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A Livingston ci si dimentica per un attimo di essere in Guatemala, i maya Q’eqchi convivono con i Garifuna, un’etnia originaria dell’isola di Saint Vincent.

Spaziano dal Belize, al Guatemala, all’Honduras fino al Nicaragua. La lingua è una mescolanza di idiomi caraibici e africani con qualche influenza francese.

Nel sangue hanno radici africane che si percepiscono al ritmo della musica reggae e nel profumo della cucina creola. La cucina si caratterizza dal tapado, uno stufato di crostacei, pesci e gamberi cotto nel latte di cocco e insaporito con il coriandolo. Ma propone anche piatti tradizionali come riso e fagioli o specialità honduregne e salvadoregne come la baleada e la pupusa.

O meglio… la pupusa la trovi ovunque per la baleada ci sarà da farsi una risata! Camminando per la via principale mi sono fermata in un locale con dei cartelli che segnavano il menu: tra le pietanze proposte c’era proprio la baleada.

La ordino e vedo la donna spalancare gli occhi mentre le sue amiche, sedute a un tavolo lontano dal mio, scoppiano a ridere. Poi mi chiede cosa voglio da bere e ordino una centrifuga ma mi spiega che non può farmela perché non ha la corrente così opto per una limonata fresca.

Quando la donna ritorna in cucina la sento telefonare a qualcuno chiedendo la ricetta della baleada mentre le amiche oramai sono sotto il tavolo e si strozzano dal ridere.

Inizio a sorridere anch’io perché la situazione sta diventando piuttosto comica. A rendere il tutto ancora più divertente è il momento in cui la donna si accorge di non avere gli ingredienti a disposizione e parte con la bici per andare al mercato.

Oramai le sue amiche hanno le lacrime agli occhi e fatico anch’io a trattenere le risa. Prima che parta le spiego di poter cambiare ordinazione senza crearle inutili problemi ma le sue amiche me lo impediscono. Sono proprio curiose di vedere come andrà a finire.

Il morale della storia è che la donna segue la ricetta al telefono e mi porta con enorme soddisfazione una baleada che sembrava tutto fuorché una baleada ma era così orgogliosa di sé stessa  che non potuto che farle un applauso, seguita a ruota dalle sue “perfide” amiche!

 

Casa sul rio Dulce

 

Benvenuto nel mondo dei Garifuna

 

Livingston si trova alla foce del fiume Rio Dulce. Può essere raggiunta da Puerto Barrios o da Rio Dulce città, tramite una lancha, una barca adibita al trasporto di passeggeri.

Il biglietto si può acquistare direttamente al porto e non appena la lancha sarà completa si partirà attraverso Rio Dulce per raggiungere Livingston. Puerto Barrios è una città portuale dove si vedono sfilare numerosi camion della frutta “Del Monte” ma piuttosto sporca e malmessa.

Rio Dulce città invece si presenta con un mercato giornaliero ricco di bancarelle e un porto da cui partono i tour per raggiungere Livingston attraverso il Rio Dulce.

Navigando sul fiume si può ammirare la folta vegetazione che lo circonda, il “Castillo de San Felipe” sulle sponde del lago Izabal e la Finca Tatin. Quest’ultima è un suggestivo b&b con bungalow e costruzioni di legno immerse nella foresta. Molti decidono di fermarsi qui circondati solo dalla vegetazione selvaggia per vivere momenti di vita rallentata e pacifica.

Guarda la cartina qui: https://bit.ly/2UWOKoU

 

Pezzettino di mare a Livingston

 

Livingston e i dintorni

 

Una volta raggiunto Livingston si è accolti da ragazzi che propongono strutture ricettive, tour nelle località vicine o biglietti per Punta Gorda in Belize. Poi si prende la stradina in salita che porta al centro città affiancata da ambo i lati da negozi e ristoranti fino ad arrivare al proprio hotel.

Una volta sistemate le valigie è ora di scegliere cosa visitare. Tramite lancha o con una meravigliosa passeggiata di un’ora e mezza sulla spiaggia si raggiunge “Los sietes altares”, una serie di cascate e laghetti d’acqua dolce immerso nella foresta dove è possibile fare anche il bagno.

Non sempre però è una delizia per gli occhi… dipende dalla quantità di acqua che scende. In certi periodi dell’anno, infatti, le piogge in zona sono talmente scarse da mostrare solamente un triste rigagnolo d’acqua. L’entrata non è libera ma richiede un piccolo contributo al di sotto dei 10€.

Un’altra meta raggiungibile con la lancha è Playa Bianca, una spiaggia di finissima sabbia bianca in un mare cristallino in cui viene voglia di affondarci mani e piedi. Si può acquistare il tour in un’agenzia o i biglietti direttamente al porto.

Nonostante questa zona sia toccata dal mar dei Caraibi non si può certo dire che sia un paradiso. Tutta la città è sommersa dall’immondizia che si dice venga trasportata dal Rio Dulce fino a raggiungere la sua foce.

Lungo il mare, infatti, è praticamente impossibile trovare un posto pulito dove stendere l’asciugamano e prendere un po’ di sole. Comunque è una sosta che vale la pena fare, almeno per due giorni, per respirare un’aria diversa e conoscere anche questo pezzettino particolare del Guatemala.

Ritornando verso il Rio Dulce si attraversa il Biotopo Chocon Machacas all’interno del Golfete, dove si trova ancora qualche rarissimo esemplare di tapiro e lamantino, oltre che diverse specie di uccelli acquatici. Ma i lamantini e anche i tapiri sono veramente difficili da avvistare e dubito possano vivere allegramente in mezzo all’immondizia acquatica.

Divertiti a fare della flânerie per esplorare angoli nascosti che regalano degli scorci indimenticabili. E il Genius Loci? Beh lui è un tipo lento, rilassato, socievole ma se indisposto diventa burbero. Davvero irresistibile, insomma!

 

Musica consigliata: Shakira – Waka Waka

Lettura consigliata: Il delfino – Sergio Bambaren



Altri articoli sul Guatemala li trovi qui:

Antigua è la vecchia capitale del Guatemala che ha conservato l’aspetto coloniale fra le numerose crepe causate dai terremoti agli edifici. Viaggiando in Guatemala è d’obbligo fare una sosta di due o tre giorni ad Antigua, ammirando la città che è stata dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco nel 1979.

Guarda la cartina qui: https://bit.ly/2uvA0lV

collage su antigua

 

Scoprire Antigua

 

Antigua fu capitale dal 1543 al 1776 quando a causa di numerosi terremoti fu rasa al suolo e praticamente distrutta. Oggi la popolazione si aggira attorno ai 45.000 abitanti con una forte ascendenza europea e nordamericana.

Camminando tra le vie si incontrarono le rovine di maestosi palazzi e chiese, attualmente messe in sicurezza e visitabili. Tra le più importanti incontriamo: Iglesia y Convento de las Capuchinas, Templo y Convento de Santa Clara, Ruinas y Convento de la Merced, Ruinas de Catedral, Ruina de la Iglesia y Convento de Recolección, eccetera.

Molte chiese e edifici invece non hanno subito grandi danni e sono state riadattate nelle varie epoche storiche. Tra queste figurano: Iglesia de la Merced, Parroquia de San José Catedral, Templo de la escuela de Cristo e Ermita de Santo Calvario.

Fanno sfondo alla memoria storica moderni negozi e locali vivaci aperti a qualsiasi ora del giorno. Ma ciò che più colpisce è l’acciottolato urbano che è veramente difficile da camminare se non si usano delle scarpe comode.

Inoltre bisogna prestare massima attenzione al saliscendi degli scalini e dalle inferriate delle finestre che sporgono in modo pericoloso lungo i marciapiedi. Per fare una foto sono rimasta incastrata con i capelli in un’inferriata e ho dovuto farmi aiutare da un passante!

Scuole di spagnolo

Antigua è scelta dai turisti che decidono di fermarsi più a lungo per le scuole di spagnolo anche se non sono tra le più economiche del Guatemala. Fra queste ricordiamo:

  • Ixquic Spanish School
  • Centro Linguistico La Union
  • Ixchel Spanish School
  • Academia Spanish Traveling
  • Centro de Aprendizaje Universal
  • Academia Sevilla
  • Academia APPE
  • Casa de Lenguas
  • Christian Spanish Academia
  • Probigua Spanish School

Se inserisci il nome della scuola nella stringa di ricerca di Google troverai la home page con tutte le varie informazioni sui corsi e sui prezzi.

 

salita al pacaya

 

Musei da visitare

Si possono trovare anche vari musei tra cui quello del Cioccolato, del Jade e del Libro Antiguo.

Il Museo del Cioccolato offre la possibilità di creare una tavoletta di cioccolato attraversando tutte le fasi di lavorazione: si parte dalla selezione delle fave di cacao, si va alla tostatura, alla rottura delle fave e alla macinazione. Infine il cioccolato viene fatto raffreddare e consegnato. Si può così gustare il cioccolato puro o acquistarne altro all’interno del negozio.

Il Museo della Giada esibisce oltre settanta pezzi derivanti dalla cultura maya, olmeca, mokaya e azteca. La giada era considerata “la pietra del cielo” e veniva indossata dai personaggi di spicco delle popolazioni mesoamericane. All’interno è possibile acquistare e toccare con mano prodotti manifatturieri creati dagli artigiani locali.

Il Museo del Libro Antiguo si trova all’interno del municipio sulla piazza principale ed è formato da una sala dedicata alle collezioni temporanee e due contenenti documenti e libri antichi per un totale di circa 2500 opere, per lo più donate da residenti stranieri e abitanti di Antigua.

Inoltre ci sono il Museo di Santiago che contiene armi, mobili e pitture del periodo coloniale, il Museo de Arte Colonial con pitture appartenenti alla medesima epoca e un’opera di Don Pedro de Alvarado, conquistatore spagnolo del Guatemala. Se avanza del tempo si può visitare il Museo del Santo Hermano Pedro che espone quadri, fotografie e altri oggetti che i fedeli hanno donato in segno di gratitudine al santo.

luci serali su un edificio ad antigua

 

Dintorni di Antigua

 

Vulcani

Appena fuori dal centro cittadino ogni giorno viene imbastito un mercato dove si può pranzare o acquistare generi alimentari e abbigliamento. L’aspetto buffo è vedere i poliziotti che vigilano chiedendo un’offerta libera per il loro operato. Accanto si trovano delle costruzioni che accolgono numerosi commercianti di prodotti artigianali guatemaltechi.

Allontanandosi dalla piazza principale e salendo al Cerro de la Cruz si può ammirare la città e sullo sfondo i famosi vulcani che la circondano: il Volcan de l’Agua, l’Acatenango e il Volcan de Fuego. Si possono salire tutti e tre ma il livello di difficoltà è piuttosto alto.

Il vulcano più frequentato e anche il più semplice è il Pacaya che si trova a una mezz’ora di macchina da Antigua ed è famoso per i ragazzini che accompagnano il turista cavalcando il cavallo e chiedendo continuamente se si ha bisogno del “taxi” per affrontare la salita. Con “l’aiuto” o meno, una volta raggiunta la vetta, vengono cucinati e mangiati in compagnia della guida dei gustosi Marshmellow.

Villaggi

Ci sono poi alcuni villaggi che meritano una menzione nel caso ci si ritrovi ad Antigua con del tempo da spendere. Santa Maria de Jesus si trova ai piedi del Volcan de l’Agua e solo di domenica ospita un mercato con prodotti tipici locali e articoli di artigianato. San Felipe, invece, è famoso per i suoi manufatti in giada, ceramica e argento; mentre Pastores per i prodotti in pelle come stivali da cowboy o frustini in pelle. Infine a San Lorenzo el Tejar, a circa mezz’ora di distanza da Antigua, è famoso per le sue sorgenti termali di acqua calda che sgorgano naturalmente.

Da Antigua è possibile scendere in tre ore a Monterrico, la cittadina balneare più affollata della costa guatemalteca, oppure scegliere di dirigersi verso Città del Guatemala o ancora salire al lago di Atitlán o Quetzaltenango. Le località si possono raggiungere prenotando uno shuttle oppure con i mezzi pubblici che si trovano quasi tutti nelle vicinanze del mercato generale.

 

Fai della flânerie il tuo credo religioso qui ad Antigua perché solo in questo modo puoi gustarti il vero spirito del luogo o Genius Loci come sono solito chiamarlo. Si tratta di un personaggio schivo eppure piacevole, simpatico ma a volte riservato, estroverso e pure introverso, un tipo difficile da classificare, insomma!

 

Musica consigliata: Adelante Corazon – Maria Jose

Lettura consigliata: Alessio Di Martino – Bimbi sperduti, pirati guatemaltechi e suonatori

Ti piacerebbe scoprire il tuo nahual maya? Sto parlando del tuo animale guida che secondo i maya ti accompagna a conoscere il tuo destino.

Chi sono i Maya e scopri il tuo nahyal maya

 

La civiltà Maya occupò quella zona conosciuta come Mesoamerica che comprendeva gli stati del Messico, Guatemala, Belize, Honduras ed El Salvador.

La stessa si differenziava in ben 44 lingue differenti. La religione aveva tre caratteri principali:

  • era politeista ossia gli dei erano legati al mondo della natura;
  • la suddivisione del bene e del male era strettamente collegata;
  • ogni persona possedeva il suo nahual.

Il nahual è un animale o spirito guida che determina non solo le caratteristiche caratteriali e l’inclinazione personale, ma orienta anche l’esistenza futura. Per questo motivo è molto importante conoscere il proprio nahual, proprio per sapere quale obiettivo ha la nostra nascita nel mondo.

Inoltre ogni giorno è possibile consultare “l’oroscopo maya” per sapere esattamente che azioni compiere e quali richieste avanzare affinché siano realizzate.

Nella cultura Maya il nahual è lo spirito di tutto ciò che esiste: dalla nascita ogni persona ne ha uno la cui funzione è quella di mantenere l’equilibrio tra l’umanità e la naturalezza. La cosmo-visione Maya si basa infatti sul rispettare, proteggere e vivere in armonia con tutte le forze della natura, in armonia con la Madre Terra.

Uno scompenso con questo legame o una lettura sbagliata del proprio nahual, se non addirittura la non conoscenza dello stesso, può creare degli squilibri psichici e può portare l’individuo a sentirsi perennemente insoddisfatto.

Per conoscere il proprio nahual è necessario calcolare la data di nascita nel calendario maya, che durava 20 giorni, oppure più semplicemente consultare questo link: Mayatecum Calcular

 

 

calendario completo per scoprire il tuo nahual maya

 

Come leggere i nahual maya?

 

I nahuales sono importanti per conoscere la realizzazione di azioni in un dato giorno. Basterà inserire la data nel calcolatore, vedere a quale nahual maya corrisponde e leggere il suggerimento relativo. La croce maya invece descrive le energie che ti guidano nella vita e si dividono in:

  • giorno del concepimento, appartiene al passato ed è ciò che determina i tratti caratteriali attuali che non possono essere cambiati ma solo tenuti sotto controllo;
  • l’energia del destino, questa è importante per conoscere che futuro ti aspetta e che direzione si dovrà seguire;
  • nahual alla destra e alla sinistra del tuo nahual originario, ovvero degli “angeli custodi” che proteggono e influenzano anche il carattere rendendo la persona unica e originale. Determinano inoltre le influenze al quale si è soggetti.

Gli animali corrispondenti a ogni nahual maya sono:

 

tabella nahual maya

 

Il nahual maya Kame

 

Non ti è ancora chiaro? Facciamo un esempio: il mio nahual maya è Kame e queste sono le mie indicazioni da seguire.

Il segno di Kame dona un grande carisma e una forte protezione. Se saprà cogliere le opportunità offertegli dalla vita riceverà in cambio fama e riconoscenza.

Si muoverà in circoli sociali importanti, grazie alla sua grande abilità di adattamento e di relazione. Ha un legame fortissimo con gli antenati che lo guidano nella retta via, infatti, si è rincarnato più volte nella stessa famiglia e sta già preparando la prossima reincarnazione sebbene non ne sia consapevole.

Kame è il simbolo delle mutazioni e ha una grande capacità di pronosticare il futuro. Sono delle persone gradevoli, molto generose e affabili con i buoni, si infastidiscono e reagiscono con durezza di fronte alle ingiustizie.

Non devono temere la morte in quanto sarà la loro compagna per tutta l’esistenza, proteggerà il nativo dagli incidenti e dalle violenze e lo accoglierà solo nel momento propizio. Deve quindi essere consapevole del legame e non vivere nella paura.

Giorno Kame (ogni giorno del calendario con simbolo kame): giorno legato alla saggezza ancestrale, alla spiritualità e al mondo interiore. Oggi si richiede la fine dei conflitti sia sociali che personali, l’equilibrio e l’armonia. È anche il giorno per ricordare i propri cari scomparsi e richiedere loro benedizione e aiuto.

 

Croce maya kame

 

Croce Maya:

 

TIJAAK: l’energia del concepimento, è il suo più grande difensore contro i nemici, gli incidenti e le malattie. Lo porterà nel mondo del mistero da cui riceverà premonizioni e intuizioni che lo guideranno nelle scelte.

AJPUU: alla sua destra, lo metterà sempre alla prova, dove ne uscirà sempre vincitore grazie alla sua abile astuzia. Sarà un cacciatore capace di fiutare le prede e anticipare le mosse dei suoi avversari. Deve fare attenzione agli amici e ai soci in affari che lo posso tradire con facilità proprio per non vedersi oscurare dalla sua luce.

EE: alla sua sinistra, lo stimola a realizzare i suoi progetti, specialmente nel campo spirituale e intellettuale. Sarà favorito nella scrittura, nelle manifestazioni artistiche, nell’uso della dialettica e della comunicazione in generale.

I’X: l’energia del destino gli darà una vita intensa con un susseguirsi di alti e bassi che dovrà superare e non lasciarsi abbattere per essere riconosciuto come autorità. Avrà un legame speciale con la natura in tutte le sue forme.

L’isola di Flores è una località incantevole nel Péten, in Guatemala. Da qui partono le visite per le celeberrime rovine maya di Tikal. Si può visitare in un giorno anche se ti consiglio di fermarti almeno alcuni giorni.

 

ARRIVO A FLORES

 

Prima di arrivare all’isola di Flores si attraversano le cittadine di San Benito e Santa Elena, quest’ultima scelta dai viaggiatori che vogliono stare defilati, lontani dal centro. Si attraversa un lungo ponte all’inizio del quale c’è un centro commerciale (ahimè!) e la stazione dei pullman.

Ti consiglio di fermarti a ritirare con il bancomat a Santa Elena perché nell’isola non ci sono sportelli bancari. Però fai molta attenzione e se ti è possibile fallo con la compagnia di qualcuno perché non è molto sicuro.

Mi immagino già la scena, perché è capitata a me… Una volta trovato l’hotel nel quale soggiornerai ti appresterai a fare un giro dell’isola, camminerai per circa 20 minuti, ammirando ogni dettaglio che si proporrà davanti ai tuoi occhi.

Ammirerai le diverse tonalità di colore delle case prediligendo una rispetto all’altra. Deciderai di lasciare gli edifici centrali per passeggiare nel lungolago.

Ti meraviglierai a scoprire alcuni punti parzialmente sommersi dall’acqua e poi bam! Ti fermerai all’improvviso. “Ma non l’ho già fatta questa strada?” ti domanderai…

 

L’isola di Flores si sviluppa su una superficie di appena 4000 chilometri quadrati e quindi si fa presto a visitarla tutta.

 

Contornata dal lago Peten Itza fu abitata dai Maya originari del Messico, ma quando arrivarono gli spagnoli fecero allontanare gli abitanti e distrussero le abitazioni originali edificando la città secondo lo stile europeo. In effetti camminando ti renderai subito conto che lo stile è coloniale e che  rappresenta ben poco la tradizione guatemalteca.

 

scritta i love peten

 

COSA VISITARE 

 

Non ci sono edifici particolarmente rilevanti da segnalare ma il complesso è interessante. Puoi scegliere di fare un giro in barca attorno all’isola e andare a visitare el Mirador.

Ti basterà contrattare il viaggio con un lanchero, il guidatore delle barche che qui si chiamano lanche, e lasciarti cullare dal dondolio delle onde.

Il Mirador è un’altura che permette un panorama completo dell’isola e anche alcuni momenti di divertimento con il Rope Swing. Si tratta di una corda con la quale ci si tuffa direttamente nell’acqua.

Si possono fare dei giri in barca anche la sera per godere del tramonto e cenare in compagnia degli altri passeggeri. Oppure puoi scegliere dai banchetti di strada i prodotti casalinghi preparati dalle massaie guatemalteche.  I ristoranti propongono la cucina sia tipica che internazionale con prezzi che variano dai 5 ai 15 euro.

Dall’isola di Flores puoi prendere la corriera Fuente del Norte per arrivare a Belize City e da lì visitare le meravigliose isole di Ambergris Caye e Caye Caulkner oppure prenotare un tour completo per le rovine maya di Tikal.

 

camminata lungo lago

Scopri come muoverti in Guatemala in questo articolo:

E se stai cercando un aiuto per visitare il Guatemala “fai da te” ti lascio i link della guida che ho scritto:

 

tipica porta colorata a flores

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

La flânerie in Guatemala è finalmente concessa grazie alla tradizione europea dell’urbanistica dell’isola di Flores. L’unico problema è che non ci sarà molto da passeggiare: in compenso potrai godere dei colorati negozi, insegne e intonaci delle case.

Il Genius Loci di Flores è legato all’afflusso turistico. Molti guatemaltechi aspettano con ansia l’arrivo dei visitatori per proporre i loro averi. L’isola, infatti, è direzionata più al turismo che alla vita classica dei guatemaltechi. Ma un occhio cade sempre sulle radici primarie maya, che difficilmente vengono dimenticate.

Il colore dominerà su tutto e sarà difficile non notarlo. Sarai attratto anche dallo sciabordio dell’acqua che si infrange su scale che non dovrebbero essere sommerse ma, lo sono.

L’odorato sarà attratto dai profumi che provengono dalle cucine tipiche e non, mentre il gusto vorrà saziare il suo desiderio di cibarsi. L’alternativa è adattarsi alla strepitosa cucina di strada, in Guatemala sempre appetitosa.

Avrai desiderio di toccare i muretti che dividono l’acqua dalla terraferma o i recinti in legno e magari di fare un bel bagno che con il caldo è sempre gradito!

Musica consigliata: Edo Fendy – Marimba

Lettura consigliata: Mini guida del Guatemala di Tayanita Travel

Nella colazione guatemalteca si fa scorta di proteine grazie ai componenti vegetali che donano sazietà per l’intera giornata. Per la verità la stessa colazione può essere consumata anche come pranzo o come cena essendo preparata con prodotti tipici del luogo, sostituendo alcuni ingredienti con carne o pesce. Una delle colazioni nel mondo moderno più proteica e sicuramente la più energizzante per chi ha bisogno di iniziare la giornata carico di energia!

 

Gli ingredienti della colazione guatemalteca sono i seguenti:

 

  • Una tazza di caffè nero
  • Una manciata di riso bianco bollito
  • Salsa guacamole
  • Frijoles refritos
  • Una frittata
  • Pomodori freschi
  • Tortillas a volontà

 

La salsa guacamole non è altro che salsa di avocado molto usata anche nella cucina messicana e in generale in tutto il Centro e Sud America.

 

ciotolina di salsa verde guacamole

 

Ricetta della salsa guacamole

 

La salsa guacamole in Guatemala, come anche in Messico, si consuma all’interno di tacos o come accompagnamento ai piatti o ai nachos. L’elemento principe è l’avocado, qui chiamato aguacate, un frutto alcalinizzante, idratante ed energizzante grazie alla fonte di proteine, acidi grassi essenziali, grassi monoinsaturi e micronutrienti.

L’avocado contiene più proteine del latte vaccino e i nutrizionisti consigliano di mangiarne almeno uno al giorno. Possono anche essere consumati dai diabetici in quanto aiutano ad abbassare il colesterolo.

Di seguito la ricetta che può essere arricchita secondo il proprio gusto personale aggiungendo cipolla, spezie e succo di limone al posto del lime.

 

Ingredienti per due persone:

 

  • 2 avocado maturi
  • Sale q.b.
  • 2 pomodori maturi di piccole dimensioni
  • 2 o 3 cucchiai di olio di oliva
  • Lime succo e scorza (a piacere)
  • Pepe

 

Preparazione:

 

Tagliare gli avocado a metà, toglierli dalla buccia e farli a dadini. Pestare con una forchetta o in un mortaio il frutto. Fare lo stesso procedimento con i pomodori tagliandoli a dadini e pestandoli. 

Successivamente aggiungere i due composti e miscelare con il resto degli ingredienti: l’olio, il lime, il pepe e il sale. Ottimi per la colazione guatemalteca mentre in Messico sono serviti come antipasti nei pasti principali.

Un’altra ricetta con la salsa guacamole la trovi a questo link

 

ciotola di frijoles refritos con coriandolo

 

Ricetta dei Frijoles Refritos

 

Una delle pietanze più popolari in Guatemala e in Messico sono i Frijoles Refritos cioè una purea di fagioli neri che accompagna le tortillas, il riso, la carne o le verdure. Li trovi anche al supermercato già preparati e pronti per essere scaldati e mangiati di solito in confezioni piuttosto abbondanti.

La preparazione è molto semplice ma i fagioli neri devono essere lasciati in ammollo per almeno una notte. Devono poi essere lessati, aggiungendo un cucchiaio di bicarbonato, in questo modo risulteranno più morbidi e sarà più facile macinarli. A piacere, volendo renderli ancora più gustosi, si può aggiungere a fine cottura del formaggio piccante grattugiato.

 

Ingredienti per i Frijoles Refritos per 4 persone:

 

  • 300 grammi di fagioli neri
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio (facoltativo)
  • Pepe e sale quanto basta
  • 2 cucchiai di olio di mais

 

Preparazione:

 

Togliere i fagioli dopo averli lasciati in ammollo e metterli in una padella. Lasciarli lessare a fuoco lento per almeno due ore. Quando si saranno ammorbiditi scolare i fagioli e tenere da una parte il brodo di cottura. Passarli in un tegame aggiungendo sale, pepe e un cucchiaio di olio.

Quando si saranno rosolati nell’olio aggiungere due mestoli di brodo di cottura e lasciare asciugare coprendo il tutto con un coperchio. Terminato il brodo togliere i fagioli dalla pentola e passarli in un passaverdura fino a che non diventano una purea.

Cucinarli per altri cinque minuti per ottenere una consistenza compatta e aggiungere un altro cucchiaio di olio, se necessario, e del brodo di cottura. Lasciare riposare il composto e servire caldo.

 

tortillas (colazione guatemalteca)

 

Ricetta delle Tortillas

 

Le tortillas sono la base della cucina messicana e guatemalteca. Vengono mangiate al posto del nostro pane e consumate durante i principali pasti della giornata.

Si acquistano nei supermercati e in strada dove le donne intente a cucinarle richiameranno la vostra attenzione con un simpatico “Pase adelante” mentre schiacciano tra le mani l’impasto chiamato masa. Dalla tortillas vengono cucinati i piatti più celebri:

 

  • tacos: involtini di tortillas piegati a metà con vari ingredienti dalle verdure alla carne;
  • burrito: le tortillas vengono arrotolate in una sorta di tubicino con gli ingredienti all’interno e una copertura di formaggio;
  • quesadilla: tortilla piegata a metà con ripieno di formaggio;
  • nachos: triangolini fritti di tortillas serviti con salsa guacamole di accompagnamento oppure formaggio fuso e carne;
  • tostadas: sono più piccole delle tortillas ma vengono preparate allo stesso modo e poi fritte. Vengono servite con sopra diversi ingredienti a scelta. Se le trovi in strada puoi decidere gli ingredienti da mettere sopra.

 

Le pietanze appena citate sono consumate più durante il pranzo e la cena e non nella colazione guatemalteca dove si consuma solamente le tortillas da accompagnamento.

 

Ingredienti:

 

  • 200 grammi di farina di mais bianca (in sostituzione farina bianca)
  • 150 millilitri di acqua
  • 2 cucchiai di sale fino
  • 2 cucchiai di olio di oliva extravergine

 

Preparazione:

 

Aggiungere a filo l’acqua alla farina e mescolare con le mani fino a creare un composto morbido. Lasciare riposare in un contenitore a temperatura ambiente per circa mezz’ora.

Riprendere in mano il composto e creare delle palline di circa 4 centimetri. Lasciare riposare altri 10 minuti e poi stendere la pasta fino a ottenere un disco.

Cuocere i dischi formati uno alla volta in una piastra e riporli sotto un tovagliolo in cotone per mantenerli caldi. Farcire le tortillas nel modo in cui si desidera o mangiarli in accompagnamento ad altri piatti. 

 


In sostituzione agli ingredienti sopracitati ci sono i famosi tamales, ossia degli involtini di farina di mais con un ripieno di carne, verdura o in versione dolce. Anche questi sono degli ottimi alimenti da consumare durante la colazione guatemalteca.

Trovi la ricetta completa a questo link


Per organizzare un viaggio in Guatemala in autonomia scegli la piccola guida su Amazon o Kobo con tutti i consigli utili.

 

Disclaimer: le foto sono prese dal web

Qual è il mio posto nel mondo? Per me solo uno: il villaggio di San Pedro de la Laguna nell’abbacinante lago Atitlan in Guatemala.

La sua atmosfera semplice e naturale mi ha colpita non appena sono scesa dall’imbarcazione che qui viene chiamata lancha. Mi sono ritrovata in un luogo perso nel tempo, esaltato da un fascino magnetico e mi sono sentita subito a casa.

Il lago Atitlán è un gioiello nascosto tra le montagne e i vulcani dove il tempo segue il ritmo della natura e le barche navigano silenziosamente tra le sponde.

Le città principali che si affacciano al lago Atitlán sono:

  • Panajachel;
  • Santa Cruz de la Laguna;
  • Jaibalito;
  • Tzununá;
  • San Marcos la Laguna;
  • San Pablo la Laguna;
  • Santa Clara la Laguna;
  • San Juan la Laguna;
  • San Pedro la Laguna;
  • Santiago Atitlán;
  • San Lucas Tolimán.

Il lago è circondato da piantagioni di caffè di ottima qualità, piante di avocado e da un’agricoltura florida. È possibile salire in tre ore, se si è allenati, alla cima del vulcano San Pedro di 3020 metri. Si può scegliere se partire all’alba o in tarda mattina.

Da Santa Clara si può salire alla Nariz de l’Indio da dove si gode una magnifica veduta sul lago oppure fare un’escursione al Cerro de Oro di 1892 metri nella parte opposta del lago.

 

Da queste cime si gode di un panorama mozzafiato, nuvole permettendo, sui confini tracciati dall’acqua che sembrano lambire dolcemente la terraferma, quasi a volerla accarezzare.

 

Spostarsi da un paese e l’altro è semplice grazie al servizio di traghetti, chiamati lanche come già ti anticipavo, con partenze frequenti. Oppure si può girare a bordo di un Chicken Bus, le ex corriere degli scuolabus americani. Spostarsi in macchina da soli, invece, non è consigliato a meno che non si faccia il pezzo da San Pedro la Laguna a San Juan la Laguna.

 

lago di atitlan

Veduta sul lago Atitlan

 

Le cittadine sul lago Atitlan

 

PANAJACHEL

Panajachel è chiamata Pana o Gringolandia a testimonianza della presenza massiccia di turisti americani. È la città più commerciale di tutta l’isola dove si trovano bancarelle ricche di prodotti tessili artigianali.

Numerosi hotel si affacciano sulla via principale tra ristoranti e negozi. Si trovano supermercati dove poter acquistare cibi americani o europei. Nel resto del lago invece ci sono solo piccoli negozi di alimentari.

SAN MARCOS LA LAGUNA

San Marcos la Laguna è famoso per i centri olistici e spirituali. Persone di tutto il mondo scelgono di vivere seguendo i precetti delle filosofie spirituali, abbandonandosi completamente allo studio dello yoga o rilassandosi con massaggi e meditazioni.

SAN JUAN E SAN PEDRO LA LAGUNA

San Juan la Laguna è un paese piccolo e con poche soluzioni ricettive. È conosciuto per le piantagioni di caffè biologico e per la produzione di cotone e l’uso di tinture naturali.

San Pedro la Laguna è la seconda città più grande dopo Panajachel e centro culturale del lago. Qui si incontrano viaggiatori provenienti dall’Europa, dall’America e dall’Asia che vengono per studiare lo spagnolo in una delle numerose scuole, favoriti dal clima piacevole, i prezzi competitivi e il livello di insegnamento.

SANTIAGO ATITLÁN

Santiago Atitlán è il paese con la più forte connotazione nativa dove si svolgono antichi rituali e l’orgoglio delle tradizioni si fa sentire prepotentemente.

Una volta raggiunto il molo di Santiago si è assaliti da giovani guidatori di tuk tuk che propongono tour della città. Si può così sfrecciare tra le vie cittadine ascoltando le vicissitudini di questa interessante parte del lago. I negozi e le bancarelle hanno i prezzi più bassi della zona.

 

foto di me nel lago atitlan

Sulla cima della Nariz de l’Indio

 

Il mio posto nel mondo

 

Sono rimasta un mese a San Pedro de la Laguna e da subito mi sono sentita a mio agio. Devo ammettere però che l’esperienza non è stata molto semplice.

Avevo affittato una bellissima casa prefabbricata in riva al lago. La mattina mi svegliavo con il canto degli uccellini, lo sbattere delle ali dei colibrì che venivano a succhiare il nettare dei fiori vicino alla finestra della cucina e il rumore delle barche in transito.

Si chiamava “la Casita”, un ninnolo affettuoso decisamente appropriato. Era composta da tre stanze suddivise in soggiorno, camera e cucina. All’esterno un grande giardino con piante di caffè e avocado, fiori profumati e una vista sul lago eccezionale.

La sistemazione era molto basica, non avevo la televisione, né la radio o qualsiasi altra cosa. C’erano solo dei libri sugli scaffali. Ma era perfetto così, era il momento di estraniarmi dal mondo e quel luogo mi permetteva di farlo.

 

Alla mattina andavo a fare yoga e al pomeriggio studiavo spagnolo. Tutto era meraviglioso finché non arrivò lui.

 

Purtroppo scoprii in fretta di non essere l’unica abitante di quella magnifica casa. Assieme a me aveva messo dimora uno scorpione. Il primo incontro fu sulla tenda della vasca, mentre mi lavavo i capelli.

Mentre stavo canticchiando e frizionando i capelli mi accorsi di una presenza sospetta sulla tenda. Era qualcosa di nero ed era anche grosso! Guardai meglio e vidi uno scorpione con la coda alzata in segno di difesa.

Entrai nel panico.

 

la mia casita vista da fuori

L’esterno della casita

 

Ma siccome non potevo scappare così com’ero finii di lavarmi i capelli, trovai il modo di spostare la tenda e corsi fuori dal bagno richiudendo immediatamente la porta dietro di me.

La prima cosa che feci fu controllare su Google se gli scorpioni in Guatemala fossero mortali. Niente di tutto ciò ma non mi tranquillizzai. Passai il resto della serata pensando sul da farsi, sperando se ne andasse il prima possibile.

La mattina dopo dovetti andare in bagno e non lo vidi. Gridai al miracolo fino a che non lo vidi nascosto nell’intercapedine della porta. Presi i libri sugli scaffali e li misi sotto la porta in modo che non uscisse da lì.

foto dello scorpione

La mia “mascota”

Però il soffitto era pieno di buchi e sarebbe potuto uscire in qualsiasi modo.

Speravo lo facesse dalle fessure che davano verso l’esterno. Parlai di questo al mio professore di spagnolo che mi disse di ucciderlo. Io però avevo qualche remora perché pensai che un animale così perfetto fosse in qualche modo sacro.

Per molti giorni non lo vidi e avevo quasi dimenticato la sua presenza quando una sera di vento forte vidi uno scorpione entrare in tutta fretta dalla fessura della porta di entrata.

In un attimo presi la scopa e iniziai a spingerlo verso l’esterno ma rimaneva attaccato alle fibre e tenace, tentava di avanzare. Alla fine ebbi la meglio e riuscii a farlo scappare.

Mi sedetti con il cuore in gola e sul più bello che mi stavo calmando: eccolo ricomparire. Ripetei i gesti un’altra volta fino a farlo sparire. Questa volta chiusi la fessura con dei libri, ciabatte, sacchetti di plastica, tutto quello che mi capitò fra le mani.

Ripetevo quell’operazione ogni volta che uscivo e rientravo di casa. La presenza funesta poteva manifestarsi la sera o quando faceva più freddo del solito.

 

Nuovamente ritornò la calma fino a che, una sera, non sentii dei rumori provenire dalla cucina.

 

Sentii come un fruscio sui sacchetti di pasta che avevo acquistato giorni prima al supermercato. Andai a vedere e vidi lo scorpione che si muoveva agilmente fra il mio cibo. Mi venne un nervoso!

Questa volta afferrai il martello e appena fu sul muro, vicino al frigo, lo colpii con poca forza. In realtà l’attimo prima provai un moto di compassione e quindi il mio colpo finì a vuoto.

Lui, da abile attore, fece finta di essere stato colpito e finì sotto il frigo. Spostai il frigo perché tra la cucina e la camera non c’era la porta e non potevo dormire con l’idea dello scorpione che girava per casa. Si sarebbe sicuramente vendicato!

Spostai con fatica il frigo ma dello scorpione non c’era più traccia. Quella notte dormii con il martello vicino al cuscino.

Quella fu l’ultima volta che vidi il mio coinquilino, la “mascota” come l’aveva chiamata il mio professore di spagnolo, ossia il mio animale domestico. Nonostante la disavventura però quel luogo mi è rimasto nel cuore.

Lì avevo realizzato il sogno della mia vita: vivere vicino alle montagne e all’acqua in modo frugale e senza grande pretese. Prendere la verdura dall’orto del vicino e cibarmi con i prodotti locali cucinati dalle abili casalinghe guatemalteche.

Andare al mercato e comprare ogni sorta di prodotti esotici, dalla frutta al caffè fresco e perfino la cioccolata pura al 100%. Fu difficile riportare le chiavi al legittimo proprietario, ma il mio viaggio doveva continuare. Dovevo visitare ancora l’Honduras e il Belize!

 

Se anche a te interessa fare un viaggio in Guatemala ho scritto una guida completa per organizzare al meglio il tuo viaggio. La trovi in vendita qui:

Sei mesi in Centro America. Sei mesi di viaggio intenso e di emozioni forti. Per la seconda volta da sola in luoghi extra europei: questo il resoconto del mio viaggio.

Se ripenso a quante volte ho sognato di viaggiare da sola nel mondo e di quando sono riuscita a metterlo in pratica, sento crescere il rispetto per me stessa di due spanne!

Sono convinta, infatti, che i desideri debbano essere coltivati e, non appena si presenti un’occasione, ci voglia altrettanta determinazione per metterli in pratica.

Questa è sempre stata la mia filosofia di vita e mi soddisfa sapere che lentamente riesco a fare ogni cosa mi passi per la testa. Un passo dopo l’altro. Un sogno alla volta. Poi si gira pagina e si va avanti, altri sogni e altri obiettivi da raggiungere.

Sei mesi in centro America

 

Sono partita a ottobre, colma di dubbi e di ripensamenti, chiedendomi costantemente se stessi facendo la cosa giusta. Pochi mesi prima, tra l’altro, avevo conosciuto una persona con la quale stava nascendo qualcosa e avevo paura di perderla lungo il cammino.

La fedeltà a me stessa e ai miei sogni mi hanno impedito di fermarmi e, sono felice di affermare a distanza di qualche tempo dopo il ritorno a casa, ho fatto la scelta più azzeccata.

Messico 

Mérida

La prima tappa, una volta scesa dall’aeroporto, è stata Mérida, nello Yucatan: una settimana presso una stanza prenotata su Airbnb con dei ragazzi che abitavano nelle vicinanze del centro. La camera conteneva un letto, un’amaca e un ventilatore che sentivano anche i vicini.

La prima notte la trascorsi insonne a causa del fuso orario e dell’adrenalina a mille. Poi, il giorno dopo, ero stremata dal caldo e bevvi tre litri di acqua in un’ora ma i colori e la vivacità del Messico mi stavano lentamente rapendo.

Quando camminando per le vie della città, ammirandone i dettagli coloniali, scoprii il mercato cittadino entrai totalmente in fusione con il luogo sebbene fossero i parchi a catturare la mia attenzione: trascorrevo ore ad ammirare i lineamenti dei messicani e l’intensità dei loro occhi scuri.

I loro sorrisi così genuini e carichi di gioia cullavano le mie paure. La domenica, invece, fui sorpresa dalla giornata ecologica dove molte strade del centro rimangono chiuse al traffico a favore delle bici e dei pedoni. Ogni angolo è un occasione per organizzare canti, danze e musica.

Durante la settimana di permanenza a Mérida feci diversi tour per vedere i cenotes, la riserva della biosfera Celestun, le piramidi di Uxmal e la spiaggia di Progreso.

Eppure il tempo trascorso qui, nonostante avessi avuto l’opportunità di conoscere nuove persone, non mi aveva allentato del tutto il cuore e mi sentivo ancora sulla difensiva.

 

cielo messicano

 

Playa del Carmen

Puntavo tutto sull’arrivo a Playa del Carmen, il posto già lo conoscevo, c’ero stata con una mia amica due anni prima e da subito mi ero sentita a casa. Qui, ne ero certa, avrei lasciato andare quei lacci che mi avviluppavano e mi facevano sentire così insicura.

Nella mia precedente vacanza mi ero fermata una settimana a Playa del Carmen mentre la seconda l’avevamo trascorsa a Cancun: questa volta avrei avuto la possibilità di soggiornare un mese.

Ero decisa, quindi, a trascorrere questo tempo all’insegna della lentezza, del godimento e della conoscenza: volevo sapere tutto su Playa del Carmen, entrare nel vivo della vita della riviera maya.

Anche qui trovai alloggio sul portale di Airbnb ospitata da una signora alquanto particolare con una cagnetta di nome Agua. Lei era insegnante di yoga kundalini: al martedì e al giovedì alle 4 di mattina teneva la sua lezione in casa.

Durante quelle lezioni mi svegliato sentendo gli interminabili canti tipici della pratica ma vivevo tutto in modo decisamente rilassato perché mi trovavo esattamente dove volevo essere.

Durante il giorno, camminavo lungo ogni Avenida e ogni spiaggia scoprendo anche i più piccoli angoli nascosti. Visitai tutti i cenotes più celebri, seguii qualsiasi lezione di yoga per conoscerne i vari stili, nuotai con tartarughe e delfini e assaggiai frullati e frutta fresca mai visti prima.

Dopo aver trascorso interminabili ore con persone diverse mi sciolsi lentamente lasciando andare quelle ultime barriere di difesa mentre i sorrisi diventavano meno tirati e la mente brillava di ritrovata serenità.

 

spiaggia di tulum

 

Città del Messico

Terminato il mese mi diressi a Città del Messico per una sola settimana. I miei obiettivi erano quelli di visitare la casa di Frida Kahlo e la piramide di Teotihuacan.

Il D.F. come lo chiamano i messicani, è culturalmente ricco di fascino ma pur sempre una città coloniale con chiari riferimenti occidentali. Mi resi conto ben presto che non era una località adatta al mio tipo di viaggio.

Questa tappa, però, mi insegnò il valore dei simboli e di quanto importanti essi siano per gli uomini. La guida mi raccontò che molte piramidi maya furono distrutte dagli invasori e sopra di esse vennero eresse le chiese.

Tale violenza portò alla distruzione dei popoli nativi che ritrovandosi senza radici, persero i loro riferimenti e si piegarono, loro malgrado, ai voleri dei nuovi dominatori. Piansi lacrime amare e ancora oggi, quando ci ripenso, sento ribollire il sangue di fronte a questa tremenda ingiustizia.

Al termine della settimana era ora di riprendere l’aereo: mi mancavano ancora 120 giorni per completare i miei sei mesi in Centro America.

 

Chiapas

Ero salita per poi ridiscendere nel sud del Messico, questa volta nella parte opposta, per immergermi in ciò che resta delle vere radici maya. Forse la tempistica era stata perfetta: prima avevo visto lo scempio commesso alle comunità native, ora potevo saggiare ciò che rimaneva delle radici maya.

Attraversai le città di Tuxtla Gutierrez, San Cristobal de las Casas, dove sentii anche alcune scosse di terremoto fintanto che ero al telefono con un’amica, e Palenque.

Odiai a morte quelle strade costellate da dossi artificiali, messi dai nativi per far rallentare le macchine, uno ogni minuto circa, perché non mi permettevano di riposare durante gli spostamenti.

Ma i paesaggi che vidi furono qualcosa di stupefacente: la legge della natura potente e rigogliosa preservata dalla determinazione dei nativi. Tra questi visitai: i laghi di Montebello, le cascate di Agua Azul, le cascate di El Chiflón, el Cañon del Sumidero e i suoi coccodrilli.

Mentre i miei viaggi urbani verterono verso le città rimaste intatte e autentiche come Chiapa de Corzo, San Juan Chamula e Zinacantan. Presso quest’ultima vidi, con mio immenso sgomento, un santone sacrificare una gallina per proteggere una famiglia e la riunione domenicale della comunità pronta a giudicare i misfatti dei suoi concittadini.

Sarebbe difficile raccogliere in brevi e succinte frasi tutte le emozioni indelebili che quel soggiorno mi regalò, sarebbe come minimizzarle e trasformare qualcosa di anacronistico in banale e assurdo.

 

immagine di iguana

 

Guatemala

 

Lago di Atitlán 

Nel lago di Atitlán e nella cittadina di San Pedro trovai un luogo ideale nel quale vivere. I miei sei mesi in Centro America si stavano drasticamente riducendo ma il ritmo di vita si faceva più fluido. Ora non bramavo più la scoperta ma la lenta conoscenza di luoghi che mi parevano quasi incantati.

La mia vita si ridusse in lezioni di spagnolo e yoga. Fu questo a spogliarmi di altri strati di frenesia e velocità, tipici della cultura occidentale. Un lago magico, capace di infondere calma, al quale ripenso con immensa nostalgia.

 

Antigua e Monterrico

L’antica capitale del Guatemala, ferita e distrutta varie volte dai temuti vulcani che la circondano, il volcan de Fuego e il Pacaya, non mi attirò come fece il lago Atitlan.

Forse c’erano troppi riferimenti coloniali e cozzavano contro la cultura che avevo conosciuto un mese prima, dove la foga del successo e del denaro non si presentava se non nei locali stranieri.

Scappai così al mare, a Monterrico, sperando di ritrovare la quiete del Guatemala e ciò che mi aspettavo dai miei sei mesi in Centro America. La trovai: nel disegno di una distesa di sabbia nera dove bazzicano cani abbandonati e affamati, dove si poteva prendere il sole solo al mattino perché la sabbia diventava incandescente al salire del sole e l’acqua era intoccabile per via della forza delle onde dell’Oceano Pacifico.

 

spiaggia di monterrico al tramonto

 

Breve sosta in Honduras e ritorno in Guatemala

 

San Pedro Sula e Roatan

Uscii dal Guatemala ma solo per un breve periodo. A casa mi ero lasciata influenzare dai racconti sull’Honduras e decisi di visitare anch’io una delle sue idilliache isole. Prima feci sosta a Copán Ruines per vedere le ennesime piramidi maya.

Partii da Antigua con uno Shuttle (una corriera privata) e raggiunsi Copán in giornata. Il giorno dopo sarei ripartita alla volta di San Pedro Sula, uno delle città più pericolosi al mondo.

Ebbi una certa fifa soprattutto perché lungo il tragitto per raggiungere la città con la corriera lessi lo stesso timore anche negli sguardi della gente con la quale viaggiavo. Fortunatamente in serata raggiunsi l’hotel e, senza perdere troppo tempo, volai nell’isola di Roatan.

Qui ebbi sfortuna perché metà del viaggio la trascorsi rinchiusa in bungalow a causa della pioggia. Non fui però sola, bensì in compagnia di una favolosa gattina di appena sei mesi di nome Princesa. Utilizzai quel tempo per mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie avventure trascorse nei quattro dei sei mesi in Centro America.

Nei giorni di sole uscivo a fare snorkeling, passeggiare o a fare tour dell’isola in motorino. Mentre gli altri mi rinchiudevo fra le pagine del mio diario accarezzando il dorso morbido di Princesa.

Dopo tanti mesi ebbi la strana sensazione di sentirmi infastidita al sentire parlare in italiano: ero stata come rinchiusa in una bolla di vetro maya e non avevo alcuna intenzione di uscirne prima del tempo.

 

Spiaggia di Livingston, una delle tante viste nel mio viaggio di sei mesi in centro america

Ritorno in Guatemala

 

Al mio rientro in Guatemala il funzionario doganale mi fece osservare, prima di rimettere il timbro, che mi rimanevano 23 giorni da trascorrere in Guatemala. Mi sarebbe piaciuto vedere tanti altri posti ma dovetti fare una cernita.

Scelsi così Livingston, Coban e Flores. Il primo è soprannominato il “Caraibi del Guatemala” dove vivono i Garifuna una popolazione di origine africana trapiantata dai coloni.

Pensai da subito che la cultura africana assemblata a quella latina non fosse un buon miscuglio. Difatti nonostante il luogo sia piuttosto suggestivo, la cultura ambientale lascia alquanto a desiderare. I cumuli di immondizia deturpano inesorabilmente il paesaggio.

Cobán, invece, si trova fra le montagne e fa veramente freddo in inverno ma intorno si possono ammirare piantagioni di caffè e, a sorpresa, anche quelle particolari di cardamomo.

Sì, perché qui si assaggia il caffè al cardamomo, come se ci trovassimo in una piazza mediorientale, una prelibatezza che continuo a bere ancora oggi. La città, invece, non è molto frequentata da turisti se non da americani e nord europei.

Flores è una graziosa isoletta che si trova nel lago Petén Itzá, in uno dei dipartimenti più belli del Guatemala: il Petén, appunto. Da qui partono le escursioni per visitare Tikal, uno dei siti maya più suggestivi perché ancora inesplorati e immersi in una foresta immacolata, lontana da qualsiasi insediamento umano. Ma avevo solo tre giorni a disposizione: poi avrei dovuto salutare il mio amato Guatemaya e dirigermi in Belize.

 

mare azzurrissimo in belize visto nei sei mesi in centro america

 

Belize e Messico

 

Belize City e Caye Caulkner

Ero giunta all’ultima tappa del mio viaggio, poi sarebbe toccato il momento del mio ritorno a casa. Avevo trascorso cinque mesi e mezzo ma mi credi se ti dico che i miei occhi non erano ancora sazi?

Da Flores partii con una corriera in direzione Belize City, un’altra città non troppo sicura, quindi saltai la visita. Mi diressi allora direttamente ai traghetti per raggiungere l’isola di Caye Caulkner.

Arrivai con un venticello caldo, avvolgente e rilassante. Vicino a me era posizionata l’isola di Ambergris Caye, meglio conosciuta come la Isla Bonita di Madonna.

Ma Caye Caulkner ha la particolarità di veder circolare solo biciclette e golf car, nessuna auto. Ciò permette un clima più rilassato e blando tanto da rischiare di perdere il traghetto di ritorno in Messico perché il mio autista aveva festeggiato troppo la sera prima e non si era svegliato in orario!

Il colore del mare è spettacolare: un’acqua talmente azzurra da sembrare quasi dipinta. Ma le spiagge a disposizione sono poche e ripararsi dal sole risulta difficile.

 

Trascorsi i 15 giorni ripresi il traghetto e la corriera per Playa del Carmen: fu giusto così, dovevo concludere un cerchio che si era aperto a ottobre e si richiudeva ad aprile.

 

***

 

Sei mesi in Centro America mi hanno cambiata perché sono tornata più leggera, spogliata di quelle cose superflue di cui non avevo bisogno: maschere, pregiudizi, condizionamenti sociali, senso del tempo. Il viaggio mi ha insegnato che la serenità si raggiunge solo tagliando e non costruendo.

Ogni tanto riaffiorano gli insegnamenti avuti: cercherò di non essere mai più la persona che ero prima di partire, farò in modo che la routine non cancelli ciò che quei mesi mi hanno lasciato.

Se mi chiedono se ne è valsa la pena, con un gran sorriso rispondo di sì. Se mi chiedono se mi sono sentita sola rispondo no. Essere stata finalmente con me stessa, fuori dal mio contesto abituale, mi ha dato una forza e una lucidità che non credevo di avere. Ritrovarci è il dono più grande che ci possiamo fare.

Se mai ti venisse voglia di partire all’estero per studiare lo spagnolo ti consiglio caldamente di valutare un corso di spagnolo in Guatemala a San Pedro de la Laguna.

Immerso nella natura vulcanica si nasconde un villaggio di pescatori con un importante numero di scuole di lingue. Sono le più economiche che puoi trovare in tutto il Guatemala.

 


 

San Pedro de la Laguna

 

Se dovessi scegliere un luogo nel mondo dove trasferirmi senza troppi pensieri correrei qui. Ho trascorso un mese due anni fa, per studiare lo spagnolo e fare un corso di ashtanga yoga (leggi l’articolo completo qui)

Incastonato sulle pendici del vulcano San Pedro, il villaggio è bagnato dal lago Atitlán, vissuto fin dall’antichità dalle popolazioni maya. Qui troverai usanze e costumi rimasti intatti nel tempo. Avrai la possibilità di raccogliere la verdura direttamente dall’orto o aiutare i paesani nella coltivazione del caffè.

Il tempo pare si sia fermato e nell’aria si respira semplicità, serenità e tranquillità. I ritmi sono lenti scanditi dall’eterna primavera: caldo durante il giorno, più fresco la sera e la mattina. Un idilliaco luogo in cui rinascere.

Ma non credere che sia poco frequentato. La città richiama infatti persone da tutto il mondo, un crocevia di culture che scelgono proprio San Pedro come tappa fondamentale in un viaggio in Guatemala. E gli abitanti sono ben felici di accogliere i visitatori con larghi sorrisi e un saluto che non viene mai negato a nessuno.

Corso di Spagnolo in Guatemala

 

Nel tempo ho mantenuto amicizie nate proprio in questo comune e alcune settimane fa mi ha contattato Kathy, una ragazza che lavorava nel centro in cui facevo yoga.

Mi ha raccontato di aver cambiato lavoro e con orgoglio ha dichiarato di essere diventata insegnante di spagnolo. Abbiamo scherzato un po’ sul fatto che ora avrebbe potuto correggere i miei errori grammaticali e mi ha spiegato che la appassiona molto questo nuovo ruolo.

La scuola nella quale insegna è Lake Atitlan Spanish School, con docenti certificati dal Ministero dell’Educazione del Guatemala e tutti parlanti la lingua inglese. E tutti locali.

Lo scopo della scuola è proprio quello di assumere persone del posto per offrire loro un lavoro, oltre a avviare progetti  per il sostentamento delle famiglie più indigenti.

Building my dreams” è il nome del progetto (costruendo sogni) dove ogni alunno può dare il suo piccolo contributo facendo qualcosa per lui ma anche per gli altri. Nonostante il villaggio sia frequentato da turisti, molte persone vivono con salari molto bassi e necessitano di aiuto.

Proprio per questo la maggior parte delle scuole di spagnolo a San Pedro pensano agli altri. E non appena conosci la popolazione e ti rendi conto di quanto sia ospitale, verrà voglia anche a te di fare altrettanto. A San Pedro si respira una “buena onda” e sicuramente questa scia prenderà anche te.

 

 

Vista dall'alto e fra le nebbie il lago Atitlan

 

Informazioni generali sui corsi e i prezzi

 

Le lezioni si svolgono all’aperto, immersi nella natura, al riparo dal sole. Sarai a tu per tu con l’insegnante seguendo un percorso ad hoc che si abbini perfettamente alle tue attitudini, conoscenze e livello di studio. Stabilirai assieme a lui le tue priorità, gli orari, la frequenza e il metodo di studio.

Se preferirai fare delle lezioni itineranti avrai la possibilità di farle. Se vorrai dedicarti alla comunicazione con i locali o fare attività extra formative, potrai proporre ogni cosa ti passi per la testa senza problemi.

Non ci sono protocolli rigidi da seguire. Tutto ciò che dovrai fare è impegnarti nello studio senza annoiarti o saltare le lezioni.

Ho detto che i prezzi sono tra i più competitivi di tutto il Guatemala ed è veramente così, guarda la tabella:

  • 2h al giorno per 10 h settimanali circa 67 € a settimana;
  • 3h al giorno per 15 h settimanali circa 78 € a settimana;
  • 4h al giorno per 20 h settimanali circa 104 € a settimana.

Se poi vuoi aggiungere anche l’alloggio per vivere completamente immerso nella cultura locale e imparare tutto ciò che c’è da sapere sui maya e le loro tradizioni pagherai 76 € a settimana con il bagno condiviso o 88 € con il bagno privato.

In più sarai in compagnia di una famiglia che ti saprà consigliare sulle attività da fare e su come muoversi lungo tutto il lago. Attorno infatti ci sono altri bellissimi paesi da vedere come San Marcos la Laguna, Panajachel, Santiago, eccetera. Ma se per mancanza di tempo o di occasione non puoi andare a San Pedro e godere della sua terra magica puoi sempre rivolgerti alla scuola per il corso.

Organizzano anche corsi di spagnolo via Skype basta chiedere informazioni più dettagliate agli insegnanti. Ti lascio anche la loro pagina facebook: lake atitlan spanish school.

Non potresti iniziare l’anno nel migliore dei modi quindi prepara la valigia e parti per il tuo corso di spagnolo in Guatemala!




Io e lo yoga:

La mia esperienza in Centro America:

Sai che ho scritto anche una guida completa sul Guatemala? La trovi qui:

Un anticipo su quello che troverai nella guida puoi leggerlo qui: