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San Vito lo Capo e dintorni, nella provincia di Trapani, è un viaggio sorprendente che ha deliziato le mie ultime vacanze estive. Non solo estive, ma quasi autunnali.

Infatti, il mio penultimo giorno di vacanza è coinciso con il primo giorno di autunno, e passando dal sud al nord ho perso dieci gradi di temperatura.

A parte questo, sono rientrata carica di energia e con nuove, interessanti storie da raccontare.

 

Dintorni di San Vito lo Capo

 

Atterrata all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo ho atteso la corriera di Autoservizi Russo, l’unica che fa la spola tra l’aeroporto e la cittadina di San Vito lo Capo. L’alternativa è accordarsi con un servizio di transfert online o direttamente in aeroporto.

A cambiare è ovviamente il prezzo e il tempo trascorso. Dieci euro di corriera contro un minimo di cento euro per il transfer. La corriera impiega un’ora e quarantacinque mentre in auto si impiega circa un’ora e un quarto, dipende dal traffico.

Si attraversa un paesaggio vario, brullo e spigoloso. Due cittadine in particolare hanno attirato la mia attenzione. La prima si chiama Custonaci ed è specializzata nell’estrazione del marmo, tanto da venir venduto come marmo di Carrara.

La seconda, Purgatorio, era dedita alla coltivazione del fico d’India anche se ora la produzione è decisamente diminuita. Il nome non richiama alcun luogo dantesco ma si riferisce alle conseguenze fisiologiche date dell’alto consumo dei frutti.

Pare infatti, che consumare troppi fichi d’India, crei problemi di stipsi causati dai fastidiosi semi all’interno. Per ovviare il problema si utilizza la purga, il metodo usato dagli stessi abitanti, definendo così il nome del comune. 

A qualche chilometro prima di San Vito lo Capo sorge il comune di Macari, divenuto famoso per la serie TV in onda sulla RAI, che nasconde diverse calette e una spiaggia di colore marrone, quasi rossastro.

Rispetto a San Vito lo Capo quest’ultimo è più selvaggio e meno frequentata sebbene sia facilmente raggiungibile da San Vito lo Capo grazie a un servizio di navetta gratuito.

 

Spiaggia di Macari

A San Vito lo Capo

 

Moltissimi turisti decidono di raggiungere la località verso metà settembre in occasione del Festival Internazionale del couscous. E così ho fatto anch’io, pur non sapendo nulla dell’evento.

Quest’anno, causa pandemia, la manifestazione ha presentato diversi appuntamenti culinari ma meno bancarelle artigianali e pochi punti di ristoro, in realtà solo due. In condizioni di normalità, invece, il couscous viene servito lungo tutte la vie principali, nel lungomare e all’interno di ristoranti e locali.

Ma com’è San Vito lo Capo?

Una cartolina dai contorni caraibici: sabbia bianca, mare azzurro, palme e il contorno del monte Monaco in lontananza, a fare da cornice. I prezzi dei lettini, a settembre, si aggiravano fra i 10 o 15 euro ma sono presenti ben due spiagge libere. 

Una località votata al turismo anche se c’è chi ci vive tutto l’anno data la presenza di una scuola. Non è semplice da girare in macchina a causa dei numerosi sensi unici e zone ZTL, mentre è quasi rilassante camminare o andare in bici.

Le vie in verticale sono  dedicate ai ristoranti, ai locali, ai negozi e allo shopping. La sera prendono vita e si anima di bancarelle che propongono varie escursioni.

Nella piazza Marinella ogni sera si giocano partite a scacchi con degli scacchi giganti, capitanati dai cittadini locali che invitano i turisti a sfidarli. Se decidi di cimentarti in una partita ricordati che i Sanvitesi non sono abituati a perdere!

 

tempio di Segesta

Escursioni da fare

 

Se una settimana dedicata esclusivamente al mare e alla spiaggia non è fra le tue priorità, allora potresti spostarti per fare delle escursioni in qualche località vicina. Le più gettonate sono:

  • Erice e le saline di Trapani;
  • tour delle isole Egadi (Favignana e Levanzo);
  • visita al Parco Archeologico di Segesta;
  • Riserva dello Zingaro;
  • Scopello e Castellammare del Golfo.

Io fortunatamente, le ho fatte tutte, ma considera che per fare i giri in barca o in traghetto per le Egadi devi sempre fare attenzione alla presenza del vento di scirocco. Per questo ti consiglio di prenotarle in tempo, evitando di dover rinunciare causa mare mosso.

Tutte le attrazioni si trovano nella provincia di Trapani e distano al massimo un’oretta di macchina. Differiscono l’una dall’altra e ciò rende la vacanza ancora più interessante.

Erice

ERICE 

A mio avviso, la più sorprendente, grazie alla sua particolare cornice storica e l’unicità della sua pavimentazione. La cittadina sorge su un antico tempio pagano dedicato alla divinità femminile della Venere Ericina. 

Le vie acciottolate sono state calpestate dagli Elimi, dai cartaginesi, dai romani e da altre civiltà che hanno lasciato il segno del loro passaggio. Mentre il conte Pepoli ha lasciato la sua testimonianza sotto forma di un castello, ahimè privato, e quindi non visitabile.

Ma oggi è famosa per la sua pasticceria e per l’intraprendenza di due donne. Le quali, in tenera età, vissero all’interno di un convento carpendo le ricette segrete delle monache. Poi, una volta libere, aprirono dei laboratori di pasticceria riscuotendo fin da subito un notevole successo.

Erice si può raggiungere da San Vito lo Capo tramite un’escursione organizzata che toccherà anche i siti di Segesta e le saline di Trapani. L’alternativa è affittare una macchina.

Organizzare il tour fai da te risulta difficile perché non ci sono connessioni dirette ma bisogna scendere a Valderice e poi prendere un taxi fino a Erice. Se ti trovi già a Trapani, invece, poi salire con la funivia e visitare il borgo in autonomia.

le saline di Trapani a San Vito lo Capo e dintorni

LE SALINE DI TRAPANI

Il sale e la sua capacità di trasformare il gusto di un cibo, liberato nel cielo ha un sentore fresco e salubre. E vedere le saline di Trapani dona questo senso di leggerezza.

Le saline fanno parte della Riserva naturale, della convenzione di Ramsar e sono gestite dal WWF. Vantano la presenza di numerosi mulini di vario tipo ma il più visitato è quello di Nubia.

In particolari periodi dell’anno si possono vedere anche gruppi di fenicotteri che pasteggiano alacremente alla ricerca di gamberetti mentre l’avocetta nidifica all’interno dell’area protetta.

Per raggiungere le saline di Trapani da San Vito lo Capo dovrai necessariamente prendere un taxi o affidarti a un tour organizzato oppure a un servizio di transfert.

Segesta teatro

 

SEGESTA

Il Parco Archeologico di Segesta è uno spettacolo a cielo aperto che testimonia il passaggio del popolo degli Elimi. Le attrattive principali sono il tempio incompleto e il teatro. 

Si tratta di un assaggio di ciò che potresti vedere alla valle dei Templi ad Agrigento, ciononostante, non è così facile trovare templi pagani ancora in ottimo stato, per cui è un’occasione da non perdere.

Per visitare l’intero parco è necessario decidere se fare una lunga passeggiata o approfittare della navetta. Il tempio si trova in basso, vicino all’entrata del parco, mentre il resto dei siti sono posizionati piuttosto lontani.

Il prezzo del biglietto varia in base alla scelta: 

  • sei euro senza navetta;
  • otto euro con navetta.

Il mio consiglio è di prendere la navetta se ti appresti a visitare il sito in estate e di goderti la passeggiata se le temperature sono clementi, perché ti assicuro che il caldo potrebbe essere insopportabile. 

È impossibile raggiungere il parco con i mezzi pubblici, l’unico modo è prendere un taxi, prenotare un tour o un transfert o affittare una macchina.

Levanzo

ISOLE EGADI

L’arcipelago delle Egadi comprende: 

  • Favignana;
  • Formica;
  • Levanzo;
  • Marettimo;
  • e altre isole più piccole.

Le più visitate sono Favignana, che è anche la più grande, Levanzo e Marettimo. Formica è un’isola privata che appartiene all’associazione “Mondo X” gestita da Padre Eligio che si occupa di recuperare le persone con problemi di tossicodipendenza.

Le isole appartennero alla famiglia genovese dei Pallavicini-Rusconi di Genova fino all’acquisizione della famiglia Florio che ne potenziò le tonnare. Sono famose altresì per essere state testimoni della Prima Guerra Punica combattuta fra Cartaginesi e Romani.

Se si visitano tramite un tour organizzato si vedranno Favignana e Levanzo, le più vicine, mentre dal porto di Trapani si possono acquistare i biglietti anche per Marettimo.

Troverai un mare dai riflessi blu e azzurri mentre l’entroterra spicca per le abitazioni in tufo bianche e gialle. Numerose le calette da cui tuffarsi e sondare i fondali ma anche nascondigli in cui rilassarsi lontano dagli altri turisti.

Scopello a San Vito lo Capo e dintorni

RISERVA DELLO ZINGARO E SCOPELLO

Un tour assolutamente da fare a San Vito lo Capo e dintorni è un giro in barca a Scopello e nella riserva dello Zingaro. La prima è una borgo che si affaccia sul mare famoso per i suoi faraglioni. 

La riserva dello Zingaro, invece, è un area terrestre protetta in cui ci si può avventurare a piedi per scoprire le sue meravigliose calette e incontrare numerosi, ma schivi, animali selvatici.

Da San Vito lo Capo partono giornalmente tour diretti a queste due destinazioni sia da mezza giornata che da giornata intera. Si possono raggiungere anche in autonomia con l’auto a noleggio o con la corriera che arriva a Castellammare del Golfo, per poi spostarsi a Scopello.

Castellammare sul Golfo

CASTELLAMMARE DEL GOLFO

Una cittadina dai toni solari che dalla strada principale che collega Trapani a Palermo scende vertiginosamente verso il mare. L’entroterra è un incontro di rumori, immagini e odori.

La sera si anima: i numerosi locali riempiono le vie e le piazze di tavolini e di musica per gustare le meravigliose pietanze siciliane. La mattina e il pomeriggio sembra quasi disabitata perché i turisti si dirigono tutti verso il mare. 

La spiaggia sabbiosa si trova a qualche chilometro di distanza dal centro storico anche se una piccola spiaggetta è posizionata sotto la piazza che anticipa il porto. 

Ti consiglio di allontanarti dalla la spiaggia ‘cittadina’ la quale non è molto ordinata, ma soprattutto perché se vuoi mangiare qualcosa, ti dovrai necessariamente spostare al litorale. 

Castellammare del Golfo è collegata a San Vito lo Capo grazie alle corriere Autoservizi Russo. La stessa compagnia copre le distanze per l’aeroporto Falcone-Borsellino e il centro di Palermo.

 

Florio viaggio in Sicilia

 

I leoni di Sicilia

 

Viaggiando fra San Vito lo Capo e dintorni è impossibile non incappare nella storia della famiglia Florio, soprattutto se ci si avventura alle Egadi, a Palermo o a Marsala.

Questa importante famiglia siciliana ha dato lustro alla regione portandola dal punto di vista commerciale e industriale a livelli elevati di produttività. Ha dato lavoro a molte famiglie ed è stata ricevuta nelle più importanti corti europee.

Due libri di Stefania Auci raccontano le vicissitudini di Paolo, Ignazio, Vincenzo e le altre donne Florio che hanno attraversato indenni due secoli di storia, prima di chiudere definitivamente tutte le loro attività.

Le loro peripezie vengono narrate dal sussurro caldo dello Scirocco, dallo sciabordio del mare che si infrange sulle pareti di tufo e nella polvere che si adagia sopra le foglie degli ulivi.

Perché le parole, come sostengono gli Aborigeni, si attaccano alla terra. E così fuoriescono e narrano storie indimenticabili, passate da corpo a corpo, fino a imprimersi nel territorio. 

Ascoltala, quando viaggi, la Terra, perché saprà guidarti alla ricerca di quel Genius Loci che ti sussurrerà leggende, storia e vita, affinché tu possa tornare a casa e dire che quel viaggio, è stato veramente indimenticabile.

scritta a Castellammare sul Golfo

Link utili per San Vito lo Capo e dintorni:

Il sentiero degli scalpellini è un itinerario facile che parte da Costalunga oppure si può renderlo impegnativo partendo da Pove del Grappa. Stiamo parlando di un dislivello di 300 metri con una fantastica veduta sulla Valsugana e su Bassano del Grappa.

Io lo faccio spesso e ogni volta mi diverto a salire i tornanti per ammirare la natura rigogliosa che cambia in base alle stagioni, con la speranza di incontrare qualche camoscio che si inerpica sui pendii verticali.

Quando, invece, non ho troppa voglia di fare fatica, salgo in località Costalunga da Romano d’Ezzelino e mi godo la passeggiata pianeggiante che porta fino al monumento degli scalpellini. Un pezzo di marmo che ricorda l’importante lavoro svolto con rigoroso impegno.

 

Perché gli scalpellini?

 

A Pove del Grappa, fin dal Cinquecento, operavano i tagliapietra o i scalpellini: le montagne che sovrastano questa ridente città, a ridosso del fiume Brenta, sono famose per il loro marmo bianco di qualità simile a quello di Carrara.

Il Biancon di Pove, così veniva chiamato, era utilizzato per adornare chiese, case e monumenti. E servivano dei percorsi ad hoc che permettessero di collegare in modo agevole il centro cittadino alla cava di pietra.

Molti si dedicarono a quest’arte tanto da evolvere a scultori come successe ad Antonio Bosa che seguì le orme di Antonio Canova e fece conoscere la sua maestria in tutto il mondo. 

Per conoscerne la storia nel dettaglio e l’evoluzione del mestiere, si può visitare il Museo degli Scalpellini, all’interno della Biblioteca Comunale di Pove del Grappa (telefono 0424/80659).

 

Itinerario cave verso monumento degli scalpellini

 

I percorsi 

 

Per raggiungere il sentiero degli scalpellini e il monumento a loro dedicato, si parte da Pove del Grappa attraverso un sentiero che ben presto si dirama in due direzioni: il primo sale in località Pragolin e, costeggiando Romano d’Ezzelino e la statale Cadorna, arriva fino all’imbocco del sentiero attrezzato.

Il secondo, risale verso la Madonna del Cornon, ma si interrompe prima. Ci sono, anche qui, due percorsi possibili: il primo che io chiamo “la direttissima” che sale senza pietà per sbucare a metà sentiero degli scalpellini e, l’altro, che prosegue in direzione Madonna del Cornon.

La prima salita è piuttosto impervia e scivolosa in quanto costruita attraverso l’utilizzo di pietre che servivano a facilitare il trascinamento dei carretti. La sconsiglio in caso di pioggia e se non si è moderatamente allenati.

Prima di arrivare al capitello dedicato alla Madonna del Cornon, invece, un itinerario sale alle cave di pietra e porta direttamente al monumento degli scalpellini. Si tratta di una quindicina di tornanti piuttosto impegnativi che vantano però, un’immersione totale nel fitto del bosco. 

Si attraversano le cave di pietra, ovvero delle gallerie scavate nella roccia, per continuare il sentiero in un percorso che sale vertiginosamente verso l’alto. L’ultima parte è quella più pericolosa perché costellata da pezzi di roccia e di conseguenza, anch’essa scivolosa.

L’ultimo percorso, il più semplice, è quello da Costalunga: un chilometro senza saliscendi adatto a sedie a rotelle e a passeggini. In quella zona, il Comune di Pove, ha adibito un’area barbecue, in cui rilassarsi e mangiare qualcosa.

Dal monumento, continuando sulla destra, si può proseguire il percorso e arrivare fino a Camposolagna. La pendenza cambia improvvisamente: il percorso da diritto e lineare passa a una pendenza che sfiora il 10%.

 

veduta su Romano d'Ezzelino

 

Localizzazione:

  • Da ex ristorante Charleston in località Costalunga si sale sulla stradina sulla sinistra e si prosegue dritto sulla strada in parte asfaltata e in parte sterrata.
  • Lasciare l’auto nell’ultimo parcheggio di via del Cornon e salire a piedi fino a raggiungere il bivio della direttissima (si prosegue avanti) o il sentiero in direzione Madonna del Cornon (salire prima dove c’è il cartello che indica alle cave.
  • In via Geronzello lasciare l’auto sul parcheggio e prendere la strada sterrata che sale fino ad arrivare al bivio: continuando a salire si raggiunge la località Pragolin mentre andando a sinistra si va in direzione Madonna del Cornon. A un certo punto il sentiero si interseca con il bivio della direttissima e si deve scegliere quale percorso fare.

 

Cosa fare nei dintorni?

Scoprire Mussolente significa avvicinarsi alla natura procedendo a passo lento e non per riposarsi, ma per non perdere alcun dettaglio. La città si trova in provincia di Vicenza e a pochi chilometri di distanza da Bassano del Grappa.

La sua area geografica si estende fra campi coltivati, boschetti, colline, valli e numerosi corsi d’acqua che creano un paesaggio ricco e ameno dal quale è possibile trarne il massimo rinvigorimento.

Quando ho voglia di nascondermi e perdermi nel silenzio degli alberi salgo in macchina con Pepe e mi dirigo qui: conscia che al ritorno dalla passeggiata avrò trovato ciò di cui necessitavo.

E l’aspetto ancora più interessante è che non avrò a disposizione solo un percorso a piedi da scegliere ma moltissimi, con differenti lunghezze e diversi tipi di strade.

 

Pepe a Mussolente

Santuario della Madonna dell’Acqua

 

Si trova lassù, ammantata dalla luce fioca e penetrante del sole, a volte nascosta da nuvole dispettose che vogliono celarne la mirabile bellezza. Il colle è chiamato Castellaro e la chiesa è divenuta Santuario grazie a un decreto del vescovo di Treviso. Trovi il santuario a questo link.

Quattro statue di angeli in pietra accolgono i fedeli all’entrata del Santuario mentre l’interno è a forma di croce con una navata centrale coperta da una volta a botte, due cappelle laterali e un presbiterio.

 

La chiesa è dedicata alla Madonna dell’Acqua perché la sua figura in statua con il Gesù bambino in braccio fu rinvenuta nel vicino fiume Volon, dopo un terribile ciclone avvenuto nel 1636. La statua era posizionata in precedenza in Valle Santa Felicita a Romano d’Ezzelino, a parecchi chilometri di distanza. Come fu possibile tale spostamento? Nessuno seppe dare una risposta e la gente gridò al miracolo, esigendo che la statua rimanesse in città. Fu così collocata tre anni più tardi, nel 1639, nella chiesa sul colle Castellaro. 

 

Più sotto si trova la valle dei “cachi” chiamata così in modo ufficioso quando lo scorso autunno mi sono fermata ad ammirare le numerose piante di cachi cariche di maturi e succulenti frutti. 

Dietro la chiesa, invece, si scende al cimitero ma proseguendo nelle scalinate esterne si può scendere e fare un piacevole percorso ad anello che va a confinare con la vicina frazione di Semonzo di Borso del Grappa.

Questo è il primo itinerario che ti propongo – da evitare, però, durante il periodo di caccia – perché oltre a esserci una zona di addestramento cani, è frequentata da cacciatori e cani agguerriti.

Durante il resto dell’anno, invece, puoi percorrerlo tranquillamente e scoprire Mussolente incappando in dolci saliscendi fra rovi, acacie, castagni e piccoli borghi di case silenziosi e quasi inanimati. 

Un’altra accortezza che dovrai avere è quella di non scegliere questo percorso se ha da poco piovuto perché il terreno si inzuppa facilmente d’acqua dato i diversi rigagnoli che costeggiano il sentiero.

 

sentiero lugana

 

Gli altri percorsi naturalistici per scoprire Mussolente

 

Il centro amministrativo del comune si trova più in basso e vicino al parco cittadino, chiamato Parco della Vittoria. Da qui partono diversi sentieri che incorniciano quasi tutto il paese e che sconfinano con le città limitrofe.

Il Comune ha diviso tali percorsi in diversi itinerari che ha segnalato e illustrato a uso dei cittadini su questo sito: http://sentierimussolente.it.

Il più breve è quello che ti ho accennato in precedenza denominato “sentiero della Lugana” che prende il nome dal fiume che lo costeggia. Il secondo in lunghezza è quello delle “roste” con una durata di circa un’ora e mezza.

Il terzo “delle volpere” segue il profilo dei precedenti allargando però i confini, toccando anche il comune di Liedolo. L’ultimo è ovviamente il più lungo e richiede due ore e mezzo di cammino.

Si attraversano boschi, prati e campi e si ammirano chiese, ville o semplici capitelli. Un insieme di percorsi che ti permettono davvero di scoprire Mussolente e di ammirare la natura nella sua forma più espressiva. 

Le escursioni in autunno in Italia, in Europa e nel mondo fra natura e città, hanno un fascino particolare che ben si adatta alla stagione.

La nebbia che regala paesaggi suggestivi oppure le luci soffuse dei locali che si specchiano sulle pozzanghere di pioggia appena caduta mentre nell’aria si respira una fragranza umida e muschiata.

L’autunno, lo ammetto, è una delle mie stagioni preferite. Un inframezzo tra gli estremi del caldo e del freddo, un passo verso l’introspezione dove la natura offre i suoi ultimi bagliori prima di concedersi al riposo invernale.

 

 

Dove fare le escursioni in autunno in Italia

 

In questa particolare stagione ognuno di noi sente nascere un esigenza personale che lo spinge a immergersi nella natura per abbandonare un po’ alla volta i ricordi estivi o chiudersi in casa, in città o nei locali per ripararsi dai primi accenni del freddo.

Possiamo dedicarci al Foliage e gustarci la carambola di colori rappresentata dalle foglie delle piante. Ad esempio a Lavarone o ad Arte Sella in Trentino Alto Adige, seguendo percorsi creati ad hoc, si può vivere l’esperienza di un incontro ravvicinato con la natura che si svela in tutta la sua bellezza.

Ad Arquà Petrarca in provincia di Padova, invece, scopriamo un prodotto locale antico famoso più per un detto che per il frutto stesso. Sto parlando delle giuggiole e, in particolare, del famoso “Brodo di Giuggiole” divenuto emblema del borgo.

Una delle spezie più ricercate e costose, ovvero lo zafferano, si può raccogliere fra metà ottobre e i primi di novembre a Città della Pieve in Umbria. In suo onore nasce la manifestazione “Zafferiamo” che richiama turisti da tutto il mondo.

Anche il mare ha un fascino magnetico in autunno quando le spiagge sono deserte e l’acqua riverbera sulla riva trasportando una vivacità che mai si spegne. Fra le più coinvolgenti ti consiglio quella nel litorale riminese o quelle abruzzesi a Punta Aderci e nella Costa dei Trabocchi.

La Puglia, frequentatissima in estate, nasconde nell’entroterra dei borghi magici intrappolati nella rete del passato da cui emergono testimonianze storiche di inestimabile valore. Ascoli Satriano, Troia, Biccari e Candela segnano il passaggio del popolo dei Dauni e le vie antiche della transumanza.

 

escursione in autunno sulla campagna di Troia

 

Le escursioni in autunno in Europa

 

Cosa c’è di più suggestivo che visitare un castello avvolto dalla foschia?

Con un po’ di fortuna si può vivere questa esperienza a Carcassonne in Francia. Fra i merletti delle mura e le gocce di bruma sulle feritoie possiamo ascoltare gli echi di un mondo medievale e lasciarci avvolgere da racconti leggendari.

Salire in Irlanda, invece, significa comprendere il linguaggio dei druidi avvolto dall’impermanenza della natura e scorgere, tramite un abile gioco di luci e ombre, personaggi fatati come gnomi e folletti.

Fra le sponde del lago di Bled in Slovenia, si intravede il profilo di una chiesetta posizionata nel mezzo dell’acqua. I rintocchi delle campane annunciano una profezia: chi le suonerà sarà obbligato dal suo cuore e dalla sua mente a tornare lì per sempre e in eterno.

L’autunno a Plitvice ha qualcosa di raro: sovente inganna gli occhi facendo credere che nulla sia più vitale e sfuggente. La natura si prepara a dormire eppure la si percepisce così fulgida e viva da ipnotizzare la mente e scuoterla nel profondo.

Ulm, in Germania, è un luogo perfetto da conoscere in autunno per via del suo Duomo che sale attraverso 768 scalini quasi alla sommità del cielo. La città natale di Albert Einstein promette interesse e curiosità grazie ai suoi numerosi aneddoti che hanno incasellato la cultura e le vicissitudini degli abitanti.

Sei un fashion addicted?

È il periodo ideale per conoscere i centri commerciali più trendy d’Europa a Parigi, Berlino, Madrid e Londra. I loro nomi ti faranno venir voglia di spese pazze e prematuri acquisti natalizi: scoprili qui!

 

Uno dei castelli presenti in Irlanda

 

Dove andare nel mondo in autunno

 

Si parte alla ricerca del caldo e dell’estate nelle nostre latitudini, ahimè, terminata. Possiamo puntare sul Centro America e immergerci nella cultura latina. Messico, Guatemala e le isole dell’Honduras la rappresentano appieno.

Potremmo però puntare su un clima temperato e virare verso il Marocco e il deserto del Sahara per entrare in contatto con la popolazione berbera e il disincanto delle loro peregrinazioni.

Bazzicare i luoghi degli antichi romani ed esplorare le nostre radici cristiane in Giordania mentre assistiamo esterrefatti al sito di Petra, una delle sette meraviglie del mondo.

 

 

Ovunque decidiamo di andare sarà una scelta azzeccata perché un viaggio significa insegnamento. È un cammino che scegliamo volontariamente di compiere.

Travel deriva dal vocabolo francese travail che significa lavoro fisico o mentale, un travaglio, un passaggio inevitabile o meglio un cammino verso una condizione migliore. Grazie alla vacanza abbandoniamo il carico quotidiano e ci muoviamo liberi fra i sentieri del mondo.

Il totano imbottito all’ischitana è un piatto gourmet che farà volare immediatamente la tua mente verso la fascinosa isola napoletana. Il castello Aragonese, gli scorci da cartolina, le fumarole, gli orti e i pasti abbondanti…

Tutto questo e molto di più è Ischia e voglio donarti la sua essenza in un piatto semplice dai sapori che mescolano mare e terra. Eccoti la ricetta…

 

Ingredienti

 

  • 4 totani grandi;
  • 10 pomodorini pachino o ciliegino;
  • una cucchiaiata di pinoli;
  • 200 grammi mollica pane raffermo;
  • 30 grammi di pancetta;
  • 80 grammi di provola piccante;
  • 1 spicchio di aglio;
  • mezza cipolla;
  • 2 cucchiai di olio di oliva;
  • mezzo bicchiere di vino bianco;
  • un cucchiaio di uva sultanina;
  • 10 grammi di prezzemolo fresco tritato;
  • due o tre cucchiai di parmigiano grattugiato;
  • sale quanto basta;
  • un uovo;
  • 20 grammi di pangrattato.

 

Ricetta da Ischia

 

Procedimento

 

Tagliare la pancetta a tocchetti piccoli e metterla all’interno di una terrina assieme alla provola anch’essa tagliata a pezzi però più grandi. Aggiungere l’uva sultanina, la mollica di pane a pezzetti, i pinoli, il parmigiano grattugiato e il sale.

Nel frattempo pulire i totani se non è già stato fatto dal pescivendolo togliendo interiora e lische. I tentacoli, invece, vanno fritti per alcuni minuti assieme alla mezza cipolla tagliata a strisce.

Quando la frittura è completata aggiungere i tentacoli e la cipolla agli ingredienti che si trovano all’interno della terrina e mescolare con l’aggiunta dell’uovo.

Ora è arrivato il momento della cottura dei totani. Per prima cosa vanno imbottiti i totani con gli ingredienti della terrina e per non perdere il contenuto infilare uno o due stuzzicadenti a totano.

Riscaldare una padella a fuoco lento facendo soffriggere l’aglio per alcuni minuti e poi inserire i pomodorini. Dopo circa due minuti aggiungere anche i totani che andranno cotti per almeno 20 minuti.

Se si vuole velocizzare il procedimento aggiustare la fiamma a fuoco più intenso e ricordarsi di togliere l’aglio prima di servire il sughetto formato con i pomodorini.

A metà cottura sfumare con un po’ di vino bianco per insaporire ulteriormente e lasciare riposare una volta terminata la cottura. Assicurarsi che i totani non si ammorbidiscano troppo. 

Come tocco finale aggiungere il prezzemolo a piacimento e servire la pietanza calda accompagnata a della verdura o alle patate. 

 

 

Se mangiando il totano imbottito all’ischitana ti viene voglia di organizzare una vacanza munisciti di queste preziose informazioni:

I più celebri biscotti veneziani si riconoscono per il loro gusto autentico e per la passione che le massaie ci mettono a prepararli. Ce ne sono per tutti i gusti dai dolci e burrosi agli speziati.

Bussolai buranelli, baicoli, zaletti e pevarini ti dicono niente? No? Allora è arrivato il momento di scoprire il segreto di tutte le ricette senza veli e senza maschere.

Bussolai Buranelli

 

Come puoi dedurre dal nome i Buranelli sono i biscotti tipici dell’isola di Burano e sono disegnati a formare una esse che mi piace pensare significhi “saporiti”. 

La ricetta è molto semplice e gli ingredienti fanno sì che la durata dei biscotti sia molto prolungata così potrai prepararne un bel po’ da consumare con calma. 

 

Ingredienti:

  • 250 grammi di farina tipo “00”
  • 2 albumi di uovo
  • 250 grammi di zucchero semolato
  • 5 tuorli
  • 1 bustina di vanillina
  • un pizzico di sale


Procedimento

Montare gli albumi a neve in un contenitore a parte. Una volta che la consistenza risulterà piuttosto ferma lasciare a riposare e procedere inserendo in un nuovo contenitore i restanti ingredienti.

Mescolare in modo da amalgamare perfettamente il composto e poi aggiungere gli albumi a neve. Continuare a lavorare l’impasto mantenendo una consistenza morbida e dividere il panetto così formato in 5 porzioni.

Procedere prendendo un pezzettino di impasto alla volta donandogli la famosa forma a “esse allungata” e continuare in questo modo fino all’esaurirsi del composto.

Accendere il forno a una temperatura di 180° e lasciarli cuocere per almeno 10 minuti. Controllare se serve qualche minuto in più affinché i biscotti assumano una bella colorazione dorata.

Servire ancora caldi con un buon tè (scopri l’unica produzione di tè in Europa in questo link) oppure lasciali raffreddare a temperatura ambiente. Sono ottimi da consumare anche la mattina con del latte caldo o freddo a piacimento.

 

 

Baicoli

 

Il baicolo è un biscotto a lunga conservazione perché a Venezia quando i marinai si avventurava per il mare non sapevano dopo quanto tempo sarebbero ritornarti a casa e quindi dovevano premunirsi di cibo che mantenesse intatta la sua fragranza a lungo.

La lavorazione del prodotto finale è semplice ma complessa allo stesso tempo perché richiede due tipi di impasto che poi andranno a unirsi formando un biscotto unico nel suo genere. 

 

Ingredienti

  • 150 grammi di farina tipo 1
  • 10 grammi di lievito di birra da sciogliere in un bicchiere di acqua
  • 40 grammi di burro temperatura ambiente
  • 250 grammi di farina 00
  • sale q.b.
  • 1 albume

 

Procedimento

Come prima cosa dobbiamo sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida. Quando si sarà sciolto lo andremo ad aggiungere alla farina di tipo 1 che avremo setacciato in una terrina.

Mescolare e impastare fino a ottenere un impasto elastico e morbido. Incidere una croce sulla superficie del composto e lasciare a riposare e a lievitare per almeno un’ora.

Nel frattempo preparare il secondo impasto con i restanti ingredienti seguendo l’accortezza di montare a neve prima in modo leggero l’albume. Aggiungerlo quindi come ingrediente finale. 

Impastare il nuovo composto fino a ottenere una palla ugualmente elastica e morbida. Aiutarsi con la farina nel caso servisse per dare più scivolosità al composto.

Lasciare riposare per mezz’ora e poi unire i due impasti. Dividere l’unico composto così ottenuto in 3 parti e lasciarlo lievitare ancora per un’altra ora. È arrivato il momento di dare una forma ai biscotti!

Dare all’impasto una forma rettangolare e tagliare a fette con uno spessore di 7 centimetri come se fosse del pane. Infornare sempre a 180° per circa 10 minuti.

Un altro metodo di preparazione è quello di lasciare intatto il rettangolo e cuocerlo così per poi tagliare all’occorrenza i biscotti come se fossero delle fette di pane. Quest’ultimo modo di consumare i baicoli appartiene alla tradizione veneziana.

 

Baicoli, zaeti, pevarini e bussolai

 

Zaletti

 

Celebri biscotti veneziani sono anche i zaletti o zaeti in veneto, la quale origine nasce nelle campagne bellunesi e friulane dove si coltivava il mais. L’ingrediente principe è infatti la farina di mais che dona ai biscotti quel brillante colore giallo.

 

Ingredienti

  • 150 grammi di zucchero
  • 100 grammi di uva sultanina
  • 300 grammi di farina di mais
  • 1 uovo
  • 1 bustina di lievito
  • 200 grammi di farina 1
  • mezzo bicchiere di latte
  • 100 grammi di burro ammorbidito a temperatura ambiente
  • 5 cucchiai di grappa secca
  • un cucchiaino raso di sale
  • 4 cucchiai di zucchero a velo

 

Procedimento

La prima cosa da fare è ammorbidire l’uva sultanina con la grappa aggiungendoci a piacere un po’ d’acqua. Lasciare riposare l’uva nella scodella per almeno mezz’ora.

Unire le due farine assieme setacciandole all’interno di una terrina, aggiungendo il sale, lo zucchero e la bustina di lievito. Successivamente procedere aggiungendo il latte, l’uovo e il burro.

Mescolare fino a ottenere un bell’impasto cremoso e aggiungere come tocco finale l’uvetta togliendole i residui di grappa e acqua. 

Impastare per circa 10 minuti e dare la forma ovale ai biscotti che saranno di una lunghezza pari a 7 centimetri. Disporli sopra una teglia da forno ricoperta di carta e cuocerli a 180° per 15 minuti.

Devono ottenere una colorazione dorata e se è necessario lasciarli per altri 5 minuti a temperatura più bassa. Tolti dal forno vanno serviti su un vassoi e, una volta raffreddati, aggiungere lo zucchero a velo a piacimento.

 

 

Pevarini

 

Forse fra i più celebri biscotti veneziani si classificano i pevarini che vengono mangiati come accompagnamento a una buona “ombra de vin” ovvero un buon bicchiere di vino.

Sono speziati al pepe che in veneto si pronuncia “pevaro” da qui il nome dei biscotti pevarini ma sono accompagnati anche da altre spezie che donano un gusto deciso ed energizzante!

 

Ingredienti

  • 150 grammi di farina tipo 1
  • 50 gramma di melata di miele di zucchero
  • 40 grammi di zucchero semolato
  • 30 g di strutto o burro a temperatura ambiente
  • un pizzico di sale
  • mezza bustina di lievito per dolci
  • mix di spezie tritate finemente: pepe nero o bianco, cannella, chiodi di garofano

Procedimento

Inserire gli ingredienti uno a uno all’interno di una terrina partendo dalla farina setacciata, il burro, la melata, lo zucchero, il lievito e il sale. Le spezie vanno aggiunte alla fine.

Amalgamare il composto fino a ottenere un impasto morbido e profumato e lasciare riposare per 45 minuti in luogo caldo e asciutto con un canovaccio sopra.

Riprendere l’impasto e formare i biscotti tondi con l’aiuto di un coppapasta o di un bicchiere non troppo largo. L’idea è quella di inzuppare il biscotto nel vino e quindi ci deve passare!

Cuocere in forno a 180° per circa 15 minuti mettendoli all’interno di una teglia foderata da carta forno. I biscotti vanno serviti freddi e senza l’aggiunta di zucchero a velo.

 

Ti ho fatto venire l’acquolina in bocca con questi celebri biscotti veneziani? Prova anche i i baci panteschi di Pantelleria, sentirai che bontà!

 

 

In questo articolo ti farò scoprire i luoghi dove trovare i Dolmen in Italia, in Europa e nel mondo, perché si trovano un po’ dappertutto! Siamo fortunati a poter vedere dal vivo queste meravigliose testimonianze del mondo antico.

Cosa sono i Dolmen

 

I Dolmen sono l’equivalente maschile dei femminili Menhir ovvero dei monolitici antichi eretti nelle epoche passate per vari scopi. Messi assieme vanno a formare i templi megalitici e i famosi Cromlech. La loro funzione è quella tombale e serviva per le sepolture collettive.

Hanno una struttura ben definita in quanto sono composti da una camera formata da blocchi, lastre di copertura e di supporto racchiusi dentro un tumulo di pietre e terra.

Questa architettura serviva a nascondere al suo interno i corpi dei defunti e allo stesso tempo a lasciare una via di uscita nel caso fossero dovuti tornare per qualche motivo.

Conteneva, inoltre, una camera di entrata e alcuni cunicoli sotterranei utili ai vivi per portare doni ai defunti in cambio di preghiere, benedizioni e protezioni.

Quanti Dolmen ci sono nel mondo? Un’infinità! 

Pensa che in tutto il mondo se ne registrano all’incirca 55 mila: quasi 20 mila solo in Europa. Lo stato con la più alta densità di ritrovamenti è la Francia in quanto sono dislocati lungo tutto il territorio.

Altre migliaia si trovano sparse per il mondo e 30 mila sono quelli rinvenuti, invece, in Corea. Gli unici stati a non possederne sono l’America e l’Australia. Molti sono andati distrutti e non se ne hanno più traccia.

Una serie di Dolmen disposti a raggera formavano un cromlech. L’esempio più famoso è dato dal sito inglese di Stonehenge dove, la strana disposizione, ha lasciato per molti anni dubbi agli studiosi sulla sua reale funzione.

 

Sito di Stonehenge

 

Dove trovare i Dolmen in Italia

 

Liguria

In Liguria è stato ritrovato un Dolmen nella provincia di Savona. È collocato nella città di Roccavignale e ha una struttura con 4 massi verticali e uno che chiude a sud. 

Sopra sono collocati tre lastroni e sono rimaste tracce di un antico pavimento, oggi però, quasi completamente cancellato dalle intemperie e dal tempo.

 

Puglia

In totale se ne contano 23 divisi fra la campagna del Salento, il brindisino, il tarantino e il barese. Il Dolmen di San Silvestro a Giovinazzo è l’unico ad avere l’ingresso sepolcrale verso levante mentre la cella è disposta a ponente.

Si tratta di un particolare che lo differenzia da tutti gli altri Dolmen presenti ma non si conosce il motivo per cui gli antichi lo abbiano disposto in tal maniera. Gli altri Dolmen sono collocati nelle città di Statte, Ruvo di Puglia, Cisternino, Bisceglie, Corato, Trani, Molfetta, Montalbano di Fasano, Terlizzi e Trani. 

 

Sicilia

La maggior distribuzione di Dolmen è concentrata nella parte sud-orientale dell’isola o meglio nelle province di Caltanissetta, Siracusa e Ragusa. In queste zone si trova anche a Butero una cista dolmenica, ovvero un dolmen a forma di cubo, un monumento insolito tipico del periodo greco. 

Ad Avola, nel Siracusano sono stati rinvenuti dei Dolmen che servivano da tombe funerarie per i bambini. Disposti, invece, in forma ellittica i Dolmen dei monti ragusani, a Cava dei Servi, dove sono stati ritrovati per la prima volta in Europa dei resti di ossa umane provenienti dalle tombe.

In direzione dell’acropoli greca a monte Bubbonia in provincia di Gela si trova un Dolmen a forma rettangolare. Un altro a forma rettangolare si trova a Mura Pregne, sulla dorsale nord orientale del Monte San Mauro, tra Termini Imerese e Sciara. Altri ne sono rinvenuti a Sciacca, nella contrada Femmina Morta e a Cava Lazzaro in provincia di Ragusa. 

 

Sardegna

Secondo le registrazioni fatte in Sardegna sui numeri dei Dolmen presenti ne sono stati contati 215, concentrati per lo più nella parte centrale e specialmente nella zona della Gallura. 

La loro particolarità è di avere, non solo una funzione funeraria come per gli altri monumenti dislocati nel territorio italiano, ma anche un significato religioso, tanto da essere orientati secondo un percorso di pellegrinaggio. 

Dando uno sguardo sulla cartina e seguendo la loro dislocazione, infatti, si può notare come siano disposti lungo un asse che attraversa tutta la Sardegna. 

 

Ti elenco i Dolmen principali:

  • Dolmen Santa Caterina e Sant’Andrea a Berchidda;
  • Il comune di Luras presenta i Dolmen Billella, Ciuledda, Ladas e Alzoledda;
  • Il Dolmen più grande è quello di Sa Coveccada a Mores dal peso di circa 27 tonnellate;
  • Sul Monte Maone a Benetutti si trova un Dolmen a forma mista e non definita;
  • A Buddusò ci sono il Dolmen di Sos Monimentos e di Su Laccu;
  • Su Edrosu è il Dolmen di Macomer affiancato da due grossi blocchi di trachite.

 

Una cartina più approfondita la trovi sul sito Isola di Sardegna, alla voce Storia e Dolmen. 

 

Dolmen a due piastroni

 
 

Dove trovare Dolmen in Europa

 
 
La quantità maggiore di Dolmen si trova in Francia e in particolare nella zona della Bretagna. A questi fanno bella compagnia i cromlech inglesi, irlandesi e gallesi tanto da considerarli parenti stretti.
 
Anche in Corsica si trovano dei Dolmen simili a quelli sardi, più che a quelli Bretoni, e disposti prevalentemente a raggiera. Così come in Olanda, in Danimarca e in Spagna.
 
A Malta si trovano dei monumenti megalitici predisposti da non si sa quale civiltà ma hanno delle caratteristiche comuni con quelli mediterranei e atlantici. 

In Portogallo si trova il Dolmen di Valleverde e il Dolmen bretone di Barnenez nella zona del Finistère considerato il più grande della regione con una planimetria riservata a 11 stanze funerarie. 

Una cartina dettagliata con la datazione dei Dolmen presenti in Europa la trovi qui:

 

Alcuni Dolmen in Europa

 

Dove trovare i Dolmen nel Mondo

 

Come ti ho già anticipato all’inizio dell’articolo il numero maggiore di Dolmen si trova in Corea e sono suddivisi fra la provincia di Chŏlla-namdo e Chŏlla-puktoe.

In Corea sono conosciuti con il nome di koindol e, sebbene non raggiungano delle grandi proporzioni come quelle di Stonehenge, ad esempio, rimangono comunque delle favolose testimonianze storiche.

Altri Dolmen sono presenti in Siria come anche alcuni Menhir di cui ti ho già parlato nell’articolo precedente. Purtroppo la loro manutenzione non è garantita e al momento non è dato sapere in quali condizioni riversano. 

 

Gli unici che ho visitato sono quelli a Malta. E tu a che punto sei?

 

Ti sarà venuta voglia di scoprire anche i Menhir… Non ti rimane che sapere tutto su di loro in questo articolo:

Un elenco completo su dove trovare menhir in Italia, in Europa e nel mondo al fine di organizzare delle vacanze megalitiche! Se ti stai chiedendo di cosa sto parlando vuol dire che per te si aprirà un ventaglio di viaggi completamente nuovi… Sei pronto?

Cosa sono i Menhir?

 

I menhir sono dei monumenti dalla forma particolare sorti nel periodo del neolitico o del Bronzo. Sono di difficile interpretazione in quanto ancora adesso non si conosce il loro riferimento se sia di tipo religioso o sociale.

Si tratta pietre a forma allungata di parallelepipedo posizionate in orizzontale su cui sono stati incisi ornamenti vari, talvolta volti, armi, incisioni o animali, disposti in cerchio.

Per questo motivo sono meglio conosciute come strutture megalitiche e la loro più famosa rappresentanza è il sito inglese di Stonehenge che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire.

Queste pietre si trovano non solo in Europa ma anche in altre parti del mondo segno che i nostri antenati primitivi non si facevano certo delle brevi passeggiate!

 



Dove trovare menhir in Italia?

 

Se cerchiamo i menhir in Italia ne troviamo tantissimi soprattutto al nord, nelle isole e al sud Italia. Le regioni che ne registrano la presenza sono Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Puglia, Sicilia e Sardegna.

NORD

  • Alto Adige, Lagundo vicino a Merano: non è famoso solo per la sede del birrificio Forst ma anche per avere di fronte all’ufficio del turismo le copie di menhir in marmo di Lasa (tipico della zona). Gli originali sono, invece, conservati all’interno del Museo Civico di Bolzano dove riposano anche le spoglie di Ötzi.
  • Lombardia, Bulciago e Barzano: nel primo comune faceva sfoggio un menhir alto 1,60 metri affondata nel terreno per circa un metro. Fu rubato nel 2007 ma poi ritrovato, senza averne però prove certe perché non è più stato messo nel suo luogo di origine. A Barzano invece figurano ben 2 menhir per un’altezza ciascuno che raggiungono i 2 metri. Si trovano di fianco alla Strada Provinciale 342, all’incrocio di via Giuseppe Parini.
  • Piemonte: a Cavaglià (Biella) 11 menhir vanno a formare un Cromlech. Lugnacco, Chivasso e Mazzé hanno un menhir a testa pressoché identici alti all’incirca 4 metri. Monte Pietraborga, Paroldo e Monte Musiné hanno i menhir meno famosi della regione perché più rovinati. Braglia (Cuneo), invece, è il sito più importante scoperto nel 1970 ma lasciato andare in rovina.
  • Liguria, Varazze, Verzi (Finale Ligure), Monte Caprione, Monte Capri (tra Riomaggiore e Riccò del Golfo), Tramonti (Campiglia). Quest’ultimo in particolare è conosciuto come il menhir del Diavolo costruito per motivi religiosi.

CENTRO

  • Toscana, Lunigiana: qui si trova un complesso di statue maschili e femminili la cui origine sembra essere collocata nell’età del bronzo. Altri reperti della collezione sono costuditi nel Museo delle statue stele lunigianesi all’interno del Castello del Piagnaro a Pontremoli.

SUD

  • Puglia: si contano ben 79 menhir dislocati a Martano (Lecce) con la presenza di uno del menhir più alto d’Italia che raggiunge i 4,70 metri ed è conosciuto come il menhir di Santu Totaru. A Muro Leccese rimangono visibili e ancora non devastati dal tempo altri 6. In tutta la provincia di Lecce, comunque, sono disseminati i menhir quasi che ogni comune può vantarsi di averne almeno uno. A Modugno (Bari) fa scena il monaco, un menhir che raccoglie le fattezze del religioso, mentre a Terlizzi (Bari) se ne contano almeno 3 tra cui il più famoso è il menhir della via Appia. La città con più esemplari, però, è Giurdignano (Otranto) in cui ce ne sono 15.

ISOLE

  • Sicilia, Parco delle Madonie: può vantare la presenza sia di menhir che di Cromlech.
  • Sardegna: sono state ritrovate almeno oltre 740 statue dislocate in tutta l’isola. In provincia di Oristano a Laconi ce ne sono almeno 100, mentre a Villa Sant’Antonio c’è il più alto d’Italia che raggiunge il 5,75 metri. Quest’area è stata chiamata la valle dei Menhir. Altre opere si trovano nel sud della Sardegna e più precisamente nei comuni di Goni, Sant’Antiaco, Tortì, Barisardo e Marmoiada.

 

Menhir in Sardegna

Foto da Wikipedia

 

In Europa?

 

Alla domanda dove trovare Menhir in Europa posso rispondere che la presenza più massiccia è registrata in Bretagna ma anche in Corsica sempre in Francia, nelle isole Britanniche e in Gran Bretagna, in Germania e in Scandinavia con il sito di Björketorp Runestone e in Portogallo a Sagres e nel distretto di Évora.

FRANCIA

I menhir disposti in Francia sembrano seguire delle rette che portano da una località all’altra, ecco che quindi vengono classificati in base alle loro direzioni.

Nel Morbihan seguono un percorso di 4 chilometri tra il sito di Kerlescan e Le Ménec e sono conosciuti come gli “Allineamenti di Carnac” tra cui il più visitato è il rrande menhir spezzato di Locmariaquer.

Il più alto menhir al mondo si trova qui a Locmariaquer e raggiunge l’altezza di 20 metri. Purtroppo è stato rotto in 4 pezzi che giacciono al suolo come un eroe ferito e spezzato dalle ire del tempo.

Quelli fuori dal tragitto sono il menhir di Champ-Dolent vicino a Dol-de-Bretagne (Ille-et-Vilaine) e il menhir di Saint-Uzec a Côtes-d’Armor, il menhir di Cham des Bondons a Lozère e il menhir della Cattedrale a Le Mans. Quest’ultimo si trova proprio all’interno della cattedrale.

Ci sono poi altri menhir che sono stati spostati dai romani in prossimità dei loro crocevia e si trovano a Murat-sur-Vèbre a Tarn, a Saint-Sulpice-de-Faleyren a Gironde e in Corsica a Filitosa.


INGHILTERRA

Inizialmente si pensava che i Menhir fossero di derivazione celtica mentre poi, con il tempo, si scoprì quanto fossero in realtà antichi. Drizzlecombe, nella contea del Devon in Inghilterra, ospita l’area di Dartmoor con un menhir che raggiunge quasi i 4,5 metri di altezza.

Il quale è conosciuto come “Beardown Man” con vicino un altro menhir a cui è stato affibbiato il nomignolo di “The Needle of Beardown Man” ossia “l’ago dell’omino con la barba” per la sua forma lunga e affusolata.

L’altro sito importante si trova a Laughter Tor, vicino Two Bridges, sempre nell’area del Dartmoor che va a formare quasi un circuito archeologico ben definito.

Le Frecce del Diavolo sono collocate, invece, a Boroughbridge nel North Yorkshire e sono tre statue in arenaria delle 5 rimaste tra cui figura la seconda più alta del Regno unito raggiungendo un’altezza di circa 7 metri circa.

Il podio va al monolite Rudston di 7,6 metri circa che si trova all’interno del sagrato di Rudston, un piccolo villaggio facente parte della zona dell’East Riding of Yorkshire.

Il nome è legato ha una leggenda secondo cui un giorno il diavolo volle vendicarsi della città Aldborough per alcune malefatte che avevano combinato gli abitanti.

Decise così di lanciare delle pietre in direzione del paese ma siccome lo fece con troppa debolezza queste rimasero superficialmente piantate nel terreno senza causare alcun danno.

Le isole Ebridi, invece, conservano intatte nel tempo sia menhir che dolmen oggetto di studi da parte di un antropologo per provare a capirne l’origine motivazionale.



GERMANIA

Due aree tedesche sono addobbate da Menhir: Gollenstein Blieskastel e Spellenstein, St. IngbertIl primo si trova vicino a Blieskastel nel distretto di Saarpfalz di Saarland e presenta un menhir che raggiunge un’altezza di 6,6 metri fra i più larghi dell’Europa Centrale.

Il secondo, di 5 metri, si trova sempre nel distretto di Saarland ma nella città di St. Ingbert e fu modellato su una porzione di arenaria piuttosto dura tipica della zona di Dudweiler Pfaffenkopf.

SCANDINAVIA

Sono 3 menhir che formano un complesso megalitico presente nella provincia di Blekinge in Svezia tra cui figura la famosa pietra runica di Björketorp. È considerata la più alta al mondo e raggiunge i 4,2 metri di altezza con l’incisione sia da un lato che dall’altro scritta con l’alfabeto antico delle rune.

Il testo si presuppone possa corrisponde a queste frasi: “Io, maestro delle rune, nascosi qui rune di potere. Incessantemente afflitto da maleficio, condannato a insidiosa morte è colui che rompe questo monumento”. Nel retro, invece, è presente la scritta: “Io prevedo distruzione”.

PORTOGALLO

Nel distretto di Faro e più precisamente a Sagres, rimane ancora eretto un menhir a testimonianza della presenza di civiltà antiche mentre altri sono sparpagliati in prossimità, ma caduti al suolo.

Évora capoluogo del distretto di Évora oltre a essere una città museo Patrimonio dell’Unesco vanta un menhir di 2,5 metri e vicino un cromlech, chiamato Cromlech di Almendres composto da 96 monoliti disposti a ellissi.

 

Un altro esemplare di Menhir

 

Dove trovare Menhir nel mondo?

 

In Mongolia sono stati ritrovati dei Menhir che sono stati chiamati “Stele del Cervo” per le loro incisioni con disegni di cervi. Non si conoscono gli autori delle statue ma ne sono state ritrovate ben 500 dislocate in tutta la Mongolia. I principali siti sono collocati nella zona di Ulaan Tolgoi e Ushkiin-Uver, vicino a Môrôn.

Nabta Playa in Egitto nasconde fra le sabbie del Sahara un complesso megalitico di menhir edificato attorno al V millennio a.C. La particolarità è quella di essere orientato al fine di seguire il sorgere e del tramontare del Sole ma solo in particolari periodi dell’anno.

Dove trovare Menhir oltre a questi due stati? Altri ancora se ne trovano nei territori dell’Africa settentrionale e più specificatamente in Palestina e in Siria. In Siria se ne registrano un numero maggiore anche se le condizioni in cui vertono sono piuttosto scoraggianti.

 

Spero di aver soddisfatto la tua curiosità su dove trovare Menhir nel mondo, e se vuoi scoprire anche la parte maschile dei templi megalitici, ovvero i Dolmen… Clicca su questo link: Dove trovare i Dolmen in Italia, in Europa e nel mondo

Ci sono monasteri e templi induisti in Italia? Le scuole di yoga nel nostro territorio hanno favorito una curiosità sull’induismo? Pare proprio di sì stando ai numeri attuali anche se ancora non superano le comunità buddiste. Ma che cos’è l’induismo e che relazione ha con la pratica dello yoga?

L’induismo

 

È difficile dare una definizione di Induismo in quanto più che religione si tratta di uno stile di vita assoggettato a determinati concetti. I quali sono definiti nei testi sacri fra cui spiccano i Veda, una raccolta di nozioni di ostica interpretazione.

Secondo la filosofia induista, infatti, gli insegnamenti dovevano essere recepiti in forma sensoriale, emozionale e istintiva e non come siamo stati abituati a imparare noi occidentali, in forma concettuale o teorica.

La presenza delle divinità induiste aumenta, poi, la confusione presentandosi in diverse rappresentazioni. L’apice è composta dalla Trimurti:

  • Brahma, il Creatore;
  • Shiva, il Distruttore;
  • Vishnu, il Conservatore.

Da loro nascono e si evolvono numerose divinità richiamando seguaci che si rispecchiano nelle medesime caratteristiche identificative. Vengono così edificati templi in loro onore affinché possano intercedere nelle richieste personali e spirituali degli adepti.

Molte posizioni dello yoga rappresentano le divinità o traggono da loro origine creando una sorta di danza divinatoria a cui gli yogi estrapolano l’energia.

La filosofia yogica prende, inoltre, molti concetti dall’induismo come quelli che ha portato in evidenza Patanjali con il suo manifesto relativo agli “Otto Passi dello Yoga” per non parlare poi dell’uso dei mantra per entrare in meditazione.

L’unico monastero induista in Italia si trova in Liguria nel Savonese e più precisamente ad Altare in località Pellegrino. Il suo nome è Matha Gitananda Ashram ed è dove vengono celebrati corsi e ritiri spirituali o semplici visite per chi desidera approfondire la conoscenza di questa filosofia orientale.

 

Equilibrio

 

Templi induisti in Italia

 

I Templi o comunità presenti in Italia non sono tantissime ma sono comunque dislocate in quasi tutto il territorio nazionale. Sono presenti anche associazioni fondate da indiani che servono da tempio per professare la religione. Di seguito ti lascio la lista suddivisa per regione:

 

Lombardia

Shree Durgiana Mandir: Castelverde in provincia di Cremona, tel: 327 864 2474

Shri Hari Om Mandir: via Martin Luther King, 19, 46020 Zona Industriale Polesine in provincia di Mantova

Maha Shiv Shakti Mandir: via G. Garibaldi, n.54, 25086 Botticino (Brescia), tel: 320 085 7897

Shri Vishnu Mandir: via Colombo, 8, 20094 Corsico (Milano), tel: 347 763 4757

Sito internet: https://www.shrivishnutemplemilano.org/


Veneto

Hindu Sanatan Mandir: via Olimpica, 28, 36071 Arzignano (Vicenza), tel: 389 682 7904

Jai Jagadambe Maa Durga Shakti Mandir: via Fontane, 132, 31047 Ponte di Piave, Treviso, tel: 320 553 5600


Emilia Romagna

Shree Nav Durga Mandir: Strada Comunale del Lino, 43010 Polesine Parmense (Parma), tel: 329 019 3852

Vaishno Mata Mandir: Strada Provinciale Nord, 138, 42017 Novellara (Reggio Emilia), tel: 329 896 0714


Lazio

Om Hindu Mandir: via Amedeo Cencelli, 23a, 00177 Roma, tel: 339 665 1409

Shree Durga Maa Mandir: Terracina, Latina, tel: 331 772 5377


Sicilia

Geetanjali Circle – Doorga Maa Mandir: via Cava, 13, 95124 Catania, tel: 348 898 7002

Associazione Culturale Shiv Shakti Mandir: via Giuseppe Verdi, 59, 95131 Catania


Toscana

Maa Bhagwati Jagran Committee: via A. Burzagli 27, Montevarchi (Arezzo), tel: 333 296 6233


 

Ricerca i templi in questa mappa:

 

 

Non è una lista completa di monasteri e templi induisti in Italia ma è un punto da cui partire se si vuole approfondire la conoscenza di questa meravigliosa filosofia acquisita dalla cultura indiana.

 

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