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Da quando ho scoperto i principi dell’estetica giapponese li ho integrati nella mia vita riportando un maggiore equilibrio e distacco. I concetti risultano piuttosto interessanti e sono ben differenti dai nostri.

Il tema di sfondo rimane l’ordine che non viene rappresentato in modo pianificato e costruito, bensì in maniera effimera e mutevole, un elemento intrinseco del tempo.

Non è qualcosa di perfettamente realizzato in ogni suo dettaglio ma un componente che cambia a seconda dello scorrere delle ore, del giorno, delle stagioni e così via.

Principi dell’estetica giapponese

 

La posizione privilegiata del Giappone ha permesso di mantenere inalterate le radici culturali per secoli prima dell’inevitabile offuscamento e globalizzazione da parte della cultura occidentale.

Sono pervenute così intatte le concezioni di bellezza basate sul concetto buddista dell’impermanenza: il principio cardine che ricerca l’armonia nella semplicità, il quale va a cozzare con il nostro continuo esporsi e ostentare.

 

Possiamo riassumere così i seguenti principi dell’estetica giapponese:

  • MONO NO AWARE: l’impermanenza, il cui simbolo è rappresentato dal fiore del ciliegio;
  • WABI SABI: l’imperfezione della bellezza;
  • MIYABI: indica la quiete come forma essenziale dell’eleganza;
  • MA: il vuoto inteso come pausa o silenzio;
  • SHIBUSA: la capacità di sottintendere;
  • KIRE: ciò che rimane escluso;
  • JO A KIU: il giusto ritmo o il giusto momento;
  • YOAKU-NO-BI: la bellezza di ciò che manca;
  • YUGEN: l’oscurità;

Se paragoniamo questi concetti alla nostra idea di bellezza ci rendiamo conto di quanto poco abbiamo in comune con l’antica cultura nipponica.

Per riassumere possiamo affermare che la bellezza, secondo la filosofia orientale, è qualcosa in movimento, in continuo cambiamento ed evoluzione rispetto ai parametri di perfezione che si ricerca nella parte occidentale del pianeta.

La perfezione è proprio ciò che ostacola la bellezza in quanto la rende poco credibile e artificiosa. Ora, però, vediamoli meglio nel dettaglio.

 

geisha

 

MONO NO AWARE

Il primo concetto “mono no aware” è quello a cui sono più affezionata e che avevo deciso di perseguire in un 2020 piuttosto rocambolesco. A causa o grazie alla pandemia la vita si è dimostrata più fragile di quanto sembrasse.

Tutti noi abbiamo assaporato l’incertezza nonostante le basi solide sulle quali si poggia la nostra vita. Abbiamo dovuto interfacciarci con un nuovo stile di vita che ancora fatichiamo a sopportare e, integrare, nel nostro quotidiano.

Questo cambiamento repentino, però, ci ha reso consapevoli di come le cose siano mutevoli e non statiche: se impariamo a lasciare andare e ad accogliere il presente la vita si trasformerà in qualcosa di più intenso e ricco di sfumature.

 

WABI SABI

Il wabi sabi cavalca l’onda dell’imperfezione dimostrandoci come gli oggetti possano apparire ammirevoli nonostante alcuni dettagli sbagliati. Anzi, sono proprio questi difetti, a renderli unici.

Allo stesso modo possiamo translitterare il concetto a noi stessi e alle persone iniziando ad amarle e, ad amarci, proprio in base alle loro e, alle nostre, particolarità e a rispettare le loro e ancora, le nostre, spigolosità di carattere.

Anch’esso è un concetto che dovremmo sperimentare e introdurlo nelle nostre vite affinché ci sia maggiore comprensione e rispetto.

 

MIYABI

Miyabi è l’arte di godere della quiete e anch’esso lo abbiamo sviluppato, nostro malgrado, durante il primo lockdown. Si tratta del momento in cui ogni incombenza è stata svolta e, liberi da ogni dovere, ci si può dedicare al proprio hobby o piacere personale.

Il termine è strettamente legato alla cultura: quando il nostro essere si esprime attraverso la creatività, l’emotività o l’arte in generale nasce l’espressione individuale. Altri due vocaboli si sono affiancati a miyabi: Iki e senren.

Il primo, iki, è praticamente scomparso e significava l’eleganza accompagnata dalla sensualità mentre in senren, più attuale, permane il concetto di eleganza spogliato, però, dalla sensualità. Il vocabolo per come è usato oggi si può rapportare all’uso di chic.

 

MA

Si riallaccia alla filosofia buddista inglobata nel senso di vuoto e compare in ogni campo artistico. Il ma, ovvero la pausa tra due o più oggetti, situazioni ed emozioni, ha la stessa rilevanza dell’oggetto stesso perché si trova collocato nel medesimo livello di esistenza.

Volendo contestualizzare il concetto lo potremmo paragonare al non respiro presente negli esercizi di pranayama dello yoga o alla suddivisione dello yin e dello yang nel taoismo. È un’astrazione affascinante che raramente troviamo contemplata nella nostra cultura occidentale.

 

tempio giapponese

 

SHIBUSA

Lo shibusa rappresenta l’espressione massima dell’estetica giapponese e contiene al suo interno sette proprietà:

  1. semplicità;
  2. modestia;
  3. essenzialità intrinseca;
  4. naturalezza;
  5. purezza;
  6. sobrietà;
  7. ruvidezza (intesa come quella naturale presente in natura).

Tutti questi elementi assemblati assieme rendono l’idea di shibusa: un qualcosa di non artefatto, artificioso o costruito ma delicatamente naturale.

 

KIRE

Il kire si associa all’ikebana, l’arte di recidere i fiori, molto amato dagli appassionati del genere. In questo contesto i fiori vengono elaborati in modo da assumere l’aspetto di un’espressione personale.

Le parti eliminate hanno però anch’esse una loro rilevanza in quanto concorrono a esprimere la piena bellezza del fiore e, visto da un punto di vista buddista, consentono di togliere il superfluo al fine di vivere nell’essenziale.

Kire abbraccia anche l’impermanenza perché sottolinea come alcune parti, sebbene prima fossero necessarie, con il tempo potrebbero diventare obsolete o intralcianti al nostro cammino spirituale.

 

YOAKU-NO-BI

L’allusione potrebbe essere la traduzione di yoaku-no-bi secondo il pensiero zen che rimanda ancora una volta al nulla e quindi a tutto ciò che non è rappresentabile.

Un altro significato è quello utilizzato nel Medioevo in riferimento ai giardini sguarniti di fiori o gingilli che sottointendeva un uso di spazi vuoti e soggetti incolori.

Una sorta di “bellezza della pochezza” che andava a contrastare con il lusso e l’ostentazione, strenui oppositori dei principi dell’estetica giapponese.

 

giardino giapponese

 

JO A KIU

La parola jo a kiu rappresenta un’idea astratta applicata a diverse arti giapponesi tra cui il teatro, la musica, la cerimonia del tè, eccetera, e sintetizza la coreografia del movimento.

Solo per la musica indica un ritmo continuo, quasi monotono, totalmente avulso dalla nostra concezione di note e pause, mentre per le altre arti è un susseguirsi di momenti che vanno dal lento al veloce, per concludersi in rapidità.

L’idea rimane comunque la stessa: trovare, attraverso una serie di movimenti, un andamento che sia armonico e coerente al momento presente.

 

YUGEN

Paragonando il termine yugen a un vocabolo di forte astrazione occidentale potremmo usare il concetto junghiano di simbolismo inconscio, un qualcosa, quindi, di insondabile e imperscrutabile.

Il fascino del mistero e di tutto ciò che non può essere spiegato a parole ma che possiede, in realtà, una forte impressione a livello inconscio. Nel teatro No la parola indica, invece, la grazia dei movimenti, frutto di anni di esercitazione e fatica. Il lato oscuro di ciò che appare naturale ma in realtà è sinonimo di sfiancante allenamento e feroce precisione.

 

Consigli di lettura per approfondire:

Gli spiriti guida della natura Nat sono una testimonianza dell’antico legame suggellato fra gli uomini e la nostra Madre Terra. Il popolo birmano teneva molto a questo rapporto tanto da conservarlo fino ai giorni nostri.

Fu il re Anawrahta di Bagan a fondere la religione buddista con la venerazione dei Nat proprio per non cancellare le radici spirituali del suo amato popolo. 

 

Chi sono i Nat?

 

I Nat sono dei personaggi realmente vissuti e morti in circostanze atroci che si sono trasformati nei guardiani della Natura. Per questo mal tollerano chi non sa rispettarla perché lo vivono come un nuovo affronto da subire. 

Si nascondono all’interno degli alberi, dell’acqua o delle rocce e indispettiscono chi crea loro disturbo. In totale sono 37 anche se inizialmente erano molti di più e superavano il centinaio.

Anticamente, infatti, ogni villaggio aveva diversi Nat che difendevano il raccolto, favorivano le piogge e ostacolavano le inondazioni o proteggevano gli abitanti a fronte di un’offerta di cibo.

Tale credenza ha favorito finora il mantenimento della forestazione e ha impedito alle multinazionali di sfruttare i territori birmani a loro piacimento e stretto guadagno.

 

buddismo e spiriti nat

 

Perché gli spiriti guida della natura Nat hanno subito una morte tragica?

 

A causa del loro patimento si sono meritati un posto d’onore nel ricordo della storia birmana proprio come i nostri santi cattolici. Ogni persona si può ispirare a uno dei Nat tenendolo come riferimento e spirito guida nel superare le avversità della vita. 

Possono venerare uno o l’altro in base alle proprie necessità traendo supporto spirituale e mantenendo in vita le proprie radici culturali. 

Essendo parte integrante della storia birmana non possono essere semplicemente cancellati dal tempo ma persistono nella mente degli uomini a monito del futuro.

Rivestono un’importanza sociale soprattutto nelle aree urbane dove si eseguono festival propiziati da una sorta di medium, conosciuti come Nat Kadaw interpretandone l’essenza. 

 

 

Quale utilità hanno gli spiriti guida?

 

Molte credenze antiche di stampo sciamanico o animista riconoscono nella natura degli abitanti spirituali che si dedicano alla sua conservazione. Anche in Europa, prima che la religione cattolica spazzasse via con violenza le pratiche pagane, il bosco e la Natura in generale venivano rispettate adorate. 

Mi vengono in mente le molte leggende legate al fiume Piave e ai vari spiriti che lo accudivano contro le malefatte degli uomini…

Si riconosceva alla terra e agli altri elementi naturali la capacità di generare vita o di creare morte. Per questo motivo venivano fatte offerte dagli uomini affinché gli spiriti che in essa abitavano potessero intercedere per loro. 

È un peccato che si conservi ben poco di questa antica tradizione sarebbe utile ora che stiamo vivendo una sorta di necessario avvicinamento alle esigenze della Natura. 

Ridimensionerebbe la nostra presenza e ci renderemo conto della benevolenza della nostra Madre Terra. Affidarsi a uno spirito guida, che ben sa di quale essenza sia fatto il mondo, ci aiuterebbe a superare quei dilemmi esistenziali che tanto ci tormentano. 

I Maya ci consigliano di affidarci ai nahuales mentre i Romani riconoscevano il Genius Loci. I greci o i celti avevano inventato moltissimi personaggi legati all’universo naturale come le ninfe, i folletti, gli gnomi, le driadi, eccetera…

Un sapere diventato evanescente ma sempre pronto a rivelarsi a chi lo vuole ascoltare. E tu sei pronto a tendere l’orecchio a questo mondo misterioso?

Quando tutto è silenzio le cose cominciano a parlare; 
pietre, animali e piante diventano fratelli e sorelle e comunicano ciò che è nascosto...

Mi sento in dovere di lasciarti la recensione del libro “La mia lotta per la libertà” di Yeonmi P sulla Corea del Nord. Un paese poco conosciuto e chiuso al turismo.

 

La Corea del Nord di oggi

 

Mentre le ultime notizie sulla Corea del Nord e i rapporti con la Casa Bianca vengono definiti “colloqui incresciosi ed estremamente preoccupanti” da parte dei primi, crescono le notizie di un regime autoritario e disumano.

Non solo il leader politico Kim Joung-un non ha nessuna intenzione di mollare il suo arsenale bellico ma tiene in pugno anche i suoi concittadini con l’oppressione da quando la Russia ha lasciato il suo dominio.

È dal 15 agosto 1945 che la dinastia di Kim Il-sung sottomette il paese dopo aver guidato l’Esercito Rivoluzionario Popolare Coreano (ERPC) per la resistenza all’occupazione giapponese.

Dagli anni novanta però lo stato, abitato da 24 milioni di persone, ha subito un collasso a causa delle calamità naturali e in particolare dalla siccità che non smette di creare danni ai raccolti.

La storia di Yeonmi P 

 

disegno di mano aperta e farfalle che volano viaLa protagonista e autrice del libro subisce minacce da parte del governo nordcoreano per la pubblicazione del libro e le sue interviste ai media. Nel libro ha raccontato la miseria che ha vissuto da piccola e la sua rocambolesca fuga attraverso il confine cinese e mongolo.

“I miei genitori non riuscivano a dormire: avevano il terrore che non si sarebbero più svegliati e che le loro figlie sarebbero morte di fame. Di nuovo, quando la notte si mettevano a letto, restavano svegli a domandarsi come fare per tenerci in vita”.

Ha dovuto usare dei nomi fittizi per salvaguardare l’incolumità delle persone citate nel libro. Ma lei continua la sua propaganda di informazione. Il suo obiettivo è far conoscere al mondo la situazione disperata nella quale vive il popolo nordcoreano cercando di fare presa sulla coscienza delle persone.

 

La politica coreana (recensione del libro la mia lotta per la libertà)

 

La Corea del Nord è uno stato socialista di facciata perché in realtà vive sotto un regime autoritario che non permette alle persone di essere libere di pensare né di muoversi.

Se qualcuno decide di ribellarsi alle leggi viene immediatamente portato in un centro rieducativo e costretto alla fame fino quasi allo sopraggiungere della morte.

Ci sono delle gerarchie sociali ma a volte si scende di valore se si è condannati come ribelli, rivoluzionari o nemici del governo. In quel caso in un solo attimo si può perdere tutto ciò che si è costruito in una vita.

Non si può parlare in negativo del leader Kom Joung-un ma deve essere venerato come un Dio. La religione è l’amore verso il proprio capo politico.

Ogni notizia estera è vietata e quindi la popolazione cresce credendo alle storie che gli vengono raccontate, ossia che la Corea del Nord è uno degli stati più ricchi.

 

“In Corea del Nord al governo non basta controllare dove vai, che cosa studi, dove lavori e ciò che dici. Ti controlla anche attraverso le emozioni, rendendoti sottomesso allo stato e distruggendo la tua individualità. Distrugge anche la tua capacità di reagire alle situazioni sulla base della tua personale esperienza di vita”.

 

La rivale Corea del Sud viene dipinta come una terra abitata da persone disdicevoli, malevole e ignoranti mentre gli Stati Uniti vengono usati nei compiti di scuola per insultarli e denigrarli.

 

“Ti insegnano a odiare i nemici dello stato con passione bruciante”

 

I nord coreani, quindi, vivono nell’illusione che la loro patria sia una terra gloriosa e che il loro leader sia un uomo carismatico e divino, pertanto faticano a immaginare un mondo diverso da quello in cui sono nati.

 

Ma i giovani che riescono a ottenere notizie dalla Cina vedono una realtà completamente diversa, per questo vogliono scappare e l’unico modo per farlo è attraversare il fiume che li separa dalla Cina e attraversare la Mongolia o altri paesi asiatici.

 

“Gli scolari non si limitano a studiare. Fanno parte della forza lavoro non pagata che aiuta il paese a non crollare del tutto”.

 

Questo è ciò che ha fatto l’autrice raccontando dei dettagli agghiaccianti perché, se ci sono delle persone disposte ad aiutarti a superare il confine, ci sono altrettanti sfruttatori pronti a guadagnare sulla tua fuga.

Non voglio svelarti troppo il racconto ma ti consiglio di leggere il libro per comprendere l’attuale situazione di uno stato ancora troppo sconosciuto. Proprio per questo motivo ho voluto lasciarti la recensione del libro “La mia lotta per la libertà“.

Oggi Yeonmi P. si è laureata in legge ed è diventata, suo malgrado, la paladina dei diritti dei nord coreani e si batte affinché l’opinione pubblica mantenga l’attenzione costante sulla drammatica situazione della sua terra natale.

Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi di fronte a queste realtà anche se non ci toccano da vicino perché siamo tutti esseri umani e ognuno merita la sua fetta di libertà.

 

“Il vero punto di svolta lo raggiunsi con la scoperta de “la fattoria degli animali” di George Orwell. Fu come trovare un diamante in una montagna di sabbia. Sembrava che Orwell sapesse esattamente da dove venivo e cosa avessi passato. Rappresentava la Corea del Nord e lui aveva descritto la mia vita. Riconobbi la mia famiglia negli animali. Io ero come i “nuovi maiali” senza idee. Ridurre l’orrore della Corea del Nord a una semplice allegoria annullò il potere che esercitava su di me. Aiutò a rendermi libera”.

 

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