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L’altro giorno mi sono regalata una passeggiata invernale a Innsbruck e prima di andarmene ho festeggiato la gita con un Glünwein. Cosa ho visto? Speravo di ammirare i mercatini di Natale ma ho scoperto che finiscono il 23 dicembre e vengono tolti pure quasi tutti i festoni e le luci entro il 26. 

Rimangono solo ad adornare le varie piazze poche casette natalizie che vendono prodotti artigianali, cibo da strada e, ovviamente, il famoso Glünwein.

Il Glünwein altro non sarebbe che vin brulé con la variante del vino bianco, varie spezie profumate a insaporire in modo caratteristico la bevanda e il calore che inevitabilmente genera nel corpo e nello spirito.

Come arrivare a Innsbruck

 

AUTO

Io ci sono andata in auto in compagnia di amici, attraversando il famoso ponte d’Europa (il più alto in Europa) dal Brennero, spendendo un totale di 19€ andata e ritorno.

La vignetta permette, invece, di guidare nelle autostrade austriache a un costo di 9,20€ ma se si entra a Innsbruck sud non serve l’acquisto di quest’ultima.

Maggiori dettagli sulla vignetta austriaca li trovi a questo indirizzo: Pedaggio Autostradale Austria.

I parcheggi sono alquanto cari e si va da un minimo di 1,30€ ogni mezz’ora, a 2,60€ all’ora, per finire con 18€ il giornaliero mentre le tariffe notturne sono leggermente più basse. Il prezzo è uguale per tutti i parcheggi.

 

TRENO

Vicino al centro si trova anche la stazione ferroviaria denominata Innsbruck Hauptbahnhof da cui partono e arrivano i treni in direzione Germania, Svizzera, Italia e tutta l’Austria.

Dalla stazione si accede con una passeggiata di 10 minuti al centro città, nelle piazze principali da cui si iniziano a intravvedere i primi bagliori di arte gotica e barocca tipica dell’Austria.

Potresti anche vedere le tratte del Flixbus per Innsbruck, la stazione di partenza e di fermata è a Südbahnstraße nei pressi della stazione di benzina DISKONT che si trova a due minuti dalla stazione ferroviaria.

 

arco di trionfo

 

Cosa vedere a Innsbruck

 

Se farai una semplice passeggiata invernale a Innsbruck come ho fatto io non avrai molto tempo per visitare in toto la città, potrai comunque vedere molte bellezze architettoniche che la caratterizzano.

Le più importanti sono le seguenti:

  • Tettuccio d’oro (Goldenes Dachl)
  • Il Duomo di San Giacomo (Dom zu Sankt Jakob)
  • Il Palazzo Imperiale (Hofburg)
  • La Chiesa di Corte dove si trova il cenotafio di Massimiliano I (Hofkirche)

A queste si devono aggiungere l’Arco di Trionfo e la Colonna di Sant’Anna posizionate nell’Altstadt, ossia il centro storico cittadino, l’Alpenzoo, lo zoo più alto in Europa, il Castello di Ambras e il Museo dei Swarovski.

Attorno invece è un dovere ammirare la vivacità del fiume Inn e i monti che la circondano: a nord i Monti del Karwendel, a sud il Patscherkofel e a ovest l’Altopiano di Mieming.

I musei da visitare sono in tutto 20 e ti consiglio di fermarti a recuperare informazioni su escursioni, orari, biglietti e Innsbruck Card presso l’Ufficio Informazioni posizionato in via Burggraben, 3.

 

Centro storico a Innsbruck

 

Mercatini di Natale mancati

 

La mia idea era quella di visitare i mercatini di Natale ma dato che erano già terminati ho optato per una visita più completa alla città. L’arco di Trionfo mi ha subito colpito perché mi ha dato una sensazione di antica magnificenza. 

Così mi sono andata a informare e ho scoperto che l’opera era stata costruita per il matrimonio del futuro imperatore Leopoldo II e serviva a immortalare la grandezza dell’impero asburgico.

Camminando per Maria-Theresien-Straße ho avuto modo di vedere le ultime casette di Natale rimaste ad adornare la piazza. Inoltre, ho visto l’entrata dell’Hard Rock Cafè, gli aerei che passano poco sopra gli edifici e le tinte pastello che colorano le abitazioni.

La fortuna ha voluto che comprendessi il motivo dei diversi colori: essi, infatti, servivano in passato per indicare i negozianti e i loro mestieri, identificandoli in base alla gradazione.

Si può vedere meglio la contrapposizione delle diverse colorazioni passeggiando lungo la riva destra del fiume Inn dove, nella parte opposta, sorge la città vecchia, degna rappresentatrice di quest’arte pittorica. 

Ma è raggiungendo Herzog-Friedrichstraβe che si accede all’attrazione principale di Innsbruck: il Tettuccio d’oro. Si tratta di una specie di balcone finestrato chiamato Erker ricoperto di 2.657 scandole di rame dorato che regala un effetto ottico di pura lucentezza.

 

Cosa sono le scandole?

Sono le tegole in legno come venivano fatte una volta

 

Il palazzo era di proprietà dei conti del Tirolo mentre oggi è diventato il museo Maximilianeum visitabile con o senza guida, dove viene illustrata la città in tutte le sue sfaccettature. 

Continuando a passeggiare in via Pfarrgasse si raggiunge la Dom Platz dove si può ammirare il Duomo di San Giacomo. Fu eretto tra il 1717 e il 1724 sopra le ceneri di un’altra chiesa del 1180, seguendo lo stile barocco. È dedicato a San Giacomo per ricordare il passaggio della via austriaca relativa al Cammino di Santiago de Compostela.

 

Duomo di San Giacomo

 

La passeggiata invernale a Innsbruck continua…

 

Continuando a fare della flânerie, esattamente dietro al Duomo, si trova il Palazzo Imperiale, conosciuto come Hofburg, sede della famiglia regnante e caratterizzato dal Salone dei Giganti, una stanza da ballo enorme che doveva contenere tutti gli invitati a corte. 

Qui si può fare la conoscenza del Genius Loci di Innsbruck, uno spirito che vive a metà strada fra l’aristocratico e il montanaro, miscelando irresistibilmente i due contrasti. 

L’Hofkirche è una chiesa in stile gotico che custodisce le spoglie di Massimiliano I di Austria protette da due imponenti statue in bronzo che catturano al primo sguardo. Si trova sulla via Burggraben e l’entrata costa attorno ai 7€.

E ancora…

Il Castello di Ambras è posizionato al fuori del centro cittadino ma è visitato per la sua bellezza rinascimentale ed è meravigliosamente contornato da un parco curato in ogni dettaglio.

Le opere pittoriche presenti sono di notevole valore e attraversano tutte le varie epoche storiche. Tra queste figura un quadro di Vlad III di Valacchia, meglio conosciuto come il Conte Dracula.

L’Alpenzoo è a nord della città e si può raggiungere in mezz’ora a piedi o in pochi minuti con la funicolare ma non essendo particolarmente amante degli zoo non ho ricercato informazioni su come visitarlo.

Tra l’altro passeggiando per le vie di Innsbruck ho assistito alla morte di un topolino a causa di un avvelenamento o di un malore, non so, mentre si contorceva e allungava le zampine come a richiedere aiuto.

Un topo è sempre un topo ma la scena è stata straziante e molte persone, come me, si sono fermate impotenti per lasciare un pensiero al povero topolino morente. 

Il Museo dei Swarovski si trova ancora più distante, nella cittadina di Wattens. Questo l’indirizzo esatto: Swarovski Kristallwelten, Kristallweltenstraße 1, 6112 Wattens, Austria.

In centro città puoi comunque visitare il negozio Swarovski con relativo museo e forse anche a te verrà voglia di tenere fra le mani quelle pietre luccicanti per percepire se posseggono dei poteri magici.

 

Musica consigliata: Tchaikovsky – Waltz of the Flowers

Lettura consigliata: I Buddenbrock – Thomas Mann

 


I giganti esistono davvero in Austria e vivono nascosti nei boschi. Scendono durante le feste natalizie per partecipare alla vita cittadina. Si mettono negli angoli della strada e rimangono per tutta la loro permanenza immobili e silenziosi. Sono altresì pronti ad accogliere con un sorriso i turisti che li guardano interessati e spaventati allo stesso tempo. I loro nomi sono Mathias, Elfodor, Grunge e Lyanette. Io li ho visti per le strade, in posa ad aspettare i turisti. La prossima volta porto loro il tuo saluto?

 


 

Vuoi sapere anche della Ciclabile San Candido-Lienz? Trovi tutte le info qui:

La ciclabile San Candido Lienz è una biciclettata di circa 45 chilometri incorniciata dalle vette che contraddistinguono la Val Pusteria. Volendo si può partire da Dobbiaco che si trova a circa 7 chilometri di distanza da San Candido, mentre la destinazione finale rimane invariata.

Era da tempo che sognavo di percorrerla e finalmente un sabato sono partita alla volta della Val Pusteria decisa ad affrontare questa magica avventura. La spinta maggiore l’ho avuta alla notizia che fra quelle valli si trova lo stabilimento della Loacker, incastonato in un paesaggio da cartolina.

Com’è andata? Sono proprio ansiosa di raccontartelo!

 

San Candido

 

Ci troviamo nella Val Pusteria nel cuore dell’Alto Adige dove ogni dettaglio è curato fin nei minimi particolari. Le case sono addobbate da gerani dai colori sgargianti e da fiori che esprimono tutta la loro vitalità.

Nei giardini, opportunamente tagliati, fanno bella vista sculture in legno di stampo artigianale che rivelano tutta la maestria e l’estro dei proprietari. Il centro storico di San Candido (Innichen in tedesco) è pulito, ordinato, regolare e perennemente addobbato a festa.

In questi luoghi nasce il desiderio di sentir suonare campanacci, comperare pantofole in feltro, camicie a quadri e pantaloni in velluto con bretelle, salvo poi tornare a casa e domandarsi il perché di tale scelta…

Eppure, è tutto talmente in armonia, da farti sentire una persona migliore o almeno di provare a esserlo per un giorno. La ciclabile passa per la stazione dei treni e vicino si può trovare un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Se guardiamo di fronte la stazione verso destra si va in direzione Lienz mentre verso sinistra si va a Dobbiaco. Il percorso è ottimamente segnalato sul manto stradale su cui sono disegnate una bici e le frecce a indicare la direzione corretta.

 

Link su google Maps qui: lascia la macchina al parcheggio ovest e tramite una scorciatoia raggiungi la stazione in circa due minuti. Segui l’indicazione per la stazione dal parcheggio segnalata vicino al ponte in legno sulla sinistra.

 

Si prosegue per lo più in discesa con qualche salita inaspettata che infastidisce un po’. Bisogna fare molta attenzione alle altre biciclette che sfrecciano, a volte, a velocità fin troppo elevata.

Percorsi 15 chilometri circa, accompagnati dal gorgoglio del fiume Drava, si inizia a scorgere sulla sinistra una fabbrica dal nome conosciuto e amato: la Loacker.

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Sarà impossibile impedire alla bicicletta di girare verso sinistra fino a trovare l’ingresso dello spaccio. Saranno proprio le tue gambe a chiedertelo dopo che avranno ricevuto l’ordine dalla gola.

Sei pronto a diventare per un attimo bambino? Un tripudio di cioccolata si presenterà sotto forma di biscotti waffle dai gusti variegati ai quali sarà difficile dire di no. Il bar vicino richiamerà la tua fame con continui effluvi di cioccolata calda.

“Chi se ne frega della dieta? Quando mai ci ricapita un’occasione del genere?” suggerirà la tua mente mentre le mani si muoveranno veloci per riempire il sacchettino di succulente prelibatezze.

Come un automa ti dirigerai verso la cassa per paura che qualche pensiero disturbante, con la sua voce zelante, ti faccia cambiare idea. Una volta acquistati i prodotti tirerai un sospiro di sollievo pensando che ora niente e nessuno potrà impedirti di gustare ciò che ti appartiene di diritto.

Tenere in mano una confezione di Loacker sarà una tale soddisfazione che ti farà dimenticare anche il motivo per cui ti trovi da quelle parti, la cioccolata ha questo potere!

Potrai approfittarne per visitare anche il piccolo museo che illustra le varie fasi di lavorazioni. Questo ti darà un nuovo indizio a cui, magari, non avevi fatto caso.

Ti accorgerai che il paesaggio disegnato sulla confezione è lo stesso che ti si parerà davanti agli occhi una volta uscito dal negozio. Sarà un’emozione incredibile e, soddisfatto, potrai continuare il tuo percorso per riprendere i chilometri che mancano alla destinazione finale.

 

Vista sul fiume Drava

 

Lungo la Drava

 

A causa delle condizioni meteo dei mesi scorsi la ciclabile è stata rovinata in più punti ma nonostante il terreno accidentato la gioia di percorrerla non ti abbandonerà.

Se sarai fortunato potrai avvistare uno dei tanti scoiattoli che popolano i boschi e magari riuscire anche ad avvicinarlo. La Drava non smetterà di farti compagnia e ti regalerà una brezza fresca e leggera che asciugherà il sudore provocato dai raggi del sole.

Attraverserai ponti in legno, fabbriche di legnami, alcune baite e tratti che si intersecano con la strada circolata anche da automobili.

Prima di arrivare a Lienz passerai lungo la cittadina di Thall. Perché te la nomino? Perché questa è la città natale di Arnold Schwarznegger e sarà impossibile non numerare con gli amici i film in cui ha recitato. Pochi chilometri ancora per arrivare a Lienz. Lo sai cosa ti aspetta vero? Una bella coppa di gelato, acqua fresca e un giro nel centro storico.

 

Benvenuti a Lienz scritta

 

Finalmente a Lienz

 

Quando si arriva a Lienz è impossibile non fermarsi sulla rotonda con la scritta “Benvenuti a Lienz” e fare una foto di rito. Proseguendo sulla sinistra e attraversando il ponte si arriva scendendo e poi salendo di nuovo, sulla destra, alla stazione dei treni.

Se non hai prenotato la bici a San Candido dovrai salire sul treno con la bici e dovrai acquistare dei biglietti appositi. A meno che tu non sia così sportivo da decidere di ritornare in bici a San Candido: in questo caso meriti i miei applausi.

Il costo del biglietto per un adulto con bici e di quasi 17 euro: un salasso che solo i pezzetti di Loacker sapranno farti dimenticare.

Se hai un po’ di tempo a disposizione ti consiglio di fare un giro nel centro storico della città per ammirare il rigore e il pavimento che sembra luccicare da quanto è pulito. Ma prima ti consiglio di acquistare il biglietto del treno al fine di non dover aspettare il prossimo per mancanza di posto!

Se sei un appassionato del gelato ti consiglio di provare l’Eis Café o l’Eis Shokolade: si tratta di una coppa con una o due palline di gelato (caffé/cioccolato e vaniglia) con caffè o cioccolato freddo liquido e un po’ di panna. Dopo una pedalata del genere te lo meriti, no?

Non dire che hai già comperato la Loacker perché quella si mangia quando torni a casa!

Ti ci vorrà circa un’ora per tornare a San Candido in treno, fai attenzione a presentarti presto perché il treno è fermo in stazione e si riempie con grande facilità, potresti rischiare di non trovare posto.

La mia giornata si è terminata con il rientro a casa ma tu potresti approfittarne per rimanere in queste zone per il weekend, le escursioni da fare sono tantissime, chissà se avrai la fortuna di incontrare anche uno degli gnomi della Loacker, a me non è capitato.

Forse è un segno che devo ritornare? 😉

 

Come avrai capito non si può parlare di flânerie in quanto la gita è dedicata alla bici ma potrai farla nel caso decidessi di visitare qualche piccola cittadina nei dintorni.

I Genius Loci dei luoghi citati sono gli gnomi dal carattere burbero, risoluto ma anche tenero e dolce come la cioccolata. Grandi amici degli scoiattoli tanto da lasciare loro che si avvicinino agli uomini gli gnomi, invece, non ne vogliono sapere!

 

Musica consigliata: 2Cellos – Thunderstruck

Lettura consigliata: Narciso e Boccadoro – Hermann Hesse

Scopri anche la ciclabile del Sile o dedicati ai cioccoviaggi!

Il museo di Sherlock Holmes si trova a Londra, ma appartiene veramente al personaggio partorito dallo scrittore Arthur Conan Doyle?

Quando ero più piccola mi era molto difficile discernere la fantasia dalla realtà (e ancora oggi, per la verità, ho qualche problema!) perché pensavo, erroneamente, che quando un adulto parlasse, dicesse solo la verità.

Rimanevo sconvolta nello scoprire che alcune storie fossero inventate di sana pianta. Il primo trauma è stato naturalmente Babbo Natale, anche se addolcito dalla rivelazione di mia nonna.

In modo molto innocente un Natale mi chiese: “non crederai ancora a Babbo Natale, vero?” Ovviamente sì! Ma dal modo in cui mi era stata posta la domanda non mi rimase che rispondere “no“. Indagai con i miei amichetti di asilo e constatai la confusione in merito, pertanto considerai la possibilità che non esistesse.

Su Sherlock Holmes, invece, non avevo dubbi…

A LONDRA: ALLA RICERCA DI SHERLOCK HOLMES

 

Prima di acquistare la collana completa dei libri di Arthur Conan Doyle avevo sentito raccontare delle avventure di Sherlock Holmes e del suo fidato amico Watson.

I personaggi erano così particolari, ma allo stesso tempo dettagliati, che non nutrivo alcun dubbio sulla loro esistenza. Erano certamente esistiti: avevano una casa e un indirizzo specifico.

In edicola uscirono tutti i romanzi del baronetto e io non persi occasione di comperarli. Nel primo romanzo “Uno studio in rosso” lessi l’introduzione e la vita dell’autore.

Scoprii così, a malincuore, che Sherlock Holmes era un personaggio di fantasia, come pure il suo amico Watson, inventati da un dentista annoiato che arrivò addirittura a odiarli.

Fu l’ennesimo shock! Leggendo i successivi romanzi, però, imparai ad amarlo e nonostante la sua “non esistenza” per me diventò una persona in carne e ossa.

Per questo motivo, durante il mio viaggio a Londra, decisi di visitare il museo che si trova all’indirizzo dei libri: vicino alla stazione Marylebone e alla metro Baker Street, al 239 di Baker Street (di fianco al numero 221B ideato da Doyle).

IL MUSEO DI SHERLOCK HOLMES

 

Il museo è gestito dall’associazione Sherlock Holmes International Society ed è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18.30. Il costo del biglietto è di circa 15 sterline che sembrano eccessive, ma se sei un fan del personaggio verrà considerata come la miglior spesa fatta!

In quell’occasione entrai dal negozio di souvenir dove si possono trovare molti aggeggi che sono serviti al detective per risolvere i suoi casi. Una ragazza vestita da governante, che impersona la signora Hudson (la governante), mi accolse dicendomi che il signor Holmes non era in casa, ma che potevo visitare lo stesso l’appartamento.

In preda all’emozione mi accostai, come mi era stato indicato, alla porta a sinistra del negozio salendo i fatidici 17 scalini che Watson soleva percorrere trafelato a causa di qualche intuizione improvvisa.

La casa:

Il primo piano dell’edificio vittoriano è composto dallo studio e dalla stanza da letto di Sherlock. Quando lo visitai, mi parve quasi strano non sentire nessun odore provenire da qualche intruglio ideato dallo strano detective.

Uno dei titoli di Sherlock HolmesAll’improvviso fui sopraffatta dai ricordi dei casi e andai alla ricerca dei dettagli: c’era la lente di ingrandimento, delle carte, il camino e la poltrona dove Holmes rifletteva. Tutto risuonava familiare come se in quella casa ci fossi già stata!

Al piano superiore, invece, si trova la stanza della signora Hudson e dell’amico Watson. Sopra il letto di quest’ultimo il cappello e una valigia pronta per essere riempita al richiamo di un paziente.

All’ultimo piano, infine, le statue di cera dei personaggi più famosi descritti nei libri accolgono i visitatori. Non voglio svelarti chi sono, altrimenti farei dello spoiler qualora non avessi ancora letto le sue avventure.

La visita termina ritornando in negozio dove acquistai un portachiavi che porto sempre con me. Ogni volta che lo guardo mi fa pensare a quei momenti in cui la fantasia incontrò la realtà e forse da realtà si trasformò in fantasia.

Se Sherlock e Watson siano esistiti veramente alla fine è diventato un dettaglio trascurabile, quello che importa è aver ritrovato degli amici con i quali ho trascorso dei bellissimi momenti di lettura.

 

 

Trovi i libri di Sherlock Holmes qui: Tutti i racconti di Sherlock Holmes

Top 10 Irlanda: le città da visitare e l’itinerario da creare per non perdersi nulla, neanche i risvolti più fantasiosi dell’isola.

Sì, perché l’Irlanda non è solo un isola da visitare ma anche da vivere attraverso le molteplici leggende, i riti propiziatori e i personaggi magici che vi abitano.

Non ti aspettare, dunque, un semplice viaggio ma un’immersione completa all’interno di una cultura dal fascino magico e magnetico.

 

Cartina dell'Irlanda

 

Dublino

 

Dublino è la capitale irlandese e punto di arrivo per la maggior parte dei turisti. Conosciuta per i suoi pub e le passeggiate in città attraverso i suoi vicoli che costeggiano il fiume Liffey. Le attività da svolgere sono davvero molte per cui una volta che avrai lasciato le valige in hotel dovrai darti da fare per partire alla scoperta della città.

Potresti trovare utile, se fai un viaggio non organizzato, prepararti per tempo un itinerario con l’ausilio di Google My Maps, è molto semplice, in questo articolo ti spiego come fare.

 

A Passeggio

 

Statua dello scrittore James Joyce

Una delle mete più battute a Dublino è Grafton Street la via commerciale in cui si trovano i negozi alla moda e dove si esprime la vivacità giovanile.

A pari merito è posizionato il famoso quartiere vicino al Temple Bar ricco di pub, musica fino a notte fonda e tasso alcolico alle stelle! Ti sconsiglio di prendere alloggio in questa zona se non sei un under 25 o se non ricerchi la movida.

Se vuoi allontanarti dalla confusione e mescolarti fra i turisti affaccendati a scoprire le top 10 dell’Irlanda muoviti verso l’Ha’Penny Bridge, il ponte sul fiume e poi continua in direzione Docklands.

Si tratta della vecchia zona portuale di Dublino che nel corso degli anni ha subito una riqualificazione trasformandosi in un centro per gli affari moderno ed eccentrico.

Sei pronto/a a fare un nuovo bagno di folla? Allora cerca nella cartina O’Connell Street, altra via commerciale dove perdersi a guardare le vetrine e ascoltare le esibizioni degli artisti di strada.

Prima di andare a riposare all’ombra di una pianta nel parco cittadino St. Stephen’s Green va alla ricerca delle statue di James Joyce autore dei celebri libri Ulisse e Gente di Dublino e di Molly Malone, pescivendola e prostituta, che se toccata porta fortuna.

Secondo la leggenda la povera donna, non avendo vissuto una vita soddisfacente, si aggira ancora fra i vicoli della città sfocati dalla nebbia, in cerca di un riscatto che mai avrà.

 

Dove si trovano non te lo dico! Sarà tuo compito scovarle!

 

Musei, chiese ed edifici

Il Trinity College è il simbolo di Dublino famoso non solo per l’università ma anche per contenere all’interno della Old Library il pregiato manoscritto miniato conosciuto come “The Book of Kells”.

Inoltre, nel giardino interno, è presente la statua “Sfera dentro la Sfera” dell’artista contemporaneo italiano Arnaldo Pomodoro. Un’altra simile si trova nel lungomare di Pesaro e di fronte agli uffici della Farnesina.

La Christ Church Cathedral è una chiesa che nasconde un passato piuttosto mbiguo: è nata, infatti, dai resti di un’antica chiesa vichinga costruita in legno.

Tutt’altra storia, invece, racconta la St. Patrick Cathedral che rappresenta il simbolo dell’Irlanda protestante ed è uno dei luoghi cristiani più antichi.

Gli ultimi due edifici significativi della storia culturale irlandese sono il Castello di Dublino, una fortezza di origine normanna eretta da Giovanni Senza Terra e il General Post Office dove venne firmata l’indipendenza e dove si rifugiarono i ribelli nella rivolta del 1916.

 

Bere & Mangiare a Dublino

La città è visitata anche per i suoi famosi prodotti alcolici: la birra e il Whiskey. La Guinness Storehouse è la fabbrica che produce la celebre birra scura che si può visitare per conoscerne tutti i processi di lavorazione. Allo stesso modo si può visitare la Old Jameson Distillery e degustare il whiskey della migliore tradizione irlandese.

La cucina irlandese proposta nei pub o nei ristoranti ti sorprenderà per le combinazioni di gusti semplici, provenienti dai prodotti agricoli locali. La mia ricetta preferita è  Seafood Chowder, l’antica ricetta di zuppa di pesce irlandese.

Per non parlare poi della colazione all’irlandese che propone piatti come fagioli, pane con il burro, caffè e altre delizie super proteiche. Scoprila qui.

Se ti avanza del tempo scopri cosa fare a Dublino a costo zero:

 

Musicisti intenti a suonare all'interno di un pub irlandese

 

Belfast

 

Belfast è la capitale dell’Irlanda del nord tristemente nota in passato per gli attacchi dell’IRA, l’organizzazione che richiedeva indipendenza dalla Corona Britannica.

Fortunatamente i momenti bui sono stati cancellati e oggi è possibile visitarla in tutta sicurezza per scoprire i siti di interesse culturale.

Per acquistare dovrai necessariamente cambiare gli euro in pound perché il sistema finanziario corrisponde a quello inglese. Fatto ciò potrai dedicarti alla visita.

Ciò che spiccherà agli occhi saranno i meravigliosi murales che enfatizzano l’architettura locale, la statua “The Big Fish” in cui ogni tassello racconta le vicissitudini della città e il St. Jones Market, un edificio vittoriano che ospita nel fine settimana un mercato vintage.

 

Cosa visitare

Il museo più particolare presente in città è quello dedicato al Titanic, custodito all’interno del cantiere navale dove venne costruito il famoso e sfortunato transatlantico.

L’Ulster Museum è visitato, invece, per la sua raccolta di arte contemporanea oltre che a sezioni dedicate alla civiltà egizia, manufatti e suppellettili locali.

La City Hall rappresenta invece la Belfast dal passato ricco e glorioso vissuto nell’era d’oro mercantile. Può essere considerato come l’edificio più importante della città.

Infine la città consiglia una visita ai Botanical Gardens costruiti durante il periodo vittoriano per sopperire alla crescente curiosità riguardo il mondo botanico.

 

Strada cittadina e commerciale a Belfast, città da visitare fra la top 10 Irlanda

 

Cork

 

Dal nord di Belfast al sud della top 10 Irlanda passando per Cork, la città dai venti ponti che si affacciano sul fiume Lee di origine medievale.

Il centro storico e l’English Market sono i punti raggiunti dai turisti per avere un assaggio culturale ma anche gastronomico della contea.

Il quartiere Shannon è conosciuto per essere la zona residenziale operaia abbellita da soluzioni abitative di uguale fattura ma variopinte, nate forse per contrastare il grigiore della vita in fabbrica.

Due, invece, i siti culturali, la:

  • Cattedrale di San Finne Barre, di architettura neogotica prettamente francese;
  • Crawfort Art Gallery, mostre temporanee e permanenti con entrata gratuita.

 

Una mucca fra le migliaia presenti in Irlanda

 

Galway

 

Galway è una città chiassosa, vivace e festaiola grazie alla massiccia presenza di giovani universitari e dei numerosi e variopinti pub.

I visitatori sono attratti dal suo quartiere latino che a discapito del soprannome nasconde le radici che affondano nel medioevo con tanto di mercato con prodotti tipici.

Se invece hai voglia di passeggiare puoi dirigerti nella Long Walk dove puoi ammirare delle graziose casette in tinta pastello, sistemi di chiuse e canali che costeggiano la foce del fiume Corrib.

Uscendo, verso la zona residenziale, puoi ammirare in lontananza le isole Aran percorrendo la Salthill Promenade seguendo un percorso lungo almeno 2 chilometri.

 

Veduta sull'oceano

 

Isole Aran

 

Uno dei motivi che mi spinge a ritornare in Irlanda, oltre che per rivedere la sua natura incontaminata, sono la bellezza delle isole Aran.

Sono delle conformazioni rocciose staccatesi dalla zona del Burren che hanno dato vita a tre piccole isole dai nomi gaelici Inishmaan, Inishmore e Inisheer.

Essendo relativamente lontane dalla terraferma hanno mantenuto intatte le radici e la tradizione della più antica cultura gaelica.

L’abbigliamento tipico è divenuto famoso in tutto il mondo per la qualità della lana e il particolare intreccio dei maglioni che qualifica il mestiere di chi li porta.

Gli abitanti maschi delle isole Aran indossano un pesante gilet di tweed con annessa cintura colorata mentre la parte femminile si riconosce dalla tipica camicia in flanella rigorosamente rossa.

 

Barca solitaria sulla costa irlandese

 

Limerick

 

Sulla carta Limerick è la terza città irlandese in ordine di importanza ma non ha molto da offrire al turista. Per quale motivo è citata fra la top 10 Irlanda?

Principalmente per il King’s John Castle, un edificio imponente di straordinaria bellezza che spicca sulle rive del fiume Shannon e meta di visita, seppur veloce, dei tour organizzati.

L’interesse turistico stenta a decollare a causa di un debole impulso industriale che relega la città a un sonnacchioso tessuto urbano non stimolato dalla vivacità culturale presente invece in buona parte dell’isola.

 

Un curioso cartello irlandese che avvisa i visitatori che possono essere colpiti da rocce e dardi infuocati

 

I castelli

 

L’Irlanda è un’isola disseminata di castelli: alcuni ridotti oramai a ruderi, altri divenuti residenze chic dove soggiornare nel segno del lusso. Molti di questi sono stati scelti dai registi americani per girare le scene di alcuni tra i film più famosi grazie all’atmosfera magica che li circonda.

Uno tra i più famosi e visitati è sicuramente Blarney Castle che invita i visitatori a baciare una pietra sospesi nel vuoto perché, secondo una leggenda, questo atto coraggioso dona il potere dell’eloquenza.

La Rock of Cashel è invece un rudere dall’aurea molto suggestiva che nasconde un passato di potere dove risiedevano re ed ecclesiastici della regione.

Una lista completa dei castelli da visitare la trovi qui:

 

Uno dei castelli presenti in Irlanda

 

Le contee

 

Le contee irlandesi sono 28 a cui si aggiungono tre municipalità. Corrispondono alle nostre regioni e differiscono l’una dall’altra per varietà naturale e culturale.

All’apparenza l’Irlanda può sembrare una piccola isola visitabile in una sola settimana ma in realtà per conoscerla a fondo non basterebbe un mese.

Sono talmente tante le particolarità insite e sparpagliate per il territorio che sarà necessario tornarci più volte per affermare di averla visitata veramente.

Tra la top 10 Irlanda le scogliere delle Cliffs of Moher

 

Giant’s Causeway, Cliffs of Moher, Carrick-a-rede

 

Ti verrà sicuramente proposto, durante il tuo soggiorno in Irlanda, un tour diretto a questi tre diversi siti fra i più famosi dell’isola.

Il primo, il Giant’s Causeway si trova nell’Irlanda del nord ed è conosciuto come il Selciato del Gigante. Pare, infatti, che un gigante guerriero che viveva nella zona dell’Ulster, tale Fionn Mc Cumhaill, si fosse innamorato di una sua simile.

Per non perdere tempo costruì una strada di pietra verso l’isola scozzese di Staffa in modo da poterla vedere tutti i giorni e dichiararle il suo amore.

In realtà si tratta di un’esplosione sotterranea avvenuta oltre 60 milioni di anni fa che ha dato vita a questa particolarissima conformazione rocciosa, unica del suo genere, entrata a far parte del Patrimonio Unesco nel 1986.

 

Veduta sulla Giant's Causeway

 

Wicklow Mountain National Park

 

Forse il Parco Naturale delle Wicklow Mountains è fra i più selvaggi dell’isola ed è consigliato agli escursionisti e agli amanti della natura. Fra le radici dei meravigliosi alberi presenti nella zona si nascondono anche quelle celtiche legate alle figure magiche e occulte dei druidi.

Tali personaggi, infatti, ricoprivano i ruoli di sacerdoti che agivano sotto il volere di Madre Natura preservandola ed esaltando i suoi componenti.

Veneravano le piante come esseri superiori e minacciavano gli uomini contro le barbarie perpetrate all’ambiente tacciandole come risvolti funesti che si sarebbero riversati sulla gente.

La cultura irlandese è molto complessa e di difficile interpretazione ma ciò dona una nota solenne e intrigante al viaggio mescolandosi fra storia, castelli, leggende, musica e tradizioni orali.

La città medievale di Carcassonne nella regione dell’Occitania è una fortezza con una storia affascinante da raccontare… vuoi conoscerla?

Ci troviamo per l’esattezza nel dipartimento dell’Aude, nome che deriva dal fiume omonimo che attraversa la città. Si divide in due parti: la parte fortificata antica e quella moderna.

CITTÀ MEDIEVALE DI CARCASSONE: L’ORIGINE

 

In verità, i primi insediamenti risalgono al 3500 a.C., quindi ben prima del periodo medievale. I Romani iniziarono le prime opere di fortificazione attorno all’anno 100 a.C. edificando le mura settentrionali.

Ne presero possesso successivamente i Visigoti e i Saraceni, ma fu con il visconte Raimond Roger Trencavel che l’acquisì tramite un matrimonio nel 1607, a dare inizio alla sua fama.

Soprattutto durante il periodo della Crociata Albigese Carcassonne si guadagnò la fama di roccaforte a beneficio dei Catari francesi. In questo periodo visse degli anni prosperi e ottenne numerosi ampliamenti.

Ma, come ogni fiaba che si rispetti, arriva il momento in cui la città deve fare i conti con il bruto della situazione. Nel 1209, nel caldo mese di agosto, Simone di Monfort, dopo un assedio piuttosto cruento, riuscì a conquistare la fortezza e fece uccidere il visconte, succedendogli tout court.

Carcassonne divenne così la frontiera fra Aragona e la Francia e assistette a nuove opere di ingrandimento. Luigi IX, re di Francia, la sottomise al suo potere edificando le mura esterne e rendendola di fatto inespugnabile.

Lo constatò Edoardo il Principe Nero nel 1355 quando cercò di conquistare la città medievale di Carcassonne senza riuscirci, sebbene distrusse completamente la parte bassa.

 

entrata al castello comtal

 

Carcassonne si salvò?

Con il passare degli anni la città perse il suo valore militare e fu quasi sul punto di essere demolita se non fosse stata per una campagna fatta a salvaguardia della città da Jean-Pierre Cros-Mayrevielle e Prosper Mérimée che portarono i cittadini quasi in rivolta.

Si decise allora di procedere con un’opera di ristrutturazione sotto la guida dell’architetto Eugène Viollet-le-Duc che vide la rinascita della stessa creando delle aree completamente nuove e avulse all’originalità di un tempo.

Ciò diede vita a diverse critiche ma la città medievale di Carcassonne rifiorì con una doppia cerchia muraria e un totale di 53 torri di estrema bellezza.

Nel 1997 fu aggiunta alla lista dei Patrimoni dell’Umanità promossa dall’Unesco e oggi richiama 3 milioni di turisti ogni anno da tutto il mondo.

 

torre presente nel castello comtal

 

CITTÀ MEDIEVALE DI CARCASSONNE AI GIORNI NOSTRI

 

Oggi è impossibile non rimanere affascinati dalle geometriche alternanze di torri, mura e passerelle in legno. La città fortificata si erge su di una collina con un’altitudine di 111 metri s.l.m. e la si raggiunge attraversando un antico ponte in pietra sopra il fiume Aude.

Lo stesso divide la città medievale di Carcassonne da quella moderna dove vivono la maggior parte degli abitanti. Attorno al fiume è stato creato un parco naturale dove sia gli animali che gli uomini possono godere di una certa tranquillità.

Se si arriva in treno da Tolosa, come ho fatto io, si dovrà attraversare tutto il centro cittadino moderno, ricco di locali di ogni tipo e negozi che richiamano l’anima della Francia del sud, fatta di profumi e prodotti naturali. In alternativa la si può raggiungere anche con il Flixbus.

Dalla stazione si attraverserà il Canal du Midi passando sopra il ponte de Marengo. Da qui si accede al centro città dove si proseguirà dritti fino ad incrociare rue de Verdun.

Ti consiglio di proseguire dritto e di attraversare il Pont Neuf così da avere una visuale sia sul ponte antico che sulla città medievale di Carcassonne. Al ritorno potrai percorrere il Pont Vieux dopo aver fatto un giretto al parco.

 

gobelin nella basilica di Saint Nazaire

 

VISITA ALL’INTERNO DELLA CITTÀ

 

L’ingresso è maestoso. So già che farai come me e che non smetterai un attimo di fare fotografie. La città sembra tirata a lucido ed è perfettamente ristrutturata.

L’unica nota stonata arriverà dai numerosi negozi che toglieranno la sua anima romanzata per dargliene una più commerciale. Va detto, però, che l’atmosfera non viene completamente cancellata ma solo leggermente offuscata.

La visita inizia salendo lentamente lungo le vie che un tempo furono teatro di vita militare e cittadina. All’interno si trovano due musei:

  • il Museo dell’Inquisizione
  • Museo della scuola

Ma l’edificio più visitato è il Castello di Comtal (chateau Comtal) con un prezzo di 9 euro di entrata, 12 euro con l’audioguida. Si inizia il percorso con un video introduttivo che racconta la storia della città in francese con sottotitoli in francese e in inglese.

Poi, si prosegue la visita del castello e in tutte le zone che sono state magnificamente restaurate. All’interno è presente anche un museo con i reperti storici ritrovati nella fortezza e nei dintorni.

Infine, si esce da un torrione per ritornare a immergersi nelle vie cittadine da dove si può ammirare anche l’entrata dell’antico Hotel de la Cité e di fianco la meravigliosa basilica gotica di Saint Nazaire.

Se, nel frattempo, ti è venuta fame ti consiglio di mangiare alla Maison du Cassoulet per assaggiare la specialità tipica della Linguadoca, la cassoulet appunto (trovi la ricetta qui).

 

angolo rustico di carcassonne

 

Leggenda di Carcassonne

 

Il nome Carcassonne ha un’origine ben specifica. Durante la dominanza dei Saraceni l’imperatore Carlo Magno voleva conquistarla. La città faceva gola a tutti per la sua posizione strategica e inoltre, acquisendola, avrebbe dimostrato ulteriormente la sua supremazia.

Pensò bene di assassinare il re Balaad che era l’attuale regnante in modo da condurre gli abitanti alla resa. Ma non aveva fatto i conti con la moglie.

Il marito fece la fine che Carlo Magno si aspettava ma la donna prese in mano le redini decisa a non abbandonare il suo possedimento.

Le battaglie si protrassero per 5 anni fino a quando gli eserciti, entrambi stremati, vollero sferrare il colpo di grazia finale. La donna, con furbizia, decise di lanciare da una torre un maiale ben nutrito sopra le teste dell’esercito avversario, facendo credere di aver ancora molto cibo a disposizione, tanto da poterne buttare.

I nemici, sfiniti, decisero di ritirare l’assedio e la donna, il cui nome era Dama Carcas, fece suonare in segno di vittoria le trombe della città.

Gli avversari, nonostante si stessero allontanando, udirono il suono e gridarono “Carcas sonne, che significa “Carcas suona” e da lì fu deciso definitivamente il nome della città.

Il film leggenda Robin Hood il Principe dei ladri, con Kevin Costner e Morgan Freeman fu girato proprio qui dando l’identità di un’ipotetica Nottingham.

 

particolare del parco sul fiume Aude

 


*** VIAGGIO SENSORIALE ***

 

Qualsiasi città francese si appresta bene alla flânerie e Carcassonne non è da meno. Il Genius Loci,  invece, è di difficile interpretazione essendo stato manipolato da restauri avulsi dal tempo e strettamente legato a vicende dimenticate. Non ho avuto abbastanza tempo per carpire l’anima della meravigliosa città ma ho percepito un forte desiderio di protezione del luogo. 

La vista si è riempita di magnificenza per il lavoro che nei secoli ha dato vita a questa opera dell’uomo. L’udito si è lasciato trasportare dal rigoglio dell’acqua del fiume che scorre vivace fra le verdi sponde.

Il tatto si è dedicato alla scoperta di materiali antichi che hanno sapientemente legato ogni elemento naturale: sassi, acqua, terra e legno, mentre l’odorato ha percepito un forte sentore di umidità dato dalle piogge incombenti.

Infine il gusto si è soffermato sui sapori autentici della terra, dei suoi prodotti come la verdura, la carne e il vino. 

Musica consigliata: Zaz – Je veux

Lettura consigliata: Zazie nel metró di Raymond Queneau

Ho trascorso un weekend a Tolosa per contrastare il grigiore di una primavera in sordina e sono stata accolta da vibranti tonalità pastello.

Un’amante dei colori come me non poteva rimanere indifferente al fascino del capoluogo Occitano e risvegliare sensazioni totalmente avulsi dalle aspettative.

Ho trascorso un weekend a Tolosa ma è come se qualcosa dentro di me si fosse risvegliato, portando un sole che l’inverno aveva sbiadito e offuscato.

 

Tolosa: città viola

 

Il viola è uno dei miei colori preferiti, non a caso il colore dominante del blog è proprio questo. Nell’immaginario collettivo il viola è associato alla spiritualità e all’introspezione.

Non appena ho scoperto che Tolosa ha come simbolo le violette ho subito provato un moto di empatia per questa città. Quando finalmente ho trovato un “bateaux” (tipica imbarcazione francese) ancorata lungo la Garonna che vendeva prodotti fatti con la violetta, ho provato del giubilo.

via ed edifici storici a tolosa

Passeggiando lungo le vie cittadine di Tolosa

Ho attraversato il ponte e sono giunta davanti l’entrata della barca negozio. Appena varcata la soglia sono stata raggiunta dal profumo dolce e delicato di questo fiore e da quel momento non mi ha più abbandonato.

Ovunque andassi percepivo profumo di violetta anche se ero ben conscia fosse solo nella mia mente. Eppure mi bastava pensarci per ravvivare le energie dopo le lunghe passeggiate.

L’imperatrice francese Maria Luigia, nonché consorte di Napoleone I, era follemente attratta da questo fiore determinando il suo prestigio.

Anche lo stesso Napoleone lo usava come segno distintivo tanto da essere soprannominato come “Caporal Violet”. Questo legame indissolubile lega Parma a Tolosa perché è proprio la violetta di Parma a essere diventata simbolo della capitale Occitana.

 

Tolosa: città rosa

 

L’altro colore predominante della città, dopo il viola, è il rosa. Può sembrare quasi una similitudine fra viola e rosa quello che si presenta al tramonto in città quando gli ultimi caldi raggi del sole, al tramonto, si riflettono sugli edifici donando loro una percezione rosata.

È inevitabile non canticchiare un pezzo della canzone più famosa di Édith Piaf “La vie en rose” anche se ciò che la mia anima suggeriva era il brano di Charles Trenet “Boum“.

vista sulla basilica di san sernin

La basilica di Saint Sernin a Tolosa

Soprattutto in Place de Capitole quando la piazza e l’edificio si tingono di rosa in contrasto con il cielo che si fa sempre più scuro. Attorno vibra la vita del mercato, delle persone che si fermano a bere un aperitivo in uno dei tanti bar presenti o di chi semplicemente si ferma ammaliato dalla maestosità del luogo.

Appuntalo come luogo da visitare ma dopo essere uscito dalla metro e aver passeggiato lungo rue d’Alsace Romaine per averne ammirato i negozi.

Potrai così ritornare in questa piazza e assaporare lo spazio, l’apertura fra gli edifici respirando l’atmosfera di Tolosa nella sua vita quotidiana.

 

Poi dirigiti verso le innumerevoli chiese da visitare fra queste ti consiglio:

 

  • Couvent des Jacobins (convento dei giacobini): entrata a pagamento per visitare un’imperdibile chiesa gotica domenicana che contiene le spoglie di san Tommaso d’Aquino;

  • Basilica di Notre-Dame de la Daurade: lungo la Garonna con in basso il parco in cui si ritrovano i ragazzi a chiacchierare e ad ascoltare la musica. Di lato la maestosità del Pont Neuf e dall’altra parte del fiume il Chateau d’Eau, centro esposizione di fotografie;

  • Basilique Saint-Sernin: architettura romanica in pianta ottogonale suddivisa in nicchie dedicate ai vari santi e contenente le reliquie di San Saturnino e della Vera Croce;

  • Chapelle des Carmélites: piccola cappella finemente decorata che raccoglie esposizioni fotografiche;

  • Cattedrale di Tolosa (Cathédrale de Sainte-Étienne): dimensioni maestose ma meno curato l’interno che l’esterno con la sua bellissima facciata e un giardino dove riposarsi con piante e fiori.

 

I musei più interessanti da visitare, invece, sono due:

 

  • Fondazione Bemberg: all’interno dell’Hotel d’Assezat con raccolte di quadri da Canaletto a Picasso. Tre piani di edificio suddiviso in sale, l’entrata costa 9 euro.
  • Museo degli Agostiniani (Musée des Augustins): una raccolta di quadri e sculture dal Medioevo agli anni ’40. Prezzo di entrata 9 euro.

 

Abituati a leggere i nomi degli edifici con i loro nomi in francese perché le scritte in altre lingue non sono molto usate! Sarà l’occasione per rispolverare il francese scolastico ;P

 

ragazza con capelli rossi e corona di fiori fra i capelli

Un dipinto presente alla Fondazione Bemberg

 

Tolosa: città verde

 

Verde? Sì, il verde della Garonna, del riflesso dei platani sul Canal du Midi e ancora il verde fiorito dei parchi. Durante un weekend a Tolosa farai un immersione completa in questo colore e sarà subito primavera.

Quanti e quali sono i parchi da visitare assolutamente?

 

  • Jardin Compans Caffarelli: racchiude al suo interno un giardino botanico e un giardino giapponese con un bellissimo ponte rosso all’ombra di una pianta di ciliegio. Una tappa imperdibile dove ritrovare l’armonia e riassestare le dissonanze della mente.

  • Jardin des Plantes: con la sua lunga via alberata da piante provenienti da tutto il mondo, fiori e panchine sulle quali riposarsi. Attorno l’università, il Museo di Storia Naturale, il Jardin Royal (giardino reale), un centro culturale e una chiesa cattolica.

  • Canal du Midi: lungo tutto il canale trovi una pista ciclabile dove andare in bici, camminare e correre. Affollatissima da turisti e dagli abitanti della città. Ma l’esperienza più bella è seguire il corso del canale sul bateau. Lo puoi fare contattando il sito di Bateaux Toulousains e prenotare una gita di circa 3 ore andata e ritorno su un’imbarcazione coperta e attraversare la città osservandola da un’altro punto di vista.

 

Lo sapevi che il Canal du Midi è nato per collegare l’oceano Atlantico al mar Mediterraneo?

 

 

ponte rosso nel giardino cinese con pianta di ciliegio di fianco

 

Tolosa: città azzurra

 

Il colore fa riferimento alla linea del tram che dall’aeroporto Tolosa-Blagnac ti porta al centro città. Scarica la cartina qui:

Spostarsi con i mezzi pubblici a Tolosa è veramente facile ti basterà una volta uscito dall’aeroporto seguire le indicazioni per il tram.

Potrai acquistare un singolo biglietto (1 deplacement) al costo di 1,70 euro, un biglietto da 3 giorni (trois jours) al costo di 12,20 euro oppure un carnet da 10 biglietti a 13,70 euro. Il biglietto da 3 giorni ti permette l’accesso anche alla metro e ai bus.

Il tram arriva fino a Palais de Justice oppure se ti fermi ad Arénes puoi scendere e prendere la Metro che ti porta in centro città. È suddivisa in due linee: A e B, la prima di colore rosso passa attraverso Capitole e arriva alla stazione dei treni Matabieu (fermata Marengo-SNCF) utile per raggiungere la città di Carcassonne, la B di colore giallo corre lungo il Canal du Midi e arriva rispettivamente a nord e a sud della città.

 

Consulta questo articolo per avere maggiori informazioni su come spostarsi a Tolosa:

 

Altre informazioni: 

 

La città si adatta perfettamente alla  flânerie si può passeggiare senza seguire la mappa e lasciarsi trasportare dai propri pensieri e ammirare i vari dettagli architettonici, fermarsi a gustare una baguette e sorseggiare un caffè o un tè alla violetta. In questo sito trovi infusi, tè e altre specialità alla violetta: https://www.lamaisondelaviolette.com/fr/

simpatiche coppia di anatre su di un muretto

Coppia di anatre su un muretto dopo il Pont Neuf

I sensi non possono che essere coinvolti dai colori, dal profumo di violetta, dal gusto della cassoulet che appartiene alla tradizione della Linguadoca (trovi la ricetta qui) ma è proposta anche qui a Tolosa, e dai rumori degli uccellini che cinguettano sugli alberi.

Nonostante sia una città di notevoli dimensioni, Tolosa può vantarsi di essere a misura di uomo. La presenza di parchi e di spazi verdi, di acqua e di attività fluviali indica la volontà di ricercare la pace e ciò si ripercuote sul carattere degli abitanti.

Li ho trovati gioviali, tranquilli e rilassati, votati al benessere e alla vita all’aria aperta. Amanti dei dettagli e delle piccole cose che assemblate creano una sorta di particolarità tipicamente francese.

Il Genius Loci di Tolosa è uno spirito in pace con gli elementi naturali ma portato verso la comodità del progresso. Una sorta di trait d’union che rafforza la coesione facendo emergere gli aspetti positivi di entrambi a favore del benessere di chi vi dimora.

 

Letture consigliate per un weekend a Tolosa: 

Se parli del Marocco i viaggiatori consigliano di visitare Fes e i suoi suk perché sono l’essenza dell’antica tradizione marocchina. La città è divisa in due parti, una più moderna e l’altra ancora legata al passato, tanto da considerarsi la capitale spirituale del Marocco.

Fes e i suoi suk

 

Entrando a Bab Guissa (bab significa porta) ti ritroverai al Palais Jamai Hotel. Lo vedrai immerso in un parco di aranceti, fontane e fiori in una cornice fiabesca. Se la tua visita coinciderà con la stagione della fioritura, sarai sopraffatto dal profumo di arancio che si sprigiona dalle piante in contrapposizione con l’odore pungente delle piante del pepe.

Di fianco al parco scoprirai la moschea Kairaouine e più distanti le moschee di Er-Rsif, Andalusa e Es-Sahrij. Le altre porte d’ingresso alla città sono: Bab Shemsa, Bab Chorfa, Bab Mahrouk e Bab Jamai.

Nell’ultima si scorge un cimitero. Si tratta del cimitero dei merinidi destinato agli ultimi sultani della dinastia. Le porte di Fes portano ai mercati chiamati suk, ognuno differenziato in base alle merci.

Fes e i suoi suk

 

I suk sono i mercati, come ti dicevo, suddivisi in corporazioni distinti in base alle merci. I più amati sono suk el Attarine dove si acquistano profumi e spezie, il suk el Henna, come puoi dedurre dal nome, dedicato alle radici e alle foglie tintoree e il Place Nejjarine con il suk dedicato ai falegnami. A Fes troviamo anche un mercato coperto, Kissaria, dove vengono venduti ricami, sete e broccati.

Ma la zona più famosa è quella della conceria Chouaras, nel quartiere dei tintori. Se vorrai visitarla ti verranno consegnate delle foglie di menta che serviranno a stemperare il fastidioso odore di guano.

 

foto delle concerie di fes

Shot sulla conceria di Fes

 

La tecnica di lavorazione è tipica del medioevo: fu in quel periodo, infatti, che vennero costruite delle vasche per trattare le pelli. All’interno veniva inserito un miscuglio di acqua e guano dove gli artigiani si immergevano fino alla cintola per togliere le impurità e renderle più lisce. Tutt’ora i lavoratori seguono questo processo, lavorando senza sosta quasi tutti i giorni.

Vicino alla conceria si trovano i negozi in cui vengono venduti i prodotti finiti, ricamati e imbellettati in base alla creatività dell’arte marocchina.

Affiancati a questi hanno trovato spazio i negozi più commerciali con articoli decisamente meno artigianali o prodotti tecnologici. Non manca nemmeno l’abbigliamento firmato “made in China” o le finte marche di moda, segno che qualche traccia di modernità è riuscita a entrare nella città antica.

L’alternanza tra vetusto e moderno si sta facendo sempre più marcata ed è nostro compito preservarne la tradizione, il passato e le radici di una comunità. Come? Acquistando solo prodotti originali e non i cloni di ciò che possiamo trovare anche nel negozio vicino a casa.

La sera scende anche nella medina, le luci si accendono regalando dei bizzarri effetti di chiaro-scuro e il muezzin intona il suo canto di preghiera che si propaga in tutta la città. Almeno questo non sarà intaccato dal passaggio dei turisti, felici di ascoltare queste litanie incomprensibili ma pregne di significato.

 


*** SENTORI ESPERIENZIALI ***

 

A Fes dovrai stare molto attento a fare la flânerie perché la medina è un dedalo di vie che si intersecano l’una nell’altra ed è facilissimo perdersi, in più il il wi-fi o il gps non sempre funzionano a dovere.

Prendiamo ora in considerazione il Genius Loci di Fes: da quello che ho potuto sentire io Fes è una città chiusa, ermetica e introversa. Difficile da decifrare perché l’anima si nasconde dietro la ricerca di buoni affari e di conseguenza non rivela la sua vera identità. Mutevole e diffidente come il vento che cambia in base alla direzione da seguire.

Cosa richiamano i sensi? La vista attiva la scoperta dei colori più vivaci, l’udito il rumore di qualche antico strumento artigiano che lavora incessantemente, l’odorato è un miscuglio di carne fresca, spezie, miele e un tanfo insopportabile nella zona delle concerie, frammentato da un rametto di menta piperita, il gusto è un’esplosione di sapori fra i quali spicca in modo preponderante il cumino e infine il tatto richiama la ruvidezza dei tessuti naturali ricavati dall’agave, la morbidezza dei dolci e dei datteri, la morbidezza delle pelli lavorate.

 

Musica consigliata: musica chaabi

Letture consigliate: 1Q84 libri 1,2 e 3 di Murakami

Toccata e fuga a Marrakesh in la minore per assaporare la follia di piazza Jemma El Fna e fare un rilassante e tipico hamman. Dirigersi a Essaouira, recuperare le energie e ritornare a immergersi nel caos della frenetica città marocchina: questo l’itinerario del mio viaggio.

Marrakesh è la capitale del turismo mondiale, qui arriva la maggior parte dei visitatori che inizia perdendosi nei suk. si mescola alla popolazione e finisce per assaggiare qualsiasi tipo di cibo o acquistare ogni genere di merce.

L’arrivo

 

Alle 23 esco dall’aeroporto di Marrakesh dopo un viaggio di circa 3 ore e mezzo da Treviso. Poche persone si accalcano, fortunatamente, alle file per fare il visto e in circa dieci minuti riesco a uscire.

Per circolare liberamente in Marocco bisogna essere provvisti di un passaporto in corso di validità e compilare il visto che si trova direttamente in aeroporto. Ricordati quindi di portare con te una penna.

All’esterno dell’aeroporto verremo accolti da una moltitudine di autisti e si dovrà contrattare il prezzo del taxi per raggiungere il centro. Sarà difficile però riuscire a risparmiare perché i tassisti sono molto abili a fare i prezzi che vogliono. Cerca comunque di non superare i 200 dirham (20 euro) per arrivare alla Medina.



Il riad

 

riad con piscina nella mia toccata e fuga a marrakeshI riad più caratteristici si trovano all’interno della Medina anche se non sono semplici da trovare a causa delle vie con le scritte in arabo ma puoi sempre chiedere un aiuto a qualche passante. In questo modo sarai comodo/a a visitare i principali punti turistici tra cui la famosa piazza Jemma El Fna e i colorati suk.

La stazione dei treni e quella degli autobus si trovano nella parte nuova, quella moderna, vicino agli hotel di lusso e internazionali ma se vuoi davvero immergerti nella cultura marocchina ti consiglio di soggiornare in un tipico riad.

Cosa sono i riad? Delle abitazioni con giardino interno, magari una piscina e le stanze in affitto tutte intorno.

riad visto nella mia toccata e fuga a marrakesh

La parte centrale adibita a giardino e dove si fa la colazione, in alternativa si fa in terrazza.

L’importante è mangiare all’esterno anche con 5 gradi, questa è la filosofia! Ti consiglio pertanto di portare dei vestiti pesanti e di non sottovalutare il clima invernale.

 

Piazza Jemma El Fna

 

Eccola qui: una della piazze più famose al mondo dove troverai e mangerai di tutto. Durante il giorno incontrerai incantatori di serpenti, venditori di denti, donne che vorranno farti l’henné o leggerti la mano, eccetera. Saranno talmente insistenti che cercherai di evitare in tutti i modi di incrociare i loro sguardi. Attorno a loro troneggiano bancarelle di succhi freschi, che ti consiglio caldamente di assaggiare, e oggettistica che troverai anche nelle vie dei suk.

La sera la piazza si trasforma in un immenso ristorante all’aperto: cous cous, tajine e street food con le spezie più piccanti ed invitanti che ti faranno brontolare lo stomaco. Dovrai essere abile a destreggiarti fra le varie proposte dato che i venditori saranno pronti a bloccarti per farti sedere al proprio tavolo.

Potresti optare durante la tua toccata e fuga a Marrakesh per un tè caldo che funge da aperitivo in una delle terrazze che si affacciano sulla piazza (l’alcol è vietato). In questo modo potrai gustare la frenesia della città senza esserne direttamente coinvolto.

Inoltre, se la serata lo permette, potrai godere del tramonto del sole che andrà a nascondersi dietro la moschea della Koutubia, una delle più importanti in città e ascoltare il richiamo alla preghiera.


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I souk

 

Se ami fare shopping sei nel posto giusto: i negozi si alternano uno all’altro presentando i migliori prodotti dell’artigianato locale. Spezie, abbigliamento, carne, pelle e articoli per la casa saranno solo un assaggio di ciò che si nasconde all’interno. Ti basta solo avere la voglia di visitare, di osservare e di scovare nel marasma generale l’oggetto dei tuoi desideri. A ogni tua indecisione risponderà lesto il commerciante che saprà sicuramente convincerti a non andartene a mani vuote.

Oltre ai tradizionali suk ti consiglio di visitare anche la Mellah, il quartiere ebraico, in cui puoi notare un repentino cambio di stile architettonico e una piazza dove confluisce il traffico cittadino.

Cosa visitare durante una toccata e fuga a Marrakesh

 

Marrakesh è stata l’antica capitale del Marocco, un punto di congiunzione fra le popolazioni del nord e quelle berbere del deserto: qui si veniva a scambiare i propri prodotti e, in parte, lo si fa ancora oggi.

Dalla piazza Jeema el Fna si diramano vicoli che portano alle principali attrazioni della città. Non dovrai assolutamente perdere:

  • Palazzo Bahia, in cui risiedeva il Gran Visir con le sue mogli e le concubine, un tipico esempio di architettura del ‘900;
  • le Tombe Saadiane in cui riposano le spoglie del sultano e dove si svolge il mercato più famoso al mondo;
  • le rovine del Palazzo El Badi, una dimora che conteneva oltre 250 stanze, voluta dal sultano Ahmed Al-Mansour che si trova nella zona dei suk.

All’esterno della Medina

 

Potrai visitare i famosi Giardini Majorelle, voluti da Yves Saint Laurent, anche se ci sono dei giardini pubblici molto più belli che trovi in direzione dell’aeroporto o verso la stazione dei treni. Considera che ogni attrazione ha un costo di entrata pari a 7 euro quindi ti consiglio di scegliere quelle più importanti.

Il giardino Menara invece fu costruito nel XII secolo dai Almohadi ed è uno degli scorci che fa capolino fra le foto dei turisti che amano fotografarsi dalla piscina rettangolare con sfondo la montagna dell’Atlante, spesso innevata.

La Palmerie è in direzione Casablanca e Fez ed è una zona residenziale e ricreativa in cui vengono proposti numerosi sport acquatici, giri con il quad, a cavallo o con i pattini.

L’hammam nella toccata e fuga a Marrakesh

 

Se ne avrai il tempo ti consiglio di fare un salto in un hammam: si tratta della versione marocchina delle terme romane. Si entra in un salone che ha la temperatura pari a quella di un bagno turco e lo si farà assieme a un’assistente.

Lentamente i pori della pelle si apriranno grazie al calore dell’ambiente. Si verrà cosparsi di sapone nero, una particolare miscela ottenuta dalle olive dal fantastico potere lavante.

L’assistente proseguirà togliendo il sapone con un particolare guanto chiamato kessa che eliminerà qualsiasi impurità dalla pelle. Poi verranno lavati i capelli, con un’altra miscela naturale.

Si proseguirà, volendo, con un massaggio decontratturante con l’olio di argan che scioglierà ogni tensione e ti lascerà completamente rilassato/a. Il trattamento durerà un’ora e avrà un costo di circa 30 euro.

Potresti essere rispedito in hotel con i capelli bagnati, come è successo a me! Quindi ti consiglio di portare un asciugamano in cui avvolgerli o un berretto per ripararti dal freddo se lo farai nei mesi invernali.

Ci sono diverse soluzioni di hamman:

  • tradizionale marocchino, in cui dovrai portarti sapone, guanto e shampoo e dovrai arrangiarti a fare tutto. La pulizia dei locali dipende dal tipo di hammam scelto. Ce ne sono diversi a Marrakesh e in tutto il Marocco. Pagherai l’entrata con pochi euro;
  • tradizionale ricercato, quello che ti ho illustrato sopra ideale per il turista ma apprezzato anche dai marocchini per il servizio e la pulizia;
  • hammam spa in cui viene offerto anche il tè e i biscotti con un costo che si aggira sui 60 euro.

Marrakesh o la ami o la odi

Sarà difficile abituarsi ai motorini che sfrecciano nei stretti vicoli, i venditori che richiamano continuamente la tua attenzione, i tassisti che cercano di fare i furbi. Ma ti lascerà in bocca un sapore di ingegnosità che difficilmente saprai dimenticare, quindi goditi il momento e lasciati trasportare dal pazzo mondo marocchino.

 

lampadario tipica lavorazione marocchina (toccata e fuga a Marrakesh)

 


*** ESPERIENZA SENSORIALE ***

 

Consigliata la flânerie nella toccata e fuga a Marrakesh attraverso le vie che riservano delle sorprese inaspettate. Se riesci a resistere ai motorini, ai carretti e ai richiami dei venditori senza perdere le staffe, sarà un’esperienza unica camminare senza fretta, a ritroso nel tempo.

Il Genius Loci di Marrakesh è un genio piuttosto focoso, fragoroso, inaffidabile, sanguigno. Si può arrivare a detestarlo o a invidiarlo, dipende dal carattere di ognuno.

I sensi saranno portati all’esasperazione per il continuo avvicendarsi di pensieri, sensazioni ed emozioni. Ascoltali tutti senza, però, lasciarti sopraffare. Se serve indossa un paio di cuffie ed estromettiti da tutto. L’ho fatto anch’io!

Musica consigliata: musica di Zouhair Bahaoui

Lettura consigliata: Fight Club di Chuck Palahniuk

Essaouira è una città portuale in Marocco vivace, cosmopolita e variegata raggiunta e amata dai giovani surfisti in cerca dell’onda perfetta. Lambita dall’oceano Atlantico è una meta per sognatori e per i nostalgici della cultura beat.

 

Storia di Essaouira in Marocco

 

La città fu un’antica stazione commerciale berbera fino all’arrivo dei romani che la usarono come punto per l’industria della salagione e la tintura a base di porpora. Nel VII arrivarono gli arabi che la tennero fino alla conquista dei portoghesi facendola diventare un importante scalo marittimo lungo le vie delle carovane.
La chiamarono Mogador e il sultano Muhammad III del Marocco, per ringraziare della rinascita della città, la ridisegnò completamente donandole uno stile europeo. Infatti il moderno nome Essaouira significa proprio «la ben disegnata». Così come crebbe velocemente allo stesso modo perì con l’instaurazione del protettorato francese sul Marocco avvenuto nel 1912 e il conseguente sviluppo di altri porti commerciali più vicini all’Europa.

 


 

Negli anni ’70 ritrovò il suo antico fascino assumendo una nuova connotazione, ossia quella di una città musicale e culturale, grazie al festival della musica Ghnawa che si svolge ancora oggi ogni anno in giugno, un ritmo importato in Marocco dagli schiavi neri.

Grazie alla manifestazione, in quegli anni giunsero numerosi musicisti di fama internazionale come Frank Zappa, Sting, Bob Marley e Jimi Hendrix, accomunati dalla ricerca di nuove sonorità.

 

vietta colorata di blu a essaouira

Essaouira oggi 

 

Se arrivi a Essaouira da Marrakech, come ho fatto io con un pullman della CTM (16 euro andata e ritorno), puoi assaporare il dolce cambiamento di paesaggio. Passerai dalla grande città alla zona residenziale fino ai villaggi più poveri.
Anche il terriccio sarà diverso: la terra rossa lascerà il posto al ruvido acciottolato fino a quando non incontrerai dolci pendii, dalle morbide forme, abitati dalla famosa pianta di argan: sarà un’occasione unica per vedere fino ad Agadir l’unico tratto al mondo a ospitare questa pianta dalle magiche virtù curative.
Essaouira ti apparirà così, all’improvviso, dopo una salita, quando il tuo cuore avrà iniziato a fare “bam” per aver scorto il mare.

La stazione dei pullman dista dal centro storico una quindicina di minuti a piedi. In alternativa puoi prendere un taxi, ma come al solito fa attenzione al prezzo che ti chiedono!

La corsa costa 8 Dirham, circa 80 centesimi. Se ti chiedono di più allontanati dalla stazione verso destra per trovare un altro taxi. Sì fermano alzando il braccio e vedrai che il prezzo sarà più ragionevole.

L’entrata principale e dalla porta chiamata “Bab Marrakech” dove sarai travolto da un miscuglio di odori, parole e colori. Benvenuto/a nella Medina!

 

 

I commercianti non cercano a tutti i costi di venderti qualcosa come a Marrakech e anche gli articoli saranno diversi, noterai una certa creatività e inventiva del tutto originale. Dopo esserti immerso nella vita commerciale di Essaouira sarai pronto per dirigerti al porto e qui sentirai per la seconda volta il tuo cuore fare “bam“.

Vedrai gabbiani volare in cerca di cibo, gattini affamati guardarti con occhi spenti, sarai travolto da un forte odore forte di pesce fresco e sentirai parlare, confabulare, richiamare la tua attenzione, mentre dovrai districarsi fra persone e biciclette.

Vedrai i pescatori muoversi come formichine operose mentre tu, magari, già stanco da tutto questo rumore, butterai l’occhio al di là del mare scorgendo in lontananza la spiaggia. Allora farai il percorso a ritroso e ti ritroverai quasi a correre pur di uscire dal trambusto e recuperare un momento di tranquillità. Eccoti in spiaggia ad ammirare la forza dell’oceano che con le onde riesce a spaventare anche i nuotatori più esperti.

 

tramonto sull'acqua a Essaouira

Cosa fare a Essaouira

 

Essaouira è una città che invita alla calma e quindi dovrai prenderti il tuo tempo per fare ciò che desideri senza fretta. I prezzi sono più abbordabili rispetto a Marrakech, quindi se hai intenzione di fare acquisti falli qui. Ti farò ridere, mai sai qual è il prodotto più interessante che ho visto?

Il pigiama! Ce ne sono di bellissimi qui, di ogni fattura e di ogni colore, adatto a tutti i gusti.

Se lo shopping non ti interessa ma vorresti approfittare per assaggiare del pesce fresco vai verso il porto e dietro ai giardini pubblici vedrai dei ristoranti. Con 100 Dirham, circa 10 euro, potrai scegliere il pesce che vuoi e fartelo preparare al momento sulla griglia. Contratta per avere il pesce migliore. Se sei vegetariano ti consiglio di prendere un buon succo fresco con frutta di stagione al prezzo di 5 o 10 Dirham, 5 o 10 centesimi.

Se ti piace surfare qui sei nel posto giusto. Ci sono scuole di surf e kitesurf, inoltre puoi noleggiare l’attrezzatura a prezzi abbordabili.

Dopo gli stabilimenti balneari vedrai dei cammelli sulla spiaggia. Non sono selvatici ma pronti ad aspettare i turisti per fare una passeggiata lungo la battigia.

Oppure se preferisci, puoi fare come ho fatto io, ossia fare un bel giro a cavallo di due ore al costo di 250 Dirham, 25 euro. Farai un percorso fra spiaggia e zona più boscosa vedendo dei panorami suggestivi e mozzafiato.


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*** ESPERIENZA SENSORIALE***

 

La flânerie è d’obbligo soprattutto lungo la spiaggia quando si inizia ad andare incontro al nulla! Chilometri di spiaggia assolata dove lasciare andare i pensieri più cupi e farsi cullare dal rumore delle onde del mare.

Il Genius Loci di Essaouira è difficile da determinare essendo stata distrutta e poi ricostruita. C’è un forte influsso straniero di persone che cercano di vivere in modo frugale fuori dal traffico delle città.

Credo che il genio sia racchiuso nella forza del mare e del vento, nella tenacia dei gabbiani e negli sguardi consumati dei pescatori. Il lavoro è pesante ma produttivo, bisogna adattarsi ai capricci del tempo per ottenere qualcosa e sperare che ci sia abbastanza da vendere.

Che dire dei sensi? La vista è attratta dalla potenza delle onde che si infrangono sugli scogli, l’udito dal fischiare del vento che richiama l’attenzione alla sua potenza o alla sua assenza e dalle note psichedeliche della musica gnawa.

Il gusto è strettamente legato al sapore del mare e del sale. L’odorato è un misto di salsedine e odore acre di pesce. Il tatto è collegato ai granelli di sabbia e alla durezza e alla lucentezza dei sassi che ogni tanto si trovano sul bagnasciuga.

 

Musica consigliata: genere gnawa

Letture consigliate: Gibran raccolta

L’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia si trova in prossimità del bellissimo Lido ma a pochi verrebbe in mente di visitarla. Per quale motivo? Perché l’isola in realtà è un monastero occupata dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi.

E gli armeni cosa centrano? L’isola è di loro proprietà e il monastero, anche. All’interno vengono formati i discepoli che si occuperanno di risolvere conflitti internazionali, curare i bisognosi e aiutare i concittadini armeni in patria.

Quale tipo di religione professano? Il loro credo è cristiano cattolico e sono riconosciuti dal Vaticano. La loro storia è affascinante e ancora di più i passi che hanno fatto per arrivare a Venezia…

 

L’Armenia

 

Quando ho prenotato il tour per andare a visitare l’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia mi sono subito preoccupata di andare a posizionare l’Armenia sulla cartina.

Si trova a cavallo fra l’Asia e l’Europa, ma ha sempre avuto delle forti risonanze europee. Confina con la Turchia, l’Iran, la Georgia e l’Azerbaijan. È tristemente famosa per il genocidio subito dall’Impero Ottomano compiuto dal 1915 al 1916.

Attualmente la popolazione è stimata intorno ai 3 milioni di abitanti ma gli armeni che vivono al di fuori dei confini nazionali sfiorano la cifra di 8 milioni di persone.

Purtroppo la diaspora, le condizioni economiche, societarie e l’instabilità nazionale hanno convinto la maggior parte della popolazione ad andarsene per far fortuna nel resto del mondo.

Tra l’altro la sua identità nazionale è stata riconosciuta solo da pochi decenni con la liberazione dalla sovranità dell’Unione Sovietica avvenuta il 25 dicembre del 1991.

 

intero della chiesa

 

Mechitar di Sebaste

 

Quando ti ho parlato del monastero dell’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia ti ho accennato che appartiene all’ordine dei mekhitaristi. Mechitar di Sebaste è stato un monaco cristiano armeno.

Nacque nel 1676 in Anatolia, ai tempi terra armena e da subito seguì la via ecclesiastica. Si trasferì a Costantinopoli con l’intenzione di fondare un ordine che diffondesse la cultura armena. Quando il sultano lo scoprì, lo costrinse ad andarsene e si rifugiò a Modon, nel Peloponneso, oggi di nazionalità greca.

Il territorio in quel periodo storico, apparteneva alla Repubblica di Venezia. Ciò diede a Mechitar la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con il doge.

La Repubblica da tempo immemorabile aveva dei strettissimi e ottimi rapporti commerciali con il popolo armeno. Molti prodotti, infatti, sono arrivati proprio grazie a loro: le albicocche (in dialetto veneto si chiamano armellini), i fichi, l’uva passa, la secca ma anche le pellicce di ermellino, il cotone e i tappeti.

Grazie, appunto, a questo solido legame Mechitar ricevette in dono l’isola di San Lazzaro nel 1715. Qui introdusse delle stamperie che dettero alla luce numerosi libri.

L’intenzione del monaco era quella di tradurre in armeno il maggior numero di libri esteri per far conoscere ai suoi concittadini la cultura del mondo.

Parallelamente si prodigava a trascrivere i saggi armeni in tutte le lingue affinché la cultura popolare non sparisse. La Repubblica di Venezia, da sempre sensibile alla diffusione della conoscenza, fu ben lieta di aiutarlo in questo progetto.

Riuscì a salvare l’isola anche dall’invasione napoleonica attraverso una perfetta opera di mediazione che fece prendere atto allo stesso Napoleone del valore intrinseco e unico del progetto.

 

interno dell'isola di san lazzaro degli armeni

 

L’isola di San Lazzaro degli Armeni oggi

 

Per raggiungere l’isola dovrai servirti del vaporetto linea 20 da piazza San Zaccaria. L’isola non è aperta al pubblico in qualsiasi momento ma solo alle 15.25 quando inizia la visita guidata.

Di conseguenza dovrai prendere il vaporetto alle 15.10 e acquistare il biglietto di 6 euro in loco. Ma ti assicuro che ne vale assolutamente la pena. Il monastero è il centro più importante per la diffusione della cultura armena.

All’interno troverai diverse stanze con manufatti regalati da artisti, nobili e religiosi di tutto il mondo. Si tratta di quadri, orpelli, tappeti e ninnoli appartenuti a differenti proprietari.

Un’immensa collezione di libri antichi scritti e rilegati dagli stessi monaci abitanti dell’isola e altri acquistati dai vari ambasciatori armeni ma soprattutto il primo dizionario armeno datato 1749.

Nella stanza egizia si trovano oggetti dell’antica civiltà tra cui la mummia di Nemehket, fra le meglio conservate al mondo. Sopra la porta di questa stanza il ritratto di un improbabile Lord Byron. Il nobile inglese passò 9 mesi sull’isola per studiare la lingua armena e per approfondire lo studio della loro cultura.

Infine si può visitare l’interno della chiesa e il chiostro riccamente abbellito di rose. Ho anche avuto la fortuna di partecipare alla funzione delle 12 e ascoltare la parte finale della liturgia.

Dato che gli armeni sono dislocati in varie parti del mondo e difficilmente riescono a rincontrarsi, per congedarsi hanno inventato questo saluto:

 

Mi auguro che il tuo cammino sia sempre tappezzato da rose

 

E non posso che augurarlo anche a te, con tutto il cuore!

 


 

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*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può andare nell’isola è passeggiare liberamente pertanto la flânerie è interdetta. Si può provare a percepire il Genius Loci dell’isola però, anche se si è irreparabilmente fuso con la cultura armena.

In un certo senso credo che quest’isola sia stata sempre di proprietà armena e che nessuno meglio di loro possa preservarne la bellezza. Una sorta di scambio naturale, da una parte si conserva la cultura dall’altra le radici. 

I manufatti presenti sono incredibili e denotano i numerosi viaggi compiuti dagli armeni. Vedrai orpelli di ogni tipo, ascolterai una storia velata e sentirai il profumo di una cultura viva e prospera.

Assaggerai indirettamente il sapore sconosciuto delle rose: sfuggenti e delicate. Infine toccherai con mano la vivacità di una nazione ricca di cultura e di storia che desidera non essere dimenticata.

Come un borgo abbandonato in cerca di rinascita, la cultura armena prosegue il suo cammino lastricato di rose in attesa di una gloriosa rinascita.

Musica consigliata: musica suonata con il duduk (strumento aerofono ad ancia doppia)

Lettura consigliata: libri sul Genocidio Armeno

Le isole veneziane di san Servolo san Clemente e la sacca Sessola sono diverse fra loro ma ognuna è accompagnata da una storia curiosa. Ti va di conoscerle?

Isola di San Servolo

 

L’isola di San Servolo si trova all’imbocco della porta del Lido di Venezia ed è di proprietà della provincia. Anticamente veniva usata come radar per le imbarcazioni nemiche e come deposito di barche in aggiunta all’arsenale.

Oltre a conservare le barche, le si metteva in mostra per dissuadere eventuali attacchi e mostrare in modo diretto la potenza della Repubblica. Un monito ai nemici.

Fu una delle prime ad essere abitate attorno al VII secolo. All’interno venne costruito un monastero che passò in varie epoche a proprietari diversi: prima ci fu l’ordine di San Cristoforo, poi quello di san Servolo e infine i Benedettini.

Questi ultimi, in particolare, erano dediti allo studio farmacologico e si interessavano alle piante officinali. Inoltre, si prodigavano a dare istruzione ai poveri, prendersi cura di loro e sostenerli.

La Repubblica Veneziana li premiò donando loro altre isole affinché si occupassero delle persone più bisognose. Fu anche grazie al loro contributo se la Serenissima prosperò in modo così edificante.

Dal XII al XVII secolo l’isola passò di proprietà alle monache benedettine. Alle quali si aggiunsero le monache domenicane e agostiniane in fuga da Creta, che a quel tempo apparteneva a Venezia, a causa dell’assalto dei turchi.

Infine nel 1715, dato che il numero delle occupanti era cresciuto in maniera smisurata, furono trasferite nei vari edifici in centro a Venezia.

 

isola di san servolo in lontananza dalla barca

Li vedi i due campanili?

 

L’isola rimase quindi disabitata.

L’idea della Repubblica era quella di adibirla a ospedale psichiatrico, ma il proseguire della guerra la rese di fatto sede di un ospedale militare. Solo nel 1725 fu possibile affiancare un ospedale psichiatrico, unico del genere al mondo.

L’idea fu rivoluzionaria. Il malato era sempre stato visto come una disgrazia, una sfortuna da nascondere. Il più delle volte venivano abbandonati da soli nelle strade, alla mercé di aguzzini che facevano di loro ciò che volevano.

La Repubblica ha sempre avuto un occhio di riguardo per i meno fortunati e per le categorie più deboli. Per questo si prodigava a trovare loro una soluzione. Fu in questo contesto che decise di aprire l’ospedale psichiatrico e di affidare i lavori di restauro a due grandi architetti dell’epoca.

Nel 1797 i francesi di Napoleone invasero la Repubblica e ne dichiararono la fine ma l’isola rimase pressoché inalterata. Con l’avvento degli austriaci invece si insediò un nuovo ordine: i Fate Bene Fratelli.

 

L’ordine nacque attorno il ‘500 da Giovanni di Dio, un portoghese che dopo essere stato ricoverato in manicomio ebbe un’illuminazione e capì che il suo destino era quello di aiutare gli altri. Per questo girava per le strade di Granada urlando “fate bene ai vostri fratelli”. Da lì, il nome dell’ordine. 

 


 

Si occupavano di piante officinali e in particolare curavano le malattie veneree. La maggior parte dei malati, infatti, avevano più necessità di curare un deficit piuttosto che una vera e propria malattia mentale.

Ma la scoperta sensazionale fu quella di vedere miglioramenti solo affidando ai malati dei compiti da svolgere piuttosto che curarli con i metodi tradizionali.

Questo tipo di approccio fu di ispirazione anche a Franco Bisaglia, che di fatto decise nel 1978 di chiudere i manicomi per aprire, appunto, centri di recupero.

Oggi l’ospedale non esiste più ma è rimasta la struttura con i due campanili, cinque ettari di isola e di verde pubblico, atelier creativi e sedi staccate dell’Università.

 

Ancora oggi esiste il detto a Venezia “ma vientu fora da i do campanii?” (vieni dall’isola dei due campanili?) per dire a qualcuno che è un po’ matto.

 

All’interno c’è anche il museo della Follia, patrocinato dalla Fondazione San Servolo, con due visite guidate al giorno solo su prenotazione. Con l’ingresso si può visitare anche l’antica farmacia e la biblioteca.

Il giardino e alcune parti dell’edificio possono essere affittate per feste o eventi privati. Si può raggiungere l’isola con il traghetto della linea 20 da piazzale san Marco.

 

 

griglia sulla finestra a san servolo

 

Isola di San Clemente

 

Si trova in un punto strategico nel quale sfociava una delle diramazioni del fiume Brenta. I nobili che transitavano in quel punto per raggiungere Venezia si fermavano sull’isola facendola diventare un centro di accoglienza.

Verso la seconda metà dell’anno 1100 fu fondato un ospitale, una zona di riposo per chi partiva o andava in Terra Santa. Era gestita dagli agostiniani mentre più tardi subentrarono i Frati della Carità, ordine famoso a Venezia che abitavano nell’edificio che oggi fa parte delle Galleria dell’Accademia.

Accoglievano indifferentemente sia pellegrini che nobili veneziani alla ricerca di un angolo di spiritualità. Era anche conservato nell’isola la reliquia di Sant’Agnano, primo grande discepolo di San Marco, poi trasferita in città.

Nel 1613 passa ai Camaldolesi mentre, successivamente, diventa una sede staccata dell’ospedale psichiatrico di San Servolo. Qui venivano ricoverate le donne mentre a San Servolo gli uomini. Entrambe le isole veneziane erano riconosciute come ospedali psichiatrici.

Oggi è un struttura ricettiva svizzera che lavora per una compagnia Turca. L’hotel a 5 stelle superior si chiama Kempisky e si può raggiungere solo da ospiti oppure se si affitta una parte della chiesa o del giardino.

Non esistono mezzi pubblici che la raggiungono. L’isola si estende in un viale di gelsi con dei belvederi, una piscina, un campo da golf di 9 buche, stagni e ninfee e un centro benessere. Dovrai soggiornare nella struttura per poter entrare e quindi farti portare da un taxi.

 

veduta sull'isola di san clemente

 

Sacca della Sessola

 

La sacca è un’isola artificiale che veniva costruita utilizzando i detriti portati dai fiumi Brenta o Piave. In questo caso furono usati i materiali degli scavi della stazione marittima di Dorsoduro.

La Sessola è il nome in dialetto del mestolo che si usa per raccogliere la farina o altri ingredienti. La sua forma, inoltre, richiama vagamente l’arnese citato.

Si tratta di una delle isole veneziane artificiali più recenti e ricopre una circonferenza di 30 ettari. Metà è costituita da edifici e l’altra metà dal giardino. Scelsero proprio questa posizione per una valida confluenza dei venti che rende l’aria particolarmente salubre.

La sua esistenza iniziò come deposito carburanti ma ben presto si convertì a ospedale, prima militare nel 1914 e poi come sanatorio negli anni ’30.

Con il tempo diventò un’eccellenza internazionale proprio grazie all’aria e alla presenza di certi alberi che ne miglioravano ulteriormente il valore benefico.

Furono introdotti l’acquedotto, 7 orti con piante di ogni tipo, un cinema, la villa del direttore della struttura e le case degli infermieri. Venne edificata anche una chiesa in stile neogotico.

Oggi appartiene alla compagnia Marriott che l’ha trasformata in un hotel a cinque stelle. Non si chiama più sacca sessola ma “Isola delle Rose”.

 

una delle isole veneziane: la sacca sessola

 

Se vuoi conoscere altre isole veneziane ti consiglio di leggere anche questi articoli:

 

 

 


*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Praticamente impossibile lasciarsi andare alla flånerie e anche scoprire il vero Genius Loci nelle isole veneziane perché modificato in modo irreparabile nel corso dei secoli.

Rimane però il sentore di un passato. Quante persone avranno solcato queste isole? Impossibile dirlo ma sicuramente ognuno di loro avrà lasciato la sua impronta.

Ed è per questo che ogni cosa ti apparirà viva, tangibile, quasi si muovesse da sola. Sentirai la salsedine e le voci in lontananza perché queste isole fanno anche da cassa di risonanza per le altre più vicine.

Penserai ai grandi fiumi veneti e alla strada che hanno fatto per portare i loro detriti e magari lasciare germogliare qualche fiore o qualche pianta, nati da un seme che ha deciso di allontanarsi e vivere distante dalla terra ferma, come se volesse allontanarsi da noi uomini, da sempre amici e nemici della natura. Un pomodoro rosso, di consistenza forte, che non sa di essere di Belluno, ma che ha preso il sapore salato del mare. 

 

Musica consigliata: Rondò Veneziano

Lettura consigliata: Morte a Venezia di Thomas Mann

Oggi ti voglio lasciare tutte le informazioni su Arte Sella, un museo a cielo aperto nelle valli del Trentino, dove l’arte è di casa. Salendo da Borgo Valsugana ci si inerpica sulle valli a ridosso dell’Altopiano dei Sette Comuni. L’aria si fa rarefatta e il ronzio delle api si fa sempre più acuto.

Piano piano si iniziano a incontrare le prime abitazioni e il panorama si fa largo fra i boschi. Si sale per raggiungere la Val di Sella, un luogo incantato ricco di meraviglia.

 

percorso verde ad Arte Sella, piccolo giardino

Borgo Valsugana

 

Il paese è famoso per aver ospitato lo statista Alcide de Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana, firmatario della Costituzione Italiana e Primo Ministro della prima Repubblica Italiana. Aveva trasformato val di Sella come suo rifugio personale, riposandosi in una casetta immersa nel verde brillante dei prati che colorano la valle.

Il paese vorrebbe quindi contraccambiare e dedicargli un museo nel quale conservare una delle tre copie della Costituzione italiana con le firme autentiche e oltre 1500 libri di proprietà del politico. Al momento l’unico museo a lui dedicato è la sua casa natale che si trova sempre nella Valsugana ma a Pieve Tesino.

 

installazione in vetro fra gli alberi

 

Val di Sella

 

Si tratta di una superficie di 6000 ettari tra prati e boschi dove scorre il torrente Moggio, uno dei numerosi affluenti del fiume Brenta e si trova a un’altitudine di 900 metri.

Le abitazioni sono molto particolari a causa della forma stretta e allungata con altrettante finestre lunghe e strette. I balconi di colore azzurro gareggiano con il verde brillante dell’erba.

Si racconta che molti animali selvatici vivano da queste parti ma, essendo molto schivi e timidi, difficilmente si lascino incontrare dagli umani.

Per questo sono nate delle installazioni in legno, opere degli artisti di tutto il mondo, che ritraggono le loro presenze mentre si muovono nel silenzio della valle. L’idea è poi cresciuta dando vita ad Arte Sella.

 

 

chiocciola gigante in legno

 

Arte Sella

 

Il nome intero è Arte Sella – The Contemporary Mountain (la montagna contemporanea) ed è una fusione di nomi che si rifà al connubio fra arte e natura.

Un museo a cielo aperto che lascia siano gli agenti atmosferici e la naturale vita del bosco a modellare in modo perpetuo e ininterrotto le installazioni artistiche presenti.

Quando l’uomo e la valle entrano in sintonia si aprono dei scenari fantastici: l’essere umano da l’idea e la natura contribuisce ad abbellire con la sua magia evocativa.

Il percorso si snoda in tre passaggi:

  • Giardino di Villa Strobele
  • Percorso ArteNatura
  • Area di Malga Costa e Cattedrale Vegetale.

 

Villa Strobele è l’inizio del percorso. Si trovano i parcheggi sulla sinistra e vi si accede iniziando da subito per ammirare le esposizioni. Ci sono delle bellissime riproduzioni di cervi che si vedono anche passando in macchina. Tempo di visita 20 minuti.

Si prosegue attraversando il Percorso ArteNatura dove si entra nel bosco per ammirare sia la bellezza naturale che quella umano-artistica. Opere dislocate in vari punti portano il visitatore fino al biotopo in cui vivono molto specie di volatili e anfibi. Durata del percorso circa due ore.

Se si ha la macchina o con una passeggiata di 30 minuti circa si raggiunge l’ultimo spazio espositivo: l’area di Malga Costa e Cattedrale Vegetale. Il percorso di visita dura circa 45 minuti e tra colline, percorsi fra alberi e installazioni si visita la parte più alta della valle.

Il pezzo forte è la Cattedrale Vegetale, un’opera nata nel 2001 e ideata da Giuliano Mauri. Il progetto è quello di creare una vera e propria cattedrale di carpine ed evocare un luogo di culto in un luogo altrettanto suggestivo come a indicare che la sacralità si esprime nella natura e in tutto ciò che ci circonda.

 

campana lungo il percorso

L’entrata è di 8 euro e comprende una riduzione per visitare il Mart – Museo di Arte Contemporanea di Rovereto.

Una volta terminata la visita al museo Arte Sella non ti rimane che fare una piccola pausa. Proprio all’uscita c’è il ristorante dall’Ersilia dove puoi assaggiare il famoso “Stecco del Trentino“.

Si tratta di un semplice gelato al latte delle mucche trentine ricoperto da cioccolata, amaretto o nocciola. Una specialità casalinga con il prodotto principe del territorio.

Se hai alcuni giorni a disposizione ti consiglio di ritornare e fare uno dei numerosi percorsi che si inoltrano nella valle oppure approfittare di qualche evento promosso dall’associazione che gestisce il parco stesso.

 

statue in legno a forma di lupo che sembrano vere

 

Cosa puoi vedere ancora in Trentino Alto Adige?

 

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Puoi fare della flânerie all’esterno del percorso di Arte Sella anche se non sei esattamente in città. La natura a suo modo crea delle geometrie e dell’architettura per organizzare i suoi spazi. 

Il Genius Loci di Arte Sella è la forza del bosco che permette un costante rinnovamento e un continuo senso di rinascita. Crea la vita e la spezza, seguendo un percorso non tracciato che gira intorno a sé stesso. Siamo noi che vorremmo fermare questo processo ma ciò non è possibile e Arte Sella è lì a ricordarcelo.

I sensi sono richiamati dai dettagli, in particolare la vista, l’olfatto, l’udito e il tatto. Mentre il gusto rimane puro ed essenziale. All’interno l’essenza stessa della valle: la fatica, la natura e il ciclo delle stagioni. 

Musica consigliata: Signore delle Cime

Lettura consigliata: Alpi Ribelli di Enrico Camanni