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Gozo è la sorella selvaggia di Malta: ti permetterà di visitare dei siti intrisi di storia, natura incontaminata e racconti mai dimenticati.Avere delle informazioni utili su Gozo ti permetterà di visitare i siti migliori e di sapere come muoverti con i mezzi pubblici.

Informazioni utili su Gozo e le sue località

 

Per raggiungere Gozo da Malta dovrai dirigerti a Circewwa e seguire le indicazioni per la Gozo Channel Company. Ti ritroverai all’interno di un ufficio a guardare il cartellone degli orari delle partenze, attendendo il tuo turno. Le partenze sono previste ogni 45 minuti e per entrare non dovrai pagare nessun biglietto. Il viaggio infatti si paga al ritorno.

 

Victoria/Rabat

Mezz’ora dopo arrivi al porto e per andare in direzione Victoria o Rabat ti consiglio di prendere gli autobus 301-303-323, il centro dell’isola, da dove partono tutti gli autobus.

La città merita una visita in quanto le sue vie nascondono siti di importanza storica e musei di una certa rilevanza. Inoltre sarà anche piacevole vedere le tipiche case adornate di fiori, piante e orpelli vari.

Rabat è l’antico nome dell’isola cambiato poi in Victoria nel 1897 in onore dei 60 anni di reggenza della Regina inglese. La somiglianza del nome con la sorella Malta non è casuale anche qui infatti si trova la Cittadella.

Chiamata anche Gran Castello per arrivarci bisogna salire a 140 metri e attraversare l’entrata dove a sinistra puoi trovare anche i bagni pubblici. Si inizia a camminare fino a trovare la Cattedrale di Santa Maria che contiene un osso del braccio di Sant’Ursula, patrona di Gozo e ossa dell’addome di Santa Lucia.

Il Natural History Museum è abbastanza piccolo ma presenta una collezione di fossili marini impressi nella roccia. Mentre le Old Prison rappresentavano fino all’avvento di Napoleone le carceri vip dell’isola. Aperto dalle 9 alle 16.30 tutti i giorni.

Il Museo Archeologico invece conserva la famosa stele di Maymunah del 1174 e altri suppellettili ritrovati nel territorio di Gozo. Ma la meraviglia che incanta sono le mura che circondano la Cittadella, ancora perfettamente intatte che per secoli hanno protetto i cittadini dalle invasioni nemiche.

 

Marsalforn a Gozo

Malsalforn e Xlendi sono le uniche stazioni balneari dell’isola dove si accentrano gli hotel e i ristoranti per i turisti. Ma non aspettarti chissà che, in realtà la spiaggia di sassi è molto piccola e l’acqua non è fra le più pulite. In alternativa c’è un lungomare di cemento dove puoi sdraiarti e fare il bagno. Per raggiungerla dovrai prendere a Rabat l’autobus 310 o 322.

Xlendi

Si arriva con l’autobus numero 306 o 330 da Rabat e ci si addentra in un villaggio di pescatori dall’aria selvaggia e incantata. Ricca di baie, insenature e grotte ci si può perdere fra i sentieri che la costeggiano in un mirabolante intreccio di natura e mare. Un luogo davvero unico dove rigenerarsi e ricaricarsi per affrontare il traffico e il caos di Malta.

Qui puoi trovare il gemello dell’Azure Window, la finestra azzurra, andata distrutta a causa dell’erosione del mare qualche anno fa. Si chiama Saint Andrew’s Divers Cove ed è un luogo dove vengono fatte le immersioni.

 

Xaghra

Con l’autobus 307 e 322 ci si addentra in questo paesino dall’aria apparentemente sonnacchiosa, dove si nascondono alcuni interessanti siti fra cui il Museo del Giocattolo, di proprietà di una coppia inglese, due interessanti grotte il Ninu’s Cave e lo Xerry’s Grotto, e un mulino a vento Ta’kolla Windmill.

Le due grotte sono completamente diverse l’una dall’altra. La prima, piuttosto piccola, presenta qualche stalattite e stalagmite e si trova dietro la chiesa, all’interno di un’abitazione privata.

La seconda è stata scoperta casualmente da un abitante dell’isola mentre cercava di scavare un pozzo. Si trova, seguendo le indicazioni, a circa 200 metri dalla piazza principale.

Ma l’attrazione principale del luogo rimangono i Templi di Ggantija che si trovano prima di raggiungere la città di Xaghra. La parte più antica risale a circa 3600 anni a.c. e sono considerati i più antichi del mondo.

Sono protetti dall’Unesco e sono composti da monoliti che raggiungevano anche i 15 metri di altezza, erano colorati di rosso ed erano fatti in pietra. Oltre a questo gli scavi hanno rivelato antichi simboli di fertilità, ossa di animali e varie sculture.

Nadur a Gozo

Nadur significa in arabo “vedetta” ed è abitata per la maggior parte da americani che si sono trasferiti stabilmente qui. La famosa spiaggia di Ramla Bay infatti richiama i turisti per la sua grandezza e per la tranquillità dei suoi fondali.

Al di sopra della spiaggia uno dei possibili siti che ispirò Ulisse a scrivere le sue peripezie per raggiungere Itaca. La dea Calypso l’avrebbe imprigionato in una caverna  qui presente e rinchiuso per sette anni negandogli la libertà.

Altre due calette interessanti sono San Blas Bay, poco frequentata durante la settimana, e Dahlet Qorrot dove attraccano le barche per usufruire dei garage presenti.

vista dalla scogliera di dingli sul mare nella top 10 di malta su Gozo

Dwejra

Da Victoria autobus numero 311 e si raggiunge il luogo simbolo di Gozo prima che l’Azure Window franasse rovinosamente in mare. Ma c’è molto altro da vedere qui.

La zona è stata nominata dall’Unione Europea come riserva naturale grazie alle sue coste frastagliate, alle sue rocce e alle falesie che cadono a picco verso il mare. Una piccola spiaggia permette l’accesso con la barca alle grotte nella Inland Sea. Una specie di rientranza del mare che appare come laghetto. Puoi fare una nuotata e prendere il sole, la spiaggia è acciottolata.

Potrai visitare Fungus Rock, una roccia sulla quale crescono delle piante che erroneamente si pensava fossero un fungo con proprietà benefiche, che i templari vendevano a peso d’oro in Europa.

Dweira bay è luogo piuttosto inospitale dove ci sono dei ripari per le barche ma anche degli scalini dove scendere e fare dei tuffi. L’acqua è davvero spettacolare con riflessi che vibrano dal blu all’azzurro.

Prima di andartene potresti anche dare un’occhiata alla Kappella Sant’Anna, una piccola chiesa piuttosto intima che alcune volte è aperta ai visitatori.

Gharb a Gozo

Si raggiunge con l’autobus 312 per visitare la Basilica di Ta’ Pinu prima di entrare in paese. Il papa Giovanni Paolo II è stato qui nel 1990 mentre la consacrazione l’ha fatta papa Pio XI. La storia narra che una contadina di nome Carmela Grima ha sentito una voce soave provenire dalla cappella e tutti hanno pensato fosse quella della Madonna. Un uomo ha confermato il fatto diventando un luogo di pellegrinaggio che attira ogni anno migliaia di maltesi e turisti.

Mgarr

Prima di andare via ti consiglio e di dirigerti al porto potresti fare alcune foto a Our Lady of Lourdes, una chiesa neogotica sulla sinistra adagiata su una falesia, purtroppo chiusa al pubblico ma dall’aspetto molto affascinante.

Le isole della laguna nord di Venezia più visitate sono in ordine: Burano, Torcello Burano e San Francesco del deserto. Ecco la loro storia.

Torcello Burano e San Francesco nel Deserto

 

TORCELLO

l’Isola è considerata la “nonna” di Venezia e quindi la più antica, perché è stata la prima isola a essere abitata. Il nome deriva dalle torri che difendevano l’antica città romana di Altino, conosciuta ora come Quarto d’Altino, che fungeva da porto nella laguna veneziana.

Fu costruita interamente in mattoni, le altinelle, come la città di Altino anche se nel tempo sono stati in parte sostituiti.

La sua evoluzione non ebbe dei risvolti positivi. Infatti, dal 1300 al 1800 fu abbandonata a causa di un’epidemia di malaria trasportata, probabilmente, dai sedimenti dei detriti del Sile e del Piave.

I sassi dei due fiumi in qualche modo concorsero a portare le uova di zanzara che poi si moltiplicarono grazie alla fertile conformazione lagunare.

In quei 500 anni si passò, pertanto, da una popolazione fiorente al smantellamento degli edifici e i mattoni vennero utilizzati per costruire i primi edifici veneto-bizantini, ai quali seguirono quelli gotici e rinascimentali.

E ancora oggi non si è ripopolata: gli abitanti dell’isola risultano infatti un totale di 11 abitanti in inverno e 14 in estate. Bisogna altresì dire che la distanza dalla città e le dimensioni dell’isola non favoriscono il ripopolamento. Questo è un vantaggio per noi turisti che possiamo ancora visitare un angolo autentico dell’antica Repubblica marinara.

 

Per raggiungere l’isola si prende il vaporetto da Fondamenta Nove, linea 12, fino a Burano e da lì il 9 per Torcello (ogni 30 minuti).

 

Una volta scesi dal traghetto si percorre il lungo viale che porta al centro città. A un certo punto si scorge un ponte, chiamato il ponte del diavolo, il quale nascoste un antica leggenda.

 

chiesa con cupola circolare a torcello

 

 

Si narra, infatti, che una giovane di Torcello si innamorò perdutamente di un austriaco e cercò in tutti i modi di diventare sua moglie. L’uomo, purtroppo, morì poco tempo dopo e la donna pianse tutte le lacrime che aveva in corpo. Al colmo della disperazione decise di fare un patto con il diavolo che abitava sul ponte, il quale le promise di rincontrare il suo amato in cambio di 7 anime di bambini. Lei obbedì ma proprio quel giorno la giovane venne a mancare. Il diavolo si presentò la sera stabilita, il 31 dicembre, per ricevere quelle anime ma non trovò nessuno. Per questo la sera di ogni 31 dicembre il diavolo si presenta sul ponte in attesa del compenso mai ricevuto.

 

Continuando, si raggiunge un altro ponte e sulla destra si vede la locanda Cipriani con il suo famoso ristorante e le sei camere da letto, mentre più avanti si arriva al centro dell’isola.

Sulla sinistra è situato il museo di Torcello che contiene i reperti archeologici ritrovati sull’isola.

Di fianco si trovano, invece, la chiesa di Santa Fosca il cui ingresso è gratuito e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, quest’ultima a pagamento. Il prezzo è di 5 euro per visitare l’interno e altri 5 per visitare il campanile. All’interno si trova uno dei più bei esempi di mosaici di arte veneta.

Davanti si può notare invece un enorme trono, chiamato il trono di Attila. Un’altra bizzarra leggenda racconta che qualunque donna si sieda in quel trono rimanga incinta!

 

edifici colorati a burano

Gli edifici colorati lungo un canale a Burano

 

BURANO

Burano è famosa essenzialmente per i merletti e il fatto che si sia sviluppata qui quest’arte ha un motivo ben preciso. Le donne hanno dovuto ingegnarsi fin dall’antichità per riparare le reti da pesca dei mariti che riportavano spesso danni e rotture.

Avevano affinato una tecnica talmente particolare da rendere le reti praticamente indistruttibili. La loro naturale evoluzione fu quella di creare dei prodotti in tessuto che potessero essere venduti alle classi più abbienti.

Da una parte c’erano quindi le donne che tessevano e dall’altra gli uomini che andavano a pesca.

Come ti accorgerai camminando tra le calle dell’isola, le case assumono tutte dei toni insolitamente sgargianti. La differenza dei colori serve proprio a identificarne la proprietà.

Questo perché gli uomini di ritorno dalla pesca si ritrovavano spesso alticci e nei periodi in cui il caigo, ovvero la nebbia, era piuttosto persistente, succedeva che i pescatori perdessero la strada di casa.

Alle donne toccò ingegnarsi nuovamente per ovviare il problema e così si inventarono i colori al fine di riavere i propri mariti a casa sani e salvi.

L’ultima stranezza da raccontare è quella del campanile che pende inesorabilmente verso il basso proprio come fa la Torre di Pisa e, allo stesso modo, rimane stabile senza alcun problema di afflosciarsi.

 

campanile storto a Burano

 

Oltre al museo del merletto che illustra questo nobile mestiere nei secoli, merita una visita anche la casa di Bepi Suà, forse una delle abitazioni colorate più rappresentative dell’isola.

La chiesa di San Martino Vescovo, invece, situata nella piazza principale Galuppi, nasconde al suo interno una bellissima tela del Tiepolo. L’edificio, purtroppo, non è sempre aperto al pubblico quindi controlla prima gli orari.

Nella stessa piazza troviamo ancora la statua dedicata a Baldassare Galuppi eseguita da Remigio Barbaro, noto scultore dell’isola e, a fianco della chiesa, si può vedere la cappella di Santa Barbara, oltre al Palazzo del Municipio costruito interamente in pietre d’Istria.

 

chiostro nel giardino interno del convento, torcello burano e san francesco

 

SAN FRANCESCO DEL DESERTO

L’isola è popolata dai frati minori francescani che vivono qui dal 1230 circa. Anche San Francesco toccò questo luogo, intorno al 1220, lasciando il ricordo del suo passaggio.

Ad abitare il monastero oggi sono rimasti quattro frati pronti ad accogliere i visitatori nei fine settimana e i pellegrini in cerca di meditazione e di tranquillità.

 

scritta di san Francesco nell'isola dei frati: torcello burano e san francesco del deserto

 

Per raggiungere l’isola è necessario arrivare a Burano e da lì, non essendoci mezzi pubblici, bisogna spostarsi con Laguna Fla: contattare Massimiliano (3479922959) come suggerito dal sito dei frati.

Un’esperienza spirituale davvero unica dove ritrovare la pace e la calma interiore. Ma tutte e tre le isole Torcello, Burano e san Francesco del Deserto sono un’esperienza da vivere!

L’isola selvaggia di Lanzarote è una fra le più interessanti delle Canarie, grazie alla sua conformazione geologica che la rende unica. Poca vegetazione, colori astratti e una curiosa architettura impreziosita da uno dei suoi più importanti rappresentanti artistici.

Il suo nome, invece, lo deve al navigatore ligure Lanzerotto Malocello che la scoprì nel 1312 e, innamoratosi, la abitò per un ventennio prima di essere espulso dalla popolazione locale dei Guanci.

L’isola selvaggia di Lanzarote

 

Come avrai potuto notare all’interno dell’articolo, un aggettivo continua a ripetersi: “selvaggia”. Per quale motivo?

Perché l’isola è di origine vulcanica e non si preoccupa di nasconderlo ai turisti. Il primo settembre del 1730 il vulcano Timanfaya eruttò e non smise di colare lava per ben 6 anni.

Il quantitativo di lava fuoriuscito è stimato quanto l’intera grandezza dell’isola: ed è ancora lì; ed è quello che il visitatore vede non appena approda nell’entroterra.

Dove prima c’erano coltivazioni, ora rimane, nonostante il tempo trascorso, lava, cenere e crateri aperti in vari punti dell’isola. L’impatto è sconvolgente: difficilmente vedrai in altre parti del mondo un panorama tanto spettrale.

Allontanandoti dall’aeroporto incontrerai solo cumuli e distese di lava da cui nessuna pianta germoglia. Solo sabbia e detriti: un paesaggio lunare paradossale.

 

terra lavica di lanzarote

 

Quando ho letto dell’eruzione del Timanfaya e della sua durata, avrei voluto fare dietrofront e scappare via.

 

Le Canarie sono conosciute per le raffiche di vento e l’acqua ghiacciata dell’oceano: Lanzarote non ne fa eccezione. Solo che, in questa terra, l’acqua a contatto con la sabbia  regala delle sfumature incredibili.

Quest’isola selvaggia è in grado di riconnetterti con la natura e farti chinare la testa di fronte alla sua potenza: noi piccoli esseri umani, che crediamo di dominare il mondo, lo possiamo fare solo se concesso. Ma quando Madre Natura ci richiama all’ordine, non ci resta che ubbidire.

 

Terra, acqua, fuoco e vento: qui potrai fare il pieno di elementi energetici ed è questo che rende l’isola così speciale.

 

 

lago verde nell'isola selvaggia di Lanzarote

Cosa visitare nell’isola selvaggia di Lanzarote

 

L’aeroporto si trova vicino ad Arrecife, il capoluogo dell’isola, da cui partono anche i traghetti per Tenerife, Gran Canaria e Cadice in Spagna.

Ancora più vicina all’aeroporto si trova la città Puerto del Carmen, una delle località turistiche più amate. Da lì si può facilmente raggiungere il Parco Nazionale del Timanfaya e testarne la sua energia sotterranea.

Nel centro dell’isola si visita la città di La Geria, famosa per la sua coltivazione di vitigni alquanto originale: le piante, infatti, sono nascoste da un muretto a secco in forma circolare che le ripara dal vento. Dall’uva si ricava il Malvasia, un vino dolce e compatto dal grado alcolico piuttosto elevato.

A sud troviamo playa Bianca un luogo incantevole da cui partono i traghetti per Fuerteventura. È famosa per la playa Papagayo di sabbia bianchissima che nasconde i riflessi di un mare azzurro cristallino, intervallato da sfumature verde brillante.

A nord invece possiamo ammirare Costa Teguise e il collegamento per l’arcipelago Chinijo e l’isola La Graciosa. Un’isola dove non girano macchine: si può solo andare a piedi o in bici. Si può ammirare dal Mirador del Rio che permette una vista mozzafiato sull’arcipelago e sul paesaggio circostante.

Tornando al centro dell’isola si incontra la playa de Famara, altra meraviglia incontaminata: tra gli scogli si nasconde Il lago verde, uno specchio d’acqua dai riflessi smeraldini che fronteggia il mare.

Spostandosi di qualche chilometro, invece, si può visitare la Cueva de los Verdes ovvero una grotta di origine lavica all’interno della quale è stato costruito un auditorium, con l’intenzione di ospitare gli eventi musicali.

 

 

passeggiata in dromedario

César Manrique

 

Se Lanzarote fosse un testo, César Manrique ne sarebbe l’inciso. L’isola deve molto al suo artista, il quale ha voluto e saputo adattare le opere di urbanistica al paesaggio, senza deturparne l’origine lavica.

Grazie a lui, infatti, il soggiorno diventa più interessante e istruttivo, obbligando i vacanzieri ad aggiungere alla lista delle “cose da visitare” anche questi siti:

  • César Manrique Foundation, la casa natale dell’artista eclettica e bianca, ricca di piante autoctone del territorio;
  • Jardin de Cactus, una raccolta di cactus da tutto il mondo e di tutte le dimensioni;
  • Jameos de l’agua, uno squarcio della crosta terreste, un tunnel vulcanico lasciato in eredità dall’ultima eruzione vulcanica.

 

E non solo: a lui si devono anche il Mirador del Rio, la cucina che sfrutta il calore del vulcano nel parco del Timanfaya e il ristorante che si apre con una vetrata per una vista a 360 gradi sul paesaggio, l’hotel Melia Salina a Costa Teguise e tante altre opere artistiche dislocate lungo tutto il perimetro dell’isola.

 

 

jameos de el agua isola selvaggia di Lanzarote

Consigli pratici

 

  1. Per visitare il Parco Nazionale del Timanfaya è consigliato prenotare la visita tramite un’agenzia viaggi perché in corriera si potranno raggiungere sentieri chiusi ai visitatori provvisti di auto. Dal ristorante, collocato nei pressi del cratere, si può mangiare il pollo cotto direttamente dal calore del vulcano. A Uga si può fare un mini tour in dromedario tra le dune di sabbia nera.

  2. I vini più pregiati si trovano nella cittadina di La Geria mentre i negozi più famosi sono la Bodega La Geria e la Bodegas El Grifo. Qui si possono acquistare le confezioni di vino da gustare in loco oppure da ordinare per farsele recapitare a casa.

  3. Tutte le domeniche a Teguise c’è un mercato di prodotti locali (vino, aloe, sigari, eccetera) e chincaglierie confezionate per i turisti: per questo si dice che il mercato abbia perso la sua impronta originale adattandola a una clientela più  vacanziera.

  4. Per scoprire l’isola in tranquillità è consigliabile prenotare un auto e visitare i vari punti di interesse seguendo i propri tempi. I prezzi non sono eccessivi e le strade sono facilmente percorribili grazie a un manto stradale e una cartellonistica in perfetto stato di salute. Non mancano numerosi distributori di benzina dislocati in tutta l’isola.

 

Sylt è un’isola tedesca che fa parte delle isole Frisone dal paesaggio selvaggio e dal mare burrascoso. Cosa aspettarsi? Fari, vento e ceste colorate!

La mia esperienza lavorativa a Sylt

 

Tanti anni fa feci la mia prima esperienza di lavoro all’estero in una gelateria in Germania nell’isola di Sylt. Un gelataio trevigiano, dai modi un po’ burberi e autoritari, cercava personale tramite un annuncio in un giornale pubblicitario.

Non sapevo una parola di tedesco ma la tentazione di trasferirmi per un periodo all’estero fu insistente. Avevo voglia di cambiare aria per cui decisi di chiamare e chiedere se c’era possibilità di partire.

Andai fino a casa sua a fare il colloquio in compagnia di una mia amica. I miei pensarono fossi pazza. Il colloquio andò bene e in marzo partii per un isola tedesca della quale ignoravo completamente l’esistenza.

Partimmo un lunedì mattina alle 5 sotto dei fiocchi di neve gelati e attraversammo in macchina tutta la Germania. Come se il viaggio non fosse abbastanza lungo deviammo ad Amburgo per affari del datore di lavoro e poi ripartimmo per raggiungere la nostra meta.

Eravamo in cinque in macchina e per arrivare fu necessario salire con l’auto sul treno e passare attraverso il mare in burrasca. Iniziai a pensare di essere pazza anch’io!

Giungemmo alle 8 di sera stremati e affamati. Il giorno dopo iniziai a lavorare come cameriera. Dovevo arrangiarmi con la lingua dei gesti perché non ero in grado di pronunciare neanche un singolo vocabolo tedesco.

Un po’ alla volta imparai a farmi capire e a comprendere le ordinazioni. Rimasi lì per otto mesi e nei giorni liberi viaggiai alla scoperta dell’affascinante isola misteriosa.

Come raggiungere l’isola

 

Sylt fa parte delle isole frisone che si trovano nel mare dei Wadden arcipelago del mare del Nord. Le isole si suddividono in occidentali nella parte dei Paesi Bassi, orientali nella parte della Germania e settentrionali che appartengono alla Germania o alla Danimarca.

Sylt si trova nelle isole settentrionali e per raggiungerla bisogna arrivare fino a Niebüll in macchina e usufruire del Sylt shuffle: un treno dove salire con l’auto per arrivare a Westerland.

Oppure con il traghetto dalla cittadina danese di Rømø fino a List. In alternativa si può comodamente prendere un aereo e raggiungere l’isola dall’aeroporto di Tinnum.Sylt isola frisona

 

Cosa vedere a Sylt

 

Le città principali dell’isola sono:

  • Westerland
  • List
  • Wenningstedt
  • Kampen
  • Keitum
  • Hörnum

 

Westerland è il capoluogo dell’isola e dalla via principale si snodano i negozi fino ad arrivare alla spiaggia. L’entrata alla spiaggia non è gratuita e, a causa del terribile vento che soffia non si trovano lettini ma ceste, dove potersi abbronzare riparandosi dall’aria.

Le persone si salutano con un Moin che assomiglia al verso delle foche presenti nelle isole vicine. C’è un interessante cimitero da vedere dedicato alle persone che sono morte in mare per raggiungere le coste di Sylt.

Quando il vento non permette l’accesso alla spiaggia a ridosso c’è una piscina coperta le cui vasche utilizzano l’acqua del mare e creano un effetto onda che fanno girare su se stessi.


List è una cittadina portuale dove partono i traghetti per la Danimarca. Il bellissimo faro fa da cornice alle foto e un abbuffata di pesce qui è d’obbligo.

Tantissimi localini sulla spiaggia e un paesaggio selvaggio da cartolina: un sapore autentico di vita nordica, intervallato dal rumore delle onde e le grida dei gabbiani.


A Wennigstedt si possono raggiungere dei bellissimi locali sulla spiaggia dove bere birra tedesca delle migliori marche e passeggiare sul bagnasciuga alla ricerca di conchiglie.

In alternativa ci si può riposare in qualche cesta per prendere un po’ di sole e ripararsi allo stesso tempo dal vento. Anche se l’attività più piacevole è fare una lunga passeggiata lungo la spiaggia per assaporare iodio e salsedine.


Kampen è il posto più chic dell’isola dove si trovano i negozi più esclusivi e uno dei posti più strani che abbia mai visto al mondo. Abbarbicato su una collina si nasconde alla vista il Kupferkanne, un locale che prepara delle colazioni strepitose.

Fu adibito come bunker durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale e grazie alla sua posizione si possono vedere i due lati dell’isola e in lontananza anche la Danimarca.

Non è semplice vederlo perché fuoriesce solo di poco dalla superficie mentre l’attività febbrile si svolge sotto terra nelle stanze adibite a cucina e nel salone ristorante.

 


Gli alberi del giardino sono stati sradicati dal vento in una notte tempestosa (come direbbe Schulz) e invece di toglierli sono stati piantati di nuovo ma con le radici in alto creando un scenario a dir poco spettrale.

 


Keitum si nasconde tra spiagge e campi dove si possono ammirare le mucche frisone originarie proprio di queste parti. Sono le mucche che vengono più allevate al mondo grazie alla grande quantità di latte che producono.

 

Inoltre ti consiglio di visitare la chiesa di San Severino che nasconde un organo spettacolare e una statua della morte piuttosto inquietante. Ma non aspettarti chissà quale bellezza architettonica!

La struttura della chiesa e gli addobbi all’interno sono piuttosto semplici se li paragoniamo alle nostre chiese italiane ma l’insieme è molto elegante e interessante.


Hörnum si trova nella parte opposta di List e si possono prendere i battelli alla scoperta delle isole vicine e ammirare le foche e i leoni marini che si rilassano al sole.

Ci sono dei piacevoli sentieri da seguire che costeggiano il mare e portano a visitare luoghi inesplorati ma non troppo… In questa zona, infatti, ci sono alcune spiagge nudiste quindi non ti spaventare se vedi signori di una certa età giocare allegramente in spiaggia senza costume!

Attività da fare a Sylt

 

A Sylt si va in giro in bicicletta grazie alle numerose piste ciclabili, si ammirano le dune di sabbia che si spostano continuamente nel tragitto che da Kampen porta a List o si parte alla ricerca di tutti i fari presenti fotografandoli in compagnia delle mucche frisone, protagoniste indiscusse dell’isola.

 

Sylt è famosa anche per i campionati mondiali di windsurf che si tengono ogni anno e per il surf a una sola tavola.

 

Gli uffici del turismo che si trovano a Westerland, Wennigstedt e Hörnum ti faranno conoscere i percorsi interessanti da seguire, ti aiuteranno a organizzare una giornata di visita a Copenhagen, a Legoland o ti suggeriranno dei tour in battello nelle isole vicine.

Tre piccole isole veneziane sono descritte in questo articolo: isola delle Vignole sant’Erasmo e della Certosa. Ne hai mai sentito parlare? Non sono molto famose e fortunatamente anche poco visitate.

Rimangono pertanto un’oasi di pace nei dintorni dell’affollata Venezia, luogo ricreativo e di relax dei veneziani che scappano dalle folle di turisti nei weekend.

Conosciute già dai romani venivano frequentate come luogo di villeggiatura e diedero il via alla formazione della città di Venezia. Ognuna differisce dall’altra per qualche piccola particolarità ed è per questo interessante conoscerla una ad una.

Isola delle Vignole

 

L’isola delle Vignole è raggiungibile con il vaporetto linea 13 da Fondamenta Nove che passa anche per Murano e Sant’Erasmo. Inoltre è un ottimo attracco per le houseboat che attraversano il Sile e che qui trovano numerosi parcheggi a loro disposizione.

I punti turistici principali sono la chiesa e la “Trattoria alle Vignole” una di fronte all’altra dove, a dividerle, c’è un suggestivo ponte di legno che collega le due sponde.

La chiesa è passata alla cronaca perché il parroco stanco di celebrare la messa senza partecipanti, ha deciso di chiedere ai fedeli di prenotare la funzione qualora volessero essere presenti. La chiesa è dedicata a sant’Eurosia, patrona dei raccolti e protettrice dalla tempesta, dalla siccità e dalle inondazioni.

 

La storia di Eurosia narra della giovane in viaggio nei Pirenei e dell’incontro con i Mori, in particolare con il condottiero Muza, che la desidera in sposa.

Al suo rifiuto prima le taglia le mani, poi i piedi e infine la decapita. La testa rotola giù dai monti portando tempesta e fulmini punendo così i colpevoli del loro delitto.

La verità, però, è differente…  La povera Eurosia fu decapitata dai mori e sotterrata. Al ritrovamento del cadavere il corpo e la testa vennero conservati in due chiese diverse mentre si suppone che le mani e i piedi siano stati tagliati successivamente e conservati da altre parti.

 

La trattoria alle vignole si trova sulla sponda opposta alla chiesa e con una gradevole passeggiata tra gli orti  si può assaggiare il prodotto DOP lagunare “la castraura” ossia i carciofi violetti appena sbocciati e raccolti.

È un ottimo posto dove mangiare la tipica cucina veneziana lontani dal frastuono, dal traffico e dal cemento della città, vivendo un momento di immersione nella natura.

 

veduta sull'isola delle vignole sant'erasmo

 

Isola di Sant’Erasmo

 

L’isola di sant’Erasmo è la seconda isola più estesa dopo Venezia con vocazione tipicamente contadina. Le strade strette non sono state progettate per le auto pertanto circolano solo api 50, biciclette e motorini.

All’hotel “Il Lato Azzurro” si possono affittare biciclette sgangherate e fare un giro dell’isola. Ne puoi approfittare per ammirare gli orti e la spiaggia dove i veneziani si ritrovano nei fine settimana.

La Torre Massimiliana è l’elemento di spicco da visitare una volta approdati a sant’Erasmo. Si tratta di una fortezza ottocentesca voluta dall’arciduca austriaco, nata dalle fondamenta di un precedente forte francese.

 

abitazione particolare a sant'erasmo, isola delle Vignole sant'erasmo

 

Isola della Certosa

 

L’ultima isola si raggiunge con il vaporetto 4.1 o 4.2 da piazzale Roma o dalla stazione. Abitato anticamente dai frati certosini custodiva la chiesa di sant’Andrea Apostolo con quadri del Tintoretto, Tiziano e altri artisti.

In seguito all’arrivo di Napoleone fu utilizzata come deposito delle polveri. Oggi è sede del Polo Nautico Vento di Venezia: un centro che offre servizi integrati per la nautica da diporto, lo sport, l’educazione ambientale, il turismo sostenibile, manifestazioni sportive e culturali.

All’interno si trovano un parco, un hotel con annesso bar e ristorante. Durante la biennale un ampio capannone ospita delle esibizioni, così come il Casello da Polvere del ‘500.