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Il sentiero degli scalpellini è un itinerario facile che parte da Costalunga oppure si può renderlo impegnativo partendo da Pove del Grappa. Stiamo parlando di un dislivello di 300 metri con una fantastica veduta sulla Valsugana e su Bassano del Grappa.

Io lo faccio spesso e ogni volta mi diverto a salire i tornanti per ammirare la natura rigogliosa che cambia in base alle stagioni, con la speranza di incontrare qualche camoscio che si inerpica sui pendii verticali.

Quando, invece, non ho troppa voglia di fare fatica, salgo in località Costalunga da Romano d’Ezzelino e mi godo la passeggiata pianeggiante che porta fino al monumento degli scalpellini. Un pezzo di marmo che ricorda l’importante lavoro svolto con rigoroso impegno.

 

Perché gli scalpellini?

 

A Pove del Grappa, fin dal Cinquecento, operavano i tagliapietra o i scalpellini: le montagne che sovrastano questa ridente città, a ridosso del fiume Brenta, sono famose per il loro marmo bianco di qualità simile a quello di Carrara.

Il Biancon di Pove, così veniva chiamato, era utilizzato per adornare chiese, case e monumenti. E servivano dei percorsi ad hoc che permettessero di collegare in modo agevole il centro cittadino alla cava di pietra.

Molti si dedicarono a quest’arte tanto da evolvere a scultori come successe ad Antonio Bosa che seguì le orme di Antonio Canova e fece conoscere la sua maestria in tutto il mondo. 

Per conoscerne la storia nel dettaglio e l’evoluzione del mestiere, si può visitare il Museo degli Scalpellini, all’interno della Biblioteca Comunale di Pove del Grappa (telefono 0424/80659).

 

Itinerario cave verso monumento degli scalpellini

 

I percorsi 

 

Per raggiungere il sentiero degli scalpellini e il monumento a loro dedicato, si parte da Pove del Grappa attraverso un sentiero che ben presto si dirama in due direzioni: il primo sale in località Pragolin e, costeggiando Romano d’Ezzelino e la statale Cadorna, arriva fino all’imbocco del sentiero attrezzato.

Il secondo, risale verso la Madonna del Cornon, ma si interrompe prima. Ci sono, anche qui, due percorsi possibili: il primo che io chiamo “la direttissima” che sale senza pietà per sbucare a metà sentiero degli scalpellini e, l’altro, che prosegue in direzione Madonna del Cornon.

La prima salita è piuttosto impervia e scivolosa in quanto costruita attraverso l’utilizzo di pietre che servivano a facilitare il trascinamento dei carretti. La sconsiglio in caso di pioggia e se non si è moderatamente allenati.

Prima di arrivare al capitello dedicato alla Madonna del Cornon, invece, un itinerario sale alle cave di pietra e porta direttamente al monumento degli scalpellini. Si tratta di una quindicina di tornanti piuttosto impegnativi che vantano però, un’immersione totale nel fitto del bosco. 

Si attraversano le cave di pietra, ovvero delle gallerie scavate nella roccia, per continuare il sentiero in un percorso che sale vertiginosamente verso l’alto. L’ultima parte è quella più pericolosa perché costellata da pezzi di roccia e di conseguenza, anch’essa scivolosa.

L’ultimo percorso, il più semplice, è quello da Costalunga: un chilometro senza saliscendi adatto a sedie a rotelle e a passeggini. In quella zona, il Comune di Pove, ha adibito un’area barbecue, in cui rilassarsi e mangiare qualcosa.

Dal monumento, continuando sulla destra, si può proseguire il percorso e arrivare fino a Camposolagna. La pendenza cambia improvvisamente: il percorso da diritto e lineare passa a una pendenza che sfiora il 10%.

 

veduta su Romano d'Ezzelino

 

Localizzazione:

  • Da ex ristorante Charleston in località Costalunga si sale sulla stradina sulla sinistra e si prosegue dritto sulla strada in parte asfaltata e in parte sterrata.
  • Lasciare l’auto nell’ultimo parcheggio di via del Cornon e salire a piedi fino a raggiungere il bivio della direttissima (si prosegue avanti) o il sentiero in direzione Madonna del Cornon (salire prima dove c’è il cartello che indica alle cave.
  • In via Geronzello lasciare l’auto sul parcheggio e prendere la strada sterrata che sale fino ad arrivare al bivio: continuando a salire si raggiunge la località Pragolin mentre andando a sinistra si va in direzione Madonna del Cornon. A un certo punto il sentiero si interseca con il bivio della direttissima e si deve scegliere quale percorso fare.


Cosa fare nei dintorni?

La ciclabile del Brenta è un percorso di circa 70 km che parte dal lago di Caldonazzo e arriva fino alla città alpina di Bassano del Grappa. Se si segue il corso del fiume si può raggiungere anche la gloriosa città di Venezia.

In questo articolo, però, ci fermeremo a Bassano del Grappa perché troppi sono i punti turistici da visitare e da conoscere, quindi è meglio non avere troppa fretta.

Trentino Alto Adige

 

Lago di Caldonazzo e lago di Levico

Ci troviamo in Trentino Alto-Adige e più precisamente in quella striscia di terra che divide i due laghi. Possiamo gustare i piatti tipici trentini, dedicarci agli sport acquatici oppure rilassarci alle terme.

Le occasioni per fermarci ancora prima di partire per la ciclabile del Brenta non mancano ma noi abbiamo deciso di affrontare la discesa fino alla cittadina veneta.

Ti sto già dando un consiglio da amica, ovvero quello di partire da Caldonazzo e non da Bassano in modo da trovare un percorso in discesa per non affrontare il dislivello di quasi 400 metri che c’è in senso contrario!

Comunque, se ti avanza del tempo, ti consiglio di fare il “Sentiero dei Poeti”. Si tratta di un percorso di un’ora che parte dalla piazza principale di Calceranica al Lago e si snoda verso il torrente Mandola.

Lungo il chilometro di percorso si trovano 16 punti di sosta corredati ognuno da una poesia fino a raggiungere una pieve da cui si può godere il panorama del lago dall’alto.

< Puoi vedere i due laghi dall’alto anche dalla cittadina di Lavarone, scoprila cliccando qui >

 

A Levico Terme, sul versante nord del lago, invece, si può fare la “Strada dei Pescatori” per una lunghezza di circa 2 chilometri e continuare con il percorso ad anello completo aggiungendo altri 4 chilometri di puro relax e silenzio.

Famosa per le terme, la cittadina di Levico nasconde edifici di inestimabile bellezza come il Forte Colle delle Benne e il Grand Hotel con il Parco Secolare degli Asburgo.

Il forte, costruito nel 1890, si raggiunge con una camminata di un’ora circa dal centro del paese, mentre il Parco Secolare si trova in città e a Natale si anima con casette e luci colorate.

 

Borgo Valsugana e Selva

Scendendo a valle con la nostra bici verso la ciclabile del Brenta incrociamo il comune di Borgo Valsugana famoso per aver visto perire uno dei firmatari della Costituzione Italiana, il politico Alcide de Gasperi.

Scelse, come luogo di ritiro, la val di Sella dove oggi ha sede “Arte Sella” un museo a cielo aperto che custodisce opere in legno, sassi e altri elementi naturali che vanno a creare un paesaggio unico e suggestivo.

< Scopri l’articolo su Arte Sella cliccando qui >

 

percorso verde ad Arte Sella, piccolo giardino

 

Salendo, invece, in direzione Scurelle si può fare tappa al rinomato rifugio “Il Crucolo” che si posiziona fra le montagne della catena del Lagorai.

In questo locale vengono servite pietanze della migliore tradizione culinaria trentina e il famosissimo liquore “Parapampoli”, un miscuglio di caffè, vino, grappa e zucchero a cui viene dato fuoco prima di essere servito.

Seguendo le anse nervose del Brenta che creano una continua serpentina si raggiunge il paese di Selva dove si può visitare la Riserva Naturale Provinciale Fontanazzo e il suo biotopo.

Qui, ad accoglierti, ci saranno uccelli, rettili e insetti che amano vivere negli acquitrini oltre a numerose piante acquatiche che traggono nutrimento dalla sorgente che arriva dal complesso carsico delle grotte della Bigonda e del Calgeron.

L’entrata del parco la trovi sulla riva destra del Brenta costeggiando quindi la strada secondaria ossia dall’altra parte della statale 47. Nella stessa direzione trovi anche la grotta del Calgeron a Grigno dove si può fare una piacevole escursione adatta a tutti, previa prenotazione.


Veneto

Primolano e Cismon del Grappa

La ciclabile del Brenta continua a Primolano dove sovrasta il Forte Tagliata della Scala edificato per combattere i nemici durante la Prima Guerra Mondiale. Fortunatamente non è servito allo scopo ma ne ha lasciato un ricordo indelebile, difficile da dimenticare.

Da Primolano si può fare una deviazione per visitare il lago di Corlo nella cittadina di Arsié per rilassarsi e riprendere fiato lungo le sponde del bacino artificiale e gustare uno spuntino in compagnia degli abitanti del luogo.

< Maggiori dettagli sul lago di Corlo li trovi cliccando qui >

 

immagine autunnale del lago di corlo

Lungo la Statale 47 e più precisamente nella zona dell’albergo Forte Tombion e della birreria “Il Cornale” si può visitare il Covolo del Butistone.

Si tratta di un fortino militare scavato sulla roccia raggiungibile attraverso un percorso fatto di scale metalliche che salgono lungo la parete della montagna, offrendo così una visuale alquanto particolare della Valsugana.

La visita deve essere prenotata in quanto è accompagnata da una guida (tel. 338 830 8984).

 

Valstagna

Nella cittadina ridente di Valstagna ogni anno in estate avviene il “Palio delle Zattere”, una manifestazione folkloristica che richiama migliaia di persone.

Nove contrade cittadine si battono nel Brenta per mezzo di imbarcazioni a remi per guadagnare il drappo di velluto rosso, simbolo di forza e coesione fra contrade.

Lungo lo stesso percorso scendono quasi quotidianamente i gommoni per il rafting, uno sport che anima le acque del fiume a qualsiasi ora del giorno e, a volte, anche della notte.

Per gli escursionisti, invece, c’è il famoso sentiero della Calà del Sasso formato da 4444 gradini, che salgono fino alla località Sasso di Asiago, nell’Altopiano dei Sette Comuni.

Il percorso è impegnativo e impervio se le condizioni metereologiche non sono favorevoli, serve comunque un certo allenamento per raggiungere la meta finale.

Il Laghetto di Ponte Subiolo o dell’Elefante Bianco sempre a Valstagna è uno dei sistemi più importanti a livello europeo di risorgive carsiche frequentato da sub e speleosub.

Essendo piuttosto profondo, però, è tristemente noto per molteplici incidenti mortali ma anche per una leggenda misteriosa che dal profondo degli abissi sale fino alla superficie dell’acqua…

 

 

Grotte di Oliero

Quattro grotte da visitare comodamente seduti su un’imbarcazione con una guida che spiega in modo esaustivo i segreti della geologia e della botanica. Si trovano nell’omonima cittadina di Oliero a qualche chilometro di pedalata di distanza da Valstagna.

Grazie al lavoro di bonifica svolto dal botanico bassanese Alberto Parolini, si ammirano le cavità nominate in modo bizzarro coi soprannomi di Covol dei Assasini, Covol dee Soree, Covol dei Siori e Covol dei Veci.

Un grande parco con un sentiero naturale aiuta a riconoscere piante e arbusti e con lo stesso biglietto dell’ingresso alle Grotte si può accedere al Museo di Speleologia e Carsismo Alberto Parolini.

Un’idea per trascorrere alcune ore nel cuore della terra, all’interno delle sue rocce che sprigionano la sorgente della vita, l’acqua, e alimentano il regno vegetale.

 

Bassano del Grappa

La meta finale della Ciclabile del Brenta è raggiunta con l’arrivo sul Ponte degli Alpini, rimesso a lucido da recenti lavori di ristrutturazione dove potrai finalmente abbandonare la bici e riposarti.

Bassano è una città che vanta la Medaglia al Valor Militare per essersi distinta nei due conflitti mondiali. Divisa dalla riva destra e sinistra del Brenta ha ospitato grandi personaggi del passato come testimoniano le varie targhe posizionate sui muri della città.

Una città graziosa con le fronde dei salici che toccano la superficie dell’acqua per specchiare la loro naturale bellezza mentre nel centro i bar frequentati dai giovani si animano con bicchieri di spritz e stuzzichini.

Meriti anche tu uno spritz e se sei in zona chiamami, che raddoppiamo! 😉

 

Per altre informazioni:

La ciclabile San Candido Lienz è una biciclettata di circa 45 chilometri incorniciata dalle vette che contraddistinguono la Val Pusteria. Volendo si può partire da Dobbiaco che si trova a circa 7 chilometri di distanza da San Candido, mentre la destinazione finale rimane invariata.

Era da tempo che sognavo di percorrerla e finalmente un sabato sono partita alla volta della Val Pusteria decisa ad affrontare questa magica avventura. La spinta maggiore l’ho avuta alla notizia che fra quelle valli si trova lo stabilimento della Loacker, incastonato in un paesaggio da cartolina.

Com’è andata? Sono proprio ansiosa di raccontartelo!

 

San Candido

 

Ci troviamo nella Val Pusteria nel cuore dell’Alto Adige dove ogni dettaglio è curato fin nei minimi particolari. Le case sono addobbate da gerani dai colori sgargianti e da fiori che esprimono tutta la loro vitalità.

Nei giardini, opportunamente tagliati, fanno bella vista sculture in legno di stampo artigianale che rivelano tutta la maestria e l’estro dei proprietari. Il centro storico di San Candido (Innichen in tedesco) è pulito, ordinato, regolare e perennemente addobbato a festa.

In questi luoghi nasce il desiderio di sentir suonare campanacci, comperare pantofole in feltro, camicie a quadri e pantaloni in velluto con bretelle, salvo poi tornare a casa e domandarsi il perché di tale scelta…

Eppure, è tutto talmente in armonia, da farti sentire una persona migliore o almeno di provare a esserlo per un giorno. La ciclabile passa per la stazione dei treni e vicino si può trovare un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Se guardiamo di fronte la stazione verso destra si va in direzione Lienz mentre verso sinistra si va a Dobbiaco. Il percorso è ottimamente segnalato sul manto stradale su cui sono disegnate una bici e le frecce a indicare la direzione corretta.

 

Link su google Maps qui: lascia la macchina al parcheggio ovest e tramite una scorciatoia raggiungi la stazione in circa due minuti. Segui l’indicazione per la stazione dal parcheggio segnalata vicino al ponte in legno sulla sinistra.

 

Si prosegue per lo più in discesa con qualche salita inaspettata che infastidisce un po’. Bisogna fare molta attenzione alle altre biciclette che sfrecciano, a volte, a velocità fin troppo elevata.

Percorsi 15 chilometri circa, accompagnati dal gorgoglio del fiume Drava, si inizia a scorgere sulla sinistra una fabbrica dal nome conosciuto e amato: la Loacker.

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Sarà impossibile impedire alla bicicletta di girare verso sinistra fino a trovare l’ingresso dello spaccio. Saranno proprio le tue gambe a chiedertelo dopo che avranno ricevuto l’ordine dalla gola.

Sei pronto a diventare per un attimo bambino? Un tripudio di cioccolata si presenterà sotto forma di biscotti waffle dai gusti variegati ai quali sarà difficile dire di no. Il bar vicino richiamerà la tua fame con continui effluvi di cioccolata calda.

“Chi se ne frega della dieta? Quando mai ci ricapita un’occasione del genere?” suggerirà la tua mente mentre le mani si muoveranno veloci per riempire il sacchettino di succulente prelibatezze.

Come un automa ti dirigerai verso la cassa per paura che qualche pensiero disturbante, con la sua voce zelante, ti faccia cambiare idea. Una volta acquistati i prodotti tirerai un sospiro di sollievo pensando che ora niente e nessuno potrà impedirti di gustare ciò che ti appartiene di diritto.

Tenere in mano una confezione di Loacker sarà una tale soddisfazione che ti farà dimenticare anche il motivo per cui ti trovi da quelle parti, la cioccolata ha questo potere!

Potrai approfittarne per visitare anche il piccolo museo che illustra le varie fasi di lavorazioni. Questo ti darà un nuovo indizio a cui, magari, non avevi fatto caso.

Ti accorgerai che il paesaggio disegnato sulla confezione è lo stesso che ti si parerà davanti agli occhi una volta uscito dal negozio. Sarà un’emozione incredibile e, soddisfatto, potrai continuare il tuo percorso per riprendere i chilometri che mancano alla destinazione finale.

 

Vista sul fiume Drava

 

Lungo la Drava

 

A causa delle condizioni meteo dei mesi scorsi la ciclabile è stata rovinata in più punti ma nonostante il terreno accidentato la gioia di percorrerla non ti abbandonerà.

Se sarai fortunato potrai avvistare uno dei tanti scoiattoli che popolano i boschi e magari riuscire anche ad avvicinarlo. La Drava non smetterà di farti compagnia e ti regalerà una brezza fresca e leggera che asciugherà il sudore provocato dai raggi del sole.

Attraverserai ponti in legno, fabbriche di legnami, alcune baite e tratti che si intersecano con la strada circolata anche da automobili.

Prima di arrivare a Lienz passerai lungo la cittadina di Thall. Perché te la nomino? Perché questa è la città natale di Arnold Schwarznegger e sarà impossibile non numerare con gli amici i film in cui ha recitato. Pochi chilometri ancora per arrivare a Lienz. Lo sai cosa ti aspetta vero? Una bella coppa di gelato, acqua fresca e un giro nel centro storico.

 

Benvenuti a Lienz scritta

 

Finalmente a Lienz

 

Quando si arriva a Lienz è impossibile non fermarsi sulla rotonda con la scritta “Benvenuti a Lienz” e fare una foto di rito. Proseguendo sulla sinistra e attraversando il ponte si arriva scendendo e poi salendo di nuovo, sulla destra, alla stazione dei treni.

Se non hai prenotato la bici a San Candido dovrai salire sul treno con la bici e dovrai acquistare dei biglietti appositi. A meno che tu non sia così sportivo da decidere di ritornare in bici a San Candido: in questo caso meriti i miei applausi.

Il costo del biglietto per un adulto con bici e di quasi 17 euro: un salasso che solo i pezzetti di Loacker sapranno farti dimenticare.

Se hai un po’ di tempo a disposizione ti consiglio di fare un giro nel centro storico della città per ammirare il rigore e il pavimento che sembra luccicare da quanto è pulito. Ma prima ti consiglio di acquistare il biglietto del treno al fine di non dover aspettare il prossimo per mancanza di posto!

Se sei un appassionato del gelato ti consiglio di provare l’Eis Café o l’Eis Shokolade: si tratta di una coppa con una o due palline di gelato (caffé/cioccolato e vaniglia) con caffè o cioccolato freddo liquido e un po’ di panna. Dopo una pedalata del genere te lo meriti, no?

Non dire che hai già comperato la Loacker perché quella si mangia quando torni a casa!

Ti ci vorrà circa un’ora per tornare a San Candido in treno, fai attenzione a presentarti presto perché il treno è fermo in stazione e si riempie con grande facilità, potresti rischiare di non trovare posto.

La mia giornata si è terminata con il rientro a casa ma tu potresti approfittarne per rimanere in queste zone per il weekend, le escursioni da fare sono tantissime, chissà se avrai la fortuna di incontrare anche uno degli gnomi della Loacker, a me non è capitato.

Forse è un segno che devo ritornare? 😉

 

Come avrai capito non si può parlare di flânerie in quanto la gita è dedicata alla bici ma potrai farla nel caso decidessi di visitare qualche piccola cittadina nei dintorni.

I Genius Loci dei luoghi citati sono gli gnomi dal carattere burbero, risoluto ma anche tenero e dolce come la cioccolata. Grandi amici degli scoiattoli tanto da lasciare loro che si avvicinino agli uomini gli gnomi, invece, non ne vogliono sapere!

 

Musica consigliata: 2Cellos – Thunderstruck

Lettura consigliata: Narciso e Boccadoro – Hermann Hesse

Scopri anche la ciclabile del Sile o dedicati ai cioccoviaggi!

La valle San Martino è un’incantevole valle che si trova a Vignui, una frazione nel comune di Feltre, vicino alla zona della Valbelluna. Ti ho già parlato di valli incantate e bucoliche e anche questa non è da meno.

Si raggiunge attraversando dei piccoli borghi solitari che partono da Foen e si inoltrano su salite fino a sparire completamente in sentieri nascosti dagli alti alberi.

 

chiesa di san martino

La chiesa di San Martino

 

Molti visitatori scelgono questa valle per vedere la chiesetta di San Martino risalente al XVI secolo. L’edificio è dedicato al vescovo di Tours, un soldato che è famoso per aver condiviso il suo mantello con un povero e per essersi convertito al cristianesimo contro il volere dei propri genitori.

La sua festa ricorre l’11 novembre ed è meglio conosciuto come San Martino. È il protettore dei viticoltori e a lui è associato il proverbio “A San Martino ogni mosto diventa vino“.

La chiesa di dimensioni ridotte presenta però una serie di affreschi dedicati sia a San Martino che a Sant’Antonio da Padova e, appesi alla porta, ci sono due preghiere ai due santi.

L’altare ligneo invece è della fine del XVI secolo con all’interno una pala raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovannino, San Martino e Sant’Antonio da Padova, datato 1762. Non si conosce l’autore degli affreschi ma si presuppone siano stati fatti tutti dallo stesso artista.

 

interno della chiesa di san martino

Valle San Martino

 

Quando arrivi a Foen trovi la salita e l’indicazione che ti fa salire all’interno della valle. Passi attraverso il centro abitato di Vignui e poi ti ritrovi in una stradina di sassi.

Qui puoi scegliere se lasciare la macchina e continuare a piedi oppure proseguire con l’auto. Attenzione però che il percorso è piuttosto accidentato e ci sono tante buche. Quindi fallo se sai di avere un assetto alto perché potresti lasciarci lì, com’è successo la settimana scorsa, la pompa dell’olio.

Seguendo il tragitto per due chilometri arriverai alla già citata chiesa di San Martino, se vai avanti incontrerai finalmente il torrente Stien. L’acqua è gelida ma il gusto di bagnarsi è ancora più intenso!

Anche qui come nella Val Canzoi o a Sospirolo avrai la possibilità di accedere a numerosi sentieri più o meno impegnativi oppure trovarti una vasca d’acqua dove prendere il sole e bagnarti ogni tanto. Interessante è vedere, ad un certo punto del percorso, una calchera.

 

corso d'acqua fra le rocce bianche

Cos’è una calchera?

La calchera era una fornace usata per produrre la calce viva. All’interno di un tino, fatto di massi posati a secco, si cuocevano ad altissima temperatura le pietre di dolomia per circa una settimana.

Mentre se seguirai i percorsi che si inerpicano sempre più a monte troverai rustici e case disabitate, memorie di un’attività montana che resisteva nonostante tutte le difficoltà.

 

la trasparenza dell'acqua

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Nella valle puoi fare la flânerie della natura o meglio dello Shinrin Yoku meravigliandoti dei vari percorsi che si apriranno al tuo passaggio. Mentre se verrai qui alla ricerca del Genius Loci lo ritroverai mettendo assieme la terra, legno, l’acqua e i sassi. Elementi che sembrano immobili e stabili ma che in realtà nascondono movimenti determinati e voluti.

Sarai costantemente accompagnato dal suono dell’acqua che scende a valle, percepirai l’odore del muschio fra le rocce e sul legno, vedrai la potenza inarrestabile dell’acqua farsi largo tra mille scorciatoie.

Ti verrà voglia di toccare le piante per sentirne scorrere l’energia, proprio come l’acqua. Il sapore selvatico del bosco si mescolerà al tuo cibo anche se ti porti un panino da casa e potrai assorbire ciò che la valle san Martino emana: un lento fluire di energia, forza e vitalità. 

 

Musica consigliata: Ly O Lay Ale Loye di Sacret Spirits

Lettura consigliata: Il bosco racconta di Mauro Corona

La Val Canzoi si trova nella Valbelluna, a Soranzen, frazione di Cesiomaggiore a Belluno. E’ una delle porte del Parco Dolomiti bellunesi.

Non la conoscevo affatto ed è stata una rivelazione. Ricca di percorsi naturalistici e didattici, di torrenti e di baite, malghe e bivacchi e un bellissimo lago che regala dei panorami mozzafiato e delle vedute suggestive. Sono proprio ansiosa di raccontarti questa valle, sono sicura che anche tu te ne innamorerai!

 

percorso didattico nella val Canzoi

 

Cesiomaggiore, prima della val Canzoi

 

È doveroso iniziare dalla porta di accesso nella Val Canzoi ossia la cittadina di Cesiomaggiore. Si tratta di un comune di quasi 4000 abitanti con un museo dedicato alla bicicletta. Si trova nell’edificio delle scuole elementari nel capoluogo del comune Cesio Maggiore.

Un altro interessante museo si trova nella frazione di Serravella, ed è il Museo Etnografico, che contiene oltre 6000 volumi riguardanti lo sviluppo, la storia e l’antropologia delle zone feltrine e bellunesi.

A Can, invece, altra frazione di Cesiomaggiore, c’è una chiesa in stile barocco dedicata a Santa Lucia risalente al 1668. Ma l’aspetto più caratteristico è il campanile, datato 1720, che si trova giusto di fronte al semaforo, in mezzo alla strada! Dietro alla chiesa un simpatico negozio di frutta e verdura vende i suoi prodotti e offre un aperitivo a chi acquista.

statua del lupo nella val Canzoi

 

Val Canzoi

 

Rapita. Sono stata letteralmente rapita dalla bellezza di questa valle incontaminata. Fortunatamente, nonostante fosse agosto, non era molto frequentata se non nei vari ristoranti e pizzerie.

Ci sono percorsi per tutti i gusti: dai più semplici ai più complessi. Il primo che ti voglio consigliare di fare inizia vicino al ristorante/pizzeria Orsera (lo trovi in questo link su google maps).

Un itinerario breve, ad anello, di soli due chilometri ma molto interessante per le opere scultoree in legno dislocate lungo tutto il percorso. Fanno riferimento alla natura, alla montagna e agli animali che vi abitano.

Attraversa da una parte all’altra il torrente ed è popolata da mucche al pascolo e stagni ricchi di libellule, rane e rospi. Da fare anche con i più piccoli per dare loro un assaggio della natura.

 

statua in legno di un'ape

 

Lago della Stua e i percorsi da trekking nella val Canzoi

 

Salendo si raggiunge il lago della Stua, un luogo magico e suggestivo. Lago di origine artificiale con la centrale che fa da apripista per sentieri itineranti di ogni tipo.

Il percorso ad anello sul lago dura circa 4 ore e regala una panoramica del territorio e della flora locale. Basta seguire i cartelli denominati “percorso natura” per fare il giro completo.

Una digressione verso il torrente, appena superato il primo ponte, permette di raggiungere una spiaggetta dove potersi bagnare i piedi e testare la temperatura dell’acqua. Fredda… gelidamente fredda!

Continuando sulla stradina a sassi invece si possono raggiungere alcuni bivacchi. Si tratta di percorsi più impegnativi che richiedono scarponi da trekking e preparazione fisica.

Il Rifugio dal Boz invece si raggiunge all’inizio del lago, non si fa quindi il giro del lago ma si sale direttamente verso la cima. Anche qui il tempo di percorrenza è intorno alle 5 ore. Ogni escursione è ben segnalata e la cartellonistica indica il tempo e il livello di difficoltà di ciascun percorso. I

Se ti trovi in zona continua verso il comune di Sospirolo e scoprirai il lago del Mis e i suoi celeberrimi Cadini del Brenton e la cascata della Soffia. Trovi tutte le informazioni le trovi qui!

Oppure puoi dirigerti nella Valle San Martino, un’oasi di pace nascosta nel Feltrino

 

la centrale elettrica sul lago

 


*** LIBERA I SENSI ***

 

La flânerie è ammessa se concepita come studio della natura e dei suoi elementi perché qui il Genius Loci è lei. L’uomo ha provato a incanalare l’affluenza dell’acqua e in qualche modo ci è riuscito ma non del tutto.

Durante i periodi di pioggia la zona diventa particolarmente pericolosa perché l’acqua fuoriesce da tutte le parti. Non si adegua, la sua anima è straripante in ogni senso.

Come negli altri luoghi immersi nella natura i sensi sono richiamati all’ordine ma qui c’è una sorta di ritenzione. C’è un bisogno di meditazione e di introspezione.

Per cui tutti e cinque i sensi devono prima essere ampliati per accogliere ogni segnale e poi portati all’interno in una sorta di momento curativo. Abbiamo bisogno della natura per ritemprarci e ricaricare le nostre energie. 

 

Musica consigliata: Moola Mantra – Deva Premal

Lettura consigliata: Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati

Un’ottima idea viaggio estiva è andare in Valbelluna per visitare il lago del Mis e i dintorni. La gita può essere fatta in un solo giorno. Il lago si trova in provincia di Belluno, a Sospirolo.

Il nome Sospirolo già evoca pensieri poetici e infatti la maestosità delle acque del lago sono state le uniche a ricevere il riconoscimento di lago blu più bello e meno inquinato d’Italia. Ah, no?

Il lago del Mis è un incanto che srotola i suoi tesori solo a chi è in grado di scoprirli. La zona fa parte del Parco Dolomiti Bellunesi, rigorosamente conservata e protetta dalla Regione Veneto.

Lago del Mis e i dintorni

 

Il lago del Mis è conosciuto e frequentato non solo dai veneti ma dai turisti di tutto il mondo. Anzi sarà più facile sentir parlare tedesco e olandese piuttosto che in italiano. L’area del lago è dotata di strutture ricettive per camper e roulotte per questo è particolarmente apprezzato dai nordeuropei.

Si tratta di un lago artificiale formato dal fiume Mis che dà il nome al lago e anche al paese. Un torrente che arriva dalle montagne dell’Agordino e scende a valle fino al Piave.

La colorazione delle sue acque vibra in tutte le sfumature del verde e cambia a seconda dei riflessi del sole. Uno spettacolo per gli occhi! Purtroppo il lago non è balneabile essendo di origine artificiale ma ci sono tante attività da fare nei dintorni.

Come arrivare al lago del Mis e i dintorni?

Ti basterà seguire le indicazioni per Sospirolo per arrivare alla rotonda che si dirama in direzione lago del Mis o Agordo. Nella frazione Pascoli (la poesia ritorna!) si trova la nostra meta e sarà emozionante attraversare i tunnel stretti e poco illuminati che costeggiano il lago. Soprattutto se a misurare, in macchina, sei una schiappa come me. Ti raccomando, ovviamente, prudenza.

 

riflesso sul lago di un albero

 

I Cadini del Brenton

 

Una delle attività più interessanti da fare nei pressi del lago del Mis e i dintorni è visitare i Cadini del Brenton. Di che cosa si tratta? Sono delle vasche naturali, definite marmitte, che contengono l’acqua come se fossero delle piscine.

Immagina l’acqua fredda di torrente che scorre in tutta la sua potenza andandosi a convogliare in depositi creati naturalmente dalle rocce. Una meraviglia unica, un vero regalo della natura.

Raggiungere le varie vasche non è semplice, in quanto il terreno è friabile e scivoloso. Indossa dei scarponcini per ancorarti meglio al terreno e non lesinare in appigli dato che la salita è piuttosto impervia.

Se arrivi in infradito (mannaggia a te!) ti dovrai accontentare di visitare le prime vasche, le quali sono comunque alquanto scenografiche, grazie alle cascate che scendono a strapiombo. Potrai attraversare le varie marmitte lungo un percorso fatto da pontili in legno.

Da quando la zona è entrata a far parte dall’ente Parco Dolomiti Bellunesi è proibita la balneazione pegno una multa severa. Ciò è dovuto all’impossibilità di prestare soccorso in caso di necessità e per non inquinare le acque con protezioni solari chimiche.

All’entrata si può visitare un piccolo giardino botanico e sbocconcellare un panino nelle panchine messe a disposizione dei turisti. Nei pressi dell’entrata ai Cadini del Brenton è sempre presente (in estate) un food truck gestito da una coppia di giovani. Ti consiglio di acquistare da loro un buon “Panin onto” così da assaggiare la specialità della zona: il famoso “Pastin”.

Come raggiungerli? I cadini del Brenton intendo, non i panini onti…

Si trovano prima di attraversare il ponte che sale in direzione Agordo, sulla sinistra. Ma se attraversi il ponte e scendi nella stradina a destra trovi il parcheggio comodo per visitare l’area del lago del Mis e i dintorni. Da qui puoi iniziare il tuo percorso alla scoperta della Cascata della Soffia.

 

marmitta con cascatella nel lago del mis e i dintorni

La cascata della Soffia

 

Superato il ponte del Mis, esattamente dalla parte opposta ai Cadini del Brenton, si può visitare la cascata della Soffia, sostare sulla spiaggia e bere un caffè al bar.

La cascata si trova dopo il bar la Soffia, tramite un percorso riqualificato, che permette di vedere un altro torrente che dalla parte opposta getta le sue acque all’interno del lago. La cascata per la verità non è molto alta ma il luogo è davvero suggestivo e permette di vedere il lago da un’altra prospettiva.

L’itinerario dura circa 10 minuti circa ed è quindi adatto a tutti. A parte chi indossa le infradito che viene bandito dalla zona (scherzo :))

Subito dopo il bar/ristorante c’è una chiesetta molto suggestiva, distrutta durante il conflitto mondiale ma poi ricostruita per il volere degli abitanti della zona.

Come fare a visitare la cascata?

Si trova dopo il ponte del Mis: puoi parcheggiare nel lungo lago e incamminarti verso il bar la Soffia, superato il quale trovi le indicazioni del percorso. Grazie a un semplice circuito ad anello, in circa 20 minuti puoi visitare l’intero sito.

 

anfratto di roccia con riflesso dell'acqua del lago nel lago del mis e i dintorni

 

Sentiero didattico naturalistico Val Falcina

 

A circa metà lago ed esattamente dove si trova la spiaggia e la zona di sosta riservata ai camper, inizia un percorso didattico attraverso le aspre montagne che sovrastano il lago.

Il percorso porta direttamente nella Val Falcina, una zona impervia che non è consigliato percorrere se non si è vestiti in modo adeguato (le infradito verranno tagliate a pezzettini) e con un livello medio di difficoltà. Si tratta di un itinerario ad anello percorribile in circa due ore ma con dei tratti a strapiombo protetti adeguatamente da parapetti in legno. Il luogo ideale per gettare tutte le infradito della zona.

Durante il tragitto didattico si può ammirare la fitta vegetazione e l’asperità delle montagne carsiche. Un’immersione nella natura più selvaggia che attira soprattutto gli amanti del birdwatching e gli escursionisti esperti.

Fare attenzione:

La zona è piuttosto selvaggia è frequentata da ospiti indesiderati (a parte le persone in infradito) quali la vipera e le zecche. Presta molta attenzione a dove cammini, soprattutto vicino all’acqua e nelle zone sassose. La sera, quando torni a casa, fai un controllo per evitare spiacevoli intrusioni.

 

piccola rana in riposo nel lago del mis e i dintorni

 

Musica consigliata: André Rieu – And the Waltz goes on

Lettura consigliata: Sai che gli alberi parlano? di Recheis e Bydlinski

Villa Valmarana a Mira è un esempio di villa veneta posizionata nella Riviera del Brenta: un antico collegamento fra Padova e la Serenissima.

La Riviera del Brenta

 

Durante il periodo florido della Repubblica di Venezia ogni città del Veneto lavorava al servizio della Serenissima. Legname, tabacco, frutta, verdura e altri prodotti erano trasportati lungo il fiume Brenta fino a raggiungere Venezia.

Lungo questa importante via di commercio i patrizi veneziani edificarono le loro residenze trasformando delle semplici zone rurali in sobborghi aristocratici.

Molte, dopo la costituzione del Regno d’Italia furono distrutte, mentre altre conservano intatte il loro fascino. La bellezza del paesaggio è data non solo dalle ville ma anche dal sistema di ponti girevoli e dalle conche di navigazione.

Opera di grande ingegno veneziano sono i sistemi di rallentamento della corrente piuttosto impetuosa del Brenta. Oltre a ciò si è lavorato per ovviare al problema del dislivello dell’acqua, più elevato a Padova rispetto a Venezia di circa 12 metri.

Per permettere una più facile navigazione si sono affidati al progetto ideato da Leonardo da Vinci. Le barche entrano in una specie di “stanza” dotata di due porte.

L’acqua viene fatta defluire per raggiungere un livello più basso. Una volta terminata l’operazione la porta viene aperta e si prosegue la navigazione.

Ciò avviene in direzione PadovaVenezia, al ritorno quando ci si trova tra le due porte, l’acqua viene fatta entrare per alzare il livello e riprendere il tragitto.

 

riviera del brenta e i suoi edifici

 

Burchiello

 

I veneziani, da bravi commercianti, hanno mantenuto viva l’arteria di collegamento non più per trasportare merci ma per portare a spasso i turisti!

Anzi faccio una precisazione: i patrizi raggiungevano Venezia con il Burchiello mentre le barche-merci erano chiamate burci.

 

Puoi navigare anche tu nella Riviera del Brenta cliccando su questo link

 

particolare della barchessa della villa

 

Villa Valmarana

 

La villa era l’antica residenza veneziana della famiglia Valmarana di Vicenza. Entrarono a far parte nel patriziato della Serenissima, i nobili veneziani, grazie alla loro attività di commercianti.

Inoltre, uno dei capostipiti, ricoprì il ruolo di Ministro del Commercio, portando la nobiltà europea all’interno della sua residenza a Mira, facendo conoscere al mondo la Riviera del Brenta.

Oggi della villa rimane solo la “barchessa”, ossia la parte dell’abitazione riservata ai contadini secondo l’architettura delle ville venete.

L’entrata presenta un grande porticato con un giardino all’italiana di fronte e un giardino all’inglese sul retro. L’interno è composto da tre saloni, la parte visitabile, con affreschi del Tiepolo e mobilia dell’epoca o più moderna.

L’edificio ha ritrovato il suo splendore grazie allo scultore Luciano Minguzzi che ha acquistato la residenza e ristrutturata interamente, riportando alla luce anche gli affreschi che erano stati intonacati e nascosti.

La villa è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 18 e l’ingresso costa 6 euro. È disponibile per matrimoni, feste private o eventi aziendali.

Pista ciclabile

 

Un altro modo per visitare la Riviera del Brenta è quello di seguire il percorso della pista ciclabile. In realtà la strada non è a servizio esclusivo delle biciclette in quanto transitano un numero considerevole di auto.

Nonostante ciò permette di fare il percorso seguendo le curve naturali del fiume, dando in questo modo la possibilità di scoprire le ville e i sontuosi giardini.

Nel caso scegliessi questa soluzione ti consiglio di acquistare la Villecard che ti permette di avere riduzioni sui biglietti d’ingresso alle ville, sul noleggio delle biciclette, sulle crociere lungo il Brenta, nei negozi e nei ristoranti associati aderenti all’iniziativa.

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Viaggiare con un burchiello significare ritornare al passato quando ci si muoveva lenti. Si può così scoprire il Genius Loci della Riviera del Brenta che è improntata sulla calma, sul silenzio e sulla riflessione. Ciò non significa ozio ma anzi tempo per generare nuove idee.

Sarà per te uno stupore vedere il lusso sfrenato della Serenissima, ammirare i dipinti e i suppellettili presenti a Villa Valmarana. Sentirai la brezza leggera del vento accarezzarti i capelli come se fosse un implicito invito a festa. 

Inoltre percepirai gli odori dei fiori e delle piante in giardino che tanto hanno udito e visto. Il legno duro della seduta del burchiello ti farà sentire un po’ scomodo ma con un buon bicchiere di Prosecco vedrai, ogni fastidio passerà! 

Musica consigliata: Lento di Daniel Santacruz

Lettura consigliata: Elogio della Lentezza di Lamberto Maffei

Dieci motivi per visitare la Polonia e vedrai che ti sembreranno pure pochi in rapporto alle numerose bellezze paesaggistiche e culturali! Partiamo, allora…

Quali sono i dieci motivi per visitare la Polonia?

 

1- I mezzi pubblici sono molto efficienti e capillari in città. Anche gli spostamenti fra le diverse località sono ben collegati tramite i pullman di Przedsiebiorstwo Panstwowej Komunikacji Samochodowej (prova a ripeterlo!) o il Flixbus.

La rete ferroviaria è ben distribuita e per seguire l’andamento dei treni basta consultare il sito delle ferrovie nazionali Polskie Kaleje Panstwowe. Oppure gli intercity più veloci e per tragitti più lunghi.

 

2- In questa terra sono nati tantissimi personaggi famosi tra cui: il Papa Giovanni Paolo II, il musicista Fryderyk Chopin, lo scienziato Niccolò Copernico, la chimica Marie Curie, Leach Walesa, premio nobel per la pace nel 1983, lo scrittore Joseph Conrad e molti altri.

 

3- Il museo di Czartoryski a Cracovia ospitava uno dei più grandi capolavori dell’arte italiana: la dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. Eseguito durante il primo periodo milanese di Leonardo non si conoscono i dati della commissione. Faceva parte della collezione della principessa Izabela Fleming ed è stato successivamente ceduto al comune di Varsavia per una somma irrisoria suscitando notevoli polemiche. Attualmente è esposto al Castello di Wavel.

 

“Partire continuamente era l’ossessione di papa Wojtyła e il nomadismo è una malattia nazionale polacca. Non è solo la voglia di libertà dopo il comunismo. È anche il riflesso di un’antica claustrofobia, quella nata dal sapersi schiacciati da ingombranti vicini, Russia e Germania“.  (Trans Europa Express – Paolo Rumiz)

 

4- Sempre a Cracovia si può visitare la miniera di sale Wieliczka, un’opera della natura e dell’uomo. Rappresenta un elemento del tutto unico nella cultura mondiale.

Le gallerie raggiungono una lunghezza di 300 chilometri e l’opera risale a 800 anni fa. All’interno si trovano laghi sotterranei, gallerie in legno, lampadari ricavati dalla salgemma e sculture di sale.

Inoltre si trovano tante altre attività come ristoranti, una sala da concerto e da ballo, un ufficio postale, eccetera. Un mondo sotterraneo incredibile e impensabile.

 

tipiche case colorate della polonia

 

5- Un viaggio nella memoria ad Auschwitz. Per non dimenticare gli orrori della guerra e non ripetere gli stessi errori. Nella cittadina di Oswecim sorge uno dei più tristi ricordi della Seconda Guerra Mondiale: il campo di concentramento più grande in Europa ideato da Hitler. Per raggiungerlo si prende il National bus da Cracovia oppure il treno per Oswecim più il minibus diretto al campo.

 

6- Nella conca di Klodzko puoi trovare diverse stazioni termali a quattrocento metri sopra il livello del mare. Tra le più famose ci sono Kudowa Zdroj, Polanica Zdroj e Duszniki Zdroj. In una cornice fantastica puoi respirare aria pura e bere acqua salutare in un luogo paradisiaco.

 

 

“Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l’innamorata. In realtà l’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza”. (Joseph Conrad)

 

7- A Varsavia, capitale della Polonia, puoi passeggiare nel cosidetto “Tragitto Reale” che comprende il Castello Reale, il parco di Lazienski e il Palazzo Wilanow.

La città era stata distrutta quasi per l’84% durante il secondo conflitto mondiale ed è stata ricostruita nel giro di soli 15 anni. Nel Teatro sull’isola che ospita il monumento di Chopin, in estate pianisti di fama internazionale si esibiscono in concerti che richiamano visitatori da tutto il mondo.

 

8- Il popolo polacco è molto ospitale e seguono l’antico detto: “un ospite in casa è come avere Dio in casa“. Amano imbandire le loro tavole a festa per accogliere parenti e amici con pasti sostanziosi e succulenti.

Secondo un’antica tradizione l’ospite va accolto con pane e sale. Il primo simboleggia la fiducia e il secondo la costanza. Non di meno si prodigano ad aiutare i turisti in difficoltà nelle loro escursioni, suggerendo gli itinerari migliori.

 

9- La cucina polacca attinge dai prodotti della terra creando degli accostamenti originali e unici. Gli ingredienti sono particolari e danno vita a contrasti che vibrano in tonalità piuttosto acidule. Immancabili sono i cetriolini in salamoia, le farine di cereali, la farina di avena acida, i crauti, i funghi essicati e il latte acido.

 

10- In Polonia convivono tranquillamente diversi gruppi religiosi. La maggior parte sono cattolici, ma non mancano gli ebrei, gli ortodossi, gli anglicani e i musulmani. Nella sua storia non si sono mai combattute guerre di religione. Fino alla Seconda Guerra Mondiale viveva la più grande comunità ebrea in Europa.

veduta dall'alto della città di cracovia

 

I siti Unesco da visitare per completare i dieci motivi per visitare la Polonia sono:

 

  • la miniera di sale Wieliczka;
  • le chiese evangeliche della Pace a Jawor e Swidnica;
  • il Palazzetto del Centenario (o Palazzetto del Popolo) a Wroclaw;
  • i campi di sterminio di Auschwitz Birkenau a Oswiecim Brzezinka;
  • i centri storici di Cracovia, Varsavia, Torun e Zamosc;
  • le chiese in legno della  Malopolska meridionale;
  • il complesso conventuale di Kalwaria Zebrzydowska;
  • il parco paesaggistico di Muzakow
  • il castello gotico dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici a Malbork.

La ciclopista del Sile permette di scoprire la natura incontaminata del Veneto tra anatre, cigni e riflessi di acque verdi e navigabili.

E ti pare che io potessi perdermi un’occasione del genere? Giovedì, assieme a un’amica, abbiamo caricato le bici in macchina e fatto una parte del percorso partendo da Silea.

Ci siamo fermate ad ammirare la fauna e la flora, quasi incontaminate, immaginato di navigare tra le acque calme del fiume e ristorate all’ombra di una panchina tra libellule che ci volavano accanto.

LA CICLOPISTA DEL SILE

 

La ciclopista del Sile nasce dall’anello delle Risorgive e termina nella città balneare di Jesolo. Il percorso fa parte del circuito europeo della linea Monaco – Venezia.

Durante il tragitto non perderai mai di vista il sentiero grazie all’utile servizio di cartellonistica.

Il percorso si snoda in parte su tratti asfaltati, in parte su tratti di stradine di ghiaia, ponti e stretti sentieri. La cornice la fa il Sile con i suoi colori che spaziano dal verde più chiaro a quello più scuro.

Farfalle, libellule, anatre e cigni si divertono nell’acqua mentre negli stagni accanto al fiume, un tripudio di ninfee espongono i petali più belli.

Attiva i cinque sensi per un immersione completa nella natura, lei è la dama e il Sile è il Genius Loci del luogo. Ti basta cercare questo per vivere in maggiore sintonia.

 

“E per gli amanti del bird watching nel periodo primaverile-estivo è possibile osservare la nidificazione della Folaga, del Tuffetto, della Gallinella d’acqua e del più raro e maestoso Svasso maggiore.  

Tra gli uccelli nidificanti spicca per importanza la nidificazione della Moretta, un’anatra tuffatrice molto rara come nidificante in Italia.

Volgendo lo sguardo lungo le rive del fiume, si possono rilevare assembramenti di Cavedani nonché Tinche e Carpe occupate a svolgere i rituali tipici della riproduzione.

Tutto attorno si assiste alla crescita dell’Hippuris vulgaris, una pianta un tempo molto diffusa lungo il Sile ed ora in via di riduzione a causa forse della modificazione dello stato delle acque.

Molto gradevoli e delicati sono anche le infiorescenze del Morso di Rana (Hydrocharis morsus-ranae) che si sviluppano nelle acque basse e si mescolano alle foglioline dalla Lemna minor che cresce in abbondanza”.

(tratto dal sito ufficiale del parco naturale del fiume Sile)

Riflessi di piante sul fiume sile

 

INFORMAZIONI UTILI

 

Lungo la strada ci sono tantissimi locali dove dissetarsi e riacquistare le energie. Ci sono numerose agenzie che affittano bici, kayak e barche o che organizzano tour nelle bellissime città di Treviso e Venezia.

Il percorso è adatto a qualsiasi livello di preparazione. La strada è quasi tutta in piano e attrezzata con panchine e cestini dove buttare l’immondizia. Approfitta anche della presenza di spiaggette che permettono di rilassarsi e di recuperare fiato.

Nel sito parcosile.it puoi trovare interessanti guide e scaricare le cartine dei vari itinerari. Troverai tutte le informazioni che ti aiuteranno a preparare il tuo percorso alla scoperta della terra magica veneta. Se ti è più comoda l’applicazione, invece, la puoi scaricare sia per iOS che per Android.

 

Piante di ogni tipo lungo la ciclopista del sile

 


Musica consigliata: Pitura Freska

Lettura consigliata: Incalmà co i ochi di Ilia Sillo