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“Sii il viaggiatore che vorresti vedere nel mondo” riprende la celebre frase di Gandhi “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

L’ispirazione per l’articolo mi è venuta questa mattina appena sveglia. Ho aperto Facebook e ho visto l’ennesimo articolo sul cambiamento climatico. In toni piuttosto allarmanti il giornalista annunciava che l’ambiente sta vivendo una situazione critica e che abbiamo le ore contate per agire.

Sono consapevole del tema scottante ma il registro con cui vengono scritti certi pezzi mi infastidisce. Ciò che stona è il parlarne come se l’argomento non ci riguardasse direttamente. Come se stessimo soccombendo senza poter fare nulla.

Ma nella storia abbiamo avuto dei personaggi che ci hanno dimostrato il contrario.

MAHATMA GANDHI

 

Gandhi concluse gli studi di avvocato in Sudafrica. Viveva lì assieme alla sua famiglia nonostante le sue origini indiane. Un giorno prese un treno e riservò un posto in prima classe. Grazie al suo lavoro aveva iniziato a guadagnare dei bei soldi e poteva permetterselo.

Se non che intervenne un inglese che gli intimò di uscire dal vagone perché apparteneva a un certo sociale che veniva considerato inferiore. Secondo quest’uomo non aveva nessun diritto di stare lì a occupare i posti riservati ai bianchi.

Fu un momento decisivo nella vita di Gandhi: poteva piegarsi in modo servile all’arroganza dell’uomo per non creare ulteriori problemi oppure poteva indignarsi.

Scelse la seconda opzione e aprì un nuovo capitolo della sua vita. Non solo questa decisione influì cambiando la sua personalità ma anche la storia.

Gandhi capì che se avesse lasciato perdere sarebbe stato complice. Se invece si fosse indignato e avesse preso questo fatto come un esempio, avrebbe compiuto una specie di rivoluzione.

Avrebbe trasformato la rabbia provata in qualcosa di costruttivo utile a cambiare il mondo.  Comprese che se un atteggiamento o un comportamento ci ferisce abbiamo il dovere di combatterlo.

Sii il viaggiatore... una margherita in spiaggia

SCALA DEI VALORI

 

Recentemente ho letto un libro che si riallaccia a questa storia. L’autore è Brian Tracy e sottolinea l’importanza di definire una nostra personale scala di valori.

L’idea è quella di stilare una classifica su quali siano i valori per te più importanti, quelli che se trasgrediti, ti fanno sentire a disagio o non in linea con il tuo essere.

Ovviamente non bisogna solo scrivere i valori in un pezzo di carta ma anche agire seguendo quei principi in ogni ambito della nostra vita.

Ed è ciò che ha fatto Gandhi.

Ha dimostrato con l’esempio dei suoi comportamenti e delle sue parole i fondamenti morali in cui credeva.

Ha dimostrato al mondo che la rivoluzione parte da noi e che se qualcosa non ci piace dobbiamo, ma soprattutto possiamo, agire nel nostro piccolo in modo da cambiarla. 

Cosa centra questo con i viaggi?

 

Il fatto è che leggo sempre più spesso persone che si ergono a giudici commentando le scelte degli altri. O peggio ancora chi discerne il turista dal viaggiatore.

Ti confesso che questi commenti mi creano un certo livore. Il punto non è chi, come o perché si viaggia ma se lo si fa consapevolmente oppure no.

Ognuno di noi dovrebbe fare una scelta ponderata e guidata da un motivo personale che esula dagli altri.

Dovremmo vivere il viaggio come una sorta di caccia al tesoro: visitando un luogo troviamo degli indizi che ci portano a un altro.

Così ci renderemmo conto che siamo tutti collegati e che non esistono né confini, né distanze a separarci.

Capiremmo che le differenze sono un valore aggiunto e non qualcosa da cambiare. Seguiremmo il nostro cammino lasciando che gli altri facciano altrettanto, magari sbagliando o contraddicendo i nostri principi.

Ma lasciando a ognuno il proprio spazio per crescere e migliorarsi. Essendo pienamente noi stessi potremmo cambiare veramente il mondo e le sorti di chi crede nelle stesse idee. Pertanto sii il viaggiatore che vuoi vedere nel mondo e chi ti sta attorno cambierà di riflesso assieme a te!

L’articolo “Sii il viaggiatore che vorresti vedere nel mondo” è stato ispirato da queste letture:

In prossimità del mio prossimo viaggio in Francia mi è venuto da riflettere sulle tre cose da non fare prima di un viaggio. Secondo le mie esperienze passate ho deciso di scrivere questa lista con la speranza di non fare fare agli altri i miei stessi errori. 


Anche se, è bene ammettere, certe volte le disavventure sanno dare quel pizzico di magia in più a un viaggio. Ma, magari, queste meraviglie lasciamole ai nostri occhi di fronte ai paesaggi ancora inesplorati, che è meglio! 


LE TRE COSE DA NON FARE PRIMA DI UN VIAGGIO

1. Partire se non ci sentiamo in salute

Durante il mio soggiorno a Marrakech ho provato a fare l’hamman ed è stata un’esperienza fantastica, se non per un piccolo particolare… Alla fine del trattamento sono stata rispedita al Riad senza avere la possibilità di asciugarmi i capelli.
 
Era fine novembre e faceva un freddo boia. Ho recuperato un phon, mi sono asciugata i capelli, ho mangiato un panino e sono andata a dormire.
 
Mi sono risvegliata qualche ora più tardi e sono corsa in bagno a vomitare. Ho continuato così per tutta la notte e ancora mi spaventa il ricordo.
 
In quel momento non sapevo cosa fare ma soprattutto a chi rivolgermi.
 
Fortunatamente sono di animo positivo e quindi in poco tempo mi sono ripresa ma se sei una persona facile allo spavento trovarti all’estero non aiuta.
 
Per questo ti consiglio di partire solo se sai che sarai in grado di affrontare un malessere anche nel caso dovesse peggiorare. Se capita durante il viaggio cancella tutte le escursioni e mettiti a riposo. Segui il tuo istinto e vedi ciò che ti suggerisce.

 
io allo specchio

Tutti dovremmo avere in casa uno specchio così!

 

 

2. Portare un portafoglio vuoto

Nonostante lo studio degli itinerari e i nostri calcoli, possono sopraggiungere delle spese non calcolate che possono minare il budget preventivato.
 
Vuoi che sia per una tassa applicata ai turisti, vuoi che desideriamo cambiare alloggio, qualsiasi cambiamento arrivi, dobbiamo esserne preparati.
 
Durante il mio viaggio in Guatemala prenotai la visita al complesso Maya di Tikal tramite agenzia. Portai con me l’equivalente di 5€ giusto per acquistare una bottiglia d’acqua se avessi avuto sete.
 
Quando arrivai al sito l’autista ci informò che dovevamo pagare la tassa di entrata… Panico! Superava abbondantemente le 10€. Dovetti fare una colletta con gli altri partecipanti.
 
Solo una ragazza si offrì di prestarmi i soldi, la ringraziai in tutti i modi ma giuro che sprofondai di vergogna!

 

Se vuoi organizzare anche tu un viaggio in Guatemala senza intoppi ho scritto una guida e la trovi su:
 

 

3. Non testare i compagni di viaggio

Purtroppo non tutti sono adatti a viaggiare con noi e queste diversità usciranno proprio in quei momenti. Io mi sono pure mollata con il mio ragazzo durante il viaggio! E ho perso altre amicizie.
 
È difficile trovare qualcuno che intenda la vacanza come noi, per cui, se lo trovi, non lasciartelo sfuggire! Oppure mettete in preventivo prima i luoghi che si vogliono visitare, le tempistiche necessarie e le proprie abitudini.
 
In ogni caso cerca di fare buon viso a cattivo gioco e non permettere mai a nessuno di rovinarti la vacanza!
 
E se ti trovi con un gruppo?
 
Le regole non cambiano dovrai saperti adattare alle esigenze di tutti e non mettere le tue necessità al primo posto altrimenti l’unica scelta auspicabile è viaggiare in solitaria.

Ovviamente ne potrei scrivere molte altre ma secondo me queste sono le tre regole d’oro che determinano la riuscita di un viaggio. E tu quali consigli suggerisci?

Nellie Bly la giornalista americana che sfidò Phileas Fogg…

Di chi sto parlando?

Preparati a scoprire una bellissima storia.

 

Ti presento Nellie Bly

 

Nellie Bly era una ragazza americana dal carattere forte e determinato. Fin da piccola si era sempre posta l’obiettivo di vivere senza l’aiuto di un uomo. Sognava di mantenersi da sola e di non dover dipendere da nessuno.

 

Sullo sfondo c’è sempre un uomo che ha deciso del destino di una donna. Vorrebbe essere libera. Dimostrare a tutti che una donna con le sue sole forze può farcela. (Dove nasce il vento: Nellie Bly, a free american girl – Nicola Attadio)

 

Riuscì a realizzare i suoi sogni diventando la prima donna reporter lavorando per John Cockerill il direttore del “New York World” di Joseph Pulitzer. Il suo primo incarico fu quello di fare un’inchiesta, sotto copertura, a Blackwell Island, il manicomio femminile di New York.

Rimase una settimana, fingendo di essere una donna ricoverata e raccogliendo più informazioni possibili. Quando uscì l’articolo, l’opinione pubblica rimase sconvolta dalle condizioni nelle quali vivevano le donne internate e Nellie salì sull’olimpo dei giornalisti.

 

Diventò Nellie Bly la giornalista americana che sapeva scrivere al pari degli uomini. 

 

La sua seconda rocambolesca avventura da reporter fu quella di sfidare Phileas Fogg, l’indimenticabile personaggio ideato da Jules Verne nel suo capolavoro “Il giro del mondo in 80 giorni“.

Una rivale della rivista Cosmopolitan fece il giro contrario per arrivare prima ma gli occhi rimasero puntati sempre su di lei.

 

Ti presento Phileas Fogg

 

Phileas Fogg è un personaggio di fantasia partorito dalla mente creativa di Jules Verne. Assieme al suo maggiordomo Passepartout, il lord inglese partì per un’avventura al limite dell’incredibile: fare il giro del mondo in 80 giorni.

Dopo varie peripezie e nuove amicizie, l’uomo ritornò vincitore a Londra dimostrando al mondo vittoriano la sua capacità e destrezza nell’aggirare i numerosi ostacoli.

 

L’autonomia e la dignità hanno un costo che vale la pena pagare. (Dove nasce il vento: Nellie Bly, a free american girl – Nicola Attadio)

 

Lo stesso Jules Verne volle incontrare Nellie Bly durante il suo passaggio a Parigi per complimentarsi con la sua audacia. “Sfidare un personaggio letterario” com’è scritto nel libro di Nicola Attadio dedicato a Nellie Bly ” significa sfidare innanzitutto un’idea. Significa dimostrare che una donna senza un uomo può battere un record di un viaggiatore inesistente”.

 


Il viaggio di Nellie Bly contro Phileas Fogg

 

La prima tappa fu Londra. Da lì passò per Parigi per incontrare i coniugi Verne che la salutarono con un festoso “Good luck, Nelly Bly“. Poi scese a Brindisi ma l’Italia non la conquistò del tutto.

Salpò sul piroscafo Victoria in direzione dell’isola di Ceylon dove si scontrò con la personalità compita degli inglesi. Attraversò il canale di Suez e raggiunse Aden, nello Yemen. Rimase folgorata dalla bellezza delle donne yemenite così diverse ma fiere rispetto alle donne occidentali.

La meta successiva fu il continente asiatico ma il Nepaul,, l’imbarcazione che aveva prenotato, partì in ritardo.

 

Il viaggio fu compromesso?

 

Fortunatamente con 5 giorni di ritardo la nave fece tappa a Penang in Malesia, poi a Singapore e infine, il 23 dicembre a Hong Kong, arrivando addirittura con due giorni di anticipo rispetto ai piani.

Con l’Oceanic raggiunse Yokohama in Giappone, per l’ultima tappa del suo viaggio prima di approdare a San Francisco con un tempo di 13 giorni, 14 ore e 5 minuti.

Così Nellie in meno di 80 giorni, 72 per l’esattezza, aggiunse un’altra tacca alla sua carriera. Nessuna poté eguagliarla, il mondo era ai suoi piedi.

 

Ancora una volta regina indiscussa delle testate giornalistiche. Una folla festosa la accolse.

 

Nellie Bly la giornalista americana vivrà numerose altre avventure da reporter ma questa sarà quella per la quale verrà ricordata e osannata dal pubblico. Solo la forza di una donna poteva essere così audace da sfidare un personaggio letterario….

 


Letture su Nellie Bly per approfondire:


 

In questo articolo ti voglio lasciare la recensione del film Wanderlust che parla di una coppia esasperata in cerca di libertà e armonia.

Wanderlust è una parola che i viaggiatori conoscono molto bene  e significa desiderio di viaggiare che diventa quasi una necessità.

Il film Wanderlust, in realtà, non racconta questo desiderio impellente, ma è una commedia tipicamente americana che dimostra alcune vie di fuga.

 

Recensione film Wanderlust

 

Il film uscito nel 2012 ha come protagonisti la bellissima Jennifer Aniston, una creativa alla ricerca del lavoro della sua vita e Paul Rudd che interpreta il marito della Aniston, infelice impiegato in una grande azienda di New York. Proprio quando si decidono ad acquistare un appartamento, Paul perde il lavoro.

I due sono così costretti a trasferirsi ad Atlanta dal fratello di Paul, per lavorare nella sua azienda di noleggio bagni ecologici. Ma la coppia non è molto felice all’idea dato che il fratello non perde occasione di denigrare il povero Paul.

Durante il tragitto decidono di fermarsi una notte in un bed & breakfast che scuoterà le loro coscienze. La struttura infatti è gestita da una comune di spiriti liberi che li metterà, loro malgrado, a valutare le rispettive esistenze.

Ma prima devono recarsi dal fratello. Dopo pochi giorni di lavoro e di vessazione, Paul prende per mano Jennifer e la riporta al b&b.

Assieme decidono di provare a vivere questa strana esperienza per due settimane, al termine delle quali prenderanno la decisione se fermarsi o tornare a New York.

Una commedia a tratti esilarante che esaspera un po’ i rapporti che si vivono all’interno di una comune e descrive in modo divertente quanto sia difficile imparare a condividere i propri averi con degli sconosciuti.

Non voglio fare spoiler e raccontarti il finale per cui lascerò in sospeso il finale del film…


Zaful WW

Ma volevo solo raccontarti come può essere interpretato il film. Al centro del racconto c’è il viaggio che aiuta a vedere la prospettiva della vita in modo differente.

Conoscere e sapere che altre vie lavorative sono percorribili può aiutare le persone a trovare una strada che forse differenzia dalle altre. Non sempre infatti il percorso che abbiamo scelto è quello più giusto per noi.

Di conseguenza ogni tanto sarebbe bene fermarsi, prendere un respiro, e capire se stiamo andando nella direzione giusta. Non è detto che quello che va bene agli altri possa andare bene anche a noi. A volte la serenità si trova in mezzo ed è doveroso perseguirla.

Thoureau diceva che la maggior parte della gente vive in una “quieta disperazione” accontentandosi di vivere un’esistenza che non li rende felici.

Credo sia importante apportare dei piccoli cambiamenti per ritrovare la felicità se sentiamo di non essere soddisfatti di noi stessi. E uscire dagli schemi può essere di aiuto in questo senso.

Non fossilizziamoci quindi ma cerchiamo di esplorare come se, al di fuori, ci fossero sempre nuove terre da scoprire!


Leggi anche la recensione del film documentario Sei vie per Santiago, farà venire voglia anche a te di partire per il magico “camino”…

Lezioni americane di Italo Calvino sono una raccolta di conferenze scritte dallo stesso per Harvard. Cosa diventerebbero applicate ai viaggi?

Italo Calvino è stato uno degli scrittori più rappresentativi della cultura italiana nel mondo. Purtroppo morì improvvisamente ma gli scritti vennero pubblicati postumi da Garzanti.

Seguendo le linee guida mi sono divertita ad applicare i pensieri di Calvino rivolgendoli al mondo dei viaggi anziché alla letteratura, presentandoti le sue sei proposte per il millennio in corso.

 


LEGGEREZZA

 

“Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite”.

 

Le lezioni americane iniziano con la considerazione della leggerezza in un mondo che sta diventando sempre più occlusivo nelle vite delle persone.

Lo stress, il lavoro, il malessere psicofisico ci portano alla deriva di una società sempre più strumentalizzata e abbattuta.

Qui si inserisce l’importanza del viaggio per cambiare prospettiva, per attenuare le tensioni e ritornare in superficie. La spensieratezza di quando eravamo piccoli si insinua nuovamente nelle pieghe della nostra anima.

Come la letteratura necessita di non essere inutilmente grave così la nostra vita ha bisogno di alleggerire la mente e ripristinare i nostri valori predefiniti.

 


RAPIDITÀ

 

“Come il poeta in versi così per lo scrittore in prosa, la riuscita sta nella felicità dell’espressione verbale, che in qualche caso potrà realizzarsi per folgorazione improvvisa, ma che di regola vuol dire una paziente ricerca del mot juste, della frase in cui ogni parola è insostituibile, dell’accostamento di suoni e di concetti più efficace e denso di significato”.

 

Allo stesso modo noi dobbiamo cercare la meta che ci colpisce diretta al cuore. Quella che quando vediamo apparire in foto ci lascia senza fiato.

Ognuno di noi deve carpire le proprie preferenze e trasformarle in luoghi. Una freccia scoccata che arriva diretta alla destinazione senza intoppo alcuno.

Io, per esempio, so che i miei posti del cuore saranno sempre i Caraibi e anche se mi piaceranno altri luoghi che visiterò, i miei ricordi ritorneranno sempre lì. E tu dove sei diretto?


ESATTEZZA

 

“La precisione per gli antichi Egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Esattezza vuol dire per me tre cose:

  • un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
  • l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; 
  • un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.

Mi sembra che il linguaggio sia sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile.”

 

A proposito dell’approssimazione vorrei riferirmi alla superficialità con la quale molti viaggiatori si approcciano alle culture che visitano.

Ogni paese attraversato è un piccolo regno dove vigono usi e consuetudini differenti dai nostri e come tali vanno rispettati. Possono sembrare inutili, antiquati o assurdi ma restano il patrimonio genetico di una nazione.

 


zooplus.it


VISIBILITÀ

 

“Tutte le realtà e le fantasie prendono forma solo attraverso la scrittura, nella quale esteriorità e interiorità, mondo e io, esperienza e fantasia appaiono composte della stessa materia verbale; le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come granelli di sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto”.

 

Ho sempre pensato che viaggio e fantasia siano correlati. Da una parte l’azione, dall’altra il pensiero. Quando ci si organizza l’itinerario da soli e come se si viaggiasse due volte.

Prima il paese è un qualcosa di nebuloso e poco chiaro poi tutto quello che avevamo visto nelle foto e nelle immagini prende vita espandendo colori e profumi.

Il primo senso attivato è la vista, seguono in successione l’udito, l’olfatto e il gusto. L’esperienza si moltiplica e ci avvolge completamente.

 


MOLTEPLICITÀ

 

“La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere funzione”.

 

In una parola “sii audace”. Quando ti trovi in un paese straniero, dove nessuno ti conosce, puoi scegliere di essere chi vuoi. Puoi osare facendo qualcosa che a casa non avresti mai fatto perché ti sentiresti giudicato da chi ti è vicino.

Puoi espandere i tuoi confini e allargare i tuoi limiti. Nessuno te lo impedisce se non il tuo stesso io. Diventa protagonista della tua esistenza e raccogli dentro di te ricordi indelebili.

Esprimi la tua vera identità e ti sorprenderai vedere cosa sei capace a fare.


CONSISTENCY (SOLIDITÀ)

 

“L’inizio è il luogo letterario dell’eccellenza perché il mondo di fuori per definizione è continuo, non ha limiti visibili. Studiare le zone di confine dell’opera letteraria è osservare i modi in cui l’operazione letteraria comporta riflessioni che vanno al di là della letteratura ma che solo la letteratura può esprimere”.

 

L’ultima delle lezioni americane sostiene questo: l’inizio è la parte più difficile di un viaggio. Quando sono partita per il tour del Centro America di sei mesi ero terrorizzata. Continuavo a ripetermi che stavo commettendo una pazzia, che me ne sarei pentita. Credevo di soffrire di solitudine senza amici e famiglia.

Il traguardo più importante che ho raggiunto è stato proprio quello di rendermi conto che da sola basti. Tutto ciò di cui hai bisogno lo devi trovare in te.

Sei tu il punto fermo della tua vita, tutto il resto è mutevole e inaffidabile. Bisogna imparare a camminare da soli se si vuole trovare la forza dentro di noi.

E ti assicuro che una volta che avrai anche solo percepito questa fonte di pienezza non sarai più lo stesso. Le vicissitudini ti potranno piegare ma tu resterai sempre la luce che illuminerà la tua strada.

Quindi molla gli ormeggi e lasciati andare ai consigli delle lezioni americane di Calvino!

Le verdure dell’orto iniziano a prosperare e se non avete idea di come cucinare le melanzane qui troverete una ricetta sfiziosa: melanzane dell’imam.

La melanzana è l’ingrediente principe di questa ricetta cucinata secondo i dettami della cucina mediorientale. Vi presento pertanto “la melanzana dell’imam” un piatto gustoso e saporito che piacerà anche ai più piccoli!

 



INGREDIENTI: 

 

  • 4 MELANZANE PICCOLE
  • 3 CUCCHIAI DI OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA
  • 3 CIPOLLE PICCOLE
  • 2 SPICCHI D’AGLIO
  • 5 POMODORI
  • 2 CUCCHIAI DI PREZZEMOLO TRITATO
  • 1 CUCCHIAINO DI TIMO
  • 1 NOCE DI BURRO
  • SALE
  • PEPE

 

PREPARAZIONE

 

Lavare e scolare le melanzane. Con un coltello incidere lateralmente e togliere con un cucchiaio un quarto della polpa. Nel frattempo scaldare una padella con dell’olio e fare rosolare le melanzane su ogni lato per circa 3-4 minuti.

Una volta tolte dal fuoco aggiungere alla padella con l’olio la cipolla e l’aglio facendoli soffriggere. Aggiungere i pomodori tagliati a pezzettini, il prezzemolo, il timo e la polpa delle melanzane.

Aggiustare di sale e pepe e lasciare cuocere per circa un quarto d’ora. Quando la cottura sarà ultimata prendere le melanzane e inserire l’impasto fino a riempire completamente la cavità.

Imburrare una teglia e disporre sopra le melanzane. Aggiungere un po’ di burro, spruzzare con dell’acqua naturale e inserire in forno a 200° per 20 minuti.

Si possono servire le melanzane dell’imam calde o fredde come seconda portata in accompagnamento a formaggio, pesce o carne.

 

foto delle melanzane pronte

Una volta cotte le melanzane dell’imam assumo un aspetto molto invitante… ne convieni?

MELANZANE ALLA NONNA LORENZINA

 

Anche mia nonna, pur non essendo mai stata in Medio Oriente, mi preparava una ricetta simile. La differenza consisteva nel metodo di cottura delle melanzane che le faceva prima cucinare al vapore, o sbollentare per ammorbidirle un po’, e poi le friggeva.

L’impasto lo preparava aggiungendoci la polpa delle verdure,  prezzemolo, aglio, pane grattugiato, formaggio Grana o Parmigiano Reggiano (o Trentingrana) e alla fine aggiungeva sopra uno strato di passata di pomodoro.

Il sapore era squisito ed erano ottime da consumare anche da fredde, spesso infatti le preparava per le scampagnate in montagna o al lago.

Potresti accompagnarle anche con la ricetta di sgombro fritto ricetta del Giappone che ho presentato in un altro articolo. Se decidi di prepararle o conosci un’altra variante del piatto lasciami un commento qui sotto.

 


Altre ricette mediorientali:

E se dopo tutti questi sapori ti è venuta voglia di visitare la Giordania ti lascio questo articolo che ti sarà sicuramente di grande aiuto per l’organizzazione:

 


 

Il mio primo maggio è trascorso alla scoperta di cosa? Dell’isola delle Vignole, sant’Erasmo e della Certosa a Venezia. Ne hai mai sentito parlare? Non sono molto famose e fortunatamente poco visitate e abitate.

Rimangono pertanto un’oasi di pace nei dintorni dell’affollata Venezia, luogo ricreativo e di relax dei veneziani che scappano dalle orde di turisti nei weekend.

Conosciute già anticamente dai romani venivano frequentate come luogo di villeggiatura e diedero il via alla formazione della città di Venezia. Ognuna differisce dall’altra per qualche particolarità ed è quindi interessante conoscerla una ad una.

 

ISOLA DELLE VIGNOLE

 

L‘isola delle Vignole è raggiungibile con il vaporetto linea 13 da Fondamenta Nove che passa anche per Murano e Sant’Erasmo. Inoltre è un ottimo attracco per le houseboat che attraversano il Sile e qui trovano numerosi parcheggi a loro disposizione.

I punti turistici principali sono la chiesa e la “Trattoria alle Vignole, una di fronte all’altra dove, a dividerle, c’è un suggestivo ponte di legno che collega le due sponde.

La chiesa è passata agli onori di cronaca perché il parroco stanco di celebrare la messa senza partecipanti ha deciso di chiedere ai fedeli di prenotare la funzione qualora volessero partecipare. La chiesa è dedicata a sant’Eurosia, patrona dei raccolti e protettrice dalla tempesta, dalla siccità e dalle inondazioni.

 

La storia di Eurosia narra della giovane in viaggio nei Pirenei e dell’incontro con i Mori, in particolare con il condottiero Muza, che la desidera in sposa.

Al suo rifiuto prima le taglia le mani, poi i piedi e infine la decapita. La testa rotola giù dai monti portando tempesta e fulmini punendo così i colpevoli del loro delitto.

La verità, però, è differente…  La povera Eurosia fu decapitata dai mori e sotterrata. Al ritrovamento del cadavere il corpo e la testa vennero conservati in due chiese diverse mentre si suppone che le mani e i piedi siano stati tagliati successivamente e conservati da altre parti.

 

La trattoria alle vignole si trova sulla sponda opposta alla chiesa e con una gradevole passeggiata tra gli orti  si può assaggiare il prodotto DOP lagunare “la castraura” ossia i carciofi violetti. 

È un ottimo posto dove mangiare la tipica cucina veneziana lontani dal frastuono, dal traffico e dal cemento della città, vivendo un momento di relax immersi nella natura.

 

veduta sull'isola delle vignole

 

ISOLA DI SANT’ERASMO

 

L’isola di sant’Erasmo è la seconda isola più grande estesa dopo Venezia con vocazione tipicamente contadina. Le strade strette non sono state progettate per le macchine per cui circolano principalmente api 50, biciclette e motorini.

All’hotel “Il Lato Azzurro” si possono affittare biciclette sgangherate e fare un giro dell’isola ammirando gli orti e la spiaggia dove i veneziani si ritrovano nei fine settimana.

Tra gli orti voglio menzionare un progetto di due giovani ragazzi mestrini che seguono i dettami della coltivazione stagionale all’interno del loro spazioLa Maravegia.

La fattoria organica nata 4 anni fa si propone di coltivare la terra seguendo i ritmi naturali e non aggressivi nel massimo rispetto della natura e della conformazione del terreno alquanto particolare.

La torre massimiliana è l’elemento di spicco da visitare una volta approdati a sant’Erasmo. Si tratta di una fortezza ottocentesca voluta dall’arciduca austriaco nata dalle fondamenta di un precedente forte francese.

 

abitazione particolare a sant'erasmo

 

ISOLA DELLA CERTOSA

 

L’ultima isola si raggiunge con il vaporetto 4.1 o 4.2 da piazzale Roma o dalla stazione. Abitato anticamente dai frati certosini custodiva la chiesa di sant’Andrea Apostolo con quadri del Tintoretto, Tiziano e altri artisti.

In seguito all’arrivo di Napoleone fu utilizzata come deposito delle polveri. Oggi è sede del Polo Nautico Vento di Venezia: un centro che offre servizi integrati per la nautica da diporto, lo sport, l’educazione ambientale, il turismo sostenibile, manifestazioni sportive e culturali.

All’interno si trovano un parco, un hotel con annesso bar e ristorante. Durante la biennale un ampio capannone ospita delle esibizioni, così come il Casello da Polvere del ‘500.

 

Quale fra le citate isola delle Vignole, sant’Erasmo e della Certosa ti ispira di più? 

 

barchetta all'ingresso dell'isola della certosa

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

Le isole sono troppo piccole per permettersi di fare della flânerie ma in compenso ci si può concentrare a cercare il Genius Loci che risiede nel riflesso dell’anima veneziana per eccellenza. 

I tuoi sensi saranno rapiti dalle sensazioni di pace e di tranquillità che queste isole sanno emanare attraverso un gioco di prospettive, colori, sapori e odori assolutamente unici.

Chi vi approda per la prima volta rimane stupito nello scoprire degli angoli di paradiso così vicini dalla caotica città marinara, eppure esistono e ti consiglio ancora una volta di visitarli.

Musica consigliata: Sa Ta Na Ma mantra

Lettura consigliata: Il dono della Rabbia di Arun Gandhi


 

Oltre all’isola delle Vignole, Sant’Erasmo e la Certosa se vuoi conoscere altre isole veneziane ti consiglio di leggere anche questi articoli:

 

Il backpacker è il viaggiatore zaino in spalla simbolo della libertà e della spensieratezza, ma quali sono le dieci regole che lo identificano?

Sceglie di spostarsi prevalentemente a piedi o con i mezzi pubblici. È libero dalle costrizioni sociali o pregiudizi radicati.

 

Secondo Wikipedia:

“Il backpacker in genere si sposta per periodi medio-lunghi con un budget limitato, spendendo poco soprattutto per vitto, trasporti e alloggi, cercando di far durare i soldi il più a lungo possibile.

Viaggia quindi preferibilmente con mezzi pubblici e voli aerei economici e dorme spesso in ostelli. Un’altra sua caratteristica è l’indipendenza nell’organizzarsi autonomamente, non affidandosi per esempio ad agenzie che offrono pacchetti di viaggi, guide turistiche e viaggi di gruppo.

Per aiutarsi, il backpacker si procura spesso guide di viaggio, libri che descrivono varie tipologie di alloggi, trasporti e ristoranti, dai più economici ai più costosi”.

 

Le dieci regole che  contraddistinguono un vero backpacker sono:

 

  1. Zaino e spalle forti. Sceglie accuratamente il tipo di zaino valutando la pesantezza e la robustezza. Sarà come un tempio è dovrà contenere tutto ciò di cui necessita. Una piccola casa viaggiante. Dopo aver macinato chilometri a piedi avrà spalle da far concorrenza ad Arnold Schwarznegger mentre gli addominali rimarranno gli stessi.

  2. Spirito di adattamento. Sa adattarsi a qualsiasi condizione climatica e le stelle lo guideranno. In alternativa opterà per ostelli rumorosi pieni di scarpe puzzolenti ma sguardi fieri di chi sa come godersi la vita.

  3. Curiosità verso nuove culture. Se ci sarà la possibilità di cimentarsi in nuovi progetti non rinuncerà a farli. Un modo per stare a contatto con la popolazione locale dalla quale cercherà di assorbire nuove prospettive e nuovi orizzonti di vita.

  4. Il mondo è senza confini. Per il backpacker non esistono confini ma solo stazioni dove apporre nuovi timbri e arricchire il passaporto. Il mondo è la sua casa, la sua famiglia e il suo luogo ricreativo.

  5. Compagnia. Durante il viaggio conoscerà persone provenienti da diverse parti del mondo e con ognuno troverà un idioma con cui parlare. Imparerà a distinguere i diversi tipi di viaggiatori e sarà sempre accompagnato da persone che, come lui, hanno deciso di inseguire la libertà. A volte non disdegna rimanere solo, perché in compagnia il tempo vola ma da soli il tempo rallenta e permette di entrare in connessione con sé stessi.

     

entrata al cenote della riviera maya

 

Cos’altro ancora?

 

  1. Incanto. Sarà sempre un bambino al quale non mancherà mai curiosità ed entusiasmo. Saprà rinnovarsi e il luccichio d’incanto non si spegnerà nei suoi occhi perché nuove mete sono sempre pronte ad essere scoperte. Gli occhi brilleranno e l’anima volerà.

  2. Studente fuoricorso. Un backpacker è uno studioso di cultura, natura, antropologia, fotografia, eccetera. Seguirà corsi che le scuole non potranno insegnare perché la maestra sarà la vita.

  3. Poliglotta ed ecologista. Conosce tantissime lingue anche quelle che non esistono talmente si ingegna a comunicare. Essendo la quintessenza dei figli dei fiori non può che avere un occhio di riguardo nei confronti della nostra meravigliosa Madre Terra.

  4. I parchi sono luoghi di incontri. Nel parco i backpacker scambiano informazioni, anche senza la connessione wi-fi, consumano pranzi o cene da far invidia a Canavacciulo (per lo meno per la quantità) e riposano. Tutto questo seguendo il vociare ininterrotto dei venditori o semplici passanti che sostituiranno la staticità di una televisione vista in camera.

  5. Slow is good. Non esistono orari, impegni, pensieri prepotenti che conducono allo stress. Il backpacker ha imparato a godersi il viaggio in ogni sua sfaccettatura perché il momento migliore è adesso e lo sa. I problemi sono ciò che costruiamo nella nostra mente per cui non resta che vivere intensamente l’attimo e ringraziare di essere parte di questo meraviglioso mondo. Ora che conosci tutte le regole non ti resta che valutare il tuo livello di appartenenza e scoprire se anche tu nascondi uno spirito da backpacker!

Recensione film Sei vie per Santiago: si tratta di un documentario dedicato ai migliaia di pellegrini che ogni anno compiono il cammino di Santiago.

 

SEI VIE PER SANTIAGO

 

Il film documentario Sei Vie per Santiago presenta alcuni dei possibili approcci grazie ai quali le persone decidono ogni anno di affrontare il cammino. Vincitore di numerosi Film Festival è diretto da Lydia B. Smith e distribuito da Cineama.

In origine la tratta da Saint Jean Pied de Port fino a Santiago de Compostela veniva percorsa dai pellegrini con l’intenzione di rafforzare la propria fede o espiare colpe e mancanze.

Attualmente si intraprende il viaggio per lasciare andare ciò che non appartiene. Prima si aggiungeva, oggi si toglie.

Ogni città è una tappa da raggiungere. Ogni tappa indica una nuova consapevolezza. Nell’approssimarsi al traguardo si ricompongono i pezzi di un puzzle, dove ogni pezzo trova il giusto collocamento all’interno dell’anima.

Lungo il cammino il viandante impara a capire quale elemento combacia e quale invece è da scartare.

 


 

I PROTAGONISTI

 

I protagonisti del film Sei Vie per Santiago sono:

  • Misa in ricerca della solitudine si ritroverà a condividere quasi tutto il percorso in compagnia di William imparando che talvolta la vita prende strade inaspettate e che ogni attimo va vissuto intensamente.

  • Waine da quattro anni ha perso la moglie e decide di accompagnare l’amico Jack in questa avventura. Lungo il cammino lascerà alle spalle un po’ di dolore e apprezzerà il valore del tempo.

  • Sam viaggia alla ricerca di un’identità. Ogni passo le indicherà il tragitto da seguire per ritrovare sé stessa.

  • Tatiana con il figlio e il fratello parte per motivi religiosi. Il fratello è ateo e spesso si ritrovano a litigare. Nel cammino capirà che le differenze sono un valore aggiunto e il rispetto ne è la base.

  • Tomas indeciso se fare windsurf o il cammino spenderà ogni goccia di forza per raggiungere il traguardo, mentre Allie dovrà abbandonare lo spirito di competizione per conoscere il meraviglioso, lento ritmo del suo passo.

 

Grazie alle difficoltà i pellegrini porteranno a casa una fonte di forza interiore dalla quale potranno attingere in qualsiasi momento, e scopriranno che camminare non è un semplice esercizio fisico ma una sorprendente via per ritornare a sé stessi.

Trailer del film

Ti è piaciuta la recensione del film Sei vie per Santiago? Scopri anche quella del film Wanderlust!

La cucina giapponese offre dei piatti succulenti come la ricetta che ci apprestiamo a fare: lo sgombro fritto condito.

Un piatto ottimo se accompagnato da un vino bianco leggero e non troppo gustoso; il gusto del vino, infatti, non deve in nessun modo andare a coprire il gusto forte del sgombro ma anzi fargli da esaltatore.

 

INGREDIENTI

 

  • 600 grammi di sgombro
  • 700 ml di olio di semi di mais
  • 50 grammi di farina di fecola
  • circa 50 grammi di farina di patate

Per la marinatura:

  • 2 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di Mirin (vino di riso glutinoso)
  • 1 cucchiaio di Sake

Per il condimento:

  • 125 ml di brodo nibandashi
  • 20 grammi di zenzero fresco
  • 3 cucchiaini di olio di sesamo
  • 1 cucchiaino di salsa di soia
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaio di Sake
  • 1 spicchio d’aglio

Per guarnire:

  • 1 cipollotto

 

PREPARAZIONE

 

In un recipiente unire gli ingredienti per la marinatura. Tagliare i filetti di sgombro a pezzetti di 3 o 4 centimetri. e immergerli nella marinatura per 20 minuti.

In un contenitore mescolare la farina con la fecola. In una padella scaldare l’olio, infarinare il pesce e friggerlo alla temperatura dell’olio di 165-170°, tenendo presente che il pesce marinato tende a bruciare e quindi a indurirsi prima.

Quando il fritto assume un aspetto croccante, toglierlo dalla padella e metterlo su carta assorbente. Svuotare la padella dell’olio della frittura, pulirne il fondo con carta da cucina e versare sopra l’olio di sesamo.

Sbucciare e tritare lo zenzero e l’aglio; a fiamma media soffriggerli e, prima che l’aglio indori, aggiungere il brodo nibandashi, la salsa di soia, lo zucchero e il sake.

Mescolare per amalgamare e quando lo zucchero è sciolto, aggiungere lo sgombro, mescolando ancora per due minuti, in modo che il condimento si addensi intorno alla crosta della frittura. Servire caldo guarnendo con del cipollotto tritato.

Come preparare il brodo nibandashi?

 

Ingredienti:

  • un litro di acqua
  • 10 cm di alga kombu
  • 10 grammi di katsuobushi (scaglie di pesce fresco)

 

Inserire gli ingredienti della ricetta del sgombro fritto nell’acqua portandola ad ebollizione con fiamma alta, poi abbassare a fiamma media e lasciare cuocere per circa 10 minuti e infine filtrare.

I vegetariani possono evitare l’uso di scaglie di pesce secco raddoppiando le dosi di alga e preferendo un sapore forte facendola sobbollire per circa 10 minuti.

 

Trova altre fantastiche ricette su “La cucina del monaco buddhista: 99 ricette zen per nutrire il corpo e l’anima

 


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Recensione del libro “La libertà viaggia in treno” di Francesco Pace: un insieme di ventitré racconti che accompagnano il lettore a viaggiare con la mente.

VIAGGIARE IN TRENO (CON LA FANTASIA)

 

Durante una mia incursione su Amazon Kindle mi sono imbattuta nel libro di Francesco Pace “La libertà viaggia in treno“. Sono stata subito attratta dalla copertina con l’immagine di un treno in corsa. Da appassionata di viaggi non ho potuto resistere.

Il libro è composto da 23 racconti di tragitti attraverso paesi europei, extraeuropei e italiani accompagnati dalla descrizione di pensieri e personaggi incontrati dall’autore. Sono percorsi brevi ma intensi capaci di ridestare sensazioni dimenticate che solo un viaggio in treno sa regalare.

 

“Non sempre è possibile individuare quel che spinge a lasciare la casa e a salire su un treno che va lungo il filo del mare, quel che invita il viaggiatore a uscire dalle chiuse pareti della domestica abitudine e ad affidarsi a quel che è sconosciuto.”

 

C’è qualcosa di introspettivo nel viaggiare in treno. Spesso mi è capitato di ascoltare brandelli di vita confidati in modo disarmante. Forse perché le parole se ne vanno seguendo il ritmo della corsa o forse perché è più semplice confidare le proprie pene a degli sconosciuti piuttosto che alle persone a noi più vicine.

 

immagine di un treno stilizzato

 

LA LIBERTÀ VIAGGIA IN TRENO

 

La libertà viaggia in treno permette di scoprire intrecci tra passato e presente, tra vissuto e non vissuto portando il lettore a spasso per il mondo e facendolo sentire partecipe del viaggio. Qui la fantasia gioca un ruolo fondamentale basta solo avere l’umiltà di lasciarsi trasportare.

 

Il treno consuma il tempo in modi che non si possono mai indovinare. Alle volte il tempo pare scomparire, quasi fermarsi, si può stare quasi a contare i secondi con lo sguardo. Altre volte invece è rapido, non si fa a tempo a chiudere gli occhi che è già passata un’ora, un giorno, una vita intera”.

 

La recensione non può che essere positiva. La lettura è stata scorrevole e piacevole. Per un breve periodo ho scorto, attraverso le pagine, uno spaccato di vita a me sconosciuta, proprio come se avessi viaggiato in treno.

 

QUALI SONO LE ALTRE LETTURE DI VIAGGIO CHE TI CONSIGLIO?

 

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