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L’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia si trova in prossimità del bellissimo Lido ma a pochi verrebbe in mente di visitarla. Per quale motivo? Perché l’isola in realtà è un monastero occupata dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi.

E gli armeni cosa centrano? L’isola è di loro proprietà e il monastero, anche. All’interno vengono formati i discepoli che si occuperanno di risolvere conflitti internazionali, curare i bisognosi e aiutare i concittadini armeni in patria.

Quale tipo di religione professano? Il loro credo è cristiano cattolico e sono riconosciuti dal Vaticano. La loro storia è affascinante e ancora di più i passi che hanno fatto per arrivare a Venezia…

 

L’Armenia

 

Quando ho prenotato il tour per andare a visitare l’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia mi sono subito preoccupata di andare a posizionare l’Armenia sulla cartina.

Si trova a cavallo fra l’Asia e l’Europa, ma ha sempre avuto delle forti risonanze europee. Confina con la Turchia, l’Iran, la Georgia e l’Azerbaijan. È tristemente famosa per il genocidio subito dall’Impero Ottomano compiuto dal 1915 al 1916.

Attualmente la popolazione è stimata intorno ai 3 milioni di abitanti ma gli armeni che vivono al di fuori dei confini nazionali sfiorano la cifra di 8 milioni di persone.

Purtroppo la diaspora, le condizioni economiche, societarie e l’instabilità nazionale hanno convinto la maggior parte della popolazione ad andarsene per far fortuna nel resto del mondo.

Tra l’altro la sua identità nazionale è stata riconosciuta solo da pochi decenni con la liberazione dalla sovranità dell’Unione Sovietica avvenuta il 25 dicembre del 1991.

 

intero della chiesa

 

Mechitar di Sebaste

 

Quando ti ho parlato del monastero dell’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia ti ho accennato che appartiene all’ordine dei mekhitaristi. Mechitar di Sebaste è stato un monaco cristiano armeno.

Nacque nel 1676 in Anatolia, ai tempi terra armena e da subito seguì la via ecclesiastica. Si trasferì a Costantinopoli con l’intenzione di fondare un ordine che diffondesse la cultura armena. Quando il sultano lo scoprì, lo costrinse ad andarsene e si rifugiò a Modon, nel Peloponneso, oggi di nazionalità greca.

Il territorio in quel periodo storico, apparteneva alla Repubblica di Venezia. Ciò diede a Mechitar la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con il doge.

La Repubblica da tempo immemorabile aveva dei strettissimi e ottimi rapporti commerciali con il popolo armeno. Molti prodotti, infatti, sono arrivati proprio grazie a loro: le albicocche (in dialetto veneto si chiamano armellini), i fichi, l’uva passa, la secca ma anche le pellicce di ermellino, il cotone e i tappeti.

Grazie, appunto, a questo solido legame Mechitar ricevette in dono l’isola di San Lazzaro nel 1715. Qui introdusse delle stamperie che dettero alla luce numerosi libri.

L’intenzione del monaco era quella di tradurre in armeno il maggior numero di libri esteri per far conoscere ai suoi concittadini la cultura del mondo.

Parallelamente si prodigava a trascrivere i saggi armeni in tutte le lingue affinché la cultura popolare non sparisse. La Repubblica di Venezia, da sempre sensibile alla diffusione della conoscenza, fu ben lieta di aiutarlo in questo progetto.

Riuscì a salvare l’isola anche dall’invasione napoleonica attraverso una perfetta opera di mediazione che fece prendere atto allo stesso Napoleone del valore intrinseco e unico del progetto.

 

interno dell'isola di san lazzaro degli armeni

 

L’isola di San Lazzaro degli Armeni oggi

 

Per raggiungere l’isola dovrai servirti del vaporetto linea 20 da piazza San Zaccaria. L’isola non è aperta al pubblico in qualsiasi momento ma solo alle 15.25 quando inizia la visita guidata.

Di conseguenza dovrai prendere il vaporetto alle 15.10 e acquistare il biglietto di 6 euro in loco. Ma ti assicuro che ne vale assolutamente la pena. Il monastero è il centro più importante per la diffusione della cultura armena.

All’interno troverai diverse stanze con manufatti regalati da artisti, nobili e religiosi di tutto il mondo. Si tratta di quadri, orpelli, tappeti e ninnoli appartenuti a differenti proprietari.

Un’immensa collezione di libri antichi scritti e rilegati dagli stessi monaci abitanti dell’isola e altri acquistati dai vari ambasciatori armeni ma soprattutto il primo dizionario armeno datato 1749.

Nella stanza egizia si trovano oggetti dell’antica civiltà tra cui la mummia di Nemehket, fra le meglio conservate al mondo. Sopra la porta di questa stanza il ritratto di un improbabile Lord Byron. Il nobile inglese passò 9 mesi sull’isola per studiare la lingua armena e per approfondire lo studio della loro cultura.

Infine si può visitare l’interno della chiesa e il chiostro riccamente abbellito di rose. Ho anche avuto la fortuna di partecipare alla funzione delle 12 e ascoltare la parte finale della liturgia.

Dato che gli armeni sono dislocati in varie parti del mondo e difficilmente riescono a rincontrarsi, per congedarsi hanno inventato questo saluto:

 

Mi auguro che il tuo cammino sia sempre tappezzato da rose

 

E non posso che augurarlo anche a te, con tutto il cuore!

 


 

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*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può andare nell’isola è passeggiare liberamente pertanto la flânerie è interdetta. Si può provare a percepire il Genius Loci dell’isola però, anche se si è irreparabilmente fuso con la cultura armena.

In un certo senso credo che quest’isola sia stata sempre di proprietà armena e che nessuno meglio di loro possa preservarne la bellezza. Una sorta di scambio naturale, da una parte si conserva la cultura dall’altra le radici. 

I manufatti presenti sono incredibili e denotano i numerosi viaggi compiuti dagli armeni. Vedrai orpelli di ogni tipo, ascolterai una storia velata e sentirai il profumo di una cultura viva e prospera.

Assaggerai indirettamente il sapore sconosciuto delle rose: sfuggenti e delicate. Infine toccherai con mano la vivacità di una nazione ricca di cultura e di storia che desidera non essere dimenticata.

Come un borgo abbandonato in cerca di rinascita, la cultura armena prosegue il suo cammino lastricato di rose in attesa di una gloriosa rinascita.

Musica consigliata: musica suonata con il duduk (strumento aerofono ad ancia doppia)

Lettura consigliata: libri sul Genocidio Armeno

Le isole veneziane di san Servolo san Clemente e la sacca Sessola sono diverse fra loro ma ognuna è accompagnata da una storia curiosa. Ti va di conoscerle?

Isola di San Servolo

 

L’isola di San Servolo si trova all’imbocco della porta del Lido di Venezia ed è di proprietà della provincia. Anticamente veniva usata come radar per le imbarcazioni nemiche e come deposito di barche in aggiunta all’arsenale.

Oltre a conservare le barche, le si metteva in mostra per dissuadere eventuali attacchi e mostrare in modo diretto la potenza della Repubblica. Un monito ai nemici.

Fu una delle prime ad essere abitate attorno al VII secolo. All’interno venne costruito un monastero che passò in varie epoche a proprietari diversi: prima ci fu l’ordine di San Cristoforo, poi quello di san Servolo e infine i Benedettini.

Questi ultimi, in particolare, erano dediti allo studio farmacologico e si interessavano alle piante officinali. Inoltre, si prodigavano a dare istruzione ai poveri, prendersi cura di loro e sostenerli.

La Repubblica Veneziana li premiò donando loro altre isole affinché si occupassero delle persone più bisognose. Fu anche grazie al loro contributo se la Serenissima prosperò in modo così edificante.

Dal XII al XVII secolo l’isola passò di proprietà alle monache benedettine. Alle quali si aggiunsero le monache domenicane e agostiniane in fuga da Creta, che a quel tempo apparteneva a Venezia, a causa dell’assalto dei turchi.

Infine nel 1715, dato che il numero delle occupanti era cresciuto in maniera smisurata, furono trasferite nei vari edifici in centro a Venezia.

 

isola di san servolo in lontananza dalla barca

Li vedi i due campanili?

 

L’isola rimase quindi disabitata.

L’idea della Repubblica era quella di adibirla a ospedale psichiatrico, ma il proseguire della guerra la rese di fatto sede di un ospedale militare. Solo nel 1725 fu possibile affiancare un ospedale psichiatrico, unico del genere al mondo.

L’idea fu rivoluzionaria. Il malato era sempre stato visto come una disgrazia, una sfortuna da nascondere. Il più delle volte venivano abbandonati da soli nelle strade, alla mercé di aguzzini che facevano di loro ciò che volevano.

La Repubblica ha sempre avuto un occhio di riguardo per i meno fortunati e per le categorie più deboli. Per questo si prodigava a trovare loro una soluzione. Fu in questo contesto che decise di aprire l’ospedale psichiatrico e di affidare i lavori di restauro a due grandi architetti dell’epoca.

Nel 1797 i francesi di Napoleone invasero la Repubblica e ne dichiararono la fine ma l’isola rimase pressoché inalterata. Con l’avvento degli austriaci invece si insediò un nuovo ordine: i Fate Bene Fratelli.

 

L’ordine nacque attorno il ‘500 da Giovanni di Dio, un portoghese che dopo essere stato ricoverato in manicomio ebbe un’illuminazione e capì che il suo destino era quello di aiutare gli altri. Per questo girava per le strade di Granada urlando “fate bene ai vostri fratelli”. Da lì, il nome dell’ordine. 

 


 

Si occupavano di piante officinali e in particolare curavano le malattie veneree. La maggior parte dei malati, infatti, avevano più necessità di curare un deficit piuttosto che una vera e propria malattia mentale.

Ma la scoperta sensazionale fu quella di vedere miglioramenti solo affidando ai malati dei compiti da svolgere piuttosto che curarli con i metodi tradizionali.

Questo tipo di approccio fu di ispirazione anche a Franco Bisaglia, che di fatto decise nel 1978 di chiudere i manicomi per aprire, appunto, centri di recupero.

Oggi l’ospedale non esiste più ma è rimasta la struttura con i due campanili, cinque ettari di isola e di verde pubblico, atelier creativi e sedi staccate dell’Università.

 

Ancora oggi esiste il detto a Venezia “ma vientu fora da i do campanii?” (vieni dall’isola dei due campanili?) per dire a qualcuno che è un po’ matto.

 

All’interno c’è anche il museo della Follia, patrocinato dalla Fondazione San Servolo, con due visite guidate al giorno solo su prenotazione. Con l’ingresso si può visitare anche l’antica farmacia e la biblioteca.

Il giardino e alcune parti dell’edificio possono essere affittate per feste o eventi privati. Si può raggiungere l’isola con il traghetto della linea 20 da piazzale san Marco.

 

 

griglia sulla finestra a san servolo

 

Isola di San Clemente

 

Si trova in un punto strategico nel quale sfociava una delle diramazioni del fiume Brenta. I nobili che transitavano in quel punto per raggiungere Venezia si fermavano sull’isola facendola diventare un centro di accoglienza.

Verso la seconda metà dell’anno 1100 fu fondato un ospitale, una zona di riposo per chi partiva o andava in Terra Santa. Era gestita dagli agostiniani mentre più tardi subentrarono i Frati della Carità, ordine famoso a Venezia che abitavano nell’edificio che oggi fa parte delle Galleria dell’Accademia.

Accoglievano indifferentemente sia pellegrini che nobili veneziani alla ricerca di un angolo di spiritualità. Era anche conservato nell’isola la reliquia di Sant’Agnano, primo grande discepolo di San Marco, poi trasferita in città.

Nel 1613 passa ai Camaldolesi mentre, successivamente, diventa una sede staccata dell’ospedale psichiatrico di San Servolo. Qui venivano ricoverate le donne mentre a San Servolo gli uomini. Entrambe le isole veneziane erano riconosciute come ospedali psichiatrici.

Oggi è un struttura ricettiva svizzera che lavora per una compagnia Turca. L’hotel a 5 stelle superior si chiama Kempisky e si può raggiungere solo da ospiti oppure se si affitta una parte della chiesa o del giardino.

Non esistono mezzi pubblici che la raggiungono. L’isola si estende in un viale di gelsi con dei belvederi, una piscina, un campo da golf di 9 buche, stagni e ninfee e un centro benessere. Dovrai soggiornare nella struttura per poter entrare e quindi farti portare da un taxi.

 

veduta sull'isola di san clemente

 

Sacca della Sessola

 

La sacca è un’isola artificiale che veniva costruita utilizzando i detriti portati dai fiumi Brenta o Piave. In questo caso furono usati i materiali degli scavi della stazione marittima di Dorsoduro.

La Sessola è il nome in dialetto del mestolo che si usa per raccogliere la farina o altri ingredienti. La sua forma, inoltre, richiama vagamente l’arnese citato.

Si tratta di una delle isole veneziane artificiali più recenti e ricopre una circonferenza di 30 ettari. Metà è costituita da edifici e l’altra metà dal giardino. Scelsero proprio questa posizione per una valida confluenza dei venti che rende l’aria particolarmente salubre.

La sua esistenza iniziò come deposito carburanti ma ben presto si convertì a ospedale, prima militare nel 1914 e poi come sanatorio negli anni ’30.

Con il tempo diventò un’eccellenza internazionale proprio grazie all’aria e alla presenza di certi alberi che ne miglioravano ulteriormente il valore benefico.

Furono introdotti l’acquedotto, 7 orti con piante di ogni tipo, un cinema, la villa del direttore della struttura e le case degli infermieri. Venne edificata anche una chiesa in stile neogotico.

Oggi appartiene alla compagnia Marriott che l’ha trasformata in un hotel a cinque stelle. Non si chiama più sacca sessola ma “Isola delle Rose”.

 

una delle isole veneziane: la sacca sessola

 

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*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Praticamente impossibile lasciarsi andare alla flånerie e anche scoprire il vero Genius Loci nelle isole veneziane perché modificato in modo irreparabile nel corso dei secoli.

Rimane però il sentore di un passato. Quante persone avranno solcato queste isole? Impossibile dirlo ma sicuramente ognuno di loro avrà lasciato la sua impronta.

Ed è per questo che ogni cosa ti apparirà viva, tangibile, quasi si muovesse da sola. Sentirai la salsedine e le voci in lontananza perché queste isole fanno anche da cassa di risonanza per le altre più vicine.

Penserai ai grandi fiumi veneti e alla strada che hanno fatto per portare i loro detriti e magari lasciare germogliare qualche fiore o qualche pianta, nati da un seme che ha deciso di allontanarsi e vivere distante dalla terra ferma, come se volesse allontanarsi da noi uomini, da sempre amici e nemici della natura. Un pomodoro rosso, di consistenza forte, che non sa di essere di Belluno, ma che ha preso il sapore salato del mare. 

 

Musica consigliata: Rondò Veneziano

Lettura consigliata: Morte a Venezia di Thomas Mann

Oggi ti voglio lasciare tutte le informazioni su Arte Sella, un museo a cielo aperto nelle valli del Trentino, dove l’arte è di casa. Salendo da Borgo Valsugana ci si inerpica sulle valli a ridosso dell’Altopiano dei Sette Comuni. L’aria si fa rarefatta e il ronzio delle api si fa sempre più acuto.

Piano piano si iniziano a incontrare le prime abitazioni e il panorama si fa largo fra i boschi. Si sale per raggiungere la Val di Sella, un luogo incantato ricco di meraviglia.

 

percorso verde ad Arte Sella, piccolo giardino

Borgo Valsugana

 

Il paese è famoso per aver ospitato lo statista Alcide de Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana, firmatario della Costituzione Italiana e Primo Ministro della prima Repubblica Italiana. Aveva trasformato val di Sella come suo rifugio personale, riposandosi in una casetta immersa nel verde brillante dei prati che colorano la valle.

Il paese vorrebbe quindi contraccambiare e dedicargli un museo nel quale conservare una delle tre copie della Costituzione italiana con le firme autentiche e oltre 1500 libri di proprietà del politico. Al momento l’unico museo a lui dedicato è la sua casa natale che si trova sempre nella Valsugana ma a Pieve Tesino.

 

installazione in vetro fra gli alberi

 

Val di Sella

 

Si tratta di una superficie di 6000 ettari tra prati e boschi dove scorre il torrente Moggio, uno dei numerosi affluenti del fiume Brenta e si trova a un’altitudine di 900 metri.

Le abitazioni sono molto particolari a causa della forma stretta e allungata con altrettante finestre lunghe e strette. I balconi di colore azzurro gareggiano con il verde brillante dell’erba.

Si racconta che molti animali selvatici vivano da queste parti ma, essendo molto schivi e timidi, difficilmente si lascino incontrare dagli umani.

Per questo sono nate delle installazioni in legno, opere degli artisti di tutto il mondo, che ritraggono le loro presenze mentre si muovono nel silenzio della valle. L’idea è poi cresciuta dando vita ad Arte Sella.

 

 

chiocciola gigante in legno

 

Arte Sella

 

Il nome intero è Arte Sella – The Contemporary Mountain (la montagna contemporanea) ed è una fusione di nomi che si rifà al connubio fra arte e natura.

Un museo a cielo aperto che lascia siano gli agenti atmosferici e la naturale vita del bosco a modellare in modo perpetuo e ininterrotto le installazioni artistiche presenti.

Quando l’uomo e la valle entrano in sintonia si aprono dei scenari fantastici: l’essere umano da l’idea e la natura contribuisce ad abbellire con la sua magia evocativa.

Il percorso si snoda in tre passaggi:

  • Giardino di Villa Strobele
  • Percorso ArteNatura
  • Area di Malga Costa e Cattedrale Vegetale.

 

Villa Strobele è l’inizio del percorso. Si trovano i parcheggi sulla sinistra e vi si accede iniziando da subito per ammirare le esposizioni. Ci sono delle bellissime riproduzioni di cervi che si vedono anche passando in macchina. Tempo di visita 20 minuti.

Si prosegue attraversando il Percorso ArteNatura dove si entra nel bosco per ammirare sia la bellezza naturale che quella umano-artistica. Opere dislocate in vari punti portano il visitatore fino al biotopo in cui vivono molto specie di volatili e anfibi. Durata del percorso circa due ore.

Se si ha la macchina o con una passeggiata di 30 minuti circa si raggiunge l’ultimo spazio espositivo: l’area di Malga Costa e Cattedrale Vegetale. Il percorso di visita dura circa 45 minuti e tra colline, percorsi fra alberi e installazioni si visita la parte più alta della valle.

Il pezzo forte è la Cattedrale Vegetale, un’opera nata nel 2001 e ideata da Giuliano Mauri. Il progetto è quello di creare una vera e propria cattedrale di carpine ed evocare un luogo di culto in un luogo altrettanto suggestivo come a indicare che la sacralità si esprime nella natura e in tutto ciò che ci circonda.

 

campana lungo il percorso

L’entrata è di 8 euro e comprende una riduzione per visitare il Mart – Museo di Arte Contemporanea di Rovereto.

Una volta terminata la visita al museo Arte Sella non ti rimane che fare una piccola pausa. Proprio all’uscita c’è il ristorante dall’Ersilia dove puoi assaggiare il famoso “Stecco del Trentino“.

Si tratta di un semplice gelato al latte delle mucche trentine ricoperto da cioccolata, amaretto o nocciola. Una specialità casalinga con il prodotto principe del territorio.

Se hai alcuni giorni a disposizione ti consiglio di ritornare e fare uno dei numerosi percorsi che si inoltrano nella valle oppure approfittare di qualche evento promosso dall’associazione che gestisce il parco stesso.

 

statue in legno a forma di lupo che sembrano vere

 

Cosa puoi vedere ancora in Trentino Alto Adige?

 

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Puoi fare della flânerie all’esterno del percorso di Arte Sella anche se non sei esattamente in città. La natura a suo modo crea delle geometrie e dell’architettura per organizzare i suoi spazi. 

Il Genius Loci di Arte Sella è la forza del bosco che permette un costante rinnovamento e un continuo senso di rinascita. Crea la vita e la spezza, seguendo un percorso non tracciato che gira intorno a sé stesso. Siamo noi che vorremmo fermare questo processo ma ciò non è possibile e Arte Sella è lì a ricordarcelo.

I sensi sono richiamati dai dettagli, in particolare la vista, l’olfatto, l’udito e il tatto. Mentre il gusto rimane puro ed essenziale. All’interno l’essenza stessa della valle: la fatica, la natura e il ciclo delle stagioni. 

Musica consigliata: Signore delle Cime

Lettura consigliata: Alpi Ribelli di Enrico Camanni

Zagabria in un solo giorno ti domanderai è fattibile? Sì, basta avere gambe allenate e preparare un itinerario preciso su cosa vedere.

La mia esperienza nella capitale della quasi campione del mondo Croazia è stata piuttosto interessante e in verità mi ha stupito per la sua semplice vitalità.

 

edificio nel centro storico

 

Il viaggio

 

Per raggiungere Zagabria ho viaggiato con il Flixbus. Sono partita dalla stazione di Mestre e in circa 6 ore e mezza ho raggiunto la capitale croata.

Il percorso è stato tranquillo ma al confine abbiamo dovuto passare per ben tre volte i controlli passaporto. Prima al confine sloveno un ufficiale è salito e ha controllato i documenti, poi fra la Slovenia e la Croazia e, infine, in territorio croato. Dal confine ci abbiamo messo circa mezz’ora per arrivare alla città a scacchi bianco e rossa.

 

Se visiti zagabria in un giorno non puoi evitare di visitare il museo delle illusioni, questa è una stanza in bianco e nero con me all'interno

 

L’incontro

 

Strade a doppia corsia di percorrenza in ambo i sensi, fontane e parchi a profusione a spezzettare l’austerità di una città capitale. Lungo le statali pratiche piste ciclabili e percorsi pedonali.

L’arrivo in stazione degli autobus, decentrata assieme a quella dei treni rispetto al centro,  si presenta in tutta la sua grandezza e praticità.

Lì puoi trovare il servizio di cambio moneta, bar, panifici e la biglietteria. Uscendo ti ritroverai in una strada grigia che era accentuata dal colore del cielo in quel momento plumbeo.

 

mercato di zagabria

Informazioni pratiche

 

Documenti: essendo la Croazia entrata in Europa nel luglio del 2013 puoi circolare liberamente con la carta d’identità valida per l’espatrio. I controlli avvengono al confine dove, a volte, sarai controllato sia al confine sloveno che in quello croato.


Moneta: in Croazia non circola l’euro anche se è accettato in molti locali. Al suo posto trovi perciò la Kuna, il cambio attuale è di 7,4 kuna per ogni euro. Se cambi 100 € riceverai circa 700 kuna. Controlla il cambio aggiornato qui.


Lingua: croato, ma è diffuso anche l’inglese, il tedesco e lo spagnolo. Grazie all’inglese potrai interagire quasi ovunque soprattutto nei negozi, nei musei, negli hotel e anche nelle case private se prenoti con Airbnb. Di seguito ti lascio alcune parole che possono rivelarsi utili in caso di necessità:

 

  • Dobar dan/dobra vecer/ dovidenja = buongiorno/buonasera/arrivederci
  • Hvala/Nema na cemu = grazie/prego
  • Da/ne = sì/no
  • Oprostite = per favore

Voda/Kava/Caja/Piva = acqua/caffè/tè/birra


Mezzi pubblici: non c’è la metro ma un capillare collegamento di tram e autobus. Ti consiglio di recuperare una cartina all’ufficio turistico (ecco l’indirizzo esatto su Google Maps). Il centro storico invece non è esteso e si può visitare tranquillamente a piedi.

 

scorcio dall'interno della chiesa

 

Itinerario

 

La Città Alta si raggiunge tramite la funicolare oppure salendo i gradini fino ad arrivare alla bellissima Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine.

La Chiesa di San Marco, invece, nonostante sia meno maestosa della precedente è la più riconoscibile grazie alle inconfondibili tegole del tetto che riproducono gli stemmi medievali di Croazia, Dalmazia e Slavonia e l’emblema di Zagabria.

Camminando fra le vie di Gornji Grad, ossia Zagabria alta, è possibile ammirare le statue dell’artista Ivan Mestrovic, icona della scultura moderna croata.

Prima di scendere dovrai fare un salto a vedere il mercato Dolac, con le sue tendine rosse a colorare una piazza un po’ sguarnita. Avrai l’occasione di trovare i prodotti tipici croati come il miele, l’olio, il vino, la frutta, la verdura e i prodotti artigianali in legno.

Nella Città Bassa, invece, potrai sbizzarrirti fra musei, negozi e locali alla moda o tipici. Fra i musei più particolari ti segnalo il Museo delle Illusioni, dove potrai scoprire i meccanismi della mente attraverso un percorso di specchi, immagini in 3D, composizioni ottiche, eccetera. Ti divertirai a risolvere dei giochi di intelligenza e a scattare foto alquanto particolari.

Il Museo delle Relazioni Interrotte è dedicato alle storie d’amore che non hanno seguito, con l’esposizione di oggetti personali lasciati dagli ex amanti, accompagnati dalla spiegazione delle cause della rottura.

Altri musei caratteristici sono:

 

  • l’Atelier Mestrovic dedicato allo scultore croato
  • il Museo Archeologico con reperti soprattutto dell’epoca greca e romana
  • Museo dell’Arte Navale e il Museo della Tecnica
  • un Museo dedicato esclusivamente agli anni 80 e uno dedicato ai funghi!
  • il Museo della città di Zagabria e il Museo Etnografico
  • la Galleria Moderna e il Museo di Arte Contemporandea
  • Mimara Museo, la Galleria Moderna e l’Art Pavillon
  • Museo delle Arti e dell’Artigianato e molti altri.

 

gioco di specchi al museo delle illusioni

 

I parchi

 

Zagabria vanta tantissimi parchi e giardini pubblici dislocati in periferia muniti di panchine e di alberi sotto i quali sostare. Se decidi di consumare un pasto veloce potresti fermarti proprio in uno di questi.

Il più grande, forse, e anche il più bello è il Parco Comunale con due laghetti artificiali, attrezzi ginnici, parco giochi per i bambini e locali dove bere e mangiare un gelato. Si trova vicino all’ippodromo e sotto il fiume Sava circondato dal verde e dalle due strade principali che escono dal centro cittadino di Zagabria.

 

il fiume sava di colore marroncino penso a causa delle piogge

 

Dopo aver scoperto il centro cittadino, visitato almeno un museo e riposato al parco non ti rimarrà più molto tempo per fare altro ma se hai un giorno in più potresti decidere di raggiungere i famosi laghi di Plitvice che si trovano a circa 2 ore e mezza in autobus da Zagabria.

 


*** VIAGGIO SENSORIALE ***

 

Sarà fantastico dedicarsi alla flânerie pensati che io in un solo giorno ho fatto ben 38 chilometri camminando! Ho visitato tutta la città e i dintorni. La maggior parte delle strade, anche le più trafficate, sono provviste di marciapiedi e di piste ciclabili quindi puoi passeggiare in tutta sicurezza.

Il Genius Loci di Zagabria è un essere un po’ schivo e riservato, criptico e di difficile interpretazione. Ricorda un burbero gnomo che non vuole assolutamente svelare la sua vera identità; ama la vita e divertirsi, con un occhio di riguardo alla natura.

La vista passerà in rassegna i dettagli che adornano la città, l’udito, invece, sarà attratto dai suoni della lingua così diversa e indecifrabile rispetto la nostra.

L’odorato sarà coinvolto, in parte dal traffico cittadino piuttosto imponente e, in parte, dai profumi che escono dalle pasticcerie e dai negozi di prodotti naturali.

Il tatto sarà attirato, invece, dai frutti commestibili che troverai passeggiando lungo le strade. Ti sorprenderà vedere piante di more, prugne e mele alla stregua di piante ornamentali. Sarà difficile non allungare una mano e assaggiare quei doni della natura.

Il gusto principalmente sceglierà prodotti da forno come pane e pasticceria, ma anche il dolce del miele e l’acidità di un vino nato sulle coste croate.

 

Musica consigliata: Seka Alecsik – Balkan

Lettura consigliata: Maschere per un massacro di Paolo Rumiz

Cosa c’è da scoprire a Possagno? Una piccola cittadina in provincia di Treviso fra le pendici del Monte Grappa a 15 chilometri da Asolo. Per la precisione, è posizionata fra Cavaso del Tomba e Paderno del Grappa ed è famosa per essere il luogo in cui è nato lo scultore Antonio Canova.

Antonio Canova

 

Antonio Canova è stato uno dei massimi esponenti del neoclassicismo e le sue opere sono esposte nei migliori musei del mondo a partire da Parigi per arrivare a New York. Come fece a diventare un artista così internazionale?

Antonio Canova nacque nel 1757 da una famiglia benestante di scalpellini e proprietari di cave. Entrò fin da piccolo in contatto con materiali grezzi, come la pietra, e ne imparò a conoscere la resistenza e la loro potenzialità.

Durante il periodo degli studi, il giovane Antonio, “Tonin” per gli amici, partì per lavorare come garzone nella bottega del Torretti a Venezia, mentre la sera si dedicava allo studio dell’arte, partecipando ai corsi serali dell’Accademia del Nudo.

 

 

La pratica gli permise di affinare la sua tecnica dei dettagli del corpo umano, facendolo diventare uno degli artisti più quotati nelle corti europee e mondiali. La sua casa natale, oggi, è stata riconvertita a gypsotheca canoviana e raccoglie la maggiore collezione di statue in gesso dell’artista.

 

La Gipsoteca Canoviana

 

Il museo si suddivide in due grandi aree: la casa natale che conserva i cimeli dell’artista e la sezione della pinacoteca con dipinti, disegni e varie incisioni, in più la parte dedicata ai gessi, ai bozzetti in marmo e in terracotta, create dal Canova.

Questi ultimi sono conservati nella parte di edificio denominato “ala Scarpa”, ideato dal famoso architetto veronese Carlo Scarpa. Si trova fra la casa e il giardino, sulla destra, ed è stato progettato con grandi finestre che lasciano passare la luce, in contrapposizione all’ombra proiettata delle alte mura.

Ciò crea un gioco di chiaro scuro che si riflette sulle opere dando un’impressione di vitalità e di movimento alle statue. Inoltre, mette in risalto la perfetta costruzione muscolare che rende delicati e infinitamente realistici i personaggi rappresentati.

Le statue fungevano da bozzetti preparatori per il prodotto finale in marmo. Ma il livello di perfezione è talmente alto da non identificare i due materiali, se non fosse per le qualità intrinseche dei differenti prodotti.

 

foto dall'alto del tempio canoviano

 

Tempio Canoviano

 

A poca distanza dalla gypsoteca canoviana sorge il Tempio Canoviano, sorto in sostituzione all’antica chiesa di paese. Di che cosa si tratta?

L’edificio si ispira al magnifico Pantheon di Roma, da cui ha attinto l’idea della cupola. Sorge sul Col Draga, 70 metri sopra Possagno ed è visibile dalle colline circostanti. La scelta non fu casuale, in quanto la posizione doveva far apparire ancora più maestosa la monumentale opera. Fu Canova stesso a progettare e a finanziare l’intera esecuzione. Voleva un tempio che diventasse eterno come il Partenone di Atene.

Desiderava lasciare in eredità alla sua città un’opera che lo ricordasse e che rimanesse visibile nei secoli. Purtroppo però, non riuscì a terminare il progetto perché morì otto anni prima che si concludessero i lavori nel 1830.

Due anni dopo il fratellastro Giovanni, diventato vescovo, lo consacrò e lo presentò alla comunità. All’interno della chiesa è visibile il dipinto del Canova “Deposizione del Cristo dalla croce”, la statua della Pietà in gesso (non riuscì a creare l’opera in marmo), la tomba del Canova e del fratellastro e un dipinto di Luca Giordano “Altare di San Francesco di Paola”.

Possagno deve molto all’artista, ha lasciato un impronta talmente evidente del suo passaggio quasi da oscurare tutto il resto. Ma ha anche insegnato al mondo ai ricercare la bellezza nei dettagli, anche se essa proviene da materiali all’apparenza grezzi e grossolani, dimostrando che c’è in ogni elemento una componente che merita essere evidenziata.

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Puoi dedicarti alla flânerie passeggiando lungo le vie cittadine oppure prendere un sentiero e inoltrarti nei boschi, dedicandoti allo shinrin-yoku, chiamato anche “bagno di foresta”.

Il Genius Loci, come ha ben dimostrato Canova, si nasconde nel lavoro artigianale metodico e faticoso. Qui c’è la tempra dura sia nei materiali che nell’anima, mescolata alla sensibilità e all’arte, capace di darne una forma morbida e sinuosa.

Durante la visita alla gypsoteca vorrai quasi toccare le statue per accertarti che non siano vive talmente appaiono perfette. Rimarrai affascinato dalla morbidezza delle curve dei corpi in contrasto con la durezza del materiale. Sentirai i profumi balsamici del pino marittimo, tanto amato dall’artista e udirai anche qualche usignolo richiamare la presenza del proprietario, mai dimenticato.

Infine, dopo una visita approfondita, ti verrà fame e sarà arrivato per te il momento di assaggiare una qualche specialità tipica. La preparazione degli ingredienti richiede un lavoro importante, come la terra fa con un seme, dandogli vita, forma e anima.

Musica consigliata: le canzoni di Luigi Tenco

Lettura consigliata: La natura esposta di Erri de Luca

La top 10 di Malta: le dieci località che non devi assolutamente perdere durante il tuo viaggio nella meravigliosa isola del Mediterraneo. Malta è un’isola strepitosa che ti saprà sorprendere per la sua particolare conformazione e per le differenti nazionalità che ci vivono.

Nella storia ha subito invasioni europee, africane ed extraeuropee lasciando ognuna traccia di sé nell’architettura, nella cultura popolare e anche nella lingua.

Le spiagge, poca sabbia e molti scogli, offrono la possibilità di nuotare in acque cristalline tipiche del mediterraneo, immersi nella cornice di pesci e molluschi che si muovono fra sfumature che vibrano dall’azzurro più intenso al blu più scuro. Ora non rimane che conoscerla nel dettaglio, nelle città e nei luoghi che più la rappresentano.


 

1. La Valletta nella top 10 di Malta

Fu il Gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni Jean Parisot de la Valette che diede il nome alla capitale di Malta. Il centro storico non è molto grande ma all’interno nasconde dei palazzi e dei musei assolutamente da visitare e soprattutto è Patrimonio dell’Unesco dal 1980.All’entrata troviamo il City Gate, un ponte in pietra che porta alla Freedom Square, opera dell’architetto italiano Renzo Piano che ha edificato anche il nuovo Parlamento.Proseguendo troviamo il National Museum of Archeology e subito dopo la St. John’s Co-Cathedral che contiene alcune tele del Caravaggio.Il Fort St. Elmo dominava la città e controllava i possibili attacchi dei nemici. I Lower Barracca Gardens e il Castille Curtain li trovi costeggiando la sponda, mentre il luogo più fotografato è il Saluting Battery sotto gli Upper Barraca Gardens.Ogni mezzogiorno, infatti, vengono fatti tuonare i cannoni e tutti i turisti si riuniscono per partecipare all’evento. La famosa ambasciata dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme e di Malta è ospitata al St. James’ Bastion and Cavalier che si trova vicino all’ingresso della città.Da qui partono gli autobus per tutte le località maltesi, ti consiglio di prendere una cartina per capire come muoverti con i mezzi pubblici oppure leggi questo articolo dove trovi tutte le informazioni.

entrata a la valletta nella top 10 di malta

La valletta

2. Sliema

Sliema è la scelta preferita dalla maggior parte dei visitatori. Centro commerciale ricco di negozi, locali alla moda e pub notturni. Da qui partono gli autobus per Circewwa, per raggiungere le isole di Gozo e Comino, e i battelli per raggiungere La Valletta.Passeggiando nel lungo mare arriverai a visitare San Julian, Balluta Bay e Pacevillesede della movida notturna. Ci sono anche numerose spiagge e un tratto di costa chiamato Fond Ghadir dove si sono formate delle interessanti piscine naturali fra le rocce.Si tratta di una zona dove si trascorre il tempo in spiaggia, a fare acquisti, a sorseggiare un aperitivo o a mangiare. Non ci sono musei o attrazioni particolari da segnalare.due che nuotano a sliema nella top 10 di malta

3. Bugibba

Al terzo posto della Top 10 di Malta c’è Bugibba, ossia la seconda Sliema, dove si trovano numerose strutture turistiche  ma più economiche rispetto a Sliema.Anche qui si può passeggiare nel lungo mare ma i negozi e i locali si trovano solo nel piccolo centro. Le spiagge sono prevalentemente di tipo roccioso e si può godere di molta intimità.Nel 2006 è stata costruita una spiaggia sabbiosa vicino al centro dove sono nati ristoranti di pesce fresco. Anche i presidenti di Malta George Abela e Edward Fennech-Adamy hanno scelto di vivere qui. Dove la vita sembra più tranquilla e isolata rispetto alla caotica Sliema.A Pasqua avviene il Palio di Bugibba che coinvolge tutta la città ed è un momento di festa per tutta l’isola. Raggiungerla con i mezzi pubblici diventa quasi impossibile a causa della grossa affluenza di persone che arriva da ogni parte.Da visitare con i bambini è l’Acquario Nazionale di Malta di circa 20.000 metri quadrati, dove sono esposte 26 vasche di pesci del Mediterraneo.Oltre a questi si possono ammirare esemplari di squali, razze, anguille e un meraviglioso tunnel ‘walk-through’ che passa attraverso le vasche e permette ai visitatori di vedere i pesci dal vicino.A fianco all’acquario il Beach Club “Cafè del Mar”, un locale con piscina affacciato direttamente alla Baia di San Paul, ravvivato da feste e musica con deejay.piscina a bugibba nella top 10 di malta

4. Mdina nella top 10 di Malta

Mdina è l’antica capitale di Malta e si trova nel punto più alto dell’isola dove è possibile vederla quasi nella sua interezza.L’ingresso è spettacolare, attraverso il ponte di Mdina Main Gate. Si entrerà in una città medievale completa di cinta muraria millenaria e si potrà godere di un silenzio introvabile nel resto dell’isola.Finalmente troviamo la Cattedrale ufficiale dell’isola, dedicata a San Paolo, situata in piazza dell’Arcivescovo. Di fianco un museo che conserva interessanti suppellettili e una collezione d’arte.Sempre in centro è presente Il Museo di Storia Naturale con mosaico della croce di Malta. Potrai conoscere in modo accurato la formazione geologica dell’isola e scoprire allestimenti e collezioni permanenti di rocce e uccelli.Il Convento Carmelitano è l’unico a essere visitabile al pubblico ma è aperto solo in rare occasioni, per non interferire con la sacralità del luogo.Due musei sono interconnessi: il Mdina Experience, centro che racconta la storia della Medina e come si è evoluta, e la sede dei Cavalieri di Malta, che ripercorre la storia dell’ordine attraverso i secoli.Un altro interessante museo è il Mdina Dungeons Museum che illustra i metodi di tortura usati a Malta e nel mondo e infine il Palazzo Falson, una casa museo che illustra lo stile di vita di una famiglia del XIII secolo, attraverso l’arredamento e lo stile coloniale degli abitanti. 

Entrata alla medina nella top 10 di malta

5. Rabat

Rabat si trova all’uscita della Medina. Divenne famosa in tutto il mondo per aver ospitato l’apostolo San Paolo, durante un nubifragio accorso nel 60 d.C., raccontato negli Atti degli apostoli.La cittadina è fornita di viuzze strette e decorate di fiori ornamentali. Una piacevole passeggiata porta alla Catacomba di San Paolo, uno dei luoghi più visitati. Si tratta di un percorso scavato nella roccia fra il IV e il V secolo d.c dove trovavano riposo le spoglie dei cristiani.Il Museo e la Cripta di sant’Agata contengono degli affreschi ben conservati e degni di nota. Mentre la Domus Romana è una villa con orpelli antichi e un bellissimo mosaico che ha mantenuto intatto il suo colore nel tempo. Tutto intorno delle colonne di pietra bianca fanno risaltare il disegno.Da visitare ancora a Rabat, il Museo di Wignacourt che possiede una pinacoteca e Casa Bernard, nata come torre di avvistamento su dei resti romani e poi riconvertito a palazzo con arazzi, librerie e oggetti preziosi. Se sei un fedele devoto non puoi non inserire fra la top 10 di Malta una visita a Rabat.via piena di piante a rabat nella top 10 di malta

6. I megalitici

Si tratta di sette siti megalitici dislocati tra Malta e Gozo e dichiarati Patrimonio dell’Unesco. Si tratta di:

  • Gigantia (Ġgantija)
  • Scorba (Skorba)
  • Ta Hagrat (Ta’ Ħaġrat)
  • Hagar Qim (Ħaġar Qim)
  • Menaidra (Mnajdra)
  • Tarscen (Tarxien)

 

Gigantia si trova nell’isola di Gozo e si pensa sia stato edificato fra il 3600 ed il 3000 a.C. Fu scoperto e sistemato dal Colonnello John Otto Bayer che si fece aiutare dai detenuti della prigione gozitana negli scavi.

Scorba sorge a Mġarr, nell’isola di Malta, e comprende due templi megalitici. Ta Hagrat si trova sempre a Mġarr ed è composto di due strutture megalitiche.

Fu scoperta nel 1916 e il direttore del National Museum of Archaeology di La Valletta, Sir Themistocles Zammit, ne predispose gli scavi nel 1923.

Sia Scorba che Ta Hagrat sono dei siti piuttosto delicati e ne è permessa la visita solo a 15 visitatori per volta per un massimo di 45 al giorno e di 90 alla settimana.

Hagar Qim si trova invece a Qrendi e i suoi templi risalgono a 5000 anni fa. Vicino si trova anche la costruzione di Menaidra.

Menaidra si trova in basso rispetto a Hagar Qim, in discesa verso il mare, ed è costituito da tre elementi distinti.  Il più antico consta tre absidi costruiti con il calcare corallino nella parte esterna e da globigerina nella parte interna. Questo perché la prima è una pietra più resistente agli agenti atmosferici.

Tarscen è stato costruito nel 3600 a.c. e comprendeva anche un cimitero crematorio risalente successivamente all’età del Bronzo, nel 2500 a.C. circa.

All’interno degli edifici sono state ritrovate anche una notevole quantità di ossa a testimonianza dei vari sacrifici animali che furono fatti nello spazio religioso del complesso megalitico. Solo per vedere queste testimonianze antiche vale la pena di scalare la classifica della top 10 di Malta.

 


7. Le spiagge più visitate

Oltre alle spiagge già citate di Sliema e Bugibba ci sono altri punti marittimi amati dai turisti. Fra questi ne illustriamo i più importanti. Nella contea di Delimara si trova la famosissima San Peter’s Pool, scelta da chi ama fare i tuffi, con grandi scogli che scendono a dritti sul mare.Dalla parte opposta si trova Marscia  Scirocco famosa per il mercato della domenica e per il piatto tradizionale “Lampuki”, ossia un pesce che attraversa le coste maltesi da aprile a novembre. I due punti sono equidistanti grazie alla formazione a U della costa e, volendo, si raggiungono a piedi.Blue Grotto è una grotta visibile solo in barca dove si può entrare e ammirare i riflessi blu del mare. Non si può scendere dall’imbarcazione per fare un bagno ma si può farlo lungo la costa. Ora arrivano le spiagge, secondo il mio parere, fra le top 10 di Malta…A Manikata puoi visitare la spiaggia dorata di Golden Bay. La troverai molto affollata e quindi potrai preferire andare nella seconda spiaggia, dove si trova il forte Ghajn Tuffieha Tower, di dimensioni  più ridotte. Se ancora non sarai soddisfatto potrai spostarti ancora più avanti, in direzione Gnejna Bay, per raggiungere “l’ultima spiaggia”.Mellieha Bay è un bellissimo pezzo di spiaggia sferzato però da un forte vento. Dalla parte opposta si può camminare nella Ghadira Natural Reserve seguendo i sentieri.

E non solo! Prima di arrivare alla spiaggia c’è la fermata Skrajda, se prendi l’autobus 101 ti porterà a visitare il famoso Popeye Village.

Allestita come set del famoso film di Braccio di Ferro con protagonista Robin Williams, oggi  è diventato parco di divertimento per i più piccoli.

 

spiaggia di mellieha nella top 10 di malta

8. La contea di Dingli

La contea di Dingli ti farà sognare di essere per alcuni istanti in Irlanda ad ammirare le maestose Cliffs of Moher. Un luogo selvaggio, rude e roccioso. Il luogo che mi ha sorpreso di più fra la top 10 di Malta è sicuramente questo che non avevo trovato sulla guida ma mi è stato consigliato da un ragazzo maltese.Un panorama a 360 gradi sul mare blu intenso con una strada panoramica di circa 1,5 chilometri che ti permette di passeggiare a strapiombo sul mare.Lungo il cammino vedrai una piccola cappella di roccia bianca come se fosse un miraggio: si tratta della Magdalene Chapel spesso chiusa al pubblico. Vicino dei furgoncini vedono bibite fresche e snacks.Da quel tratto la strada non è più pedonale ma se prosegui in direzione Inzul Ix Xmex, potrai visitare gli unici giardini pubblici di tutta l’isola, i Buskett Gardens.

Non ti aspettare nulla di grandioso! Ma ci sono dei bagni, delle panchine con annessi tavolini e delle bellissime piante di arance e mandarini. La domenica il parco si riempie di maltesi che vengono qui a fare picnic.

 

vista dalla scogliera di dingli sul mare nella top 10 di malta

9. Gozo

La “sorella” di Malta è anche la più selvaggia. Si raggiunge da Circewwa con la Gozo Channel Company.All’arrivo scenderai nel porto di Mgarr e un autobus ti porterà nella capitale Victoria o Rabat. Rabat è l’antico nome dell’isola cambiato poi in Victoria nel 1897 in onore dei 60 anni di reggenza della Regina inglese. La somiglianza del nome con la sorella Malta non è casuale anche qui infatti si trova la Cittadella.Ci sono molti siti da visitare tra cui la Cattedrale di Santa Maria che contiene un osso del braccio di Sant’Ursula, patrona di Gozo e ossa dell’addome di Santa Lucia, il Natural History Museum con una collezione di fossili marini impressi nella roccia e le Old Prison, una sorta di carceri vip.  Il Museo Archeologico invece conserva la famosa stele di Maymunah del 1174

Malsalforn e Xlendi sono le uniche stazioni balneari dell’isola dove si accentrano gli hotel e i ristoranti. A Malsalforn non aspettarti chissà che, la spiaggia di sassi è molto piccola e l’acqua non è fra le più pulite. In alternativa c’è un lungomare di cemento dove puoi sdraiarti e fare il bagno.

Xlendi invece è un villaggio di pescatori dall’aria selvaggia e incantata. Ricca di baie, insenature e grotte ci si può perdere fra i sentieri che la costeggiano in un mirabolante intreccio di natura e mare.

Qui puoi trovare il gemello dell’Azure Window, la finestra azzurra, andata distrutta a causa dell’erosione del mare qualche anno fa.

 

Si chiama Saint Andrew’s Divers Cove ed è un luogo dove vengono fatte le immersioni.

 

Prima di raggiungere Xaghra si trovano i Templi di Ggantija composti da monoliti che raggiungevano anche i 15 metri di altezza, di colore rosso ed erano fatti in pietra. Oltre a questo gli scavi hanno rivelato antichi simboli di fertilità, ossa di animali e varie sculture.

Nadur significa in arabo “vedetta” ed è abitata per la maggior parte da americani che si sono trasferiti stabilmente qui. La famosa spiaggia di Ramla Bay infatti richiama i turisti per la sua grandezza e per la tranquillità dei suoi fondali.

Al di sopra della spiaggia uno dei possibili siti che ispirò Ulisse a scrivere le sue peripezie per raggiungere Itaca. La dea Calypso l’avrebbe imprigionato in una caverna  qui presente e rinchiuso per sette anni negandogli la libertà.

A Gharb infine si raggiunge per visitare la Basilica di Ta’ Pinu prima di entrare in paese. Il papa Giovanni Paolo II è stato qui nel 1990 ed è stata consacrata da papa Pio XI.

La storia narra che una contadina di nome Carmela Grima ha sentito una voce soave provenire dalla cappella e tutti hanno pensato fosse quella della Madonna.

Un uomo ha confermato il fatto diventando un luogo di pellegrinaggio che attira ogni anno migliaia di maltesi e turisti. Un’altra tappa da fare fra la top 10 di Malta per chi è un cattolico fervente.

Maggiori informazioni su Gozo le trovi qui

 

la spiaggia di malsalform a gozo nella top 10 di malta

10. Comino nella top 10 di Malta

Comino è per me sulla vetta della top 10 di Malta! Si raggiunge con il battello da Circewwa da marzo a ottobre al prezzo di 10 €. Nell’isola vivono solo sei persone ed è presente un hotel.Comino, prende il nome dal tipo di cumino che si coltivava in questa zona, anche se oggi si trova sempre più raramente.Con il traghetto si arriva direttamente nel luogo più bello, il Blue Lagoon. Purtroppo essendo il punto di attracco è anche il più frequentato e il più caotico, dove sarà difficile rilassarsi e trovare spazio fra gli scogli.  Ma se ci si sposta nella parte opposta, seguendo i sentieri, si arriva all’hotel Comino dove si può nuotare relativamente in pace.Caldo permettendo, potrai arrivare fino al Saint Mary Tower, una torre di guardia nata con lo scopo di avvistare i pirati e poi usata dall’esercito maltese. Se la bandiera è issata significa che è aperta e per visitarla dovrai lasciare un’offerta libera.l'acqua blu di comino con due ragazze che osservano il mare nella top 10 di malta

Su Amazon trovi in vendita la Guida di Malta, Gozo e Comino che ho scritto sia in versione ebook che cartacea a questo link, su Kobo, invece, la trovi a questo link!

Alla scoperta della Costa dei Trabocchi e dintorni attraverso l’Abruzzo marittimo: uno dei panorami più belli sulla costa adriatica. Qui il blu del mare contrasta con il cielo e i gabbiani richiamano la loro indipendenza, godendosi una libertà senza limiti.

I Trabocchi 

 

I trabocchi sono delle strutture in legno a ridosso del mare che venivano usate dai pescatori per catturare il pesce. Venivano issate delle reti e da lì si poteva pescare senza allontanarsi troppo dalla riva. Dei lunghi pali di legno permettevano di posizionare le reti in diversi punti strategici.

Si pensa che l’idea sia stata “rubata” ai Fenici che dovevano trovare un modo per contrastare le forte raffiche di vento di Maestrale che si abbattono in quella zona di costa. Sono costruite con pino di Aleppo che resiste alla corrosione dovuta alla salsedine mentre i modelli di rete cambiano in base alla zona.

Sì, perché i trabocchi non sono solo una prerogativa della costa abruzzese ma anche di quella molisana e pugliese. Tanto da essere considerati oggi patrimonio monumentale del Parco Nazionale del Gargano.

Oggi sono stati trasformati in rinomati ristoranti di pesce fresco e richiamano turisti da tutto il mondo grazie all’atmosfera particolare e rilassante.

Se è vero che i trabocchi sono presenti fino alla Puglia, il tratto maggiormente visitato è quello che va da San Vito Chietino a Punta Aderci.

 

un trabocco lungo la costa dei trabocchi e dintorni

 

La Costa dei trabocchi

 

Il tragitto è percorribile in auto seguendo la SS16, incontrando diversi trabocchi e ammirando la costa selvaggia abruzzese. A San Vito Chietino si possono ammirare anche l’Eremo di Gabriele d’Annunzio e il Promontorio Dannunziano.

Il poeta trascorse un mese di vacanza a San Vito Chietino e rimase affascinato dai trabocchi, soprattutto da il Trabocco Turchino, tanto da citarlo nella sua opera Trionfo della Morte.

Iniziò il libro proprio nel 1889 durante il soggiorno in Abruzzo e fa parte della trilogia di romanzi che comprende anche Il Piacere e l’Innocente. Finì di scriverlo nel 1894. Soggiornò in quella che oggi è una casa privata con l’amante Barbara Leoni e che custodisce solo il ricordo dell’Eremo felice della coppia.

Più avanti si può visitare il promontorio nel quale il poeta soleva sedersi e trarre ispirazione per il suo romanzo, raccogliendo profumi e sapori dal territorio circostante. La Costa dei Trabocchi finisce idealmente nella Riserva Marina Naturale di Punta Aderci.

 

veduta di vasto e il suo litorale sabbioso

 

Tips:

 

Puoi fare un pezzo di Costa dei Trabocchi anche se non hai la macchina, come ho fatto io. Prendi il treno fino a San Vito – Lanciano e ti dirigi verso il mare. Continui a seguire il mare lungo il tragitto dell’antica linea ferroviaria. Talvolta ti ritroverai a percorrere dei brevi tratti sulla Statale così da avere l’occasione di vedere l’Eremo e il Promontorio Dannunziano.

 

passerella di legno a punta aderci

 

Punta Aderci

 

La Riserva è stata istituita nel 1998 per preservare il fragile ecosistema che accoglie la nidificazione di uccelli migratori e stanziali e la crescita di piante autoctone.

Tra le specie animali ritroviamo: il fenicottero maggiore, l’occhiocotto e la sterpazzola, l’airone cenerino, il cavaliere d’Italia, il tarabusino, la garzetta, il gruccione, il martin pescatore, la nitticora, la sgarza ciuffetto, la cinciallegra, il saltimpalo, la cappellaccia, il beccamoschino, il gheppio, lo sparviere e la poiana.

Il simbolo del parco è invece il fratino, un uccello della famiglia dei Charadriidae. Aguzza l’udito e prova a riconoscere il canto di almeno uno degli uccelli nominati!

La flora invece è composta dal ravastrello, l’ammofila arenaria, la calcatreppola marina,  la euforbia delle spiagge, il papavero giallo, il mirto, la salsola, il giglio di mare, il finocchio spinoso e la ginestra. Ma soprattutto l’alga rossa tipica del Mediterraneo ossia l’Halymenia floresia.

Dal promontorio di Punta Aderci si può arrivare a vedere il Parco Nazionale della Majella e anche il Parco Nazionale del Gran Sasso. La parte più frequentata, invece, è Punta Penna con una bellissima spiaggia di sabbia color oro.

 

sabbia e sassi a punta aderci

 

Vasto

 

La Riserva Naturale di Punta Aderci fa parte della città di Vasto che si trova abbarbicato sulla cima di una collina dal quale domina la costa adriatica.

Più in basso si trova Vasto Marina e poi la zona di San Salvo con un bellissimo lungomare dalla spiaggia dorata e finissima, pieno di locali e spiagge attrezzate.

Se provi a toccare la sabbia e a lasciarla scivolare fra le mani ti sembrerà quasi di percepire la leggerezza del tempo e del suo continuo mutamento.

Il centro storico ha origini molto antiche: fu edificato dal popolo dei Frentani nel XII secolo che la chiamarono Histonium.

Poi, nel 1799 diventò Repubblica sotto il dominio della famiglia d’Avalos per quasi un secolo. I monumenti più importanti da visitare sono il Castello Caldoresco, la Cattedrale o il Duomo di Vasto e il Palazzo d’Avalos, che oggi ospita un complesso di Musei sulla cultura locale.

 

Questi meravigliosi edifici fecero conquistare a Vasto nel  XIX secolo il titolo di “Atene degli Abruzzi”.

 

Ed è davvero piacevole perdersi nei vicoletti che a volte nascondono delle sorprese inaspettate come il resto della facciata della Chiesa di San Pietro, rimasta solo la parte frontale, o il mosaico delle terme romane ritrovate in fase di scavo. Per non parlare poi della veduta sul mare che si apre dai giardini di Villa Comunale o seguendo la discesa che scende verso il mare.

Uno spettacolo davvero incredibile che fa sussultare il cuore per la sua bellezza senza tempo. Una sinfonia che ricorda le note del notturno di Chopin. Una terra meravigliosa e incontaminata, intrisa di natura, storia e cultura.

Fai della flânerie un momento di piacere e di distrazione mentre il Genius Loci di questi luoghi, con la sua spiccata accoglienza ti saprà regalare un soggiorno indimenticabile nella terra abruzzese.

 

chiesa a vasto da vedere nella costa dei trabocchi e dintorni

 

Se hai un altro giorno a disposizione ti consiglio di raggiungere le bellissime isole Tremiti da Vasto con il collegamento ferroviario Vasto-Termoli (circa 15 minuti).

L’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia è un salto nel passato e nella storia della Repubblica di Venezia. In particolare ci insegna com’era gestita la sanità e l’importanza che si dava alla sicurezza pubblica.

  La Vigna Murada

 

Il primo nome conosciuto dell’isola del Lazzaretto Nuovo fu Vigna Murada. La prima presenza umana, secondo i reperti archeologici, risalirebbe addirittura all’età del bronzo.

Mentre è un documento ufficiale datato 1015 che ne attesta definitivamente la presenza umana grazie alla sua posizione strategica: l’isola si trova infatti a soli 3,5 chilometri da Venezia, nell’ingresso della laguna e davanti all’isola di Sant’Erasmo.

E in che veste? Diciamo che fin dagli arbori ebbe un ruolo di protezione dell’entroterra e di controllo dei canali lagunari. D’altronde Venezia è sempre stata un bersaglio appetibile e la sicurezza non era mai troppa.

 

contenitore nel museo dell'isola del lazzaretto nuovo

 

Nel medioevo l’isola del Lazzaretto Nuovo appartenne ai monaci dell’ordine di San Giorgio Maggiore che edificarono una chiesa in onore di San Bartolomeo, il protettore dei pescatori. Rimasero lì per un lungo periodo e la fecero diventare un importante polo commerciale.

In quel periodo, infatti, c’era una fervente produzione di sale, un’importante risorsa economica che faceva capo all’isola di Torcello.

Tutto il territorio, essendo Venezia sul mare, era circondato da saline, che costituivano merce di scambio con il resto del mondo. Una produzione che rimpolpava abbondantemente le casse della Repubblica visto che il sale era un bene che serviva un po’ a tutti.

 

A Venezia, quando c’è la luna, par di passeggiare in una acquaforte. (Carlo Dossi)

L’isola del Lazzaretto Nuovo

 

Nel 1468, con un decreto del Senato della Serenissima, l’isola divenne lazzaretto cambiando completamente il suo orientamento. Il nome fu scelto per differenziare quest’isola dal Lazzaretto Vecchio che già esisteva e si trovava di fronte al Lido di Venezia.

Lì, infatti, venivano portate le persone che avevano già contratto il morbo della peste, per le quali non c’era più niente da fare. Nell’isola del Lazzaretto Nuovo, invece, venivano ospitati coloro i quali presentavano alcune manifestazioni, senza esserne seriamente infettati e solo a titolo di prevenzione.

A tal proposito, non erano controllate solo le persone, ma anche le merci passavano di qua e venivano messe in quarantena. In sostanza venivano purificate, con i mezzi dell’epoca, attraverso l’uso di erbe aromatiche, come il rosmarino e il ginepro.

 

La parola quarantena fu coniata proprio dai veneziani e indicava quel periodo di quaranta giorni in cui, uomini e merci, dovevano rimanere rinchiusi all’interno del Lazzaretto. Questo accadeva se provenivano da paesi infetti perché avrebbero potuto portare malattie all’interno della Repubblica. Il numero 40 evocava la simbologia cristiana. 

 

La peste

 

Purtroppo, durante il periodo della Serenissima, ci furono due terribili contagi di peste: il primo avvenne nel 1576 e il secondo nel 1630.

In queste due occasioni anche l’isola del Lazzaretto Nuovo fu usato come ospedale per gli appestati, come documentato dagli scavi archeologici, in quanto il numero dei malati era superiore a quello che poteva essere contenuto in una sola isola.

Data l’enorme quantità di merci e di persone che arrivarono nell’isola furono costruiti diversi edifici. La struttura principale, conservata ancora oggi, era il Tezon Grande che raggiungeva la lunghezza totale di 100 metri.

Era un edificio che conteneva un centinaio di stanze e da lontano sembrava quasi un castello, perché ogni camera era dotata del tipico camino veneziano.

 

viale alberato verso il tezon grande

L’opera diventò il più grande edificio pubblico di Venezia subito dopo le Corderie dell’Arsenale.

Ma in quel periodo non si conoscevano ancora le cause che scatenavano la peste e le cure non erano adeguate. Solo più tardi si sarebbe scoperto che la responsabile era una pulce che infestava i ratti africani portando il morbo.

La peste si manifestava in due modi diversi.: c’era quella bubbonica che provocava bubboni sotto le ascelle, in prossimità dei vasi linfatici e la peste nera che portava dolori insopportabili fino allo stadio finale di setticemia.

La mortalità era pari al 40% nella prima e il 90% per la seconda.

L’antibiotico non era ancora stato inventato, né tanto meno la penicillina. L’unico antidoto usato dai veneziani era la teriaca, un composto di 31 erbe e allucinogeni messo a disposizione a tutta la cittadinanza.

Le persone più abbienti, inoltre, potevano fare i salassi, una pratica medica accreditata che si pensava potesse curare ogni tipo di malessere. Nonostante le difficoltà Venezia fu una delle prime città che riuscì a debellare in modo significativo il morbo.

 

il tezon grande edificio antico

 

Quale fu la sua fortuna?

  • tutti potevano accedere ai servizi sanitari, anche i poveri;
  • l’isola del Lazzaretto Nuovo si trovava a una certa distanza dal centro cittadino;
  • la merce in arrivo era sottoposta al periodo di quarantena.

 

La Repubblica di Venezia ricercava il benessere dei propri cittadini ed era orientata al senso comunitario. All’interno del Lazzaretto Nuovo fu costruito il primo cimitero musulmano al mondo ricordato come il Campo Tripolino.

 

Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo (Tiziano Terzani)

 

L’esercito austriaco e francese

 

Una volta debellato il morbo il Lazzaretto perse parte del suo motivo di esistere. Durante il 1700 l’isola venne militarizzata dagli austriaci e nel corso dell’800 ne costruirono una cinta muraria.

Il Tezon Grande, prima aperto da archi per il circolo dell’aria, venne completamente chiuso per contenere la polvere da sparo. L’isola fu collegata alla Testa di Ponte di Sant’Erasmo e alla batteria della Torre Massimiliana che controllava l’ingresso del porto di Lido.

 

cartello lungo la ronda

L’isola del Lazzaretto Nuovo oggi

 

Dopo la guerra fu consegnata all’Esercito Italiano come caserma militare che la tenne fino al 1975. Successivamente iniziarono i lavori di restauro promossi dalla Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e dal Magistrato delle Acque.

Attualmente è in concessione all’associazione Ekos Club che si occupa di preservare il territorio anche attraverso attività scientifiche e culturali.

Il sito è accessibile i sabati e le domeniche dal 7 aprile al 28 ottobre, con due visite guidate: la mattina alle ore 9.45 e il pomeriggio alle ore 16.30.

Ciò comprende la visita al giardino interno con i suoi gelsi secolari, l’interno del Tezon Grande, che ospita un piccolo museo con suppellettili, anfore e resti umani ritrovati durante gli scavi archeologici e il camminamento di ronda.

Un percorso ad anello lungo un chilometro che costeggia tutta l’isola costituita dalla tipica vegetazione con piante di alloro, frassino, biancospino, pruni selvatici, eccetera.

Mentre la fauna locale presente è composta soprattutto da uccelli di varie specie come aironi, cormorani, gabbiani, garzette, falchi di palude e altri uccelli di passaggio.

Infine, si possono vedere due tipici “caselli da polvere” distribuiti in tutta la zona lagunare nella metà del ‘500 come contenitori di polvere da sparo.

La formazione era così composta: una base di pietre d’Istria, degli strati di mattoni e un tetto piramidale a contenimento di eventuali esplosioni.

Nella stagione estiva l’isola è presa d’assalto dai campi estivi dei bambini promossi dall’associazione Archeo club di Venezia con l’intento di far loro scoprire l’origine e la storia della Serenissima.

 

 

Come raggiungere l’isola del Lazzaretto Nuovo: 

Prendere la linea 52 ACTV da Piazzale Roma e scendere a Fondamenta Nove, da lì proseguire con il traghetto linea 13 in direzione Cavallino Tre Porti.

 

veduta della laguna

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Se non si può fare la flânerie, riservata solo alla città di Venezia, si può invece conoscere facilmente la natura del Genius Loci dell’isola del Lazzaretto Nuovo.

Si tratta di voglia di rinascita e di superare qualsiasi avversità: in passato come ora. Alcuni reperti della Serenissima sono conservati nel museo e quando li vedrai ti assalirà lo strano desiderio di toccare la storia. Ovviamente non sarà possibile ma la sensazione di essere entrato in qualcosa di grande nel passato ti avvolgerà per tutto il giorno.

Quando uscirai inspirerai, invece, la sensazione di calma del luogo e sentirai, come un suono nitido, il senso di pace che ora aleggia. Non potrai banchettare in questo luogo ma in cambio se ci verrai in estate, lo faranno le zanzare, con il tuo stesso sangue… portati l’Autan!

Musica consigliata: solo il silenzio

Lettura consigliata: Storia di Venezia di Alvise Zorzi

Villa Valmarana a Mira è un esempio di villa veneta posizionata nella Riviera del Brenta: un antico collegamento fra Padova e la Serenissima.

La Riviera del Brenta

 

Durante il periodo florido della Repubblica di Venezia ogni città del Veneto lavorava al servizio della Serenissima. Legname, tabacco, frutta, verdura e altri prodotti erano trasportati lungo il fiume Brenta fino a raggiungere Venezia.

Lungo questa importante via di commercio i patrizi veneziani edificarono le loro residenze trasformando delle semplici zone rurali in sobborghi aristocratici.

Molte, dopo la costituzione del Regno d’Italia furono distrutte, mentre altre conservano intatte il loro fascino. La bellezza del paesaggio è data non solo dalle ville ma anche dal sistema di ponti girevoli e dalle conche di navigazione.

Opera di grande ingegno veneziano sono i sistemi di rallentamento della corrente piuttosto impetuosa del Brenta. Oltre a ciò si è lavorato per ovviare al problema del dislivello dell’acqua, più elevato a Padova rispetto a Venezia di circa 12 metri.

Per permettere una più facile navigazione si sono affidati al progetto ideato da Leonardo da Vinci. Le barche entrano in una specie di “stanza” dotata di due porte.

L’acqua viene fatta defluire per raggiungere un livello più basso. Una volta terminata l’operazione la porta viene aperta e si prosegue la navigazione.

Ciò avviene in direzione PadovaVenezia, al ritorno quando ci si trova tra le due porte, l’acqua viene fatta entrare per alzare il livello e riprendere il tragitto.

 

riviera del brenta e i suoi edifici

 

Burchiello

 

I veneziani, da bravi commercianti, hanno mantenuto viva l’arteria di collegamento non più per trasportare merci ma per portare a spasso i turisti!

Anzi faccio una precisazione: i patrizi raggiungevano Venezia con il Burchiello mentre le barche-merci erano chiamate burci.

 

Puoi navigare anche tu nella Riviera del Brenta cliccando su questo link

 

particolare della barchessa della villa

 

Villa Valmarana

 

La villa era l’antica residenza veneziana della famiglia Valmarana di Vicenza. Entrarono a far parte nel patriziato della Serenissima, i nobili veneziani, grazie alla loro attività di commercianti.

Inoltre, uno dei capostipiti, ricoprì il ruolo di Ministro del Commercio, portando la nobiltà europea all’interno della sua residenza a Mira, facendo conoscere al mondo la Riviera del Brenta.

Oggi della villa rimane solo la “barchessa”, ossia la parte dell’abitazione riservata ai contadini secondo l’architettura delle ville venete.

L’entrata presenta un grande porticato con un giardino all’italiana di fronte e un giardino all’inglese sul retro. L’interno è composto da tre saloni, la parte visitabile, con affreschi del Tiepolo e mobilia dell’epoca o più moderna.

L’edificio ha ritrovato il suo splendore grazie allo scultore Luciano Minguzzi che ha acquistato la residenza e ristrutturata interamente, riportando alla luce anche gli affreschi che erano stati intonacati e nascosti.

La villa è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 18 e l’ingresso costa 6 euro. È disponibile per matrimoni, feste private o eventi aziendali.

Pista ciclabile

 

Un altro modo per visitare la Riviera del Brenta è quello di seguire il percorso della pista ciclabile. In realtà la strada non è a servizio esclusivo delle biciclette in quanto transitano un numero considerevole di auto.

Nonostante ciò permette di fare il percorso seguendo le curve naturali del fiume, dando in questo modo la possibilità di scoprire le ville e i sontuosi giardini.

Nel caso scegliessi questa soluzione ti consiglio di acquistare la Villecard che ti permette di avere riduzioni sui biglietti d’ingresso alle ville, sul noleggio delle biciclette, sulle crociere lungo il Brenta, nei negozi e nei ristoranti associati aderenti all’iniziativa.

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Viaggiare con un burchiello significare ritornare al passato quando ci si muoveva lenti. Si può così scoprire il Genius Loci della Riviera del Brenta che è improntata sulla calma, sul silenzio e sulla riflessione. Ciò non significa ozio ma anzi tempo per generare nuove idee.

Sarà per te uno stupore vedere il lusso sfrenato della Serenissima, ammirare i dipinti e i suppellettili presenti a Villa Valmarana. Sentirai la brezza leggera del vento accarezzarti i capelli come se fosse un implicito invito a festa. 

Inoltre percepirai gli odori dei fiori e delle piante in giardino che tanto hanno udito e visto. Il legno duro della seduta del burchiello ti farà sentire un po’ scomodo ma con un buon bicchiere di Prosecco vedrai, ogni fastidio passerà! 

Musica consigliata: Lento di Daniel Santacruz

Lettura consigliata: Elogio della Lentezza di Lamberto Maffei