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La ciclabile San Candido Lienz è una biciclettata di circa 45 chilometri incorniciata dalle vette che contraddistinguono la Val Pusteria. Volendo si può partire da Dobbiaco che si trova a circa 7 chilometri di distanza da San Candido, mentre la destinazione finale rimane invariata.

Era da tempo che sognavo di percorrerla e finalmente un sabato sono partita alla volta della Val Pusteria decisa ad affrontare questa magica avventura. La spinta maggiore l’ho avuta alla notizia che fra quelle valli si trova lo stabilimento della Loacker, incastonato in un paesaggio da cartolina.

Com’è andata? Sono proprio ansiosa di raccontartelo!

 

San Candido

 

Ci troviamo nella Val Pusteria nel cuore dell’Alto Adige dove ogni dettaglio è curato fin nei minimi particolari. Le case sono addobbate da gerani dai colori sgargianti e da fiori che esprimono tutta la loro vitalità.

Nei giardini, opportunamente tagliati, fanno bella vista sculture in legno di stampo artigianale che rivelano tutta la maestria e l’estro dei proprietari. Il centro storico di San Candido (Innichen in tedesco) è pulito, ordinato, regolare e perennemente addobbato a festa.

In questi luoghi nasce il desiderio di sentir suonare campanacci, comperare pantofole in feltro, camicie a quadri e pantaloni in velluto con bretelle, salvo poi tornare a casa e domandarsi il perché di tale scelta…

Eppure, è tutto talmente in armonia, da farti sentire una persona migliore o almeno di provare a esserlo per un giorno. La ciclabile passa per la stazione dei treni e vicino si può trovare un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Se guardiamo di fronte la stazione verso destra si va in direzione Lienz mentre verso sinistra si va a Dobbiaco. Il percorso è ottimamente segnalato sul manto stradale su cui sono disegnate una bici e le frecce a indicare la direzione corretta.

 

Link su google Maps qui: lascia la macchina al parcheggio ovest e tramite una scorciatoia raggiungi la stazione in circa due minuti. Segui l’indicazione per la stazione dal parcheggio segnalata vicino al ponte in legno sulla sinistra.

 

Si prosegue per lo più in discesa con qualche salita inaspettata che infastidisce un po’. Bisogna fare molta attenzione alle altre biciclette che sfrecciano, a volte, a velocità fin troppo elevata.

Percorsi 15 chilometri circa, accompagnati dal gorgoglio del fiume Drava, si inizia a scorgere sulla sinistra una fabbrica dal nome conosciuto e amato: la Loacker.

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Lo stabilimento della Loacker

 

Sarà impossibile impedire alla bicicletta di girare verso sinistra fino a trovare l’ingresso dello spaccio. Saranno proprio le tue gambe a chiedertelo dopo che avranno ricevuto l’ordine dalla gola.

Sei pronto a diventare per un attimo bambino? Un tripudio di cioccolata si presenterà sotto forma di biscotti waffle dai gusti variegati ai quali sarà difficile dire di no. Il bar vicino richiamerà la tua fame con continui effluvi di cioccolata calda.

“Chi se ne frega della dieta? Quando mai ci ricapita un’occasione del genere?” suggerirà la tua mente mentre le mani si muoveranno veloci per riempire il sacchettino di succulente prelibatezze.

Come un automa ti dirigerai verso la cassa per paura che qualche pensiero disturbante, con la sua voce zelante, ti faccia cambiare idea. Una volta acquistati i prodotti tirerai un sospiro di sollievo pensando che ora niente e nessuno potrà impedirti di gustare ciò che ti appartiene di diritto.

Tenere in mano una confezione di Loacker sarà una tale soddisfazione che ti farà dimenticare anche il motivo per cui ti trovi da quelle parti, la cioccolata ha questo potere!

Potrai approfittarne per visitare anche il piccolo museo che illustra le varie fasi di lavorazioni. Questo ti darà un nuovo indizio a cui, magari, non avevi fatto caso.

Ti accorgerai che il paesaggio disegnato sulla confezione è lo stesso che ti si parerà davanti agli occhi una volta uscito dal negozio. Sarà un’emozione incredibile e, soddisfatto, potrai continuare il tuo percorso per riprendere i chilometri che mancano alla destinazione finale.

 

Vista sul fiume Drava

 

Lungo la Drava

 

A causa delle condizioni meteo dei mesi scorsi la ciclabile è stata rovinata in più punti ma nonostante il terreno accidentato la gioia di percorrerla non ti abbandonerà.

Se sarai fortunato potrai avvistare uno dei tanti scoiattoli che popolano i boschi e magari riuscire anche ad avvicinarlo. La Drava non smetterà di farti compagnia e ti regalerà una brezza fresca e leggera che asciugherà il sudore provocato dai raggi del sole.

Attraverserai ponti in legno, fabbriche di legnami, alcune baite e tratti che si intersecano con la strada circolata anche da automobili.

Prima di arrivare a Lienz passerai lungo la cittadina di Thall. Perché te la nomino? Perché questa è la città natale di Arnold Schwarznegger e sarà impossibile non numerare con gli amici i film in cui ha recitato. Pochi chilometri ancora per arrivare a Lienz. Lo sai cosa ti aspetta vero? Una bella coppa di gelato, acqua fresca e un giro nel centro storico.

 

Benvenuti a Lienz scritta

 

Finalmente a Lienz

 

Quando si arriva a Lienz è impossibile non fermarsi sulla rotonda con la scritta “Benvenuti a Lienz” e fare una foto di rito. Proseguendo sulla sinistra e attraversando il ponte si arriva scendendo e poi salendo di nuovo, sulla destra, alla stazione dei treni.

Se non hai prenotato la bici a San Candido dovrai salire sul treno con la bici e dovrai acquistare dei biglietti appositi. A meno che tu non sia così sportivo da decidere di ritornare in bici a San Candido: in questo caso meriti i miei applausi.

Il costo del biglietto per un adulto con bici e di quasi 17 euro: un salasso che solo i pezzetti di Loacker sapranno farti dimenticare.

Se hai un po’ di tempo a disposizione ti consiglio di fare un giro nel centro storico della città per ammirare il rigore e il pavimento che sembra luccicare da quanto è pulito. Ma prima ti consiglio di acquistare il biglietto del treno al fine di non dover aspettare il prossimo per mancanza di posto!

Se sei un appassionato del gelato ti consiglio di provare l’Eis Café o l’Eis Shokolade: si tratta di una coppa con una o due palline di gelato (caffé/cioccolato e vaniglia) con caffè o cioccolato freddo liquido e un po’ di panna. Dopo una pedalata del genere te lo meriti, no?

Non dire che hai già comperato la Loacker perché quella si mangia quando torni a casa!

Ti ci vorrà circa un’ora per tornare a San Candido in treno, fai attenzione a presentarti presto perché il treno è fermo in stazione e si riempie con grande facilità, potresti rischiare di non trovare posto.

La mia giornata si è terminata con il rientro a casa ma tu potresti approfittarne per rimanere in queste zone per il weekend, le escursioni da fare sono tantissime, chissà se avrai la fortuna di incontrare anche uno degli gnomi della Loacker, a me non è capitato.

Forse è un segno che devo ritornare? 😉

 

Come avrai capito non si può parlare di flânerie in quanto la gita è dedicata alla bici ma potrai farla nel caso decidessi di visitare qualche piccola cittadina nei dintorni.

I Genius Loci dei luoghi citati sono gli gnomi dal carattere burbero, risoluto ma anche tenero e dolce come la cioccolata. Grandi amici degli scoiattoli tanto da lasciare loro che si avvicinino agli uomini gli gnomi, invece, non ne vogliono sapere!

 

Musica consigliata: 2Cellos – Thunderstruck

Lettura consigliata: Narciso e Boccadoro – Hermann Hesse

Scopri anche la ciclabile del Sile o dedicati ai cioccoviaggi!

La Val Canzoi si trova nella Valbelluna, a Soranzen, frazione di Cesiomaggiore a Belluno. E’ una delle porte del Parco Dolomiti bellunesi.

Non la conoscevo affatto ed è stata una rivelazione. Ricca di percorsi naturalistici e didattici, di torrenti e di baite, malghe e bivacchi e un bellissimo lago che regala dei panorami mozzafiato e delle vedute suggestive. Sono proprio ansiosa di raccontarti questa valle, sono sicura che anche tu te ne innamorerai!

 

percorso didattico nella val Canzoi

 

Cesiomaggiore, prima della val Canzoi

 

È doveroso iniziare dalla porta di accesso nella Val Canzoi ossia la cittadina di Cesiomaggiore. Si tratta di un comune di quasi 4000 abitanti con un museo dedicato alla bicicletta. Si trova nell’edificio delle scuole elementari nel capoluogo del comune Cesio Maggiore.

Un altro interessante museo si trova nella frazione di Serravella, ed è il Museo Etnografico, che contiene oltre 6000 volumi riguardanti lo sviluppo, la storia e l’antropologia delle zone feltrine e bellunesi.

A Can, invece, altra frazione di Cesiomaggiore, c’è una chiesa in stile barocco dedicata a Santa Lucia risalente al 1668. Ma l’aspetto più caratteristico è il campanile, datato 1720, che si trova giusto di fronte al semaforo, in mezzo alla strada! Dietro alla chiesa un simpatico negozio di frutta e verdura vende i suoi prodotti e offre un aperitivo a chi acquista.

statua del lupo nella val Canzoi

 

Val Canzoi

 

Rapita. Sono stata letteralmente rapita dalla bellezza di questa valle incontaminata. Fortunatamente, nonostante fosse agosto, non era molto frequentata se non nei vari ristoranti e pizzerie.

Ci sono percorsi per tutti i gusti: dai più semplici ai più complessi. Il primo che ti voglio consigliare di fare inizia vicino al ristorante/pizzeria Orsera (lo trovi in questo link su google maps).

Un itinerario breve, ad anello, di soli due chilometri ma molto interessante per le opere scultoree in legno dislocate lungo tutto il percorso. Fanno riferimento alla natura, alla montagna e agli animali che vi abitano.

Attraversa da una parte all’altra il torrente ed è popolata da mucche al pascolo e stagni ricchi di libellule, rane e rospi. Da fare anche con i più piccoli per dare loro un assaggio della natura.

 

statua in legno di un'ape

 

Lago della Stua e i percorsi da trekking nella val Canzoi

 

Salendo si raggiunge il lago della Stua, un luogo magico e suggestivo. Lago di origine artificiale con la centrale che fa da apripista per sentieri itineranti di ogni tipo.

Il percorso ad anello sul lago dura circa 4 ore e regala una panoramica del territorio e della flora locale. Basta seguire i cartelli denominati “percorso natura” per fare il giro completo.

Una digressione verso il torrente, appena superato il primo ponte, permette di raggiungere una spiaggetta dove potersi bagnare i piedi e testare la temperatura dell’acqua. Fredda… gelidamente fredda!

Continuando sulla stradina a sassi invece si possono raggiungere alcuni bivacchi. Si tratta di percorsi più impegnativi che richiedono scarponi da trekking e preparazione fisica.

Il Rifugio dal Boz invece si raggiunge all’inizio del lago, non si fa quindi il giro del lago ma si sale direttamente verso la cima. Anche qui il tempo di percorrenza è intorno alle 5 ore. Ogni escursione è ben segnalata e la cartellonistica indica il tempo e il livello di difficoltà di ciascun percorso. I

Se ti trovi in zona continua verso il comune di Sospirolo e scoprirai il lago del Mis e i suoi celeberrimi Cadini del Brenton e la cascata della Soffia. Trovi tutte le informazioni le trovi qui!

Oppure puoi dirigerti nella Valle San Martino, un’oasi di pace nascosta nel Feltrino

 

la centrale elettrica sul lago

 


*** LIBERA I SENSI ***

 

La flânerie è ammessa se concepita come studio della natura e dei suoi elementi perché qui il Genius Loci è lei. L’uomo ha provato a incanalare l’affluenza dell’acqua e in qualche modo ci è riuscito ma non del tutto.

Durante i periodi di pioggia la zona diventa particolarmente pericolosa perché l’acqua fuoriesce da tutte le parti. Non si adegua, la sua anima è straripante in ogni senso.

Come negli altri luoghi immersi nella natura i sensi sono richiamati all’ordine ma qui c’è una sorta di ritenzione. C’è un bisogno di meditazione e di introspezione.

Per cui tutti e cinque i sensi devono prima essere ampliati per accogliere ogni segnale e poi portati all’interno in una sorta di momento curativo. Abbiamo bisogno della natura per ritemprarci e ricaricare le nostre energie. 

 

Musica consigliata: Moola Mantra – Deva Premal

Lettura consigliata: Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati

Un’idea di viaggio è approssimarsi alla Valbelluna per visitare il lago del Mis e i dintorni. Si trovano in provincia di Belluno, a Sospirolo. Il nome Sospirolo già evoca pensieri poetici e rime alla ricerca di essere combinate fra loro.

Infatti il lago del Mis è un incanto che srotola i suoi tesori nascosti solo a chi ha la volontà di scoprirli. La zona fa parte del Parco Dolomiti Bellunesi, rigorosamente conservata e protetta dalla Regione Veneto.

Lago del Mis

 

Il lago del Mis è conosciuto e frequentato non solo dai veneti ma dia turisti di tutto il mondo. Dotato di strutture ricettive per camper e roulotte è particolarmente apprezzato dai nordeuropei.

Si tratta di un lago artificiale formato dal fiume Mis che dà il nome al lago e anche al paese. Un torrente che arriva dalle montagne dell’Agordino e scende a valle fino al Piave.

La colorazione delle sue acque vibra in tutte le sfumature del verde e cambia a seconda dei riflessi del sole. Uno spettacolo per gli occhi! Purtroppo il lago non è balneabile essendo di origine artificiale ma ci sono tante attività da fare nei dintorni.

 

Come arrivare?

 

Ti basterà seguire le indicazioni per Sospirolo e poi arriverai alla rotonda che si divide in direzione lago del Mis o Agordo. Nella frazione Pascoli (la poesia ritorna!) si trova la nostra tappa e sarà emozionante attraversare i tunnel poco illuminati che costeggiano il lago. Si raccomanda, ovviamente, prudenza.

 

riflesso sul lago di un albero

 

I Cadini del Brenton

 

Una delle attività più interessanti da fare nei pressi del lago del Mis è visitare i Cadini del Brenton. Di che cosa si tratta? Sono delle vasche naturali, definite marmitte, che contengono l’acqua come se fossero delle piscine.

Immagina l’acqua fredda di torrente che scorre in tutta la sua potenza andandosi a convogliare in depositi creati naturalmente dalle rocce. Una meraviglia unica, un regalo della natura.

Raggiungere le varie vasche non è così semplice e bisogna indossare dei scarponcini da montagna perché la salita è piuttosto impervia.

Altrimenti ci si può accontentare di visitare le prime vasche che sono altrettanto scenografiche, grazie alle cascate che scendono a strapiombo lungo un percorso tracciato da pontili in legno.

Da quando la zona è entrata a far parte dall’ente Parco Dolomiti Bellunesi è proibita la balneazione pegno una multa severa. Ciò è dovuto all’impossibilità di prestare soccorso in caso di necessità e anche per mantenere un certo decoro all’interno del sito.

All’entrata si trova anche un piccolo giardino botanico che illustra le piante che si trovano all’interno del parco.

Come raggiungerli?

 

Si trovano sulla sinistra del ponte che attraversa il torrente e il lago e li trovi indicati dalla segnaletica. C’è il parcheggio lungo il lago del Mis.

 

marmitta con cascatella nel lago del mis e i dintorni

La cascata della Soffia

 

Superato il ponte del Mis, esattamente dalla parte opposto ai Cadini del Brenton, si può visitare la cascata della Soffia e attraversare la spiaggia dove poter parcheggiare e rilassarsi sulle sponde del lago.

La cascata si trova dopo il bar la Soffia, tramite un percorso riqualificato, che permette di vedere un altro torrente che dalla parte opposta getta le sue acque all’interno del lago. La cascata per la verità non è molto alta ma il luogo è davvero suggestivo e permette di vedere il lago da una nuova angolazione.

L’itinerario dura circa 10 minuti circa ed è quindi adatto a tutti. Subito dopo il bar/ristorante c’è una chiesetta che era andata distrutta ma che è stata ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

Come fare a visitarla?

 

Si trova dopo il ponte del Mis, puoi parcheggiare nel lungo lago e incamminarti verso il bar la Soffia, superato il quale trovi le indicazioni del percorso. Grazie a un circuito ad anello in circa 20 minuti puoi visitare l’intero sito.

 

anfratto di roccia con riflesso dell'acqua del lago nel lago del mis e i dintorni

 

Sentiero didattico naturalistico Val Falcina

 

A circa metà lago ed esattamente dove si trova la spiaggia e la zona di sosta riservata ai camper, parte un percorso attraverso le aspre montagne che sovrastano il lago.

Il percorso porta direttamente nella Val Falcina, una zona impervia che non è consigliato percorrere se non si è vestiti in modo adeguato e con un livello medio di esperienza. Si tratta di un itinerario ad anello percorribile in circa due ore ma con tratti a strapiombo protetti comunque da parapetti in legno.

Da lì però si può ammirare la fitta vegetazione e l’asperità delle montagne carsiche. Un’immersione nella natura più selvaggia che attira soprattutto gli amanti del birdwatching e gli escursionisti esperti.

Un comune, quello di Sospirolo, che regala molte attrattive ai turisti che rispondono con molto piacere alle esperienze offerte.

 

Fare attenzione:

Essendo la zona piuttosto selvaggia è frequentata anche da ospiti indesiderati quali la vipera e le zecche. Prestare molta attenzione quindi a dove si cammina, soprattutto sui sassi e vicino all’acqua, e controllare il corpo per evitare spiacevoli intrusioni.

 

piccola rana in riposo nel lago del mis e i dintorni

 


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può accennare la flânerie in questo contesto così naturale e selvaggio perché inappropriata. Rimane comunque da constatare l’essenza del Genius Loci che stranamente qui l’ho percepita nella condivisione. Se penso a questo luogo la parola adatta a descriverla è questa. Forse grazie alla generosa prosperità della natura, forse per la gioiosità dei villeggianti o forse per l’atmosfera ricca e risonante. 

L‘udito, come in tutta la Valbelluna, è sottoposto ai continui richiami dell’acqua ed è rilassante sentire il suo gorgogliare a volte tranquillo, a volte più feroce. La vista, invece, è abbagliata dai colori cangianti dei vari riflessi che si presentano durante il giorno.

L’odorato è un misto di odore salmastro e selvatico che può infastidire, come piacere. Il tatto è attirato dalla scivolosità del terreno e dei sassi. Basta un attimo e si finisce a terra. Una metafora della vita?

Il gusto ancora una volta fa eco al bosco: si riconosce il balsamico, l’acido dei frutti selvatici, il pungente del sottosuolo e il dolce dei petali commestibili.

 

Musica consigliata: André Rieu – And the Waltz goes on

Lettura consigliata: Sai che gli alberi parlano? di Recheis e Bydlinski

Ennesimo blog tour in Umbria fra Perugia e Terni gentilmente offerto da Città della Pieve promotion. Com’è andata? Ora te lo racconto…

La prima volta è stata in occasione della manifestazione “Zafferiamo” che si è svolta a Città della Pieve in ottobre. Questa volta il soggiorno ha toccato varie località, andando a esplorare i borghi che tracciano un percorso invisibile dalla provincia di Perugia a quella di Terni, fra la Val di Chiana e l’area del Trasimeno.

Ciò che mi è apparso chiaro è stata la differente modalità del soggiorno. Se la prima volta ci siamo occupati di raccontare Città della Pieve, questa volta ci siamo soffermati alla riscoperta dell’Umbria che non ti aspetti, quella dei borghi antichi e leggermente al di fuori dei percorsi turistici.

Ti svelerò da subito che l’esperienza è stata travolgente. Una carambola di emozioni si sono accavallate, tanto da ritrovarmi seduta di fronte al computer a pensare più alle persone che ho conosciuto che ai luoghi visitati.

 

Salci

 

Partirò proprio dalla fine, l’ultima tappa del tour, ovvero Salci. Un borgo sorto nel 1200 e abitato fino agli anni ’60. Oggi è un comune abbandonato, in vendita, il migliaio di abitanti che lo popolavano si sono sparpagliati tra Città della Pieve, Fabro e i borghi attigui.

Gli antichi proprietari avevano ricevuto un finanziamento europeo per la ricostruzione negli anni ’90 ma da quel momento nulla è stato compiuto e la chiesa di San Leonardo e il castello sono rimasti tristemente segnati dai cartelli rossi che avvisano possibili cedimenti alle strutture.

Al momento non rimane che lo spettro di ciò che è stato e rivive nei cuori di chi ci ha vissuto e in particolare nel comitato che combatte per riportarlo in auge.

La signora Simonetta si è fermata a raccontarci aneddoti che hanno segnato la sua infanzia e le radici che la legano a Salci. Una lacrima è quasi sfuggita dai suoi occhi, segno della ferita inferta ai loro ricordi di infanzia.

E ha commosso tutti noi. Il meccanico, l’unico rimasto, mantiene la sua attività in quel luogo a sottolineare un legame che non vuole e non bisogna spezzare.

 

Allerona in Umbria fra Perugia e Terni

 

In contrapposizione c’è Allerona, forte del suo titolo come borgo fra i più belli d’Italia, fiorito, vivace e allegro. Si trovano tracce del borgo fin dai tempi degli etruschi mentre nel medioevo fu un castello di stampo feudale di Orvieto, scelto per il suo ruolo di passaggio in epoca romana della via Cassia e Traiana.

Abbiamo avuto una dimostrazione sull’intreccio delle ceste in vimini dalla signora Irma che con mani sapienti operava raccontandoci vari aneddoti.

Poi abbiamo proseguito lasciandoci affascinare dai colori della campagna circostante che, per un attimo, ci ha bloccato. Impossibile non scattare una foto, sperare di rimanere intrappolati all’interno di essa. Non solo luoghi ma anche persone ho citato all’inizio.

 

Signora che guarda dalla terrazza ad Allerona

 

Le aziende incontrate

 

ANTICO COTTO PIEVESE

Ci siamo fermati nell’azienda Antico Cotto Pievese seguendo le fasi di lavorazione dell’argilla. Con l’avvento della crisi la ditta si è trovata in seria difficoltà e ha deciso di reinventarsi da zero un’alternativa.

Uno studio approfondito li ha portati a creare un prodotto perfettamente in linea con il territorio: dei contenitori per l’olio dalle linee moderne che ha conquistato l’interesse di acquirenti stranieri. Uno spunto per l’innovazione e l’intelligenza di chi non si lascia abbattere.

 

LISPI & CO.

Anche l’azienda di ferro battuto Lispi & Co. con la crisi si è ridefinito un nuovo taglio commerciale nel settore del design moderno, grazie alle sapienti mani del padre e le idee trasversali del figlio.

Con loro abbiamo pranzato, confrontandoci con una piccola realtà che combatte per non sopperire all’automazione febbrile del sistema.

Nello showroom mi sono fermata a osservare dei pezzi originali che riprendevano i motivi dell’artista Basquiat mentre la famiglia ospitante al completo si è occupata di omaggiarci del pranzo sotto i raggi tiepidi del sole invernale.

 

CASA RONDINI

Al ristorante Casa rondini a Montegabbione invece il cuoco e proprietario ci ha fatto assaggiare per la prima volta un prodotto tipico della zona.

Si tratta di un aglio enorme, chiamato aglione, con un gusto potente ma allo stesso tempo avvolgente. Non rimane il retrogusto fastidioso di aglio ma si amalgama agli altri ingredienti.

L’abbiamo degustato con i pici, una pasta tipica anch’essa del luogo e salsa di pomodoro fresco. Ovviamente al primo sono seguiti altre abbondanti pietanze!

 

La mia stanza durante il soggiorno in Umbria fra Perugia e Terni nell'agriturismo Cornieto

 

AGRITURISMO CORNIETO

Le notti, trascorse all’agriturismo Cornieto, sono servite a riordinare le idee e riposare la mente. Rita, la proprietaria, è una delle più importanti produttrici di olio di oliva della zona.

Le sue specialità sono l’olio leccino, moraiolo e frantoio. Sono oli dal gusto completamente diverso e ognuno di loro si sposa alla perfezione con determinati tipi di piatti. In una cena da lei preparata abbiamo avuto la possibilità di assaggiare e capire le varie sfumature, anche olfattive.

Gli appartamenti nei quali abbiamo soggiornato sono stati silenziosi e dotati di ogni comfort. Le colazioni abbondanti e deliziose grazie al contributo di Marisa che con le sue ricette segrete ha catturato il nostro palato con sapori tradizionali.

Inoltre possiede una bellissima piscina esterna che dato il periodo, purtroppo, non abbiamo potuto utilizzare ma in compenso abbiamo visitato il suo orto e le verdure di stagione come il cavolo rosso, i campi di oliveti e anche quelli lavorati per la produzione di farro.

 

CASA ANTHEIA

Un altro agriturismo in Umbria fra Perugia e Terni che abbiamo avuto la possibilità di conoscere è Casa Antheia gestito da una coppia originaria di Torino innamoratasi di un casale a Monteleone di Orvieto.

Cesare e Maria ci hanno accolto come se fossero una famiglia e ci hanno fatto sognare con la loro storia.

La loro azienda agricola in Umbria fra Perugia e Terni sta testando varie produzioni come il biologico, il sinergico e la coltivazione dello zafferano.

Hanno inventato un prodotto unico: lo sciroppo dolce di zafferano che può essere usato in accompagnamento sia alle pietanze salate come i formaggi, che a quelle dolci.

La cura e l’amore che ci mettono nella terra la si percepisce anche all’interno delle stanze offerte ai turisti grazie a una attenta cura nei dettagli che donano un tratto distintivo al casolare completamente ristrutturato.

Entrare qui significa riconoscersi in un ambiente armonico e carico di positività. E sono sensazioni che ti assicuro rimangono addosso quasi come se fossero palpabili.

Alla fine posso ammetterlo in tutta onestà che sono stata davvero fortunata di visitare questo pezzo di Umbria, fra Perugia e Terni, un vero angolo di Paradiso.

 

Prodotti in vendita di Casa Antheia

 


Scopri altre località in Umbria su Punto e Viaggio:

 

E le ricette umbre con lo zafferano:

La Val Sarentino è nascosta tra le montagne dell’Alto Adige, dove la tradizione e la natura sono protagoniste assolute del panorama.

Un tripudio di verde che risplende in ogni sua più piccola sfumatura passando dal verde chiaro dell’erba al verde scuro dei pini. Intorno pochi centri urbani, tante chiese e torrenti implacabili che scorrono nonostante la siccità.

Nascosti tra i boschi fanno capolino appetitosi funghi mentre fiori di ogni tipo sono odorati da api svolazzanti che seguono imperterrite il loro lavoro in un ronzio felice.

Questa è l’immagine della vita sotto le Dolomiti: da una parte la fatica dell’uomo, dall’altra la magnificenza della natura. L’Alto Adige che fatica a levarsi dalla mente nel momento in cui i tuoi piedi hanno calpestato quelle magiche terre o le tue mani sfiorato i fili d’erba.

 


 

VAL SARENTINO

 

Per raggiungere la Val Sarentino bisogna prendere l’uscita dell’autostrada Bolzano Sud e seguire le indicazioni per Sarentino (Sarntal). Non ti preoccupare è difficile sbagliare strada, le indicazioni sono ben segnalate.

Una volta usciti dalla città si intravedono i primi scorci delle montagne e si percepisce il cambiamento di temperatura. Più si sale e più l’aria diventa frizzantina.

Anche i paesaggi cambiano diventando sempre più pacati e rilassanti. Ed eccola sbucare dal nulla: un agglomerato di case e di vita dispersa tra le pendici che si arrampicano come delle pareti verso il cielo.

Sarentino presenta un centro storico che racchiude notevoli edifici e masi databili inizio anno 1200. Numerose chiese nascondono all’interno affreschi di importanza artistica dal valore inestimabile e il castello dall’altra parte della montagna che la controlla, le regala un senso di regalità e di potenza economica.

Il piatto tipico è il Sarnel Striezl, una specie di focaccia imbottita di speck, ottimo da gustare accompagnato da una birra gelata Forst.

Grazie al temperamento conservatore della popolazione, si possono ammirare i vestiti tipici della zona che ancora mantengono un’importanza elevata all’interno della società sarentina.

 

Lago di Valdurna nei pressi di Sarentino

 

I DINTORNI DI VAL SARENTINO

 

I sentieri naturalistici da scoprire sono innumerevoli e adatti a qualsiasi livello di preparazione. Niente flânerie ma immersione nella natura, dunque!

I centri da non perdere nei dintorni sono:

  • la Valdurna, con il suo splendido lago
  • San Martino conosciuto come centro sciistico nel periodo invernale.

Una volta raggiunto San Martino non rimane che tornare indietro con la macchina perché la strada finisce e l’unico modo per attraversare i valichi che portano a Vipiteno e al Brennero è quello di attraversare il passo Pennes.

Non sarà facile andarsene di lì, la melodia dei torrenti e lo stormire degli alberi, entreranno nella tua anima e ti faranno sentire la mancanza ogni qual volta sentirai il bisogno di staccare la spina. Rimarrà lì presente a ricordarti che il Paradiso esiste e che si trova a pochi passi da te.

Potresti portarti a casa un po’ di quella melodia ascoltando le tipiche canzoni tirolesi oppure leggere un bel libro di Messner, un altoatesino doc.

 

Torrente, prato e case solitarie

 

Sei sei in Trentino ti potrebbe venire voglia di visitare anche il lago di Carezza, puoi leggere l’articolo qui e scoprire la leggenda della sirenetta e del mago Masaré.

A proposito di Messner…. essendo vicino a Bolzano potresti visitare l’affascinante museo dell’alpinista a Castel Firmiano. Sarà amore a prima vista, vedrai!

Il lago di Carezza è in Alto Adige, nell’alta Val d’Ega vicino a Nova Levante e nelle sue acque si specchiano il Catinaccio e il Latemar.

Le sue acque spaziano dal verde smeraldo al celeste vibrante. Viene anche chiamato lago dell’arcobaleno per le sue varie tonalità che cambiano in base alla luce e alle ore del giorno.

Il livello delle acque, invece, varia in base alla stagione essendo alimentato da sorgenti sotterranee che giungono dalle cime del Latemar.

 

IL LAGO DI CAREZZA: LA FAVOLA

 

Una sirenetta viveva tranquillamente tra le acque del lago. Un giorno passò vicino al lago il mago Masarè. Vide la giovane sirenetta specchiarsi e giocare con i pesci e se ne innamorò.

Ma non sapeva come fare ad attirare la sua attenzione. Il mago non era certo un bell’uomo e non aveva mai avuto a che fare con una sirenetta! Così chiese consiglio alla strega Lanwerda.

Lei lo aiutò dicendogli di travestirsi da venditore di gioielli e di creare con questi un arcobaleno che partiva dal Catinaccio fino ad arrivare al Latemar.

Al mago sembrò un’idea interessante e preparò tutto il necessario. L’arcobaleno splendeva e la sirenetta lo guardava estasiata. Il mago la stava osservando di nascosto e, prese tutte le sue forze, uscì dal cespuglio per mostrarsi alla sua bella.

Ma dimenticò di travestirsi. La sirenetta lo vide e si spaventò. Affondò nelle acque del lago e non ritornò mai più a galla. Il mago deluso, buttò tutti i gioielli e i pezzi dell’arcobaleno nel lago. Per questo motivo, ancora oggi il lago di Carezza brilla magicamente in tutti i colori dell’arcobaleno.

 

Il Catinaccio vicino al lago di Carezza

 

INFORMAZIONI UTILI

 

Il lago di Carezza si trova in un’altitudine di 1520 metri sopra il livello del mare. È raggiungibile dalla strada statale 241, Val d’Ega, che attraversa  il passo di Costalunga fino a Vigo di Fassa, dove si collega con la strada statale 48 delle Dolomiti.

A fianco al lago si trova un parcheggio a pagamento che permette di lasciare la propria auto. Dal parcheggio è stato creato un apposito sottopasso che raggiunge il belvedere del lago.

Lì si può fare una passeggiata di circa 30 minuti intorno al lago per ammirarlo in tutta la sua bellezza. Non è consentito però accedere alle sue rive o fare un bagno. Il costo del parcheggio è di solo 1€ per la visita in un’ora. A fianco si può ammirare anche un lago più piccolo chiamato Mittersee.

 

Riflessi turchesi nel lago

 

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Il percorso che potrai fare sarà quello ad anello intorno al lago quindi non è possibile fare della flânerie. Ma è possibile conoscere il Genius Loci. Chi è? Ovviamente il lago stesso con i suoi colori, capaci di esprimere tutta la bellezza della natura. 

Il riverbero del sole ti farà socchiudere gli occhi e questo ti darà l’opportunità di osservare altre mille sfumature delle acque. Il canto degli uccellini del bosco ti accompagneranno lungo la passeggiata e non ti lasceranno in silenzio.

Avranno così tante cose da raccontarti! Mentre ti guardi intorno noterai delle strutture in legno che si amalgamo perfettamente con il territorio circostante, questo per non disturbare gli animali selvatici che vi abitano.

Evita quindi di mangiare e di attirare la loro attenzione, potrai farlo una volta uscito di lì. Invece di pensare al cibo concentrati sugli odori del bosco, cerca di sentire ogni singola fragranza. E se vedi un fungo, non toccarlo! Non si possono raccogliere se non hai il permesso.

 

Musica consigliata: Somewhere over the Rainbow – Israel “IZ” Kamakawiwoʻole

Lettura consigliata: Gnomi, fate, folletti e altri esseri fatati in Italia di Dario Spada