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Ero scesa dall’aereo, non potevo più tornare indietro e dovevo prepararmi ad andare alla scoperta della Mérida yucateca. Attraverso l’esplorazione del Messico avrei camminato fra gli intrecci della mia anima per trovare ciò che la componeva, assestando un tessuto che da tempo avevo perduto.

Il caldo era insopportabile. Partendo dall’Italia, in ottobre, avevo lasciato 17 gradi. Qui, nella Mérida yucateca, le temperature si aggiravano sui 40 gradi.

La mattina del mio primo giorno sul territorio messicano uscii accaldata dall’appartamento che avevo prenotato su Airbnb per visitare l’ultima e la più grande città coloniale dello Yucatán. Ero giunta di sera con l’aereo, stravolta dalle troppe ore di volo.

Sulle case notavo una prevalenza di bianco a contrastare i profili in tinte pastello, la numerazione stradale, invece, mi lasciava interdetta. Col trascorrere dei giorni mi fu chiaro che in questa città la toponomastica è divisa in calles – vie – le quali sono numerate, senza nomi.

Passeggiare nella Mérida yucateca

 

A un certo punto dovetti fermarmi in un supermercato per acquistare una bottiglietta d’acqua. L’afa era insostenibile. Come aprii il tappo e appoggiai la bocca, la finii. Ero davvero assetata. Nonostante la grande sorsata non avevo placato del tutto la sete. Dovetti cercare un altro negozio e questa volta acquistai una bottiglia da tre litri.

Continuai a passeggiare, sedendomi ogni tanto sotto l’ombra di una pianta nei pressi dei parchi pubblici. Il Messico, considerato un paese povero, ha dei parchi pubblici da fare invidia alle migliori città europee.

I parchi sono puliti, curati e soprattutto popolati. Vicino ad alcune panchine ci sono addirittura delle prese in cui ricaricare gli smartphone. E il Wi-Fi è gratuito per tutti.

Da questa posizione privilegiata potevo osservare due generazioni a confronto: gli anziani chiacchieravano o leggevano il giornale, i giovani avevano lo sguardo incollato sullo schermo del telefonino.

 

Comperai un gelato che sembrava più uno yogurt con sopra una salsa dolciastra (è tipico della zona e si chiama champola). Per qualche strano motivo mi imbarazzava entrare in un locale. Forse avevo paura di sbagliare le parole, non ero molto ferrata con lo spagnolo.

O forse dovevo ancora buttarmi alle spalle quel senso di disagio che mi attanagliava da quando ero partita. Quella paura nascosta di non riuscire a raggiungere il mio intento: vivere con maggior spensieratezza. Le parole sono sempre state difficili per me da esporre, mi nascondevo dietro al fatto che dovessi parlare in spagnolo ma in realtà era solo una scusa.

 

parco pubblico nella Mérida yucateca

 

Primo shopping messicano

 

Passeggiando mi ritrovai nella via dello shopping, il Paseo de Montejo, il corso principale della città, dove giovani dalle facce sorridenti passeggiavano e si mostravano a vicenda gli acquisti appena fatti. E poi mi comparve il mercato. La mia mente si mise subito in moto e i miei occhi furono attraversati da un lampo di gioia.

Questo era ciò che cercavo! Bancarelle di frutta delle quali non sapevo l’esistenza, odori forti e pungenti derivati da carne e pesce, generi alimentari del tutto particolari.

L’età media dei visitatori si era notevolmente alzata. C’erano massaie che giravano con borse stracolme di cibo e chi si aggirava furtivo in cerca di qualche prodotto specifico.

Io ero in estasi, rifeci il giro del mercato per tre volte fino a quando mi decisi di acquistare qualcosa per cena. Comperai dei frutti dei quali non ricordo il nome, solo perché la signora a fianco a me disse che erano molto “dulces“.

Poi, presi della verdura già tagliata e lavata in sacchetto, pronta per essere consumata. Infine acquistai una crema di fagioli neri, la famosa “frijoles refritos” e delle tortillas.

 

Pere rosse

La mia prima cena messicana era pronta per essere mangiata. Uscendo mi accorsi che le bancarelle di cibo digradavano, lasciando posto ad abbigliamento, giocattoli e prodotti per la casa. Mi divertii a osservare la gente mentre barattava e con quanta veemenza lo faceva.

All’improvviso vidi un’agenzia viaggi e guardai il cartello che presentava i tour in programma. Avevo già in mente dei luoghi da visitare, dovevo solo farli combaciare con il mio tempo a disposizione. Presi nota dei prezzi e dei giorni, poi tornai a casa e mi preparai la cena.

 

Inquietante incontro

Ero stata a zonzo tutto il giorno e avevo acquistato la mia prima cena messicana. Ma prima di tutto avevo bisogno di farmi una doccia. Il bagno era libero e l’acqua era fredda, senza alcuna intenzione di diventare calda.

Mi preparai la cena e andai a mangiarla in camera, avevo un tavolino sul quale appoggiare i piatti e il Wi-Fi grazie al quale potevo connettermi a internet.

Mi resi conto, però, che non ero ancora stanca per cui misi un po’ di trucco solo sugli occhi e scesi di nuovo in strada. Il caldo, nonostante il sopraggiungere della sera, era ancora opprimente.

 

Chiesa yucateca

Girovagai fra le vie della Mérida yucateca alla ricerca dell’agenzia viaggi vista in precedenza, avevo i contanti e volevo prenotare il prima possibile. Finalmente la trovai e un giovane messicano mi fece accomodare alla sedia.

Gli riferii esattamente cosa volevo visitare e quando, ma lui mi interruppe dicendo che i giorni erano già destinati. Avrei dovuto adattarmi ai loro programmi.

Non c’era nessun problema. Il mio viaggio era nato all’insegna della spensieratezza e me ne stava dando la dimostrazione. Quindi l’indomani sarei andata a visitare la Riserva Naturale di Celestun, un’oasi protetta in cui vanno a nidificare i fenicotteri rosa.

L’appuntamento fu fissato alle 7 davanti all’agenzia. Non mi restava che ritornare in stanza e preparare lo zaino per il giorno dopo. Com’è andata te lo racconto in questo articolo.

 

L'interno di un edificio

Cosa vedere nella Mérida yucateca

 

Gli edifici della Mérida yucateca sono stati costruiti durante il periodo coloniale che possiamo indicare tra il XVIII e il XIX secolo. E proprio in questa città si può ammirare la cattedrale più antica del continente: la Catedral de San Ildefonso. Ti basterà chiedere in giro per ricevere suggerimenti su dove trovarla.

Gli abitanti di Mérida la amano molto perché è parte del loro tessuto culturale. I mattoni che la compongono provengono dalle rovine delle piramidi e dei templi maya. Furono i coloni a deturpare i simboli dei nativi per instillare un senso radicato di “civiltà”.

La piazza principale è la Plaza Mayor dove la domenica si tengono balli, canti e manifestazioni di ogni sorta. La maggior parte delle vie, sempre di domenica, sono chiuse al traffico e le persone si muovono a piedi, in bicicletta o con i monopattini.

L’arte si può ammirare al Palacio Municipal che custodisce i murales di Fernando Castro Pacheco, un famoso artista yucateco. E non poteva mancare il Museo de Antropología e Historia nel Palacio Cantón Rosa, che raccoglie manufatti e reperti maya.

Per gli appassionati è presente un museo che rappresenta tappeti, manufatti, dipinti, vasellame e sculture dell’artigianato messicano, in maniera specifico quello yucateco. Si trova nella Quinta Montes Molina e rappresenta le mille sfaccettature della manualità messicana.