Se vuoi sfacchinare alla Calà del Sasso è un tuo problema. Scherzo, dai! Ti ritroverai a fare un percorso storico e affascinante. Ma soprattutto vivrai la fatica dei venditori di legname di una volta.
Difatti, il percorso è stato costruito per trascinare i tronchi fino alla Brenta, che poi sarebbero passati per Padova e infine per Venezia. La Serenissima aveva un continuo bisogno di legname per le barche e le abitazioni, e il contributo della zona è stato fondamentale.
Fin dalla partenza, sfacchinare alla Calà del Sasso
Te lo devo proprio dire: il percorso è tutto in salita. Ciò significa che per un’ora, un’ora e mezza dipende dal passo, dovrai tenere attivati i polpacci. In compenso, verrai ripagato di uno spettacolo magnifico. Tuttavia, preparati ad affrontare un dislivello di 750 metri.
Si parte dal parcheggio gratuito posizionato all’inizio del percorso. E da qui si protrae una stradina sterrata che attraversa per un chilometro circa le pareti di roccia.
A un certo punto, vedi sulla sinistra una fontana naturale in cui puoi bere prima di affrontare il tragitto. Sì, perché a questo punto non si scherza più, e si devono iniziare a contare i 4.444 scalini che portano fino a Sasso. Sei pronto?
Lascia perdere il conteggio, c’è altro di cui preoccuparsi, a partire dal fiato e dal trovare il giusto ritmo. L’aspetto interessante è che lungo la salita sono stati apposti dei cartelli in cui viene indicata la posizione.
Pertanto, il primo ti indica che hai camminato per 1/4 di percorso, il secondo ti elogerà dicendo che sei arrivato a metà e il terzo segnerà i 3/4. Il finale è trionfale perché c’è un pannello che ti dà il benvenuto e si congratula con te.
Lungo il percorso e oltre
Per fortuna, non c’è tempo di stancarsi, poiché ai lati del sentiero si possono vedere e fotografare numerose opere in legno. Sono davvero ben fatte e illustrano gli animali del bosco, nonché alcuni personaggi folkloristici come gli gnomi.
La strada si divide in due: da una parte veniva trascinato il legname, ed è di conseguenza piatto e liscio. L’altra parte è formata da scalini che servivano a facilitare il cammino agli uomini e alle bestie.
E si attraversano canyon, in cui ti chiedi come facessero a far correre i tronchi, e alcuni punti sono stati erosi dalle frane. Uno in particolare richiede attenzione, ma è fattibile da fare senza particolari problemi.
Inoltre, si possono ammirare i classici muretti a secco che frenavano la discesa del legname, così che non cadesse a strapiombo nei tratti maggiormente esposti.
Giunti all’arrivo è possibile riposare in una delle panchine, oppure salire e visitare i dintorni. Da qui partono diverse passeggiate indicate dai cartelli e si può anche arrivare al Sacrario Militare di Asiago con una camminata di circa quattro ore.
Il ritorno e la leggenda
Per tornare al parcheggio ci sono due opzioni: ripetere il sentiero a ritroso o fare la via delle grotte. Io ho scelto la seconda opzione, anche se il percorso è disagevole.
In ogni caso, vanno indossati gli scarponcini da trekking perché con l’umidità e la pioggia entrambi i sentieri risultano scivolosi. In certi tratti si rischia per davvero di cadere e di farsi male. E chissà quanti in passato si sono slogati le caviglie o rotti una gamba!
Per fortuna, il percorso è tratteggiato anche da una leggenda con un lieto fine. Si narra che un nobile dell’Altopiano sia sceso di volata dalla Calà del Sasso per acquistare una medicina alla moglie malata.
Non vedendolo tornare entro sera, una comitiva di villeggianti è partito alla ricerca dell’uomo e lo hanno trovato che risaliva la strada. Con sé portava la medicina.
Ci sono voluti giorni affinché la moglie guarisse, ma alla fine ce l’ha fatta. E ora quel tragitto celebra non solo il sostentamento della zona, bensì anche il sacrificio di un innamorato che ha fatto di tutto per salvare la sua amata.
Perciò, si dice che chiunque percorra quella stessa strada con la sua dolce metà troverà la stessa gioia e sentimento della coppia altopianese. In pratica, l’escursione è un modo per celebrare la fatica in ogni sua più piccola sfaccettatura, anche quella relazionale.



