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Gli episodi da viaggiatrice divertenti vissuti nei vari viaggi mi hanno insegnato a non prendermi troppo seriamente. Per questo te li voglio raccontare, con la speranza di riuscire a strapparti almeno un sorriso.

Passion Kenya

 

Nel 2013 sono stata in vacanza per ben due volte in Kenya: a febbraio e a settembre. Durante le vacanze di febbraio – trascorse in compagnia di una mia amica – decidemmo di pranzare in un ristorante in spiaggia. Il menu fu molto semplice: riso, pesce e frutta come dessert.

Tra la frutta figuravano i frutti della passione che io avevo assaggiato, credo, solo una o due volte nella mia vita. Come li misi in bocca mi inebriai dal loro sapore dolce e leggermente acido. Il gusto era potenziato dal corretto clima e dalla magica terra rossa dell’Africa. 

Erano così succosi da risultare irresistibili e visto che ero l’unica ad apprezzarli feci man bassa. In totale ne mangiai sette. Avevo pienamente soddisfatto il mio appetito fintantoché non iniziai a sentire un certo brontolio allo stomaco.

Ben presto mi accorsi che i frutti della passione stavano provocando un effetto spiacevole che mi mise in allarme. Così mi inventai una scusa per rientrare in resort.

La corsa prima della catastrofe non fu semplice perché i celeberrimi “Beach Boys”, che si trovano nelle spiagge keniote, non erano propensi a lasciarmi andare.

L’unica cosa da fare era stringere forte le chiappe, camminare veloce senza prestar loro troppa attenzione e dribblare chi cercava di ostruirmi il passaggio.

Arrivai in bagno appena in tempo e ringraziai tutte le divinità e i dei del viaggio per essere riuscita a evitare il peggio (indossavo solo il costume). Uno fra i più imbarazzanti episodi da viaggiatrice decisamente da dimenticare.

 

frutti della passione in kenya

 

Camember in stanza d’albergo

 

La mia prima volta a Parigi fu un’esperienza esaltante, totalizzante. Ero sopraffatta dall’architettura, dalle proposte artistiche e culturali, dalle incredibili offerte museali. 

Feci della flânerie pur non conoscendo ancora il termine. Mi avventurai per le viuzze senza l’ausilio della cartina monitorando il tragitto col desiderio di lasciarmi travolgere solo dalla meraviglia. 

A fine serata scendevo alle Galerie La Fayette per acquistare qualcosa da mangiare quando vidi lui: il famoso formaggio Camember. L’avevo assaggiato in Italia ma non lo avevo trovato particolare o inconfondibile come lo descrivevano i francesi, così decisi di provarlo.

Aggiunsi alla lista della spesa del pane, della verdura fresca e dei gamberetti con salsa rosa. Appena entrai in hotel appoggiai tutto al tavolino e mangiai per primo il formaggio. 

Puzzava e aveva un gusto deciso, unico e indimenticabile. Finalmente comprendevo la passione dei francesi per questo formaggio. Terminata la cena rimasi in hotel e lessi fino ad addormentarmi.

La mattina dopo mi svegliai torcendo il naso. Cos’era quell’odore nauseabondo?

L’involucro del Camember ovviamente! Fu un momento detestabile e scommetto che non l’apprezzò nemmeno il servizio di pulizia che venne a risistemare la stanza, dato che purtroppo era sprovvista di finestre.

 

Delizioso camember

 

Cocco, mango e peperoncino

 

Tra gli episodi da viaggiatrice ‘gourmet traumatiche’ enumero anche quella vissuta in Messico, a Playa del Carmen. Immagina di poter trascorrere sei mesi in Centro America e di toccare la sabbia delle spiagge caraibiche più incantevoli. Cosa manca per completare il quadro? 

Una porzione di frutta fresca locale, naturalmente. Così non appena mi si avvicinò il venditore messicano con i bicchieri carichi di cocco e mango non esitai a prenderne uno.

Pagai e prima di passarmi il contenitore il messicano mi disse fra un brusio e un sorriso qualcosa che non afferrai. Dato il suo stato di vigile attesa e il calore dello sguardo – nonostante non avessi capito – risposi sorridendo in modo affermativo.

Vidi che spruzzò sulla frutta della polvere e immaginai fosse cannella così lo ringraziai per la generosità. “Per tutti i fulmini” – o qualcosa di simile ma più colorito – urlai subito dopo. 

Mi aveva inondato la frutta di peperoncino e mangiando la fetta di mango avevo le labbra in fiamme e la gola che bruciava. Presa dalla disperazione provai a sciacquarmi le labbra con l’acqua salata, peggiorando la situazione.

Finalmente, di nuovo correndo disperata in una spiaggia, ma questa volta senza stringere le chiappe, trovai un chiosco nel quale ordinai dell’acqua per sciacquarmi. 

Mi ricomposi ma le labbra non dimenticarono mai quell’episodio da viaggiatrice.

Dopo qualche giorno trascorso in spiaggia le mie labbra si arrossano e si infiammano ancora adesso, spaventate a morte, temendo di veder ricomparire all’orizzonte la sagoma di un messicano venditore di frutta. Un episodio da viaggiatrice che ha lasciato il segno!

 

Peperoncino sulla frutta

Colazione ammiocuggino

 

È così gradevole sedersi su di un tavolino all’esterno in Marocco e fare una classica colazione dolce innaffiata dal variegato sapore del . Questo pensammo io e la mia amica a Marrakesh quando ci accomodammo al bar la cui terrazza era illuminata dai tiepidi raggi del sole. 

Ordinammo tè e msemen con marmellata. Ma non fu simpatico vedere il cameriere acquistare – con i soldi chiesti in anticipo – i dolcetti dal chioschetto di strada giusto di fronte a noi per poi servircele con l’incartamento originale, oleoso e sbrindellato. 

Vederlo entrare nell’hotel di fianco e uscire con due confezioni singole di marmellata e la caraffa di tè appoggiata al vassoio macchiato e pieno di briciole. 

E infine chiederci con una certa insistenza la mancia, sottolineando a più riprese che la stessa fosse “Up to you“, ovvero a nostra discrezione, pur che non fosse inferiore ai due euro a testa. 

Hammam (mamia che freddo) a metà

In ogni caso in Marocco si possono fare questo tipo di esperienze esaltanti un po’ dappertutto. Incuriosita dall’hamman decisi di prenotare una serata per provare questo rituale di bellezza.

Fu perfetto sotto ogni punto di vista, a parte il finale a sorpresa. Terminato il rituale, infatti, mi mandarono via con una certa fretta perché avevano altra gente da seguire. Mi lasciarono, dopo avermi viziato e coccolato, con i capelli bagnati ad affrontare il freddo clima di gennaio. 

Per fortuna avevo un berretto a coprirmi la testa e l’hotel si trovava a pochi passi. Altrimenti avrei dovuto pagare delle parrucchiere professioniste che attendevano con ansia che scegliessi quell’opzione. In fin dei costi il supplemento costava solo 60€ in più!

 

 

esperienze da viaggiatrice in Marocco

 

Fucili spianati 

 

Fra gli episodi da viaggiatrice più divertenti che sono solita raccontare agli amici figura la rocambolesca partenza dalla Giordania. Lì conobbi un tassista che mi pregò di scegliere lui come autista per l’aeroporto e intenerita dalla sua necessità di guadagnare accettai.

Solo che non ero a conoscenza delle consuetudini giordane: i tassisti ufficiali erano gli unici autorizzati a entrare in aeroporto per accompagnare i turisti. Gli altri dovevano fermarsi a circa un chilometro dall’edificio.

Ovviamente scoprii il fatto quando vidi rallentare il conducente e indossare un sorriso beota per spiegarmi il motivo della fermata. Non mi rimase che incamminarmi per raggiungere l’aeroporto ma al sopraggiungere vidi i poliziotti stringere i fucili e intimare di fermarmi.

Mi chiesero cosa intendessi fare, glielo spiegai. Mi dissero che potevo proseguire prendendo un autobus non appena fosse passato e io gli spiegai che avevo finito i soldi giordani e non ne avevo altri da spendere

Mi guardarono imbarazzati e mi dissero di rimanere ferma accanto a loro ad aspettare. Bloccarono una macchina in transito per chiedere un passaggio.

Il conducente, un turco che si trovava in Giordania per affari, mi guardò come se fossi una poveraccia e non lo biasimai. Quando giungemmo in aeroporto lo ringraziai e mentre lo facevo intravidi un leggero piegamento in alto delle labbra. 

In pratica stava iniziando a ridere a crepapelle ma cercava di contenersi, con scarsi risultati. 

 

Jordan borders

Serata di gala con AC/DC

 

Questo fatto avvenne nel periodo in cui lavoravo in negozio e mi ritrovai con tre giorni di ferie avanzati. Decisi di trascorrere un giorno e una notte alle terme a Montegrotto. Era la prima volta che soggiornavo in una SPA e mi sentivo elettrizzata.

La receptionist mi accolse con estrema gentilezza e mi disse di godermi la giornata perché la sera ci sarebbe stata una sorpresa per chi cenava in hotel.

Seguii il suo consiglio e la sera scesi ansiosa di sapere cosa mi aspettasse. Al massimo dell’esaltazione la signora mi fece sapere che la cena si sarebbe tenuta nella sala grande e che consisteva in una serata di gala a lume di candela.

Così mi aprì le porte del salone, prima che realizzassi il tutto, e subito si propagarono le dolci note di un pianoforte suonate dal musicista in frac. Mi sedetti al mio tavolo accerchiata da coppie vestite in modo raffinato ed elegante, agghindate e truccate a festa.

E io?

Io mi trovavo da sola, con la candelina accesa al centro del tavolo, indossando un paio di jeans e una maglietta bucherellata degli AC/DC. Aggiungere al menù una pala per sotterrarmi pareva brutto?

 

Vergogna alle terme

La casa dello scorpione

 

La classifica degli episodi da viaggiatrice più esilaranti la vince questa. Dopo aver trascorso due mesi in Messico, giungo in Guatemala

Una terra colorata, ricca di storie e briosa. Apro con ansia la porta della mia casita: la residenza che mi ospiterà per un mese appare spartana ma caratteristica. 

Mi trovo a San Pedro de la Laguna, nel lago di Atitlán, un luogo cantato da poeti e artisti e dalle finestre vedo i colibrì succhiare il nettare dai fiori. Mi sistemo come meglio posso togliendo i vestiti dalla valigia e posizionando i prodotti di igiene personale in bagno. 

Decido di fare una doccia prima di avventurarmi a scoprire la cittadina. Entro in vasca che funge da doccia, mi lavo il corpo e i capelli e mentre canticchio una canzone percepisco una presenza oscura alla tendina della doccia. 

Cosa c’è? Un bel esemplare di scorpione nero pronto ad attaccarmi con la coda inarcata. Bestemmio, risciacquo i capelli e cerco di uscire senza farmi pungere. Controllo su Google quanto sono mortali gli scorpioni in Guatemala e mi asciugo.

Sistemo dei libri nella fessura della porta giurando di non entrare mai più in bagno. L’esigenza però ha delle prospettive diverse dalle intenzioni per cui la sera mi convinco a entrare. 

Sembrava sparito ma si era solo spostato sulla porta del bagno, fra gli infissi.

E così apparse e scomparve durante tutto il periodo della mia permanenza. Deciso a condividere la casa con la sua presenza che più volte si palesò facendomi sussultare a ogni visita.

Non riuscii mai a prenderlo ma non perché mi dispiaceva ucciderlo, perché me la facevo sotto e temevo ritorsioni. 

 

esperienze da viaggiatrice con lo scorpione

 

Leggi gli altri incontri con lo scorpione in questo articolo:

 

Se parli del Marocco i viaggiatori consigliano di visitare Fes e i suoi suk perché sono l’essenza dell’antica tradizione marocchina. La città è divisa in due parti, una più moderna e l’altra ancora legata al passato, tanto da considerarsi la capitale spirituale del Marocco.

Fes e i suoi suk

 

Entrando a Bab Guissa (bab significa porta) ti ritroverai al Palais Jamai Hotel. Lo vedrai immerso in un parco di aranceti, fontane e fiori in una cornice fiabesca. Se la tua visita coinciderà con la stagione della fioritura, sarai sopraffatto dal profumo di arancio che si sprigiona dalle piante in contrapposizione con l’odore pungente delle piante del pepe.

Di fianco al parco scoprirai la moschea Kairaouine e più distanti le moschee di Er-Rsif, Andalusa e Es-Sahrij. Le altre porte d’ingresso alla città sono: Bab Shemsa, Bab Chorfa, Bab Mahrouk e Bab Jamai.

Nell’ultima si scorge un cimitero. Si tratta del cimitero dei merinidi destinato agli ultimi sultani della dinastia. Le porte di Fes portano ai mercati chiamati suk, ognuno differenziato in base alle merci.

Fes e i suoi suk

 

I suk sono i mercati, come ti dicevo, suddivisi in corporazioni distinti in base alle merci. I più amati sono suk el Attarine dove si acquistano profumi e spezie, il suk el Henna, come puoi dedurre dal nome, dedicato alle radici e alle foglie tintoree e il Place Nejjarine con il suk dedicato ai falegnami. A Fes troviamo anche un mercato coperto, Kissaria, dove vengono venduti ricami, sete e broccati.

Ma la zona più famosa è quella della conceria Chouaras, nel quartiere dei tintori. Se vorrai visitarla ti verranno consegnate delle foglie di menta che serviranno a stemperare il fastidioso odore di guano.

 

foto delle concerie di fes

Shot sulla conceria di Fes

 

La tecnica di lavorazione è tipica del medioevo: fu in quel periodo, infatti, che vennero costruite delle vasche per trattare le pelli. All’interno veniva inserito un miscuglio di acqua e guano dove gli artigiani si immergevano fino alla cintola per togliere le impurità e renderle più lisce. Tutt’ora i lavoratori seguono questo processo, lavorando senza sosta quasi tutti i giorni.

Vicino alla conceria si trovano i negozi in cui vengono venduti i prodotti finiti, ricamati e imbellettati in base alla creatività dell’arte marocchina.

Affiancati a questi hanno trovato spazio i negozi più commerciali con articoli decisamente meno artigianali o prodotti tecnologici. Non manca nemmeno l’abbigliamento firmato “made in China” o le finte marche di moda, segno che qualche traccia di modernità è riuscita a entrare nella città antica.

L’alternanza tra vetusto e moderno si sta facendo sempre più marcata ed è nostro compito preservarne la tradizione, il passato e le radici di una comunità. Come? Acquistando solo prodotti originali e non i cloni di ciò che possiamo trovare anche nel negozio vicino a casa.

La sera scende anche nella medina, le luci si accendono regalando dei bizzarri effetti di chiaro-scuro e il muezzin intona il suo canto di preghiera che si propaga in tutta la città. Almeno questo non sarà intaccato dal passaggio dei turisti, felici di ascoltare queste litanie incomprensibili ma pregne di significato.

 


*** SENTORI ESPERIENZIALI ***

 

A Fes dovrai stare molto attento a fare la flânerie perché la medina è un dedalo di vie che si intersecano l’una nell’altra ed è facilissimo perdersi, in più il il wi-fi o il gps non sempre funzionano a dovere.

Prendiamo ora in considerazione il Genius Loci di Fes: da quello che ho potuto sentire io Fes è una città chiusa, ermetica e introversa. Difficile da decifrare perché l’anima si nasconde dietro la ricerca di buoni affari e di conseguenza non rivela la sua vera identità. Mutevole e diffidente come il vento che cambia in base alla direzione da seguire.

Cosa richiamano i sensi? La vista attiva la scoperta dei colori più vivaci, l’udito il rumore di qualche antico strumento artigiano che lavora incessantemente, l’odorato è un miscuglio di carne fresca, spezie, miele e un tanfo insopportabile nella zona delle concerie, frammentato da un rametto di menta piperita, il gusto è un’esplosione di sapori fra i quali spicca in modo preponderante il cumino e infine il tatto richiama la ruvidezza dei tessuti naturali ricavati dall’agave, la morbidezza dei dolci e dei datteri, la morbidezza delle pelli lavorate.

 

Musica consigliata: musica chaabi

Letture consigliate: 1Q84 libri 1,2 e 3 di Murakami

Fra le colazioni nel mondo moderno più dolci colloco la colazione marocchina: il tuo risveglio in riad sarà deliziato da portate energetiche. Un carico di calorie che ci sosterrà fino a pranzo oppure si potrà spezzare l’attesa con un po’ di frutta. Sei curioso di scoprire come sarà imbandita la tua tavola? Allora leggi l’articolo e prepara gli ingredienti!

 

La colazione marocchina

 

In Marocco la colazione si fa all’aperto. Non importa se ci sono 10 gradi sottozero, bisogna mangiare fuori! Si beve succo di frutta fresca, soprattutto arancia, caffè o tè servito nei tipici bicchierini. Bisogna fare attenzione a ordinare il caffè perché :

  • il caffè nero assomiglia al caffè americano;
  • caffè semplice è un ibrido tra cappuccino e caffellatte;
  • l’espresso è il nostro tipico caffè italiano, più o meno…

 

Si mangia dolce, come ti anticipavo, e quindi via libera alle confetture di arancia, prugne, il miele e anche il burro. Se sei a Essaouira potrebbero proporti anche l’amlou, la Nutella berbera fatta con l’argan.

In tavola potrebbe esserci anche l’olio di argan e un formaggino cremoso. Nel deserto anche la frittata berbera che oltre alle uova all’interno ha pomodori, aglio, spezie, coriandolo o prezzemolo, sale.

Il pane di accompagnamento è una scelta fra msemen e baghrir, una sorta di pancake il primo e una crepe il secondo, su cui spalmare la marmellata.

 

un msemen

Ricetta msemen

Ingredienti:

  • 5 g di lievito di birra;
  • 500 ml di acqua tiepida;
  • 700 grammi di farina 00
  • olio di semi per ungere
  • 1 cucchiaino di sale;
  • 1 cucchiaio di zucchero;

Preparazione:

All’interno di una ciotola dovrai inserire l’acqua tiepida e il lievito affinché si disciolga. Quando ciò sarà avvenuto, incorpora lo zucchero e mescola fino a completo scioglimento.
Adesso è il momento di aggiungere anche la farina a filo precedentemente setacciata con il cucchiaino di sale. L’impasto inizierà a prendere consistenza per cui dovrai lavorarlo ungendolo con l’olio di semi.
Creare delle palline leggermente più piccole di quelle da tennis e spennellarle di olio se non sembrano abbastanza unte. Lasciamole riposare all’interno di una pellicola per almeno mezz’ora affinché lievitino.
Riprendiamole in mano e stendiamole una alla volta fino a che non diventano sottilissime. Spolveriamo con un po’ di farina e pieghiamole seguendo la tecnica originale:
  1. Piegare la sfoglia dall’alto al centro dell’impasto;
  2. La parte sotto al centro dell’impasto;
  3. Il lato destro piegalo fino al centro dell’impasto;
  4. Il lato sinistro direzionalo al centro dell’impasto.

Immagina di piegare un fazzoletto in queste quattro direzioni.

Poi si prende il quadratino e lo si pone con le pieghe verso il basso e si schiacciano affinché non si stacchino. Ungere le mani di olio per fare in modo che non resti attaccato nessun pezzo.

Procedere allo stesso modo con le altre palline e schiacciare nuovamente prima di cucinarle per alcuni minuti, prima su un lato e poi sull’altro, in una padella antiaderente.
Non servirà aggiungere alla padella l’olio in quanto le palline dovranno presentarsi già ben unte. Devono assumere un colorito giallo e non si dovranno scottare.
Se non vuoi cucinarle tutte potrai sempre conservarle in freezer e cuocerle all’occorrenza. In questo caso lasciale prima decongelarle e poi lavora l’impasto aggiungendoci dell’olio di semi.

baghrir

Ecco come si presenta la consistenza di un baghrir, spugnosa e ottima per farci attaccare il miele o la marmellata!

Ricetta baghrir:

Ingredienti:

  • il quantitativo di un bicchiere di farina 00;
  • 500 grammi di farina di semola;
  • un cucchiaino di sale;
  • una bustina di 16 grammi di lievito chimico non vanigliato e un cucchiaino di lievito di birra;
  • circa un litro d’acqua.

Preparazione:

Il procedimento per fare i baghrir per la colazione marocchina è più semplice rispetto a quello per fare i msemen. Ti basterà aggiungere all’acqua tutti gli ingredienti, tra cui la farina precedentemente setacciata, tranne il lievito chimico.
Solo quando gli ingredienti saranno ben amalgamati assieme potrai aggiungere la bustina di lievito chimico e dovrai mescolare fino a che non si sarà completamente assorbita all’interno.
Lasciali riposare per un quarto d’ora e poi in una padella antiaderente, senza ungerla, versaci dentro un mestolo del composto. La padella dovrà essere già calda quindi falla riscaldare per alcuni minuti.
Il bahrir dovrà rimanere leggermente giallo tendente al bianco quindi quando vedi che acquista troppo colore giralo dall’altra parte.
La consistenza è molto particolare in quanto gonfiandosi crea una sorta di alveoli spugnosi che serviranno a trattenere le marmellate. Procedere fino a esaurimento dell’impasto e si conservano in frigo per massimo due o tre giorni.
Metti in cucina un sottofondo di musica gnawa!

Toccata e fuga a Marrakesh in la minore per assaporare la follia di piazza Jemma El Fna e fare un rilassante e tipico hamman. Dirigersi a Essaouira, recuperare le energie e ritornare a immergersi nel caos della frenetica città marocchina: questo l’itinerario del mio viaggio.

Marrakesh è la capitale del turismo mondiale, qui arriva la maggior parte dei visitatori che inizia perdendosi nei suk. si mescola alla popolazione e finisce per assaggiare qualsiasi tipo di cibo o acquistare ogni genere di merce.

L’arrivo

 

Alle 23 esco dall’aeroporto di Marrakesh dopo un viaggio di circa 3 ore e mezzo da Treviso. Poche persone si accalcano, fortunatamente, alle file per fare il visto e in circa dieci minuti riesco a uscire.

Per circolare liberamente in Marocco bisogna essere provvisti di un passaporto in corso di validità e compilare il visto che si trova direttamente in aeroporto. Ricordati quindi di portare con te una penna.

All’esterno dell’aeroporto verremo accolti da una moltitudine di autisti e si dovrà contrattare il prezzo del taxi per raggiungere il centro. Sarà difficile però riuscire a risparmiare perché i tassisti sono molto abili a fare i prezzi che vogliono. Cerca comunque di non superare i 200 dirham (20 euro) per arrivare alla Medina.



Il riad

 

riad con piscina nella mia toccata e fuga a marrakeshI riad più caratteristici si trovano all’interno della Medina anche se non sono semplici da trovare a causa delle vie con le scritte in arabo ma puoi sempre chiedere un aiuto a qualche passante. In questo modo sarai comodo/a a visitare i principali punti turistici tra cui la famosa piazza Jemma El Fna e i colorati suk.

La stazione dei treni e quella degli autobus si trovano nella parte nuova, quella moderna, vicino agli hotel di lusso e internazionali ma se vuoi davvero immergerti nella cultura marocchina ti consiglio di soggiornare in un tipico riad.

Cosa sono i riad? Delle abitazioni con giardino interno, magari una piscina e le stanze in affitto tutte intorno.

riad visto nella mia toccata e fuga a marrakesh

La parte centrale adibita a giardino e dove si fa la colazione, in alternativa si fa in terrazza.

L’importante è mangiare all’esterno anche con 5 gradi, questa è la filosofia! Ti consiglio pertanto di portare dei vestiti pesanti e di non sottovalutare il clima invernale.

 

Piazza Jemma El Fna

 

Eccola qui: una della piazze più famose al mondo dove troverai e mangerai di tutto. Durante il giorno incontrerai incantatori di serpenti, venditori di denti, donne che vorranno farti l’henné o leggerti la mano, eccetera. Saranno talmente insistenti che cercherai di evitare in tutti i modi di incrociare i loro sguardi. Attorno a loro troneggiano bancarelle di succhi freschi, che ti consiglio caldamente di assaggiare, e oggettistica che troverai anche nelle vie dei suk.

La sera la piazza si trasforma in un immenso ristorante all’aperto: cous cous, tajine e street food con le spezie più piccanti ed invitanti che ti faranno brontolare lo stomaco. Dovrai essere abile a destreggiarti fra le varie proposte dato che i venditori saranno pronti a bloccarti per farti sedere al proprio tavolo.

Potresti optare durante la tua toccata e fuga a Marrakesh per un tè caldo che funge da aperitivo in una delle terrazze che si affacciano sulla piazza (l’alcol è vietato). In questo modo potrai gustare la frenesia della città senza esserne direttamente coinvolto.

Inoltre, se la serata lo permette, potrai godere del tramonto del sole che andrà a nascondersi dietro la moschea della Koutubia, una delle più importanti in città e ascoltare il richiamo alla preghiera.


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I souk

 

Se ami fare shopping sei nel posto giusto: i negozi si alternano uno all’altro presentando i migliori prodotti dell’artigianato locale. Spezie, abbigliamento, carne, pelle e articoli per la casa saranno solo un assaggio di ciò che si nasconde all’interno. Ti basta solo avere la voglia di visitare, di osservare e di scovare nel marasma generale l’oggetto dei tuoi desideri. A ogni tua indecisione risponderà lesto il commerciante che saprà sicuramente convincerti a non andartene a mani vuote.

Oltre ai tradizionali suk ti consiglio di visitare anche la Mellah, il quartiere ebraico, in cui puoi notare un repentino cambio di stile architettonico e una piazza dove confluisce il traffico cittadino.

Cosa visitare durante una toccata e fuga a Marrakesh

 

Marrakesh è stata l’antica capitale del Marocco, un punto di congiunzione fra le popolazioni del nord e quelle berbere del deserto: qui si veniva a scambiare i propri prodotti e, in parte, lo si fa ancora oggi.

Dalla piazza Jeema el Fna si diramano vicoli che portano alle principali attrazioni della città. Non dovrai assolutamente perdere:

  • Palazzo Bahia, in cui risiedeva il Gran Visir con le sue mogli e le concubine, un tipico esempio di architettura del ‘900;
  • le Tombe Saadiane in cui riposano le spoglie del sultano e dove si svolge il mercato più famoso al mondo;
  • le rovine del Palazzo El Badi, una dimora che conteneva oltre 250 stanze, voluta dal sultano Ahmed Al-Mansour che si trova nella zona dei suk.

All’esterno della Medina

 

Potrai visitare i famosi Giardini Majorelle, voluti da Yves Saint Laurent, anche se ci sono dei giardini pubblici molto più belli che trovi in direzione dell’aeroporto o verso la stazione dei treni. Considera che ogni attrazione ha un costo di entrata pari a 7 euro quindi ti consiglio di scegliere quelle più importanti.

Il giardino Menara invece fu costruito nel XII secolo dai Almohadi ed è uno degli scorci che fa capolino fra le foto dei turisti che amano fotografarsi dalla piscina rettangolare con sfondo la montagna dell’Atlante, spesso innevata.

La Palmerie è in direzione Casablanca e Fez ed è una zona residenziale e ricreativa in cui vengono proposti numerosi sport acquatici, giri con il quad, a cavallo o con i pattini.

L’hammam nella toccata e fuga a Marrakesh

 

Se ne avrai il tempo ti consiglio di fare un salto in un hammam: si tratta della versione marocchina delle terme romane. Si entra in un salone che ha la temperatura pari a quella di un bagno turco e lo si farà assieme a un’assistente.

Lentamente i pori della pelle si apriranno grazie al calore dell’ambiente. Si verrà cosparsi di sapone nero, una particolare miscela ottenuta dalle olive dal fantastico potere lavante.

L’assistente proseguirà togliendo il sapone con un particolare guanto chiamato kessa che eliminerà qualsiasi impurità dalla pelle. Poi verranno lavati i capelli, con un’altra miscela naturale.

Si proseguirà, volendo, con un massaggio decontratturante con l’olio di argan che scioglierà ogni tensione e ti lascerà completamente rilassato/a. Il trattamento durerà un’ora e avrà un costo di circa 30 euro.

Potresti essere rispedito in hotel con i capelli bagnati, come è successo a me! Quindi ti consiglio di portare un asciugamano in cui avvolgerli o un berretto per ripararti dal freddo se lo farai nei mesi invernali.

Ci sono diverse soluzioni di hamman:

  • tradizionale marocchino, in cui dovrai portarti sapone, guanto e shampoo e dovrai arrangiarti a fare tutto. La pulizia dei locali dipende dal tipo di hammam scelto. Ce ne sono diversi a Marrakesh e in tutto il Marocco. Pagherai l’entrata con pochi euro;
  • tradizionale ricercato, quello che ti ho illustrato sopra ideale per il turista ma apprezzato anche dai marocchini per il servizio e la pulizia;
  • hammam spa in cui viene offerto anche il tè e i biscotti con un costo che si aggira sui 60 euro.

Marrakesh o la ami o la odi

Sarà difficile abituarsi ai motorini che sfrecciano nei stretti vicoli, i venditori che richiamano continuamente la tua attenzione, i tassisti che cercano di fare i furbi. Ma ti lascerà in bocca un sapore di ingegnosità che difficilmente saprai dimenticare, quindi goditi il momento e lasciati trasportare dal pazzo mondo marocchino.

 

lampadario tipica lavorazione marocchina (toccata e fuga a Marrakesh)

 


*** ESPERIENZA SENSORIALE ***

 

Consigliata la flânerie nella toccata e fuga a Marrakesh attraverso le vie che riservano delle sorprese inaspettate. Se riesci a resistere ai motorini, ai carretti e ai richiami dei venditori senza perdere le staffe, sarà un’esperienza unica camminare senza fretta, a ritroso nel tempo.

Il Genius Loci di Marrakesh è un genio piuttosto focoso, fragoroso, inaffidabile, sanguigno. Si può arrivare a detestarlo o a invidiarlo, dipende dal carattere di ognuno.

I sensi saranno portati all’esasperazione per il continuo avvicendarsi di pensieri, sensazioni ed emozioni. Ascoltali tutti senza, però, lasciarti sopraffare. Se serve indossa un paio di cuffie ed estromettiti da tutto. L’ho fatto anch’io!

Musica consigliata: musica di Zouhair Bahaoui

Lettura consigliata: Fight Club di Chuck Palahniuk

Essaouira è una città portuale in Marocco vivace, cosmopolita e variegata raggiunta e amata dai giovani surfisti in cerca dell’onda perfetta. Lambita dall’oceano Atlantico è una meta per sognatori e per i nostalgici della cultura beat.

 

Storia di Essaouira in Marocco

 

La città fu un’antica stazione commerciale berbera fino all’arrivo dei romani che la usarono come punto per l’industria della salagione e la tintura a base di porpora. Nel VII arrivarono gli arabi che la tennero fino alla conquista dei portoghesi facendola diventare un importante scalo marittimo lungo le vie delle carovane.
La chiamarono Mogador e il sultano Muhammad III del Marocco, per ringraziare della rinascita della città, la ridisegnò completamente donandole uno stile europeo. Infatti il moderno nome Essaouira significa proprio «la ben disegnata». Così come crebbe velocemente allo stesso modo perì con l’instaurazione del protettorato francese sul Marocco avvenuto nel 1912 e il conseguente sviluppo di altri porti commerciali più vicini all’Europa.

 


 

Negli anni ’70 ritrovò il suo antico fascino assumendo una nuova connotazione, ossia quella di una città musicale e culturale, grazie al festival della musica Ghnawa che si svolge ancora oggi ogni anno in giugno, un ritmo importato in Marocco dagli schiavi neri.

Grazie alla manifestazione, in quegli anni giunsero numerosi musicisti di fama internazionale come Frank Zappa, Sting, Bob Marley e Jimi Hendrix, accomunati dalla ricerca di nuove sonorità.

 

vietta colorata di blu a essaouira

Essaouira oggi 

 

Se arrivi a Essaouira da Marrakech, come ho fatto io con un pullman della CTM (16 euro andata e ritorno), puoi assaporare il dolce cambiamento di paesaggio. Passerai dalla grande città alla zona residenziale fino ai villaggi più poveri.
Anche il terriccio sarà diverso: la terra rossa lascerà il posto al ruvido acciottolato fino a quando non incontrerai dolci pendii, dalle morbide forme, abitati dalla famosa pianta di argan: sarà un’occasione unica per vedere fino ad Agadir l’unico tratto al mondo a ospitare questa pianta dalle magiche virtù curative.
Essaouira ti apparirà così, all’improvviso, dopo una salita, quando il tuo cuore avrà iniziato a fare “bam” per aver scorto il mare.

La stazione dei pullman dista dal centro storico una quindicina di minuti a piedi. In alternativa puoi prendere un taxi, ma come al solito fa attenzione al prezzo che ti chiedono!

La corsa costa 8 Dirham, circa 80 centesimi. Se ti chiedono di più allontanati dalla stazione verso destra per trovare un altro taxi. Sì fermano alzando il braccio e vedrai che il prezzo sarà più ragionevole.

L’entrata principale e dalla porta chiamata “Bab Marrakech” dove sarai travolto da un miscuglio di odori, parole e colori. Benvenuto/a nella Medina!

 

isole amministrative

 

I commercianti non cercano a tutti i costi di venderti qualcosa come a Marrakech e anche gli articoli saranno diversi, noterai una certa creatività e inventiva del tutto originale. Dopo esserti immerso nella vita commerciale di Essaouira sarai pronto per dirigerti al porto e qui sentirai per la seconda volta il tuo cuore fare “bam“.

Vedrai gabbiani volare in cerca di cibo, gattini affamati guardarti con occhi spenti, sarai travolto da un forte odore forte di pesce fresco e sentirai parlare, confabulare, richiamare la tua attenzione, mentre dovrai districarsi fra persone e biciclette.

Vedrai i pescatori muoversi come formichine operose mentre tu, magari, già stanco da tutto questo rumore, butterai l’occhio al di là del mare scorgendo in lontananza la spiaggia. Allora farai il percorso a ritroso e ti ritroverai quasi a correre pur di uscire dal trambusto e recuperare un momento di tranquillità. Eccoti in spiaggia ad ammirare la forza dell’oceano che con le onde riesce a spaventare anche i nuotatori più esperti.

 

tramonto sull'acqua a Essaouira

Cosa fare a Essaouira

 

Essaouira è una città che invita alla calma e quindi dovrai prenderti il tuo tempo per fare ciò che desideri senza fretta. I prezzi sono più abbordabili rispetto a Marrakech, quindi se hai intenzione di fare acquisti falli qui. Ti farò ridere, mai sai qual è il prodotto più interessante che ho visto?

Il pigiama! Ce ne sono di bellissimi qui, di ogni fattura e di ogni colore, adatto a tutti i gusti.

Se lo shopping non ti interessa ma vorresti approfittare per assaggiare del pesce fresco vai verso il porto e dietro ai giardini pubblici vedrai dei ristoranti. Con 100 Dirham, circa 10 euro, potrai scegliere il pesce che vuoi e fartelo preparare al momento sulla griglia. Contratta per avere il pesce migliore. Se sei vegetariano ti consiglio di prendere un buon succo fresco con frutta di stagione al prezzo di 5 o 10 Dirham, 5 o 10 centesimi.

Se ti piace surfare qui sei nel posto giusto. Ci sono scuole di surf e kitesurf, inoltre puoi noleggiare l’attrezzatura a prezzi abbordabili.

Dopo gli stabilimenti balneari vedrai dei cammelli sulla spiaggia. Non sono selvatici ma pronti ad aspettare i turisti per fare una passeggiata lungo la battigia.

Oppure se preferisci, puoi fare come ho fatto io, ossia fare un bel giro a cavallo di due ore al costo di 250 Dirham, 25 euro. Farai un percorso fra spiaggia e zona più boscosa vedendo dei panorami suggestivi e mozzafiato.


Booking.com WW


*** ESPERIENZA SENSORIALE***

 

La flânerie è d’obbligo soprattutto lungo la spiaggia quando si inizia ad andare incontro al nulla! Chilometri di spiaggia assolata dove lasciare andare i pensieri più cupi e farsi cullare dal rumore delle onde del mare.

Il Genius Loci di Essaouira è difficile da determinare essendo stata distrutta e poi ricostruita. C’è un forte influsso straniero di persone che cercano di vivere in modo frugale fuori dal traffico delle città.

Credo che il genio sia racchiuso nella forza del mare e del vento, nella tenacia dei gabbiani e negli sguardi consumati dei pescatori. Il lavoro è pesante ma produttivo, bisogna adattarsi ai capricci del tempo per ottenere qualcosa e sperare che ci sia abbastanza da vendere.

Che dire dei sensi? La vista è attratta dalla potenza delle onde che si infrangono sugli scogli, l’udito dal fischiare del vento che richiama l’attenzione alla sua potenza o alla sua assenza e dalle note psichedeliche della musica gnawa.

Il gusto è strettamente legato al sapore del mare e del sale. L’odorato è un misto di salsedine e odore acre di pesce. Il tatto è collegato ai granelli di sabbia e alla durezza e alla lucentezza dei sassi che ogni tanto si trovano sul bagnasciuga.

 

Musica consigliata: genere gnawa

Letture consigliate: Gibran raccolta

Ho seguito un itinerario del Marocco insolito scendendo verso sud nel deserto per incontrare nomadi, cammelli liberi e stelle cadenti. Sono tornata da pochi giorni e sto raccogliendo tutte le emozioni e le sensazioni che ho provato.

ITINERARIO MAROCCO INSOLITO

 

Da qualche mese l’aeroporto di Treviso ha aperto la linea diretta per Marrakech così, in compagnia di amiche, sono partita una sera, piuttosto fredda e umida, per visitare la città verso le 23. In pochi minuti abbiamo raggiunto il centro città con un taxi, lasciato le valigie in riad e dirette verso piazza Jemma el Fna per mangiare qualcosa.

Era quasi mezzanotte e il locale stava per chiudere ma ci hanno permesso di mangiare una pizza calda e soffice con un retrogusto al cumino che mi ha subito ricordato altri viaggi africani. Poi, ritorno al riad e subito a letto: l’indomani sarebbe iniziata l’avventura.

 

Pizza marocchina

Una margherita con le olive e carote…

Diario di viaggio:

 

PRIMO GIORNO:

Partenza dal Riad di Marrakech alle 6.30. Svegliate dal muezzin alle 5.30. Tè veloce in riad e un succo d’arancia al mercato in attesa delle guide che arrivano felici e sorridenti. Si chiamano Abdul e Adbo e sono due giovani ragazzi marocchini dalla verve contagiosa. Trentuno anni ciascuno come tutti gli altri marocchini che ho conosciuto.

Saliamo sulla Jeep 4X4 e partiamo in direzione deserto attraversando le montagne dell’Atlante. Raggiungiamo un’altitudine di 2260 metri e fa freddo. Ma è solo per poco, ridiscendiamo e il sole inizia a far sentire il calore.

Verso le 9 ci fermiamo a fare colazione in un piccolo locale e approfittiamo della classica colazione marocchina con pane, miele e olio di argan, accompagnata da caffè nero fumante.

Durante il tragitto attraversiamo piccoli e pittoreschi villaggi berberi e paesaggi da cartolina con palmeti, montagne rossastre e aride, fichi d’india e fiumi solitari. Ci fermiamo alcuni minuti in un villaggio per comperare il cibo da cucinare nel deserto. Ripartiamo per fermarci nel deserto.

 

foto del deserto, sabbia e alcune piante

Immagine di un deserto insolito con delle piante

 

Arriviamo in un campo tendato a Zagora e ci prepariamo a pranzare. Ci togliamo il maglione e poi ci sediamo a bere il nostro primo tè caldo nel deserto con la classica foto di rito.

Uno dei modi più usati per servire il tè è quello di versare il liquido in un bicchiere, ributtarlo dentro la teiera e finalmente servire la bevanda ai commensali.

È già ora di pranzo mentre il sole alto nel cielo fa sentire il suo caldo tepore. Ci avviciniamo a una tenda, alziamo i coperchi e meraviglia delle meraviglie!

Ciò che vediamo ci lascia letteralmente a bocca aperta: verdure fresche tagliate a dadini, spiedini di carne e una frittata berbera con pomodori, tajine di verdure e per terminare cous cous.

 

Una gatta rossa richiama continuamente la nostra attenzione in cerca di cibo, come non accontentarla?

 

Al termine del pranzo ci alziamo per camminare un po’. Mi è mancata la sensazione della sabbia a contatto con i piedi e qui appare ancora più sottile tanto da non rimane addosso. Se potessi passerei tutto il pomeriggio a camminare sulle dune ma il tramonto detta legge e dobbiamo raggiungere l’altro campo tendato!

Ci inoltriamo fra le dune con la nostra jeep, la musica  è al massimo del volume mentre ci dimeniamo come Shakira non per volontà ma solo a causa degli sbalzi. Nel frattempo scorgiamo nomadi raccogliere acqua dai pozzi e gruppi solitari di cammelli liberi pascolare sull’arido terreno sabbioso.

Le dune, infatti, si inframezzano al terreno roccioso dando vita a un paesaggio surreale con piccole piante che sfidano l’aridità facendo sfoggio di foglie verdissime.

Circa 40 minuti prima del tramonto arriviamo al campo tendato di Erg Chigaga dove ci aspetta la passeggiata con i dromedari. Non manca il dromedario folle, con gli occhi azzurri, dietro di me che cerca di mangiarmi la coperta sulla quale sono seduta riuscendo anche a pizzicarmi di tanto in tanto la chiappa.

Quasi dimentico dove sono non appena la guida mi segnala un buco scavato dalla volpe del deserto e subito mi viene in mente un passaggio del libro “il piccolo principe“:

 

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo: chiediti che cosa ti rende felice e poi fallo. 

Il mondo ha solo bisogno di persone felici.

 

Al ritorno ci diamo una rinfrescata veloce e ci accomodiamo per bere l’ennesimo tè caldo mentre aspettiamo che venga imbastita la cena. Si avvicinano anche i gatti consapevoli che presto arriverà cibo anche per loro. Il menu è piuttosto frugale: una minestra calda, carne e verdure cotte nel tajine e infine frutta a volontà

È arrivato il momento di ammirare le stelle e la via Lattea mentre un grande fuoco arde e la musica dei bonghi si fa sempre più ritmata e assordante. Cominciano i balli e le lezioni di tamburo. Verso mezzanotte andiamo a dormire nel silenzio più totale e ci svegliamo con il canto degli uccelli. Purtroppo dopo l’alba senza riuscire a vedere la nascita del sole che a causa delle nuvole si teneva nascosto all’orizzonte.

 

due ombre nel deserto

Due berberi che confabulano al calar del sole nel deserto

SECONDO GIORNO:

 

Dopo l’abbondante colazione arriva il triste momento di abbandonare il deserto e il suo silenzio per tornare alla civiltà. Risaliamo sulla Jeep questa volta per fare il percorso inverso e ci muoviamo in direzione Mhamid.

Mhamid è una piccolo borgo berbero, a ridosso del deserto, che accoglie pochi visitatori e infatti non appena scendiamo dall’auto ci sentiamo un po’ osservati. Degli uomini seduti al bar ci inquadrano cercando di capire la nostra nazionalità, fingendo indifferenza e scarso interesse.

Beviamo un caffè veloce e ripartiamo per visitare un’altra località magica: Tamnougalte.

Ma prima facciamo una breve sosta in un piccolo centro berbero, abitato da malesi che dopo aver viaggiato con le carovane lungo il deserto si sono dedicate con passione alla lavorazione della ceramica fermandosi qui. Dai loro forni escono piatti e stoviglie elaborate e colorate. Ci attende una visita per scoprire il processo produttivo e il negozio dove acquistare gli articoli finiti.

 

uomo che lavora la ceramica

 

Questa volta raggiungiamo davvero Tamnougalte. Il ksar (villaggio fortificato) si trova in cima a una collina e per raggiungerlo bisogna attraversare il ponte dove scorre il fiume Draa con palmeti carichi di datteri che adornano la strada da una parte all’altra.

Attraversiamo edifici di terra e sassi che hanno dato origine al villaggio più di 500 anni fa fino ad arrivare al nostro hotel, un’antica kasbah. Il suo nome è Kasbah Des Caids ed è una sorta di residenza, museo e castello. Dall’alto delle sue terrazze si può ammirare il paesaggio circostante e il villaggio di Agdz.

Uno scenario incredibile con le varie costruzioni di terra e i monti dell’Atlante in lontananza. La kasbah è talmente caratteristica da essere stata scelta per girare il film Babel con protagonista Brad Pitt.

 

Cos’è una kasbah?

È essenzialmente una cittadella, una fortezza o una città fortificata di un distretto arabo.

 

Ad attenderci l’immancabile bicchiere di tè, questa volta senza menta e più speziato e una visita all’intera struttura. Alla sera, invece, la cena si è svolta in una delle terrazze osservando il calare del sole e il nascere della mezza luna con davanti un piatto di verdure, pollo e frutta aromatizzata allo sciroppo di datteri e cannella.

 

veduta dal villaggio fortificato ne marocco insolito

TERZO GIORNO:

Il terzo giorno di questo itinerario Marocco insolito è stato anche l’ultimo e abbiamo dovuto svegliarci presto per ritornare direttamente all’aeroporto di Marrakesh.

Abbiamo assaporato gli ultimi strascichi di calore di questo Marocco insolito sapendo che non lo avremmo ritrovato al ritorno. Infatti, a Treviso pioveva e faceva freddo. Ma a me non importava perché mi sentivo comunque riscaldata e felice.

 


RICERCA DEI SENSI

 

Per ovvi motivi non è il caso nel deserto approcciarsi alla flânerie mentre per quanto riguarda il Genius Loci il discorso si fa complicato. Non sono rimasta abbastanza tempo ma quello che ho capito è che la libertà è uno dei valori più importanti per il popolo berbero e per i tuareg. 

La vista è ancora abbagliata dalla luce delle stelle e dalla visione della via Lattea, nell’udito, invece, risuonano ancora le vibrazione dei tamburi mentre il gusto è sopraffatto dalle spezie locali. Il tatto è ancora alla ricerca della sabbia sottile e delle ruvide crine del dromedario. L’odorato in questo itinerario Marocco insolito è fine, poco presente, perché in questo caso gli altri sensi primeggiano.

 

Musica consigliata: Amir Sofi

Lettura consigliata: il Piccolo Principe di Antoine Saint-Exupéry