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Hai mai sentito parlare della Grotta Azzurra e il Castello di Zumelle a Mel? Si tratta di un’escursione unica, adatta a grandi e a piccini. Io l’ho fatta alcune settimane fa e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla varietà paesaggistica e dall’inaspettato salto nel passato.

Ho visto alcune foto su Facebook che mi hanno lasciato senza parole. Era mai possibile che a due passi da casa mia ci fosse un sito così bello di cui non avevo mai sentito parlare?

Ho fatto qualche ricerca su internet e ho scoperto che l’escursione si trova a Mel ed è nei pressi del Castello di Zumelle. Dato che avevo visto, sempre su Facebook, la pubblicità del Castello e mi aveva anch’esso incuriosito, ho pensato che avrei potuto prendere due piccioni con una fava.

Così, al termine della mia vacanza sul Parco delle Dolomiti Bellunesi, ho proseguito dal ponte di Busche in direzione Mel. Presto mi sono ritrovata a seguire le indicazioni per il Castello di Zumelle che si trova prima del centro abitato di Mel ed esattamente nella frazione di Villa di Villa.

Prima di arrivare c’è una delle chiese più antiche del Veneto: la Chiesa di San Donato. È aperta solo il sabato e la domenica attorniata da una miriade di fiori dal sentore dolce e dalle api ronzanti che succhiano festosamente il loro nettare.



La Grotta Azzurra

 

A fronte di vari saliscendi in ripidi tornanti fra case montane curate in ogni minimo dettaglio, sono arrivata al parcheggio del Castello. Ho alzato gli occhi al cielo per guardare i profili delle montagne e sulla destra ho notato i merletti che contraddistinguono i castelli medievali.

Mi sono anche accorta che il sentiero per raggiungere la Grotta Azzurra, partiva proprio sulla sinistra della strada che sale all’entrata del Castello.

Niente flânerie quindi, solo immersione nella natura. Ho fatto alcune foto di rito per immortalare quello spaccato di storia antica e assaporare le vestigia di un tempo. Sono dunque scesa seguendo l’itinerario indicato dai cartelli. Ho visto lungo il tragitto alcune opere legate al tema della natura e dell’uomo e attraversato un piccolo pezzo di strada asfaltata.

Un nuovo cartello mi ha segnalato l’inizio del percorso che ho seguito con non poca difficoltà: purtroppo il terreno era piuttosto bagnato e quindi scivoloso.

Alcuni pezzi di sentiero sono stati poi erosi dagli agenti atmosferici e diventa alquanto impegnativo percorrerlo in totale sicurezza.

Superata la parte boschiva si arriva sul letto del torrente che si segue per alcune centinaia di metri. Si sale di nuovo, per poi ridiscendere fra sassi e radici fino a raggiungere la grotta.

Il percorso ha una lunghezza di circa mezz’ora ma bisogna fare molta attenzione ai vari impedimenti naturali ma soprattutto vanno indossati scarponi da trekking.

Lo spettacolo che si apre però ripaga la fatica: l’acqua è di un azzurro talmente cangiante da fare male agli occhi. Le rocce della grotta virano dal bianco candido al marrone, creando delle striature scenografiche davvero particolari. Il rumore dell’acqua che scorre e che scivola fra i sassi è rilassante, a tratti addirittura calmante.

I pochi fortunati che arrivano fino alla fine del percorso sono graziati da uno scorcio inaspettato stupendo che consiglio a tutti di vedere, con la dovuta cautela.

Meglio evitare l’escursione se non c’è bel tempo o se ha piovuto da poco anche per una questione di portata di acqua del torrente.

Secondo la guida che avevo letto l’itinerario era turistico e adatto quindi anche ai bambini. Io ho qualche dubbio a riguardo perché bisogna prestare la massima attenzione per non cadere o scivolare sul terreno sdrucciolevole.

Aggiungerei, quindi, che l’escursione è di difficoltà media, a salire in base alle condizioni meteo.  Per ritornare indietro si segue la strada a ritroso e ci si può rilassare regalandosi una visita al castello.

 

Grotta azzurra e castello di zumelle, immagine del castello con sfondo sulle dolomiti bellunesi

 

Il Castello di Zumelle

 

La leggenda narra che in questo castello nacquero i gemelli Iusprando e Goffredo dall’unione di un confidente della regina degli Ostrogoti con la sua damigella. Una volta morta la regina per omicidio i due amanti si riparano dalle parti di Mel. Il confidente, ritrovatosi senza lavoro, riesce in qualche modo a procurarsi il titolo di Conte. Fa così costruire il castello per ritirarsi in isolamento e vivere in tranquillità la sua storia d’amore, donando ai figli un luogo di pace.

 

Si tratta di una costruzione che risale al I secolo D.C. ottimamente conservata su cui si è stato edificato un villaggio fittizio che richiama l’architettura dell’epoca.

L’entrata è un vero e proprio tuffo nel passato dove si vedono capanne, taverne, tende e una strada acciottolata sale al museo sulle note di una musica medievale.

L’entrata costa 6 € per il biglietto intero, 5 € il ridotto e 3 € per i bambini dai 3 agli 8 anni non compiuti. Il ristorante, invece, propone piatti moderni e medievali per accontentare anche i gusti più esigenti.

Al castello è possibile soggiornare la notte, provando l’ebrezza di trasformarsi in antichi cavalieri senza macchia. Le stanze disponibili sono tre e hanno tutte il letto matrimoniale.

Solo dormendo immagino sia possibile incontrare il Genius Loci che io, ahimè, per mancanza di tempo non ho potuto riconoscere.

Si può portare il nostro amico a quattrozampe per far vivere anche a lui una notte insolita e particolare che farà fatica a dimenticare!

 

Per avere maggiori informazioni sul Castello di Zumelle vai a questo link

 

Immagine dell'interno delle mura del castello con veduta su una delle taverne presenti

 

 


Musica consigliata: Saltarello 

Lettura consigliata: Il Medioevo raccontato da Jacques le Goff – J. Le Goff

Il giardino Bolasco a Castelfranco Veneto è uno di quei parchi che non ti aspetti, collocato in centro città in zona Borgo Treviso. Attualmente appartiene all’università di Padova che permette l’accesso ai visitatori durante il fine settimana, nei giorni di sabato, domenica e festivi.

Il costo di ingresso è di 3,00 € ma gratuito a chi risiede nel comune di Castelfranco Veneto. Ci sono delle regole ferree da seguire atte a preservare l’integrità del parco stesso.

Per esempio, l’accesso è vietato ai cani, se non a quelli per i non vedenti, non si possono calpestare i prati e il lago non è balneabile perché non sorvegliato.

Ti potranno sembrare eccessive ma queste limitazioni permettono ai visitatori di vivere il giardino Bolasco a 360 gradi, gustando la quiete del luogo e la sua naturale bellezza.

villa bolasco

 

La villa

 

Il complesso villa e giardino appartenne alla famiglia Corner durante il periodo del seicento. La loro idea fu quella di adattare alla villa un giardino all’italiana denominato “il Paradiso”.

Per fregiare il complesso si affidarono all’artista bassanese Orazio Marinali e alla sua bottega, i quali crearono ben 52 statue collocate su piedistalli e due destrieri databili fra il 1684 e il 1697.

In epoca ottocentesca la proprietà passò al conte Francesco Revedin che cambiò completamente la struttura del parco. L’attuale conformazione del giardino è rimasta pressoché uguale dalla sua riorganizzazione fatta fra il 1852 e il 1865.

Oltre alla villa, oggi adibita a sala conferenze e altre attività ludico-educative, si può visitare una serra in stile moresco a forma semicircolare, due ponti, un bellissimo esempio di cavana per il ricovero delle imbarcazioni con relativi laghetti, due colombare e un antico maneggio.

La villa all’interno presenta un salone da ballo affrescato da Giacomo Casa da Conegliano, uno scalone dai colori tenui denominato “lo scalone del Meduna” e le scuderie esaltate da materiali insoliti come la ghisa e il ferro.

 

statua di orazio marinali al giardino bolasco

 

Il giardino

 

Il conte Revedin si affidò all’architetto Giambattista Meduna per la sistemazione del parco, il quale a sua volta si fece consigliare da Marc Guignon e Francesco Bagnara.

Assieme ripopolarono il parco con oltre mille piante e progettarono il maneggio assecondando una delle più grandi passioni del proprietario. L’idea fu rivoluzionaria in quanto pensarono al maneggio come a un anfiteatro contornato dalle statue del Marinali disposte in forma circolare.

Le statue rappresentano il mito, l’allegoria e la storia che si rifanno alle arti figurative in voga nel periodo del ‘500. All’entrata dello stesso, i meravigliosi destrieri collocati su alti piedistalli, accolgono i visitatori donando un insieme unico e ricercato.

L’aspetto, nella sua totalità, crea un’immagine elegante e sfarzosa che rimane visibile ancora oggi nonostante l’usura del tempo. Fra le varietà di piante presenti nel parco spicca il particolare Cipresso Calvo con le sue radici che crescono in verticale e a forma conica, nei pressi del lago.

 

biglietto di entrata al giardino bolasco a castelfranco veneto

 

Informazioni utili

 

Nel sito del giardino Bolasco puoi seguire la guida online per avere informazioni in diretta sulla storia, l’esatta collocazione e rappresentazione delle statue e la spiegazione sui diversi tipi di alberi. Trovi il QR code direttamente sul biglietto di ingresso per accedere alla guida.

In caso di maltempo il parco rimarrà chiuso pertanto è consigliabile contattare il numero +39 049 8273939 attivo dalle 9 alle 17, sabato e domenica compresi.

Lo stesso numero serve per prenotare le visite guidate oppure si può scrivere all’indirizzo email: prenotazioni@villaparcobolasco.it.

La visita guidata può essere prenotata anche in loco per un totale di 6 € a persona secondo gli orari preventivati. L’esatta collocazione dell’entrata la trovi a questo link:

 

Aggiornamento Covid-19:

Il giardino Bolasco si accede solo su prenotazione il sabato, la domenica e nei festivi, dalle 10 alle 19. Gli accessi saranno contingentati: 120 ingressi per ciascuna ora e un massimo di 500 persone presenti contemporaneamente.  Per informazioni e prenotazioni: 049.8273939.

 

 

Cosa vedere nei pressi di Castelfranco Veneto?

 



 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

E per quanto riguarda il Genius Loci? Può nascondersi all’interno di un’antica residenza? Secondo me sì, soprattutto se racconta le vicende di una famiglia nel corso dei secoli. 

Non conosco i proprietari pertanto non posso tracciarne un profilo definito ma deve essere audace, forte e coraggioso. Sicuramente è aiutato dalla natura vivace che lo nasconde e preserva. 

I 5 sensi sono permeati dallo spirito degli alberi e sono spinti a dare il massimo per assaporare ogni possibile beneficio. L’obiettivo è uscire dal parco ritemprati e in pace.

L’unica a non poter essere goduta è la flânerie ma basterà spostarsi in città per sentire quel fremito che contraddistingue in modo ben definito noi irrequieti flâneurs!

Musica consigliata: Nuvole bianche – Ludovico Einaudi

Lettura consigliata: Shinrin Yoku – Annette Lavrjisen

Il lago di Corlo, meglio conosciuto come il lago di Arsiè vicino a Feltre, offre divertimento sia per chi cerca relax che per i più sportivi.

Dispone di alcune strutture ricettive e due campeggi frequentati soprattutto da turisti stranieri provenienti dal nord Europa. Forse proprio loro sanno maggiormente apprezzare l’anima selvaggia e incontaminata del lago e per questo lo scelgono.

Vivere il lago all’insegna del relax

 

Un prato curato e accogliente si trova su una sponda del lago provvisto di bagni, barbecue, tavoli, acqua potabile, alberi in cui stare all’ombra e un parcheggio. Il suo nome è Parco della Campagnola e puoi portare con te asciugami o lettini per stare più comodo.

Bar e ristoranti non mancano e se dal lago ci si sposta in centro ad Arsiè le opportunità aumentano, anche se non è necessario. Lo spazio verde è infatti gestito dal “Mondo di Fortunato” che offre servizio di bar e quindi anche stuzzichini. Per questo, se vorrai fare un picnic e usufruire dei tavoli, ti verrà richiesto un pagamento di 5 euro.

Proseguendo la passeggiata verso il campanile vecchio c’è l’Albergo Ristorante al Parigi con una veduta mozzafiato sulle acque luccicanti del lago. Qui potrai pranzare o cenare. Andando ancora avanti c’è un il bar da Anna con un piccolo supermercato annesso.

 

immagine autunnale del lago di corlo

Praticare sport al lago di Arsiè

 

Le proposte per gli sportivi sono diverse: oltre ai classici sport acquatici come la canoa, il pedalò, il sup, la pesca e il nuoto, c’è la possibilità di fare delle interessanti escursioni.

Per la cronaca, ti devo informare, che il lago non è balneabile e dunque sprovvisto di un servizio di salvataggio, mi raccomando dunque, nel caso tu volessi fare un bagno, di fare molta attenzione.

In alternativa potresti decidere di fare un bellissimo giro ad anello del lago. Si tratta di un percorso di circa 20 chilometri, ma non troppo impegnativo.

La strada è prevalentemente in pianura ma essendo circondato da montagne qualche salita ti toccherà farla. In compenso, però, sarai graziato da un paesaggio intercambiabile meraviglioso, cascatelle che si susseguono a sorpresa e borghi dimenticati.

Un vero tour nel mondo incantato del lago, che ripagherà la fatica fatta. Anche qui consiglio la massima attenzione perché il sentiero in molti punti si trova a strapiombo sul lago e bisogna sempre mantenere alta la concentrazione.

Se vorrai bagnarti potrai sfruttare le generose cascate che vedrai scendere e che vanno ad alimentare il lago. L’acqua, bada bene, non è delle più calde ma in compenso è molto pulita.

Una volta scesi a valle si ripercorre il borgo Corlo che da il nome al lago e i due camping, fino a ritornare di nuovo al parco attrezzato o dove si è lasciata l’auto.

L’inizio del sentiero che entra subito nei boschi è dopo il cimitero della Rocca ed è ben segnalato lungo tutto il tragitto. Calcola un tempo di circa 4 ore per compiere il giro completo.

 

Il lago di Arsiè nella storia

 

cascatelle a sorpresa nel tragitto ad anelloIl lago di Corlo prende il nome, come ti dicevo, dal piccolo borgo abitato, diventato ora quasi una sorta di museo a cielo aperto. Tanto da farne  aprire uno vero che si può visitare solo previa prenotazione e che illustra gli antichi mestieri contadini.

Il lago non è di origine naturale bensì artificiale. Fu realizzato nel 1954 per costruire una diga capace di incanalare l’acqua proveniente dal fiume Cismon. Ecco perché non è balneabile e la sua profondità massima raggiunge i 68 metri.

Interessante è anche la storia del campanile vecchio che faceva parte dell’antica chiesa del borgo, la quale venne distrutta nel momento in cui si edificò il bacino.

Gli abitanti erano così affezionati però al suono del loro campanile da costruire una chiesa nuova poco distante, senza campanile, per continuare ad ascoltare i rintocchi di quello vecchio.

Un modo per non dimenticare il proprio passato e le proprie radici come se il Genius Loci di Corlo abitasse proprio all’interno di quelle antiche mura.

E forse è proprio così o meglio è quello che mi piace pensare… 

Il lago di Corlo o lago di Arsiè vicino a Feltre sembra quasi un fiaba ma esiste davvero. Lo trovi seguendo queste coordinate di Google Maps:

 


*** DEI SENSI ***

 

Abbiamo già scoperto dove si nasconde il Genius Loci ma manca una descrizione dello stesso che io ho trovato piuttosto deciso e fermo nelle sue decisioni. Un tipo che non si tira indietro neanche davanti alle difficoltà. Selvaggio, aspro e forte come le montagne che circondano il lago.

Per quanto riguarda l’attivazione dei sensi durante un soggiorno al lago di Corlo o lago di Arsiè, devo dire che è tutto direzionato verso la natura perché genuina e autentica nella sua perfezione. 

Una visuale a 360 gradi durante il tragitto ad anello ti farà scoprire la cornice disegnata dalla montagna, il rintocco del campanile ti riporterà a un tempo in cui il lago non esisteva ma in esso viveva comunque una comunità.

Il gusto del cibo proposto dal ristorante ti farà capire i valori del luogo fatti di sacrificio e buona volontà. L’odore del bosco ti ritemprerà l’anima e ti farà pensare al potere curativo della natura e ai suoi innumerevoli benefici.

Non dovrai essere un semplice spettatore ma immergerti nel momento, toccando i delicati fiori senza rovinarli, diventando consapevole della loro esistenza e fragile impermanenza.

Vivono come noi  cercando di esaltare le proprie potenzialità anche in un terreno avverso e scivoloso, perché è l’unica possibilità che hanno di brillare. E per quanto riguarda la flânerie? Quella la dovrai spostare a Feltre o in qualche altra città bellunese.

Musica consigliata: Lago dei Cigni di Tchaikovsky

Lettura consigliata: Uomini, boschi e api di Mario Rigoni Stern

Qual è la località sciistica prediletta più vicina a Torino? Ovviamente Bardonecchia, posizionata nell’alta Val di Susa. La conosci già?

Viene chiamata anche Bardonnèche in francese, dai cugini d’oltralpe, che si trovano proprio lì vicino. La cittadina, infatti, è uno dei comuni più a ovest d’Italia e oggigiorno è attraversata, ahimè, dai profughi africani in cerca di fortuna in territorio francese.

Bardonecchia è natura

 

Vivono oltre 3000 abitanti anche se durante il periodo natalizio il numero raddoppia. Bardonecchia è una conca circondata da 4 valli:

  • Valle Stretta
  • Vallone del Frejus
  • Valle della Rho
  • Vallone di Rochemolles

È attraversata dalla Dora di Bardonecchia, affluente della Dora Riparia. Per raggiungerla ti basterà prendere l’autostrada A32 da Torino, distante 90 chilometri, che corrisponde a un’ora di guida. Oppure, sempre dalla capitale piemontese e più precisamente dalla stazione ferroviaria Susa, si arriva a Bardonecchia con un collegamento diretto. (Se ti fermi a Torino scopri cosa puoi vedere in due giorni)

Ma è anche sport

 

Si tratta di un importante centro per gli sport invernali, grazie alla sua posizione a 1.312 m s.l.m. Sono apprezzati dagli sportivi gli impianti di risalita nel Monte Jafferau e nel Colomion.
Nel comprensorio si contano 17 chilometri di piste da fondo e 10 chilometri di percorsi per racchette da neve,un totale di 100 chilometri di piste innevate artificialmente, un half pipe olimpico, uno snow park e un boardercross.

Per chi ama fare escursioni invece ci sono sentieri nelle Dolomiti di Valle Stretta, Il Monte Thabor, la Punta Nera, la Punta del Frejus e la Rognosa di Etiache. Pierre Menue è invece la più alta vetta delle Alpi Cozie settentrionali.

E se ancora sci, snowboard e passeggiate non ti interessano, ci sono dei bellissimi laghi. Il più famoso è chiamato lago Verde, grazie ai suoi riflessi cangianti.

Si raggiunge con una piacevole passeggiata di 45 minuti passando per i rifugi Re Magi e III Alpini. L’altro è di origine artificiale, un invaso destinato a uso idroelettrico, chiamato lago di Rochemolles, originato dal torrente omonimo.

 

immagine del lago verde

Pure storia e cultura

 

La sua fondazione risale a tempi antichi ed è quindi possibile trovare testimonianze nelle sue chiese e negli stili architettonici. Il forte di Bramafam difendeva la cittadina dagli attacchi invasori. Una volta adibito a castello oggi è diventato un museo ed è abbarbicato sulle pendici sopra la conca.

Nel borgo vecchio si trova la Chiesa parrocchiale di Sant’Ippolito, ossia un luogo di culto del 300, ristrutturata nel 900 a seguito dell’esondazione di uno dei torrenti che attraversano il paese.

Delle tracce antiche rimane il campanile di architettura romanica, con una guglia ornamentale in rame, un coro in legno risalente però al XV secolo, un Fonte battesimale originale e una Croce in argento.

Nel 1913 venne costruito il Palazzo delle Feste in perfetto stile liberty. L’idea era quella di creare un luogo in cui ritrovarsi e organizzare eventi, ed è così ancora adesso, il palazzo, infatti, ospita ogni tipo di manifestazione.

Non ebbe la stessa collocazione la Colonia 9 Maggio, una costruzione fascista adibita a varie attività, riconvertita in villaggio olimpico per l’edizione delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006.

 

piste da sci

Molte piste da scii per gli appassionati, io vi raggiungo a piedi!

 

E infine shopping

 

Fu lo statista Giovanni Giolitti a eleggerla come luogo di riposo per gli industriali torinesi che lo presero a esempio. La località sciistica vicino a Torino non poteva avere rappresentanza migliore per farla diventare un posto di élite.

La via principale, via Medail, è adibita allo shopping. Vi si trovano sia ristoranti che negozi di artigianato locale. Fra i più interessanti un negozio con opere in legno e la pasticceria Ugetti famosa per i suoi krapfen e le creazioni di cioccolato.

La strada è lunga circa un chilometro e collega la stazione dei treni al borgo vecchio di Bardonecchia. Durante i giorni festivi e i periodi di vacanza è interdetta al traffico e si trasforma in via prettamente pedonale.




*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Il Genius Loci di Bardonecchia ha mille sfaccettature difficili da definire in una sola, breve visita. Può essere solare come ombroso, caldo e affettuoso come freddo e impetuoso. Il tempo ne decreta il variabile umore.
Le passeggiate da fare con un po’ di flânerie nel centro permettono di rinfrescare la vista, l’odorato, l’udito e il tatto con sensazioni inaspettate ed estremamente personali.
Solo su una cosa si andrà tutti d’accordo, ossia sulla tavola. Quando il cibo farà la sua entrata trionfale nulla, a paragone, potrà essere più conviviale, comunitario e accogliente.

Non esisteranno confini ma solo la vicinanza dei commensali siano essi italiani, stranieri, bianchi, rossi, alberi, animali o qualsiasi altro essere vivente. W il cibo e l’unione che crea!

Musica consigliata: Forbidden Colours – Ryuichi Sakamoto

Lettura consigliata: Ikigai – Bettina Lemke

Mi sento ancora in brodo di giuggiole al pensiero del mio, appena trascorso, fine settimana di autunno a Lavarone in Trentino Alto Adige.

Immagino di aver avuto la fortuna di trascorrere l’ultimo weekend assolato, a cavallo fra l’estate e l’autunno, prima dell’arrivo del freddo. Perché ho scelto Lavarone?

Lavarone

 

La cittadina di Lavarone si trova ai confini fra Veneto e Trentino alto Adige e più precisamente dopo l’Altopiano dei Sette Comuni e Vezzena. Subito dopo Lavarone c’è la famosa località sciistica di Folgaria.

A differenza di quest’ultima Lavarone è conosciuta per i sentieri di facile e medio livello e i percorsi adatti agli amanti della mountain bike.

Per loro sono stati creati dei percorsi ad hoc che permettono di muoversi attraverso i boschi e di lasciare le strade cittadine unicamente all’uso delle macchine. Inoltre c’è un attrezzato bike park per la gioia dei più piccoli. Aria fresca e belle passeggiate, cosa volere di più?

 

cima rocciosa nei pressi di lavarone

 

Frazioni di Lavarone

 

Lavarone si estende su di un territorio abbastanza vasto e comprende varie frazioni, ognuna diversa dall’altra. Visitarle è possibile seguendo le indicazioni dei sentieri che portano a fare dei giri intorno ad esse.

I dettagli delle case sono curatissimi, in perfetto stile Trentino. Un tripudio di fiori e di colori alle finestre, giardini impeccabili e affreschi di vita montana.

Una delizia per gli occhi. Ogni frazione presenta la sua peculiarità da ammirare e da fotografare. Se hai voglia di fare delle lunghe passeggiate ti consiglio di approfittarne!

Io ho soggiornato in un hotel a Bertoldi, una frazione graziosissima dove passa il Sentiero delle Sorgenti che arriva diritto al museo a cielo aperto de “Il Respiro degli Alberi”.

 

Respiro degli Alberi e altri percorsi

 

Il Respiro degli Alberi è un percorso espositivo all’interno del bosco dove si trovano installazioni permanenti di opere d’arte di artisti della zona e oltre, fatte interamente in legno.

Seguendo una strada forestale ci si imbatte in opere che si amalgamano in modo perfetto alla natura esaltandone addirittura la bellezza. Ho visto anche un camoscio ammirare estasiato le strutture!

A metà percorso si congiunge anche il Sentiero delle Sorgenti: si può scegliere il percorso corto oppure quello lungo. Ma ti consiglio prima di arrivare al termine del Sentiero degli Alberi, perché da lì potrai ammirare una bellissima panoramica dall’alto sul lago di Caldonazzo.

Dalla frazione di Slagenaufi, invece, puoi scegliere un sentiero dedicato alla storia e al conflitto mondiale. Proprio qui, infatti, si trova il cimitero austroungarico occupato da ben 768 salme con altrettante croci.

Una cappella e dei pannelli esplicativi raccontano i momenti della guerra per come la si è vissuta in questi luoghi che, ricordo, faceva parte dell’Impero Austroungarico.

Continuando il percorso si sale alla Baita Belem, una volta adibita a ospedale militare, dove venivano curati i feriti in gravissime condizioni.

Continuando in direzione del percorso che va a Monterovereinvece, si arriva al punto panoramico dal quale si ammirano entrambi i laghi di Caldonazzo e Levico con una visione a 360 gradi della zona. Uno spettacolo imperdibile!

 

cartello del sentiero delle sorgenti

 

Forte Belvedere e lago di Lavarone

 

Il Forte Belvedere fu costruito a strapiombo su uno sperone di roccia calcarea prima della Grande Guerra. Serviva da controllo sulla Val d’Astico che a quei tempi segnava i confini fra il Regno d’Italia e l’Impero Austroungarico.

Oggi la struttura è perfettamente conservata e ospita un museo dedicato alla guerra. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le generazioni future agli orrori commessi durante la Grande Guerra affinché non vengano mai più ripetuti.

La tariffa del biglietto intero è di 7 euro, se sei possessore della Trentino Guest Card invece pagherai solo 3 euro.

Il lago di Lavarone non è molto grande ma le sue acque turchine richiamano turisti da ogni parte del mondo. Anche Sigmund Freud soleva trascorrere qui le sue vacanze per rilassarsi e cercare nuove soluzioni ai suoi quesiti psicoanalitici.

Il lago è attrezzato con due spiagge, spazi liberi e ha ricevuto il riconoscimento di bandiera blu per la purezza delle sue acque. In inverno invece si trasforma in pista di pattinaggio sul ghiaccio. La sua origine è carsica, si tratta infatti di una dolina che improvvisamente si è riempita d’acqua a causa di un cedimento strutturale.

 

Una veduta sulle montagne intorno a lavarone

Leggende di Lavarone

 

Si dice che il lago di Lavarone si sia formato a causa di un litigio tra due fratelli. Entrambi possedevano un bosco rigoglioso ma l’avidità li metteva continuamente l’uno contro l’altro. Finché Dio si infuriò nel vederli sempre litigare e fece sprofondare il bosco. Dal cedimento nacque appunto il lago e ai due fratelli non rimase più nulla su cui baruffare.

 

Lungo il Sentiero delle Sorgenti c’è un bellissimo abete rosso che ha dei poteri particolari. Se ti fermi ad abbracciarlo per alcuni minuti, potrai sentire le sue proprietà balsamiche entrare nelle narici e iniziarai a percepire anche il più nascosto odore selvatico del bosco oltre che i bisbigli degli altri alberi. 

 

Vicino a Lavarone, a Malga Laghetto, viveva un abete bianco dell’età di circa 250 anni. Ne aveva viste passare di persone e aveva ascoltato i loro problemi cercando ogni qual volta di trovare una soluzione. Per questo gli abitanti si affidavano spesso a lui. Ma una notte particolarmente ventosa, la sua scorza dura cedette e si spezzò in due. Tutti gli abitanti della zona ne rimasero colpiti, perché era l’abete più antico d’Europa, il più saggio e il più amato. Il suo nome era Avez de Prinzep  e si trova ancora lì, irreparabilmente ferito ma pronto a dare conforto a chi richieda ancora il suo aiuto.

 

Cosa vedere in Trentino Alto Adige secondo Punto e Viaggio?

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

In un certo senso puoi fare della flânerie anche qui a Lavarone perché i sentieri si intersecano nei piccoli borghi di montagna. Ovviamente non potrai compiere deviazioni a casaccio per non perderti nei boschi ma potrai comunque scegliere varie alternative. 

Il Genius Loci di Lavarone è un tipo rude all’esterno ma tenero all’interno. Una sorta di immagine sfuocata che più ci si avvicina e più ci si accorge di quanta energia e calore contenga. 

I colori di queste montagne sono indimenticabili e ti sazierai solo a guardarli. Il cibo perde quasi sapore di fronte a tanta bellezza. Se assaggerai dei prodotti locali però ci ritroverai ogni sfumatura di colore che i tuoi occhi hanno visto tramutata in gusto.

Il silenzio degli alberi è inframezzato da qualche verso di animale e di uccello che percepirai come in lontananza, come se non avessi lo stesso diritto che hanno loro di trovarti lì.

Per non dimenticare i tuoi momenti qui fa come me: prendi in regalo uno strobilo da un abete rosso e portalo a casa con te. Ogni volta che ne avrai bisogno stringilo fra le mani riscaldandolo e assaporane il profumo selvatico e balsamico. Ti basterà per ritrovare la pace di quei luoghi.

 

Musica consigliata: questa volta rimani in silenzio e ascolta solo la sinfonia della natura

Lettura consigliata: 12 insegnamenti degli alberi di Vincent Karche

La valle San Martino è un’incantevole valle che si trova a Vignui, una frazione nel comune di Feltre, vicino alla zona della Valbelluna. Ti ho già parlato di valli incantate e bucoliche e anche questa non è da meno.

Si raggiunge attraversando dei piccoli borghi solitari che partono da Foen e si inoltrano su salite fino a sparire completamente in sentieri nascosti dagli alti alberi.

 

chiesa di san martino

La chiesa di San Martino

 

Molti visitatori scelgono questa valle per vedere la chiesetta di San Martino risalente al XVI secolo. L’edificio è dedicato al vescovo di Tours, un soldato che è famoso per aver condiviso il suo mantello con un povero e per essersi convertito al cristianesimo contro il volere dei propri genitori.

La sua festa ricorre l’11 novembre ed è meglio conosciuto come San Martino. È il protettore dei viticoltori e a lui è associato il proverbio “A San Martino ogni mosto diventa vino“.

La chiesa di dimensioni ridotte presenta però una serie di affreschi dedicati sia a San Martino che a Sant’Antonio da Padova e, appesi alla porta, ci sono due preghiere ai due santi.

L’altare ligneo invece è della fine del XVI secolo con all’interno una pala raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovannino, San Martino e Sant’Antonio da Padova, datato 1762. Non si conosce l’autore degli affreschi ma si presuppone siano stati fatti tutti dallo stesso artista.

 

interno della chiesa di san martino

Valle San Martino

 

Quando arrivi a Foen trovi la salita e l’indicazione che ti fa salire all’interno della valle. Passi attraverso il centro abitato di Vignui e poi ti ritrovi in una stradina di sassi.

Qui puoi scegliere se lasciare la macchina e continuare a piedi oppure proseguire con l’auto. Attenzione però che il percorso è piuttosto accidentato e ci sono tante buche. Quindi fallo se sai di avere un assetto alto perché potresti lasciarci lì, com’è successo la settimana scorsa, la pompa dell’olio.

Seguendo il tragitto per due chilometri arriverai alla già citata chiesa di San Martino, se vai avanti incontrerai finalmente il torrente Stien. L’acqua è gelida ma il gusto di bagnarsi è ancora più intenso!

Anche qui come nella Val Canzoi o a Sospirolo avrai la possibilità di accedere a numerosi sentieri più o meno impegnativi oppure trovarti una vasca d’acqua dove prendere il sole e bagnarti ogni tanto. Interessante è vedere, ad un certo punto del percorso, una calchera.

 

corso d'acqua fra le rocce bianche

Cos’è una calchera?

La calchera era una fornace usata per produrre la calce viva. All’interno di un tino, fatto di massi posati a secco, si cuocevano ad altissima temperatura le pietre di dolomia per circa una settimana.

Mentre se seguirai i percorsi che si inerpicano sempre più a monte troverai rustici e case disabitate, memorie di un’attività montana che resisteva nonostante tutte le difficoltà.

 

la trasparenza dell'acqua

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Nella valle puoi fare la flânerie della natura o meglio dello Shinrin Yoku meravigliandoti dei vari percorsi che si apriranno al tuo passaggio. Mentre se verrai qui alla ricerca del Genius Loci lo ritroverai mettendo assieme la terra, legno, l’acqua e i sassi. Elementi che sembrano immobili e stabili ma che in realtà nascondono movimenti determinati e voluti.

Sarai costantemente accompagnato dal suono dell’acqua che scende a valle, percepirai l’odore del muschio fra le rocce e sul legno, vedrai la potenza inarrestabile dell’acqua farsi largo tra mille scorciatoie.

Ti verrà voglia di toccare le piante per sentirne scorrere l’energia, proprio come l’acqua. Il sapore selvatico del bosco si mescolerà al tuo cibo anche se ti porti un panino da casa e potrai assorbire ciò che la valle san Martino emana: un lento fluire di energia, forza e vitalità. 

 

Musica consigliata: Ly O Lay Ale Loye di Sacret Spirits

Lettura consigliata: Il bosco racconta di Mauro Corona

La Val Canzoi si trova nella Valbelluna, a Soranzen, frazione di Cesiomaggiore a Belluno. E’ una delle porte del Parco Dolomiti bellunesi.

Non la conoscevo affatto ed è stata una rivelazione. Ricca di percorsi naturalistici e didattici, di torrenti e di baite, malghe e bivacchi e un bellissimo lago che regala dei panorami mozzafiato e delle vedute suggestive. Sono proprio ansiosa di raccontarti questa valle, sono sicura che anche tu te ne innamorerai!

 

percorso didattico nella val Canzoi

 

Cesiomaggiore, prima della val Canzoi

 

È doveroso iniziare dalla porta di accesso nella Val Canzoi ossia la cittadina di Cesiomaggiore. Si tratta di un comune di quasi 4000 abitanti con un museo dedicato alla bicicletta. Si trova nell’edificio delle scuole elementari nel capoluogo del comune Cesio Maggiore.

Un altro interessante museo si trova nella frazione di Serravella, ed è il Museo Etnografico, che contiene oltre 6000 volumi riguardanti lo sviluppo, la storia e l’antropologia delle zone feltrine e bellunesi.

A Can, invece, altra frazione di Cesiomaggiore, c’è una chiesa in stile barocco dedicata a Santa Lucia risalente al 1668. Ma l’aspetto più caratteristico è il campanile, datato 1720, che si trova giusto di fronte al semaforo, in mezzo alla strada! Dietro alla chiesa un simpatico negozio di frutta e verdura vende i suoi prodotti e offre un aperitivo a chi acquista.

statua del lupo nella val Canzoi

 

Val Canzoi

 

Rapita. Sono stata letteralmente rapita dalla bellezza di questa valle incontaminata. Fortunatamente, nonostante fosse agosto, non era molto frequentata se non nei vari ristoranti e pizzerie.

Ci sono percorsi per tutti i gusti: dai più semplici ai più complessi. Il primo che ti voglio consigliare di fare inizia vicino al ristorante/pizzeria Orsera (lo trovi in questo link su google maps).

Un itinerario breve, ad anello, di soli due chilometri ma molto interessante per le opere scultoree in legno dislocate lungo tutto il percorso. Fanno riferimento alla natura, alla montagna e agli animali che vi abitano.

Attraversa da una parte all’altra il torrente ed è popolata da mucche al pascolo e stagni ricchi di libellule, rane e rospi. Da fare anche con i più piccoli per dare loro un assaggio della natura.

 

statua in legno di un'ape

 

Lago della Stua e i percorsi da trekking nella val Canzoi

 

Salendo si raggiunge il lago della Stua, un luogo magico e suggestivo. Lago di origine artificiale con la centrale che fa da apripista per sentieri itineranti di ogni tipo.

Il percorso ad anello sul lago dura circa 4 ore e regala una panoramica del territorio e della flora locale. Basta seguire i cartelli denominati “percorso natura” per fare il giro completo.

Una digressione verso il torrente, appena superato il primo ponte, permette di raggiungere una spiaggetta dove potersi bagnare i piedi e testare la temperatura dell’acqua. Fredda… gelidamente fredda!

Continuando sulla stradina a sassi invece si possono raggiungere alcuni bivacchi. Si tratta di percorsi più impegnativi che richiedono scarponi da trekking e preparazione fisica.

Il Rifugio dal Boz invece si raggiunge all’inizio del lago, non si fa quindi il giro del lago ma si sale direttamente verso la cima. Anche qui il tempo di percorrenza è intorno alle 5 ore. Ogni escursione è ben segnalata e la cartellonistica indica il tempo e il livello di difficoltà di ciascun percorso. I

Se ti trovi in zona continua verso il comune di Sospirolo e scoprirai il lago del Mis e i suoi celeberrimi Cadini del Brenton e la cascata della Soffia. Trovi tutte le informazioni le trovi qui!

Oppure puoi dirigerti nella Valle San Martino, un’oasi di pace nascosta nel Feltrino

 

la centrale elettrica sul lago

 


*** LIBERA I SENSI ***

 

La flânerie è ammessa se concepita come studio della natura e dei suoi elementi perché qui il Genius Loci è lei. L’uomo ha provato a incanalare l’affluenza dell’acqua e in qualche modo ci è riuscito ma non del tutto.

Durante i periodi di pioggia la zona diventa particolarmente pericolosa perché l’acqua fuoriesce da tutte le parti. Non si adegua, la sua anima è straripante in ogni senso.

Come negli altri luoghi immersi nella natura i sensi sono richiamati all’ordine ma qui c’è una sorta di ritenzione. C’è un bisogno di meditazione e di introspezione.

Per cui tutti e cinque i sensi devono prima essere ampliati per accogliere ogni segnale e poi portati all’interno in una sorta di momento curativo. Abbiamo bisogno della natura per ritemprarci e ricaricare le nostre energie. 

 

Musica consigliata: Moola Mantra – Deva Premal

Lettura consigliata: Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati

Un’idea di viaggio è approssimarsi alla Valbelluna per visitare il lago del Mis e i dintorni. Si trovano in provincia di Belluno, a Sospirolo. Il nome Sospirolo già evoca pensieri poetici e rime alla ricerca di essere combinate fra loro.

Infatti il lago del Mis è un incanto che srotola i suoi tesori nascosti solo a chi ha la volontà di scoprirli. La zona fa parte del Parco Dolomiti Bellunesi, rigorosamente conservata e protetta dalla Regione Veneto.

Lago del Mis

 

Il lago del Mis è conosciuto e frequentato non solo dai veneti ma dia turisti di tutto il mondo. Dotato di strutture ricettive per camper e roulotte è particolarmente apprezzato dai nordeuropei.

Si tratta di un lago artificiale formato dal fiume Mis che dà il nome al lago e anche al paese. Un torrente che arriva dalle montagne dell’Agordino e scende a valle fino al Piave.

La colorazione delle sue acque vibra in tutte le sfumature del verde e cambia a seconda dei riflessi del sole. Uno spettacolo per gli occhi! Purtroppo il lago non è balneabile essendo di origine artificiale ma ci sono tante attività da fare nei dintorni.

 

Come arrivare?

 

Ti basterà seguire le indicazioni per Sospirolo e poi arriverai alla rotonda che si divide in direzione lago del Mis o Agordo. Nella frazione Pascoli (la poesia ritorna!) si trova la nostra tappa e sarà emozionante attraversare i tunnel poco illuminati che costeggiano il lago. Si raccomanda, ovviamente, prudenza.

 

riflesso sul lago di un albero

 

I Cadini del Brenton

 

Una delle attività più interessanti da fare nei pressi del lago del Mis è visitare i Cadini del Brenton. Di che cosa si tratta? Sono delle vasche naturali, definite marmitte, che contengono l’acqua come se fossero delle piscine.

Immagina l’acqua fredda di torrente che scorre in tutta la sua potenza andandosi a convogliare in depositi creati naturalmente dalle rocce. Una meraviglia unica, un regalo della natura.

Raggiungere le varie vasche non è così semplice e bisogna indossare dei scarponcini da montagna perché la salita è piuttosto impervia.

Altrimenti ci si può accontentare di visitare le prime vasche che sono altrettanto scenografiche, grazie alle cascate che scendono a strapiombo lungo un percorso tracciato da pontili in legno.

Da quando la zona è entrata a far parte dall’ente Parco Dolomiti Bellunesi è proibita la balneazione pegno una multa severa. Ciò è dovuto all’impossibilità di prestare soccorso in caso di necessità e anche per mantenere un certo decoro all’interno del sito.

All’entrata si trova anche un piccolo giardino botanico che illustra le piante che si trovano all’interno del parco.

Come raggiungerli?

 

Si trovano sulla sinistra del ponte che attraversa il torrente e il lago e li trovi indicati dalla segnaletica. C’è il parcheggio lungo il lago del Mis.

 

marmitta con cascatella nel lago del mis e i dintorni

La cascata della Soffia

 

Superato il ponte del Mis, esattamente dalla parte opposto ai Cadini del Brenton, si può visitare la cascata della Soffia e attraversare la spiaggia dove poter parcheggiare e rilassarsi sulle sponde del lago.

La cascata si trova dopo il bar la Soffia, tramite un percorso riqualificato, che permette di vedere un altro torrente che dalla parte opposta getta le sue acque all’interno del lago. La cascata per la verità non è molto alta ma il luogo è davvero suggestivo e permette di vedere il lago da una nuova angolazione.

L’itinerario dura circa 10 minuti circa ed è quindi adatto a tutti. Subito dopo il bar/ristorante c’è una chiesetta che era andata distrutta ma che è stata ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

Come fare a visitarla?

 

Si trova dopo il ponte del Mis, puoi parcheggiare nel lungo lago e incamminarti verso il bar la Soffia, superato il quale trovi le indicazioni del percorso. Grazie a un circuito ad anello in circa 20 minuti puoi visitare l’intero sito.

 

anfratto di roccia con riflesso dell'acqua del lago nel lago del mis e i dintorni

 

Sentiero didattico naturalistico Val Falcina

 

A circa metà lago ed esattamente dove si trova la spiaggia e la zona di sosta riservata ai camper, parte un percorso attraverso le aspre montagne che sovrastano il lago.

Il percorso porta direttamente nella Val Falcina, una zona impervia che non è consigliato percorrere se non si è vestiti in modo adeguato e con un livello medio di esperienza. Si tratta di un itinerario ad anello percorribile in circa due ore ma con tratti a strapiombo protetti comunque da parapetti in legno.

Da lì però si può ammirare la fitta vegetazione e l’asperità delle montagne carsiche. Un’immersione nella natura più selvaggia che attira soprattutto gli amanti del birdwatching e gli escursionisti esperti.

Un comune, quello di Sospirolo, che regala molte attrattive ai turisti che rispondono con molto piacere alle esperienze offerte.

 

Fare attenzione:

Essendo la zona piuttosto selvaggia è frequentata anche da ospiti indesiderati quali la vipera e le zecche. Prestare molta attenzione quindi a dove si cammina, soprattutto sui sassi e vicino all’acqua, e controllare il corpo per evitare spiacevoli intrusioni.

 

piccola rana in riposo nel lago del mis e i dintorni

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può accennare la flânerie in questo contesto così naturale e selvaggio perché inappropriata. Rimane comunque da constatare l’essenza del Genius Loci che stranamente qui l’ho percepita nella condivisione. Se penso a questo luogo la parola adatta a descriverla è questa. Forse grazie alla generosa prosperità della natura, forse per la gioiosità dei villeggianti o forse per l’atmosfera ricca e risonante. 

L‘udito, come in tutta la Valbelluna, è sottoposto ai continui richiami dell’acqua ed è rilassante sentire il suo gorgogliare a volte tranquillo, a volte più feroce. La vista, invece, è abbagliata dai colori cangianti dei vari riflessi che si presentano durante il giorno.

L’odorato è un misto di odore salmastro e selvatico che può infastidire, come piacere. Il tatto è attirato dalla scivolosità del terreno e dei sassi. Basta un attimo e si finisce a terra. Una metafora della vita?

Il gusto ancora una volta fa eco al bosco: si riconosce il balsamico, l’acido dei frutti selvatici, il pungente del sottosuolo e il dolce dei petali commestibili.

 

Musica consigliata: André Rieu – And the Waltz goes on

Lettura consigliata: Sai che gli alberi parlano? di Recheis e Bydlinski

L’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia è un salto nel passato e nella storia della Repubblica di Venezia. In particolare ci insegna com’era gestita la sanità e l’importanza che si dava alla sicurezza pubblica.

  La Vigna Murada

 

Il primo nome conosciuto dell’isola del Lazzaretto Nuovo fu Vigna Murada. La prima presenza umana, secondo i reperti archeologici, risalirebbe addirittura all’età del bronzo.

Mentre è un documento ufficiale datato 1015 che ne attesta definitivamente la presenza umana grazie alla sua posizione strategica: l’isola si trova infatti a soli 3,5 chilometri da Venezia, nell’ingresso della laguna e davanti all’isola di Sant’Erasmo.

E in che veste? Diciamo che fin dagli arbori ebbe un ruolo di protezione dell’entroterra e di controllo dei canali lagunari. D’altronde Venezia è sempre stata un bersaglio appetibile e la sicurezza non era mai troppa.

 

contenitore nel museo dell'isola del lazzaretto nuovo

 

Nel medioevo l’isola del Lazzaretto Nuovo appartenne ai monaci dell’ordine di San Giorgio Maggiore che edificarono una chiesa in onore di San Bartolomeo, il protettore dei pescatori. Rimasero lì per un lungo periodo e la fecero diventare un importante polo commerciale.

In quel periodo, infatti, c’era una fervente produzione di sale, un’importante risorsa economica che faceva capo all’isola di Torcello.

Tutto il territorio, essendo Venezia sul mare, era circondato da saline, che costituivano merce di scambio con il resto del mondo. Una produzione che rimpolpava abbondantemente le casse della Repubblica visto che il sale era un bene che serviva un po’ a tutti.

 

A Venezia, quando c’è la luna, par di passeggiare in una acquaforte. (Carlo Dossi)

L’isola del Lazzaretto Nuovo

 

Nel 1468, con un decreto del Senato della Serenissima, l’isola divenne lazzaretto cambiando completamente il suo orientamento. Il nome fu scelto per differenziare quest’isola dal Lazzaretto Vecchio che già esisteva e si trovava di fronte al Lido di Venezia.

Lì, infatti, venivano portate le persone che avevano già contratto il morbo della peste, per le quali non c’era più niente da fare. Nell’isola del Lazzaretto Nuovo, invece, venivano ospitati coloro i quali presentavano alcune manifestazioni, senza esserne seriamente infettati e solo a titolo di prevenzione.

A tal proposito, non erano controllate solo le persone, ma anche le merci passavano di qua e venivano messe in quarantena. In sostanza venivano purificate, con i mezzi dell’epoca, attraverso l’uso di erbe aromatiche, come il rosmarino e il ginepro.

 

La parola quarantena fu coniata proprio dai veneziani e indicava quel periodo di quaranta giorni in cui, uomini e merci, dovevano rimanere rinchiusi all’interno del Lazzaretto. Questo accadeva se provenivano da paesi infetti perché avrebbero potuto portare malattie all’interno della Repubblica. Il numero 40 evocava la simbologia cristiana. 

 

La peste

 

Purtroppo, durante il periodo della Serenissima, ci furono due terribili contagi di peste: il primo avvenne nel 1576 e il secondo nel 1630.

In queste due occasioni anche l’isola del Lazzaretto Nuovo fu usato come ospedale per gli appestati, come documentato dagli scavi archeologici, in quanto il numero dei malati era superiore a quello che poteva essere contenuto in una sola isola.

Data l’enorme quantità di merci e di persone che arrivarono nell’isola furono costruiti diversi edifici. La struttura principale, conservata ancora oggi, era il Tezon Grande che raggiungeva la lunghezza totale di 100 metri.

Era un edificio che conteneva un centinaio di stanze e da lontano sembrava quasi un castello, perché ogni camera era dotata del tipico camino veneziano.

 

viale alberato verso il tezon grande

L’opera diventò il più grande edificio pubblico di Venezia subito dopo le Corderie dell’Arsenale.

Ma in quel periodo non si conoscevano ancora le cause che scatenavano la peste e le cure non erano adeguate. Solo più tardi si sarebbe scoperto che la responsabile era una pulce che infestava i ratti africani portando il morbo.

La peste si manifestava in due modi diversi.: c’era quella bubbonica che provocava bubboni sotto le ascelle, in prossimità dei vasi linfatici e la peste nera che portava dolori insopportabili fino allo stadio finale di setticemia.

La mortalità era pari al 40% nella prima e il 90% per la seconda.

L’antibiotico non era ancora stato inventato, né tanto meno la penicillina. L’unico antidoto usato dai veneziani era la teriaca, un composto di 31 erbe e allucinogeni messo a disposizione a tutta la cittadinanza.

Le persone più abbienti, inoltre, potevano fare i salassi, una pratica medica accreditata che si pensava potesse curare ogni tipo di malessere. Nonostante le difficoltà Venezia fu una delle prime città che riuscì a debellare in modo significativo il morbo.

 

il tezon grande edificio antico

 

Quale fu la sua fortuna?

  • tutti potevano accedere ai servizi sanitari, anche i poveri;
  • l’isola del Lazzaretto Nuovo si trovava a una certa distanza dal centro cittadino;
  • la merce in arrivo era sottoposta al periodo di quarantena.

 

La Repubblica di Venezia ricercava il benessere dei propri cittadini ed era orientata al senso comunitario. All’interno del Lazzaretto Nuovo fu costruito il primo cimitero musulmano al mondo ricordato come il Campo Tripolino.

 

Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo (Tiziano Terzani)

 

L’esercito austriaco e francese

 

Una volta debellato il morbo il Lazzaretto perse parte del suo motivo di esistere. Durante il 1700 l’isola venne militarizzata dagli austriaci e nel corso dell’800 ne costruirono una cinta muraria.

Il Tezon Grande, prima aperto da archi per il circolo dell’aria, venne completamente chiuso per contenere la polvere da sparo. L’isola fu collegata alla Testa di Ponte di Sant’Erasmo e alla batteria della Torre Massimiliana che controllava l’ingresso del porto di Lido.

 

cartello lungo la ronda

L’isola del Lazzaretto Nuovo oggi

 

Dopo la guerra fu consegnata all’Esercito Italiano come caserma militare che la tenne fino al 1975. Successivamente iniziarono i lavori di restauro promossi dalla Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e dal Magistrato delle Acque.

Attualmente è in concessione all’associazione Ekos Club che si occupa di preservare il territorio anche attraverso attività scientifiche e culturali.

Il sito è accessibile i sabati e le domeniche dal 7 aprile al 28 ottobre, con due visite guidate: la mattina alle ore 9.45 e il pomeriggio alle ore 16.30.

Ciò comprende la visita al giardino interno con i suoi gelsi secolari, l’interno del Tezon Grande, che ospita un piccolo museo con suppellettili, anfore e resti umani ritrovati durante gli scavi archeologici e il camminamento di ronda.

Un percorso ad anello lungo un chilometro che costeggia tutta l’isola costituita dalla tipica vegetazione con piante di alloro, frassino, biancospino, pruni selvatici, eccetera.

Mentre la fauna locale presente è composta soprattutto da uccelli di varie specie come aironi, cormorani, gabbiani, garzette, falchi di palude e altri uccelli di passaggio.

Infine, si possono vedere due tipici “caselli da polvere” distribuiti in tutta la zona lagunare nella metà del ‘500 come contenitori di polvere da sparo.

La formazione era così composta: una base di pietre d’Istria, degli strati di mattoni e un tetto piramidale a contenimento di eventuali esplosioni.

Nella stagione estiva l’isola è presa d’assalto dai campi estivi dei bambini promossi dall’associazione Archeo club di Venezia con l’intento di far loro scoprire l’origine e la storia della Serenissima.

 

 

Come raggiungere l’isola del Lazzaretto Nuovo: 

Prendere la linea 52 ACTV da Piazzale Roma e scendere a Fondamenta Nove, da lì proseguire con il traghetto linea 13 in direzione Cavallino Tre Porti.

 

veduta della laguna

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Se non si può fare la flânerie, riservata solo alla città di Venezia, si può invece conoscere facilmente la natura del Genius Loci dell’isola del Lazzaretto Nuovo.

Si tratta di voglia di rinascita e di superare qualsiasi avversità: in passato come ora. Alcuni reperti della Serenissima sono conservati nel museo e quando li vedrai ti assalirà lo strano desiderio di toccare la storia. Ovviamente non sarà possibile ma la sensazione di essere entrato in qualcosa di grande nel passato ti avvolgerà per tutto il giorno.

Quando uscirai inspirerai, invece, la sensazione di calma del luogo e sentirai, come un suono nitido, il senso di pace che ora aleggia. Non potrai banchettare in questo luogo ma in cambio se ci verrai in estate, lo faranno le zanzare, con il tuo stesso sangue… portati l’Autan!

Musica consigliata: solo il silenzio

Lettura consigliata: Storia di Venezia di Alvise Zorzi

L’isola di Pantelleria è una delle più affascinanti nel mar Mediterraneo grazie al suo mare blu e trasparente e alla sua natura selvaggia. Si trova in provincia di Trapani dalla quale dista circa 175 chilometri. Si raggiunge tramite traghetto da Trapani o con l’aereo.

Il cibo ti delizierà il palato e i panorami ti sazieranno gli occhi. Vorrai fermare il tempo e assaporare ogni istante. La sua magia ti rapirà la mente e non ti lascerà andare. Almeno questo è ciò che è successo a me.

Sono passati due anni dal mio viaggio nell’isola di Pantelleria ma i ricordi rimangono intatti.

A dire la verità non avevo programmato il viaggio ma, cercando una meta per la settimana di ferie in giugno e puntando il dito a caso nel mappamondo, era uscita Pantelleria.

Ho trovato una sistemazione su booking e ho prenotato il volo con Volotea. Ho affittato una macchina (ma puoi scegliere anche un motorino) e ho fatto una delle vacanze più belle della mia vita.

 

porto dell'isola di pantelleria al tramonto

 

Dove alloggiare? 

 

Gli alloggi caratteristici nell’isola di Pantelleria sono i Dammusi. Si tratta di costruzioni derivanti dall’edilizia araba adattati alla conformazione dell’isola secondo un sapiente lavoro degli abitanti. Gli elementi presi in considerazione sono: il caldo, il vento, l’assenza di pioggia e il materiale lavico.

Per ogni problema si è trovata una soluzione ideale.Nel dammuso si trovano tetti a forma di cupola per convogliare l’acqua piovana nelle cisterne. Finestre e porte sono più piccole rispetto alle misure standard e i muri sono spessi per proteggere l’abitazione dal freddo e dal caldo.

Nei giardini si trova, di solito, una costruzione circolare in pietra lavica adatta a coltivare alberi da frutto, protetti dal vento. Qui trovi una lista di dammusi in affitto per le tue vacanze nell’isola di Pantelleria.

 

i bellissimi fiori di cappero

 

Cosa mangiare? 

 

I prodotti tipici dell’isola sono il Passito di Pantelleria, i capperi, e l’origano. Il primo lo puoi trovare in una delle tante aziende vinicole presenti nell’isola. Il passito è un vino dolce da accompagnamento ai dolci. Il gusto è corposo e raccoglie tutti i sapori della terra.

I capperi e l’origano crescono selvatici un po’ dappertutto. Ma devi fare attenzione a dove li acquisti. Gli originali fanno parte della cooperativa dei capperi che comprende la maggior parte dei produttori del territorio.

Le pietanze che trovi nei ristoranti sono quelle tipiche siciliane a cui vanno aggiunte le specialità dell’isola come il cous cous, l’insalata, la pasta con l’ammogghio (pesto pantesco), i ravioli amari e il bacio pantesco (scopri la ricetta qui).

 

Cosa visitare? 

 

Pantelleria inganna i vacanzieri che credono di trovare solo spiagge e mare. In realtà i siti turistici da visitare sono numerosi e insoliti.

 

Clicca qui e da un’occhiata alla cartina per scoprire i posti che sto per suggerirti. 

 

La prima cosa da fare è prenotare un tour dell’isola in barca, in questo modo puoi avere un’idea generale dei luoghi da vedere e in quale direzione dirigerti.

In centro, nella zona portuale, si trova il Castello di Pantelleria adibito a museo che conserva reperti archeologici e le teste imperiali di Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito. La sua origine risale al medioevo ed era stato costruito a difesa della città, poi riconvertito a carcere fino al 1975.

Cala Gadir nasconde due vasche termali naturali con acqua che raggiunge i 30 gradi circa, accanto al porticciolo. Sarà difficile però entrare dato la grande affluenza turistica. Nel frattempo puoi fare un bagno nella piscina creata vicino alle vasche.

In prossimità della costa e a pochi metri di profondità, sono state ritrovate delle anfore appartenute a dei relitti datati tra il III e il II secolo A.C., per questo Cala Gadir è diventata una meta frequentata dai subacquei.

Il luogo simbolo dell’isola di Pantelleria è l’Arco dell’Elefante, uno scoglio in pietra lavica a forma di proboscide che crea un grande arco. Meno famosa della scomparsa Finestra Azzurra di Gozo ma ugualmente suggestiva.

Con una breve passeggiata da Punta Spadillo, dove si può ammirare il faro, si raggiunge il Laghetto delle Ondine. Si tratta di un lago naturale formatosi grazie alla conformazione rocciosa degli scogli in prossimità del mare. Le onde cambiano di continuo l’acqua all’interno mantenendo l’ambiente pulito.

 

cala tramontana una delle più frequentate perché provvista di pontile in legno sull'isola di pantelleria

 

Dove fare le immersioni? 

 

Le zone delle immersioni sono: Cala Gadir, Arco dell’Elefante, Punta Spadillo, Punta Fram, Scauri, Nikà, Balat dei Turchi, Dietro Isola, Punta Limarsi, Cala Tramontana, Cala Levante.

 

Dove sono le spiagge più belle? 

 

Le spiagge a Pantelleria non hanno sabbia ma scogli o roccia. Ricordati dunque di portare un tappetino di plastica per essere più comodo. Le principali sono:

  • Bue Marino, vicinissimo al centro è molto grande e molto frequentata. Puoi trovare un angolo tranquillo nel quale rilassarti e fare un bagno.
  • la Cala Gadir
  • Cala Cinque Denti, si raggiunge tramite barca o a piedi, ma l’accesso in acqua non è semplicissimo.
  • Cala Cottone, si raggiunge dopo una breve passeggiata immersi nella natura pantesca.
  • Arco dell’Elefante
  • Nikà, alterna la temperatura naturale dell’acqua con ondate di acqua più calda regalando un’esperienza unica
  • Balata dei Turchi, una baia con dei fondali ed un costone dai colori sensazionali.
  • Martingana, una delle baie più belle dell’isola
  • Lido Shurhug, l’unica spiaggia attrezzata.

 

cala cottone con sassi e scogli

 

Cosa vedere all’interno dell’isola? 

 

Il lago di Venere è uno specchio di acqua blu nel quale puoi fare i fanghi termali. Si tratta infatti di un lago nato nel cratere di un vulcano con l’unica spiaggia di sabbia in tutta l’isola.

 

La leggenda narra che la Dea Venere si specchiasse in queste acque prima di incontrare Bacco e parte della sua bellezza è rimasta intrappolata nelle acque. Ciò spiegherebbe la trasparenza e la magia del lago.

 

La Montagna Grande si raggiunge dalla contrada Sibà ed è alta 836 metri. Si snoda in numerosi percorsi di trekking, uno dei quali porta anche alla grotta di Benikulà. Conosciuta come bagno asciutto è una sauna naturale grazie alla fuoriuscita spontanea di vapore acqueo.

 

arco dell'elefante, pezzo di roccia che assomiglia a una proboscide sull'isola di Pantelleria

 

Ti lascio con una citazione di Gabriel Garcia Marquez:

 

“Stavamo passando l’estate nell’isola di Pantelleria, all’estremo sud della Sicilia, e non credo che esista al mondo un luogo più consono per pensare alla Luna.
Ricordo come in un sogno le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta a calce fin negli scalini, dalle cui finestre si vedevano nella notte senza vento i fasci luminosi dei fari dell’Africa.
Io pensavo con una certa nostalgia premonitrice che così doveva essere la Luna. Ma lo sbarco di Armstrong aumentò il mio orgoglio patriottico: Pantelleria era meglio”.

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Le strade sono percorribili solo con mezzi di trasporto o con mezzi pubblici e non ci sono dei piccoli centri storici da visitare per cui la flânerie non è possibile praticarla.

Però puoi cercare il Genius Loci che quando si arrabbia soffia con un forte vento di Scirocco, mentre quando dorme lascia che l’isola sia alimentata da una dolce brezza.

Si occupa inoltre di preservare la naturalità del luogo e il riflesso dell’acqua cristallina. Anche gli abitanti hanno un animo cristallino, generoso e solare, ma mi preoccupa il vento… che possano cambiare umore come succede al Genius Loci?

Musica consigliata: Carmen Consoli e Mario Venuti 

Lettura consigliata: Il delfino di Sergio Bambarén

Ennesimo blog tour in Umbria fra Perugia e Terni gentilmente offerto da Città della Pieve promotion. Com’è andata? Ora te lo racconto…

La prima volta è stata in occasione della manifestazione “Zafferiamo” che si è svolta a Città della Pieve in ottobre. Questa volta il soggiorno ha toccato varie località, andando a esplorare i borghi che tracciano un percorso invisibile dalla provincia di Perugia a quella di Terni, fra la Val di Chiana e l’area del Trasimeno.

Ciò che mi è apparso chiaro è stata la differente modalità del soggiorno. Se la prima volta ci siamo occupati di raccontare Città della Pieve, questa volta ci siamo soffermati alla riscoperta dell’Umbria che non ti aspetti, quella dei borghi antichi e leggermente al di fuori dei percorsi turistici.

Ti svelerò da subito che l’esperienza è stata travolgente. Una carambola di emozioni si sono accavallate, tanto da ritrovarmi seduta di fronte al computer a pensare più alle persone che ho conosciuto che ai luoghi visitati.

 

Salci

 

Partirò proprio dalla fine, l’ultima tappa del tour, ovvero Salci. Un borgo sorto nel 1200 e abitato fino agli anni ’60. Oggi è un comune abbandonato, in vendita, il migliaio di abitanti che lo popolavano si sono sparpagliati tra Città della Pieve, Fabro e i borghi attigui.

Gli antichi proprietari avevano ricevuto un finanziamento europeo per la ricostruzione negli anni ’90 ma da quel momento nulla è stato compiuto e la chiesa di San Leonardo e il castello sono rimasti tristemente segnati dai cartelli rossi che avvisano possibili cedimenti alle strutture.

Al momento non rimane che lo spettro di ciò che è stato e rivive nei cuori di chi ci ha vissuto e in particolare nel comitato che combatte per riportarlo in auge.

La signora Simonetta si è fermata a raccontarci aneddoti che hanno segnato la sua infanzia e le radici che la legano a Salci. Una lacrima è quasi sfuggita dai suoi occhi, segno della ferita inferta ai loro ricordi di infanzia.

E ha commosso tutti noi. Il meccanico, l’unico rimasto, mantiene la sua attività in quel luogo a sottolineare un legame che non vuole e non bisogna spezzare.

 

Allerona in Umbria fra Perugia e Terni

 

In contrapposizione c’è Allerona, forte del suo titolo come borgo fra i più belli d’Italia, fiorito, vivace e allegro. Si trovano tracce del borgo fin dai tempi degli etruschi mentre nel medioevo fu un castello di stampo feudale di Orvieto, scelto per il suo ruolo di passaggio in epoca romana della via Cassia e Traiana.

Abbiamo avuto una dimostrazione sull’intreccio delle ceste in vimini dalla signora Irma che con mani sapienti operava raccontandoci vari aneddoti.

Poi abbiamo proseguito lasciandoci affascinare dai colori della campagna circostante che, per un attimo, ci ha bloccato. Impossibile non scattare una foto, sperare di rimanere intrappolati all’interno di essa. Non solo luoghi ma anche persone ho citato all’inizio.

 

Signora che guarda dalla terrazza ad Allerona

 

Le aziende incontrate

 

ANTICO COTTO PIEVESE

Ci siamo fermati nell’azienda Antico Cotto Pievese seguendo le fasi di lavorazione dell’argilla. Con l’avvento della crisi la ditta si è trovata in seria difficoltà e ha deciso di reinventarsi da zero un’alternativa.

Uno studio approfondito li ha portati a creare un prodotto perfettamente in linea con il territorio: dei contenitori per l’olio dalle linee moderne che ha conquistato l’interesse di acquirenti stranieri. Uno spunto per l’innovazione e l’intelligenza di chi non si lascia abbattere.

 

LISPI & CO.

Anche l’azienda di ferro battuto Lispi & Co. con la crisi si è ridefinito un nuovo taglio commerciale nel settore del design moderno, grazie alle sapienti mani del padre e le idee trasversali del figlio.

Con loro abbiamo pranzato, confrontandoci con una piccola realtà che combatte per non sopperire all’automazione febbrile del sistema.

Nello showroom mi sono fermata a osservare dei pezzi originali che riprendevano i motivi dell’artista Basquiat mentre la famiglia ospitante al completo si è occupata di omaggiarci del pranzo sotto i raggi tiepidi del sole invernale.

 

CASA RONDINI

Al ristorante Casa rondini a Montegabbione invece il cuoco e proprietario ci ha fatto assaggiare per la prima volta un prodotto tipico della zona.

Si tratta di un aglio enorme, chiamato aglione, con un gusto potente ma allo stesso tempo avvolgente. Non rimane il retrogusto fastidioso di aglio ma si amalgama agli altri ingredienti.

L’abbiamo degustato con i pici, una pasta tipica anch’essa del luogo e salsa di pomodoro fresco. Ovviamente al primo sono seguiti altre abbondanti pietanze!

 

La mia stanza durante il soggiorno in Umbria fra Perugia e Terni nell'agriturismo Cornieto

 

AGRITURISMO CORNIETO

Le notti, trascorse all’agriturismo Cornieto, sono servite a riordinare le idee e riposare la mente. Rita, la proprietaria, è una delle più importanti produttrici di olio di oliva della zona.

Le sue specialità sono l’olio leccino, moraiolo e frantoio. Sono oli dal gusto completamente diverso e ognuno di loro si sposa alla perfezione con determinati tipi di piatti. In una cena da lei preparata abbiamo avuto la possibilità di assaggiare e capire le varie sfumature, anche olfattive.

Gli appartamenti nei quali abbiamo soggiornato sono stati silenziosi e dotati di ogni comfort. Le colazioni abbondanti e deliziose grazie al contributo di Marisa che con le sue ricette segrete ha catturato il nostro palato con sapori tradizionali.

Inoltre possiede una bellissima piscina esterna che dato il periodo, purtroppo, non abbiamo potuto utilizzare ma in compenso abbiamo visitato il suo orto e le verdure di stagione come il cavolo rosso, i campi di oliveti e anche quelli lavorati per la produzione di farro.

 

CASA ANTHEIA

Un altro agriturismo in Umbria fra Perugia e Terni che abbiamo avuto la possibilità di conoscere è Casa Antheia gestito da una coppia originaria di Torino innamoratasi di un casale a Monteleone di Orvieto.

Cesare e Maria ci hanno accolto come se fossero una famiglia e ci hanno fatto sognare con la loro storia.

La loro azienda agricola in Umbria fra Perugia e Terni sta testando varie produzioni come il biologico, il sinergico e la coltivazione dello zafferano.

Hanno inventato un prodotto unico: lo sciroppo dolce di zafferano che può essere usato in accompagnamento sia alle pietanze salate come i formaggi, che a quelle dolci.

La cura e l’amore che ci mettono nella terra la si percepisce anche all’interno delle stanze offerte ai turisti grazie a una attenta cura nei dettagli che donano un tratto distintivo al casolare completamente ristrutturato.

Entrare qui significa riconoscersi in un ambiente armonico e carico di positività. E sono sensazioni che ti assicuro rimangono addosso quasi come se fossero palpabili.

Alla fine posso ammetterlo in tutta onestà che sono stata davvero fortunata di visitare questo pezzo di Umbria, fra Perugia e Terni, un vero angolo di Paradiso.

 

Prodotti in vendita di Casa Antheia

 


Scopri altre località in Umbria su Punto e Viaggio:

 

E le ricette umbre con lo zafferano:

Nel lago di Garda lato bresciano ci sono tantissimi piccoli paesi da scoprire che sono certa da viaggiatore/trice ti interesserà conoscere.

A seguito di una prenotazione sul sito di Groupon (te ne parlo qui) sono stata catapultata nella fertile campagna che divide i confini veneti da quelli lombardi mentre, percorrendo qualche chilometro di distanza, si può raggiungere il lago di Garda.

LAGO DI GARDA LATO BRESCIANO

 

DESENZANO DEL GARDA

Desenzano del Garda invita alla camminata per ammirare il Castello originario dell’alto medioevo e il vivace centro cittadino. In estate è frequentatissimo e dovrai quindi armarti di pazienza per trovare un parcheggio. In alternativa lo puoi raggiungere con il treno o le corriere.

Il porto vecchio, invece, è un lascito della Repubblica di Venezia che edificò inoltre un ponte levatoio di cui non si sono mantenute le tracce e un altro ponte in stile veneziano, fra i monumenti più amati dai turisti.

Non manca, a sorpresa, un dipinto raffigurante l’Ultima Cena di Gian Domenico Tiepolo custodito all’interno del Duomo assieme ad altri affreschi dell’artista Andrea Celesti.

Ci sono diverse spiagge attrezzate ma anche alcuni punti liberi dove potrai fare una nuotata e prendere un po’ di sole. Allontanandoti dal centro ti accorgerai come la zona si farà via via paludosa ma conserverà comunque il proprio fascino.

 

SIRMIONE

Sirmione è famosa per le terme celebrate e ammirate dal poeta romano Gaio Valerio Catullo. Il percorso si snoda attraverso un dedalo di via che salgono fino al punto culminante della penisola.

Raggiungerla non sarà semplicissimo perché i parcheggi più economici sono posizionati a qualche chilometro di distanza dal centro e si dovrà salire su un autobus per non fare tutto il tragitto a piedi.

L’entrata è gloriosa e ti condurrà dritto all’interno dell’antico castello scaligero. Ti accorgerai ben presto, però, che non rimane nulla di medievale se non l’ossatura del castello in quanto ad attirare la tua attenzione ci sarà la forte presenza di locali e negozi.

Se vuoi rintanarti nel passato dirigiti verso le grotte di Catullo, uno degli esempi meglio conservati della domus romana, ovvero una villa per le vacanze come la chiameremmo oggi.

Il lungolago offre degli scorci meravigliosi e dei riflessi spettacolari, luoghi in cui cercare la solitudine o fare un bagno e attracchi per le imbarcazioni che possono portarti a visitare altre località lagunari.

 

 

LIMONE SUL GARDA

Limone sul Garda è chiamato così per la massiccia presenza di agrumeti, uliveti e ovviamente limonaie anche se c’è chi sostiene che non sia questa l’originale etimologia del nome.

Se deciderai di soggiornare qui saranno le piante a guidare la tua visita e non i monumenti o i musei. A impreziosire il paesaggio c’è anche la diffusione delle piante di cipresso che sanno sempre regalare dei momenti di intimità e introspezione.

Persino Goethe al suo passaggio in questa località ne rimase affascinato tanto da sottolinearne la naturale disposizione contemplativa. Le limonaie, infatti, si estendono in filari situati sulle pendici dei monti che segnano il confine con il Trentino Alto-Adige. Oggi sono protette e tutelate come patrimonio comunale di inestimabile valore storico.

 

GARDONE RIVIERA

Gardone Riviera è notoriamente famoso per il “Vittoriale degli Italiani”, luogo in cui visse il poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio dal 1921 al 1938. È questa città a vantare il premio come la meta turistica lagunare più visitata dai turisti italiani e stranieri.

Fa parte del Parco regionale dell’Alto Garda Bresciano ed è avvicendata dai comuni limitrofi di Salò, Toscolano Maderno, Manerba del Garda, Vobarno e Torri del Benaco. Anche qui c’è una presenza moderata di agrumeti e uliveti ma la meta è frequentata per il monumento del Vittoriale.

Si tratta di un complesso museale composto da un teatro all’aperto, giardini architettonici, corsi d’acqua, edifici che ospitano vari cimeli, strade, archi, statue e piazze progettato dall’architetto Giancarlo Maroni.

Il suo intento fu quello di omaggiare il genio del poeta-soldato e imprimere le difficili imprese del popolo italiano durante il sanguinoso conflitto della Prima Guerra Mondiale.

SALÒ

Salò è ricordata per essere stata sede della Repubblica Sociale Italiana per un breve lasso di tempo che iniziò nell’ottobre del 1943. La scelta cadde su questa città per la sua vicinanza alla Germania Nazista durante il periodo in cui a guidare il popolo italiano c’era il dittatore Benito Mussolini.

Uno dei monumenti religiosi più importanti del paese è il duomo di Salò con la facciata esterna che rimane ancora incompleta ma impreziosita in parte dal portale in marmo del Tamagnino e di Gasparo Cairano.

L’edificio è dedicato a Santa Maria Annunziata e preserva le tele Paolo Veneziano e altri artisti dell’epoca mentre le dieci statue lignee sono state ideate da Pietro Bussolo.

 

veduta sul castello di Sirmione sul garda lato bresciano

 

I DINTORNI DEL LAGO DI GARDA LATO BRESCIANO

 

POZZOLENGO

Ho soggiornato qui, immersa nella fantastica zona dei vini, soprattutto del Lugana, dove a far risaltare il verde dei filari ci sono le tipiche case di campagna. La sua particolarità è determinata dalla posizione confinante con tre provincie: Brescia, Mantova e Verona.

Tra i prodotti tipici di Pozzolengo ci sono:

  • il salame Morenico di Pozzolengo, a cui è stata attribuita la DeCO (denominazione comunale di origine);
  • i biscotti tradizionali di Pozzolengo con la farina di farro;
  • lo zafferano.

Il borgo di Pozzolengo è abitato fin dalla preistoria e viene definito il “centro del mondo”. Al suo interno cela delle torbiere e dei pozzi che rivelano così l’origine del nome.

Il luogo di interesse principale è il castello costruito fra il IX e il X secolo come difesa dai magiari, ottimamente riqualificato ed esteso su una superficie di circa 10 mila metri quadri.

 

l'ossario con teschi e ossa di arti

 

SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA E SOLFERINO

Vicino a Pozzolengo compreso nel comune di Desenzano del Garda, c’è San Martino della Battaglia, famoso per una terribile battaglia. La quale fu combattuta dalle forze del Regno di Sardegna, capitanate da Vittorio Emanuele II, a fianco dei francesi contro gli austriaci. Le vittime furono ingenti e in ricordo di tale tragedia fu eretta la chiesa di San Martino adibita poi a ossario.

Vicino a questa c’è la città di Solferino, in provincia di Mantova, che si affaccia sui colli morenici del lago di Garda. Viene ricordata anch’essa in combinazione a San Martino per la terribile battaglia in cui persero la vita oltre 29 000 uomini.

La più importante struttura da visitare è la Rocca di Solferino, che viene comunemente chiamata la “Spia d’Italia“. Si trova a un’altezza ragguardevole di 23 metri e da lassù è possibile controllare tutta la zona circostante.

Vicino si trova anche Il Memoriale della Croce Rossa, in ricordo di Jean Henry Dunant, il fondatore dell’associazione, che proprio qui ebbe l’idea di istituire la società.

Piazza Castello, invece, ospita il castello di Orazio Gonzaga, una famosa famiglia di Mantova. Ma il sito più impressionante di tutti rimane l’Ossario di Solferino, che contiene oltre 1400 teschi e le ossa di oltre 7000 caduti. Un luogo carico di tristezza per i soldati caduti.

 

Torre a San Martino della Battaglia

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

La flânerie ti porterà a girovagare fra angoli rustici e insoliti dove sarai ricompensato di vedere mille dettagli interessanti. Il mio breve soggiorno non mi ha permesso di scoprire a fondo il Genius Loci, so solo che è autentico come i prodotti agricoli che qui prosperano. Ascolta i suoni della natura che gravitano attorno a ciò che è vita e nutrimento. 

L’odore è salubre a Sirmione dove puoi rilassarti consumando un ottimo gelato. Oppure potrai trovare qualche sbocco termale e ti verrà spontaneo immergerti nel calore delle acque. Hanno un alto potere curativo quindi sfruttale più che puoi ma fa attenzione che non siano troppo calde!

 

Musica consigliata: Muse – Exogenesis (parte terza)

Lettura consigliata: La soffitta sul lago di Viola Shipman