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Le 5 ciclabili di Montagnana sono degli itinerari panoramici per scoprire la zona del basso veronese, il vicentino e il padovano. Un paesaggio in continua evoluzione che passa attraverso la campagna, le terme e i magnifici colli euganei.

Possiamo dividerle in 5 percorsi che interessano i segmenti:

  1. Montagnana – Mantova
  2. Anello delle città murate
  3. Montagnana, Bevilacqua, San Salvaro, Merlara e Casale di Scodosia
  4. Bassa Padovana
  5. Verona

Arrivare a Mantova per le 5 ciclabili di Montagnana

 

Il percorso ha una lunghezza di circa 71 chilometri (quasi come quello da San Candido a Lienz) e impegna per circa 5 ore solo l’andata. Al ritorno è possibile prendere un treno controllando però se c’è la possibilità di caricare bici.

Il terreno è quasi tutto asfaltato, si attraversano caratteristici borghi dove la campagna regna sovrana e si possono ammirare le coltivazioni che variano in base al periodo come il radicchio, le mele o i filari di vite.

Il tracciato è consigliato anche ai bambini anche se la lunghezza è notevole. Meglio approfittare facendo delle pause/visite o dividere il percorso in almeno due giorni.

 

Anello delle città murate

 

La lunghezza di questo tracciato è di circa 66 chilometri in un terreno misto asfaltato e sterrato. Richiede 4 ore e mezza di impegno fisico per attraversare l’anello dei colli Euganei, la meravigliosa città di Este con il suo castello, il Bosco del Palù e il monastero di San Salvaro.

Non manca all’interno dell’itinerario la veduta del castello di Bevilacqua, uno degli edifici più sfarzosi presenti in zona. Si attraverseranno gli argini dei fiumi Frassine e Fratte grazie all’ausilio di diversi ponti.

L’unica pecca del percorso è la scarsa manutenzione e la poca segnaletica che possono causare qualche difficoltà ai ciclisti. Non è consigliata ai bambini se non opportunamente allenati.

 

5 ciclabili di montagnana in compagnia di amici

 

Da Montagnana a Casale di Scodosia

 

Si parte dal centro di Montagnana, uno dei borghi più belli d’Italia, seguendo un itinerario di circa 2 ore che andranno a coprire una distanza di 31 chilometri.

Consiglio di fare una breve sosta alla partenza per visitare la città murata di Montagnana, le informazioni le puoi trovare qui, ammirando i merletti delle sue mura difensive.

Dal centro si prosegue per il borgo san Marco in direzione Bevilacqua, seguendo l’argine del fiume Fratta. Si continua a San Salvaro avendo così la possibilità di scorgere il monastero camaldolese.

Infine, si attraversano i comuni di Merlara e Casale di Scodosia per poi ritornare all’interno delle mura di Montagnana. Il tracciato è sia sterrato che asfaltato e non è adatto ai più piccoli.

 

veduta dall'esterno del borgo di montagnana

 

La Bassa Padovana

 

Più di 70 chilometri di tracciato misto per visitare la zona che da Este raggiunge Montagnana e viceversa, attraversando in parte l’anello dei colli Euganei.

Si attraversano i luoghi della storia romana e rinascimentale e la natura tipica dei rinomati colli padovani con le sue benefiche terme. La lunghezza del percorso è paragonabile a quella della ciclabile del Brenta con gli stessi livelli di saliscendi continui. 

Ovviamente il paesaggio è differente e non richiama continuamente i riferimenti montani come in quello del Brenta. Qui la campagna con le sue piantagioni di soia, granoturco e frumento fanno da cornice e occultano gli argini e i canali che fungono da irrigazione.

Case contadine, oggi riportate a nuovo con dettagli architettonici frugali, nascondono allevamenti di bestiame senza eliminare però del tutto, l’inconfondibile odore.

 

Verona (5 ciclabili di Montagnana)

 

Non poteva certo mancare fra le 5 ciclabili di Montagnana l’arrivo alla città scaligera per eccellenza, ossia Verona. Questo percorso di circa 63 chilometri si snoda attraverso un percorso sterrato e asfaltato per un tempo di circa 4 ore.

Si passerà attraverso la pista ciclabile di Albaredo d’Adige partendo da Porta Vicenza di Montagnana per arrivare fino alla rinomata piazza Brà dove si potrà ammirare l’arena sorseggiando un caffè.

Le città che si incontreranno oltre ad Albaredo saranno: 

  • Ronco all’Adige
  • Zevio
  • Molini

Infine, seguendo il naturale percorso del fiume Adige, arriveremo nel centro di Verona dove potremo soggiornare e utilizzare il secondo giorno per una visita alla città.

Se vuoi altri utili suggerimenti oltre alle 5 ciclabili di Montagnana clicca qui

 

 


Punto e Viaggio consiglia:

Il nostro tour bellunese sta per partire: preparati a visitare un concentrato di storia, natura e specialità enogastronomiche. Ci stiamo muovendo fra i confini del Trentino Alto Adige e il Veneto dove a essere protagoniste sono le pareti rocciose che cadono a strapiombo nel torrente Cismon.

Prima di abbarbicarci fra le strette e sinuose curve che salgono imperterrite verso la nostra prima metà attraversiamo un ponte in località Ponte Serra.

Qui possiamo fermarci e ammirare la cascata artificiale del Cismon costretto, suo malgrado, a scendere a picco per poi languire lungo il suo corso naturale costellato di sassi rotondi e muschiati.

Un secondo ponte ci costringe alla salita ripida, autoritaria ma immagine di un viaggio particolare e inaspettato.

Sovramonte

 

Sto parlando dei piccoli borghi facenti parte del comune di Sovramonte come Sorriva, Zorzoi, Faller, Servo, Moline e Salzen per giungere al Passo di Croce d’Aune.

Dalla cima del Passo una lenta e inesorabile discesa che ci porterà a scoprire la destinazione finale del nostro tour bellunese.

Ho voluto portarti fin quassù per farti sospirare di fronte alla bellezza del paesaggio. Le montagne disegnano delle cornici che ben si adattano al colore vibrante del cielo, sebbene offuscate dal passaggio della tempesta Vaia.

Fra questi borghi antichi mani operose hanno dato vita a case, giardini e orti ricchi di fulgida vitalità che si estendono a ridisegnare i confini. A sovrastare l’ingegno dell’uomo delle opere guidate dallo spirito e dalla ricerca di una profonda introspezione.

Tre chiese di stampo montano si intravedono e quasi si salutano, dividendo così i fedeli in piccoli gruppi. La prima è la Chiesa di San Giorgio a Sorriva di Sovramonte che presenta all’interno degli affreschi di Giovanni di Francia, eseguiti intorno al 1460.

A lui sono susseguiti il pittore bassanese Andrea Nasocchio che nel 1514 decorò l’abside e Marco da Mel che dipinse nel 1538 la navata e una grande tavola rappresentante la Madonna con il bambino ubicata nell’altare maggiore.

Adagiata sul punto più alto della collina permette di vedere dall’altra parte la cittadina di Lamon famosa per il suo fagiolo DOP.

La seconda si trova nel comune di Zorzoi ed è la Chiesa della Beata Vergine del Rosario di Pompei dove si tiene nella terza domenica di dicembre il concerto a tre campane. La si può vedere dalla chiesa di san Giorgio perché si erge seguendo via Sorriva.

L’ultima, la chiesa di Santa Maria Assunta, si trova a Servo ed è considerata la più importante fra le chiese feltrine. Porta anch’essa all’interno dipinti di Giovanni di Francia e Marco da Mel. 

A questi si aggiungono affreschi di Giovanni da Mel (fratello di Marco), Francesco Frigimelica e altri di autori ignoti, suddivisi fra le navate e i cinque altari presenti. 

Terminata la visita alle chiese si sale fino a raggiungere la vetta di Passo Croce d’Aune appena sopra i 1000 metri per poi ridiscendere nell’altro versante montano.

 

Chiesa di San Giorgio a Sorriva

 

Pedavena: tappa del tour bellunese

 

La tappa finale del tour bellunese è la famosa Birreria Pedavena dove si possono sorseggiare le birre artigianali più gustose del Veneto e assaggiare i piatti tipici del luogo come il “Pastin” e il formaggio “Schiz“.

Dovrai assolutamente rprovare la “Birra del Centenario” filtrata e non pastorizzata dal sapore leggero e rinfrescante mentre assaggi i piatti della tradizione veneta.

Il Pastin è una specie di hamburger di carne di manzo o di maiale arricchito di sale, pepe e spezie mentre lo Schiz è un formaggio fresco cotto alla piastra che nasce dalla cagliata del latte appena munto.

La Birreria è una delle più grandi d’Italia ed è suddivisa in sale interne, esterne e un grande parco con animali, dove gustare gli stessi prodotti presenti nel locale principale.

Nel parco si possono ammirare sia animali da cortile che animali più selvatici come i cervi. Nell’ultimo periodo è stato iniziato un progetto che vede la creazione di un giardino del luppolo dove si può riconoscere la pianta che da vita alla speciale birra prodotta in fabbrica. 

La fabbrica è solitamente visitabile previa prenotazione tranne in questo periodo in cui le visite sono momentaneamente sospese causa prevenzione al Covid-19.

 

Grazie al tour bellunese gli occhi si sono sfamati di bellezza così pure la pancia di bontà. Pensi anche tu come me che la provincia di Belluno sia speciale? 

 

Pastin e Schiz: tour bellunese enogastronomico

 


Punto e Viaggio consiglia:

Se hai una domenica libera sfruttala per fare una visita al giardino vegetazionale Astego di Pieve del Grappa: sarà un’esperienza unica!

Si tratta di un luogo adatto a tutti dove scoprire le colture tipiche del territorio e la flora locale divisa per alture. La campagna con i suoi fiori, i cereali e le piante da frutto, salendo nella pedemontana per arrivare agli ambienti tipicamente montani.

Come si raggiunge?

 

La cittadina di Crespano del Grappa da qualche anno si è unita a Paderno del Grappa dando vita alla nuova comunità chiamata Pieve del Grappa. Qui si trova il giardino e per visitarlo dovrai attendere la domenica, giorno di mercato.

Alla fine dell’articolo ti lascio le indicazioni date da Google Maps per trovare le coordinate corrette al fine di raggiungere e visitare il giardino vegetazionale Astego. 

Si trova, comunque, in un’area conosciuta come il “Castegner de a Madoneta” dove ogni anno si tiene la festa degli alpini del gruppo di Crespano del Grappa.

La zona è bellissima in quanto si trova a un’altitudine di 450 metri, al riparo dalle fronde dei castagni, dei tigli, degli aceri e delle betulle. Tutto intorno sono posizionate comode panchine e tavolini dove fare picnic e delle fontane di acqua potabile.

Se cerchi un po’ di refrigerio dalla calura estiva questo posto è l’ideale ma dovrai venire presto perché la concorrenza per accaparrarsi un tavolo è piuttosto spietata!

 

Visita al giardino vegetazionale astego

 

Visita al giardino vegetazionale Astego

 

L’entrata è gratuita e al momento contingentata per un massimo di 60 persone alla volta. Non è necessario prenotare ma se prevedi di andare con un gruppo nutrito di persone ti consiglio di contattare i numeri a disposizione.

La visita entra subito nel vivo raccontando tramite pannelli esplicativi la morfologia, l’organizzazione e la struttura naturale della zona montana del monte Grappa. 

Per fare ciò si avvale di testimoni eloquenti come i tipici alberi, le erbacce e i fiori che si incontrano durante una passeggiata nel bosco. Saranno loro infatti a raccontarti, con la loro vivace energia, la vera vita selvatica. 

Come da prassi, la flora si accompagna alla fauna, ovvero agli animali che condividono con loro lo stesso territorio. Il giardino è pertanto popolato da api, vespe, libellule, girini, merli, ragni, eccetera.

L’area è suddivisa in diversi terrazzamenti costituiti da faggeti, uliveti, pinete, roseti e così via. Non mancano poi aree più particolari come un intrigante percorso sensoriale da fare esclusivamente a piedi nudi, un labirinto e un percorso sui tronchi per i più piccoli.

Conoscerai “Berenice il castagno felice” e una meravigliosa pianta di tiglio con i rami che toccano terra e un varco che permette un’entrata suggestiva fra le sue fronde.

Sotto ad esse una panchina, per entrare ancora più in connessione con la sua energia vitale, mentre timidi raggi di sole cercano di penetrare il fogliame.

Le distese di lavanda e di girasoli sono fra le più fotografate ma attirano l’attenzione anche i cespugli di caprifoglio corredati da minacciosi cartelli che ne indicano la tossicità.

La visita termina con uno spazio dedicato al mondo dei funghi e ai suoi segreti. Sembrerà quasi etereo l’ultimo passaggio, dopo aver superato gorgoglianti stagni, ruscelli e laghetti per penetrare nel silenzio del bosco.

La varietà di alberi presenti consentono un viaggio a 360 gradi nelle zone che si estendono lungo le pendici del monte Grappa e uno sguardo ravvicinato sulla natura selvatica.

 

 

 

Ulteriori informazioni per la visita al giardino vegetazionale Astego

 

Sentieri

Una volta terminata la visita, se non sei ancora stanco, puoi proseguire facendo delle piacevoli e intense passeggiate.

La meno impegnativa è quella che va in direzione della pizzeria “Piere rosse” attraverso un percorso costellato da castagni centenari. Il sentiero è segnalato e fruibile a tutti.

Un secondo sentiero porta a seguire il percorso del fiume Muson e Lastego e fa parte del “Sentiero degli Ezzelini”. Se lo si percorre per intero, attraverso i suoi 50 chilometri, si raggiunge la città di Padova.

Il percorso è frequentato da ciclisti ma anche da pellegrini che vogliono spingersi fino alla basilica di Sant’Antonio da Padova per rendere omaggio al Santo. 

Il terzo, l’ho lasciato per ultimo perché è il più impegnativo e sale alle pendici del monte Grappa e porta a visitare il Sacrario Militare. Lungo il cammino è possibile vedere gruppi di camosci, caprioli e cervi che pascolano liberi nei prati montani.

 

Farfalla in visita al giardino vegetazionale astego

 

Puoi fare la visita al giardino vegetazionale Astego durante la stagione primaverile ed estiva. In autunno e in inverno il giardino rimane chiuso.

Per raggiungere il parco segui queste coordinate e imposta la partenza in base alle tue esigenze sul navigatore. Ti sarà facile trovare la via Valderoa che si trova al lato opposto del cimitero paesano ed è ben segnalata da cartelli in legno.

Pronto/a a organizzare un’escursione a Brent de l’Art a Belluno o meglio a Sant’Antonio Tortal, frazione di Trichiana nella Valbelluna?

Nascosto fra le montagne si è formato un canyon a seguito dello scorrere impetuoso delle acque del torrente Art. Nel corso di millenni ha eroso la roccia fino a trasformarla in qualcosa di magico ed esotico.

Appena lo sguardo si apre davanti alla scarpata erosiva di roccia argillosa, la mente vola verso contesti americani veduti troppe volte nei film. Eppure siamo in provincia di Belluno e i fenomeni carsici avvengono anche qui.

Raggiungere Sant’Antonio Tortal

 

Si parte da Trichiana, in provincia di Belluno e si seguono le indicazioni che ho trascritto al termine dell’articolo. Ti consiglio di lasciare la macchina nei parcheggi non appena raggiungi il piccolo borgo perché poi la strada diventa forestale e i campi attigui sono destinati allo sfalcio dell’erba.

Oppure puoi raggiungere il paese da Treviso superando i borghi fra i più belli d’Italia di Follina e Cison di Valmarino e salendo impietosamente verso il passo di San Boldo.

Seguendo questa direzione ti ritroverai a fare un percorso ad alto tasso adrenalinico fra costoni di roccia che scendono a picco nella valle, gallerie create a ridosso dei tornanti, motociclisti spericolati o impavidi ciclisti.

E se la fortuna ha deciso di stare dalla tua parte, potresti ritrovarti nel bel mezzo della transumanza, attendendo il lento discendere delle pecore e dei suoi guardiani.

Arriverai sulla sommità del passo dove ad attenderti ci sarà l’Osteria La Muda, la più Antica del Veneto, orgogliosa del suo titolo in vita dal lontano 1470.

Sia che tu arrivi da Belluno o da Treviso una fermata è d’obbligo ma ricordati di prenotare in anticipo per riuscire ad avere un posto garantito e assicurato. Il giovedì si preparano gli gnocchi!

 

Piscine naturali a Brent de l'art a Belluno

 

Passeggiata fra betulle e torrenti a Brent de l’Art a Belluno

 

Ritornando all’escursione a Brent de l’Art a Belluno, ti consiglio di indossare degli scarponcini da trekking per non scivolare qualora il terreno si presentasse umido. In ogni caso mantengono più stabile il piede e ti assicurano contro le cadute. 

Puoi portare con te il cane, proprio come ho fatto io con Pepe, il quale si è divertito un mondo a correre fra le rocce che costeggiano il torrente. L’unica accortezza che dovrai avere è quella di usare un antiparassitario contro le zecche che si presentano numerose e agguerrite in tutto il bellunese. 

I passeggini, invece, sono sconsigliati perché in certi punti il sentiero è fin troppo ripido, mentre in altri tratti è piuttosto sassoso risultando quindi difficoltoso manovrare il mezzo.

Per il resto, potrai godere di un percorso ad anello breve e mediamente impegnativo di solo 6 chilometri. Puoi partire seguendo la strada asfaltata, poi in ghiaia e scendere direttamente ai canyon oppure attraverso le case scegliendo il sentiero al contrario.

 

canyon naturale nell'escursione brent de l'art a belluno

 

Qual è il migliore percorso per Brent de l’Art a Belluno?

Io ho fatto il primo  visitando subito le particolari formazioni rocciose per poi attraversare il bosco e compiere il tragitto completo in un tranquillo sali e scendi.

Il panorama è meraviglioso e variegato. Si passa dal bosco dove la luce entra a fatica facendosi largo fra le foglie fino ad arrivare ai prati fioriti dove sbocciano i selvatici e profumati gigli di San Giovanni. 

Sarai sempre accompagnato dal dolce rumoreggiare dell’acqua e ogni tanto una casara, abbandonata e non, farà la sua comparsa per ricordarti l’imminente arrivo in paese. Saluta il genius loci selvatico del luogo e ringrazialo per l’accoglienza!

 

 

Informazioni utili:

 

Altre escursioni nella Valbelluna:

Leggende del Piave: un fiume caro alla Patria che è stato dimenticato, sfruttato e completamente stravolto dal suo stato naturale. Percepisco un legame ancestrale con l’acqua: ogni volta che mi avvicino è come se volesse parlarmi per raccontarmi una storia che si è persa nello scorrere del tempo.

Così, di solito, accosto l’orecchio al gorgoglio del suo passaggio fra le rocce e rimango in ascolto. Ho udito le leggende che il Piave un giorno mi ha sussurrato e ho deciso di raccontartele.

Leggende del Piave: la Rododesa

 

Sono venuta a conoscenza di una figura femminile silenziosa e affascinante che percorre le rive del Piave senza che anima viva la possa fermare né, tanto meno, incontrare.

Si chiama Redodesa e non si muove da sola ma in compagnia dei suoi dodici figli, i Redodesegoti. A sentire la tradizione sembrerebbe che la dodicesima notte fra Natale ed Epifania, ovvero il 5 gennaio, attraversi il Piave per andare a controllare le case della gente.

L’acqua, sempre minacciosa, in quel momento si cheta per lasciare libero il passaggio alla donna e sulla riva spuntano dei fiori profumati che, se raccolti, portano fortuna tutto l’anno.

Dove va Rododesa?

Passa di casa in casa affinché siano in perfetto ordine prima di festeggiare l’Epifania e controlla che la canapa, la lana e il lino siano stati filati entro l’anno vecchio.

E se così non fosse?

Punizioni e malevoli presagi si abbatteranno in quell’abitazione portando i semi di una sventura ma se sarà tutto in ordine la casa sarà sotto la sua protezione e difesa da una benedizione.

 

idromanzia

 

Idromanzia

 

Il Piave era un luogo perfetto per praticare l’idromanzia. Sassi ce ne erano in quantità e bastava cercarli per trovare i 3 adatti allo scopo. Uno doveva essere rotondo, l’altro quadrato e il terzo triangolare.

Venivano lanciati in acqua secondo questa sequenza e in base alla formazione dei cerchi concentrici si procedeva a leggere il risultato della divinazione. A svolgere tale attività erano le zobie o zobiane, il nome veneto delle streghe, da cui deriva anche il nome per giovedì.

Era anche il momento perfetto per compiere la sabba, gli incontri fra streghe, dove venivano eseguiti sortilegi e pratiche magiche intorno al calore di un falò.

Il Piave se le ricorda ancora quelle streghe perché lui le proteggeva dalla vista degli intrusi e allontanava chi, per caso, si trovava a passare da quelle parti, animali compresi.

 

Quercia nelle leggende del piave

 

Leggende del Piave: la quercia del Montello 

 

Il Montello è un luogo abitato da esseri magici che si nascondono fra le cavità carsiche, gli anfratti delle rocce e i buchi creati in modo naturale nelle cortecce degli alberi.

Il portale da cui entrano ed escono è una quercia secolare e segna il punto di confine fra il mondo fatato e quello degli uomini. La pianta ogni anno combatte la sua battaglia contro l’agrifoglio per passare il testimone dell’anno vecchio a quello nuovo e viceversa.

Grazie a lei, gli animali qui si avvicinano e si nascondono cercando nutrimento e pace. Fra quelli avvistati si segnalano: serpenti, uccelli, cervi, nutrie, insetti, pesci, eccetera.

Ognuno di loro protegge il suo spazio personale senza entrare in conflitto con l’altro. L’uomo questo non lo sa o, forse, se lo è dimenticato, oberato com’è da futili e confusi pensieri.

Ma non è un problema perché ci pensano le ninfe lavandaie a pulire i panni macchiati dalle colpe degli uomini mentre le fate buone preparano il miele a chi saprà essere dolce tanto quanto quel cibo.

Lo spirito Massariol, invece, si diverte a far perdere la tramontana a chi attraversa il Montello, impedendogli di trovare la via di uscita. Le fate dai piedi caprini, infine, vanno a bagnarsi sulle rive del Piave, nascondendosi non appena sentono avvicinare una qualche presenza estranea.

La pace per due capponi

 

Il fiume nasce al confine con il Friuli Venezia Giulia sul monte Peralba e sfocia sul mar Adriatico e più precisamente a Cortellazzo, una frazione di Jesolo.

Due comuni nel veneziano sono divisi dal Piave: uno è San Donà di Piave e l’altro è Musile di Piave. Anticamente erano dei villaggi rurali che nulla avevano a che fare l’uno con l’altro, fino al giorno di una terribile alluvione.

Fu talmente violenta da ridisegnare completamente i confini territoriali. La chiesa di san Donato prima sulla riva sinistra si ritrovò sulla riva destra entrando a far parte, involontariamente, della diocesi opposta.

I cittadini di san Donà si ritrovarono così senza patrono e ne furono sconvolti. Si rivolsero allora agli abitanti di Musile per poter festeggiare il loro santo e mantenere il nome del villaggio a lui dedicato.

In cambio avrebbero onorato il santo all’interno della chiesa passata sotto la giurisdizione di Musile previo pagamento annuale di due capponi belli sodi e in salute. Quasi ogni anno i due paesi riportano in auge l’usanza onorando il patto di amistà che fu stipulato in quell’occasione.

La Piave

 

Fra le leggende del Piave fa capolino anche la storia dell’articolo cambiato da femminile a maschile dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Insignito come “Fiume Sacro alla Patria”, fu testimone della battaglia contro l’avanzata austro-ungarica a seguito della disfatta di Caporetto.

I soldati italiani riuscirono in una missione impossibile proprio lungo la linea delle sue acque segnando la fine della controversia e la vittoria sul fronte.

A lui fu dedicata una canzone scritta da Giovanni Gaeta che fu l’inno nazionale italiano dopo la marcia reale dal 1943 al 1946, poi sostituito dall’Inno di Mameli.

La vittoria fu così eclatante che meritava, secondo Gabriele D’Annunzio, un nome altisonante il quale rendesse onore alla forza maschia e alla tenacia dei soldati. Si decise di apporre l’articolo maschile al posto del femminile, togliendo, però, il suo senso originale di nutrimento e fertilità.

 

***

 

Le ultime parole che il Piave quel giorno che mi bisbigliò, prima di tacere per sempre, furono le stesse pronunciate in un articolo dal giornalista Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera:

 

“Piave, fiume simbolo del coraggio, dell’eroismo, del patriottismo degli italiani.

Fiume simbolo, oggi, della loro cecità”.

 

Ha ragione il Piave nel sostenere che l’abbiamo dimenticato?

La ciclabile del Brenta è un percorso di circa 70 km che parte dal lago di Caldonazzo e arriva fino alla città alpina di Bassano del Grappa. Se si segue il corso del fiume si può raggiungere anche la gloriosa città di Venezia.

In questo articolo, però, ci fermeremo a Bassano del Grappa perché troppi sono i punti turistici da visitare e da conoscere, quindi è meglio non avere troppa fretta.

Trentino Alto Adige: la ciclabile del Brenta

 

Lago di Caldonazzo e lago di Levico

Ci troviamo in Trentino Alto-Adige e più precisamente in quella striscia di terra che divide i due laghi. Possiamo gustare i piatti tipici trentini, dedicarci agli sport acquatici oppure rilassarci alle terme.

Le occasioni per fermarci ancora prima di partire per la ciclabile del Brenta non mancano ma noi abbiamo deciso di affrontare la discesa fino alla cittadina veneta.

Ti sto già dando un consiglio da amica, ovvero quello di partire da Caldonazzo e non da Bassano in modo da trovare un percorso in discesa per non affrontare il dislivello di quasi 400 metri che c’è in senso contrario!

Comunque, se ti avanza del tempo, ti consiglio di fare il “Sentiero dei Poeti”. Si tratta di un percorso di un’ora che parte dalla piazza principale di Calceranica al Lago e si snoda verso il torrente Mandola.

Lungo il chilometro di percorso si trovano 16 punti di sosta corredati ognuno da una poesia fino a raggiungere una pieve da cui si può godere il panorama del lago dall’alto.

< Puoi vedere i due laghi dall’alto anche dalla cittadina di Lavarone, scoprila cliccando qui >

 

A Levico Terme, sul versante nord del lago, invece, si può fare la “Strada dei Pescatori” per una lunghezza di circa 2 chilometri e continuare con il percorso ad anello completo aggiungendo altri 4 chilometri di puro relax e silenzio.

Famosa per le terme, la cittadina di Levico nasconde edifici di inestimabile bellezza come il Forte Colle delle Benne e il Grand Hotel con il Parco Secolare degli Asburgo.

Il forte, costruito nel 1890, si raggiunge con una camminata di un’ora circa dal centro del paese, mentre il Parco Secolare si trova in città e a Natale si anima con casette e luci colorate.

 

Borgo Valsugana e Selva

Scendendo a valle con la nostra bici verso la ciclabile del Brenta incrociamo il comune di Borgo Valsugana famoso per aver visto perire uno dei firmatari della Costituzione Italiana, il politico Alcide de Gasperi.

Scelse, come luogo di ritiro, la val di Sella dove oggi ha sede “Arte Sella” un museo a cielo aperto che custodisce opere in legno, sassi e altri elementi naturali che vanno a creare un paesaggio unico e suggestivo.

< Scopri l’articolo su Arte Sella cliccando qui >

 

percorso verde ad Arte Sella, piccolo giardino

 

Salendo, invece, in direzione Scurelle si può fare tappa al rinomato rifugio Il Crucolo che si posiziona fra le montagne della catena del Lagorai.

In questo locale vengono servite pietanze della migliore tradizione culinaria trentina e il famosissimo liquore “Parapampoli”, un miscuglio di caffè, vino, grappa e zucchero a cui viene dato fuoco prima di essere servito.

Seguendo le anse nervose del Brenta che creano una continua serpentina si raggiunge il paese di Selva dove si può visitare la Riserva Naturale Provinciale Fontanazzo e il suo biotopo.

Qui, ad accoglierti, ci saranno uccelli, rettili e insetti che amano vivere negli acquitrini oltre a numerose piante acquatiche che traggono nutrimento dalla sorgente che arriva dal complesso carsico delle grotte della Bigonda e del Calgeron.

L’entrata del parco la trovi sulla riva destra del Brenta costeggiando quindi la strada secondaria ossia dall’altra parte della statale 47. Nella stessa direzione trovi anche la grotta del Calgeron a Grigno dove si può fare una piacevole escursione adatta a tutti, previa prenotazione.


Veneto

Primolano e Cismon del Grappa lungo la ciclabile del Brenta

La ciclabile del Brenta continua a Primolano dove sovrasta il Forte Tagliata della Scala edificato per combattere i nemici durante la Prima Guerra Mondiale. Fortunatamente non è servito allo scopo ma ne ha lasciato un ricordo indelebile, difficile da dimenticare.

Da Primolano si può fare una deviazione per visitare il lago di Corlo nella cittadina di Arsié per rilassarsi e riprendere fiato lungo le sponde del bacino artificiale e gustare uno spuntino in compagnia degli abitanti del luogo.

< Maggiori dettagli sul lago di Corlo li trovi cliccando qui >

 

immagine autunnale del lago di corlo, tappa della ciclabile del Brenta

Lungo la Statale 47 e più precisamente nella zona dell’albergo Forte Tombion e della birreria “Il Cornale” si può visitare il Covolo del Butistone.

Si tratta di un fortino militare scavato sulla roccia raggiungibile attraverso un percorso fatto di scale metalliche che salgono lungo la parete della montagna, offrendo così una visuale alquanto particolare della Valsugana.

La visita deve essere prenotata in quanto è accompagnata da una guida (tel. 338 830 8984).

 

Valstagna

Nella cittadina ridente di Valstagna ogni anno in estate avviene il “Palio delle Zattere”, una manifestazione folkloristica che richiama migliaia di persone.

Nove contrade cittadine si battono nel Brenta per mezzo di imbarcazioni a remi per guadagnare il drappo di velluto rosso, simbolo di forza e coesione fra contrade.

Lungo lo stesso percorso scendono quasi quotidianamente i gommoni per il rafting, uno sport che anima le acque del fiume a qualsiasi ora del giorno e, a volte, anche della notte.

Per gli escursionisti, invece, c’è il famoso sentiero della Calà del Sasso formato da 4444 gradini, che salgono fino alla località Sasso di Asiago, nell’Altopiano dei Sette Comuni.

Il percorso è impegnativo e impervio se le condizioni metereologiche non sono favorevoli, serve comunque un certo allenamento per raggiungere la meta finale.

Il Laghetto di Ponte Subiolo o dell’Elefante Bianco sempre a Valstagna è uno dei sistemi più importanti a livello europeo di risorgive carsiche frequentato da sub e speleosub.

Essendo piuttosto profondo, però, è tristemente noto per molteplici incidenti mortali ma anche per una leggenda misteriosa che dal profondo degli abissi sale fino alla superficie dell’acqua…

 

 

Grotte di Oliero

Quattro grotte da visitare comodamente seduti su un’imbarcazione con una guida che spiega in modo esaustivo i segreti della geologia e della botanica. Si trovano nell’omonima cittadina di Oliero a qualche chilometro di pedalata di distanza da Valstagna.

Grazie al lavoro di bonifica svolto dal botanico bassanese Alberto Parolini, si ammirano le cavità nominate in modo bizzarro coi soprannomi di Covol dei Assasini, Covol dee Soree, Covol dei Siori e Covol dei Veci.

Un grande parco con un sentiero naturale aiuta a riconoscere piante e arbusti e con lo stesso biglietto dell’ingresso alle Grotte si può accedere al Museo di Speleologia e Carsismo Alberto Parolini.

Un’idea per trascorrere alcune ore nel cuore della terra, all’interno delle sue rocce che sprigionano la sorgente della vita, l’acqua, e alimentano il regno vegetale.

 

Bassano del Grappa: tappa finale della ciclabile del Brenta

La meta finale della Ciclabile del Brenta è raggiunta con l’arrivo sul Ponte degli Alpini, rimesso a lucido da recenti lavori di ristrutturazione dove potrai finalmente abbandonare la bici e riposarti.

Bassano è una città che vanta la Medaglia al Valor Militare per essersi distinta nei due conflitti mondiali. Divisa dalla riva destra e sinistra del Brenta ha ospitato grandi personaggi del passato come testimoniano le varie targhe posizionate sui muri della città.

Una città graziosa con le fronde dei salici che toccano la superficie dell’acqua per specchiare la loro naturale bellezza mentre nel centro i bar frequentati dai giovani si animano con bicchieri di spritz e stuzzichini.

Meriti anche tu uno spritz e se sei in zona chiamami, che raddoppiamo! 😉

 

Per altre informazioni:

Sospirolo si trova in provincia di Belluno e fa parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi: un luogo da visitare e conoscere.

L’origine del nome Sospirolo è da considerarsi parte integrante del monte Speron che svetta sopra il comune. I Sospiroi, infatti, erano gli abitanti conosciuti nella zona come “la gente che viveva nei casali sotto il monte Sperone”.

Ti confesserò che la prima volta che l’ho sentito io, invece, ho subito immaginato una donzella in attesa del suo amore, trascorrendo il tempo fra lacrime e sospiri. 

Sospirolo e le sue frazioni

 

Sospirolo è un comune che conta circa 3000 abitanti con un centro abitato che merita una piccola visita a partire dalla bellissima chiesa patronale dedicata al culto dei Santi Pietro e Paolo, istituita attorno all’anno 1100.

Nel corso dei secoli la stessa fu ampliata e ricostruita seguendo lo stile architettonico neogotico assai particolare in quella zona e consacrata dal patriarca di Venezia Giuseppe Sarto meglio conosciuto come il Papa Pio X.

La chiesa si trova in una posizione pianeggiante ed è contornata dal profilo bianco delle montagne; in lontananza si scorge il campanile, in posizione arretrata rispetto la chiesa, adiacente al cimitero comunale. 

La nota stonata di questo panorama da cartolina è un palo del telefono sistemato proprio di fianco al campanile. Impossibile fare delle foto senza che questo non sbuchi da qualche parte, un vero peccato!

Sentiero Dino Buzzanti e Girolamo Segato

Se dalla chiesa si scende in direzione cimitero si trova accanto al parcheggio il sentiero dedicato allo scrittore Dino Buzzati, un percorso ad anello che riporta in centro sulla destra della chiesa.

Il tragitto, ahimè, non è molto curato ma cela al suo interno un tiglio antico che conosce tutte le vicissitudini degli abitanti. Quante cose avrebbe da dire quella pianta se potesse parlare!

Inizierebbe sicuramente raccontandoci la vita del suo abitante più illustre, ossia il cartografo, egittologo e naturalista Girolamo Segato. Chi era costui?

Girolamo nacque all’interno della Certosa di Vedana (te ne parlerò fra un po’) e, all’età di 26 anni, partì in spedizione per l’Egitto. Si appassionò in particolar modo della tecnica della mummificazione e conobbe il collezionista Bernardino Drovetti, il massimo contributore di reperti storici egizi del Museo Egizio di Torino.

Quando fece ritorno in Italia si trasferì a Firenze approfondendo gli studi già iniziati in Egitto sull’imbalsamazione. Fu così abile ad apprendere la tecnica da inventarne una parallela e originale che consisteva nella mineralizzazione o pietrificazione. 

Si tratta di un processo che distrugge la parte organica attraverso l’uso di agenti chimici. Tramite questo elaborato fu in grado di creare dei preparati che permettevano la conservazione dei tessuti in termini di consistenza, elasticità e colori.

Pensò di regalare un tavolo di carne pietrificata al Granduca di Toscana per ricevere in cambio una sorta di finanziamento alle sue ricerche. Il nobile, però, non vide l’oggetto come un qualcosa di valore ma anzi di diabolico, e lo tacciò di essersi impossessato della magia Egiziana. 

Segato fu protetto da papa Gregorio XVI che era un suo concittadino ma rimase profondamente colpito dall’accaduto. Decise di tenere per sé la formula segreta che permetteva il processo chimico e tutt’ora non si conoscono ancora i particolari. Un suo tavolo di lavoro è esposto alla Reggia di Caserta nella sala dell’Estate. 

 

Chiesa a Sospirolo

 

Le frazioni di Sospirolo sono:

  • Torbe
  • Mis
  • Gron
  • Pascoli
  • Maras
  • San Gottardo
  • San Zenon
  • Piz-Camolino
  • Oregne – Ai Casai – Campaz
  • Susin

 

Mis

Si tratta di piccole comunità  che nascondono bellezze a volte inaspettate, come il comune di Mis da cui prende il nome l’omonimo lago e che richiama ogni anno migliaia di visitatori.

Alimentato dal fiume Cordevole e da altri torrenti che scendono a picco sulla valle è riconosciuto per essere un luogo incantevole in cui ricaricare le energie a contatto con la natura più selvaggia.

Lo si può fare visitando i famosi Cadini del Brenton, la cascata della Soffia o intraprendendo i numerosi sentieri che portano direttamente all’interno del Parco delle Dolomiti. 

Se vuoi organizzare una gita qui ti consiglio di leggere l’articolo che ho scritto l’anno scorso corredato da tutte le informazioni utili:

Gron di Sospirolo

La chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta di Gron a Sospirolo fu progettata dall’architetto armeno Ohannés Gurekian nel 1961. L’uomo nacque a Costantinopoli ma si trasferì in Italia e più precisamente ad Asolo in tenera età. 

I suoi studi verterono sull’ingegneria idraulica ma i suoi lavori si diressero per la maggior parte verso l’architettura. Innamoratosi perdutamente della zona dell’Agordino si stabilì a Frassené.

In queste zone scoprì l’alpinismo e le crode dolomitiche e si fece promotore della salvaguardia del territorio. Per questo, alla fine del secondo conflitto mondiale, fece ritorno nel bellunese e si dedicò alla ricostruzione dei piccoli abitati completamente distrutti dalla guerra.

Va ricordato, inoltre che fu l’ideatore della prima associazione Pro Loco d’Italiavolta a valorizzare le qualità naturali, culturali e architettoniche del territorio. 

 

Certosa di Vedana

 

San Gottardo

Nel comune di San Gottardo di Sospirolo a Masiere si trova l’affascinante Certosa di Vedana oggi chiusa al pubblico perché abitata dalle monache di clausura. Le sue origini sono molto antiche e risalgono all’Alto Medioevo.

Nacque come ospizio per poi essere acquisita dai padri certosini della regola di San Brunone che la trasformarono in luogo di contemplazione e di ricevimento dei viandanti. 

Successivamente divenne una fattoria e iniziò un lento declino strutturale fino a quando non fu ceduta alle monache di clausura provenienti dalla certosa di Riva di Pinerolo che la risistemarono. Attualmente è abitata dalle monache di clausura, un piccolo gruppo di religiose dedita alla preghiera ininterrotta al santissimo Sacramento.

La via degli ospizi a Sospirolo

Dalla Certosa di Vedana parte il percorso conosciuto come la via degli ospizi che porta da Vedana alle miniere di Val Imperina, attraverso un tracciato lungo 20 chilometri. 

Si attraversa quindi i luoghi storici adibiti a ospizi come quello di Vedana appunto, di San Gottardo, di Candaten e di Agre seguendo la riva destra del fiume Cordevole.

I paesaggi che si incontrano lungo il cammino sono molto diversi fra loro e variano dal più selvaggio al più verdeggiante fra prati in fiore e terreni agricoli. La distanza però è notevole e va calcolato un giorno intero di cammino. 

Lago di Vedana

Appena prima di arrivare alla Certosa si trova sulla destra il lago di Vedana, uno specchio d’acqua formatosi naturalmente e considerato oggi come uno dei biotopi bellunesi di maggior rilevanza.  

Lo si può visitare attraverso un percorso ad anello ammirando le ninfee comuni che abbelliscono la superficie del lago e le sue piante le cui fronde scendono a toccare l’acqua.

La fauna presente è molto popolosa e spiccano gli uccelli come l’airone cenerino, la ghiandaia e il germano reale, come anche gli anfibi tipo la salamandra pezzata, la raganella e il tritone punteggiato.

Luogo dedicato alla pesca sportiva dove si possono incontrare trote, cavedani, carpe, pesci persico, eccetera. L’ultima menzione va agli anfibi tra cui i più comuni sono l’orbettino, la biscia dal collare e Colubro di Esculapio, tutti non velenosi!

Oltre alla passeggiata di mezz’ora intorno al lago si può fare il Percorso Natura delle Masiere dalla durata di 1 ora circa.

Si parte dal parcheggio del lago e si attraversano le frazioni di Torbe e Calmatte fino a raggiungere il Belvedere da cui si possono ammirare la valle del Cordevole, la catena Prealpina, la Certosa di Vedana e la chiesa di San Gottardo.

 


Cosa c’è ancora da vedere nel Bellunese secondo Punto e Viaggio:


*** SENSI IN VIAGGIO A SOSPIROLO ***

 

Sospirolo mi ha colpito subito per il verde brillante dei suoi prati, il verde più scuro delle sue montagne e il profumo inebriante dei fiori dove ronzano felicemente api indaffarate. 

Potresti decidere di assaggiare un petalo. Alcuni fiori si possono mangiare, lo sai? Ma forse è meglio lasciarli alle api che sanno meglio di noi come rendere prezioso il loro nettare.

Mi sono dedicata un giorno alla flânerie con l’intento di tornarci ancora per terminare di visitare quegli angoli che ho trascurato, mentre il Genius Loci mi si è subito presentato come un essere determinato, diretto e indaffarato.

Porta nel suo cuore i ricordi dell’infanzia e dei suoi giochi nella natura, alla quale è profondamente legato. Sentirai anche tu la voglia di accarezzare l’erba o la corteccia di un albero, oppure ancora mettere i piedi nell’acqua gelida, per assicurarti la sua forza e assorbirne l’energia. 

Lo stesso rumore dello scorrere scivolando tra i sassi ti donerà pace come anche l’immergerti nei boschi per ascoltare il solo canto degli uccelli reclamarne la proprietà.

Musica consigliata: Spasseton – Los Massadores

Lettura consigliata: Barnabo delle Montagne – Dino Buzzati


 

Cosa c’è da vedere a San Gregorio nelle Alpi in provincia di Belluno? Natura, arte e storia e tanto, tantissimo relax o trekking. A te la scelta: sei più un tipo sportivo o una persona che si ricarica semplicemente ammirando la natura?

San Gregorio nelle Alpi

 

Sopra a Santa Giustina si trova il comune di San Gregorio nelle Alpi che, come ogni cittadina bellunese, è formato da piccoli borghi che ne accresce il numero degli abitanti.

Posizionato nell’area conosciuta come la Valbelluna, in prossimità della vicina Valscura, sorge ai piedi della maestosa cima del monte Pizzocco, facente parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Il centro cittadino è all’interno di un perimetro che racchiude vari negozi, uffici, parcheggi e la chiesa a tre navate dedicata ovviamente al culto di San Gregorio.

In origine lo stile architettonico fu bizantino ma l’edificio venne ricostruito per agevolare l’ingresso ai fedeli. La riedificazione è legata a una leggenda popolare che narra della differente intenzione riguardo al luogo di costruzione.

Nel punto in cui doveva sorgere la chiesa, infatti, accadevano di notte dei fatti alquanto strani… 

La sera, gli operai, portavano i materiali edili nella zona di lavoro per poi, la mattina, ritrovarli spostati da un’altra parte. Nonostante fosse interpellata tutta la cittadinanza con ripetuti avvisi di richiamo, gli insoliti spostamenti non cessarono.

Con il passare dei giorni la popolazione accettò il fatto come un segno divino e decise di edificare la struttura religiosa nel luogo predestinato, giusto per non far torto a nessun santo!

Una spettacolare visuale permette a chi transita in zona di godere del panorama bellunese, racchiuso tra il desidero di appropriarsi della natura e il dominio delle rive del Piave che da sempre detta legge in questi territori. 

 

In direzione Casera Ere, San Gregorio nelle Alpi

Salendo sulle cime

 

Gli amanti del trekking saranno felici di trovarsi in questi luoghi ameni grazie alle numerose proposte escursionistiche che partono dai comuni di Roncoi di Fuori e Roncoi di Dentro e si avvicendano fino alla sommità delle cime. 

Il monte Pizzocco fa da cornice a questi percorsi ma ci si può anche fermare a livelli più bassi visitando la famosa Casera Ere che accoglie i camminatori con piatti tipici e una vista a 360 gradi a dir poco fenomenale.

Il gestore, inoltre, è “un artista del legno” e ha disseminato lungo i sentieri le statue raffiguranti i simboli del bosco e della natura umana con molta cura e dedizione.

Gli altri itinerari proposti sono quelli che raggiungono il bivacco Palia, il passo Forca e la Chiesetta di San Felice al Monte. Richiedono un impegno fisico non indifferente ma sono ben segnalati e facili da seguire. 

Io sono riuscita a fare solo il percorso a Casera Ere durante la mia settimana di vacanze a San Gregorio nelle Alpi e poi ho visitato altri luoghi nelle vicinanze. 

Le proposte escursionistiche in queste zone sono per tutti i gusti e per tutti i livelli. Quello che proprio non si può fare nella provincia di Belluno è annoiarsi ma anzi, rimane così poco tempo a disposizione, che si è costretti a tornare più e più volte!

 

Camminando fra i boschi della Valbelluna

Gli altri itinerari proposti da Punto e Viaggio in provincia di Belluno sono:

Se vuoi conoscere altri itinerari clicca qui: 

 

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Il Genius Loci di San Gregorio nelle Alpi è un essere burlone, accogliente e ospitale: il perfetto anfitrione. La flânerie nei luoghi di montagna non è concessa ma ci si può dilettare a vagare per i piccoli borghi per vedere le fattorie che lavorano a pieno ritmo. 

Durante la tua ricerca dello spirito del luogo osserva come tutto sia perfettamente armonico, ascolta come ogni suono sia attutito e ogni odore potenziato. 

Raggruppa tutto questo in un piatto e ritroverai ogni singola esperienza negli ingredienti: la mano che cucina è la stessa che lavora la terra e alleva la carne. Un cerchio di vita, morte e rinascita che dura da millenni.

Musica consigliata: I choose Love – Shawm Gallaway

Lettura consigliata: Mirtilli o l’importanza delle piccole cose – H.D. Thoureau

Hai mai sentito parlare della Grotta Azzurra e il Castello di Zumelle a Mel? Si tratta di un’escursione unica, adatta a grandi e a piccini. Io l’ho fatta alcune settimane fa e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla varietà paesaggistica e dall’inaspettato salto nel passato.

Ho visto alcune foto su Facebook che mi hanno lasciato senza parole. Era mai possibile che a due passi da casa mia ci fosse un sito così bello di cui non avevo mai sentito parlare?

Ho fatto qualche ricerca su internet e ho scoperto che l’escursione si trova a Mel ed è nei pressi del Castello di Zumelle. Dato che avevo visto, sempre su Facebook, la pubblicità del Castello e mi aveva anch’esso incuriosito, ho pensato che avrei potuto prendere due piccioni con una fava.

Così, al termine della mia vacanza sul Parco delle Dolomiti Bellunesi, ho proseguito dal ponte di Busche in direzione Mel. Presto mi sono ritrovata a seguire le indicazioni per il Castello di Zumelle che si trova prima del centro abitato di Mel ed esattamente nella frazione di Villa di Villa.

Prima di arrivare c’è una delle chiese più antiche del Veneto: la Chiesa di San Donato. È aperta solo il sabato e la domenica attorniata da una miriade di fiori dal sentore dolce e dalle api ronzanti che succhiano festosamente il loro nettare.

La Grotta Azzurra e il castello di Zumelle a Mel

 

A fronte di vari saliscendi in ripidi tornanti fra case montane curate in ogni minimo dettaglio, sono arrivata al parcheggio del Castello. Ho alzato gli occhi al cielo per guardare i profili delle montagne e sulla destra ho notato i merletti che contraddistinguono i castelli medievali.

Mi sono anche accorta che il sentiero per raggiungere la Grotta Azzurra, partiva proprio sulla sinistra della strada che sale all’entrata del Castello.

Niente flânerie quindi, solo immersione nella natura. Ho fatto alcune foto di rito per immortalare quello spaccato di storia antica e assaporare le vestigia di un tempo. Sono dunque scesa seguendo l’itinerario indicato dai cartelli. Ho visto lungo il tragitto alcune opere legate al tema della natura e dell’uomo e attraversato un piccolo pezzo di strada asfaltata.

Un nuovo cartello mi ha segnalato l’inizio del percorso che ho seguito con non poca difficoltà: purtroppo il terreno era piuttosto bagnato e quindi scivoloso.

Alcuni pezzi di sentiero sono stati poi erosi dagli agenti atmosferici e diventa alquanto impegnativo percorrerlo in totale sicurezza.

Superata la parte boschiva si arriva sul letto del torrente che si segue per alcune centinaia di metri. Si sale di nuovo, per poi ridiscendere fra sassi e radici fino a raggiungere la grotta.

Il percorso ha una lunghezza di circa mezz’ora ma bisogna fare molta attenzione ai vari impedimenti naturali ma soprattutto vanno indossati scarponi da trekking.

Lo spettacolo che si apre però ripaga la fatica: l’acqua è di un azzurro talmente cangiante da fare male agli occhi. Le rocce della grotta virano dal bianco candido al marrone, creando delle striature scenografiche davvero particolari. Il rumore dell’acqua che scorre e che scivola fra i sassi è rilassante, a tratti addirittura calmante.

I pochi fortunati che arrivano fino alla fine del percorso sono graziati da uno scorcio inaspettato stupendo che consiglio a tutti di vedere, con la dovuta cautela.

Meglio evitare l’escursione se non c’è bel tempo o se ha piovuto da poco anche per una questione di portata di acqua del torrente.

Secondo la guida che avevo letto l’itinerario era turistico e adatto quindi anche ai bambini. Io ho qualche dubbio a riguardo perché bisogna prestare la massima attenzione per non cadere o scivolare sul terreno sdrucciolevole.

Aggiungerei, quindi, che l’escursione è di difficoltà media, a salire in base alle condizioni meteo.  Per ritornare indietro si segue la strada a ritroso e ci si può rilassare regalandosi una visita al castello.

 

Grotta azzurra e castello di zumelle, immagine del castello con sfondo sulle dolomiti bellunesi

 

Il Castello di Zumelle

 

La leggenda narra che in questo castello nacquero i gemelli Iusprando e Goffredo dall’unione di un confidente della regina degli Ostrogoti con la sua damigella. Una volta morta la regina per omicidio i due amanti si riparano dalle parti di Mel. Il confidente, ritrovatosi senza lavoro, riesce in qualche modo a procurarsi il titolo di Conte. Fa così costruire il castello per ritirarsi in isolamento e vivere in tranquillità la sua storia d’amore, donando ai figli un luogo di pace.

 

Si tratta di una costruzione che risale al I secolo D.C. ottimamente conservata su cui si è stato edificato un villaggio fittizio che richiama l’architettura dell’epoca.

L’entrata è un vero e proprio tuffo nel passato dove si vedono capanne, taverne, tende e una strada acciottolata sale al museo sulle note di una musica medievale.

L’entrata costa 6 € per il biglietto intero, 5 € il ridotto e 3 € per i bambini dai 3 agli 8 anni non compiuti. Il ristorante, invece, propone piatti moderni e medievali per accontentare anche i gusti più esigenti.

Al castello è possibile soggiornare la notte, provando l’ebrezza di trasformarsi in antichi cavalieri senza macchia. Le stanze disponibili sono tre e hanno tutte il letto matrimoniale.

Solo dormendo immagino sia possibile incontrare il Genius Loci che io, ahimè, per mancanza di tempo non ho potuto riconoscere.

Si può portare il nostro amico a quattrozampe per far vivere anche a lui una notte insolita e particolare che farà fatica a dimenticare!

 

Immagine dell'interno delle mura del castello con veduta su una delle taverne presenti

 

 


Musica consigliata per la grotta azzurra e il castello di Zumelle: Saltarello 

Lettura consigliata: Il Medioevo raccontato da Jacques le Goff – J. Le Goff