Articoli

Il borgo di Salci in Umbria è posizionato su di una collina a 343 metri ed è una frazione di Città della Pieve in provincia di Perugia. La sua particolarità è quella di essere diventato un borgo abbandonato i cui edifici stanno lentamente perdendo pezzi.

Molteplici motivi, confusi e poco chiari, hanno privato il borgo dei suoi abitanti che cercano disperatamente di riportare in vita i loro ricordi e la loro identità.

 

UN BORGO DIMENTICATO

 

Francesco Perrini, amministratore della Società proprietaria del Borgo e del Castello di Salci in Umbria, in un’intervista al comune di Città della Pieve nel 2015 ha raccontato le vicissitudini relative al borgo.

Nel 1975 ricevemmo una proposta di acquisto da parte di una società americana e a Salci vivano circa 20 abitanti. Alcuni residenti di Salci fecero una campagna di opposizione e l’affare andò a monte.

Negli anni ‘80 rimasero in dieci tra cui quattro famiglie residenti a Roma. Decisi di dare lo sfratto lasciando tre famiglie. Dopo aver subito otto furti di bestiame e tre furti importanti al Castello, decisi di installare cancelli alle strade vicinali (erano private) e di assumere guardie giurate per vigilare sui beni dell’azienda.

Verso gli anni ‘90 penso a una grande Azienda Turistico – Venatoria, vinco i fondi europei per fare restauri al grezzo e inizio i lavori. Presento la prima domanda, la pratica è approvata, manca la ratifica della Giunta. Sollecito e va in fumo. Decido di vendere tutto ma è difficile trovare dei compratori. Troppi costi ma soprattutto troppi ostacoli”.

MA PUR SEMPRE AMATO

 

Ma chi non dimentica il borgo sono proprio le persone che ci hanno vissuto. Prima con la nomina sostenuta da Carlo Verdone per i “Luoghi del Cuore” della Fai e poi pubblicando l’anno scorso un libro di memorie.

Lo scorso novembre è stato presentato il libro “Salci nel ricordo dei suoi abitanti”, una raccolta di ricordi, pensieri, immagini e non solo patrocinato dalla Regione Umbria.

La realizzazione è merito di un’idea nata anni fa da un gruppo di studenti dell’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali di Città della Pieve e ha trovato subito un grande riscontro dagli amanti di Salci.

La speranza è che l’attenzione rimanga sempre vigile e che la situazione prima o poi si sblocchi in tempo, affinché il declino del borgo non diventi inesorabilmente devastante.

Profetiche sono le tre porte posizionate nel secondo cortile. Presentano la scritta: Paradiso, Purgatorio, Inferno. Da quale porta passerà il destino di Salci in Umbria?

 

Per approfondire l’argomento e vedere il borgo di Salci da una prospettiva diversa Lucia Tremiti ha pubblicato su Amazon l’ebook “Salci, la fata di Vinco e le tre mele magiche”, perché come ha scritto lei stessa: “Esca dal profondo silenzio in cui è caduto e un “principe” lo faccia rivivere.

 

 

Un altro libro su Salci è Pisse di Maria Enrica Baglioni, cresciuta nella casa chiamata appunto “Pisse” e dimora delle vicende familiari semplici e genuine di una volta. Per riscoprire i valori di un tempo, oggi accantonati, che insegnavano alle persone la solidarietà, l’unità e la complicità.

 


*** VIAGGIO SENSORIALE ***

 

In un luogo abbandonato la flânerie diventa superflua perché è proprio il connubio di persone e case che creano l’amalgama perfetto del girovagare.

Il Genius Loci di Salci vive nel cuore di chi vi abitava nelle radici e nella famiglia. Chi penserà alla sua anima una volta che gli abitanti originari non ci saranno più? Il Genius Loci sopravvivrà a loro? 

Più che un incontro dei 5 sensi è una sensazione di mancanza quella che aleggia percorrendo il borgo di Salci. C’è un’elettricità smorzata pronta ad accendersi non appena nasca una fiammella di possibilità. Il borgo resta in trepidante attesa di un qualche avvenimento che possa farlo rinascere dal suo stesso torpore. 

Musica consigliata: Sinfonia n. 6 in Re maggiore di Haydn

Quest’anno le mie vacanze di agosto sono state alquanto particolari perché trascorse in un ritiro yoga in Umbria: un’esperienza unica!

Ero già stata in Umbria a gennaio ma per un motivo totalmente diverso: ho fatto un bellissimo blog tour alla scoperta dei piccoli borghi e delle persone speciali che vi abitano.

In quell’occasione mi ero deliziata con cibi tipici, monumenti e storie che rendono questa regione unica. In particolare avevo conosciuto Città della Pieve e la sua antica produzione di zafferano.

Questa volta, invece, ho raggiunto l’Umbria per un motivo totalmente diverso.

 

Il ritiro yoga in Umbria

 

Sono trascorsi quattro anni dalla mia prima lezione di yoga. Ricordo ancora quella sera in cui mi sono presentata a lezione guardando con sospetto le persone che frequentavano.

Mi sembrava strano chiudere gli occhi e ancora di più recitare delle parole per me senza senso.

Però mi aveva lasciato qualcosa. Una certa curiosità di approfondire e un senso di pace. Da lì ho iniziato a praticare con una certa costanza. Le mie capacità ad affrontare le “asana” o posizioni sono cresciute pari passo con la mia voglia di mettermi in gioco.

Fino a che è sbocciato un desiderio di essere maggiormente autonoma e di ricercare un corso che mi permettesse di diventare l’insegnante di me stessa.

Quasi subito ho trovato ciò che cercavo: un corso di Hatha e Yin yoga. Il primo è l’origine di tutte le pratiche yoga mentre il secondo si occupa di allungare i muscoli in modo dolce basandosi sui principi della Medicina Tradizionale Cinese.

Purtroppo però non c’era più posto. Ma ero certa che fosse giunto il momento di avanzare con la conoscenza e non ho perso fiducia.

Infatti, dopo circa una settimana, mi ha richiamato l’insegnante dicendo che si era liberata una stanza. Senza pensarci troppo ho dato il consenso a partecipare e così sono partita. Domenica 12 agosto sono andata in direzione Pietralunga.

 

lezione dal ritiro yoga in umbria

Momento durante una lezione di yoga

Casa della Pace

 

Il luogo che mi ha accolto si trova fra Gubbio e Città di Castello, praticamente ai confini fra Umbria e Toscana. Si trova nella frazione di Sant’Andrea, fra le colline dove non si vede nemmeno l’orizzonte.

Un’immersione completa nella natura lontano dalla frenesia della città. Un luogo ideale in cui concentrarsi e ritrovarsi.

La struttura si chiama Casa della Pace ed è gestita da Santi Borgni. Autore tra l’altro di un fantastico libro di ricette vegane e vegetariane che consiglio di acquistare:

 

 

La sala dove praticavamo yoga è una chiesa non ancora sconsacrata, un luogo che richiama un certo senso di sacralità. Le lezioni erano tenute da Vanessa Fabbrilei, una carismatica insegnante con un ampio bagaglio di conoscenze.

Le stanze dove dormivamo erano ben distribuite e immerse nel silenzio più totale. Pranzo e cena sublimi dove Santi esprimeva tutta la sua creatività.

L’esperienza yogica

 

La giornata si sviluppava in modo molto sistematico: sveglia alle 7.00, pratica fino alle 9.00, colazione in silenzio, teoria della pratica, pranzo e pausa fino alle 15.00, poi filosofia e pratica fino alle 19.00.

Il tempo era completamente assorbito dall’apprendimento e la routine quotidiana totalmente cancellata. La sera era un momento di beatitudine perché sentivo di aver fatto ciò che mi competeva e questo mi faceva sentire rilassata.

Inoltre era un’occasione di aggregazione. Ho trovato delle compagne di viaggio fantastiche, ognuna con un suo vissuto intenso e a volte complicato, ma anche con una gran voglia di mettersi in gioco.

Un’esperienza che mi ha plasmato e colpito per la forte intensità con la quale si è sviluppata.

Al di là dello yoga, al di là di ciò che si cerca, prendersi un momento e ascoltarsi è una scelta salutare. Aiuta a ripristinare le proprie priorità e a riordinare i pensieri.

Fare il punto della propria vita può essere possibile solo lontano dal quotidiano e dal prevedibile. Nel momento in cui non sei coinvolto nei tuoi problemi e l’unico obiettivo è “vivere la giornata”, lì puoi trovare calma per osservare con equanimità le tue esigenze.

Rompere gli schemi, immergerti in nuove situazioni, metterti alla prova, sono tutte esperienze che fanno crescere l’anima e la riportano in equilibrio.

Ecco perché ti ho parlato di questa esperienza, perché ognuno di noi merita di ritrovarsi e come vecchi amici riabbracciarsi <3

 

Viaggiare da soli è la stessa cosa, scopri qui cosa intendo dire

 

Se ti è piaciuto il mio ritiro yoga in Umbria ma vuoi provare l’esperienza di dormire in un convento o in un monastero buddista qui trovi tutti gli indirizzi:

 

 

Sono stati tre giorni intensi fra borghi, castelli e storie umbre: il tempo è volato mentre i ricordi sono rimasti vividi.

Paciano

 

Tre porte di accesso conducono all’interno di Paciano: Porta Fiorentina, Porta Perugina e Porta Rastrella. All’interno del borgo ad aspettarci la nostra formidabile guida Bianca che per tutto il periodo del blog tour ci ha incantato con storie umbre e racconti che caratterizzano i vari comuni.

Abbiamo visitato Palazzo Paldeschi e il suo Trasimemo-Banca della Memoria del Trasimeno adibito ai laboratori didattici per la lavorazione della ceramica e del tessile. Qui i bambini di Paciano si sono divertiti a creare le mattonelle contenenti i numeri di casa dell’intero borgo.

Una signora ci ha fatto scoprire i segreti del bijoux, le perline di ceramica scivolavano veloci fra le sue mani mentre ci raccontava come venivano cotte e poi lucidate.

Al piano inferiore invece ci aspettava la signora che si occupava del tessile, ci ha illustrato l’interessante collezione di manufatti e i vari tipi di filati.

La sua passione l’ha portata a studiare i metodi di lavorazione dalle donne messicane per poi riportare il sapere nella sua terra e applicarla in modo creativo. Una delle storie umbre artigianali più belle perché fusa con un altro pezzo di mondo.

Di fianco ha un negozio dove vende le sue idee e un po’, anche i suoi sogni.

Poi ci siamo fermati ad ammirare i quadri nella chiesa di San Giuseppe con un affresco di Francesco di Nicolò datato 1452 che rappresenta la crocifissione. Nella chiesa di San Sebastiano e Rocco ci sono due cappelle dove figura anche San Francesco probabilmente di passaggio verso Assisi.

 

quadro crocifissione forse di raffaello

 

Panicale

 

A Panicale si può visitare la stupefacente chiesa di San Sebastiano costruita fuori dal circuito murario a causa della peste che scoppiò nel ‘400.

In un quadro del Perugino datato 1505 si vede al centro della scena San Sebastiano trafitto dalle frecce, con un’espressione di mancata sofferenza come volevano i dettami dell’epoca, come a trasmettere la gioia del sacrificio umano, e il paesaggio tipico di Panicale.

Vicino un quadro che si presuppone sia stato fatto da Raffaello che si trovava nella chiesa di Sant’Agostina della Madonna della Mandorla. Si è deciso di spostarlo in questa chiesa a causa dell’umidità che lo stava irreparabilmente rovinando. L’opera risale al periodo che va dal 1502 al 1506.

Piegaro

 

A sorpresa, a Piegaro, ho trovato un po’ delle mie origini venete all’interno del Museo del Vetro. Nel XIII secolo giunsero in questo paesino umbro uno sparuto gruppo di vetrai di Murano in fuga dalla Repubblica di Venezia dando il via alla produzione di vetro che è durata fino al 1958.

Rimane la fornace e i tunnel in cui venivano conservati la sabbia che poi si sarebbe trasformata in vetro. Chiuse all’interno di teche o esposte in scaffali fiaschi e damigiane impagliate, prodotti di design e parte del corredo matrimoniale della figlia dei nobili proprietari del Castello di Montegiove.

 

Ficulle

 

Ficulle era nota nell’antichità per essere un avamposto di controllo sull’antica via Cassia romana. Si è sviluppata sopra uno sperone di roccia che a mano a mano si allarga per un’altezza che raggiunge i 400 metri.

Il calendario eventi del borgo è molto attivo e il gusto festaiolo è rappresentato anche dalle decorazioni natalizie ancora presenti.

Un incontro fortuito con due simpatiche signore ci ha confermato la sensazione. Forse proprio grazie all’entusiasmo che qui si respira Ficulle può vantarsi dei seguenti riconoscimenti:

  • Città dell’Olio
  • Città del Vino
  • Strada dei Vini Etrusco-Romana
  • Città della Chianina
  • Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana
  • Bandiera Gialla ACT Italia – Turismo del movimento

La punta di diamante della zona però è la presenza dei calanchi. Ne hai mai sentito parlare?

Si tratta di colline ricchissime di argille soggette al fenomeno dell’imbibizione: con l’umidità si rigonfiano come argilla bagnata mentre in estate si creano delle erosioni, dando vita a delle forme di grande impatto paesaggistico.

 

cagnolino che ci osserva da una finestra a ficulle

 

Parrano

 

Parrano è un piccolo borgo che nasconde nelle vicinanze un centro termale e antiche origini di appartenenza allo Stato Pontificio. Era qui infatti che il papa veniva a riposarsi quando era di passaggio.

Mi sono divertita come una pazza a rincorrere il sindaco di Parrano mentre apriva porte per lo più chiuse ai turisti e ci spiegava i segreti del suo piccolo borgo.

In un altro edificio invece l’assessore aveva preparato assieme alle sue compaesane un piccolo buffet di benvenuto con pizzette, focacce e bibite. Un’accoglienza con i fiocchi che ci ha ricaricato di energie.

Gli abitanti, in tutto una ventina circa, si erano prodigati affinché trovassimo il paese tirato a festa ed è stato davvero piacevole scoprire la collaborazione che nasce e si mobilita spontaneamente per un evento che va a spezzare la routine.

Ho visto persone entusiaste e solari, felici di promuovere il proprio territorio.

Un Umbria con un’anima e una gioia di dimostrarsi e di far conoscere le proprie bellezze, che sono dobbiamo ammettere davvero tante. Un’appartenenza che valorizza le radici e il senso comune.

 

veduta sul castello di montegiove e le sue innumerevoli storie umbre

 

Le cantine di Montegiove e Pomario

 

Oltre alle bellezze paesaggistiche e culturali l’Umbria ha un importante tessuto culinario tra cui spicca l’olio e il vino. In questo tour abbiamo avuto la possibilità di assaggiare diversi prodotti tipici e visitare una notevole varietà di cantine vinicole.

Tra queste figura l’azienda agricola Castello di Montegiove che ci ha accolto raccontandoci delle storie umbre e le vicissitudini del castello nel corso dei secoli.

Il marchese ci ha poi portati ad assaggiare i suoi vini conservati all’interno delle sue cantine che io ho assaggiato con vero piacere.

Una produzione di classe e raffinata che termina con prodotti dal gusto unico e inimitabile adatti ad ogni occasione.

A Pomario invece, abbiamo potuto approfittare di un buffet di prodotti tipici e assaggiare i diversi tipi di vino in produzione. Ma prima abbiamo seguito una dettagliata spiegazione sui metodi di coltivazione della vite seguendo i dettami della coltivazione organica.

Il rispetto per la terra li ha portati a sperimentare un insetticida naturale composto da propoli e aloe riscontrando dei buoni risultati. Inoltre, hanno una particolare attenzione anche della fauna locale.

Un tentativo per salvaguardare il rapporto uomo-animale-terra senza che gli elementi entrino in conflitto. Anche questa fa parte delle storie umbre da raccontare…

 

Scopri altre località in Umbria su Punto e Viaggio:

 

E le ricette umbre con lo zafferano:

Ennesimo blog tour in Umbria fra Perugia e Terni gentilmente offerto da Città della Pieve promotion. Com’è andata? Ora te lo racconto…

La prima volta è stata in occasione della manifestazione “Zafferiamo” che si è svolta a Città della Pieve in ottobre. Questa volta il soggiorno ha toccato varie località, andando a esplorare i borghi che tracciano un percorso invisibile dalla provincia di Perugia a quella di Terni, fra la Val di Chiana e l’area del Trasimeno.

Ciò che mi è apparso chiaro è stata la differente modalità del soggiorno. Se la prima volta ci siamo occupati di raccontare Città della Pieve, questa volta ci siamo soffermati alla riscoperta dell’Umbria che non ti aspetti, quella dei borghi antichi e leggermente al di fuori dei percorsi turistici.

Ti svelerò da subito che l’esperienza è stata travolgente. Una carambola di emozioni si sono accavallate, tanto da ritrovarmi seduta di fronte al computer a pensare più alle persone che ho conosciuto che ai luoghi visitati.

 

Salci

 

Partirò proprio dalla fine, l’ultima tappa del tour, ovvero Salci. Un borgo sorto nel 1200 e abitato fino agli anni ’60. Oggi è un comune abbandonato, in vendita, il migliaio di abitanti che lo popolavano si sono sparpagliati tra Città della Pieve, Fabro e i borghi attigui.

Gli antichi proprietari avevano ricevuto un finanziamento europeo per la ricostruzione negli anni ’90 ma da quel momento nulla è stato compiuto e la chiesa di San Leonardo e il castello sono rimasti tristemente segnati dai cartelli rossi che avvisano possibili cedimenti alle strutture.

Al momento non rimane che lo spettro di ciò che è stato e rivive nei cuori di chi ci ha vissuto e in particolare nel comitato che combatte per riportarlo in auge.

La signora Simonetta si è fermata a raccontarci aneddoti che hanno segnato la sua infanzia e le radici che la legano a Salci. Una lacrima è quasi sfuggita dai suoi occhi, segno della ferita inferta ai loro ricordi di infanzia.

E ha commosso tutti noi. Il meccanico, l’unico rimasto, mantiene la sua attività in quel luogo a sottolineare un legame che non vuole e non bisogna spezzare.

 

Allerona in Umbria fra Perugia e Terni

 

In contrapposizione c’è Allerona, forte del suo titolo come borgo fra i più belli d’Italia, fiorito, vivace e allegro. Si trovano tracce del borgo fin dai tempi degli etruschi mentre nel medioevo fu un castello di stampo feudale di Orvieto, scelto per il suo ruolo di passaggio in epoca romana della via Cassia e Traiana.

Abbiamo avuto una dimostrazione sull’intreccio delle ceste in vimini dalla signora Irma che con mani sapienti operava raccontandoci vari aneddoti.

Poi abbiamo proseguito lasciandoci affascinare dai colori della campagna circostante che, per un attimo, ci ha bloccato. Impossibile non scattare una foto, sperare di rimanere intrappolati all’interno di essa. Non solo luoghi ma anche persone ho citato all’inizio.

 

Signora che guarda dalla terrazza ad Allerona

 

Le aziende incontrate

 

ANTICO COTTO PIEVESE

Ci siamo fermati nell’azienda Antico Cotto Pievese seguendo le fasi di lavorazione dell’argilla. Con l’avvento della crisi la ditta si è trovata in seria difficoltà e ha deciso di reinventarsi da zero un’alternativa.

Uno studio approfondito li ha portati a creare un prodotto perfettamente in linea con il territorio: dei contenitori per l’olio dalle linee moderne che ha conquistato l’interesse di acquirenti stranieri. Uno spunto per l’innovazione e l’intelligenza di chi non si lascia abbattere.

 

LISPI & CO.

Anche l’azienda di ferro battuto Lispi & Co. con la crisi si è ridefinito un nuovo taglio commerciale nel settore del design moderno, grazie alle sapienti mani del padre e le idee trasversali del figlio.

Con loro abbiamo pranzato, confrontandoci con una piccola realtà che combatte per non sopperire all’automazione febbrile del sistema.

Nello showroom mi sono fermata a osservare dei pezzi originali che riprendevano i motivi dell’artista Basquiat mentre la famiglia ospitante al completo si è occupata di omaggiarci del pranzo sotto i raggi tiepidi del sole invernale.

 

CASA RONDINI

Al ristorante Casa rondini a Montegabbione invece il cuoco e proprietario ci ha fatto assaggiare per la prima volta un prodotto tipico della zona.

Si tratta di un aglio enorme, chiamato aglione, con un gusto potente ma allo stesso tempo avvolgente. Non rimane il retrogusto fastidioso di aglio ma si amalgama agli altri ingredienti.

L’abbiamo degustato con i pici, una pasta tipica anch’essa del luogo e salsa di pomodoro fresco. Ovviamente al primo sono seguiti altre abbondanti pietanze!

 

La mia stanza durante il soggiorno in Umbria fra Perugia e Terni nell'agriturismo Cornieto

 

AGRITURISMO CORNIETO

Le notti, trascorse all’agriturismo Cornieto, sono servite a riordinare le idee e riposare la mente. Rita, la proprietaria, è una delle più importanti produttrici di olio di oliva della zona.

Le sue specialità sono l’olio leccino, moraiolo e frantoio. Sono oli dal gusto completamente diverso e ognuno di loro si sposa alla perfezione con determinati tipi di piatti. In una cena da lei preparata abbiamo avuto la possibilità di assaggiare e capire le varie sfumature, anche olfattive.

Gli appartamenti nei quali abbiamo soggiornato sono stati silenziosi e dotati di ogni comfort. Le colazioni abbondanti e deliziose grazie al contributo di Marisa che con le sue ricette segrete ha catturato il nostro palato con sapori tradizionali.

Inoltre possiede una bellissima piscina esterna che dato il periodo, purtroppo, non abbiamo potuto utilizzare ma in compenso abbiamo visitato il suo orto e le verdure di stagione come il cavolo rosso, i campi di oliveti e anche quelli lavorati per la produzione di farro.

 

CASA ANTHEIA

Un altro agriturismo in Umbria fra Perugia e Terni che abbiamo avuto la possibilità di conoscere è Casa Antheia gestito da una coppia originaria di Torino innamoratasi di un casale a Monteleone di Orvieto.

Cesare e Maria ci hanno accolto come se fossero una famiglia e ci hanno fatto sognare con la loro storia.

La loro azienda agricola in Umbria fra Perugia e Terni sta testando varie produzioni come il biologico, il sinergico e la coltivazione dello zafferano.

Hanno inventato un prodotto unico: lo sciroppo dolce di zafferano che può essere usato in accompagnamento sia alle pietanze salate come i formaggi, che a quelle dolci.

La cura e l’amore che ci mettono nella terra la si percepisce anche all’interno delle stanze offerte ai turisti grazie a una attenta cura nei dettagli che donano un tratto distintivo al casolare completamente ristrutturato.

Entrare qui significa riconoscersi in un ambiente armonico e carico di positività. E sono sensazioni che ti assicuro rimangono addosso quasi come se fossero palpabili.

Alla fine posso ammetterlo in tutta onestà che sono stata davvero fortunata di visitare questo pezzo di Umbria, fra Perugia e Terni, un vero angolo di Paradiso.

 

Prodotti in vendita di Casa Antheia

 


Scopri altre località in Umbria su Punto e Viaggio:

 

E le ricette umbre con lo zafferano:

Perugia esprime attraverso i suoi meravigliosi vicoli, il cioccolato, il tartufo e i monumenti lo spirito intrinseco della regione umbra.

È famosa per l’Eurochocolate la manifestazione che avviene ogni anno in ottobre. In questa occasione gli espositori di tutto il mondo si danno appuntamento qui, nelle vie del centro storico, per proporre al pubblico i migliori prodotti della cioccolateria internazionale.

Le persone arrivano per partecipare all’evento ma spesso dimenticano di visitare gli angoli che la città offre, ovvero un passato storico importante che ha lasciato ricordi tangibili sparsi un po’ dappertutto. Ecco l’occasione per ripercorrere assieme la città e individuarne i monumenti più importanti.

DUE PASSI A PERUGIA

 

Io sono arrivata a Perugia l’ultimo giorno dell’Eurochocolate dopo aver trascorso il fine settimana a Città della Pieve.  Ho trovato alloggio vicino alla stazione principale (ci sono varie stazioni a Perugia) e ho soggiornato qui tre giorni.

La prima mattina mi sono svegliata presto, per non perdere troppo tempo e ho deciso di arrivare al centro storico a piedi. Mannaggia a me!

Non avevo idea di quanto in alto si trovasse il centro. Ho fatto una bella scarpinata ma ne è valsa la pena, dato che ho potuto visitare scorci altrimenti perduti.

 

via di perugia in uno specchio

 

Parco della Pescaia e la stazione delle corriere

All’esterno del parco si trova un’antica fontana chiamata “fonte di Veggio” realizzata fra il 1615 e il 1642 dove campeggia la frase “Augusta Perusia”, in ricordo del titolo lasciato dallimperatore romano Augusto in segno di riconoscimento alla città etrusca Perusia.

Sopra il parco è posizionata la stazione delle corriere, in piazza dei Partigiani, dove puoi prendere i mezzi che vanno in direzione Assisi o Gubbio.

Nelle immediate vicinanze, a fianco del campo di atletica, c’è il monastero di Santa Giuliana del XXIII° secolo, oggi riconvertito a scuola di lingue estere per l’esercito; dove si possono comunque fare delle visite guidate e si celebra la messa alla domenica mattina. Alquanto particolare, no?

 

scritta sul muro perugia e i suoi rioni

 

Rocca Paolina

Davanti alla stazione ci sono le scale mobili che permettono di raggiungere il centro storico della città. Ma io ti consiglio di non salire sulle scale mobili ma di entrare tramite Porta Marzia.

Un ricordo della cinta muraria etrusca che Sangallo, architetto e ingegnere, volle smontare e inserire nella nuova muraglia di Rocca Paolina.

La struttura nata come simbolo di dominio militare dello stato pontificio fu voluta da papa Paolo III. All’interno sono state inglobate tutte le strade e gli edifici presenti all’epoca della costruzione.

Nel 1848 e nel 1860 venne distrutta e ora rimangono visibili solo i sotterranei della fortezza. All’interno si trovano molti ambienti rimasti uguali nel tempo e altri sviluppati come negozi o uffici.

Ma il più interessante, e quello che ti consiglio caldamente di vedere, è una stanza adattata per la proiezione di un breve filmato che ripercorre,  in modo più o meno veritiero, il trascorso storico della città.

Il video è stato ideato dalla Daring House riuscendo a creare una serie di immagini impattanti supportate da una musica coinvolgente che per alcuni minuti, senza che tu te ne accorga, è in grado di trasportarti in un’altra epoca e in un altro ambiente.

 

pozzo etrusco

Particolare del pozzo etrusco

 

Centro storico

Una volta usciti dalla Rocca ci si ritrova in piazza Italia. Qui inizia corso Pietro Vannucci dove sono concentrati i monumenti più interessanti della città.

Verso il finire del corso si trova la Galleria Nazionale dell’Umbria che tra le opere contiene anche molti affreschi del Perugino.

Il palazzo dei Priori è la naturale continuazione della galleria ed è l’attuale sede del municipio.

Sala dei Notari, in Piazza IV novembre, è completamente adornata da affreschi di artisti locali medievali composta da otto archi trasversali a tutto sesto, reggenti coperture a cassettoni lignei: un prodigio di architettura se vogliamo di richiamo allo stile liberty.

Di fronte la piazza e alla fontana Maggiore si trova la Cattedrale di San Lorenzo e il museo Capitolare di San Lorenzo.

Proseguendo c’è l’attrazione turistica più visitata in città: il pozzo etrusco. Acquistando il biglietto c’è la possibilità di aggiungere per pochi euro anche la visita guidata al palazzo Sorbello che si trova qualche metro più avanti.

In realtà il pozzo appartiene alla Fondazione Ranieri di Sorbello proprietaria anche del palazzo e meritano entrambi una visita: il primo per la complessità del progetto, il secondo per la stupenda collezione di libri, merletti, porcellane, lampadari e arredi vari.

Nella cappella di San Severo, invece, si scopre un’opera incompiuta di Raffaello. Basta seguire i cartelli che indicano l’affresco del maestro attraverso vicoli secondari e apparentemente nascosti.

Il prezzo del biglietto è di 3 euro ma ci sono molte agevolazioni per diverse categorie. L’opera incompleta rappresenta la “Trinità e i Santi” ma a causa del lavoro richiesto a Roma, Raffaello dovette lasciare in sospeso il lavoro. Non vi fece mai più ritorno pertanto l’affresco fu terminato dal suo maestro: il Perugino.

 

scale esterne particolari di una casa

 

Arco Etrusco e Tempio di Sant’Angelo

L’arco Etrusco o di Augusto fa parte di una delle sette porte antiche edificate dagli etruschi come protezione difensiva dagli assedi.

È stato dedicato all’imperatore Augusto perché si incaricò di ristrutturarlo a seguito di danneggiamento. L’entrata portava direttamente al fulcro della vita cittadina ed era un importante via di passaggio per le merci.

Di notevole importanza è anche il parco Sant’Angelo perché attraversato dalla famosa via Francigena. Più avanti il tempio di Sant’Angelo: un esempio di chiesa a forma circolare a ridosso della cinta muraria. Il tempio è dedicato all’arcangelo Gabriele, l’angelo guerriero, come protezione contro possibili attacchi esterni.

Ma secondo un’antica leggenda il tempio è stato costruito lungo la Linea di San Michele, una ricostruzione sulla superficie terrestre della linea che rappresentava il passaggio dell’ultimo raggio di sole al tramonto del solstizio estivo.

 

tempio circolare a perugia

 

COSA MANGIARE A PERUGIA

 

Perugia fa subito venire in mente i baci perugina e infatti l’azienda ha un suo negozio proprio in corso Pietro Vannucci. Ma un’altra specialità riguarda un tipo di focaccia-piadina che io non avevo mai mangiato: la torta al testo

La pietanza ha origini antichissime e prende il nome dalla superficie in ghisa con la quale viene cucinata, chiamata appunto, testo.

Si trova un po’ dappertutto e il ripieno varia in base ai gusti e alle scelte degli chef. Poi ci sono gli umbricelli, un tipo di pasta chiamata anche strangozzi o pici, di consistenza leggermente grossa che si sposa bene con sughi consistenti.

Poi anche qui non manca di certo il tartufo, il farro e altri prodotti del territorio circostante. E per quanto riguarda la scelta del ristorante?

 

 

Leonardo un Superhost che affitta due stanze tramite Airbnb vicino alla stazione centrale, tra l’altro con un punteggio molto alto, dove ho soggiornato anch’io, mi ha voluto dare delle dritte per chi decide di rimanere alcuni giorni in città. I migliori ristoranti che consiglia nelle vicinanze sono:

 

  • Testone, via Settevalli, 445 (075 5001402): si può raggiungere comodamente partendo in auto e si può mangiare specialità umbre a prezzi molto contenuti;
  • Sushi Sakura, via campo di Marte, 4 (075 5005952): il migliore sushi della zona facilmente raggiungibile anche a piedi;
  • Storie Perugine, Corso Cavour 46, (075 372 1059): in questo locale situato nel centro storico si può gustare anche il tartufo umbro e fare degustazione delle migliori birre. Locale fantastico e non si spende tanto;
  • Pizzeria Capri, Corso Cavour 28, (075 5731880) una delle migliori pizzerie del centro storico.

 

Edifici fra fiori colorati

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Fa della flânerie il tuo motivo di visita a Perugia perché è davvero piacevole perdersi fra le stradine che si inerpicano verso il centro storico perché scoprirai dei dettagli che forse pure a me sono sfuggiti!

Mentre, se cerchi il Genius Loci, lo trovi nella condivisione e nella convivialità ma anche nel vivere la città facendo l’occhiolino alla propria privacy.

Il centro storico è un mondo lontano che trasuda riferimenti antichi nascosti in diversi punti: tieni gli occhi aperti e non deconcentrarti!

Ogni tanto arriverà qualche zaffata di cioccolata o di stuzzichini invitanti, mentre il vociferare della gente ti farà sentire parte di un gruppo anche se viaggerai solo.

È la magia occulta e impalpabile di Perugia! Non farne un vezzo ma vivila come se fosse qualcosa di assolutamente normale.

 

Musica consigliata: Loreena McKennitt – The Book of Secrets

Lettura consigliata: Poesie di Sandro Penna

Visitare Gubbio è stata una rivelazione dalla quale non mi sono ancora ripresa o meglio diciamo che ci ho perso pure qualche rotella!

Spulciando in internet, o meglio su Wikipedia, ho letto che “la superficie del territorio comunale di Gubbio è la più vasta della regione e la settima in Italia” e che, proprio qui, sono state girate le scene della fiction “Don Matteo” con protagonista Terence Hill.

Ma ovviamente non è questo ciò che mi ha colpito dritto al cuore. Bensì il territorio che in questo periodo autunnale è una carambola di colori che vibrano dal giallo, all’arancio, fino al rosso.

Il centro storico è strutturato in modo da facilitare il percorso al cittadino e al turista e i monumenti, i musei e le chiese narrano il passato come nessuna voce può fare.

Il mio obiettivo è quello di accompagnarti alla scoperta della città scelta anche da San Francesco come rifugio e fonte di ispirazione per cambiare la sua vita.

 

Chiesa diventata famosa per la fiction Don Matteo

 

DOVE PARTIRE PER VISITARE GUBBIO

 

Il primo luogo da visitare a Gubbio è sicuramente il Teatro Romano situato alle porte della città, tra il parco pubblico e il parcheggio delle auto.

L’opera fu costruita tra il 55 e il 27 A.C. e poteva contenere fino a 6000 persone. Acquistando al prezzo di 3 euro il biglietto per l’entrata al teatro, si potrà visitare anche il museo archeologico che contiene interessanti reperti dell’epoca e i mosaici della domus del banchetto.

L’ingresso principale alla città si trova in via Repubblica, lasciando alle spalle la bellissima chiesa di San Francesco, che accolse il Santo e ora accoglie il Fante, la statua dedicata al milite ignoto.

Se vuoi puoi fermarti all’ufficio del turismo e chiedere una cartina. La prima chiesa che incontrerai sulla tua sinistra è quella di San Giovanni, un luogo semplice ma importante, perché proprio qui sono state girate le maggiori scene del telefilm Don Matteo.

Proseguendo scoprirai che a Gubbio sono stati installati due ascensori pubblici per facilitare la salita al centro storico. A causa della sua posizione, alle pendici del monte Ingino infatti, sarai costretto a un saliscendi non per tutti gradevole.

Il primo ascensore, quindi, ti permette di salire in piazza Grande dove troverai una di fronte all’altra il Museo Civico inserito nel Palazzo dei Consoli e il Palazzo Pretorio. Il primo fu sede del governo e custodisce le importanti Tavole Eugubine, mentre il secondo è l’attuale sede del comune.

Utilizzando il secondo ascensore arrivi al monastero di Sant’Antonio, la cattedrale di San Mariano e Giacomo e il palazzo Ducale di proprietà del Metropolitan Museum di New York. Incredibile ma vero!

 

anfiteatro romano da visitare a gubbio

 

BASILICA DI SANT’UBALDO

 

A questo punto non ti rimane altro che armarti di pazienza e affrontare l’ennesima salita che ti porterà, seguendo via Sant’Ubaldo, all’omonima Chiesa di Sant’Ubaldo che dall’alto del monte Igino domina la città.

Il percorso si svolge attraverso un sentiero acciottolato in mezzo al bosco e una volta raggiunta la chiesa scoprirai che qui riposano le spoglie del Santo patrono della città di Gubbio.

A questo punto potrai riposarti e mangiare qualcosa nei ristoranti che si trovano di fianco alla chiesa e mettere mano alla tua reflex per dedicarti alla fotografia dall’alto.

Potrai ammirare il paesaggio di Gubbio e le montagne che lo circondano. Sentire i profumi del bosco, l’odore di muschio e di resina che si amalgamano alle essenze dei cipressi, oltre ai vari monumenti che hai visto dalle piazze della città.

Ma non sei obbligato a fare la salita a piedi! Nei pressi di via san Girolamo trovi una funivia che ti porta comodamente alla chiesa e non sarai costretto ad affrontare la salita.

Però puoi scegliere di salire con la funivia e scendere a piedi, un compromesso per stare immerso alla natura e fare degli scatti non meno interessanti.

Quando sarai sceso, non avrai finito di visitare la città, ma ti aspetta ancora il parco Ranghiasci che si trova a sinistra del palazzo Ducale ed era stato sistemato per la nobiltà dell’epoca come giardino pubblico dove ritemprarsi grazie all’effetto dell’aria benefica del luogo.

Una volta uscito dal parco attraverserai porta Santa Croce e andrai in direzione di palazzo del Capitano del Popolo che ospita una piccola mostra con arnesi di tortura. Ti sembrerà quasi di udire le urla delle persone tormentate… esci subito di lì!

 

Chiesa all'entrata della città di gubbio

 

TRE COSE ASSOLUTAMENTE DA FARE PER VISITARE GUBBIO

 

Scendendo ancora troverai il teatro Comunale e la chiesa di San Domenico e ti toccherà risalire. Sì, perché avrai visto la maggior parte dei monumenti e non puoi mancare Palazzo del Bargello, sede del museo della Balestra.

Ma ancora più importante è la fontana del Bargello. Qui dovrai compiere tre giri attorno e guadagnarti così la Patente da MattoDefinita la città dei matti, non poteva certo mancare un luogo dove far diventare matti anche i turisti.

È un riconoscimento che dovrai assolutamente avere così potrai giustificarti con i tuoi amici a seguito di qualche gesto sconsiderato che la pazzia è causa di Gubbio e non tua!

Ora che hai la patente in mano puoi scegliere di assaggiare la specialità tipica di Gubbio, ossia il tartufo, cucinato in ogni modo e inserito in ogni specialità culinaria. Dopo questo avrai terminato i tuoi compiti, senza non potrai andartene.

 

la famosa fontana dei matti

 

Riassumendo i compiti sono:

  1. visitare Gubbio e i suoi monumenti, chiese e palazzi;
  2. guadagnarsi la patente da matto;
  3. mangiare il tartufo.

Se manchi solo uno dei tre compiti sarai dannato a vita… Scherzo!

O forse no, chi lo sa 😉

 

veduta sulla città di gubbio

 


*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Cammina senza mai fermarti c’è tanto da vedere e da scoprire qui a Gubbio tanto da far diventare la flânerie un imperativo!

Come avrai già compreso il Genius Loci di Gubbio è un mattacchione che si diverte a veder faticare i turisti. Ma sa come farsi perdonare: offrendo delle succulenti specialità locali. L’importante è completare i compiti che il Genius Loci ti affida, altrimenti, te l’ho già detto no?

Musica consigliata: Brava di Mina

Lettura consigliata: Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams

Ti lascio alcune ricette gustose con lo zafferano di Città della Pieve per preparare alcuni piatti golosi e succulenti, i tuoi amici ringrazieranno!

Città della Pieve è una bellissima località che si trova in Umbria, nella val di Chiana, vicina alla stazione termale di Chianciano Terme. La terra di tipo sabbiosa del territorio, ricca di sostanze nutritive, si sposa bene con la coltivazione dello zafferano.

Lo zafferano è una pianta, chiamata crocus sativus, dalla quale nasce un fiore di colore viola purpureo. Dentro la corolla si trovano tre pistilli di colore rosso acceso che contengono la crocina, una sostanza ricca di antiossidanti che tinge di colore giallo i nostri piatti. È facile intuire, dunque, come la coltivazione di tale pianta avvenga in modo totalmente naturale.

La raccolta avviene in ottobre alle prime luci dell’alba, quando i fiori sono ancora chiusi. Vengono raccolti e messi in ceste per essere poi lavorati.

Qui i fiori vengono presi uno a uno, tolti con attenzione i tre pistilli seguendo il processo denominato sfioritura. L’ultima fase concerne la seccatura. I pistilli vengono messi in un contenitore adagiato a una distanza di sicurezza dal fuoco e seccati.

In questo momento i pistilli perdono circa quattro quinti del loro peso. Ogni operazione viene eseguita a mano senza l’ausilio di mezzi meccanici, richiedendo un lavoro piuttosto impegnativo.

 

bulbo di zafferano in primo piano

Bulbo di zafferano in primo pianto e ancora da spuntare

RICETTE CON LO ZAFFERANO DI CITTÀ DELLA PIEVE:

 

Tortino di riso al pecorino, piselli selvatici e zafferano

 

Ingredienti per quatto persone:

  • una bustina di zafferano
  • 300 grammi di piselli selvatici
  • 400 grammi di riso carnaroli
  • un litro di brodo vegetale
  • sale, olio e burro q.b.
  • 200 grammi di pecorino
  • Formaggio grana a preferenza
  • mezza cipolla

Procedimento:

Mettere la cipolla a rosolare in una pentola con una noce di burro e aggiungere il riso per farlo saltare. Aggiungere un po’ di brodo per non farlo scottare troppo.

Continua la preparazione del riso aggiungendo il brodo un po’ alla volta. In un’altra padella far cuore i pisellini selvatici nell’acqua alla quale si possono aggiungere vari tipi di spezie a piacere e il sale.

Quando il riso arriva a metà cottura aggiungere lo zafferano e lasciare incolorire il piatto. Una volta ultimata la cottura aggiungere, in una padella antiaderente dal diametro di circa 24 o 22 centimetri, una noce di burro e metà del riso.

Sopra al riso metti il pecorino tagliato a piacere e i piselli. Sopra distribuisci il resto del viso cercando di compattare il tutto.

Cucinalo per circa 5 minuti facendolo dorare da entrambi i lati. A piacere può spolverare sopra un po’ di formaggio Grana e decorare con altri piselli se ne hai lasciati a parte.

 



Filetto del Trasimeno

Ingredienti per 4 persone:

 

  • 500 grammi di filetto di Persico del lago Trasimeno (o altro pesce a disposizione)
  • uno scalogno
  • noce di burro
  • due cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 250 ml di latte caldo
  • farina un cucchiaio
  • una bustina di zafferano
  • pepe rosa, sale e succo di limone.

 

Procedimento:

 

Inizialmente preparare la salsa. Rosolare lo scalogno con la noce di burro in un pentolino. Aggiungere la farina precedentemente setacciata e cuocere il tutto per qualche minuto mescolando.

Successivamente versare a filo il latte caldo e unire lo zafferano. Terminare di versare il latte, salare e pepare e cuocere per dieci minuti a fuoco lento. Al termine frullare la salsa e aggiustare con qualche goccia di limone.

Infarinate i filetti e lasciare cuocere con poco olio, spezie a scelta e sale. Dopo circa tre/quattro minuti il pesce dovrebbe essere cotto. Servire caldo accompagnato alla salsa e a un contorno a scelta.

 



 

Torta allo zafferano

Ingredienti:

 

  • zafferano di Città della Pieve
  • farina di mandorle 150 grammi
  • fecola di patate 60 grammi
  • zucchero 150 grammi
  • 4 uova
  • una bustina di lievito in polvere
  • burro 200 grammi
  • farina macinata a pietra 100 grammi

Procedimento:

 

Nella planetaria inserire le uova e metà zucchero facendole montare. Una volta che il composto avrà raggiunto una buona consistenza aggiungere il restante zucchero precedentemente mischiato con lo zafferano e continuare a mescolare.

Nel frattempo setacciare le farine, la fecola e il lievito. Far sciogliere il burro in un pentolino e lasciare raffreddare. Una volta che il composto di uova e zucchero avrà raggiunto la consistenza desiderata aggiungere un po’ alla volta le farine setacciate e infine a goccia il burro raffreddato.

Versare il composto in una teglia da forno dal diametro massimo di 24 centimetri, foderato con carta forno e lasciare cuocere a 180 gradi per 30 minuti (meno tempo e a temperatura leggermente più bassa se il forno è ventilato).

Una volta testato con lo stuzzicadente che la torta e pronta toglierala dal forno e lasciare intiepidire. Sarà un ottimo spuntino per la colazione o a metà giornata.

 

Cosa scoprire e visitare ad Assisi oltre che la basilica di san Francesco e santa Chiara? Tantissimi altri luoghi, che ti svelerò uno a uno. Per cominciare collochiamola nello spazio: si trova in provincia di Perugia, in Umbria quindi, beatamente adagiata fra le curve del monte Subasio.

Se hai a disposizione un giorno per vederla, come l’ho avuto io, sarà una corsa contro il tempo per ammirare tutte le testimonianze che hanno dato vita alla città così come la vediamo oggi. Non perdiamo altro tempo dunque, allacciamoci le scarpe e iniziamo a camminare.

Cosa scoprire e visitare ad Assisi

 

Alloggiando a Perugia mi è stato comodo raggiungere Assisi in treno. Una volta scesa dalla stazione ho dovuto acquistare il biglietto per l’autobus che si trova al bar e uscire dopo il parcheggio dei taxi, a sinistra dell’entrata della stazione.

Il mezzo passa ogni 20 minuti circa e ci sono diverse opzioni di fermata.  Ti consiglio di scendere all’ultima così da non dover salire a piedi, anche se dovrai comunque prepararti a una scarpinata.

Sì, perché una volta raggiunta piazza Matteotti, ti suggerisco di andare subito a visitare l’Anfiteatro Romano che si trova proseguendo sulla via principale a destra della piazza. Per la verità ciò che rimane della struttura è solo un arco in cunei di travertino ma rende l’idea di come fosse strutturata la città in epoca romana.

 

Sei al pieno delle tue forze, giusto? Quindi, che ne dici di goderti la natura scegliendo un percorso che si discosta di qualche chilometro dalla città?

 

Sto convincendoti a visitare l’eremo delle Carceri, un tratto della via Francigena che prosegue in direzione Roma e che è stato per qualche tempo dimora di san Francesco.

La strada da seguire è molto semplice: da piazza Matteotti si sale lungo una stradina laterale, chiamata appunto eremo delle Carceri, e una volta oltrepassato una delle otto porte antiche della città, si prosegue attraverso un percorso acciottolato che porta nel bel mezzo del bosco.

Il tratto è prevalentemente in salita e dura circa un’ora. Prima di raggiungere l’obiettivo si fa un breve tratto in discesa fino a trovarsi dinanzi al cancello dell’eremo.

Se avrai fatto il percorso come me, canticchiando e fischiando, ora sarà giunto il momento di silenziarti perché questo è un luogo di meditazione e di preghiera.

 

cartello della via francigena

 

Eremo delle Carceri e Rocca Minore e Maggiore

 

Ti ricordi prima quando ti ho detto che ci saremmo discostati dalla città per alcuni chilometri? Ecco, per la verità sono ben 4 chilometri di distanza da Assisi e San Francesco e i suoi seguaci lo scelsero proprio per la sua posizione isolata e tranquilla.

D’altronde sono qui per rispondere alla domanda su cosa scoprire e visitare ad Assisi, quindi non voglio farti perdere nulla!

Ritornando all’eremo al suo interno potrai vedere, per usare un eufemismo, il “giaciglio” dove soleva riposare il santo. Più che altro è una parte concava del pavimento dove veniva messa un po’ di paglia che fungeva da materasso.

Le stanze sono molto piccole e collegate da scale a chiocciola che portano all’esterno verso il vero cuore dell’abitacolo. Sto parlando di un percorso fra gli alberi, racchiuso nel verde, dove si respira tutta la sacralità della natura.

Il luogo è intervallato dai punti in cui i monaci pregavano ed è quindi da attraversare in punta di piedi. Ma credo non ci sia bisogno di sottolinearlo  perché l’atmosfera è talmente satura di spiritualità che la percepirai anche tu. Prenditi un momento di raccoglimento e sii grato per questa meravigliosa esperienza.

 

Cosa ci sarà poi da scoprire e visitare ad Assisi?

 

È arrivato il momento di retrocedere in direzione Assisi seguendo il tragitto all’inverso. Scendendo, dato che non sarai offuscato dalla fatica, potrai ammirare la rocca Minore, uno dei simboli difensivi della città chiusa, ahimè, ai visitatori.

In compenso potrai visitare la rocca Maggiore, una volta che sarai giunto di nuovo in città. Ti costerà un’ultima salita ma vedrai che ne varrà la pena.

La rocca offre una bellissima vista campagna circostante e all’interno del castello potrai salire sulla torre, vedere armi e costumi dell’epoca ma soprattutto consultare un libro magico che ti darà finalmente le risposte che cercavi nella tua vita.

Non voglio svelarti di più, non è un compito che mi compete… 😉

Ci sono due opzioni per il biglietto d’entrata: il primo a 6 euro ti offre l’ingresso alla rocca, il secondo a 9 euro, invece, oltre alla rocca acquisti l’ingresso anche per la Pinacoteca e il Foro Romano. Vantaggioso, no?

 

Veduta dalla rocca maggiore

 

Foro Romano e Pinacoteca

 

Già l’inizio sarà stupefacente, ovvero quando ti ritroverai davanti al fascinoso tempio di Minerva, ultimo baluardo della religione pagana, riconvertito nel cinquecento come chiesa di Santa Maria sopra Minerva, posizionato centralmente nella piazza del comune.

Proseguendo in via Portica giungerai all’entrata del Foro Romano: un museo nel museo. Sarà incredibile scoprire come tutta la civiltà moderna si basi, in realtà, sul prototipo del mondo romano.

Per accedere al Foro dovrai scendere sottoterra riscoprendo così i resti dell’antichità civiltà classica posizionati esattamente sotto le fondamenta della città nuova.

Il percorso museale è talmente ricco di informazioni, cimeli, statue, mosaici e curiosità che ti ruberà almeno un’ora. Non per niente è considerato uno dei meglio conservati del mondo antico.

Per arrivare alla Pinacoteca, invece, dovrai continuare per via Portica e poi cambiare in via Arnaldo Fortini che poi diventerà via S. Francesco (non manca mai!). 

A metà via scorgerai l’entrata della Pinacoteca dove, ad attenderti, ci saranno i dipinti e gli affreschi di Giotto, Puccio Capanna, Andrea d’Assisi e molti altri.

 

Bellissima via da fare come cosa da scoprire e visitare ad assisi

 

Le chiese

 

Sarai stanco di camminare e di visitare chiese ma non hai ancora visto nulla! Ad Assisi c’è davvero l’imbarazzo della scelta, fra cui spiccano le due principali e più famose.

La Basilica di San Francesco che custodisce le spoglie del santo patrono d’Italia fa parte dei patrimoni dell’Unesco, mentre la basilica di santa Chiara contiene anch’essa le spoglie della santa ma è affrescata in toni decisamente minori.

Non è finita! Ci sono ancora la cattedrale di San Rufino, antico tempio romano dedicato alla Bona Mater, la chiesa Nuova considerata come la casa natale e paterna di San Francesco, la parrocchia di santa Maria Maggiore anch’essa di epoca romana e infine l’Abbazia di San Pietro, voluta dai monaci di san Benedetto al Subasio.

Un’altra piccola chiesa che merita di essere vista è l’sratorio dei Pellegrini che si trova sulla stessa via della pinacoteca e anticamente ospitava i pellegrini che transitavano per Assisi con il desiderio di rendere omaggio al santo.

Contiene dipinti e affreschi come quelli di Andrea d’Assisi, allievo del Perugino, Matteo da GualdoPierantonio da Foligno. Ancora oggi rimane come luogo di culto in cui i pellegrini di passaggio possono fermarsi e pregare.

Ora ti si è svelato cosa scoprire e visitare ad Assisi ma c’è una cosa ancora da comprendere…

Il filo conduttore di tutta la visita è sempre lui: san Francesco. Il quale, seguendo i suoi sentimenti, è riuscito a dare vita a un nuovo ordine religioso improntato sulla frugalità che spicca in modo consistente con la sua odierna rappresentazione. Il suo Cantico delle Creature è considerato a tutti gli effetti l’opera letteraria più antica, capostipite della letteratura italiana.

Assisi, dunque, non è solo una città umbra ma il cuore pulsante delle nostre radici che partono da una storia semplice: quella di un uomo che ha dato tutto sé stesso per insegnare e perseguire l’amore e il rispetto.

Possa questo “ritorno alle origini” risvegliare la parte più nobile e pura che alberga in ognuno di noi.

 

Chi lavora con le proprie mani è un lavoratore.

Chi lavora con le proprie mani e la propria testa è un artigiano.

Chi lavora con le proprie mani, la propria testa e il proprio cuore è un artista.

 

 

prodotti tipici umbri pasta

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Il tuo soggiorno ad Assisi deve essere improntato sulla spiritualità. Non importa di che fede religiosa tu appartenga: devi ricercarla anche nella tuo modo di fare flânerie.

In questo ti sosterrà il Genius Loci impersonato da san Francesco e il suo immenso amore per tutto il creato. Osserva i dettagli: come le diverse influenze religiose si siano mescolate, senza mai sovrapporsi. Ascolta i canti nelle chiese e cerca le parole che risuonano dentro di te.

Assapora il dolce e delicato profumo della natura durante il percorso sulla via Francigena e avvicinati alle piante assorbendo, tramite le mani appoggiate alla loro corteccia, tutta la loro benefica energia. Vivi il  soggiorno senza nulla perdere, se non ciò che sentirai esserti superfluo.

 

Musica consigliata: canti gregoriani

La città medievale di Città della Pieve in Umbria è un gioiellino incastonato nella val di Chiana che confina anche con Lazio e Toscana.

La città medievale di Città della Pieve in Umbria se fosse una melodia assomiglierebbe alla voce graffiante e avvolgente di Etta James, se fosse un quadro sarebbe una composizione cromatica dei colori più vibranti dell’autunno e se fosse una poesia sarebbe un verso ermetico libero nello spazio e nel tempo.

Ho avuto la piacevole possibilità di trascorrere qui lo scorso fine settimana, grazie a un progetto lanciato da Città della Pieve promotion e conoscere uno dei borghi bandiera arancione del Touring Club Italiano, che afferma a proposito della cittadina umbra:

 

La località si distingue per la presenza e la completezza dei servizi di informazione turistica. Per le strutture ricettive numerose, varie e integrate nel contesto architettonico e di alto livello qualitativo. Per i servizi complementari, il valore e il grado di conservazione e fruibilità delle risorse storico-culturali e la varietà e l’alto livello qualitativo di manifestazioni ed eventi.

 

Ma dove si trova Città della Pieve?

Il borgo, interamente costruito di mattoni rossi, unico nel territorio, si affaccia sulla val di Chiana ai confini con Toscana e Lazio. È facilmente raggiungibile sia in auto che in treno, con quest’ultimo, scendendo alla stazione di Chiusi-Chianciano e prendendo un autobus che porta alla città in circa dieci minuti.

Una volta arrivato a destinazione la città medievale di Città della Pieve si aprirà ai tuoi occhi e tutto ciò che dovrai fare sarà perderti nei vicoli e partire alla scoperta delle sue bellezze nascoste.

 

vista della campagna della città medievale di città della pieve

 

IL CENTRO STORICO

 

Per visitare il centro storico ci sono quattro opzioni:

 

1- seguire il percorso museale e ammirare la Rocca, la Cattedrale, il Palazzo della Corgna, l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, le Rimesse del Palazzo Vescovile e Santa Maria dei Servi;

2- scegliere il percorso del paesaggio per visitare la Torre del Vescovo, via del Pero, via Case Basse, Piazza Sandro Pertini, Via del Fango, San Pietro, via Garibaldi e la Rocca;

3- fare il percorso dei vicoli seguendo i cartelli e scoprendo il vicolo Baciadonne, considerato il più stretto d’Italia;

4- camminare un po’ come ti pare facendo la nostra amata flânerie.

 

Scegliendo quest’ultimo accederai al centro storico. Alla tua sinistra vedrai la Rocca, edificata dagli architetti senesi Ambrogio e Lorenzo Maitani per proteggere e valorizzare la città. Oggi qui si trova l’ufficio di informazione turistica (0578 298520).

Di fronte c’è la Chiesa del Gesù che conserva una tela di Antonio Pomarancio. Il pittore è nato proprio a Città della Pieve come il più famoso collega Pietro Vannucci, detto Il Perugino.

Sempre in piazza Matteotti si trova il bar da Pippo diventato famoso grazie alla serie televisiva “Carabinieri” registrato qui per sei fortunate stagioni.

Proseguendo si raggiunge piazza Plebiscito con la cattedrale che cela il famoso “il Battesimo di Cristo e la Madonna in Gloria e Santi” del Perugino, la Torre Civica, il monumento più antico della città e palazzo della Corgna eretto per volontà di Ascanio della Corgna governatore perpetuo di Castel della Pieve.

Scendendo a piazza XIX giugno si può ammirare il teatro degli Avvaloranti, un teatro neoclassico di tipico stile italiano, aperto solo in occasione di manifestazioni e all’incrocio con via Po’ di Mezzo il Palazzo della Fargna, un bellissimo esempio di rococò romano.

 

vicolo baciadonne nella città medievale di città della pieve

 

Scendendo ancora si possono ammirare i vari punti panoramici della città e scattare delle bellissime foto ai vicoli e al paesaggio circostante. Poi, senza perdere i dettagli degli edifici, si può risalire e passare attraverso il vicolo Baciadonne il quale si restringe sempre più portandoti ad attraversarlo solo di fianco.

Seguendo via santa Maria Maddalena trovi il pozzo che serviva in antichità come cisterna di acqua piovana e più avanti il palazzo Vescovile con la sua collezione d’arte permanente “Spazio Kossuth” dell’artista contemporaneo Wolfgang Alexander Kossuth.

E ancora la chiesa e l’oratorio di santa Maria dei Bianchi che conserva “l’Adorazione dei Magi“, una delle opere più importanti che Il Perugino ha lasciato in eredità alla sua città natale.

Ritornando verso piazza Matteotti non puoi perderti il santuario della Madonna di Fatima e le opere di Domenico di Paride Alfani e di Antonio Pomarancio. Sempre in largo della Vittoria puoi visitare l’Oratorio di San Bartolomeo con un affresco del pittore senese Jacopo di Mino del Pellicciaio.

È arrivato il momento di fare una sosta, mangiucchiare e di riposare le gambe.

 

piatto di pici con ragù bianco

 

MANGIARE E BERE NELLA CITTÀ MEDIEVALE DI CITTÀ DELLA PIEVE

 

Dato che ritrovi vicino al santuario della Madonna di Fatima potresti approfittarne per fare uno spuntino o bere qualcosa al Café degli Artisti proprio di fianco alla chiesa, dall’altra parte della strada.

Ha un voto di 4,5 su TripAdvisor e potrai ricordartene alla mattina quando sarà ora di colazione perché qui si trovano i prodotti naturali della zona. Appena entrato sentirai un profumo dal quale non riuscirai a resistere, mentre il suono delle campane vicine sarà un invito ulteriore a proseguire.

Più avanti c’è l’hotel Vannucci con piscina e annesso ristorante Zafferano Pievese con una cucina di carne e pesce di impronta tradizionale.

Altri due ristoranti che mi sento di consigliarti sono Bruno Coppetta, uno dei più rinomati in città, e New Castle, una trattoria ma anche pizzeria con un punteggio di quattro stelle su TripAdvisor.

Per bere del vino ed eventualmente tornare a casa con una bella scorta, dirigiti verso il podere Fontesecca (info@fontesecca.it) dove potrai assaggiare vino per tutti i gusti: bianco, rosato e le specialità al ciliegiolo e al Sangiovese. Paolo Bolla, veronese trapiantato a Città della Pieve, ti parlerà del suo lavoro da enologo che svolge seguendo una particolare attenzione verso l’ambiente.

 

 

Le città sono come le persone: hanno un nome che le distingue e pregi, difetti, particolarità che conferiscono loro un carattere preciso.

Ma c’è sempre qualcosa che sfugge, labile e indefinibile, così da renderle sempre nuove e inaspettate ogni volta che le si rivede.  (Fabrizio Caramagna)

 

 

tipico fiore di zafferano

 

 

LA STORIA DELLO ZAFFERANO

 

La coltivazione dello zafferano a Città della Pieve si svolge dal XIII secolo e per omaggiare questo lungo sodalizio, la città lo festeggia tramite la manifestazione “Zafferiamo”, nell’ultimo o penultimo fine settimana di ottobre.

In questo contesto si può partecipare alla sfioritura che consiste nel togliere i pistilli per poi seccarli in un contenitore posizionato sopra la brace. Poi si prosegue con la dimostrazione della pratica della tintura, usata anticamente per colorare i vestiti.

E, infine, si termina la giornata con la preparazione dei “i pici” con lo zafferano, la pasta tipica della zona. Volendo ci sono altre attività a cui partecipare:

  • l’assaggio della Torta del Perugino;
  • il massaggio al viso offerto dalle terme di Chianciano
  • visitare il mercatino biologico e molto altro.

 

 

bustina giustadose di zafferano essicato in vendita nella città medievale di città della pieve

 

 

E per il riposo a chi ti puoi affidare? Ti consiglio il Borgo Vacanze PanElios: un’oasi di pura pace immersa nella campagna con una fantastica piscina a tua disposizione.

Sarà il momento in cui potrai finalmente rilassarti e pensare al Genius Loci della città medievale di Città della Pieve. Non ti pare un folletto un po’ invadente, genuino e sanguigno ma allo stesso tempo delicato e prezioso come il fiore di zafferano?

 

Gaio Fratini, poeta nato nella città medievale di Città della Pieve, disse: “niente è valido una seconda volta“.

Io vorrei invece affermare che “se si guarda con gli occhi colmi di meraviglia, sarà sempre la prima volta“.

 

Un ringraziamento speciale a: