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L’entroterra salentino, con le sue infinite distese di terreni, trapuntati di antiche masserie e le discese degradanti verso spiagge paradisiache, rappresenta lo scenario perfetto di una vacanza da sogno. D’altronde, trascorrere le ferie in Salento significa vivere un’esperienza unica.

L’estremità del tacco d’Italia è famosa per le acque, tra le più cristalline d’Italia; tuttavia è nell’entroterra e nei tipici borghi rurali che si respira l’anelito più vero del Salento. Qui, oltre all’interesse storico-culturale, si unisce quello eno-gastronomico. Questo rende tutto ancora più piacevole, perché il Salento si lascia scoprire un po’ per volta…e alla fine riempie il cuore.

Quale località scegliere per il soggiorno? E, soprattutto, l’eterno dilemma che dilania il turista: meglio visitare la costa ionica o quella adriatica?

La risposta esiste, ma ha la stessa consistenza del vento. Per apprezzare appieno il Salento, un versante non può escludere l’altro. Per questo, secondo un’antica usanza locale, nei giorni di tramontana, si va sullo Ionio, mentre quando spira scirocco, è preferibile l’Adriatico.

E per effettuare un tale switch, vale il motto latino “in media stat virtus”. Alloggiare nell’entroterra, in posizione centrale, infatti, darà la possibilità di godere di entrambi i versanti e, allo stesso tempo, di soggiornare presso strutture turistiche speciali, circondate dalla profumata macchia mediterranea e dotate di ogni comfort: le masserie.

 

Masserie salentine, Baia dei Turchi

Una tipologia ricettiva unica: la masseria salentina

 

Le masserie sono dimore rurali risalenti, per lo più, al XVIII-XIX secolo e che hanno subito, di recente, notevoli opere di ristrutturazione, diventando favolose strutture alberghiere, resort di lusso o affascinanti B&B, come solo per citarne una Masseria Mongiò a Baia dei Turchi, a due passi da Otranto.

Questi edifici sorgono nelle aree agricole, in posizioni strategiche che permettono di raggiungere agevolmente sia le principali città, sia le zone della costa.

Solitamente circondate da una fitta e rigogliosa vegetazione che le mantiene al fresco durante la stagione estiva, si compongono di un edificio principale (dimora, in origine, del proprietario terriero) e di diversi edifici secondari. Alcuni di questi erano le abitazioni degli operai agricoli, altri erano adibiti allo stoccaggio degli attrezzi da lavoro o all’allevamento del bestiame.

Racchiusi all’interno di mura di cinta, le masserie potevano accogliere molte famiglie ed è per questo che, oggi, le strutture sono organizzate per accogliere un cospicuo numero di ospiti, divenendo spesso location di eventi e matrimoni.

Costruite in pietra leccese, hanno mura spesse che difendono dal caldo torrido dell’estate. In alcuni casi sono presenti piscine, zone Spa, terrazze panoramiche oppure maneggi, campi da tennis o da golf. All’interno della casa padronale, di solito, è allestito il ristorante, con proposte gourmet oppure tradizionali, come ad esempio le classiche orecchiette.

Talvolta, a fianco della struttura alberghiera, hanno sede aziende ancora oggi nel pieno dell’attività, che producono e vendono prodotti tipici, quali olio, vini e formaggi.

Le masserie, insomma, sono luoghi magici, all’interno dei quali antico e moderno convivono. Qui si respirano le storie e le antiche leggende del Salento e se ne sente ancora il battito più sincero.

 

Piante di olivo nelle masserie salentine

La masseria: la storia della cultura agricola trasformata in lusso moderno

 

Tutta la Puglia e, nello specifico, il Salento sono stati, in origine, prevalentemente agricoli. Nonostante la presenza di importanti centri marittimi e portuali, infatti, agricoltura, olivicoltura, viticoltura e allevamento sono stati per secoli le principali fonti commerciali e di sostentamento della popolazione.

Col passare del tempo e lo sviluppo di coltivazioni sempre più intensive, i proprietari terrieri trovarono interesse nel costruire le residenze per gli operai a fianco delle aree coltivate. Fu così che, già a partire dal XVIII secolo, sorsero le prime masserie. Il termine deriva, appunto, da “masserizie”, ovvero l’insieme degli oggetti d’uso quotidiano e delle attrezzature agricole.

Le masserie erano costituite da un agglomerato di edifici abitativi e lavorativi collegati l’uno all’altro da una cinta muraria (che serviva a proteggere la comunità dalle incursioni dei nemici) e da un’aia comune centrale.

La decisione di riunire in un unico luogo tutta la manovalanza servì alla piccola e media borghesia per ottimizzare la produttività e, allo stesso tempo, mantenere il controllo sociale su questa prima forma di “comunità professionale”. Col tempo, l’esigenza pratica fu sostituita da una vera e propria moda che trasformò le grandi masserie in vere e proprie ville di campagna, diventando uno status symbol dell’aristocrazia.

A seguito anche delle epidemie e delle malattie che spesso colpivano le grandi città, i nobili, infatti, cominciarono a costruire lussuose residenze presso le quali trasferirsi insieme alla famiglia e ai domestici, secondo la moda dei “Casini della Delizia” settentrionali.

Le masserie, però, già alla fine dell’800, con l’avvento dell’agricoltura moderna, cominciarono a essere abbandonate e lasciate in disuso. Negli anni ’90 la Puglia, però, diventa meta privilegiata del turismo. Da quel momento in poi è stata intrapresa la grande opera di recupero che ha portato, oggi, a godere di queste esclusive location.

Come raggiungere le isole Tremiti con il traghetto? Semplicemente seguendo i consigli in questo articolo: prendi nota e prenota!

Vedrai che non solo scoprirai delle isole dal fascino antico ma te ne innamorerai perdutamente tanto da non voler più ritornare a casa. Sognerai di soggiornare in un ambiente selvaggio e un po’ ostile ma consapevole di vivere un’esistenza piena, leggera e libera dallo stress.

Raggiungere le isole Tremiti con il traghetto dal porto di Termoli

 

Era da un po’ di tempo che mi frullava per la testa l’idea di visitare le isole Tremiti. Non sapevo bene come organizzare il viaggio quando poi ho conosciuto una persona che abita a Vasto, in Abruzzo, e mi ha raccontato della sua terra.

Ho così scoperto che la città si trova ai confini con il Molise e ho deciso di prenotare un soggiorno lì. Quando sono giunta in stazione, ho constatato con più certezza che la vicinanza è davvero notevole.

Solo 15 minuti di treno per raggiungere Termoli. Da lì l’arrivo alle isole Tremiti è garantito con un viaggio in traghetto di circa 1 ora e 25 minuti.

Quindi, un mercoledì mattina con un sole cocente e brillante, mi avvio alla stazione, prendo il treno e arrivo a destinazione. Il cellulare ha deciso improvvisamente di prendersi una vacanza e la connessione diventa assente.

Procedo verso il centro scendendo una via a caso e incontro dei signori al bar che sorseggiano un caffè. Chiedo gentilmente indicazioni per il porto.

La strada è molto semplice: si attraversa il centro vivace e pieno di negozi e poi si scende verso il Piazzale della Scalinata del Folklore.

Non mi aspettavo un porto così grande. Mi guardo intorno alla ricerca di qualche indicazione e ancora una volta accorre in aiuto un signore.

Mi vede vagare con lo sguardo in cerca di qualcosa e mi chiede se sto cercando l’attracco per i traghetti diretti alle Tremiti. Immagino quante volte abbia visto turisti sperduti guardarsi attorno, come me, con aria dubbiosa.

Mi indica di dirigermi in fondo al molo dove si vede in lontananza un traghetto della Tirrenia.

Lì avrei trovato l’ufficio dove acquistare i biglietti. Allo sportello non trovo grande affluenza e acquisto rapidamente i biglietti. Il costo è di 16,29 per l’andata e anche per il ritorno a cui aggiungere 2,50 come tassa di sbarco per un totale di 35,08€.

La navigazione è tranquilla e senza accorgermi approdiamo all’isola di San Domino. L’acqua del mare è di un azzurro cangiante, un invito al nuoto e allo svago.

Come scendo dalla nave vengo intercettata da una signora che mi propone un tour di un’ora e mezzo fra le isole di San Nicola, Cretaccio e la Capraia.

Decido di accettare pagando l’importo di 16 € (non so dirti se in alta stagione i prezzi aumentino) e dopo circa 10 minuti si avvicina una barca facendoci salire a bordo.

 

veduta dal porto

 

Isola di San Domino (come raggiungere le Isole Tremiti)

 

La prima visita è dedicata a San Domino: una fra le isole più grandi e la più popolosa. Veniva chiamata dai monaci benedettini “l’orto del paradiso” grazie alla folta vegetazione e al suo fertile suolo.

Fra le scogliere si nascondono delle calette dal fascino senza tempo e alcune grotte dalla bellezza mozzafiato. La grotta delle Rondinelle è famosa per la presenza di rondini di mare che nidificano nel mese di marzo.

La grotta del bue marino era la dimora della foca marina, oggi quasi estinta e sormontata dal Ripa dei Falconi, una falesia sulla quale nidificano il falco della regina, il falco pellegrino e le Diomedee.

Queste ultime sono dei rarissimi uccelli di mare chiamati in questo modo per il loro canto notturno, che assomiglia al lamento dei soldati per il loro eroe perduto Diomede.

La grotta delle viole sulle cui rocce nascono dei bellissimi fiori colorati fra cui le viole e crea dei giochi di luce incredibili all’interno degli anfratti.

Entrando si possono notare anche la presenza di molti pesci e di molluschi che tingono le pareti di colore violaceo.

Toccando i punti cardinali dell’isola si possono scoprire ancora lo scoglio e la grotta di sale, dove si raccoglieva il sale, lo scoglio dell’elefante che ritrae il muso di un elefante e lo scoglio dell’elefante seduto che sembra avere la proboscide in direzione del mare.

Da ammirare anche la stazione di benzina a Punta Secca che punta direttamente  verso l’infinità del mare e che lascia volare la fantasia verso mete distanti ed esotiche.

All’interno dell’isola è invece interessante sottolineare differenti strutture ricettive fra cui il campeggio del Touring Club Italiano nascosto fra scogli e falesie.

In questa isola aveva scelto di trascorrere le vacanze anche il cantante Lucio Dalla. La villa di proprietà è visibile direttamente dal mare e riconoscibile per il suo colore giallo che richiama i colori dell’isola del Cretaccio.

 

scogli particolari e scogliera bianca

 

Isola del Cretaccio e isola della Capraia

 

Entrambe le isole sono disabitate e completamente differenti. La prima è costituita da materiali prevalentemente argillosi che ne stanno inesorabilmente segnando la fine.

Un po’ alla volta, infatti, l’isola sta scomparendo lasciando le sue tracce fra i fondali del mare. Il colore predominante è il giallo che spicca fra le isole di San Domino e San Nicola, e distingue appunto la formazione argillosa.

Lisola della Capraia, invece, è ricca di vegetazione e di uccelli marini che qui hanno decretato la loro residenza. L’unica abitazione è composta da una cascina che serve solo come rifugio per gli animali domestici che un abitante di San Nicola ha deciso di utilizzare.

Su di una roccia che si accascia direttamente sul mare sorge il faro che una volta ospitava una famiglia che ci ha vissuto per otto anni.

Durante questo periodo di tempo la coppia ha avuto sei figli. La comunità ha deciso che costava troppo mantenere la famiglia e ha lasciato disabitato anche questo pezzettino di mondo!

Il nome Capraia deriva dalla presenza di innumerevoli piante di capperi che qui nascono spontanee. Inoltre è dichiarata riserva naturale e fra le sue acque nasconde la statua di Padre Pio che si può osservare facendo un immersione o dello snorkeling.

 

come raggiungere le isole tremiti e vedere il porticciolo con l'azzurro del mare in sottofondo

 

Isola di San Nicola

 

L’isola di San Nicola è quella che invita il turista a un percorso prettamente culturale. In questo luogo, nel tempo, si sono succeduti i monaci Cistercensi, dal 1237 al 1313, i canonici Lateranensi, dal 1413 sino alla fine del Cinquecento e, infine, i Benedettini Cassinesi il IX secolo.

Ognuno di loro ha lasciato traccia del passaggio valutabile in chiese, chiostri, vicoli acciottolati, passaggi sul mare, fortificazioni e mura.

Quando si giunge al porto si sale su di una stradina che porta sulla punta più alta dell’isola, attraverso un percorso antico, che trasuda lavoro e dedizione. Fra le mure di cinta si giunge al Torrione Angioino, di forma circolare, che si presenta all’entrata del Castello dei Badiali.

Delle scale seguite da un ponte di legno permette di entrare nel fulcro dell’antica cittadina adornata da ingegnose opere di difesa, costruite durante l’epoca dei Cistercensi con il Patrocinio di Carlo d’Angiò.

L’opera più ammirata è la Loggia della Cisterna della Meridiana. Si tratta di un pozzo profondo circa 17 metri, che raccoglieva l’acqua piovana. Il nome invece deriva dall’uso secondario che veniva fatto, ossia misurare le ore del giorno attraverso la Meridiana.

 

colonnato nell'isola di san Nicola

L’edificio più importante è l’Abbazia di Santa Maria a Mare, costruita dai monaci benedettini nel 1045.

Con l’arrivo dei Lateranensi la facciata è stata ristrutturata dandole un impronta più rinascimentale con l’aggiunta di cherubini, santi e l’immagine della Vergine Maria.

Dall’alto si può godere di una vista sensazionale sulle altre isole e le numerose feritoie della cinta muraria permettono uno scorcio sul mare aperto e sulla penisola pugliese.

A fianco del porticciolo c’è una piccola spiaggia di sassi dove sono attraccate le barche e un piccolo molo dove prendere il sole. Di fianco il bar ristorante “la Conchiglia” dove gustare un piatto di pesce fresco.

Fra le scogliere si nasconde la Grotta di San Michele, che sembra raffigurare un teschio e gli Scogli Segati, una roccia perfettamente tagliata in due. Il taglio è talmente perfetto che pare fatto da artigiani esperti.

Ogni ora, prenotando il tour delle isole, si può tornare all’isola San Domino e riposare nella caletta di spiaggia a fianco al porto.

Semi nascosta dal trafficato porto, permette di riposare e di fare un bellissimo bagno fra le acque cristalline sulle quali nuotano numerosi pesci, granchi e molluschi.

Di fronte numerosi ristoranti e negozietti dove acquistare cibo o souvenir. Viziosi gabbiani aspettano un pezzettino di cibo… non deluderli!

 

costruzioni verso la salita all'isola

Altre informazioni su come raggiungere le Isole Tremiti

 

Durante il periodo estivo l’isola di San Domino e quella di San Nicola raggiungono assieme i 500 abitanti mentre in inverno diventa praticamente disabitata.

Le isole Tremiti sono composte in realtà da 5 isole. Tra di loro infatti figura anche l’isola di Pianosa, oggi decretata riserva naturale protetta con divieto di approdo da parte delle navi e anche di balneazione.

Per poterla visitare bisogna ottenere un permesso speciale con guide autorizzate proprio per preservarne l’atmosfera intatta e naturale.

Le isole Tremiti sono pugliesi e si trovano in provincia di Foggia. Fanno parte del bellissimo Parco Naturale del Gargano e possono vantare una qualità delle acque di eccezionale valore ambientale e naturalistico.

Il blog tour sui Monti Dauni mi ha permesso di conoscere una Puglia lontana dagli itinerari turistici pertanto più autentica e particolare.

Ciò è stato permesso grazie al supporto di Daunia Press Tour che ha organizzato un viaggio di cinque giorni nelle città di Troia, Ascoli Satriano, Candela e Biccari.

Troia (blog tour sui Monti Dauni)

 

Troia è stato il punto di partenza per conoscere il territorio circostante. Adagiata su morbide colline dal colore verde brillante del grano appena nato, Troia si presenta ai visitatori in tutta la sua bellezza nel suo centro storico.

La sua fama la deve alle processioni che avvengono durante il periodo di Pasqua quando la religiosità raggiunge il suo culmine. In queste occasioni si possono visitare le numerose chiese presenti in città:

  • la Concattedrale della Beata Vergine Assunta in Cielo;
  • la chiesa di San Basilio Magno, chiesa di San Benedetto dell’Addolorata, la chiesa di San Giovanni di Dio, chiesa dei Morticelli, ex chiesa dell’Annunziata, la chiesa di San Vincenzo Martire, la chiesa di San Domenico, la chiesa di San Francesco e infine la chiesa di San Giovanni Battista (o al mercato).

Ho già parlato della Concattedrale nell’articolo precedente ed è l’edificio religioso più importante del centro storico. Ma il più antico invece è la Chiesa di San Basilio Magno che conserva anche le croci usate durante le processioni.

Le sue origini risalgono al periodo paleocristiano ma è stata menzionata per la prima volta in una pergamena nel 1087. L’interno è austero e nell’abside in pietra rimane un fonte battesimale di origine rinascimentale.

La Chiesa di San Francesco presenta un’unica navata ed è arredata in stile barocco. Annesso vi si trovava il monastero guidato da Padre Maestro San Francesco Antonio Fasani di Lucera. Oggi ospita il Centro del Gusto e il Gal Meridaunia dei Monti Dauni.

 

veduta sulla campagna di Troia

 

Nel Museo Ecclesiastico Diocesano è conservato al suo interno il capitello delle 4 razze di cui una copia identica è presente al Metropolitan Museum di New York, donato da un certo James Hyden nel 1955.

Mentre al Museo del Tesoro della Cattedrale si possono ammirare 3 dei 32 esemplari di Exultet presenti al mondo. Sono dei rotoli di pergamena redatti tra il XI e il XII secolo che contengono delle profonde verità teologiche.

Dopo esserti graziato gli occhi nelle bellezze religiosi e culturali per scoprire Troia al meglio non ti rimane che attivare il gusto. I prodotti enogastronomici tipici sono:

  • il famoso vino Nero di Troia;
  • le Passionate, i pasticcini di ricotta e pasta di mandorle prodotte dalla Pasticceria Casoli;
  • il Pancotto, cucinato in tutta la Puglia ma qui arricchito dalle erbette selvatiche e proposto nei migliori ristoranti.

 

Ascoli Satriano

 

Ascoli Satriano si trova su un’altura che domina la valle del Carapelle dove si combatté e ci fu, nel 279 A.C., la famosa vittoria di Pirro da parte del re Epiro contro i Romani.

La zona è terreno fertile per i ritrovamenti archeologici. Per questo motivo è stato istituito il Polo Museale, ex convento del XV secolo completo di chiesa e monastero.

Gli oggetti all’interno sono ritrovamenti storici rinvenuti nella zona, rubati e rivenduti all’estero per poi ritornare dopo molti anni in possesso al comune.

 

la campagna di ascoli satriano vista durante il blog tour sui monti dauni

 

Ma il pezzo forte è il Trapezophoros, meglio conosciuti come i Grifoni, parte del corredo funerario appartenuto a una tomba macedone in marmi policromi.

Rappresenta due grifoni nell’atto di azzannare un cervo.  La bellezza della statua è ineguagliabile e accentuata dalla disposizione buia della stanza che esalta la ricercatezza del lavoro di intarsio e il pregio del marmo talmente levigato in modo perfetto da far nascere la voglia di sfiorarlo.

All’interno della Basilica di Ascoli Satriano è conservata invece una statua del patrono della città, San Potito, portata in processione durante la festa del patrono, di fattura napoletana con gli occhi sormontati da due diamanti.

Candela

 

L’ultima tappa del blog tour sui Monti Dauni è stato Candela. Nonostante sia caduta una pioggia torrenziale durante la visita alla città di Candela, a me è piaciuta molto, anche grazie al contributo della guida Benito Quaglia.

Si trova tra il fiume Ofanto e il torrente Carapelle ed è abbarbicato su due colline dette di San Rocco e di San Tommaso. Le sue vie strette e tortuose sono conosciute come trasonne e la più importante è appunto “la trasonna” perché risulta essere la più stretta in Italia con i suoi 38 centimetri di larghezza.

Il borgo reca tracce di un importante passato storico. Fu dato in concessione ad Andrea Doria che fece crescere la cittadina fino a farla diventare un punto di riferimento della zona. La sua fortuna era dovuta anche alla posizione in cui si trovava, fra Puglia, Campania e Basilicata.

In quel periodo vennero edificate la Chiesa Madre, la Chiesa della Concezione, un ospedale civile annesso ed il Palazzo Doria. Oggi il comune tenta la via del ripopolamento con una manovra di aiuti economici destinati a chi decide di trasferirsi in paese.

 

case tipiche di candela viste durante il blog tour sui monti dauni

 

Biccari nel blog tour sui Monti Dauni

 

Grazie alla gentile ospitalità del sindaco di Biccari abbiamo avuto la possibilità di scoprire una zona verde di Foggia che non mi sarei mai aspettata.

Non a caso è chiamata la “piccola Svizzera” grazie alle sue vallate e alla presenza del lago Pescara. Un bellissimo bacino naturale diventato un luogo ideale nel quale trascorrere dei momenti di relax.

Diversi percorsi e itinerari si diramano per poi raggiungere il picco più alto in Puglia, il Monte Cornacchia, con i suoi 1152 metri di altezza. Dalla cima si possono ammirare, in una giornata di sole e senza nuvole, le isole Tremiti.

Ma la maggior parte dei visitatori si ferma al Daunia Avventura, un bellissimo parco divertimenti dove si possono fare discese in carrucola e testare il proprio equilibrio arrampicandosi sugli alberi. Salendo sentirai i canti degli uccelli ancora più vicini e percepirai il profumo di resina degli alberi.

Un modo originale per trascorrere un pomeriggio in compagnia dei propri amici o della propria famiglia.

Un blog tour sui Monti Dauni da non dimenticare! Tantissime altre città e piccoli borghi mancano all’appello perché la ricchezza in questo angolo italiano è davvero incredibile.

Ci sarebbe voluto molto più tempo per conoscere a fondo il territorio, ma rimane la consapevolezza di aver visto un luogo incantato, fermo nel tempo e magnifico non solo per il suo mare, ma anche per la realtà paesaggistica del suo interno. 

Le processioni di Pasqua a Troia sono state un’esperienza toccante che ho potuto vivere grazie all’invito dell’agenzia Daunia Press Tour. Un ringraziamento va anche al supporto dell’assessore del turismo di Troia, Margherita Sara Guadagno.

Troia è una bellissima cittadina a circa 15 minuti di auto da Foggia. Negli anni ha acquisito fama per le sue processioni che vengono fatte durante il periodo pasquale e che richiamano visitatori da tutta la Puglia.

Non solo. Nel bed and breakfast nel quale soggiornavo era presente un parcheggio per i camper e la maggior parte dei turisti erano stranieri, venuti in occasione della Settimana Santa.

I riti sono di origine antichissima e sono molto sentiti dagli abitanti che cercano di preservarne la tradizione. Ciò si legge nei loro occhi, si percepisce dalle loro anime e diventa evidente osservando la loro partecipazione silenziosa. Le processioni sono diventate parte dell’identità culturale, non solo per i partecipanti ma anche per gli spettatori.

 

la processione del bacio con la statua di gesù

 

Processioni di Pasqua a Troia

 

Per raggiungere Troia in auto bisogna prendere l’autostrada Bologna-Bari e uscire dal casello di Foggia. Poi seguire la Statale 16 (circumvallazione di Foggia), la Statale 90 delle Puglie e infine la Statale 546.

Oppure dall’autostrada Napoli-Bari si esce a Candela, per poi prendere la Superstrada per Foggia. Quando si arriva al bivio di Palazzo d’Ascoli si continua sulla statale 190 per Troia.

L’edificio religioso più importante è la Concattedrale della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo che spicca per la sua armonia architettonica e le perfette proporzioni.

Perché concattedrale? Perché fa parte della diocesi Lucera-Troia dove la sede vescovile è a Lucera con una cattedrale già presente. Pertanto la Cattedrale di Troia diventa concattedrale.

Eretta per volere del vescovo Girardo da Piacenza nel 1093 a sottolineare un periodo particolarmente fiorente della città. Decide di inglobare e ampliare la già presente chiesa di Santa Maria, edificata tra il 1080 e il 1086, donando un simbolo di potere alla città.

Tra il 1950 e il 1960 la Cattedrale subisce un radicale cambiamento che va a togliere l’impronta barocca guadagnando un aspetto più semplice e meno raffinato. In questo luogo prendono parte i maggiori eventi religiosi della città tra cui le processioni di Pasqua.

 

le pesanti catene che portano legati alle caviglie

 

 

La prima è la processione di Pasqua a Troia delle catene fatta la mattina del venerdì santo

L’evento è particolarmente toccante, anche per chi non è credente. Il simbolismo associato è talmente forte da coinvolgere ed emozionare buona parte dei partecipanti.

I cinque penitenti camminano per la città con un cappuccio, un saio bianco e delle catene legate alle caviglie dal peso di 30 chilogrammi ciascuna. Tra le braccia sorreggono una croce in legno e passano davanti alle chiese più antiche del centro storico.

Il primo a compiere questo tragitto con la croce e le catene è stato il vescovo di Troia a insaputa dei fedeli.

Poi hanno preso il suo posto cinque famiglie, si vocifera fra le più peccatrici, e sono rimaste le stesse dal 1701. I penitenti possono essere il primo o l’ultimo figlio e una volta accettato il ruolo devono farlo per cinque anni. Ma non esistono leggi scritte a riguardo.

Uno dei penitenti si è offerto di raccontarci la sua storia con l’unico desiderio di non essere ripreso. Dalle sue spiegazioni si è riconosciuto un sentimento molto forte di legame familiare e di spiritualità.

Ha confessato che ogni anno, nonostante lo abbia già fatto più volte, riesce sempre ad emozionarsi. Ha sottolineato, inoltre, che il pathos in quei momenti è realmente contagioso e si diffonde velocemente tra la folla. Devo ammettere che ha colpito anche me, lasciandomi trasportare dal sentimento di sacralità generale.

 

momento di processione con la croce

La seconda è la processione dei misteri

La sera del venerdì santo avviene la Processione dei Misteri. Si tratta di una rievocazione della via Crucis, di origine spagnola, iniziata nel 1700.

Vengono portate in processione delle statue, chiamate dei “Misteri”, dalle cinque confraternite del paese.

L’evento è accompagnato dalla banda cittadina che esegue marce funebri lungo tutto il tragitto. La processione viene seguita dalla folla in totale silenzio, l’unico a parlare è il parroco con preghiere e omelie. La folla segue rapita l’evolversi della scena in un momento di compassione e di umiltà.

Una volta le figure usate per la processione erano in cartapesta, ma a causa dell’usura del tempo e delle condizioni atmosferiche ora si preferisce utilizzarne altre. Le originali vengono però conservate al Museo Diocesano.

Le processioni di Pasqua a Troia non sono ancora finite perché manca l’ultima quella che si svolge la sera, prima di andare a cenare.

 

momento di processioni di pasqua a Troia

 

La processione di Pasqua a Troia del bacio

L’ultima processione viene fatta il giorno di Pasqua, nella piazza davanti la Concattedrale di Troia. L’inizio è sancito dalla banda cittadina che intona una marcia dai toni molto più vivaci rispetto la Processione dei Misteri.

I protagonisti sono la Madonna, in arrivo dalla chiesa di San Domenico, e suo figlio, il Cristo Risorto, dalla chiesa di San Francesco.

Le due figure si incontrano davanti alla Concattedrale, accompagnate dai trasportini che li avvicinano per due volte per poi ritrarsi.

La terza volta, nel momento in cui Madre e Figlio si avvicinano nuovamente, la figura di Cristo viene fatta abbassare, in un atto di rispetto e umiltà, ricreando l’effetto di un bacio ai piedi della Madre.

La folla accompagna il gesto con un lungo applauso e segni di giubilo e si riunisce, con le due figure, all’interno della Cattedrale per un momento di festa generale. L’atto religioso è concluso e i fedeli festeggiano la rinascita della vita e della gioia spirituale.

Ogni processione ha un suo specifico significato che risiede nelle fondamenta della religione cattolica. Anche se non si è devoti assistere alle manifestazioni non lascia certo indifferenti.

Per quanto l’uomo si sia evoluto con la conoscenza, rimane lo stesso essere primitivo affascinato dal simbolismo. Semplicità e rettitudine diventano quindi il segreto che hanno portato le processioni di Pasqua a Troia a stupire i fedeli nel corso degli anni, senza mai stancarli.

Tutto ciò concorre ad acuire le facoltà naturali lasciandosi trasportare dall’esperienza che si sta vivendo in quel momento. Un bel viaggio, te lo assicuro!

E prima di andare via concediti la Passionata, il pasticcino tipico di Troia dove, al primo morso, ritroverai tutte le sensazioni appena vissute.