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Top 10 Irlanda: le città da visitare e l’itinerario da creare per non perdersi nulla, neanche i risvolti più fantasiosi dell’isola.

Sì, perché l’Irlanda non è solo un isola da visitare ma anche da vivere attraverso le molteplici leggende, i riti propiziatori e i personaggi magici che vi abitano.

Non ti aspettare, dunque, un semplice viaggio ma un’immersione completa all’interno di una cultura dal fascino magico e magnetico.

 

Cartina dell'Irlanda

 

Dublino

 

Dublino è la capitale irlandese e punto di arrivo per la maggior parte dei turisti. Conosciuta per i suoi pub e le passeggiate in città attraverso i suoi vicoli che costeggiano il fiume Liffey. Le attività da svolgere sono davvero molte per cui una volta che avrai lasciato le valige in hotel dovrai darti da fare per partire alla scoperta della città.

Potresti trovare utile, se fai un viaggio non organizzato, prepararti per tempo un itinerario con l’ausilio di Google My Maps, è molto semplice, in questo articolo ti spiego come fare.

 

A Passeggio

 

Statua dello scrittore James Joyce

Una delle mete più battute a Dublino è Grafton Street la via commerciale in cui si trovano i negozi alla moda e dove si esprime la vivacità giovanile.

A pari merito è posizionato il famoso quartiere vicino al Temple Bar ricco di pub, musica fino a notte fonda e tasso alcolico alle stelle! Ti sconsiglio di prendere alloggio in questa zona se non sei un under 25 o se non ricerchi la movida.

Se vuoi allontanarti dalla confusione e mescolarti fra i turisti affaccendati a scoprire le top 10 dell’Irlanda muoviti verso l’Ha’Penny Bridge, il ponte sul fiume e poi continua in direzione Docklands.

Si tratta della vecchia zona portuale di Dublino che nel corso degli anni ha subito una riqualificazione trasformandosi in un centro per gli affari moderno ed eccentrico.

Sei pronto/a a fare un nuovo bagno di folla? Allora cerca nella cartina O’Connell Street, altra via commerciale dove perdersi a guardare le vetrine e ascoltare le esibizioni degli artisti di strada.

Prima di andare a riposare all’ombra di una pianta nel parco cittadino St. Stephen’s Green va alla ricerca delle statue di James Joyce autore dei celebri libri Ulisse e Gente di Dublino e di Molly Malone, pescivendola e prostituta, che se toccata porta fortuna.

Secondo la leggenda la povera donna, non avendo vissuto una vita soddisfacente, si aggira ancora fra i vicoli della città sfocati dalla nebbia, in cerca di un riscatto che mai avrà.

 

Dove si trovano non te lo dico! Sarà tuo compito scovarle!

 

Musei, chiese ed edifici

Il Trinity College è il simbolo di Dublino famoso non solo per l’università ma anche per contenere all’interno della Old Library il pregiato manoscritto miniato conosciuto come “The Book of Kells”.

Inoltre, nel giardino interno, è presente la statua “Sfera dentro la Sfera” dell’artista contemporaneo italiano Arnaldo Pomodoro. Un’altra simile si trova nel lungomare di Pesaro e di fronte agli uffici della Farnesina.

La Christ Church Cathedral è una chiesa che nasconde un passato piuttosto mbiguo: è nata, infatti, dai resti di un’antica chiesa vichinga costruita in legno.

Tutt’altra storia, invece, racconta la St. Patrick Cathedral che rappresenta il simbolo dell’Irlanda protestante ed è uno dei luoghi cristiani più antichi.

Gli ultimi due edifici significativi della storia culturale irlandese sono il Castello di Dublino, una fortezza di origine normanna eretta da Giovanni Senza Terra e il General Post Office dove venne firmata l’indipendenza e dove si rifugiarono i ribelli nella rivolta del 1916.

 

Bere & Mangiare a Dublino

La città è visitata anche per i suoi famosi prodotti alcolici: la birra e il Whiskey. La Guinness Storehouse è la fabbrica che produce la celebre birra scura che si può visitare per conoscerne tutti i processi di lavorazione. Allo stesso modo si può visitare la Old Jameson Distillery e degustare il whiskey della migliore tradizione irlandese.

La cucina irlandese proposta nei pub o nei ristoranti ti sorprenderà per le combinazioni di gusti semplici, provenienti dai prodotti agricoli locali. La mia ricetta preferita è  Seafood Chowder, l’antica ricetta di zuppa di pesce irlandese.

Per non parlare poi della colazione all’irlandese che propone piatti come fagioli, pane con il burro, caffè e altre delizie super proteiche. Scoprila qui.

Se ti avanza del tempo scopri cosa fare a Dublino a costo zero:

 

Musicisti intenti a suonare all'interno di un pub irlandese

 

Belfast

 

Belfast è la capitale dell’Irlanda del nord tristemente nota in passato per gli attacchi dell’IRA, l’organizzazione che richiedeva indipendenza dalla Corona Britannica.

Fortunatamente i momenti bui sono stati cancellati e oggi è possibile visitarla in tutta sicurezza per scoprire i siti di interesse culturale.

Per acquistare dovrai necessariamente cambiare gli euro in pound perché il sistema finanziario corrisponde a quello inglese. Fatto ciò potrai dedicarti alla visita.

Ciò che spiccherà agli occhi saranno i meravigliosi murales che enfatizzano l’architettura locale, la statua “The Big Fish” in cui ogni tassello racconta le vicissitudini della città e il St. Jones Market, un edificio vittoriano che ospita nel fine settimana un mercato vintage.

 

Cosa visitare

Il museo più particolare presente in città è quello dedicato al Titanic, custodito all’interno del cantiere navale dove venne costruito il famoso e sfortunato transatlantico.

L’Ulster Museum è visitato, invece, per la sua raccolta di arte contemporanea oltre che a sezioni dedicate alla civiltà egizia, manufatti e suppellettili locali.

La City Hall rappresenta invece la Belfast dal passato ricco e glorioso vissuto nell’era d’oro mercantile. Può essere considerato come l’edificio più importante della città.

Infine la città consiglia una visita ai Botanical Gardens costruiti durante il periodo vittoriano per sopperire alla crescente curiosità riguardo il mondo botanico.

 

Strada cittadina e commerciale a Belfast, città da visitare fra la top 10 Irlanda

 

Cork

 

Dal nord di Belfast al sud della top 10 Irlanda passando per Cork, la città dai venti ponti che si affacciano sul fiume Lee di origine medievale.

Il centro storico e l’English Market sono i punti raggiunti dai turisti per avere un assaggio culturale ma anche gastronomico della contea.

Il quartiere Shannon è conosciuto per essere la zona residenziale operaia abbellita da soluzioni abitative di uguale fattura ma variopinte, nate forse per contrastare il grigiore della vita in fabbrica.

Due, invece, i siti culturali, la:

  • Cattedrale di San Finne Barre, di architettura neogotica prettamente francese;
  • Crawfort Art Gallery, mostre temporanee e permanenti con entrata gratuita.

 

Una mucca fra le migliaia presenti in Irlanda

 

Galway

 

Galway è una città chiassosa, vivace e festaiola grazie alla massiccia presenza di giovani universitari e dei numerosi e variopinti pub.

I visitatori sono attratti dal suo quartiere latino che a discapito del soprannome nasconde le radici che affondano nel medioevo con tanto di mercato con prodotti tipici.

Se invece hai voglia di passeggiare puoi dirigerti nella Long Walk dove puoi ammirare delle graziose casette in tinta pastello, sistemi di chiuse e canali che costeggiano la foce del fiume Corrib.

Uscendo, verso la zona residenziale, puoi ammirare in lontananza le isole Aran percorrendo la Salthill Promenade seguendo un percorso lungo almeno 2 chilometri.

 

Veduta sull'oceano

 

Isole Aran

 

Uno dei motivi che mi spinge a ritornare in Irlanda, oltre che per rivedere la sua natura incontaminata, sono la bellezza delle isole Aran.

Sono delle conformazioni rocciose staccatesi dalla zona del Burren che hanno dato vita a tre piccole isole dai nomi gaelici Inishmaan, Inishmore e Inisheer.

Essendo relativamente lontane dalla terraferma hanno mantenuto intatte le radici e la tradizione della più antica cultura gaelica.

L’abbigliamento tipico è divenuto famoso in tutto il mondo per la qualità della lana e il particolare intreccio dei maglioni che qualifica il mestiere di chi li porta.

Gli abitanti maschi delle isole Aran indossano un pesante gilet di tweed con annessa cintura colorata mentre la parte femminile si riconosce dalla tipica camicia in flanella rigorosamente rossa.

 

Barca solitaria sulla costa irlandese

 

Limerick

 

Sulla carta Limerick è la terza città irlandese in ordine di importanza ma non ha molto da offrire al turista. Per quale motivo è citata fra la top 10 Irlanda?

Principalmente per il King’s John Castle, un edificio imponente di straordinaria bellezza che spicca sulle rive del fiume Shannon e meta di visita, seppur veloce, dei tour organizzati.

L’interesse turistico stenta a decollare a causa di un debole impulso industriale che relega la città a un sonnacchioso tessuto urbano non stimolato dalla vivacità culturale presente invece in buona parte dell’isola.

 

Un curioso cartello irlandese che avvisa i visitatori che possono essere colpiti da rocce e dardi infuocati

 

I castelli

 

L’Irlanda è un’isola disseminata di castelli: alcuni ridotti oramai a ruderi, altri divenuti residenze chic dove soggiornare nel segno del lusso. Molti di questi sono stati scelti dai registi americani per girare le scene di alcuni tra i film più famosi grazie all’atmosfera magica che li circonda.

Uno tra i più famosi e visitati è sicuramente Blarney Castle che invita i visitatori a baciare una pietra sospesi nel vuoto perché, secondo una leggenda, questo atto coraggioso dona il potere dell’eloquenza.

La Rock of Cashel è invece un rudere dall’aurea molto suggestiva che nasconde un passato di potere dove risiedevano re ed ecclesiastici della regione.

Una lista completa dei castelli da visitare la trovi qui:

 

Uno dei castelli presenti in Irlanda

 

Le contee

 

Le contee irlandesi sono 28 a cui si aggiungono tre municipalità. Corrispondono alle nostre regioni e differiscono l’una dall’altra per varietà naturale e culturale.

All’apparenza l’Irlanda può sembrare una piccola isola visitabile in una sola settimana ma in realtà per conoscerla a fondo non basterebbe un mese.

Sono talmente tante le particolarità insite e sparpagliate per il territorio che sarà necessario tornarci più volte per affermare di averla visitata veramente.

Tra la top 10 Irlanda le scogliere delle Cliffs of Moher

 

Giant’s Causeway, Cliffs of Moher, Carrick-a-rede

 

Ti verrà sicuramente proposto, durante il tuo soggiorno in Irlanda, un tour diretto a questi tre diversi siti fra i più famosi dell’isola.

Il primo, il Giant’s Causeway si trova nell’Irlanda del nord ed è conosciuto come il Selciato del Gigante. Pare, infatti, che un gigante guerriero che viveva nella zona dell’Ulster, tale Fionn Mc Cumhaill, si fosse innamorato di una sua simile.

Per non perdere tempo costruì una strada di pietra verso l’isola scozzese di Staffa in modo da poterla vedere tutti i giorni e dichiararle il suo amore.

In realtà si tratta di un’esplosione sotterranea avvenuta oltre 60 milioni di anni fa che ha dato vita a questa particolarissima conformazione rocciosa, unica del suo genere, entrata a far parte del Patrimonio Unesco nel 1986.

 

Veduta sulla Giant's Causeway

 

Wicklow Mountain National Park

 

Forse il Parco Naturale delle Wicklow Mountains è fra i più selvaggi dell’isola ed è consigliato agli escursionisti e agli amanti della natura. Fra le radici dei meravigliosi alberi presenti nella zona si nascondono anche quelle celtiche legate alle figure magiche e occulte dei druidi.

Tali personaggi, infatti, ricoprivano i ruoli di sacerdoti che agivano sotto il volere di Madre Natura preservandola ed esaltando i suoi componenti.

Veneravano le piante come esseri superiori e minacciavano gli uomini contro le barbarie perpetrate all’ambiente tacciandole come risvolti funesti che si sarebbero riversati sulla gente.

La cultura irlandese è molto complessa e di difficile interpretazione ma ciò dona una nota solenne e intrigante al viaggio mescolandosi fra storia, castelli, leggende, musica e tradizioni orali.

Sono stati tre giorni intensi fra borghi, castelli e storie umbre: il tempo è volato mentre i ricordi sono rimasti vividi.

Paciano

 

Tre porte di accesso conducono all’interno di Paciano: Porta Fiorentina, Porta Perugina e Porta Rastrella. All’interno del borgo ad aspettarci la nostra formidabile guida Bianca che per tutto il periodo del blog tour ci ha incantato con storie umbre e racconti che caratterizzano i vari comuni.

Abbiamo visitato Palazzo Paldeschi e il suo Trasimemo-Banca della Memoria del Trasimeno adibito ai laboratori didattici per la lavorazione della ceramica e del tessile. Qui i bambini di Paciano si sono divertiti a creare le mattonelle contenenti i numeri di casa dell’intero borgo.

Una signora ci ha fatto scoprire i segreti del bijoux, le perline di ceramica scivolavano veloci fra le sue mani mentre ci raccontava come venivano cotte e poi lucidate.

Al piano inferiore invece ci aspettava la signora che si occupava del tessile, ci ha illustrato l’interessante collezione di manufatti e i vari tipi di filati.

La sua passione l’ha portata a studiare i metodi di lavorazione dalle donne messicane per poi riportare il sapere nella sua terra e applicarla in modo creativo. Una delle storie umbre artigianali più belle perché fusa con un altro pezzo di mondo.

Di fianco ha un negozio dove vende le sue idee e un po’, anche i suoi sogni.

Poi ci siamo fermati ad ammirare i quadri nella chiesa di San Giuseppe con un affresco di Francesco di Nicolò datato 1452 che rappresenta la crocifissione. Nella chiesa di San Sebastiano e Rocco ci sono due cappelle dove figura anche San Francesco probabilmente di passaggio verso Assisi.

 

quadro crocifissione forse di raffaello

 

Panicale

 

A Panicale si può visitare la stupefacente chiesa di San Sebastiano costruita fuori dal circuito murario a causa della peste che scoppiò nel ‘400.

In un quadro del Perugino datato 1505 si vede al centro della scena San Sebastiano trafitto dalle frecce, con un’espressione di mancata sofferenza come volevano i dettami dell’epoca, come a trasmettere la gioia del sacrificio umano, e il paesaggio tipico di Panicale.

Vicino un quadro che si presuppone sia stato fatto da Raffaello che si trovava nella chiesa di Sant’Agostina della Madonna della Mandorla. Si è deciso di spostarlo in questa chiesa a causa dell’umidità che lo stava irreparabilmente rovinando. L’opera risale al periodo che va dal 1502 al 1506.

Piegaro

 

A sorpresa, a Piegaro, ho trovato un po’ delle mie origini venete all’interno del Museo del Vetro. Nel XIII secolo giunsero in questo paesino umbro uno sparuto gruppo di vetrai di Murano in fuga dalla Repubblica di Venezia dando il via alla produzione di vetro che è durata fino al 1958.

Rimane la fornace e i tunnel in cui venivano conservati la sabbia che poi si sarebbe trasformata in vetro. Chiuse all’interno di teche o esposte in scaffali fiaschi e damigiane impagliate, prodotti di design e parte del corredo matrimoniale della figlia dei nobili proprietari del Castello di Montegiove.

 

Ficulle

 

Ficulle era nota nell’antichità per essere un avamposto di controllo sull’antica via Cassia romana. Si è sviluppata sopra uno sperone di roccia che a mano a mano si allarga per un’altezza che raggiunge i 400 metri.

Il calendario eventi del borgo è molto attivo e il gusto festaiolo è rappresentato anche dalle decorazioni natalizie ancora presenti.

Un incontro fortuito con due simpatiche signore ci ha confermato la sensazione. Forse proprio grazie all’entusiasmo che qui si respira Ficulle può vantarsi dei seguenti riconoscimenti:

  • Città dell’Olio
  • Città del Vino
  • Strada dei Vini Etrusco-Romana
  • Città della Chianina
  • Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana
  • Bandiera Gialla ACT Italia – Turismo del movimento

La punta di diamante della zona però è la presenza dei calanchi. Ne hai mai sentito parlare?

Si tratta di colline ricchissime di argille soggette al fenomeno dell’imbibizione: con l’umidità si rigonfiano come argilla bagnata mentre in estate si creano delle erosioni, dando vita a delle forme di grande impatto paesaggistico.

 

cagnolino che ci osserva da una finestra a ficulle

 

Parrano

 

Parrano è un piccolo borgo che nasconde nelle vicinanze un centro termale e antiche origini di appartenenza allo Stato Pontificio. Era qui infatti che il papa veniva a riposarsi quando era di passaggio.

Mi sono divertita come una pazza a rincorrere il sindaco di Parrano mentre apriva porte per lo più chiuse ai turisti e ci spiegava i segreti del suo piccolo borgo.

In un altro edificio invece l’assessore aveva preparato assieme alle sue compaesane un piccolo buffet di benvenuto con pizzette, focacce e bibite. Un’accoglienza con i fiocchi che ci ha ricaricato di energie.

Gli abitanti, in tutto una ventina circa, si erano prodigati affinché trovassimo il paese tirato a festa ed è stato davvero piacevole scoprire la collaborazione che nasce e si mobilita spontaneamente per un evento che va a spezzare la routine.

Ho visto persone entusiaste e solari, felici di promuovere il proprio territorio.

Un Umbria con un’anima e una gioia di dimostrarsi e di far conoscere le proprie bellezze, che sono dobbiamo ammettere davvero tante. Un’appartenenza che valorizza le radici e il senso comune.

 

veduta sul castello di montegiove e le sue innumerevoli storie umbre

 

Le cantine di Montegiove e Pomario

 

Oltre alle bellezze paesaggistiche e culturali l’Umbria ha un importante tessuto culinario tra cui spicca l’olio e il vino. In questo tour abbiamo avuto la possibilità di assaggiare diversi prodotti tipici e visitare una notevole varietà di cantine vinicole.

Tra queste figura l’azienda agricola Castello di Montegiove che ci ha accolto raccontandoci delle storie umbre e le vicissitudini del castello nel corso dei secoli.

Il marchese ci ha poi portati ad assaggiare i suoi vini conservati all’interno delle sue cantine che io ho assaggiato con vero piacere.

Una produzione di classe e raffinata che termina con prodotti dal gusto unico e inimitabile adatti ad ogni occasione.

A Pomario invece, abbiamo potuto approfittare di un buffet di prodotti tipici e assaggiare i diversi tipi di vino in produzione. Ma prima abbiamo seguito una dettagliata spiegazione sui metodi di coltivazione della vite seguendo i dettami della coltivazione organica.

Il rispetto per la terra li ha portati a sperimentare un insetticida naturale composto da propoli e aloe riscontrando dei buoni risultati. Inoltre, hanno una particolare attenzione anche della fauna locale.

Un tentativo per salvaguardare il rapporto uomo-animale-terra senza che gli elementi entrino in conflitto. Anche questa fa parte delle storie umbre da raccontare…

 

Scopri altre località in Umbria su Punto e Viaggio:

 

E le ricette umbre con lo zafferano:

Ennesimo blog tour in Umbria fra Perugia e Terni gentilmente offerto da Città della Pieve promotion. Com’è andata? Ora te lo racconto…

La prima volta è stata in occasione della manifestazione “Zafferiamo” che si è svolta a Città della Pieve in ottobre. Questa volta il soggiorno ha toccato varie località, andando a esplorare i borghi che tracciano un percorso invisibile dalla provincia di Perugia a quella di Terni, fra la Val di Chiana e l’area del Trasimeno.

Ciò che mi è apparso chiaro è stata la differente modalità del soggiorno. Se la prima volta ci siamo occupati di raccontare Città della Pieve, questa volta ci siamo soffermati alla riscoperta dell’Umbria che non ti aspetti, quella dei borghi antichi e leggermente al di fuori dei percorsi turistici.

Ti svelerò da subito che l’esperienza è stata travolgente. Una carambola di emozioni si sono accavallate, tanto da ritrovarmi seduta di fronte al computer a pensare più alle persone che ho conosciuto che ai luoghi visitati.

 

Salci

 

Partirò proprio dalla fine, l’ultima tappa del tour, ovvero Salci. Un borgo sorto nel 1200 e abitato fino agli anni ’60. Oggi è un comune abbandonato, in vendita, il migliaio di abitanti che lo popolavano si sono sparpagliati tra Città della Pieve, Fabro e i borghi attigui.

Gli antichi proprietari avevano ricevuto un finanziamento europeo per la ricostruzione negli anni ’90 ma da quel momento nulla è stato compiuto e la chiesa di San Leonardo e il castello sono rimasti tristemente segnati dai cartelli rossi che avvisano possibili cedimenti alle strutture.

Al momento non rimane che lo spettro di ciò che è stato e rivive nei cuori di chi ci ha vissuto e in particolare nel comitato che combatte per riportarlo in auge.

La signora Simonetta si è fermata a raccontarci aneddoti che hanno segnato la sua infanzia e le radici che la legano a Salci. Una lacrima è quasi sfuggita dai suoi occhi, segno della ferita inferta ai loro ricordi di infanzia.

E ha commosso tutti noi. Il meccanico, l’unico rimasto, mantiene la sua attività in quel luogo a sottolineare un legame che non vuole e non bisogna spezzare.

 

Allerona in Umbria fra Perugia e Terni

 

In contrapposizione c’è Allerona, forte del suo titolo come borgo fra i più belli d’Italia, fiorito, vivace e allegro. Si trovano tracce del borgo fin dai tempi degli etruschi mentre nel medioevo fu un castello di stampo feudale di Orvieto, scelto per il suo ruolo di passaggio in epoca romana della via Cassia e Traiana.

Abbiamo avuto una dimostrazione sull’intreccio delle ceste in vimini dalla signora Irma che con mani sapienti operava raccontandoci vari aneddoti.

Poi abbiamo proseguito lasciandoci affascinare dai colori della campagna circostante che, per un attimo, ci ha bloccato. Impossibile non scattare una foto, sperare di rimanere intrappolati all’interno di essa. Non solo luoghi ma anche persone ho citato all’inizio.

 

Signora che guarda dalla terrazza ad Allerona

 

Le aziende incontrate

 

ANTICO COTTO PIEVESE

Ci siamo fermati nell’azienda Antico Cotto Pievese seguendo le fasi di lavorazione dell’argilla. Con l’avvento della crisi la ditta si è trovata in seria difficoltà e ha deciso di reinventarsi da zero un’alternativa.

Uno studio approfondito li ha portati a creare un prodotto perfettamente in linea con il territorio: dei contenitori per l’olio dalle linee moderne che ha conquistato l’interesse di acquirenti stranieri. Uno spunto per l’innovazione e l’intelligenza di chi non si lascia abbattere.

 

LISPI & CO.

Anche l’azienda di ferro battuto Lispi & Co. con la crisi si è ridefinito un nuovo taglio commerciale nel settore del design moderno, grazie alle sapienti mani del padre e le idee trasversali del figlio.

Con loro abbiamo pranzato, confrontandoci con una piccola realtà che combatte per non sopperire all’automazione febbrile del sistema.

Nello showroom mi sono fermata a osservare dei pezzi originali che riprendevano i motivi dell’artista Basquiat mentre la famiglia ospitante al completo si è occupata di omaggiarci del pranzo sotto i raggi tiepidi del sole invernale.

 

CASA RONDINI

Al ristorante Casa rondini a Montegabbione invece il cuoco e proprietario ci ha fatto assaggiare per la prima volta un prodotto tipico della zona.

Si tratta di un aglio enorme, chiamato aglione, con un gusto potente ma allo stesso tempo avvolgente. Non rimane il retrogusto fastidioso di aglio ma si amalgama agli altri ingredienti.

L’abbiamo degustato con i pici, una pasta tipica anch’essa del luogo e salsa di pomodoro fresco. Ovviamente al primo sono seguiti altre abbondanti pietanze!

 

La mia stanza durante il soggiorno in Umbria fra Perugia e Terni nell'agriturismo Cornieto

 

AGRITURISMO CORNIETO

Le notti, trascorse all’agriturismo Cornieto, sono servite a riordinare le idee e riposare la mente. Rita, la proprietaria, è una delle più importanti produttrici di olio di oliva della zona.

Le sue specialità sono l’olio leccino, moraiolo e frantoio. Sono oli dal gusto completamente diverso e ognuno di loro si sposa alla perfezione con determinati tipi di piatti. In una cena da lei preparata abbiamo avuto la possibilità di assaggiare e capire le varie sfumature, anche olfattive.

Gli appartamenti nei quali abbiamo soggiornato sono stati silenziosi e dotati di ogni comfort. Le colazioni abbondanti e deliziose grazie al contributo di Marisa che con le sue ricette segrete ha catturato il nostro palato con sapori tradizionali.

Inoltre possiede una bellissima piscina esterna che dato il periodo, purtroppo, non abbiamo potuto utilizzare ma in compenso abbiamo visitato il suo orto e le verdure di stagione come il cavolo rosso, i campi di oliveti e anche quelli lavorati per la produzione di farro.

 

CASA ANTHEIA

Un altro agriturismo in Umbria fra Perugia e Terni che abbiamo avuto la possibilità di conoscere è Casa Antheia gestito da una coppia originaria di Torino innamoratasi di un casale a Monteleone di Orvieto.

Cesare e Maria ci hanno accolto come se fossero una famiglia e ci hanno fatto sognare con la loro storia.

La loro azienda agricola in Umbria fra Perugia e Terni sta testando varie produzioni come il biologico, il sinergico e la coltivazione dello zafferano.

Hanno inventato un prodotto unico: lo sciroppo dolce di zafferano che può essere usato in accompagnamento sia alle pietanze salate come i formaggi, che a quelle dolci.

La cura e l’amore che ci mettono nella terra la si percepisce anche all’interno delle stanze offerte ai turisti grazie a una attenta cura nei dettagli che donano un tratto distintivo al casolare completamente ristrutturato.

Entrare qui significa riconoscersi in un ambiente armonico e carico di positività. E sono sensazioni che ti assicuro rimangono addosso quasi come se fossero palpabili.

Alla fine posso ammetterlo in tutta onestà che sono stata davvero fortunata di visitare questo pezzo di Umbria, fra Perugia e Terni, un vero angolo di Paradiso.

 

Prodotti in vendita di Casa Antheia

 


Scopri altre località in Umbria su Punto e Viaggio:

 

E le ricette umbre con lo zafferano:

Cosa si riesce a visitare in due giorni a Torino? Forse non ci credi ma più di quanto tu possa sperare: scoprilo assieme a me!

Siamo nell’ex regno sabaudo, dimora dei regnanti d’Italia e la città si presenta in tutto il suo splendore regale. Edifici imponenti e strade ampie fanno pensare all’Europa più che all’Italia.

Una città costruita con l’intento di fare invidia alle capitali europee dove l’opulenza non viene di certo nascosta. Oggi il tessuto sociale è più frenetico che mai e durante il periodo natalizio si veste a festa per accogliere i visitatori.

 


Primo giorno a Torino

 

Forse ti sembreranno pochi due giorni e in effetti lo sono, ma con il giusto impegno puoi vedere più di quanto ti aspetti. Arrivata con il Flixbus in occasione di un tour che poi non si è fatto a causa delle temperature glaciali, sono scesa in corso Vittorio Emanuele.

L’alloggio prenotato tramite Airbnb si è rivelato molto confortevole e comodo alla fermata. Purtroppo sono giunta verso sera con un ritardo di quasi un’ora e mezza sulla tabella di marcia.

Troppo freddo per fare un giretto serale. Ho preferito approfittare del tepore della mia stanzetta in affitto per preparare il programma del giorno dopo.

La parola d’ordine è stata distensione. Ho deciso di visitare slow e di vedere ciò che sarei riuscita senza correre troppo. Per questo la mattina ho aspettato che il sole iniziasse a scaldare l’ambiente, per quanto potesse, e sono uscita verso le 10.

Mi sono diretta al bar. Ho attivato il mio radar interno che scandagliasse il locale più appetibile. Dopo una passeggiata di 10 minuti l’ho trovato e non mi sono sbagliata. Il caffè macinato direttamente dai proprietari era di qualità superiore e la brioche alla nocciola del Piemonte a dir poco sublime.

Determinata nella mia sicurezza ho seguito il tragitto che portava al museo che custodisce la Sacra Sindone ovvero il telo che avvolse Gesù. Ma non sono entrata.

L’obiettivo della giornata era un altro.

 

chiesa visitata durante i due giorni a torino

 

Ho vagato osservando l’architettura curata in ogni minimo dettaglio giungendo in via Garibaldi. Passeggiando nella via riservata ai pedoni ho apprezzato i negozi vestiti a festa e ho visto spuntare in lontananza la sagoma di Palazzo Madama.

L’edificio ospita le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica e si trova nella cornice di una delle più importanti piazze della città ossia piazza Castello.

Un quadrilatero di 40 mila metri quadri pieno di meraviglie: Palazzo Reale al centro, il Teatro Regio, Palazzo Madama e la Real Chiesa di San Lorenzo.

Inoltre l’albero di Natale, il calendario dell’avvento e il mercato natalizio. Inevitabile una sbirciata alle bancarelle per poi continuare scendendo in via Po.

Deviazione sulla sinistra per Montebello fino a raggiungere la maestosa Mole Antonelliana. Ho dovuto rinunciare anche a questa tappa a causa di una fastidiosa foschia che non mi avrebbe permesso di gustarmi il paesaggio.

 

via centrale a Torino

 

Cercasi Museo Egizio

 

Il mio obiettivo mi ordinava di muovermi per cui mi sono diretta dove volevo andare: al museo Egizio. Prima di entrare ho visto una bellissima chiesa e sono entrata.

Ho scoperto essere la Chiesa di San Filippo Neri, considerato l’edificio di culto più grande della città. Una breve sosta per ammirare l’interno per poi dirigermi alle porte del museo.

Tempismo sbagliato. Proprio nel momento in cui stavo per entrare mi ha raggiunto una rumorosa scolaresca e ho cercato di seminarli attivando il turbo!

All’entrata li ho persi e pagato il biglietto ho avuto in dotazione l’audioguida, sono rimasta ad ammirare le opere e i resti di una delle più grandi civiltà della storia.

Dopo circa tre ore di immersione totale nella cultura egizia sono uscita in piazza San Carlo.

Mi sono ritrovata a fotografare l’edificio in cui è nato il conte Camillo Benso di Cavour in via Cavour, appunto, e ammirato le vetrine del centro commerciale la Rinascente.

Prima che arrivasse il buio mi sono diretta, seguendo corso Vittorio Emanuele, verso il parco del Valentino dove si trova il bellissimo Castello di Valentino e luogo di svago dei torinesi.

 

reggia di venaria interno

 

Purtroppo in questo periodo, sommerso dalla neve, non c’è molto da vedere e camminare. Ma sono riuscita a incontrare un simpatico scoiattolo che mi ha lasciato intendere che voleva qualcosa da mangiare. Purtroppo non avevo nulla con me, se non una bottiglietta d’acqua e se n’è andato piuttosto contrariato.

Lo scoiattolo mi ha fatto venire in mente che avrei dovuto acquistare qualcosa da mangiare per la sera e dato che la mia mente non ha fatto altro che pensare ai bretzel venduti al mercato natalizio, ho deciso di ritornare a piazza Castello.

Prima però mi sono fermata ad assaggiare il celeberrimo “Bicerin di Cavour” composto da cioccolata calda, caffè e panna. Delizioso!

Dopo aver svolto le commissioni che mi ero prefissata mi sono incamminata per via Roma ammirando le luminarie e mi sono diretta al mio alloggio.

 

parco del valentino di torino

 

Secondo giorno a Torino

 

Sono uscita seguendo il consueto orario dopo le 10 e ho camminato fino a raggiungere stazione Doria. Lì ho preso un treno per arrivare a Venaria Reale e visitare la Reggia di Venaria.

Una dimora imponente, simbolo della potenza sabauda. Ancora oggi si può percepire l’autorevolezza che trasuda e si rimane a bocca aperta ad ammirare i dettagli di ogni salone del palazzo.

Il giardino deve essere in estate un tripudio di colori ma adesso si vede solo la forma di ciò che sarà. Ho tralasciato le scuderie e mi sono concentrata unicamente sulla Reggia. All’interno vengono fatte delle importanti esposizioni che si possono visitare con una spesa aggiuntiva.

Nella piazza del paese invece viene allestito un piccolo mercato natalizio ma i visitatori sono così pochi in questo periodo di gran freddo che i venditori lanciano sguardi annoiati ai passanti.

Mi fermo a mangiare qualcosa e per riscaldarmi un po’. Poi riprendo a ritroso il treno che mi riporta a Torino. Cambio direzione seguendo corso Regina Margherita per ritrovarmi al Santuario della Consolata dove ci sono alcuni resti romani.

Proseguo a visitare la Porta Palatina, il Campanile del Duomo, la cattedrale di San Giovanni Battista, il museo Diocesano di Torino, Palazzo Reale di Torino, l’Armeria Reale e di nuovo piazza Castello.

Questa volta per tornare verso l’alloggio seguo via Giuseppe Barbaroux, luogo di artigiani della città. Poi mi fermo un’ultima volta a gustare una cioccolata calda.

D’altronde a Torino si deve berla!

Arrivo giusta davanti alla stazione di Porta Susa. Una mastodontica stazione via di snodo per i principali punti della regione. Continuo ad ammirare i monumenti e gli edifici e a pensare a quanto poco assomigli alle città italiane. Mi sembra di essere in qualche moderna capitale europea e quasi mi viene spontaneo conversare in inglese.

Ma sono ancora in Italia, in una città regale, ricca di fascino e di sorprese. Un tassello importante della storia italiana. Un motivo di vanto nelle antiche corti europee.

Nonostante il freddo mi sono accorta che anche viaggiando senza fretta si possono macinare chilometri. E forse questo potrebbe essere il mio nuovo modo di viaggiare nel 2018. Ciao Torino e grazie per questo prezioso insegnamento.

 

 


*** VIAGGIARE CON I SENSI ***

 

In una città come Torino, che a tratti ricorda una bellissima località francese, la flânerie è d’obbligo! Credo sia anche una prerogativa del Genius Loci torinese camminare senza mai fermarsi per osservare ciò che ci circonda. Sono convinta che il moto appartenga ai torinesi, per quello poi si devono concedere dell’energetica cioccolata!

La vista ti farà lo scherzo di pensare di essere fuori dai confini italiani, tanto che ti verrà spontaneo parlare in inglese o in francese. Ti basterà sedere in un tavolino per assaggiare un bicerin per renderti conto, però, che la qualità è nostrana.

La degustazione partirà dal profumo inebriante di nocciola… La consistenza della panna evita la dispersione di gusto e dopo questo assaggio una cioccolata normale non avrà più alcun valore neanche per te! 

Musica consigliata: Ciau Turin di Gipo Farassino

Lettura consigliata: Flâneur di Federico Castigliano

Il borgo di Montagnana ha diverse riconoscenze, vuoi scoprire quali sono? Leggi l’articolo e vorrai organizzare presto anche tu una visita!

Quest’anno è sfociata in me la passione per i borghi. Forse un desiderio di ritornare alle radici e riscoprire i comuni meno rinomati pertanto più caratteristici.

Grazie all’associazione Visit Montagnana e Murabilia, ho avuto la possibilità di camminare fra le stradine acciottolate e ammirare le mura imponenti che ne difendono la città.

Montagnana: uno dei borghi più belli d’Italia

 

Il borgo di Montagnana è considerato fra i più belli d’Italia secondo l’associazione che si occupa di stilare una classifica nazionale. Crocevia storico e protettorato della Repubblica di Venezia, ha visto l’ingerenza di famiglie provenienti da tutto il Veneto.

Qui infatti hanno dominato, nel corso dei secoli, Ezzelino da Romano, i Carraresi, gli Estensi e molti altri. Lasciando ognuno la traccia del proprio passaggio. Per questo oggi ogni mattone delle mura e ogni sanpietrino del manto stradale nasconde una leggenda.

Sono arrivata un martedì mattina grazie all’ospitalità di Visit Montagnana, un associazione privata che si occupa di valorizzare il borgo attraverso manifestazioni e incontri con vari rappresentanti.

Faceva freddo ma non c’era nebbia perché il territorio è protetto in parte dai colli berici e in parte dai colli euganei, assicurando un clima umido ma comunque ventilato.

Mi sono subito incontrata con Silvia, la preparatissima guida che mi avrebbe accompagnato a scoprire i segreti della cittadina. Silvia è stata la guida che ogni travel blogger sogna: gentile, simpatica ma soprattutto appassionata e competente.

 

Diventa tutto più magico se le esposizioni storiche sono permeate dalla passione.

 

Il primo edificio che abbiamo visitato è stato il duomo di Santa Maria Assunta in piazza Vittorio Emanuele.

L’architettura è di richiamo gotico-rinascimentale e all’interno viene conservata la tela di Paolo Veronese conosciuta come la “trasfigurazione di Cristo“, mentre l’affresco nell’abside dell’altare maggiore, “l‘assunzione di Maria“, è di Giovanni Buonconsiglio, un’artista che lasciò diverse opere al duomo.

Un’altra tela che salta subito agli occhi è quella di Giulio de Rossi che descrive in modo quasi perfetto la battaglia di Lepanto tanto che la scena sembra sia stata vissuta dal pittore stesso.

All’entrata invece, restaurate da tempo, ci sono due tele attribuite probabilmente al Giorgione, raffiguranti Giuditta e David.

 

duomo di montagnana

 

Borgo di Montagnana: bandiera arancione del Touring Club Italiano

 

A Castel San Zeno, si trova invece l’ufficio del turismo, il museo Civico, la biblioteca e il mastio di Ezzelino dal quale si può accedere per visitare dall’alto il territorio circostante.

La vista è sensazionale: da una parte all’altra si può ammirare la campagna e i polmoni verdi costituiti dai colli Berici e Euganei. Sullo sfondo si possono anche vedere le Prealpi, i monti Lessini e con molta fortuna le montagne del Brenta.

Io, purtroppo, non ho avuto questa fortuna perché c’era un po’ di foschia che ha comunque regalato delle immagini suggestive.

Il Museo Civico si divide in tre piani: il piano terra è dedicato alla sezione archeologica e ai ritrovamenti romani fatti nella zona.

Nel piano superiore trova alloggio la sezione medievale e moderna e infine, il secondo piano, comprende i lasciti musicali dei due tenori originari di Montagnana Aureliano Pertile e Giovanni Martinelli.

Oltre al Duomo, nel borgo di Montagnana, c’è un’altra chiesa imponente dedicata a San Francesco; oggi salvaguardata dall’ordine delle monache Clarisse.

All’interno del comune troviamo anche l’antico Ospedale Civile, adibito nei tempi antichi a ricovero, oggi trasformato in banca, simbolo anch’esso della presenza dei templari.

Le forme attuali dell’antico ospedale sono quattrocentesche ma è possibile che sorga su una struttura duecentesca, officiata forse, in origine, dai templari.

 

lungo le mura di montagnana

 

Le mura di Montagnana

 

Le mura di Montagnana sono considerate le meglio conservate al mondo e sono state da tempo inserite nei Luoghi del Cuore dal Fai.

Se è vero che il borgo di Montagnana ha una lunghezza di circa 800 metri è altrettanto vero che la lunghezza delle mura che la circondano è di circa 2 chilometri.

Attorno correva il Fiumicello, un canale derivante dal fiume Frassine, che ostacolava l’avanzata dei nemici. Le mura sono composte da 24 torrette e 4 entrate principali: porta Padova, dove si trova il Castel San Zeno e il Mastio di Ezzelino, porta Vicenza dove scorre ancora una piccola parte del fiume antico, porta Legnago dove si trova la Rocca degli Alberi e porta XX Settembre dove ora si può raggiungere la stazione dei treni.

In particolare, in porta Vicenza, durante la sagra dell’Assunta, si procede all’allagamento di un vallo dell’antico fossato ricreando la figura storica difensiva del borgo.

La Rocca degli Alberi, opera dei Carraresi di Padova, è stata il caposaldo della difesa cittadina, concepita per bloccare qualsiasi possibilità di attacco.

Verso gli anni ’60 venne adibita a ostello mentre oggi è chiusa nell’attesa di diventare proprietà del comune.

Prima della sosta pranzo abbiamo girato ancora scoprendo altre bellezze. Il palazzo Sanmicheli oggi Municipio che spicca rispetto a tutti gli altri edifici adiacenti per dimostrare la sua superiorità.

Palazzo Magnavin-Foratti forse residenza di Giacoma da Leonessa, moglie del condottiero Gattamelata. E, infine, la famosissima Villa Pisani, opera del Palladio ed entrata a far parte del Patrimonio dell’Unesco.

La villa non è visitabile in quanto privata se non tramite un tour organizzato direttamente dall’associazione Murabilia.

 

borgo di montagnana con viole in fiore

 

Osteria Due Draghi

 

All’ora di pranzo mi sono fermata per una sosta all’osteria due Draghi, un ristorante tra i più rinomati della città che propone sia piatti veloci e freschi, sia un servizio ristorativo di tutto rispetto.

Tra i piatti proposti c’erano dei deliziosi maccheroncini con puntarelle, briè e olive taggiasche. Essendo un’amante delle puntarelle l’ho subito ordinato. Una squisitezza che fatico a dimenticare!

Il personale poi è stato di una gentilezza unica e il servizio impeccabile. Con la pancia piena e soddisfatta sono scesa al piano sotterraneo a visitare la peculiarità del ristorante: un’antica cantina con carbonaia del ‘500.

Ma è anche un luogo perfetto per l’aperitivo tanto da essere stato insignito nel 2004 da APEROL come “grande locale spritz del Veneto“. Ti consiglio di dare un’occhiata al menu e al sito del ristorante ti farà venire subito voglia di prenotare un tavolo!

 

taverna con tavoli apparecchiati dell'enoteca due draghi

 

Prosciuttificio Fontana

 

Terminato il pranzo sono andata a visitare il Prosciuttificio Fontana, uno tra i più antichi della città, che produce il prodotto D.O.P. Prosciutto Veneto.

La famiglia Fontana ha fondato la sua azienda nel 1919 e da allora ha continuato a produrre prosciutti di grande qualità.

La loro priorità è di mantenere invariata la lavorazione del prodotto. L’unico ingrediente usato è il sale ed è tassativamente escluso l’uso di nitriti. Il gusto pertanto rimane leggermente dolce e la stagionatura varia fino a raggiungere i 18 mesi.

Il Prosciuttificio Fontana fa parte del consorzio di Tutela del Prosciutto Veneto Berico-Euganeo D.O.P., al quale fanno parte altri 14 comuni oltre a Montagnana: Saletto, Ospedaletto Euganeo, Este, Noventa Vicentina, Sossano, Sarego, Lonigo, Alonte, Orgiano, Pressana, Roveredo di Guà, Pojana Maggiore, Barbarano e Villaga.

Tutti rispettano le stesse regole della produzione regalando un prodotto totalmente genuino e di alta qualità adatto a qualsiasi dieta.

 

fila di prosciutti in stagionatura

 

Una volta uscita dall’azienda mi sono accorta che il sole stava iniziando a tramontare e a portare via con sé gli ultimi bagliori di luce.

Ho fatto un ultimo giro per memorizzare il paesaggio e, facendo gli ultimi passi verso l’auto, mi sono resa conto che le onorificenze conseguite da Montagnana sono tutte meritate.

 

Non è solo un borgo, ma un pezzo di storia che racconta le vicissitudini di un popolo nel corso delle varie epoche.

Forse proprio per questo il Giorgione ha voluto ritrarla in un dipinto a sanguigna, per non scordare la sua importanza.

 

Se hai interesse a visitare il borgo e a conoscerlo più approfonditamente ti consiglio di partecipare agli eventi promossi da Murabilia che propone passeggiate, biciclettate e itinerari particolari.

Puoi seguire gli eventi nella loro pagina Facebook Associazione Murabilia Montagnana.

Per avere maggiori informazioni su come raggiungere il borgo di Montagnana puoi consultare il sito Visit Montagnana e la pagina Facebook abbinata.

 

porta di ingresso al borgo di montagnana

 

Cosa vedere ancora nei dintorni?

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Ti divertirai a fare della flânerie nel borgo di Montagnana, si presta molto bene a questa arte anche se il percorso è circoscritto. Il Genius Loci lo vedi spuntare da qualche anfratto delle mura mentre controlla che nessun nemico arrivi.

Troppe battaglie sono state fatte per conquistare questa fortezza. Nonostante ciò rimane un essere conviviale, fiero e legato ai valori della tradizione.

Sentirai le macchine sfrecciare nella strada principale in lontananza ma tu sarai appena entrato in un’altra dimensione: all’interno di un mondo incantato. I tuoi occhi vagheranno in alto in cerca di qualche soldato che possa ancora camminare in quelle mura, ma il tuo odorato ti farà abbassare lo sguardo attirato dalle bontà locali.

Il gusto, infatti, sarà il senso che maggiormente godrà del soggiorno a Montagnana. Il senso del tatto invece rimarrà incantato nel toccare i mattoni che compongono le mura e la loro resistenza. Sono rimasti intatti, senza alcun segno di cedimento, fino ai giorni nostri. 

Musica consigliata: Senza un perché – Bowland

Lettura consigliata: La secessione leggera di Paolo Rumiz

Il borgo di Arquà Petrarca si nasconde fra i colli euganei in una cornice dall’impronta medievale e tinteggiata di verde. In questo luogo il poeta Francesco Petrarca ha scelto di lasciare le sue spoglie, restituendo alla città tutto l’amore che qui aveva trovato.

Situato nei pressi di Monselice e vicino alle famose cittadine termali di Abano e Montegrotto, il borgo ha un prodotto tipico di eccezione: la giuggiola.

Non l’hai mai sentita nominare? Eppure secondo me anche tu in un momento della tua vita sei andato “in brodo di giuggiole“…

 

Chiesa di Arquà Petrarca

 

Il nome deriva, probabilmente, da Arquata Montium una parola latina che significa “chiostra dei monti”, data forse dalla sua posizione ai piedi del monte Piccolo e del monte Ventolone. Mentre Petrarca è stata aggiunta successivamente in onore del poeta toscano.

Le origini conosciute risalgono all’età del bronzo grazie al ritrovamento di una residenza preistorica nei pressi del vicino laghetto della Costa che le ha fatto guadagnare anche il riconoscimento dell’Unesco come uno dei siti palafitticoli delle Alpi.

Ma non è l’unica onorificenza conseguita. Il comune, infatti, è stato inserito tra i borghi più belli d’Italia posizionandosi al secondo posto dopo Venzone in Friuli Venezia Giulia (classifica 2017).

Ai piedi della cittadina e, all’interno, si trovano i parcheggi a pagamento dove puoi tranquillamente lasciare la macchina: 4 € per mezza giornata, 6 € per la giornata intera.

Salendo le strette vie acciottolate noterai subito il rigore e la compostezza del comune dove ogni dettaglio è curato nei minimi particolari per presentarsi al meglio al visitatore.

 

Lavatoio sulla strada che sale al borgo di Arquà Petrarca

 

Monumenti ed edifici storici nel borgo di Arquà Petrarca

 

Se arrivi da Monselice ti avvicinerai al borgo da via Fontana, alla tua destra noterai svettare il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta dove riposano, all’esterno dell’edificio, le spoglie di Francesco Petrarca. Più in basso, in piazza Fontana, l’antico abbeveratoio e lavatoio pubblico e la fontana del Petrarca.

Io ci sono andata verso mezzogiorno e quindi, prima di visitare il borgo in ogni suo angolo, mi sono fermata a mangiare qualcosa.

Ho trovato l’Enoteca di Arquàche proponeva una gustosa zuppa di fagioli e uno spritz inventato dal proprietario con l’aggiunta di giuggiola.

Una volta riempita la pancia ho proseguito a visitare il monumento ai Caduti da dove si gode un ottimo panorama sulla campagna circostante e ci si può fermare per un momento di raccoglimento.

Poi ho attraversato l’oratorio di Santa Trinità e la loggia dei Vicariedifici di importanza storica per la città.

In via Valleselle si trova l’ultimo domicilio del poeta, ora riconvertito a museo, che espone un video introduttivo, una mostra fotografica riservata alle tappe principali della vita del Petrarca e i suoi itinerari.

La casa è suddivisa in due piani: il pianoterra dove viveva il Petrarca e il piano superiore riservato alla servitù. Un particolare che subito noterai è il corpo mummificato di un gatto.

 

Si narra siano le spoglie dell’amata gatta del Petrarca, la compagna fedele dei suoi studi. Ma si sussurra che, in realtà, sia una leggenda inventata per scherzo da uno degli inquilini successivi dell’edificio.

 

Casa museo del Petrarca

 

Il museo-casa del Petrarca è aperto nei seguenti orari:

Da marzo ad ottobre: dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.
Da novembre a febbraio: dalle 9 alle 12.30, dalle 14.30 alle 17.30.

Il costo del biglietto di entrata è di € 4,00.

 

tomba del petrarca nel borgo di arquà petrarca

 

Prima di andartene ti consiglio di provare il famoso “brodo di giuggiole“: esiste davvero e si tratta di un liquore dolce. Cerca, però, il prodotto originale quello fatto ad Arquà Petrarca, come quello dell’Azienda Agricola Scarpon.

Se vuoi visitare il borgo fallo durante il fine settimana in occasione della “Festa dell’Olio Novello” che si svolge la domenica di metà novembre. Mentre la “Festa delle Giuggiole” si svolge ogni anno nelle prime due domeniche di ottobre. Non mancare!

 

opera di rabarama con la forma di un uomo accovacciato

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Per quanto piccolo il borgo di Arquà Petrarca sarà comunque piacevole fare della flânerie e se salirai verso le colline ti ritroverai pure a fare delle scarpinate impegnative! 

Il Genius Loci di Arquà Petrarca è un essere composto, dedito all’arte e alla cultura intellettuale e agreste. Ama i sapori particolari ed è conviviale con gli ospiti. Un vero anfitrione che ti saprà sorprendere con il suo sapere.

Sarai sorpreso dall’ordine e dal silenzio che aleggia in questo borgo. Ti parrà quasi disabitato ma è più vivo che mai. Ti sorprenderanno i gusti deliziosi della terra, salutari e di qualità superiore.

Renderai omaggio ai versi del Petrarca con la vicinanza di una mano che sfiora la sua tomba, ringraziandolo per averci lasciato la bellezza della sua arte. Il profumo del liquore “brodo di giuggiole” ti darà infine la serenità completa.

Musica consigliata: Andrea Bocelli, Ed Sheeran in Perfect Symphony

Lettura consigliata: Libri di Francesco Petrarca

Perugia esprime attraverso i suoi meravigliosi vicoli, il cioccolato, il tartufo e i monumenti lo spirito intrinseco della regione umbra.

È famosa per l’Eurochocolate la manifestazione che avviene ogni anno in ottobre. In questa occasione gli espositori di tutto il mondo si danno appuntamento qui, nelle vie del centro storico, per proporre al pubblico i migliori prodotti della cioccolateria internazionale.

Le persone arrivano per partecipare all’evento ma spesso dimenticano di visitare gli angoli che la città offre, ovvero un passato storico importante che ha lasciato ricordi tangibili sparsi un po’ dappertutto. Ecco l’occasione per ripercorrere assieme la città e individuarne i monumenti più importanti.

DUE PASSI A PERUGIA

 

Io sono arrivata a Perugia l’ultimo giorno dell’Eurochocolate dopo aver trascorso il fine settimana a Città della Pieve.  Ho trovato alloggio vicino alla stazione principale (ci sono varie stazioni a Perugia) e ho soggiornato qui tre giorni.

La prima mattina mi sono svegliata presto, per non perdere troppo tempo e ho deciso di arrivare al centro storico a piedi. Mannaggia a me!

Non avevo idea di quanto in alto si trovasse il centro. Ho fatto una bella scarpinata ma ne è valsa la pena, dato che ho potuto visitare scorci altrimenti perduti.

 

via di perugia in uno specchio

 

Parco della Pescaia e la stazione delle corriere

All’esterno del parco si trova un’antica fontana chiamata “fonte di Veggio” realizzata fra il 1615 e il 1642 dove campeggia la frase “Augusta Perusia”, in ricordo del titolo lasciato dallimperatore romano Augusto in segno di riconoscimento alla città etrusca Perusia.

Sopra il parco è posizionata la stazione delle corriere, in piazza dei Partigiani, dove puoi prendere i mezzi che vanno in direzione Assisi o Gubbio.

Nelle immediate vicinanze, a fianco del campo di atletica, c’è il monastero di Santa Giuliana del XXIII° secolo, oggi riconvertito a scuola di lingue estere per l’esercito; dove si possono comunque fare delle visite guidate e si celebra la messa alla domenica mattina. Alquanto particolare, no?

 

scritta sul muro perugia e i suoi rioni

 

Rocca Paolina

Davanti alla stazione ci sono le scale mobili che permettono di raggiungere il centro storico della città. Ma io ti consiglio di non salire sulle scale mobili ma di entrare tramite Porta Marzia.

Un ricordo della cinta muraria etrusca che Sangallo, architetto e ingegnere, volle smontare e inserire nella nuova muraglia di Rocca Paolina.

La struttura nata come simbolo di dominio militare dello stato pontificio fu voluta da papa Paolo III. All’interno sono state inglobate tutte le strade e gli edifici presenti all’epoca della costruzione.

Nel 1848 e nel 1860 venne distrutta e ora rimangono visibili solo i sotterranei della fortezza. All’interno si trovano molti ambienti rimasti uguali nel tempo e altri sviluppati come negozi o uffici.

Ma il più interessante, e quello che ti consiglio caldamente di vedere, è una stanza adattata per la proiezione di un breve filmato che ripercorre,  in modo più o meno veritiero, il trascorso storico della città.

Il video è stato ideato dalla Daring House riuscendo a creare una serie di immagini impattanti supportate da una musica coinvolgente che per alcuni minuti, senza che tu te ne accorga, è in grado di trasportarti in un’altra epoca e in un altro ambiente.

 

pozzo etrusco

Particolare del pozzo etrusco

 

Centro storico

Una volta usciti dalla Rocca ci si ritrova in piazza Italia. Qui inizia corso Pietro Vannucci dove sono concentrati i monumenti più interessanti della città.

Verso il finire del corso si trova la Galleria Nazionale dell’Umbria che tra le opere contiene anche molti affreschi del Perugino.

Il palazzo dei Priori è la naturale continuazione della galleria ed è l’attuale sede del municipio.

Sala dei Notari, in Piazza IV novembre, è completamente adornata da affreschi di artisti locali medievali composta da otto archi trasversali a tutto sesto, reggenti coperture a cassettoni lignei: un prodigio di architettura se vogliamo di richiamo allo stile liberty.

Di fronte la piazza e alla fontana Maggiore si trova la Cattedrale di San Lorenzo e il museo Capitolare di San Lorenzo.

Proseguendo c’è l’attrazione turistica più visitata in città: il pozzo etrusco. Acquistando il biglietto c’è la possibilità di aggiungere per pochi euro anche la visita guidata al palazzo Sorbello che si trova qualche metro più avanti.

In realtà il pozzo appartiene alla Fondazione Ranieri di Sorbello proprietaria anche del palazzo e meritano entrambi una visita: il primo per la complessità del progetto, il secondo per la stupenda collezione di libri, merletti, porcellane, lampadari e arredi vari.

Nella cappella di San Severo, invece, si scopre un’opera incompiuta di Raffaello. Basta seguire i cartelli che indicano l’affresco del maestro attraverso vicoli secondari e apparentemente nascosti.

Il prezzo del biglietto è di 3 euro ma ci sono molte agevolazioni per diverse categorie. L’opera incompleta rappresenta la “Trinità e i Santi” ma a causa del lavoro richiesto a Roma, Raffaello dovette lasciare in sospeso il lavoro. Non vi fece mai più ritorno pertanto l’affresco fu terminato dal suo maestro: il Perugino.

 

scale esterne particolari di una casa

 

Arco Etrusco e Tempio di Sant’Angelo

L’arco Etrusco o di Augusto fa parte di una delle sette porte antiche edificate dagli etruschi come protezione difensiva dagli assedi.

È stato dedicato all’imperatore Augusto perché si incaricò di ristrutturarlo a seguito di danneggiamento. L’entrata portava direttamente al fulcro della vita cittadina ed era un importante via di passaggio per le merci.

Di notevole importanza è anche il parco Sant’Angelo perché attraversato dalla famosa via Francigena. Più avanti il tempio di Sant’Angelo: un esempio di chiesa a forma circolare a ridosso della cinta muraria. Il tempio è dedicato all’arcangelo Gabriele, l’angelo guerriero, come protezione contro possibili attacchi esterni.

Ma secondo un’antica leggenda il tempio è stato costruito lungo la Linea di San Michele, una ricostruzione sulla superficie terrestre della linea che rappresentava il passaggio dell’ultimo raggio di sole al tramonto del solstizio estivo.

 

tempio circolare a perugia

 

COSA MANGIARE A PERUGIA

 

Perugia fa subito venire in mente i baci perugina e infatti l’azienda ha un suo negozio proprio in corso Pietro Vannucci. Ma un’altra specialità riguarda un tipo di focaccia-piadina che io non avevo mai mangiato: la torta al testo

La pietanza ha origini antichissime e prende il nome dalla superficie in ghisa con la quale viene cucinata, chiamata appunto, testo.

Si trova un po’ dappertutto e il ripieno varia in base ai gusti e alle scelte degli chef. Poi ci sono gli umbricelli, un tipo di pasta chiamata anche strangozzi o pici, di consistenza leggermente grossa che si sposa bene con sughi consistenti.

Poi anche qui non manca di certo il tartufo, il farro e altri prodotti del territorio circostante. E per quanto riguarda la scelta del ristorante?

 

 

Leonardo un Superhost che affitta due stanze tramite Airbnb vicino alla stazione centrale, tra l’altro con un punteggio molto alto, dove ho soggiornato anch’io, mi ha voluto dare delle dritte per chi decide di rimanere alcuni giorni in città. I migliori ristoranti che consiglia nelle vicinanze sono:

 

  • Testone, via Settevalli, 445 (075 5001402): si può raggiungere comodamente partendo in auto e si può mangiare specialità umbre a prezzi molto contenuti;
  • Sushi Sakura, via campo di Marte, 4 (075 5005952): il migliore sushi della zona facilmente raggiungibile anche a piedi;
  • Storie Perugine, Corso Cavour 46, (075 372 1059): in questo locale situato nel centro storico si può gustare anche il tartufo umbro e fare degustazione delle migliori birre. Locale fantastico e non si spende tanto;
  • Pizzeria Capri, Corso Cavour 28, (075 5731880) una delle migliori pizzerie del centro storico.

 

Edifici fra fiori colorati

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Fa della flânerie il tuo motivo di visita a Perugia perché è davvero piacevole perdersi fra le stradine che si inerpicano verso il centro storico perché scoprirai dei dettagli che forse pure a me sono sfuggiti!

Mentre, se cerchi il Genius Loci, lo trovi nella condivisione e nella convivialità ma anche nel vivere la città facendo l’occhiolino alla propria privacy.

Il centro storico è un mondo lontano che trasuda riferimenti antichi nascosti in diversi punti: tieni gli occhi aperti e non deconcentrarti!

Ogni tanto arriverà qualche zaffata di cioccolata o di stuzzichini invitanti, mentre il vociferare della gente ti farà sentire parte di un gruppo anche se viaggerai solo.

È la magia occulta e impalpabile di Perugia! Non farne un vezzo ma vivila come se fosse qualcosa di assolutamente normale.

 

Musica consigliata: Loreena McKennitt – The Book of Secrets

Lettura consigliata: Poesie di Sandro Penna

Visitare Gubbio è stata una rivelazione dalla quale non mi sono ancora ripresa o meglio diciamo che ci ho perso pure qualche rotella!

Spulciando in internet, o meglio su Wikipedia, ho letto che “la superficie del territorio comunale di Gubbio è la più vasta della regione e la settima in Italia” e che, proprio qui, sono state girate le scene della fiction “Don Matteo” con protagonista Terence Hill.

Ma ovviamente non è questo ciò che mi ha colpito dritto al cuore. Bensì il territorio che in questo periodo autunnale è una carambola di colori che vibrano dal giallo, all’arancio, fino al rosso.

Il centro storico è strutturato in modo da facilitare il percorso al cittadino e al turista e i monumenti, i musei e le chiese narrano il passato come nessuna voce può fare.

Il mio obiettivo è quello di accompagnarti alla scoperta della città scelta anche da San Francesco come rifugio e fonte di ispirazione per cambiare la sua vita.

 

Chiesa diventata famosa per la fiction Don Matteo

 

DOVE PARTIRE PER VISITARE GUBBIO

 

Il primo luogo da visitare a Gubbio è sicuramente il Teatro Romano situato alle porte della città, tra il parco pubblico e il parcheggio delle auto.

L’opera fu costruita tra il 55 e il 27 A.C. e poteva contenere fino a 6000 persone. Acquistando al prezzo di 3 euro il biglietto per l’entrata al teatro, si potrà visitare anche il museo archeologico che contiene interessanti reperti dell’epoca e i mosaici della domus del banchetto.

L’ingresso principale alla città si trova in via Repubblica, lasciando alle spalle la bellissima chiesa di San Francesco, che accolse il Santo e ora accoglie il Fante, la statua dedicata al milite ignoto.

Se vuoi puoi fermarti all’ufficio del turismo e chiedere una cartina. La prima chiesa che incontrerai sulla tua sinistra è quella di San Giovanni, un luogo semplice ma importante, perché proprio qui sono state girate le maggiori scene del telefilm Don Matteo.

Proseguendo scoprirai che a Gubbio sono stati installati due ascensori pubblici per facilitare la salita al centro storico. A causa della sua posizione, alle pendici del monte Ingino infatti, sarai costretto a un saliscendi non per tutti gradevole.

Il primo ascensore, quindi, ti permette di salire in piazza Grande dove troverai una di fronte all’altra il Museo Civico inserito nel Palazzo dei Consoli e il Palazzo Pretorio. Il primo fu sede del governo e custodisce le importanti Tavole Eugubine, mentre il secondo è l’attuale sede del comune.

Utilizzando il secondo ascensore arrivi al monastero di Sant’Antonio, la cattedrale di San Mariano e Giacomo e il palazzo Ducale di proprietà del Metropolitan Museum di New York. Incredibile ma vero!

 

anfiteatro romano da visitare a gubbio

 

BASILICA DI SANT’UBALDO

 

Ora dovrai pazientare e affrontare l’ennesima salita che ti porterà, seguendo via Sant’Ubaldo, all’omonima Chiesa che dall’alto del monte Igino, domina la città.

Il percorso si svolge attraverso un sentiero acciottolato in mezzo al bosco e una volta raggiunta la chiesa scoprirai che qui riposano le spoglie del Santo patrono della città di Gubbio.

A questo punto potrai riposarti e mangiare qualcosa nei ristoranti che si trovano di fianco alla chiesa e mettere mano alla tua reflex per dedicarti alla fotografia dall’alto.

Ma non sei obbligato a fare la salita a piedi! Nei pressi di via san Girolamo trovi una funivia che ti porta comodamente alla chiesa e non sarai costretto ad affrontare la salita.

Quando sarai sceso, non avrai finito di visitare la città, ma ti aspetta ancora il parco Ranghiasci che si trova a sinistra del palazzo Ducale ed era stato sistemato per la nobiltà dell’epoca come giardino pubblico dove ritemprarsi grazie all’effetto dell’aria benefica del luogo.

Una volta uscito dal parco attraverserai porta Santa Croce e andrai in direzione di palazzo del Capitano del Popolo che ospita una piccola mostra con arnesi di tortura. Ti sembrerà quasi di udire le urla delle persone tormentate… esci subito di lì!

 

Chiesa all'entrata della città di gubbio

 

TRE COSE ASSOLUTAMENTE DA FARE PER VISITARE GUBBIO

 

Scendendo ancora troverai il teatro Comunale e la chiesa di San Domenico e ti toccherà risalire. Sì, perché avrai visto la maggior parte dei monumenti e non potrai certo tralasciare Palazzo del Bargello, sede del museo della Balestra.

Ma ancora più importante è la fontana del Bargello. Qui dovrai compiere tre giri attorno e guadagnarti così la Patente da MattoDefinita la città dei matti, non poteva certo mancare un luogo dove far diventare matti anche i turisti.

È un riconoscimento che dovrai avere per giustificarti con i tuoi amici a seguito di qualche gesto sconsiderato. Potrai sostenere, infatti, che la pazzia è causa di Gubbio e non tua!

Ora che hai la patente in mano puoi scegliere di assaggiare la specialità tipica di Gubbio: il tartufo. Lo troverai all’interno di in ogni specialità culinaria.

 

la famosa fontana dei matti

 

Riassumendo i compiti sono:

  1. visitare Gubbio e i suoi monumenti, chiese e palazzi;
  2. guadagnarsi la patente da matto;
  3. mangiare il tartufo.

Se manchi solo uno dei tre compiti sarai dannato a vita… Scherzo! O forse no, chi lo sa 😉

Cosa scoprire e visitare ad Assisi oltre che la basilica di san Francesco e santa Chiara? Tantissimi altri luoghi, che ti svelerò uno a uno. Per cominciare collochiamola nello spazio: si trova in provincia di Perugia, in Umbria quindi, beatamente adagiata fra le curve del monte Subasio.

Se hai a disposizione un giorno per vederla, come l’ho avuto io, sarà una corsa contro il tempo per ammirare tutte le testimonianze che hanno dato vita alla città così come la vediamo oggi. Non perdiamo altro tempo dunque, allacciamoci le scarpe e iniziamo a camminare.

Cosa scoprire e visitare ad Assisi

 

Alloggiando a Perugia mi è stato comodo raggiungere Assisi in treno. Una volta scesa dalla stazione ho dovuto acquistare il biglietto per l’autobus che si trova al bar e uscire dopo il parcheggio dei taxi, a sinistra dell’entrata della stazione.

Il mezzo passa ogni 20 minuti circa e ci sono diverse opzioni di fermata.  Ti consiglio di scendere all’ultima così da non dover salire a piedi, anche se dovrai comunque prepararti a una scarpinata.

Sì, perché una volta raggiunta piazza Matteotti, ti suggerisco di andare subito a visitare l’Anfiteatro Romano che si trova proseguendo sulla via principale a destra della piazza. Per la verità ciò che rimane della struttura è solo un arco in cunei di travertino ma rende l’idea di come fosse strutturata la città in epoca romana.

 

Sei al pieno delle tue forze, giusto? Quindi, che ne dici di goderti la natura scegliendo un percorso che si discosta di qualche chilometro dalla città?

 

Sto convincendoti a visitare l’eremo delle Carceri, un tratto della via Francigena che prosegue in direzione Roma e che è stato per qualche tempo dimora di san Francesco.

La strada da seguire è molto semplice: da piazza Matteotti si sale lungo una stradina laterale, chiamata appunto eremo delle Carceri, e una volta oltrepassato una delle otto porte antiche della città, si prosegue attraverso un percorso acciottolato che porta nel bel mezzo del bosco.

Il tratto è prevalentemente in salita e dura circa un’ora. Prima di raggiungere l’obiettivo si fa un breve tratto in discesa fino a trovarsi dinanzi al cancello dell’eremo.

Se avrai fatto il percorso come me, canticchiando e fischiando, ora sarà giunto il momento di silenziarti perché questo è un luogo di meditazione e di preghiera.

 

cartello della via francigena

 

Eremo delle Carceri e Rocca Minore e Maggiore

 

Ti ricordi prima quando ti ho detto che ci saremmo discostati dalla città per alcuni chilometri? Ecco, per la verità sono ben 4 chilometri di distanza da Assisi e San Francesco e i suoi seguaci lo scelsero proprio per la sua posizione isolata e tranquilla.

D’altronde sono qui per rispondere alla domanda su cosa scoprire e visitare ad Assisi, quindi non voglio farti perdere nulla!

Ritornando all’eremo al suo interno potrai vedere, per usare un eufemismo, il “giaciglio” dove soleva riposare il santo. Più che altro è una parte concava del pavimento dove veniva messa un po’ di paglia che fungeva da materasso.

Le stanze sono molto piccole e collegate da scale a chiocciola che portano all’esterno verso il vero cuore dell’abitacolo. Sto parlando di un percorso fra gli alberi, racchiuso nel verde, dove si respira tutta la sacralità della natura.

Il luogo è intervallato dai punti in cui i monaci pregavano ed è quindi da attraversare in punta di piedi. Ma credo non ci sia bisogno di sottolinearlo  perché l’atmosfera è talmente satura di spiritualità che la percepirai anche tu. Prenditi un momento di raccoglimento e sii grato per questa meravigliosa esperienza.

 

Cosa ci sarà poi da scoprire e visitare ad Assisi?

 

È arrivato il momento di retrocedere in direzione Assisi seguendo il tragitto all’inverso. Scendendo, dato che non sarai offuscato dalla fatica, potrai ammirare la rocca Minore, uno dei simboli difensivi della città chiusa, ahimè, ai visitatori.

In compenso potrai visitare la rocca Maggiore, una volta che sarai giunto di nuovo in città. Ti costerà un’ultima salita ma vedrai che ne varrà la pena.

La rocca offre una bellissima vista campagna circostante e all’interno del castello potrai salire sulla torre, vedere armi e costumi dell’epoca ma soprattutto consultare un libro magico che ti darà finalmente le risposte che cercavi nella tua vita.

Non voglio svelarti di più, non è un compito che mi compete… 😉

Ci sono due opzioni per il biglietto d’entrata: il primo a 6 euro ti offre l’ingresso alla rocca, il secondo a 9 euro, invece, oltre alla rocca acquisti l’ingresso anche per la Pinacoteca e il Foro Romano. Vantaggioso, no?

 

Veduta dalla rocca maggiore

 

Foro Romano e Pinacoteca

 

Già l’inizio sarà stupefacente, ovvero quando ti ritroverai davanti al fascinoso tempio di Minerva, ultimo baluardo della religione pagana, riconvertito nel cinquecento come chiesa di Santa Maria sopra Minerva, posizionato centralmente nella piazza del comune.

Proseguendo in via Portica giungerai all’entrata del Foro Romano: un museo nel museo. Sarà incredibile scoprire come tutta la civiltà moderna si basi, in realtà, sul prototipo del mondo romano.

Per accedere al Foro dovrai scendere sottoterra riscoprendo così i resti dell’antichità civiltà classica posizionati esattamente sotto le fondamenta della città nuova.

Il percorso museale è talmente ricco di informazioni, cimeli, statue, mosaici e curiosità che ti ruberà almeno un’ora. Non per niente è considerato uno dei meglio conservati del mondo antico.

Per arrivare alla Pinacoteca, invece, dovrai continuare per via Portica e poi cambiare in via Arnaldo Fortini che poi diventerà via S. Francesco (non manca mai!). 

A metà via scorgerai l’entrata della Pinacoteca dove, ad attenderti, ci saranno i dipinti e gli affreschi di Giotto, Puccio Capanna, Andrea d’Assisi e molti altri.

 

Bellissima via da fare come cosa da scoprire e visitare ad assisi

 

Le chiese

 

Sarai stanco di camminare e di visitare chiese ma non hai ancora visto nulla! Ad Assisi c’è davvero l’imbarazzo della scelta, fra cui spiccano le due principali e più famose.

La Basilica di San Francesco che custodisce le spoglie del santo patrono d’Italia fa parte dei patrimoni dell’Unesco, mentre la basilica di santa Chiara contiene anch’essa le spoglie della santa ma è affrescata in toni decisamente minori.

Non è finita! Ci sono ancora la cattedrale di San Rufino, antico tempio romano dedicato alla Bona Mater, la chiesa Nuova considerata come la casa natale e paterna di San Francesco, la parrocchia di santa Maria Maggiore anch’essa di epoca romana e infine l’Abbazia di San Pietro, voluta dai monaci di san Benedetto al Subasio.

Un’altra piccola chiesa che merita di essere vista è l’sratorio dei Pellegrini che si trova sulla stessa via della pinacoteca e anticamente ospitava i pellegrini che transitavano per Assisi con il desiderio di rendere omaggio al santo.

Contiene dipinti e affreschi come quelli di Andrea d’Assisi, allievo del Perugino, Matteo da GualdoPierantonio da Foligno. Ancora oggi rimane come luogo di culto in cui i pellegrini di passaggio possono fermarsi e pregare.

Ora ti si è svelato cosa scoprire e visitare ad Assisi ma c’è una cosa ancora da comprendere…

Il filo conduttore di tutta la visita è sempre lui: san Francesco. Il quale, seguendo i suoi sentimenti, è riuscito a dare vita a un nuovo ordine religioso improntato sulla frugalità che spicca in modo consistente con la sua odierna rappresentazione. Il suo Cantico delle Creature è considerato a tutti gli effetti l’opera letteraria più antica, capostipite della letteratura italiana.

Assisi, dunque, non è solo una città umbra ma il cuore pulsante delle nostre radici che partono da una storia semplice: quella di un uomo che ha dato tutto sé stesso per insegnare e perseguire l’amore e il rispetto.

Possa questo “ritorno alle origini” risvegliare la parte più nobile e pura che alberga in ognuno di noi.

 

Chi lavora con le proprie mani è un lavoratore.

Chi lavora con le proprie mani e la propria testa è un artigiano.

Chi lavora con le proprie mani, la propria testa e il proprio cuore è un artista.

 

 

prodotti tipici umbri pasta

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Il tuo soggiorno ad Assisi deve essere improntato sulla spiritualità. Non importa di che fede religiosa tu appartenga: devi ricercarla anche nella tuo modo di fare flânerie.

In questo ti sosterrà il Genius Loci impersonato da san Francesco e il suo immenso amore per tutto il creato. Osserva i dettagli: come le diverse influenze religiose si siano mescolate, senza mai sovrapporsi. Ascolta i canti nelle chiese e cerca le parole che risuonano dentro di te.

Assapora il dolce e delicato profumo della natura durante il percorso sulla via Francigena e avvicinati alle piante assorbendo, tramite le mani appoggiate alla loro corteccia, tutta la loro benefica energia. Vivi il  soggiorno senza nulla perdere, se non ciò che sentirai esserti superfluo.

 

Musica consigliata: canti gregoriani

La città medievale di Città della Pieve in Umbria è un gioiellino incastonato nella val di Chiana che confina anche con Lazio e Toscana.

La città medievale di Città della Pieve in Umbria se fosse una melodia assomiglierebbe alla voce graffiante e avvolgente di Etta James, se fosse un quadro sarebbe una composizione cromatica dei colori più vibranti dell’autunno e se fosse una poesia sarebbe un verso ermetico libero nello spazio e nel tempo.

Ho avuto la piacevole possibilità di trascorrere qui lo scorso fine settimana, grazie a un progetto lanciato da Città della Pieve promotion e conoscere uno dei borghi bandiera arancione del Touring Club Italiano, che afferma a proposito della cittadina umbra:

 

La località si distingue per la presenza e la completezza dei servizi di informazione turistica. Per le strutture ricettive numerose, varie e integrate nel contesto architettonico e di alto livello qualitativo. Per i servizi complementari, il valore e il grado di conservazione e fruibilità delle risorse storico-culturali e la varietà e l’alto livello qualitativo di manifestazioni ed eventi.

 

Ma dove si trova Città della Pieve?

Il borgo, interamente costruito di mattoni rossi, unico nel territorio, si affaccia sulla val di Chiana ai confini con Toscana e Lazio. È facilmente raggiungibile sia in auto che in treno, con quest’ultimo, scendendo alla stazione di Chiusi-Chianciano e prendendo un autobus che porta alla città in circa dieci minuti.

Una volta arrivato a destinazione la città medievale di Città della Pieve si aprirà ai tuoi occhi e tutto ciò che dovrai fare sarà perderti nei vicoli e partire alla scoperta delle sue bellezze nascoste.

 

vista della campagna della città medievale di città della pieve

 

IL CENTRO STORICO

 

Per visitare il centro storico ci sono quattro opzioni:

 

1- seguire il percorso museale e ammirare la Rocca, la Cattedrale, il Palazzo della Corgna, l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, le Rimesse del Palazzo Vescovile e Santa Maria dei Servi;

2- scegliere il percorso del paesaggio per visitare la Torre del Vescovo, via del Pero, via Case Basse, Piazza Sandro Pertini, Via del Fango, San Pietro, via Garibaldi e la Rocca;

3- fare il percorso dei vicoli seguendo i cartelli e scoprendo il vicolo Baciadonne, considerato il più stretto d’Italia;

4- camminare un po’ come ti pare facendo la nostra amata flânerie.

 

Scegliendo quest’ultimo accederai al centro storico. Alla tua sinistra vedrai la Rocca, edificata dagli architetti senesi Ambrogio e Lorenzo Maitani per proteggere e valorizzare la città. Oggi qui si trova l’ufficio di informazione turistica (0578 298520).

Di fronte c’è la Chiesa del Gesù che conserva una tela di Antonio Pomarancio. Il pittore è nato proprio a Città della Pieve come il più famoso collega Pietro Vannucci, detto Il Perugino.

Sempre in piazza Matteotti si trova il bar da Pippo diventato famoso grazie alla serie televisiva “Carabinieri” registrato qui per sei fortunate stagioni.

Proseguendo si raggiunge piazza Plebiscito con la cattedrale che cela il famoso “il Battesimo di Cristo e la Madonna in Gloria e Santi” del Perugino, la Torre Civica, il monumento più antico della città e palazzo della Corgna eretto per volontà di Ascanio della Corgna governatore perpetuo di Castel della Pieve.

Scendendo a piazza XIX giugno si può ammirare il teatro degli Avvaloranti, un teatro neoclassico di tipico stile italiano, aperto solo in occasione di manifestazioni e all’incrocio con via Po’ di Mezzo il Palazzo della Fargna, un bellissimo esempio di rococò romano.

 

vicolo baciadonne nella città medievale di città della pieve

 

Scendendo ancora si possono ammirare i vari punti panoramici della città e scattare delle bellissime foto ai vicoli e al paesaggio circostante. Poi, senza perdere i dettagli degli edifici, si può risalire e passare attraverso il vicolo Baciadonne il quale si restringe sempre più portandoti ad attraversarlo solo di fianco.

Seguendo via santa Maria Maddalena trovi il pozzo che serviva in antichità come cisterna di acqua piovana e più avanti il palazzo Vescovile con la sua collezione d’arte permanente “Spazio Kossuth” dell’artista contemporaneo Wolfgang Alexander Kossuth.

E ancora la chiesa e l’oratorio di santa Maria dei Bianchi che conserva “l’Adorazione dei Magi“, una delle opere più importanti che Il Perugino ha lasciato in eredità alla sua città natale.

Ritornando verso piazza Matteotti non puoi perderti il santuario della Madonna di Fatima e le opere di Domenico di Paride Alfani e di Antonio Pomarancio. Sempre in largo della Vittoria puoi visitare l’Oratorio di San Bartolomeo con un affresco del pittore senese Jacopo di Mino del Pellicciaio.

È arrivato il momento di fare una sosta, mangiucchiare e di riposare le gambe.

 

piatto di pici con ragù bianco

 

MANGIARE E BERE NELLA CITTÀ MEDIEVALE DI CITTÀ DELLA PIEVE

 

Dato che ritrovi vicino al santuario della Madonna di Fatima potresti approfittarne per fare uno spuntino o bere qualcosa al Café degli Artisti proprio di fianco alla chiesa, dall’altra parte della strada.

Ha un voto di 4,5 su TripAdvisor e potrai ricordartene alla mattina quando sarà ora di colazione perché qui si trovano i prodotti naturali della zona. Appena entrato sentirai un profumo dal quale non riuscirai a resistere, mentre il suono delle campane vicine sarà un invito ulteriore a proseguire.

Più avanti c’è l’hotel Vannucci con piscina e annesso ristorante Zafferano Pievese con una cucina di carne e pesce di impronta tradizionale.

Altri due ristoranti che mi sento di consigliarti sono Bruno Coppetta, uno dei più rinomati in città, e New Castle, una trattoria ma anche pizzeria con un punteggio di quattro stelle su TripAdvisor.

Per bere del vino ed eventualmente tornare a casa con una bella scorta, dirigiti verso il podere Fontesecca (info@fontesecca.it) dove potrai assaggiare vino per tutti i gusti: bianco, rosato e le specialità al ciliegiolo e al Sangiovese. Paolo Bolla, veronese trapiantato a Città della Pieve, ti parlerà del suo lavoro da enologo che svolge seguendo una particolare attenzione verso l’ambiente.

 

 

Le città sono come le persone: hanno un nome che le distingue e pregi, difetti, particolarità che conferiscono loro un carattere preciso.

Ma c’è sempre qualcosa che sfugge, labile e indefinibile, così da renderle sempre nuove e inaspettate ogni volta che le si rivede.  (Fabrizio Caramagna)

 

 

tipico fiore di zafferano

 

 

LA STORIA DELLO ZAFFERANO

 

La coltivazione dello zafferano a Città della Pieve si svolge dal XIII secolo e per omaggiare questo lungo sodalizio, la città lo festeggia tramite la manifestazione “Zafferiamo”, nell’ultimo o penultimo fine settimana di ottobre.

In questo contesto si può partecipare alla sfioritura che consiste nel togliere i pistilli per poi seccarli in un contenitore posizionato sopra la brace. Poi si prosegue con la dimostrazione della pratica della tintura, usata anticamente per colorare i vestiti.

E, infine, si termina la giornata con la preparazione dei “i pici” con lo zafferano, la pasta tipica della zona. Volendo ci sono altre attività a cui partecipare:

  • l’assaggio della Torta del Perugino;
  • il massaggio al viso offerto dalle terme di Chianciano
  • visitare il mercatino biologico e molto altro.

 

 

bustina giustadose di zafferano essicato in vendita nella città medievale di città della pieve

 

 

E per il riposo a chi ti puoi affidare? Ti consiglio il Borgo Vacanze PanElios: un’oasi di pura pace immersa nella campagna con una fantastica piscina a tua disposizione.

Sarà il momento in cui potrai finalmente rilassarti e pensare al Genius Loci della città medievale di Città della Pieve. Non ti pare un folletto un po’ invadente, genuino e sanguigno ma allo stesso tempo delicato e prezioso come il fiore di zafferano?

 

Gaio Fratini, poeta nato nella città medievale di Città della Pieve, disse: “niente è valido una seconda volta“.

Io vorrei invece affermare che “se si guarda con gli occhi colmi di meraviglia, sarà sempre la prima volta“.

 

Un ringraziamento speciale a:

Le isole della laguna nord di Venezia più visitate sono in ordine: Burano, Torcello Burano e San Francesco del deserto. Ecco la loro storia…

TORCELLO

 

Torcello è considerata la “nonna” di Venezia e quindi la più antica, perché è stata la prima isola a essere abitata. Il nome deriva dalle torri che difendevano l’antica città romana di Altino, conosciuta ora come Quarto d’Altino, che fungeva da porto nella laguna veneziana. Fu costruita interamente in mattoni, le altinelle, come la città di Altino anche se nel tempo sono stati in parte sostituiti.

La sua evoluzione non ebbe dei risvolti positivi. Infatti, dal 1300 al 1800 fu abbandonata a causa di un’epidemia di malaria trasportata, probabilmente, dai sedimenti dei detriti del Sile e del Piave. I sassi dei due fiumi in qualche modo concorsero a portare le uova di zanzara che poi si moltiplicarono grazie alla fertile conformazione lagunare.

In quei 500 anni si passò, pertanto, da una popolazione fiorente al smantellamento degli edifici e i mattoni vennero utilizzati per costruire i primi edifici veneto-bizantini, ai quali seguirono quelli gotici e rinascimentali.

E ancora oggi non si è ripopolata: gli abitanti dell’isola risultano infatti un totale di 11 abitanti in inverno e 14 in estate. Bisogna altresì dire che la distanza dalla città e le dimensioni dell’isola non favoriscono il ripopolamento. Questo è un vantaggio per noi turisti che possiamo ancora visitare un angolo autentico dell’antica Repubblica marinara.

Per raggiungere l’isola si prende il vaporetto da Fondamenta Nove, linea 12, fino a Burano e da lì il 9 per Torcello (ogni 30 minuti).

Una volta scesi dal traghetto si percorre il lungo viale che porta al centro città. A un certo punto si scorge un ponte, chiamato il ponte del diavolo, il quale nascoste un antica leggenda

 

chiesa con cupola circolare a torcello

 

 

Si narra, infatti, che una giovane di Torcello si innamorò perdutamente di un austriaco e cercò in tutti i modi di diventare sua moglie. L’uomo, purtroppo, morì poco tempo dopo e la donna pianse tutte le lacrime che aveva in corpo. Al colmo della disperazione decise di fare un patto con il diavolo che abitava sul ponte, il quale le promise di rincontrare il suo amato in cambio di 7 anime di bambini. Lei obbedì ma proprio quel giorno la giovane venne a mancare. Il diavolo si presentò la sera stabilita, il 31 dicembre, per ricevere quelle anime ma non trovò nessuno. Per questo la sera di ogni 31 dicembre il diavolo si presenta sul ponte in attesa del compenso mai ricevuto.

 

Continuando, si raggiunge un altro ponte e sulla destra si vede la locanda Cipriani con il suo famoso ristorante e le sei camere da letto, mentre più avanti si arriva al centro dell’isola.

Sulla sinistra è situato il museo di Torcello che contiene i reperti archeologici ritrovati sull’isola. Di fianco si trovano, invece, la chiesa di Santa Fosca il cui ingresso è gratuito e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, quest’ultima a pagamento. Il prezzo è di 5 euro per visitare l’interno e altri 5 per visitare il campanile. All’interno si trova uno dei più bei esempi di mosaici di arte veneta.

Davanti si può notare invece un enorme trono, chiamato il trono di Attila. Un’altra bizzarra leggenda racconta che qualunque donna si sieda in quel trono rimanga incinta!

 

edifici colorati a burano

Gli edifici colorati lungo un canale a Burano

 

BURANO

 

Burano è famosa essenzialmente per i merletti e il fatto che si sia sviluppata qui quest’arte ha un motivo ben preciso. Le donne hanno dovuto ingegnarsi fin dall’antichità per riparare le reti da pesca dei mariti che riportavano spesso danni e rotture.

Avevano affinato una tecnica talmente particolare da rendere le reti praticamente indistruttibili. La loro naturale evoluzione fu quella di creare dei prodotti in tessuto che potessero essere venduti alle classi più abbienti.

Da una parte c’erano quindi le donne che tessevano e dall’altra gli uomini che andavano a pesca. Come ti accorgerai camminando tra le calle dell’isola, le case assumono tutte dei toni insolitamente sgargianti. La differenza dei colori serve proprio a identificarne la proprietà.

Questo perché gli uomini di ritorno dalla pesca si ritrovavano spesso alticci e nei periodi in cui il caigo, ovvero la nebbia, era piuttosto persistente, succedeva che i pescatori perdessero la strada di casa. Alle donne toccò ingegnarsi nuovamente per ovviare il problema e così si inventarono i colori al fine di riavere i propri mariti a casa sani e salvi.

L’ultima stranezza da raccontare è quella del campanile che pende inesorabilmente verso il basso proprio come fa la Torre di Pisa e, allo stesso modo, rimane stabile senza alcun problema di afflosciarsi.

 

campanile storto a Burano

Oltre al museo del merletto che illustra questo nobile mestiere nei secoli, merita una visita anche la casa di Bepi Suà, forse una delle abitazioni colorate più rappresentative dell’isola.

La chiesa di San Martino Vescovo, invece, situata nella piazza principale Galuppi, nasconde al suo interno una bellissima tela del Tiepolo. L’edificio, purtroppo, non è sempre aperto al pubblico quindi ti consiglio di controllare gli orari qui.

Nella stessa piazza troviamo ancora la statua dedicata a Baldassare Galuppi eseguita da Remigio Barbaro, noto scultore dell’isola e, a fianco della chiesa, si può vedere la cappella di Santa Barbara, oltre al Palazzo del Municipio costruito interamente in pietre d’Istria.

 

chiostro nel giardino interno del convento

 

SAN FRANCESCO DEL DESERTO

 

L’isola è popolata dai frati minori francescani che vivono qui dal 1230 circa. Anche San Francesco toccò questo luogo, intorno al 1220, lasciando il ricordo del suo passaggio.

Ad abitare il monastero oggi sono rimasti quattro frati pronti ad accogliere i visitatori nei fine settimana e i pellegrini in cerca di meditazione e di tranquillità.

Per raggiungere l’isola è necessario arrivare a Burano e da lì, non essendoci mezzi pubblici, bisogna spostarsi con Laguna Fla consultando gli orari nel sito, oppure contattare Massimiliano (3479922959) come suggerito dal sito dei frati.

Un’esperienza spirituale davvero unica dove ritrovare la pace e la calma interiore. Ma tutte e tre le isole Torcello, Burano e san Francesco del Deserto sono un’esperienza da vivere!

 

scritta di san Francesco nell'isola dei frati

 

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

La flânerie a Torcello, Burano e san Francesco del Deserto non si può fare. Forse l’unica in cui puoi passeggiare seguendo il tuo istinto è Burano, dove puoi abbandonarti ai dettagli che disegnano le diverse case colorate. Il Genius Loci è sempre diverso e forse perso nelle pieghe del tempo. Io non sono riuscita a scovarlo tranne a Burano che si manifesta nell’ingegno delle donne. 

I colori saranno l’elemento dominante che attireranno la vista ma anche il campanile pendente farà la sua parte. Il rumore che ti accompagnerà durante tutta la visita sarà quello dei motori del traghetto e il vociare continuo della gente mentre a San Francesco potrai godere finalmente del silenzio.

L’odore è salmastro e lagunare, non necessariamente fastidioso, solo particolare e unico. Il gusto, infine, lo dovrai stuzzicare con i prodotti tipici, in particolare  i biscotti “Buranelli”, orgogliosi della loro antica tradizione (trovi la ricetta qui).

E il tatto? Sfruttalo per avvicinare i polpastrelli l’uno all’altro in atto di preghiera quando sarai in compagnia dei frati, farà loro sicuramente piacere e sarà un modo per ringraziali della loro ospitalità.

Musica consigliata: G. Mahler, Symphony numero 5 – Adagietto

Libro consigliato: Commedie di Carlo Goldoni

Nel lago di Garda lato bresciano ci sono tantissimi piccoli paesi da scoprire che sono certa da viaggiatore/trice ti interesserà conoscere.

A seguito di una prenotazione sul sito di Groupon (te ne parlo qui) sono stata catapultata nella fertile campagna che divide i confini veneti da quelli lombardi mentre, percorrendo qualche chilometro di distanza, si può raggiungere il lago di Garda.

LAGO DI GARDA LATO BRESCIANO

 

DESENZANO DEL GARDA

Desenzano del Garda invita alla camminata per ammirare il Castello originario dell’alto medioevo e il vivace centro cittadino. In estate è frequentatissimo e dovrai quindi armarti di pazienza per trovare un parcheggio. In alternativa lo puoi raggiungere con il treno o le corriere.

Il porto vecchio, invece, è un lascito della Repubblica di Venezia che edificò inoltre un ponte levatoio di cui non si sono mantenute le tracce e un altro ponte in stile veneziano, fra i monumenti più amati dai turisti.

Non manca, a sorpresa, un dipinto raffigurante l’Ultima Cena di Gian Domenico Tiepolo custodito all’interno del Duomo assieme ad altri affreschi dell’artista Andrea Celesti.

Ci sono diverse spiagge attrezzate ma anche alcuni punti liberi dove potrai fare una nuotata e prendere un po’ di sole. Allontanandoti dal centro ti accorgerai come la zona si farà via via paludosa ma conserverà comunque il proprio fascino.

 

SIRMIONE

Sirmione è famosa per le terme celebrate e ammirate dal poeta romano Gaio Valerio Catullo. Il percorso si snoda attraverso un dedalo di via che salgono fino al punto culminante della penisola.

Raggiungerla non sarà semplicissimo perché i parcheggi più economici sono posizionati a qualche chilometro di distanza dal centro e si dovrà salire su un autobus per non fare tutto il tragitto a piedi.

L’entrata è gloriosa e ti condurrà dritto all’interno dell’antico castello scaligero. Ti accorgerai ben presto, però, che non rimane nulla di medievale se non l’ossatura del castello in quanto ad attirare la tua attenzione ci sarà la forte presenza di locali e negozi.

Se vuoi rintanarti nel passato dirigiti verso le grotte di Catullo, uno degli esempi meglio conservati della domus romana, ovvero una villa per le vacanze come la chiameremmo oggi.

Il lungolago offre degli scorci meravigliosi e dei riflessi spettacolari, luoghi in cui cercare la solitudine o fare un bagno e attracchi per le imbarcazioni che possono portarti a visitare altre località lagunari.

 

 

LIMONE SUL GARDA

Limone sul Garda è chiamato così per la massiccia presenza di agrumeti, uliveti e ovviamente limonaie anche se c’è chi sostiene che non sia questa l’originale etimologia del nome.

Se deciderai di soggiornare qui saranno le piante a guidare la tua visita e non i monumenti o i musei. A impreziosire il paesaggio c’è anche la diffusione delle piante di cipresso che sanno sempre regalare dei momenti di intimità e introspezione.

Persino Goethe al suo passaggio in questa località ne rimase affascinato tanto da sottolinearne la naturale disposizione contemplativa. Le limonaie, infatti, si estendono in filari situati sulle pendici dei monti che segnano il confine con il Trentino Alto-Adige. Oggi sono protette e tutelate come patrimonio comunale di inestimabile valore storico.

 

GARDONE RIVIERA

Gardone Riviera è notoriamente famoso per il “Vittoriale degli Italiani”, luogo in cui visse il poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio dal 1921 al 1938. È questa città a vantare il premio come la meta turistica lagunare più visitata dai turisti italiani e stranieri.

Fa parte del Parco regionale dell’Alto Garda Bresciano ed è avvicendata dai comuni limitrofi di Salò, Toscolano Maderno, Manerba del Garda, Vobarno e Torri del Benaco. Anche qui c’è una presenza moderata di agrumeti e uliveti ma la meta è frequentata per il monumento del Vittoriale.

Si tratta di un complesso museale composto da un teatro all’aperto, giardini architettonici, corsi d’acqua, edifici che ospitano vari cimeli, strade, archi, statue e piazze progettato dall’architetto Giancarlo Maroni.

Il suo intento fu quello di omaggiare il genio del poeta-soldato e imprimere le difficili imprese del popolo italiano durante il sanguinoso conflitto della Prima Guerra Mondiale.

SALÒ

Salò è ricordata per essere stata sede della Repubblica Sociale Italiana per un breve lasso di tempo che iniziò nell’ottobre del 1943. La scelta cadde su questa città per la sua vicinanza alla Germania Nazista durante il periodo in cui a guidare il popolo italiano c’era il dittatore Benito Mussolini.

Uno dei monumenti religiosi più importanti del paese è il duomo di Salò con la facciata esterna che rimane ancora incompleta ma impreziosita in parte dal portale in marmo del Tamagnino e di Gasparo Cairano.

L’edificio è dedicato a Santa Maria Annunziata e preserva le tele Paolo Veneziano e altri artisti dell’epoca mentre le dieci statue lignee sono state ideate da Pietro Bussolo.

 

veduta sul castello di Sirmione sul garda lato bresciano

 

I DINTORNI DEL LAGO DI GARDA LATO BRESCIANO

 

POZZOLENGO

Ho soggiornato qui, immersa nella fantastica zona dei vini, soprattutto del Lugana, dove a far risaltare il verde dei filari ci sono le tipiche case di campagna. La sua particolarità è determinata dalla posizione confinante con tre provincie: Brescia, Mantova e Verona.

Tra i prodotti tipici di Pozzolengo ci sono:

  • il salame Morenico di Pozzolengo, a cui è stata attribuita la DeCO (denominazione comunale di origine);
  • i biscotti tradizionali di Pozzolengo con la farina di farro;
  • lo zafferano.

Il borgo di Pozzolengo è abitato fin dalla preistoria e viene definito il “centro del mondo”. Al suo interno cela delle torbiere e dei pozzi che rivelano così l’origine del nome.

Il luogo di interesse principale è il castello costruito fra il IX e il X secolo come difesa dai magiari, ottimamente riqualificato ed esteso su una superficie di circa 10 mila metri quadri.

 

l'ossario con teschi e ossa di arti

 

SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA E SOLFERINO

Vicino a Pozzolengo compreso nel comune di Desenzano del Garda, c’è San Martino della Battaglia, famoso per una terribile battaglia. La quale fu combattuta dalle forze del Regno di Sardegna, capitanate da Vittorio Emanuele II, a fianco dei francesi contro gli austriaci. Le vittime furono ingenti e in ricordo di tale tragedia fu eretta la chiesa di San Martino adibita poi a ossario.

Vicino a questa c’è la città di Solferino, in provincia di Mantova, che si affaccia sui colli morenici del lago di Garda. Viene ricordata anch’essa in combinazione a San Martino per la terribile battaglia in cui persero la vita oltre 29 000 uomini.

La più importante struttura da visitare è la Rocca di Solferino, che viene comunemente chiamata la “Spia d’Italia“. Si trova a un’altezza ragguardevole di 23 metri e da lassù è possibile controllare tutta la zona circostante.

Vicino si trova anche Il Memoriale della Croce Rossa, in ricordo di Jean Henry Dunant, il fondatore dell’associazione, che proprio qui ebbe l’idea di istituire la società.

Piazza Castello, invece, ospita il castello di Orazio Gonzaga, una famosa famiglia di Mantova. Ma il sito più impressionante di tutti rimane l’Ossario di Solferino, che contiene oltre 1400 teschi e le ossa di oltre 7000 caduti. Un luogo carico di tristezza per i soldati caduti.

 

Torre a San Martino della Battaglia

 

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

La flânerie ti porterà a girovagare fra angoli rustici e insoliti dove sarai ricompensato di vedere mille dettagli interessanti. Il mio breve soggiorno non mi ha permesso di scoprire a fondo il Genius Loci, so solo che è autentico come i prodotti agricoli che qui prosperano. Ascolta i suoni della natura che gravitano attorno a ciò che è vita e nutrimento. 

L’odore è salubre a Sirmione dove puoi rilassarti consumando un ottimo gelato. Oppure potrai trovare qualche sbocco termale e ti verrà spontaneo immergerti nel calore delle acque. Hanno un alto potere curativo quindi sfruttale più che puoi ma fa attenzione che non siano troppo calde!

 

Musica consigliata: Muse – Exogenesis (parte terza)

Lettura consigliata: La soffitta sul lago di Viola Shipman