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Praticare yoga a Playa del Carmen è un’esperienza che ti farà entrare in contatto con persone che condividono la tua stessa passione.

Le scuole presenti sono molte e si differenziano in base allo stile di yoga insegnato. Io ho potuto approfittare dell’offerta per un mese, durante il mio soggiorno nella città messicana.  Ero stata l’anno prima in vacanza nella Riviera Maya e mi ero perdutamente innamorata dell’atmosfera rilassata e serena che si respirava.

Così quando ho deciso di fare il mio viaggio di sei mesi in Centro America non ho potuto tralasciare Playa del Carmen. Inoltre ero sorpresa di scoprire che una delle insegnanti che seguivo si trovava proprio lì. Parlo di Sara Bigatti della Scimmia Yoga, che insegna il Vinyasa Yoga.

Che tipo di yoga si tratta?

È uno Hatha Yoga velocizzato, si rimane solo alcuni secondi in una posizione prima di passare alla successiva. Peccato che quando arrivai lei doveva ritornare in Italia, per cui non riuscii a fare la sua conoscenza.

cartina di playa del carmen

Playa del Carmen

 

Si trova a un’ora di macchina dall’aeroporto di Cancun o un’ora e mezza con i mezzi pubblici. Per raggiungerla puoi noleggiare un’auto, affittare un taxi o arrivare con la corriera ADO.

L’urbanistica è alquanto originale: si dividono le vie in calles e avenida numerate sia in orizzontale che in verticale. Se prendiamo a riferimento la spiaggia nella sua lunghezza quella più vicina è la quinta avenida, famosa per i locali notturni, come il Coco Bongo e molti altri. Se vuoi scegliere una struttura ricettiva silenziosa ti sconsiglio di prenderla in questa via.

Quella dopo è la decima avenida ed è dove si passeggia, dove ci sono i negozi, altri locali e i ristoranti. La quindicesima inizia ad avere meno hotel e più case e così via le altre che diventano sempre più residenziali. Le calles sono quelle in verticale quindi quando ti dicono un indirizzo ti indicano prima l’avenida e poi il numero della calle.

La spiaggia più famosa è il Mamita dove la sera arriva il deejay e sale la musica. L’ultima parte di Playa del Carmen prima di Playacar, una zona dove si accentrano ville e hotel di lusso (vedi cartina), c’è il porto per raggiungere l’isola di Cozumel e alla sera nel parco in avenida Benito Juarez ci sono spettacoli scenografici.

 

Per visitare Cozumel evita di acquistare un tour, per risparmiare vai direttamente in porto, compra il biglietto e prima di scendere troverai venditori proporti varie escursioni per fare snorkeling.

 

Se è brutto tempo, e in quella zona capita spesso, c’è anche un multisala, in Plaza las Americas, all’interno di un grande centro commerciale. Se invece vuoi vedere le località vicine come Puerto Aventuras, Akumal, Xelhá, Tulum, i grandi parchi di divertimento o i cenotes dirigiti all’incrocio  tra la 20esima avenida e la calle 2.

Lì si trova la stazione dei minibus, i mezzi pubblici economici usati dai messicani e dai turisti fai da te per spostarsi. Con pochi pesos raggiungi i siti turistici più famosi senza prenotare costosi tour. C’è anche un cenote tra la sabbia e il mare quasi sconosciuta dai turisti e frequentata dai messicani. Dove? Te lo racconto qui!

 

spiaggia bianca messicana con le nuvolette bianche nel cielo

Praticare yoga a Playa del Carmen

 

Oltre alle bellezze naturalistiche che lasciano a bocca aperta, molte persone vengono qui a praticare yoga. Ci sono tantissime scuole che propongono le differenti discipline.

Durante il mio soggiorno le ho provate un po’ tutte prima di scegliere quella definitiva. Non meravigliarti se i prezzi saranno diversi: ci sono le tariffe per i residenti e per i turisti, ovviamente questi ultimi pagheranno un importo maggioritario.

Questa è la lista delle scuole dove praticare yoga a Playa del Carmen:

 


 

Il mio obiettivo nel praticare yoga a Playa del Carmen era quello di provare le discipline che a Bassano ancora non erano presenti. Ti confesserò di aver vissuto un periodo indimenticabile. L’unico proposito che avevo era immergermi nella pratica e progredire nello studio.

Il fatto di essere lontano dalle incombenze domestiche e l’atmosfera rilassata del luogo mi hanno permesso di concentrarmi nei miei propositi e a lasciarmi andare.

Se prima mi sentivo irrigidita dalla nuova situazione con il tempo e potendo seguire le mie passioni ho imparato a essere meno spaventata e più cittadina del mondo.

È un’esperienza che consiglio anche a te, non c’è niente di meglio che fare un regalo a noi stessi! La mia formazione poi è continuata l’estate in Umbria, diventando infine un’insegnante di yoga anche se ancora non insegno!

Il fascino naturale e selvaggio della riserva di Celestun mi ha lasciato senza fiato: un Messico che paralizza gli occhi per la sua bellezza unica.

Mi sveglio alle 6 in un bagno di sudore. La temperatura interna della camera, senza finestre, credo superi abbondantemente i 30 gradi.

 


Leggi il racconto dall’inizio:


 

Corro verso la doccia e l’acqua gelida mi risveglia all’improvviso regalandomi una sferzata di energia. Ritorno in camera, mangio la frutta e preparo il caffè.

Mi vesto e prendo lo zaino, aggiungendo un cambio di costumi, e lentamente mi incammino verso l’agenzia per iniziare una giornata all’insegna della natura.

Controllo i riferimenti che ho appuntato mentalmente per ritrovare la strada giusta: il bar con la porta stile saloon, il negozio di alimentari biologici, l’edificio di colore verde pastello, l’hotel con la porta a vetri e la chiesa con i mattoni rossi.

Finalmente raggiungo la destinazione e trovo la guida ad aspettarmi. Ci presentiamo e mi comunica che prima di andare a destinazione saremmo passati a prendere altri partecipanti nei vari hotel.

Iguana a Celestun

Incontri casuali a Celestun

La strada per raggiungere e finalmente scoprire il fascino naturale e selvaggio della riserva di Celestun è ancora lontana…

Passiamo nei vari hotel e lentamente prendiamo a raccolta i vari compagni di avventura. Si tratta di famiglie: la prima composta da madre e figlio, la seconda composta da madre, figlio, padre e nonna.

Dopo circa un’ora di tragitto arriviamo all’entrata della riserva e veniamo accolti festosamente dal personale. Come prima cosa ci raccomandano di spalmarci della lozione anti zanzare, a quanto pare sono molto agguerrite!

Dopo essersi organizzati ci fanno salire su un’imbarcazione e iniziamo a solcare le acque azzurre del Golfo del Messico. Vediamo le mangrovie affondare decise le radici nell’acqua e gli uccelli riposarsi fra le loro fronde.

Ci allontaniamo sempre di più da riva, ma paradossalmente, l’altezza dell’acqua diminuisce.

Ci avviciniamo alla riserva naturale di Celestun, anzi la Biosfera di Celestun, dichiarata protetta nel 1988 per preservare lo sfruttamento selvaggio che stava portando al declino la zona.

Entriamo nella laguna in cui vengono a nidificare e a trovare riposo i fenicotteri rosa di passaggio nel Messico. Sembra incredibile quando ci avviciniamo ammirare questa distesa rosa di animali pacifici che ci osservano con titubanza.

Per questo motivo manteniamo una certa distanza e spegniamo il motore. La tranquillità è un elemento essenziale affinché i fenicotteri non decidano di abbandonare in massa l’area.

Scatto delle foto ma soprattutto cerco di imprimere nella memoria questo momento magico.

Ogni qualvolta mi trovo a cospetto della natura, nasce in me un sentimento genuino di gratitudine e mi meraviglio della perfezione dell’universo e della sua capacità di far quadrare tutto all’interno di uno specifico progetto.

Per questo prediligo il contatto con la natura: mi insegna l’umiltà e il senso di protezione.

Lasciamo gli animali godersi le loro vacanze in questo ambiente unico e ci spostiamo all’interno della laguna. Entriamo fra le mangrovie e sobbalzo vedendo l’acqua riflettere tonalità rosse.

Si tratta della mangrovia rossa che rilascia il colore all’acqua regalandole dei nutrimenti che impreziosiscono il terreno di proprietà benefiche.

Il comandante ci racconta che una studiosa inglese suole venire in questo luogo a farsi un bagno perché dice che queste proprietà sono benefiche anche per la pelle.

Purtroppo, però, da qualche mese fra queste piante acquatiche ha trovato riparo una femmina di coccodrillo che ha dato alla luce un piccolo.

Pertanto il bagno è precluso almeno che non si voglia capire da vicino, direttamente dalla coccodrillo madre, se siamo ospiti graditi oppure no!

spiaggia dalla sabbia bianca

Tipica spiaggia yucateca

Preferisco rimanere nel dubbio…

Ritorniamo alla base con una leggerezza nel cuore indescrivibile per essere stati in contatto con questi elementi meravigliosi e ripartiamo alla volta del ristorante.

Il locale si trova in riva al mare e la spiaggia è talmente bianca che il riflesso del sole fa lacrimare gli occhi. Ma non c’è tempo per ammirare il mare perché il pranzo è già servito.

Mi sto accomodando al tavolo quando la famiglia numerosa messicana mi chiede di pranzare in loro compagnia. Mi siedo con loro e iniziano a parlarmi della loro famiglia.

Vengono da Veracruz e mi raccontano con molto trasporto le qualità della loro regione. Sono di animo semplice e molto affiatati.

In loro rivedo un po’ della mia famiglia, quando ancora mia nonna con la sua presenza illuminava le giornate di me, bambina, e raccontava le storie della sua giovinezza.

Poi viene il mio turno e racconto loro la mia pazza avventura. Mi guardano un po’ dubbiosi, mi raccomandano attenzione in certe zone mentre la nonna mi osserva con uno strano luccichio negli occhi.

Poi mi racconta di un uomo tedesco conosciuto anni fa e mi continua a ripetere di quanto fosse bello. Noto un certo rimorso nelle sue parole e un invito a vivere la mia esperienza per non accumulare rimpianti.

gabbiano

Simpatico gabbiano in spiaggia

E come se l’universo mi stesse inviando, attraverso di lei, la sua approvazione e il suo invito a proseguire.

Mi regalano delle bellissime conchiglie, che so non potrò portare con me. Alla fine prendo sotto braccio la nonna e l’accompagno in auto sotto un diluvio che non lascia scampo.

Giunti a destinazione ci salutiamo scambiandoci dei baci e degli abbracci calorosi. Scendo anch’io alla loro fermata e vado a fare un giro al mercato.

Ripercorro lo stesso itinerario del giorno prima e acquisto ancora verdura e frutta fresca. Questa volta prendo anche dei fagioli e del riso, come da tradizione messicana.

Ritorno a casa, saluto i ragazzi e mi preparo la cena. Poi mi metto a fare un po’ di yoga perché mi sembra sia il giusto modo per ringraziare il mondo.

La sera mi addormento presto, devo ancora connettermi con l’orario locale e poi domani mi aspetta la spiaggia di Progreso!

Ero scesa dall’aereo, non potevo più tornare indietro e dovevo prepararmi ad andare alla scoperta della Mérida yucateca. Attraverso l’esplorazione del Messico avrei camminato fra le pieghe della mia anima alla ricerca di ciò che la componeva, ritrovando un tessuto che da tempo avevo perduto.

 


 

<<<<<<<<<<<<<< Se vuoi leggere il primo capitolo lo trovi qui >>>>>>>>>>>>>>>>

 


C’era un caldo insopportabile…

Ero partita in ottobre e avevo lasciato in Italia 17 gradi. Ero arrivata nella Mérida yucateca trovando una temperatura di 40 gradi.

La mattina del primo giorno uscii dall’appartamento accaldata per visitare l’ultima e la più grande città coloniale dello Yucatan. Il colore che risaltava era il bianco e facevo fatica a comprendere la numerazione stradale.

Tutto è diviso in calles, vie, e sono tutte numerate. Faticai un po’ a trovare l’orientamento mentre guardavo i negozi che la popolavano. 

A un certo punto dovetti fermarmi in una specie di supermercato ad acquistare una bottiglietta d’acqua. L’afa era insostenibile. Come aprii il tappo e appoggiai la bocca, la finii. Ero davvero assetata! 

Purtroppo, non avevo placato la sete.

Dovetti cercare un’altro negozio con dell’acqua fresca. Questa volta acquistai una bottiglia da un litro e mezzo.

Continuai a passeggiare, sedendomi ogni tanto a rinfrescarmi sotto l’ombra di una pianta nei parchi pubblici. Quasi mi vergognai… Il Messico, considerato un paese povero, ha dei parchi pubblici da fare invidia alle migliori città europee. 

parco pubblico nella mérida yucateca

Parco pubblico con statua e fontana, wi-fi gratuito e prese per ricaricare gli smartphone

Sono puliti, curati e soprattutto popolati. Vicino ad alcune panchine ci sono addirittura delle prese in cui ricaricare gli smartphone.  E il wi-fi è gratuito per tutti.

Il rovescio della medaglia è che gli anziani osservano la gente che passa o leggono il giornale, mentre i giovani rimangono incollati allo schermo del telefonino.

Fa impressione vedere come le persone siano in grado di estraniarsi pur essendo a contatto l’una con l’altra.

Vicini eppure ancora troppo lontani. 

Trovavo interessante Mérida ma in un certo senso mi annoiava. La città era troppo moderna per trovare quell’essenza che mi aveva spinto a spostarmi in Centro America.

Non avevo neanche fame. Comperai un gelato che sembrava più uno yogurt con sopra una salsa dolciastra. Per qualche strano motivo mi imbarazzava entrare in un locale. Forse avevo paura di sbagliare le parole, non ero molto ferrata con lo spagnolo.

O forse dovevo ancora buttarmi alle spalle quel senso di disagio che mi attanagliava da quando ero partita. Quella paura nascosta di non riuscire a raggiungere il mio intento: vivere con maggior spensieratezza.

Le parole sono sempre state difficili per me da esporre, il fatto che fossero in spagnolo, lo capisco solo ora, era solo una scusa.

Una casa dalle tonalità pastello attirò la mia attenzione. Vibrava di azzurro lucente e i dettagli bianchi in contrasto, richiamavano l’immagine del cielo e delle nuvole. 

Interno di un edificio con colori verde e bianco

Non solo azzurre, le case hanno una tonalità pastello che mette subito buonumore

Le vie dello shopping erano un tripudio di giovani sorridenti e felici.

Continuai a passeggiare a caso fino a che arrivai al mercato. La mia mente si mise subito in moto e i miei occhi furono attraversati da un lampo di gioia.

Questo era ciò che cercavo! Bancarelle di frutta delle quali non sapevo l’esistenza, odori forti e pungenti di carni e di pesce, generi alimentari tipici dei supermercati.

L’età media dei visitatori si era notevolmente alzata. C’erano massaie che giravano con borse stracolme di cibo e chi si aggirava furtivo in cerca di qualche prodotto specifico.

Io ero in estasi, rifeci il giro del mercato per tre volte fino a quando mi decisi di acquistare qualcosa per la cena. Comperai dei frutti dei quali non ricordo il nome, perché la signora a fianco a me mi disse che erano molto “dulces“.

Poi, presi della verdura già tagliata e lavata in sacchetto, pronta per essere consumata. Infine acquistai una crema di fagioli neri, la famosa “frijoles refritos” e delle tortillas.

Pere rosse comperate al mercato a Mérida

Non ero riuscita a resistere neanche di fronte a queste fantastiche pere rosse!

La mia prima cena messicana era pronta per essere preparata. 

Uscendo mi accorsi che il mercato non era finito ma le bancarelle erano cambiate lasciando il posto ad abbigliamento, giocattoli e prodotti per la casa. Mi divertii a osservare la gente mentre barattava o cercava di trovare il prezzo migliore. 

Io sono pessima in questo, ma forse questo viaggio mi avrebbe aiutato a mercanteggiare. All’improvviso vidi un’agenzia viaggi e guardai il cartello che rappresentava i tour in programma.

Avevo già in mente dei luoghi da visitare, dovevo solo farli combaciare con il mio tempo a disposizione. Presi nota dei prezzi e dei giorni, poi tornai a casa e mi preparai la cena.

Burattino inquietante al mercato di Mérida

Fra le bancarelle del mercato ogni tanto vi si trovavano delle sorprese inaspettate!

Prima di tutto avevo bisogno di farmi una doccia. Il bagno era libero così decisi di entrare in doccia. L’acqua era fredda, come la sera precedente, e non aveva nessuna intenzione di diventare calda.

Per fortuna ero talmente accaldata che il freddo non poteva che essere una benedizione. Poi presi i miei acquisti e mi diressi in cucina.

Anche questa era vuota. Sentivo però i ragazzi parlare, probabilmente erano chiusi in camera.

Mi preparai la cena e andai a mangiarla in camera, avevo un tavolino sul quale appoggiare i piatti e il wi-fi grazie al quale potevo connettermi a internet. Mangiai di gusto, una cena leggera ma completa.

Poi, misi un po’ di trucco solo sugli occhi, il caldo era ancora opprimente, e scesi di nuovo in strada.

Chiesa a Mérida

Tipica chiesa a Mérida sempre frequentata da fedeli a qualsiasi ora del giorno

Girovagai alla ricerca dell’agenzia viaggi, avevo i contanti con me e volevo prenotare il prima possibile. Finalmente la trovai e un giovane messicano mi fece accomodare alla sedia.

Gli riferii esattamente cosa volevo visitare e quando, ma lui mi interruppe dicendo che i giorni erano già destinati. Avrei dovuto adattarmi ai loro programmi.

Non c’era nessun problema. Il mio viaggio era nato all’insegna della spensieratezza e me ne stava dando la dimostrazione. Quindi l’indomani sarei andata a visitare Celestun.

L’appuntamento era alle 7 davanti all’agenzia. Non mi restava che ritornare in stanza e preparare lo zaino per il giorno dopo. Mi fermai solo ad acquistare un po’ di biscotti e del caffè solubile.

Finalmente avrei iniziato a visitare i dintorni di questa magnifica e sorprendente penisola…


Seis sono i mesi che ho viaggiato in Centro America attraversando gli stati del Messico, Guatemala, Belize e Honduras. Sono partita alla ricerca di un’identità che da troppo tempo avevo scordato di curare, lasciando agli altri il potere di dominare e guidare.

Fin da piccola ho sognato di vivere un’avventura alla Monsieur Fog, il personaggio del “Giro del Mondo in 80 giorni” di Jules Verne.

Ho atteso il momento giusto e l’ho fatto. Questo è il resoconto.

Mi ero ritrovata senza lavoro dopo che l’azienda nella quale ero assunta da otto anni, aveva deciso di chiudere i battenti e lasciarci tutti a casa.

Grazie alla mia incrollabile positività però, non avevo visto in questo cambiamento una disfatta, ma un motivo per cambiare e crescere.

Ho subito pensato che fosse giunto il momento di realizzare quel sogno che da troppi anni mi portavo appresso, come se il destino volesse mettermi alla prova.

Sarei stata in grado di farlo?

Prima dovevo terminare il periodo di mobilità alla quale ero stata assegnata. Avevo il tempo di preparare l’itinerario e decidere dove sarei andata.

Immaginai subito il Messico. Avevo soggiornato con una mia amica l’anno precedente e mi era rimasto nel cuore.

La leggerezza della vita, il sorriso spontaneo delle persone e i colori brillanti del mare e della natura rigogliosa, mi avevano colpito profondamente e volevo capire se fossero o meno un’impressione da turista.

Così decisi di ritornare laggiù.

Questa volta avrei aggiunto all’itinerario non solo la Riviera Maya ma anche Mérida, Città del Messico e la regione del Chiapas.

Ho trascorso pomeriggi interi cercando in internet informazioni utili a pianificare un programma.

Quanti giorni sarei stata in Messico?

E negli altri stati?

Cosa non dovevo assolutamente perdere?

Molti quesiti nascevano a mano a mano che preparavo il viaggio. Ma non cercavo la perfezione, solo la libertà.

Spulciando fra le offerte di volo ne avevo trovata una di Blue Panorama con tappa a Mérida. Si trovava a cinque ore di autobus da Playa del Carmen.

Decisi di iniziare lì, la mia avventura. Cercai un alloggio prima su Booking e poi su Airbnb. La più conveniente era una stanza offerta da un ragazzo vicino al centro cittadino.

Costava solo 9 € al giorno e aveva anche un bagno privato a disposizione. Senza pensarci troppo la prenotai per la durata di una settimana.

Era la prima volta che sceglievo una soluzione di pernottamento privata, ma in questo viaggio volevo mettermi alla prova, sperimentare nuove idee e risparmiare un po’!

Volevo partire libera da ogni pensiero, senza un traguardo preciso, per vedere se nella libertà assoluta nasceva qualcosa di inaspettato.

Qualche mese prima della partenza conobbi un ragazzo. L’incontro fece traballare leggermente i miei progetti, non ero più così sicura di partire.

All’improvviso le mie priorità erano cambiate.

Poi però valutai il tempo. Da quanto conoscevo lui e da quanto avevo quel sogno chiuso nel cassetto?

La risposta era plateale e non potevo non considerarla. Galleggiava così chiara davanti ai miei occhi che non potevo evitarla.

Lui mi chiese di non partire, io gli dissi che non potevo. Avevo preso una decisione tempo fa, quando ancora lui non c’era.

Non potevo fermarmi, il viaggio era già cominciato. E se non avessi mai più avuto l’opportunità di realizzare quel sogno?

I sentimenti a volte sono una questione di scelta, di tempo e di coincidenze.

Lui mi disse che mi avrebbe comunque aspettata. Fu difficile salutarlo ma lo feci, guardandolo e abbassando subito gli occhi.

Ero pronta a partire. Non è vero, ero terrorizzata all’idea di partire. 

Il mio aereo decollava nel pomeriggio da Milano e sarei giunta a Mérida la sera tardi.

Avevo le gambe che tremavano e il cuore che batteva a ritmo sostenuto. Quando salii in aereo, e mi accomodai sul sedile, inondai la mente di pensieri confusi.

Forse stavo commettendo una pazzia… Sei mesi da sola in giro per il mondo… Cosa avrei fatto? Con chi avrei parlato? Perché ero salita su quell’aereo?

Più il mezzo si allontanava dalla mia terra e più i pensieri si concentravano sui programmi. Ce l’avrei fatta, lo desideravo da troppo tempo per permettere alla paura di fermarmi.

Quando il pilota annunciò l’arrivo a Mérida ero su di giri. Avevo il cuore in gola. Ero eccitata e spaventata allo stesso tempo. Ero di nuovo in Messico e questa volta avrei potuto viverlo più a lungo.

Al controllo passaporti l’addetto mi salutò con un cordiale “Bienvenidas!”

In quel momento realizzai che avevo fatto la scelta giusta e che dovevo solo alleggerire la mente per essere più libera. 

 

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Il sorprendente Coco Bongo è uno dei locali più famosi al mondo e si trova sia a Cancun che a Playa del Carmen in Messico. La sua notorietà si deve al film “The Mask” con protagonista Jim Carrey che ha adattato perfettamente l’irriverenza del personaggio con la particolarità del locale.

Un’esplosione di musica, alcool e ballo che da vita a serate all’insegna del divertimento intramezzate da spettacoli studiati nei minimi particolari. Questo è il Coco Bongo, un appuntamento imperdibile nella Riviera Maya!

 

 

Ai proprietari del locale piace definire il Coco Bongo come un’esperienza più che una semplice discoteca. 

Io sono andata a Cancun una sera in cui, stremata dal mio hotel tutto incluso, avevo voglia di evadere dalla struttura per fare qualcosa di divertente.

Ho preso i biglietti da un ragazzo che vendeva tour e, nonostante abbia provato un sussulto nel conoscere il prezzo, ho preso un bus sgangherato e sono andata nella zona hotelera.

Il sorprendente Coco Bongo è un’istituzione e la fila all’entrata è infinitaa. Il locale dall’esterno sembra una qualsiasi discoteca ma all’interno scopri un’idea di divertimento davvero insolita. La serata inizia con musica da discoteca, alternata a rock e altri generi musicali.

Di solito il biglietto di entrata, se lo acquisti prima, comprende l’opzione “open bar” ciò significa che si può bere illimitatamente qualsiasi bevanda desideri. I bicchieri sono di plastica e non vengono servite bottiglie per evitare che la gente possa farsi del male dato che il tasso alcolico è piuttosto elevato.

Come si è svolta la serata? Stavo ballando una musica ritmata quando all’improvviso la musica si è spenta ed è partita la colonna sonora a introdurre il tema della serata: Spider Man.

 



 

Si presenta un corpo di ballo che inizia a deliziare il pubblico con uno spettacolo composto da acrobazie e numeri incredibili. Poi il gruppo si ritira e si ricomincia a ballare nuovamente.

Dopo circa dieci minuti riprende lo spettacolo e non si sa mai da dove. Potrebbe essere sul palco, sopra al bar centrale, sugli spalti, dappertutto.

 

Si rimane per tutto il tempo in balia del pensiero “dove uscirà il prossimo spettacolo?”

 

La vera star del locale, però, rimane sempre lui il personaggio mitico “The Mask” che continua a girare per chiedere se vuoi fare una foto assieme, per la quale dovrai pagare però un prezzo pari a 5 dollari.

La lotta fra Spider Man e il suo nemico inizia con una discesa dal soffitto dei due personaggi. I due si confrontano prima a parole e poi inizia la battaglia vera e propria sopra il bancone che fino a qualche minuto prima serviva da bere. Ovviamente tutto il pubblico tifa per il beniamino più famoso e forte di questo, riesce a sconfiggere anche questa volta il male.

 

 

L’entrata al Coco Bongo

I locali in Messico sono due a Cancun e a Playa del Carmen. Da poco è stato aperto anche un locale a Punta Cana nella Repubblica Domenicana.

A Cancun lo trovi nella zona cosidetta “hotelera” perchè ci sono tutti gli hotel più rinomati della zona, a Playa del Carmen nella famosa 5a avenida e a Punta Cana nel centro commerciale Downtown nella carretera Barcelo e a Los Cabos nella Bassa California.

I biglietti sono di due tipi: Regular e Gold Member. Il primo costa 60 dollari a Playa del Carmen e a Punta Cana mentre 70 a Cancun. Comprende l’open bar e l’entrata senza fare fila all’ingresso.

Il biglietto Gold Member costa  dai 130 ai 140 dollari e prevede oltre all’open bar e all’entrata diretta, il posto e bevande aggiuntive in omaggio.

Se si vogliono riservare i tavolini si può arrivare a pagare fino a 1000 dollari a serata. I prezzi sono indicativi e aumentano durante il fine settimana di circa 5 o 10 dollari.

 

 

I prezzi sono variabili da location a periodo dell’anno ma se vuoi acquistarli in anticipo a un prezzo più o meno stabile ti consiglio di farlo qui:

 

Se non ti interessa la movida in Messico puoi visitare i cenotes o fare un corso di yoga:

Sei mesi in Centro America. Sei mesi di viaggio intenso e di emozioni forti. Per la seconda volta da sola in luoghi extra europei: questo il resoconto del mio viaggio.

Se ripenso a quante volte ho sognato di viaggiare da sola nel mondo e di quando sono riuscita a metterlo in pratica, sento crescere il rispetto per me stessa di due spanne!

Sono convinta, infatti, che i desideri debbano essere coltivati e, non appena si presenti un’occasione, ci voglia altrettanta determinazione per metterli in pratica.

Questa è sempre stata la mia filosofia di vita e mi soddisfa sapere che lentamente riesco a fare ogni cosa mi passi per la testa. Un passo dopo l’altro. Un sogno alla volta. Poi si gira pagina e si va avanti, altri sogni e altri obiettivi da raggiungere.

Sei mesi in centro America

 

Sono partita a ottobre, colma di dubbi e di ripensamenti, chiedendomi costantemente se stessi facendo la cosa giusta. Pochi mesi prima, tra l’altro, avevo conosciuto una persona con la quale stava nascendo qualcosa e avevo paura di perderla lungo il cammino.

La fedeltà a me stessa e ai miei sogni mi hanno impedito di fermarmi e, sono felice di affermare a distanza di qualche tempo dopo il ritorno a casa, ho fatto la scelta più azzeccata.

Messico 

Mérida

La prima tappa, una volta scesa dall’aeroporto, è stata Mérida, nello Yucatan: una settimana presso una stanza prenotata su Airbnb con dei ragazzi che abitavano nelle vicinanze del centro. La camera conteneva un letto, un’amaca e un ventilatore che sentivano anche i vicini.

La prima notte la trascorsi insonne a causa del fuso orario e dell’adrenalina a mille. Poi, il giorno dopo, ero stremata dal caldo e bevvi tre litri di acqua in un’ora ma i colori e la vivacità del Messico mi stavano lentamente rapendo.

Quando camminando per le vie della città, ammirandone i dettagli coloniali, scoprii il mercato cittadino entrai totalmente in fusione con il luogo sebbene fossero i parchi a catturare la mia attenzione: trascorrevo ore ad ammirare i lineamenti dei messicani e l’intensità dei loro occhi scuri.

I loro sorrisi così genuini e carichi di gioia cullavano le mie paure. La domenica, invece, fui sorpresa dalla giornata ecologica dove molte strade del centro rimangono chiuse al traffico a favore delle bici e dei pedoni. Ogni angolo è un occasione per organizzare canti, danze e musica.

Durante la settimana di permanenza a Mérida feci diversi tour per vedere i cenotes, la riserva della biosfera Celestun, le piramidi di Uxmal e la spiaggia di Progreso.

Eppure il tempo trascorso qui, nonostante avessi avuto l’opportunità di conoscere nuove persone, non mi aveva allentato del tutto il cuore e mi sentivo ancora sulla difensiva.

 

cielo messicano

 

Playa del Carmen

Puntavo tutto sull’arrivo a Playa del Carmen, il posto già lo conoscevo, c’ero stata con una mia amica due anni prima e da subito mi ero sentita a casa. Qui, ne ero certa, avrei lasciato andare quei lacci che mi avviluppavano e mi facevano sentire così insicura.

Nella mia precedente vacanza mi ero fermata una settimana a Playa del Carmen mentre la seconda l’avevamo trascorsa a Cancun: questa volta avrei avuto la possibilità di soggiornare un mese.

Ero decisa, quindi, a trascorrere questo tempo all’insegna della lentezza, del godimento e della conoscenza: volevo sapere tutto su Playa del Carmen, entrare nel vivo della vita della riviera maya.

Anche qui trovai alloggio sul portale di Airbnb ospitata da una signora alquanto particolare con una cagnetta di nome Agua. Lei era insegnante di yoga kundalini: al martedì e al giovedì alle 4 di mattina teneva la sua lezione in casa.

Durante quelle lezioni mi svegliato sentendo gli interminabili canti tipici della pratica ma vivevo tutto in modo decisamente rilassato perché mi trovavo esattamente dove volevo essere.

Durante il giorno, camminavo lungo ogni Avenida e ogni spiaggia scoprendo anche i più piccoli angoli nascosti. Visitai tutti i cenotes più celebri, seguii qualsiasi lezione di yoga per conoscerne i vari stili, nuotai con tartarughe e delfini e assaggiai frullati e frutta fresca mai visti prima.

Dopo aver trascorso interminabili ore con persone diverse mi sciolsi lentamente lasciando andare quelle ultime barriere di difesa mentre i sorrisi diventavano meno tirati e la mente brillava di ritrovata serenità.

 

spiaggia di tulum

 

Città del Messico

Terminato il mese mi diressi a Città del Messico per una sola settimana. I miei obiettivi erano quelli di visitare la casa di Frida Kahlo e la piramide di Teotihuacan.

Il D.F. come lo chiamano i messicani, è culturalmente ricco di fascino ma pur sempre una città coloniale con chiari riferimenti occidentali. Mi resi conto ben presto che non era una località adatta al mio tipo di viaggio.

Questa tappa, però, mi insegnò il valore dei simboli e di quanto importanti essi siano per gli uomini. La guida mi raccontò che molte piramidi maya furono distrutte dagli invasori e sopra di esse vennero eresse le chiese.

Tale violenza portò alla distruzione dei popoli nativi che ritrovandosi senza radici, persero i loro riferimenti e si piegarono, loro malgrado, ai voleri dei nuovi dominatori. Piansi lacrime amare e ancora oggi, quando ci ripenso, sento ribollire il sangue di fronte a questa tremenda ingiustizia.

Al termine della settimana era ora di riprendere l’aereo: mi mancavano ancora 120 giorni per completare i miei sei mesi in Centro America.

 

Chiapas

Ero salita per poi ridiscendere nel sud del Messico, questa volta nella parte opposta, per immergermi in ciò che resta delle vere radici maya. Forse la tempistica era stata perfetta: prima avevo visto lo scempio commesso alle comunità native, ora potevo saggiare ciò che rimaneva delle radici maya.

Attraversai le città di Tuxtla Gutierrez, San Cristobal de las Casas, dove sentii anche alcune scosse di terremoto fintanto che ero al telefono con un’amica, e Palenque.

Odiai a morte quelle strade costellate da dossi artificiali, messi dai nativi per far rallentare le macchine, uno ogni minuto circa, perché non mi permettevano di riposare durante gli spostamenti.

Ma i paesaggi che vidi furono qualcosa di stupefacente: la legge della natura potente e rigogliosa preservata dalla determinazione dei nativi. Tra questi visitai: i laghi di Montebello, le cascate di Agua Azul, le cascate di El Chiflón, el Cañon del Sumidero e i suoi coccodrilli.

Mentre i miei viaggi urbani verterono verso le città rimaste intatte e autentiche come Chiapa de Corzo, San Juan Chamula e Zinacantan. Presso quest’ultima vidi, con mio immenso sgomento, un santone sacrificare una gallina per proteggere una famiglia e la riunione domenicale della comunità pronta a giudicare i misfatti dei suoi concittadini.

Sarebbe difficile raccogliere in brevi e succinte frasi tutte le emozioni indelebili che quel soggiorno mi regalò, sarebbe come minimizzarle e trasformare qualcosa di anacronistico in banale e assurdo.

 

immagine di iguana

 

Guatemala

 

Lago di Atitlán 

Nel lago di Atitlán e nella cittadina di San Pedro trovai un luogo ideale nel quale vivere. I miei sei mesi in Centro America si stavano drasticamente riducendo ma il ritmo di vita si faceva più fluido. Ora non bramavo più la scoperta ma la lenta conoscenza di luoghi che mi parevano quasi incantati.

La mia vita si ridusse in lezioni di spagnolo e yoga. Fu questo a spogliarmi di altri strati di frenesia e velocità, tipici della cultura occidentale. Un lago magico, capace di infondere calma, al quale ripenso con immensa nostalgia.

 

Antigua e Monterrico

L’antica capitale del Guatemala, ferita e distrutta varie volte dai temuti vulcani che la circondano, il volcan de Fuego e il Pacaya, non mi attirò come fece il lago Atitlan.

Forse c’erano troppi riferimenti coloniali e cozzavano contro la cultura che avevo conosciuto un mese prima, dove la foga del successo e del denaro non si presentava se non nei locali stranieri.

Scappai così al mare, a Monterrico, sperando di ritrovare la quiete del Guatemala e ciò che mi aspettavo dai miei sei mesi in Centro America. La trovai: nel disegno di una distesa di sabbia nera dove bazzicano cani abbandonati e affamati, dove si poteva prendere il sole solo al mattino perché la sabbia diventava incandescente al salire del sole e l’acqua era intoccabile per via della forza delle onde dell’Oceano Pacifico.

 

spiaggia di monterrico al tramonto

 

Breve sosta in Honduras e ritorno in Guatemala

 

San Pedro Sula e Roatan

Uscii dal Guatemala ma solo per un breve periodo. A casa mi ero lasciata influenzare dai racconti sull’Honduras e decisi di visitare anch’io una delle sue idilliache isole. Prima feci sosta a Copán Ruines per vedere le ennesime piramidi maya.

Partii da Antigua con uno Shuttle (una corriera privata) e raggiunsi Copán in giornata. Il giorno dopo sarei ripartita alla volta di San Pedro Sula, uno delle città più pericolosi al mondo.

Ebbi una certa fifa soprattutto perché lungo il tragitto per raggiungere la città con la corriera lessi lo stesso timore anche negli sguardi della gente con la quale viaggiavo. Fortunatamente in serata raggiunsi l’hotel e, senza perdere troppo tempo, volai nell’isola di Roatan.

Qui ebbi sfortuna perché metà del viaggio la trascorsi rinchiusa in bungalow a causa della pioggia. Non fui però sola, bensì in compagnia di una favolosa gattina di appena sei mesi di nome Princesa. Utilizzai quel tempo per mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie avventure trascorse nei quattro dei sei mesi in Centro America.

Nei giorni di sole uscivo a fare snorkeling, passeggiare o a fare tour dell’isola in motorino. Mentre gli altri mi rinchiudevo fra le pagine del mio diario accarezzando il dorso morbido di Princesa.

Dopo tanti mesi ebbi la strana sensazione di sentirmi infastidita al sentire parlare in italiano: ero stata come rinchiusa in una bolla di vetro maya e non avevo alcuna intenzione di uscirne prima del tempo.

 

Spiaggia di Livingston, una delle tante viste nel mio viaggio di sei mesi in centro america

Ritorno in Guatemala

 

Al mio rientro in Guatemala il funzionario doganale mi fece osservare, prima di rimettere il timbro, che mi rimanevano 23 giorni da trascorrere in Guatemala. Mi sarebbe piaciuto vedere tanti altri posti ma dovetti fare una cernita.

Scelsi così Livingston, Coban e Flores. Il primo è soprannominato il “Caraibi del Guatemala” dove vivono i Garifuna una popolazione di origine africana trapiantata dai coloni.

Pensai da subito che la cultura africana assemblata a quella latina non fosse un buon miscuglio. Difatti nonostante il luogo sia piuttosto suggestivo, la cultura ambientale lascia alquanto a desiderare. I cumuli di immondizia deturpano inesorabilmente il paesaggio.

Cobán, invece, si trova fra le montagne e fa veramente freddo in inverno ma intorno si possono ammirare piantagioni di caffè e, a sorpresa, anche quelle particolari di cardamomo.

Sì, perché qui si assaggia il caffè al cardamomo, come se ci trovassimo in una piazza mediorientale, una prelibatezza che continuo a bere ancora oggi. La città, invece, non è molto frequentata da turisti se non da americani e nord europei.

Flores è una graziosa isoletta che si trova nel lago Petén Itzá, in uno dei dipartimenti più belli del Guatemala: il Petén, appunto. Da qui partono le escursioni per visitare Tikal, uno dei siti maya più suggestivi perché ancora inesplorati e immersi in una foresta immacolata, lontana da qualsiasi insediamento umano. Ma avevo solo tre giorni a disposizione: poi avrei dovuto salutare il mio amato Guatemaya e dirigermi in Belize.

 

mare azzurrissimo in belize visto nei sei mesi in centro america

 

Belize e Messico

 

Belize City e Caye Caulkner

Ero giunta all’ultima tappa del mio viaggio, poi sarebbe toccato il momento del mio ritorno a casa. Avevo trascorso cinque mesi e mezzo ma mi credi se ti dico che i miei occhi non erano ancora sazi?

Da Flores partii con una corriera in direzione Belize City, un’altra città non troppo sicura, quindi saltai la visita. Mi diressi allora direttamente ai traghetti per raggiungere l’isola di Caye Caulkner.

Arrivai con un venticello caldo, avvolgente e rilassante. Vicino a me era posizionata l’isola di Ambergris Caye, meglio conosciuta come la Isla Bonita di Madonna.

Ma Caye Caulkner ha la particolarità di veder circolare solo biciclette e golf car, nessuna auto. Ciò permette un clima più rilassato e blando tanto da rischiare di perdere il traghetto di ritorno in Messico perché il mio autista aveva festeggiato troppo la sera prima e non si era svegliato in orario!

Il colore del mare è spettacolare: un’acqua talmente azzurra da sembrare quasi dipinta. Ma le spiagge a disposizione sono poche e ripararsi dal sole risulta difficile.

 

Trascorsi i 15 giorni ripresi il traghetto e la corriera per Playa del Carmen: fu giusto così, dovevo concludere un cerchio che si era aperto a ottobre e si richiudeva ad aprile.

 

***

 

Sei mesi in Centro America mi hanno cambiata perché sono tornata più leggera, spogliata di quelle cose superflue di cui non avevo bisogno: maschere, pregiudizi, condizionamenti sociali, senso del tempo. Il viaggio mi ha insegnato che la serenità si raggiunge solo tagliando e non costruendo.

Ogni tanto riaffiorano gli insegnamenti avuti: cercherò di non essere mai più la persona che ero prima di partire, farò in modo che la routine non cancelli ciò che quei mesi mi hanno lasciato.

Se mi chiedono se ne è valsa la pena, con un gran sorriso rispondo di sì. Se mi chiedono se mi sono sentita sola rispondo no. Essere stata finalmente con me stessa, fuori dal mio contesto abituale, mi ha dato una forza e una lucidità che non credevo di avere. Ritrovarci è il dono più grande che ci possiamo fare.

La Riviera Maya e lo Yucatan presentano dei paesaggi idilliaci e dei meravigliosi doni che la natura ci offre, come i cenotes messicani.

I Cenotes messicani

 

I Cenotes sono delle grotte o semplicemente dei buchi che al loro interno contengono un misto di acqua dolce e salata, piante acquatiche e pesci.

Si sono formate durante il periodo delle glaciazioni pleistoceniche quando porzioni di terra sono collassate su se stesse dando vita a laghetti naturali. Il risultato è un perfetto connubio tra natura e architettura che crea spazi incredibili in ambienti reconditi.

Nuotare tra le acque di uno dei Cenotes messicani regala un’esperienza unica e indimenticabile. La temperatura fredda abbinata al calore dell’esterno dona piacevoli sensazioni di beatitudine e benessere. Per raggiungere un cenote bisogna camminare nella natura incontaminata o affittare qualche mezzo di trasporto.

 

due sposi dentro il cenote

 

I Cenotes nello Yucatán

 

Da Mérida fino al Belize si trovano cenotes che presentano caratteristiche particolari differenziandosi gli uni dagli altri. Per esempio a Mérida troviamo i 3 Cenotes di Cuzamá che si raggiungono dopo una corsa in trenino, trainato da cavalli, nella selvatica vegetazione tra spontanee piante di sisal.

A Playa del Carmen, lontano dagli hotel della 5a Avenida, si trova un Cenote che si affianca al mare. Di una bellezza impressionante, è frequentato da famiglie messicane. Da una parte, acqua salata e dolci onde, dall’altra acqua fresca e insenature, si tengono a debita distanza da una sottilissima striscia di sabbia dorata.

 

due nuotatori dentro il cenote

 

Sulla strada, invece, che da Playa del Carmen porta a Tulum troviamo i più famosi e frequentati cenotes messicani: quelli all’interno dei parchi tematici di Xel-ha e Xcaret e i solitari Cenote Dos Ojos, Azul, Labnaha, Dream Gate, Bat Cave, Nic Te Ha e molti altri ancora.

L’entrata costa all’incirca 100 pesos e si può rimanere per tutto il tempo che si desidera. Ma il consiglio che ti do è quello di andarsene prima delle cinque, ora in cui iniziano a banchettare le zanzare.

Vicino alla piramide di Chichen Itzá e a Valladolid si nuota tra le acque dei Cenotes assaliti dai gruppi di turisti di passaggio. A Coba ruines altri 3 Cenotes ci aspettano: Multun-Ha, Chucha e Tankah-Ha.

 

entrata al cenote della riviera maya

 

In altri luoghi dello Yucatán si nascondono cenotes da scoprire perché nascosti gelosamente dalle piante. Ma già visitare i cenotes messicani che la natura ci ha regalato è un dono dal valore inestimabile che spero anche tu possa vivere.