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Cobán è la città più importante del dipartimento dell’Alta Verapaz dalla forte connotazione indigena e un pochino caotica. Un mercato importante si svolge tutti i giorni nella via principale della città vecchia, mentre lontano dalla zona residenziale si trovano centri commerciali e negozi.

Cosa vedere a Cobán

 

Cobán merita una visita per l’assaggio del caffè aromatizzato al cardamomo. Nei dintorni infatti sorgono ordinate e molteplici piantagioni di caffè di qualità superiore, almeno a detta degli abitanti locali. A queste coltivazioni si affianca una pianta particolare che nulla ha a che vedere con la cucina guatemalteca: il cardamomo.

Questa pianta ha trovato terreno fertile per crescere e prosperare. Viene venduta in tutta Europa e contribuisce in piccola parte a rimpolpare le finanze dei campesinos, i contadini guatemaltechi.

Saggiamente poi, si è trovato un modo per utilizzarla anche in patria aggiungendola alla bevanda più amata e creando così un accostamento sublime. Va anche sottolineato però che la spezia è gustata soprattutto dai turisti in quanto il prezzo elevato e la poca fruibilità in cucina ne sfavorisce il consumo ai guatemaltechi.

Cobán è raggiungibile con i mezzi pubblici e senza cambi da Flores, Rio Dulce, Lanquín, El Progreso e Rio Hondo. La città è un incrocio tra il moderno, con i suoi negozi di stampo occidentale e centri commerciali, e il tradizionale con le chiese e il mercato rionale. Quest’ultimo ogni giorno presenta prodotti agricoli freschi, specialità come la moringa e prodotti culinari tipici come i tamales.

Suddivisa in vie principali e in vie laterali è un dedalo in cui è facile perdersi. La sicurezza poi, non è il massimo. È consigliabile, infatti, non trovarsi da soli in posti isolati onde evitare spiacevoli situazioni. Rimane comunque un ottimo punto di partenza per scoprire le bellezze nei dintorni.

 

guatemalteca

I punti di interesse nelle vicinanze sono:

  • Templo el Calvario, da questa chiesa è possibile ammirare la città e sbirciare i fedeli che lasciano offerte sui tabernacoli e sulle croci esterne all’edificio.
  • Orquigonia, il giardino delle orchidee a Tontem, vicino a Cobán. Numerose varietà di orchidee, coltivate già dai Maya, trovano rifugio in questa area. Nel periodo di dicembre vengono esibite durante la Mostra Nazionale dell’orchidea in città.
  • Parque Nacional las Victorias, con sentieri, laghetti e attrezzata a barbecue, campeggio e area bimbi adiacente al centro. Gli abitanti si riversano qui nel fine settimana per godere la pace e la tranquillità lontani dal traffico cittadino.
  • Balneario las Islas a Carchá, dove è possibile fare un piacevole bagno grazie a un affluente del fiume Cahabon.
  • Balneario Cecilinda e Grutas Rey Marco, un insieme di grotte dove poter rinfrescarsi con acqua cristallina e ammirare stalattiti e stalagmiti imponenti.

 

Giunti a quest’ultima destinazione dovrai lasciare andare lo scetticismo e farti guidare dalla fantasia per seguire la leggenda locale secondo cui “ogni desiderio espresso all’interno delle grotte diventerà realtà”. Perciò, buona fortuna!

Raxruhá si trova vicino a due siti molto interessanti da un punto di vista naturalistico. Si tratta del sito maya Cancuén e del Parco Nazionale Cueva de Candelaria. Il primo è stato scoperto recentemente ed è ancora in fase di scoperchiamento.

Si stima possa raggiungere per ampiezza le dimensioni di Tikal ma al momento sono solo supposizioni. Si pensa, inoltre, che sia stato un importante centro nel quale venivano lavorate le pietre, grazie anche alla vicinanza delle miniere di pirite e di ossidiana e in uno degli antichi laboratori è stata ritrovata una pietra di giada dal peso di 17 chili.

Il Parco è invece un insieme di grotte create dal rio Candelaria utilizzate dalle antiche popolazioni indigene Q’eqchi che hanno lasciato all’interno i segni del loro passaggio con scale e poggioli costruiti nella roccia.

La visita può essere fatta solo accompagnati da una guida turistica che saprà portarti nei luoghi più accessibili e meno pericolosi. Tieni conto che la lunghezza delle grotte è di 22 chilometri per cui non è il caso di percorrere i sentieri sotterranei da soli.

Fray Bartolomé de Las Casas è una cittadina molto tranquilla e poco frequentata dai turisti, per cui mantiene ancora intatte le caratteristiche autentiche di un villaggio del Guatemala.

Da qui con si può prendere un minibus in direzione Chahal e poi prenderne un altro in direzione Las Conchas. Perché dovresti venire fino a qui? Perché a Las Conchas passa il rio Chiyú che crea cascate e laghetti simili al più famoso sito di Semuc Champey.

L’acqua è meno cangiante ma è molto meno frequentato e altrettanto divertente. I laghetti sono formati in modo naturale e raggiungono una profondità massima di 8 metri.

 

Guarda la cartina per orientarti: Google Maps.

 

semuc champey vicino a Cobán

 

Lanquin

Il luogo più amato dai turisti dell’Alta Verapaz, però, rimane il Parco Nazionale Grutas de Lanquin.

SI trova a circa 60 chilometri da Cobán e si può raggiungere con gli shuttle preventivamente prenotati in qualche agenzia. Preparati all’ennesimo cambio di temperatura: se a Cobán soffrivi il freddo qui tornerai a provare caldo e i tuffi nel rio Cahabòn saranno ancora più piacevoli.

Il fiume è il protagonista del Parco Nazionale che, grazie al suo lavoro stimato in millenni, ha dato vita alle piscine naturali di Semuc Champey e le grotte sotterranee lunghe almeno 20 chilometri.

Lanquin è il nome del paesino in cui si soggiorna e, ne sono sicura, dal quale non vorrai neanche più andartene. Gli ostelli sono collocati in posti ameni super rilassanti, vicini al fiume e alla selva.

Unica pecca sono le strade, le quali non essendo asfaltate diventano pericolose nei periodi di forte pioggia. Informati sulle condizioni meteo prima di arrivare lì.

Una volta terminato il tuo soggiorno potrai proseguire per Livingston approfittando del solito servizio shuttle. Ti sconsiglio di raggiungere Lanquin con i mezzi pubblici proprio a causa del servizio disagevole delle strade. Da Lanquin alle grotte invece ci si arriva facilmente grazie ai pick up che partono dalla piazza principale. Ti basterà chiedere in giro per sapere il posto esatto.

Quando arrivi nel parco un altro consiglio che ti do è quello di prendere una guida. Dovrai entrare, infatti, all’interno di grotte che non sono illuminate, con il solo ausilio delle candele o di una torcia se l’avrai portata con te.

Il percorso è un susseguirsi di tuffi, camminate, scalate da una roccia all’altra, saliscendi di scale improvvisate per circa un’ora e mezza. Porta con te costume, scarpette antiscivolo e un cambio, ti torneranno utili!

Non ti spaventare se ogni tanto sentirai dei versi, sono i pipistrelli, gli unici abitanti e proprietari indiscussi delle grotte. Se non sarai schiattato dalla paura, dopo un’altra passeggiata impegnativa che ti porterà in salita per poi ridiscendere lungo il costone della montagna, potrai finalmente ammirare Semuc Champey.

Un insieme di piscine naturali dove potrai nuotare in acque dai colori cangianti, se non soffri troppo il freddo, passare da una piscina all’altra con l’aiuto della guida e infine scendere con dei gommoni, chiamati in gergo tubing, seguendo il corso della corrente. L’escursione può essere fatta in un giorno e potrai ripartire la sera stessa per un’altra destinazione guatemalteca.

L’artista messicana Nahui Olín è stata una poetessa, una pittrice e una compositrice capace di esternare il dolore attraverso l’arte. Il suo unico difetto è stato quello di essere fin troppo progressista per l’epoca.

Stiamo parlando dei ruggenti anni Venti vissuti con intensità a Città del Messico: spregiudicati e allo stesso tempo ammantati da un forte valore borghese e cattolico.

Un’illusione di finta lascivia vissuta con gli occhi di un moralismo cozzante, dove la notte appariva libera e spregiudicata e il giorno serviva a nascondere la polvere dei turbamenti notturni.

L’autore Pino Cacucci

 

Pino Cacucci non è solo uno scrittore ma un grandissimo viaggiatore, sceneggiatore e traduttore. Ha vissuto per lunghi periodi in Messico, a Parigi e a Barcellona.

Tra le sue opere troviamo diversi racconti legati al Messico e alcune biografie. In particolare, questa su Nahui Olín, fa conoscere al pubblico italiano un’artista controversa che è stata amata e criticata in terra natia.

La maestria di Cacucci è di esaltare la femminilità, senza scadere nel pregiudizio tipicamente maschile nei riguardi delle donne libere. Non pago di questo, sottolinea proprio questo becero atteggiamento, illustrandolo nelle parole dei personaggi che hanno accompagnato la vita dell’artista messicana.

Ha scritto una biografia in chiave romanzata di un personaggio che si è spinta al di là delle aspettative dell’epoca, suscitando inevitabili chiacchiericci molesti.

Un gioco in cui a perdere erano sempre le donne. A loro veniva data l’illusione di essere libere fintantoché bastava all’uomo. Le donne si mettevano a nudo sul palco mentre un pubblico moralista composto sia da uomini che da donne, criticava senza pietà.

Nonostante questo, però, queste audaci donne brillavano, e trasformavano l’arte in un terreno aperto, pronto per essere arato da mani coraggiose coperte di pizzi.

 

“Ripensando alla mia vita, ho la sensazione di essere stata sabbia trasportata dal vento, anche se in ogni situazione mi sono illusa di cavalcare il destino, di imprimergli la direzione, di poterlo piegare alla mia volontà”.

 

 

Disegno anni venti

 

L’artista messicana Nahui Olín

 

Nacque con il nome di Maria del Carmen Mondragón Valseca, figlia del generale Mondragón – inventore degli omonimi fucili – e responsabile del colpo di stato che uccise il Presidente Madero.

La piccola Carmen vive un rapporto controverso con il padre tanto da segnarle la reputazione con vaghe allusioni di incesto. Sposa un militare con lo stesso nome del padre che si interessa più a “soddisfare” i desideri dei suoi appuntati che quelli della moglie.

E una donna così carnale non può tollerare un affronto del genere. Si rintana in storie tormentate e vive l’esistenza artisticamente fervida di Città del Messico lasciando le proprie tracce nella storia.

Ama disegnare, scrivere, fotografare e inventare composizioni musicali, e lo fa con una facilità tale da sembrare una dote innata. Un’espressività che deve essere regalata al mondo, come il suo venerabile corpo.

Nel momento in cui pare aver trovato un certo equilibrio, come uno spago sfilacciato si spezza, lasciandola in frantumi. Il dolore che la attanaglia, però, rimane impresso nelle sue opere e nei suoi occhi così ingiustamente tristi.

È il racconto di una vita tormentata ma vissuta appieno nella sua contraddittorietà. Un personaggio implacabile che riporta al confronto con il  quotidiano. Quanto ancora ci spaventa la diversità?

Nahui OlÍn esattamente come la data che nel calendario azteco corrisponde all’energia rinnovatrice, al moto perpetuo e porta il suo stesso nome, è stata capace di proiettare la sua energia donando in cambio vita, regalando al mondo la sua audace essenza eterna.

 

gli anni venti di nahui olin

 

Per leggere altri libri dell’autore clicca qui:

Per approfondire il Messico:

A Livingston ci si dimentica per un attimo di essere in Guatemala, i maya Q’eqchi convivono con i Garifuna, un’etnia originaria dell’isola di Saint Vincent.

Spaziano dal Belize, al Guatemala, all’Honduras fino al Nicaragua. La lingua è una mescolanza di idiomi caraibici e africani con qualche influenza francese.

Nel sangue hanno radici africane che si percepiscono al ritmo della musica reggae e nel profumo della cucina creola. La cucina si caratterizza dal tapado, uno stufato di crostacei, pesci e gamberi cotto nel latte di cocco e insaporito con il coriandolo. Ma propone anche piatti tradizionali come riso e fagioli o specialità honduregne e salvadoregne come la baleada e la pupusa.

O meglio…

La pupusa la trovi ovunque per la baleada ci sarà da farsi una risata! Camminando per la via principale mi sono fermata in un locale con dei cartelli che segnavano il menu: tra le pietanze proposte c’era proprio la baleada.

La ordino e vedo la donna spalancare gli occhi mentre le sue amiche, sedute a un tavolo lontano dal mio, scoppiano a ridere. Poi mi chiede cosa voglio da bere e ordino una centrifuga ma mi spiega che non può farmela perché non ha la corrente così opto per una limonata fresca.

Quando la donna ritorna in cucina la sento telefonare a qualcuno chiedendo la ricetta della baleada mentre le amiche oramai sono sotto il tavolo e si strozzano dal ridere.

Inizio a sorridere anch’io perché la situazione sta diventando piuttosto comica.

A rendere il tutto ancora più divertente è il momento in cui la donna si accorge di non avere gli ingredienti a disposizione e parte con la bici per andare al mercato.

Oramai le sue amiche hanno le lacrime agli occhi e fatico anch’io a trattenere le risa. Prima che parta le spiego di poter cambiare ordinazione senza crearle inutili problemi ma le sue amiche me lo impediscono. Sono proprio curiose di vedere come andrà a finire.

Il morale della storia è che la donna segue la ricetta al telefono e mi porta con enorme soddisfazione una baleada che sembrava tutto fuorché una baleada ma era così orgogliosa di sé stessa  che non potuto che farle un applauso, seguita a ruota dalle sue “perfide” amiche!

Casa sul rio Dulce

 

Benvenuto nel mondo dei Garifuna

 

Livingston si trova alla foce del fiume Rio Dulce. Può essere raggiunta da Puerto Barrios o da Rio Dulce città, tramite una lancha, una barca adibita al trasporto di passeggeri.

Il biglietto si può acquistare direttamente al porto e non appena la lancha sarà completa si partirà attraverso Rio Dulce per raggiungere Livingston. Puerto Barrios è una città portuale dove si vedono sfilare numerosi camion della frutta “Del Monte” ma piuttosto sporca e malmessa.

Rio Dulce città invece si presenta con un mercato giornaliero ricco di bancarelle e un porto da cui partono i tour per raggiungere Livingston attraverso il Rio Dulce.

Navigando sul fiume si può ammirare la folta vegetazione che lo circonda, il “Castillo de San Felipe” sulle sponde del lago Izabal e la Finca Tatin. Quest’ultima è un suggestivo b&b con bungalow e costruzioni di legno immerse nella foresta. Molti decidono di fermarsi qui circondati solo dalla vegetazione selvaggia per vivere momenti di vita rallentata e pacifica.

Guarda la cartina qui: https://bit.ly/2UWOKoU

 

Pezzettino di mare a Livingston

 

Livingston e i dintorni

 

Una volta raggiunto Livingston si è accolti da ragazzi che propongono strutture ricettive, tour nelle località vicine o biglietti per Punta Gorda in Belize. Poi si prende la stradina in salita che porta al centro città affiancata da ambo i lati da negozi e ristoranti fino ad arrivare al proprio hotel.

Una volta sistemate le valigie è ora di scegliere cosa visitare. Tramite lancha o con una meravigliosa passeggiata di un’ora e mezza sulla spiaggia si raggiunge “Los sietes altares”, una serie di cascate e laghetti d’acqua dolce immerso nella foresta dove è possibile fare anche il bagno.

Non sempre però è una delizia per gli occhi…

Dipende dalla quantità di acqua che scende. In certi periodi dell’anno, infatti, le piogge in zona sono talmente scarse da mostrare solamente un triste rigagnolo d’acqua. L’entrata non è libera ma richiede un piccolo contributo al di sotto dei 10€.

Un’altra meta raggiungibile con la lancha è Playa Bianca, una spiaggia di finissima sabbia bianca in un mare cristallino in cui viene voglia di affondarci mani e piedi. Si può acquistare il tour in un’agenzia o i biglietti direttamente al porto.

Nonostante questa zona sia toccata dal mar dei Caraibi non si può certo dire che sia un paradiso. Tutta la città è sommersa dall’immondizia che si dice venga trasportata dal Rio Dulce fino a raggiungere la sua foce.

Lungo il mare, infatti, è praticamente impossibile trovare un posto pulito dove stendere l’asciugamano e prendere un po’ di sole. Comunque è una sosta che vale la pena fare, almeno per due giorni, per respirare un’aria diversa e conoscere anche questo pezzettino particolare del Guatemala.

Ritornando verso il Rio Dulce si attraversa il Biotopo Chocon Machacas all’interno del Golfete, dove si trova ancora qualche rarissimo esemplare di tapiro e lamantino, oltre che diverse specie di uccelli acquatici. Ma i lamantini e anche i tapiri sono veramente difficili da avvistare e dubito possano vivere allegramente in mezzo all’immondizia acquatica.

Quali sono le 5 cose da sapere sul Messico per rendere il viaggio unico e indimenticabile? Quanto ne sai sulla terra dei maya? Il Messico è una destinazione che ho avuto la fortuna di visitare per ben due volte: la prima solo per 15 giorni, la seconda per 3 mesi.

È una terra che regala dei paesaggi mozzafiato, una natura rigogliosa e una vivacità latina contagiosa. Difficile dimenticare i colori del mare e del cielo, impossibile non pensare alla musica, all’allegria e al cibo piccante.

Prima di partire per un viaggio, però, ci sono alcune cose che dovresti conoscere per addentrarti meglio nella cultura messicana così affascinante e ricca di contrasti.

5 cose da sapere sul Messico

 

  1. Il Messico non è tutto uguale

 

La prima cosa da sapere sul Messico è che non è uguale in ogni stato che visiterai: cambierà il clima, il temperamento degli abitanti e anche i panorami saranno differenti.

La zona più gettonata dai turisti è la Riviera Maya famosa per il suo mare caraibico, la vita notturna e le visite ai siti archeologici maya. Se la rapportiamo per esempio al Chiapas, troviamo un tessuto sociale completamento diverso.

Il Chiapas, regione al confine con il Guatemala, ha una connotazione nativa molto forte e i turisti non hanno molta importanza come nella Riviera Maya. In questa zona non si trovano grandi e rinomati resort ma piccoli alberghi dall’aria casereccia.

Lo stesso vale per la capitale Città del Messico dove l’altitudine offre smog e traffico impossibile da pensare in una rilassante spiaggia di Tulum.

Diventa quindi importante scegliere con cura la meta affinché soddisfi i nostri requisiti di viaggiatore. Cerchi il mare caraibico? Oppure la vera natura maya?

 

sombrero blu, copricapo messicano

 

  1. Il cibo messicano

 

Siamo abituati ai ristoranti messicani presenti in modo sempre più capillare nel nostro territorio, ma le proposte culinarie in Messico saranno le stesse?

Ebbene, diciamo che in linea generale sono uguali con una presenza massiccia di tacos, tortillas, guacamole e nachos, ma la tradizione presenta dei piatti molto più elaborati e particolari.

A fare la differenza è anche il territorio con piatti di pesce come il pescado, il mariscos e il ceviche nelle zone marittime, il pollo, il chimichanga, il chili nelle zone dell’entroterra. Di base non mancano mai le tortillas e i fagioli che sono una componente essenziale dei pasti principali.

La frutta fresca come il mango, l’ananas, il cocco, la papaya e l’avocado si trovano quasi dappertutto favorite dal clima tropicale e dai trasporti.

So che ti starai chiedendo se le pietanze sono veramente così piccanti… Molto dipende dai gusti personali, generalmente non ho mangiato troppo speziato e nelle taquerie sono indicati i gradi di piccante dei piatti, ma bisogna sempre fare attenzione a ciò che si ordina.

Mi è capitato in spiaggia di prendere delle fette di mango senza accorgermi del peperoncino spolverato sopra. Inutile raccontare la corsa al primo locale per bere un sorso d’acqua e calmare il bruciore delle labbra…

In quel frangente ho scoperto che un metodo efficace per far passare il bruciore è mangiare una o due fette di lime e in poco tempo sparisce l’effetto indesiderato.

 

peperoncino rosso piccante

 

  1. L’amaca come istituzione familiare (da sapere sul Messico)

 

Una delle cose che ho imparato ad amare in Messico è la presenza dell’amaca. Da piccola, in famiglia, ne avevamo una sgangherata che usavamo portare nei giorni di vacanza in montagna ma io non mi fidavo a salire perché avevo paura di cadere.

In Messico è intesa in modo differente ed è presente all’interno di ogni casa, usata come se fosse un divano. Ce ne sono di diverse dimensioni e servono a far accomodare gli ospiti.

Se ne trovano dappertutto, in vari tipi e in diversi colori, dai più sgargianti ai più sobri, realizzate con un telaio di legno dalle donne in modo artigianale.

Appena sono tornata ne ho subito voluto comperare una e mi sono affidata a Tropilex, un’azienda che ha una selezione fornitissima di amache adatte a tutti i gusti. L’ho scelta perché l’azienda aderisce al progetto 1% For The Planet, ciò devolve l’1% del fatturato a progetti ambientali vari.

In questo modo ho pensato di compensare l’acquisto: non avrò preso un prodotto locale aiutando una famiglia messicana a causa dell’impossibilità di trasportarla a casa, ma almeno ho potuto dare il mio contributo all’ambiente.

 

Se vuoi acquistarne una anche tu prova a dare un’occhiata a questo link:

 

Negli hotel l’amaca è solitamente posta all’esterno e in particolare nel balcone per dare la possibilità ai clienti di godersi un meritato relax.

 

amaca e coperta

 

  1. Non esiste solo Chichen Itzá

 

La piramide più famosa, quella presentata in ogni volantino pubblicitario del Messico, è quella conosciuta con il nome di Chichen Itzá, ma non è l’unica presente.

Ce ne sono molte altre e sebbene la maggior parte siano dislocate nello stato dello Yucatan, alcune si trovano nel Chiapas come Palenque o vicino alla capitale come la famosa Teotihuacan.

Le più affascinanti e selvagge che ho visitato si trovano in prossimità della città di Mérida e sono dislocate in quella che è conosciuta come la Ruta Puuc che collegava i vari siti e le diverse comunità maya.

Se la tua destinazione è Cancun, Playa del Carmen o Tulum troverai le piramidi più suggestive e meglio conservate. In particolare, ti consiglio di visitare Coba. Raggiungibile a piedi o in bicicletta dopo un tragitto nell’impenetrabile selva.

Vicino a questi siti ci sono anche i famosi “cenote”, delle depressioni carsiche simili a delle piscine naturali che si trovano prevalentemente in luoghi appartati e quindi più intriganti.

 

Piramide Chichen Itza di notte, cose da sapere sul messico

 

  1. I messicani non fanno la siesta (da sapere sul Messico)

 

Un’immagine iconica del messicano è quella dell’uomo baffuto con un sombrero calato sugli occhi mentre fa una pennichella. In realtà i messicani, secondo un recente sondaggio, sono tra le popolazioni che lavorano di più al mondo a fronte di uno stipendio piuttosto misero.

Neanche i baffi sono più alla moda ed è veramente difficile vedere un messicano che ancora li porta. Gli unici a tenere fede a questa immagine sono i mariachi, suonatori e cantanti di musica tradizionale messicana.

Le donne invece, nella tradizione, vestivano abiti colorati e ricamati con fiori oppure camicette di cotone bianco con ricami e gonna fino alle caviglie. In alcune zone del Chiapas le donne si riconoscono per appartenenza alla comunità proprio dal colore e dal tipo di ricamo sfoggiato sui vestiti.

È qui, infatti, che l’orgoglio maya si manifesta più sentitamente, anche se la maggior parte dei messicani sono molto fieri delle loro origini. Se ci spostiamo però nella capitale incontriamo i discendenti dei Aztechi, ma ci furono anche in altri stati i toltechi, i zapotechi e gli olmechi.

La cosa più importante da sapere sul Messico è che i messicani sono delle persone veramente cordiali e disponibili anche se in certe zone bisogna fare massima attenzione. Questa regola però vale in generale in tutto il mondo essendo noi ospiti di questa meravigliosa terra.

Antigua è la vecchia capitale del Guatemala che ha conservato l’aspetto coloniale fra le numerose crepe causate dai terremoti agli edifici.

Viaggiando in Guatemala è d’obbligo fare una sosta di due o tre giorni ad Antigua, ammirando la città che è stata dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO nel 1979.

Guarda la cartina qui: https://bit.ly/2uvA0lV

 

collage su antigua

 

Scoprire Antigua

 

Antigua fu capitale dal 1543 al 1776 quando a causa di numerosi terremoti fu rasa al suolo e praticamente distrutta. Oggi la popolazione si aggira attorno ai 45.000 abitanti con una forte ascendenza europea e nordamericana.

Camminando tra le vie si incontrarono le rovine di maestosi palazzi e chiese, attualmente messe in sicurezza e visitabili. Tra le più importanti incontriamo: Iglesia y Convento de las Capuchinas, Templo y Convento de Santa Clara, Ruinas y Convento de la Merced, Ruinas de Catedral, Ruina de la Iglesia y Convento de Recolección, eccetera.

Molte chiese e edifici invece non hanno subito grandi danni e sono state riadattate nelle varie epoche storiche. Tra queste figurano: Iglesia de la Merced, Parroquia de San José Catedral, Templo de la escuela de Cristo e Ermita de Santo Calvario.

Fanno sfondo alla memoria storica moderni negozi e locali vivaci aperti a qualsiasi ora del giorno. Ma ciò che più colpisce è l’acciottolato urbano che è veramente difficile da camminare se non si usano delle scarpe comode.

Inoltre bisogna prestare massima attenzione al saliscendi degli scalini e dalle inferriate delle finestre che sporgono in modo pericoloso lungo i marciapiedi. Per fare una foto sono rimasta incastrata con i capelli in un’inferriata e ho dovuto farmi aiutare da un passante!

Scuole di spagnolo

Antigua è scelta dai turisti che decidono di fermarsi più a lungo per le scuole di spagnolo anche se non sono tra le più economiche del Guatemala. Fra queste ricordiamo:

  • Ixquic Spanish School
  • Centro Linguistico La Union
  • Ixchel Spanish School
  • Academia Spanish Traveling
  • Centro de Aprendizaje Universal
  • Academia Sevilla
  • Academia APPE
  • Casa de Lenguas
  • Christian Spanish Academia
  • Probigua Spanish School

Se inserisci il nome della scuola nella stringa di ricerca di Google troverai la home page con tutte le varie informazioni sui corsi e sui prezzi.

 

salita al pacaya

 

Musei da visitare ad Antigua

Si possono trovare anche vari musei tra cui quello del Cioccolato, del Jade e del Libro Antiguo.

Il Museo del Cioccolato offre la possibilità di creare una tavoletta di cioccolato attraversando tutte le fasi di lavorazione: si parte dalla selezione delle fave di cacao, si va alla tostatura, alla rottura delle fave e alla macinazione. Infine il cioccolato viene fatto raffreddare e consegnato. Si può così gustare il cioccolato puro o acquistarne altro all’interno del negozio.

Il Museo della Giada esibisce oltre settanta pezzi derivanti dalla cultura maya, olmeca, mokaya e azteca. La giada era considerata “la pietra del cielo” e veniva indossata dai personaggi di spicco delle popolazioni mesoamericane. All’interno è possibile acquistare e toccare con mano prodotti manifatturieri creati dagli artigiani locali.

Il Museo del Libro Antiguo si trova all’interno del municipio sulla piazza principale ed è formato da una sala dedicata alle collezioni temporanee e due contenenti documenti e libri antichi per un totale di circa 2500 opere, per lo più donate da residenti stranieri e abitanti di Antigua.

Inoltre ci sono il Museo di Santiago che contiene armi, mobili e pitture del periodo coloniale, il Museo de Arte Colonial con pitture appartenenti alla medesima epoca e un’opera di Don Pedro de Alvarado, conquistatore spagnolo del Guatemala. Se avanza del tempo si può visitare il Museo del Santo Hermano Pedro che espone quadri, fotografie e altri oggetti che i fedeli hanno donato in segno di gratitudine al santo.

luci serali su un edificio ad antigua

 

Dintorni di Antigua

 

Vulcani

Appena fuori dal centro cittadino ogni giorno viene imbastito un mercato dove si può pranzare o acquistare generi alimentari e abbigliamento. L’aspetto buffo è vedere i poliziotti che vigilano chiedendo un’offerta libera per il loro operato. Accanto si trovano delle costruzioni che accolgono numerosi commercianti di prodotti artigianali guatemaltechi.

Allontanandosi dalla piazza principale e salendo al Cerro de la Cruz si può ammirare la città e sullo sfondo i famosi vulcani che la circondano: il Volcan de l’Agua, l’Acatenango e il Volcan de Fuego. Si possono salire tutti e tre ma il livello di difficoltà è piuttosto alto.

Il vulcano più frequentato e anche il più semplice è il Pacaya che si trova a una mezz’ora di macchina da Antigua ed è famoso per i ragazzini che accompagnano il turista cavalcando il cavallo e chiedendo continuamente se si ha bisogno del “taxi” per affrontare la salita. Con “l’aiuto” o meno, una volta raggiunta la vetta, vengono cucinati e mangiati in compagnia della guida dei gustosi Marshmellow.

Villaggi

Ci sono poi alcuni villaggi che meritano una menzione nel caso ci si ritrovi ad Antigua con del tempo da spendere. Santa Maria de Jesus si trova ai piedi del Volcan de l’Agua e solo di domenica ospita un mercato con prodotti tipici locali e articoli di artigianato. San Felipe, invece, è famoso per i suoi manufatti in giada, ceramica e argento; mentre Pastores per i prodotti in pelle come stivali da cowboy o frustini in pelle. Infine a San Lorenzo el Tejar, a circa mezz’ora di distanza da Antigua, è famoso per le sue sorgenti termali di acqua calda che sgorgano naturalmente.

Da Antigua è possibile scendere in tre ore a Monterrico, la cittadina balneare più affollata della costa guatemalteca, oppure scegliere di dirigersi verso Città del Guatemala o ancora salire al lago di Atitlán o Quetzaltenango. Le località si possono raggiungere prenotando uno shuttle oppure con i mezzi pubblici che si trovano quasi tutti nelle vicinanze del mercato generale.

L’isola di Flores è una località incantevole nel Péten, in Guatemala. Da qui partono le visite per le celeberrime rovine maya di Tikal. Si può visitare in un giorno anche se ti consiglio di fermarti almeno alcuni giorni.

L’isola di Flores

 

Prima di arrivare all’isola di Flores si attraversano le cittadine di San Benito e Santa Elena, quest’ultima scelta dai viaggiatori che vogliono stare defilati, lontani dal centro. Si attraversa un lungo ponte all’inizio del quale c’è un centro commerciale (ahimè!) e la stazione dei pullman.

Ti consiglio di fermarti a ritirare con il bancomat a Santa Elena perché nell’isola non ci sono sportelli bancari. Però fai molta attenzione e se ti è possibile fallo con la compagnia di qualcuno perché non è molto sicuro.

Mi immagino già la scena, perché è capitata a me… Una volta trovato l’hotel nel quale soggiornerai ti appresterai a fare un giro dell’isola, camminerai per circa 20 minuti, ammirando ogni dettaglio che si proporrà davanti ai tuoi occhi.

Ammirerai le diverse tonalità di colore delle case prediligendo una rispetto all’altra. Deciderai di lasciare gli edifici centrali per passeggiare nel lungolago.

Ti meraviglierai a scoprire alcuni punti parzialmente sommersi dall’acqua e poi bam! Ti fermerai all’improvviso. “Ma non l’ho già fatta questa strada?”

L’isola di Flores si sviluppa su una superficie di appena 4000 chilometri quadrati e quindi si fa presto a visitarla tutta.

 

scritta i love peten nell'isola di Flores

 

Contornata dal lago Peten Itza fu abitata dai Maya originari del Messico, ma quando arrivarono gli spagnoli fecero allontanare gli abitanti e distrussero le abitazioni originali edificando la città secondo lo stile europeo.

In effetti camminando ti renderai subito conto che lo stile è coloniale e che  rappresenta ben poco la tradizione guatemalteca.

 

camminata lungo lago

 

Cosa visitare?

Non ci sono edifici particolarmente rilevanti da segnalare ma il complesso è interessante. Puoi scegliere di fare un giro in barca attorno all’isola e andare a visitare el Mirador.

Ti basterà contrattare il viaggio con un lanchero, il guidatore delle barche che qui si chiamano lanche, e lasciarti cullare dal dondolio delle onde.

Il Mirador è un’altura che permette un panorama completo dell’isola e anche alcuni momenti di divertimento con il Rope Swing. Si tratta di una corda con la quale ci si tuffa direttamente nell’acqua.

Si possono fare dei giri in barca anche la sera per godere del tramonto e cenare in compagnia degli altri passeggeri. Oppure puoi scegliere dai banchetti di strada i prodotti casalinghi preparati dalle massaie guatemalteche.  I ristoranti propongono la cucina sia tipica che internazionale con prezzi che variano dai 5 ai 15 euro.

Dall’isola di Flores puoi prendere la corriera Fuente del Norte per arrivare a Belize City e da lì visitare le meravigliose isole di Ambergris Caye e Caye Caulkner oppure prenotare un tour completo per le rovine maya di Tikal.

 

Nella colazione guatemalteca si fa scorta di proteine grazie ai componenti vegetali che donano sazietà per l’intera giornata. Per la verità la stessa colazione può essere consumata anche come pranzo o come cena, essendo preparata con prodotti tipici del luogo, sostituendo alcuni ingredienti con carne o pesce.

Una delle colazioni nel mondo moderno più proteica e sicuramente la più energizzante per chi ha bisogno di iniziare la giornata carico di energia!

Gli ingredienti della colazione guatemalteca sono i seguenti:

  • una tazza di caffè nero;
  • una manciata di riso bianco bollito;
  • salsa guacamole;
  • frijoles refritos;
  • una frittata;
  • pomodori freschi;
  • tortillas a volontà.

 

La salsa guacamole non è altro che salsa di avocado molto usata anche nella cucina messicana e in generale in tutto il Centro e Sud America.

 

ciotolina di salsa verde guacamole

 

Ricetta della salsa guacamole

 

La salsa guacamole in Guatemala, come anche in Messico, si consuma all’interno di tacos o come accompagnamento ai piatti o ai nachos. L’elemento principe è l’avocado, qui chiamato aguacate, un frutto alcalinizzante, idratante ed energizzante grazie alla fonte di proteine, acidi grassi essenziali, grassi monoinsaturi e micronutrienti.

L’avocado contiene più proteine del latte vaccino e i nutrizionisti consigliano di mangiarne almeno uno al giorno. Possono anche essere consumati dai diabetici in quanto aiutano ad abbassare il colesterolo.

Di seguito la ricetta che può essere arricchita secondo il proprio gusto personale aggiungendo cipolla, spezie e succo di limone al posto del lime.

 

Ingredienti per due persone:

  • 2 avocado maturi;
  • Sale q.b.;
  • due pomodori maturi di piccole dimensioni;
  • 2 o 3 cucchiai di olio di oliva;
  • lime succo e scorza (a piacere);
  • pepe.

 

Preparazione:

Tagliare gli avocado a metà, toglierli dalla buccia e farli a dadini. Pestare con una forchetta o in un mortaio il frutto. Fare lo stesso procedimento con i pomodori tagliandoli a dadini e pestandoli. 

Successivamente aggiungere i due composti e miscelare con il resto degli ingredienti: l’olio, il lime, il pepe e il sale. Ottimi per la colazione guatemalteca mentre in Messico sono serviti come antipasti nei pasti principali.

 

ciotola di frijoles refritos con coriandolo

 

Ricetta dei Frijoles Refritos

 

Una delle pietanze più popolari in Guatemala e in Messico sono i Frijoles Refritos cioè una purea di fagioli neri che accompagna le tortillas, il riso, la carne o le verdure. Li trovi anche al supermercato già preparati e pronti per essere scaldati e mangiati di solito in confezioni piuttosto abbondanti.

La preparazione è molto semplice ma i fagioli neri devono essere lasciati in ammollo per almeno una notte. Devono poi essere lessati, aggiungendo un cucchiaio di bicarbonato, in questo modo risulteranno più morbidi e sarà più facile macinarli. A piacere, volendo renderli ancora più gustosi, si può aggiungere a fine cottura del formaggio piccante grattugiato.

 

Ingredienti per i Frijoles Refritos per 4 persone:

  • 300 grammi di fagioli neri;
  • 1 cipolla;
  • 2 spicchi d’aglio (facoltativo);
  • Pepe e sale quanto basta;
  • 2 cucchiai di olio di mais.

 

Preparazione:

Togliere i fagioli dopo averli lasciati in ammollo e metterli in una padella. Lasciarli lessare a fuoco lento per almeno due ore. Quando si saranno ammorbiditi scolare i fagioli e tenere da una parte il brodo di cottura. Passarli in un tegame aggiungendo sale, pepe e un cucchiaio di olio.

Quando si saranno rosolati nell’olio aggiungere due mestoli di brodo di cottura e lasciare asciugare coprendo il tutto con un coperchio. Terminato il brodo togliere i fagioli dalla pentola e passarli in un passaverdura fino a che non diventano una purea.

Cucinarli per altri cinque minuti per ottenere una consistenza compatta e aggiungere un altro cucchiaio di olio, se necessario, e del brodo di cottura. Lasciare riposare il composto e servire caldo.

 

tortillas (colazione guatemalteca)

 

Ricetta delle Tortillas

 

Le tortillas sono la base della cucina messicana e guatemalteca. Vengono mangiate al posto del nostro pane e consumate durante i principali pasti della giornata.

Si acquistano nei supermercati e in strada dove le donne intente a cucinarle richiameranno la vostra attenzione con un simpatico “Pase adelante” mentre schiacciano tra le mani l’impasto chiamato masa. Dalla tortillas vengono cucinati i piatti più celebri:

 

  • tacos: involtini di tortillas piegati a metà con vari ingredienti dalle verdure alla carne;
  • burrito: le tortillas vengono arrotolate in una sorta di tubicino con gli ingredienti all’interno e una copertura di formaggio;
  • quesadilla: tortilla piegata a metà con ripieno di formaggio;
  • nachos: triangolini fritti di tortillas serviti con salsa guacamole di accompagnamento oppure formaggio fuso e carne;
  • tostadas: sono più piccole delle tortillas ma vengono preparate allo stesso modo e poi fritte. Vengono servite con sopra diversi ingredienti a scelta. Se le trovi in strada puoi decidere gli ingredienti da mettere sopra.

Le pietanze appena citate sono consumate più durante il pranzo e la cena e non nella colazione guatemalteca dove si consuma solamente le tortillas da accompagnamento.

Ingredienti:

  • 200 grammi di farina di mais bianca (in sostituzione farina bianca);
  • 150 millilitri di acqua;
  • 2 cucchiai di sale fino;
  • 2 cucchiai di olio di oliva extravergine.

 

Preparazione:

Aggiungere a filo l’acqua alla farina e mescolare con le mani fino a creare un composto morbido. Lasciare riposare in un contenitore a temperatura ambiente per circa mezz’ora.

Riprendere in mano il composto e creare delle palline di circa 4 centimetri. Lasciare riposare altri 10 minuti e poi stendere la pasta fino a ottenere un disco.

Cuocere i dischi formati uno alla volta in una piastra e riporli sotto un tovagliolo in cotone per mantenerli caldi. Farcire le tortillas nel modo in cui si desidera o mangiarli in accompagnamento ad altri piatti. 

 


In sostituzione agli ingredienti sopracitati ci sono i famosi tamales, ossia degli involtini di farina di mais con un ripieno di carne, verdura o in versione dolce. Anche questi sono degli ottimi alimenti da consumare durante la colazione guatemalteca.


Disclaimer: le foto sono prese dal web

Ero scesa dall’aereo, non potevo più tornare indietro e dovevo prepararmi ad andare alla scoperta della Mérida yucateca. Attraverso l’esplorazione del Messico avrei camminato fra gli intrecci della mia anima per trovare ciò che la componeva, assestando un tessuto che da tempo avevo perduto.

Il caldo era insopportabile. Partendo dall’Italia, in ottobre, avevo lasciato 17 gradi. Qui, nella Mérida yucateca, le temperature si aggiravano sui 40 gradi.

La mattina del mio primo giorno sul territorio messicano uscii accaldata dall’appartamento che avevo prenotato su Airbnb per visitare l’ultima e la più grande città coloniale dello Yucatán. Ero giunta di sera con l’aereo, stravolta dalle troppe ore di volo.

Sulle case notavo una prevalenza di bianco a contrastare i profili in tinte pastello, la numerazione stradale, invece, mi lasciava interdetta. Col trascorrere dei giorni mi fu chiaro che in questa città la toponomastica è divisa in calles – vie – le quali sono numerate, senza nomi.

Passeggiare nella Mérida yucateca

 

A un certo punto dovetti fermarmi in un supermercato per acquistare una bottiglietta d’acqua. L’afa era insostenibile. Come aprii il tappo e appoggiai la bocca, la finii. Ero davvero assetata. Nonostante la grande sorsata non avevo placato del tutto la sete. Dovetti cercare un altro negozio e questa volta acquistai una bottiglia da tre litri.

Continuai a passeggiare, sedendomi ogni tanto sotto l’ombra di una pianta nei pressi dei parchi pubblici. Il Messico, considerato un paese povero, ha dei parchi pubblici da fare invidia alle migliori città europee.

I parchi sono puliti, curati e soprattutto popolati. Vicino ad alcune panchine ci sono addirittura delle prese in cui ricaricare gli smartphone. E il Wi-Fi è gratuito per tutti.

Da questa posizione privilegiata potevo osservare due generazioni a confronto: gli anziani chiacchieravano o leggevano il giornale, i giovani avevano lo sguardo incollato sullo schermo del telefonino.

Comperai un gelato che sembrava più uno yogurt con sopra una salsa dolciastra (è tipico della zona e si chiama champola). Per qualche strano motivo mi imbarazzava entrare in un locale. Forse avevo paura di sbagliare le parole, non ero molto ferrata con lo spagnolo.

O forse dovevo ancora buttarmi alle spalle quel senso di disagio che mi attanagliava da quando ero partita. Quella paura nascosta di non riuscire a raggiungere il mio intento: vivere con maggior spensieratezza.

Le parole sono sempre state difficili per me da esporre, mi nascondevo dietro al fatto che dovessi parlare in spagnolo ma in realtà era solo una scusa.

 

parco pubblico nella Mérida yucateca

 

Primo shopping messicano

 

Passeggiando mi ritrovai nella via dello shopping, il Paseo de Montejo, il corso principale della città, dove giovani dalle facce sorridenti passeggiavano e si mostravano a vicenda gli acquisti appena fatti. E poi mi comparve il mercato. La mia mente si mise subito in moto e i miei occhi furono attraversati da un lampo di gioia.

Questo era ciò che cercavo! Bancarelle di frutta delle quali non sapevo l’esistenza, odori forti e pungenti derivati da carne e pesce, generi alimentari del tutto particolari.

L’età media dei visitatori si era notevolmente alzata. C’erano massaie che giravano con borse stracolme di cibo e chi si aggirava furtivo in cerca di qualche prodotto specifico.

Io ero in estasi, rifeci il giro del mercato per tre volte fino a quando mi decisi di acquistare qualcosa per cena. Comperai dei frutti dei quali non ricordo il nome, solo perché la signora a fianco a me disse che erano molto “dulces“.

Poi, presi della verdura già tagliata e lavata in sacchetto, pronta per essere consumata. Infine acquistai una crema di fagioli neri, la famosa “frijoles refritos” e delle tortillas.

 

Pere rosse

La mia prima cena messicana era pronta per essere mangiata. Uscendo mi accorsi che le bancarelle di cibo digradavano, lasciando posto ad abbigliamento, giocattoli e prodotti per la casa. Mi divertii a osservare la gente mentre barattava e con quanta veemenza lo faceva.

All’improvviso vidi un’agenzia viaggi e guardai il cartello che presentava i tour in programma. Avevo già in mente dei luoghi da visitare, dovevo solo farli combaciare con il mio tempo a disposizione. Presi nota dei prezzi e dei giorni, poi tornai a casa e mi preparai la cena.

 

Inquietante incontro

 

Ero stata a zonzo tutto il giorno e avevo acquistato la mia prima cena messicana. Ma prima di tutto avevo bisogno di farmi una doccia. Il bagno era libero e l’acqua era fredda, senza alcuna intenzione di diventare calda.

Mi preparai la cena e andai a mangiarla in camera, avevo un tavolino sul quale appoggiare i piatti e il Wi-Fi grazie al quale potevo connettermi a internet.

Mi resi conto, però, che non ero ancora stanca per cui misi un po’ di trucco solo sugli occhi e scesi di nuovo in strada. Il caldo, nonostante il sopraggiungere della sera, era ancora opprimente.

 

Chiesa yucateca

 

Girovagai fra le vie della Mérida yucateca alla ricerca dell’agenzia viaggi vista in precedenza, avevo i contanti e volevo prenotare il prima possibile. Finalmente la trovai e un giovane messicano mi fece accomodare alla sedia.

Gli riferii esattamente cosa volevo visitare e quando, ma lui mi interruppe dicendo che i giorni erano già destinati. Avrei dovuto adattarmi ai loro programmi.

Non c’era nessun problema. Il mio viaggio era nato all’insegna della spensieratezza e me ne stava dando la dimostrazione. Quindi l’indomani sarei andata a visitare la Riserva Naturale di Celestun, un’oasi protetta in cui vanno a nidificare i fenicotteri rosa.

L’appuntamento fu fissato alle 7 davanti all’agenzia. Non mi restava che ritornare in stanza e preparare lo zaino per il giorno dopo.

 

L'interno di un edificio

Cosa vedere nella Mérida yucateca

 

Gli edifici della Mérida yucateca sono stati costruiti durante il periodo coloniale che possiamo indicare tra il XVIII e il XIX secolo. E proprio in questa città si può ammirare la cattedrale più antica del continente: la Catedral de San Ildefonso. Ti basterà chiedere in giro per ricevere suggerimenti su dove trovarla.

Gli abitanti di Mérida la amano molto perché è parte del loro tessuto culturale. I mattoni che la compongono provengono dalle rovine delle piramidi e dei templi maya. Furono i coloni a deturpare i simboli dei nativi per instillare un senso radicato di “civiltà”.

La piazza principale è la Plaza Mayor dove la domenica si tengono balli, canti e manifestazioni di ogni sorta. La maggior parte delle vie, sempre di domenica, sono chiuse al traffico e le persone si muovono a piedi, in bicicletta o con i monopattini.

Ti invito caldamente a partecipare: dovunque è uno spettacolo di balli, canti e cori improvvisati. L’essenza spontanea messicana si respira nell’aria e attraversa la pelle come il caldo opprimente che circonda la città.

L’arte si può ammirare al Palacio Municipal che custodisce i murales di Fernando Castro Pacheco, un famoso artista yucateco. E non poteva mancare il Museo de Antropología e Historia nel Palacio Cantón Rosa, che raccoglie manufatti e reperti maya.

Per gli appassionati è presente un museo che rappresenta tappeti, manufatti, dipinti, vasellame e sculture dell’artigianato messicano, in maniera specifico quello yucateco. Si trova nella Quinta Montes Molina e rappresenta le mille sfaccettature della manualità messicana.

Seis meses sono i mesi che ho viaggiato in Centro America attraversando gli stati del Messico, Guatemala, Belize e Honduras. Sono partita alla ricerca di un’identità che da troppo tempo avevo scordato di curare, lasciando agli altri il potere di dominare e guidare.

Fin da piccola ho sognato di vivere un’avventura alla Monsieur Fog, il personaggio del “Giro del Mondo in 80 giorni” di Jules Verne.

Ho atteso il momento giusto e l’ho fatto. Questo è il resoconto dei miei seis meses in Centro America.

Mi ero ritrovata senza lavoro dopo che l’azienda nella quale ero assunta da otto anni, aveva deciso di chiudere i battenti e lasciarci tutti a casa.

Grazie alla mia incrollabile positività però, non avevo visto in questo cambiamento una disfatta ma un motivo per cambiare e crescere.

Ho subito pensato che fosse giunto il momento di realizzare quel sogno che da troppi anni mi portavo appresso, come se il destino volesse mettermi alla prova.

Sarei stata in grado di farlo?

Prima dovevo terminare il periodo di mobilità alla quale ero stata assegnata. Avevo il tempo di preparare l’itinerario e decidere dove sarei andata.

Immaginai subito il Messico. Avevo soggiornato con una mia amica l’anno precedente e mi era rimasto nel cuore.

La leggerezza della vita, il sorriso spontaneo delle persone e i colori brillanti del mare e della natura rigogliosa, mi avevano colpito profondamente e volevo capire se fossero o meno un’impressione da turista.

Così decisi di ritornare laggiù.

Questa volta avrei aggiunto all’itinerario non solo la Riviera Maya ma anche Mérida, Città del Messico e la regione del Chiapas.

Ho trascorso pomeriggi interi cercando in internet informazioni utili a pianificare un programma.

Quanti giorni sarei stata in Messico?

E negli altri stati?

Cosa non dovevo assolutamente perdere in questi seis meses?

scritta dream

Molti quesiti nascevano a mano a mano che preparavo il viaggio. Ma non cercavo la perfezione, solo la libertà.

Spulciando fra le offerte di volo ne avevo trovata una di Blue Panorama con tappa a Mérida. Si trovava a cinque ore di autobus da Playa del Carmen.

Decisi di iniziare lì, la mia avventura. Cercai un alloggio prima su Booking e poi su Airbnb. La più conveniente era una stanza offerta da un ragazzo vicino al centro cittadino.

Costava solo 9 € al giorno e aveva anche un bagno privato a disposizione. Senza pensarci troppo la prenotai per la durata di una settimana.

Era la prima volta che sceglievo una soluzione di pernottamento privata, ma in questo viaggio volevo mettermi alla prova, sperimentare nuove idee e risparmiare un po’!

Volevo partire libera da ogni pensiero, senza un traguardo preciso, per vedere se nella libertà assoluta nasceva qualcosa di inaspettato.

Qualche mese prima della partenza conobbi un ragazzo. L’incontro fece traballare leggermente i miei progetti, non ero più così sicura di partire.

All’improvviso le mie priorità erano cambiate.

Poi però valutai il tempo. Da quanto conoscevo lui e da quanto avevo quel sogno chiuso nel cassetto?

La risposta era plateale e non potevo non considerarla. Galleggiava così chiara davanti ai miei occhi che non potevo evitarla.

Lui mi chiese di non partire, io gli dissi che non potevo. Avevo preso una decisione tempo fa, quando ancora lui non c’era.

Non potevo fermarmi, il viaggio era già cominciato. E se non avessi mai più avuto l’opportunità di realizzare quel sogno?

I sentimenti a volte sono una questione di scelta, di tempo e di coincidenze.

Lui mi disse che mi avrebbe comunque aspettata. Fu difficile salutarlo ma lo feci, guardandolo e abbassando subito gli occhi.

scritta love: seis meses in Centro America

Ero pronta a partire. Non è vero, ero terrorizzata all’idea di partire. 

Il mio aereo decollava nel pomeriggio da Milano e sarei giunta a Mérida la sera tardi.

Avevo le gambe che tremavano e il cuore che batteva a ritmo sostenuto. Quando salii in aereo, e mi accomodai sul sedile, inondai la mente di pensieri confusi.

Forse stavo commettendo una pazzia: sei mesi da sola in giro per il mondo. Cosa avrei fatto? Con chi avrei parlato? Perché ero salita su quell’aereo?

Più il mezzo si allontanava dalla mia terra e più i pensieri si concentravano sui programmi. Ce l’avrei fatta, lo desideravo da troppo tempo per permettere alla paura di fermarmi.

Quando il pilota annunciò l’arrivo a Mérida ero su di giri. Avevo il cuore in gola. Ero eccitata e spaventata allo stesso tempo. Ero di nuovo in Messico e questa volta avrei potuto viverlo più a lungo.

Al controllo passaporti l’addetto mi salutò con un cordiale “Bienvenida!

In quel momento realizzai che avevo fatto la scelta giusta: bastava alleggerire la mente e lasciare che le emozioni fluissero libere. Mi avrebbero guidato loro. Avrei dato spazio al cuore e, la mente, per questa volta, sarebbe rimasta a controllare in sordina. Que buena onda!

scritta suspence

 

Eccomi arrivata a Mérida: le prime impressioni