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Come trovare il tuo locus amoenus senza viaggiare e senza spostarti da casa? Ma soprattutto cos’è il locus amoenus e cosa significa? Immagina di ritrovarti all’interno delle pagine di un libro dove si sta svolgendo la trama di un racconto… 

Il personaggio si trova in difficoltà e non sa come proseguire, chiede aiuto agli spiriti della natura che gli indicano un posto in cui sostare per riordinare le idee e ritrovare di nuovo la calma.

 

La letteratura come luogo di rifugio

 

Trova spazio nella letteratura antica il concetto di “locus amoenus” un luogo prettamente personale in cui il personaggio o il figurante possa rivelare la sua vera identità selvatica e positiva, libero dalle maschere sociali a cui deve ogni giorno assoggettarsi. 

Una sorta di paradiso terrestre contornato da una fitta vegetazione dai colori vividi e brillanti. E ancora il canto melodioso degli uccelli, lo stormire delle fronde degli alberi e il sibilo di una brezza leggera che risale dal gorgogliare di un ruscello. 

Si contrappone al “locus horridus o terribilis”, un posto oscuro e negativo dove regnano il male, la nefandezza e i colori tetri degli incubi infestati dai peggiori mostri.

Un’oasi di pace e un luogo del terrore: uno yin e yang in perpetua oscillazione dove il personaggio del racconto può raggiungere o scivolare perdendo il controllo.

Con lo scorrere del tempo e seguendo le diverse correnti filosofiche il locus amoenus cambia significato divenendo un luogo di solitudine fondendosi con il suo antagonista.

Più tardi ancora, in epoche moderne, è diventato un concetto frammentato disperso in luoghi e ricordi diversi, senza che tra questi intercorra una relazione sensata e sentimentale. 

Una parte delle tante rappresentazioni sociali a cui attingiamo costantemente per confrontarci con le persone che quotidianamente incontriamo al solo fine di intessere una qualsiasi relazione superficiale.

Quello di cui voglio parlarti, però, è la forma più antica e secondo me più autentica, quella che si avvicina di più al significato originale e che credo sia salutare per ognuno di noi.

 

Cartello che indica il rifugio

 

Come trovare il tuo locus amoenus

 

Dopo questo preambolo, allora, come facciamo a trovare il nostro luogo incantato? Lo dobbiamo cercare fra i ricordi dei nostri viaggi, nei momenti in cui ci siamo fermati rapiti dai contorni e dai colori di un paesaggio.

In quei momenti in cui ci siamo sentiti piccoli di fronte alla potenza della natura e alla forza della sua sfuggente espressività, grati per vivere quell’istante magico. 

Quando siamo sobbalzati dalla sorpresa o abbiamo riso, di cuore, pervasi dalla gioia per un inconveniente improvviso, un cambio di programma repentino che ci ha regalato più soddisfazione che delusione. 

Se ancora non ti viene in mente nulla pensa a quella volta in cui ti sono venute le lacrime agli occhi al pensiero di ritornare a casa perché quei giorni trascorsi in vacanza ti hanno fatto sentire pieno di vita, espressione del tuo essere, entusiasta solo nel poter semplicemente respirare.

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Raccogli quei ricordi e disegna il tuo luogo ideale. Non importa se sia al mare, in montagna o in qualsiasi altra parte. Pensa solo a ciò che rappresenta il tuo ideale di felicità.

Esaspera i contrasti con il tuo normale vivere, definisci i dettagli e rendilo il più veritiero possibile. Inserisci i suoni che ti rilassano, le forme che ti addolciscono. I profumi che ti inebriano, i gusti che ti stuzzicano e le persone che rendono migliore il tuo vivere. 

Lì puoi abbracciarle e coccolarle, perché sono nella tua mente e nella tua anima. Laddove non esistono restrizioni né imposizioni: solo affetto, salute e gioia.

Hai creato il rifugio dove andare a nasconderti quando hai bisogno di pace e di calore. Sai che è sempre lì, a tua disposizione, pronto ad aspettare la tua venuta.

Le uniche parole d’ordine per entrare saranno: “Sono io. sono tornato a casa!” seguite da un gran sorriso perché sei veramente tornato a casa, nella parte più selvatica e autentica di te.