Viaggiare filosofando e prendere consapevolezza della realtà

Viaggiare filosofando

Viaggiare filosofando potrebbe diventare uno stile di vita, proprio come fa Eric Weiner, l’autore del libro ‘Socrate Express’.

Lo scrittore ci insegna che gli antichi Greci e i filosofi moderni non erano dei turisti in questo mondo, bensì degli autentici viaggiatori.

Ma soprattutto che i loro dubbi correvano uniti come dei vagoni di un treno, e trovavano una parvenza di soluzione solo all’approssimarsi alla stazione.

Lungo le rotte ferroviarie del mondo percorse dallo scrittore, seguiamo i precetti di quattordici filosofi, attraverso differenti percorsi e molteplici panorami. Si tratta perlopiù di linee europee, indiane e americane.

E la speranza è quella di ottenere qualche intuizione, delle risposte che possano soddisfare la nostra fame di conoscenza, o semplicemente placare per qualche istante la nostra indomabile curiosità.

Viaggiare filosofando: grazie Socrate e compagni!

 

Nel corso del libro, Eric Weiner si è accompagnato ai filosofi per trovare le loro tracce e riesumare i loro pensieri. Lungo una tratta negli Stati Uniti ha interpellato lo stoico Marco Aurelio, chiedendogli perché la mattina è così difficile alzarsi.

Capita a qualsiasi viaggiatore di provare eccitazione prima di un viaggio, ciononostante quando il volo è di mattina presto, i nostri occhi faticano ad aprirsi. Per quale motivo?

Secondo il testo: “Siamo tutti soggetti alle stesse leggi dell’inerzia: siamo corpi a riposo, in attesa che una forza esterna agisca su di noi“. Alzarsi costa fatica, sebbene sia la premessa a qualcosa di elettrizzante.

Talvolta, crea anche angoscia, ed è questa paura verso l’ignoto a spingerci a rimanere a letto.

Tuttavia, lo sferragliare dei pensieri cambia rotaie continuamente, perciò riusciamo a partire verso la nostra direzione, lasciandoci alle spalle vulnerabilità e stanchezza. E più viaggiamo, più la paura sguscia via, al pari della velocità del mezzo.

Invece Thoreau, in un altro viaggio in treno verso Concorde e poi a Walden, suggerisce all’autore di essere presente. Viaggiare filosofando come stile di vita, insomma.

Perché la saggezza non è legata ai luoghi di villeggiatura, bensì è sempre portatile, a meno che non desideriamo il contrario.

Un altro problema relativo ai tempi moderni è la capacità di seguire il proprio daimon, o demone, come sostenevano i Romani. Si tratta di uno spirito guida che ci aiuta a conseguire la nostra vocazione.

Eppure, al giorno d’oggi, chi conosce la propria autentica vocazione? Basterebbe riprendere la frase di Thoreau per comprendere quanto sia essenziale: “Se io non sono io, chi lo sarà?

 

Viaggiare filosofando e domandando

Henri David Thoreau

 

Il filosofo americano Henri David Thoreau trascorse alcuni anni vivendo nei boschi. Si costruì una casupola e lì rimase, cercando cibo e acqua per sopravvivere.

I detrattori sostengono che il giovane non fosse proprio isolato, bensì andasse quasi tutti i giorni al bar del paese e, in caso di necessità, richiedesse i servigi di sua madre.

Malgrado ciò, fece un’esperienza personale e filosofica che ciascuno di noi può riprendere. Difatti, ci consiglia di trovare il nostro Walden, facendo riferimento al nome del luogo in cui si ritirò a vivere.

Poiché, non è tanto il luogo a manifestare la bellezza, ma noi a determinarne il significato, incasellando nella memoria e nella sede delle nostre emozioni, panorami e scorci distintivi.

Se ci pensi, ha senso: ti è mai capitato di andare in vacanza in una città e di non apprezzarla?

Forse il tuo temperamento era instabile ed eri sopraffatto dalle emozioni? Questo scenario può rovinare un soggiorno, facendoci vedere tutto in negativo.

Un’altra pillola di saggezza donataci dallo filosofo è: “Vedere richiede non solo tempo ma distanza. Non puoi vedere qualcosa finché non gli sei distante.

Prendiamo lo spazio per vedere, magari camminando o facendo della flânerie. Abbiamo il tempo e la distanza: ora riusciremo finalmente a cogliere il senso del nostro viaggio con un piglio maggiormente disincantato.

 

Cambiare prospettiva

 

Viaggiare filosofando come attitudine

Sono diversi gli insegnamenti che si traggono da questo libro. Possiamo diventare dei viaggiatori autentici e smetterla di assomigliare a chiunque pubblichi dei contenuti sui social. “Se io non sono io, chi lo sarà?”. Ricordi?

Gli stoici ci indicano una via per non arrabbiarci quando i piani del viaggio non vanno secondo le aspettative, seguendo la clausola di riserva. Invece di pretendere che tutto fili liscio, anticipiamo il progetto di viaggio con un ‘Se il fato vuole‘.

Quando i piani non collimano, diventiamo consapevoli della mancanza di controllo, e di elementi pronti a fuggire dalle trame del nostro destino. Nostro malgrado, qualcosa sfugge alla nostra vigilanza.

Non diventiamo dei viaggiatori che si spostano per aggiungere località alla ‘To do list‘, bensì diamo un significato alla nostra vacanza, impregnandola di ricordi, sensazioni e magari formando una nostra propria filosofia di vita.

E soprattutto, come diceva Gandhi, usa pensieri e parole pulite per descrivere le località che andrai a visitare. Dovranno essere liberi da qualsiasi violenza, sia essa espressa sotto forma di giudizio o di azione irrispettosa. E il fato sa, quanto ce ne sia bisogno al giorno d’oggi.

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