in barca in laguna in direzione di torcello burano e san francesco del deserto

Le isole della laguna nord di Venezia più visitate sono in ordine: Burano, Torcello Burano e San Francesco del deserto. Ecco la loro storia…

TORCELLO

 

Torcello è considerata la “nonna” di Venezia e quindi la più antica, perché è stata la prima isola a essere abitata. Il nome deriva dalle torri che difendevano l’antica città romana di Altino, conosciuta ora come Quarto d’Altino, che fungeva da porto nella laguna veneziana. Fu costruita interamente in mattoni, le altinelle, come la città di Altino anche se nel tempo sono stati in parte sostituiti.

La sua evoluzione non ebbe dei risvolti positivi. Infatti, dal 1300 al 1800 fu abbandonata a causa di un’epidemia di malaria trasportata, probabilmente, dai sedimenti dei detriti del Sile e del Piave. I sassi dei due fiumi in qualche modo concorsero a portare le uova di zanzara che poi si moltiplicarono grazie alla fertile conformazione lagunare.

In quei 500 anni si passò, pertanto, da una popolazione fiorente al smantellamento degli edifici e i mattoni vennero utilizzati per costruire i primi edifici veneto-bizantini, ai quali seguirono quelli gotici e rinascimentali.

E ancora oggi non si è ripopolata: gli abitanti dell’isola risultano infatti un totale di 11 abitanti in inverno e 14 in estate. Bisogna altresì dire che la distanza dalla città e le dimensioni dell’isola non favoriscono il ripopolamento. Questo è un vantaggio per noi turisti che possiamo ancora visitare un angolo autentico dell’antica Repubblica marinara.

Per raggiungere l’isola si prende il vaporetto da Fondamenta Nove, linea 12, fino a Burano e da lì il 9 per Torcello (ogni 30 minuti).

Una volta scesi dal traghetto si percorre il lungo viale che porta al centro città. A un certo punto si scorge un ponte, chiamato il ponte del diavolo, il quale nascoste un antica leggenda

 

chiesa con cupola circolare a torcello

 

 

Si narra, infatti, che una giovane di Torcello si innamorò perdutamente di un austriaco e cercò in tutti i modi di diventare sua moglie. L’uomo, purtroppo, morì poco tempo dopo e la donna pianse tutte le lacrime che aveva in corpo. Al colmo della disperazione decise di fare un patto con il diavolo che abitava sul ponte, il quale le promise di rincontrare il suo amato in cambio di 7 anime di bambini. Lei obbedì ma proprio quel giorno la giovane venne a mancare. Il diavolo si presentò la sera stabilita, il 31 dicembre, per ricevere quelle anime ma non trovò nessuno. Per questo la sera di ogni 31 dicembre il diavolo si presenta sul ponte in attesa del compenso mai ricevuto.

 

Continuando, si raggiunge un altro ponte e sulla destra si vede la locanda Cipriani con il suo famoso ristorante e le sei camere da letto, mentre più avanti si arriva al centro dell’isola.

Sulla sinistra è situato il museo di Torcello che contiene i reperti archeologici ritrovati sull’isola. Di fianco si trovano, invece, la chiesa di Santa Fosca il cui ingresso è gratuito e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, quest’ultima a pagamento. Il prezzo è di 5 euro per visitare l’interno e altri 5 per visitare il campanile. All’interno si trova uno dei più bei esempi di mosaici di arte veneta.

Davanti si può notare invece un enorme trono, chiamato il trono di Attila. Un’altra bizzarra leggenda racconta che qualunque donna si sieda in quel trono rimanga incinta!

 

edifici colorati a burano

Gli edifici colorati lungo un canale a Burano

 

BURANO

 

Burano è famosa essenzialmente per i merletti e il fatto che si sia sviluppata qui quest’arte ha un motivo ben preciso. Le donne hanno dovuto ingegnarsi fin dall’antichità per riparare le reti da pesca dei mariti che riportavano spesso danni e rotture.

Avevano affinato una tecnica talmente particolare da rendere le reti praticamente indistruttibili. La loro naturale evoluzione fu quella di creare dei prodotti in tessuto che potessero essere venduti alle classi più abbienti.

Da una parte c’erano quindi le donne che tessevano e dall’altra gli uomini che andavano a pesca. Come ti accorgerai camminando tra le calle dell’isola, le case assumono tutte dei toni insolitamente sgargianti. La differenza dei colori serve proprio a identificarne la proprietà.

Questo perché gli uomini di ritorno dalla pesca si ritrovavano spesso alticci e nei periodi in cui il caigo, ovvero la nebbia, era piuttosto persistente, succedeva che i pescatori perdessero la strada di casa. Alle donne toccò ingegnarsi nuovamente per ovviare il problema e così si inventarono i colori al fine di riavere i propri mariti a casa sani e salvi.

L’ultima stranezza da raccontare è quella del campanile che pende inesorabilmente verso il basso proprio come fa la Torre di Pisa e, allo stesso modo, rimane stabile senza alcun problema di afflosciarsi.

 

campanile storto a Burano

Oltre al museo del merletto che illustra questo nobile mestiere nei secoli, merita una visita anche la casa di Bepi Suà, forse una delle abitazioni colorate più rappresentative dell’isola.

La chiesa di San Martino Vescovo, invece, situata nella piazza principale Galuppi, nasconde al suo interno una bellissima tela del Tiepolo. L’edificio, purtroppo, non è sempre aperto al pubblico quindi ti consiglio di controllare gli orari qui.

Nella stessa piazza troviamo ancora la statua dedicata a Baldassare Galuppi eseguita da Remigio Barbaro, noto scultore dell’isola e, a fianco della chiesa, si può vedere la cappella di Santa Barbara, oltre al Palazzo del Municipio costruito interamente in pietre d’Istria.

 

chiostro nel giardino interno del convento

 

SAN FRANCESCO DEL DESERTO

 

L’isola è popolata dai frati minori francescani che vivono qui dal 1230 circa. Anche San Francesco toccò questo luogo, intorno al 1220, lasciando il ricordo del suo passaggio.

Ad abitare il monastero oggi sono rimasti quattro frati pronti ad accogliere i visitatori nei fine settimana e i pellegrini in cerca di meditazione e di tranquillità.

Per raggiungere l’isola è necessario arrivare a Burano e da lì, non essendoci mezzi pubblici, bisogna spostarsi con Laguna Fla consultando gli orari nel sito, oppure contattare Massimiliano (3479922959) come suggerito dal sito dei frati.

Un’esperienza spirituale davvero unica dove ritrovare la pace e la calma interiore. Ma tutte e tre le isole Torcello, Burano e san Francesco del Deserto sono un’esperienza da vivere!

 

scritta di san Francesco nell'isola dei frati

 

 


*** SENSI IN VIAGGIO ***

 

La flânerie a Torcello, Burano e san Francesco del Deserto non si può fare. Forse l’unica in cui puoi passeggiare seguendo il tuo istinto è Burano, dove puoi abbandonarti ai dettagli che disegnano le diverse case colorate. Il Genius Loci è sempre diverso e forse perso nelle pieghe del tempo. Io non sono riuscita a scovarlo tranne a Burano che si manifesta nell’ingegno delle donne. 

I colori saranno l’elemento dominante che attireranno la vista ma anche il campanile pendente farà la sua parte. Il rumore che ti accompagnerà durante tutta la visita sarà quello dei motori del traghetto e il vociare continuo della gente mentre a San Francesco potrai godere finalmente del silenzio.

L’odore è salmastro e lagunare, non necessariamente fastidioso, solo particolare e unico. Il gusto, infine, lo dovrai stuzzicare con i prodotti tipici, in particolare  i biscotti “Buranelli”, orgogliosi della loro antica tradizione (trovi la ricetta qui).

E il tatto? Sfruttalo per avvicinare i polpastrelli l’uno all’altro in atto di preghiera quando sarai in compagnia dei frati, farà loro sicuramente piacere e sarà un modo per ringraziali della loro ospitalità.

Musica consigliata: G. Mahler, Symphony numero 5 – Adagietto

Libro consigliato: Commedie di Carlo Goldoni

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