Articoli

Le isole dell’Honduras sono cinque e non molto grandi ma ognuna si differenzia dall’altra per larghezza, popolosità e atmosfera. La prima di cui vorrei parlarti (e l’unica che ho visitato al momento) è Roatán.

Roatán è una bellissima isola caraibica posizionata a circa un’ora di aereo da San Pedro Sula, la malfamata città dell’Honduras, considerata la seconda città più pericolosa al mondo. L’altra città nell’entroterra che permette l’accesso alle isole dell’Honduras è La Ceiba.

Dal Guatemala all’Honduras

 

Ho raggiunto l’Honduras dopo aver soggiornato oltre un mese in Guatemala. Sono partita una mattina presto da Antigua con lo Shuttle bus fino a raggiungere Copán.

La cittadina si trova appena oltre i confini del Guatemala ed è famosa per le piramidi Maya che la sua selva custodisce. Imponenti costruzioni che si amalgamano perfettamente alla rigogliosa vegetazione con visi attenti di divinità a controllare gli ultimi abitanti rimasti.

Pappagalli dai colori sgargianti e timide scimmie saltano da un ramo all’altro mentre le piante di ceiba continuano la loro crescita in altezza, preoccupandosi di stabilizzare le forti radici all’interno del terreno. Si tratta di un sito Patrimonio dell’Unesco fondato da uno “straniero” proveniente dalla maestosa città di Tikal, in Guatemala.

Da Copán ho preso un autobus sgangherato, frequentato dai locali per raggiungere San Pedro Sula. È stato un azzardo: quella linea di autobus è tristemente nota per gli assalti improvvisi atti a derubare i passeggeri.

Per fortuna, durante il viaggio, non è successo niente di tutto questo se non un interrogatorio piuttosto insistente da parte di un ufficiale di polizia che voleva sapere il motivo per cui mi trovassi in Honduras.

Ho trascorso quattro ore di viaggio e di preghiere prima di raggiungere la stazione degli autobus di San Pedro Sula, poi con una corsa in taxi sono arrivata all’hotel prenotato.

Il giorno dopo, sempre in taxi e sempre con lo stesso tassista, ho raggiunto l’aeroporto e ho risentito i suoni della lingua italiana, dopo tanti mesi trascorsi a girovagare nel centro America.

 

Cartina di Roatan

 

La mia vacanza a Roatan

 

Ho seguito il consiglio della proprietaria dell’hotel e mi sono allontanata a piedi dall’aeroporto per trovare un servizio di taxi più economico. Pare, infatti, che i prezzi dei taxi presi appena scesi dal volo siano molto più alti rispetto a prenderli qualche metro più in là.

Avevo prenotato un bungalow nella località di West End e ad attendermi c’era una simpatica gattina di nome Princesa che aspettava solo qualcuno che le facesse compagnia e accarezzasse il suo morbido pelo nero e rossastro.

Espletato le formalità mi sono dedicata alla scoperta della meravigliosa isola: spiagge bianche e fine come il borotalco, profumo intenso di salsedine, mare azzurro e musica caraibica in sottofondo.

Ho subito assaggiato un cocco, seduta in spiaggia e poi inforcato gli occhialini per vedere sott’acqua: un mondo altrettanto animato si muoveva lì sotto, non avrei più voluto andarmene.

 

Villa a West Bay

 

Cosa fare nell’isola

Le due località preferite dai turisti sono West Bay e West End. La prima è la zona scelta dalla maggior parte degli italiani con resort, spiagge attrezzate e movida riminese.

La seconda è prevalentemente frequentata da vacanzieri americani con minore presenza di strutture ricettive e più case di proprietà, dove si respira un ritmo più autentico e disinteressato.

Le due spiagge sono collegate, si fa per dire, da una bellissima passeggiata lungomare di circa un’ora e mezza attraversando alternativamente case sulla spiaggia e paesaggi incontaminati.

La presenza di localini spezza il rumore delle onde che dolcemente si infrangono sulla battigia mentre le grida dei gabbiani segnalano la presenza dei banchi di pesce.

Altre località, meno rinomate, si alternano lungo la costa di tutta l’isola con la presenza massiccia di proprietà per lo più estere e villa con entrata diretta al mare.

Se si desidera visitare l’isola nella sua interezza consiglio di affittare un motorino ma di rifornirsi di benzina. C’è mancato poco, infatti, che rimanessi a piedi perché avevo sopravvalutato il numero di distributori presenti!

La strada principale è chiamata Carretera Principal ma purtroppo corre al centro dell’isola impedendoti di vedere le spiagge. Dovrai quindi cercare i pochi percorsi alternativi che scendono verso la costa per ammirare il mare.

 

Tramonto a West End

 

Da vedere e da evitare

Le attività da fare sono per lo più in mare con lo snorkeling, immersioni, semplici nuotate e passeggiate mentre l’unico sito che mi sento di consigliarti di vedere è il Carambola Botanical Gardens & Trails.

Un parco naturale e piuttosto selvaggio dove si possono ammirare tante varietà di piante esotiche come il cacao, l’anacardio e piccoli insetti come le formiche tagliafoglie.

È stato davvero uno spettacolo per me vedere le famose formiche trasportare in fila indiana un numero notevole di foglie attraverso il sentiero. Poi l’incanto è svanito non appena ho sentito un ragnetto pungermi l’alluce che avevo lasciato libero nelle infradito. Meglio portare scarpe chiuse, se ci si aggira nella natura selvaggia!

Evita il parco con le scimmie e i bradipi dato che sono rinchiusi e non sono originari dell’isola, come anche il parco acquatico con i delfini. Vero che si trova in mezzo al mare e che possono uscire quando vogliono ma se li abituano con il cibo, che motivo hanno per andarsene?

Ognuno fa le proprie scelte, per carità, ma a me sa comunque di coercizione che mal fatico a sopportare.

Ti consiglio, invece, di assaggiare le Baleadas che sono una specialità dell’Honduras, trovi la ricetta qui e di assaggiare la frutta fresca locale come anche il cioccolato.

 

Spiaggia con palme

 

Le altre isole dell’Honduras

 

Le altre isole dell’Honduras sono Utila, Guanaja e le Cayes Cochinos. Utila è la più vicina alla costa e alla città di La Ceiba con la quale ha dei collegamenti diretti tramite traghetti.

Subito dopo c’è Roatán e più distante ancora c’è Guanaja. Si possono organizzare dei tour con delle agenzie locali per visitarle basta prenotare per tempo.

Le Cayes Cochinos sono due e si dividono in Cayo Cochino Grande e Cayo Cochino Piccolo. Sono sicura che le hai già viste in TV perché sono quelle che ospitano i partecipanti dell’isola dei famosi.

 

Gatta di West End

La micia Princesa

 

Ultimi suggerimenti

Le attività da fare nelle altre isole dell’Honduras sono le stesse per Roatán ossia immersioni, snorkeling, nuotate e relax. La barriera corallina è una fra le più belle al mondo e la varietà di pesci che questa richiama è davvero notevole.

Presta attenzione la sera, quando ti siederai in spiaggia come ho fatto io, per ammirare il sole scendere all’orizzonte nel mare perché ci sarà una compagnia indesiderata.

Purtroppo al tramonto si presentano, pur senza invito, le fastidiosissime sand flies: sono dei moscerini che pungono come le zanzare ma siccome sono minuscole quasi non si sentono.

Trascorso qualche tempo inizierai a sentire un prurito irrefrenabile e inizierai a chiederti il motivo, ma non dovrai grattarti perché potresti infettarti e renderai così difficile la guarigione. Una protezione che mi hanno consigliato è di spalmarsi l’olio per impedire alle mosche di appoggiarsi alla pelle.

Un altro capitolo spiacevole sono le piogge. Io sono stata in un periodo considerato secco con scarsa presenza di precipitazioni ma in realtà su 14 giorni ne ha piovuti 7. Diciamo che sono temporali passeggeri ma comunque limitano notevolmente gli spostamenti e le organizzazioni dei vari tour.

La flânerie si fa soprattutto camminando in spiaggia, cercando conchiglie e osservando gli animaletti che popolano la distesa sabbiosa e marina. Il Genius Loci è un tipo tranquillo dedito alla pesca e alla pennichella, non disturbarlo anche se saprebbe accoglierti con un bel sorriso!

 

Musica consigliata: Redemption song – Bob Marley

Lettura consigliata: Luis Sepulveda – Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

 

Pappagallo a Copan

Pappagallo di Copan

 

Ti lascio, per finire, il link dei traghetti per le isole dell’Honduras:

Traghetto La Ceiba – Utila: https://aboututila.com/TravelInfo/Utila-Princess/

 

Con Tropic air puoi volare da Roatan a Belize City e visitare così Ambergris Caye, caye Caulker e gli atolli del Belize: tutte le informazioni le trovi cliccando qui.

Sei mesi in Centro America. Sei mesi di viaggio intenso e di emozioni forti. Per la seconda volta da sola in luoghi extra europei: questo il resoconto del mio viaggio.

Se ripenso a quante volte ho sognato di viaggiare da sola nel mondo e di quando sono riuscita a metterlo in pratica, sento crescere il rispetto per me stessa di due spanne!

Sono convinta, infatti, che i desideri debbano essere coltivati e, non appena si presenti un’occasione, ci voglia altrettanta determinazione per metterli in pratica.

Questa è sempre stata la mia filosofia di vita e mi soddisfa sapere che lentamente riesco a fare ogni cosa mi passi per la testa. Un passo dopo l’altro. Un sogno alla volta. Poi si gira pagina e si va avanti, altri sogni e altri obiettivi da raggiungere.

Sei mesi in centro America

 

Sono partita a ottobre, colma di dubbi e di ripensamenti, chiedendomi costantemente se stessi facendo la cosa giusta. Pochi mesi prima, tra l’altro, avevo conosciuto una persona con la quale stava nascendo qualcosa e avevo paura di perderla lungo il cammino.

La fedeltà a me stessa e ai miei sogni mi hanno impedito di fermarmi e, sono felice di affermare a distanza di qualche tempo dopo il ritorno a casa, ho fatto la scelta più azzeccata.

Messico 

Mérida

La prima tappa, una volta scesa dall’aeroporto, è stata Mérida, nello Yucatan: una settimana presso una stanza prenotata su Airbnb con dei ragazzi che abitavano nelle vicinanze del centro. La camera conteneva un letto, un’amaca e un ventilatore che sentivano anche i vicini.

La prima notte la trascorsi insonne a causa del fuso orario e dell’adrenalina a mille. Poi, il giorno dopo, ero stremata dal caldo e bevvi tre litri di acqua in un’ora ma i colori e la vivacità del Messico mi stavano lentamente rapendo.

Quando camminando per le vie della città, ammirandone i dettagli coloniali, scoprii il mercato cittadino entrai totalmente in fusione con il luogo sebbene fossero i parchi a catturare la mia attenzione: trascorrevo ore ad ammirare i lineamenti dei messicani e l’intensità dei loro occhi scuri.

I loro sorrisi così genuini e carichi di gioia cullavano le mie paure. La domenica, invece, fui sorpresa dalla giornata ecologica dove molte strade del centro rimangono chiuse al traffico a favore delle bici e dei pedoni. Ogni angolo è un occasione per organizzare canti, danze e musica.

Durante la settimana di permanenza a Mérida feci diversi tour per vedere i cenotes, la riserva della biosfera Celestun, le piramidi di Uxmal e la spiaggia di Progreso.

Eppure il tempo trascorso qui, nonostante avessi avuto l’opportunità di conoscere nuove persone, non mi aveva allentato del tutto il cuore e mi sentivo ancora sulla difensiva.

 

cielo messicano

 

Playa del Carmen

Puntavo tutto sull’arrivo a Playa del Carmen, il posto già lo conoscevo, c’ero stata con una mia amica due anni prima e da subito mi ero sentita a casa. Qui, ne ero certa, avrei lasciato andare quei lacci che mi avviluppavano e mi facevano sentire così insicura.

Nella mia precedente vacanza mi ero fermata una settimana a Playa del Carmen mentre la seconda l’avevamo trascorsa a Cancun: questa volta avrei avuto la possibilità di soggiornare un mese.

Ero decisa, quindi, a trascorrere questo tempo all’insegna della lentezza, del godimento e della conoscenza: volevo sapere tutto su Playa del Carmen, entrare nel vivo della vita della riviera maya.

Anche qui trovai alloggio sul portale di Airbnb ospitata da una signora alquanto particolare con una cagnetta di nome Agua. Lei era insegnante di yoga kundalini: al martedì e al giovedì alle 4 di mattina teneva la sua lezione in casa.

Durante quelle lezioni mi svegliato sentendo gli interminabili canti tipici della pratica ma vivevo tutto in modo decisamente rilassato perché mi trovavo esattamente dove volevo essere.

Durante il giorno, camminavo lungo ogni Avenida e ogni spiaggia scoprendo anche i più piccoli angoli nascosti. Visitai tutti i cenotes più celebri, seguii qualsiasi lezione di yoga per conoscerne i vari stili, nuotai con tartarughe e delfini e assaggiai frullati e frutta fresca mai visti prima.

Dopo aver trascorso interminabili ore con persone diverse mi sciolsi lentamente lasciando andare quelle ultime barriere di difesa mentre i sorrisi diventavano meno tirati e la mente brillava di ritrovata serenità.

 

spiaggia di tulum

 

Città del Messico

Terminato il mese mi diressi a Città del Messico per una sola settimana. I miei obiettivi erano quelli di visitare la casa di Frida Kahlo e la piramide di Teotihuacan.

Il D.F. come lo chiamano i messicani, è culturalmente ricco di fascino ma pur sempre una città coloniale con chiari riferimenti occidentali. Mi resi conto ben presto che non era una località adatta al mio tipo di viaggio.

Questa tappa, però, mi insegnò il valore dei simboli e di quanto importanti essi siano per gli uomini. La guida mi raccontò che molte piramidi maya furono distrutte dagli invasori e sopra di esse vennero eresse le chiese.

Tale violenza portò alla distruzione dei popoli nativi che ritrovandosi senza radici, persero i loro riferimenti e si piegarono, loro malgrado, ai voleri dei nuovi dominatori. Piansi lacrime amare e ancora oggi, quando ci ripenso, sento ribollire il sangue di fronte a questa tremenda ingiustizia.

Al termine della settimana era ora di riprendere l’aereo: mi mancavano ancora 120 giorni per completare i miei sei mesi in Centro America.

 

Chiapas

Ero salita per poi ridiscendere nel sud del Messico, questa volta nella parte opposta, per immergermi in ciò che resta delle vere radici maya. Forse la tempistica era stata perfetta: prima avevo visto lo scempio commesso alle comunità native, ora potevo saggiare ciò che rimaneva delle radici maya.

Attraversai le città di Tuxtla Gutierrez, San Cristobal de las Casas, dove sentii anche alcune scosse di terremoto fintanto che ero al telefono con un’amica, e Palenque.

Odiai a morte quelle strade costellate da dossi artificiali, messi dai nativi per far rallentare le macchine, uno ogni minuto circa, perché non mi permettevano di riposare durante gli spostamenti.

Ma i paesaggi che vidi furono qualcosa di stupefacente: la legge della natura potente e rigogliosa preservata dalla determinazione dei nativi. Tra questi visitai: i laghi di Montebello, le cascate di Agua Azul, le cascate di El Chiflón, el Cañon del Sumidero e i suoi coccodrilli.

Mentre i miei viaggi urbani verterono verso le città rimaste intatte e autentiche come Chiapa de Corzo, San Juan Chamula e Zinacantan. Presso quest’ultima vidi, con mio immenso sgomento, un santone sacrificare una gallina per proteggere una famiglia e la riunione domenicale della comunità pronta a giudicare i misfatti dei suoi concittadini.

Sarebbe difficile raccogliere in brevi e succinte frasi tutte le emozioni indelebili che quel soggiorno mi regalò, sarebbe come minimizzarle e trasformare qualcosa di anacronistico in banale e assurdo.

 

immagine di iguana

 

Guatemala

 

Lago di Atitlán 

Nel lago di Atitlán e nella cittadina di San Pedro trovai un luogo ideale nel quale vivere. I miei sei mesi in Centro America si stavano drasticamente riducendo ma il ritmo di vita si faceva più fluido. Ora non bramavo più la scoperta ma la lenta conoscenza di luoghi che mi parevano quasi incantati.

La mia vita si ridusse in lezioni di spagnolo e yoga. Fu questo a spogliarmi di altri strati di frenesia e velocità, tipici della cultura occidentale. Un lago magico, capace di infondere calma, al quale ripenso con immensa nostalgia.

 

Antigua e Monterrico

L’antica capitale del Guatemala, ferita e distrutta varie volte dai temuti vulcani che la circondano, il volcan de Fuego e il Pacaya, non mi attirò come fece il lago Atitlan.

Forse c’erano troppi riferimenti coloniali e cozzavano contro la cultura che avevo conosciuto un mese prima, dove la foga del successo e del denaro non si presentava se non nei locali stranieri.

Scappai così al mare, a Monterrico, sperando di ritrovare la quiete del Guatemala e ciò che mi aspettavo dai miei sei mesi in Centro America. La trovai: nel disegno di una distesa di sabbia nera dove bazzicano cani abbandonati e affamati, dove si poteva prendere il sole solo al mattino perché la sabbia diventava incandescente al salire del sole e l’acqua era intoccabile per via della forza delle onde dell’Oceano Pacifico.

 

spiaggia di monterrico al tramonto

 

Breve sosta in Honduras e ritorno in Guatemala

 

San Pedro Sula e Roatan

Uscii dal Guatemala ma solo per un breve periodo. A casa mi ero lasciata influenzare dai racconti sull’Honduras e decisi di visitare anch’io una delle sue idilliache isole. Prima feci sosta a Copán Ruines per vedere le ennesime piramidi maya.

Partii da Antigua con uno Shuttle (una corriera privata) e raggiunsi Copán in giornata. Il giorno dopo sarei ripartita alla volta di San Pedro Sula, uno delle città più pericolosi al mondo.

Ebbi una certa fifa soprattutto perché lungo il tragitto per raggiungere la città con la corriera lessi lo stesso timore anche negli sguardi della gente con la quale viaggiavo. Fortunatamente in serata raggiunsi l’hotel e, senza perdere troppo tempo, volai nell’isola di Roatan.

Qui ebbi sfortuna perché metà del viaggio la trascorsi rinchiusa in bungalow a causa della pioggia. Non fui però sola, bensì in compagnia di una favolosa gattina di appena sei mesi di nome Princesa. Utilizzai quel tempo per mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie avventure trascorse nei quattro dei sei mesi in Centro America.

Nei giorni di sole uscivo a fare snorkeling, passeggiare o a fare tour dell’isola in motorino. Mentre gli altri mi rinchiudevo fra le pagine del mio diario accarezzando il dorso morbido di Princesa.

Dopo tanti mesi ebbi la strana sensazione di sentirmi infastidita al sentire parlare in italiano: ero stata come rinchiusa in una bolla di vetro maya e non avevo alcuna intenzione di uscirne prima del tempo.

 

Spiaggia di Livingston, una delle tante viste nel mio viaggio di sei mesi in centro america

Ritorno in Guatemala

 

Al mio rientro in Guatemala il funzionario doganale mi fece osservare, prima di rimettere il timbro, che mi rimanevano 23 giorni da trascorrere in Guatemala. Mi sarebbe piaciuto vedere tanti altri posti ma dovetti fare una cernita.

Scelsi così Livingston, Coban e Flores. Il primo è soprannominato il “Caraibi del Guatemala” dove vivono i Garifuna una popolazione di origine africana trapiantata dai coloni.

Pensai da subito che la cultura africana assemblata a quella latina non fosse un buon miscuglio. Difatti nonostante il luogo sia piuttosto suggestivo, la cultura ambientale lascia alquanto a desiderare. I cumuli di immondizia deturpano inesorabilmente il paesaggio.

Cobán, invece, si trova fra le montagne e fa veramente freddo in inverno ma intorno si possono ammirare piantagioni di caffè e, a sorpresa, anche quelle particolari di cardamomo.

Sì, perché qui si assaggia il caffè al cardamomo, come se ci trovassimo in una piazza mediorientale, una prelibatezza che continuo a bere ancora oggi. La città, invece, non è molto frequentata da turisti se non da americani e nord europei.

Flores è una graziosa isoletta che si trova nel lago Petén Itzá, in uno dei dipartimenti più belli del Guatemala: il Petén, appunto. Da qui partono le escursioni per visitare Tikal, uno dei siti maya più suggestivi perché ancora inesplorati e immersi in una foresta immacolata, lontana da qualsiasi insediamento umano. Ma avevo solo tre giorni a disposizione: poi avrei dovuto salutare il mio amato Guatemaya e dirigermi in Belize.

 

mare azzurrissimo in belize visto nei sei mesi in centro america

 

Belize e Messico

 

Belize City e Caye Caulkner

Ero giunta all’ultima tappa del mio viaggio, poi sarebbe toccato il momento del mio ritorno a casa. Avevo trascorso cinque mesi e mezzo ma mi credi se ti dico che i miei occhi non erano ancora sazi?

Da Flores partii con una corriera in direzione Belize City, un’altra città non troppo sicura, quindi saltai la visita. Mi diressi allora direttamente ai traghetti per raggiungere l’isola di Caye Caulkner.

Arrivai con un venticello caldo, avvolgente e rilassante. Vicino a me era posizionata l’isola di Ambergris Caye, meglio conosciuta come la Isla Bonita di Madonna.

Ma Caye Caulkner ha la particolarità di veder circolare solo biciclette e golf car, nessuna auto. Ciò permette un clima più rilassato e blando tanto da rischiare di perdere il traghetto di ritorno in Messico perché il mio autista aveva festeggiato troppo la sera prima e non si era svegliato in orario!

Il colore del mare è spettacolare: un’acqua talmente azzurra da sembrare quasi dipinta. Ma le spiagge a disposizione sono poche e ripararsi dal sole risulta difficile.

 

Trascorsi i 15 giorni ripresi il traghetto e la corriera per Playa del Carmen: fu giusto così, dovevo concludere un cerchio che si era aperto a ottobre e si richiudeva ad aprile.

 

***

 

Sei mesi in Centro America mi hanno cambiata perché sono tornata più leggera, spogliata di quelle cose superflue di cui non avevo bisogno: maschere, pregiudizi, condizionamenti sociali, senso del tempo. Il viaggio mi ha insegnato che la serenità si raggiunge solo tagliando e non costruendo.

Ogni tanto riaffiorano gli insegnamenti avuti: cercherò di non essere mai più la persona che ero prima di partire, farò in modo che la routine non cancelli ciò che quei mesi mi hanno lasciato.

Se mi chiedono se ne è valsa la pena, con un gran sorriso rispondo di sì. Se mi chiedono se mi sono sentita sola rispondo no. Essere stata finalmente con me stessa, fuori dal mio contesto abituale, mi ha dato una forza e una lucidità che non credevo di avere. Ritrovarci è il dono più grande che ci possiamo fare.

Le baleadas con salsa guacamole e altri ingredienti a scelta, sono un cibo da strada molto popolare nello stato caraibico dell’Honduras. Si tratta sostanzialmente di una piadina dallo spessore più grosso, servita con carne, fagioli, pollo, avocado, crema di fagioli rossi a cui spesso si aggiungono del formaggio o altri ingredienti come prosciutto, verdure, salsicce, pollo, platano, maiale, salse o pezzetti di avocado.

Questa versione sarà preparata con riso, salsa guacamole e pomodorini ciliegino freschi. La ricetta richiede un tempo di preparazione pari a 45 minuti.

 


 

BALEADAS DI SALSA GUACAMOLE, POMODORI E RISO

 

Per 4 baleadas di farina:

  • 125 g di farina
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaio d’olio evo
  • 60 ml di acqua a temperatura ambiente
  • 5 g di lievito in polvere

 

Salsa guacamole:

  • 2 o 3 avocadi (dipende la grandezza e la quantità che si desidera)
  • un pizzico di sale
  • olio di oliva
  • 1 pomodorino fresco sminuzzato
  • un po’ di cipolla sminuzzata (a piacere)
  • qualche goccia di succo di limone

 

Altri ingredienti:

  • 40 grammi di riso
  • olio piccante
  • origano
  • sale e pepe

 



 

PREPARAZIONE

 

Iniziamo preparando le baleadas. In una terrina aggiungere farina, lievito, sale e olio evo, infine aggiungere a goccia l’acqua e mescolare con un cucchiaio in modo da non fare grumi.

Una volta che il composto sarà ben amalgamato,  metterlo a riposare in una ciotola di vetro coprendolo con un foglio di plastica trasparente. Assicurarsi di trovare un luogo non troppo caldo per una mezz’ora circa.

Nel frattempo cucinare il riso. Scegliere la qualità di riso che si preferisce, calcolando i tempi di cottura. Una volta messo a sbollentare il riso passare alla preparazione dei contorni.

In una scodella tagliare i pomodorini, aggiungere dell’olio piccante, dell’origano, del sale e del pepe. Lasciare che i pomodori assorbano gli ingredienti.

 

Passare alla preparazione della salsa guacamole

 

Tagliare a metà gli avocado e togliere tutta la polpa. Con un cucchiaio schiacciare la polpa fino ad ottenere una crema. Aggiungere un po’ di sale, olio, succo di limone, i pezzetti di pomodorino e la cipolla fresca se si preferisce. Mescolare per amalgamare bene gli ingredienti.

Una volta passati i 30 minuti di riposo si può prendere la ciotola di vetro con all’interno l’impasto per le baleadas.  Dividere in 4 parti uguali e stendere il composto con l’aiuto di un mattarello.

Deve raggiungere un diametro di circa 15 centimetri. Cuocere ora l’impasto da entrambi i lati facendo attenzione che non si creino delle bolle all’interno. Stendere le baleadas in un canovaccio affinchè non si secchino. Poi ogni commensale ne prenderà una avendo cura di coprirle nuovamente.

Inserire gli altri ingredienti seguendo i propri gusti personali e consumare subito. Le baleadas vengono servite calde al momento e l’impasto può essere già inserito e poi schiacciato ai lati come una specie di calzone. Puoi gustarle con una bibita fresca, una birra o un buon cocktail dallo stile caraibico.

 


E ora ti racconto un aneddoto:

foto della baleadas co carne e avocadoDopo essere stata in Honduras sono ritornata in Guatemala, a Livingston. Lì ho trovato un locale che preparava le baleadas così ho deciso di fermarmi.

Quando ho chiesto alla signora una baleada ha strabuzzato gli occhi. È andata al telefono e si è fatta dettare la ricetta da qualcuno.

Poi non avendo gli ingredienti è dovuta correre dal fruttivendolo a comperare la verdura. Nel frattempo sedute al banco c’erano delle sue amiche che ridevano e la prendevano in giro.

Alla fine mi ha presentato una baleada confessando che era la prima volta che la faceva. Aveva scritto sul menu baleada perché le piaceva il suono ma non aveva la minima idea di cosa fosse!

Ci siamo fatte quattro risate e le ho giurato che la prossima volta le avrei ordinato qualche piatto tipico della cucina creola!