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La meravigliosa cittadina inglese di Epsom si trova nella contea del Surrey e fa parte dell’area metropolitana di Londra. È collegata alla capitale inglese tramite una linea ferroviaria che passa dalle stazioni di Victoria e Waterloo e anche da alcuni autobus. Il popolo britannico la adora, tanto da considerarla come una delle migliori città del Regno Unito in cui vivere.

Le attrazioni turistiche di Epsom

 

La passione degli inglesi per i cavalli ha permesso di distribuire all’interno dello stato diversi ippodromi e uno dei più importanti e famosi si trova proprio qui. Il suo nome è l’Epsom Downs Racecourse e ogni anno ospita il Derby di Epsom. Ma se anche tu, come me, non sei un grande appassionato di corsa di cavalli, cosa potresti visitare a Epsom?

La cittadina ha un occhio di riguardo per i più piccoli, i quali possono trovare parchi a tema, parchi avventura, parchi di divertimento e zipline. L’Hobbledown racchiude queste attrattive ed è uno dei luoghi amati anche dagli adulti. In alternativa si possono testare avventure alternative come l’ Escape Room o il minigolf nel Jungle Island Adventure Golf.

Gli appassionati di shopping, invece, si possono rilassare fra gli scaffali del centro commerciale dell’Ashley Center e acquistare curiosi maglioni o gilet in tweed, in tartan o di lana delle isole irlandesi di Aran.

La Contea del Surrey è famosa per il suo verde ed è per questo che molte persone l’hanno scelta come casa, mentre si spostano quotidianamente per lavorare a Londra. Ma è inutile venire qui e aggirarsi per tutta la Contea alla ricerca di Little Whinging: il sobborgo in cui ha vissuto Harry Potter è un’invenzione di J.K. Rowling e come Hogwarts, rimane interdetto ai babbani!

Non ti rimane, dunque, che ripiegare sui parchi dove potrai rilassarti e leggere uno dei libri dell’autrice inglese: Nonsuch Park, Rosebury Park, Alexandra Recreation Ground e per finire la riserva naturale di Epsom Common. Niente male, vero? Sono tappe amene che puoi associare alle cure benefiche dell’epsomite, il solfato di magnesio, isolato per la prima volta qui a Epsom.

 

sali e benefici

 

I sali di Epsom

 

Difficile non parlare del sale inglese che procura innumerevoli benefici a chi lo utilizza. Serve a depurare fegato e intestino ed è ideale come trattamento durante i cambi di stagione, soprattutto in primavera e in autunno. 

Come si estrae? Questo tipo di minerale si forma in tre ambienti differenti: nei depositi di salgemma, nelle efflorescenze di aree dolomitiche o calcaree e in zone ossidate dalla presenza di giacimenti di pirite. Viene quindi raccolto naturalmente e poi lavorato artificialmente affinché diventi utilizzabile dall’uomo.

In questo contesto possiamo comprendere come la presenza di epsomite non sia limitata al Surrey ma si trovi un po’ in tutto il mondo. Gli altri giacimenti rilevati si trovano:

  • in America: nei laghi salati dei monti Kruger, nello Stato di Washington e nella Valle della Morte in California;

  • nei laghi magnesiferi di Djaman-Klych, in Russia;

  • a Hodrusa in Slovacchia e a Sedlitz in Boemia.

Anche in Italia ne possiamo trovare e più precisamente in Valle d’Aosta, lungo il tragitto che da Châtillon porta a Ussel, in provincia di Vicenza nella zona delle Valli del Pasubio, a Rio delle Laste a Sarentino in Alto Adige, come pure nello Stelvio, nelle fumarole del Vesuvio e in Liguria nella miniera di piriti a Libiola e nel monte Ramazzo. 

Se diamo un’occhiata ai negozi di benessere scopriamo che ci sono diversi tipi di sale come, appunto, il sale di Epsom, il sale del mar Morto o il sale dell’Himalaya.

Qual è la differenza fra essi?

Il sale di Epsom, come già anticipato, serve per depurarsi e per alleviare dolori articolari e muscolari. In questo senso è molto utilizzato dagli sportivi che lo usano dopo impegnative competizioni sportive. Può essere utile anche disciolto nell’acqua per rilassare il corpo e contrastare l’effetto jet lag.

Quello del mar Morto, invece, è indicato per gli inestetismi della pelle e non va assolutamente ingerito in quanto ha una presenza di salinità 10 volte superiore alla media. Cura i problemi dermatologici seri come la dermatite, l’acne, gli eczemi, la psoriasi e la vitiligine. Ottimo anche come trattamento per la cellulite.

I sali dell’Himalaya vengono usati prevalentemente in cucina o nel bagno in quanto essendo sali in cristallo hanno mantenuto le loro proprietà inalterate e contengono ben 84 oligoelementi che vanno a combattere la ritenzione idrica, l’ipertensione e i problemi alla tiroide.

 

 

Link utili per Epsom:

Spunti di viaggio a Londra:

George Orwell senza soldi a Parigi e a Londra? Ma quando è successo e come faccio io a sapere di questa avventura accorsagli? Ho solamente letto il suo libro e ora te ne lascio la recensione.

È stato narrato dal protagonista stesso fra le pagine del romanzo: “senza un soldo a Parigi e a Londra” dove si ritrovò a svolgere i lavori più umili, a fare accattonaggio e a vendere i propri vestiti per potersi permettere una dimora e del cibo.

La vita di Orwell

 

Orwell è conosciuto per essere il padre dei romanzi distopici inglesi grazie ai titoli “1984” e “la fattoria degli animali“: due testi che non mi hanno fatto dormire per alcune notti.

Le sue avventure nelle metropoli europee, invece, si discostano totalmente dal genere letterario che l’ha reso famoso presentandosi come una sorta di reportage sulla società degli anni ’30.

L’autore nacque in India e si trasferì solo da adolescente in Inghilterra, nell’Oxfordshire. Fu ammesso all’Eton College e lo frequentò per quattro anni dove conobbe come professore Aldous Huxley, un altro autore distopico che probabilmente influenzò i suoi scritti futuri.

A causa delle continue vessazioni che subiva dai compagni di scuola per le sue radici in parte indiane, decise di abbandonare gli studi e di seguire le orme professionali del padre, il quale lavorava nelle file dell’amministrazione britannica in India.

Fu spedito così in Birmania dove si arruolò nella Polizia Imperiale. L’esperienza però durò ben poco: il clima di repressione e di arroganza lo lasciò disgustato dal regime e gli fece decidere di rinunciare alla mansione lo stesso anno.

Ed eccolo comparire in Francia e più precisamente a Parigi dove si presterà a vivere nei sobborghi più poveri della capitale. Alle vicissitudini francesi farà parte anche un breve periodo da disoccupato a Londra che lo farà avvicinare al mondo dei senzatetto.

 

 

 

George Orwell senza soldi a Parigi e a Londra

 

Ho trovato il libro estremamente interessante per conoscere le condizioni sociali in cui vivevano parte dei cittadini delle più popolose capitali europee

Siamo nel periodo a cavallo fra la Prima e la Seconda guerra mondiale e l’economia degli stati europei sta faticosamente cercando un equilibrio. Le città stanno diventando sempre più commerciali e molti hotel ospitano i soggiorni delle personalità altolocate. 

Di contro, la povertà nei bassifondi diventa sempre più impellente e le condizioni di lavoro non garantiscono una vita dignitosa. Cercare lavoro al ristorante o in hotel significa adattarsi a delle condizioni disumane e di saggiare il livello di sporcizia degli ambienti. 

Dopo varie peripezie Orwell trova lavoro come sguattero: coperto dal sudiciume a lavorare per 17 ore al giorno.

La misera paga gli permette appena di mangiare e di pagarsi una stanza e di conoscere la gerarchia delle cucine. Lui appartiene al gradino più basso, al quale seguiranno i magazzinieri, i camerieri, i cuochi, i direttori fino ad arrivare al direttore generale che decide le sorti di tutti.

Resiste circa un mese per poi ritornare a Londra abbagliato da una proposta di lavoro che si volatizza non appena tocca suolo inglese. Si ritrova quindi a vivere da senzatetto per alcune settimane. E anche qui, funge da reporter, osservando il comportamento e studiando le chiavi di lettura di quel particolare microcosmo.

A Londra

Vive le avventure più disparate che interiorizza e che andranno a formare la sua mentalità socialista. Lo scrittore sarà bollato come fervente sostenitore del partito di sinistra.

Un romanzo colorato da esperienze paradossali che fanno sorgere una domanda: quanto si è fatto per aiutare i cittadini che si ritrovano in condizioni disagevoli?

Nella pasticceria francese tipica non mancano i sapori, le forme, i profumi e i colori così invitanti da fermare i turisti ingolositi. Ciò succede quotidianamente quando nella vetrina di un locale della Costa Azzurra si nota una tarte Tropézienne.

Un soffice disco di pan brioche ammantato da una generosa porzione di crema chantilly e un delicato sentore di fiori d’arancio a completare l’opera: chi può resistere?

Io no. Per questo, quando ho la fortuna di raggiungere la costa francese, mi pare di percepirne l’odore a ogni angolo di strada, sicura che da qualche parte la mia porzione mi stia aspettando.

Le origini

La deliziosa ricetta della pasticceria francese tipica nasce negli anni ’50, e più precisamente nel 1955. Gli attori francesi Jean-Louis Trintignant e Brigitte Bardot si trovavano a Saint Tropez per girare le scene del film E Dio creò la femmina.

Fu incaricato un certo Alexandre Micka a preparare i pasti per la troupe. Ebbe la fortuna di trovarsi nel posto giusto, al momento giusto. Il pasticcere polacco aveva aperto da qualche anno la sua boulangerie proprio nei pressi del luogo in cui venivano registrate, dal regista Roger Vadim, le scene del celebre film.

Decise di preparare una specialità innovativa per il dessert che prendeva sostanza da una ricetta di famiglia: nacque così la tarte Tropézienne, la quale fece così clamore da rimanere in vetrina per gli anni a venire.

La ricetta originale, essendo stata brevettata, contiene degli ingredienti segretissimi ma noi cercheremo di avvicinarci il più possibile a quelle tonalità di sapori, per far viaggiare le nostre papille gustative!

 

Ingredienti

 

  • 150 grammi di farina 00 + altri 4 cucchiai per la crema;
  • 100 grammi di farina integrale;
  • 15 grammi di lievito madre in polvere;
  • 6 uova;
  • 20 grammi di zucchero di canna per il pan brioche, 50 grammi per la crema;
  • 250 ml di latte e 100 ml di latte di cocco;
  • 250 ml di panna da montare;
  • 75 grammi di burro;
  • 2 uova e 4 tuorli;
  • 100 ml di acqua;
  • una fialetta di essenza ai fiori d’arancio e una alla vaniglia;
  • un pizzico di sale;
  • granella di zucchero o gocce di cioccolato.

 

Specialità francese tipica

Tarte Tropézienne: foto dal web

 

Procedimento

 

Prima di preparare la crema iniziamo a lavorare l’impasto che andrà a formare i nostri dischi di pan brioche. In una ciotola, dunque, unire dopo aver setacciato le farine il lievito madre, due uova, 20 grammi di zucchero di canna e mescolare fino a quando risulterà omogeneo.

Nel frattempo fare ammorbidire il burro a temperatura ambiente e quando sarà abbastanza mollo aggiungere anch’esso agli ingredienti con un pizzico di sale. Togliere dalla ciotola e lasciare lievitare al buio e al fresco il panetto per circa un’ora.

Quando l’impasto avrà raggiunto il doppio del suo volume potrà essere lavorato: la forma sarà quella di un disco di circa 22-24 cm con uno spessore sui 10 millimetri. Sopra il composto aggiungere a piacimento le granelle di zucchero o le gocce di cioccolato per dare un aspetto più invitante alla torta.

Accendere il forno a 180°C e una volta raggiunta la temperatura inserire il disco di impasto precedentemente posizionato all’interno di una teglia rotonda. La cottura non deve superare la mezz’ora: quando il pan brioche sarà diventato dorato sarà tempo di toglierlo dal forno.

Intanto che si aspetta si può preparare la crema chantilly. Gli ingredienti necessari saranno: i tuorli d’uova, lo zucchero, il latte, l’amido di mais, la vaniglia e la panna montata.

In un pentolino riscaldare il latte inserendo l’essenza di vaniglia fino a che si amalgami perfettamente. In una terrina, invece, aggiungere i tuorli d’uova con circa 5 cucchiai di zucchero e i 4 cucchiai di farina.

Introdurre a filo il latte e gli altri ingredienti in una pentola e mescolare lasciando il fuoco basso fino a far rassodare la crema, facendo attenzione a non creare grumi. Lasciare poi raffreddare, prima di aggiungere la panna montata.

Quando sia il disco che la crema si saranno raffreddati, procedere tagliando a metà il disco e bagnare le parti interne con un composto di acqua a cui si sarà aggiunto l’essenza di fiori d’arancio. A questo punto non rimarrà che inserire la crema all’interno e lasciare raffreddare la torta prima di servirla almeno altri 15 minuti. 

Una specialità della pasticceria francese tipica che volendo potrai preparare anche in versione mignon, dandogli una simpatica forma di pasticcino.

La compagnia di bandiera portoghese si chiama Tap Portugal e ti accompagna in tutte le isole portoghesi e nelle ex colonie del Sud America. Ma non solo, perché potrai viaggiare anche verso le destinazioni europee, nord americane e africane.

In pratica puoi volare in quasi tutto il mondo facendo una piacevole sosta a Lisbona di alcuni giorni per visitare la città per poi avventurarti verso la meta esotica da te scelta.

Come prenotare

 

Il pannello di prenotazione è piuttosto facile e intuitivo ma ti consiglio di controllare prima gli aggiornamenti sulla situazione covid-19 per non incappare in spiacevoli sorprese. I dati da inserire saranno:

  • aeroporti di partenza e di arrivo;
  • le date;
  • il numero dei passeggeri;
  • voli diretti o date flessibili.

Puoi anche decidere di modificare i parametri di andata e di ritorno aggiungendo, se necessario, il multi-city o lo stopover. Di che cosa sto parlando?

Il multi-city è l’opzione da scegliere qualora volessi visitare più città prendendo quindi diversi voli, mentre con lo stopover indichi alla compagnia il desiderio di fermarti fino a un massimo di 5 giorni per visitare la caratteristica capitale portoghese.

Gli optional disponibili da aggiungere riguardano il transfer, l’hotel e il noleggio dell’automobile in primis ma puoi anche prenotare in anticipo tour, navi da crociera e altre opzioni cliccando su “vedi tutte le opzioni di boot”. 

Crea un account sul sito della compagnia di bandiera portoghese per controllare lo stato del volo, le informazioni sui bagagli e tutti i possibili aggiornamenti.

La mia esperienza

 

Ho utilizzato Tap Portugal per visitare l’isola Saõ Miguel nelle Azzorre e devo ammettere che mi sono trovata molto bene. I voli sono stati 4: da Venezia a Lisbona e da Lisbona all’isola di Saõ Miguel. 

Nessuno di questi è arrivato in ritardo e le pratiche di trasferimento sono state precise e puntuali. Il pranzo a bordo è stato superiore alle aspettative e le hostess passavano continuamente per offrire acqua, tè o caffè.

Per la cronaca tè in portoghese corrisponde alla parola chá e viene pronunciata “sha“. Te lo dico perché non sapendo che rispondere alla domanda della hostess ho annuito e mi sono ritrovata un profumato bicchiere di tè alla menta fra le mani!

Prima di ritornare a casa mi sono fermata 5 giorni a visitare la capitale portoghese e ho scelto un hotel in centro, vicino alla stazione della metropolitana.

Avrei voluto fermarmi di più perché Lisbona è molto grande e offre tantissime opportunità e attrattive per i turisti. Le isole Azzorre, poi, sono un incanto e consiglio a tutti di visitarle una volta nella vita.

 

tram a lisbona

 

Recensioni su Trust Pilot

 

Sono rimasta sorpresa nel vedere le recensioni lasciate dai viaggiatori per Tap Portugal in quanto, ahimè, denotano un peggioramento dei servizi. Non so se questo sia dovuto alla situazione pandemica attuale ma chi ha volato con la compagnia di bandiera portoghese ultimamente non è rimasto affatto soddisfatto.

Le ultime recensioni, infatti, portano a stento il voto di una stellina e la maggior parte dei recensori lamenta di essere stato abbandonato a seguito di un volo cancellato.

Solo il 4% ha valutato il volo con 5 stelline, il 2% ha lasciato un voto di 4 stelline che corrisponde a molto buono e meno dell’1% ha qualificato il volo accettabile.

Speriamo che la situazione voli in Europa e nel mondo si stabilizzi al più presto facendoci ritornare a viaggiare liberi e spensierati come prima della pandemia. 

 

TAP Air Portugal WW

 

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Qualche anno fa sono stata selezionata per fare una work experience digitale nella soleggiata Malta della durata di quattro mesi. Fu nello stesso anno in cui ritornai dai miei fantastici sei mesi in Centro America quando qui in Italia stava ritornando l’estate.

Cos’è una work experience?

 

Si tratta essenzialmente di un corso a Fondo Sociale Europeo al termine del quale è previsto un tirocinio in cui si esercitano le conoscenze imparate durante le lezioni.

Le mie, in particolare, si riferivano all’ambito digitale e, più precisamente, al web writing. In quel contesto ebbi l’occasione di studiare il copywriting, la Seo e la piattaforma di WordPress.

Era ciò che desideravo studiare per approcciarmi al mondo internauta applicato alla scrittura. Così trascorsi questi due mesi di lezioni sviluppate di otto ore ciascuna per 5 giorni alla settimana. Le frequentai tutte: persi solo due giorni che trascorsi a Bled in una vacanza precedentemente prenotata.

Il mio destino però non era quello di andare a Malta, nonostante ne avessi fatta richiesta, perché c’erano solo due posti disponibili ed entrambi erano già prenotati. Per cui mi aspettavo di trovare un lavoro nella zona colma di speranza nel mettere in pratica ciò che avevo con forte interesse studiato.

Ma l’ultima settimana di corso ci fu la sorpresa: la ragazza che doveva partire per Malta aveva trovato un lavoro vicino casa e di conseguenza rinunciò al tirocinio. Terza in lista c’ero io, e indovina quale fu il mio destino?

 

serata maltese

 

Work experience a Malta

 

Arrivai a Malta, assieme al mio compagno di corso, in una calda giornata di ottobre. Il sole splendeva sicuro nel cielo come a salutarci e a darci il benvenuto.

Facemmo il primo incontro scioccante con gli autobus di Malta, entrando a suon di gomitate e spintoni. Non trovammo posto a sedere ma non ce ne preoccupammo perché sapevamo che il tragitto sarebbe stato breve. Invece, ci volle un’ora e mezza per raggiungere Gezira, la località in cui si trovava il nostro appartamento.

Non appena espletammo le formalità di ingresso scendemmo in spiaggia felici di fare un bagno ottombrino. La spiaggia distanziava venti minuti a piedi che facemmo volentieri, un po’ per ammirare la nostra nuova prospettiva di vita ma soprattutto per evitare di risalire su un autobus. Avevamo un intero fine settimana a disposizione per ambientarci e sistemarci prima di iniziare il lavoro, che sfruttammo al meglio, senza remore.

Il tirocinio

 

Il lunedì le nostre strade si divisero. Venne a prenderci il responsabile del progetto a Malta e ci portò alle nostre agenzie web di riferimento. La mia si trovava a Msida, non troppo distante da dove soggiornavo, e l’ambiente era rilassato e giovane.

Venni a scoprire che la mia mansione era quella di creare dei quiz online, ovviamente in inglese, e curare i social dell’agenzia. Rimasi interdetta: pensavo di esercitarmi nel web writing, invece dovevo fare tutt’altro; ‘poco male’ pensai ‘tutto fa esperienza’.

E così si avviò la mia esperienza lavorativa maltese scandita da un orario continuato dalle 9 di mattina alle 4 del pomeriggio con una pausa pranzo di mezz’ora. Prima che cambiasse l’ora solare in legale (a fine ottobre) riuscivo a tornare a casa, cambiarmi e subito dopo correre in spiaggia a fare un bagno.

I mesi passarono in fretta e mi ritrovai quasi senza accorgermi a gennaio con il biglietto aereo di ritorno a casa. Da una parte triste di dover abbandonare l’avventura e dall’altra felice per aver visitato ogni più piccolo angolo di Malta e per aver fatto il bagno fino a dicembre.

 

coste maltesi

 

Aspetti positivi e negativi di Malta

 

Come mai non sono rimasta? Ebbene, Malta mi è piaciuta ma a conti fatti non ci vivrei. Ci sono troppi elementi a sfavore che mi hanno fatto decidere di tornare in Italia. Te li elenco di seguito:

 

  • il prezzo degli affitti è vergognoso: per una stanza con un letto si paga a partire da 250 € nelle zone più isolate e si vive in un appartamento con altre due, tre o più persone. Se si vuole affittare un appartamento i prezzi salgono vertiginosamente e si rischia di lavorare per pagarsi l’affitto.
  • le strade e i mezzi pubblici sono spesso intasate, soprattutto nel weekend: mi è capitato più volte di dover raggiungere a piedi La Valletta dopo aver visto sfilare tre o quattro autobus senza fermarsi perché non avevano posto libero. La guida, invece, è a sinistra e l’affitto di un auto è piuttosto costoso.
  • i generi alimentari non sono economici in quanto c’è una rete capillare di piccoli negozi che usano una tariffa elevata. Per fortuna esiste il Lidl dove si può fare la spesa mensile e risparmiare sul costo della vita.
  • ci sono pochi alberi e per me è un problema: la mancanza di alberi mi crea una sensazione di soffocamento e mi dà l’impressione che l’aria non sia benefica. Per fortuna ci troviamo nel bel mezzo del mar Mediterraneo anche se i suoi salubri venti non riescono a sormontare l’inquinamento da gas di scarico nei centri urbani.

 



 

Una work experience a Malta di certo interessante ma poco formativa: in compenso, però, ho avuto la possibilità di soggiornare in una parte d’Europa ancora per me sconosciuta e di migliorare il mio inglese.

Ti è venuta voglia di scoprire Malta? Ho scritto alcuni articoli in merito e se vuoi sfogliarli ti lascio di seguito i link:

Ti sei mai abbuffato/a in hotel o al bar con la colazione moderna turca? Domani puoi farlo seguendo la lista dei seguenti ingredienti. Ti anticipo già che la colazione moderna turca è prevalentemente salata, come la maggior parte dei primi pasti internazionali, anche se, a volte, scopriamo delle pietanze dolci che ci fanno tanto piacere!

Almeno per quanto mi riguarda. Fatico sempre, quando sono all’estero, iniziare il mattino con qualcosa di salato, preferisco cercare della frutta fresca o secca e qualche biscotto. Ma anche cambiare le abitudini alimentari fa parte dell’esperienza del viaggio per cui perché non provare?

La cultura della colazione

 

La colazione moderna turca è un vero e proprio rito da onorare in compagnia di amici e parenti durante il fine settimana, quando si ha più tempo libero.

Può durare anche delle ore in quanto le pietanze messe a disposizione sono un’infinità e variano, ovviamente, in base alla regione in cui ci si trova. Due bevande ci accomunano: il tè e il caffè.

Ma il tè accompagna la colazione mentre il caffè viene bevuto solo al termine del pasto. Difatti, la colazione si chiama kahvalti che significa proprio “prima del caffè”.

Si tratta di un caffè forte? Non meno del nostro, solo che come ti ho anticipato nella colazione giordana, è servito nello stesso contenitore in cui si prepara, per cui quando ti sarà servito troverai alla fine anche il fondo.

Non dimenticarlo! Io la prima volta che l’ho bevuto ho mandato giù fondo e caffè assieme e non è stata una sorsata memorabile! Spesso al caffè viene aggiunto anche un tocco di cardamomo che dona una nota esotica alla bevanda.

Per quanto riguarda il tè, invece, si incontra è il classico tè verde o nero come lo sorseggiamo anche noi. A volte pesantemente zuccherato come si usa anche in Marocco.

 

tè turco

Gli ingredienti della colazione moderna turca

 

Come già ti anticipavo gli ingredienti sono davvero numerosi a partire dal formaggio tipico in base alla località, olive nere e verdi, verdura di stagione come pomodoro, cetrioli, peperoni conditi con dell’ottimo olio di oliva.

Spesso, però, le verdure di stagione si trovano all’interno del menemen, una sorta di frittata di verdure. Questa pietanza è ciò che ogni viaggiatore desidera assaggiare non appena entra in territorio turco.

La preparazione è molto semplice: basterà cuocere in una padella un pomodoro, una cipolla, erbe selvatiche e un peperone con dell’olio d’oliva. Quando si saranno ammorbiditi si aggiungeranno le uova, in base ai commensali (come anche le verdure) e si lascerà cuocere.

L’impasto dovrà essere mescolato spesso in modo da separare gli ingredienti affinché risultino omogenei. Prima che il composto si solidifichi si metterà il sale e le spezie a piacimento come il timo, l’origano o il prezzemolo. La frittata sarà tagliata a fette e servita in un tagliere.

Al salato si aggiunge il dolce come il miele, della frutta fresca già tagliata a fette, il burro di sesamo con la melassa di uva e il gustosissimo simit, ovvero ciambella al sesamo.

Ricetta simit

 

Ingredienti

 

  • 150 grammi farina 00;
  • 100 grammi farina di farro;
  • 5 grammi di lievito istantaneo;
  • mezzo bicchiere di olio di oliva;
  • un bicchiere di acqua temperatura ambiente;
  • 4 cucchiai di zucchero di canna o se si vuole dare più sapore zucchero vanigliato;
  • 3 cucchiai di miele;
  • sesamo e  un pizzico di sale;

 

Procedimento

 

In una ciotola mescolare, dopo aver setacciato le due farine, il lievito, lo zucchero, il sale, una manciata di sesamo, l’olio e l’acqua a filo. Aggiustare gli ingredienti qualora l’impasto risulti troppo solido o liquido.

Lasciare riposare il panetto così formato per circa un’ora a temperatura ambiente e proteggerlo da una pellicola o un canovaccio. Trascorso il periodo di riposo tagliare in piccole porzioni per creare delle strisce lunghe circa 10 centimetri.

Arrotolare le strisce affinché risultino intrecciate e poi attaccare un’estremità all’altra per dare vita alla ciambella. Continuare in questo modo fino al termine dell’impasto.

Lasciare riposare le ciambelle all’interno del forno per un’altra mezz’ora. Successivamente preparare una ciotola con dell’acqua a cui andrà aggiunto il miele.

Intingere le ciambelle una a una e poi passarle sopra a un piatto su cui avremo inserito il sesamo. La copertura può essere fatta sia su un solo lato che su entrambi.

Lasciare riposare per un altro quarto d’ora e accendere nel frattempo il forno. Quando raggiungerà la temperatura di 200° si potranno inserire le ciambelle per circa 15 minuti o fino a che avranno assunto un bel colorito dorato.

Sono ottimi serviti caldi o freddi e come accompagnamento al tè o al caffè. Volendo si possono impreziosire con l’aggiunta della cannella mescolata ai semi di sesamo nella guarnizione prima della cottura.

Le escursioni in autunno in Italia, in Europa e nel mondo fra natura e città, hanno un fascino particolare che ben si adatta alla stagione.

La nebbia che regala paesaggi suggestivi oppure le luci soffuse dei locali che si specchiano sulle pozzanghere di pioggia appena caduta mentre nell’aria si respira una fragranza umida e muschiata.

L’autunno, lo ammetto, è una delle mie stagioni preferite. Un inframezzo tra gli estremi del caldo e del freddo, un passo verso l’introspezione dove la natura offre i suoi ultimi bagliori prima di concedersi al riposo invernale.

 

 

Dove fare le escursioni in autunno in Italia

 

In questa particolare stagione ognuno di noi sente nascere un esigenza personale che lo spinge a immergersi nella natura per abbandonare un po’ alla volta i ricordi estivi o chiudersi in casa, in città o nei locali per ripararsi dai primi accenni del freddo.

Possiamo dedicarci al Foliage e gustarci la carambola di colori rappresentata dalle foglie delle piante. Ad esempio a Lavarone o ad Arte Sella in Trentino Alto Adige, seguendo percorsi creati ad hoc, si può vivere l’esperienza di un incontro ravvicinato con la natura che si svela in tutta la sua bellezza.

Ad Arquà Petrarca in provincia di Padova, invece, scopriamo un prodotto locale antico famoso più per un detto che per il frutto stesso. Sto parlando delle giuggiole e, in particolare, del famoso “Brodo di Giuggiole” divenuto emblema del borgo.

Una delle spezie più ricercate e costose, ovvero lo zafferano, si può raccogliere fra metà ottobre e i primi di novembre a Città della Pieve in Umbria. In suo onore nasce la manifestazione “Zafferiamo” che richiama turisti da tutto il mondo.

Anche il mare ha un fascino magnetico in autunno quando le spiagge sono deserte e l’acqua riverbera sulla riva trasportando una vivacità che mai si spegne. Fra le più coinvolgenti ti consiglio quella nel litorale riminese o quelle abruzzesi a Punta Aderci e nella Costa dei Trabocchi.

La Puglia, frequentatissima in estate, nasconde nell’entroterra dei borghi magici intrappolati nella rete del passato da cui emergono testimonianze storiche di inestimabile valore. Ascoli Satriano, Troia, Biccari e Candela segnano il passaggio del popolo dei Dauni e le vie antiche della transumanza.

 

escursione in autunno sulla campagna di Troia

 

Le escursioni in autunno in Europa

 

Cosa c’è di più suggestivo che visitare un castello avvolto dalla foschia?

Con un po’ di fortuna si può vivere questa esperienza a Carcassonne in Francia. Fra i merletti delle mura e le gocce di bruma sulle feritoie possiamo ascoltare gli echi di un mondo medievale e lasciarci avvolgere da racconti leggendari.

Salire in Irlanda, invece, significa comprendere il linguaggio dei druidi avvolto dall’impermanenza della natura e scorgere, tramite un abile gioco di luci e ombre, personaggi fatati come gnomi e folletti.

Fra le sponde del lago di Bled in Slovenia, si intravede il profilo di una chiesetta posizionata nel mezzo dell’acqua. I rintocchi delle campane annunciano una profezia: chi le suonerà sarà obbligato dal suo cuore e dalla sua mente a tornare lì per sempre e in eterno.

L’autunno a Plitvice ha qualcosa di raro: sovente inganna gli occhi facendo credere che nulla sia più vitale e sfuggente. La natura si prepara a dormire eppure la si percepisce così fulgida e viva da ipnotizzare la mente e scuoterla nel profondo.

Ulm, in Germania, è un luogo perfetto da conoscere in autunno per via del suo Duomo che sale attraverso 768 scalini quasi alla sommità del cielo. La città natale di Albert Einstein promette interesse e curiosità grazie ai suoi numerosi aneddoti che hanno incasellato la cultura e le vicissitudini degli abitanti.

Sei un fashion addicted?

È il periodo ideale per conoscere i centri commerciali più trendy d’Europa a Parigi, Berlino, Madrid e Londra. I loro nomi ti faranno venir voglia di spese pazze e prematuri acquisti natalizi: scoprili qui!

 

Uno dei castelli presenti in Irlanda

 

Dove andare nel mondo in autunno

 

Si parte alla ricerca del caldo e dell’estate nelle nostre latitudini, ahimè, terminata. Possiamo puntare sul Centro America e immergerci nella cultura latina. Messico, Guatemala e le isole dell’Honduras la rappresentano appieno.

Potremmo però puntare su un clima temperato e virare verso il Marocco e il deserto del Sahara per entrare in contatto con la popolazione berbera e il disincanto delle loro peregrinazioni.

Bazzicare i luoghi degli antichi romani ed esplorare le nostre radici cristiane in Giordania mentre assistiamo esterrefatti al sito di Petra, una delle sette meraviglie del mondo.

 

 

Ovunque decidiamo di andare sarà una scelta azzeccata perché un viaggio significa insegnamento. È un cammino che scegliamo volontariamente di compiere.

Travel deriva dal vocabolo francese travail che significa lavoro fisico o mentale, un travaglio, un passaggio inevitabile o meglio un cammino verso una condizione migliore. Grazie alla vacanza abbandoniamo il carico quotidiano e ci muoviamo liberi fra i sentieri del mondo.

Mi sono accorta come mancasse nel blog una lista dei musei londinesi gratuiti da conservare per un ipotetico viaggio nel mondo British. Ho voluto stilare la lista partendo dai luoghi che mi hanno incantata. Quelli che nonostante le ore trascorse all’interno sono tornata più volte a vedere.

Perché ci sono musei totalmente gratuiti e altri a pagamento?

La differenza la fa la proprietà: quelli della Regina Elisabetta sono a pagamento mentre gli altri sono a entrata libera. Ciò significa che oltre agli inglesi anche noi turisti dobbiamo sostenere in piccola parte il vitto di Sua Maestà!

Foto della stele di Rosetta

Lista dei musei gratuiti londinesi

 

Iniziamo dalla pole position, enunciando il primo classificato, ovvero il British Museum. Culla di reperti storici di inestimabile valore come la “Stele di Rosetta” che ha permesso a Champollion di decifrare l’oscuro alfabeto egizio composto da geroglifici. La stele in granito nero fu scoperta durante la Campagna d’Egitto di Napoleone nel 1799 ma fu decifrata solo dal 1822 in avanti.

Le stanze del museo ripercorrono l’attraversata del Nilo e molte altre spedizioni estere raccontando pagine di storia che tutti conoscono. Un tour virtuale, quindi, nelle radici dell’uomo comparso in ogni parte del mondo e la scoperta delle sue testimonianze.

Si trova a questo indirizzo nei seguenti orari: tutti i giorni dalle 10 alle 17.


In seconda posizione abbiamo la National Gallery nella quale facevo un salto ogni singolo giorno della mia vacanza. Per quale motivo? A parte l’immensa collezione di quadri dipinti dagli artisti più influenti del mondo, io ci andavo per vedere lui. Sto parlando dell’opera di Seurat intitolata “Bagnanti ad Asnières” che mi fatto soffrire per qualche istante della Sindrome di Stendhal. Non so dire perché quell’opera mi abbia travolto, so solo che ne sono rimasta letteralmente affascinata.

La tela raggiunge le dimensioni 2 X 3 metri e cattura inevitabilmente lo sguardo di chi passa. La scena si svolge nel 1884 nei sobborghi di Parigi, lungo la Senna. I bagnanti sono posizionati di profilo e sembrano quasi essere scollegati l’uno dall’altro, come se facessero parte dell’opera pur mantenendo una propria indipendenza. L’immagine statica e i colori amplificano i dettagli rendendo l’opera altamente riconoscibile.

Gli altri quadri che meritano essere citati sono:

– La vergine delle rocce di Leonardo da Vinci
– Sorpresa di Henry Rousseau
– Whistlejacket di George Stubbs
– Girasoli di Van Gogh
– Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio e moltissimi altri.

Per raggiungere il museo segui le indicazioni e visitalo tutti i giorni dalle 10 alle 18.


Al terzo posto c’è il Natural History Museum o, come la chiamo io, la casa delle vacanze di Charles Darwin! È impossibile visitandola, non pensare al contributo che il biologo inglese ha lasciato all’intera umanità, tanto da inspirare ancora le nuove leve della scienza.
La visita inizia con uno scheletro di dinosauro che appassionerà anche i più piccoli per terminare nel mitico studio di Darwin dove sono raccolti i suoi appunti e gli scritti vari.
Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 17.50 a questo indirizzo.

Quadro di Seurat

Dalla quarta posizione in poi…

 

Le posizioni successive sono in ordine riservate alla Tate Modern situata nella riva sud del Tamigi che raccoglie sia opere pittoriche che sculture, alla Tate Britain a Millbank, alla Tate Liverpool e Tate St Ives. Insieme creano il complesso museale “Tate” che custodisce opere storiche e contemporanee.


Il Victoria e Albert Museum nel cuore di Cromwell Road è dedicato ai designer e ai creativi di tutto il mondo che qui possono trovare ispirazione per le proprie idee artistiche. Whitechapel Art Gallery Museum si trova nella zona dell’East End di Londra ed è stato il trampolino di lancio di artisti del calibro di Jackson Pollock o Pablo Picasso.


A Manchester Square sorge l’abitazione del marchese Wallace oggi adibito a museo Wallace Collection mentre la Bankside Gallery vicino alla Tate Modern è sede della Royal Watercolour Society e della Royal Society of Painter Printmakers.

E per i musei a pagamento?

Ti consiglio di sceglierne alcuni da visitare in base ai tuoi gusti perché, ahimè, non sono molto economici. Io avevo scelto il museo di Sherlock Holmes essendo una sua grande fan ma avrai l’imbarazzo della scelta. Ti consiglio di valutare l’acquisto del London Pass per avere maggiori sconti e sapere quali sono gli altri musei londinesi gratuiti.

Il totano imbottito all’ischitana è un piatto gourmet che farà volare immediatamente la tua mente verso la fascinosa isola napoletana. Il castello Aragonese, gli scorci da cartolina, le fumarole, gli orti e i pasti abbondanti…

Tutto questo e molto di più è Ischia e voglio donarti la sua essenza in un piatto semplice dai sapori che mescolano mare e terra. Eccoti la ricetta…

 

Ingredienti

 

  • 4 totani grandi;
  • 10 pomodorini pachino o ciliegino;
  • una cucchiaiata di pinoli;
  • 200 grammi mollica pane raffermo;
  • 30 grammi di pancetta;
  • 80 grammi di provola piccante;
  • 1 spicchio di aglio;
  • mezza cipolla;
  • 2 cucchiai di olio di oliva;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • un cucchiaio di uva sultanina;
  • 10 grammi di prezzemolo fresco tritato;
  • due o tre cucchiai di parmigiano grattugiato;
  • sale quanto basta;
  • un uovo;
  • 20 grammi di pangrattato.

 

Ricetta da Ischia

 

Procedimento

 

Tagliare la pancetta a tocchetti piccoli e metterla all’interno di una terrina assieme alla provola anch’essa tagliata a pezzi però più grandi. Aggiungere l’uva sultanina, la mollica di pane a pezzetti, i pinoli, il parmigiano grattugiato e il sale.

Nel frattempo pulire i totani se non è già stato fatto dal pescivendolo togliendo interiora e lische. I tentacoli, invece, vanno fritti per alcuni minuti assieme alla mezza cipolla tagliata a strisce.

Quando la frittura è completata aggiungere i tentacoli e la cipolla agli ingredienti che si trovano all’interno della terrina e mescolare con l’aggiunta dell’uovo.

Ora è arrivato il momento della cottura dei totani. Per prima cosa vanno imbottiti i totani con gli ingredienti della terrina e per non perdere il contenuto infilare uno o due stuzzicadenti a totano.

Riscaldare una padella a fuoco lento facendo soffriggere l’aglio per alcuni minuti e poi inserire i pomodorini. Dopo circa due minuti aggiungere anche i totani che andranno cotti per almeno 20 minuti.

Se si vuole velocizzare il procedimento aggiustare la fiamma a fuoco più intenso e ricordarsi di togliere l’aglio prima di servire il sughetto formato con i pomodorini.

A metà cottura sfumare con un po’ di vino bianco per insaporire ulteriormente e lasciare riposare una volta terminata la cottura. Assicurarsi che i totani non si ammorbidiscano troppo. 

Come tocco finale aggiungere il prezzemolo a piacimento e servire la pietanza calda accompagnata a della verdura o alle patate. 

 

 

Se mangiando il totano imbottito all’ischitana ti viene voglia di organizzare una vacanza munisciti di queste preziose informazioni: