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Che ne pensi quest’estate di fare un curioso coast to coast veneziano per scoprire tutte le località marittime in Veneto? Partiremo da Bibione fino ad arrivare al Delta del Po, passando attraverso la laguna e i suoi panorami mozzafiato. Sei pronto a salpare?

Bibione

 

Bibione è una frazione di San Michele al Tagliamento e si contraddistingue per la sua sabbia dorata, la sua vivacità e attenzione per l’ambiente. Più volte, infatti, è stata insignita della Bandiera Blu.

Il riconoscimento è riservato alle località balneari che si adoperano alla pulizia delle spiagge, a creare un interessante ventaglio culturale e a rendere le strutture orientate al cliente. 

È divisa in quattro zone:

  • i due lidi: Lido dei Pini e Lido del Sole;
  • la spiaggia
  • la Pineda.

La sua conformazione ha permesso la creazione di numerose piste ciclabili, facendo così la felicità di tanti sportivi che a fine percorso possono decidere di rilassarsi alle terme. 

Ebbene sì, a Bibione ci sono anche le terme. Sono specifiche per la fangobalneoterapia, per le riabilitazioni, soprattutto vascolari, e le cure inalatorie. Cosa si può volere di più?

Caorle

 

La città di Caorle si affaccia sul mar Adriatico a nord est della laguna veneta tra le foci dei fiumi Livenza e Lemene. È molto amata per il suo centro storico: un gioiellino di arte veneziana ricca di colori e di contrasti cromatici.

La sua particolarità la deve alle sue chiese. Il santuario della Madonna dell’Angelo collocato in prossimità della spiaggia e il Duomo di Caorle in centro città. Dalle mura del santuario  si può vedere la curvatura naturale della spiaggia estendersi da nord a sud e ammirare l’immensità del mare.

Il Duomo, in piazza Vescovado, è risalente all’anno 1038 e, accanto, sorge un campanile a forma cilindrica pendente, proprio come quello di Pisa!

La spiaggia si divide in due zone: Levante e Ponente. Per orientarti sappi che quella a levante è la più vicina al santuario.

Dalla spiaggia di Ponente seguendo a ritroso il corso del fiume Lemene all’interno del canale Nicesolo nasce un sentiero dal fascino ancestrale. Si tratta del “Sentiero dei Casoni” ovvero le antiche abitazioni dei pescatori di Caorle in paglia e legno.

Le strutture sono alquanto particolari e offrono un salto nel passato veneto quasi, oramai, dimenticato. Il sentiero è percorribile sia in bicicletta che a piedi.

 

Santuario Madonna dell'Angelo a Caorle

 

Porto Santa Margherita e Duna Verde

 

La località si trova dalla parte opposta dello sbocco del fiume Livenza a Caorle. È una zona meno frequentata e perciò più tranquilla, dedicata esclusivamente ai vacanzieri estivi in cerca di sole, spiaggia e mare.

La Duna verde è un altro tratto di costa adriatica fra Caorle ed Eraclea con una spiaggia attrezzata e una libera, e un campeggio immerso nel verde frequentato prevalentemente da turisti stranieri.

 

Porto santa Margherita e Duna Verde

 

Eraclea Mare

 

La città di Eraclea dista circa 10 chilometri da Eraclea Mare e la sua spiaggia termina allo sbocco artificiale del fiume Piave. A causa di uno straripamento avvenuto nel 1935 l’estuario del fiume ha cambiato posizione lasciando al suo posto la “Laguna del Mort”.

Una lingua di terra e acqua che ha dato vita a un’ecosistema di straordinaria bellezza popolata da vari tipi di animali e piante. Il sentiero è percorribile sia a piedi che in bicicletta. L’importante è rispettare il silenzio della natura e degli uccelli migratori che vengono qui a riposare o a nidificare.

 

Margherita a Eraclea Mare

 

Lido di Jesolo e Jesolo

 

Subito dopo lo sbocco del Piave ci ritroviamo nella località turistica più in voga del Veneto: Jesolo. La destinazione è la preferita dai giovani grazie alla presenza di locali notturni e discoteche ma anche di parchi acquatici e chiringuiti vari.

È il regno della movida veneta adatto a chi la sera vuole uscire per locali e rientrare la mattina presto!

Il lido di Jesolo, invece, è più indicato per chi cerca i villaggi turistici con tutti gli optional inclusi che permettono di rimanere per l’intera vacanza nello stesso ambiente senza doversi continuamente spostare.

 

Feste in spiaggia a Jesolo

 

Cavallino e Punta Sabbioni

 

Quando si arriva al punto in cui giunge il fiume Sile è il momento di abbandonare Jesolo e partire alla scoperta di Cavallino. Benché piccola, Cavallino Tre Porti ha moltissimo da offrire, soprattutto agli appassionati dell’outdoor.

Non a caso si è classificata come la sesta località più visitata in Italia! 

Amatissima dai turisti stranieri per il suo ventaglio di possibilità sportive fra cui sentieri a piedi o in bici, pesca e navigazione in barca elettrica. A queste attività si aggiungono alcuni percorsi storico-culturali, visita della città e del percorso di stazionamento delle barche. 

Punta Sabbioni è circondata da pini marittimi che diffondono le loro essenze nell’aria mescolandosi al potere curativo dello iodio. È anche la zona che divide il mare dalla laguna e sede del più grande campeggio d’Italia, il famoso camping “Marina di Venezia”.

 

Faro Cavallino nel coast to coast veneziano

 

Venezia e la laguna

 

In questo coast to coast veneziano non mi dilungherò troppo a parlarti di Venezia. Troppe informazioni ci sarebbero da scrivere mentre per quanto riguarda le isole della laguna ne ho già parlato approfonditamente in diversi articoli.

Per tua comodità metto i link di seguito così puoi conoscere anche le isole lagunari che spesso vengono saltate:

 

in barca in laguna in direzione di torcello burano e san francesco del deserto

 

Chioggia e Sottomarina

 

Un’altra meta molto amata dal turismo nostrano è Sottomarina. Separata da un ponte mobile si trova la città di Chioggia, considerata la sorella di Venezia.

A Chioggia si va per acquistare il pesce fresco che poi viene distribuito in tutto il Veneto mentre a Sottomarina si va per abbronzarsi e rilassarsi sotto un ombrellone.

La spiaggia è suddivisa in attrezzata e libera e termina con la diga che permette una bellissima passeggiata fino a raggiungere il faro. Lungo il percorso ci si può fermare a mangiare nei trabucchi riconvertiti in ristoranti e gustare del pesce fresco, appena pescato, ascoltando il dolce dondolio dell’acqua salata.

Puoi trovare l’articolo completo qui: Chioggia e Sottomarina.

 

Trabucco a Sottomarina

 

Rosolina Mare

 

Rosolina mare è una zona marittima piuttosto particolare perché si trova a ridosso del delta del Po. Non è rinomata come le altre località marittime in Veneto e diciamo che spesso è dimenticata nel coast to coast veneziano.

Ma è un peccato perché proprio grazie alla vicinanza con il delta può vantare un paesaggio ricco e particolare. L’isola di Albarella, facente parte di Rosolina Mare e lunga circa 5 chilometri, è un’oasi naturalistica di inestimabile valore popolata da animali di passaggio e insetti lacustri.

Il Giardino Litoraneo Botanico di Porto Caleri cerca di preservare, invece, le diversità floristiche della zona come lo zigolo, lo sparto pungente, l’eringio, eccetera.

 

Airone a Rosolina Mare nel coast to coast veneziano

 

Delta del Po

 

Il Parco Regionale Delta del Po fa parte della biosfera dell’Unesco ed è un ambiente tutelato e protetto. Permette di immergersi nella natura selvatica dove l’acqua e la terra si dividono gli spazi e danno vita a biodiversità sorprendenti.

All’interno del parco è possibile girare in bici, in barca o a piedi e incontrare così moltissime razze di uccelli diversi, ascoltare il canto delle rane o scappare dalle zanzare!

Attraverso i rami fluviali si possono incontrare diverse varietà di piante acquatiche e lacustri utili a preservare il delicato ecosistema della zona. Fra le spiagge attrezzate troviamo quella di Barricata e Boccasette oltre alla già citata Rosolina Mare.

Un modo diverso per vivere la spiaggia dove si possono alternare giornate prettamente marittime a quelle votate alla scoperta di paesaggi unici e incontaminati. Il termine perfetto per un coast to coast veneziano indimenticabile!

Visita il sito del Parco a questo link

È bastato un giorno al mare fra Chioggia e Sottomarina per ricaricare le energie assopite dal lockdown e ritrovare subito l’entusiasmo. Respirare lo iodio, lasciare che il luccichio del sole sulla superficie del mare mi abbagliasse, mentre i piedi affondavano dolcemente sulla sabbia.

E ancora farmi accarezzare dal vento e abbronzare dal sole: tanto è bastato per proiettarmi verso l’estate. Una stagione alquanto particolare, partita in sordina per esplodere in tutta la sua forza. Tale e quale il mio desiderio di spensieratezza ritornato prepotentemente a farsi notare.

 

Casa a Chioggia

Tipica abitazione fra Chioggia e Sottomarina

 

Un giorno fra Chioggia e Sottomarina

 

Se anche tu, come me, non vivi nella provincia di Venezia dovrai affidarti ai mezzi pubblici o alla macchina per arrivare a destinazione. Per vedere il percorso in macchina ti basterà utilizzare un navigatore o un’applicazione come Google Maps o MapsMe.

 

Una raccolta di applicazioni utili per chi ama viaggiare in macchina le trovi a questo link

 

Con i mezzi pubblici, invece, puoi scegliere due varianti: una pratica e una più avventurosa. La prima consiste nel prendere la corriera che da Padova porta direttamente a Sottomarina.

La trovi alla stazione delle corriere di Padova alla fermata numero 4 con orari che variano ogni mezz’ora circa. La prima corsa parte alle 6.30, la seconda alle 7.00 e così via fino ad arrivare all’ultima delle 20.40.

Io sono partita in treno da Bassano del Grappa e sono arrivata alla stazione di Padova alle 7.45. Da lì ho preso la corriera delle 8.00 e ho scoperto, con mia immensa gioia, che la corsa scende solo alla fermata di Piove di Sacco compiendo l’intero percorso in un’ora e un quarto.

Ciò significa che si ha tutta la giornata a disposizione per godere appieno i benefici del mare! Il prezzo dei biglietti di andata e ritorno è stato un totale di 10,40€, ossia 5,20€ a tratta.

L’altra variante è quella di raggiungere la stazione di Venezia Santa Lucia e raggiungere Chioggia con i traghetti. Prima si prende il traghetto che va in direzione Lido di Venezia, poi si prende la corriera che va a Pellestrina e, infine, si prende l’ultimo traghetto che termina a Chioggia.

Grazie a questo escamotage hai la possibilità di visitare tre isole lagunari nello stesso giorno apprezzando la varietà di paesaggio e di stile architettonico. 

Se possiedi la carta Venezia la spesa sarà di 1,50€ a singola tratta per un totale di 4,50€. Per andata e ritorno si spendono un totale di 9€. Senza la carta Venezia ti conviene fare il biglietto per l’ACTV di 20€ valido tutto il giorno.

Il percorso richiede 3 ore di viaggio per l’andata e altrettanto per il ritorno. Quindi se vuoi spendere più tempo a Chioggia e Sottomarina questa non è la soluzione più ottimale.

E in treno è fattibile?

Da Bassano non c’erano alternative valide per cui l’ho escluso ma ti voglio svelare come ho fatto a scovare le soluzioni di viaggio: ho utilizzato un sito che uso anche all’estero e che si chiama Rome 2 Rio. Ne ho parlato più approfonditamente in questo articolo.

 

mercato del pesce chioggia

Al mercato del pesce a Chioggia

 

Cosa vedere a Chioggia

 

Innanzitutto vorrei consigliarti di visitare Chioggia il giovedì quando prende vita il mercato settimanale con il suo famosissimo mercato del pesce. Puoi vedere chi popola il mar Adriatico e gustare la freschezza dei molluschi appena pescati.

Orate, branzini, seppie, gamberoni fanno bella vista sulle bancherelle mentre qualche gabbiano si aggira furtivo brontolando, con la speranza di guadagnarsi qualcosa da mangiare!

La simpatia dei venditori che invitano ad acquistare dandoti anche dei meravigliosi consigli culinari è divampante e sarà impossibile uscire senza aver riempito il sacchetto della spesa. Portati anche una borsa frigo per tenere in fresco il più possibile il pesce!

La città, all’esterno, si anima di turisti e locali che scendono in piazzetta per acquistare i prodotti alimentari ma anche per fare un po’ di shopping, bere uno spritz o incontrarsi con gli amici.

Chioggia è una piccola Venezia incastonata in un contesto senza tempo con continui richiami architettonici, ponti, barche e locali che richiamano la sorella maggiore.

La via principale è Corso del Popolo e seguendolo puoi salire al campanile di Sant’Andrea e godere della terrazza panoramica con vista sull’intera laguna. Puoi perderti nella flânerie abbandonando i pensieri disturbanti.

Preferisci visitare chiese e musei?

Nonostante la città non sia molto estesa ha un varietà culturale davvero notevole. I punti turistici da visitare sono:

  • Museo dell’orologio all’interno del campanile di sant’Andrea;
  • Giuseppe Olivi: museo di zoologia adriatica a Palazzo Grassi;
  • Chiesa di San Giacomo in corso del Popolo;
  • Cattedrale di Santa Maria Assunta, duomo della città;
  • Refugium Peccatorum, dove i condannati pregavano per la loro anima prima dell’esecuzione.

 

Cartina di chioggia

 

Cosa vedere a Sottomarina

 

Sottomarina è la zona degli stabilimenti balneari dove ci si rilassa in spiaggia con una lettura, un tuffo e un gelato. È la zona della movida veneziana estiva dove si balla in spiaggia nello stabilimento di Cayo Blanco, in località san Felice. Però è anche una zona tranquilla dove si può pranzare su un ristorante a ridosso della diga, chiamato trabucco, in prossimità del faro.

La passeggiata nella frazione di san Felice permette inoltre di vedere il Forte san Felice nell’omonima isola oppure lo sbocco del Brenta e del Bacchiglione in direzione opposta al faro.

 

Diga verso il faro

Diga verso il faro

 

Da non perdere

Secondo il Genius Loci di Chioggia e Sottomarina che ci tiene molto ad accogliere i turisti, è un gran piacione anche se appare scostante, non dovrai assolutamente perdere:

  • il pandolce chioggiotto (una delizia con il ripieno di crema alla nocciola);
  • un bicchiere di spritz;
  • una frittura di pesce, spaghettata di pesce o pesce al forno acquistato al mercato;
  • una lunga passeggiata a Sottomarina con visita al faro;
  • ascoltare in sottofondo una hit dei Radiosboro;
  • un bagno ristoratore e, infine, relax sul lettino.

Una volta compiuto questi 5 passaggi potrai sentire le energie e la vivacità invadere il tuo corpo e tornando vorrai consigliare a tutti i tuoi amici di trascorrere un giorno a Chioggia e Sottomarina!

A me è venuta voglia di farlo con te, vorrà pur dire qualcosa, no? 😉

 

Ristorante nella diga

Ristorante di pesce nella passeggiata per raggiungere il faro

 

Ti lascio gli ultimi indirizzi per organizzare il viaggio:

Perché visitare il Veneto? Basterebbe citare Venezia per convincere qualcuno a venire qui ma la realtà è che c’è molto di più da vedere.

Lo ammetto sono di parte, essendo veneta, ma questo territorio non smette mai di stupirmi e spesso mi ritrovo a conoscere itinerari nuovi e affascinanti.

Nella classifica fra le regioni italiane più visitate spicca proprio il Veneto è il merito va sicuramente alla posizione geografica favorevole ma anche alla sua grande offerta turistica.

Mare, montagna, colline, laghi, campagna e ancora città d’arte, percorsi naturalistici ed enogastronomici, storia e proposte allettanti per gli sportivi di ogni genere.

Un ventaglio di offerte che attrae l’interesse di qualsiasi tipo di turista dal più esigente al più avventuroso senza tralasciare famiglie e viaggiatori backpacker

Possiamo dividere 5 percorsi di interesse che possono rispondere agevolmente alla domanda “Perché visitare il Veneto?”:

  1. Arte, storia e cultura
  2. Elemento acqua
  3. Natura e percorsi enogastronomici
  4. Trekking e montagna
  5. Anima contadina

 

edifici colorati a burano

Gli edifici colorati lungo un canale a Burano

 

Arte, storia & cultura

 

La Repubblica di Venezia ha avuto una durata di circa 1100 anni e ha strutturato la città e la sua laguna così come la conosciamo oggi. I pali in legno di ontano sorreggono ancora oggi gli edifici storici esaltati dalla bellezza delle finestre e dei comignoli che rappresentano l’arte decorativa veneziana. 

Ogni anno milioni di turisti giungono per visitare le sue chiese, i suoi edifici e le sue isole. Ogni calla trasuda storia e ogni ponte nasconde qualche vicenda da recuperare.

Impossibile non rimanere incantati di fronte alla sua maestosità: sembra quasi un miraggio, eppure è viva e vegeta, pronta ad accogliere nuovi tradizioni da tramandare. 

Le isole si dividono fra laguna nord e sud e fra le più ammirate ci sono: il Lido di Venezia e Pellestrina, Burano e Murano, Torcello e quelle meno frequentate come il Lazzaretto Nuovo, Sant’Erasmo, san Lazzaro degli Armeni, san Clemente, eccetera.

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Vicenza contiene nel suo centro e nei dintorni, le famose ville palladiane opera dell’architetto Andrea Palladio che ha edificato un particolare stile riconoscibile in tutto il Veneto.

Le stesse fanno bella mostra non solo nel vicentino ma anche nel veneziano, lungo la famosa “Riviera del Brenta“, nel trevigiano e nel padovano. Fa parte del progetto originale del Palladio anche il “Ponte degli Alpini” in legno a Bassano del Grappa

 

riviera del brenta e i suoi edifici

 

Verona si presenta come città degli innamorati perché fa da sfondo al dramma di Shakespeare “Romeo e Giulietta” ma è anche centro di importanti ritrovamenti archeologici romani e a testimonianza, infatti, si può ammirare in piazza Brà, la famosa Arena. 

I dintorni di Verona sono forse fra i più amati dai turisti tedeschi che amano rilassarsi fra le sponde del lago di Garda mentre sorseggiano, all’ombra di un cipresso, un buon bicchiere di vino Lugana

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Padova si può raggiungere per visitare l’arte in ogni sua magnifica sfaccettatura sia da un punto di vista architettonico che pittorico senza tralasciare l’aspetto culturale.

La più antica università al mondo è stata fondata qui e anche il più antico orto botanico che rientra a pieno titolo come Patrimonio dell’Unesco.

La sua piazza è una delle più estese al mondo dopo quella russa e il sabato non può mancare un piatto di “folpetti” con un bicchiere di spritz. Prima, però, si dovrà passare a salutare sant’Antonio nella basilica in cui riposano le sue spoglie. Tra l’altro è anche uno dei santi protettori di noi viaggiatori!

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Possagno, in provincia di Treviso, ospita la Gipsoteca dedicata allo scultore Antonio Canova, formatosi a Venezia e divenuto famoso in tutto il mondo grazie alle sue statue neoclassiche.

Sembra quasi impossibile che un blocco di marmo possa svelare tanta delicatezza, eppure sotto mani esperti ogni cosa può essere plasmata e trasformata in arte.

Sulla cima del monte Grappa riposano i deceduti del conflitto mondiale affinché rimanga come monito alle generazioni che la guerra serve solo a distruggere e a rimpiangere.

Migliaia di soldati riposano in piccole tombe bianche uguali l’una all’altra a simboleggiare che non c’è nessuna differenza di bandiera o di nazionalità nella morte. 

 

Ci sarebbe ancora da parlare delle città murate come Marostica, Montagnana e Cittadella che permettono di fare un salto nel passato e di sognare a occhi aperti ma ne lascerei da parte moltissime altre e non mi sembra giusto!

 

 

Elemento acqua

 

Come ho già detto in precedenza il mare lambisce le coste veneziane ma anche quelle padovane e rodigine. In particolare una gita nel “Parco Naturale Regionale del Delta del Po” sorprende per la sua varietà naturalistica.

Molte specie animali soprattutto pesci, insetti e uccelli hanno trovato in questo luogo un habitat ideale nel quale soggiornare e riprodursi. Ciò ha richiamato, di conseguenza, moltissimi turisti orientati al bird watching o alla vacanza immersi nella natura. 

I tour e le pratiche sportive sono innumerevoli e richiedono più che un semplice giorno di pernottamento. D’altronde per avvicinarsi alla natura ci vuole pazienza e sensibilità affinché essa si sveli in tutta la sua magnificenza.

Le località marittime più amate sono, invece, Jesolo, Caorle, Eraclea, Cavallino Tre ponti e Sottomarina senza dimenticare le sopracitate isole della laguna veneziana.

Per fare un virtuale coast to coast veneziano leggi qui.

 

Frangente di roccia con lago del mis perfettamente pulito come il nostro contributo all'ambiente può essere utile

 

Anche i fiumi e i laghi hanno un loro seguito: si tratta di turisti più avventurosi che si divertono a fare canoa, rafting, stand up paddle, hydrospeed o un semplice giro in barca. 

Le imbarcazioni più particolari sono però quelle di origini veneziane ovvero la gondola e il burchiello (o la burchiella). Il primo si può provare a Venezia, il secondo lungo la riviera del Brenta e nel Piovego a Padova.

I laghetti nella provincia di Belluno, invece, creano quelle formazioni chiamate “marmitte” che sembrano delle piscine naturali con annessa cascata cervicale!

L’acqua ovviamente è gelata e non sempre è possibile bagnarsi ma rimangono uno spettacolo davvero unico come testimoniano i “Cadini del Brenton” nella zona del lago del Mis.

Natura e percorsi enogastronomici

 

Un altro sito Unesco sono le Dolomiti: queste rocce dalle sfumature rosate che si accendono alla luce del sole e riflettono la sacralità della natura. Le foto non rendono giustizia alla realtà, per quanto siano affascinanti non trasmettono l’emozione che si prova trovandosi al loro cospetto.

Queste catene montuose fanno parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi che si estende dalla Valbelluna fino ai confini friulani e trentini e propongono anche una ricca esperienza sensoriale e gustativa. 

A Busche si possono assaggiare i migliori formaggi del Bellunese ma anche Asiago non scherza, ritrovandosi negli scaffali dei migliori negozi o centri commerciali esteri.

L’anno scorso, poi, sono entrate a far parte del Patrimonio Unesco anche le colline trevigiane del Prosecco che si estendono per chilometri senza mai fermarsi e offrono un panorama davvero suggestivo. Le colline, soprattutto quelle beriche e euganee, sono una meta ideale per chi ama andare in bici, a piedi o in moto.

Piccoli borghi incantati come Arquà Petrarca rimangono intatti come scrigni segreti del tempo, mentre nella profondità della terra acque ricche di minerali affiorano dando vita a città termali come Abano o Montegrotto Terme.

 

Perché visitare il veneto: A Casera Ere nel comune di San gregorio nelle alpi

 

A queste mete si abbinano anche le proposte trekking e montagna e quelle dell’anima contadina che lavora instancabilmente per produrre i prodotti migliori.

Bettole, osterie e agriturismi sono le mete preferite dei veneti che le eleggono come tappa domenicale dove poter bere del “vin bon” e mangiare un buon “panin co a soppressa“.

La natura in Veneto è stata estremamente generosa e pertanto può vantarsi di avere dei prodotti alimentari di eccellenza conosciuti in tutto il mondo. Insomma, per farti capire, è quel luogo in cui dici: “la dieta la comincio lunedì”!

 

Ho tralasciato di nominare molte località turistiche per ovvie scarsità di spazio ma spero sia emerso l’amore che ho per questa terra che tanto sa dare a chi la sa apprezzare e soprattutto che sia riuscita a rispondere alla domanda sul perché visitare il Veneto. Che fai, allora, ci vieni? 😉

 

Ulteriori approfondimenti li trovi qui:

Come saranno i nostri viaggi dopo il lockdown causato dalla pandemia del coronavirus? Sì tornerà a viaggiare come prima o sarà diverso? Una riflessione che molte persone si sono fatte in questo periodo, soprattutto chi lavora nell’ambito del turismo. C’è chi ha lavorato di creatività inventando nuovi itinerari, nuove proposte o differenti approcci.

Altre persone, invece, com’è normale che sia, si sono lasciati sopraffare dallo sconforto facendo cadere a pezzi i cocci di un castello in aria che si erano creati. La verità è che qualcosa è cambiato e anche se non ne abbiamo ancora la piena consapevolezza, il movimento è già in atto.

Ma ciò sarà positivo o negativo?

 

Molto dipende da come la situazione sarà gestita, pertanto è ancora troppo presto per dirlo. A mio avviso il banco di prova sarà l’estate che sta arrivando, con la sua rinnovata energia e la voglia di stare assieme.

Sarebbe un peccato chiudere gli occhi e dimenticare ciò che abbiamo vissuto. Il mondo, visto con gli occhi di un acquirente pronto a servirsene, non può funzionare. Vanno adottate nuove forze in appoggio alla natura atte a preservare un ecosistema in equilibrio precario.

Ho già sentito lamentare il sindaco di Venezia di un turismo “mordi e fuggi” che “crede in un solo giorno di visitare e conoscere Venezia” ma non ho udito parole dirette alla preservazione della fauna locale.

Durante il periodo di lockdown gli animali si sono intrufolati festosamente e discretamente fra i canali perché l’acqua era diventata all’improvviso meno trafficata e più pulita.

 

 

Tutto il mondo ha ammirato con stupore quelle immagini. Perché fingere non abbiano importanza?

 

Forse perché il cambiamento implica un diverso paradigma e un ulteriore fatica che non vogliamo accollarci. Ripeto, è un peccato, perché è come se Madre Natura ci avesse mostrato la via del quieto vivere mentre noi esseri, che ci sentiamo superiori, avessimo girato lo sguardo dall’altra parte, fingendo che nessun messaggio ci sia stato recapitato.

 

I giochi di magia son terminati.

Come t’avevo detto, quegli attori erano solo spiriti dell’aria, ed in aria si son tutti dissolti,

in un’aria sottile ed impalpabile.

E come questa rappresentazione – un edificio senza fondamenta –,

così l’immenso globo della terra, con le sue torri ammantate di nubi,

le sue ricche magioni, i sacri templi e tutto quello che vi si contiene è destinato al suo dissolvimento;

e al pari di quell’incorporea scena che abbiam visto dissolversi poc’anzi, non lascerà di sé nessuna traccia.

Shakespeare – la Tempesta

 

Hai già pensato a come vivrai i prossimi viaggi dopo il lockdown?

L’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia si trova in prossimità del bellissimo Lido ma a pochi verrebbe in mente di visitarla. Per quale motivo? Perché l’isola in realtà è un monastero occupata dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi.

E gli armeni cosa centrano? L’isola è di loro proprietà e il monastero, anche. All’interno vengono formati i discepoli che si occuperanno di risolvere conflitti internazionali, curare i bisognosi e aiutare i concittadini armeni in patria.

Quale tipo di religione professano? Il loro credo è cristiano cattolico e sono riconosciuti dal Vaticano. La loro storia è affascinante e ancora di più i passi che hanno fatto per arrivare a Venezia…

 

L’Armenia

 

Quando ho prenotato il tour per andare a visitare l’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia mi sono subito preoccupata di andare a posizionare l’Armenia sulla cartina.

Si trova a cavallo fra l’Asia e l’Europa, ma ha sempre avuto delle forti risonanze europee. Confina con la Turchia, l’Iran, la Georgia e l’Azerbaijan. È tristemente famosa per il genocidio subito dall’Impero Ottomano compiuto dal 1915 al 1916.

Attualmente la popolazione è stimata intorno ai 3 milioni di abitanti ma gli armeni che vivono al di fuori dei confini nazionali sfiorano la cifra di 8 milioni di persone.

Purtroppo la diaspora, le condizioni economiche, societarie e l’instabilità nazionale hanno convinto la maggior parte della popolazione ad andarsene per far fortuna nel resto del mondo.

Tra l’altro la sua identità nazionale è stata riconosciuta solo da pochi decenni con la liberazione dalla sovranità dell’Unione Sovietica avvenuta il 25 dicembre del 1991.

 

intero della chiesa

 

Mechitar di Sebaste

 

Quando ti ho parlato del monastero dell’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia ti ho accennato che appartiene all’ordine dei mekhitaristi. Mechitar di Sebaste è stato un monaco cristiano armeno.

Nacque nel 1676 in Anatolia, ai tempi terra armena e da subito seguì la via ecclesiastica. Si trasferì a Costantinopoli con l’intenzione di fondare un ordine che diffondesse la cultura armena. Quando il sultano lo scoprì, lo costrinse ad andarsene e si rifugiò a Modon, nel Peloponneso, oggi di nazionalità greca.

Il territorio in quel periodo storico, apparteneva alla Repubblica di Venezia. Ciò diede a Mechitar la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con il doge.

La Repubblica da tempo immemorabile aveva dei strettissimi e ottimi rapporti commerciali con il popolo armeno. Molti prodotti, infatti, sono arrivati proprio grazie a loro: le albicocche (in dialetto veneto si chiamano armellini), i fichi, l’uva passa, la secca ma anche le pellicce di ermellino, il cotone e i tappeti.

Grazie, appunto, a questo solido legame Mechitar ricevette in dono l’isola di San Lazzaro nel 1715. Qui introdusse delle stamperie che dettero alla luce numerosi libri.

L’intenzione del monaco era quella di tradurre in armeno il maggior numero di libri esteri per far conoscere ai suoi concittadini la cultura del mondo.

Parallelamente si prodigava a trascrivere i saggi armeni in tutte le lingue affinché la cultura popolare non sparisse. La Repubblica di Venezia, da sempre sensibile alla diffusione della conoscenza, fu ben lieta di aiutarlo in questo progetto.

Riuscì a salvare l’isola anche dall’invasione napoleonica attraverso una perfetta opera di mediazione che fece prendere atto allo stesso Napoleone del valore intrinseco e unico del progetto.

 

interno dell'isola di san lazzaro degli armeni

 

L’isola di San Lazzaro degli Armeni oggi

 

Per raggiungere l’isola dovrai servirti del vaporetto linea 20 da piazza San Zaccaria. L’isola non è aperta al pubblico in qualsiasi momento ma solo alle 15.25 quando inizia la visita guidata.

Di conseguenza dovrai prendere il vaporetto alle 15.10 e acquistare il biglietto di 6 euro in loco. Ma ti assicuro che ne vale assolutamente la pena. Il monastero è il centro più importante per la diffusione della cultura armena.

All’interno troverai diverse stanze con manufatti regalati da artisti, nobili e religiosi di tutto il mondo. Si tratta di quadri, orpelli, tappeti e ninnoli appartenuti a differenti proprietari.

Un’immensa collezione di libri antichi scritti e rilegati dagli stessi monaci abitanti dell’isola e altri acquistati dai vari ambasciatori armeni ma soprattutto il primo dizionario armeno datato 1749.

Nella stanza egizia si trovano oggetti dell’antica civiltà tra cui la mummia di Nemehket, fra le meglio conservate al mondo. Sopra la porta di questa stanza il ritratto di un improbabile Lord Byron. Il nobile inglese passò 9 mesi sull’isola per studiare la lingua armena e per approfondire lo studio della loro cultura.

Infine si può visitare l’interno della chiesa e il chiostro riccamente abbellito di rose. Ho anche avuto la fortuna di partecipare alla funzione delle 12 e ascoltare la parte finale della liturgia.

Dato che gli armeni sono dislocati in varie parti del mondo e difficilmente riescono a rincontrarsi, per congedarsi hanno inventato questo saluto:

 

Mi auguro che il tuo cammino sia sempre tappezzato da rose

 

E non posso che augurarlo anche a te, con tutto il cuore!

 


 

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*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Non si può andare nell’isola è passeggiare liberamente pertanto la flânerie è interdetta. Si può provare a percepire il Genius Loci dell’isola però, anche se si è irreparabilmente fuso con la cultura armena.

In un certo senso credo che quest’isola sia stata sempre di proprietà armena e che nessuno meglio di loro possa preservarne la bellezza. Una sorta di scambio naturale, da una parte si conserva la cultura dall’altra le radici. 

I manufatti presenti sono incredibili e denotano i numerosi viaggi compiuti dagli armeni. Vedrai orpelli di ogni tipo, ascolterai una storia velata e sentirai il profumo di una cultura viva e prospera.

Assaggerai indirettamente il sapore sconosciuto delle rose: sfuggenti e delicate. Infine toccherai con mano la vivacità di una nazione ricca di cultura e di storia che desidera non essere dimenticata.

Come un borgo abbandonato in cerca di rinascita, la cultura armena prosegue il suo cammino lastricato di rose in attesa di una gloriosa rinascita.

Musica consigliata: musica suonata con il duduk (strumento aerofono ad ancia doppia)

Lettura consigliata: libri sul Genocidio Armeno

Le isole veneziane di san Servolo san Clemente e la sacca Sessola sono diverse fra loro ma ognuna è accompagnata da una storia curiosa. Ti va di conoscerle?

Isola di San Servolo

 

L’isola di San Servolo si trova all’imbocco della porta del Lido di Venezia ed è di proprietà della provincia. Anticamente veniva usata come radar per le imbarcazioni nemiche e come deposito di barche in aggiunta all’arsenale.

Oltre a conservare le barche, le si metteva in mostra per dissuadere eventuali attacchi e mostrare in modo diretto la potenza della Repubblica. Un monito ai nemici.

Fu una delle prime ad essere abitate attorno al VII secolo. All’interno venne costruito un monastero che passò in varie epoche a proprietari diversi: prima ci fu l’ordine di San Cristoforo, poi quello di san Servolo e infine i Benedettini.

Questi ultimi, in particolare, erano dediti allo studio farmacologico e si interessavano alle piante officinali. Inoltre, si prodigavano a dare istruzione ai poveri, prendersi cura di loro e sostenerli.

La Repubblica Veneziana li premiò donando loro altre isole affinché si occupassero delle persone più bisognose. Fu anche grazie al loro contributo se la Serenissima prosperò in modo così edificante.

Dal XII al XVII secolo l’isola passò di proprietà alle monache benedettine. Alle quali si aggiunsero le monache domenicane e agostiniane in fuga da Creta, che a quel tempo apparteneva a Venezia, a causa dell’assalto dei turchi.

Infine nel 1715, dato che il numero delle occupanti era cresciuto in maniera smisurata, furono trasferite nei vari edifici in centro a Venezia.

 

isola di san servolo in lontananza dalla barca

Li vedi i due campanili?

 

L’isola rimase quindi disabitata.

L’idea della Repubblica era quella di adibirla a ospedale psichiatrico, ma il proseguire della guerra la rese di fatto sede di un ospedale militare. Solo nel 1725 fu possibile affiancare un ospedale psichiatrico, unico del genere al mondo.

L’idea fu rivoluzionaria. Il malato era sempre stato visto come una disgrazia, una sfortuna da nascondere. Il più delle volte venivano abbandonati da soli nelle strade, alla mercé di aguzzini che facevano di loro ciò che volevano.

La Repubblica ha sempre avuto un occhio di riguardo per i meno fortunati e per le categorie più deboli. Per questo si prodigava a trovare loro una soluzione. Fu in questo contesto che decise di aprire l’ospedale psichiatrico e di affidare i lavori di restauro a due grandi architetti dell’epoca.

Nel 1797 i francesi di Napoleone invasero la Repubblica e ne dichiararono la fine ma l’isola rimase pressoché inalterata. Con l’avvento degli austriaci invece si insediò un nuovo ordine: i Fate Bene Fratelli.

 

L’ordine nacque attorno il ‘500 da Giovanni di Dio, un portoghese che dopo essere stato ricoverato in manicomio ebbe un’illuminazione e capì che il suo destino era quello di aiutare gli altri. Per questo girava per le strade di Granada urlando “fate bene ai vostri fratelli”. Da lì, il nome dell’ordine. 

 


 

Si occupavano di piante officinali e in particolare curavano le malattie veneree. La maggior parte dei malati, infatti, avevano più necessità di curare un deficit piuttosto che una vera e propria malattia mentale.

Ma la scoperta sensazionale fu quella di vedere miglioramenti solo affidando ai malati dei compiti da svolgere piuttosto che curarli con i metodi tradizionali.

Questo tipo di approccio fu di ispirazione anche a Franco Bisaglia, che di fatto decise nel 1978 di chiudere i manicomi per aprire, appunto, centri di recupero.

Oggi l’ospedale non esiste più ma è rimasta la struttura con i due campanili, cinque ettari di isola e di verde pubblico, atelier creativi e sedi staccate dell’Università.

 

Ancora oggi esiste il detto a Venezia “ma vientu fora da i do campanii?” (vieni dall’isola dei due campanili?) per dire a qualcuno che è un po’ matto.

 

All’interno c’è anche il museo della Follia, patrocinato dalla Fondazione San Servolo, con due visite guidate al giorno solo su prenotazione. Con l’ingresso si può visitare anche l’antica farmacia e la biblioteca.

Il giardino e alcune parti dell’edificio possono essere affittate per feste o eventi privati. Si può raggiungere l’isola con il traghetto della linea 20 da piazzale san Marco.

 

 

griglia sulla finestra a san servolo

 

Isola di San Clemente

 

Si trova in un punto strategico nel quale sfociava una delle diramazioni del fiume Brenta. I nobili che transitavano in quel punto per raggiungere Venezia si fermavano sull’isola facendola diventare un centro di accoglienza.

Verso la seconda metà dell’anno 1100 fu fondato un ospitale, una zona di riposo per chi partiva o andava in Terra Santa. Era gestita dagli agostiniani mentre più tardi subentrarono i Frati della Carità, ordine famoso a Venezia che abitavano nell’edificio che oggi fa parte delle Galleria dell’Accademia.

Accoglievano indifferentemente sia pellegrini che nobili veneziani alla ricerca di un angolo di spiritualità. Era anche conservato nell’isola la reliquia di Sant’Agnano, primo grande discepolo di San Marco, poi trasferita in città.

Nel 1613 passa ai Camaldolesi mentre, successivamente, diventa una sede staccata dell’ospedale psichiatrico di San Servolo. Qui venivano ricoverate le donne mentre a San Servolo gli uomini. Entrambe le isole veneziane erano riconosciute come ospedali psichiatrici.

Oggi è un struttura ricettiva svizzera che lavora per una compagnia Turca. L’hotel a 5 stelle superior si chiama Kempisky e si può raggiungere solo da ospiti oppure se si affitta una parte della chiesa o del giardino.

Non esistono mezzi pubblici che la raggiungono. L’isola si estende in un viale di gelsi con dei belvederi, una piscina, un campo da golf di 9 buche, stagni e ninfee e un centro benessere. Dovrai soggiornare nella struttura per poter entrare e quindi farti portare da un taxi.

 

veduta sull'isola di san clemente

 

Sacca della Sessola

 

La sacca è un’isola artificiale che veniva costruita utilizzando i detriti portati dai fiumi Brenta o Piave. In questo caso furono usati i materiali degli scavi della stazione marittima di Dorsoduro.

La Sessola è il nome in dialetto del mestolo che si usa per raccogliere la farina o altri ingredienti. La sua forma, inoltre, richiama vagamente l’arnese citato.

Si tratta di una delle isole veneziane artificiali più recenti e ricopre una circonferenza di 30 ettari. Metà è costituita da edifici e l’altra metà dal giardino. Scelsero proprio questa posizione per una valida confluenza dei venti che rende l’aria particolarmente salubre.

La sua esistenza iniziò come deposito carburanti ma ben presto si convertì a ospedale, prima militare nel 1914 e poi come sanatorio negli anni ’30.

Con il tempo diventò un’eccellenza internazionale proprio grazie all’aria e alla presenza di certi alberi che ne miglioravano ulteriormente il valore benefico.

Furono introdotti l’acquedotto, 7 orti con piante di ogni tipo, un cinema, la villa del direttore della struttura e le case degli infermieri. Venne edificata anche una chiesa in stile neogotico.

Oggi appartiene alla compagnia Marriott che l’ha trasformata in un hotel a cinque stelle. Non si chiama più sacca sessola ma “Isola delle Rose”.

 

una delle isole veneziane: la sacca sessola

 

Se vuoi conoscere altre isole veneziane ti consiglio di leggere anche questi articoli:

 

 

 


*** VIAGGIO NEI SENSI ***

 

Praticamente impossibile lasciarsi andare alla flånerie e anche scoprire il vero Genius Loci nelle isole veneziane perché modificato in modo irreparabile nel corso dei secoli.

Rimane però il sentore di un passato. Quante persone avranno solcato queste isole? Impossibile dirlo ma sicuramente ognuno di loro avrà lasciato la sua impronta.

Ed è per questo che ogni cosa ti apparirà viva, tangibile, quasi si muovesse da sola. Sentirai la salsedine e le voci in lontananza perché queste isole fanno anche da cassa di risonanza per le altre più vicine.

Penserai ai grandi fiumi veneti e alla strada che hanno fatto per portare i loro detriti e magari lasciare germogliare qualche fiore o qualche pianta, nati da un seme che ha deciso di allontanarsi e vivere distante dalla terra ferma, come se volesse allontanarsi da noi uomini, da sempre amici e nemici della natura. Un pomodoro rosso, di consistenza forte, che non sa di essere di Belluno, ma che ha preso il sapore salato del mare. 

 

Musica consigliata: Rondò Veneziano

Lettura consigliata: Morte a Venezia di Thomas Mann

Il Lido di Venezia e Pellestrina sono due isole dal fascino particolare: la prima famosissima mentre l’altra quasi sconosciuta. Il Lido è frequentato dalle celebrità e dalle star del cinema di tutto il mondo, Pellestrina invece, appare selvaggia e solitaria, a metà strada fra Venezia e Chioggia.

Lido di Venezia 

 

Chi non conosce il Lido e la sua famosa Mostra del Cinema di Venezia? Forse non lo sai, come lo ignoravo io, in verità, ma la Mostra del Cinema non si tiene a Venezia ma nell’isola del Lido. È qui che una volta all’anno, durante la prima settimana di settembre, si incontrano le star più famose di Hollywood.

Il periodo della Mostra del Cinema è quello che va da fine agosto alla prima settimana di settembre e ogni anno porta con sé molto turismo, soprattutto legato al mondo cinematografico.

 

via cittadina del lido

Lido di Venezia

 

Nel frattempo, però, è frequentato anche da turisti che vogliono fuggire dalla caotica Venezia. Raggiungerlo è molto semplice: se arrivi dalla stazione ti basterà prendere il traghetto numero 5.1 e la fermata è quella appena fuori dalla stazione dei treni, spostata sulla destra.

Per intenderci non dove c’è la biglietteria ma quella in direzione Ponte di Calatrava. Al ritorno invece ti basterà prendere il primo traghetto che va in direzione Ferrovia o Piazzale Roma.

Si arriva dunque alla fermata Lido del porto San Nicolò. Da qui puoi decidere di fare una passeggiata lungo il viale Santa Maria Elisabetta.

 

Se possiedi la carta Venezia ricordati che puoi usarla anche per spostarti con gli autobus

 

Vedrai alberghi lussuosi, palazzi in stile liberty, negozi e locali più o meno costosi. Non è vero che il Lido è inaccessibile… Si possono trovare anche dei ristoranti dove mangiare a prezzi ragionevoli, basta fare attenzione ai menu esposti all’esterno.

Il motivo per cui molte persone si spingono fino a qui è per rilassarsi sulla spiaggia. Anche per questo hai un’ampia scelta. Puoi scegliere sia spiagge attrezzate che libere.

 

spiaggia libera del lido

 

Continuando in direzione Pellestrina ti ritroverai in prossimità della zona di Malamocco. Stiamo parlando di un quartiere che fa parte del Lido, ma siccome in passato ha avuto un ruolo piuttosto importante ed è rinchiuso da un canale, gli abitanti si sentono come se fossero una città a parte.

Anticamente a Malamocco esisteva un porto ed era un’importante via di passaggio commerciale. Non si sa esattamente se fosse direzionato verso il mare o verso la laguna, ma si dice che la città non sia l’originale antica.

Secondo la leggenda, infatti, la vecchia città di Malamocco che si chiamava Madamaucum fu distrutta da un maremoto nel 1110. La stessa venne ricostruita ma non si sa quale fosse stata la collocazione esatta prima della tragedia.

Dalle chiacchiere di alcuni pescatori si trovava nella laguna, perché le loro reti spesso si impigliavano nel campanile, secondo altri nell’Adriatico, altri ancora sostengono che sia stata ricostruita sopra a quella antica. Un mistero che non è stato ancora risolto.

In ogni caso, quando arriverai qui, ci saranno tre cose da visitare:

  • il Palazzo del Podestà del XV secolo costruito in stile gotico;
  • la chiesa di Santa Maria Assunta, originaria del secolo XII;
  • il forte

 

Proseguendo la passeggiata verso il mare Adriatico potrai prendere il sole o fare il bagno nei famosi “Murazzi”, un’opera voluta dalla Repubblica di Venezia. Nello specifico si tratta di una costruzione a difesa della laguna fatta in pietra d’Istria per contrastare l’inevitabile erosione del mare.

 

 

Verso Pellestrina

 

Se vuoi raggiungere Pellestrina, ti basterà prendere l’autobus numero 11 che si ferma lungo il viale Santa Maria Elisabetta o all’uscita del porto San Nicolò, di fronte al tabacchino.

I biglietti si acquistano nelle biglietterie dei traghetti oppure puoi usufruire della Carta Venezia. Il percorso si estende lungo i 12 chilometri dell’isola fino a raggiungere il Porto di Malamocco attraversando le località di Malamocco e Alberoni.

Sarai obbligato a salire con l’autobus sul pontile mobile che ti traghetterà, in un viaggio di 5 minuti, all’isola di Pellestrina. Una volta raggiunto nuovamente la terraferma ti consiglio di scendere alla quarta fermata, ritrovandoti così nel “centro” dell’isola.

“Centro” è una parola grossa! Perché in realtà ciò che vedrai sarà una chiesa, alcuni locali e case private. Ti consiglio però di affittare una bici e girare tutta l’isola.

Non aspettarti una biciclettata impegnativa: Pellestrina si estende per 11 chilometri, con una larghezza che parte da un minimo di 23 metri a un massimo di 1,2 chilometri.

 

centro abitato a pellestrina

 

Una striscia di terra che divide la laguna dal mare Adriatico. Anche qui le spiagge sono libere e dalla parte opposta del Porto di Malamocco si trova Chioggia, la sorella meno famosa di Venezia.

Al ritorno prendi l’autobus numero 11 che passa ogni ora intorno alle “quaranta”, 11.40, 12.40, 13.40, eccetera, segnato negli orari con la dicitura “D” perché sarà quello che ti porterà fino all’imbocco dei traghetti per Venezia.

 

spiaggia sabbiosa di pellestrina


*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Finalmente un luogo in cui sarà un piacere fare della flânerie. Non solo potrai ammirare il mare e la laguna in tutto il lsuo splendore, ma potrai anche scoprire diversi stili architettonici. Quello predominante è il liberty nella zona più turistica, ma addentrandoti nei vari quartieri scoprirai edifici e case dallo stile più veneziano e popolare. 

Il Genius Loci qui si rifà all’antico veneziano commerciante con un grande senso per gli affari. Legatissimo alla propria isola e ai valori ad essa collegata. Dotato di una grande ironia ma un po’ schivo, tanto da sembrare a volte scontroso. Quello del Lido e quello di Pellestrina si assomigliano ma non si sopportano. La rivalità fra isole non è mai cancellata e neanche quella fra Pellestrina e Malomocco.

In entrambe spiccano i colori in tinta pastello che contrastano con l’azzurro del mare e della laguna. L’aria ha un sentore benefico tanto che al Lido, fino a pochi anni fa, c’era un sanatorio. Quindi respira a pieni polmoni e ti porterai a casa un carico di energia!

Anche il cibo sembra più appetitoso e se vuoi spendere un po’ meno e mangiare in modo più casereccio ti consiglio di spostarti a Malamocco. Ma non dire che poi andrai a Pellestrina, perché per loro gli abitanti di Pellestrina sono dei pirati!

Se ti sposti invece lungo i Murazzi sentirai il rumore delle onde infrangersi contro le dure pietre d’Istria, mentre dei gabbiani in lontananza ti avviseranno della loro presenza. E se ti porti del cibo fa attenzione alle vespe! Lì sono piuttosto voraci e vorranno assaggiare anche loro il tuo pasto.

Musica consigliata: La musica di Sir Oliver Skardy

Lettura consigliata: Memorie scritte da lui medesimo di Giacomo Casanova

L’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna nord di Venezia è un salto nel passato e nella storia della Repubblica di Venezia. In particolare ci insegna com’era gestita la sanità e l’importanza che si dava alla sicurezza pubblica.

  La Vigna Murada

 

Il primo nome conosciuto dell’isola del Lazzaretto Nuovo fu Vigna Murada. La prima presenza umana, secondo i reperti archeologici, risalirebbe addirittura all’età del bronzo.

Mentre è un documento ufficiale datato 1015 che ne attesta definitivamente la presenza umana grazie alla sua posizione strategica: l’isola si trova infatti a soli 3,5 chilometri da Venezia, nell’ingresso della laguna e davanti all’isola di Sant’Erasmo.

E in che veste? Diciamo che fin dagli arbori ebbe un ruolo di protezione dell’entroterra e di controllo dei canali lagunari. D’altronde Venezia è sempre stata un bersaglio appetibile e la sicurezza non era mai troppa.

 

contenitore nel museo dell'isola del lazzaretto nuovo

 

Nel medioevo l’isola del Lazzaretto Nuovo appartenne ai monaci dell’ordine di San Giorgio Maggiore che edificarono una chiesa in onore di San Bartolomeo, il protettore dei pescatori. Rimasero lì per un lungo periodo e la fecero diventare un importante polo commerciale.

In quel periodo, infatti, c’era una fervente produzione di sale, un’importante risorsa economica che faceva capo all’isola di Torcello.

Tutto il territorio, essendo Venezia sul mare, era circondato da saline, che costituivano merce di scambio con il resto del mondo. Una produzione che rimpolpava abbondantemente le casse della Repubblica visto che il sale era un bene che serviva un po’ a tutti.

 

A Venezia, quando c’è la luna, par di passeggiare in una acquaforte. (Carlo Dossi)

L’isola del Lazzaretto Nuovo

 

Nel 1468, con un decreto del Senato della Serenissima, l’isola divenne lazzaretto cambiando completamente il suo orientamento. Il nome fu scelto per differenziare quest’isola dal Lazzaretto Vecchio che già esisteva e si trovava di fronte al Lido di Venezia.

Lì, infatti, venivano portate le persone che avevano già contratto il morbo della peste, per le quali non c’era più niente da fare. Nell’isola del Lazzaretto Nuovo, invece, venivano ospitati coloro i quali presentavano alcune manifestazioni, senza esserne seriamente infettati e solo a titolo di prevenzione.

A tal proposito, non erano controllate solo le persone, ma anche le merci passavano di qua e venivano messe in quarantena. In sostanza venivano purificate, con i mezzi dell’epoca, attraverso l’uso di erbe aromatiche, come il rosmarino e il ginepro.

 

La parola quarantena fu coniata proprio dai veneziani e indicava quel periodo di quaranta giorni in cui, uomini e merci, dovevano rimanere rinchiusi all’interno del Lazzaretto. Questo accadeva se provenivano da paesi infetti perché avrebbero potuto portare malattie all’interno della Repubblica. Il numero 40 evocava la simbologia cristiana. 

 

La peste

 

Purtroppo, durante il periodo della Serenissima, ci furono due terribili contagi di peste: il primo avvenne nel 1576 e il secondo nel 1630.

In queste due occasioni anche l’isola del Lazzaretto Nuovo fu usato come ospedale per gli appestati, come documentato dagli scavi archeologici, in quanto il numero dei malati era superiore a quello che poteva essere contenuto in una sola isola.

Data l’enorme quantità di merci e di persone che arrivarono nell’isola furono costruiti diversi edifici. La struttura principale, conservata ancora oggi, era il Tezon Grande che raggiungeva la lunghezza totale di 100 metri.

Era un edificio che conteneva un centinaio di stanze e da lontano sembrava quasi un castello, perché ogni camera era dotata del tipico camino veneziano.

 

viale alberato verso il tezon grande

L’opera diventò il più grande edificio pubblico di Venezia subito dopo le Corderie dell’Arsenale.

Ma in quel periodo non si conoscevano ancora le cause che scatenavano la peste e le cure non erano adeguate. Solo più tardi si sarebbe scoperto che la responsabile era una pulce che infestava i ratti africani portando il morbo.

La peste si manifestava in due modi diversi.: c’era quella bubbonica che provocava bubboni sotto le ascelle, in prossimità dei vasi linfatici e la peste nera che portava dolori insopportabili fino allo stadio finale di setticemia.

La mortalità era pari al 40% nella prima e il 90% per la seconda.

L’antibiotico non era ancora stato inventato, né tanto meno la penicillina. L’unico antidoto usato dai veneziani era la teriaca, un composto di 31 erbe e allucinogeni messo a disposizione a tutta la cittadinanza.

Le persone più abbienti, inoltre, potevano fare i salassi, una pratica medica accreditata che si pensava potesse curare ogni tipo di malessere. Nonostante le difficoltà Venezia fu una delle prime città che riuscì a debellare in modo significativo il morbo.

 

il tezon grande edificio antico

 

Quale fu la sua fortuna?

  • tutti potevano accedere ai servizi sanitari, anche i poveri;
  • l’isola del Lazzaretto Nuovo si trovava a una certa distanza dal centro cittadino;
  • la merce in arrivo era sottoposta al periodo di quarantena.

 

La Repubblica di Venezia ricercava il benessere dei propri cittadini ed era orientata al senso comunitario. All’interno del Lazzaretto Nuovo fu costruito il primo cimitero musulmano al mondo ricordato come il Campo Tripolino.

 

Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo (Tiziano Terzani)

 

L’esercito austriaco e francese

 

Una volta debellato il morbo il Lazzaretto perse parte del suo motivo di esistere. Durante il 1700 l’isola venne militarizzata dagli austriaci e nel corso dell’800 ne costruirono una cinta muraria.

Il Tezon Grande, prima aperto da archi per il circolo dell’aria, venne completamente chiuso per contenere la polvere da sparo. L’isola fu collegata alla Testa di Ponte di Sant’Erasmo e alla batteria della Torre Massimiliana che controllava l’ingresso del porto di Lido.

 

cartello lungo la ronda

L’isola del Lazzaretto Nuovo oggi

 

Dopo la guerra fu consegnata all’Esercito Italiano come caserma militare che la tenne fino al 1975. Successivamente iniziarono i lavori di restauro promossi dalla Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e dal Magistrato delle Acque.

Attualmente è in concessione all’associazione Ekos Club che si occupa di preservare il territorio anche attraverso attività scientifiche e culturali.

Il sito è accessibile i sabati e le domeniche dal 7 aprile al 28 ottobre, con due visite guidate: la mattina alle ore 9.45 e il pomeriggio alle ore 16.30.

Ciò comprende la visita al giardino interno con i suoi gelsi secolari, l’interno del Tezon Grande, che ospita un piccolo museo con suppellettili, anfore e resti umani ritrovati durante gli scavi archeologici e il camminamento di ronda.

Un percorso ad anello lungo un chilometro che costeggia tutta l’isola costituita dalla tipica vegetazione con piante di alloro, frassino, biancospino, pruni selvatici, eccetera.

Mentre la fauna locale presente è composta soprattutto da uccelli di varie specie come aironi, cormorani, gabbiani, garzette, falchi di palude e altri uccelli di passaggio.

Infine, si possono vedere due tipici “caselli da polvere” distribuiti in tutta la zona lagunare nella metà del ‘500 come contenitori di polvere da sparo.

La formazione era così composta: una base di pietre d’Istria, degli strati di mattoni e un tetto piramidale a contenimento di eventuali esplosioni.

Nella stagione estiva l’isola è presa d’assalto dai campi estivi dei bambini promossi dall’associazione Archeo club di Venezia con l’intento di far loro scoprire l’origine e la storia della Serenissima.

 

 

Come raggiungere l’isola del Lazzaretto Nuovo: 

Prendere la linea 52 ACTV da Piazzale Roma e scendere a Fondamenta Nove, da lì proseguire con il traghetto linea 13 in direzione Cavallino Tre Porti.

 

veduta della laguna

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

Se non si può fare la flânerie, riservata solo alla città di Venezia, si può invece conoscere facilmente la natura del Genius Loci dell’isola del Lazzaretto Nuovo.

Si tratta di voglia di rinascita e di superare qualsiasi avversità: in passato come ora. Alcuni reperti della Serenissima sono conservati nel museo e quando li vedrai ti assalirà lo strano desiderio di toccare la storia. Ovviamente non sarà possibile ma la sensazione di essere entrato in qualcosa di grande nel passato ti avvolgerà per tutto il giorno.

Quando uscirai inspirerai, invece, la sensazione di calma del luogo e sentirai, come un suono nitido, il senso di pace che ora aleggia. Non potrai banchettare in questo luogo ma in cambio se ci verrai in estate, lo faranno le zanzare, con il tuo stesso sangue… portati l’Autan!

Musica consigliata: solo il silenzio

Lettura consigliata: Storia di Venezia di Alvise Zorzi

Villa Valmarana a Mira è un esempio di villa veneta posizionata nella Riviera del Brenta: un antico collegamento fra Padova e la Serenissima.

La Riviera del Brenta

 

Durante il periodo florido della Repubblica di Venezia ogni città del Veneto lavorava al servizio della Serenissima. Legname, tabacco, frutta, verdura e altri prodotti erano trasportati lungo il fiume Brenta fino a raggiungere Venezia.

Lungo questa importante via di commercio i patrizi veneziani edificarono le loro residenze trasformando delle semplici zone rurali in sobborghi aristocratici.

Molte, dopo la costituzione del Regno d’Italia furono distrutte, mentre altre conservano intatte il loro fascino. La bellezza del paesaggio è data non solo dalle ville ma anche dal sistema di ponti girevoli e dalle conche di navigazione.

Opera di grande ingegno veneziano sono i sistemi di rallentamento della corrente piuttosto impetuosa del Brenta. Oltre a ciò si è lavorato per ovviare al problema del dislivello dell’acqua, più elevato a Padova rispetto a Venezia di circa 12 metri.

Per permettere una più facile navigazione si sono affidati al progetto ideato da Leonardo da Vinci. Le barche entrano in una specie di “stanza” dotata di due porte.

L’acqua viene fatta defluire per raggiungere un livello più basso. Una volta terminata l’operazione la porta viene aperta e si prosegue la navigazione.

Ciò avviene in direzione PadovaVenezia, al ritorno quando ci si trova tra le due porte, l’acqua viene fatta entrare per alzare il livello e riprendere il tragitto.

 

riviera del brenta e i suoi edifici

 

Burchiello

 

I veneziani, da bravi commercianti, hanno mantenuto viva l’arteria di collegamento non più per trasportare merci ma per portare a spasso i turisti!

Anzi faccio una precisazione: i patrizi raggiungevano Venezia con il Burchiello mentre le barche-merci erano chiamate burci.

 

Puoi navigare anche tu nella Riviera del Brenta cliccando su questo link

 

particolare della barchessa della villa

 

Villa Valmarana

 

La villa era l’antica residenza veneziana della famiglia Valmarana di Vicenza. Entrarono a far parte nel patriziato della Serenissima, i nobili veneziani, grazie alla loro attività di commercianti.

Inoltre, uno dei capostipiti, ricoprì il ruolo di Ministro del Commercio, portando la nobiltà europea all’interno della sua residenza a Mira, facendo conoscere al mondo la Riviera del Brenta.

Oggi della villa rimane solo la “barchessa”, ossia la parte dell’abitazione riservata ai contadini secondo l’architettura delle ville venete.

L’entrata presenta un grande porticato con un giardino all’italiana di fronte e un giardino all’inglese sul retro. L’interno è composto da tre saloni, la parte visitabile, con affreschi del Tiepolo e mobilia dell’epoca o più moderna.

L’edificio ha ritrovato il suo splendore grazie allo scultore Luciano Minguzzi che ha acquistato la residenza e ristrutturata interamente, riportando alla luce anche gli affreschi che erano stati intonacati e nascosti.

La villa è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 18 e l’ingresso costa 6 euro. È disponibile per matrimoni, feste private o eventi aziendali.

Pista ciclabile

 

Un altro modo per visitare la Riviera del Brenta è quello di seguire il percorso della pista ciclabile. In realtà la strada non è a servizio esclusivo delle biciclette in quanto transitano un numero considerevole di auto.

Nonostante ciò permette di fare il percorso seguendo le curve naturali del fiume, dando in questo modo la possibilità di scoprire le ville e i sontuosi giardini.

Nel caso scegliessi questa soluzione ti consiglio di acquistare la Villecard che ti permette di avere riduzioni sui biglietti d’ingresso alle ville, sul noleggio delle biciclette, sulle crociere lungo il Brenta, nei negozi e nei ristoranti associati aderenti all’iniziativa.

 



*** VIAGGIO DEI SENSI ***

 

Viaggiare con un burchiello significare ritornare al passato quando ci si muoveva lenti. Si può così scoprire il Genius Loci della Riviera del Brenta che è improntata sulla calma, sul silenzio e sulla riflessione. Ciò non significa ozio ma anzi tempo per generare nuove idee.

Sarà per te uno stupore vedere il lusso sfrenato della Serenissima, ammirare i dipinti e i suppellettili presenti a Villa Valmarana. Sentirai la brezza leggera del vento accarezzarti i capelli come se fosse un implicito invito a festa. 

Inoltre percepirai gli odori dei fiori e delle piante in giardino che tanto hanno udito e visto. Il legno duro della seduta del burchiello ti farà sentire un po’ scomodo ma con un buon bicchiere di Prosecco vedrai, ogni fastidio passerà! 

Musica consigliata: Lento di Daniel Santacruz

Lettura consigliata: Elogio della Lentezza di Lamberto Maffei