che gli appartengono.

Ciò significa che il cosiddetto “viaggiatore” si sposta solamente con il suo bagaglio invisibile di idee senza assorbire assolutamente nulla dal tessuto sociale visitato.

Chi, invece, desidera ampliare le sue conoscenze non solo da un punto di vista turistico-culturale ma anche a livello esperienziale ritorna arricchito di nuovi punti di vista. Dipende quindi dalla persona e non dal numero dei viaggi che uno fa.

Viaggiare e conoscere: la tolleranza

 

Ho conosciuto persone in viaggio che non hanno la minima educazione basilare e non è che condividendo una camera in un ostello siano migliorati, anzi, sono rimasti uguali o sono addirittura peggiorati.

Saper interagire con il mondo esterno è un’arte che si impara fin da piccoli a meno che non si abbia un ego spropositato che non permette di vedere al di là di sé stessi.

In questi casi diventa veramente difficile imparare a essere tolleranti con chi non è simile a noi o la pensa diversamente perché ci saremmo sempre noi come metro di giudizio.

Anche in questo caso bisognerebbe mettere da parte il proprio “io” per cercare di capire le ragioni che spingono una persona a pensare in modo diverso dal nostro.

A volte può essere una questione di cultura, altre volte di esperienza personale, rimane comunque il fatto che non si può pretendere che il mondo assomigli a noi.

Il passo più difficile da fare però, paradossalmente, è prenderne coscienza e non è detto che una persona ci riesca. Un essere umano può trascorrere un’intera vita senza rendersi conto di questa verità e di conseguenza viaggiare e conoscere si troveranno sempre su due binari differenti.

Esterofilia e patriottismo

 

Esterofilia? Cos’è sta cosa? Non sto parlando di una malattia ma come spiega la Treccani significa: “Esagerata simpatia per le idee, i costumi, i prodotti, i vocaboli stranieri”.

Negli ultimi anni a questa parte è come se si siano formate due differenti fazioni: quelli che criticano tutto ciò che è legato all’Italia e quelli che vogliono solo l’autenticità italiana.

Sembra quasi una barzelletta se pensiamo che abbiamo chiesto a gran voce l’unificazione dell’Europa trovarci in uno degli schieramenti opposti. I media fanno del loro meglio per farci odiare il Belpaese mentre noi li stiamo ad ascoltare, non capendo che in questo modo non facciamo altro che allontanarci e perdere potere decisionale.

L’unico elemento che ancora lega in modo sottile la nazione è lo sport e questo la dice lunga sulla situazione attuale. C’è un desiderio di acquistare e assumere atteggiamenti, soprattutto americani, scimmiottando una cultura che non ci appartiene.

 

Fino a poco tempo fa, invece, ci vantavamo di essere italiani e mostravamo con orgoglio le nostre bellezze e il nostro tessuto sociale. Viaggiare e conoscere era un modo per riportare a casa gli insegnamenti acquisiti.

 



 

Siamo sicuri che tutto quest’odio ci stia aiutando? Oppure ci sta impoverendo di valori fino a dissolverci? La domanda che dobbiamo porci per prima è: “l’estero è veramente meglio di noi?”

Io credo che viaggiare significhi proprio osservare le sottili differenze che ci identificano come popoli, vuoi per una questione di lingua, di storia o di cultura generale.

Non c’è una via sbagliata o una corretta ma l’inseguire della propria coscienza. Alcune regole sociali possono essere assorbite dal nostro pensiero, altre invece rifiutate.

Per cui non è sbagliato ammirare ciò che non appartiene alla nostra cultura, potrebbe risultare un aiuto per migliorare la persona che siamo, basta non volerlo imporre anche agli altri.

 

Allo stesso modo è corretto avere come riferimento l’educazione impartitaci ma se qualcosa dovesse suonare strano dovremmo avere l’onestà di ammettere che quel determinato aspetto non fa per noi.

 

Solo essendo noi stessi possiamo dare il vero contributo al nostro paese e se decidiamo di andarcene per qualsiasi motivo, non possiamo rifiutarlo come se non ci appartenesse.

Il famoso Genius Loci rimane appiccicato addosso anche se ci si sposta, non cambia l’essenza del nostro spirito, pertanto fa in modo che il contenuto non divenga banale. Viaggiare e conoscere dovrebbe andare di pari passo, sarebbe tutto più amplificato a livello emozionale se fosse così, non lo credi anche tu?

Ho deciso di stilare la classifica dei cinque motivi per cui amo viaggiare, quelli che mi fanno riempire una valigia senza troppi pensieri. Credo che conoscere altre nazioni sia uno stimolo alla curiosità e un antidoto alla noia. Se amo viaggiare è perché voglio crescere come individuo e trascorrere la mia vita in un continuo apprendimento.

 

  1. Sete di conoscenza

 

Fin da piccola ho sempre voluto conoscere qualsiasi cosa mi passasse davanti senza preoccuparmi di sapere se mi interessasse veramente o no.

Questo atteggiamento mi porta a studiare, approfondire, informarmi su un numero indescrivibile di argomenti che poi magari abbandono nel giro di poco tempo.

I viaggi sono uno di questi passatempi perché credo ci sia sempre qualcosa di nuovo da conoscere e soprattutto da sperimentare. Rimanendo a casa sarebbe difficile entrare in contatto con le novità per cui non rimane che acquistare un volo e partire.

 

  1. Da cosa nasce cosa

 

L’aspetto più interessante dei viaggi, secondo me, è che la singola esperienza ti porta sempre a qualcos’altro di inaspettato. Ti faccio un semplice esempio: con il soggiorno a Tolosa ho scoperto che la violetta è il fiore che identifica questa bellissima città francese.

Parlando con una signora che vendeva prodotti a base di violetta sono venuta a sapere che la stessa è quella di Parma, importata da Napoleone ai tempi della “Campagna d’Italia”.

Mi sono sorte mille domande fra cui come mai Parma sia diventata una città poco apprezzata da un punto di vista turistico nonostante un passato così glorioso e come mai non sia lei la prima a sponsorizzare i suoi prodotti.

Da questi pensieri è nato il desiderio di visitare una città che prima non avevo considerato proprio per arrivare al cappio del filo che lega le mie perplessità.

 

  1. Appassionarmi all’artigianato locale

 

Viviamo in una società in cui i prodotti venduti nella piazzetta sotto casa sono gli stessi che si possono trovare a New York e ciò rovina in qualche modo la magia del viaggio.

La differenza la possiamo trovare nei prodotti dell’artigianato locale che sebbene possano anch’essi essere simili, si identificano per la tradizione del tessuto sociale in cui si trovano.

In questo contesto sono riuscita a trovare la diversità che cerco perché amo viaggiare e credo che la creazione manuale sia l’immagine più esaustiva della sensibilità di una persona o di un insieme di persone e che, in qualche modo, ne identifichi il Genius Loci.

 

  1. Approfondire la lingua perché amo viaggiare

 

La lingua italiana, fortunatamente, non si trova in nessun’altra parte del mondo, per cui viaggiare significa anche doversi cimentare con un idioma differente. La lingua identifica un popolo non solo a livello fonetico ma anche nel temperamento.

Quante volte ti è venuto da sobbalzare di fronte a una domanda in tedesco credendo che ce l’avessero con te? Il modo in cui una persona parla influisce anche sul giudizio che tu dai alla stessa, senza che tu te ne renda conto.

Una volta superato l’impatto iniziale ti puoi dedicare alle sfumature che rappresentano quel tipo di società divertendoti a trovare similitudini con certi tipi di comportamento.

 



  1. Training sull’essenzialità

 

Un altro aspetto che non è legato prettamente al paese che andrai a scoprire è invece quello di assicurarsi un’adeguata preparazione al viaggio.

Non è possibile portarsi appresso l’intero guardaroba. Si dovrà fare una cernita delle cose essenziali: una sorta di allenamento verso il superfluo che aiuta anche nella vita di tutti i giorni.

A me, per esempio, ha aiutato molto riguardo la scelta dei prodotti di bellezza dato che prediligo portare un bagaglio leggero. Ho preso così coscienza del mio impatto ambientale rendendomi conto di quante cose vengono sprecate per semplice vanità o indolenza.

Ora cerco di usare un singolo prodotto per più gesti quotidiani, ad esempio una saponetta per viso, corpo e capelli, limitando anche l’uso di plastica per avere un impatto ambientale minore.