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Praticare yoga a Playa del Carmen è un’esperienza che permette di entrare in contatto con persone di tutto il mondo che condividono la tua stessa passione.

Le scuole presenti sono molte e si differenziano in base allo stile di yoga insegnato. Io ho potuto approfittare dell’offerta per un mese, durante il mio soggiorno nella città messicana.  Ero stata l’anno prima in vacanza nella Riviera Maya e mi ero perdutamente innamorata dell’atmosfera rilassata e serena che si respirava.

Così quando ho deciso di fare il mio viaggio di sei mesi in Centro America non ho potuto tralasciare Playa del Carmen. Inoltre ero sorpresa di scoprire che una delle insegnanti che seguivo si trovava proprio lì. Parlo di Sara Bigatti della Scimmia Yoga, che insegna il Vinyasa Yoga.

Che tipo di yoga si tratta?

È uno Hatha Yoga velocizzato, si rimane solo alcuni secondi in una posizione prima di passare alla successiva. Peccato che quando arrivai lei doveva ritornare in Italia, per cui non riuscii a fare la sua conoscenza.

cartina di playa del carmen

Playa del Carmen

 

Si trova a un’ora di macchina dall’aeroporto di Cancun o un’ora e mezza con i mezzi pubblici. Per raggiungerla puoi noleggiare un’auto, affittare un taxi o arrivare con la corriera ADO.

La metodologia urbana utilizzata è alquanto originale: si dividono in calles e avenida numerate sia in orizzontale che in verticale.

Se prendiamo a riferimento la spiaggia nella sua lunghezza quella più vicina è la quinta Avenida, famosa per i locali notturni, come il Coco Bongo e molti altri. Se vuoi scegliere una struttura ricettiva silenziosa ti sconsiglio di prenderla in questa via.

Quella dopo è la decima ed è dove si passeggia, dove ci sono i negozi, altri locali e i ristoranti. La quindicesima inizia ad avere meno hotel e più case e così via le altre che diventano sempre più residenziali. Le calles sono quelle in verticale quindi quando ti dicono un indirizzo ti indicano prima l’avenida e poi il numero della calle.

La spiaggia più famosa è il Mamita dove la sera arriva il deejay e sale la musica. L’ultima parte di Playa del Carmen prima di Playacar, una zona dove si accentrano ville e hotel di lusso (vedi cartina), c’è il porto per raggiungere l’isola di Cozumel e alla sera nel parco in avenida Benito Juarez ci sono spettacoli scenografici.

 

Per visitare Cozumel evita di acquistare un tour, vai direttamente in porto, compra il biglietto e prima di scendere troverai venditori proporti varie escursioni per fare snorkeling.

 

Se è brutto tempo, e in quella zona capita spesso, c’è anche un multisala, in Plaza las Americas, all’interno di un grande centro commerciale.

Se invece vuoi vedere le località vicine come Puerto Aventuras, Akumal, Xelhá, Tulum, i grandi parchi di divertimento o i cenotes dirigiti all’incrocio  tra la 20esima avenida e la calle 2.

Lì si trova la stazione dei minibus, i mezzi pubblici economici usati dai messicani e dai turisti fai da te per spostarsi. Con pochi pesos raggiungi i siti turistici più famosi senza prenotare costosi tour.

C’è anche un cenote tra la sabbia e il mare quasi sconosciuta dai turisti e frequentata dai messicani. Dove? Te lo racconto qui!

 

Praticare yoga a Playa del Carmen

 

spiaggia bianca messicana con le nuvolette bianche nel cieloOltre alle bellezze naturalistiche che lasciano a bocca aperta, molte persone vengono qui a praticare yoga. Ci sono tantissime scuole che propongono le differenti discipline.

Durante il mio soggiorno le ho provate un po’ tutte prima di scegliere quella definitiva. Non meravigliarti se i prezzi saranno diversi: ci sono le tariffe per i residenti e per i turisti, ovviamente questi ultimi pagheranno un importo maggioritario.

Questa è la lista delle scuole dove praticare yoga a Playa del Carmen:

 


 

Il mio obiettivo nel praticare yoga a Playa del Carmen era quello di provare le discipline che a Bassano ancora non erano presenti.

Ti confesserò di aver vissuto un periodo indimenticabile. L’unico proposito che avevo era immergermi nella pratica e progredire nello studio.

Il fatto di essere lontano dalle incombenze domestiche e l’atmosfera rilassata del luogo mi hanno permesso di concentrarmi nei miei propositi e a lasciarmi andare.

Se prima mi sentivo irrigidita dalla nuova situazione con il tempo e potendo seguire le mie passioni ho imparato a essere meno spaventata e più cittadina del mondo.

È un’esperienza che consiglio anche a te, non c’è niente di meglio che fare un regalo a noi stessi! La mia formazione poi è continuata l’estate in Umbria, diventando infine un’insegnante di yoga anche se ancora non insegno!

Il fascino naturale e selvaggio della riserva di Celestun mi ha lasciato senza fiato: un Messico che paralizza gli occhi per la sua bellezza unica.

Mi sveglio alle 6 in un bagno di sudore. La temperatura interna della camera, senza finestre, credo superi abbondantemente i 30 gradi.

 


Leggi il racconto dall’inizio:


 

Corro verso la doccia e l’acqua gelida mi risveglia all’improvviso regalandomi una sferzata di energia. Ritorno in camera, mangio la frutta e preparo il caffè.

Mi vesto e prendo lo zaino, aggiungendo un cambio di costumi, e lentamente mi incammino verso l’agenzia per iniziare una giornata all’insegna della natura.

Controllo i riferimenti che ho appuntato mentalmente per ritrovare la strada giusta: il bar con la porta stile saloon, il negozio di alimentari biologici, l’edificio di colore verde pastello, l’hotel con la porta a vetri e la chiesa con i mattoni rossi.

Finalmente raggiungo la destinazione e trovo la guida ad aspettarmi. Ci presentiamo e mi comunica che prima di andare a destinazione saremmo passati a prendere altri partecipanti nei vari hotel.

Iguana a Celestun

Incontri casuali a Celestun

La strada per raggiungere e finalmente scoprire il fascino naturale e selvaggio della riserva di Celestun è ancora lontana…

Passiamo nei vari hotel e lentamente prendiamo a raccolta i vari compagni di avventura. Si tratta di famiglie: la prima composta da madre e figlio, la seconda composta da madre, figlio, padre e nonna.

Dopo circa un’ora di tragitto arriviamo all’entrata della riserva e veniamo accolti festosamente dal personale. Come prima cosa ci raccomandano di spalmarci della lozione anti zanzare, a quanto pare sono molto agguerrite!

Dopo essersi organizzati ci fanno salire su un’imbarcazione e iniziamo a solcare le acque azzurre del Golfo del Messico. Vediamo le mangrovie affondare decise le radici nell’acqua e gli uccelli riposarsi fra le loro fronde.

Ci allontaniamo sempre di più da riva, ma paradossalmente, l’altezza dell’acqua diminuisce.

Ci avviciniamo alla riserva naturale di Celestun, anzi la Biosfera di Celestun, dichiarata protetta nel 1988 per preservare lo sfruttamento selvaggio che stava portando al declino la zona.

Entriamo nella laguna in cui vengono a nidificare e a trovare riposo i fenicotteri rosa di passaggio nel Messico. Sembra incredibile quando ci avviciniamo ammirare questa distesa rosa di animali pacifici che ci osservano con titubanza.

Per questo motivo manteniamo una certa distanza e spegniamo il motore. La tranquillità è un elemento essenziale affinché i fenicotteri non decidano di abbandonare in massa l’area.

Scatto delle foto ma soprattutto cerco di imprimere nella memoria questo momento magico.

Ogni qualvolta mi trovo a cospetto della natura, nasce in me un sentimento genuino di gratitudine e mi meraviglio della perfezione dell’universo e della sua capacità di far quadrare tutto all’interno di uno specifico progetto.

Per questo prediligo il contatto con la natura: mi insegna l’umiltà e il senso di protezione.

Lasciamo gli animali godersi le loro vacanze in questo ambiente unico e ci spostiamo all’interno della laguna. Entriamo fra le mangrovie e sobbalzo vedendo l’acqua riflettere tonalità rosse.

Si tratta della mangrovia rossa che rilascia il colore all’acqua regalandole dei nutrimenti che impreziosiscono il terreno di proprietà benefiche.

Il comandante ci racconta che una studiosa inglese suole venire in questo luogo a farsi un bagno perché dice che queste proprietà sono benefiche anche per la pelle.

Purtroppo, però, da qualche mese fra queste piante acquatiche ha trovato riparo una femmina di coccodrillo che ha dato alla luce un piccolo.

Pertanto il bagno è precluso almeno che non si voglia capire da vicino, direttamente dalla coccodrillo madre, se siamo ospiti graditi oppure no!

spiaggia dalla sabbia bianca

Tipica spiaggia yucateca

Preferisco rimanere nel dubbio…

Ritorniamo alla base con una leggerezza nel cuore indescrivibile per essere stati in contatto con questi elementi meravigliosi e ripartiamo alla volta del ristorante.

Il locale si trova in riva al mare e la spiaggia è talmente bianca che il riflesso del sole fa lacrimare gli occhi. Ma non c’è tempo per ammirare il mare perché il pranzo è già servito.

Mi sto accomodando al tavolo quando la famiglia numerosa messicana mi chiede di pranzare in loro compagnia. Mi siedo con loro e iniziano a parlarmi della loro famiglia.

Vengono da Veracruz e mi raccontano con molto trasporto le qualità della loro regione. Sono di animo semplice e molto affiatati.

In loro rivedo un po’ della mia famiglia, quando ancora mia nonna con la sua presenza illuminava le giornate di me, bambina, e raccontava le storie della sua giovinezza.

Poi viene il mio turno e racconto loro la mia pazza avventura. Mi guardano un po’ dubbiosi, mi raccomandano attenzione in certe zone mentre la nonna mi osserva con uno strano luccichio negli occhi.

Poi mi racconta di un uomo tedesco conosciuto anni fa e mi continua a ripetere di quanto fosse bello. Noto un certo rimorso nelle sue parole e un invito a vivere la mia esperienza per non accumulare rimpianti.

gabbiano

Simpatico gabbiano in spiaggia

E come se l’universo mi stesse inviando, attraverso di lei, la sua approvazione e il suo invito a proseguire.

Mi regalano delle bellissime conchiglie, che so non potrò portare con me. Alla fine prendo sotto braccio la nonna e l’accompagno in auto sotto un diluvio che non lascia scampo.

Giunti a destinazione ci salutiamo scambiandoci dei baci e degli abbracci calorosi. Scendo anch’io alla loro fermata e vado a fare un giro al mercato.

Ripercorro lo stesso itinerario del giorno prima e acquisto ancora verdura e frutta fresca. Questa volta prendo anche dei fagioli e del riso, come da tradizione messicana.

Ritorno a casa, saluto i ragazzi e mi preparo la cena. Poi mi metto a fare un po’ di yoga perché mi sembra sia il giusto modo per ringraziare il mondo.

La sera mi addormento presto, devo ancora connettermi con l’orario locale e poi domani mi aspetta la spiaggia di Progreso!

Ero scesa dall’aereo, non potevo più tornare indietro e dovevo prepararmi ad andare alla scoperta della Mérida yucateca. Attraverso l’esplorazione del Messico avrei camminato fra le pieghe della mia anima alla ricerca di ciò che la componeva, ritrovando un tessuto che da tempo avevo perduto.

 


 

<<<<<<<<<<<<<< Se vuoi leggere il primo capitolo lo trovi qui >>>>>>>>>>>>>>>>

 


C’era un caldo insopportabile…

Ero partita in ottobre e avevo lasciato in Italia 17 gradi. Ero arrivata nella Mérida yucateca trovando una temperatura di 40 gradi.

La mattina del primo giorno uscii dall’appartamento accaldata per visitare l’ultima e la più grande città coloniale dello Yucatan. Il colore che risaltava era il bianco e facevo fatica a comprendere la numerazione stradale.

Tutto è diviso in calles, vie, e sono tutte numerate. Faticai un po’ a trovare l’orientamento mentre guardavo i negozi che la popolavano. 

A un certo punto dovetti fermarmi in una specie di supermercato ad acquistare una bottiglietta d’acqua. L’afa era insostenibile. Come aprii il tappo e appoggiai la bocca, la finii. Ero davvero assetata! 

Purtroppo, non avevo placato la sete.

Dovetti cercare un’altro negozio con dell’acqua fresca. Questa volta acquistai una bottiglia da un litro e mezzo.

Continuai a passeggiare, sedendomi ogni tanto a rinfrescarmi sotto l’ombra di una pianta nei parchi pubblici. Quasi mi vergognai… Il Messico, considerato un paese povero, ha dei parchi pubblici da fare invidia alle migliori città europee. 

parco pubblico nella mérida yucateca

Parco pubblico con statua e fontana, wi-fi gratuito e prese per ricaricare gli smartphone

Sono puliti, curati e soprattutto popolati. Vicino ad alcune panchine ci sono addirittura delle prese in cui ricaricare gli smartphone.  E il wi-fi è gratuito per tutti.

Il rovescio della medaglia è che gli anziani osservano la gente che passa o leggono il giornale, mentre i giovani rimangono incollati allo schermo del telefonino.

Fa impressione vedere come le persone siano in grado di estraniarsi pur essendo a contatto l’una con l’altra.

Vicini eppure ancora troppo lontani. 

Trovavo interessante Mérida ma in un certo senso mi annoiava. La città era troppo moderna per trovare quell’essenza che mi aveva spinto a spostarmi in Centro America.

Non avevo neanche fame. Comperai un gelato che sembrava più uno yogurt con sopra una salsa dolciastra. Per qualche strano motivo mi imbarazzava entrare in un locale. Forse avevo paura di sbagliare le parole, non ero molto ferrata con lo spagnolo.

O forse dovevo ancora buttarmi alle spalle quel senso di disagio che mi attanagliava da quando ero partita. Quella paura nascosta di non riuscire a raggiungere il mio intento: vivere con maggior spensieratezza.

Le parole sono sempre state difficili per me da esporre, il fatto che fossero in spagnolo, lo capisco solo ora, era solo una scusa.

Una casa dalle tonalità pastello attirò la mia attenzione. Vibrava di azzurro lucente e i dettagli bianchi in contrasto, richiamavano l’immagine del cielo e delle nuvole. 

Interno di un edificio con colori verde e bianco

Non solo azzurre, le case hanno una tonalità pastello che mette subito buonumore

Le vie dello shopping erano un tripudio di giovani sorridenti e felici.

Continuai a passeggiare a caso fino a che arrivai al mercato. La mia mente si mise subito in moto e i miei occhi furono attraversati da un lampo di gioia.

Questo era ciò che cercavo! Bancarelle di frutta delle quali non sapevo l’esistenza, odori forti e pungenti di carni e di pesce, generi alimentari tipici dei supermercati.

L’età media dei visitatori si era notevolmente alzata. C’erano massaie che giravano con borse stracolme di cibo e chi si aggirava furtivo in cerca di qualche prodotto specifico.

Io ero in estasi, rifeci il giro del mercato per tre volte fino a quando mi decisi di acquistare qualcosa per la cena. Comperai dei frutti dei quali non ricordo il nome, perché la signora a fianco a me mi disse che erano molto “dulces“.

Poi, presi della verdura già tagliata e lavata in sacchetto, pronta per essere consumata. Infine acquistai una crema di fagioli neri, la famosa “frijoles refritos” e delle tortillas.

Pere rosse comperate al mercato a Mérida

Non ero riuscita a resistere neanche di fronte a queste fantastiche pere rosse!

La mia prima cena messicana era pronta per essere preparata. 

Uscendo mi accorsi che il mercato non era finito ma le bancarelle erano cambiate lasciando il posto ad abbigliamento, giocattoli e prodotti per la casa. Mi divertii a osservare la gente mentre barattava o cercava di trovare il prezzo migliore. 

Io sono pessima in questo, ma forse questo viaggio mi avrebbe aiutato a mercanteggiare. All’improvviso vidi un’agenzia viaggi e guardai il cartello che rappresentava i tour in programma.

Avevo già in mente dei luoghi da visitare, dovevo solo farli combaciare con il mio tempo a disposizione. Presi nota dei prezzi e dei giorni, poi tornai a casa e mi preparai la cena.

Burattino inquietante al mercato di Mérida

Fra le bancarelle del mercato ogni tanto vi si trovavano delle sorprese inaspettate!

Prima di tutto avevo bisogno di farmi una doccia. Il bagno era libero così decisi di entrare in doccia. L’acqua era fredda, come la sera precedente, e non aveva nessuna intenzione di diventare calda.

Per fortuna ero talmente accaldata che il freddo non poteva che essere una benedizione. Poi presi i miei acquisti e mi diressi in cucina.

Anche questa era vuota. Sentivo però i ragazzi parlare, probabilmente erano chiusi in camera.

Mi preparai la cena e andai a mangiarla in camera, avevo un tavolino sul quale appoggiare i piatti e il wi-fi grazie al quale potevo connettermi a internet. Mangiai di gusto, una cena leggera ma completa.

Poi, misi un po’ di trucco solo sugli occhi, il caldo era ancora opprimente, e scesi di nuovo in strada.

Chiesa a Mérida

Tipica chiesa a Mérida sempre frequentata da fedeli a qualsiasi ora del giorno

Girovagai alla ricerca dell’agenzia viaggi, avevo i contanti con me e volevo prenotare il prima possibile. Finalmente la trovai e un giovane messicano mi fece accomodare alla sedia.

Gli riferii esattamente cosa volevo visitare e quando, ma lui mi interruppe dicendo che i giorni erano già destinati. Avrei dovuto adattarmi ai loro programmi.

Non c’era nessun problema. Il mio viaggio era nato all’insegna della spensieratezza e me ne stava dando la dimostrazione. Quindi l’indomani sarei andata a visitare Celestun.

L’appuntamento era alle 7 davanti all’agenzia. Non mi restava che ritornare in stanza e preparare lo zaino per il giorno dopo. Mi fermai solo ad acquistare un po’ di biscotti e del caffè solubile.

Finalmente avrei iniziato a visitare i dintorni di questa magnifica e sorprendente penisola…


Seis sono i mesi che ho viaggiato in Centro America attraversando gli stati del Messico, Guatemala, Belize e Honduras. Sono partita alla ricerca di un’identità che da troppo tempo avevo scordato di curare, lasciando agli altri il potere di dominare e guidare.

Fin da piccola ho sognato di vivere un’avventura alla Monsieur Fog, il personaggio del “Giro del Mondo in 80 giorni” di Jules Verne.

Ho atteso il momento giusto e l’ho fatto. Questo è il resoconto.

Mi ero ritrovata senza lavoro dopo che l’azienda nella quale ero assunta da otto anni, aveva deciso di chiudere i battenti e lasciarci tutti a casa.

Grazie alla mia incrollabile positività però, non avevo visto in questo cambiamento una disfatta, ma un motivo per cambiare e crescere.

Ho subito pensato che fosse giunto il momento di realizzare quel sogno che da troppi anni mi portavo appresso, come se il destino volesse mettermi alla prova.

Sarei stata in grado di farlo?

Prima dovevo terminare il periodo di mobilità alla quale ero stata assegnata. Avevo il tempo di preparare l’itinerario e decidere dove sarei andata.

Immaginai subito il Messico. Avevo soggiornato con una mia amica l’anno precedente e mi era rimasto nel cuore.

La leggerezza della vita, il sorriso spontaneo delle persone e i colori brillanti del mare e della natura rigogliosa, mi avevano colpito profondamente e volevo capire se fossero o meno un’impressione da turista.

Così decisi di ritornare laggiù.

Questa volta avrei aggiunto all’itinerario non solo la Riviera Maya ma anche Mérida, Città del Messico e la regione del Chiapas.

Ho trascorso pomeriggi interi cercando in internet informazioni utili a pianificare un programma.

Quanti giorni sarei stata in Messico?

E negli altri stati?

Cosa non dovevo assolutamente perdere?

Molti quesiti nascevano a mano a mano che preparavo il viaggio. Ma non cercavo la perfezione, solo la libertà.

Spulciando fra le offerte di volo ne avevo trovata una di Blue Panorama con tappa a Mérida. Si trovava a cinque ore di autobus da Playa del Carmen.

Decisi di iniziare lì, la mia avventura. Cercai un alloggio prima su Booking e poi su Airbnb. La più conveniente era una stanza offerta da un ragazzo vicino al centro cittadino.

Costava solo 9 € al giorno e aveva anche un bagno privato a disposizione. Senza pensarci troppo la prenotai per la durata di una settimana.

Era la prima volta che sceglievo una soluzione di pernottamento privata, ma in questo viaggio volevo mettermi alla prova, sperimentare nuove idee e risparmiare un po’!

Volevo partire libera da ogni pensiero, senza un traguardo preciso, per vedere se nella libertà assoluta nasceva qualcosa di inaspettato.

Qualche mese prima della partenza conobbi un ragazzo. L’incontro fece traballare leggermente i miei progetti, non ero più così sicura di partire.

All’improvviso le mie priorità erano cambiate.

Poi però valutai il tempo. Da quanto conoscevo lui e da quanto avevo quel sogno chiuso nel cassetto?

La risposta era plateale e non potevo non considerarla. Galleggiava così chiara davanti ai miei occhi che non potevo evitarla.

Lui mi chiese di non partire, io gli dissi che non potevo. Avevo preso una decisione tempo fa, quando ancora lui non c’era.

Non potevo fermarmi, il viaggio era già cominciato. E se non avessi mai più avuto l’opportunità di realizzare quel sogno?

I sentimenti a volte sono una questione di scelta, di tempo e di coincidenze.

Lui mi disse che mi avrebbe comunque aspettata. Fu difficile salutarlo ma lo feci, guardandolo e abbassando subito gli occhi.

Ero pronta a partire. Non è vero, ero terrorizzata all’idea di partire. 

Il mio aereo decollava nel pomeriggio da Milano e sarei giunta a Mérida la sera tardi.

Avevo le gambe che tremavano e il cuore che batteva a ritmo sostenuto. Quando salii in aereo, e mi accomodai sul sedile, inondai la mente di pensieri confusi.

Forse stavo commettendo una pazzia… Sei mesi da sola in giro per il mondo… Cosa avrei fatto? Con chi avrei parlato? Perché ero salita su quell’aereo?

Più il mezzo si allontanava dalla mia terra e più i pensieri si concentravano sui programmi. Ce l’avrei fatta, lo desideravo da troppo tempo per permettere alla paura di fermarmi.

Quando il pilota annunciò l’arrivo a Mérida ero su di giri. Avevo il cuore in gola. Ero eccitata e spaventata allo stesso tempo. Ero di nuovo in Messico e questa volta avrei potuto viverlo più a lungo.

Al controllo passaporti l’addetto mi salutò con un cordiale “Bienvenidas!”

In quel momento realizzai che avevo fatto la scelta giusta e che dovevo solo alleggerire la mente per essere più libera. 

 

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Sei mesi in Centro America. Sei mesi di viaggio intenso e di emozioni forti. Per la seconda volta da sola in luoghi extra europei. Questo è il resoconto del mio viaggio.

Se ripenso a quante volte fin da bambina ho sognato di viaggiare da sola in qualche paese esotico e a quando sono riuscita a metterlo in pratica, mi sembra di volare. I desideri devono essere riposti in un cassetto della mente e, non appena arriva l’occasione, metterli in pratica.

Questa è sempre stata la mia filosofia di vita e mi soddisfa sapere che lentamente riesco a fare ogni cosa mi passi per la testa. Un passo dopo l’altro. Un sogno alla volta. Poi si gira pagina e si va avanti.

 

SEI MESI IN CENTRO AMERICA

 

Sono partita a ottobre, piena di dubbi e di ripensamenti, chiedendomi se stavo facendo la cosa giusta. Avevo anche conosciuto una persona con la quale stava nascendo qualcosa e l’avrei sicuramente persa lungo il cammino. Ma la fedeltà a me stessa mi ha impedito di fermarmi ed è stata la scelta azzeccata.

Messico 

Mérida

La prima tappa è stata Mérida, nello Yucatan, una settimana ospite in una stanza prenotata su Airbnb con dei ragazzi che abitavano nelle vicinanze del centro. Una camera con un’amaca e un ventilatore. La prima notte insonne, causa fuso orario e adrenalina a mille.

Il primo giorno ho bevuto tre litri di acqua in un’ora, il caldo era insopportabile, ma i colori e la vivacità del Messico mi stavano lentamente rapendo.

Quando camminando scoprii il mercato cittadino entrai totalmente in fusione con il luogo. Rimanevo ore nel parco ad ammirare i lineamenti dei messicani e l’intensità dei loro occhi scuri.

I loro ampi sorrisi carichi di gioia e di spensieratezza. Mi sono sorpresa a vedere la domenica ecologica in cui molte strade del centro vengono chiuse al traffico cittadino a favore delle bici e dei pedoni. Canti, danze e manifestazioni a tutte le ore, il ritmo latino e la tradizione musicale.

Ho fatto diversi tour per vedere cenotes, la riserva della biosfera Celestun, le piramidi di Uxmal e la spiaggia di Progreso. Mi sentivo ancora un pesce fuor d’acqua nonostante abbia avuto la possibilità di conoscere nuove persone. Ero ancora sulla difensiva, stavo sondando il terreno per riuscire a lasciarmi andare.

 

cielo messicano

Playa del Carmen

Il motivo per cui avevo scelto il Messico per la seconda volta. La prima c’ero stata con una mia amica e c’ero rimasta una settimana, l’altra l’avevo trascorsa a Cancun. Questa volta mi sarei fermata un mese.

Il leit motiv sarebbe stato lentezza, godimento e conoscenza. Volevo sapere tutto su Playa del Carmen, entrare nel vivo della vita della riviera maya. Anche qui alloggio su Airbnb da una signora alquanto particolare con una cagnetta di nome Agua.

Lei, insegnante di yoga Kundalini, al martedì e al giovedì alle 4 di mattina teneva la sua lezione in casa. Ma vivevo tutto in modo molto tranquillo, d’altronde mi trovavo esattamente dove volevo essere.

Camminavo in lungo e in largo ogni Avenida e ogni spiaggia scoprendo qualsiasi angolo nascosto. Ho visitato tutti i cenotes possibili e immaginabili, tutte le località nella riviera e seguito lezioni di yoga nella scuola vicino a dove abitavo. Ho nuotato con tartarughe e delfini e assaggiato ogni sorta di frutta.

Dopo aver conosciuto tantissime nuove persone, mi sono sciolta come un ghiacciolo, lentamente, lasciando andare strati di difesa e decidendomi di uscire da quella zona comfort che mi faceva allontanare dagli altri. I sorrisi diventavano meno tirati, mentre cuore e mente lasciavano spazio a sentimenti e ricordi.

 

spiaggia di tulum

Città del Messico

Trascorso il mese, sono salita a Città del Messico per una settimana per visitare finalmente la casa di Frida Kahlo e la piramide di Teotihuacan. Il D.F., come lo chiamano i messicani, è culturalmente ricco di fascino ma pur sempre una città coloniale con chiari riferimenti occidentali. Non era questo ciò che cercavo nel viaggio.

Mi mancavano ancora quattro mesi per completare i miei sei mesi in Centro America.

 

Chiapas

Sono salita per poi scendere di nuovo nel sud del Messico e immergermi in ciò che resta delle vere radici maya. Sono stata a Tuxtla Gutierrez, San Cristobal de las Casas, dove ho sentito anche alcune scosse di terremoto, e Palenque. Ho odiato a morte quelle strade con i dossi artificiali, messi dai nativi per far rallentare le macchine, uno ogni minuto circa.

Ma i paesaggi che ho visto sono stati stupefacenti, incredibili, inimmaginabili. Una natura potente e rigogliosa che solo la volontà dei nativi è riuscita a preservare. I laghi di Montebello, le cascate di Agua Azul, le cascate di El Chiflón, el Cañon del Sumidero e i suoi coccodrilli.

Le città rimaste intatte e autentiche come Chiapa de Corzo, San Juan Chamula, Zinacantan dove ho visto un santone sacrificare una gallina per proteggere una famiglia, oppure la comunità riunita in piazza a giudicare i misfatti di alcune persone. Emozioni indelebili, orologi inesistenti, tempo superfluo.

 

immagine di iguana

 

Guatemala

 

Lago di Atitlán 

Nel lago di Atitlán e nella cittadina di San Pedro ho trovato un luogo ideale nel quale vivere. I miei sei mesi in Centro America si stavano drasticamente riducendo… Il ritmo di vita è rilassato, gli orari sono un optional e la cosa più importante è imparare a prendersela comoda.

La mia vita consisteva in lezioni di spagnolo e di yoga. Questo mi ha aiutato a spogliarmi di altri strati fatti di frenesia e velocità, tipici della cultura occidentale. Un lago per me magico, al quale ripenso con grande nostalgia.

 

Antigua e Monterrico

L’antica capitale del Guatemala, ferita e distrutta varie volte dai due terribili vulcani che la circondano. Il Volcan de Fuego e il Pacaya. Ogni tremolio mi faceva sussultare, colpa delle crepe che avevo visto passeggiando lungo i viali. Ma dopo essere stata avvolta in un luogo senza tempo, mi è sembrata troppo europea. 

Sono scappata al mare a Monterrico e ho ritrovato ciò che volevo trovare nei miei sei mesi in Centro America. In una distesa di sabbia nera dove bazzicano cani affamati e senza padrone. Dove si poteva prendere il sole solo al mattino perchè la sabbia diventava incandescente e non si poteva nuotare a causa della forza dell’Oceano Pacifico.

 

spiaggia di monterrico al tramonto

Breve sosta in Honduras e ritorno in Guatemala

 

San Pedro Sula e Roatan

Mi ero lasciata influenzare dai racconti sull’Honduras e voluto visitare anch’io una delle sue idilliache isole. Prima ho fatto sosta a Copán Ruines per vedere le piramidi maya.

Sono partita da Antigua con lo Shuttle e sono arrivata in giornata. Il giorno dopo sarei ripartita alla volta di San Pedro Sula, uno dei paesi più pericolosi al mondo.

Ammetto di aver avuto per la prima volta paura, leggevo timore anche negli sguardi della gente sul mezzo nel quale viaggiavo. Fortunatamente in serata ho raggiunto l’hotel e la mattina dopo sono volata nell’isola di Roatan.

Ho trascorso esattamente metà del viaggio rinchiusa in bungalow a causa della pioggia in compagnia di una gattina di appena sei mesi di nome Princesa.

Quel tempo mi è servito per mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie avventure nei sei mesi in Centro America.

Nei giorni di sole uscivo a fare snorkeling, a passeggiare o a fare tour dell’isola in motorino. Ma c’erano veramente troppi italiani, quasi mi infastidiva sentire parlare il mio idioma dopo tanto tempo rinchiusa in una bolla di vetro maya.

 

Spiaggia di Livingston, una delle tante viste nel mio viaggio di sei mesi in centro america

Ritorno in Guatemala

 

Il funzionario della dogana mi fece osservare, prima di rimettere il timbro, che mi rimanevano 23 giorni da trascorrere in Guatemala. Mi sarebbe piaciuto vedere tanti altri posti ma ho dovuto fare una cernita.

Ho scelto Livingston, Coban e Flores. Il primo è il Caraibi del Guatemala dove vivono i “Garifuna” una popolazione di origine africana trapiantata dai coloni.

L’africa e il latino, una combinazione che non promette bene. Purtroppo, anche se il luogo è suggestivo, l’immondizia è orrendemente esagerata e deturpa completamente il paesaggio.

Coban invece si trova fra le montagne e fa veramente freddo in inverno. Ma intorno si possono ammirare immense piantagioni di caffè e a sorpresa di cardamomo.

Sì perchè qui si trova il caffè al cardamomo, una prelibatezza che continuo a bere ancora oggi. La città è piuttosto affollata ma non di turisti, la maggior parte sono di origine americana o nord europea.

Flores invece è una graziosa isoletta che si trova nel lago Petén Itzá, in uno dei dipartimenti più belli dello stato, il Petén. Da qui partono le escursioni per visitare Tikal, uno dei siti maya più suggestivi perchè immersi in una foresta immacolata, lontana da qualsiasi insediamento umano. Sono rimasta tre giorni, poi ho dovuto salutare il mio amato Guatemaya e dirigermi in Belize.

 

mare azzurrissimo in belize visto nei sei mesi in centro america

Belize e Messico

 

Belize City e Caye Caulkner

Ero giunta all’ultima tappa del mio viaggio, poi sarebbe toccato il tragitto del ritorno. Avevo trascorso cinque mesi e mezzo ma mi credi se ti dico che i miei occhi non erano ancora sazi?

Da Flores parto in corriera per raggiungere Belize City, avevo sentito non fosse molto sicura, quindi ho sorvolato la visita. Mi sono subito diretta ai traghetti per l’isola di Caye Caulkner.

Sono arrivata e l’aria era calda, avvolgente e rilassante. Vicino a me l’isola di Ambergris Caye, meglio conosciuta come la Isla Bonita di Madonna. 

Ma Caye Caulkner ha la particolarità che non circolano auto, solo biciclette e golf car e il ritmo era molto più blando. Tanto da rischiare di perdere il traghetto di ritorno in Messico perchè il mio autista aveva fatto festa la sera prima e non si era svegliato in orario!

Non ho mai visto però un’acqua tanto azzurra, sembrava quasi dipinta. Ma le spiagge a disposizione non sono molte e ripararsi dal sole è davvero difficile. Ma non era mia intenzione stare distante perché dovevo ritornare e volevo catturare ogni singolo raggio.

 

L’ultimo giorno l’ho trascorso nella mia amata Playa del Carmen. Era giusto così, dovevo concludere qui un cerchio che si era aperto a ottobre e si richiudeva ad aprile.

 

***

 

Sei mesi in Centro America mi hanno cambiata. Sono ritornata più leggera e ho capito che la felicità si ottiene spogliandosi di tutte le cose superflue che ci portiamo addosso.

Maschere, pregiudizi, condizionamenti sociali, senso del tempo. La serenità riguarda il togliere più che il costruire.

Ogni tanto riaffiorano i ricordi di quei mesi e mi ricordo degli insegnamenti avuti. Cercherò di non essere mai più la persona che ero prima di partire. Farò in modo che la routine non cancelli ciò che il viaggio mi ha insegnato.

Se mi chiedono se ne è valsa la pena, con un gran sorriso rispondo di sì. Se mi chiedono se mi sono sentita sola rispondo no.

Essere stata finalmente con me stessa, fuori dal mio contesto abituale, mi ha dato una forza e una lucidità che non credevo di avere.

Per questo ti voglio dire che se ti si presentasse l’occasione, dovresti provarci anche tu.

Ritrovarti è il dono più grande che tu possa farti. 

La Riviera Maya offre paesaggi che lasciano a bocca aperta: le piramidi Maya, acque cristalline, natura selvaggia, movida notturna e i cenotes.

 

I Cenotes messicani

 

I Cenotes sono delle grotte o semplicemente dei buchi che al loro interno contengono un misto di acqua dolce e salata, piante acquatiche e pesci.

Si sono formate durante il periodo delle glaciazioni pleistoceniche quando porzioni di terra sono collassate su se stesse dando vita a laghetti naturali. Il risultato è un perfetto connubio tra natura e architettura che crea spazi incredibili in ambienti reconditi.

Nuotare tra le acque di uno dei Cenotes messicani regala un’esperienza unica e indimenticabile. La temperatura fredda abbinata al calore dell’esterno dona piacevoli sensazioni di beatitudine e benessere.

Per raggiungere un cenote bisogna camminare nella natura incontaminata o affittare qualche mezzo di trasporto.

 

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I Cenotes nello Yucatán

 

Da Mérida fino al Belize si trovano Cenotes che presentano caratteristiche particolari differenziandosi gli uni dagli altri. Per esempio a Mérida troviamo i 3 Cenotes di Cuzamá che si raggiungono dopo una corsa in trenino, trainato da cavalli, nella selvatica vegetazione tra spontanee piante di sisal.

A Playa del Carmen, lontano dagli hotel della 5a Avenida, si trova un Cenote che si affianca al mare. Di una bellezza impressionante, è frequentato da famiglie messicane.

Da una parte, acqua salata e dolci onde, dall’altra acqua fresca e insenature, si tengono a debita distanza da una sottilissima striscia di sabbia dorata.

Sulla strada, invece, che da Playa del Carmen porta a Tulum troviamo i più famosi e frequentati cenotes messicani: quelli all’interno dei parchi tematici di Xel-ha e Xcaret e i solitari Cenote Dos Ojos, Azul, Labnaha, Dream Gate, Bat Cave, Nic Te Ha e molti altri ancora.

L’entrata costa all’incirca 100 pesos e si può rimanere per tutto il tempo che si desidera. Ma il consiglio che vi do è quello di andarsene prima delle cinque, ora in cui iniziano a banchettare le zanzare.

Vicino alla piramide di Chichen Itzá e a Valladolid si nuota tra le acque dei Cenotes assaliti dai gruppi di turisti di passaggio. A Coba ruines altri 3 Cenotes ci aspettano: Multun-Ha, Chucha e Tankah-Ha.

 

In altri luoghi dello Yucatán si nascondono Cenotes da scoprire perché nascosti gelosamente dalle piante. Ma già visitare i Cenotes messicani che la natura ci ha regalato è un dono dal valore inestimabile che spero anche tu possa vivere.