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Caffè nel mondo è un articolo in cui si vogliono illustrare dei modi insoliti nel preparare la bevanda energetica. Talvolta si desidera bere il caffè, ma non nella solita variante.

Pertanto in Italia e nel mondo, sono state inventate delle bevande con il caffè che assumo una forma a cocktail, a gelato o a dessert. Saranno proprio queste le tipologie di ricette a cui andremo a sviscerare gli ingredienti, così da poter viaggiare nel mondo grazie al caffè.

La prima ricetta è scozzese e si chiama Bonnie Prince Charlie Coffee, la second ricetta è irlandese. È simile alla prima ma con un tocco di whiskey irlandese. La terza ricetta è tedesca ed è un’alternativa al gelato classico: il suo nome è Eis Kaffee.

Infine, l’ultima ricetta è forse la più conosciuta poiché si chiama Crema al caffè, la quale può essere bevuta anche dai bambini. Anche se è meglio evitare di preparare la ricetta ai soggetti più vivaci!

 

 

Caffè nel mondo

 

Bonnie Prince Charlie Coffee

La ricetta del cocktail caffè nasce in Scozia e contiene un ingrediente alcolico piuttosto rinomato. Si tratta del liquore Drambuie, una ricetta speciale tramandata nelle pieghe del tempo.

Infatti, nel 1746 il principe Charlie, appartenente alla casata degli Stuart, dovette scappare dall’esercito del re per salvarsi la vita. I clan scozzesi, i quali caldeggiavano il ritorno degli Stuart, nascosero il principe prima nelle Highlands e poi lo scortarono fino alle isole Ebridi.

Giunse all’isola di Skye e da qui, con il sostegno di John MacKinnon, il principe riuscì a fuggire dagli inseguitori per dirigersi in Francia e mettersi finalmente in salvo.

Come ringraziamento, il principe Charlie consegnò al capo clan la sua ricetta segreta di un liquore, realizzata in suo onore. Nel 1873 la ricetta venne registrata come marchio di fabbrica da John Ross, proprietario del Broadford Hotel di Skye e dal figlio James.

Il nome che venne dato al liquore fu an dram buidheach, il cui significato in gaelico è la bevanda che soddisfa. Infine, nel 1914 Malcolm MacKinnon acquistò marchio e ricetta, e fondò quella che ancora oggi si chiama la Drambuie Liqueur Company.

Questo ingrediente è stato aggiunto al caffè per creare un cocktail dai contorni deliziosi.

Gli ingredienti necessari per realizzare un singolo bicchiere di cocktail sono: un cucchiaino di zucchero di canna, 30 millilitri di liquore Drambuie, caffè nero quanto basta, una spruzzata di panna e dei corn flakes a decorazione.

Il caffè deve essere caldo, perciò preparare il classico caffè americano e far sciogliere lo zucchero. A questo punto decorare con la panna, la quale deve essere bella compatta e spumosa altrimenti si scioglie, e decorare con un po’ di riccioli di mais per colazione.

La nostra prima ricetta di caffè nel mondo è servita ed è ottima come completamento di un pranzo o di una cena. Oppure, si presta bene anche come sostituto al tè con i pasticcini. In questo caso, serviamo una fetta di torta per blandire l’effetto alcolico.

 

Irish coffee

 

Irish Coffee

L’Irish Coffee è un’ottima variante alla ricetta precedente. Ci spostiamo di qualche centinaio di chilometri al fine di proiettarci nell’Isola di Smeraldo. La sua evoluzione è più recente rispetto alla ricetta scozzese.

Difatti, nasce nel 1942 da un’idea di Joseph Sheridan, un barman irlandese che lavorava principalmente per i marinai che giungevano nelle coste irlandesi.

Anche se alcune leggende narrano l’invenzione del cocktail grazie a un contributo americano, tramite il quale la ricetta pare sia viaggiata fino a San Francisco.

In ogni caso, l’Irish Coffee è talmente importante da festeggiarne la sua esistenza ogni anno il 25 gennaio. La ricetta è pressoché uguale a quella scozzese solo che in questo caso va aggiunto rigorosamente del whiskey irlandese.

Inoltre, la panna ha una consistenza meno spumosa e appariscente. Però, entrambi i cocktail vanno serviti in un bicchiere di vetro, così da mantenere la temperatura e far apprezzare gli strati di colore degli ingredienti.

Come decorazione segue un pizzico di noce moscata e, a volte, una granella di nocciole o una spruzzatina di cacao in polvere.

 

Eis Kaffee

 

Caffè nel mondo: Eis Kaffee

Durante il mio soggiorno lavorativo in Germania di Eis Kaffee ne ho preparati a bizzeffe. Questo perché la bevanda può essere consumata al posto del classico gelato.

Infatti, la ricetta prevede questi semplici ingredienti: caffè tedesco o americano, due o tre palline di gelato dai gusti classici, quali vaniglia, cioccolato e caffè, e infine, panna a piacere.

La stessa ricetta può essere realizzata con la cioccolata al posto del caffè per i bambini. A differenza dei cocktail, il caffè deve essere freddo e quindi tenuto in frigorifero per alcune ore.

Si inseriscono le palline di gelato in un bicchiere alto e lungo, poi si riempie con il caffè e infine si aggiunge uno spruzzo di panna. Se non si desidera si può riempire di caffè fino all’orlo.

La bevanda gelato è ottima in estate e talvolta anche come sostituto al pranzo o alla cena. Volendo si può aggiungere un contributo alcolico per rendere il gelato ardito!

 

crema al caffè

 

Crema al caffè

Anche la crema al caffè è una ricetta fredda e può essere un ottimo sostituto al tè del pomeriggio in estate. Si può usare sia il caffè della moka, sia quello americano oppure quello solubile, in base alla disponibilità.

Gli ingredienti necessari per l’ultima ricetta del caffè nel mondo sono: l’equivalente di una tazzina di caffè, 100 millilitri di panna da montare e un cucchiaino di zucchero di canna. Decoriamo con i classici cioccolatini a forma di chicco di caffè.

L’esecuzione è molto semplice ma necessita del tempo per raffreddarsi. In un pentolino mescoliamo la panna, il caffè, lo zucchero e lasciamo sobbollire il composto fino a quando non raggiungerà una consistenza cremosa.

A questo punto, togliamo dal fuoco e lasciamo raffreddare. Volendo si può gustare anche caldo. Nel piattino della crema al caffè mettiamo il nostro cioccolatino o se la bevanda è fredda possiamo utilizzare il chicco di caffè al cioccolato come decorazione.

 

Se non ti piacciono le ricetta di caffè nel mondo e preferisci il tè, scopri l’unica piantagione di tè europea alle Azzorre:

Borghi italiani sorprendenti ce ne sono a bizzeffe nella nostra amata penisola, eppure alcuni sono da visitare almeno una volta nella vita. Sono quelli entrati a far parte dei più bei borghi in Italia grazie alla loro carica di arte, storia e cultura.

Il nostro Belpaese vanta un assortimento pressoché infinito di borghi caratteristici capaci di attrarre l’attenzione dei vacanzieri, sebbene fuoriescano dai classici circuiti turistici. Anzi, proprio la loro peculiarità sibillina funge da magnete persuadendo la curiosità del viaggiatore.

Celano al loro interno altisonanti storie di conquista, di sottomissione, di cedimento e di rivalsa. Racconti che narrano di eroiche gesta o di azioni impunite, mai cancellate dai ricordi popolani. Un intruglio di folklore e tipicità che vanno a formare il tessuto incomparabile dell’Italia.

Borghi italiani sorprendenti

 

I borghi italiani sorprendenti sono dislocati da nord a sud, senza dimenticare le isole. In particolare, andremo a conoscere i seguenti:

  • Strassoldo, in Friuli Venezia Giulia;
  • Ossana, in Trentino-Alto Adige;
  • Bellano, in Lombardia;
  • Vho, in Piemonte;
  • Bagnara di Romagna, in Emilia-Romagna;
  • Populonia, in Toscana;
  • Sellano, in Umbria;
  • Petritoli, nelle Marche;
  • Casoli, in Abruzzo;
  • Gaeta Medievale, nel Lazio;
  • Gesualdo, in Campania;
  • Tropea, in Calabria;
  • Erice, in Sicilia;
  • Lollove, in Sardegna.

A decretarne il successo non è certo il nome, perlopiù distintivo, ma lo spirito del luogo che lo ammanta. Perciò avviciniamoci a passi felpati, per non disturbare il demone, e andiamo a scoprire quali segreti e meraviglie vengono celati in questi luoghi.

 

I borghi del nord Italia

Ossana è un borgo che si trova in Trentino-Alto Adige e, più precisamente, nell’incantata Val di Sole, meta turistica invernale ed estiva.

In inverno Ossana si contraddistingue per essere il “Borgo dei 1000 presepi” dove la festa della natalità del Cristo incontra i paesaggi pittorici degli edifici e del castello San Michele affastellati lungo il centro storico.

L’antico borgo medievale di Strassoldo, a Cervignano del Friuli, disegna la sua architettura attraverso l’espediente cavalleresco di suddividere la parte alta da quella bassa.

Abbiamo quindi il Castello di Sopra e il Castello di Sotto. Al suo interno vennero ospitate diverse personalità storiche di estrema rilevanza, le quali tracce vengono conservate fra i miasmi del tempo.

Bellano è un borgo che richiede il suo spazio alle sponde del lago di Como. Molti citano ‘l’orrido Bellano’ riferendosi non al suo aspetto estetico o architettonico bensì alla profonda cavità creata dal torrente Pioverna.

Ma chi non ama l’altitudine può sempre rifugiarsi nel particolare Museo del Latte e della storia della Muggiasca, scrigno della tradizione agricola popolare.

Gli amanti della musica rock si saranno subito indirizzati a questo paragrafo per scoprire il borgo di Vho. Purtroppo, il nome non collima con la band rock ‘The Who‘ ma richiama i cultori dell’archeologia, dell’arte e della storia.

Infatti, queste sono le prerogative che invitano alla visita del borgo anche se nulla vieta di ascoltare in cuffia le note di “My generation“.

Infine, a Bagnara di Romagna si ode il fruscio del tempo incastonato fra le mura del castrum medievale e il profumo dello zafferano, tipico del luogo. Il borgo si anima da aprile a ottobre con eventi e manifestazioni di vario genere e finalità.

 

borghi italiani sorprendenti montani

 

A zonzo nei borghi del centro Italia

A Populonia gli Etruschi copiarono i Maya, posizionando una città sul mare alla stregua di Tulum nei Caraibi.

Le tonalità dei colori e l’atmosfera non coincidono, sebbene il sentore storico assedi il borgo. Il castello presenta tutte le caratteristiche di un complesso fortificato e spiana le vele dell’architettura medievale.

Sellano in Umbria si anima in agosto quando compaiono le prime strutture per iniziare la sagra cittadina. Viene preparato il dolce “Attorta” con un ripieno di fichi, frutta secca e uva, mentre la musica si estende oltre le mura della Pieve.

Petritoli è il borgo più amato dalle coppie che sognano di sposarsi in Italia. Ecco perché è conosciuto anche con il nome di ‘Borgo dei matrimoni’ con il beneplacito dei professionisti wedding planner della zona.

Il suo centro storico presenta degli edifici di forte valore architettonico e l’arte raffigurativa nelle pareti degli interni richiama i cultori del classico.

Casoli è sospesa tra la montagna e il mare e promette dei panorami da cartolina, ideale per chi non riesce a fare a meno dei selfie.

Le chiese e il castello la rendono un borgo incantato anche se la maggior parte del merito va ai suoi ospitali abitanti che abbelliscono il borgo di eventi e manifestazioni.

Gaeta Medievale è posizionata sul mare, nella regione Lazio, e viene spesso ammirata da chi raggiunge la località tramite un’imbarcazione.

Il borgo è parte della storia italiana poiché in questo luogo combatterono gli eserciti borbonici contro i piemontesi. Uno spiraglio architettonico che diede il via all’Unità d’Italia.

 

Erice borgo

 

Sud Italia e isole tra i borghi italiani sorprendenti

Gli ultimi borghi italiani sorprendenti sono Tropea in Calabria, famosa località turistica marittima con la sua setosa spiaggia, Lollove in Sardegna funestata da una maledizione, Gesualdo con i suoi prodotti tipici locali e, infine, Erice che si erge a dominare la provincia di Trapani.

Tropea è famosa per il mare e per il centro storico avente origine dall’Età del Bronzo. Forse è la località più nota di tutta la Calabria e le immagini della sua estensione a picco sul mare sono ricercate.

A differenza, Lollove è quasi sconosciuta. Si tratta di un borgo abbandonato osteggiato da una maledizione che lo fa vivere senza mai morire. Persiste nella sua atmosfera decadente senza rialzarsi.

La colpa è da attribuire a un gruppo di monache, le quali si lasciarono andare a comportamenti lascivi che indispettirono la popolazione e lo spirito del luogo.

Gesualdo è fitto di elementi di valore storico e architettonico ma la maggior parte delle persone lo conosce per i suoi prodotti gastronomici.

Difatti, a Gesualdo si cercano i tre PAT, ovvero i prodotti agroalimentari tradizionali certificati. Si tratta del pomodorino seccagno, del sedano e dell’aglio dell’Ufita.

Erice è un borgo incantato, sfondo dei tour che partono da Trapani o dall’osannata località marittima San Vito lo Capo. Famosa per la sua formazione antica, poiché accolse le ceneri degli esuli troiani.

Oggi conosciuta per le pasticcerie, fondate da donne che hanno carpito i segreti culinari dei monasteri per donarli al mondo, soprattutto quello del turismo.

La lista ponti del Diavolo finisce a pieno titolo nella lista viaggio poiché si possono organizzare delle gite conformi al folklore locale. La base che accomuna tutte le leggende collegate ai vari ponti dislocati nel mondo fa riferimento a un patto siglato, e non mantenuto, fra i cittadini di un villaggio e il Diavolo.

Non solo. Questi ponti si trovano in luoghi speciali, in cui si presuppone possa fluire un sottofondo magico dovuto alla concentrazione di energia supportata dall’incontro fra roccia e acqua: da sempre due elementi naturali considerati di entità superiore.

Il comune denominatore è la comparsa di un determinato giorno in cui queste facoltà si esaltano a vicenda dando vita a un potere sovrannaturale, designato come portale che collega una dimensione all’altra.

Quindi, da una parte vige un fondamento di credenza cristiana, dall’altra una forma evanescente di paganesimo. La leggenda più frequente, che si può riscontrare attraversando uno di questi ponti, è quella del patto con il Diavolo.

Qual è la correlazione fra ponte e Diavolo?

In sostanza, pare che un villaggio per salvarsi da qualche calamità naturale, abbia stipulato un patto di aiuto con il Diavolo. Al Diavolo veniva chiesto di costruire un ponte mentre gli abitanti avrebbero sacrificato un bambino o una vergine come pegno sotto forma di ringraziamento.

Una volta costruito il ponte però i cittadini ritraevano la garanzia e non consegnavano il pegno. Il ponte veniva così maledetto e a cadenza regolare – che corrispondeva al giorno in cui si doveva saldare il pegno – il Diavolo si presentava per riscuotere il proprio premio.

Il ponte era considerato un’opera ingegneristica di tale livello che le persone più semplici presupponevano fosse realizzato da un’entità non umana. Per questo al ponte venivano collegati degli influssi sovrannaturali.

Infatti, la maggior parte di questi ponti ha una conformazione ad arco che può dare adito a dubbi se visto con gli occhi di una persona poco propensa alla conoscenza dell’architettura.

In Italia ce ne sono molti e alcuni di questi sono alquanto scenografici ma non mancano di apparire altrettanto mistici quelli europei nonché quelli extraeuropei.

 

ponte a Torcello, Venezia

Lista ponti del Diavolo in Italia, in Europa e nel mondo

 

ITALIA

La lista ponti del Diavolo in Italia accomuna quasi tutto il territorio. Spesso il ponte in questione è supportato da due nomi che identificano una particolarità, una determinata leggenda o un una personalità del luogo a esso collegata.

Nonostante ciò, la presenza diabolica surclassa quella originale portandosi appresso una nota esoterica di spessore, difficile da minimizzare o cancellare dalla mente delle persone.

Se vuoi scoprire la lista ponti del Diavolo in Italia dovrai visitare queste località:

  • Cividale del Friuli, Civita di Bagnoregio, Lanzo Torinese, Torcello, Vulci, Paola, Dronero, Barizzo (lungo il fiume Sele), Tolentino, Trasquera (unendo a esso la frazione di Bugliaga).

Esistono poi altri ponti che presentano due nomi: uno principale e uno sottinteso alla maledizione diabolica. Per esempio, il Ponte Gobbo a Bobbio è conosciuto anche come ponte del Diavolo forse a causa della sua spettacolare forma e lunghezza. Così come il ponte Cecco ad Ascoli Piceno, l’acquedotto medievale di Salerno e il ponte Coperto a Pavia sono conosciuti anche come ponte del Diavolo.

Nella lista ponti del diavolo vengono citati anche ponti dedicati alle personalità romane:

  • il ponte di Annibale a Ricigliano, a Cerreto Sannita, a Luogosano e a San Mango sul Calore, il ponte di Augusto e Tiberio a Rimini, il ponte d’Ercole nella zona di Frignano, il ponte Fabio Massimo o ponte dell’occhio a Faicchio.

Il fattore diabolico è forse collegato al tempo, in quanto ai cittadini medievali sembrava quasi impossibile che in epoche remote si potessero costruire dei ponti così robusti e stabili, tali da durare fino ai giorni nostri.

Gli altri ponti del Diavolo presenti nella lista sono:

  • il ponte Calatrasi a Roccamena, il ponte delle Streghe a San Lupo, il ponte della Maddalena a Mozzano e il ponte di Santo Spirito tra Montecalvo Irpino e Casalbore.

 

ponti europei diabolici

 

EUROPA

In Europa coesistono, come nel territorio italiano, le leggende legate all’esoterismo dei ponti. L’origine pare essere la stessa collegata alle componenti folkloristiche sia pagane che cristiane.

Probabilmente, l’impatto avveniristico dei ponti ha toccato la coscienza di molte persone trascendendo le varie religioni e spiritualità. Gli austriaci temono, in particolare, il Teufelsbrücke a Finkenberg mentre in Bulgaria nelle vicinanze di Ardino presenzia il Dyavolski most.

Gli altri stati europei che vantano un solo ponte del Diavolo sono la Russia a Puškin, la Polonia a Czerna, il Portogallo fra tra Vieira do Minho e Montalegre e la Estonia con il soprannome Kuradisild a Tartu.

In Belgio ci sono ben due ponti del diavolo a Chaudfontaine e Woluwe-Saint-Pierre come nel Regno Unito a Ceredigion e a Kirkby Lonsdale. Due ponti sono presenti anche in Repubblica Ceca con il nome Čertův most a Blansko e a Náměšť nad Oslavoua, in Slovenia accompagnato dal nome caratteristico Hudičev most a Bohinj e a Sottotolmino e in Svizzera a Egg e Andermatt.

La Spagna, forte della sua tradizione cattolica ne possiede tre: il Ponte di Castrejana a Barakaldo e i due Puente del Diablo a San Miguel de Pedroso e a Martorell. La Germania ne ha quattro con il nome riconoscibile come Teufelsbrücke a Kromlau di Gablenz, Mannheim, Flensburgo e Inzigkofen.

A fare concorrenza all’Italia, in quantitativo di ponti del Diavolo, è la Francia che ne presenta ai visitatori e ai suoi conterranei ben 25. Un numero che se andiamo a controllare surclassa quello italiano.

La lista ponti del Diavolo in Francia comprende le località:

  • Alet-les-Bains, Anzême, Bellecombe-en-Bauges, Biarritz, Cahors, Céret, Échenoz-la-Méline, La Chapelle-du-Bard, Montgaillard, Olargues,  Chalencon, Saint-Christaud, Saint-Marcellin-en-Forez, Saint-Palais-sur-Mer, Thueyts, Toulon-sur-Arroux e a Villemagne-l’Argentière.

Il Pont de Tigny o Ponte del Diavolo si trova a Pouilly-sous-Charlieu mentre il Gole del Pont du Diable a La Vernaz. Entrambi si riconoscono non solo come ponte del Diavolo ma con un secondo nome correlato, così come il Ponte di Sant’Antonio a Montoulieu.

Ci sono, infine, i ponti del Diavolo di collegamento tra un comune e l’altro, come il pont sur l’Hérault, pont du Gouffre noir o pont du Gour noir che unisce Saint-Jean-de-Fos e Anianequelli. Altri ponti sono presenti a:

  • Crouzet-Migette e Sainte-Anne, Mazaugues e Signes, Ménerval e Saumont-la-Poterie, Romagny e Le Neufbourg, Saint-André-de-Chalencon e Tiranges.

 

lista ponti del diavolo europei

 

LISTA PONTI DEL DIAVOLO NEL MONDO

Il resto del mondo porta in alcuni stati la leggenda di un ponte diabolico toccato dalla presenza di un diavolo o di più diavoli che si ritrovano sotto le arcate della costruzione.

In Algeria è tenuto sotto osservazione il Ponte du Diable a Costantina, ad Antigua il Devil’s Bridge, in Costa Rica il Puente de Piedra, nel distretto di Grecia mentre in Bolivia fa sprezzo del suo valore esoterico il Puente del Diablo a Potosí.

Il Messico ne possiede due: il Puente del Diablo a Cuernavaca e quello a Victoria de Durango mentre gli Stati Uniti solo uno: il Devil’s Bridge a Sedona, nello stato dell’Arizona.

Nel sorprendente Altopiano della Vigolana si fanno degli incontri davvero speciali e alquanto sorprendenti. Mai avrei pensato di conoscere Bruno l’alpaca, dopo aver compiuto un itinerario soverchiato dall’intenso profumo dei ciclamini.

Eppure è successo: ed è proprio questo l’aspetto intrigante dei viaggi. Poiché riescono a travolgerti in avventure incredibili e inaspettate. Proprio per questo si dice che quando viaggiamo dobbiamo lasciare le redini e lasciarci andare.

Per esempio, io in questo viaggio, ho deciso di ascoltare i consigli delle persone del posto che ho incontrato. È stata una coppia di Piné che mi ha convinto a fare questa escursione, dato i toni entusiastici del loro racconto.

Non avevo mai progettato le mie vacanze prendendo spunto dai suggerimenti ma devo ammettere che è stata una scelta azzeccata, perché il sorprendente Altopiano della Vigolana non è stata l’unica affascinante escursione che ho fatto.

 

scorcio dal sorprendente Altopiano della Vigolana

L’Altopiano della Vigolana

 

Prima di iniziare il racconto sulla mia escursione, voglio spiegarti la localizzazione del sorprendente Altopiano della Vigolana. Si trova in prossimità di Folgaria, una cittadina trentina situata vicina al più famoso centro turistico di Lavarone.

Ai piedi dell’Altopiano scorre il torrente Centa, in cui ci si può fermare per fare un bagno. Sulle rive delle sue acque è stato istituito anche un suggestivo parco fluviale.

Il percorso è attraversato da un itinerario a piedi corrispondente all’ippovia, mentre dalla parte opposta si possono ammirare le numerose coltivazioni di meli, tipici del Trentino.

Purtroppo, quando ci sono andata io a luglio 2022, il torrente era in secca a causa della siccità incombente e continuativa. Perciò, il percorso si può fare lo stesso ma senza godere del tranquillante gorgoglio dell’acqua.

Anticamente, questo passaggio era l’unica via che collegava la provincia di Vicenza a quella di Trento. Ci troviamo collocati nella zona dell’Alta Valsugana, in cui a dominare sono le montagne popolate dai cimbri.

 

sentiero nel sorprendente Altopiano della Vigolana

 

Per ritornare alla nostra escursione, non dobbiamo fare altro che raggiungere il parcheggio da dove parte il sentiero che ci porta fino al rifugio Casarota.

Il percorso è costellato da varie diramazioni per cui fai attenzione a seguire bene le indicazioni dei cartelli nonché le segnalazioni sugli alberi o sui sassi del sentiero. Li riconosci dalla bandierina rossa e bianca.

Nel frattempo poi goderti la profumazione dei ciclamini che durante la loro stagione di fioritura caricano il paesaggio di una nota dolce, invitante ed energizzante.

Ne avrai bisogno, perché il percorso è interamente in salita. Per fortuna non è lungo: dura solo un’oretta e al termine ti ritroverai accolto dalla festosa allegria dei gestori del rifugio Casarota.

E ad aspettarti ci sarà anche la star dell’Altopiano della Vigolana: Bruno l’alpaca. Il nostro amico preferisce la compagnia umana piuttosto che quella dei suoi colleghi e quindi ama sistemarsi tra i tavoli per ascoltare le ciarle delle persone che vi giungono.

Qui puoi mangiare i piatti tipici della cucina trentina. Io ho preso un buon piatto di canederli – apprezzati anche da Pepe – e fare amicizia con gli altri escursionisti di passaggio.

 

rifugio Casarota

 

Volendo il rifugio offre stanze a chi decide di allungare l’escursione. Infatti, questa non è che la tappa intermedia che porta a diverse altre escursioni. Lo so che sarà difficile abbandonare la placida compagnia di Bruno ma qualora la giornata fosse godibile, ti consiglio di proseguire.

Il sentiero prosegue a destra del rifugio dove troverai la cartellonista provvista di informazioni riguardo i punti panoramici da visitare e la tempistica necessaria.

Il panorama, già da qui, è notevolmente suggestivo e nel frattempo che aspetti il tuo pasto, puoi approfittarne per fare un bel po’ di foto. Ma non dimenticare che sei in montagna, per cui il tempo scorre più rilassato nonostante la sua essenza volubile.

 

cartellonistica percorsi

I percorsi da aggiungere sono:

  • Albi in 10 minuti;
  • Rifugio Paludei e Bus de le Zoie in un’ora e quaranta minuti;
  • Becco di Filadonna in due ore.

Continua le tue escursioni solo se il tempo lo permette perché mentre il primo tratto per raggiungere il rifugio è all’interno del bosco, la seconda parte è fin troppo esposta al sole.

Pertanto, valuta le condizioni meteo prima di partire e verifica che non siano previste piogge o, in estate, un cielo fin troppo soleggiato. In cambio, riceverai una bellissima veduta sulla Valsugana e sui paesi sottostanti che fanno da cornice al paesaggio.

 

bruno l'alpaca

Link utile:

San Vito lo Capo fai da te, nella provincia di Trapani, è un viaggio sorprendente che ha deliziato le mie ultime vacanze estive. Non solo estive, ma quasi autunnali.

Infatti, il mio penultimo giorno di vacanza è coinciso con il primo giorno di autunno, e passando dal sud al nord ho perso dieci gradi di temperatura.

A parte questo, sono rientrata carica di energia e con nuove, interessanti storie da raccontare.

San Vito lo Capo fai da te

 

Atterrata all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo ho atteso la corriera di Autoservizi Russo, l’unica che fa la spola tra l’aeroporto e la cittadina di San Vito lo Capo. L’alternativa è accordarsi con un servizio di transfert online o direttamente in aeroporto.

A cambiare è ovviamente il prezzo e il tempo trascorso. Dieci euro di corriera contro un minimo di cento euro per il transfer. La corriera impiega un’ora e quarantacinque mentre in auto si impiega circa un’ora e un quarto, dipende dal traffico.

Si attraversa un paesaggio vario, brullo e spigoloso. Due cittadine in particolare hanno attirato la mia attenzione. La prima si chiama Custonaci ed è specializzata nell’estrazione del marmo, tanto da venir venduto come marmo di Carrara.

La seconda, Purgatorio, era dedita alla coltivazione del fico d’India anche se ora la produzione è decisamente diminuita. Il nome non richiama alcun luogo dantesco ma si riferisce alle conseguenze fisiologiche date dell’alto consumo dei frutti.

Pare infatti, che consumare troppi fichi d’India, crei problemi di stipsi causati dai fastidiosi semi all’interno. Per ovviare il problema si utilizza la purga, il metodo usato dagli stessi abitanti, definendo così il nome del comune. 

A qualche chilometro prima di San Vito lo Capo sorge il comune di Macari, divenuto famoso per la serie TV in onda sulla RAI, che nasconde diverse calette e una spiaggia di colore marrone, quasi rossastro.

Rispetto a San Vito lo Capo quest’ultimo è più selvaggio e meno frequentato, sebbene sia facilmente raggiungibile da San Vito lo Capo grazie a un servizio di navetta gratuito. Con lo stesso bus navetta si possono raggiungere la Baia Santa Margherita e la frazione di Castelluzzo.

 

Spiaggia di Macari: san vito lo capo fai da te

A San Vito lo Capo

 

Moltissimi turisti decidono di raggiungere la località verso metà settembre in occasione del Festival Internazionale del couscous. E così ho fatto anch’io, pur non sapendo nulla dell’evento.

Quest’anno, causa pandemia, la manifestazione ha presentato diversi appuntamenti culinari ma meno bancarelle artigianali e pochi punti di ristoro, in realtà solo due. In condizioni di normalità, invece, il couscous viene servito lungo tutte la vie principali, nel lungomare e all’interno di ristoranti e locali.

Ma com’è San Vito lo Capo?

Una cartolina dai contorni caraibici: sabbia bianca, mare azzurro, palme e il contorno del monte Monaco in lontananza, a fare da cornice. I prezzi dei lettini, a settembre, si aggiravano fra i 10 o 15 euro ma sono presenti ben due spiagge libere. 

Una località votata al turismo anche se c’è chi ci vive tutto l’anno data la presenza di una scuola. Non è semplice da girare in macchina a causa dei numerosi sensi unici e zone ZTL, mentre è quasi rilassante camminare o andare in bici.

Le vie in verticale sono  dedicate ai ristoranti, ai locali, ai negozi e allo shopping. La sera prendono vita e si anima di bancarelle che propongono varie escursioni.

Nella piazza Marinella ogni sera si giocano partite a scacchi con degli scacchi giganti, capitanati dai cittadini locali che invitano i turisti a sfidarli. Se decidi di cimentarti in una partita ricordati che i Sanvitesi non sono abituati a perdere!

 

tempio di Segesta

Escursioni da fare

 

Se una settimana dedicata esclusivamente al mare e alla spiaggia non è fra le tue priorità, allora potresti spostarti per fare delle escursioni in qualche località vicina. Le più gettonate sono:

  • Erice e le saline di Trapani;
  • tour delle isole Egadi (Favignana e Levanzo);
  • visita al Parco Archeologico di Segesta;
  • Riserva dello Zingaro;
  • Scopello e Castellammare del Golfo.

Io fortunatamente, le ho fatte tutte, ma considera che per fare i giri in barca o in traghetto per le Egadi devi sempre fare attenzione alla presenza del vento di scirocco. Per questo ti consiglio di prenotarle in tempo, evitando di dover rinunciare causa mare mosso.

Tutte le attrazioni si trovano nella provincia di Trapani e distano al massimo un’oretta di macchina. Differiscono l’una dall’altra e ciò rende la vacanza ancora più interessante.

 

Erice: da San Vito lo Capo fai da te

ERICE 

A mio avviso, la più sorprendente, grazie alla sua particolare cornice storica e l’unicità della sua pavimentazione. La cittadina sorge su un antico tempio pagano dedicato alla divinità femminile della Venere Ericina. 

Le vie acciottolate sono state calpestate dagli Elimi, dai cartaginesi, dai romani e da altre civiltà che hanno lasciato il segno del loro passaggio. Mentre il conte Pepoli ha lasciato la sua testimonianza sotto forma di un castello, ahimè privato, e quindi non visitabile.

Ma oggi Erice è famosa per la sua pasticceria e per l’intraprendenza di due donne, le quali in tenera età, vissero all’interno di un convento carpendo le ricette segrete delle monache. Poi, una volta libere, aprirono dei laboratori di pasticceria riscuotendo fin da subito un notevole successo.

Erice si può raggiungere da San Vito lo Capo tramite un’escursione organizzata che toccherà anche i siti di Segesta e le saline di Trapani. L’alternativa è affittare una macchina.

Per organizzare il tour fai da te: da San Vito lo Capo a Trapani prendi il bus di Azienda Siciliana Trasporti (trovi il sito online). Una volta a Trapani prendere il bus ATM Trapani (www.atmtrapani.it) e la funicolare (www.funiviaerice.it.). Il bus 203 in estate scende da Erice fino al centro di Trapani se si vuole evitare di prendere la funicolare.

le saline di Trapani a San Vito lo Capo e dintorni

LE SALINE DI TRAPANI

Il sale e la sua capacità di trasformare il gusto di un cibo, liberato nel cielo ha un sentore fresco e salubre. E vedere le saline di Trapani dona questo senso di leggerezza.

Le saline fanno parte della Riserva naturale, della convenzione di Ramsar e sono gestite dal WWF. Vantano la presenza di numerosi mulini di vario tipo ma il più visitato è quello di Nubia.

In particolari periodi dell’anno si possono vedere anche gruppi di fenicotteri che pasteggiano alacremente alla ricerca di gamberetti mentre l’avocetta nidifica all’interno dell’area protetta.

Per raggiungere le saline di Trapani da San Vito lo Capo fai da te dovrai affidarti all’Azienda Siciliana Trasporti (www.aziendasicilianatrasporti.it) per arrivare a Trapani e poi affittare una bici. La distanza è di circa 5 chilometri su superfice piana. Il costo dell’affitto si aggira sui 10€.

 

Segesta teatro

 

SEGESTA

Il Parco Archeologico di Segesta è uno spettacolo a cielo aperto che testimonia il passaggio del popolo degli Elimi. Le attrattive principali sono il tempio incompleto e il teatro. 

Si tratta di un assaggio di ciò che potresti vedere alla valle dei Templi ad Agrigento, ciononostante, non è così facile trovare templi pagani ancora in ottimo stato, per cui è un’occasione da non perdere.

Per visitare l’intero parco è necessario decidere se fare una lunga passeggiata o approfittare della navetta. Il tempio si trova in basso, vicino all’entrata del parco, mentre il resto dei siti sono posizionati piuttosto lontani.

Il prezzo del biglietto varia in base alla scelta: 

  • sei euro senza navetta;
  • otto euro con navetta.

Il mio consiglio è di prendere la navetta se ti appresti a visitare il sito in estate e di goderti la passeggiata se le temperature sono clementi, perché ti assicuro che il caldo potrebbe essere insopportabile. 

È impossibile raggiungere il parco con i mezzi pubblici, l’unico modo è prendere un taxi, prenotare un tour o un transfert o affittare una macchina. Affitta una bici solo se è elettrica o se sei allenato perché le salite da fare sono implacabili!

Levanzo

ISOLE EGADI

L’arcipelago delle Egadi comprende: 

  • Favignana;
  • Formica;
  • Levanzo;
  • Marettimo;
  • e altre isole più piccole.

Le più visitate sono Favignana, che è anche la più grande, Levanzo e Marettimo. Formica è un’isola privata che appartiene all’associazione “Mondo X” gestita da Padre Eligio che si occupa di recuperare le persone con problemi di tossicodipendenza.

Le isole appartennero alla famiglia genovese dei Pallavicini-Rusconi di Genova fino all’acquisizione della famiglia Florio che ne potenziò le tonnare. Sono famose altresì per essere state testimoni della Prima Guerra Punica combattuta fra Cartaginesi e Romani.

Se si visitano tramite un tour organizzato si vedranno Favignana e Levanzo, le più vicine, mentre dal porto di Trapani si possono acquistare i biglietti anche per Marettimo.

Troverai un mare dai riflessi blu e azzurri mentre l’entroterra spicca per le abitazioni in tufo bianche e gialle. Numerose le calette da cui tuffarsi e sondare i fondali ma anche nascondigli in cui rilassarsi lontano dagli altri turisti.

Scopello a San Vito lo Capo e dintorni

RISERVA DELLO ZINGARO E SCOPELLO

Un tour assolutamente da fare a San Vito lo Capo e dintorni è un giro in barca a Scopello e nella riserva dello Zingaro. La prima è una borgo che si affaccia sul mare famoso per i suoi faraglioni. 

La riserva dello Zingaro, invece, è un area terrestre protetta in cui ci si può avventurare a piedi per scoprire le sue meravigliose calette e incontrare numerosi, ma schivi, animali selvatici.

Da San Vito lo Capo partono giornalmente tour diretti a queste due destinazioni sia da mezza giornata che da giornata intera. Si possono raggiungere anche in autonomia con l’auto a noleggio o con la corriera che arriva a Castellammare del Golfo, per poi spostarsi a Scopello.

 

Castellammare sul Golfo

CASTELLAMMARE DEL GOLFO

Una cittadina dai toni solari che dalla strada principale che collega Trapani a Palermo scende vertiginosamente verso il mare. L’entroterra è un incontro di rumori, immagini e odori.

La sera si anima: i numerosi locali riempiono le vie e le piazze di tavolini e di musica per gustare le meravigliose pietanze siciliane. La mattina e il pomeriggio sembra quasi disabitata perché i turisti si dirigono tutti verso il mare. 

La spiaggia sabbiosa si trova a qualche chilometro di distanza dal centro storico anche se una piccola spiaggetta è posizionata sotto la piazza che anticipa il porto. 

Ti consiglio di allontanarti dalla la spiaggia ‘cittadina’ la quale non è molto ordinata, ma soprattutto perché se vuoi mangiare qualcosa, ti dovrai necessariamente spostare al litorale. 

Castellammare del Golfo è collegata a San Vito lo Capo grazie alle corriere Autoservizi Russo. La stessa compagnia copre le distanze per l’aeroporto Falcone-Borsellino e il centro di Palermo.

 

Florio viaggio in Sicilia

 

I leoni di Sicilia

 

Viaggiando fra San Vito lo Capo e dintorni è impossibile non incappare nella storia della famiglia Florio, soprattutto se ci si avventura alle Egadi, a Palermo o a Marsala.

Questa importante famiglia siciliana ha dato lustro alla regione portandola dal punto di vista commerciale e industriale a livelli elevati di produttività. Ha dato lavoro a molte famiglie ed è stata ricevuta nelle più importanti corti europee.

Due libri di Stefania Auci raccontano le vicissitudini di Paolo, Ignazio, Vincenzo e le altre donne Florio che hanno attraversato indenni due secoli di storia, prima di chiudere definitivamente tutte le loro attività.

Le loro peripezie vengono narrate dal sussurro caldo dello Scirocco, dallo sciabordio del mare che si infrange sulle pareti di tufo e nella polvere che si adagia sopra le foglie degli ulivi.

Perché le parole, come sostengono gli Aborigeni, si attaccano alla terra. E così fuoriescono e narrano storie indimenticabili, passate da corpo a corpo, fino a imprimersi nel territorio. 

Ascolta la Terra quando viaggi, perché saprà guidarti alla ricerca di quel Genius Loci che ti sussurrerà leggende, storie e vite consumate, affinché tu possa tornare a casa e dire che quel viaggio, è stato veramente indimenticabile.

Il totano imbottito all’ischitana è un piatto gourmet che farà volare immediatamente la tua mente verso la fascinosa isola napoletana. Il castello Aragonese, gli scorci da cartolina, le fumarole, gli orti e i pasti abbondanti…

Tutto questo e molto di più è Ischia e voglio donarti la sua essenza in un piatto semplice dai sapori che mescolano mare e terra.

Ingredienti

 

  • 4 totani grandi;
  • 10 pomodorini pachino o ciliegino;
  • una cucchiaiata di pinoli;
  • 200 grammi mollica pane raffermo;
  • 30 grammi di pancetta;
  • 80 grammi di provola piccante;
  • 1 spicchio di aglio;
  • mezza cipolla;
  • 2 cucchiai di olio di oliva;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • un cucchiaio di uva sultanina;
  • 10 grammi di prezzemolo fresco tritato;
  • due o tre cucchiai di parmigiano grattugiato;
  • sale quanto basta;
  • un uovo;
  • 20 grammi di pangrattato.

 

totano imbottito all'ischitana foto

 

Procedimento totano imbottito all’ischitana

 

Tagliare la pancetta a tocchetti piccoli e metterla all’interno di una terrina assieme alla provola anch’essa tagliata a pezzi però più grandi. Aggiungere l’uva sultanina, la mollica di pane a pezzetti, i pinoli, il parmigiano grattugiato e il sale.

Nel frattempo pulire i totani se non è già stato fatto dal pescivendolo togliendo interiora e lische. I tentacoli, invece, vanno fritti per alcuni minuti assieme alla mezza cipolla tagliata a strisce.

Quando la frittura è completata aggiungere i tentacoli e la cipolla agli ingredienti che si trovano all’interno della terrina e mescolare con l’aggiunta dell’uovo.

Ora è arrivato il momento della cottura dei totani. Per prima cosa vanno imbottiti i totani con gli ingredienti della terrina e per non perdere il contenuto infilare uno o due stuzzicadenti a totano.

Riscaldare una padella a fuoco lento facendo soffriggere l’aglio per alcuni minuti e poi inserire i pomodorini. Dopo circa due minuti aggiungere anche i totani che andranno cotti per almeno 20 minuti.

Se si vuole velocizzare il procedimento aggiustare la fiamma a fuoco più intenso e ricordarsi di togliere l’aglio prima di servire il sughetto formato con i pomodorini.

A metà cottura sfumare con un po’ di vino bianco per insaporire ulteriormente e lasciare riposare una volta terminata la cottura. Assicurarsi che i totani non si ammorbidiscano troppo. 

Come tocco finale aggiungere il prezzemolo a piacimento e servire la pietanza calda accompagnata a della verdura o alle patate. 

 

Se mangiando il totano imbottito all’ischitana ti viene voglia di organizzare una vacanza munisciti di queste preziose informazioni:

I più celebri biscotti veneziani si riconoscono per il loro gusto autentico e per la passione che le massaie ci mettono a prepararli. Ce ne sono per tutti i gusti dai dolci e burrosi agli speziati.

Bussolai buranelli, baicoli, zaletti e pevarini ti dicono niente? No? Allora è arrivato il momento di scoprire il segreto di tutte le ricette senza veli e senza maschere.

Bussolai Buranelli

 

Come puoi dedurre dal nome i Buranelli sono i biscotti tipici dell’isola di Burano e sono disegnati a formare una esse che mi piace pensare significhi “saporiti”. 

La ricetta è molto semplice e gli ingredienti fanno sì che la durata dei biscotti sia molto lunga così potrai prepararne un bel po’ da consumare con calma. 

Ingredienti dei celebri biscotti veneziani:

  • 250 grammi di farina tipo “00”;
  • 2 albumi di uovo;
  • 250 grammi di zucchero semolato;
  • 5 tuorli;
  • 1 bustina di vanillina;
  • un pizzico di sale.

Procedimento

Montare gli albumi a neve in un contenitore a parte. Una volta che la consistenza risulterà piuttosto ferma lasciare a riposare e procedere inserendo in un nuovo contenitore i restanti ingredienti.

Mescolare in modo da amalgamare perfettamente il composto e poi aggiungere gli albumi a neve. Continuare a lavorare l’impasto mantenendo una consistenza morbida e dividere il panetto così formato in 5 porzioni.

Procedere prendendo un pezzettino di impasto alla volta donandogli la famosa forma a “esse allungata” e continuare in questo modo fino all’esaurirsi del composto.

Accendere il forno a una temperatura di 180° e lasciarli cuocere per almeno 10 minuti. Controllare se serve qualche minuto in più affinché i biscotti assumano una bella colorazione dorata.

Servire ancora caldi con un buon tè, magari l’unica variante di tè europeo, oppure lasciali raffreddare a temperatura ambiente. Sono ottimi da consumare anche la mattina con del latte caldo o freddo a piacimento.

Baicoli: i celebri biscotti veneziani

 

Il baicolo è un biscotto a lunga conservazione perché a Venezia quando i marinai si avventuravano per mare non sapevano dopo quanto tempo sarebbero ritornarti a casa. Quindi, dovevano premunirsi di cibo che mantenesse intatta la fragranza per un lungo periodo.

La lavorazione del prodotto finale è semplice ma complessa allo stesso tempo perché richiede due tipi di impasto che poi andranno a unirsi formando un biscotto unico nel suo genere. 

Ingredienti

  • 150 grammi di farina tipo 1;
  • 10 grammi di lievito di birra da sciogliere in un bicchiere di acqua;
  • 40 grammi di burro temperatura ambiente;
  • 250 grammi di farina 00;
  • sale q.b.;
  • 1 albume.

Procedimento

Come prima cosa dobbiamo sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida. Quando si sarà sciolto lo andremo ad aggiungere alla farina di tipo 1 che avremo setacciato in una terrina.

Mescolare e impastare fino a ottenere un impasto elastico e morbido. Incidere una croce sulla superficie del composto e lasciare a riposare e a lievitare per almeno un’ora.

Nel frattempo preparare il secondo impasto con i restanti ingredienti seguendo l’accortezza di montare a neve prima in modo leggero l’albume. Aggiungerlo quindi come ingrediente finale. 

Impastare il nuovo composto fino a ottenere una palla ugualmente elastica e morbida. Aiutarsi con la farina nel caso servisse per dare più scivolosità al composto.

Lasciare riposare per mezz’ora e poi unire i due impasti. Dividere l’unico composto così ottenuto in 3 parti e lasciarlo lievitare ancora per un’altra ora. È arrivato il momento di dare una forma ai biscotti!

Dare all’impasto una forma rettangolare e tagliare a fette con uno spessore di 7 centimetri come se fosse del pane. Infornare sempre a 180° per circa 10 minuti.

Un altro metodo di preparazione è quello di lasciare intatto il rettangolo e cuocerlo così per poi tagliare all’occorrenza i biscotti come se fossero delle fette di pane. Quest’ultimo modo di consumare i baicoli appartiene alla tradizione veneziana.

 

Baicoli, zaeti, pevarini e bussolai celebri biscotti veneziani

 

Zaletti

 

Celebri biscotti veneziani sono anche i zaletti o zaeti in veneto, la quale origine nasce nelle campagne bellunesi e friulane dove si coltivava il mais. L’ingrediente principe è infatti la farina di mais che dona ai biscotti quel brillante colore giallo.

Ingredienti

  • 150 grammi di zucchero;
  • 100 grammi di uva sultanina;
  • 300 grammi di farina di mais;
  • 1 uovo;
  • 1 bustina di lievito;
  • 200 grammi di farina 1;
  • mezzo bicchiere di latte;
  • 100 grammi di burro ammorbidito a temperatura ambiente:
  • 5 cucchiai di grappa secca;
  • un cucchiaino raso di sale;
  • 4 cucchiai di zucchero a velo;

Procedimento dei celebri biscotti veneziani

La prima cosa da fare è ammorbidire l’uva sultanina con la grappa aggiungendoci a piacere un po’ d’acqua. Lasciare riposare l’uva nella scodella per almeno mezz’ora.

Unire le due farine assieme setacciandole all’interno di una terrina, aggiungendo il sale, lo zucchero e la bustina di lievito. Successivamente procedere aggiungendo il latte, l’uovo e il burro.

Mescolare fino a ottenere un bell’impasto cremoso e aggiungere come tocco finale l’uvetta togliendole i residui di grappa e acqua. 

Impastare per circa 10 minuti e dare la forma ovale ai biscotti che saranno di una lunghezza pari a 7 centimetri. Disporli sopra una teglia da forno ricoperta di carta e cuocerli a 180° per 15 minuti.

Devono ottenere una colorazione dorata e se è necessario lasciarli per altri 5 minuti a temperatura più bassa. Tolti dal forno vanno serviti su un vassoi e, una volta raffreddati, aggiungere lo zucchero a velo a piacimento.

Pevarini: i celebri biscotti veneziani speziati

 

Forse fra i più celebri biscotti veneziani si classificano i pevarini che vengono mangiati come accompagnamento a una buona “ombra de vin”. E no, non è un vino ombra come sostiene Microsoft Bing, bensì un semplice bicchiere di vino in dialetto veneto.

Sono speziati al pepe che in veneto si pronuncia “pevaro”, da qui il nome dei biscotti pevarini, ma sono accompagnati anche da altre spezie che donano un gusto deciso ed energizzante.

Ingredienti

  • 150 grammi di farina tipo 1;
  • 50 gramma di melata di miele di zucchero;
  • 40 grammi di zucchero semolato;
  • 30 g di strutto o burro a temperatura ambiente;
  • un pizzico di sale;
  • mezza bustina di lievito per dolci;
  • mix di spezie tritate finemente: pepe nero o bianco, cannella, chiodi di garofano.

Procedimento

Inserire gli ingredienti uno a uno all’interno di una terrina partendo dalla farina setacciata, il burro, la melata, lo zucchero, il lievito e il sale. Le spezie vanno aggiunte alla fine.

Amalgamare il composto fino a ottenere un impasto morbido e profumato e lasciare riposare per 45 minuti in luogo caldo e asciutto con un canovaccio sopra.

Riprendere l’impasto e formare i biscotti tondi con l’aiuto di un coppapasta o di un bicchiere non troppo largo. L’idea è quella di inzuppare il biscotto nel vino e quindi deve passare necessariamente nel liquido del bicchiere.

Cuocere in forno a 180° per circa 15 minuti mettendoli all’interno di una teglia foderata da carta forno. I biscotti vanno serviti freddi e senza l’aggiunta di zucchero a velo.

In questo articolo ti farò scoprire i luoghi dove trovare i dolmen in Italia, in Europa e nel mondo, perché si trovano un po’ dappertutto! Siamo fortunati a poter vedere dal vivo queste meravigliose testimonianze del mondo antico.

Cosa sono i dolmen

 

I dolmen sono l’equivalente maschile dei femminili Menhir ovvero dei monolitici antichi eretti nelle epoche passate per vari scopi. Messi assieme vanno a formare i templi megalitici e i famosi Cromlech. La loro funzione è quella tombale e serviva per le sepolture collettive.

Hanno una struttura ben definita in quanto sono composti da una camera formata da blocchi, lastre di copertura e di supporto racchiusi dentro un tumulo di pietre e terra.

Questa architettura serviva a nascondere al suo interno i corpi dei defunti e allo stesso tempo a lasciare una via di uscita nel caso fossero dovuti tornare per qualche motivo.

Conteneva, inoltre, una camera di entrata e alcuni cunicoli sotterranei utili ai vivi per portare doni ai defunti in cambio di preghiere, benedizioni e protezioni.

Quanti dolmen ci sono nel mondo? Un’infinità! 

Pensa che in tutto il mondo se ne registrano all’incirca 55 mila: quasi 20 mila solo in Europa. Lo stato con la più alta densità di ritrovamenti è la Francia in quanto sono dislocati lungo tutto il territorio.

Altre migliaia si trovano sparse per il mondo e 30 mila sono quelli rinvenuti, invece, in Corea. Gli unici stati a non possederne sono l’America e l’Australia. Molti sono andati distrutti e non se ne hanno più traccia.

Una serie di dolmen disposti a raggera formavano un cromlech. L’esempio più famoso è dato dal sito inglese di Stonehenge dove, la strana disposizione, ha lasciato per molti anni dubbi agli studiosi sulla sua reale funzione.

 

Sito di Stonehenge

 

Dove trovare i dolmen in Italia

 

Liguria

In Liguria è stato ritrovato un dolmen nella provincia di Savona. È collocato nella città di Roccavignale e ha una struttura con 4 massi verticali e uno che chiude a sud. 

Sopra sono collocati tre lastroni e sono rimaste tracce di un antico pavimento, oggi però, quasi completamente cancellato dalle intemperie e dal tempo.

Puglia

In totale se ne contano 23 divisi fra la campagna del Salento, il brindisino, il tarantino e il barese. Il Dolmen di San Silvestro a Giovinazzo è l’unico ad avere l’ingresso sepolcrale verso levante mentre la cella è disposta a ponente.

Si tratta di un particolare che lo differenzia da tutti gli altri Dolmen presenti ma non si conosce il motivo per cui gli antichi lo abbiano disposto in tal maniera. Gli altri dolmen sono collocati nelle città di Statte, Ruvo di Puglia, Cisternino, Bisceglie, Corato, Trani, Molfetta, Montalbano di Fasano, Terlizzi e Trani. 

Sicilia

La maggior distribuzione di dolmen è concentrata nella parte sud-orientale dell’isola o meglio nelle province di Caltanissetta, Siracusa e Ragusa. In queste zone si trova anche a Butero una cista dolmenica, ovvero un dolmen a forma di cubo, un monumento insolito tipico del periodo greco. 

Ad Avola, nel Siracusano sono stati rinvenuti dei dolmen che servivano da tombe funerarie per i bambini. Disposti, invece, in forma ellittica i Dolmen dei monti ragusani, a Cava dei Servi, dove sono stati ritrovati per la prima volta in Europa dei resti di ossa umane provenienti dalle tombe.

In direzione dell’acropoli greca a monte Bubbonia in provincia di Gela si trova un dolmen a forma rettangolare. Un altro a forma rettangolare si trova a Mura Pregne, sulla dorsale nord orientale del Monte San Mauro, tra Termini Imerese e Sciara. Altri ne sono rinvenuti a Sciacca, nella contrada Femmina Morta e a Cava Lazzaro in provincia di Ragusa. 

Sardegna

Secondo le registrazioni fatte in Sardegna sui numeri dei dolmen presenti ne sono stati contati 215, concentrati per lo più nella parte centrale e specialmente nella zona della Gallura. 

La loro particolarità è di avere, non solo una funzione funeraria come per gli altri monumenti dislocati nel territorio italiano, ma anche un significato religioso, tanto da essere orientati secondo un percorso di pellegrinaggio. 

Dando uno sguardo sulla cartina e seguendo la loro dislocazione, infatti, si può notare come siano disposti lungo un asse che attraversa tutta la Sardegna. 

Ti elenco i Dolmen principali:

  • Dolmen Santa Caterina e Sant’Andrea a Berchidda;
  • Il comune di Luras presenta i Dolmen Billella, Ciuledda, Ladas e Alzoledda;
  • Il dolmen più grande è quello di Sa Coveccada a Mores dal peso di circa 27 tonnellate;
  • Sul Monte Maone a Benetutti si trova un dolmen a forma mista e non definita;
  • A Buddusò ci sono il Dolmen di Sos Monimentos e di Su Laccu;
  • Su Edrosu è il Dolmen di Macomer affiancato da due grossi blocchi di trachite.

 

Una cartina più approfondita la trovi sul sito Isola di Sardegna, alla voce Storia e Dolmen. 

 

Dolmen a due piastroni

 
 

Dove trovare Dolmen in Europa

 
 
La quantità maggiore di dolmen si trova in Francia e in particolare nella zona della Bretagna. A questi fanno bella compagnia i cromlech inglesi, irlandesi e gallesi tanto da considerarli parenti stretti.
 
Anche in Corsica si trovano dei dolmen simili a quelli sardi, più che a quelli Bretoni, e disposti prevalentemente a raggiera. Così come in Olanda, in Danimarca e in Spagna.
 
A Malta si trovano dei monumenti megalitici predisposti da non si sa quale civiltà ma hanno delle caratteristiche comuni con quelli mediterranei e atlantici. 

In Portogallo si trova il Dolmen di Valleverde e il Dolmen bretone di Barnenez nella zona del Finistère considerato il più grande della regione con una planimetria riservata a 11 stanze funerarie. 

Una cartina dettagliata con la datazione dei dolmen presenti in Europa la trovi qui:

 

Alcuni Dolmen in Europa

 

Dove trovare i dolmen nel Mondo

 

Come ti ho già anticipato all’inizio dell’articolo il numero maggiore di dolmen si trova in Corea e sono suddivisi fra la provincia di Chŏlla-namdo e Chŏlla-puktoe.

In Corea sono conosciuti con il nome di koindol e, sebbene non raggiungano delle grandi proporzioni come quelle di Stonehenge, ad esempio, rimangono comunque delle favolose testimonianze storiche.

Altri dolmen sono presenti in Siria come anche alcuni Menhir di cui ti ho già parlato nell’articolo precedente. Purtroppo la loro manutenzione non è garantita e al momento non è dato sapere in quali condizioni versano. 

 

Gli unici che ho visitato sono quelli a Malta. E tu a che punto sei?

 

Ti sarà venuta voglia di scoprire anche i menhir: non ti rimane che leggere questo articolo:

Un elenco completo su dove trovare menhir in Italia, in Europa e nel mondo al fine di organizzare delle vacanze megalitiche! Se ti stai chiedendo di cosa sto parlando vuol dire che per te si aprirà un ventaglio di viaggi completamente nuovi. Sei pronto?

Cosa sono i menhir?

 

I menhir sono dei monumenti dalla forma particolare sorti nel periodo del neolitico o del Bronzo. Sono di difficile interpretazione in quanto ancora adesso non si conosce il loro riferimento se sia di tipo religioso o sociale.

Si tratta pietre a forma allungata di parallelepipedo posizionate in orizzontale su cui sono stati incisi ornamenti vari, talvolta volti, armi, incisioni o animali, disposti in cerchio.

Per questo motivo sono meglio conosciute come strutture megalitiche e la loro più famosa rappresentanza è il sito inglese di Stonehenge che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire.

Queste pietre si trovano non solo in Europa ma anche in altre parti del mondo segno che i nostri antenati primitivi non si facevano certo delle brevi passeggiate!

Dove trovare menhir in Italia?

 

Se cerchiamo i menhir in Italia ne troviamo tantissimi soprattutto al nord, nelle isole e al sud Italia. Le regioni che ne registrano la presenza sono Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Puglia, Sicilia e Sardegna.

NORD

  • Alto Adige, Lagundo vicino a Merano: non è famoso solo per la sede del birrificio Forst ma anche per avere di fronte all’ufficio del turismo le copie di menhir in marmo di Lasa (tipico della zona). Gli originali sono, invece, conservati all’interno del Museo Civico di Bolzano dove riposano anche le spoglie di Ötzi.
  • Lombardia, Bulciago e Barzano: nel primo comune faceva sfoggio un menhir alto 1,60 metri affondata nel terreno per circa un metro. Fu rubato nel 2007 ma poi ritrovato, senza averne però prove certe perché non è più stato messo nel suo luogo di origine. A Barzano invece figurano ben 2 menhir per un’altezza ciascuno che raggiungono i 2 metri. Si trovano di fianco alla Strada Provinciale 342, all’incrocio di via Giuseppe Parini.
  • Piemonte: a Cavaglià (Biella) 11 menhir vanno a formare un Cromlech. Lugnacco, Chivasso e Mazzé hanno un menhir a testa pressoché identici alti all’incirca 4 metri. Monte Pietraborga, Paroldo e Monte Musiné hanno i menhir meno famosi della regione perché più rovinati. Braglia (Cuneo), invece, è il sito più importante scoperto nel 1970 ma lasciato andare in rovina.
  • Liguria, Varazze, Verzi (Finale Ligure), Monte Caprione, Monte Capri (tra Riomaggiore e Riccò del Golfo), Tramonti (Campiglia). Quest’ultimo in particolare è conosciuto come il menhir del Diavolo costruito per motivi religiosi.

CENTRO

  • Toscana, Lunigiana: qui si trova un complesso di statue maschili e femminili la cui origine sembra essere collocata nell’età del bronzo. Altri reperti della collezione sono costuditi nel Museo delle statue stele lunigianesi all’interno del Castello del Piagnaro a Pontremoli.

SUD

  • Puglia: si contano ben 79 menhir dislocati a Martano (Lecce) con la presenza di uno del menhir più alto d’Italia che raggiunge i 4,70 metri ed è conosciuto come il menhir di Santu Totaru. A Muro Leccese rimangono visibili e ancora non devastati dal tempo altri 6. In tutta la provincia di Lecce, comunque, sono disseminati i menhir quasi che ogni comune può vantarsi di averne almeno uno. A Modugno (Bari) fa scena il monaco, un menhir che raccoglie le fattezze del religioso, mentre a Terlizzi (Bari) se ne contano almeno 3 tra cui il più famoso è il menhir della via Appia. La città con più esemplari, però, è Giurdignano (Otranto) in cui ce ne sono 15.

ISOLE

  • Sicilia, Parco delle Madonie: può vantare la presenza sia di menhir che di Cromlech.
  • Sardegna: sono state ritrovate almeno oltre 740 statue dislocate in tutta l’isola. In provincia di Oristano a Laconi ce ne sono almeno 100, mentre a Villa Sant’Antonio c’è il più alto d’Italia che raggiunge il 5,75 metri. Quest’area è stata chiamata la Valle dei Menhir. Altre opere si trovano nel sud della Sardegna e più precisamente nei comuni di Goni, Sant’Antiaco, Tortì, Barisardo e Marmoiada.

 

Menhir in Sardegna

Foto da Wikipedia

 

In Europa?

 

Alla domanda dove trovare menhir in Europa posso rispondere che la presenza più massiccia è registrata in Bretagna ma anche in Corsica sempre in Francia, nelle isole Britanniche e in Gran Bretagna, in Germania e in Scandinavia con il sito di Björketorp Runestone e in Portogallo a Sagres e nel distretto di Évora.

FRANCIA

I menhir disposti in Francia sembrano seguire delle rette che portano da una località all’altra, ecco che quindi vengono classificati in base alle loro direzioni.

Nel Morbihan seguono un percorso di 4 chilometri tra il sito di Kerlescan e Le Ménec e sono conosciuti come gli “Allineamenti di Carnac” tra cui il più visitato è il rrande menhir spezzato di Locmariaquer.

Il più alto menhir al mondo si trova qui a Locmariaquer e raggiunge l’altezza di 20 metri. Purtroppo è stato rotto in 4 pezzi che giacciono al suolo come un eroe ferito e spezzato dalle ire del tempo.

Quelli fuori dal tragitto sono il Menhir di Champ-Dolent vicino a Dol-de-Bretagne (Ille-et-Vilaine) e il menhir di Saint-Uzec a Côtes-d’Armor, il Menhir di Cham des Bondons a Lozère e il menhir della Cattedrale a Le Mans. Quest’ultimo si trova proprio all’interno della cattedrale.

Ci sono poi altri menhir che sono stati spostati dai romani in prossimità dei loro crocevia e si trovano a Murat-sur-Vèbre a Tarn, a Saint-Sulpice-de-Faleyren a Gironde e in Corsica a Filitosa.

 

INGHILTERRA

Inizialmente si pensava che i Menhir fossero di derivazione celtica mentre poi, con il tempo, si scoprì quanto fossero in realtà antichi. Drizzlecombe, nella contea del Devon in Inghilterra, ospita l’area di Dartmoor con un menhir che raggiunge quasi i 4,5 metri di altezza.

Il quale è conosciuto come “Beardown Man” con vicino un altro menhir a cui è stato affibbiato il nomignolo di “The Needle of Beardown Man” ossia “l’ago dell’omino con la barba” per la sua forma lunga e affusolata.

L’altro sito importante si trova a Laughter Tor, vicino Two Bridges, sempre nell’area del Dartmoor che va a formare quasi un circuito archeologico ben definito.

Le Frecce del Diavolo sono collocate, invece, a Boroughbridge nel North Yorkshire e sono tre statue in arenaria delle 5 rimaste tra cui figura la seconda più alta del Regno unito raggiungendo un’altezza di circa 7 metri circa.

Il podio va al monolite Rudston di 7,6 metri circa che si trova all’interno del sagrato di Rudston, un piccolo villaggio facente parte della zona dell’East Riding of Yorkshire.

Il nome è legato ha una leggenda secondo cui un giorno il diavolo volle vendicarsi della città Aldborough per alcune malefatte che avevano combinato gli abitanti.

Decise così di lanciare delle pietre in direzione del paese ma siccome lo fece con troppa debolezza queste rimasero superficialmente piantate nel terreno senza causare alcun danno.

Le isole Ebridi, invece, conservano intatte nel tempo sia menhir che dolmen oggetto di studi da parte di un antropologo per provare a capirne l’origine motivazionale.

GERMANIA

Due aree tedesche sono addobbate da Menhir: Gollenstein Blieskastel e Spellenstein, St. IngbertIl primo si trova vicino a Blieskastel nel distretto di Saarpfalz di Saarland e presenta un menhir che raggiunge un’altezza di 6,6 metri fra i più larghi dell’Europa Centrale.

Il secondo, di 5 metri, si trova sempre nel distretto di Saarland ma nella città di St. Ingbert e fu modellato su una porzione di arenaria piuttosto dura tipica della zona di Dudweiler Pfaffenkopf.

SCANDINAVIA

Sono 3 menhir che formano un complesso megalitico presente nella provincia di Blekinge in Svezia tra cui figura la famosa pietra runica di Björketorp. È considerata la più alta al mondo e raggiunge i 4,2 metri di altezza con l’incisione sia da un lato che dall’altro scritta con l’alfabeto antico delle rune.

Il testo si presuppone possa corrisponde a queste frasi: “Io, maestro delle rune, nascosi qui rune di potere. Incessantemente afflitto da maleficio, condannato a insidiosa morte è colui che rompe questo monumento”. Nel retro, invece, è presente la scritta: “Io prevedo distruzione”.

PORTOGALLO

Nel distretto di Faro e più precisamente a Sagres, rimane ancora eretto un menhir a testimonianza della presenza di civiltà antiche mentre altri sono sparpagliati in prossimità, ma caduti al suolo.

Évora capoluogo del distretto di Évora oltre a essere una città museo Patrimonio dell’Unesco vanta un menhir di 2,5 metri e vicino un cromlech, chiamato Cromlech di Almendres composto da 96 monoliti disposti a ellissi.

 

Un altro esemplare di Menhir

 

Dove trovare menhir nel mondo?

 

In Mongolia sono stati ritrovati dei menhir che sono stati chiamati “Stele del Cervo” per le loro incisioni con disegni di cervi. Non si conoscono gli autori delle statue ma ne sono state ritrovate ben 500 dislocate in tutta la Mongolia. I principali siti sono collocati nella zona di Ulaan Tolgoi e Ushkiin-Uver, vicino a Môrôn.

Nabta Playa in Egitto nasconde fra le sabbie del Sahara un complesso megalitico di menhir edificato attorno al V millennio a.C. La particolarità è quella di essere orientato al fine di seguire il sorgere e del tramontare del Sole ma solo in particolari periodi dell’anno.

Dove trovare menhir oltre a questi due stati? Altri ancora se ne trovano nei territori dell’Africa settentrionale e più specificatamente in Palestina e in Siria. In Siria se ne registrano un numero maggiore anche se le condizioni in cui vertono sono piuttosto scoraggianti.

 

Spero di aver soddisfatto la tua curiosità su dove trovare menhir nel mondo. E se vuoi scoprire anche la parte maschile dei templi megalitici, ovvero i dolmen, clicca su questo link: Dove trovare i dolmen in Italia, in Europa e nel mondo