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L’autunno sa regalare momenti di profonda introspezione ed è un richiamo che si percepisce passeggiando da Viserba a Rimini centro. La sabbia soffice, il movimento lento delle onde e il sibilo dei gabbiani si intrecciano ai pensieri che vagano liberi seguendo le direttive della mente.

Viserba

 

Viserba è famosa per il parco di divertimento “Italia in Miniatura” ma nelle stagioni fredde, quando il parco è chiuso, si trasforma in una sonnacchiosa cittadina.

L’hotel in cui alloggiavo si trovava in prossimità del mare e per raggiungere il centro di Rimini pensai di fare una lunga e piacevole camminata inspirando lo iodio e osservando le orme sulla spiaggia.

L’acqua conservava un certo tepore tanto da notare alcune persone che ne approfittavano per fare gli ultimi bagni solitari. Io, semplicemente, arrotolai i pantaloni e camminai con i piedi nell’acqua, testandone la temperatura.

Ero immersa nei miei pensieri quando un cagnolino corse vicino, potendo così ammirare un luccichio di felicità nei suoi occhi. Abbozzai un sorriso, riflettendo sul concetto di serenità degli animali quando noi, esseri intellettualmente più dotati, almeno secondo i nostri canoni, fatichiamo pure a sorridere.

Quanto poco riusciamo a godere del tempo presente? Perché siamo incapaci di accontentarci delle cose semplici?

 

Imbocco del fiume sul mare

 

Rivabella e San Giuliano a Mare

 

Giunsi in località Rivabella, dove si incontra il fiume Marecchia ed è necessario abbandonare la battigia per la strada asfaltata. Prima di arrivare al ponte una coppia di anatre attirò la mia attenzione: emanavano una tale raccoglimento impossibile da non rispettare. Parlottavano fittamente fra loro raccontandosi chissà quali avventure, come una vecchia coppia oramai consolidata.

Fu piacevole ascoltare il loro starnazzare sottovoce. Provai quasi una fitta di gelosia per la loro complicità. Ma venni distratta dall’approssimarmi a San Giuliano a Mare.

La cittadina si trova racchiusa fra due canali quasi come fosse un’isola immaginaria e l’ultimo collegamento è il Ponte Tiberio, uno dei più antichi della città, costruito in epoca romana.

Una veduta spettacolare di barche ormeggiate fece sorgere pensieri di vagabondaggio verso terre lontane e sconosciute. Ma distolto lo sguardo, riporta in direzione del centro cittadino di Rimini.

Eppure sono passati solo pochi anni dal mio lungo viaggio in Centro America e che cosa è rimasto di quei momenti di empia spensieratezza? Ricordo ancora quanto la scoperta di luoghi magici si rivelasse così istruttiva per le mie emozioni?

 

porta romana in centro a rimini

 

Rimini centro storico

 

L’antica Ariminum deve la sua fondazione alla vittoria sui Galli e la posizione strategica la trasformarono in un importante centro storico. Nasceranno qui, infatti, due arterie tutt’oggi utilizzate: la via Flaminia, direttamente collegata a Roma e la via Emilia, collegata a Piacenza.

Sorse in un periodo prospero dell’Impero Romano, quando la colonizzazione dei territori era la peculiarità dei governanti. I resti maestosi del Domus del Chirurgo illustrano lo stile e la sfarzosità di un’abitazione tipica della civiltà romana.

È impossibile non ammirarne i contorni e contemporaneamente non pensare a come fosse la vita in quel frangente d’epoca. Più elitario? Più difficoltoso? O la costruzione di una nuova città portava anche maggiore creatività e benessere?

Proseguii verso piazza Cavour facendo un piccolo balzo in avanti che mi proiettò nel ‘500, periodo di costruzione della sua fontana. Poi ritornai nuovamente indietro nel tempo attraversando la vivace piazza Tre Martiri dove troneggia l’antico foro romano in contrapposizione ai più moderni negozi.

Una deviazione sulla destra, all’altezza della stessa piazza, mi portò a visitare il Tempio Malatestiano. La sua facciata rinascimentale, opera di Leon Battista Alberti, nasconde all’interno le spoglie dei Malatesta mentre i muri narrano la storia d’amore tra Sigismondo Pandolfi Malatesta (committente del monumento) e Isotta degli Atti.

Dietro a questo maestoso edificio che trasuda amore sorge il Mercato Coperto, emblema del commercio dei prodotti tipici locali. Mi sedetti ad assaggiare un cassone romagnolo riflettendo sulla complessità dell’anima.

Accanto a pensieri più profondi nascono, quasi a farsi beffe, rimuginamenti più basilari come a dimostrare quanto possiamo essere grandi e piccoli allo stesso tempo.

La visita del centro terminò sotto il magnifico Anfiteatro Romano o meglio ciò che rimane di uno dei più importanti luoghi ricreativi della città, dove venivano a scontrarsi i gladiatori.

Il ritorno lo feci più in sordina attraversando i numerosi parchi cittadini fra cui quello dedicato a Federico Fellini. Mi ricordai delle sue parole: “nulla si sa, tutto si immagina”. E forse è proprio questa l’essenza della flânerie: ricreare attraverso i pensieri la via verso l’intuizione.

Perché l’immaginazione aiuta la mente a superare i blocchi che inconsciamente creiamo, facendoci sentire leggeri e liberi, come quando camminiamo con i piedi in acqua. Sei pesante ma in qualche modo leggero e non hai voglia di fermarti, così continui certo che quel lento incedere ti porterà da qualche parte e che diventerà reale.

Cosa ti posso dire del Genius Loci di Rimini?

I riminesi lo sanno meglio di me ma io ho percepito una certa energia frizzante, una positività volta allo scherzo e alla voglia di vivere. Se dovessi descriverlo sarebbe un essere con un viso ridanciano che indossa un cappello di fiori colorati in testa mentre fra le mani tiene un borsone ricco di ogni leccornia!

 


Musica consigliata: Il mare calmo della sera – Andrea Bocelli

Lettura consigliata: Fare un film di Federico Fellini

Il Lido di Venezia e Pellestrina sono due isole dal fascino particolare: la prima famosissima mentre l’altra quasi sconosciuta. Il Lido è frequentato dalle celebrità e dalle star del cinema di tutto il mondo, Pellestrina invece, appare selvaggia e solitaria, a metà strada fra Venezia e Chioggia.

Lido di Venezia 

 

Chi non conosce il Lido e la sua famosa Mostra del Cinema di Venezia? Forse non lo sai, come lo ignoravo io, in verità, ma la Mostra del Cinema non si tiene a Venezia ma nell’isola del Lido. È qui che una volta all’anno, durante la prima settimana di settembre, si incontrano le star più famose di Hollywood.

Il periodo della Mostra del Cinema è quello che va da fine agosto alla prima settimana di settembre e ogni anno porta con sé molto turismo, soprattutto legato al mondo cinematografico.

 

via cittadina del lido

Lido di Venezia

 

Nel frattempo, però, è frequentato anche da turisti che vogliono fuggire dalla caotica Venezia. Raggiungerlo è molto semplice: se arrivi dalla stazione ti basterà prendere il traghetto numero 5.1 e la fermata è quella appena fuori dalla stazione dei treni, spostata sulla destra.

Per intenderci non dove c’è la biglietteria ma quella in direzione Ponte di Calatrava. Al ritorno invece ti basterà prendere il primo traghetto che va in direzione Ferrovia o Piazzale Roma.

Si arriva dunque alla fermata Lido del porto San Nicolò. Da qui puoi decidere di fare una passeggiata lungo il viale Santa Maria Elisabetta.

 

Se possiedi la carta Venezia ricordati che puoi usarla anche per spostarti con gli autobus

 

Vedrai alberghi lussuosi, palazzi in stile liberty, negozi e locali più o meno costosi. Non è vero che il Lido è inaccessibile… Si possono trovare anche dei ristoranti dove mangiare a prezzi ragionevoli, basta fare attenzione ai menu esposti all’esterno.

Il motivo per cui molte persone si spingono fino a qui è per rilassarsi sulla spiaggia. Anche per questo hai un’ampia scelta. Puoi scegliere sia spiagge attrezzate che libere.

 

spiaggia libera del lido

 

Continuando in direzione Pellestrina ti ritroverai in prossimità della zona di Malamocco. Stiamo parlando di un quartiere che fa parte del Lido, ma siccome in passato ha avuto un ruolo piuttosto importante ed è rinchiuso da un canale, gli abitanti si sentono come se fossero una città a parte.

Anticamente a Malamocco esisteva un porto ed era un’importante via di passaggio commerciale. Non si sa esattamente se fosse direzionato verso il mare o verso la laguna, ma si dice che la città non sia l’originale antica.

Secondo la leggenda, infatti, la vecchia città di Malamocco che si chiamava Madamaucum fu distrutta da un maremoto nel 1110. La stessa venne ricostruita ma non si sa quale fosse stata la collocazione esatta prima della tragedia.

Dalle chiacchiere di alcuni pescatori si trovava nella laguna, perché le loro reti spesso si impigliavano nel campanile, secondo altri nell’Adriatico, altri ancora sostengono che sia stata ricostruita sopra a quella antica. Un mistero che non è stato ancora risolto.

In ogni caso, quando arriverai qui, ci saranno tre cose da visitare:

  • il Palazzo del Podestà del XV secolo costruito in stile gotico;
  • la chiesa di Santa Maria Assunta, originaria del secolo XII;
  • il forte

 

Proseguendo la passeggiata verso il mare Adriatico potrai prendere il sole o fare il bagno nei famosi “Murazzi”, un’opera voluta dalla Repubblica di Venezia. Nello specifico si tratta di una costruzione a difesa della laguna fatta in pietra d’Istria per contrastare l’inevitabile erosione del mare.

 

 

Verso Pellestrina

 

Se vuoi raggiungere Pellestrina, ti basterà prendere l’autobus numero 11 che si ferma lungo il viale Santa Maria Elisabetta o all’uscita del porto San Nicolò, di fronte al tabacchino.

I biglietti si acquistano nelle biglietterie dei traghetti oppure puoi usufruire della Carta Venezia. Il percorso si estende lungo i 12 chilometri dell’isola fino a raggiungere il Porto di Malamocco attraversando le località di Malamocco e Alberoni.

Sarai obbligato a salire con l’autobus sul pontile mobile che ti traghetterà, in un viaggio di 5 minuti, all’isola di Pellestrina. Una volta raggiunto nuovamente la terraferma ti consiglio di scendere alla quarta fermata, ritrovandoti così nel “centro” dell’isola.

“Centro” è una parola grossa! Perché in realtà ciò che vedrai sarà una chiesa, alcuni locali e case private. Ti consiglio però di affittare una bici e girare tutta l’isola.

Non aspettarti una biciclettata impegnativa: Pellestrina si estende per 11 chilometri, con una larghezza che parte da un minimo di 23 metri a un massimo di 1,2 chilometri.

 

centro abitato a pellestrina

 

Una striscia di terra che divide la laguna dal mare Adriatico. Anche qui le spiagge sono libere e dalla parte opposta del Porto di Malamocco si trova Chioggia, la sorella meno famosa di Venezia.

Al ritorno prendi l’autobus numero 11 che passa ogni ora intorno alle “quaranta”, 11.40, 12.40, 13.40, eccetera, segnato negli orari con la dicitura “D” perché sarà quello che ti porterà fino all’imbocco dei traghetti per Venezia.

 

spiaggia sabbiosa di pellestrina


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Finalmente un luogo in cui sarà un piacere fare della flânerie. Non solo potrai ammirare il mare e la laguna in tutto il lsuo splendore, ma potrai anche scoprire diversi stili architettonici. Quello predominante è il liberty nella zona più turistica, ma addentrandoti nei vari quartieri scoprirai edifici e case dallo stile più veneziano e popolare. 

Il Genius Loci qui si rifà all’antico veneziano commerciante con un grande senso per gli affari. Legatissimo alla propria isola e ai valori ad essa collegata. Dotato di una grande ironia ma un po’ schivo, tanto da sembrare a volte scontroso. Quello del Lido e quello di Pellestrina si assomigliano ma non si sopportano. La rivalità fra isole non è mai cancellata e neanche quella fra Pellestrina e Malomocco.

In entrambe spiccano i colori in tinta pastello che contrastano con l’azzurro del mare e della laguna. L’aria ha un sentore benefico tanto che al Lido, fino a pochi anni fa, c’era un sanatorio. Quindi respira a pieni polmoni e ti porterai a casa un carico di energia!

Anche il cibo sembra più appetitoso e se vuoi spendere un po’ meno e mangiare in modo più casereccio ti consiglio di spostarti a Malamocco. Ma non dire che poi andrai a Pellestrina, perché per loro gli abitanti di Pellestrina sono dei pirati!

Se ti sposti invece lungo i Murazzi sentirai il rumore delle onde infrangersi contro le dure pietre d’Istria, mentre dei gabbiani in lontananza ti avviseranno della loro presenza. E se ti porti del cibo fa attenzione alle vespe! Lì sono piuttosto voraci e vorranno assaggiare anche loro il tuo pasto.

Musica consigliata: La musica di Sir Oliver Skardy

Lettura consigliata: Memorie scritte da lui medesimo di Giacomo Casanova

La top 10 di Malta: le dieci località che non devi assolutamente perdere durante il tuo viaggio nella meravigliosa isola del Mediterraneo.

Malta è un’isola strepitosa che ti saprà sorprendere per la sua particolare conformazione e per le differenti nazionalità che ci vivono.

Nella storia ha subito invasioni europee, africane ed extraeuropee lasciando ognuna traccia di sé nell’architettura, nella cultura popolare e anche nella lingua.

Le spiagge, poca sabbia e molti scogli, offrono la possibilità di nuotare in acque cristalline tipiche del mediterraneo, immersi nella cornice di pesci e molluschi che si muovono fra sfumature che vibrano dall’azzurro più intenso al blu più scuro. Ora non rimane che conoscerla nel dettaglio, nelle città e nei luoghi che più la rappresentano.


 

1. La Valletta

 

Fu il Gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni Jean Parisot de la Valette che diede il nome alla capitale di Malta. Il centro storico non è molto grande ma all’interno nasconde dei palazzi e dei musei assolutamente da visitare e soprattutto è Patrimonio dell’Unesco dal 1980.

All’entrata troviamo il City Gate, un ponte in pietra che porta alla Freedom Square, opera dell’architetto italiano Renzo Piano che ha edificato anche il nuovo Parlamento.

Proseguendo troviamo il National Museum of Archeology e subito dopo la St. John’s Co-Cathedral che contiene alcune tele del Caravaggio.

Il Fort St. Elmo dominava la città e controllava i possibili attacchi dei nemici. I Lower Barracca Gardens e il Castille Curtain li trovi costeggiando la sponda, mentre il luogo più fotografato è il Saluting Battery sotto gli Upper Barraca Gardens.

Ogni mezzogiorno, infatti, vengono fatti tuonare i cannoni e tutti i turisti si riuniscono per partecipare all’evento. La famosa ambasciata dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme e di Malta è ospitata al St. James’ Bastion and Cavalier che si trova vicino all’ingresso della città.

Da qui partono gli autobus per tutte le località maltesi, ti consiglio di prendere una cartina per capire come muoverti con i mezzi pubblici oppure leggi questo articolo dove trovi tutte le informazioni.

 

entrata a la valletta nella top 10 di malta

La valletta

 

2. Sliema

 

Sliema è la scelta preferita dalla maggior parte dei visitatori. Centro commerciale ricco di negozi, locali alla moda e pub notturni. Da qui partono gli autobus per Circewwa, per raggiungere le isole di Gozo e Comino, e i battelli per raggiungere La Valletta.

Passeggiando nel lungo mare arriverai a visitare San Julian, Balluta Bay e Pacevillesede della movida notturna. Ci sono anche numerose spiagge e un tratto di costa chiamato Fond Ghadir dove si sono formate delle interessanti piscine naturali fra le rocce.

Si tratta di una zona dove si trascorre il tempo in spiaggia, a fare acquisti, a sorseggiare un aperitivo o a mangiare. Non ci sono musei o attrazioni particolari da segnalare.

 

due che nuotano a sliema nella top 10 di malta

 

3. Bugibba

 

Al terzo posto della Top 10 di Malta c’è Bugibba, ossia la seconda Sliema, dove si trovano numerose strutture turistiche  ma più economiche rispetto a Sliema.

Anche qui si può passeggiare nel lungo mare ma i negozi e i locali si trovano solo nel piccolo centro. Le spiagge sono prevalentemente di tipo roccioso e si può godere di molta intimità.

Nel 2006 è stata costruita una spiaggia sabbiosa vicino al centro dove sono nati ristoranti di pesce fresco. Anche i presidenti di Malta George Abela e Edward Fennech-Adamy hanno scelto di vivere qui. Dove la vita sembra più tranquilla e isolata rispetto alla caotica Sliema.

A Pasqua avviene il Palio di Bugibba che coinvolge tutta la città ed è un momento di festa per tutta l’isola. Raggiungerla con i mezzi pubblici diventa quasi impossibile a causa della grossa affluenza di persone che arriva da ogni parte.

Da visitare con i bambini è l’Acquario Nazionale di Malta di circa 20.000 metri quadrati, dove sono esposte 26 vasche di pesci del Mediterraneo.

Oltre a questi si possono ammirare esemplari di squali, razze, anguille e un meraviglioso tunnel ‘walk-through’ che passa attraverso le vasche e permette ai visitatori di vedere i pesci dal vicino.

A fianco all’acquario il Beach Club “Cafè del Mar”, un locale con piscina affacciato direttamente alla Baia di San Paul, ravvivato da feste e musica con deejay.

 

piscina a bugibba nella top 10 di malta

 

4. Mdina

 

Mdina è l’antica capitale di Malta e si trova nel punto più alto dell’isola dove è possibile vederla quasi nella sua interezza.

L’ingresso è spettacolare, attraverso il ponte di Mdina Main Gate. Si entrerà in una città medievale completa di cinta muraria millenaria e si potrà godere di un silenzio introvabile nel resto dell’isola.

Finalmente troviamo la Cattedrale ufficiale dell’isola, dedicata a San Paolo, situata in piazza dell’Arcivescovo. Di fianco un museo che conserva interessanti suppellettili e una collezione d’arte.

Sempre in centro è presente Il Museo di Storia Naturale con mosaico della croce di Malta. Potrai conoscere in modo accurato la formazione geologica dell’isola e scoprire allestimenti e collezioni permanenti di rocce e uccelli.

Il Convento Carmelitano è l’unico a essere visitabile al pubblico ma è aperto solo in rare occasioni, per non interferire con la sacralità del luogo.

Due musei sono interconnessi: il Mdina Experience, centro che racconta la storia della Medina e come si è evoluta, e la sede dei Cavalieri di Malta, che ripercorre la storia dell’ordine attraverso i secoli.

Un altro interessante museo è il Mdina Dungeons Museum che illustra i metodi di tortura usati a Malta e nel mondo e infine il Palazzo Falson, una casa museo che illustra lo stile di vita di una famiglia del XIII secolo, attraverso l’arredamento e lo stile coloniale degli abitanti.

 

Entrata alla medina nella top 10 di malta

 

5. Rabat

 

Rabat si trova all’uscita della Medina. Divenne famosa in tutto il mondo per aver ospitato l’apostolo San Paolo, durante un nubifragio accorso nel 60 d.C., raccontato negli Atti degli apostoli.

La cittadina è fornita di viuzze strette e decorate di fiori ornamentali. Una piacevole passeggiata porta alla Catacomba di San Paolo, uno dei luoghi più visitati. Si tratta di un percorso scavato nella roccia fra il IV e il V secolo d.c dove trovavano riposo le spoglie dei cristiani.

Il Museo e la Cripta di sant’Agata contengono degli affreschi ben conservati e degni di nota. Mentre la Domus Romana è una villa con orpelli antichi e un bellissimo mosaico che ha mantenuto intatto il suo colore nel tempo. Tutto intorno delle colonne di pietra bianca fanno risaltare il disegno.

Da visitare ancora a Rabat, il Museo di Wignacourt che possiede una pinacoteca e Casa Bernard, nata come torre di avvistamento su dei resti romani e poi riconvertito a palazzo con arazzi, librerie e oggetti preziosi. Se sei un fedele devoto non puoi non inserire fra la top 10 di Malta una visita a Rabat.

 

via piena di piante a rabat nella top 10 di malta

 

6. I megalitici

 

Si tratta di sette siti megalitici dislocati tra Malta e Gozo e dichiarati Patrimonio dell’Unesco. Si tratta di:

  • Gigantia (Ġgantija)
  • Scorba (Skorba)
  • Ta Hagrat (Ta’ Ħaġrat)
  • Hagar Qim (Ħaġar Qim)
  • Menaidra (Mnajdra)
  • Tarscen (Tarxien)

 

Gigantia si trova nell’isola di Gozo e si pensa sia stato edificato fra il 3600 ed il 3000 a.C. Fu scoperto e sistemato dal Colonnello John Otto Bayer che si fece aiutare dai detenuti della prigione gozitana negli scavi.

Scorba sorge a Mġarr, nell’isola di Malta, e comprende due templi megalitici. Ta Hagrat si trova sempre a Mġarr ed è composto di due strutture megalitiche.

Fu scoperta nel 1916 e il direttore del National Museum of Archaeology di La Valletta, Sir Themistocles Zammit, ne predispose gli scavi nel 1923.

Sia Scorba che Ta Hagrat sono dei siti piuttosto delicati e ne è permessa la visita solo a 15 visitatori per volta per un massimo di 45 al giorno e di 90 alla settimana.

Hagar Qim si trova invece a Qrendi e i suoi templi risalgono a 5000 anni fa. Vicino si trova anche la costruzione di Menaidra.

Menaidra si trova in basso rispetto a Hagar Qim, in discesa verso il mare, ed è costituito da tre elementi distinti.  Il più antico consta tre absidi costruiti con il calcare corallino nella parte esterna e da globigerina nella parte interna. Questo perché la prima è una pietra più resistente agli agenti atmosferici.

Tarscen è stato costruito nel 3600 a.c. e comprendeva anche un cimitero crematorio risalente successivamente all’età del Bronzo, nel 2500 a.C. circa.

All’interno degli edifici sono state ritrovate anche una notevole quantità di ossa a testimonianza dei vari sacrifici animali che furono fatti nello spazio religioso del complesso megalitico. Solo per vedere queste testimonianze antiche vale la pena di scalare la classifica della top 10 di Malta.

 


 

7. Le spiagge più visitate

 

Oltre alle spiagge già citate di Sliema e Bugibba ci sono altri punti marittimi amati dai turisti. Fra questi ne illustriamo i più importanti. Nella contea di Delimara si trova la famosissima San Peter’s Pool, scelta da chi ama fare i tuffi, con grandi scogli che scendono a dritti sul mare.

Dalla parte opposta si trova Marscia  Scirocco famosa per il mercato della domenica e per il piatto tradizionale “Lampuki”, ossia un pesce che attraversa le coste maltesi da aprile a novembre. I due punti sono equidistanti grazie alla formazione a U della costa e, volendo, si raggiungono a piedi.

Blue Grotto è una grotta visibile solo in barca dove si può entrare e ammirare i riflessi blu del mare. Non si può scendere dall’imbarcazione per fare un bagno ma si può farlo lungo la costa. Ora arrivano le spiagge, secondo il mio parere, fra le top 10 di Malta…

A Manikata puoi visitare la spiaggia dorata di Golden Bay. La troverai molto affollata e quindi potrai preferire andare nella seconda spiaggia, dove si trova il forte Ghajn Tuffieha Tower, di dimensioni  più ridotte. Se ancora non sarai soddisfatto potrai spostarti ancora più avanti, in direzione Gnejna Bay, per raggiungere “l’ultima spiaggia”.

Mellieha Bay è un bellissimo pezzo di spiaggia sferzato però da un forte vento. Dalla parte opposta si può camminare nella Ghadira Natural Reserve seguendo i sentieri.

E non solo! Prima di arrivare alla spiaggia c’è la fermata Skrajda, se prendi l’autobus 101 ti porterà a visitare il famoso Popeye Village.

Allestita come set del famoso film di Braccio di Ferro con protagonista Robin Williams, oggi  è diventato parco di divertimento per i più piccoli.

 

spiaggia di mellieha nella top 10 di malta

 

8. La contea di Dingli

 

La contea di Dingli ti farà sognare di essere per alcuni istanti in Irlanda ad ammirare le maestose Cliffs of Moher. Un luogo selvaggio, rude e roccioso. Il luogo che mi ha sorpreso di più fra la top 10 di Malta è sicuramente questo che non avevo trovato sulla guida ma mi è stato consigliato da un ragazzo maltese.

Un panorama a 360 gradi sul mare blu intenso con una strada panoramica di circa 1,5 chilometri che ti permette di passeggiare a strapiombo sul mare.

Lungo il cammino vedrai una piccola cappella di roccia bianca come se fosse un miraggio: si tratta della Magdalene Chapel spesso chiusa al pubblico. Vicino dei furgoncini vedono bibite fresche e snacks.

Da quel tratto la strada non è più pedonale ma se prosegui in direzione Inzul Ix Xmex, potrai visitare gli unici giardini pubblici di tutta l’isola, i Buskett Gardens.

Non ti aspettare nulla di grandioso! Ma ci sono dei bagni, delle panchine con annessi tavolini e delle bellissime piante di arance e mandarini. La domenica il parco si riempie di maltesi che vengono qui a fare picnic.

 

vista dalla scogliera di dingli sul mare nella top 10 di malta

 

9. Gozo

 

La “sorella” di Malta è anche la più selvaggia. Si raggiunge da Circewwa con la Gozo Channel Company.

All’arrivo scenderai nel porto di Mgarr e un autobus ti porterà nella capitale Victoria o Rabat. Rabat è l’antico nome dell’isola cambiato poi in Victoria nel 1897 in onore dei 60 anni di reggenza della Regina inglese. La somiglianza del nome con la sorella Malta non è casuale anche qui infatti si trova la Cittadella.

Ci sono molti siti da visitare tra cui la Cattedrale di Santa Maria che contiene un osso del braccio di Sant’Ursula, patrona di Gozo e ossa dell’addome di Santa Lucia, il Natural History Museum con una collezione di fossili marini impressi nella roccia e le Old Prison, una sorta di carceri vip.  Il Museo Archeologico invece conserva la famosa stele di Maymunah del 1174

Malsalforn e Xlendi sono le uniche stazioni balneari dell’isola dove si accentrano gli hotel e i ristoranti. A Malsalforn non aspettarti chissà che, la spiaggia di sassi è molto piccola e l’acqua non è fra le più pulite. In alternativa c’è un lungomare di cemento dove puoi sdraiarti e fare il bagno.

Xlendi invece è un villaggio di pescatori dall’aria selvaggia e incantata. Ricca di baie, insenature e grotte ci si può perdere fra i sentieri che la costeggiano in un mirabolante intreccio di natura e mare.

Qui puoi trovare il gemello dell’Azure Window, la finestra azzurra, andata distrutta a causa dell’erosione del mare qualche anno fa.

 

Si chiama Saint Andrew’s Divers Cove ed è un luogo dove vengono fatte le immersioni.

 

Prima di raggiungere Xaghra si trovano i Templi di Ggantija composti da monoliti che raggiungevano anche i 15 metri di altezza, di colore rosso ed erano fatti in pietra. Oltre a questo gli scavi hanno rivelato antichi simboli di fertilità, ossa di animali e varie sculture.

Nadur significa in arabo “vedetta” ed è abitata per la maggior parte da americani che si sono trasferiti stabilmente qui. La famosa spiaggia di Ramla Bay infatti richiama i turisti per la sua grandezza e per la tranquillità dei suoi fondali.

Al di sopra della spiaggia uno dei possibili siti che ispirò Ulisse a scrivere le sue peripezie per raggiungere Itaca. La dea Calypso l’avrebbe imprigionato in una caverna  qui presente e rinchiuso per sette anni negandogli la libertà.

A Gharb infine si raggiunge per visitare la Basilica di Ta’ Pinu prima di entrare in paese. Il papa Giovanni Paolo II è stato qui nel 1990 ed è stata consacrata da papa Pio XI.

La storia narra che una contadina di nome Carmela Grima ha sentito una voce soave provenire dalla cappella e tutti hanno pensato fosse quella della Madonna.

Un uomo ha confermato il fatto diventando un luogo di pellegrinaggio che attira ogni anno migliaia di maltesi e turisti. Un’altra tappa da fare fra la top 10 di Malta per chi è un cattolico fervente.

Maggiori informazioni su Gozo le trovi qui

 

la spiaggia di malsalform a gozo nella top 10 di malta

 

10. Comino

 

Comino è per me sulla vetta della top 10 di Malta! Si raggiunge con il battello da Circewwa da marzo a ottobre al prezzo di 10 €. Nell’isola vivono solo sei persone ed è presente un hotel.

Comino, prende il nome dal tipo di cumino che si coltivava in questa zona, anche se oggi si trova sempre più raramente.

Con il traghetto si arriva direttamente nel luogo più bello, il Blue Lagoon. Purtroppo essendo il punto di attracco è anche il più frequentato e il più caotico, dove sarà difficile rilassarsi e trovare spazio fra gli scogli.  Ma se ci si sposta nella parte opposta, seguendo i sentieri, si arriva all’hotel Comino dove si può nuotare relativamente in pace.

Caldo permettendo, potrai arrivare fino al Saint Mary Tower, una torre di guardia nata con lo scopo di avvistare i pirati e poi usata dall’esercito maltese. Se la bandiera è issata significa che è aperta e per visitarla dovrai lasciare un’offerta libera.

 

l'acqua blu di comino con due ragazze che osservano il mare nella top 10 di malta

 

Su Amazon trovi in vendita la Guida di Malta, Gozo e Comino che ho scritto sia in versione ebook che cartacea a questo link, su Kobo, invece, la trovi a questo link!

Alla scoperta della Costa dei Trabocchi e dintorni attraverso l’Abruzzo marittimo: uno dei panorami più belli sulla costa adriatica. Qui il blu del mare contrasta con il cielo e i gabbiani richiamano la loro indipendenza, godendosi una libertà senza limiti.

I Trabocchi 

 

I trabocchi sono delle strutture in legno a ridosso del mare che venivano usate dai pescatori per catturare il pesce. Venivano issate delle reti e da lì si poteva pescare senza allontanarsi troppo dalla riva. Dei lunghi pali di legno permettevano di posizionare le reti in diversi punti strategici.

Si pensa che l’idea sia stata “rubata” ai Fenici che dovevano trovare un modo per contrastare le forte raffiche di vento di Maestrale che si abbattono in quella zona di costa. Sono costruite con pino di Aleppo che resiste alla corrosione dovuta alla salsedine mentre i modelli di rete cambiano in base alla zona.

Sì, perché i trabocchi non sono solo una prerogativa della costa abruzzese ma anche di quella molisana e pugliese. Tanto da essere considerati oggi patrimonio monumentale del Parco Nazionale del Gargano.

Oggi sono stati trasformati in rinomati ristoranti di pesce fresco e richiamano turisti da tutto il mondo grazie all’atmosfera particolare e rilassante.

Se è vero che i trabocchi sono presenti fino alla Puglia, il tratto maggiormente visitato è quello che va da San Vito Chietino a Punta Aderci.

 

un trabocco lungo la costa dei trabocchi e dintorni

 

La Costa dei trabocchi

 

Il tragitto è percorribile in auto seguendo la SS16, incontrando diversi trabocchi e ammirando la costa selvaggia abruzzese. A San Vito Chietino si possono ammirare anche l’Eremo di Gabriele d’Annunzio e il Promontorio Dannunziano.

Il poeta trascorse un mese di vacanza a San Vito Chietino e rimase affascinato dai trabocchi, soprattutto da il Trabocco Turchino, tanto da citarlo nella sua opera Trionfo della Morte.

Iniziò il libro proprio nel 1889 durante il soggiorno in Abruzzo e fa parte della trilogia di romanzi che comprende anche Il Piacere e l’Innocente. Finì di scriverlo nel 1894. Soggiornò in quella che oggi è una casa privata con l’amante Barbara Leoni e che custodisce solo il ricordo dell’Eremo felice della coppia.

Più avanti si può visitare il promontorio nel quale il poeta soleva sedersi e trarre ispirazione per il suo romanzo, raccogliendo profumi e sapori dal territorio circostante. La Costa dei Trabocchi finisce idealmente nella Riserva Marina Naturale di Punta Aderci.

 

veduta di vasto e il suo litorale sabbioso

 

Tips:

 

Puoi fare un pezzo di Costa dei Trabocchi anche se non hai la macchina, come ho fatto io. Prendi il treno fino a San Vito – Lanciano e ti dirigi verso il mare. Continui a seguire il mare lungo il tragitto dell’antica linea ferroviaria. Talvolta ti ritroverai a percorrere dei brevi tratti sulla Statale così da avere l’occasione di vedere l’Eremo e il Promontorio Dannunziano.

 

passerella di legno a punta aderci

 

Punta Aderci

 

La Riserva è stata istituita nel 1998 per preservare il fragile ecosistema che accoglie la nidificazione di uccelli migratori e stanziali e la crescita di piante autoctone.

Tra le specie animali ritroviamo: il fenicottero maggiore, l’occhiocotto e la sterpazzola, l’airone cenerino, il cavaliere d’Italia, il tarabusino, la garzetta, il gruccione, il martin pescatore, la nitticora, la sgarza ciuffetto, la cinciallegra, il saltimpalo, la cappellaccia, il beccamoschino, il gheppio, lo sparviere e la poiana.

Il simbolo del parco è invece il fratino, un uccello della famiglia dei Charadriidae. Aguzza l’udito e prova a riconoscere il canto di almeno uno degli uccelli nominati!

La flora invece è composta dal ravastrello, l’ammofila arenaria, la calcatreppola marina,  la euforbia delle spiagge, il papavero giallo, il mirto, la salsola, il giglio di mare, il finocchio spinoso e la ginestra. Ma soprattutto l’alga rossa tipica del Mediterraneo ossia l’Halymenia floresia.

Dal promontorio di Punta Aderci si può arrivare a vedere il Parco Nazionale della Majella e anche il Parco Nazionale del Gran Sasso. La parte più frequentata, invece, è Punta Penna con una bellissima spiaggia di sabbia color oro.

 

sabbia e sassi a punta aderci

 

Vasto

 

La Riserva Naturale di Punta Aderci fa parte della città di Vasto che si trova abbarbicato sulla cima di una collina dal quale domina la costa adriatica.

Più in basso si trova Vasto Marina e poi la zona di San Salvo con un bellissimo lungomare dalla spiaggia dorata e finissima, pieno di locali e spiagge attrezzate.

Se provi a toccare la sabbia e a lasciarla scivolare fra le mani ti sembrerà quasi di percepire la leggerezza del tempo e del suo continuo mutamento.

Il centro storico ha origini molto antiche: fu edificato dal popolo dei Frentani nel XII secolo che la chiamarono Histonium.

Poi, nel 1799 diventò Repubblica sotto il dominio della famiglia d’Avalos per quasi un secolo. I monumenti più importanti da visitare sono il Castello Caldoresco, la Cattedrale o il Duomo di Vasto e il Palazzo d’Avalos, che oggi ospita un complesso di Musei sulla cultura locale.

 

Questi meravigliosi edifici fecero conquistare a Vasto nel  XIX secolo il titolo di “Atene degli Abruzzi”.

 

Ed è davvero piacevole perdersi nei vicoletti che a volte nascondono delle sorprese inaspettate come il resto della facciata della Chiesa di San Pietro, rimasta solo la parte frontale, o il mosaico delle terme romane ritrovate in fase di scavo. Per non parlare poi della veduta sul mare che si apre dai giardini di Villa Comunale o seguendo la discesa che scende verso il mare.

Uno spettacolo davvero incredibile che fa sussultare il cuore per la sua bellezza senza tempo. Una sinfonia che ricorda le note del notturno di Chopin. Una terra meravigliosa e incontaminata, intrisa di natura, storia e cultura.

Fai della flânerie un momento di piacere e di distrazione mentre il Genius Loci di questi luoghi, con la sua spiccata accoglienza ti saprà regalare un soggiorno indimenticabile nella terra abruzzese.

 

chiesa a vasto da vedere nella costa dei trabocchi e dintorni

 

Se hai un altro giorno a disposizione ti consiglio di raggiungere le bellissime isole Tremiti da Vasto con il collegamento ferroviario Vasto-Termoli (circa 15 minuti).

Come raggiungere le isole Tremiti con il traghetto? Semplicemente seguendo i consigli in questo articolo: prendi nota e prenota!

Vedrai che non solo scoprirai delle isole dal fascino antico ma te ne innamorerai perdutamente tanto da non voler più ritornare a casa. Sognerai di soggiornare in un ambiente selvaggio e un po’ ostile ma consapevole di vivere un’esistenza piena, leggera e libera dallo stress.

Raggiungere le isole Tremiti con il traghetto dal porto di Termoli

 

Era da un po’ di tempo che mi frullava per la testa l’idea di visitare le isole Tremiti. Non sapevo bene come organizzare il viaggio quando poi ho conosciuto una persona che abita a Vasto, in Abruzzo, e mi ha raccontato della sua terra.

Ho così scoperto che la città si trova ai confini con il Molise e ho deciso di prenotare un soggiorno lì. Quando sono giunta in stazione, ho constatato con più certezza che la vicinanza è davvero notevole.

Solo 15 minuti di treno per raggiungere Termoli. Da lì l’arrivo alle isole Tremiti è garantito con un viaggio in traghetto di circa 1 ora e 25 minuti.

Quindi, un mercoledì mattina con un sole cocente e brillante, mi avvio alla stazione, prendo il treno e arrivo a destinazione. Il cellulare ha deciso improvvisamente di prendersi una vacanza e la connessione diventa assente.

Procedo verso il centro scendendo una via a caso e incontro dei signori al bar che sorseggiano un caffè. Chiedo gentilmente indicazioni per il porto.

La strada è molto semplice: si attraversa il centro vivace e pieno di negozi e poi si scende verso il Piazzale della Scalinata del Folklore.

<   Segui l’itinerario qui per raggiungere le isole Tremiti con il traghetto >

Non mi aspettavo un porto così grande. Mi guardo intorno alla ricerca di qualche indicazione e ancora una volta accorre in aiuto un signore.

Mi vede vagare con lo sguardo in cerca di qualcosa e mi chiede se sto cercando l’attracco per i traghetti diretti alle Tremiti. Immagino quante volte abbia visto turisti sperduti guardarsi attorno, come me, con aria dubbiosa.

Mi indica di dirigermi in fondo al molo dove si vede in lontananza un traghetto della Tirrenia. Lì avrei trovato l’ufficio dove acquistare i biglietti.

 


Alternative per raggiungere le isole Tremiti con il traghetto:

I biglietti si possono acquistare nel sito ufficiale delle Isole Tremiti cliccando qui

In alternativa le Tremiti sono raggiungibili dai porti di Vieste, Peschici e Rodi: per maggiori informazioni consulta questo sito


Allo sportello non trovo grande affluenza e acquisto rapidamente i biglietti. Il costo è di 16,29 per l’andata e anche per il ritorno a cui aggiungere 2,50 come tassa di sbarco per un totale di 35,08€.

La navigazione è tranquilla e senza accorgermi approdiamo all’isola di San Domino. L’acqua del mare è di un azzurro cangiante, un invito al nuoto e allo svago.

Come scendo dalla nave vengo intercettata da una signora che mi propone un tour di un’ora e mezzo fra le isole di San Nicola, Cretaccio e la Capraia.

Decido di accettare pagando l’importo di 16 € (non so dirti se in alta stagione i prezzi aumentino) e dopo circa 10 minuti si avvicina una barca facendoci salire a bordo.

 

veduta dal porto

 

Isola di San Domino

 

La prima visita è dedicata a San Domino: una fra le isole più grandi e la più popolosa. Veniva chiamata dai monaci benedettini “l’orto del paradiso” grazie alla folta vegetazione e al suo fertile suolo.

Fra le scogliere si nascondono delle calette dal fascino senza tempo e alcune grotte dalla bellezza mozzafiato. La grotta delle Rondinelle è famosa per la presenza di rondini di mare che nidificano nel mese di marzo.

La grotta del bue marino era la dimora della foca marina, oggi quasi estinta e sormontata dal Ripa dei Falconi, una falesia sulla quale nidificano il falco della regina, il falco pellegrino e le Diomedee.

Queste ultime sono dei rarissimi uccelli di mare chiamati in questo modo per il loro canto notturno, che assomiglia al lamento dei soldati per il loro eroe perduto Diomede.

La grotta delle viole sulle cui rocce nascono dei bellissimi fiori colorati fra cui le viole e crea dei giochi di luce incredibili all’interno degli anfratti.

Entrando si possono notare anche la presenza di molti pesci e di molluschi che tingono le pareti di colore violaceo.

Toccando i punti cardinali dell’isola si possono scoprire ancora lo scoglio e la grotta di sale, dove si raccoglieva il sale, lo scoglio dell’elefante che ritrae il muso di un elefante e lo scoglio dell’elefante seduto che sembra avere la proboscide in direzione del mare.

Da ammirare anche la stazione di benzina a Punta Secca che punta direttamente  verso l’infinità del mare e che lascia volare la fantasia verso mete distanti ed esotiche.

All’interno dell’isola è invece interessante sottolineare differenti strutture ricettive fra cui il campeggio del Touring Club Italiano nascosto fra scogli e falesie.

In questa isola aveva scelto di trascorrere le vacanze anche il cantante Lucio Dalla. La villa di proprietà è visibile direttamente dal mare e riconoscibile per il suo colore giallo che richiama i colori dell’isola del Cretaccio.

 

scogli particolari e scogliera bianca

 

Isola del Cretaccio e isola della Capraia

 

Entrambe le isole sono disabitate e completamente differenti. La prima è costituita da materiali prevalentemente argillosi che ne stanno inesorabilmente segnando la fine.

Un po’ alla volta, infatti, l’isola sta scomparendo lasciando le sue tracce fra i fondali del mare. Il colore predominante è il giallo che spicca fra le isole di San Domino e San Nicola, e distingue appunto la formazione argillosa.

Lisola della Capraia, invece, è ricca di vegetazione e di uccelli marini che qui hanno decretato la loro residenza. L’unica abitazione è composta da una cascina che serve solo come rifugio per gli animali domestici che un abitante di San Nicola ha deciso di utilizzare.

Su di una roccia che si accascia direttamente sul mare sorge il faro che una volta ospitava una famiglia che ci ha vissuto per otto anni.

Durante questo periodo di tempo la coppia ha avuto sei figli. La comunità ha deciso che costava troppo mantenere la famiglia e ha lasciato disabitato anche questo pezzettino di mondo!

Il nome Capraia deriva dalla presenza di innumerevoli piante di capperi che qui nascono spontanee. Inoltre è dichiarata riserva naturale e fra le sue acque nasconde la statua di Padre Pio che si può osservare facendo un immersione o dello snorkeling.

 

come raggiungere le isole tremiti e vedere il porticciolo con l'azzurro del mare in sottofondo

 

Isola di San Nicola

 

L’isola di San Nicola è quella che invita il turista a un percorso prettamente culturale. In questo luogo, nel tempo, si sono succeduti i monaci Cistercensi, dal 1237 al 1313, i canonici Lateranensi, dal 1413 sino alla fine del Cinquecento e, infine, i Benedettini Cassinesi il IX secolo.

Ognuno di loro ha lasciato traccia del passaggio valutabile in chiese, chiostri, vicoli acciottolati, passaggi sul mare, fortificazioni e mura.

Quando si giunge al porto si sale su di una stradina che porta sulla punta più alta dell’isola, attraverso un percorso antico, che trasuda lavoro e dedizione. Fra le mure di cinta si giunge al Torrione Angioino, di forma circolare, che si presenta all’entrata del Castello dei Badiali.

Delle scale seguite da un ponte di legno permette di entrare nel fulcro dell’antica cittadina adornata da ingegnose opere di difesa, costruite durante l’epoca dei Cistercensi con il Patrocinio di Carlo d’Angiò.

L’opera più ammirata è la Loggia della Cisterna della Meridiana. Si tratta di un pozzo profondo circa 17 metri, che raccoglieva l’acqua piovana. Il nome invece deriva dall’uso secondario che veniva fatto, ossia misurare le ore del giorno attraverso la Meridiana.

 

colonnato nell'isola di san Nicola

L’edificio più importante è l’Abbazia di Santa Maria a Mare, costruita dai monaci benedettini nel 1045.

Con l’arrivo dei Lateranensi la facciata è stata ristrutturata dandole un impronta più rinascimentale con l’aggiunta di cherubini, santi e l’immagine della Vergine Maria.

Dall’alto si può godere di una vista sensazionale sulle altre isole e le numerose feritoie della cinta muraria permettono uno scorcio sul mare aperto e sulla penisola pugliese.

A fianco del porticciolo c’è una piccola spiaggia di sassi dove sono attraccate le barche e un piccolo molo dove prendere il sole. Di fianco il bar ristorante “la Conchiglia” dove gustare un piatto di pesce fresco.

Fra le scogliere si nasconde la Grotta di San Michele, che sembra raffigurare un teschio e gli Scogli Segati, una roccia perfettamente tagliata in due. Il taglio è talmente perfetto che pare fatto da artigiani esperti.

Ogni ora, prenotando il tour delle isole, si può tornare all’isola San Domino e riposare nella caletta di spiaggia a fianco al porto.

Semi nascosta dal trafficato porto, permette di riposare e di fare un bellissimo bagno fra le acque cristalline sulle quali nuotano numerosi pesci, granchi e molluschi.

Di fronte numerosi ristoranti e negozietti dove acquistare cibo o souvenir. Viziosi gabbiani aspettano un pezzettino di cibo… non deluderli!

 

costruzioni verso la salita all'isola

Altre informazioni

 

Durante il periodo estivo l’isola di San Domino e quella di San Nicola raggiungono assieme i 500 abitanti mentre in inverno diventa praticamente disabitata.

Le isole Tremiti sono composte in realtà da 5 isole. Tra di loro infatti figura anche l’isola di Pianosa, oggi decretata riserva naturale protetta con divieto di approdo da parte delle navi e anche di balneazione.

Per poterla visitare bisogna ottenere un permesso speciale con guide autorizzate proprio per preservarne l’atmosfera intatta e naturale.

Le isole Tremiti sono pugliesi e si trovano in provincia di Foggia. Fanno parte del bellissimo Parco Naturale del Gargano e possono vantare una qualità delle acque di eccezionale valore ambientale e naturalistico.

Ti è venuta voglia di raggiungere le isole Tremiti con il traghetto? Non mi resta che augurarti buon viaggio, allora!

 

come raggiungere le isole tremiti e l'acqua cristallina del mare

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

La flânerie è ammessa ma non concessa nel senso che non ci sono molti percorsi alternativi in cui vagare e perdersi. Ci si può perdere solo ammirando la bellezza del mare nel raggiungere le isole Tremiti con il traghetto. 

Il Genius Loci delle Tremiti è un gran lavoratore con un sorriso stampato in faccia, la calma di chi ne ha viste tante e il viso screpolato dalla salsedine, dal vento e dal sole. 

I colori dominanti sono il blu del mare e il giallo della creta. Chissà se il pittore Vermeer fu ispirato da queste sfumature per dare vita a uno dei suoi quadri più famosi; certamente l’avrebbe apprezzato.

Il cibo ha un sapore particolare perché condizionato dal viaggio in mare e dall’aria carica del profumo di iodio. Il canto degli uccelli ti fa perennemente ricordare che siamo ospiti in questa terra e che dovremmo ringraziare di poter attraccare; non è così scontato come sembra.

Il fondale sassoso, sabbioso e incontaminato delle isole lasciano vagare la mente verso viaggi inconsci, nell’abisso della nostra psiche che ci ricorda con velati messaggi di essere sempre felici e in sintonia con il nostro essere.

Musica consigliata: Lucio Dalla

Lettura consigliata: La felicità sul comodino di Alberto Simone

L’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia è un salto nel passato e nella storia della Repubblica di Venezia. In particolare ci insegna com’era gestita la sanità e l’importanza che si dava alla sicurezza pubblica.

  La Vigna Murada

 

Il primo nome conosciuto dell’isola del Lazzaretto Nuovo fu Vigna Murada. La prima presenza umana, secondo i reperti archeologici, risalirebbe addirittura all’età del bronzo.

Mentre è un documento ufficiale datato 1015 che ne attesta definitivamente la presenza umana grazie alla sua posizione strategica: l’isola si trova infatti a soli 3,5 chilometri da Venezia, nell’ingresso della laguna e davanti all’isola di Sant’Erasmo.

E in che veste? Diciamo che fin dagli arbori ebbe un ruolo di protezione dell’entroterra e di controllo dei canali lagunari. D’altronde Venezia è sempre stata un bersaglio appetibile e la sicurezza non era mai troppa.

 

contenitore nel museo dell'isola del lazzaretto nuovo

 

Nel medioevo l’isola del Lazzaretto Nuovo appartenne ai monaci dell’ordine di San Giorgio Maggiore che edificarono una chiesa in onore di San Bartolomeo, il protettore dei pescatori. Rimasero lì per un lungo periodo e la fecero diventare un importante polo commerciale.

In quel periodo, infatti, c’era una fervente produzione di sale, un’importante risorsa economica che faceva capo all’isola di Torcello.

Tutto il territorio, essendo Venezia sul mare, era circondato da saline, che costituivano merce di scambio con il resto del mondo. Una produzione che rimpolpava abbondantemente le casse della Repubblica visto che il sale era un bene che serviva un po’ a tutti.

 

A Venezia, quando c’è la luna, par di passeggiare in una acquaforte. (Carlo Dossi)

L’isola del Lazzaretto Nuovo

 

Nel 1468, con un decreto del Senato della Serenissima, l’isola divenne lazzaretto cambiando completamente il suo orientamento. Il nome fu scelto per differenziare quest’isola dal Lazzaretto Vecchio che già esisteva e si trovava di fronte al Lido di Venezia.

Lì, infatti, venivano portate le persone che avevano già contratto il morbo della peste, per le quali non c’era più niente da fare. Nell’isola del Lazzaretto Nuovo, invece, venivano ospitati coloro i quali presentavano alcune manifestazioni, senza esserne seriamente infettati e solo a titolo di prevenzione.

A tal proposito, non erano controllate solo le persone, ma anche le merci passavano di qua e venivano messe in quarantena. In sostanza venivano purificate, con i mezzi dell’epoca, attraverso l’uso di erbe aromatiche, come il rosmarino e il ginepro.

 

La parola quarantena fu coniata proprio dai veneziani e indicava quel periodo di quaranta giorni in cui, uomini e merci, dovevano rimanere rinchiusi all’interno del Lazzaretto. Questo accadeva se provenivano da paesi infetti perché avrebbero potuto portare malattie all’interno della Repubblica. Il numero 40 evocava la simbologia cristiana. 

 

La peste

 

Purtroppo, durante il periodo della Serenissima, ci furono due terribili contagi di peste: il primo avvenne nel 1576 e il secondo nel 1630.

In queste due occasioni anche l’isola del Lazzaretto Nuovo fu usato come ospedale per gli appestati, come documentato dagli scavi archeologici, in quanto il numero dei malati era superiore a quello che poteva essere contenuto in una sola isola.

Data l’enorme quantità di merci e di persone che arrivarono nell’isola furono costruiti diversi edifici. La struttura principale, conservata ancora oggi, era il Tezon Grande che raggiungeva la lunghezza totale di 100 metri.

Era un edificio che conteneva un centinaio di stanze e da lontano sembrava quasi un castello, perché ogni camera era dotata del tipico camino veneziano.

 

viale alberato verso il tezon grande

L’opera diventò il più grande edificio pubblico di Venezia subito dopo le Corderie dell’Arsenale.

Ma in quel periodo non si conoscevano ancora le cause che scatenavano la peste e le cure non erano adeguate. Solo più tardi si sarebbe scoperto che la responsabile era una pulce che infestava i ratti africani portando il morbo.

La peste si manifestava in due modi diversi.: c’era quella bubbonica che provocava bubboni sotto le ascelle, in prossimità dei vasi linfatici e la peste nera che portava dolori insopportabili fino allo stadio finale di setticemia.

La mortalità era pari al 40% nella prima e il 90% per la seconda.

L’antibiotico non era ancora stato inventato, né tanto meno la penicillina. L’unico antidoto usato dai veneziani era la teriaca, un composto di 31 erbe e allucinogeni messo a disposizione a tutta la cittadinanza.

Le persone più abbienti, inoltre, potevano fare i salassi, una pratica medica accreditata che si pensava potesse curare ogni tipo di malessere. Nonostante le difficoltà Venezia fu una delle prime città che riuscì a debellare in modo significativo il morbo.

 

il tezon grande edificio antico

 

Quale fu la sua fortuna?

  • tutti potevano accedere ai servizi sanitari, anche i poveri;
  • l’isola del Lazzaretto Nuovo si trovava a una certa distanza dal centro cittadino;
  • la merce in arrivo era sottoposta al periodo di quarantena.

 

La Repubblica di Venezia ricercava il benessere dei propri cittadini ed era orientata al senso comunitario. All’interno del Lazzaretto Nuovo fu costruito il primo cimitero musulmano al mondo ricordato come il Campo Tripolino.

 

Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo (Tiziano Terzani)

 

L’esercito austriaco e francese

 

Una volta debellato il morbo il Lazzaretto perse parte del suo motivo di esistere. Durante il 1700 l’isola venne militarizzata dagli austriaci e nel corso dell’800 ne costruirono una cinta muraria.

Il Tezon Grande, prima aperto da archi per il circolo dell’aria, venne completamente chiuso per contenere la polvere da sparo. L’isola fu collegata alla Testa di Ponte di Sant’Erasmo e alla batteria della Torre Massimiliana che controllava l’ingresso del porto di Lido.

 

cartello lungo la ronda

L’isola del Lazzaretto Nuovo oggi

 

Dopo la guerra fu consegnata all’Esercito Italiano come caserma militare che la tenne fino al 1975. Successivamente iniziarono i lavori di restauro promossi dalla Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e dal Magistrato delle Acque.

Attualmente è in concessione all’associazione Ekos Club che si occupa di preservare il territorio anche attraverso attività scientifiche e culturali.

Il sito è accessibile i sabati e le domeniche dal 7 aprile al 28 ottobre, con due visite guidate: la mattina alle ore 9.45 e il pomeriggio alle ore 16.30.

Ciò comprende la visita al giardino interno con i suoi gelsi secolari, l’interno del Tezon Grande, che ospita un piccolo museo con suppellettili, anfore e resti umani ritrovati durante gli scavi archeologici e il camminamento di ronda.

Un percorso ad anello lungo un chilometro che costeggia tutta l’isola costituita dalla tipica vegetazione con piante di alloro, frassino, biancospino, pruni selvatici, eccetera.

Mentre la fauna locale presente è composta soprattutto da uccelli di varie specie come aironi, cormorani, gabbiani, garzette, falchi di palude e altri uccelli di passaggio.

Infine, si possono vedere due tipici “caselli da polvere” distribuiti in tutta la zona lagunare nella metà del ‘500 come contenitori di polvere da sparo.

La formazione era così composta: una base di pietre d’Istria, degli strati di mattoni e un tetto piramidale a contenimento di eventuali esplosioni.

Nella stagione estiva l’isola è presa d’assalto dai campi estivi dei bambini promossi dall’associazione Archeo club di Venezia con l’intento di far loro scoprire l’origine e la storia della Serenissima.

 

 

Come raggiungere l’isola del Lazzaretto Nuovo: 

Prendere la linea 52 ACTV da Piazzale Roma e scendere a Fondamenta Nove, da lì proseguire con il traghetto linea 13 in direzione Cavallino Tre Porti.

 

veduta della laguna

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Se non si può fare la flânerie, riservata solo alla città di Venezia, si può invece conoscere facilmente la natura del Genius Loci dell’isola del Lazzaretto Nuovo.

Si tratta di voglia di rinascita e di superare qualsiasi avversità: in passato come ora. Alcuni reperti della Serenissima sono conservati nel museo e quando li vedrai ti assalirà lo strano desiderio di toccare la storia. Ovviamente non sarà possibile ma la sensazione di essere entrato in qualcosa di grande nel passato ti avvolgerà per tutto il giorno.

Quando uscirai inspirerai, invece, la sensazione di calma del luogo e sentirai, come un suono nitido, il senso di pace che ora aleggia. Non potrai banchettare in questo luogo ma in cambio se ci verrai in estate, lo faranno le zanzare, con il tuo stesso sangue… portati l’Autan!

Musica consigliata: solo il silenzio

Lettura consigliata: Storia di Venezia di Alvise Zorzi

L’isola di Pantelleria è una delle più affascinanti nel mar Mediterraneo grazie al suo mare blu e trasparente e alla sua natura selvaggia. Si trova in provincia di Trapani dalla quale dista circa 175 chilometri. Si raggiunge tramite traghetto da Trapani o con l’aereo.

Il cibo ti delizierà il palato e i panorami ti sazieranno gli occhi. Vorrai fermare il tempo e assaporare ogni istante. La sua magia ti rapirà la mente e non ti lascerà andare. Almeno questo è ciò che è successo a me.

Sono passati due anni dal mio viaggio nell’isola di Pantelleria ma i ricordi rimangono intatti.

A dire la verità non avevo programmato il viaggio ma, cercando una meta per la settimana di ferie in giugno e puntando il dito a caso nel mappamondo, era uscita Pantelleria.

Ho trovato una sistemazione su booking e ho prenotato il volo con Volotea. Ho affittato una macchina (ma puoi scegliere anche un motorino) e ho fatto una delle vacanze più belle della mia vita.

 

porto dell'isola di pantelleria al tramonto

 

Dove alloggiare? 

 

Gli alloggi caratteristici nell’isola di Pantelleria sono i Dammusi. Si tratta di costruzioni derivanti dall’edilizia araba adattati alla conformazione dell’isola secondo un sapiente lavoro degli abitanti. Gli elementi presi in considerazione sono: il caldo, il vento, l’assenza di pioggia e il materiale lavico.

Per ogni problema si è trovata una soluzione ideale.Nel dammuso si trovano tetti a forma di cupola per convogliare l’acqua piovana nelle cisterne. Finestre e porte sono più piccole rispetto alle misure standard e i muri sono spessi per proteggere l’abitazione dal freddo e dal caldo.

Nei giardini si trova, di solito, una costruzione circolare in pietra lavica adatta a coltivare alberi da frutto, protetti dal vento. Qui trovi una lista di dammusi in affitto per le tue vacanze nell’isola di Pantelleria.

 

i bellissimi fiori di cappero

 

Cosa mangiare? 

 

I prodotti tipici dell’isola sono il Passito di Pantelleria, i capperi, e l’origano. Il primo lo puoi trovare in una delle tante aziende vinicole presenti nell’isola. Il passito è un vino dolce da accompagnamento ai dolci. Il gusto è corposo e raccoglie tutti i sapori della terra.

I capperi e l’origano crescono selvatici un po’ dappertutto. Ma devi fare attenzione a dove li acquisti. Gli originali fanno parte della cooperativa dei capperi che comprende la maggior parte dei produttori del territorio.

Le pietanze che trovi nei ristoranti sono quelle tipiche siciliane a cui vanno aggiunte le specialità dell’isola come il cous cous, l’insalata, la pasta con l’ammogghio (pesto pantesco), i ravioli amari e il bacio pantesco (scopri la ricetta qui).

 

Cosa visitare? 

 

Pantelleria inganna i vacanzieri che credono di trovare solo spiagge e mare. In realtà i siti turistici da visitare sono numerosi e insoliti.

 

Clicca qui e da un’occhiata alla cartina per scoprire i posti che sto per suggerirti. 

 

La prima cosa da fare è prenotare un tour dell’isola in barca, in questo modo puoi avere un’idea generale dei luoghi da vedere e in quale direzione dirigerti.

In centro, nella zona portuale, si trova il Castello di Pantelleria adibito a museo che conserva reperti archeologici e le teste imperiali di Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito. La sua origine risale al medioevo ed era stato costruito a difesa della città, poi riconvertito a carcere fino al 1975.

Cala Gadir nasconde due vasche termali naturali con acqua che raggiunge i 30 gradi circa, accanto al porticciolo. Sarà difficile però entrare dato la grande affluenza turistica. Nel frattempo puoi fare un bagno nella piscina creata vicino alle vasche.

In prossimità della costa e a pochi metri di profondità, sono state ritrovate delle anfore appartenute a dei relitti datati tra il III e il II secolo A.C., per questo Cala Gadir è diventata una meta frequentata dai subacquei.

Il luogo simbolo dell’isola di Pantelleria è l’Arco dell’Elefante, uno scoglio in pietra lavica a forma di proboscide che crea un grande arco. Meno famosa della scomparsa Finestra Azzurra di Gozo ma ugualmente suggestiva.

Con una breve passeggiata da Punta Spadillo, dove si può ammirare il faro, si raggiunge il Laghetto delle Ondine. Si tratta di un lago naturale formatosi grazie alla conformazione rocciosa degli scogli in prossimità del mare. Le onde cambiano di continuo l’acqua all’interno mantenendo l’ambiente pulito.

 

cala tramontana una delle più frequentate perché provvista di pontile in legno sull'isola di pantelleria

 

Dove fare le immersioni? 

 

Le zone delle immersioni sono: Cala Gadir, Arco dell’Elefante, Punta Spadillo, Punta Fram, Scauri, Nikà, Balat dei Turchi, Dietro Isola, Punta Limarsi, Cala Tramontana, Cala Levante.

 

Dove sono le spiagge più belle? 

 

Le spiagge a Pantelleria non hanno sabbia ma scogli o roccia. Ricordati dunque di portare un tappetino di plastica per essere più comodo. Le principali sono:

  • Bue Marino, vicinissimo al centro è molto grande e molto frequentata. Puoi trovare un angolo tranquillo nel quale rilassarti e fare un bagno.
  • la Cala Gadir
  • Cala Cinque Denti, si raggiunge tramite barca o a piedi, ma l’accesso in acqua non è semplicissimo.
  • Cala Cottone, si raggiunge dopo una breve passeggiata immersi nella natura pantesca.
  • Arco dell’Elefante
  • Nikà, alterna la temperatura naturale dell’acqua con ondate di acqua più calda regalando un’esperienza unica
  • Balata dei Turchi, una baia con dei fondali ed un costone dai colori sensazionali.
  • Martingana, una delle baie più belle dell’isola
  • Lido Shurhug, l’unica spiaggia attrezzata.

 

cala cottone con sassi e scogli

 

Cosa vedere all’interno dell’isola? 

 

Il lago di Venere è uno specchio di acqua blu nel quale puoi fare i fanghi termali. Si tratta infatti di un lago nato nel cratere di un vulcano con l’unica spiaggia di sabbia in tutta l’isola.

 

La leggenda narra che la Dea Venere si specchiasse in queste acque prima di incontrare Bacco e parte della sua bellezza è rimasta intrappolata nelle acque. Ciò spiegherebbe la trasparenza e la magia del lago.

 

La Montagna Grande si raggiunge dalla contrada Sibà ed è alta 836 metri. Si snoda in numerosi percorsi di trekking, uno dei quali porta anche alla grotta di Benikulà. Conosciuta come bagno asciutto è una sauna naturale grazie alla fuoriuscita spontanea di vapore acqueo.

 

arco dell'elefante, pezzo di roccia che assomiglia a una proboscide sull'isola di Pantelleria

 

Ti lascio con una citazione di Gabriel Garcia Marquez:

 

“Stavamo passando l’estate nell’isola di Pantelleria, all’estremo sud della Sicilia, e non credo che esista al mondo un luogo più consono per pensare alla Luna.
Ricordo come in un sogno le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta a calce fin negli scalini, dalle cui finestre si vedevano nella notte senza vento i fasci luminosi dei fari dell’Africa.
Io pensavo con una certa nostalgia premonitrice che così doveva essere la Luna. Ma lo sbarco di Armstrong aumentò il mio orgoglio patriottico: Pantelleria era meglio”.

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Le strade sono percorribili solo con mezzi di trasporto o con mezzi pubblici e non ci sono dei piccoli centri storici da visitare per cui la flânerie non è possibile praticarla.

Però puoi cercare il Genius Loci che quando si arrabbia soffia con un forte vento di Scirocco, mentre quando dorme lascia che l’isola sia alimentata da una dolce brezza.

Si occupa inoltre di preservare la naturalità del luogo e il riflesso dell’acqua cristallina. Anche gli abitanti hanno un animo cristallino, generoso e solare, ma mi preoccupa il vento… che possano cambiare umore come succede al Genius Loci?

Musica consigliata: Carmen Consoli e Mario Venuti 

Lettura consigliata: Il delfino di Sergio Bambarén

Le isole della laguna nord di Venezia più visitate sono in ordine: Burano, Torcello Burano e San Francesco del deserto. Ecco la loro storia…

TORCELLO

 

Torcello è considerata la “nonna” di Venezia e quindi la più antica, perché è stata la prima isola a essere abitata. Il nome deriva dalle torri che difendevano l’antica città romana di Altino, conosciuta ora come Quarto d’Altino, che fungeva da porto nella laguna veneziana. Fu costruita interamente in mattoni, le altinelle, come la città di Altino anche se nel tempo sono stati in parte sostituiti.

La sua evoluzione non ebbe dei risvolti positivi. Infatti, dal 1300 al 1800 fu abbandonata a causa di un’epidemia di malaria trasportata, probabilmente, dai sedimenti dei detriti del Sile e del Piave. I sassi dei due fiumi in qualche modo concorsero a portare le uova di zanzara che poi si moltiplicarono grazie alla fertile conformazione lagunare.

In quei 500 anni si passò, pertanto, da una popolazione fiorente al smantellamento degli edifici e i mattoni vennero utilizzati per costruire i primi edifici veneto-bizantini, ai quali seguirono quelli gotici e rinascimentali.

E ancora oggi non si è ripopolata: gli abitanti dell’isola risultano infatti un totale di 11 abitanti in inverno e 14 in estate. Bisogna altresì dire che la distanza dalla città e le dimensioni dell’isola non favoriscono il ripopolamento. Questo è un vantaggio per noi turisti che possiamo ancora visitare un angolo autentico dell’antica Repubblica marinara.

Per raggiungere l’isola si prende il vaporetto da Fondamenta Nove, linea 12, fino a Burano e da lì il 9 per Torcello (ogni 30 minuti).

Una volta scesi dal traghetto si percorre il lungo viale che porta al centro città. A un certo punto si scorge un ponte, chiamato il ponte del diavolo, il quale nascoste un antica leggenda

 

chiesa con cupola circolare a torcello

 

 

Si narra, infatti, che una giovane di Torcello si innamorò perdutamente di un austriaco e cercò in tutti i modi di diventare sua moglie. L’uomo, purtroppo, morì poco tempo dopo e la donna pianse tutte le lacrime che aveva in corpo. Al colmo della disperazione decise di fare un patto con il diavolo che abitava sul ponte, il quale le promise di rincontrare il suo amato in cambio di 7 anime di bambini. Lei obbedì ma proprio quel giorno la giovane venne a mancare. Il diavolo si presentò la sera stabilita, il 31 dicembre, per ricevere quelle anime ma non trovò nessuno. Per questo la sera di ogni 31 dicembre il diavolo si presenta sul ponte in attesa del compenso mai ricevuto.

 

Continuando, si raggiunge un altro ponte e sulla destra si vede la locanda Cipriani con il suo famoso ristorante e le sei camere da letto, mentre più avanti si arriva al centro dell’isola.

Sulla sinistra è situato il museo di Torcello che contiene i reperti archeologici ritrovati sull’isola. Di fianco si trovano, invece, la chiesa di Santa Fosca il cui ingresso è gratuito e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, quest’ultima a pagamento. Il prezzo è di 5 euro per visitare l’interno e altri 5 per visitare il campanile. All’interno si trova uno dei più bei esempi di mosaici di arte veneta.

Davanti si può notare invece un enorme trono, chiamato il trono di Attila. Un’altra bizzarra leggenda racconta che qualunque donna si sieda in quel trono rimanga incinta!

 

edifici colorati a burano

Gli edifici colorati lungo un canale a Burano

 

BURANO

 

Burano è famosa essenzialmente per i merletti e il fatto che si sia sviluppata qui quest’arte ha un motivo ben preciso. Le donne hanno dovuto ingegnarsi fin dall’antichità per riparare le reti da pesca dei mariti che riportavano spesso danni e rotture.

Avevano affinato una tecnica talmente particolare da rendere le reti praticamente indistruttibili. La loro naturale evoluzione fu quella di creare dei prodotti in tessuto che potessero essere venduti alle classi più abbienti.

Da una parte c’erano quindi le donne che tessevano e dall’altra gli uomini che andavano a pesca. Come ti accorgerai camminando tra le calle dell’isola, le case assumono tutte dei toni insolitamente sgargianti. La differenza dei colori serve proprio a identificarne la proprietà.

Questo perché gli uomini di ritorno dalla pesca si ritrovavano spesso alticci e nei periodi in cui il caigo, ovvero la nebbia, era piuttosto persistente, succedeva che i pescatori perdessero la strada di casa. Alle donne toccò ingegnarsi nuovamente per ovviare il problema e così si inventarono i colori al fine di riavere i propri mariti a casa sani e salvi.

L’ultima stranezza da raccontare è quella del campanile che pende inesorabilmente verso il basso proprio come fa la Torre di Pisa e, allo stesso modo, rimane stabile senza alcun problema di afflosciarsi.

 

campanile storto a Burano

Oltre al museo del merletto che illustra questo nobile mestiere nei secoli, merita una visita anche la casa di Bepi Suà, forse una delle abitazioni colorate più rappresentative dell’isola.

La chiesa di San Martino Vescovo, invece, situata nella piazza principale Galuppi, nasconde al suo interno una bellissima tela del Tiepolo. L’edificio, purtroppo, non è sempre aperto al pubblico quindi ti consiglio di controllare gli orari qui.

Nella stessa piazza troviamo ancora la statua dedicata a Baldassare Galuppi eseguita da Remigio Barbaro, noto scultore dell’isola e, a fianco della chiesa, si può vedere la cappella di Santa Barbara, oltre al Palazzo del Municipio costruito interamente in pietre d’Istria.

 

chiostro nel giardino interno del convento

 

SAN FRANCESCO DEL DESERTO

 

L’isola è popolata dai frati minori francescani che vivono qui dal 1230 circa. Anche San Francesco toccò questo luogo, intorno al 1220, lasciando il ricordo del suo passaggio.

Ad abitare il monastero oggi sono rimasti quattro frati pronti ad accogliere i visitatori nei fine settimana e i pellegrini in cerca di meditazione e di tranquillità.

Per raggiungere l’isola è necessario arrivare a Burano e da lì, non essendoci mezzi pubblici, bisogna spostarsi con Laguna Fla consultando gli orari nel sito, oppure contattare Massimiliano (3479922959) come suggerito dal sito dei frati.

Un’esperienza spirituale davvero unica dove ritrovare la pace e la calma interiore. Ma tutte e tre le isole Torcello, Burano e san Francesco del Deserto sono un’esperienza da vivere!

 

scritta di san Francesco nell'isola dei frati

 

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

La flânerie a Torcello, Burano e san Francesco del Deserto non si può fare. Forse l’unica in cui puoi passeggiare seguendo il tuo istinto è Burano, dove puoi abbandonarti ai dettagli che disegnano le diverse case colorate. Il Genius Loci è sempre diverso e forse perso nelle pieghe del tempo. Io non sono riuscita a scovarlo tranne a Burano che si manifesta nell’ingegno delle donne. 

I colori saranno l’elemento dominante che attireranno la vista ma anche il campanile pendente farà la sua parte. Il rumore che ti accompagnerà durante tutta la visita sarà quello dei motori del traghetto e il vociare continuo della gente mentre a San Francesco potrai godere finalmente del silenzio.

L’odore è salmastro e lagunare, non necessariamente fastidioso, solo particolare e unico. Il gusto, infine, lo dovrai stuzzicare con i prodotti tipici, in particolare  i biscotti “Buranelli”, orgogliosi della loro antica tradizione (trovi la ricetta qui).

E il tatto? Sfruttalo per avvicinare i polpastrelli l’uno all’altro in atto di preghiera quando sarai in compagnia dei frati, farà loro sicuramente piacere e sarà un modo per ringraziali della loro ospitalità.

Musica consigliata: G. Mahler, Symphony numero 5 – Adagietto

Libro consigliato: Commedie di Carlo Goldoni

Fare un itinerario “Napoli in un giorno” è possibile scegliendo i percorsi giusti, i punti di interesse preferiti e delle pause ad effetto!

Napoli è una città fantastica: rumorosa, colorata, ricca di odori e di scorci inimitabili. Il cibo è ciò che di meglio si possa chiedere dalla tradizione italiana, mentre l’impatto iniziale lascia per un momento disorientati.

Vie strette che si chiudono come un imbuto addossandosi a palazzoni a volte eleganti, a volte fatiscenti. Motorini che sfrecciano senza pietà suonando impunemente clacson e ancora commercianti che espongono la merce, rivelando la più alta forma di creatività che si possa trovare nell’intera penisola. Napoli è tutto questo, una raccolta di emozioni e di sensazioni particolari che rimangono sulla pelle e nel cuore.

ITINERARIO NAPOLI IN UN GIORNO

 

Ma è davvero possibile stilare un itinerario Napoli per un giorno? La bellissima città partenopea meriterebbe, ovviamente, molto più tempo per essere visitata, ma se si ha a disposizione un solo giorno, si deve essere pronti a camminare.

O almeno, questo è ciò che ho fatto io. Grazie alla proposta di un’amica che mi ha segnalato la promozione di Ryanair, a circa 20 euro, di andata e ritorno a Napoli in un giorno.

dal porto parte l'itinerario napoli in un giornoSiamo partite alle 8.15 di mattina da Treviso per arrivare a Napoli verso le 9. Il ritorno invece è stato alle 7 di sera. Abbiamo avuto la possibilità di passeggiare per l’intera giornata.

Eravamo vestite con pantaloni lunghi e scarpe da ginnastica, perché al mattino in Veneto fa abbastanza fresco. Giunte a Napoli abbiamo maledetto il fatto di non aver portato un paio di sandali, dato che la temperatura raggiungeva e, oltrepassava, i 30 gradi.

Abbiamo preso l’Alibus, l’autobus che porta dall’aeroporto Capodichino al centro città. Siamo scese alla fermata del porto e ci siamo avviate all’ufficio di informazione turistica più vicino.

Abbiamo preso una cartina e abbiamo studiato un percorso ad hoc per visitare i quartieri più famosi di Napoli. Per una questione di tempo, abbiamo deciso di rinunciare ai musei, che ci avrebbero tolto troppo tempo. E ovviamente, abbiamo scelto di camminare un bel po’, saltando definitivamente la metro.

PERCORSO

 

Abbiamo iniziato dal porto facendo una piccola deviazione per ammirare Piazza del Plebiscito, la piazza che ospita i più importanti eventi napoletani. Visitare Napoli in un giorno è una sfida e quindi abbiamo proseguito imperterrite verso il lungomare.

Qui mi sono nuovamente maledetta per non essermi portata il costume da bagno. Il mare ha dei riflessi talmente stupendi e invitanti da farmi nascere la voglia di fare bagni e tuffi.

Ma diciamo che il lungomare è una zona piuttosto turistica e quindi non si può ammirare il cuore della città. Così ci siamo avventurate tra i vicoletti.

piazza plebiscito nel cuore di napoliAbbiamo fatto una sosta per prendere una bottiglia d’acqua e ci siamo infilate tra i Quartieri Spagnoli. E qui abbiamo iniziato a respirare la vera aria di Napoli.

Ci siamo perse tra le vie fermandoci di tanto in tanto a mangiare qualcosa. Abbiamo raggiunto il quartiere di Spaccanapoli con il suo mercato variopinto dotato di ogni genere di prelibatezza.

Dal pesce fresco alla pizza, ogni tesoro nascosto, lì è svelato. Proseguendo con la pancia più piena, siamo andate verso il centro storico dove si trovano gli artigiani. Le statuette del presepe conosciute in tutto il mondo per la loro originalità e ricercatezza.

Ci siamo fermate ad acquistare un prodotto tipico napoletano. Dato che la mozzarella non la potevamo portare a casa senza una valigia in stiva, abbiamo preso il Provolone del Monaco, per assaggiarlo nel delizioso piatto “spaghetti alla Nerano” come consigliato dal commerciante della Charcuterie.

Stremate, ma insaziabili, siamo tornate indietro passando davanti all’Università di Napoli. Ci siamo fermate a bere qualcosa e una volta giunte nelle vie dello shopping adiacenti la Galleria Umberto I, ci siamo fermate a comperare qualche dolce tipico. Non ci rimaneva che tornare al punto di partenza e riprendere l’autobus che ci avrebbe portato all’aeroporto.

 

CONCLUSIONI

 

Alla fine posso decretare che un itinerario “Napoli in un giorno” può solo dare l’idea della potenzialità che offre la città. Sono mancate le varie stazioni della metropolitana, considerate tra le più belle d’Europa, abbiamo perso i musei, in una delle città culturali tra le più interessanti.

veduta sul vesuvio da vedere nell'itinerario napoli in un giornoMa abbiamo anche messo un tassello importante nella nostra conoscenza. Ora controlliamo con frequenza i voli per Napoli. E speriamo di tornarci presto, magari con la valigia, questa volta per rimanerci di più.

Un’altra offerta di Ryanair mi ha permesso di visitare l’isola di Procida, puoi leggere l’articolo qui. Mentre un altro soggiorno mi ha portato a Ischia (leggi qui).

Infine su Get Your Guide, ci sono tantissime interessanti proposte da fare a Napoli e dintorni, ed è un’ottima soluzione si ti trovi ad avere poco tempo come me. Consulta cliccando in questo link

 

L’Italia è un paese fantastico ricco di posti interessanti, hai già letto l’articolo sui Borghi più belli d’Italia? Potresti scoprire che si trovano proprio vicino a te!

Infine… Flânerie super consigliata ma con attenzione a dove ci si sta dirigendo per non incappare in quartieri ritenuti poco sicuri. Il Genius Loci di Napoli è un essere autentico con un anima da artista e da poeta e con un cuore che canta in rima anche nei momenti più bui. 

 

Musica consigliata: musica napoletana

Lettura consigliata: I pesci non chiudono gli occhi di Erri de Luca