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Arras è una città francese situata nel nord da cui deriva il termine arazzo, il famoso manufatto tessile che si appende al muro. In realtà l’arazzo non è un semplice pezzo di stoffa ma un’opera artistica di ingegno artigiano.

Cos’è l’arazzo?

 

L’arazzo è un complemento d’arredo che va a impreziosire le pareti del muro con disegni e trame particolari. Possiamo dire che è una via di mezzo fra una rappresentazione artistica e un lavoro d’artigianato.

Oggi più che un lavoro artistico e artigiano è diventato una stampa su un tessuto mediocre ma anticamente era stato progettato in modo completamente diverso.

Il disegno, infatti, era realizzato da un artista che lo abbozzava su un pezzo di cartone. Stiamo parlando di artisti di una certa fama come Raffaello, Goya, Rubens, per arrivare fino a Mirò e Picasso.

Ovviamente, non tutti gli arazzi riprendevano disegni di questi grandi maestri ma più spesso erano ideati dai cartonnier, le figure specializzate a questa mansione.

La fase più delicata era quella della tintura dei tessuti che dovevano riprendere perfettamente colori e sfumature dei disegni. A questa seguiva la tessitura per mezzo di un telaio e la finale spazzolatura che toglieva ogni residuo tessile.

Un lavoro piuttosto complesso che veniva fatto su tessuti pregiati come la seta, la lana e il cotone. Filati naturali, dunque, destinati a rovinarsi nel tempo: ecco perché ne sono rimasti pochi.

 

Arras

 

La storia degli arazzi è vecchia come il mondo e alcuni di questi risalgono addirittura alla civiltà egizia e greca. Ma fu la città di Arras a dare il nome al pregevole tessuto.

Gli artigiani locali furono da sempre degli ottimi tessitori di lana e i duchi di Borgogna, approfittando della loro maestria, diedero impulso alla realizzazione degli arazzi, impreziosendoli con disegni a temi sacri o figure gotiche.

Il nome arazzo fu coniato dai mercanti italiani che alla ricerca di tessuti in nord Europa rimasero affascinati da questi manufatti chiamandoli prima panni di razzo e poi arazzi.

Ma la città è famosa anche per altri due motivi:

  • il primo per aver dato i natali a Maximilien de Robespierre, il famoso rivoluzionario francese;
  • il secondo perché Arras fa parte dell’itinerario del vescovo Sigerico di Canterbury che arrivò fino a Roma per ricevere il Pallio dal papa Giovanni XV. Il Pallio è un ornamento liturgico di stoffa bianca che si appoggia sulle spalle e simboleggia il compito pastorale dei vescovi e degli arcivescovi. Oggi il percorso fa parte della via Francigena.

 

gotico francese di Arras

 

Cosa vedere ancora ad Arras

Arras si trova nella regione dell’Alta Francia, nel dipartimento di Passo di Calais e conta una popolazione di circa 50 mila abitanti. Ha la fortuna di essere contornata da piazza eccelse come la “Gran Place“, di architettura fiamminga, e la piazza ottagonale intitolata a Victor Hugo nel cui centro è posizionato un obelisco.

La Cittadella è una delle dodici fortificazioni dell’ingegnere militare Vauban inserita come patrimonio dell’umanità dall’Unesco; così come il campanile di Beffroi entrato a far parte del circuito “Campanili di Belgio e Francia”. Infine, il maestoso Municipio, la Cattedrale e l’Abbazia di San Vedasto sono ciò che completano il giro turistico della città.

 

Esistono ancora laboratori tessili di arazzi?

Il più antico si chiama Manufacture des Gobelins e si trova al numero 42 di Avenue des Gobelins, a Parigi  nel XIII arrondissement. Oggi ospita un museo ma continua a produrre arazzi pregiati.

In Italia, invece, resiste l’arazzeria Scassa ad Asti, situata nella meravigliosa certosa di Valmanera con annesso museo e l’arazzeria di Penne a Pescara che sotto l’impulso del cartonnier Enrico Accatino promosse l’arte e la tecnica in Italia.

 

Scopri anche:

La conchiglia Madeleine è quel dolce della tradizione francese che evoca pensieri e ricordi sereni, come suggerito da Marcel Proust. E lo fa nella sua opera più celebre “Alla ricerca del tempo perduto“, che ti consiglio caldamente di leggere.

In un passaggio del libro, Marcel assaggia la conchiglia Madeleine bevendo il tè e all’improvviso riaffiorano nella mente momenti dell’infanzia, in cui sua zia gli cucinava i dolcetti.

Assieme ai ricordi si materializzano anche le emozioni e le sensazioni di benessere che custodiva gelosamente in un cantuccio della sua mente.

La Madeleine di Proust o la sindrome di Proust colpisce chiunque assaggi una pietanza che lo fa immediatamente ricollegare a frammenti di vita scivolata via.

La stessa situazione si verifica nel film Ratatouille quando il topo prepara, appunto, questa famosa minestra francese (leggi la ricetta qui) facendo piombare il critico culinario, ospite al ristorante, in una voragine di emozioni passate e confortanti.

Prepara dunque la conchiglia Madeleine a chi ti sta più a cuore: così da rendere la tua compagnia indimenticabile.

Ingredienti

 

  • due uova;
  • 150 grammi di farina 00;
  • 10 grammi di lievito in polvere per dolci;
  • 100 grammi di burro;
  • 100 grammi di zucchero;
  • tre cucchiai di zucchero vanigliato (per la decorazione);
  • cannella quanto basta;
  • un cucchiaio di miele millefiori;
  • una fialetta aroma di mandorla amara.

 

dolcetti di Proust Madeleine

Procedimento conchiglia Madeleine

 

In una ciotola inserire le uova, lo zucchero e il miele fintantoché il burro lo si fa sciogliere in un pentolino a bagnomaria. Quando è pronto bisogna aggiungere il burro e un po’ alla volta la farina setacciata. L’ultimo passaggio consiste nel terminare la preparazione inserendo la fialetta di aroma alla mandorle amare.

Quando l’impasto sarà diventato una crema omogenea, lasciarlo riposare in frigorifero per almeno due ore. A questo punto non ti rimane che preparare gli stampini di conchiglia Madeleine (li trovi qui) e, con l’ausilio di un cucchiaio, riempire lo stampo fin quasi all’orlo.

I dolcetti vanno infornati a 200 gradi per cinque minuti e poi a 180 gradi per altri cinque minuti. Togliere le Madeleine dallo stampino e cospargere di zucchero vanigliato e cannella precedentemente mescolati assieme.

Puoi creare anche un particolare mix di spezie per rendere ancora più appetibili e inimitabili i tuoi dolcetti!

 

Punto e Viaggio consiglia:

Il libro Bonnes Vacances scritto da Rosie Millard racconta le avventure di una famiglia che viaggia in cinque diversi continenti. Gli stati visitati non sono scelti a caso ma corrispondono ai paesi della Francia d’oltremare.

Il viaggio non è una storia di fantasia ma un racconto dettagliato dell’avventura compiuta dall’autrice in compagnia di suo marito e dei suoi tre figli. In seguito si aggiungerà anche la quarta figlia. 

Perché scegliere i dipartimenti esteri francesi e chi è l’autrice?

L’autrice è una giornalista britannica che ha collaborato con i più importanti quotidiani e giornali inglesi quali: ‘The Independent’, ‘The Times’, ‘The Sunday Times’, ‘ArtReview’ e ‘The New Statesman’.

È autrice, inoltre, di altri tre libri e un’appassionata della cultura francese. Proprio quest’ultimo motivo l’ha spinta a compiere un viaggio, quasi intorno al mondo, per saggiare la cultura francese oltre l’Europa.

Grazie a lei ho imparato che la Francia è chiamata Métropole o Hexagone mentre i dipartimenti satelliti sono denominati DOM-TOM  e sono sparpagliati, appunto, in cinque diversi continenti.

Riassunto del libro Bonnes Vacances

 

Il titolo completo del libro é: “Bonnes Vacances! Le folli avventure di una famiglia attraverso cinque continenti” ed è stato pubblicato nel 2012, anno della scomparsa di Michael Jackson.

La famiglia si trova proprio in visita nel primo stato francese della lista, St. Pierre e Miquelon, quando ascolta casualmente la notizia della morte del cantante americano.

Il dipartimento si trova in prossimità del Canada, nell’oceano Atlantico, ed è famoso per le sue casette colorate (come quelle di Burano) e la nebbia avvolgente.

Fu lasciato ai francesi dagli inglesi in cambio però della parte francese del Canada. Avvenne dopo la disfatta della flotta francese nel Québec nel 1763 e fu lasciata assieme alle Antille Francesi, Martinica, Guadalupa e Santo Domingo.

La famiglia è stata incaricata dall’emittente Travel Channel di filmare e narrare gli episodi salienti e i punti turistici più importanti che andranno a visitare. 

Dovranno farlo, però, a titolo gratuito, in quanto l’emittente si preoccuperà solamente di organizzare gli incontri con i funzionari politici e di prenotare i vari tour nei diversi paesi.

A causa di questo inconveniente saranno costretti a scegliere strutture turistiche e voli low-cost pur di non sforare il budget del viaggio. Nei paesi francofoni, infatti, il costo della vita risulta piuttosto elevato e inadatto ai viaggiatori zaino in spalla.

Dopo la prima tappa, l’atmosfera diventa più frizzantina e vira verso l’atmosfera caraibica della Martinica.

 

“Spiaggia e bikini arriviamo! […] Sì, perché stiamo partendo per la nostra prossima destinazione, la patria dello zucchero, del rum e delle banane. La Martinica”.

 

Un’isola annientata dall’eruzione nel 1902 dal Monte Pelée. Di trentamila persone se ne salvò solo una, un prigioniero di nome Cyparis sepolto in una cella sotterranea. Nel corso del tempo è diventata un luogo di villeggiatura frequentato da persone illustri con hotel e villaggi da cinque stelle e più.  

Di tutt’altra atmosfera, invece, la terza tappa, ovvero la Guyana Francese. Entroterra facente parte dello stato del Brasile non ha nulla da presentare ai turisti se non alcuni siti creati ad hoc per i pochi villeggianti che passano da queste parti.

Sarà difficile per l’autrice e i suoi familiari rimanere qui e varie disavventure faranno crollare il morale della truppa. Fortunatamente altre mete li aspettano e soprattutto arriverà il momento in cui saranno raggiunti anche dalla figlia maggiore.

 

Francia d'oltremare

 

Recensione del libro Bonnes Vacances

 

Se si vanno a spulciare le recensioni lasciate dagli utenti su Amazon possiamo vedere che il risultato raggiunge le tre stelline. Il problema del libro riguarda il tono di scrittura.

Il viaggio è raccontato seguendo uno stile di reportage ma le parti più difficili e di conseguenza le più comiche, non esprimono brio e divertimento. 

Alcuni passaggi avrebbero potuto risultare più ilari se si fosse usato un registro meno formale. Adottando questo tono, ahimè, il libro risulta piatto nonostante l’intenzione e l’idea non sia malaccio. 

Inoltre, la copertina del libro trae in inganno: perché il disegno cartonato fa pensare a qualcosa di leggero e scorrevole, adatto anche ai lettori più giovani.

Fortunatamente c’è sempre da imparare e da scoprire. Certi termini francesi o certe particolarità dei territori visitati lasciano il sentore di un viaggio vissuto intensamente sebbene a un ritmo leggermente noioso e sorpassato.

 

Altre letture consigliate:

Nella pasticceria francese tipica non mancano i sapori, le forme, i profumi e i colori così invitanti da fermare i turisti ingolositi. Ciò succede quotidianamente quando nella vetrina di un locale della Costa Azzurra si nota una tarte Tropézienne.

Un soffice disco di pan brioche ammantato da una generosa porzione di crema chantilly e un delicato sentore di fiori d’arancio a completare l’opera: chi può resistere?

Io no. Per questo, quando ho la fortuna di raggiungere la costa francese, mi pare di percepirne l’odore a ogni angolo di strada, sicura che da qualche parte la mia porzione mi stia aspettando.

Le origini

La deliziosa ricetta della pasticceria francese tipica nasce negli anni ’50, e più precisamente nel 1955. Gli attori francesi Jean-Louis Trintignant e Brigitte Bardot si trovavano a Saint Tropez per girare le scene del film E Dio creò la femmina.

Fu incaricato un certo Alexandre Micka a preparare i pasti per la troupe. Ebbe la fortuna di trovarsi nel posto giusto, al momento giusto. Il pasticcere polacco aveva aperto da qualche anno la sua boulangerie proprio nei pressi del luogo in cui venivano registrate, dal regista Roger Vadim, le scene del celebre film.

Decise di preparare una specialità innovativa per il dessert che prendeva sostanza da una ricetta di famiglia: nacque così la tarte Tropézienne, la quale fece così clamore da rimanere in vetrina per gli anni a venire.

La ricetta originale, essendo stata brevettata, contiene degli ingredienti segretissimi ma noi cercheremo di avvicinarci il più possibile a quelle tonalità di sapori, per far viaggiare le nostre papille gustative!

 

Ingredienti

 

  • 150 grammi di farina 00 + altri 4 cucchiai per la crema;
  • 100 grammi di farina integrale;
  • 15 grammi di lievito madre in polvere;
  • 6 uova;
  • 20 grammi di zucchero di canna per il pan brioche, 50 grammi per la crema;
  • 250 ml di latte e 100 ml di latte di cocco;
  • 250 ml di panna da montare;
  • 75 grammi di burro;
  • 2 uova e 4 tuorli;
  • 100 ml di acqua;
  • una fialetta di essenza ai fiori d’arancio e una alla vaniglia;
  • un pizzico di sale;
  • granella di zucchero o gocce di cioccolato.

 

Specialità francese tipica

Tarte Tropézienne: foto dal web

 

Procedimento per la pasticceria francese tipica

 

Prima di preparare la crema iniziamo a lavorare l’impasto che andrà a formare i nostri dischi di pan brioche. In una ciotola, dunque, unire dopo aver setacciato le farine il lievito madre, due uova, 20 grammi di zucchero di canna e mescolare fino a quando risulterà omogeneo.

Nel frattempo fare ammorbidire il burro a temperatura ambiente e quando sarà abbastanza mollo aggiungere anch’esso agli ingredienti con un pizzico di sale. Togliere dalla ciotola e lasciare lievitare al buio e al fresco il panetto per circa un’ora.

Quando l’impasto avrà raggiunto il doppio del suo volume potrà essere lavorato: la forma sarà quella di un disco di circa 22-24 cm con uno spessore sui 10 millimetri. Sopra il composto aggiungere a piacimento le granelle di zucchero o le gocce di cioccolato per dare un aspetto più invitante alla torta.

Accendere il forno a 180°C e una volta raggiunta la temperatura inserire il disco di impasto precedentemente posizionato all’interno di una teglia rotonda. La cottura non deve superare la mezz’ora: quando il pan brioche sarà diventato dorato sarà tempo di toglierlo dal forno.

Intanto che si aspetta si può preparare la crema chantilly. Gli ingredienti necessari saranno: i tuorli d’uova, lo zucchero, il latte, l’amido di mais, la vaniglia e la panna montata.

In un pentolino riscaldare il latte inserendo l’essenza di vaniglia fino a che si amalgami perfettamente. In una terrina, invece, aggiungere i tuorli d’uova con circa 5 cucchiai di zucchero e i 4 cucchiai di farina.

Introdurre a filo il latte e gli altri ingredienti in una pentola e mescolare lasciando il fuoco basso fino a far rassodare la crema, facendo attenzione a non creare grumi. Lasciare poi raffreddare, prima di aggiungere la panna montata.

Quando sia il disco che la crema si saranno raffreddati, procedere tagliando a metà il disco e bagnare le parti interne con un composto di acqua a cui si sarà aggiunto l’essenza di fiori d’arancio. A questo punto non rimarrà che inserire la crema all’interno e lasciare raffreddare la torta prima di servirla almeno altri 15 minuti. 

Una specialità della pasticceria francese tipica che volendo potrai preparare anche in versione mignon, dandogli una simpatica forma di pasticcino.

Un volo per la Francia è un sogno che potresti realizzare grazie al contributo di Airfrance, magari scegliendo i voli Roma Parigi. La compagnia di bandiera francese si contraddistingue per l’eleganza, la serietà, la puntualità, l’organizzazione e la comodità dei voli.

 

Piattaforma di prenotazione online

 

Se raggiungi il sito internet di Airfrance visualizzando un volo per la Francia ti accorgerai subito di quanto sia intuitivo prenotare in totale autonomia e sicurezza.

Prendiamo l’esempio dei voli Roma Parigi da fare in primavera. Ti basterà inserire gli aeroporti di partenza e di arrivo, le date di viaggio e il numero dei passeggeri. Poi dovrai decidere l’offerta a te più congeniale e continuare ad aggiungere i tuoi dati personali, il numero dei bagagli e gli estremi di pagamento.

Pochi minuti dopo aver concluso la transazione arriverà un email di conferma al tuo indirizzo di posta elettronica a cui dovrà seguire il check in nelle date indicate. Et voilàcome direbbero i francesiles jeux sont faits“.

 

volo per la Francia

 

Cosa fare a Parigi?

 

Dedicati alla flânerie, ovvero l’arte di passeggiare senza una meta precisa, seguendo solo le tue sensazioni, cogliendo i dettagli che attirano il tuo interesse.

La città si appresta perfettamente a questa arte, non a caso è nata e si è sviluppata qui, cogliendo con lo sguardo le varie immagini che hanno creato storie, film e leggende sulla Ville Lumière.

Parigi nasconde una visuale suggestiva sulla Tour Eiffel: divertiti, come ho fatto io a cercarla fra i palazzi barocchi. La puoi vedere svettare anche dietro la statua del “Pensatore” di Rodin, nel museo dedicato allo scultore francese.

Nel Jardin des Plantes puoi vedere la fioritura dei narcisi o visitare lo zoo annesso, ritagliandoti un momento di pace dal caos cittadino. Il silenzio lo trovi anche nel Museo Grévin, fra i personaggi famosi ricreati con la cera, mentre osservano stupiti il mondo da un’altra prospettiva.

La cura dei dettagli si svelano anche nelle numerose chiese presenti, nei musei, negli edifici eretti dagli architetti famosi o nei negozi che hanno segnato un’epoca come il Bon Marché che è stato, di fatto, il primo grande magazzino della città o il prestigioso centro commerciale Galerie La Fayette.

A Parigi non ci si può certo annoiare, avrai l’imbarazzo della scelta e dovrai prenotare più di un volo per la Francia, per rilassarti a scoprire uno degli stati più belli d’Europa

 

Nel frattempo prepara alcune specialità francesi come:

La ricetta della Cassoulet è tipica della Francia del sud e in particolare dei territorio dell’Occitania e della Linguadoca. Io, per non farmi mancare niente, quando sono stata in vacanza a Tolosa e a Carcassonne l’ho assaggiata in entrambe le varianti.

Quale ho preferito? A parte qualche piccola differenza legata all’insieme di sapori e di spezie non ho notato una prevalenza di piacere di una rispetto all’altra, per cui entrambe sono state promosse a pieni voti!

Ora ti lascio una ricetta che abbraccia entrambe le regioni francesi perché se di una ho apprezzato l’architettura urbanistica, dell’altra ho amato il suo aspetto accogliente e caratteristico. Ti consiglio di visitarle entrambe!

 

Cassoulet

 

INGREDIENTI

 

CARNE:

  • 200 grammi di cotica;
  • 200 grammi di pancetta di maiale;
  • 300 grammi di salsicce;
  • 500 grammi di spalla di agnello.

SPEZIE E CONDIMENTI:

  • sale e pepe q.b.;
  • olio di oliva extravergine;
  • una manciata di prezzemolo;
  • un rametto di rosmarino e uno di timo;
  • 5 foglie di alloro;
  • 3 chiodi di garofano;
  • 30 grammi di burro.

VERDURA DI ACCOMPAGNAMENTO:

  • una cipolla rossa e una bianca;
  • 2 carote;
  • 2 patate;
  • 1 spicchio di aglio;
  • 4 pomodori già pelati di medie dimensioni.

IN AGGIUNTA:

  • 200 grammi di fagioli secchi varietà cannellini.

 

 

PREPARAZIONE

 

Il giorno prima vanno messi in bagno i fagioli che devono ammorbidirsi per almeno tutta la notte. Successivamente vanno scolati, lavati e cotti con l’aggiunta di sale per almeno un’ora a fuoco lento. 

In un’altra pentola inserire la spalla di agnello tagliata a pezzi e già disossata con un po’ di acqua, le salsicce, il rametto di rosmarino e di timo, i chiodi di garofano e l’alloro. Cuocere per circa 20 minuti fino a che l’acqua non si è consumata a metà.

Nel frattempo tagliare a cubetti le patate, i pomodori, a rondelle le carote e a fettine le cipolle. Inserire le verdure in una terrina con un pizzico di pepe, sale e l’olio di oliva extravergine.

Unire le verdure e trascorsi 15 minuti aggiungere i fagioli. Cucinare gli ingredienti per altri 30 minuti e in finale di cottura passare la carne, le verdure e le spezie in una teglia da mettere in forno per l’ultima rosolatura a 150 ° aggiungendo il burro sopra, il prezzemolo, la pancetta e la cotica tagliate a fettine finissime.

Lo spicchio di aglio tienilo per sfregare la teglia. Lascia cuocere in forno per circa un’ora  e se vedi che gli ingredienti necessitano di maggiore tempo per ultimare la cottura abbassa la temperatura a 120°.

 

Spero che la ricetta della Cassoulet ti sia piaciuta e che l’assaggerai presto in terra francese!

Semplici consigli su come muoversi a Tolosa e dintorni per godersi al massimo la vacanza e le numerose bellezze della città. Così non dovrai perdere tempo a cercare informazioni sul web perché le troverai già nell’articolo. 

Tolosa è la città delle violette e dei colori, te ne ho parlato in termini piuttosto innamorati in questo articolo, ma se arrivi in città con l’aereo come fare per raggiungere il centro?

 

 

Dall’aeroporto al centro città

 

L’aeroporto si chiama Toulouse-Blagnac e si trova nella zona industriale di Tolosa a 8 chilometri dal centro città. Una volta uscita dovrai decidere il mezzo più opportuno per arrivare alla struttura ricettiva da te scelta. 

Ci sono cinque opportunità:

  • auto servendoti di uno dei banco noleggi presenti in aeroporto dove figurano le compagnie Avis, Budget, Europcar, Hertz, Enterprise e Sixt;
  • taxi per una spesa prevista di circa 25 € e la fermata si trova al piano terra nella zona degli arrivi e all’uscita delle porte C e D;
  • shuttle con il servizio Flybus Airport Shuttle con partenza ogni 20 minuti circa e la fermata si trova all’uscita degli arrivi. Si raggiunge la stazione centrale in 20 minuti, prima corsa alle 5.00 del mattino, ultima alle 00.15 di sera;
  • autobus locali e in particolare la linea 25 che raggiunge l’aeroporto, la linea 30 collega lo scalo con il centro commerciale Fenouillet. Ancora la linea 66 circola da Tolosa St Cyprien all’aeroporto e infine la linea 88 va dall’aeroporto alla stazione ferroviaria di Tolosa;
  • tram seguendo la direzione della linea blu che porta alla prima intersezione ad Arénes.
  •  

Come muoversi a Tolosa con il tram e la metro

 

mappa tram e metro tolosa

Il servizio pubblico di Tolosa si chiama Tisséo e comprende tram, autobus, shuttle e metro. 

Costo del biglietto uguale per bus, tram o metro:

  • shuttle dall’aeroporto al centro città prezzo 8 €
  • corsa semplice 1,70 €
  • giornata intera 6,10 €
  • 3 giorni 12,20 €
  • carnet 10 biglietti 13,70 €

 

Il tram corrisponde alla linea blu mentre la metro si identifica nelle linee rosso, giallo e arancio.

 

Il treno

 

La stazione ferroviaria principale è Toulouse-Matabiau e si trova in centro città in prossimità del Canal du Midi. È aperta tutti i giorni dalle 5 a mezzanotte e collega le principali città francesi.

Si raggiunge con i mezzi pubblici con la connessione della metro linea rossa alla fermata Marengo SNCF. Si salgono le scale e si raggiunge la hall della stazione. 

I biglietti possono essere acquistati direttamente in stazione o scaricando l’applicazione OUI SNCF in modo da non doverli stampare. Per l’assistenza invece si può utilizzare l’applicazione Assistant SNCF Transport oppure En Gare che svolge le stesse funzioni. 

Un’idea per visitare i dintorni è prendere il treno che porta a Carcassonne, una bellissima città medievale racchiusa in un castello da favola, testimone di molti film hollywoodiani.

 

Bus e Flixbus

 

via ed edifici storici a tolosa

Passeggiando lungo le vie cittadine di Tolosa

La stazione centrale dei bus nonché la fermata dei Flixbus si trovano nei pressi della stazione centrale dei treni, basterà seguire le indicazioni dall’uscita proseguendo verso destra. 

Rispetto al prezzo dei treni quella del Flixbus è notevolmente inferiore a fronte però di una tempistica maggiore e di una ridotta scelta di orari. Controlla le rotte sul sito o sull’applicazione del Flixbus.

Stesso discorso vale per la nuova compagnia low cost di servizio bus Bla Bla Bus che dall’aeroporto porta a prezzi contenuti in numerose città francesi limitrofe. 

Se invece vuoi girare in centro a Tolosa o nelle vicinanze in questa pagina trovi gli orari e le linee da utilizzare: Orari e linee bus Tolosa.

Come muoversi a Tolosa ora non è più un segreto quindi cosa aspetti a prenotare?

 

 

 

La città medievale di Carcassonne nella regione dell’Occitania è una fortezza con una storia affascinante da raccontare… vuoi conoscerla?

Ci troviamo per l’esattezza nel dipartimento dell’Aude, nome che deriva dal fiume omonimo che attraversa la città. Si divide in due parti: la parte fortificata antica e quella moderna.

CITTÀ MEDIEVALE DI CARCASSONE: L’ORIGINE

 

In verità, i primi insediamenti risalgono al 3500 a.C., quindi ben prima del periodo medievale. I Romani iniziarono le prime opere di fortificazione attorno all’anno 100 a.C. edificando le mura settentrionali.

Ne presero possesso successivamente i Visigoti e i Saraceni, ma fu con il visconte Raimond Roger Trencavel che l’acquisì tramite un matrimonio nel 1607, a dare inizio alla sua fama.

Soprattutto durante il periodo della Crociata Albigese Carcassonne si guadagnò la fama di roccaforte a beneficio dei Catari francesi. In questo periodo visse degli anni prosperi e ottenne numerosi ampliamenti.

Ma, come ogni fiaba che si rispetti, arriva il momento in cui la città deve fare i conti con il bruto della situazione. Nel 1209, nel caldo mese di agosto, Simone di Monfort, dopo un assedio piuttosto cruento, riuscì a conquistare la fortezza e fece uccidere il visconte, succedendogli tout court.

Carcassonne divenne così la frontiera fra Aragona e la Francia e assistette a nuove opere di ingrandimento. Luigi IX, re di Francia, la sottomise al suo potere edificando le mura esterne e rendendola di fatto inespugnabile.

Lo constatò Edoardo il Principe Nero nel 1355 quando cercò di conquistare la città medievale di Carcassonne senza riuscirci, sebbene distrusse completamente la parte bassa.

 

entrata al castello comtal

 

Carcassonne si salvò?

Con il passare degli anni la città perse il suo valore militare e fu quasi sul punto di essere demolita se non fosse stata per una campagna fatta a salvaguardia della città da Jean-Pierre Cros-Mayrevielle e Prosper Mérimée che portarono i cittadini quasi in rivolta.

Si decise allora di procedere con un’opera di ristrutturazione sotto la guida dell’architetto Eugène Viollet-le-Duc che vide la rinascita della stessa creando delle aree completamente nuove e avulse all’originalità di un tempo.

Ciò diede vita a diverse critiche ma la città medievale di Carcassonne rifiorì con una doppia cerchia muraria e un totale di 53 torri di estrema bellezza.

Nel 1997 fu aggiunta alla lista dei Patrimoni dell’Umanità promossa dall’Unesco e oggi richiama 3 milioni di turisti ogni anno da tutto il mondo.

 

torre presente nel castello comtal

 

CITTÀ MEDIEVALE DI CARCASSONNE AI GIORNI NOSTRI

 

Oggi è impossibile non rimanere affascinati dalle geometriche alternanze di torri, mura e passerelle in legno. La città fortificata si erge su di una collina con un’altitudine di 111 metri s.l.m. e la si raggiunge attraversando un antico ponte in pietra sopra il fiume Aude.

Lo stesso divide la città medievale di Carcassonne da quella moderna dove vivono la maggior parte degli abitanti. Attorno al fiume è stato creato un parco naturale dove sia gli animali che gli uomini possono godere di una certa tranquillità.

Se si arriva in treno da Tolosa, come ho fatto io, si dovrà attraversare tutto il centro cittadino moderno, ricco di locali di ogni tipo e negozi che richiamano l’anima della Francia del sud, fatta di profumi e prodotti naturali. In alternativa la si può raggiungere anche con il Flixbus.

Dalla stazione si attraverserà il Canal du Midi passando sopra il ponte de Marengo. Da qui si accede al centro città dove si proseguirà dritti fino ad incrociare rue de Verdun.

Ti consiglio di proseguire dritto e di attraversare il Pont Neuf così da avere una visuale sia sul ponte antico che sulla città medievale di Carcassonne. Al ritorno potrai percorrere il Pont Vieux dopo aver fatto un giretto al parco.

 

gobelin nella basilica di Saint Nazaire

 

VISITA ALL’INTERNO DELLA CITTÀ

 

L’ingresso è maestoso. So già che farai come me e che non smetterai un attimo di fare fotografie. La città sembra tirata a lucido ed è perfettamente ristrutturata.

L’unica nota stonata arriverà dai numerosi negozi che toglieranno la sua anima romanzata per dargliene una più commerciale. Va detto, però, che l’atmosfera non viene completamente cancellata ma solo leggermente offuscata.

La visita inizia salendo lentamente lungo le vie che un tempo furono teatro di vita militare e cittadina. All’interno si trovano due musei:

  • il Museo dell’Inquisizione
  • Museo della scuola

Ma l’edificio più visitato è il Castello di Comtal (chateau Comtal) con un prezzo di 9 euro di entrata, 12 euro con l’audioguida. Si inizia il percorso con un video introduttivo che racconta la storia della città in francese con sottotitoli in francese e in inglese.

Poi, si prosegue la visita del castello e in tutte le zone che sono state magnificamente restaurate. All’interno è presente anche un museo con i reperti storici ritrovati nella fortezza e nei dintorni.

Infine, si esce da un torrione per ritornare a immergersi nelle vie cittadine da dove si può ammirare anche l’entrata dell’antico Hotel de la Cité e di fianco la meravigliosa basilica gotica di Saint Nazaire.

Se, nel frattempo, ti è venuta fame ti consiglio di mangiare alla Maison du Cassoulet per assaggiare la specialità tipica della Linguadoca, la cassoulet appunto (trovi la ricetta qui).

 

angolo rustico di carcassonne

 

Leggenda di Carcassonne

 

Il nome Carcassonne ha un’origine ben specifica. Durante la dominanza dei Saraceni l’imperatore Carlo Magno voleva conquistarla. La città faceva gola a tutti per la sua posizione strategica e inoltre, acquisendola, avrebbe dimostrato ulteriormente la sua supremazia.

Pensò bene di assassinare il re Balaad che era l’attuale regnante in modo da condurre gli abitanti alla resa. Ma non aveva fatto i conti con la moglie.

Il marito fece la fine che Carlo Magno si aspettava ma la donna prese in mano le redini decisa a non abbandonare il suo possedimento.

Le battaglie si protrassero per 5 anni fino a quando gli eserciti, entrambi stremati, vollero sferrare il colpo di grazia finale. La donna, con furbizia, decise di lanciare da una torre un maiale ben nutrito sopra le teste dell’esercito avversario, facendo credere di aver ancora molto cibo a disposizione, tanto da poterne buttare.

I nemici, sfiniti, decisero di ritirare l’assedio e la donna, il cui nome era Dama Carcas, fece suonare in segno di vittoria le trombe della città.

Gli avversari, nonostante si stessero allontanando, udirono il suono e gridarono “Carcas sonne, che significa “Carcas suona” e da lì fu deciso definitivamente il nome della città.

Il film leggenda Robin Hood il Principe dei ladri, con Kevin Costner e Morgan Freeman fu girato proprio qui dando l’identità di un’ipotetica Nottingham.

 

particolare del parco sul fiume Aude

 


*** VIAGGIO SENSORIALE ***

 

Qualsiasi città francese si appresta bene alla flânerie e Carcassonne non è da meno. Il Genius Loci,  invece, è di difficile interpretazione essendo stato manipolato da restauri avulsi dal tempo e strettamente legato a vicende dimenticate. Non ho avuto abbastanza tempo per carpire l’anima della meravigliosa città ma ho percepito un forte desiderio di protezione del luogo. 

La vista si è riempita di magnificenza per il lavoro che nei secoli ha dato vita a questa opera dell’uomo. L’udito si è lasciato trasportare dal rigoglio dell’acqua del fiume che scorre vivace fra le verdi sponde.

Il tatto si è dedicato alla scoperta di materiali antichi che hanno sapientemente legato ogni elemento naturale: sassi, acqua, terra e legno, mentre l’odorato ha percepito un forte sentore di umidità dato dalle piogge incombenti.

Infine il gusto si è soffermato sui sapori autentici della terra, dei suoi prodotti come la verdura, la carne e il vino. 

Musica consigliata: Zaz – Je veux

Lettura consigliata: Zazie nel metró di Raymond Queneau

Ho trascorso un weekend a Tolosa per contrastare il grigiore di una primavera in sordina e sono stata accolta da vibranti tonalità pastello.

Un’amante dei colori come me non poteva rimanere indifferente al fascino del capoluogo Occitano e risvegliare sensazioni totalmente avulsi dalle aspettative.

Ho trascorso un weekend a Tolosa ma è come se qualcosa dentro di me si fosse risvegliato, portando un sole che l’inverno aveva sbiadito e offuscato.

 

Tolosa: città viola

 

Il viola è uno dei miei colori preferiti, non a caso il colore dominante del blog è proprio questo. Nell’immaginario collettivo il viola è associato alla spiritualità e all’introspezione.

Non appena ho scoperto che Tolosa ha come simbolo le violette ho subito provato un moto di empatia per questa città. Quando finalmente ho trovato un “bateaux” (tipica imbarcazione francese) ancorata lungo la Garonna che vendeva prodotti fatti con la violetta, ho provato del giubilo.

via ed edifici storici a tolosa

Passeggiando lungo le vie cittadine di Tolosa

Ho attraversato il ponte e sono giunta davanti l’entrata della barca negozio. Appena varcata la soglia sono stata raggiunta dal profumo dolce e delicato di questo fiore e da quel momento non mi ha più abbandonato.

Ovunque andassi percepivo profumo di violetta anche se ero ben conscia fosse solo nella mia mente. Eppure mi bastava pensarci per ravvivare le energie dopo le lunghe passeggiate.

L’imperatrice francese Maria Luigia, nonché consorte di Napoleone I, era follemente attratta da questo fiore determinando il suo prestigio.

Anche lo stesso Napoleone lo usava come segno distintivo tanto da essere soprannominato come “Caporal Violet”. Questo legame indissolubile lega Parma a Tolosa perché è proprio la violetta di Parma a essere diventata simbolo della capitale Occitana.

 

Tolosa: città rosa

 

L’altro colore predominante della città, dopo il viola, è il rosa. Può sembrare quasi una similitudine fra viola e rosa quello che si presenta al tramonto in città quando gli ultimi caldi raggi del sole, al tramonto, si riflettono sugli edifici donando loro una percezione rosata.

È inevitabile non canticchiare un pezzo della canzone più famosa di Édith Piaf “La vie en rose” anche se ciò che la mia anima suggeriva era il brano di Charles Trenet “Boum“.

vista sulla basilica di san sernin

La basilica di Saint Sernin a Tolosa

Soprattutto in Place de Capitole quando la piazza e l’edificio si tingono di rosa in contrasto con il cielo che si fa sempre più scuro. Attorno vibra la vita del mercato, delle persone che si fermano a bere un aperitivo in uno dei tanti bar presenti o di chi semplicemente si ferma ammaliato dalla maestosità del luogo.

Appuntalo come luogo da visitare ma dopo essere uscito dalla metro e aver passeggiato lungo rue d’Alsace Romaine per averne ammirato i negozi.

Potrai così ritornare in questa piazza e assaporare lo spazio, l’apertura fra gli edifici respirando l’atmosfera di Tolosa nella sua vita quotidiana.

 

Poi dirigiti verso le innumerevoli chiese da visitare fra queste ti consiglio:

 

  • Couvent des Jacobins (convento dei giacobini): entrata a pagamento per visitare un’imperdibile chiesa gotica domenicana che contiene le spoglie di san Tommaso d’Aquino;

  • Basilica di Notre-Dame de la Daurade: lungo la Garonna con in basso il parco in cui si ritrovano i ragazzi a chiacchierare e ad ascoltare la musica. Di lato la maestosità del Pont Neuf e dall’altra parte del fiume il Chateau d’Eau, centro esposizione di fotografie;

  • Basilique Saint-Sernin: architettura romanica in pianta ottogonale suddivisa in nicchie dedicate ai vari santi e contenente le reliquie di San Saturnino e della Vera Croce;

  • Chapelle des Carmélites: piccola cappella finemente decorata che raccoglie esposizioni fotografiche;

  • Cattedrale di Tolosa (Cathédrale de Sainte-Étienne): dimensioni maestose ma meno curato l’interno che l’esterno con la sua bellissima facciata e un giardino dove riposarsi con piante e fiori.

 

I musei più interessanti da visitare, invece, sono due:

 

  • Fondazione Bemberg: all’interno dell’Hotel d’Assezat con raccolte di quadri da Canaletto a Picasso. Tre piani di edificio suddiviso in sale, l’entrata costa 9 euro.
  • Museo degli Agostiniani (Musée des Augustins): una raccolta di quadri e sculture dal Medioevo agli anni ’40. Prezzo di entrata 9 euro.

 

Abituati a leggere i nomi degli edifici con i loro nomi in francese perché le scritte in altre lingue non sono molto usate! Sarà l’occasione per rispolverare il francese scolastico ;P

 

ragazza con capelli rossi e corona di fiori fra i capelli

Un dipinto presente alla Fondazione Bemberg

 

Tolosa: città verde

 

Verde? Sì, il verde della Garonna, del riflesso dei platani sul Canal du Midi e ancora il verde fiorito dei parchi. Durante un weekend a Tolosa farai un immersione completa in questo colore e sarà subito primavera.

Quanti e quali sono i parchi da visitare assolutamente?

 

  • Jardin Compans Caffarelli: racchiude al suo interno un giardino botanico e un giardino giapponese con un bellissimo ponte rosso all’ombra di una pianta di ciliegio. Una tappa imperdibile dove ritrovare l’armonia e riassestare le dissonanze della mente.

  • Jardin des Plantes: con la sua lunga via alberata da piante provenienti da tutto il mondo, fiori e panchine sulle quali riposarsi. Attorno l’università, il Museo di Storia Naturale, il Jardin Royal (giardino reale), un centro culturale e una chiesa cattolica.

  • Canal du Midi: lungo tutto il canale trovi una pista ciclabile dove andare in bici, camminare e correre. Affollatissima da turisti e dagli abitanti della città. Ma l’esperienza più bella è seguire il corso del canale sul bateau. Lo puoi fare contattando il sito di Bateaux Toulousains e prenotare una gita di circa 3 ore andata e ritorno su un’imbarcazione coperta e attraversare la città osservandola da un’altro punto di vista.

 

Lo sapevi che il Canal du Midi è nato per collegare l’oceano Atlantico al mar Mediterraneo?

 

 

ponte rosso nel giardino cinese con pianta di ciliegio di fianco

 

Tolosa: città azzurra

 

Il colore fa riferimento alla linea del tram che dall’aeroporto Tolosa-Blagnac ti porta al centro città. Scarica la cartina qui:

Spostarsi con i mezzi pubblici a Tolosa è veramente facile ti basterà una volta uscito dall’aeroporto seguire le indicazioni per il tram.

Potrai acquistare un singolo biglietto (1 deplacement) al costo di 1,70 euro, un biglietto da 3 giorni (trois jours) al costo di 12,20 euro oppure un carnet da 10 biglietti a 13,70 euro. Il biglietto da 3 giorni ti permette l’accesso anche alla metro e ai bus.

Il tram arriva fino a Palais de Justice oppure se ti fermi ad Arénes puoi scendere e prendere la Metro che ti porta in centro città. È suddivisa in due linee: A e B, la prima di colore rosso passa attraverso Capitole e arriva alla stazione dei treni Matabieu (fermata Marengo-SNCF) utile per raggiungere la città di Carcassonne, la B di colore giallo corre lungo il Canal du Midi e arriva rispettivamente a nord e a sud della città.

 

Consulta questo articolo per avere maggiori informazioni su come spostarsi a Tolosa:

 

Altre informazioni: 

 

La città si adatta perfettamente alla  flânerie si può passeggiare senza seguire la mappa e lasciarsi trasportare dai propri pensieri e ammirare i vari dettagli architettonici, fermarsi a gustare una baguette e sorseggiare un caffè o un tè alla violetta. In questo sito trovi infusi, tè e altre specialità alla violetta: https://www.lamaisondelaviolette.com/fr/

simpatiche coppia di anatre su di un muretto

Coppia di anatre su un muretto dopo il Pont Neuf

I sensi non possono che essere coinvolti dai colori, dal profumo di violetta, dal gusto della cassoulet che appartiene alla tradizione della Linguadoca (trovi la ricetta qui) ma è proposta anche qui a Tolosa, e dai rumori degli uccellini che cinguettano sugli alberi.

Nonostante sia una città di notevoli dimensioni, Tolosa può vantarsi di essere a misura di uomo. La presenza di parchi e di spazi verdi, di acqua e di attività fluviali indica la volontà di ricercare la pace e ciò si ripercuote sul carattere degli abitanti.

Li ho trovati gioviali, tranquilli e rilassati, votati al benessere e alla vita all’aria aperta. Amanti dei dettagli e delle piccole cose che assemblate creano una sorta di particolarità tipicamente francese.

Il Genius Loci di Tolosa è uno spirito in pace con gli elementi naturali ma portato verso la comodità del progresso. Una sorta di trait d’union che rafforza la coesione facendo emergere gli aspetti positivi di entrambi a favore del benessere di chi vi dimora.

 

Letture consigliate per un weekend a Tolosa: